lunedì 27 giugno 2005

"La scintilla della rivoluzione l'abbiamo iniziata noi checche, travestiti e puttane"

Mi rivolgo a tutti quelli che liquidano il "Pride" come una pagliacciata, un'ostentazione o, secondo la definizione del professor Zecchi «una carnevalata fuori stagione».
DA "QUEER", INSERTO DI "LIBERAZIONE" DEL 26 GIUGNO 2005


Gay, lesbiche, transgender e queer: c'è ancora un muro di pietre
di Vladimir Luxuria


J'accuse. Voglio sfogarmi un poco, e togliermi un sassolino dai miei tacchi. Mi rivolgo a tutti quelli che liquidano il "Pride" come una pagliacciata, un'ostentazione o, secondo la definizione del professor Zecchi «una carnevalata fuori stagione». Io vi dico: ciarlatani, borghesi piccoli piccoli!

Quello che mi fa più venire un diavolo per ogni doppia punta della mia parrucca sintetica è che in questa comitiva di giudicanti ci siano anche gli stessi gay, quelli in giacca e cravatta che non vogliono confondersi con travestiti, drag-queen, transessuali e trans/gender. Pensate che accozzaglia di gente triste: post-fascisti, fascisti, leghisti, piduisti, integralisti e omosessuali azzimati tutti legati dalla voglia di togliere rispetto (o almeno il colore) al corteo dell'Orgoglio lesbico, gay, bisex, transgender, queer. A rendere l'armata Brancaleone ancora più eterogenea ci hanno pensato anche alcuni intellettuali, pensatori e politici "centro-sinistrorsi", ovvero chi è caratterizzato solo da una leggera propensione a sinistra, i quali, dopo il fallimento del "quorum" camminano in ginocchio per non mortificare l'onorevole Ruini.

«La scintilla della rivoluzione l'abbiamo iniziata noi checche, travestiti e puttane. Dove stavate voi, gay in doppiopetto, eravate nascosti? Venite a raccogliere gli allori di una rivolta della quale non avete nessun merito?», queste parole le ha dette Sylvia Rivera quando l'ho incontrata al World pride a Roma nel 2000 a proposito della polemica sull'ostentazione. Era il 28 giugno del 1969 a New York, Sylvia era dentro lo "Stonewall", storico locale frequentato da gay, lesbiche e travestiti.. l'atmosfera era allegra, nonostante tutte le volte in cui la "democratica" polizia americana aveva fatto irruzione, schedata, sfottuta e terrorizzata la clientela. Ma quella volta qualcuno non subì passivamente tali soprusi: insieme a una travestita afroamericana (che aveva su di sé il doppio peso della discriminazione), Sylvia lanciò prima una scarpa e poi una bottiglia di vodka (vuota) addosso a un poliziotto. Fu la prima azione comunitaria: sbattere fuori gli sbirri dal locale. Alla rivolta si unirono subito dopo le lesbiche e ancora dopo i gay. Cominciò una piccola resistenza con feriti e arrestati che vedrà vincente la comunità omosessuale, da allora il movimento glbtq (gay, lesbo, bi and/or trans/gender, queer) fa partire il primo Pride, che da allora in sempre più numerose città nel mondo si fa coincidere attorno alla data del 28 giugno.

Silvia Baraldini viveva a New York all'epoca: «Non è un caso che i locali gay fossero nel quartiere del Greenwich Village, quella parte di New York in cui scoprii lo Stonewall, il movimento hippy, pacifista, dove si parlava della discriminazione degli afro-americani, dove imparai ad amare la musica di Frank Zappa, Joan Baez, Rolling Stones... la polizia non era molto delicata nei confronti di chi andava contro il sistema, picchiava, picchiava sul serio... io stessa una volta durante una street parade contro la guerra in Vietnam dovetti togliermi le scarpe e fuggire... era un periodo di grande fermento, in quest'atmosfera nasce la protesta anche dello Stonewall».

Purtroppo c'era anche un altro "Muro di pietre", ed era quello del pregiudizio che alcune categorie nutrivano (e nutrono) nei confronti di chi era "borderline", ai margini... Una travestita era uno schiaffo in faccia ai benpensanti. Se poi indossava un cartello con su scritto: "Fate i vostri conticini con la mia esistenza" il fastidio era troppo persino per gli stessi gay americani. Sylvia aveva cominciato a battere il marciapiede sin da giovanissima, iniziò ad aiutare le altre travestite che all'epoca morivano per una coltellata o un'overdose. Aprì la "Star House" (Street transvestite action revolutionnaires) da sola, senza l'appoggio politico del perbenismo gay.

Il 19 febbraio 2002 Sylvia Rivera si è spenta al Vincent's Manhattan hospital di New York, a 50 anni, cancro al fegato. Per fortuna il Movimento italiano transessuali di Bologna, nelle persone di Porpora Marcasciano e Valerie, hanno fatto in tempo ad omaggiarla nel convegno "Transiti" dove Sylvia intervenne: «Vogliamo ricordare che il 28 giugno è una giornata da festeggiare, grazie a una ribellione e a un movimento nato da transessuali e mi sembra assurdo che si tenda a dimenticarlo. Sono 31 anni che lotto per avere una posizione, per affermare la dignità transessuale contro la volontà delle persone cosiddette normali, comunità gay compresa».

Sì, noi travestiti siamo il colore, l'iperbole, l'esagerazione, l'ostentazione, la disubbidienza anagrafica, siamo fate dai mille volti e una sola coscienza. Non vogliamo un Pride uni-color, ma multi-etni-color, allegro, "queer", non un corteo funebre. La politica non è una cosa seria, visto che non ci riconosce gli stessi diritti degli altri, la nostra è la maschera dell'allegria, la vostra la maschera dell'ipocrisia, del bieco trasformismo. In altre parole noi lottiamo contro quel concetto di "omologazione" paventata da Pier Paolo Pasolini già nel 1961: «L'anormale complessato non volendo accettare l'anormalità che lo relega in una maggioranza di "diversi" rispetto alla società dove vive, e anzi soffrendone orribilmente, tenta di inserirsi di prepotenza nella maggioranza, accogliendone e facendone suoi tutti i canoni, tutte le regole, tutte le istituzioni. E, come sempre succede, finisce, come si dice, con l'essere più realista del re. Non c'è nessuno che sia più fanatico, più duro, più intransigente di un anormale che difende la norma». Le checche e travestite non hanno mai chiesto che ai cortei non partecipino i gay dal "look" più accomodante (magari griffato): è successo solo il contrario, i "più realisti del re" vorrebbero detronizzarci, ma è difficile: ognuna di noi è regina di quel molto o poco che possiede. L'inno del "Pride", tra l'altro, è stato deciso dalle melo-checche, ovvero quelle piagnone americane che impazzivano di lacrime davanti ai film dell'attrice e cantante Judy Garland, definita la "Elvis degli omosessuali" dalla rivista The Advocate. Il brano "Over the rainbow" (dal quale anche la scelta dell'arcobaleno come bandiera del movimento) è stato voluto come inno per quel sogno di terra promessa di libertà alluso nelle sue parole: «In qualche luogo, su in alto, al di là dell'arcobaleno, c'è una terra che una volta sognai durante una ninna nanna (...) dove i sogni che tu osi sognare diventano veri».

Gli auguri più sinceri di buon Pride a tutti forse si possono fare citando il ricordo su Sylvia scritto da Porpora e Valerie: «Cara Sylvia, gli eroi nascono per caso per arricchire il mondo, poeti, sognatori, vagabondi, tutti coloro che smettono di essere spettatori e diventano protagonisti. Ci piace ricordarti con il tuo abito di paillettes e piume di struzzo al World pride quando ti abbiamo accompagnata sul palco per spolverare la memoria».

Anche io mi auguro che con questo articolo se almeno non sarò riuscita a sconfiggere qualche pregiudizio abbia almeno abbattuto un paio di milioni di acari... non sopporto la polvere sulla memoria.



Massimo Consoli, "Stonewall, quando la rivoluzione è gay", ed. Roberto Napoleone, Roma, 1990
Nigel Finch, "Stonewall", film inglese del 1995
Atti del convegno "Transiti: percorsi e significati dell'identità di genere", Mit Bologna Giugno-luglio 2000
Gerald Clarck, "Get happy: the life of Judy Garland", edizioni Delta, USA, 2001
Pier Paolo Pasolini, "Le belle bandiere, dialoghi 1960-1965", Editori riuniti, Roma, 1996


http://www.gaynews.it/view.php?ID=32932

Uno Stato Italiano laico è possibile!

Appello per una grande manifestazione nazionale in tardo autunno a Roma


E' inutile girarci intorno: la gerarchia vaticana, dopo il risultato del referendum vuole capitalizzare e rilanciare. Ormai il cardinale Ruini è diventato un capo partito potente, che non ha tra l'altro bisogno d'alcuna estenuante mediazione politica, anzi molti politici lo seguono come cagnolini fedeli, prostrandosi al nuovo Mazzarino.

In gioco c'è la tenuta dello Stato laico, così fortemente difeso dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi offensivamente rintuzzato da Ratzinger, che ha voluto ribadire che la laicità deve essere "sana" e con radici cristiane. Sappiamo bene invece, che la convivenza civile, l'armonia tra le varie aspirazioni di tipo civile, etico, religioso, d'appartenenza etnica, d'identità e orientamento sessuale, possono essere garantiti solamente da un'organizzazione statale laica, che individua risposte accoglienti rispetto a tutte le cittadinanze in campo.

Per questo, il confronto in atto non è quello tra cattolici e non credenti, ma tra un'idea di convivenza coerente con la storia delle democrazie occidentali e il ritorno di modelli teocratici, mascherati da preminenze etiche, sostenute anche da laici folgorati sulla via di Damasco.

C'è bisogno di una risposta serena, appassionata, positiva di tutte quelle forze, gruppi, associazioni, intellettuali, cittadine e cittadini che vogliono costruire un paese moderno, dove siano ampliati diritti e doveri, dove ad ogni persona e ad ogni formazione sociale sia riconosciuta dignità.

Il movimento lgbt italiano deve avere la capacità di chiamare a raccolta tutti questi soggetti per costruire insieme una piattaforma che indica, entro il tardo autunno, una grande manifestazione nazionale a Roma. La difesa dei valori democratici e civili non può essere affida ai pur meritevoli, pochi, politici ed intellettuali che si sono esposti in prima persona per rispondere alle sempre più gravi ingerenze della gerarchia vaticana. Dai cattolici, dai laici, dall'associazionismo e in generale dalla società civile, deve partire una spinta forte che affermi con fermezza la dignità delle istituzioni italiane, la separazione tra le visioni religiose e le responsabilità politiche.

C'è tutta l'estate per pensarci, precisare la proposta, per raccogliere le prime disponibilità, non facciamo passare inutilmente il tempo, magari coltivando l'illusione che quest'attacco all'autonomia dello Stato italiano si spegnerà da solo.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32921

Il Pride di Oliviero Toscani

di Francesco Belais
Parla il fotografo che ha pubblicato 'Gay pride' storia per immagini del movimento glbt ("il più importante degli ultimi anni"). "Ruini dica il cazzo che vuole, i gay hanno già vinto".

MILANO - Che dire di Oliviero Toscani? Le sue fotografie, le campagne pubblicitarie, ormai parte dell'immaginario collettivo, sono più eloquenti di qualsiasi parola. Va da sé, infatti, che in una società basata sull'immagine, il suo è il metodo più immediato per veicolare dei messaggi. Messaggi forti, integrazione razziale, vita, Aids, sesso, sono solo alcuni dei temi trattati da questo genio della comunicazione. Temi scottanti che lo hanno reso celebre in tutto il pianeta. Clicca per ingrandire...In Francia ha appena pubblicato un libro intitolato Gay pride - L'histoire (Scali éditions). Un documento, foto e testi (francese/inglese), che raccoglie tutte le immagini più significative del movimento glbt e delle sue rivendicazioni negli ultimi trent'anni. Un'antologia della cultura gay su tutti i fronti, moda, musica, sport, religione, politica, eccetera, che rende omaggio a tutti coloro, famosi o no, che si sono battuti per il rispetto della dignità e dei propri diritti.

Signor Toscani, come le è venuta l'idea di pubblicare questo libro?

Quello gay è il movimento culturale più importante degli ultimi anni e ne ho fatto un libro.

Sarà pubblicato anche in Italia?

Spero da Feltrinelli.

