domenica 10 luglio 2005

Decine di migliaia di persone hanno sfilato al gay pride romano

40 mila persone scese in piazza contro l'omofobia e l'intolleranza inneggiando a Zapatero. Un pensiero dedicato a Michele Presta


La Stampa


Al "Gay pride" sfilano in 50 mila inneggiando ai diritti di Zapatero

Sono stati più forti dell'intolleranza, o di quella forma di aggressività che chiamano "omofobia": una sorta di paura del diverso che spesso sfocia in gesti di violenza contro le persone gay. E contro l'omofobia ieri sono scesi in piazza in 30-50 mila, a Roma, per festeggiare l'anniversario del Gay pride, la manifestazione dell'orgoglio gay che si tiene ogni anno nella capitale, a Milano, a Bologna o come l'anno prossimo, a Torino. Alla festa di ieri hanno partecipato tredici organizzazioni del movimento, provenienti da tutta Italia. I lavori preparatori hanno richiesto un mese di lavoro, durante il quale Carlo, Salvatore, Fabrizio, Alessandro e Aldo - i principali organizzatori dell'Arcigay di Roma - hanno dormito quattr'ore per notte. Di giorno lavoravano o studiavano, chi in azienda, chi all'università, "così tutto il lavoro abbiamo dovuto farlo ritagliandoci degli spazi nel tempo libero". Ma il risultato c'è stato. Al Gay pride di ieri c'erano decine di migliaia di persone - vestiti di tutti i colori e le mode - che sfilavano per chiedere gli stessi diritti delle coppie "regolarizzate": il riconoscimento giuridico in quanto coppie di fatto, il diritto a assistere il partner quando è ammalato, di poter ricevere la pensione alla morte del compagno e di ereditarne i beni. Alle 16,30 i carri sono partiti da piazza della Repubblica, con le bandiere della pace e del Regno Unito, cartelloni fatti a mano da Salvatore ("Chi ha l'omofobia non è figlio di Maria"), tabelloni della Cgil con su scritto "Sacro il lavoro/laico lo Stato". Dietro, davanti e a fianco dei carri i partecipanti seguono il corteo, che passa dalle vie centrali di Roma per concludersi alla Bocca della verità. La musica di Vasco Rossi, Anita Franklyn, la tecno e l'hip hop danno il ritmo al corteo, che ogni 500 metri si ferma per leggere le piccole ma frequenti storia d'intolleranza quotidiana. Come quella di Lorenzo e Luca, dieci anni di convivenza, uno dei quali si è visto negare il diritto ad assistere il partner in coma: non è un parente. O come Simona e Monika: la seconda è polacca, è si è vista negare il permesso di soggiorno. Eppure la soluzione ci sarebbe. I delegati dell'Arcigay Roma sventolano bandiere bianche con su scritto "Pacs" in blu. La speranza è quella: Zapatero è lontano, "concedeteci almeno il riconoscimento come coppia di fatto".



Il Corriere della Sera


Roma, sfila il Gay pride Zapatero santo subito, ora le unioni di fatto
Un assessore della Regione Lazio: pronto un progetto per i "Pacs" Roma, sfila il Gay pride
Carri colorati e slogan: vogliamo i nostri diritti

ROMA - Il Gay Pride è questo: seni siliconati, perizomi tigrati, uomini in gonnellino scozzese senza biancheria, parrucche viola e toraci al vento. E' anche questo: una coppia di giovani donne con maglietta rosa che procedono mano nella mano e si sfiorano le labbra, o due ragazzoni, canottiera bianca e canottiera nera traforata che si baciano con passione, lungamente. E questo: l'Associazione genitori di omosessuali, che esibisce il numero di telefono, per chi ne avesse bisogno. VIVA ZAPATERO - No, dopo la tragedia di Londra non si è pensato di annullare il Gay Pride romano. "E' una manifestazione per la civiltà contro la barbarie", dice Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale "Mario Mieli". "Il Gay Pride - dice Titti De Simone, deputato di Rifondazione comunista - è contro la guerra, contro il terrorismo, poiché la pace è la precondizione per il riconoscimento di tutti i diritti umani". Così il caldo pomeriggio romano viene solcato, da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità, da una sorta di carnevale di Rio, con decine di migliaia di persone al seguito e due ali di turisti e pochi cittadini osservatori. Il primo carro accompagnava tre uomini vestiti da sposa e vessilli della pace, e bandiere spagnole. Marcia nuziale e il cartello "Zapatero santo subito", il premier di Madrid che ha fatto una corsa in avanti circa i diritti dei gay. Tuttavia, l'anima più politica del corteo, si pone per ora l'obiettivo dell'approvazione in Parlamento dei Pacs, Patti civili di solidarietà, che allargherebbero alle coppie di ogni genere diritti come la successione e la reversibilità della pensione. Ormai, c'è solo la Lega contraria nel profondo. Ma qual è l'anima politica del corteo? Franco Grillini, presidente onorario Arcigay, deputato ds, la De Simone, Mariella Gramaglia, inviata dal sindaco Veltroni, Luigi Nieri, assessore regionale, che dice: "Ho preparato una bozza di legge per sostenere le coppie di fatto. Spero di ottenere il più ampio consenso in consiglio regionale. Vorremmo cancellare le norme fatte approvare da Storace, che accordano aiuti solo agli sposati". IL SILENZIO - "Di sabato, i colleghi sono nei collegi", dice Grillini. E Rossana Praitano: "L'unico sindaco che sfilò nel Gay Pride fu Rutelli, anno 1994, prima della sua "conversione"". Veltroni, Marrazzo e Gasbarra erano stati invitati, tutti hanno fatto sapere di essere precedentemente impegnati. Veltroni, ad esempio, sposava in Campidoglio il suo assessore al Bilancio, Marco Causi. Con una signora, naturalmente. E Sandro Bondi, di Forza Italia, che pochi giorni fa ha detto "pensiamo a un riconoscimento delle convivenze", non è stato invitato? "Purtroppo no - dice Praitano -. Forse non abbiamo colto la sincerità delle sue parole...". Alle 18 e 30 la sfilata, lungo via Cavour, fa un minuto di silenzio per le vittime di Londra. Molti portano un nastro nero al polso, qualcuno indossa un bikini con i colori inglesi, uno dei carri è un bus rosso a due piani, sopra viaggiano gay di una certa età, a torso nudo con indumenti di pelle. Il carro della Cgil è carico di transessuali che ballano Renato Zero, Cuccarini ("Vola"), Nada, i Ricchi e Poveri e tanta "house music". Sfila anche una Alfa Romeo "Duetto" rossa, come quella di Dustin Hoffman nel "Laureato". Sul cofano c'è scritto "Casini pubblico concubino, Pera servo del Vaticano" e dietro "Forse domani sposi". Andrea Garibaldi.



