domenica 19 dicembre 2004

A carte scoperte

di Furio Colombo

Molti dei problemi affrontati finora da chi ha fatto opposizione al governo Berlusconi nascevano da una certa bravura del vasto giro governativo di negare tutto, di dire altre cose, di cambiare discorso nei momenti più imbarazzanti. Certo, si può fare solo se tutti i media rispondono, per comando o intimidazione. Hanno risposto al punto che molti cittadini in buona fede rimproverano a volte l’opposizione di dire cose non vere. Lo dicono perché quelle cose non corrispondono alle narrazioni delle televisioni e della maggior parte dei giornali.

Improvvisamente il vento è cambiato. Berlusconi parla e si comporta con sfrontata chiarezza, dice esattamente ciò che intende dire e lo conferma, felice, naturalmente, del codazzo di media che come sempre lo asseconda in tutto, capricci e vanità incluse (ora che gli sono ricresciuti un po’ i capelli, dopo il trapianto, tutte le inquadrature di tutte le macchine fotografiche e telecamere improvvisamente hanno adottato l’angolatura giusta per farcelo vedere). Per la prima volta in tre anni e mezzo, dice cose che dovrebbero essere un’autoaccusa. Ma le dice, le ripete, le fa diffondere. Lo fa con vitalità e con impegno.

A coloro che a questo punto mi dicono: ma state parlando di nuovo di Berlusconi, non è troppo? Non dovremmo parlare del Paese? mi sento di rispondere: stiamo parlando del Paese. Nel Paese qualcosa è cambiato, forse perché stiamo raggiungendo un punto critico nel processo di smantellamento, abbandono, distruzione dello Stato che certo non è opera di Berlusconi da solo.

Vorrei portare alcune prove di ciò che dico.

La prima: Berlusconi lancia l’evento di Venezia con il nome di “NO TAX DAY” . NO TAX non vuol dire ridurre il prelievo fiscale, e non ha nulla a che vedere con il normale dibattito sul come si possa alleviare il peso di ciò che ricade sulle spalle dei cittadini. “NO TAX” vuol dire “NO TAX” e c’è da domandarsi in quale Paese democratico un capo di governo potrebbe usare un simile azzardo, che si traduce come segue: niente da nessuno, niente per nessuno. E con totale impudicizia dice che il fondamento della sua affermazione è nella «legge naturale». E’ una affermazione priva di senso. Ma che - con tolleranza - tutti i giornali accettano, come una sorta di «creazionismo» del sistema fiscale.

Non è uno scherzo. È il preannuncio di una spallata violenta allo Stato. Si tolga di mezzo e faccia largo agli interessi privati. Non tutti i privati. Qui si parla dei privati che, al momento, sono anche titolari del potere politico.

Si affaccia una cultura molto simile, dal punto di vista del metodo, al paleo-comunismo staliniano. Il partito (e la strategia elettorale del suo leader) viene prima e al di sopra dello Stato. Lo Stato può essere sacrificato agli interessi della fazione politica che governa.

“NO TAX DAY” non è soltanto una boutade elettorale. Chi l’ha organizzata e condotta appare serio, credibile, determinato. È una sfida alla Costituzione, alle Istituzioni, il tentativo di tendere una trappola mortale, in vista delle prossime elezioni, agli sfidanti, per poterli definire “Partito delle tasse”.

L’opposizione non è caduta nella trappola. Ma adesso sappiamo con chiarezza che la linea che divide la democrazia dal governo si è spostata su un punto estremo.

Cerca lo smantellamento dello Stato, il protagonismo di un solo personaggio e l’invito a formare banda per l’evasione totale. Evasione non solo dalle tasse. L’appello è molto più vasto: evadere tutte le regole e tutte le leggi. O perché vengono alterate senza più finzioni, ma anzi sbandierando come legittimo l’interesse personale. O perché si leva un clima di favore per ogni violazione, per ogni illegittimità. Avviene attraverso il sistematico antagonismo contro tutti gli strumenti di cui si era provvisto lo Stato per combattere i reati più gravi.

Come ha spiegato Fassino nel suo intervento alla Camera, come ha scritto Gerardo D’Ambrosio nel suo commento alla incredibile legge “salva-Previti” (entrambi i testi pubblicati su questo giornale) si tratta di deformazioni gravissime del diritto penale, che facilitano i peggiori reati e che vengono approvate con urgenza per le peggiori ragioni. Il dato nuovo è che queste ragioni non sono più motivo di negazione e di vergogna.

Diventa clamoroso lo scontro. Lo scontro non è fra maggioranza e opposizione. Lo scontro è fra Governo e Stato. Lo dicono anche le motivazioni con cui il Presidente Ciampi ha rinviato alle Camere la legge sulla cosiddetta riforma della Giustizia, non solo dove si fanno notare clamorose incostituzionalità, ma anche dove il presidente sottolinea il pessimo modo di concepire e di scrivere una legge, bloccando in un solo articolo fino a 39 pagine di testo e usando giganteschi e deformi maxi-emendamenti concepiti per ostacolare l’opposizione ma anche per bloccare gli eventuali dissensi o spaccature interne.

Ovvero per impedire che la democrazia funzioni.

* * *

La prova di tutto ciò che abbiamo detto e andiamo denunciando su questo giornale contro il pericolo grave rappresentato per il nostro Paese da questo governo, viene da due voci che non sono di sinistra e non hanno interessi di opposizione. Ma parlano, con gravissima ansia, da cittadini italiani.

Mi riferisco all’appello che Mario Segni ha voluto pubblicare sul nostro giornale. Ricordate? Iniziava con queste parole che si usano solo per circostanze estreme (e risulterà difficile definire Mario Segni un estremista, come a molti piace fare con noi): «L’Italia sta perdendo la civiltà. Un Paese non rimane civile se non ha più passione per la vita pubblica. Ancor meno rimane civile se perde completamente il senso del giusto e dell’ingiusto, del lecito e dell’illecito». Con queste frasi drammatiche Segni si riferisce al processo Berlusconi di Milano e a quella che i cortigiani di governo hanno celebrato come “assoluzione e liberazione.” Segni continua infatti dicendo: «Il fatto della corruzione mediante versamento di denaro è stato accertato. Il fatto è straordinario. Ripeto la parola: straordinario. È la prima volta che un reato di tale gravità viene accertato giudizialmente a carico della più alta carica politica. Queste sono cose che il Paese deve sapere, valutare, discutere. Ma non è possibile che taccia, che per una sorta di tacito accordo generale, la cosa venga ridimensionata, svilita, dimenticata».

L’altra voce, altrettanto estranea ad ogni progetto politico di opposizione, ma evidentemente in coincidenza profonda con i sentimenti di tanti cittadini, è quella di Luca Montezemolo. Il presidente della Confindustria non può tacere sul paesaggio sul quale si affaccia, data la sua responsabilità: «Mai l’economia italiana è stata in condizioni così drammatiche dal 1945».
È una frase chiara e durissima che colpisce due volte. La prima per far sapere che, dal punto di vista degli industriali, la situazione è giunta a un punto estremo di gravità. C’è dunque un effetto di rottura della vasta omertà di stampa e televisione, una rottura che ha certo fatto trasalire molti cittadini.

Ma la frase di Montezemolo costringe tutti, anche i disorientati e i distratti, a rendersi conto che l’Italia sta affondando mentre il suo governo si occupa esclusivamente di leggi speciali per Berlusconi e per gli altri inquisiti legati a lui. E qui interviene ancora una volta il nuovo corso dello spettacolo di cui siamo spettatori attoniti.

Berlusconi va a Bruxelles per liberarsi dalle regole del trattato di Maastricht, e lo dice con aperta disinvoltura, come per proclamare il merito di un guerriero. Spaccia frasi generiche degli altri capi di governo come consensi. Sarà smentito entro due o tre giorni ma non importa. Le sue tv non lo diranno. Finge di non sapere di quale immenso debito sono gravati i conti pubblici italiani. Nessuno lo ricorderà ai nostri cittadini.

Berlusconi va a Venezia, al suo NO TAX DAY di aperta offesa alla Stato e alla democrazia, e non esita a proclamare due persuasioni che screditerebbero qualunque capo di governo in cerca di rielezione.

La prima è il suo disprezzo per la “par condicio”. Come è noto la “par condicio” è una modesta legge che prevede parità di accesso ai media durante la campagna elettorale. È un piccolo rimedio all’immensa illegalità italiana: un capo partito, capo governo, capo azienda che possiede tutto. Lui promette di cancellare anche quella leggina, in modo che diminuisca il più possibile il numero di coloro che possono far sentire la loro voce contro la sua. La seconda persuasione che vuole condividere con noi è un pensiero basso e volgare: «andare a votare è come andare al supermercato». Si sceglie ciò che la pubblicità ti ha già indotto a scegliere. Di solito questo è l’argomento di chi denuncia che la democrazia viene soffocata dal denaro. Berlusconi ha fatto propria questa squallida prospettiva senza vergogna. E conclude (lui, proprietario di Mediaset e padrone politico della Rai): «Tutto avviene in televisione, non avete visto le elezioni americane? Ciò che conta è apparire sempre in Tv. Perché dovrei dividerla con altri?». Lo dice lui, capite? Lo dice apertamente, trasformando in programma elettorale l’accusa e lo scandalo di tutta l’Europa contro di lui. Il progetto non è di persuadere. Il progetto è di intimidire, di far vedere chi comanda.

Per questo ieri Antonio Padellaro ha scritto su questo giornale un appello che, come dimostra l’Unità di oggi, non è caduto nel vuoto. «Dobbiamo ritornare in piazza in tanti, insieme», ricordando il milione di cittadini che si è spontaneamente presentato il 14 settembre 2002 in Piazza San Giovanni a Roma per dire no, fin da allora a questo barbaro modo di governare.

Per questo, anche senza le televisioni e i grandi giornali, anche in questa condizione estremamente difficile che, come dice Montezemolo, è la peggiore in Italia dal 1945 che, come dice Claudio Magris sul Corriere della Sera di sabato è di piena e inaccettabile illegalità, dobbiamo far sentire ben chiara la voce di tutti, dalla vita di tutti i giorni, dal lavoro, dalle piazze, cittadini e politici, volontari e militanti e tutta la società civile che non vuole più vergognarsi di fronte al resto del mondo. Ormai sono in tanti, tra coloro che seguono la politica attentamente e tra coloro che sono occupati soprattutto con i propri impegni e la propria vita, a rendersi conto che è diventato impossibile accettare, tergiversare e tacere. Non è estremismo. È democrazia.


da l'Unità del 19/12/2004

venerdì 17 dicembre 2004

Viva I fantastici 5

Un bel format, che mette buon umore e sollecita nuove possibilità
di Aurelio Mancuso

Sono finalmente riuscito a vedere (grazie al provvidenziale video registratore ben posizionato sull’ora e il giorno giusti, da amorevoli mani) la prima puntata dei Fantastici 5. Sono contento di averlo visto dopo che, sono già uscite le recensioni sulla stampa e, soprattutto preparato dai commenti d’amici e amiche mi hanno subissato dei loro più diversi giudizi.

Dirò subito che non sono d’accordo con la mia amica Wladimir Luxuria, né con i tanti commenti un po’ ingenerosi che ho raccolto in giro. Mi sento invece più vicino ai molti e alle molte che hanno ricevuto dal programma una sensazione piacevole, leggera.

Ho passato un’oretta di vero relax, con la netta sensazione di avere poco in comune con molti dei modi e dei gusti esplicitati dai super 5, ma anche di avere tanto DNA da condividere. Se il lilla in una camera da letto, per me fa molto funerale, e al pesce crudo preferisco delle italianissime lasagne, è però altrettanto vero che il tentativo di scardinare l’ovvio, di immettere luce e colore nella grigia quotidianità dei tanti amici etero un po’ rozzi, mi convince, anzi mi conturba, perché, pur senza dargli connotati rivoluzionari, fa parte della nostra mission.

Un mondo differenziato, più allegro, anche più ironico e anche governato dagli spiritelli maligni che ogni tanto fanno capolino nei nostri giudizi, mi piace, mi concilia, mi desta vicinanza.

Se il pericolo, intravisto da molti, di ridurre di nuovo a stereotipo la nostra presenza televisiva (bravi i gay, sono così sensibili e di gusto) è sempre in agguato, è innegabile che proporre modelli positivi, non esaustivi delle omosessualità, non crea un danno, ma sollecita nuove possibilità.

Sicuramente i bear, si saranno sentiti più attigui ai gusti dell’etero Adriano, e le fashion spinte non si saranno potute immedesimare nella scelta dei nuovi vestiti, ma è questo il punto?

Quello che accomuna i 5 fantastici a tutti e, tutte noi è una modalità ironica, a tratti pessimistica e consapevole di non potercela fare a cambiare del tutto il punto di vista etero, che si esplicita più nei silenzi e negli sguardi, più che nei dialoghi, a volte forse ingessati.