Una domanda retorica, cosa pensa lei dei gay pride?

Penso che sia una battaglia importantissima che ha portato delle conquiste fondamentali. Come ripeto, è il movimento culturale più importante degli ultimi trentacinque anni. Il movimento gay ha portato avanti la cultura e favorito un'emancipazione che ci voleva.

Quest'anno il gay pride italiano è stato improntato sulla battaglia per i PaCS. Che cosa ne pensa lei di questo riconoscimento alle coppie omosessuali?

È incredibile che si discuta ancora se questo debba essere un diritto. Deve esserlo. È un dovere della società che lo sia. La cosa che mi delude un po' è questa voglia di matrimonio. I gay con il prestigio che hanno non dovrebbero adeguarsi alle norme eterosessuali del vecchio sistema sociale. Il matrimonio in fondo è una vecchia istituzione che dovrebbe essere, in un certo senso, eliminata. È un'azione cattolica, religiosa se vogliamo. Perché adattarsi a questa mentalità bigotta? Una coppia che decide di stare insieme è, in realtà, il vero matrimonio. I gay hanno il potere e la forza, al giorno d'oggi, di contestare certe istituzioni. Quindi no al matrimonio, sì ad un unione civile veramente utile.

Sul tema, un attimo più scottante, delle adozioni, qual è il suo pensiero?

Sono assolutamente favorevole.

Ha citato la religione, che cosa pensa di questa grande influenza della chiesa cattolica sullo stato italiano?

Sono dei rigurgiti che ritornano a galla con questi Ruini, con questi papi, con questa chiesa, con questa religione ipocrita. Ipocrita perché loro veramente sono i primi, e dovrebbero ammetterlo. Mi sembra un po' come Hoover, quel capo dell'Fbi omosessuale che faceva repressione violenta sui gay. La chiesa fa esattamente così.

Come mai, secondo lei, c'è tutta questa ostilità, questa omofobia, nel riconoscimento dei diritti a tutti i cittadini di un paese indipendentemente dai loro gusti sessuali?

È la paura del diverso, la paura magari di accettare anche se stessi come diversi. Si cerca di reprimere chi si pensa sia diverso e non ci si rende conto, invece, che siamo tutti diversi.

Lei si è interessato molto al problema dell'Aids. C'è un vecchio numero di Colors interamente dedicato a questo. Come mai?

L'Aids è un tema estremo, amore, sesso e morte. Una combinazione diabolica che solo il padre eterno o il diavolo può aver inventato.

Lei è credente?

No, o meglio, non credo nelle cose che mi dicono di credere, ma in quelle che scelgo io. Non credo nelle istituzioni, nei prodotti finiti da supermercato religioso.

Vogliamo parlare della posizione della chiesa nei confronti del profilattico che è l'unico modo per potersi difendere dall'infezione Hiv?

La chiesa ha diritto di dire quello che vuole. Quello che mi fa paura è che c'è ancora qualcuno che l'ascolta. Basta guardare le loro foto, le loro immagini, come si muovono, come parlano, come si vestono che uno dice, va be', adesso David Bowie non è più un fricchettone, ma la chiesa continua ad esserlo! Bisognerebbe solo riderci - come sta ridendo lei. Tutti dovremmo ridere invece di dire: pensa che cosa ha detto Ruini, adesso mi cambierà la vita. Ruini può dire il cazzo che vuole ma la mia vita non la cambierà proprio! È questo il punto.

Scusi, sa perché mi viene da ridere, perché anche a me il papa quando si affaccia con tutti quei paramenti mi sembra un po' un nuovo David Bowie o un Renato Zero degli anni '70…

Ma Renato Zero in confronto sembra un impiegato di banca!

Con le sue foto lei ha sempre dato dei messaggi molto forti. Come mai, cosa c'è alla base di questa sua scelta di voler sempre colpire e stupire?

Questo appartiene all'arte. L'arte che non fa questo è inutile. L'arte deve stupire, deve provocare, creare nuovi interessi, sorprendere, deve far spostare la propria percezione. Se non fa questo che arte è?

So che spesso ha ricevuto degli attacchi molto diretti alle sue opere…

Altrochè, anche dai gay una volta. Dalla chiesa, dagli ortodossi, dai fondamentalisti, dai fascisti, dai comunisti, certi comunisti che sono peggio di certi preti.

Che attacchi ha avuto da parte dei gay?

Quando feci quella roba sull'Aids, fui attaccato per la foto di un moribondo. Mi dissero che sfruttavo la morte. Io non sfrutto un bel niente, casomai il contrario, sfrutto la pubblicità per far parlare del problema. Ma sa, le cose nuove non si capiscono subito.

Signor Toscani, vuole aggiungere qualcosa per gay.it?

Io credo che l'integrazione sia una battaglia vinta. La chiesa ha gli ultimi rigurgiti. Non deve esserci discriminazione per chi non vuole essere come gli altri. E non è giusta nemmeno questa affermazione, in realtà. Cosa vuol dire essere diversi? Basta con queste menate! Un giorno ci guarderemo indietro e sorrideremo, come adesso sorridiamo quando uno parla di schiavitù, anche se per arrivare a questo gli schiavi hanno sofferto e combattuto. Quindi non c'è problema, la battaglia, anzi, la guerra sarà vinta. In barba a tutti i papi, ai Ruini, ai Gesù Cristi ed alle Madonne vergini!

http://it.gay.com/view.php?ID=20407

Lubiana riconosce le unioni gay: è già polemica

Previste l'assistenza economica obbligatoria reciproca e la condivisione dell'alloggio ma non tutti i beni saranno ereditabili
Tra un anno la prima cerimonia
Votata la legge che consentirà la registrazione delle «nozze» ma le associazioni insorgono: «Trattati da serie B»


LUBIANA - Sulla scia di quanto deciso da altri Paesi europei anche la Slovenia ha detto sì ai «matrimoni» omosessuali.

Il Parlamento di Lubiana ha votato ieri la legge che consentirà la registrazione a tutti gli effetti delle unioni tra cittadini dello stesso sesso. Alle cosiddette nozze gay hanno detto sì 44 deputati (praticamente tutti i parlamentari della coalizione di governo); i tre voti contrari sono stati quelli del Partito nazionale mentre le opposizioni di centrosinistra (demoliberali e socialdemocratici) hanno scelto l'ostruzionismo.

Le prima unione omosessuale sarà però celebrata appena fra un anno.

Infatti, il parlamento ha dato 12 mesi di tempo al Ministero del lavoro, della famiglia e degli affari sociali per preparare le dovute delibere attuattive.

Per sposarsi gli omosessuali sottoscriveranno una dichiarazione di assenso davanti a un funzionario dell'anagrafe.

La legge regolamenta anche le questioni riguardanti i rapporti giuridico-patrimoniali fra i partner. Nel caso uno dei due rimanga senza mezzi necessari per assicurarsi un'esistenza dignitosa, l'altro partner dovrà assicurargli un vitalizio. Nella normativa è stato inserito anche il diritto alla condivisione dell'alloggio nonchè quello di ottenere informazioni sulle condizioni di salute del partner ricoverato in ospedale. Sono state «bollate» invece come ingiuste le disposizioni relative all'eredità dei beni: il partner avrà diritto a ereditare solo parte del patrimonio comune, per i rimanenti beni dovrà fare i conti con eventuali parenti del compagno deceduto. La legge non conferisce ai componenti della coppia nemmeno lo status di famigliari come non sono altresì previste agevolazioni riguardanti l'assicurazione sanitaria, il fisco e le tutele sociali di cui godono le famiglie convenzionali. Per questi motivi le associazoini degli omosessuali in Slovenia hanno definito la legge comunque discriminatoria. «Con questa legge il governo ha dimostrato che gli omosessuali sono cittadini di serie B» hanno commentato i rappresentanti gay, annunciando che impugneranno la normativa al Dipartimento per le pari opportunità e davanti alla Corte costituzionale slovena.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32905

Radio Maria sui gay: "Condizione da cui si può uscire"

Trasmesso un dibattito su come "guarire" dall'omosessualità: "Il peggiore nemico dei gay? il movimento gay"

E' andata in onda ieri sera dalle 21 alle 23 sulle frequenze di Radio Maria una assurda tavola rotonda su "come uscire dall'omosessulità", una trasmissione condotta da Marco Invernizzi. Ad animare la discussione in studio c'era il prof. Antonino Tamburello, direttore del Master in psicologia di consultazione dell'ateneo pontificio Regina Apostolorum e direttore dell'istituto Skinner (www.istituto-skinner.it), che dava una fondamento di "scientificità" alla discussione. In studio anche Roberto Marchesini, giornalista e scrittore, di cui si ricorda il saggio sul "feticcio (omosessuale) dell'omofobia" (http://www.stranocristiano.it/news/news_0504/omofobia.htm).

La trasmissione non si è fatta mancare nulla: dalle citazioni dei libri di Joseph Nicolosi e del suo Narth fino alla testimonianza di un "ex gay", ormai guarito e felicemente sposato, passando per le teorie sull'omosessualità dovuta ad una violenza sessuale subita da bambini. La discussione partiva dalla presentazione di un libro "L'abc dell'omosessualità" che veniva pubblicizzato come in vendita nelle librerie Paoline.

La conclusione del dibattito è stata sintetizzata dallo stesso conduttore Invernizzi in due punti: 1)dall'omosessualità si può uscire, 2) Il maggiore pericolo per gli omosessuali che vogliono riconquistare la serenità perduta, o mai avuta, sono proprio i movimenti gay.

Il conduttore ha lasciato anche un indirizzo di posta elettronica in cui indirizzare i commenti della trasmissione: invernizzi2004@libero.it

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32912

domenica 26 giugno 2005

Sì alle adozioni internazionali per le coppie gay in Olanda

Le coppie gay in Olanda potranno adottare bambini stranieri. E' il governo del premier Balkenende, di centrodestra, a rompere un altro tabù
sabato 25 giugno 2005 , di il Corriere della Sera

Le coppie gay in Olanda potranno adottare bambini stranieri. Clicca per ingrandire...E' il governo del premier Balkenende, di centrodestra, a rompere un altro tabù e a mettere i Paesi Bassi di nuovo in prima linea, nella ricerca dell'eguaglianza e pari diritti tra le coppie eterosessuali e quelle omosessuali. Il progetto (il cui testo è tuttora segreto) è stato adottato ieri dal Consiglio dei ministri dell'Aja. Per diventare legge dovrà ora ottenere l'approvazione (scontata) di una commissione di saggi e poi il via libero definitivo del Parlamento. Ma anche quest'ultimo pare ormai assicurato. E' stata proprio l'Olanda, primo Paese al mondo, a legalizzare i matrimoni omosessuali. Succedeva quattro anni fa. Poi vennero il Belgio, parte del Canada, il Massachusetts negli Stati Uniti (un tema che influenzò non poco la campagna elettorale, e che fu fortemente osteggiato dal presidente Bush). Infine, dal 30 settembre, si è aggiunta la Spagna di Zapatero. La nuova legge sulle adozioni dall'estero nasce proprio per correggere ed emendare le norme create nel 2001. L'attuale legislazione olandese, infatti, consente il matrimonio ma prevede restrizioni per quanto riguarda i figli delle coppie omosessuali. Potevano essere adottati bambini olandesi, ma non all'estero; le lesbiche dovevano dimostrare di vivere insieme da tre anni prima di poter diventare "legittimi genitori" dei figli delle partner. Proprio per questo, un bambino straniero veniva spesso adottato da uno solo dei partner (l'adozione ai single in Olanda è consentita) e andava poi a vivere con entrambi. Sotterfugi, che i fautori della nuova legge sostengono di aver voluto eliminare. Così come dicono d'aver voluto sciogliere tutte le intricate questioni legali (per esempio l'eredità) che la normativa ancora in vigore lasciava in una sorta di limbo. La nuova legge, tuttavia, ha trovato forti resistenze all'interno del governo. Ostile, per esempio, il ministro della Giustizia, Piete Hein Donner. "Nessun Paese del mondo - ha detto - accetterà più di concederci il suo consenso alle adozioni di bambini. E non solo per le coppie omosessuali, ma neppure per quelle eterosessuali che non possono avere figli". Contrario anche il ministro delle Finanze, nonché presidente dei liberali francofoni, Didier Reynders. "Il dibattito non è ancora maturo", ha sostenuto, argomentando che occorre un confronto più ampio con la società civile. Non sono mancati tentativi di ritardare l'iniziativa. La commissione Giustizia della Camera, riunitasi all'inizio di giugno per dare il via libera al provvedimento, ha avviato consultazioni supplementari, allungando inevitabilmente i tempi. Il premier Balkenende si è tuttavia deciso ad andare avanti, dopo aver riscontrato una chiara maggioranza parlamentare. A votare sì è il blocco dell'opposizione: socialisti, liberali fiamminghi, verdi. A favore anche i cristiano sociali fiamminghi, anch'essi all'opposizione, mentre i liberali francofoni hanno lasciato libertà di voto. I numeri per far passare la legge non dovrebbero mancare. E sulla stessa strada dei Paesi Bassi sembra volersi avviare ancora una volta il confinante Belgio, che ha legalizzato nel 2003 il matrimonio tra omosessuali, ma ha escluso finora l'adozione. Ma. G.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32891

venerdì 24 giugno 2005

Al via oggi il Gay Pride di Salerno

Pronto anche l'anti Gay Pride con Forza Nuova e cattolici integralisti

(ANSA) - SALERNO, 24 GIU - Una tre giorni all'insegna del cambiamento e dell'inversione di rotta per il riconoscimento di nuovi diritti in favore delle coppie gay con una manifestazione che ha l'obiettivo di essere pilota per l'intero Mezzogiorno.