Il Corriere della Sera


Giallorosso di Spagna, sfila l'orgoglio gay
Anche due assessori della Pisana e due del Campidoglio hanno partecipato al corteo. Assenti sindaco e governatore

In centro i carri della parata omosessuale, le bandiere arcobaleno, i vessilli inglesi. Ma su tutti, Zapatero Giallorosso. È il colore del Gay-Pride 2005, manifestazione dell'orgoglio omosessuale, sfilata ieri per le strade di Roma, però non è un tributo alla Capitale. Ma alla bandiera della "cattolicissima" Spagna, che è ovunque: la sventolano i transessuali vestiti da sposine, la portano le coppie uomo-uomo, donna-donna che si baciano e ballano i pezzi di Raffaella Carrà. Il vessillo spagnolo si agita da piazza della Repubblica, passando per via Cavour, Fori Imperiali, Colosseo, via dei Cerchi, fino alla Bocca della Verità, accanto a "Rainbow", la bandiera arcobaleno simbolo del movimento Glbt (gay, lesbian, bisex, transgender) "Que viva gayssima Espana" è scritto sul carro del circolo Mario Mieli, dove si balla o svestiti, o molto vestiti: da spose bianche o donne andaluse. E ovunque c'è "el toro", altro simbolo spagnolo, lo portano i ragazzi stampato sulle magliette e le drag-queen sui vestiti. "Oggi festeggiamo la Spagna e la sua voglia di essere un paese davvero moderno - racconta Mirko, 19 anni - pensando ai morti di Londra. Ma non potevamo fermarci avrebbero ancora vinto loro, i terroristi". E nonostante la festa di piazza, nonostante la musica nessuno dimentica. Prima della partenza i responsabili del Pride ditribuiscono nastri neri per il lutto, se lo lega al braccio il deputato Ds Franco Grillini, si attaccano agli striscioni, alle bandiere della pace. Qualche trans lo ferma al reggiseno (succinto) di paillettes, potrebbe sembrare un gesto di cattivo gusto, ma è naturale, oggi durante il pride E sì, è strana questa manifestazione dell'orgoglio omosex, dedicata alle discriminazioni, perché cade in un giorno di lutto per l'Europa. Sfilando, per ricordare al mondo che le scelte sessuali non devono andare a sfavore dei diritti, si applaude a Madrid e si soffre per Londra. E alle 18.30 non bastano più quei nastri, ci si ferma, si sta in silenzio. "Ragazzi osserviamo un minuto di raccoglimento per l'attentato nella metro di Londra", dice al microfono dal carro del coordinamento la svettante Karl du' Pigne, drag-queen, che nella vita senza zeppe si chiama Andrea. La sfilata fa tappa in via Cavour, sono le 18.30, a decine di migliaia si fermano, i sound-sistem spengono i bassi, la musica scompare, le ragazze bloccano i fianchi, i sorrisi si spengono. Un minuto solo, e uno spruzzo di coriandoli rossi e rosa riavvia la festa. Il corteo riparte. Due assessori, Gramaglia per il Comune e Nieri per la Regione rappresentano le istituzioni. "È giusto aver fatto questa manifestazione, è il segno della voglia di non sottomettersi al terrore", dice Salvatore Bonadonna, capogruppo di Rifondazione alla Regione. "Zapatero santo subito", chiede un cartello. I turisti sono estasiati dallo spettacolo, un paio di canadesi salgono a ballare sul carro della Cgil. Al Colosseo la sfilata si incrocia con un paio di coppie di sposini pronti alle foto di rito. "Auguri, auguri, presto potremo sposarci anche noi", urlano dai carri. "Ve lo auguro", risponde una moglie novella dai capelli rossi e vestita d'avorio. In mattinata nel circolo An di Marconi il capogruppo alla Provincia, Piergiorgio Benvenuti ha annunciato un Family-Pride. Certo non pensava allo scambio di convenevoli tra sposine. Maria Rosaria Spadaccino



La Repubblica


Festa e lutto, a Roma l'orgoglio gay
Gli organizzatori: siamo quarantamila. Fra i temi dominanti, le nozze fra omosessuali e i patti civili di solidarietà

MASSIMO LUGLI ROMA - Bandiere arcobaleno abbrunate e musica techno. Transessuali scatenati che ballano a ritmo di merengue e fasce nere al braccio per le vittime dell'attentato di Londra. La festa e il lutto, l'impegno e il divertimento, la rabbia e l'allegria nella solita cornice multicolore di lustrini, paillettes, trucco esagerato in pieno stile "Rocky horror picture show". Un corteo rumoroso e festoso che ha sfilato per oltre tre ore da piazza Esedra alla Bocca della Verità, tagliando in due il centro della capitale. Un appuntamento, quello del Gay pride romano che qualcuno aveva pensato di annullare dopo l'attentato in Inghilterra e che ha avuto un successo oltre le previsioni degli organizzatori. "Siamo più di 40 mila, è la manifestazione più grossa dopo il World pride, segno di una voglia di reagire al terrorismo che va oltre le tematiche consuete" esulta Rossana Praitano, presidente del circolo Mario Mieli. Molto diversa la valutazione ufficiosa della polizia: meno di 10 mila manifestanti. Tra i temi più scottanti, quello delle nozze gay autorizzate in Spagna ma ancora ben lontane dall'orizzonte italiano. In testa al corteo, una "Duetto" rosso fiamma del 1976 con la scritta "Domani, forse, sposi", i barattoli legati al parafango posteriore e due cartelli: "Casini concubino" e "Pera, servo del Vaticano". Alla guida, Luca, 40 anni, imprenditore, il suo compagno Marco, di 32 e, dietro, lo scrittore Massimo Consoli. "Stiamo insieme da 4 anni e vogliamo sposarci - spiegano Marco e Luca - se non ne avremo la possibilità andremo a vivere in Spagna e prenderemo la cittadinanza". "Il nostro obiettivo attuale non è tanto il matrimonio tra omosessuali ma il Pacs, il patto civile di solidarietà che assicura una serie di diritti anche alle coppie di fatto" interviene Sergio Lo Giudice, presidente nazionale dell'Arcigay. Tanta musica, nessuno slogan, molti striscioni: "Sacro il lavoro, laico lo stato" si leggeva sui cartelli della Cgil, "No al terrorismo, mai più odio e discriminazione" "Zapatero, santo subito" "Non sono preda di nessun diritto" "Vent'anni di discriminazione, fuori la Chiesa dallo Stato". Nove camion decorati con palloncini e festoni tra cui quello spagnolo ("Que viva gayssima EspaÑa") con un contorno di mantiglie e ventagli. Le spose siliconate del primo carro in contrasto stridente con un gruppo di "macho men" stile sadomaso, crani rasati, bretelle e stivali fetish. Nel corteo, una pattuglia di politici: Franco Grillini, Ds, Titti De Simone e Salvatore Bonadonna di Rifondazione, Beppe Mariani e Andrea Striano dei Verdi, l'assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri e quello capitolino alle pari opportunità Mariella Gramaglia in rappresentanza della Giunta comunale. "Lottare per i diritti civili vuol dire anche battersi per la pace e contro il terrorismo - dice Grillini - Anche perché l'odio per gli omosessuali accomuna il fanatismo religioso di ogni matrice". A via Cavour, molti inquilini salutano con la mano dalle finestre e dalle terrazze. Poi la musica tace, le bandiere si abbassano in segno di omaggio per i morti di Londra. Un minuto di silenzio raccoglimento e commozione e la festa ricomincia. Due ragazzi si baciano appassionatamente e nessuno ci fa caso.



La Repubblica (cronaca di Roma)


"Gay Pride, contro ogni violenza e per la fine delle discriminazioni"
LA SFILATA DEL GAY PRIDE Nove carri, tanta musica e bandiere arcobaleno a lutto per i morti di Londra
"Per la prima volta accordo completo tra le tredici sigle romane del mondo omosessuale nel nome del laicismo" Nieri: "In Regione presto la legge sulle coppie di fatto"
Gramaglia: "Sì alla delibera sui patti civili di solidarietà"