Sviscerate le tante, anche prevedibili, critiche che provengono da noi stessi, non mi posso esimere da esprimere invece un incitamento ai 5 ragazzi, che con coraggio, faccia tosta e simpatia si sono consapevolmente messi in gioco (appunto un gioco) usando linguaggi e modalità semplici, riconoscibili, non altri rispetto a quelle che concretamente siamo tutti i giorni. Non cadiamo nemmeno noi nel tranello di prendere le distanze verso i gay che si occupano di moda, stili, ecc… Sono sicuramente una minoranza, appunto per questo preziosa e coerente con il nostro essere.

Certo attendiamo con fiducia altri tipi di rappresentazioni, di racconti del nostro vissuto quotidiano, ma i fantastici 5 non arrivano da Saturno, ma da Urano e, non dovremmo mai dimenticarlo.

Per cui bravi così….. attendiamo i prossimi episodi!

http://www.gaynews.it/view.php?ID=30352

Tv, cinque gay non fanno primavera

Abbiamo visto «I fantastici 5» su La7. Che ci sia è buona cosa, ma basta con gli stereotipi
di Vladimir Luxuria
Tratto da l'Unita del 17/12/2004

Quando ho visto la prima puntata del programma I fantastici 5, mercoledì scorso sulla «7», mi sono sentita come la valletta di Silvan dopo il numero della sega: a metà! Da una metà ho pensato: ma siamo in Italia? C'è un programma di argomento omosessuale alle 21.30, in prima serata, in piena fascia protetta? Ma che bello, finalmente c'è una tv e una produzione che non considera l'omosessualità un argomento da nascondere ai bambini e alle casalinghe! Era ora che qualcuno non sottovalutasse l'intelligenza e la sensibilità di mamme e prole! L'altra metà ha pensato: ma che brutto programma! Dall'America dobbiamo proprio importare tutto, anche questo format lanciato da Bravo, la rete via cavo di NBC Universal? Ne spiego il contenuto per chi se lo fosse perso: 5 gay si assumono il compito di «migliorare» la vita a un eterosessuale, 5 «supergay» (concetto diverso da «arcigay»!) hanno come missione speciale quella «di liberare il mondo dal cattivo gusto». Primo pregiudizio: i gay hanno buon gusto il resto del mondo no. I 5 gay sono così assortiti: Alfonso, napoletano, si occupa di «Food & Wine», traduci «gastronomia» per chi difetta di esterofilia linguistica; Guido, romano, di «Interior Design», traduci «arredamento» per tutti coloro che delegano la loro propria fantasia all'Ikea; Marco, romano, di «Beauty», ovvero «bellezza», come far diventare bello qualcuno nel corso di una puntata senza sfociare nella fantascienza; Massimo, calabrese, di «Fashion» traduci «moda», la categoria di quei gay che hanno acquistato il loro primo computer solo perché era grigio-Armani; Mattia, cremonese, di «Lifestyle», «stile di vita» perché da ora in poi cari etero decidiamo noi come dovete vivere! Il programma inizia con i fantastici 5 che salgono in macchina per raggiungere la casa del macho da correggere. La cavia è Adriano, ex pugile, ex modello...ma per il momento ancora eterosessuale! Vive con un'iguana in casa (a proposito di stranezze... queste sì di cattivo gusto!), adora fare le sue vacanze a Cuba ed è un ragazzo assolutamente dolce, educato e disponibile. È fidanzato con Francesca, la tipica ragazza della porta accanto, si vedono solo il sabato e la domenica, ma lui vorrebbe chiederle di andare a convivere con lui. E qui partono in azione i 5 gay: trasformare Adriano per renderlo più accettabile quando Francesca arriverà a cena a casa sua e lui le farà questa richiesta. L'etero si sottopone a tutto: sedute smaltimento fianchi per far sparire le maniglie dell'amore, una rivoluzione dell'arredamento con il risultato che era meglio prima (Guido gli rovina casa con delle tende sulle quali anche la Duse si sarebbe rifiutata di arrampicarsi, con un baldacchino degno solo della casa di Barbie e dei colori la cui libertà di esposizione dovrebbe essere limitata quando incontrano gli occhi di un'altra persona!). Alfonso gli fa preparare una cena nipponica a base di pesce crudo di difficile digestione anche per un inceneritore! Marco gli fa il pizzetto con il righello «per evidenziare le sue labbra carnose»! Massimo gli getta via dalla finestra tutti i suoi jeans senza neanche aver consultato la Caritas. Ma il bello deve ancora venire: i 5 nel loro loft (i gay sono tutti ricchi... secondo pregiudizio!) osservano da uno schermo come si comporta il loro allievo a cena con la ragazza. E qui il mio fastidio: ridono, sfottono, si disperano, approvano, giudicano; insomma, come se l'uguaglianza si possa raggiungere non migliorando il mondo ma ribaltando le categorie: siamo noi gay che dobbiamo giudicare! Se c'è una cosa di cattivo gusto proprio da migliorare è semmai lo stereotipo! Ma no...si tratta di gay «normalissimi», capelli corti, giacca...che però (colti dalla sindrome di Jonathan del Grande Fratello) urlano, sculettano e si muovono al cui confronto una travestita come me sembra più virile di Adriano Pappalardo (l'abito non fa il monaco: terzo pregiudizio!) Peccato, un'occasione persa...ma se qualcuno ha spianato la strada al «Metti un gay in prima serata» qualcosa di buono prima o poi arriverà!

http://www.gaynews.it/view.php?ID=30347

La7, il governo Zapatero e le sue riforme domani ore 21 a 'L'Infedele'

Spagna, una nuova guerra civile? Il governo Zapatero e le sue riforme radicali, dal matrimonio gay all'ora di religione facoltativa, saranno al centro della puntata de 'L'Infedele' di Gad Lerner in onda domani alle 21 su La7.

La societa' spagnola sta vivendo una riscossa o una 'mala revolucion' come denuncia la Chiesa? Ospite di Gad Lerner sara' lo scrittore Javier Cercas, autore del best seller sulla guerra civile 'I soldati di Salamina'.

Parteciperanno inoltre: la giornalista cattolica Paloma Gomez Borrero di Cope Radio; il regista teatrale Luis Pasqual; il corrispondente di Antena 3, Antonio Pelajo, presidente dell'Associazione Stampa Estera; la storica femminista Milagros Rivera Garretas dell'Universita' di Barcellona; il giornalista Daniele Scalise; Luigi Geninazzi di 'Avvenire' e gli studiosi Alfonso Botti, Stefano Ceccanti e Carmelo Adagio.

La Giustizia non è cosa loro

di Antonio Padellaro

Primo. Carlo Azeglio Ciampi è il presidente della Repubblica italiana e, come tale, è anche il presidente del Consiglio superiore della magistratura. Come presidente di tutti i magistrati Ciampi ha giudicato gravemente incostituzionali, cioè in aperta violazione della Costituzione della Repubblica italiana, non uno ma sette punti cruciali e nevralgici nella legge Castelli sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Legge che ha rinviato alle Camere. Come presidente di tutti gli italiani Ciampi ha colto lo smarrimento dei cittadini e ha risposto con il senso istituzionale che tutti gli riconoscono di fronte al tentativo palese e violento di sottomettere il potere giudiziario e porlo alla mercé del potere esecutivo.

Potere esecutivo oggi rappresentato da Berlusconi, premier prescritto per il reato di corruzione di un giudice, e dal suo clan di imputati pluricondannati per corruzione di giudici e reati di mafia. Sottomissione tentata dal capo e dal clan in aperta violazione della Costituzione che sommamente garantisce l’equilibrio dei tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.

Secondo. Nel messaggio al Parlamento il capo dello Stato vivamente deplora l’andazzo governativo che consiste nel costringere i deputati e i senatori a gettone ad approvare le leggi a colpi di maxiemendamenti. Ciò per evitare il rischio delle troppe votazioni nel caso i gettoni non bastassero. La cosiddetta riforma Castelli, per esempio, è stata compressa sotto vuoto spinto in due soli articoli. Il secondo dei quali, osserva indignato Ciampi «consta di 49 commi ed occupa 38 delle 40 pagine di cui si compone il messaggio legislativo; e ciò in aperto spregio dell’articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata «articolo per articolo e con votazione finale».

Terzo. Di fronte a una simile eclatante figuraccia il capoclan e ministri del clan sorridono, minimizzano e fanno gesti per segnalare ad amici e complici di non temere che poi qualche aggiustamento si trova. L’irresistibile ministro Castelli si dice addirittura soddisfatto e sospira un «poteva andare peggio» che la dice lunga sull’opera di scasso costituzionale alla quale si è diligentemente applicato con il consiglio dei giuristi dello studio Previti.

Davvero infaticabile e diuturno il lavorìo del clan per sfuggire ai rigori della legge. Di giorno vengono condannati o prescritti nelle aule di giustizia. Di notte studiano un ingegnoso “pacchetto anticrimine” per consentire la non punibilità del braccio destro, Previti, due condanne per corruzione, e restituito con la legge personale alla più incontaminata innocenza. Poi toccherà al braccio sinistro, Dell’Utri, la cui salvezza dalle patrie galere (nove anni) prevede l’abolizione di un intero blocco, o giù di lì, del codice penale: quello sul reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

La banda del buco scassina e sfonda e non importa se nello sforzo di aprire un varco ai compari si deformi lo Stato di diritto e cadano interi muri maestri di legalità. Per amnistiare Previti riducono la prescrizione per il reato criminale di associazione mafiosa. Per amnistiare Previti riducono la prescrizione per l’usura. Per amnistiare Previti riducono la prescrizione per l’incendio doloso. Per amnistiare Previti riducono la prescrizione per la corruzione e per la corruzione in atto giudiziari. «Voi», gli ha detto in faccia alla Camera il segretario dei ds Piero Fassino, «riducete la prescrizione per reati che vengono commessi dalla criminalità organizzata, che inducono un allarme sociale gravissimo e che producono una lacerazione del tessuto sociale del paese». Uno scempio tale che perfino il direttore di «Libero» Vittorio Feltri, che con il premier non è certo maldisposto, si è detto un po’ schifato: rivolto a Berlusconi gli ha spiegato che tutti ma proprio tutti gli italiani hanno capito che certi aggiustamenti del Codice «sono volti a parare le terga di due signori a lei molto vicini». Silenzio di tomba invece dalle parti del «Corriere della Sera» dove Paolo Mieli tace ancora sgomento per l’incredibile vulnus inferto alla giustizia italiana dall’intervento di Dario Fo al congresso di Magistratura Democratica.

Stanco di confezionare leggi ad personam, e discredito delle istituzioni in quantità industriale, il clan ha pensato di risolvere il problema alla base con l’apposita legge Castelli. Attraverso, cioè, l’intimidazione dei magistrati, l’indebolimento del Csm (l’organo di autogoverno dei giudici) e il potere del ministro di Giustizia di decidere carriere, promozioni e punizioni. Gli è andata male perché Ciampi li ha fermati. Ci riproveranno di sicuro. E se gli servirà, faranno anche di peggio. Almeno per oggi, però, la giustizia non è cosa loro.

apadellaro@unita.it

da l'Unità del 17/12/2004

Check-up medico per Gollum, il personaggio de Il Signore degli Anelli

di Roberto Arduini

Gollum, l’angosciante e al tempo stesso travagliato personaggio de Il Signore degli Anelli, era veramente cattivo? Era stato plagiato dall’Anello? No, semplicemente soffriva di personalità schizoide e di una disfunzione della tiroide. È questa la sorprendente conclusione che si può leggere nella «cartella clinica» di Gollum, compilata da un gruppo di trenta studenti di medicina dell'University College di Londra e pubblicata sul British Medical Journal.

Uscito dalla penna del professore inglese J.R.R. Tolkien, novello Calibano dell’epoca nostra, straordinariamente moderno in un mondo lontano e immaginario, è il personaggio che più colpisce de Il Signore degli Anelli, il più vicino, forse il più “umano”. Sempre in dubbio tra luce e ombra, afflitto da dubbi, capace di cose terribili, ma anche di gesti amichevoli, Gollum racchiude in sé due personaggi, lo hobbit Sméagol (il buono/la luce) e la creatura Gollum (il cattivo/l’ombra), che non solo convivono nel medesimo corpo, ma si parlano ed entrano più volte in conflitto. La fine di Gollum è tragica, ma ora abbiamo anche una “motivazione medica” ai suoi strani comportamenti. Dopo aver esaminato il paziente (si tratta di “un single, 587 anni d’età, molto simile a uno hobbit adulto maschio, senza fissa dimora”), i medici hanno emesso una diagnosi. Scorrendola, si viene a sapere che Gollum è un soggetto disturbato, con un quadro clinico ben definito: "personalità schizoide".