Tre giorni di dibattiti, di riflessioni, di iniziative. Con queste prerogative ha preso il via oggi nel centro storico cittadino, nell'antica struttura dell'Ave Gratia Plena, il Salerno Pride.

''La scelta di Salerno non e' casuale - ha detto Aurelio Mancuso segretario nazionale dell'Arcigay - Non e' un caso che questa manifestazione sia stata patrocinata dal Comune, dalla Provincia, dalla Regione, all'Universita'. Dal Sud ci aspettiamo molto''.

Alla 'prima' svoltasi nel chiostro dell'antica chiesa sconsacrata nel cuore del centro storico cittadino, non c'e' la folla delle grandi occasioni. L'ingresso e' presidiato dalle forze dell'ordine. In tutto una quindicina di poliziotti, preoccupati per l'anti-pride promosso per il pomeriggio da Forza Nuova.

C'e' allegria nell'aria, ma anche tanta compostezza.''Siamo contrari ad espressioni che ricordano fenomeni baracconeschi - ha detto Pasquale Quaranta, portavoce del Salerno Pride - Da Salerno vogliamo che parta un messaggio ben preciso contro le discriminazioni e le violenze che ci vedono vittime di tanta ignoranza''.

Ma stamani si e' accenato anche all'impegno per il Patto civile di solidarieta'. ''Entro la fine della legislatura speriamo di arrivare all'approvazione della legge che riconoscerebbe i diritti e le garanzie a quelle migliaia di coppie di fatto, presenti nella nostra societa' - ha tenuto a sottolineare Titti De Simone, deputato di Rifondazione Comunista - Purtroppo questo quadro legislativo italiano ci pone in una situazione di grande arretramento rispetto a quello europeo, dove ci sono da tanti anni leggi ben precise''.

Significativa la testimonianza di Rita De Santis dell' Agedo, l' associazione dei genitori gay e lesbische, che ha evidenziato come nel terzo millennio esistano ancora tante discriminazioni.

''L'intolleranza viene da una serie di fattori: dall'ignoranza, dal pregiudizio, dalla discriminazione fatta dalla Chiesa, purtroppo. Proprio quella Chiesa - ha detto Rita De Santis - che dovrebbe abbracciare la totalita' e che invece attua una discrimazione cosi' forte, creando delle correnti di pensiero che a noi genitori fanno molto male''.

La rappresentante dell'Agedo ha invitato l'arcivescovo di Salerno Monsignor Gerardo Pierro a partecipare ai dibattiti per avviare una forma di dialogo. Contro le gerarchie ecclesiastiche l'intervento del filosofo Gianni Vattimo che ha sottolineato come la Chiesa si ostini a non riconoscere il mondo gay.

''Quelli che ci demonizzano di piu' - ha affermato - sono i preti. Mi sembra che la Chiesa non sia piu' fenomeno di fede, ma difesa di disposizioni arretrate''.(ANSA).

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(Fonte Salernonotizie.it)

Per coinvolgere e sensibilizzare l'opinione pubblica, nella sua totalità, si dovrebbe cominciare dall'italianizzare il termine: gay pride, l'orgoglio omosessuale, per tre giorni protagonista a Salerno per incontrarsi, parlare, fare festa e smuovere le coscienze di una società che va verso la pluralità e che quindi non può tenere conto delle diversità di vedute, degli orientamenti personali, politici, religiosi, sessuali.

Orientamenti che in certi casi continuano a scontrarsi contro i muri eretti dalla legge, dalla burocrazia, dalla mentalità che non può dirsi ancora globale. Insomma, in un mondo ancora troppo bacchettone per riconoscere, ad esempio, le coppie di fatto, c'è bisogno di manifestazioni, se vogliamo anche scioccanti, per rivendicare ad alta voce l'uguaglianza di diritti per tutti, anche per le minoranze di cui molti di noi fanno parte, più o meno consapevolmente.


Una società che accetta il Gay Pride - ha affermato il filosofo Gianni Vattimo - è di certo più libera di una società che lo rifiuta. E Salerno? Come si comporterà al cospetto della tre giorni dell'orgoglio dei diversi? Staremo a vedere. Certo, le premesse sono incoraggianti: la presenza delle forze dell'ordine, per fortuna, era e sarà solo ornamentale, perché i salernitani sono tolleranti. Anche se, a volte, parlano senza peli sulla lingua.

Ivano Montano

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La festa dell'orgoglio omosessuale avrà anche un'antifesta. Quest'oggi a piazza Portanova si alzerà la voce di chi considera il Gay Pride un'espressione di lobby.

Organizzatori dell'antifesta i militanti del partito Forza Nuova con i rappresentanti di alcuni raggruppamenti cattolici radicali.

Una manifestazione che vuol essere risposta provocatoria ai tre giorni di cultura omosessuale.

A seguire la protesta, che inizierà alle 17.00, un convegno all'Hotel Italia, dal titolo "La lobby omosessuale nemica della famiglia tradizionale".

Un incontro che, a detta degli organizzatori di Forza Nuova, vuole essere di sostegno alle tesi sulla sessualità di Papa Ratzinger e che non vuole contestare il folklore del gay pride ma le richieste avanzate da questa lobby, che accampa gli stessi diritti giuridici della famiglia.

Con questo incontro le organizzazioni della destra estrema vogliono anche togliersi di dosso l'etichetta di violenti che era stata loro affibbiata quando, sia da Salerno che da Bari, alcuni gruppi avevano contestato il gay pride, annunciando manifestazioni di piazza in occasione dell'incontro omosessuale campano.

Etica e moralità saranno, quindi, le parole chiavi di un anti gay pride che sicuramente non toglierà tono alla festa omossessuale salernitana. Ad ognuno la sua festa, ad ognuno il suo orgoglio.

Simona Cataldo

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32878

Gay Pride Torino 2006: l'arcivescovo: inopportuno usare il termine orgoglio

Il Comune non dovrebbe urtare la sensibilità cattolica

Torino, 24 giu. - (Adnkronos)- Non offendere la sensibilita' cattolica di Torino. Cosi' l'Arcivescovo, cardinale Severino Poletto, in occasione delle celebrazioni di San Giovanni, patrono della citta', di cui ricorda il sacrificio della vita per difendere i valori della societa', famiglia compresa, prende posizione sulle polemiche di questi giorni che hanno diviso le forze politiche piemontesi in merito al patrocinio delle istituzioni al Gay Pride che sara' ospitato il prossimo anno sotto la Mole.

''Bisogna distinguere - spiega l'Arcivescovo colloquiando con i giornalisti al termine della funzione religiosa - un conto e' il rispetto per le persone, dunque anche per omossesuali, indipendentemente dal loro orientamento sessule, un conto sono le valutazioni morali. La Chiesa -ricorda - crede che Dio abbia creato l'uomo maschio e femmina per una ben chiara finalita', quella dell'amore e della procreazione dei figli in un matrimonio stabile.

Usare termini come 'orgoglio sessuale' mi pare addirittura inopportuno''.

"Un'istituzione civile - ha aggiunto Poletto riferendosi alle polemiche sul patrocinio - faccia quello che puo' per evitare l'impatto negativo verso la sensibilita' di una citta' che e' cattolica e che dunque ha un suo ethos.

Tutti i problemi umani possono essere oggetto di discussione, se questa e' seria, ma se e' fatta conspudoratezza, per provocare e scioccare non credo sia opportuna''.

Il richiamo ai ''grandi valori etici'' era venuto poco prima anche durante l'omelia. ''Non si puo' pretendere - aveva detto Poletto - di organizzare una societa' giusta, che progredisce se non si fa riferimento ai grandi valori etici senza i quali non si riesce a tenere insieme una vera convivenza civile''.

''Si dice giustamente che lo Stato deve essere laico, ma laicita' dello Stato significa che e' aconfessionale, non deve avere una sua etica da imporre, ma deve riconoscere il pluralismo delle culture e delle fedi religiose. Di conseguenza - ha concluso l'Arcivescovo di Torino - non ci sono all'inteno di un corretto uso della laicita' verita' da promuovere sempre e a priori, come ad esempio quelle della scienza ed altre da delimitare o addirittura da rifiutare, come quelle dell'etica o della religione''.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32874

Chiesa o forza politica?

Ciò che è successo sabato 18 giugno a Madrid può aiutarci a capire la direzione in cui si sta sempre più chiaramente orientando il cattolicesimo ufficiale.

La gerarchia cattolica ha organizzato un corteo nella capitale spagnola per sollevare il paese contro il governo Zapatero che sta per approvare una legge che riconosce il matrimonio delle coppie omosessuali.

La manifestazione, capeggiata dal Cardinale Varela, arcivescovo di Madrid, è stata molto al di sotto delle attese della gerarchia cattolica che, contro i 200.000 presenti, ne aspettava almeno 500.000.

Con il pieno appoggio dell’Opus Dei, dei Legionari di Cristo, di tutte le componenti ecclesiali più reazionarie e del Partito Popolare, la gerarchia ha confermato di progettare il futuro del cattolicesimo spagnolo come “partito politico dell'illibertà”. Questo pontefice ha dimostrato una ulteriore svolta a destra (se era ancora possibile dopo un papa tradizionalista come Wojtyla).

Vorremmo fare tre brevi riflessioni:

1) Il cattolicesimo ufficiale, più che come chiesa, si realizza oggi come partito politico con un progetto planetario a difesa degli interessi oligarchici, patriarcali, economici del sistema di dominio. Per conseguire questo scopo, tesse la trama delle alleanze con tutti i poteri che sono interessati a mantenere le cose come stanno (lo status quo). La lotta contro l’espansione dei diritti civili è quindi fondamentale per mantenere l’oppressione.

2) Il “dominio”, messo in crisi e “ferito” da molti movimenti in atto in parecchi settori della società civile, delle tradizioni religiose, della ricerca scientifica e delle trasformazioni culturali, si difende attaccando disperatamente, rabbiosamente. Ciò comporta una progressiva radicalizzazione delle scelte in un contesto in cui, aldilà degli spettacoli e della papolatria, l’istituzione chiesa perde ogni autorevolezza. Tutto questo può rappresentare un’ottima occasione per capire che la chiesa è altra cosa dalla gerarchia e da qualunque istituzione che presuma di parlare in nome di Dio
Viene alla mente la riflessione del teologo cattolico Josè Comblin: “C’è un cattolicesimo ufficiale che è sempre più burocratico… La burocrazia vaticana produce documenti senza fine per giustificare la sua esistenza. Ma la sua ragion d’essere, come quella di tutte la burocrazie, è aumentare il suo potere e per questo difficilmente può lasciar trasparire qualcosa di cristiano in mezzo a tutta questa immensa produzione di carta stampata…” (ADISTA, 18 giugno 2005).

3) In tutto questo panorama, che invita ad essere vigilanti e ad aprire “nuove rotte verso Dio”, come scrive il teologo Diego Irarrazaval, è davvero promettente la dignità del governo spagnolo presieduto da Zapatero. Come aveva promesso, l’esecutivo spagnolo intende proseguire nella costruzione di una società laica, in cui a tutte le persone venga riconosciuto il diritto all’amore, un diritto tutelato dalla legge.