GABRIELE ISMAN Bandiere arcobaleno listate a lutto, nove carri colorati e rumorosi di felicità, tanti tra uomini e donne a ballare: fantasia al potere nel Gay Pride 2005 che ha colorato le vie di Roma ieri pomeriggio. "Per la prima volta - dice Rossana Praitano, presidente del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli - abbiamo trovato l'accordo per la manifestazione tra le tredici sigle che nella Capitale seguono le tematiche del mondo omosessuale". C'è la Cgil, con un carro pieno di persone a ballare, musica da matrimonio e il riferimento alla sacralità del lavoro per un grande no a ogni discriminazione. "Perché - spiega Valentina Baia, 21 anni, stalliera del Portuense - ci sentiamo ghettizzati, ed è brutto vivere così, tra problemi sul lavoro, sul dire con chi esci chi frequenti". C'è il carro con i colori spagnoli, perché "persino la cattolicissima Spagna ci ha superato con la legge sui matrimoni tra omosessuali - ricorda Luca Amato, 40 anni, imprenditore dell'Eur - e noi siamo l'ultimo Paese civile in Europa senza una legge di tutela per i Patti civili di solidarietà, i Pacs". Nel corteo affamato di diritti - tra le prime delle tante canzoni, "Gli spari sopra" di Vasco Rossi - Pacs fa rima con pace, tra le tante bandiere arcobaleno e dell'Arcigay romana: "La nostra - dice Imma Battaglia - è una lotta per la pace, contro la violenza e i soprusi di ogni tipo. Mai come oggi i diritti umani assumono importanza se ciò che si vuole costruire è la democrazia". Sarà lei stessa a metà corteo, in via Cavour - dopo la partenza da piazza della Repubblica alla Bocca della Verità - a strappare manifesti della Militia Christi. Ragazzi e ragazze si baciano, liberi finalmente di farlo, e tanti alle finestre dei palazzi si affacciano, tra curiosità e colori. C'è la politica: "Il sindaco Veltroni - dice l'assessore comunale alle Pari opportunità, Mariella Gramaglia - ha scritto un'importante lettera per i vent'anni dell'Arcigay romana, e io sono qui su suo mandato formale. Credo inoltre sia giusto portare in consiglio comunale la delibera sulle unioni di fatto". Luigi Nieri, assessore al Bilancio e alla partecipazione della Pisana, ripete di stare già lavorando "perché con le altre forze politiche si affronti al più presto in consiglio regionale il nodo delle unioni di fatto". Sfilano Ivano Caradonna, minisindaco del V municipio, che ospita il Cube e una sede dell'Arcigay, e il presidente del municipio XI, Massimiliano Smeriglio, con famiglia. Nel corteo - che alle 18.26 si ferma in un minuto di silenzio dedicato alle vittime di Londra - c'è voglia di laicità: "Dio c'è, ma, calmati, non sei tu" dice una maglietta indirizzata a chissà chi. Sfilano i Pink, allegro movimento di protesta vicino ai Disobbedienti, e il gruppo di laici accaniti Nogod. "è una festa piena - conclude Rossana Praitano - che deve mantenere la sua connotazione di colori e musica: il terrorismo non ferma la costruzione di democrazia. Anzi, il terrorismo ha arricchito questa festa di significati: non più solo lotta alle discriminazioni, ma per l'integrazione". Una festa in positivo: per l'affluenza - davvero tanta gente - per i colori, per le richieste.



L'unita'


Dal Gay Pride una ricetta per la pace
«Non sovrapporre la religione allo Stato, il fanatismo si combatte con queste manifestazioni»
Grillini: «Siamo la punta di diamante della laicità contro l'integralismo»
di Mariagrazia Gerina/ Roma

UN MINUTO DI SILENZIO, pensando alle vittime londinesi. Alle 18,30 i carri colorati si arrestano, le musiche - da Raffella Carrà alla marcia nuziale - tacciono e si interrompono le danze. Poi, è di nuovo l'allegria carnascialesca a cui il Gay Pride ci ha abituato a sfilare per le vie di Roma, soltanto che le bandiere arcobaleno del movimento omosessuale sono listate a lutto e qualcuno distribuisce nastrini neri da mettere al polso. Fino all'ultimo gli organizzatori si sono domandati se fosse opportuno scendere in piazza dopo gli attentati di Londra, fino all'ultimo Alleanza nazionale si è attaccata a questo pretesto per invocare la cancellazione del Gay Pride. Militia Christi ha fatto di più, ha tappezzato la città di manifesti: «Perverso? No Grazie! Ma pe 'er verso giusto. No al Gay Pride. Uniamoci contro la lobby del male». Strappati via al passaggio del corteo, che si snoda lungo tutta via Cavour da piazza della Repubblica al Colosseo e poi alla Bocca della Verità, aperto da una decappottabile rossa con la scritta «Pacs subito». «Siamo quarantamila», gridano gli organizzatori - 20mila secondo la questura. «È un miracacolo, considerando che siamo in Italia, nella città del Vaticano, con un sistema televisivo che ci discrimina e ci oscura», commenta Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay e deputato Ds, primo firmatario della proposta di legge per il Patto civile di solidarietà (Pacs), firmata al senato da tutti i gruppi che compongono l'Unione. «In questo momento gli attacchi sono talmente forti che la risposta è stata di massa. Le persone hanno capito l'importanza di scendere in piazza oggi nonostante le bombe», dice soddisfatta Rossana Praitano, presidente del Cicolo Mario Mieli, in prima fila tra gli organizzatori del Pride romano, al quale hanno aderito anche la Cgil e, a livello locale, Ds, Verdi, Rifondazione. «Certo, le persone hanno capito che proprio quando ci sono gli attentati, è il momento di scendere in piazza», rilancia Grillini: «Altrimenti si dà ragione ai terroristi che vogliono la fine delle manifestazioni e della democrazia, altrimenti si riduce tutto a un confronto tra lotta armata e stato repressore». Di più, dice Grillini: «Oggi noi siamo la punta di diamante della laicità contro ogni integralismo religioso. Non solo quello islamico, che arma la mano dei terroristi, ma anche quello di casa nostra, comunque nemico della libertà. Uniti, per altro contro le diversità sessuali. E poi non è papa Ratzinger a parlare di attacco anti-cristiano, una gaffe che acuisce le tensioni. Il vero antidoto è fare in modo che non ci siano sovrapposizioni tra politica e religione, nel mondo come nel nostro paese, riaffermare la laicità dello stato e i diritti. Ecco perché questa manifestazione».

Nel corteo sono soprattutto gli integralismi di casa nostra a scatenare la fantasia. Contro i quali si agita il santo spagnolo, «Zapatero, santo subito». Slogan post referendari: «Alle urne quattro gatti, a messa manco quelli». Consigli irriverenti: «Papa Ratinger facce il coming out». «Ma il nosto interlocutore è l'opinione pubblica italiana, le autorità politiche», spiega il presidente dell'Arcigay, Sergio Lo Giudice, «lo stato, che deve difendere la sua e la nostra laicità».

In termini legislativi, la risposta all'integralismo, è il Patto si solidarietà civile. Il centrosinistra ha detto sì ad una legge che riconosce i diritti ai conviventi e ora abbiamo chiesto che questa legge venga inserita nel programma elettorale dell'Unione», spiega Grillini, primo promotore del Pacs: «Il Pacs non è un matrimonio, è una patto civile che risolve i guai nei momenti difficili della vita di due persone, solo una destra ottusa e omofoba come quella italiana può montare una polemica su questa proposta».
10 Luglio 2005





Roma abbraccia il corteo, il colore invade la città
Un pensiero anche per Michele Presta, il sindacalista della Cgil ucciso a Catanzaro
di Delia Vaccarello

ROMA Pride col sorriso, orgoglio di unità e di liberazione. Il corteo contro tutte le discriminazioni che ha sfilato ieri per le vie di Roma, partecipato dai cittadini anche dalle finestre aperte, ha risposto con serenità agli attacchi delle alte cariche dello Stato contro i gay, alle bombe di Londra, alle gerarchie cattoliche con le braccia chiuse. Una serenità che cattura in tempi di oscurantismo. In più di quarantamila sono scesi in piazza grazie alle sigle romane unite, ai rappresentanti nazionali dell'Agedo (genitori di omosex), della Cgil, di Arcigay, dei Ds con Grillini, di Rc con Titti de Simone. Un duetto alfa romeo dell'epoca del film "Il laureato" apre la sfilata e traccia un ponte tra il '68 e l'oggi. Al volante Luca, Marco al suo fianco: «Vogliamo sposarci, finirà che emigreremo». Seduto dietro, la bandiera arcobaleno in pugno munita di striscetta nera in segno di cordoglio per le bombe, Massimo Consoli. Storico e scrittore, tra i fondatori del movimento gay italiano, precisa: «Per la morale cattolica che non condivido Casini sarebbe un pubblico concubino. Ma non per me. Noi chiediamo il rispetto di ogni scelta».