Esaminando il suo comportamento solitario e antisociale, il rancore verso il mondo, le sue fissazioni, la difficoltà di relazione con gli altri, i repentini sbalzi d'umore, l'emotività a tratti paranoica, la preoccupazione per “l’Unico Anello”, i medici hanno escluso malattie con sintomi simili, come un tumore al cervello, che non avrebbe avuto tempi così lunghi di permanenza. Ma ci posso essere state delle concause. La carenza di vitamina B-12 (Gollum si nutre solo di pesce e carne cruda), potrebbe aver causato la sua estrema irascibilità e la paranoia. Il suo ridotto appetito e la perdita dei capelli possono essere associati alla carenza di ferro. La sua iperattività sembra non necessitasse di molte ore di riposo. La conclusione è che, almeno dal punto di vista fisico, Gollum probabilmente soffriva di un evidente ipertiroidismo. La sua fotofobia, il terrore per il sole, potrebbe essere dovuto a una forma di porfiria non acuta (malattia metabolica rara ed ereditaria).

Per giungere alla diagnosi finale sul disturbo mentale, però, i medici hanno concentrato l’attenzione soprattutto sulla scissione della personalità nei due «io» nettamente definiti, pavido e passivo l’uno (Sméagol), aggressivo e subdolo l’altro (Gollum). C’era il dubbio che potesse trattarsi di sdoppiamento della personalità. Ma questo disturbo mentale è stato scartato perché le delusioni tipiche non si adattavano alla personalità di Gollum e contrastavano con la sua incrollabile “fede” nell’Anello. Nella Terra di Mezzo, il potere di questo oggetto è reale e la passività mostrata dal personaggio è dovuta chiaramente all'influenza dell’anello, come accade del resto a tutti i portatori dell’Anello. Ma non si può parlare di sdoppiamento della personalità soprattutto perché nessuna delle due sopprime l’altra quando si manifesta, e Gollum è ben consapevole dell'esistenza contemporanea di Sméagol.

Il personaggio, invece, presenta una repentina capacità di mutare comportamento al mutare delle situazioni, sintomo evidente fin dall’infanzia, e acutizzatosi sempre più col passare del tempo. Le sue fissazioni lo hanno portato ad avere difficoltà di relazione con gli altri, fino all’isolamento più completo. Così, il referto medico è che «il paziente corrisponde a sette dei nove criteri per i disturbi di una personalità schizoide. Se dobbiamo esprimere un giudizio sulla malattia di Gollum, questa è la nostra diagnosi», ha concluso la dottoressa Elizabeth Sampson, che ha diretto l’équipe di giovani medici.

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=39769

giovedì 16 dicembre 2004

Ciampi rinvia alle camere la Legge di riforma della Giustizia

Ecco Il testo integrale del messaggio:

Onorevole Presidente, Le trasmetto il messaggio con il quale chiedo alle Camere una nuova deliberazione, ai sensi dell' articolo 74, primo comma, della Costituzione, sulla legge: Delega al Governo per la riforma dell' ordinamento giudiziario di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n.12, per il decentramento del Ministero della giustizia, per la modifica della disciplina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei conti e il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, nonchè per l' emanazione di un testo unico«, approvata dal Senato della Repubblica il 21 gennaio 2004, modificata dalla Camera dei Deputati il 30 giugno 2004, nuovamente modificata dal Senato della Repubblica il 10 novembre 2004 e approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati il 1 dicembre 2004. Voglia gradire, Onorevole Presidente, i sensi della mia più alta considerazione.

Cio premesso, espongo qui di seguito quanto da me rilevato. 1. L' articolo 2, comma 31, lettera a), così recita: «(Relazioni sull' amministrazione della giustizia). 1. Entro il ventesimo giorno dalla data di inizio di ciascun ano giudiziario, il Ministro della giustizia rende comunicazioni alle Camere sull' amministrazione della giustizia nel precedente anno e sulle linee di politica giudiziaria per l' anno in
corso...».

Questa norma, laddove prevede che le comunicazioni del Ministro della giustizia alle Camere comprendono le «linee di politica giudiziaria per l' anno in corso», si pone in evidente contrasto con le seguenti disposizioni costituzionali: con l' articolo 101, in base al quale i giudici «sono soggetti soltanto alla legge»; con l' articolo 104, secondo cui la magistratura «costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere»; con l' articolo 110, che, nel definire le attribuzioni del Ministro della giustizia, le limita - «ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura» - alla «organizzazione» e al «funzionamento dei servizi relativi alla giustizia».

La norma approvata dalle Camere configura un potere di indirizzo in capo al Ministro della giustizia, che non trova cittadinanza nel titolo IV della Costituzione, in base al quale l' esercizio autonomo e indipendente della funzione giudiziaria è pienamente tutelato, sia nei confronti del potere esecutivo, sia rispetto alle attribuzioni dello stesso Consiglio superiore della magistratura.

Aggiungo che l' indicazione di obiettivi primari che l' attività giudiziaria dovrebbe perseguire nel corso dell' anno («linee di politica giudiziaria») determina di per sè la violazione anche dell' articolo 112 della Costituzione, in base al quale «il pubblico ministero ha l' obbligo di esercitare l' azione penale»; il carattere assolutamente generico della formulazione della norma in esame crea uno spazio di discrezionalità politica destinato ad incidere sulla giurisdizione.

2. Strettamente connessa a quella appena esaminata è la questione posta dal criterio direttivo della delega indicato dall' articolo 2, comma 14, lettera c); «istituzione presso ogni direzione generale regionale o interregionale dell' organizzazione giudiziaria dell' ufficio per il monitoraggio dell' esito dei procedimenti, in tutte le fasi o gradi del giudizio, al fine di verificare l' eventuale sussistenza di rilevanti livelli di infondatezza giudiziariamente accertata della pretesa punitiva manifestata con l' esercizio dell' azione penale o con mezzi di impugnazione ovvero di annullamento di sentenze per carenze o distorsioni della motivazione, ovvero di altre situazioni inequivocabilmente rivelatrici di carenze professionali».

Anche questa disposizione si pone in palese contrasto con gli articoli 101, 104 e 110 della Costituzione. Infatti, se si considera la finalità espressamente indicata dalla norma, risulta evidente che il monitoraggio dell' esito dei procedimenti - fase per fase, grado per grado - affidato a strutture del Ministero della giustizia, esula dalla «organizzazione» e dal «funzionamento dei servizi relativi alla giustizia», che costituiscono il contenuto e il limite costituzionale delle competenze del Ministro.

Inoltre, da questa forma di monitoraggio, avente ad oggetto il contenuto dei provvedimenti giudiziari, deriva un grave condizionamento dei magistrati nell' esercizio delle loro funzioni; in particolare, il riferimento alla possibilità di verificare livelli di infondatezza «della pretesa punitiva manifestata con l' esercizio dell' azione penale» integra una ulteriore violazione del citato articolo 112 della Costituzione.

L' assegnazione da parte del Consiglio superiore della magistratura deve avvenire «secondo l' ordine di graduatoria di cui rispettivamente al concorso per titoli ed esami, scritti ed orali, o al concorso per soli titoli, salvo che vi ostino specifiche e determinate ragioni delle quali deve fornire dettagliata motivazione e, a parità di graduatoria, secondo l' anzianità di servizio» (articolo 2, comma 1, lettera l) numero 3.5). Nello stesso senso recitano le disposizioni contenute nei numeri 4,5, 7.5 e 9.5 della lettera l) e, per le funzioni semidirettive, nel numero 2 della lettera m).

Il sistema sopra delineato sottopone sostanzialmente il Consiglio superiore della magistratura a un regime di vincolo che ne riduce notevolmente i poteri definiti nel citato articolo 105 della Costituzione. L' invasione della sfera di competenza riservata al Consiglio è particolarmente evidente nell' ipotesi in cui i candidati siano stati esclusi nell' ambito delle predette procedure. Infatti, allorchè manchino il favorevole giudizio conseguito presso la Scuola superiore o la positiva valutazione nel concorso da parte della commissione, il Consiglio non può neppure prendere in considerazione la posizione del
candidato escluso.

Per i motivi di palese incostituzionalità innanzi illustrati, chiedo alle Camere - a norma dell' articolo 74, primo comma, della Costituzione - una nuova deliberazione in ordine alla legge a me trasmessa il 3 dicembre 2004.

Con l' occasione ritengo opportuno rilevare quanto l' analisi del testo sia resa difficile da fatto che le disposizioni in esso contenute sono condensate in due soli articoli, il secondo dei quali consta di 49 comuni ed occupa 38 delle 40 pagine di cui si compone il messaggio legislativo.

A tale proposito, ritengo che questa possa essere la sede propria per richiamare l' attenzione del Parlamento su un modo di legiferare - invalso da tempo - che non appare coerente con la ratio delle norme costituzionali che disciplinano il procedimento legislativo e, segnatamente, con l' articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata «articolo per articolo e con una votazione finale».

http://www.unita.it/index.asp?topic_tipo=&topic_id=39755

E anche Biancaneve ha la sua patch!!

Che in Microsoft non mancasse la fantasia di generare sul proprio sistema bug/patch di ogni tipo era cosa nota....ma chi mai avrebbe pensato ad un bug su "biancaneve e i sette nani"?

Dal sito della Microsoft:

Questo aggiornamento consente di risolvere il problema "Playback and Copy-Protection Issues When You Try to Play the Snow White and the Seven Dwarfs DVD Movie" in Windows XP ed è documentato nell'articolo della Microsoft Knowledge Base (KB) numero Q310510. Eseguendo il download sarà possibile riprodurre correttamente il DVD Disney "Biancaneve e i sette nani".

http://www.microsoft.com/downloads/details.aspx?FamilyID=905b4d10-9cde-4d32-b576-c942d1375ceb&displaylang=it

mercoledì 15 dicembre 2004

Un paese ad personam

di EZIO MAURO

C'è un'emergenza crimine nel Paese che preoccupa i cittadini, e che dovrebbe impegnare in prima linea il governo, con la sua cultura propagandistica da "tolleranza zero". No. In piena emergenza, Forza Italia si trasforma ancora una volta in un manipolo aziendale per la tutela degli interessi personali di Cesare Previti, che incatena ai suoi destini la decenza di un partito, di una maggioranza parlamentare, di una coalizione, del governo: e purtroppo dell'Italia.

La Casa delle Libertà oggi prova in Parlamento a liberare ad ogni costo Cesare Previti, già condannato due volte per corruzione. Non potendo più fermare i suoi giudici né camuffare il reato, si tenta di renderlo impunibile. Come? Semplice. Si costruisce un fittizio "pacchetto anticrimine" per fingere di legiferare nell'interesse del Paese, e nel pacchetto si inserisce una norma che abbatte i tempi di prescrizione per molti reati pesanti come l'usura, il furto aggravato, l'incendio doloso, ma soprattutto la corruzione. Consentendo a Previti di trovare la strada su misura per evitare il suo giudice, a Berlusconi e a Dell'Utri di non ricorrere nemmeno in appello.

Che dire? Due cose soltanto. Queste vicende possono compiersi solo in un Paese pronto a tutto, dove una vera e propria complicità intellettuale permette che il reato criminale riduca la politica a servaggio, per cambiare in Parlamento la sua natura. Un processo alchemico scellerato, che deforma lo Stato di diritto e dimostra la falsità del teorema che voleva Berlusconi "costretto" alle leggi ad personam. Ora che è stato prosciolto, le leggi ad personam continuano, per quei soci-padroni capaci di tenere in ostaggio il lato più oscuro di un uomo che dovrebbe governare l'Italia, e la umilia con un Parlamento asservito.
(15 dicembre 2004)

http://www.repubblica.it/2004/j/sezioni/politica/previtiemenda/personam/personam.html

lunedì 13 dicembre 2004

Sabato 18 e Domenica 19 torna la candela di Amnesty International

Sabato 18 e domenica 19 dicembre si svolgeranno in tutta Italia le 'Giornate Amnesty 2004'. In questa occasione - che si ripete annualmente da oltre dieci anni - migliaia di attivisti dell'associazione porteranno nelle piazze italiane la candela di Amnesty International per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dei diritti umani e promuovere la raccolta fondi a favore del movimento.

Presso le centinaia di punti-Amnesty presenti in tutta Italia, sara' possibile sottoscrivere gli appelli della campagna 'Mai piu' violenza sulle donne', diventare soci di Amnesty e acquistare, con soli 7 euro, la candela simbolo del movimento che da 43 anni agisce per chiedere il rispetto e l'applicazione della Dichiarazione universale dei diritti umani. La candela e' disponibile nei seguenti colori e profumazioni: rosso-patchouli, verde-muschio bianco, blu-lavanda.