La Comunità cristiana di base di Pinerolo

Pinerolo, 20 giugno 2005

http://www.viottoli.it/comunicati/2005/c9_05.html

giovedì 23 giugno 2005

Spagna: come previsto il Senato boccia la legge sui matrimoni gay, adesso la legge torna alla camera per l'approvazione definitiva

SPAGNA: MATRIMONIO GAY, PROGETTO LEGGE RESPINTO DAL SENATO

(ANSA) - MADRID, 22 GIU - Il progetto di legge socialista che autorizza il matrimonio gay e' stato oggi respinto dal Senato, dove il Partito Popolare (Pp) ha la maggioranza, ma sara' approvato dalla camera bassa, a maggioranza socialista, il 30 giugno, finendo cosi' il suo iter parlamentare.

Il testo e' stato respinto con 131 voti contrari, 119 favorevoli e 2 astensioni. Hanno votato contro il progetto di legge i nazionalisti catalani di Unio e di Convergencia i Unio (Ciu), e il Par, partito nazionalista dell'Aragona. Favorevoli, oltre ai socialisti, Izquierda Unida (Iu), i nazionalisti baschi (Pnv) e il partito delle Canarie (Cc).

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Apc-UNIONI GAY/ SPAGNA, SENATO DICE NO A LEGGE, ORA PAROLA A CAMERA

Veto dai senatori ma si attende approvazione prossima settimana Madrid, 22 giu. (Ap) - Il Senato spagnolo ha posto il veto questa sera alla legge che intende equiparare le unioni gay alle nozze civili eterosessuali: i conservatori del Partito popolare si sono alleati ai conservatori catalani di Convergencia i Uniò per votare contro il progetto per 131 voti contro 119. Il governo socialista rimanderà il progetto di legge al Congresso dei deputati dove ha i numeri per far revocare il veto e far approvare il provvedimento in via definitiva.

Un voto finale che è atteso per la prossima settimana, nell'ultima sessione utile del parlamento prima della pausa estiva. Il progetto contestatissimo da conservatori e cattolici dovrebbe essere votato il 30 di giugno. Al Congresso, il governo del premier socialista José Luis Zapatero dovrebbe poter contare sull'appoggio di tutti i gruppi, escluso quello del Partido Popular. La Spagna diventerebbe così il terzo paese europeo, dopo Belgio e Olanda, a garantire ai gay non solo una forma di riconoscimento della coppia ma una vera equiparazione di fronte alla legge rispetto alle coppie eterosessuali, inclusa la possibilità di adottare bambini.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32853

Gay: Fassino, tutela senza equiparazione

Il segretario DS segue la linea di Prodi: no ai matrimoni, sì ai PACS

(ANSA) - ROMA, 22 GIU - Piero Fassino ritiene che in caso di vittoria, un governo del centrosinistra dovra' affrontare la questione della tutela delle coppie di fatto, sia gay sia eterosessuali. Al tempo stesso, il segretario dei Ds avverte che in Italia vale il principio costituzionale per cui la famiglia e' fondata sul matrimonio.

Rispondendo, su Sky Tg 24, ad una domanda sulla legge spagnola che riconosce i matrimoni omosessuali e sulla contrarieta' ribadita dal cardinale Camillo Ruini al riconoscimento dei Pacs (patti civili di solidarieta'), Fassino si e' detto contrario ''a cercare modelli all'estero''.

''Non dobbiamo andare a cercare Zapatero, Schroeder o Blair - sostiene il segretario dei Ds - anche perche' in Italia abbiamo la Costituzione che riconosce la famiglia fondata sul matrimonio, e io penso che questo articolo sia per tutti non solo vincolo, ma un principio che deve essere rispettato. Al tempo stesso sono altrettanto favorevole a che le coppie di fatto trovino una normativa che le tuteli''.

Fassino ha ricordato di essere presentatore di un disegno di legge sui pacs, (''l'unico che e' depositato''), che ''non mette in discussione il principio costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio'' ma riconosce i diritti di chi ha scelto la convivenza di fatto, che riguarda le coppie sia omosessuali che eterosessuali.

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"Fondamentale il rispetto dell' articolo della Costituzione sulla famiglia"


(Apcom) - "Noi abbiamo una Costituzione in cui è scritto che la famiglia è fondata sul matrimonio e io penso che questo articolo costituzionale sia per tutti noi non solo un vincolo ma un principio che da tutti deve essere rispettato".

Ospite a Sky Tg24, il segretario dei Ds Piero Fassino si dice "contrario a forme di matrimonio diverse che siano equiparate de facto al principio costituzionale".

Sì però al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. "Sono favorevole a che le coppie di fatto e i rapporti di convivenza de facto trovino una normativa che le tuteli, sia quando sono eterosessuali che quando sono omosessuali", spiega il segretario della Quercia, che ha presentato "un disegno di legge sui Pacs".

Ad ogni modo, secondo Fassino, non vanno ricercati "modelli all'estero". Riferendosi alla Spagna di Zapatero, che ha approvato una legge sui matrimoni tra omosessuali, aggiunge: "Conosco benissimo Zapatero da tanti anni e ne ho grande stima, ma la storia della Spagna non è la storia dell'Italia. Non credo che dobbiamo andare a cercare Zapatero, piuttosto che Schroeder o Blair o qualcun altro per farci spiegare cosa dobbiamo fare in Italia. Penso che ogni paese debba trovare le giuste soluzioni, figlie della storia e della cultura accumulate nel tempo".

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32844

mercoledì 22 giugno 2005

Grillini a Ruini: il PACS è regola in tutta Europa

Il presidente onorario Arcigay risponde all'attacco del cardinale

(Apcom) - "Sul Pacs Ruini sbaglia perché la proposta di legge è volta a tutelare i diritti di due persone che stanno assieme e la legge elenca in modo puntuale i momenti difficili della vita a due per i quali la proposta attualmente in discussione alla Camera si presenta come strumento di garanzia".

E' quanto sostiene il parlamentare dei Ds e presidente onorario di Arcigay Franco Grillini, ribadendo che "definire il Pacs "Piccolo matrimonio" come fa Ruini vuol dire non aver letto il testo (cosa che consigliamo vivamente al presidente della Cei) e lo invitiamo a non aprire su questo terreno una nuova guerra di religione".

"Vorremmo infatti ricordare a Ruini - insiste Grillini - che leggi di questo tipo non sono l'eccezione ma la regola in tutta Europa e non si capisce bene perché solo in Italia non si dovrebbe legiferare in materia". "Vorremmo capire - conclude l'esponente della Quercia - se le opinioni espresse da Ruini sono le opinioni di un libero cittadino o se preludono ad una ossessiva campagna antigay come è successo in Spagna dove, peraltro, la manifestazione di Madrid non ha visto il milione di partecipanti annunciato, ma molto molto meno, segno che l'omofobia, con il conseguente razzismo antigay, ormai non fa più presa nella società".


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(DIRE) - ROMA- "Definire il Pacs 'Piccolo matrimonio' come fa Ruini vuol dire non aver letto il testo (cosa che consigliamo vivamente al presidente della Cei) e lo invitiamo a non aprire su questo terreno una nuova guerra di religione. Vorremmo infatti ricordare a Ruini che leggi di questo tipo non sono l'eccezione ma la regola in tutta Europa e non si capisce bene perche' solo in Italia non si dovrebbe legiferare in materia". Lo afferma il deputato Ds Franco Grillini, presidente onorario Arcigay e leader storico degli omosessuali. "Vorremmo capire se le opinioni espresse da Ruini sono le opinioni di un libero cittadino o se preludono ad una ossessiva campagna antigay come e' successo in Spagna dove, peraltro, la manifestazione di Madrid non ha visto il milione di partecipanti annunciato, ma molto molto meno, segno che l'omofobia, con il conseguente razzismo antigay, ormai non fa piu' presa nella societa'".

Grillini ricorda infine al presidente della Cei che "la proposta di legge e' volta a tutelare i diritti di due persone che stanno assieme e la legge elenca in modo puntuale i momenti difficili della vita a due per i quali la proposta attualmente in discussione alla Camera si presenta come strumento di garanzia".

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32829

Ruini contro tutto

No anche ai PACS, sono piccoli matrimoni


(ANSA) - ROMA, 21 giu - La Chiesa dice no ai matrimoni gay, ma chiede che vengano vietati anche i Pacs, i Patti di civile convivenza, contratti che in molti Paesi d'Europa vengono riconosciuti come utili per regolare i rapporti tra due conviventi dello stesso sesso. Il divieto e' venuto dal cardinal Camillo Ruini nel corso della presentazione dell'ultimo libro di Joseph Ratzinger, ''L'Europa di Benedetto, nella crisi delle due culture'', scritto poco prima di diventare Papa.

Il cardinal Ruini ha sottolineato, nell'argomentare il divieto della Chiesa ai Pacs, che ''criterio fondamentale della dignita' della persona umana e' il matrimonio uomo-donna''. Per l'alto prelato bisogna ''tutelare i diritti delle persone senza tutelare forme che sottendono solo qualcosa di analogo al matrimonio ma non il vero matrimonio''. In sostanza per Ruini i Pacs sono qualcosa di simile ad un ''piccolo matrimonio''.

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(DIRE) No, ovviamente, ai matrimoni gay, ma no anche ai Pacs, i cosiddetti patti di civili di solidarietà. Il "non possumus" arriva dal cardinal Ruini che- durante la presentazione del libro scritto da Ratzinger prima di diventare Papa- risponde a una precisa domanda del moderatore Bruno Vespa.

"La Chiesa- dice il porporato molto vicino al Pontefice- deve sempre valutare sulla base del criterio fondamentale della dignita' irripetibile della persona umana, creata uomo-donna".

Dunque, no alle unioni tra persone dello stesso sesso. Quanto poi alla proposta precisa di recepire anche in Italia la legislazione relativa ai Pacs, Ruini e' chiaro: "Si tratta- premette- di vedere bene...". Un'apertura? Macche', solo un espediente retorico perche', subito dopo, arriva la stroncatura: "Anche senza pronunciare la parola- afferma infatti- sono come un piccolo matrimonio". E poi- aggiunge- "se si tratta di tutelare i diritti delle persone, ci sono tanti modi... senza per questo prefigurare qualcosa di analogo al matrimonio".

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(Adnkronos) - ''Si tratta di comprendere bene cosa significano i Pacs'' perche' ''anche senza la parola matrimonio, di fatto sono un piccolo matrimonio''. Lo ha detto il presidente della Cei, Camillo Ruini, interprellato da Bruno Vespa sull'atteggiamento della Chiesa nei confronti dei patti civilistici tra gay alla luce di quanto sta avvenendo nella Spagna di Zapatero, nel corso della presentazione del libro del Papa 'L'Europa di Benedetto' presso la sede del 'Tempo'.


''Quando si tratta di tutelare i diritti delle persone -ha detto Ruini- ci sono diversi modi per farlo senza prefigurare forme che sottendono qualcosa di analogo al matrimonio''.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32827

Regolarizzato il viado che si sposa

Sentenza della Cassazione contro il ministero dell Interno


Niente espulsione per gli extracomunitari transessuali - dediti alla prostituzione - che sposano una donna italiana. Lo sottolinea la Cassazione respingendo il ricorso presentato dal Ministero dell Interno contro Liony Messias D.O., un viado sudamericano che, per sottrarsi al foglio di via, si è sposato con Fulvia L., una donna italiana molto più anziana di lui. Il questore di Massa, nel luglio 2002, aveva respinto la richiesta dello straniero di ottenere il permesso di soggiorno per motivi familiari , invocati da Liony in ragione del matrimonio contratto con Fulvia L. e celebrato nel giugno 2000. Secondo l autorità di polizia, l uomo era un transessuale dedito alla prostituzione e le sue nozze erano solo un escamotage di facciata per rimanere in Italia e continuare l'attività di lucciola . Contro il provvedimento questorile, Liony si era rivolto al Tribunale di Massa che, nel dicembre 2002, aveva stracciato il foglio di via in quanto - in base alla legge sull'immigrazione - è vietata l espulsione dello straniero convivente con coniuge italiano . Il ministero dell Interno - però - non è rimasto a guardare e ha reclamato alla Corte di Appello di Genova sostenendo che Liony andava espulso perchè il suo matrimonio era fittizio e lui era un maschio solo dal punto di vista anagrafico , dato che era in realtà di sesso femminile . A riprova delle sue deduzioni, il Viminale aggiungeva che - per di più - quella coppia irregolare conduceva una convivenza discontinua dato che l attempata Fulvia lo andava a trovare una volta al mese e risiedeva in altra città. Queste osservazioni non hanno fatto breccia: i magistrati dell appello hanno bocciato, nel 2003, il ricorso del ministero rilevando che nessun rapporto di polizia era idoneo a smentire la veridicità del matrimonio dello straniero con una cittadina italiana, mentre la continuità delle vita comune non escludeva periodi di lontananza tra i coniugi, giustificati anche da motivi di lavoro, e non era dimostrata la circostanza che lo straniero fosse di sesso femminile . Contro l ennesima disfatta il Viminale ha tentato l'ultima carta e si è appellato in Cassazione. Senza successo. I supremi giudici - con la sentenza 13165 - hanno, infatti, confermato che Liony non può essere espulso e hanno condannato il ministero a rimborsargli 2.100 euro per le spese legali. [Data pubblicazione: 22/06/2005].