Violano il rispetto le frasi di Militia Christi che dicono "no al gay pride" e si affiancano ai manifesti di Ds, Gay left, e Sinistra giovanile che invitano a partecipare. Imma Battaglia, la pasionaria del world pride 2000, non indugia e distrugge le scritte che definiscono i gay "morti che parlano". La liberazione fa proseliti: ad applaudire sono tanti etero. Anche Consoli batte le mani. Lotta contro il cancro da anni, ha adottato un giovane, oggi è nonno: per la sua storia, diventa il simbolo di un movimento che resiste e conosce la gioia. Gioiscono dei propri figli i genitori dell'Agedo e denunciano: «Siamo riconoscenti ai nostri ragazzi di aver parlato con noi», dice Anna Ciano ed Ettore, il marito: «Sono stati discriminati da piccoli, perché non omologati. Da grandi non si dà loro una prospettiva. La storia si pentirà di questa ingiustizia che in Italia viola i principi della Costituzione». Gli fa eco Titti De Simone: «Se definisci i diritti capricci, come ha fatto Pera, attacchi i fondamenti della Repubblica. Senza pace non c'è stato di diritto». L'integralismo ha l'effetto di unire chi lotta per la libertà. «I problemi di molti sono ancora in famiglia. Ma gli attacchi della Destra non pagano, per i nostri genitori, liberali, sono ridicoli», dice Valentina Bagnoli.

"Angeli" con ali bianche sfilano dietro al carro del circolo Mieli, con la drag queen Karl du Pignè vestita di bianco che ricorda: «Il primo gay pride romano fu organizzato da una signora, Debora di Cave, che è qui con il figlio di un anno». L'applauso riempie il cielo azzurro. Mentre poco prima tutto era silenzio, in ricordo delle vittime dell'ultima strage. Chiaro, la repressione pesa. Omar e Rossella, 17 anni, lamentano: «Ci vogliono pietrificare, ma restiamo fluidi»; Veniero Fusco da Caserta: «Nelle famiglie del Sud c'è molto da fare»; «La piaga è l'omofobia interiorizzata», aggiunge Jiulia Pietrangeli. Ma la Cgil con Gigliola Toniollo rincuora suggellando il pride con lo slogan: «Sacro il lavoro, laico lo Stato». Toniollo aggiunge: «Teniamo alta la sacralità di chi opera». Il carro Cgil sfila sulle note della marcia nuziale. Il pensiero va al sindacalista Presta che si è ribellato al ricatto omofobico ed è stato ammazzato. Per lui, per tutti, occorre sapere "sposare" lotta e sorriso.

delia.vaccarello@tiscali.it

http://www.gaynews.it/view.php?ID=33212

venerdì 8 luglio 2005

Attacco a Londra

«Non è stato un attacco contro i potenti ma contro tutti i londinesi, bianchi e neri, musulmani e cristiani, hindu ed ebrei, giovani e vecchi, un tentativo indiscriminato di uccidere».

Ken Livingstone sindaco di Londra, 7 giugno

giovedì 7 luglio 2005

Il mio voto per Prodi

di Enzo Biagi

Nella mia vita, che ormai è lunga, non ho sottoscritto appelli e, lo confesso, sono sempre stato restio a firmare manifesti. Se oggi ho deciso di mettere la mia firma sotto queste righe non è perché sia preoccupato del mio futuro, a 85 anni sarei ridicolo, ma perché vivo in questo Paese, lo amo e, caso mai, sono preoccupato per il futuro dei miei nipoti.
Durante l'ultima campagna elettorale ci sono state fatte molte promesse: saremmo tutti diventati ricchi e avremmo vissuto in un'Italia trasformata in Bengodi, insomma una vita da sogno. A volte è bello credere ai sogni, ma poi ci si sveglia. E il nostro è stato un drammatico risveglio. Non solo non ci siamo arricchiti, ma siamo diventati tanto più poveri e per molte famiglie dallo stipendio manca la quarta settimana del mese. Non è più il tempo delle false promesse e dei sogni, questo è il tempo di ritrovare la tenacia, la forza e la pazienza che nei difficili anni del dopoguerra ci hanno consentito di tirar su la testa e di ritrovare l'orgoglio di essere italiani.
L'esempio deve venire dal governo. Un governo che rappresenti veramente il popolo italiano e che dovrà essere diverso, molto diverso, da quello che ha guidato l'Italia nell'ultimo periodo. Conosco un uomo che ce la può fare, un uomo serio, un bravo economista, che è nato dalle mie parti, in Emilia, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, un uomo di poche parole ma di molti fatti: si chiama Romano Prodi.
È una persona che ha dimostrato di saper governare da noi e in Europa e che è profondamente legato alle sue radici nazionali, che si sente cittadino di questo Paese dalle Alpi alla Sicilia e ha la capacità di farsi capire da tutti.
Prodi, al quale sono legato da tanti anni d'amicizia, può aiutarci a vivere un po' più serenamente, non si tira indietro davanti a decisioni difficili e, soprattutto, non si nasconde dietro promesse che durano il tempo di una campagna elettorale.
Sono certo che sia la guida di cui abbiamo bisogno ed è per questo che, in vista delle primarie di ottobre, vi invito a mettere la vostra firma insieme con la mia. Dobbiamo essere in tanti per promuovere un cambiamento con la candidatura di Romano Prodi alla guida del governo.


Chi vuole aggiungere la propria firma a quella di Enzo Biagi può farlo collegandosi al sito www.romanoprodi.it

Tratto da l'Unità del 07/07/2005

mercoledì 6 luglio 2005

Grillini: Rai, atteggiamento pericolosamente omofobo

Lettera aperta al Presidente della Commissione parlamentare di vigilanza Rai Claudio Petruccioli, al Presidente e al Direttore generale della RAI.


Roma, 6 luglio 2005

OGGETTO: Proteste per l'informazione omofoba della RAI, per la sistematica censura verso gli esponenti della comunità omosessuale e richiesta di incontro.


Rivolgiamo questa lettera aperta al presidente della Commissione di Vigilanza sulla RAI, al presidente pro tempore e al direttore generale della RAI per protestare, con la massima forza, per i servizi odiosi ed omofobi mandati in onda dai GR e Tg della RAI a proposito dell'efferato omicidio del sindacalista della CGIL calabrese Michele Presta.

I servizi di oggi hanno parlato di "squallidi amori tra persone dello stesso sesso" rispolverando una terminologia brutale che speravamo fosse stata accantonata per sempre.

I terribili insulti rivolti ad una vittima dell'omofobia rendono Michele Presta doppiamente vittima e rafforzano la campagna di odio verso le persone omosessuali e verso la comunità gay e lesbica italiana.

In tutti i servizi mandati in onda, oltre ai toni insultanti, non è stata offerta, ai membri della comunità gay italiana, la possibilità di replicare o di esprimere un'opinione sul tragico dramma degli omicidi di omosessuali che, per esempio, ha registrato nella sola città di Roma, negli ultimi 10 anni, oltre 200 delitti.

È ormai da tempo, che l'atteggiamento della RAI nei confronti degli omosessuali è pericolosamente omofobo.