Come ogni anno, il ricavato dell'iniziativa servira' a finanziare le attivita' del movimento. Per poter continuare a chiedere liberta' per i prigionieri di opinione, processi equi e rapidi per tutti i prigionieri politici, l'abolizione della pena di morte e la fine di torture, sparizioni ed esecuzioni extragiudiziali, Amnesty ha bisogno del sostegno economico dei suoi iscritti e di tutti gli appartenenti alla societa' civile.

Chi non avra' la possibilita' di intervenire alle 'Giornate Amnesty 2004', potra' acquistare la candela rivolgendosi al numero 06 4490213 per effettuare il pagamento con carta di credito. Le spese di spedizione verranno addebitate nella misura di 1,80 euro per l'acquisto di una candela e di 5 euro fino a dieci candele, con consegna a domicilio in 5 giorni, sabato e domenica esclusi.

Per ogni ulteriore informazione sulle 'Giornate Amnesty':
http://www.amnesty.it/primopiano/ga_2004

domenica 12 dicembre 2004

Ci siamo anche noi omosessuali normali

Un lettore anonimo scrive a Repubblica lamentandosi che "Nella nostra società odierna, fintamente tollerante l'omosessualità ha unicamente i connotati dello sguaiato e del macchiettistico"

C'è una cosa che mi disturba molto, essendo io omosessuale, ed è la rappresentazione che viene fatta dell'omosessualità soprattutto in televisione. Nella nostra società odierna, fintamente tollerante l'omosessualità ha unicamente i connotati dello sguaiato e del macchiettistico. Il giovane che ha vinto l'ultima edizione del "Grande Fratello", il travestito Platinette, il cartomante Solange, sono esempi caricaturali e servono solo a rinsaldare in molti eterosessuali la convinzione rassicurante che l'omosessuale sia immediatamente identificabile, qualcuno che nella sua esibita diversità («anormalità») può di volta in volta suscitare il riso o il fastidio. Essere omosessuali, pur nella libertà di ognuno di esserlo come crede, significa semplicemente avere un orientamento sessuale diverso da quello della maggioranza, il che, naturalmente, è perfettamente compatibile con giacca e cravatta e sobrietà, e non necessità di lustrini e fondotinta, utili solo a rinsaldare vieti e utili stereotipi.

da La Repubblica del 12 dicembre 2004

Quando in un Paese la giustizia funziona

di EUGENIO SCALFARI

"Si ode a destra uno squillo di tromba / a sinistra risponde uno squillo". Oppure: "Se voi suonerete le vostre trombe noi suoneremo le nostre campane". Scegliete voi, cari lettori, quali di questi due celebri motti sia più adatto a rappresentare le due sentenze susseguitesi di poche ore e rispettivamente riguardanti Silvio Berlusconi (tribunale di Milano) e Marcello Dell'Utri (tribunale di Palermo).

A me sembra più adatto il primo: dà conto dei fatti, la magistratura ha parlato, è stata finalmente messa in condizioni di andare a sentenza dopo anni di esame delle carte processuali e (nel caso Berlusconi-Previti) di impedimenti processuali e legislativi pervicacemente frapposti dagli imputati e dai loro difensori per guadagnar tempo e far scorrere il più possibile i termini della prescrizione. Poi ci si lamenta per le lentezze della giustizia quando sono stati proprio due imputati eccellentissimi a farla avanzare col passo del gambero e della lumaca.

Il secondo motto configura piuttosto lo spirito dei commenti alquanto esagitati diffusi dai dirigenti del centrodestra subito dopo la condanna di Dell'Utri: la sentenza di Palermo vista come rappresaglia dei giudici palermitani rispetto a quella parzialmente liberatoria dei giudici milanesi.

Questi ultimi lodati, i primi vilipesi senza eccezioni. Commenti stonati, di fronte ai quali spicca il riserbo e la prudenza del centrosinistra, dove nessuno si è peritato di buttarla in politica, neppure quelli che hanno espresso rammarico per il mancato rifiuto da parte del presidente del Consiglio di non accettare il proscioglimento per prescrizione, applicato dal tribunale ad uno dei capi d'imputazione, come la carica che ricopre avrebbe dovuto consigliargli.

In realtà le sentenze dei due tribunali rappresentano l'essenza della normale e corretta attività di giurisdizione affidata alla magistratura giudicante in libera dialettica con la pubblica accusa, le parti civili e la difesa degli imputati e, soprattutto, sono il risultato della libera valutazione dei fatti e l'applicazione ad essi delle norme vigenti.

Può darsi che i giudici dell'appello emendino la condanna a Dell'Utri o può darsi che la confermino. Sulla base delle risultanze emerse in processo, per quello che ne è stato ampiamente riferito dai giornali, a noi sembra che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa sia stato ampiamente provato. Il collegio giudicante comunque, dopo aver discusso per ben tredici giorni in camera di consiglio e dopo sette anni da quando l'inchiesta della Procura ebbe inizio, ha concluso in modo limpido e netto per la colpevolezza.

Dell'Utri, nella sua dichiarazione successiva alla condanna, ha anche ribadito che proseguirà nella sua attività politica e adempirà all'importante incarico che Berlusconi gli ha affidato di organizzatore della campagna elettorale di Forza Italia. È un suo diritto: innocente presunto fino a sentenza definitiva.

Certo l'accusa per la quale è stato condannato è molto pesante. La sensibilità d'una persona normale opterebbe piuttosto, se non sulle dimissioni dalla carica di senatore, almeno sull'astensione da incarichi di rilievo che hanno come destinatari nientemeno che gli elettori. Ma la sensibilità morale è ormai una merce rarissima. Pensare di trovarla nell'anima di Marcello Dell'Utri equivarrebbe a sognare ad occhi aperti. Infatti nessuno ci ha mai pensato.

È stata invece sorprendente la solidarietà "umana" manifestatagli con pubblica dichiarazione dal presidente della Camera alla vigilia della sentenza. Casini ricopre una carica costituzionale molto elevata. L'amicizia personale, se del caso, la si esprime in forme strettamente private. Esternata pubblicamente getta un'ombra di interferenza nei confronti del potere giudiziario che Casini avrebbe potuto e anzi dovuto rigorosamente evitare.

* * *

Più complessa, pur nelle venti righe del suo dispositivo, è stata la sentenza del tribunale di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi. I colleghi D'Avanzo e Giannini ne hanno già ampiamente scritto sul nostro giornale di ieri.

Aggiungerò poche osservazioni ai loro commenti. A me sembra che i giudici milanesi non siano stati pusillanimi né che abbiano scelto una via mediana e indolore usando un eccesso di sottigliezza giuridica. Dovevano giudicare tre capi d'imputazione che configuravano tutti e tre la corruzione di magistrati. In un caso l'imputato è stato assolto con formula piena (regalo di gioielli nel corso d'un viaggio di vacanza).

In un altro caso, che configurava una corruzione connessa ad un processo specifico, l'imputato è stato assolto sulla base dell'articolo 530 del codice di procedura penale che consente l'assoluzione se le prove non sono ritenute sufficienti. Nel terzo caso (denari versati dalla Fininvest al magistrato Squillante) la prova (hanno detto i giudici) è stata raggiunta ma, con la concessione delle attenuanti, il reato risulta prescritto e quindi l'imputato è prosciolto.

Sentenza pusillanime? Ho già detto che a me non sembra. La sola, vera questione sta nella concessione delle attenuanti generiche. Potevano concederle o negarle. E quindi prosciogliere (come hanno fatto) o condannare.

Giuridicamente cambiava molto; politicamente e moralmente non cambia quasi nulla. La sentenza ha infatti accertato che Berlusconi ha versato 500 milioni di lire a Squillante (già condannato nel processo collaterale a otto anni di reclusione) per corromperlo.

È uno dei reati più gravi previsti dal nostro codice. Il fatto che il decorso dei termini lo abbia prescritto non cambia nulla nel giudizio morale e politico. Sempre che, naturalmente, i giudici di appello non modifichino e capovolgano la sentenza di primo grado in senso assolutorio per l'imputato.

Qualcuno ha scritto che la sentenza smentisce l'impianto accusatorio della Procura. Non mi pare. Un'assoluzione per insufficienza di prove e un proscioglimento per decorrenza di termini non distrugge un bel niente, al contrario conferma almeno per la metà l'impianto accusatorio. Allo stesso tempo dimostra l'indipendenza e la terzietà del collegio giudicante rispetto al Pubblico ministero. Che si vuole di meglio e di più? Non dobbiamo essere rispettosi del libero convincimento dei magistrati? Non è su di esso che si basa soprattutto l'indipendenza della giurisdizione? E non è quello il bene da tutelare ad ogni costo e che (sia detto qui incidentalmente) la riforma della giustizia approvata pochi giorni fa dal Parlamento ed ora alla firma del presidente della Repubblica, fa di tutto per condizionare e financo impedire?

* * *

Mi restano ancora da fare poche osservazioni su due questioni importanti: le connessioni politico-morali tra il processo Dell'Utri e Berlusconi; i rapporti, in generale, tra la politica e l'attività di giurisdizione.
Sulla prima questione non c'è che constatare come nell'intero processo Dell'Utri si veda in filigrana l'ombra di un convitato di pietra; nell'opera mozartiana si tratta del Commendatore, qui il convitato di pietra è un Cavaliere.

Tutta l'attività di Dell'Utri nella sua presunta collaborazione esterna con l'associazione mafiosa si svolge, in Sicilia come a Milano, nell'interesse della Fininvest e fa parte integrante della storia della Fininvest ai suoi albori, alle sue prime affermazioni imprenditoriali, alle sue iniziali e consistenti accumulazioni finanziarie. In sede giudiziaria il processo riguarda esclusivamente Dell'Utri; ma in sede politico-morale riguarda direttamente anche Berlusconi. I due sono legati a filo doppio come, su un altro versante, Berlusconi è legato a Cesare Previti.

Fini e Follini (e Bossi e Tremonti) conoscono perfettamente questa realtà. Il loro silenzio, anzi la copertura blindata che hanno sempre dato al Capo su questo terreno, pesa come un macigno sulla fragilità dei loro piccoli strappi e minime ribellioni. Simul stabunt, simul cadent.

E ora la questione del rapporto tra la politica e la giurisdizione. "Sarebbe ora - scrivono molti dei nostri terzisti in servizio permanente effettivo - che politici e magistrati comprendessero di svolgere due attività separate e distinte nelle quali debbono reciprocamente guardarsi dall'interferire". "In democrazia non è vero che la legge sia eguale per tutti". "I politici non possono esser giudicati dai magistrati, rispondono soltanto ai loro pari e al popolo degli elettori".

Queste affermazioni contengono una verità ovvia e una pericolosa bugia. La verità ovvia sta nel fatto che la giurisdizione non può avere ingresso nell'attività legislativa del Parlamento così come governo e Parlamento non possono avere ingresso nelle attività istruttorie e processuali. Ma - ecco la nefasta bugia - il politico che commetta reati comuni, tanto più se li ha commessi prima di ricoprire un qualsivoglia ruolo politico, è soggetto alla legge e alla giurisdizione né più né meno d'ogni altro cittadino. Non può invocare alcuna particolare immunità né alcuna particolare indulgenza né alcun foro speciale. Salvo il caso in cui si tratti non già di reati comuni ma di reati politici, per i quali infatti esistono speciali procedure che culminano nell'impeachment, cioè nello stato d'accusa votato dal Parlamento e rimesso per il giudizio alla Corte costituzionale.

È singolare che i nostri terzisti confondano tra loro concetti così elementari e incalzino i magistrati affinché rispettino il ruolo dei politici astenendosi dall'applicare anche a essi quel sindacato di legalità la cui esistenza distingue lo Stato di diritto dai regimi totalitari. O si tratta di ignoranza delle norme ordinamentali e dei principi del diritto, oppure si tratta di malafede partigiana.
(12 dicembre 2004)

http://www.repubblica.it/2004/l/sezioni/politica/dellutri/gustiscalfari/gustiscalfari.html

Intorno a Prodi

di Furio Colombo

Non c'è bisogno di commentare la sentenza Dell'Utri. È come una lapide. Basta leggerla.
Non c'è bisogno di riparlare della cosiddetta assoluzione di Berlusconi annunciata da tutti i telegiornali e giornali italiani. Berlusconi è stato riconosciuto responsabile di «corruzione semplice» (pagamento diretto di danaro a un giudice) solo perché al tempo della imputazione del reato non esisteva la «corruzione giudiziaria», diventata materia di reato solo dopo l'inizio di quella umiliante vicenda.

Non c'è bisogno di ripetere ciò che l'ex presidente Cossiga ha detto in Italia, ma che chiunque avrebbe detto in Europa e in America: il portatore di una simile ombra dovrebbe dimettersi. Sappiamo di vivere in un contenitore stagno chiamato Italia, in cui non circolano libere informazioni. C'è una sola porta, una sola estrema uscita di sicurezza: il voto. Berlusconi lo sa e sta cercando con tutti i mezzi di cui dispone di sigillare quella porta. Vediamo.