(La Padania del 22/06/2005)

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32834

lunedì 20 giugno 2005

Zapatero va avanti

Nozze gay, il corteo divide Spagna, Parlamento al voto. Primi matrimoni già in estate
Dal corrispondente del Corriere della Sera Mino Vignolo

MADRID - La manifestazione di Madrid contro il matrimonio gay è stata un grande successo, ma il governo di Zapatero proseguirà sulla sua strada. Il progetto di legge sarà dibattuto nel plenum del senato domani o il giorno dopo e il testo verrà ratificato il 30 giugno dal Congresso dei deputati dove il partito socialista e i suoi alleati dispongono di una comoda maggioranza. Nel corso dell'estate saranno celebrate le prime nozze fra persone dello stesso sesso e il capo del governo diventerà una icona della comunità gay internazionale. Già José Luis Rodriguez Zapatero è stato eletto a San Paolo «personalità dell'anno» dall'«Associazione brasiliana della fierezza gay, lesbica e transessuale» come ringraziamento e la sua fotografia campeggerà nella copertina di una rivista gay spagnola che uscirà in luglio. Sotto la foto la scritta «L'uomo che mantiene la sua parola».


LA PROTESTA - I dirigenti del Foro della Famiglia, che ha organizzato la manifestazione di Madrid, hanno chiesto di bloccare la legge e un colloquio con il capo del governo. Anche se Zapatero acconsentirà a riceverli non vi sarà spazio per cambiamenti radicali.

Poche ore prima della marcia la vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega ha detto che il governo porta rispetto ai manifestanti ma «è chiaro che essi manifestano per esigere che un diritto si neghi ad altri». Ha insistito che la modifica del Codice Civile che permetterà le nozze fra persone dello stesso sesso «non obbliga nessuno a fare niente che non voglia». Il governo socialista sa che la Chiesa mantiene una notevole influenza sulla società civile spagnola ma è consapevole che le riforme sociali sono appoggiate dalla maggioranza dell'opinione pubblica.


IL SONDAGGIO - Nell'ultimo sondaggio a livello nazionale due terzi degli intervistati hanno risposto di essere favorevoli al matrimonio gay. Per questa ragione la vice di Zapatero ha ricordato alla gerarchia ecclesiastica che «il governo deve prendere decisioni in nome della maggioranza dei cittadini e la maggioranza dei cittadini ha espresso la loro opinione favorevole al matrimonio indipendentemente dall'orientamento sessuale di ciascuno». In altre parole, la partecipazione alla manifestazione può essere stata massiccia, però è maggiore il numero di persone rappresentate dai partiti che approvano la legge in parlamento o che hanno votato socialista alle ultime elezioni.


I SOCIALISTI - Una manifestazione come quella di sabato, pensano i socialisti, li aiuta a rafforzare la loro identità come «partito del laicismo, del femminismo, del progressismo». Inoltre la presenza di parte della gerarchia cattolica e del partito popolare, fianco a fianco nella marcia, ha trasmesso una immagine di fronte «popolar-cattolico» conservatore. E' un'immagine che piace al governo perché inchioda il partito popolare sulla destra e lontano dal centro, ma scomoda una parte dello stesso partito e della gerarchia ecclesiastica. E' la ragione per cui dirigenti popolari, con il leader Mariano Rajoy in testa, non hanno partecipato, e nemmeno sono scesi in piazza circa tre quarti degli alti prelati. Chi non ha partecipato ha pensato che andare fosse controproducente da un punto di vista «politico».


IL PIANO - Non è d'accordo con questa analisi un personaggio come il vescovo di Segorbe-Castellon Juan Antonio Reig che è la massima autorità della Conferenza episcopale in materia di famiglia e vita. E' sceso in piazza circondato dai fedeli della sua diocesi che con ogni mezzo avevano raggiunto Madrid. E' una delle voci più forti ed eloquenti nella condanna delle riforme laiche intraprese dai socialisti. A suo giudizio la legge sulle nozze gay è «la punta dell'iceberg» di «un piano sinistro» di demolizione della Chiesa cattolica messo in atto dal governo Zapatero.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=32791

mercoledì 15 giugno 2005

Controparola: Non diamo l'8 per mille alla Chiesa Cattolica

Una risposta al "Non voto" ecclesiastico


ROMA, 14 GIU - Un invito a non devolvere l'8 per mille del proprio reddito alla Chiesa cattolica, per rispondere alla mobilitazione ecclesiastica a favore del non voto. Questa la risposta di Controparola, l'associazione di scrittrici e giornaliste che si e' battuta per il 'si'' al referendum sulla procreazione, alla vittoria di ieri del partito del non voto.

Un invito rivolto ''a tutte le cittadine e i cittadini'', si legge in una nota, per protestare ''contro la crociata delle gerarchie cattoliche per l'astensione''; ''contro la pesante ingerenza della Curia nell'ordinamento dello Stato''; ''contro l'indifferenza della Chiesa per la salute della donna, per il suo legittimo desiderio di essere madre e di mettere al mondo figli sani''; ''contro l'antica avversione del Vaticano per la ricerca scientifica''.

A firmare l'appello, in particolare, Maria Rosa Cutrufelli, Elena Doni, Paola Gaglianone, Elena Gianini Belotti, Lia Levi, Dacia Maraini, Maria Serena Palieri, Nadia Pizzuti, Loredana Rotondo, Marina Saba, Cristiana di San Marzano, Mirella Serri, Giuliana Sgrena, Simona Tagliaventi e Chiara Valentini.

''Quella di non devolvere l'8 per mille alla Chiesa - ha ricordato Elena Doni - e' un'idea che ci era gia' venuta all' epoca degli stupri etnici in Bosnia, quando dalle gerarchie ecclesiastiche era giunto l'invito alle donne violentate a non abortire. E oggi abbiamo pensato di riproporla''.

Ma si tratta di un'idea che ha gia' cominciato a circolare anche su internet, con catene di e-mail avviate da singoli cittadini, e di cui si fa portavoce anche, in particolare, l' Associazione Mammeonline. ''Dopo i risultati del referendum - scrive la presidente dell'associazione Donatella Caione - arrivano a centinaia le adesioni delle coppie infertili alla proposta, nata spontaneamente su internet, di negare la destinazione dell'8 per mille alla Chiesa cattolica, ormai autorelegata al ruolo di partito politico. Proprio nei giorni in cui si definisco le dichiarazioni dei redditi, questa e' la prima risposta alla delusione per il mancato raggiungimento del quorum''. ''E' stata una prima reazione spontanea nella nostra comunita' on line sul sito mammeonline.net - spiega Catone - ma che si sta diffondendo anche in altri forum sulla rete''.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32708

L'Opa del Cavaliere sulla Margherita

di CURZIO MALTESE

L'INVITO di Berlusconi alla Margherita a cambiare casacca e indossare la livrea del centrodestra è già stato liquidato dal coro sprezzante dei destinatari come una sciocchezza, un colpo di sole o un gesto patetico. Quindi non meriterebbe ulteriori commenti, se non fosse un segnale della campagna elettorale che ci attende e del declino politico in corso. S'è già capito insomma che nei prossimi dieci mesi Berlusconi le proverà davvero tutte pur di mantenere il potere, al solito. Ed è chiaro ormai che il centrosinistra le proverà tutte pur di perdere. Neppure questa è una novità. Se dobbiamo credere ai sondaggi, gli opposti ma altrettanto titanici sforzi finora non sono serviti a nulla.

Il coma elettorale del berlusconismo sembra irreversibile e anzi si aggrava con l'avanzare della recessione economica. Ma chissà che, dài e dài, non si riesca a riesumare il cadavere.

La sortita nel campo nemico di Berlusconi, nel suo ruvido qualunquismo, ha costretto la Margherita a un'orgogliosa levata di scudi ulivista e dunque non è parsa una gran mossa. Il premier avrebbe fatto meglio a tacere, come prima del voto referendario. Ma la trovata ha almeno il merito di dar voce a una tentazione nascosta del quadro politico, all'antica voglia di palude trasformista che il fallimento dei referendum ha materializzato di colpo. Dopo un decennio di faticoso maggioritario, il ceto politico è già stanco di responsabilità e rimpiange appunto la vecchia palude centristra dove tutto si tiene.

Berlusconi ha fiutato l'aria e traduce la tentazione in una specie di Opa politica, una pubblica offerta d'acquisto del nemico di ieri. Non importa se per farlo deve inventarsi moderato, chiedere magari a Casini di candidarsi al posto suo e negare in definitiva quattro anni di governo all'insegna dell'estremismo, dell'asse con la Lega e dello stravolgimento costituzionale.

Naturalmente il personaggio è immune allo scrupolo morale. Per lui il moderatismo è una merce che si può comprare dall'oggi al domani. Ma come sempre il cinismo di Berlusconi mette allo scoperto la mancanza di saldi principi e forti identità nello schieramento avversario. Ed è in fondo a questo che davvero mira con il paradossale invito.

La questione è sempre la stessa: che cosa tiene insieme il centrosinistra? Quali valori, quale modello? Da dieci anni la risposta non si trova. All'avventura scellerata del berlusconismo il centrosinistra ha saputo oppore ragioni critiche efficaci e giuste ma mai una visione davvero alternativa della società. I problemi sono stati ogni volta altri, la leadership anzitutto, la formula dell'alleanza, i nomi, i rapporti fra partiti. Non esiste in Europa una sinistra così amletica. La nostra ogni sei mesi cambia modello straniero, una volta è il laburismo alla Blair, un'altra la socialdemocrazia di Schroeder, per alcuni dovrebbe essere il socialismo laico di Zapatero. Ma intanto gli altri sono e i nostri vogliono sembrare. L'Ulivo, ch'era il nocciolo di una possibile identità unitaria della sinistra italiana, fu assassinato nella culla e ancora adesso stenta a rinascere.

Lo spettacolo ultimo dato dall'opposizione prima e dopo il referendum è imbarazzante. Certo è difficile non dar ragione al professor Parisi quando s'indigna per i festeggiamenti dei rutelliani. Un'astensione del 75 per cento non può essere occasione di giubilo o di giubileo anticipato. Di più, con la conferma della legge 40 l'Italia diventa l'unica nazione al mondo dov'è proibita la ricerca sulle cellule staminali, a parte un pugno di nazioni dove vige la legge coranica e il Costarica. Che cosa c'è allora da festeggiare?

Eppure i toni, l'atteggiamento, gli argomenti con cui i prodiani hanno commentato l'invito di Berlusconi a Rutelli suonano eccessivi, vendicativi e un po' paranoici. Sembra quasi che si augurino davvero il voltagabbana dei margheriti per poi poter gridare al tradimento. Possibile che Prodi e Parisi non si rendano conto che il problema dell'alleanza è la debole identità politica e non il "tradimento" di questo o quello, ieri Bertinotti e D'Alema, oggi Rutelli o Mastella? Quanto tempo dobbiamo perdere ancora, oltre gli anni di Berlusconi, perché la classe dirigente capisca che la crisi italiana è troppo seria per ridurre la politica a un conflitto di personalità?