Nei numerosi servizi sulle riforme spagnole del governo Zapatero, relative all'estensione dell'istituto matrimoniale anche alle coppie omosessuali, abbiamo notato un netto sbilanciamento dell'informazione sulle tesi contrarie al matrimonio gay, ma minoritarie, dei Vescovi spagnoli con servizi spesso irridenti nei confronti della comunità omosessuale iberica.

Anche in questo caso non è stata mai data la parola ai rappresentanti della comunità gay e lesbica italiana.

La sistematica censura dei servizi di informazione della RAI verso gli esponenti della comunità omosessuale italiana è stata addirittura riconfermata ieri.

La RAI ha ritenuto opportuno non informare l'opinione pubblica sull'incontro del sottoscritto e di Titti de Simone, deputata lesbica, con il Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e con il Presidente del Senato Marcello Pera a proposito di matrimonio gay e Patti civili di solidarietà.

Questi avvenimenti sono stati riportati da tutta la Stampa nazionale con estremo rilievo.

La censura della RAI verso gli esponenti della comunità omosessuale italiana, già denunciata, dal sottoscritto, in un intervento nell'aula della Camera dei deputati, sulla vicenda Tremaglia, è stata sottolineata più volte, con precedenti lettere aperte, ai presidenti degli enti di indirizzo che meriterebbero una risposta.

Siamo quindi a chiedere, con estrema urgenza, un incontro alle SS.LL. per porre rimedio alla grave distorsione dell'informazione verso le persone omosessuali in Italia ed alla ancor più grave censura operata nei confronti della comunità gay italiana.

In attesa di riscontri vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.


On. Franco Grillini
Deputato DS
Presidente onorario Arcigay

I mandanti di Arcore

di Antonio Padellaro

Ieri, bastava guardare il Tg1 delle 13 e 30 per capire chi sono i mandanti politici dell'aggressione leghista a Carlo Azeglio Ciampi. Subito dopo le immagini insultanti del Borghezio e dei suoi compari Salvini e Speroni, che mostrano al mondo come è stata ridotta l'Italia, va in onda il servizio sulla cena di Berlusconi con i leghisti Bossi, Calderoli, Castelli, Maroni, Giorgietti. «Piena intesa tra il leader del Carroccio e il premier», annuncia testualmente il tg di governo tracciando così un limpido, ancorché involontario, nesso di causa ed effetto tra la sera prima ad Arcore e il giorno dopo a Strasburgo. Non sappiamo se sia stato preannunciato a Berlusconi ciò che gli squadristi in camicia verde stavano organizzando. Difficile, tuttavia, che gli ospiti e commensali non ne sapessero niente visto che nella Lega non si muove foglia senza l'approvazione del senatur, figuriamoci alla vigilia di una simile sceneggiata. Nessun dubbio, invece, sulla «piena intesa» tra gli amici e alleati poiché il patto di governo tra Lega e Forza Italia (regolarmente depositato dal notaio), e quello amicale tra Bossi e Berlusconi, ha sempre rappresentato il muro maestro della Casa delle Libertà; e continua a esserlo anche se tutto intorno sta crollando. Perciò, la dichiarazione del presidente del Consiglio di condanna della contestazione «in forma e in sostanza» dei leghisti non sembra altro che una presa in giro degli italiani e del presidente della Repubblica.
Davanti a un episodio senza precedenti, di gravi offese rivolte alla massima istituzione dello Stato, in pieno Parlamento Europeo, trasmesse sulla intera rete televisiva internazionale, se Berlusconi avesse voluto sul serio condannare avrebbe dovuto pretendere, immediatamente, le dimissioni di tutti i ministri del Carroccio. Se non lo ha fatto è perché non poteva e, soprattutto, non voleva farlo.
Rivediamo la sequenza. Ciampi viene interrotto mentre elogia l'euro come fattore di stabilità monetaria. Basta con l'euro, gridano gli esagitati. Ma è lo stesso, identico concetto che Berlusconi va diffondendo in tutte le riunioni elettorali di partito. Il «Giornale» del 29 giugno (quotidiano di famiglia e dunque fonte inattaccabile) attribuisce a Berlusconi la seguente frase: «Tutti i sondaggi dimostrano che la percezione dell'euro è negativa; dobbiamo associare questa percezione al nostro avversario». Missione numero uno, dunque: colpire Prodi. Missione numero due: fomentare il malcontento sull'euro e indicarlo come causa principale dell'aumento dei prezzi e della peggiorata condizione economica degli italiani. Si tratta di una palese falsificazione che, come al solito, punta a scaricare il fallimento del governo Berlusconi su altri soggetti politici. Chi? Prodi ma anche Ciampi, come superministro del Tesoro protagonista del negoziato che, tra mille difficoltà, riuscì ad associare l'Italia nell'Europa della moneta unica. Un merito storico ma non per i mazzieri e i loro mandanti. Complici nello stesso disastroso governo, conniventi nell'attacco permanente alle regole fondamentali della convivenza. Con quella inesauribile voglia di gettare agli squali, mitragliare, torturare, castrare che non ha uguali nel mondo civilizzato.
Non si dica adesso che i leghisti hanno esagerato. Non si esprima improvviso stupore dopo che per cinque anni si è assistito senza reagire (con qualche rara eccezione) a tutti gli eccessi, a tutti gli insulti, a tutte le peggiori provocazioni razziste e xenofobe, a tutti i possibili stravolgimenti costituzionali. Del resto, non è la prima volta che le camicie verdi attaccano Ciampi. Gli stupiti dell'ultima ora dovrebbero, per esempio, ricordarsi del 2 giugno. Quando, al presidente che aveva solennemente dichiarato il grande senso storico della nascita della Repubblica, il ministro Calderoli aveva tranquillamente risposto che per lui, quello era un giorno di lutto. E del resto, non è stato l'ineffabile titolare delle Riforme istituzionali (!) a definire Ciampi uno sconfitto insieme all'euro e all'Europa? Di cosa ci si sorprende allora? Ci si interroghi invece sulla colpevole sottovalutazione di chi ha costantemente fatto finta di non vedere la crescita di una malformazione antinazionale e antieuropea nutrita di paura, razzismo e bisogno di isolamento. L'attacco a Ciampi è solo l'inizio.

da l'Unità del 06/07/2005

Brevetti software, vince l'open source. L'europarlamento boccia la direttiva

Con 648 voti contrari il no alla legge voluta dalle grandi industrie
La Commissione: 'Così la democrazia, non presenteremo più la proposta'

ROMA - Il Parlamento europeo chiude la porta in faccia alle grandi industrie sulla controversia dei brevetti dei software. Oggi la direttiva fortemente voluta dalle compagnie maggiori, frutto di un accordo tra Consiglio e Commissione europei, è stata bocciata con 648 voti contrari 14 a favore e 18 astenuti. Secondo le procedure Ue, trattandosi di una co-decisione in seconda lettura il no dei deputati fa ripartire da zero la procedura. Tuttavia la Commissione ha già annunciato che non farà una nuova proposta: 'E' un esempio di democrazia a livello europeo', ha dichiarato il portavoce, spiegando che 'la commissione rispetta la decisione del Parlamento'.

La direttiva, sostenuta dalle grandi industrie, che hanno fatto un intenso lavoro di lobbyng, prevedeva un sistema di brevetti per proteggere l'invenzione che utilizza i programmi informatici e gli stessi programmi.
I sostenitori dei software così detti 'open source', tra i quali figurano le piccole imprese, auspicano invece che i brevetti siano limitati alle invenzioni stesse, lasciando i software di base senza protezione e dunque a disposizione di altri utenti.

Le grandi industrie della tecnologia informatica, risultate oggi perdenti con il no dell'aula, sostengono da sempre i brevetti che,secondo le lobby industriali, agevolerebbero gli investimenti nella ricerca e metterebbero le invenzioni europee al riparo della concorrenza americana.