***

Con uno scatto di vitalità, il capo del governo, di Forza Italia e di Mediaset ci ha fatto sapere che la campagna elettorale è iniziata. È la sua campagna elettorale. Riguarda se stesso. Cerca il trionfo, non solo la vittoria. Chiede il potere permanente, non un rinnovo dell'alternanza. Immagina, e si aspetta, il dominio pieno e completo sui suoi alleati. Quanto ai partiti e ai dirigenti di quei partiti, li vede come vassalli, valvassini e valvassori, destinati a popolare la sua corte, con buoni vantaggi personali, ma un destino di ubbidienza, come si è visto in quest'ultimo periodo. C'era maretta, c'erano spunti di ribellione. Uno scatto del capo-padrone li ha messi tutti in riga e ha chiuso definitivamente il discorso, intruppando ciascuno, anche coloro che avevano affidato ai media sproporzionati messaggi di indipendenza, nella casella prestabilita. Quanto ai cittadini, lui li vede e li indica sempre come «il pubblico» da cui esige esclusivamente applausi.

Molti italiani (tanti da far stare continuamente sul chi vive il personaggio di cui parliamo) lo sanno ma non amano parlarne. Conoscono il piglio deciso e la forza di Berlusconi, pensano che non sia il caso di dire apertamente quello che pensano, hanno visto che non è andata bene a chi ci ha provato, per quanto illustre. Chi ti protegge, se i suoi ti attaccano?
E ormai sappiamo che lo fanno sempre, subito, in tanti, e senza scrupoli.

Sentite che cosa è stato prontamente scritto contro Romano Prodi, ex presidente della Commissione Europea e leader di tutta l'opposizione italiana, quando si è permesso di dire che le «camicie azzurre» di Berlusconi, militanti a pagamento secondo l'annuncio dato da Berlusconi stesso, sono «mercenari»: «Si può rispondere a Prodi che quando uno definisce mercenari i militanti del partito di maggioranza (si noti il riferimento deliberato alla sacralità di quel partito, ndr) egli si qualifica politicamente come un fior di mascalzone, punto e basta» (Il giornale, 6 dicembre).

***

Ma il silenzio degli italiani per molti necessario (pensiamo a tutti coloro che lavorano nell'informazione e in tutti i tipi di strutture pubbliche) per altri consigliato dalle circostanze, non impedisce che essi (probabilmente in numero molto grande, se e quando troveranno il coraggio di dirlo) si rendano conto di un fatto che è sotto gli occhi di tutti. Non c'è nulla, nella irresistibile ascesa di Silvio Berlusconi, che riguardi l'Italia e gli italiani. Hanno capito tutti, anche i meno esperti di questioni fiscali, la natura esclusivamente personale ed elettorale del cosidetto «taglio delle tasse», che ha richiesto una monumentale alterazione dei conti, ha reso giustamente sospettosi i controllori europei, ha spostato e aumentato la pressione fiscale in altri punti, pur di costruire un piedestallo elettorale per il solo Berlusconi. La sarabanda della cosidetta assoluzione nel processo Sme è nella stessa linea e con lo stesso stile del lavorare esclusivamente per il trionfo personale di Berlusconi. Prima della sentenza è stata massacrata la giustizia italiana per diminuire il danno e disporre di accuse contro i giudici in caso di condanna. La giustizia è stata massacrata in decine di dichiarazioni più degne di una tifoseria che dei commenti politici a un evento giuridico anche dopo la sentenza. È cominciata una nuova danza di guerra intorno ai «giudici politicizzati», definizione che sta per «nemico» e riguarda chiunque osi sfidare il capo in nome delle prerogative del ruolo di giudicare, dunque di una fondamentale libertà costituzionale.

Anche le proposte violente e di scontro con cui Berlusconi esige l'abolizione della «par condicio» (ultima tenue legge che dà una voce a chi non possiede o controlla tutti i mezzi di comunicazione) e la immediata modifica della legge elettorale (caso gravissimo di cambiamento delle regole mentre la gara è in corso) non hanno nulla a che vedere con interessi, ansie, problemi e drammi dell'Italia che Berlusconi governa.

In un Paese emarginato, impoverito, senza produzione, senza esportazione, senza consumo, in cui tutti i servizi e le prestazioni dei servizi diminuiscono, Berlusconi continua nella lunga serie di leggi che riguardano solo lui, prima nei suoi interessi economici, poi nelle sue avventure giudiziarie, adesso per la sua nuova strategia: salire da solo, grazie ad appositi cambiamenti delle leggi e alla intimidazione dei suoi stessi alleati, in un punto di comando incontrastato. Persino coloro che non si considerano anti-berlusconiani o che non vogliono avere il feticcio del pro e del contro, finiscono per vedere il tratto più stravagante e più tipico di questo modo di governare. Berlusconi usa l'Italia per se stesso, ignora il Paese e i suoi cittadini, mobilita tutto il potere che riesce ad accumulare (moltissimo, in una quantità unica al momento) più tutte le risorse del Paese stremato per servire se stesso, la sua presunta grandezza, la sua immagine esasperata del leader che non è.

***

Parte di qui la campagna elettorale dell'opposizione, dell'Alleanza guidata da Romano Prodi. Le difficoltà, come tutti sanno, non sono poche, la coalizione non si è ancora saldata, lo strabismo tormenta ancora i partiti e gruppi e leader che dovranno apparire non solo accostati ma uniti, non solo desiderosi del buon risultato, ma davvero capaci di collaborare. Mancano gli ingredienti della generosità, che induce ciascuna parte o gruppo o leader a dare all'impegno comune, prima di chiedere per il tornaconto del proprio gruppo. Manca la visione per capire e per far capire che stiamo attraversando un momento molto pericoloso della storia italiana. Ma ci sono due grandi punti di forza che consentono di cominciare subito. C'è Romano Prodi alla guida dell'Alleanza, in coincidenza con ciò che lui è stato e che rappresenta. E c'è la possibilità di segnare con forza la differenza. Di là, nella maggioranza, è in gioco la gloria e il piedistallo di uno. Di qua è in gioco l'Italia.

Nessuno, nell'Alleanza guidata da Prodi, contrapporrà ai penosi manifesti «Forza Silvio» che cominciano a vedersi in Italia, la celebrazione di qualcuno. La grande carta che l'opposizione unita può giocare da subito è che è finito il carnevale. E che le «camicie azzurre», in ogni caso mercenarie, secondo la natura mercantile del mondo di Berlusconi, hanno un brutto suono di estraneità alla democrazia. Sono la forza fisica e materiale di chi dispone solo di forza fisica e materiale. Se il protagonista della campagna elettorale, dal lato dell'opposizione unita e guidata da Prodi, è l'Italia, diventa facile e istantaneo il pensiero che la spaccatura del Paese - incattivimento, aggressione, uso spregiudicato di tutti i mezzi - è altrove. È dove si ramazzano risorse, si accatastano ricchezze, si altera l'immagine dell'interesse nazionale, si rompono e si creano alleanze, al servizio di una sola persona. E tutto avviene al solo scopo di creare un fastidioso museo con dentro uno che nel mondo non conta niente ma in Italia pesa abbastanza da affondare il Paese. L'Italia che non cresce, come denunciano insieme sindacati e imprenditori, quando si troverà accanto una alleanza di leaders e di esperti che promette di governare il Paese, e non per glorificare una sola, ingombrante straricca persona incapace di dedicarsi ad altro e non a se stesso, si renderà conto che una alternativa esiste e che è realistica.

La gente giovane, a parte i mille ragazzi che per qualche mese saranno assunti da Berlusconi (e forse anche loro) vedranno che il futuro c'è, se non si gettano sul loro percorso le scorie di vanità, illegalità, prepotenza e incompetenza che hanno raso al suolo le potenzialità del lavoro.

I nuovi venuti, gli emigranti, che in intere aree del Paese sono indispensabili, a patto che vi siano leggi umane, comprensibili e utili (sia alla protezione che al clima di civiltà) non saranno più visti da cittadini male informati e impauriti come il nemico e il pericolo. Perché un governo umano e intelligente evocherà il successo multirazziale, multireligioso, multiculturale degli Stati Uniti, dovuto all'accettazione e alla integrazione. Lo stato sociale, nella incarnazione più nobile che ha migliorato in modo incredibile le condizioni della vita nel mondo democratico, tornerà ad essere un valore, non un bunker da far saltare.

Quanti sono gli italiani che continuano a sentirsi europei e legati all'Europa e umiliati dal ministro della Giustizia che obbedisce alla Lega Nord ma non alla Costituzione, non ai legami e impegni internazionali dell'Italia e rifiuta di accogliere le leggi della Unione (per esempio il mandato di arresto europeo, respinto con gesto e motivazioni ridicole dal ministro leghista?). Questi italiani, che forse non sono una minoranza, hanno adesso una casa in cui Romano Prodi non è soltanto il simbolo d'Europa, ma il leader capace di cancellare la brutta figura degli insulti al deputato Schultz, della vasta collezione di brutte figure ai Summit del mondo, di umiliazioni per l'Italia fatte di corna, di barzellette e di canzonette.

L'Italia abbandonata di proposito da Berlusconi nelle mani di An, della Lega, della Udc siciliana che, con diversi progetti armonizzati dall'interesse comune, hanno spezzato e diviso l'Italia, devastato la sua Costituzione, sostenuto l'illegalità del Nord e del Sud, favorito le violazioni, le prepotenze, le guardie padane, le mafie, adesso ha un punto di riferimento serio, adulto, maturo, a cui guardare per liberarsi dal carnevale cattivo scatenato su tutti gli aspetti della vita italiana da Berlusconi e dai suoi cori a pagamento.
È vero, è il momento in cui il confronto si fa serio, perché è troppo drammatico ciò che è in gioco. Ma è seria, per fortuna, la coalizione di salvezza che adesso gli italiani hanno accanto. Intorno a Prodi, per liberare l'Italia dall'incubo.

da l'Unità del 12 dicembre 2004

Due Palasport due Italie

di CURZIO MALTESE

SE FOSSE stato un duello all'americana forse non avrebbe vinto nessuno. Ciascuno ha parlato alla propria gente senza provare a inseguire l'ipotetico centro moderato. Di certo nel confronto a distanza fra Romano Prodi e Silvio Berlusconi si sono scontrati due mondi, stili, visioni così inconciliabili che sembra incredibile possano convivere nello stesso paese. In realtà i due leader parlano di due Italie diverse.

Non è soltanto questione di idee, programmi o valori. Il realismo di Prodi contro i sogni di Berlusconi, l'elogio (inattuale) della moralità politica opposto al fastidio per ogni regola, l'europeismo integrale dell'uno e l'antieuropeismo ormai viscerale dell'altro. No, qui non tornano proprio i conti, le cifre, i dati reali (o virtuali?) snocciolati dai due palchi.

Prodi descrive un'Italia che sta perdendo tutti i treni del mercato globale. È la nazione che cresce meno in Europa, perde maggiori quote di mercato internazionale, investe di meno sul futuro e sui giovani, "costretti a vivere da adolescenti fino a trentacinque anni". Un sistema depresso all'interno da una lunga stagnazione, dove le famiglie cominciano a faticare per arrivare alla fine del mese. Ma anche un Paese in declino all'esterno, in Europa e nel mondo dove l'Italia di Berlusconi è vista come un'Italietta impazzita dietro a un demagogo miliardario, troppo anomala per potervi fare affidamento e per giunta mosca cocchiera dell'America di Bush.

Al contrario l'Italia di Berlusconi è una specie di Paese delle meraviglie, invidiato o almeno stimato dal resto del mondo. Un'economia brillante e competitiva che ha creato in pochi anni un milione di posti di lavoro, ridotto le tasse, accresciuto il benessere delle famiglie, disseminato il futuro di progetti e di cantieri. Grazie a un governo, il suo, che ha "fatto più riforme di tutti gli altri governi del dopoguerra messi insieme", rilanciato l'economia e il ruolo di potenza dell'Italia nel mondo. E grazie in particolare a un uomo, inutile dire chi, che ha mantenuto tutte le promesse.

Dalla riduzione delle tasse fino alla sicurezza, con un calo dei reati di "oltre il dieci per cento" in tre anni (senza contare l'azzeramento dei suoi personali) e nonostante Previti e Dell'Utri gli remassero contro. In quest'Italia quasi perfetta il premier ammette l'esistenza di qualche problema, dovuto al fastidioso permanere di alcuni elementi di disturbo che sfuggono al suo controllo. Fra questi l'opposizione, i sindacati, una certa magistratura, ampie parti del codice civile, penale e della stessa Costituzione, la par condicio, il trattato di Maastricht e in genere l'Europa, più talvolta gli alleati di governo.