(15 giugno 2005)

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/politica/nuovacdl2/opacav/opacav.html

martedì 14 giugno 2005

L'astensione? Il disinteresse ha vinto su tutto

Hanno pesato poco scelte politiche o religiose, ha prevalso la difficoltà di comprensione. Anche nel centrosinistra


Lo evidenziano già i dati sull'afflusso alle urne. E lo confermano i risultati del sondaggio. Gli astenuti sono presenti « trasversalmente » in tutte le categorie socio anagrafiche. Vi sono, com'era ragionevole aspettarsi, differenze in relazione all'orientamento politico.
Ma, ha finito con l'astenersi anche la maggioranza assoluta degli elettori diessini. E, naturalmente, quella di chi dichiara di non sapere cosa votare alle prossime elezioni. Ovviamente, la quota di astenuti è massima ( 80%) nel sottogruppo che dichiara di recarsi a Messa una o più volte alla settimana. Ma essa supera il 60% anche tra chi afferma di non frequentare mai le funzioni religiose. Insomma, al di là dei suoi risvolti politici e ideologici, la consultazione di domenica e lunedì ha confermato il rilievo dei due fenomeni che più sembrano contraddistinguere oggi lo scenario politico ed elettorale.
1) La frattura territoriale. Le regioni del nord si sono recate alle urne in misura grossomodo doppia di quanto è accaduto al sud. Il motivo sta, ovviamente, in un modo diverso di concepire le scelte politiche. L'esistenza di « culture civiche » differenti è stata evidente sin dai tempi del primo referendum istituzionale, nel 1946. Ma, come ha sottolineato Ilvo Diamanti, la differenziazione territoriale delle modalità di voto si è andata in qualche modo accentuando in quest'ultimo periodo.
2) Il progressivo disinteresse, la « smobilitazione » di una parte di elettorato. Come si sa, i partiti tradizionali funzionavano da « facili tatori » delle scelte elettorali e degli orientamenti politici. Chi non poteva o voleva informarsi in dettaglio sulle varie questioni, faceva, più o meno consapevolmente, riferimento alle posizioni del partito cui si sentiva più vicino. Con la scomparsa delle ideologie tradizionali, questa funzione è venuta meno. Alcuni, pochi, si sono in qualche modo « arrangiati » documentandosi da soli sulle varie te matiche. Altri, la maggioranza, hanno ritenuto preferibile allontanarsi e disinteressarsi del dibattito politico. Rinunciando spesso a votare. Specie nei referendum.
Poiché in questi ultimi si è spesso chiamati a pronunciarsi su argomenti ritenuti, a torto o a ragione, troppo complessi o settoriali.
Dunque, buona parte del l'astensione rilevata in questo referendum è motivata non tanto da una scelta politica o religiosa, quanto dal rifiuto o dalla difficoltà di approfondire troppo la questione. E dalla correlata convinzione che, come ci ha detto, spazientito, un intervistato « i parlamentari sono pagati apposta per fare le leggi. Che l'aggiustassero loro una cosa così complicata » .
Tra i nostri intervistati, il 35% ha dichiarato, già la mattina della domenica, che non si sarebbe recato a votare. Tra i restanti, una parte ( grossomodo il 20%) era deciso viceversa a recarsi alle urne.
Gli altri si definivano invece indecisi. La gran parte di costoro, come si sa, non è poi andata a vota re. Li abbiamo denominati astensionisti « aggiuntivi » , poiché non avevano deciso ( o non avevano voluto dichiarare) il loro comportamento già all'inizio della consultazione. Si tratta di elettori diversi dagli astenuti « convinti » . Lo si vede dalle motivazioni al non voto, ove prevale per costoro l'argomento: « Sono talmente indeciso da preferire forse non votare » . Questo astensionismo « aggiuntivo » pare insomma suggerito più da disinteresse o difficoltà di comprensione, che da scelta « politica » vera e propria. Per questo l'astensionismo « aggiuntivo » è assai più diffuso nelle categorie poco o per nulla coinvolte dalla campagna per l'astensione. Come coloro che si recano poco o mai alla Messa, oppure votano per i partiti del centrosinistra. Tra questi ultimi gli astensionisti aggiuntivi costituiscono addirittura la maggioranza.
Insomma, l'apporto politico all'astensione da parte della Chiesa e dei partiti che l'hanno auspicata è stato solo una componente del risultato, valutabile in meno della metà delle astensioni ( 36% dell'elettorato). Il resto, in modo relativamente « trasversale » alle varie forze politiche, è costituito da coloro che hanno trovato troppo difficili — e troppo impegnativi — i quesiti e che, in generale, si interessano poco alla politica. Si tratta del segmento composto dagli elettori cosiddetti « lontani » , di cui si è discusso ancora di recente nel dibattito sull'esistenza di un centro « consapevole » .
In definitiva il connotato caratterizzante questo voto non è prevalentemente quello politico, ma quello del disinteresse e della disinformazione, che, peraltro, avevano caratterizzato anche diversi referendum del passato. Un quadro assolutamente differente dal 1974. Anche a quel tempo la Chiesa si mobilitò contro il divorzio.
Ma la questione era assai più semplice da comprendere e specialmente, funzionava il facilitatore costituito dalle forze politiche.

Di RENATO MANNHEIMER
Corriere della Sera 14-06-2005

http://brunik.altervista.org/20050614062448.html

Medici, pazienti e scienziati "L'Italia pagherà un prezzo alto. Ora all'estero per cure e ricerca"

Parte la caccia via internet ai centri oltre frontiera
E-mail di rabbia sui siti che hanno difeso il Sì
di MARIA NOVELLA DE LUCA


ROMA - Dopo la delusione la fuga. Se ne andranno le coppie in cerca di un figlio, se ne andranno i ricercatori a cui è vietato indagare sulle cellule dell'embrione. L'Italia degli sconfitti si organizza: medici, pazienti, scienziati, oltre frontiera è tutto pronto, basta entrare in Rete, chiedere consiglio alle associazioni, e tentare altrove ciò che in Italia è proibito. "Altrove" significa anche vicino, vicinissimo, la Svizzera, la Slovenia, la Spagna, l'Inghilterra, i centri esteri offrono convenzioni, prezzi sempre migliori, tecnologia d'avanguardia.

"Il nostro sito è inondato di messaggi di coppie disperate e piene di rabbia - racconta Federica Casadei, presidente di Cerco un bimbo - il senso collettivo è che a noi è stato rubato il futuro. Molte donne cattoliche annunciano che d'ora in poi non daranno più l'8 per mille alla Chiesa, in due ore oltre 500 messaggi. La sconfitta c'è, è sulla nostra pelle, ma anche la voglia di reagire: il numero di chi emigrerà per avere un bambino crescerà a dismisura. E con noi emigreranno anche i ginecologi, molti già lavorano fuori, anzi le coppie italiane "punite" dalla legge 40 rappresenteranno un enorme business dell'Europa globalizzata. La verità è che in questo referendum è mancato il voto dei giovani, e anche delle donne giovani, del tutto ignare di cosa vuol dire autodeterminazione femminile".

E la legge 40, sottolinea Filomena Gallo di Amica cicogna "divide di nuovo i ricchi dai poveri, i più forti dai più deboli", perché non tutti avranno soldi, tempo e forza per affrontare in un paese sconosciuto l'iter, difficilissimo, della procreazione assistita. È chiaro infatti che i tempi saranno lunghi. Che ben difficilmente il parlamento modificherà una legge così saldamente difesa. Ma a pagarne il prezzo non saranno soltanto le coppie infertili, i malati, i portatori di malattie genetiche.

Sarà anche " la scienza italiana a pagare un prezzo molto alto a cominciare dal ritardo che inevitabilmente accumuleremo nella ricerca sulle cellule staminali embrionali". Lo afferma con amarezza Carlo Flamigni, il padre della procreazione assistita in Italia, sostenendo che non pochi "ricercatori potrebbero decidere di lasciare il nostro Paese per continuare i propri studi all'estero". All'Italia toccherà "importare" le scoperte di paesi più liberali.

"In presenza di risultati positivi delle ricerche sulle staminali embrionali, in qualunque paese ciò accada, questi verranno immediatamente resi noti, ma il grande paradosso sarà che l'Italia sarà allora costretta ad acquistare i brevetti di ciò che altri hanno scoperto, perché messi in grado di ricercare e lavorare in questa direzione. Chi, malato o parente di un malato, rinuncerebbe infatti ad una terapia salva-vita?".

"Siamo al Medioevo della ricerca - rilancia ancor più deciso l'immunologo Ferdinando Aiuti - il mio invito è rivolto ai giovani ricercatori: affrettatevi a lasciare l'Italia". Il farmacologo Silvio Garattini prova a fare autocritica. "Forse noi scienziati non abbiamo fatto abbastanza per far comprendere l'importanza di questo referendum". Cupo il commento dell'astrofisica Margherita Hack, che teme ora una crociata contro l'aborto. "Se l'embrione ha l'anima, se i diritti dell'embrione sono equiparati a quelli delle persone adulte, figuriamoci il feto. Siamo soltanto all'inizio...".

(14 giugno 2005)

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/politica/dossifeconda7/scienzest/scienzest.html

Le ragioni del naufragio laico

di EZIO MAURO

IL risultato del referendum non è solo una sconfitta: è il naufragio di un'Italia laica che si proponeva di cambiare una legge ideologica, per regolare poi diversamente in Parlamento la materia della fecondazione assistita. Questo era il senso della chiamata alle urne, fuori dagli schieramenti, dagli integralismi, dalla retorica apocalittica che ha trasformato assurdamente il voto in uno scontro di civiltà. Le urne sono rimaste deserte. Chi ha trasformato il confronto in uno scontro tutto italiano tra il Bene e il Male, ha poi chiesto ai difensori del Bene di non scendere in campo, per mandare a vuoto la battaglia. Non sappiamo dunque chi sarebbe prevalso, in uno scontro aperto di valori contrapposti, tra il "sì" e il "no". Un dato solo è certo: ha perso chi (come questo giornale) voleva cambiare la legge. Ha vinto chi voleva conservarla e per prevalere ha affondato con ciò che resta del laicismo anche il vecchio istituto del referendum, che per molto tempo scomparirà dalla scena italiana.

Molto era prevedibile, in questa vicenda, tutto era stato annunciato. Proviamo a vedere come, quando e perché. Passata in minoranza, per ammissione dei vescovi, nel Paese "naturalmente cristiano", la Chiesa italiana negli ultimi dieci anni ha preso coscienza di trovarsi "in una terra di missione" e dunque ha deciso di impegnarsi "a rievangelizzare una società che è stata colpita da una vera amnesia della sua storia e della sua identità cristiana". Da qui, un cambio non soltanto di metodo e di strategia, ma di sostanza. La Chiesa, come dice Ruini, "non fa più leva su un soggetto politico di riferimento, ma sui contenuti", dunque agisce politicamente alla luce del sole, senza mediazione. La si "vede" cioè far politica, senza lo scudo dc, che tra le altre cose serviva evidentemente anche a questo.

Fuori dal corridoio protetto in cui scambiavano il partito-Stato democristiano (con le sue autonomie, e le sue obbedienze) e la Curia, nel mondo scoperto di oggi la Chiesa passa da essere tutto a essere parte, in una sorta di moderna "lobbizzazione" che la porta a competere nel confronto politico-culturale come una grande agenzia di valori e di tradizioni, in competizione e in concorrenza con le agenzie che già occupavano il mercato.

Non riuscendo più a parlare all'insieme maggioritario della società, la Chiesa italiana si rivolge alle sue parti sensibili, prima fra tutti la politica che legifera muovendosi tra interessi legittimi e valori di riferimento, e che ha in mano le cinque leve dell'organizzazione sociale che nel febbraio 2001 il Cardinale Segretario di Stato fissò come essenziali per giudicare dal Vaticano la politica italiana: si tratta delle leggi "sulla vita, la famiglia, la gioventù, la libertà scolastica, la solidarietà".

Davanti a sé la Chiesa ha trovato i partiti della Seconda Repubblica, tutti nati o trasformati nel corso dell'ultimo decennio, senza un deposito di storia e di tradizione, un portato di valori consolidati a cui far riferimento. Una politica dove molto è prassi, tutto è contemporaneo, l'identità è incerta. A sinistra, per la tragica eredità del comunismo, la tradizione è inservibile, come se fosse tutta radioattiva. Nel nuovismo, non mancano solo i nomi, ma anche i riferimenti culturali della sinistra europea moderna e risolta, e dunque la battaglia delle idee diventa insicura, senza visione e senza certezza, con il rischio di essere in ogni momento gregaria delle mode culturali dominanti. A destra, il berlusconismo ha fallito l'unica vera ricerca dell'immortalità, che non sta nelle ricette antirughe del dottor Scapagnini, ma nel progetto di dare alla destra una moderna cultura conservatrice in un Paese che non l'ha mai avuta, democristiano com'era.