'Si è arrivati a questo voto con posizioni diverse, ma c' è una collera collettiva e unanime per l'attitudine della Commissione e del Consiglio, che hanno mostrato totale disprezzo e sarcasmo nei confronti delle scelte fatte dal Parlamento europeo in prima lettura', ha detto il deputato socialista francese relatore del progetto. E' questa la terza volta che il Parlamento europeo respinge in modo totale una direttiva del Consiglio e della Commissione.

(6 luglio 2005)

http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/scienza_e_tecnologia/affin2/software3/software3.html

Politiche 2006: per gli elettori vincerà l'Unione. Per il "dopo" consensi a Casini e Veltroni

Chi vincerà le elezioni politiche del 2006? Probabilmente il centrosinistra. Su questo concordano le analisi condotte dai protagonisti e dagli osservatori privilegiati della politica ( leader di partito, giornalisti e commentatori, ecc.), quelle suggerite dagli esiti dei sondaggi sulle intenzioni di voto e, infine, quelle espresse, in unmodo o nell'altro, dall' « uomo della strada » .
Queste ultime rivestono particolare importanza perché l'esperienza mostra che, alla fine, sono proprio le previsioni dei cittadini, presi nel loro insieme, a realizzarsi, come una sorta di profezia che si autoavvera.
E quasi metà dell'elettorato, con una accentuazione tra i più giovani e tra chi possiede titoli di studio più elevati, ritiene che il centrosinistra prevarrà in occasione delle prossime consultazioni. La percentuale sale al 61%, se si esclude dal computo chi non sa o non vuole esprimere un'opinione. E perfino una quota notevole ( quasi il 30%, con una punta del 40% tra gli elettori di An) di quanti si dichiarano intenzionati a votare per il centrodestra prevede comunque la vittoria della parte opposta. Naturalmente, ciò non significa che questa sia una prospettiva sicura e/ o inevitabile: ma, certo, essa è ritenuta fortemente probabile.
Per questa ragione, gran parte del dibattito politico è già concentrata sugli scenari successivi. In altre parole, analogamente a quanto accade in Borsa, il successo del centrosinistra è già dato per scontato. E ci si attrezza per il « dopo » . Alcuni, addirittura, ipotizzano che le forze di opposizione, a causa dei loro insanabili conflitti interni, non riescano a governare e pensano già ad ulteriori elezioni. E, in quest'ambito, alla formazione di una nuova forza politica di centro. Molte prese di posizione di questi giorni guardano già, più o meno consapevolmente, a questa prospettiva. Con l'obiettivo immediato di intercettare i voti del segmento che dichiara di « sentirsi » di centro: grossomodo l' 11%, cui va aggiunto il 12% che afferma di non volersi collocare del tutto sul continuum sinistra destra. Costoro saranno decisivi nell'esprimere il leader dello scenario futuro. E, di conseguenza, lo sono anche per la situazione attuale. Tra essi il personaggio più popolare è Casini. Seguito da Fini, che raccoglie qui i frutti dello smarcamento dall'immagine di esponente di « destra » .
Tra gli esponenti dell'opposizione spicca Veltroni che, se si considera la popolazione nel suo complesso, conquista addirittura il primato del leader più popolare in assoluto.
Sia Casini, sia Veltroni hanno più volte negato la possibilità, peraltro ventilata da molti, di essere considerati come sostituti ai leader attuali delle rispettive coalizioni. Ma, nel caso queste ultime dovessero per qualche motivo pensare ad unmutamento delle candidature a premier, i dati sulla popolarità e sull'evoluzione del mercato elettorale suggeriscono proprio i loro nomi.

Renato Mannheimer

Corriere della Sera 05-07-2005
http://brunik.altervista.org/20050705185742.html

Golden gol

di Marco Travaglio


Mancano solo 50 giorni utili di lavori parlamentari prima che finisca la legislatura.Bisogna sfruttarli al massimo per approvare le leggi più urgenti e indispensabili al Paese. Soprattutto tre: la riforma dei giudici, la legge Salvapreviti e, per equità, la nuova legge Salvabellachioma. Si tratta degli ultimi tre punti rimasti inevasi di quello che Curzio Maltese chiama «il contratto di Berlusconi con se stesso», l'unico che non ammette deroghe. Poi, se resta tempo, fanno anche la finanziaria. Per la bisogna è tornato in auge Luigi Vitali, il cireneo che si caricò sulle spalle la Cirielli quando lo stesso Cirielli (An) la rinnegò schifato, anzi schifani. È, costui, un avvocato forzista di Francavilla Fontana che, in una memorabile intervista ad Antonello Caporale di Repubblica, confessò di essere un evasore fiscale. Anzi, se ne vantò.«Guadagno 220 mila euro dichiarati». Domanda: nemmeno un po' di extra in nero? Risposta: «Condonati». Appena lo seppe, Berlusconi lo promosse sottosegretario alla Giustizia. Nell'intervista Vitali parlò anche della Salvapreviti, fu Cirielli: «Non nego che in qualche modo possa servire a Previti. Ma solo una volta Previti mi ha chiesto: “Hai messo mano a questa cosa?”». Lui mise mano. Anche Berlusconi lo chiamò: «”Molti giornali scrivono che è una porcheria -mi ha detto-, tu che ne dici?”. Gli ho risposto: “Guarda, è molto meno porca di quel che si dica”». Rassicurato, il premier lo incoraggiò: «Vai avanti». E Gigetto Salvapreviti andò avanti: più prescrizione per tutti.
Ora la porcata è in dirittura d'arrivo. Ed è in ottima compagnia. Ce n'è subito un'altra,firmata dall'on.prof.avv.pres. Gaetano Pecorella, che proibisce l'appello del pm, ma non dell'imputato. Se uno viene assolto in tribunale, il pm non può fare appello. Se viene condannato, può ricorrere in appello e in Cassazione. L'esigenza di sveltire i tempi abolendo uno dei tre gradi di giudizio, che esistono solo in Italia, è ampiamente sentita. Ma la Pecorella è un'altra cosa: una legge che trasforma il processo in una fabbrica di assoluzioni. Se uno viene assolto subito, la partita finisce dopo il primo tempo. Se invece viene condannato, si gioca anche il secondo tempo, poi i supplementari, poi i rigori, poi il golden gol, finchè non arriva l'assoluzione o la prescrizione. Intanto, all'arbitro che ha osato condannare, ci pensa Calderoli armato di cesoie. La legge ovviamente è incostituzionale: l'articolo 111 della Costituzione, il cosiddetto «giusto processo», stabilisce la parità delle armi fra difesa e accusa, mentre la Pecorella arma la difesa e disarma l'accusa. Perché questo luminare del diritto, e soprattutto del rovescio, se ne esce proprio ora con questa trovata? Gli è apparso nottetempo l'arcangelo Gabriele? Niente di così elevato. Semplicemente l'on.avv.prof.pres.ind. ha un cliente che s'è salvato cinque volte per prescrizione in primo grado grazie alle attenuanti generiche, e in almeno un processo d'appello rischia che gliele levino e lo condannino. Quel cliente si chiama Silvio Berlusconi e il processo è lo Sme-Ariosto sulla corruzione del giudice Squillante. Ora inizia l'appello, che perfidamente Previti ha chiesto di accorpare al suo, visto che lui le generiche non le ha avute ed è stato condannato a 5 anni in primo grado. Con un'opportuna norma transitoria, la Pecorella cancellerebbe l'appello per Berlusconi, ma non per Previti. Naturalmente non c'è soltanto il premier a rischiare una condanna in appello dopo essersi salvato in tribunale. Sempre a Milano c'è Mohamed Dakri, marocchino, assolto dall'accusa di terrorismo dal gup Clementina Foleo. Sentenza che, secondo l'insigne Calderoli, «fa vomitare». Una «vergogna» per tutta la Casa della Libertà, che punta tutto sull'appello della Procura. Le sorti di Mohamed sono indissolubilmente legate a quelle di Silvio: se passa la Salvabellachioma, niente appello nemmeno per lui, e quello che lorsignori considerano un terrorista miracolato da una toga rossa continuerà a circolare indisturbato. A meno che la Pecorella non venga emendata da un comma Calderoli: se l'assolto è un extracomunitario, il pm non solo può fare appello, ma la Corte deve condannare. Forse però non ce ne sarà bisogno: con i test psicoattitudinali per i magistrati, quelli intenzionati ad assolvere i marocchini e a condannare i presidenti del Consiglio, in tribunale non entreranno neppure. Entreranno direttamente in manicomio.

tratto da l'Unità del 01/07/2005

lunedì 4 luglio 2005

Benedino-Concia (Gayleft): nel nostro paese è cominciata un'offensiva mai vista contro di noi?