Se gli italiani affidassero a Berlusconi la metà del Paese non ancora di proprietà, le cose andrebbero del tutto a posto. Queste le due visioni d'Italia del capo del governo e del capo dell'opposizione. Ora, un conto è non condividere programmi, valori, scelte.

Accade in ogni democrazia del mondo. Abbiamo appena visto nella più grande, gli Stati Uniti, l'esempio di una radicale contrapposizione su tutto fra i due sfidanti, dalla guerra al ruolo dello Stato fino ai diritti civili. Altro è guardare dalla finestra e dire "piove" e "no, c'è il sole". Bush e Kerry litigavano sull'interpretazione dei dati economici ma non si sono messi a dare i numeri ciascuno a suo modo.

La ragione, il buon senso e gli istituti di ricerca seri portano a vedere nel discorso di Prodi un principio di realtà che forse sfugge al rivale. Il Professore ha in questo il vantaggio di tornare dall'Europa dove la visione del declino italiano è piuttosto univoca.

Berlusconi gode però il vantaggio, assai più concreto in termini elettorali, di fare politica in un sistema dove l'informazione è del tutto virtuale (e virtualmente sua).
L'uno insomma si sforza di trovare il "messaggio" da comunicare agli elettori mentre l'altro punta tutto sull'accumulo e il controllo del "mezzo". Sarà il leit motiv di tutta la lunga e durissima campagna elettorale.

Prodi alla ricerca di una verità che possa bucare gli scenari di cartapesta del rivale e Berlusconi che fa fuori direttori di notiziari e giornali, strangola la par condicio, butta sul piatto della bilancia il peso del danaro col quale può comprare spazio, sfornare un milione di cartelloni e di spot.

Con una campagna elettorale così concepita, più che voler entrare nel direttorio dell'Onu c'è da temere di finire nell'elenco dei Paesi sorvegliati durante il voto dai caschi blu.

Nel quadro un po' mesto della lotta politica italiana c'è almeno un elemento di progresso, uno solo. Le vicende giudiziarie, dopo un decennio, sono uscite dall'agone. Né Prodi né Berlusconi hanno citato e usato le sentenze dei tribunali. Il Professore ha preferito volare alto, parlando della moralità, senza cedere alla cattiva tentazione di sfruttare la condanna a Dell'Utri.

Berlusconi pure ha smesso i panni della vittima perché in fondo gli è andata bene. E poi perché anche in Italia un presidente del consiglio sfuggito sei volte alla condanna per la prescrizione e con i due bracci destri carichi di anni di galera, in fondo fa meglio a cambiare discorso.
(12 dicembre 2004)

http://www.repubblica.it/2004/k/sezioni/politica/proditorna/palacurzio/palacurzio.html

Cattolici, la vera discriminazione

Un lettore scrive al Corriere della Sera e propone ironicamente Grillini per la predica domenicale

Buttiglione afferma che verso i cattolici esiste una discriminazione e forse ha ragione, i cattolici sono gli unici consultati per ogni questione che non sia la matematica pura. Lui è stato così discriminato che era lì in diretta 3 ore a commentare il Gay pride romano del 2000.

Se questa è discriminazione come lui vuol far credere, Busi dovrebbe essere il corrispondente dal Vaticano e la messa domenicale sarebbe commentata da Grillini, e sarebbe tutto molto più istruttivo e divertente; poi Villella dell'Unione Atei avrebbe una rubrica fissa in Tv, Piero Angela mostrerebbe cosa c'è dietro i "miracoli" e qualche antropologo smonterebbe la Chiesa.

Quanto alla religione quella cattolica è l'unica - u-n-i-c-a - ad avere uno Stato, addirittura all'Onu, quindi con dei trattati internazionali che ad essa e al povero Buttiglione concedono dei privilegi più unici che rari. Il pregiudizio esiste, ma di che tipo è?

Massimo D'Angeli

http://www.gaynews.it/view.php?ID=30280

sabato 11 dicembre 2004

Mestre: contesta Berlusconi, allontanato dal servizio d'ordine

Interlocuisce due volte con il premier e gli dice:
'Abbi il coraggio di andare in galera'
'Ero venuto in veste di osservatore, con spirito critico ma evidentemente il dissenso non è contemplato'


MESTRE - 'Ma devono solo battere le mani quelli che sono qui?'. Lo ha chiesto ai cronisti uno spettatore del comizio del premier Berlusconi, allontanato dal Palasport Taliercio di Mestre dal servizio d'ordine.

Durante l'intervento del premier, diverse voci di consenso si sono levate dal pubblico, come quelle di un simpatizzante di Forza Italia che ha urlato a Berlusconi: 'Siamo con te', seguito da uno scroscio di applausi.

Il geometra Tarcisio Ruffato, invece, anche lui dalla platea, ha interloquito due volte con il presidente del Consiglio. La prima quando Berlusconi ha affermato che le abitazioni devono essere vendute ad un prezzo equo e Ruffato gli ha chiesto: 'Hai fatto così tu a Milano Due?'. Da parte sua, il premier ha osservato: 'Sono colpito dalla vivacità'.

La seconda, quando il geometra gli ha urlato: 'Abbi il coraggio di andare in galera'. A questo punto, Ruffato è stato circondato dal servizio d'ordine, che lo ha accompagnato alla porta.

'Sono venuto qui in veste di osservatore, da critico - ha commentato Ruffato, una volta all'esterno, parlando con i giornalisti - ma evidentemente il dissenso non è contemplato'.
(11 dicembre 2004)"

http://www.repubblica.it/2004/l/sezioni/economia/eccofinanziaria8/allontanato/allontanato.html

Silvio Berlusconi, il mago Houdini

«Silvio Berlusconi, il mago Houdini della politica europea, è riuscito ieri sera a evitare la prigione. La Corte ha stabilito che l’accusa di aver pagato 430.000 dollari per corrompere un giudice era fondata. Ma Berlusconi è sfuggito alla condanna a causa della prescrizione, cioè più di sette anni e mezzo dalla contestazione del reato».

The Independent, 11/12/2004

Dell'Utri condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa

venerdì 10 dicembre 2004

Berlusconi colpevole di aver corrotto i giudici, ma il reato è prescritto

Ecco il dispositivo della sentenza:

"Visto l'articolo 531 CPP dichiara non doversi procedere nei confronti di Berlusconi Silvio in ordine al reato di corruzione ascrittogli al capo A) limitatamente al bonifico in data 06-07 marzo 1991 perché, qualificato il fatto per l'imputato come violazione degli articoli 319 e 321 C.P. e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione; visto l'articolo 530 CO.2 C.P.P. assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione relativo al bonifico in data 26-29 luglio 1988 contestato al capo A) per non aver commesso il fatto; visto l'articolo 530 C.P.P. assolve Berlusconi Silvio dagli altri fatti di corruzione contestati al capo A) per non aver commesso il fatto; Visto l'articolo 530 CO.2 C.P.P., assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione a lui ascritto al capo B) perché il fatto non sussiste".

L'arbitro rivoluzionario

di CURZIO MALTESE

Alla vigilia della sentenza per corruzione di magistrati, l'imputato Berlusconi si è nominato giudice supremo della democrazia in Italia, arbitro dei destini d'Europa e patrono d'America, guida rivoluzionaria e signore delle regole televisive ed elettorali. Non è soltanto il classico delirio di onnipotenza che coglie il premier alla vista di Bruno Vespa, del quale presentava un libro. È l'annuncio della lunga, costosa e spregiudicata campagna elettorale che ci attende nel prossimo anno. O forse nei prossimi mesi. Se è vero, come sostengono in molti, che il premier paventa una frana dei conti pubblici per il 2005.

Che si voti in primavera o nel 2006, Berlusconi è pronto. Per prima cosa, come sempre, ha segnato il campo dei nemici.

Sono Prodi, la sinistra, l'Europa, il trattato di Maastricht più i giudici e in genere tutto quanto gli ricordi l'esistenza di leggi e regole. Nell'elenco è comparsa da tempo la par condicio, legge "liberticida" chè gli impedisce d'invadere le televisioni di spot e di farsi pagare dagli avversari come proprietario di Mediaset.

La novità è che non va bene neppure più la legge elettorale. Sarà modificata a colpi di maggioranza, annuncia Berlusconi all'ammirato Vespa, senza discutere con l'opposizione e neppure con gli alleati. Nessuna correzione proporzionale e tantomeno in senso maggioritario. Soltanto alcune modifiche complesse da spiegare il cui risultato concreto è favorire al massimo il leader di Forza Italia, e tanto basta. L'idea che cambiare il gioco elettorale a senso unico e alla vigilia del voto sia un po' una mascalzonata naturalmente non viene presa in considerazione. Nell'urgenza decisionista Berlusconi ha anche assicurato che otterrà la revisione di Maastricht, (soprattutto nell'odioso limite al rapporto debito/Pil ma non solo) e la rivalutazione del dollaro, che chiederà di persona all'amico George W. Bush.

Va da sè che i tagli fiscali di quest'anno, dallo stesso premier definiti "simbolici", saranno almeno raddoppiati l'anno venturo e così via. Fino al completamento della "rivoluzione liberale" promessa nel celebre contratto con gli italiani e finora purtroppo rinviata di anno in anno per una serie incredibile e jellatissima di circostanze sfavorevoli. In chiusura il premier, con largo anticipo sulle lungaggini della magistratura milanese, ha emesso un verdetto di piena assoluzione nei confronti di sè stesso per il processo Mondadori.

Fin qui il Silvio-pensiero, che può sembrare la solita tracimante berlusconata con la complicità di Vespa, magari più ridondante nella versione pacco natalizio. E in buona parte lo è. Ma oltre a questo, l'uscita del premier disegna una nuova strategia. La fase di governo è finita, con l'ultimo rimpasto e una Finanziaria blindata dai voti di fiducia. È andata male, inutile negarlo oltre. Il premier ha provato a vendere agli italiani l'azione di governo come "miracolo compiuto": non ha funzionato. Torna allora a indossare i panni che meglio gli si addicono, l'uomo dei sogni e della promessa, l'eroe di un'ottimismo della volontà non temperato da alcun pessimismo della ragione.
Con la veste del cavaliere senza macchia, lucidata ogni giorno dai servitori dei telegiornali, Berlusconi porterà la seconda sfida a Romano Prodi che oggi lo supera nei sondaggi. Al punto da convincerlo, per ora, ad accettare un eventuale duello televisivo. Accuserà il rivale di aver governato male in questi anni dall'alto della presidenza europea, gli addosserà la responsabilità d'aver fatto fallire la "rivoluzione liberale", le riforme, i tagli fiscali, le grandi opere pubbliche. Si comporterà insomma come se a governare (e a deludere) fosse stato l'altro.

Si tratta di un rovesciamento di ruoli spericolato e magari grottesco, ma considerato il controllo totale dell'informazione può riuscire. La crocefissione del Professore su stampa e tv per la battuta sui mercenari di Forza Italia, pure largamente fondata, ha funzionato da prova generale. Con l'abolizione della par condicio e la possibilità d'invadere l'etere con spot miliardari si possono fare miracoli. O almeno spostare quel due o tre per cento di voti che in tutte le democrazie ormai fanno la differenza fra il trionfo e una catastrofe.
(10 dicembre 2004)

http://www.repubblica.it/2004/j/sezioni/politica/riformeist2/arbirivu/arbirivu.html

giovedì 9 dicembre 2004

Canada: via libera alle nozze gay

di Giulio Maria Corbelli

La Costituzione canadese ammette il matrimonio gay. La Corte Suprema dà al governo federale luce verde per una legge sulla materia. Pronta forse già all'inizio del 2005.

OTTAWA - La Costituzione canadese ammette il matrimonio gay. E' quanto ha sentenziato la Corte Suprema del Canada dando al governo federale luce verde per una legge sulla materia. Anche se i giudici non sono arrivati a dire che tale legge è addirittura richiesta dalla Costituzione.

La Corte ha dichiarato che il governo può legalmente legiferare sul matrimonio e che la formula contenuta in una proposta di legge del governo che definisce matrimonio "una unione legale di due persone" non rappresenta una violazione del dettato costituzionale canadese.

Nozze gay: Canada contro USA
Si tratta di un passo importante che mette il Canada agli antipodi del suo vicino meridionale, gli Stati Uniti, dove l'amministrazione Bush sta spingendo per un emendamento costituzionale che metta le nozze gay al bando.

Il governo di Ottawa aveva sperato di ottenere dalla Corte Suprema qualcosa di più: una richiesta specifica della Corte Suprema a legiferare sulle nozze degli omosessuali che avrebbe reso più agevole l'iter parlamentare della proposta di legge in Parlamento.