In questo quadro, arriva il Dio italiano predicato dalla Cei, una sorta di via italiana al cattolicesimo che non c'era mai stata, nella nazione della "totalità" democristiana e della surroga papale. Fatalmente, o almeno facilmente, la Chiesa a questo punto viene vista da una parte del mondo politico come l'ultima e l'unica agenzia di valori perenni e universali dopo la morte delle ideologie terrene del Novecento e il deperimento fisico delle storie politiche che le avevano incarnate. Dall'altro lato, Chiesa e Vaticano vedono l'Italia improvvisamente come un gregge senza guida e senza rotta, soprattutto senza più idee forti, incapace di tradurre la laicità dello Stato in uno spirito repubblicano libero e autonomo: il terreno ideale per sperimentare - ed è la prima volta in cinquant'anni - una sorta di "protettorato dei valori", l'esercizio di un potere non più temporale ma culturale della Chiesa.

Due elementi in più rafforzano questo quadro. Da un lato, come fa notare Habermas, il ritorno in tutta Europa della religione dal dialogo privato al dibattito pubblico, un ritorno che prende in contropiede il laicismo e che papa Ratzinger aveva già annunciato da cardinale, negando che il cattolicesimo sia solo un sentimento privato: "È una verità proclamata in ambito pubblico, che pone per la società delle norme e che, in una certa misura, è vincolante anche per lo Stato e per i potenti di questo mondo". Dall'altro lato, l'avanzare nel nostro Paese di quel nuovo soggetto che tre anni fa ho chiamato "lo strano cristiano", l'ateo clericale che cerca di saldare la destra politica italiana ad un pensiero forte che non ha, e lo trova nel deposito di tradizione della Chiesa, ignorando sia i suoi comandamenti che la sua trascendenza che la sua predicazione sociale, cavalcando però la sua legge morale tradotta in norma, come creatrice di un'identità collettiva e di una società del Bene.

È il rifiuto della distinzione tra la legge del Creatore e la legge delle creature, che sta a fondamento di ogni moderna concezione della laicità. È il rifiuto ratzingeriano del relativismo tradotto dal linguaggio culturale nel linguaggio politico, persino legislativo: superando l'idea del Parlamento come luogo dove le leggi si fanno con l'unica regola della maggioranza, e dove ogni verità è parziale, come ogni credo in democrazia. Al fondo, c'è la denuncia della nuova religione europea del "politicamente corretto", dell'adorazione "pagana" per i diritti subentrati ai valori, del cuore socialdemocratico del Novecento che ha messo per troppo tempo in circolo lo statalismo e la laicità, mentre la nuova cultura cristiana di destra è la vera interprete di un senso comune del post-moderno.
È l'idea di Ruini del cristianesimo come seconda "natura" italiana: che può dunque essere trasgredito e rinnegato solo da leggi in qualche modo contro natura, quindi contestabili alla radice.

Ecco il quadro in cui è nata non la legge sulla fecondazione artificiale, ma "questa" legge, che ha un valore ideologico e di bandiera ben superiore al valore d'uso. Ed è lo stesso quadro in cui è fallito il referendum. Sarebbe certo sbagliato dare alla Chiesa e ai nuovi atei clericali il potere di mobilitare nel silenzio il 75 per cento degli italiani, ed è ridicolo pensarlo. Da dieci anni i referendum non raggiungono il quorum, l'astensionismo fisiologico è altissimo. In questo caso, c'è probabilmente un riflesso automatico in più, che esce dalle logiche della politica: la legge sulla fecondazione è stata vista dagli italiani come una complicata questione di piccola minoranza, che non li riguardava e che non riuscivano a padroneggiare nei suoi aspetti etici e scientifici. Se questo è vero, l'astensionismo più che difendere la legge ha voluto lasciare la parola al Parlamento, dove oggi dovrebbe riaprirsi un confronto finalmente non più propagandistico.

Ma detto questo, non si è detto tutto. Nel disorientamento degli italiani davanti alla materia del referendum, le parole della Chiesa, dei neo-con italiani, degli atei clericali hanno pesato di più delle parole di quel pezzo di sinistra che ha sostenuto il "sì", dei suoi leader, dei suoi scienziati. Il centrosinistra, tutto insieme, dovrebbe riflettere: o trova un'identità culturale, visto che è incapace di trovare quella politica, oppure perderà le grandi sfide di questa fase, che nascono tutte dalla battaglia delle idee, più che dagli schieramenti. Non si può reggere una partita in cui la sinistra parla di sé, mentre la destra parla della vita e della morte. Esistono valori, esistono diritti che la sinistra può testimoniare a testa alta nel mondo di oggi, anche dopo la sconfitta del referendum, perché fanno parte della sua storia: sfidando la destra ad una vera battaglia culturale in campo aperto, senza l'aiuto pagano di Ponzio Pilato.

(14 giugno 2005)

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/politica/dossifeconda7/commmaur/commmaur.html

lunedì 13 giugno 2005

Referendum. Grillini: "I clericali non cantino vittoria"

Franco Grillini commenta la scarsa partecipazione al voto

(AGI) - Roma, 13 giu. - "Nonostante il deludente risultato della consultazione in termini di partecipazione al voto, nulla giustifica in questo paese quella svolta clericale, sanfedista e vandeana che si vorrebbe imporre". Lo dice Franco Grillini(Ds), che aggiunge: "I clericali, prima delle urne, hanno disertato il confronto a viso aperto, hanno abbandonato il campo sapendo di essere minoranza e nulla li autorizza ad annettersi l'astensione che caratterizza oltre 10 anni le consultazioni referendarie in Italia, tutte fallite. D'altra parte proprio la scelta di cercare di far fallire il referendum sommandosi agli indifferenti getta un ombra di cinismo su di una chiesa che non guarda ai mezzi per i propri fini. In tal modo si e' fatto del terrorismo sulla natura reale dei quesiti parlando di clonazione umana, di uomini fatti in laboratorio, di eugenetica; si sono trasformate le chiese in luoghi di propaganda politica con i fondi dell'8 per mille; si e' avviato un rigido controllo del territorio violando, con la propaganda per l'astensionismo, la segretezza del voto. In una parola - conclude il presidente onorario Arcigay - si e' sostituito, con l'uso cinico del trucco elettorale, quel consenso e quell'autorevolezza che la chiesa cattolico-romana non ha piu' a partire dalle chiese vuote per finire con la crisi delle vocazioni. Non si puo' in alcun modo, quindi, utilizzare il risultato del referendum per mettere in discussione aborto e divorzio. Una furbata elettorale non cambia la natura profondamente secolarizzata del paese. In definitiva i clericali sono ben lontani dal poter cantare vittoria".



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(ANSA) - BOLOGNA, 13 GIU - ''Il quorum non c'e', ma non c'e' nemmeno la vittoria dei clericali'': questo il commento del presidente onorario dell'Arcigay Franco Grillini alla chiusura delle urne per il referendum sulla procreazione assistita.

Secondo il deputato dei Ds, ''una furbata elettorale non cambia la natura profondamente secolarizzata del Paese'' e ''non si puo' in alcun modo, quindi, utilizzare il risultato del referendum per mettere in discussione aborto e divorzio''.

''In un sondaggio riservato il no ai quesiti referendari era dato al 14% - afferma Grillini - I si' alle modifiche della brutta legge 40, che brutta rimane, sono largamente maggioritari nel Paese e avrebbero largamente vinto in presenza del quorum.

Cio' significa che, nonostante il deludente risultato della consultazione in termini di partecipazione al voto, nulla giustifica in questo Paese quella svolta clericale, sanfedista e vandeana che si vorrebbe imporre''.

Prima delle urne - prosegue il deputato dei Ds - ''i clericali hanno disertato il confronto a viso aperto, hanno abbandonato il campo sapendo di essere minoranza e nulla li autorizza ad annettersi l'astensione che caratterizza da oltre 10 anni le consultazioni referendarie in Italia, tutte fallite''. D'altra parte, secondo Grillini, ''proprio la scelta di cercare di far fallire il referendum sommandosi agli indifferenti getta un ombra di cinismo su di una Chiesa che non guarda ai mezzi per i propri fini. In tal modo - sostiene - si e' fatto del terrorismo sulla natura reale dei quesiti parlando di clonazione umana, di uomini fatti in laboratorio, di eugenetica; si sono trasformate le chiese in luoghi di propaganda politica con i fondi dell'8 per mille; si e' avviato un rigido controllo del territorio violando, con la propaganda per l'astensionismo, la segretezza del voto''.

''In una parola - conclude - si e' sostituito, con l'uso cinico del trucco elettorale, quel consenso e quell'autorevolezza che la Chiesa cattolico-romana non ha piu' a partire dalle chiese vuote per finire con la crisi delle vocazioni'' In definitiva, secondo il presidente onorario dell'Arcigay, ''i clericali sono ben lontani dal poter cantare vittoria''.



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(ASCA) - Roma, 13 giu - ''In un sondaggio riservato -commenta Franco Grillini deputato DS e presidente onorario Arcigay -il no ai quesiti referendari era dato al 14%. I si' alle modifiche della brutta legge 40, che brutta rimane, sono largamente maggioritari nel paese e avrebbero largamente vinto in presenza del quorum. Cio' significa che, nonostante il deludente risultato della consultazione in termini di partecipazione al voto, nulla giustifica in questo paese quella svolta clericale, sanfedista e vandeana che si vorrebbe imporre. I clericali, prime delle urne, hanno disertato il confronto a viso aperto, hanno abbandonato il campo sapendo di essere minoranza e nulla li autorizza ad annettersi l'astensione che caratterizza oltre 10 anni le consultazioni referendarie in Italia, tutte fallite.

D'altra parte proprio la scelta di cercare di far fallire il referendum sommandosi agli indifferenti getta un ombra di cinismo su di una chiesa che non guarda ai mezzi per i propri fini. In tal modo si e' fatto del terrorismo sulla natura reale dei quesiti parlando di clonazione umana, di uomini fatti in laboratorio, di eugenetica; si sono trasformate le chiese in luoghi di propaganda politica con i fondi dell'8 per mille; si e' avviato un rigido controllo del territorio violando, con la propaganda per l'astensionismo, la segretezza del voto. In una parola - sostiene Grillini - si e' sostituito, con l'uso cinico del trucco elettorale, quel consenso e quell'autorevolezza che la chiesa cattolico-romana non ha piu' a partire dalle chiese vuote per finire con la crisi delle vocazioni.

Non si puo' in alcun modo, quindi, utilizzare il risultato del referendum per mettere in discussione aborto e divorzio.

Una furbata elettorale non cambia la natura profondamente secolarizzata del paese.