I nostri diritti non sono contro nessuno, sono diritti che aggiungono.


Siamo due "giovani", Anna Paola e Andrea, abbiamo scelto la politica perché siamo cresciuti, l'una al Sud e l'altro al Nord, in famiglie che ci hanno insegnato che nella vita bisogna impegnarsi per il bene comune, che non si deve essere qualunquisti, che quello che succede nel mondo ci riguarda, che la solidarietà, la giustizia sociale, i diritti dei più deboli, la pace tra i popoli, il rispetto per la vita, devono essere categorie che accompagnano sempre le nostre azioni, i nostri gesti, le nostre relazioni con gli altri.

I nostri genitori (quelli di Anna Paola dirigenti dell'Azione Cattolica, quelli di Andrea cattolici di sinistra) sono sempre stati corretti con le nostre scelte di vita, hanno sempre cercato di capire, ci hanno sempre detto: "Qualsiasi cosa tu faccia ricordati che, l'importante è la correttezza verso te stesso e verso gli altri". E noi ci siamo incamminati nella strada dell'impegno civile. Non abbiamo deluso le loro aspettative, anzi: bravi a scuola, grandi lavoratori, autonomi economicamente molto presto, al massimo abbiamo preso qualche multa per sosta vietata. Loro sono fieri di noi.

Eppure c'è qualcosa che oggi, in questi giorni, quando ci alziamo la mattina, ci inquieta, ci rende faticoso il rapporto con la realtà, ci toglie fiducia. Forse perché siamo omosessuali?

E nel nostro Paese è cominciata una offensiva mai vista contro di noi? Eppure facciamo delle vite "normali", abbiamo amori veri, autentici, a noi si rivolge tanta gente per risolvere i problemi, ci facciamo carico delle vite altrui.

E le tante persone che incontriamo ogni giorno non si chiedono che orientamento sessuale abbiamo, per loro sono importanti altre cose.

Siamo Anna Paola e Andrea. Punto. E allora perché questa ossessione, perché nel nuovo catechismo (che verrà venduto in supermercati, autogrill e aeroporti) l'omosessualità è paragonata alla pornografia e allo stupro, perché questa violenza, questa intolleranza, questo clima da caccia alle streghe?

Qualcuno riesce solo ad immaginare cosa produce questo clima in un ragazzo gay o in una ragazza lesbica? Che livello di sofferenza, di dolore tutto questo provoca? Questo essere additati come unti, macchiati, sporchi? Dove è finita la tolleranza, l'amore per gli altri, l'accoglienza, la solidarietà, l'essere tutti figli di Dio? Noi siamo tutti figli di Dio, questa è la verità. E allora perché dobbiamo essere cittadini senza diritti? Non vogliamo appellarci alla Costituzione che ci vede tutti uguali?

Appelliamoci allora ai diritti umani, quei diritti umani che vengono invocati per tutti, giustamente, ma perché noi siamo esclusi anche da quelli? I nostri diritti non sono contro nessuno, sono diritti che aggiungono. Aggiungono civiltà, dignità, uguaglianza. Fanno del bene a tutti. I nostri genitori, i nostri fratelli, i nostri nipoti, i nostri amici ci chiedono, si chiedono perché tutto questo odio contro di noi, e non trovano risposte.

Noi non sappiamo dargliene. Per noi sono solo i giorni bui della civiltà.


Anna Paola Concia
Andrea Benedino.
(Dirigenti nazionali ds)

(Corriere della Sera del 02/07/2005)

http://www.gaynews.it/view.php?ID=33090

Chi agita il fantasma Zapatero

E' penoso che le leggi approvate, liberamente e legittimamente, dalla Spagna di Zapatero vengano spacciate come una nuova rivoluzione bolscevica, un nuovo fantasma che si aggira per l´Europa.


La Spagna di Zapatero spaventa i clericali italiani molto più di quanto affascini i laici italiani; spiace a loro senza troppo piacere a noi; è il loro dileggio ma non è la nostra bandiera.

Sono i clericali che vi vedono infatti la sconfessione della loro strategia ideologica e politica, la decapitazione di un principio, quello del matrimonio eterosessuale fondato sulla volontà di Dio, allo stesso modo in cui il regicidio nella rivoluzione francese sconfessava il diritto divino della monarchia.

Molto tiepidi, i laici italiani, nella loro maggioranza che è fatta di laici cristiani, colgono invece in Zapatero l´eccesso tipico della Spagna che vive «disvivendosi», una Spagna estremista tanto nel clericalismo quanto nell´anticlericalismo, il luogo estremo dell´Europa nel quale è stato celebrato sin dalle origini un matrimonio, questo sì pesante e incondizionato, tra la spada e l´altare, e basti ricordare che Franco fu sempre benedetto dall´aspersorio.

E invece, frastornati senza gentili mediazioni da Zapatero, i nostri tradizionalisti clericali, affiancati dagli atei devoti, con la significativa esclusione su questo punto importante di libertà di Giuliano Ferrara, hanno lanciato una campagna fatta di vignette, di titoli di giornale e di editoriali contro i diritti dei gay e contro «la natura» dei gay, i quali a loro volta, di tanto in tanto, rispondono con volgarità uguali e contrarie.

Così, all´inizio di un´estate già troppo calda, la «questione gay» sembra essere diventata il genius loci dell´Italia di destra contro quella di sinistra.

E Liberazione, il quotidiano di Bertinotti, con l´intelligente direzione di Piero Sansonetti, discute e si appassiona alla «rivoluzione anale» quasi che essere gay significasse stare a sinistra, e che non si potesse, a sinistra, sentirsi "uomo" se non scoprendosi "omo".

Laici ma non estremisti, gli italiani non sognano certo rivoluzioni sessuali, ma non approvano le sguaiatezze contro i gay, che il cardinale Ruini ha definito «disordine», dimenticando che sempre gli uomini chiamano disordine quel che non capiscono, sempre ricorrono alla parola disordine quando all´imperscrutabile ordine di Dio si trovano davanti. E bisognerebbe spiegare agli aggressivi colleghi di "Libero" e del Giornale, a Marcello Pera e a tutti gli altri, che l´ironia critica sul matrimonio omosessuale è facile perché esiste una infinita bibliografia polemica sul matrimonio in generale.

A parte il Cantico dei Cantici, il matrimonio, quando scende dal cielo della mistica, è come la guerra, se ne parla solo male. Da Omero e Plauto sino alla bisbetica di Shakespeare, da Molière al Manzoni ai grandi capolavori del cinema, il matrimonio sempre argomenta ed esulcera la stupidità degli uomini.

Perciò il dileggio del matrimonio gay è solo una variante del banale dileggio del matrimonio in sé, una polemica razzista che serve ad ingrossare la polemica sul matrimonio come istituzione.