Già durante le udienze del 6 e 7 ottobre i nove giudici non avevano nascosto che il governo stava cercando di scaricare su di loro la patata bollente e anche oggi, nel parere scritto approvato all'unanimità, hanno ricordato che il loro pronunciamento in realtà non era poi indispensabile. "L'esecutivo ha dichiarato la sua intenzione di affrontare con una nuova legge la questione dei matrimoni gay, a prescindere dalla nostra opinione", si legge nel testo.

Questo non significa che i componenti della Corte costituzionale siano pregiudizialmente contrari. Anzi. Hanno bacchettato quanti sostengono che autorizzare le unioni tra persone dello stesso sesso sarebbe una violazione dalla Costituzione del 1867, dove si parlava di matrimonio come unione tra eterosessuali.

Una Costituzione "viva"
"Il Canada è pluralistico", hanno spiegato i giudici, "la nostra Costituzione è viva, come un albero che attraverso interpretazioni successive si adatta e risponde alle realtà della vita moderna". Oggi, hanno sottolineato, è necessaria "un'interpretazione elastica, liberale e progressista" del testo. Detto questo, è stato comunque riconosciuto al clero il diritto di rifiutarsi di celebrare matrimoni tra gay.

Se il governo proseguirà sulla strada della legge sulle nozze gay il Canada diventerà la terza nazione al mondo a consentirli dopo il Belgio e l'Olanda.

Una legge entro il 2005?
Il disegno di legge dovrebbe essere presentato in Parlamento il prossimo anno, ma l'iter si presenta complicato. Tutti e quattro i partiti, compresi i liberali del primo ministro Paul Martin, sono divisi. Il premier ha già richiamato i ministri alla disciplina di partito. Per venire approvata la legge ha bisogno di 155 voti e secondo le previsioni degli osservatori parlamentari un'approvazione è ritenuta probabile all'inizio del 2005.

Giudici in sei province canadesi e un territorio hanno già contestato la definizione tradizionale di matrimonio tra persone di sesso diverso consentendo a migliaia di coppie gay di sposarsi. I canadesi sono di stretta maggioranza favorevoli alle nozze tra gay.

«Un altro importante passo verso la pari dignità sociale e l’eguaglianza di diritti tra tutte le persone nel mondo». E’ il commento del presidente nazionale Arcigay, Sergio Lo Giudice.

«Se tutte le persone hanno la stessa dignità, come proclamano le Costituzioni degli stati democratici e liberali, pari dignità deve essere riconosciuta anche alle loro relazioni affettive, sentimentali e di solidarietà. Non è possibile precludere a due persone, che decidono di condividere una parte importante della propria esistenza, gli stessi trattamenti di altre coppie, solo perché sono due persone omosessuali».

http://it.gay.com/view.php?ID=19531

mercoledì 8 dicembre 2004

Statuto Toscana: i DS pubblicano una pagina intera su l'Unità per festeggiare lo statuto dei nuovi diritti

Una intera pagina pubblicitaria sull'Unità. E' quello che hanno fatto i DS toscani per celebrare la sonora bocciatura da parte della Corte Costituzionale del ricorso del Governo contro la proposta di Statuto della Toscana che conteneva tra l'altro il riconoscimento delle coppie di fatto e il voto agli immigrati.

Nella pagina pubblicitaria si fa esplicito riferimento alle coppie di fatto senza distinzione di sesso.

Di seguito il testo della pagina:

"Toscana terra fertile dove crescono nuovi diritti".

La Corte Costituzionale, bocciando il ricorso del Governo Berlusconi, ha approvato il nuovo Statuto della Toscana che apre sui nuovi diritti, riconoascendo le coppie di fatto, senza distinzione di sesso, e promuovendo il diritto di voto agli immigrati.

Difendiamo la Costituzione, promuoviamo la democrazia.

Israele: riconosciuti di fatto i matrimoni omosessuali per tasse ed eredità

(ANSA) - GERUSALEMME, 8 DIC - La giustizia israeliana ha riconosciuto di fatto i matrimoni omosessuali, almeno per quanto riguarda le tasse e il diritto ereditario. Lo riferisce oggi il quotidiano Haaretz.

L'avvocato generale Menachem Mazuz, ribaltando le decisioni di suoi predecessori, ha fatto sapere ai tribunali che lo stato riconosce in questi ambiti il diritto del coniuge omosessuale.

Il che non significa che dia legalita' alle unioni. In Israele sono riconosciuti solo i matrimoni religiosi.

Migliaia di israeliani hanno partecipato a giugno a Tel Aviv al 'Gay pride', alla presenza del sindaco Ron Huldai e del ministro della giustizia. Malgrado l'ostilita' nei confronti degli omosessuali negli ambienti religiosi, l'omosessualita' non e' piu' perseguita penalmente dal 1988

http://www.gaynews.it/view.php?ID=30245

martedì 7 dicembre 2004

E' arrivato Thunderbird 1.0!

Thunderbird 1.0, il client di posta di nuova concezione è disponibile anche in italiano nell`area download del sito mozillaitalia.org. Thunderbird rende l`uso della posta elettronica più facile, veloce e sicuro grazie all`implementazione di caratteristiche quali i filtri anti-spam, cartelle di ricerca salvabili, supporto alle notizie RSS, protezione dalla privacy.

Fra le caratteristiche più recenti:

Cartelle contenenti i messaggi basate su precedenti criteri di ricerca (che è possibile salvare)
Possibilità di suddividere i messaggi in cartelle per attributo (data, mittente, attributo). Sarà ad esempio possibile avere i messaggi nelle cartelle `oggi`, `ieri`, `settimana scorsa` e così via
Posta in arrivo singola per account multipli
Importazione dati migliorata
Supporto per i feed RSS
Controlli sulla privacy migliorati
Migliorata la ricerca rapida: sono aumentati i criteri di ricerca e le parole cercate all`interno del messaggio possono essere evidenziate

Come sempre disinstallare la versione precendente prima di installare questa. Eventualmente, in caso di problemi, eliminare anche le cartelle chrome ed extensions dal proprio profilo.

Sei uno studente gay? Hai un futuro

In diecimila copie una guida sull'orientamento sessuale per le scuole. Obiettivo: non rinnegarsi
di Delia Vaccarello da "1,2,3...liberi tutti" de l'Unità

Hanno trovato il coraggio. Hanno descritto le emozioni provate sui banchi di scuola. Quale coraggio? Quello di dirsi omosessuali, bisex o trans, di raccontare isolamenti e solidarietà, sconfitte e conquiste nella marcia verso la meta. Il giorno in cui non farà alcuna differenza per prof e compagni che uno studente abbia un orientamento sessuale piuttosto che un altro la meta potrà dirsi raggiunta. Un futuro che non appare impossibile. Le voci dei «coraggiosi» saranno distribuite nelle scuole in diecimila copie. A diffonderle sarà la prima guida sull'orientamento sessuale per studenti che ha un titolo dalle radici profonde (socratiche per l'esattezza), rivolto ai giovani tramite la lingua inglese, forse per rendere internazionale l'invito o l'auspicio. Il titolo è: «Be yourself!», cioè sii te stesso. La guida è realizzata dal circolo Arcigay «Tralaltro» di Padova, con il sostegno della Regione Veneto (www.tralaltro.it/risorse/beyourself/beyourself.htm). Si tratta di un pamphlet prezioso che andrà sotto gli occhi di tanti altri studenti. Chi ha remore, dubbi, ansie, interrogativi potrà ritrovarsi nelle 44 pagine che hanno i colori della pace e dell'arcobaleno ricche di informazioni e testimonianze. Ne diamo un saggio, ascoltando le voci dei giovani che hanno al massimo vent'anni, immaginando l'effetto che può fare a un ragazzo in cerca di sé sentire che non è, e non sarà, «l'unico al mondo».

LA DIMOSTRAZIONE

Spesso, spinti da un contesto sociale e familiare che non concede posto ai primi sentimenti verso una persona del proprio stesso sesso, ragazzi e ragazze cercano di «dimostrare» tenacemente di essere etero. «Avrò avuto 16 anni, andavo tutti i giorni a scuola in autobus, ricordo come mi obbligavo a provarci con una ragazza, proprio per contrastare tutto il desiderio e l'attrazione che provavo per un ragazzo di un anno più grande di me» (Roberto). Visto da «fuori» Roberto è un ragazzo «a posto». Visto da dentro, ha già deciso di «mimetizzarsi». Ed ecco Alberto: «È una cosa che ti smuove tutto e non capisci il perché... dopo magari aver notato un ragazzo che ti piace e che ti rendi conto ti piace più delle ragazze... iniziano i sensi di colpa e la paura di essere gay, di essere diverso, e i pianti di notte o al ritorno da scuola. Ma con tutti i problemi che ho devo pure essere gay? Ma no, sarà solo un pensiero passeggero. No, non voglio essere gay! Io odio i gay, li detesto, non voglio essere un frocio come fa vedere la tv. Ricordo il dolore psicologico, il desiderio di essere come gli altri e di rinnegare me stesso e i miei sentimenti. Finché un giorno decidi di fregartene». Le strategie delle ragazze spesso sono di negazione, mentre le offese si fanno pesanti se i compagni percepiscono il loro sottrarsi. Dice Ondina: «Alle medie è stata difficile... ho provato a stare con un ragazzo, giusto per "sentirmi normale". Ma all'epoca mi piaceva una mia compagna di classe. Poi quando l'ho lasciato, lui e i suoi amici hanno iniziato a tormentarmi, chiamandomi "lesbica schifosa" e altri epiteti simili».

PARLARE AI GENITORI

Il passo più difficile è spesso quello di esprimersi. Con se stessi, in primo luogo, e poi con gli altri. Dire di sé significa uscire da un universo di fantasie che sono il «miracolo» dell'adolescenza, ma che prima o poi vanno messe alla prova, interpretate e confrontate con la realtà. Un mondo fatto solo di fantasie può diventare una condanna, apparentemente piacevole, all'isolamento. A questo proposito dice Ondina: «Quando una mia compagna di università mi ha detto: Sai, da un anno e mezzo sto con una ragazza, immediatamente ho pensato: "ma allora se lo ammettessi a me stessa non sarei sola!». E Laura: «Il problema più grande è stato avere sufficiente fiducia in altre persone. Il problema, insomma, era più dentro di me che fuori...». Sul fronte del dire di sé, lì dove si consumano le battaglie tra le più impegnative, bisogna avere qualche accortezza. L'opuscolo, che non lesina indicazioni, consiglia di saggiare il rapporto che hanno con l'omosessualità le persone prescelte come confidenti. Consiglia al ragazzo e alla ragazza di fare prima alcune domande in generale e poi di immaginare le possibili reazioni. Insomma, come alla vigilia di ogni grande partita, occorre fare un sopralluogo del terreno di gioco e valutare le proprie forze e quelle, non tanto delle persone che ci troviamo dinanzi, ma del pregiudizio. Occorre, infatti, valutare quanto il pregiudizio sull'omosessualità sia radicato in loro e che capacità abbia il confidente di non cadere nelle sue trappole.

Il desiderio più grande è quello di dirlo a papà e a mamma. È ciò su cui a lungo ha riflettuto Christian: «Voglio parlare con mia mamma. Perché siamo sempre stati sinceri. Perché lei mi ha sempre supportato e dato fiducia, anche a costo di pagarla dura con e per me. Perché condividermi con lei sarebbe non solo gratificante, ma mi permetterebbe di avere un appoggio in più di immane forza. Perché non dovrei più glissare su chi frequento. Perché potrei parlare con lei dei miei sentimenti e delle mie emozioni. Perché glielo devo. Perché quando mi chiede come dev'essere la mia ragazza, potrei dirle di più oltre a "Ricchissima". Perché le voglio bene e lei ne vuole a me. E questo desiderio è tanto forte da chiudermi lo stomaco e farmi sentire una larva ogni volta che taccio. Ma allora, perché non trovo veramente il coraggio e le parole?». Ma i genitori già sanno. Alzi la mano chi non ha ancora intuito. Allora anche loro hanno bisogno di un sostegno e di un confronto. Per questo c'è l'Agedo. L'associazione di genitori e amici degli omosessuali che ha varie sedi in Italia e un sito: www.agedo.org.