In definitiva i clericali sono ben lontani dal poter cantare vittoria''.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=32680

Pontassieve in controtendenza:ha votato il 51,14% degli elettori

Tutte le percentuali di affluenza e i risultati sono consultabili sul sito del Comune di Pontassieve:

http://www.comune.pontassieve.fi.it/elettorale/refe_aff05.htm

http://www.comune.pontassieve.fi.it/elettorale/refe_ris05.htm

Referendum: non c'è il quorum

Ha votato solo il 25,9% degli italiani aventi diritto al voto

http://www.referendum.interno.it/votanti/votanti050612/Fvotanti_italia_2005.htm

domenica 12 giugno 2005

Non dimezziamo la nostra scienza

Alle urne: ecco i valori in gioco
di Enzo Biagi

Ci siamo. Da stamattina le urne sono aperte e perfino le previsioni meteorologiche scoraggiano ad andare al mare: temporali sul litorale ligure e anche al Sud nuvole sparse. D’altra parte l’invito agli italiani a sdraiarsi al sole non portò bene neppure a Craxi. Oggi è il giorno nel quale ognuno di noi è chiamato a decidere, a scegliere, il giorno nel quale non sono ammesse deleghe. Votare è un diritto. Anzi, qualcosa di più, qualcosa che ci appartiene e che è costato dolore e sacrifici alle donne e agli uomini della mia generazione. L’età mi consente di ricordare che cos’era questo Paese quando non c’era il problema di rinunciare al weekend per recarsi al seggio, ma mi vengono in mente, soprattutto, i momenti in cui riacquistammo dignità: il primo referendum, monarchia o repubblica, le elezioni del ’48, le grandi battaglie per il divorzio e l’aborto, passaggi fondamentali per allineare l’Italia alle grande nazioni. Certo, la materia sulla quale siamo chiamati a dire come la pensiamo è delicata, difficile: è il desiderio di diventare genitori, di creare una vita, di capire quali sono i limiti della scienza e i progressi che si possono fare per curare malattie degenerative.
Tutti hanno detto la loro: leader politici, scienziati, personalità della Chiesa e ogni opinione è evidentemente rispettabile. Non è apprezzabile, a mio parere, quella che invita all'astensione. Sono convinto che non esistano verità assolute per convincere a dire «sì» o «no» alle quattro domande che troveremo sulle schede e se il dibattito è stato a volte lacerante nelle istituzioni, lo è, in queste ore, anche in tante delle nostre famiglie: mogli che tracciano la croce da una parte, mariti e figli dall’altra, coppie che consegnano allo spoglio di domani sera la speranza di mettere al mondo un bambino, malati che affidano alle cellule staminali l’ultimo appello per la vita. Dunque la politica — destra, centro, sinistra — c’entra poco: stavolta i conti li facciamo con noi stessi, con il nostro buonsenso, con la nostra coscienza. Io, tanto per uscire dagli equivoci, sono per quattro sì, ma credo che almeno due siano indispensabili: quello sulla scheda celeste (sì alla ricerca sulle cellule staminali embrionali) e altrettanto su quella grigia (sì alla fine dell’equivalenza tra embrione e persona).
Le argomentazioni scientifiche dovrebbero aver convinto che, mentre usciamo per andare a comperare le paste della domenica, è meglio entrare nella scuola del nostro quartiere e far valere i diritti di cittadini liberi, senza influenze da nessuna parte. In gioco ci sono valori che riguardano la coscienza, che non è poco, e non vorrei mai che qualcuno dovesse rinunciare a una prospettiva di guarigione o di vita migliore perché ho dato retta a un onorevole, a un ginecologo e, con tutto il rispetto dovuto, a un prelato. In questi due giorni di giugno gli italiani devono decidere, senza incertezze, se con la rinuncia agli studi sulle cellule staminali embrionali la ricerca scientifica deve essere dimezzata. Se capisco le ragioni etiche o religiose per le quali qualcuno rifiuta questa «metà», non posso accettare che questo rifiuto diventi una legge valida per tutti. Sarebbe un gran brutto precedente.
12 giugno 2005

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2005/06_Giugno/12/biagi.shtml

Quando i miscredenti diventano clericali

di EUGENIO SCALFARI

SUL referendum procreativo che da questa mattina fino a domani pomeriggio va alla prova delle urne si è già detto quasi tutto. Su alcuni punti si è detto addirittura troppo; su altri, forse, poco. Cercherò dal canto mio di rimediare a questi due inconvenienti di diversa natura.

Si è detto troppo sulla natura dell'embrione: se sia fin dall'inizio del concepimento una persona, oppure un progetto di persona che inizia subito la sua evoluzione e la persegue senza soluzione di continuità, oppure una non-persona almeno fino a quando non sarà dotato di un inizio di sistema nervoso.

Tutte queste definizioni non derivano dalla scienza ma da convinzioni soggettive che a loro volta dipendono da che cosa s'intenda con la parola "persona". Si tratta insomma di opinioni e come tali opinabili, sicché fondare su di esse una legge e un qualsiasi comportamento elettorale e giudicare quale sia quello giusto e quello sbagliato è del tutto improprio.

Non è dunque il dibattito sulla natura dell'embrione (persona, progetto di persona, non-persona) che può dettare il comportamento degli elettori e il giudizio su di esso, bensì la questione politica che sta sotto a quel dibattito.

È infatti una questione politica che induce gli elettori a votare sì oppure no o scheda bianca sui singoli quesiti o infine ad astenersi non presentandosi al seggio elettorale.

Tutta l'infinita chiacchiera su fratello embrione, mamma uovo, papà spermatozoo, che ha attratto o annoiato gli italiani in quest'ultimo mese, può avere avuto il solo valore di incuriosirne le menti e introdurle in un settore della conoscenza finora riservato agli addetti ai lavori e ai diretti interessati.

Quindi un risultato positivo ma nulla di più. Le posizioni reciproche sono rimaste quelle iniziali, il dubbio non ha fatto breccia sulle diverse tesi in contesa per la semplice ragione che quel tipo di dibattito oscurava la questione politica che ha determinato la legge 40 e il referendum abrogativo su alcuni articoli della medesima legge.

Oggi è arrivato il giorno del voto. Cioè il momento della scelta tra diverse opzioni che non sono di carattere morale, teologico, filosofico, religioso, ma sono di natura politica. E come tali vanno trattate, discusse, risolte dalla coscienza di ciascuno. Di questo si è parlato troppo poco. Forse perché, da una parte come dall'altra, non se ne voleva parlare.

Il punto centrale di fronte al quale si trova oggi e domani l'elettore è molto preciso e si chiama clericalismo, potere clericale o se vogliamo esser chiari fino in fondo, potere temporale della gerarchia ecclesiastica sulla vita politica della società e dello Stato. Chi è a favore della vittoria di quel potere e chi è contro di esso.

La religione o la miscredenza non c'entrano. Si può essere religiosi oppure no, ma non è questo il punto di discrimine. I valdesi sono religiosi ma vanno a votare. Gli ebrei sono religiosi ma il presidente delle comunità italiane li ha esortati a votare. Molti cattolici religiosi, anzi religiosissimi, voteranno, a cominciare dal presidente della Repubblica, Ciampi, e dal suo predecessore, Scalfaro.

Per converso molti miscredenti incalliti non voteranno perché, pur essendo miscredenti, sono clericali dichiarati e mobilitati, come Giuliano Ferrara e Oriana Fallaci. Auspicano una società guidata da una gerarchia ecclesiastica militante e tendenzialmente fondamentalista. Mettono sui loro vessilli il Dio degli eserciti e non il Gesù della misericordia. Si battono affinché il peccato divenga reato. E affinché le loro libere e legittime scelte divengano obbliganti anche per chi non le condivide.

Utilizzeranno il fatto che l'embrione può vivere e crescere solo dentro il corpo della donna per obbligarla ad accoglierlo dentro il suo ventre anche contro il suo volere.

Infine vogliono ignorare il fatto che gran parte dei paesi del nostro continente hanno una legislazione non clericale e dunque più permissiva in materia di procreazione assistita, con la conseguenza che la nostra legge 40 realizza una normativa classista, dove i ricchi possono usare le strutture ospedaliere di Francia, Spagna, Gran Bretagna, per procreare senza gli impedimenti imposti ai medici italiani e alle coppie meno abbienti che vi ricorrono.

Analoga situazione riguarda la ricerca scientifica sulle staminali embrionali, fiorente in Usa e in molti paesi europei, vietata in Italia dal clericalismo del nostro episcopato con il solerte e chiassoso appoggio dei clericali miscredenti.

La paura di Frankenstein non c'entra nulla con la legge 40 e con i quesiti referendari. Se il quesito sulla ricerca scientifica passasse al vaglio delle urne di oggi, resterebbe comunque il divieto della legge di utilizzare gli embrioni per la riproduzione di esseri umani, contro la quale siamo tutti schierati, referendari e antireferendari, clericali e liberali, credenti e miscredenti. La legge 40 lo vieta e tutti siamo favorevoli a mantenere e semmai rafforzare quel divieto.

Eppure è proprio su questa paura che il clericalismo fa leva. Fa leva con una bugia e un insulto alle persone perbene. Così come fa leva su quel 25-30 per cento di astensionisti abituali, per sommare ad essi l'astensionismo clericale e rendere invalido il referendum per mancanza del quorum prescritto dalla legge.

Noi non diciamo, signor presidente della Camera, che chi si astiene sia un cittadino di serie B. È un cittadino esattamente come noi che stiamo andando a votare. Ma diciamo che il risultato di quelle astensioni lo depureremo dall'astensionismo strutturale degli indifferenti e così depurato lo confronteremo con il voto espresso nei seggi.

Lei, signor presidente della Camera, avrà obiezioni da opporci? E quali? Saremmo lieti di conoscerle, quelle obiezioni che certo - lo sappiamo - non delegittimano il risultato legale di un referendum fallito per mancanza di quorum, ma registrano un dissenso maggioritario contro una legge sbagliata, perseguita dal clericalismo italiano, tornato al "non expedit" di infausta memoria.

Spero che lei mi creda se le dico che personalmente aborro l'anticlericalismo sguaiato e intollerante. In Italia era stato superato e spento da tempo. Se sta ora risorgendo dalle ceneri è perché il clericalismo delle gerarchie ecclesiastiche e di chi obbedisce al loro richiamo ha l'effetto di un mantice sulle ceneri dell'anticlericalismo.
Se è questo che volete...

Aggiungo (l'ha scritto sabato Mario Pirani) che l'astensionismo militante avrà come effetto inevitabile quello di abolire la segretezza del voto prescritta dalla Costituzione. Si saprà chi ha votato. In un elettorato diviso tra chi va ai seggi e chi li diserta, esserci andati potrà risultare discriminante come lo fu per i cattolici che infrangevano il "non expedit".
Ripeto: è questo che volete?
* * *
C'è un ultimo punto che merita di essere menzionato ed è la parola di Benedetto XVI quando, parlando alcuni giorni fa nella cattedrale di San Giovanni in Laterano, ha detto che "Dio benedice chi si astiene di fronte alle cose che sono sgradite a Dio" connettendo questa affermazione al referendum sulla procreazione.
Si tratta d'una affermazione estremamente grave. Il Papa non parlava "ex cathedra", ma era pur sempre il Papa e mescolava Dio ad una contesa elettorale e quindi politica, in quello stesso luogo dove furono firmati i Patti Lateranensi e il Concordato tra la Santa Sede e lo Stato italiano. "Non menzionare il nome di Dio invano" recita il comandamento mosaico fatto proprio dalla Chiesa di Cristo.

"Non interferire nella sfera politica" dice il Concordato rivolgendosi alla Santa Sede. Ci preoccupa meno il comandamento rivolto ai fedeli; ma ci preoccupa molto di più la violazione dei patti tra l'entità religiosa e quella laica e civile, effettuata dalle parole del Papa.

Qui si pone un dilemma che non potrà essere ignorato a lungo se il clero clericale proseguirà su questa strada. Se volete mescolare Dio alle contese politiche, allora usciamo dal Concordato, torniamo al regime cavourriano della libera Chiesa in libero Stato, senza più ricorrere al sostentamento finanziario e ai privilegi che lo Stato e noi tutti contribuenti garantiamo alla Santa Sede. Non si può avere Chiesa clericale e statuto concordatario. In un'Europa e in un'Italia che si avviano al pluralismo religioso, puntare ad una legislazione intrisa di clericalismo significa accentuare la discriminazione verso altri culti e altre religioni. E significa, soprattutto, opprimere i laici non credenti o poco credenti o credenti che rifiutano il magistero esclusivo della gerarchia.

Significa imporre una scuola pubblica di ispirazione vaticana, abolire la legge sull'aborto e poi quella sul divorzio, mettere le brache alla scienza, tornare al Sillabo e all'Indice dei libri sgraditi.

Questo è il clericalismo: un ritorno indietro al 1870 e alla caduta del regime temporale, ad un cattolicesimo ingessato e pervaso di teocrazia, che la cultura moderna aveva contribuito ad evolvere verso un messaggio di pura fede, di misericordia e di carità, che restano il deposito fulgente del Vangelo e del cristianesimo di Francesco e di Gesù di Nazareth suo patrono e ispiratore.

Ancora una volta ripeto: è questo che volete? E magari le Guardie Svizzere al posto dei corazzieri della Repubblica? Nel 1986, se non ricordo male, il leader radicale Francesco Rutelli scalò il balcone centrale di Montecitorio, ammainò il tricolore e issò al suo posto la bandiera pontificia bianca e gialla come protesta contro il tentativo del Vaticano di interferire sulla legislazione italiana.

Il Rutelli di oggi ha cambiato opinione ed è padrone di farlo. Ma a noi piace ricordarlo come un giovane trentaduenne che difendeva la laicità, patrimonio comune di credenti e non credenti.

Oggi quell'ammainabandiera sarebbe peraltro inutile.
Ciampi, che è già andato a compiere il suo dovere di elettore, la laicità dello Stato la difende a nome di noi tutti e perciò il tricolore sta bene dove sta.

(12 giugno 2005)

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/politica/dossifeconda5/miscredenti/miscredenti.html

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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