AMICI MIEI

Il gruppo dei coetanei (cosiddetto dei «pari») è diventato sempre più importante per i ragazzi di oggi. E spesso, lì dove il gruppo stimola comportamenti conformistici, il ragazzo e la ragazza omosex hanno grosse difficoltà. La loro «diversità» si sente, soprattutto si avverte una sorta di lastra sottile trasparente che separa, in classe, come in casa o in palestra, coloro che non si accettano sessualmente. L'adolescente gay diventa un «ufo», un oggetto non identificato. Lui stesso non si identifica per paura del rifiuto. Su questa china i rapporti con gli altri, annidati nella terra di nessuno della non comunicazione, diventano indecifrabili. Essere se stessi è dunque fondamentale, per non cadere nel mimetismo, per non rinnegarsi. Per capire, in fondo, chi ti è amico e chi no. E scegliere. Non è obbligatorio dire tutto, ma è fondamentale non rinunciare alle parti più vere di sé. Giusy a un certo punto si è decisa: «Non ho mai pensato che dovessero accettare la mia omosessualità, anche se ne ho parlato tranquillamente a tutti i miei migliori amici per amore di chiarezza. Piuttosto sono stata io a decidere se me la sentivo di continuare il rapporto con persone che, dopo aver detto loro che sono lesbica, si sono rivelate false e ipocrite». Lo ha detto: è crollato il mondo? Sicuramente no. È iniziata, invece, per tutti la stagione del confronto, non solo per i ragazzi gay, ma anche per gli etero. Uno studio degli studenti dell'università romana La Sapienza dice che sono molto diffusi i comportamenti bisex, che i ragazzi oggi hanno meno censure, sono disposti alle esplorazioni. Conoscere l'altro è dunque fare una domanda anche a se stessi. E instaurare con il mondo un rapporto di fiducia, anche nel futuro. Il futuro dei tanti ragazzi e ragazze gay, lesbiche, bisex e trans che sono nati, che nasceranno, oggi appare possibile. Il futuro di Andrea: «Riguardo al futuro, ora appare molto meno scuro di una volta. Riesco a immaginarmi finalmente una vita, anche se c'è ancora molto da fare, mi sono accorto che il mondo alla fine non è impossibile da cambiare».
delia.vaccarello@tiscali.it

http://www.gaynews.it/view.php?ID=30229

Il triste anniversario dei diritti umani

di Mario Soares

Tutta la teoria contemporanea sui diritti umani proviene dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, votata nel 1789 dall’Assemblea Costituente istituita dalla Rivoluzione Francese che, a sua volta, si ispirava nel preambolo della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti (1776), che dice: «Tutti gli uomini sono nati uguali e hanno ricevuto dal loro Creatore alcuni diritti inalienabili». Antecedenti più lontani sono la Magna Carta (secolo XII) e la «Bill of Rights» delle rivoluzioni inglesi del secolo XVII.

Però, per noi che viviamo nel XXI secolo, il riferimento fondamentale sui diritti umani è la Dichiarazione Universale approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948. Questa dichiarazione, votata da tutti i Paesi membri delle Nazioni Unite - compreso quelli che non la rispettano - è stata integrata da diverse convenzioni, come quelle relative ai diritti politici, quelli socio-economici e quelli della donna.

Nell’ultimo periodo della Guerra Fredda, i diritti umani sono stati una bandiera costantemente issata dall'Occidente per sconfiggere l'Unione Sovietica. Il blocco sovietico metteva l'accento sull'eguaglianza - definita guardando le scandalose disuguaglianze socio-economiche esistenti nel mondo capitalista -, mentre l'Occidente lo metteva sulle libertà e, soprattutto, su quelle politiche e religiose. Già allora, gli Stati Uniti usavano il detestabile criterio di “due pesi e due misure” per valutare le violazioni dei diritti umani, come spesso accadeva specialmente in America Latina, regione vittima di ripetuti interventi politico-militari ed economici da parte di Washington. L'esempio più clamoroso è stato il Cile di Pinochet.

Con la caduta del Muro di Berlino abbiamo assistito allo fenomeno - straordinario e non violento - del collasso del comunismo. E il mondo dette un giro di 180 gradi. Fu proclamata l'universalità dei diritti umani e della democrazia come una realtà alla portata di tutti i popoli, così come la promessa di una pace perpetua, vecchio sogno di Emmanuel Kant. Che illusi! La disintegrazione della Jugoslavia, lacerata da conflitti etnico-religiosi, e la Guerra del Golfo furono i primi segnali di quel che ci attendeva..

E poi arrivò l'11 settembre 2001, un orrore allo stato puro. Fu evidente l'immenso pericolo del terrorismo islamico o globale, insieme alla constatazione della vulnerabilità dell'iper-potenza. E siamo precipitati in un mondo inquietante dove l'importanza dei diritti umani è stata coscientemente screditata con il pretesto della preoccupazione per la sicurezza.

È fuori discussione che la lotta al terrorismo globale - o guerra, come imprudentemente l'ha chiamata Bush - è un imperativo assoluto con il quale dobbiamo essere fermamente solidali. Ma questa lotta deve essere condotta con intelligenza critica, basandosi su informazioni rigorose, con il conoscimento del terreno e delle condizioni in cui il terrorismo si muove.

Il brodo in cui cresce il terrorismo è il sottosviluppo, la mancanza di orizzonti e gli attentati contro la dignità delle popolazioni arabo-musulmane. Ed è ovvio che dobbiamo combatterlo con il rispetto assoluto dei diritti umani. Quando non è così, i terroristi e i loro antagonisti si ritrovano sullo stesso livello morale.

Precisamente per questo, l'amministrazione Bush ha strepitosamente fallito. Adesso, siamo a un passo da una guerra di religioni che altro non è se non un tremendo passo indietro in termini di civilizzazione. E il tentativo di marginalizzare le Nazioni Unite è stato un tragico errore che ha causato una frattura nell'Occidente visto che l'Europa non può accettare un simile cammino, non solo per ragioni strategiche ma anche e soprattutto per i valori umanisti che sono alle radici della costruzione europea. La violazione dei diritti umani dei prigionieri di “guerra” a Guantánamo, in Iraq e in Afghanistan, rappresentano una totale trasgressione alle convenzioni di Ginevra. Anche la tortura è stato un errore imperdonabile.

Quando parlo di fondamentalismo non mi riferisco solo alla variante islamica, ma anche agli altri due che vi si oppongono, compartendo la stessa natura. Il fondamentalismo evangelico, nato negli stati del sud dell'America del Nord, attualmente in un momento di espansione anche in America Latina e in Africa, è dotato di ingenti risorse finanziarie; e il fondamentalismo ebro-ortodosso che oggi sembra avere come obiettivo la liquidazione dello Stato Palestinese.

A questi due fondamentalismi che, semplificando, definiamo di tipo religioso, dobbiamo aggiungerne un altro di tipo economico: il fondamentalismo del mercato, propulsore della globalizzazione senza etica che domina il pianeta e che lo divide tra poveri e ricchi, marginalizzando un terzo dell'umanità.

Anche se sono molto differenti tra di loro, tutti questi fondamentalismi convergono per la distruzione dell'ordine mondiale fissato nella Carta delle Nazioni Unite, nel diritto internazionale e nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo che abbiamo ereditato dal secolo scorso e che bene o male, ha alimentato il sogno dell'uguaglianza della condizione umana,
indipendentemente dalla razza, dalla religione e dalla situazione sociale.

(Mario Soares è stato presidente del Portogallo dal 1986 al 1996)

sabato 4 dicembre 2004

La7 dal 15 dicembre trasmetterà "I magnifici 5", il primo reality gay della tv italiana

ETERO, IL COMMANDO GAY VI SALVERÀ
di Roberto Schinardi

Parte il 15 dicembre su La 7 "I Fantastici 5", versione italiana di "Queer eye for the straight guy". Intervista a uno degli autori del primo reality italiano interamente omo.
E' il primo reality show interamente gay della tv italiana. 'I Fantastici Cinque - gay specializzati per uomini trasandati' sbarcherà al suono di cinque nomi comuni (Alfonso, Guido, Marco, Massimo e Mattia) il 15 dicembre alle 21.00 su La7, ormai il canale più gay-friendly in assoluto tra quelli non a pagamento. Format americano di gran successo, 'Queer Eye For The Straight Guy' è divenuto dal suo debutto nel luglio 2003 un vero fenomeno di costume, esportato in Danimarca, Gran Bretagna, Germania e in Francia addirittura su TF1.
La squadra di supereroi dichiaratamente gay è un variegato team di giovani composto da specialisti in diversi settori (beauty, fashion, interior design, lifestyle e food&wine) che hanno una missione precisa: migliorare look e modi di un ragazzo eterosessuale in occasione di un evento importante. Quindi consigli di moda, skin e body care, buon gusto, lezioni di bon ton e utili suggerimenti sui negozi più trendy, gli istituti di bellezza più glamour e le enoteche
più fornite da parte di cinque esperti di stile nel senso più ampio del termine.

Il tutto in una sola giornata in cui il commando gay irrompe a casa dello 'straight guy', lo porta in giro a fare shopping in boutiques esclusive, poi dal parrucchiere o dall'estetista a dargli una risistemata alla 'facciata' mentre l'arredatore gli risistema il focolare per la serata in cui sopraggiungerà la fidanzata piuttosto che i parenti o gli amici.
Insomma, un restyling a 360° per rieducare un etero un po' selvaggio o semplicemente distratto, che non conosce bene il mondo 'metrosexual' in cui vive e ha davvero bisogno di una 'riaggiustatina'.

Abbiamo contattato uno degli autori, Paolo Dago, che è a Roma per girare gli ultimi episodi dello show.

Che puntata avete girato stamattina?

La nona delle dodici previste. Finiremo a gennaio, le ultime tre le gireremo dopo la 'prima' del 15.

E' stato difficile trovare i cinque 'fantastici' candidati gay?

E' stato più difficile trovare gli 'straight guys'. I provini per i gay sono iniziati prima, abbiamo convocato circa 200 ragazzi. I casting sono stati fatti anche al Gay Village di Roma.
Quelli per gli etero sono partiti più tardi. Ci sono stati due ordini di difficoltà per reperire le persone giuste: l'idea di farsi invadere da cinque gay e il problema di trovare una casa adeguata da risistemare per creare uno spazio anche per la regia. Poi ci voleva una storia personale che giustificasse il loro intervento. Ma volevamo anche mostrare i loro talenti: in un caso abbiamo scelto un artista che ha allestito una piccola mostra personale in casa sua.

Che tipologie di etero si sono presentate?

Abbiamo avuto baristi, studenti universitari, istruttori di palestra, investigatori privati e persino una body guard. Mancavano professionisti come avvocati e commercialisti ma, si sa, è difficile che un appartenente a queste categorie si lasci stravolgere il look.

Al contrario della cinquina omo, in cui c'è un volto noto al pubblico gay, Mattia di Gay.tv, che sarà l'esperto di lifestyle. Anche il 'guru' di bellezza e dintorni, Marco, è un noto visagiste delle dive conosciuto nell'ambito milanese. Come mai questa scelta, non c'è il rischio di fare 'L'isolato dei famosi 2'?

Sono noti tra i gay ma non tra gli etero e il pubblico de La7 è composto prevalentemente da etero. Erano le persone più adatte al ruolo.

Ci sono stati episodi imprevisti durante la registrazione?

Sì. In una puntata Guido, l'esperto d'arredamento, si è rotto una gamba e abbiamo dovuto rimandare la registrazione di una settimana.Niente di grave, per fortuna.

La dinamica dello show rispetterà il format originale di 'Queer Eye For The Straight Guy'?

Sostanzialmente sì. I Fab Five vanno a casa dell'etero e lo accompagnano a fare shopping, a farsi i capelli, poi tornano a casa dello straight per vedere i cambiamenti fatti dall'arredatore.
Alcuni vengono davvero rivoluzionati, altri solo 'ripuliti'. Dipende dal tipo di esigenze che hanno. In alcuni casi abbiamo provveduto a tagli drastici di capelli lunghi, sfibrati e distrutti da mèches orrende. Abbiamo restituito loro un colore decente!

Sembra un reality tutto al maschile… Ma le donne ci sono?

Certo! Ci sono le fidanzate, le mogli, le sorelle. Non vengono coinvolte direttamente nella rivoluzione del look dei loro uomini ma spesso sono quelle che approfittano di più del cambiamento: li ritrovano finalmente come li desideravano. Ci è capitato più di una volta.
I Fab Five hanno cambiato in meglio il ragazzo etero senza però mai snaturarlo.

E 'conversioni' gay ce ne sono state?

No, ma tranne un caso tutti hanno legato molto. Alla fine della registrazione il rapporto era di affetto e di simpatia reciproca. Si vede che omosessualità ed eterosessualità sono davvero due realtà che possono convivere molto bene insieme.

Qual è il target ideale de 'I Fantastici Cinque', secondo te?

Il programma non è pensato per un pubblico gay. Gli omosessuali si divertiranno, si potranno riconoscere. Vedranno cose che appartengono al quotidiano, cinque persone che sono loro stesse, si sa che sono gay. L'omosessualità non è oggetto di conversazione, è un dato di fatto, non è l'argomento di cui si parla, viene presentata in una maniera molto normale. E' più interessante osservare ed analizzare le relazioni, le aspettative e i desideri sia dei ragazzi gay che degli etero.

Ci sono premi in palio?

Nessuno vince e nessuno perde. Ne 'I Fantastici Cinque' l'esperienza premia se stessa.

http://it.gay.com/view.php?ID=19511

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.