Dunque alla fine si tratta di pacchianeria volgare e pigra, di intelligenza morta che certamente offende Dio, il quale non tollera che sui suoi misteri si facciano battutacce, quel Dio che non è solo «con noi» perché di sicuro è anche «con loro», e anzi forse c´è più Dio nel loro «disordine», perché Dio è scandalo continuo, scandalo e misericordia.

La guerra dei clericali italiani contro Zapatero, la voglia di Marcello Pera di proseguire nel suo "disordine" sino a sentirsi "castigliano", prima ancora che pretesto politico dell´eterna campagna elettorale italiana, è roba da psicoanalisi, una sorta di inconsapevole outing pubblico delle proprie ripulse private.

Non si capisce perché una cosa che non ti riguarda direttamente, come l´unione tra due omosessuali, debba essere così profondamente e sguaiatamente redarguita, al punto da sembrare l´esternazione dell´escluso.

Perciò è penoso che le leggi approvate, liberamente e legittimamente, dalla Spagna di Zapatero vengano spacciate come una nuova rivoluzione bolscevica, un nuovo fantasma che si aggira per l´Europa.

Zapatero è fenomeno tipicamente spagnolo, come è spagnola la novità dei vescovi che scendono in piazza. In Italia neppure Ruini lo farebbe, certamente non l´ha mai fatto.

Noi italiani siamo francescani: eccediamo in mitezze. Mentre loro sono domenicani: eccedono in oltranze.

Il regista omosessuale che ha rivoluzionato il cinema italiano si chiamava Luchino Visconti, mentre il loro regista è il cantore dei transessuali Almodovar.

Gli spagnoli hanno dato al mondo l´anticlericale anarchico Buñuel mentre noi abbiamo dato De Sica, Rossellini e il cattolico paganeggiante Federico Fellini.

Durante la guerra civile spagnola, i comunisti fucilavano le statue della Madonna mentre noi ci siamo compiaciuti della solidarietà di fondo tra Peppone e don Camillo, e abbiamo persino inventato il compromesso storico.

Loro avevano Dalì, che fu una tempesta anche sessuale, e noi Guttuso, che è morto innamorato e con il crocifisso in mano.

I laici italiani, pur disincantati rispetto al matrimonio, che non è poi così indispensabile per vivere bene, non hanno mai messo in agenda, in un programma o in un manifesto politico, l´adozione di bambini da parte di coppie gay.

Certo, anche noi capiamo e approviamo le valenze istituzionali e sociali della reciproca difesa di una coppia gay, i benefici di un rapporto legittimato, quale che sia il nome che lo Stato voglia dare al riconoscimento di una coppia di fatto, al compendio dei suoi diritti civili, che vanno dalla sanità all´eredità, dagli sgravi per il partner "a carico" agli sconti-famiglia sui treni e sugli aerei.

Se il termine matrimonio risultasse inadeguato, come sostengono tanti omosessuali, ebbene, gli si cambi pure nome, lo si chiami "pacs" come in Francia, o semplicemente contratto di convivenza.

L´attore inglese Rupert Everett, che è un´icona intelligente del mondo gay, dice giustamente che «l´omosessualità non è un peccato ma neppure una medaglia».

E aggiunge: «Il matrimonio gay è una grande stupidata, una scimmiottatura grottesca. Sono d´accordo nel concedere diritti alle unioni civili, cose tipo assistenza medica, sgravi di tasse, eccetera. Ma trovo veramente idiota la cerimonia in municipio» E´ dunque probabile che, dopo la prima fiammata di coppie omosessuali matrimonializzate, ci sarà una slavina di contumelie contro il matrimonio scritta da omosessuali.

E tuttavia il governo e il Parlamento spagnoli, che hanno concesso il matrimonio e anche le adozioni alle coppie gay, avevano il diritto politico e civile di farlo.

In questa sua tenacia a favore delle prerogative dello Stato laico, Zapatero va difeso come fosse Cavour. E va difeso il re Juan Carlos, che ora è addirittura minacciato di scomunica, disconoscendogli la Maestà Cattolica, anche se promulga leggi che i laici italiani non promulgherebbero, e che forse neppure la maggioranza degli omosessuali approva interamente.

Sin dalla fusione delle due Corone, di Castiglia e d´Aragona, in Spagna la Chiesa è stata il braccio spirituale del re, ha cercato e ottenuto il consenso attraverso una sistematica operazione di normalizzazione antieretica: il trono coniugato con il tribunale dell´Inquisizione.

La Spagna infatti era un posto di confine, il luogo in cui si disputava l´egemonia dell´Islam o del Cristianesimo, il Paese della ´´reconquista´´, che fu innanzitutto religiosa, e solo in subordine militare.

Attenzione dunque alla Spagna che sempre arriva allo scontro diretto quando il potere cerca nuove e più moderne legittimazioni. Il primo passo obbligato, per tutti i Zapatero di Spagna, è svincolarsi dall´amplesso clericale. E´ una politica di fiamme, questa spagnola, legittima e certamente pericolosa.

Ma la nostra storia è un´altra, le nostre radici sono altre, gli eccessi della Chiesa da noi sono stati contrastati e vinti, e i preti buoni sono cari a tutti gli italiani, di destra e di sinistra.

Noi, se si esclude la Sicilia, «dove c´è più Spagna che in Spagna», e ovviamente Roma, non abbiamo avuto l´Inquisizione, né a Napoli né a Milano. E quella sessuale per noi rimane una dimensione privata e non un mezzo per reintrodurre surrettiziamente e a tradimento il peggiore clericalismo o il suo contrario.

Neppure il movimento organizzato degli omosessuali, come ha spiegato più volte con ferma moderazione il suo leader Franco Grillini, ha in programma l´adozione come diritto delle coppie gay. Non c´è nessuno Zapatero nel nostro orizzonte. Gli italiani politicamente civili, intellettualmente eleganti, eticamente sobri e culturalmente ricchi, e tra questi c´è pure Famiglia Cristiana, sono pronti a battersi per il riconoscimento giuridico delle coppie gay e di tutte le coppie di fatto, ma sarebbe bene sottrarre «la questione gay» alle manifestazioni di piazza che sono pessimi surrogati del dibattito e del confronto.

La sguaiataggine razzista del neoclericalismo è una trappola dalla quale tutti noi italiani dobbiamo difenderci. E´ vero che la civiltà italiana è nata nelle piazze, ma intese come luoghi di incontro, di scambio, di affari, e non come luoghi di amplificazione distorta delle ragioni private, di scorciatoia del pensiero. Purtroppo la piazza, da palestra gentile, troppo spesso diventa chiasso e girotondo. In piazza, chi ha un bisogno, invece di argomentarlo, lo grida. Ebbene, i gay italiani non facciano l´errore di trasformare le piazze in piazzate. Tanto più che l´identità sessuale non si esibisce, ma si coltiva. E se proprio si volesse celebrare l´orgoglio omosessuale, invece di sfilare su carri a volte osceni, basterebbe ricordare quanto è lungo l´elenco delle figure omosessuali che hanno educato gli eterosessuali, da Socrate sino a Proust, da Michelangelo sino a Keynes e, a quanto pare, ad Abraham Lincoln.

´´Frammenti di un discorso amoroso´´ di Roland Barthes è una trattazione dell´amore omosessuale che è diventata il libro cult delle coppie eterosessuali.

Rileggerlo, magari dopo avere letto il simpatico nuovo catechismo del Papa tedesco, può forse contribuire a chiarirci le idee.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=33078

Pera in Spagna attacca i matrimoni gay: "Nessuna conquista, solo un capriccio"

Il presidente del Senato torna anche sul referendum italiano
"Sconfitta l'arroganza laicista, ma l'Italia non è oscurantista"


MADRID - Marcello Pera, in Spagna per inaugurare con l'ex premier Aznar un seminario di studi sociali, si è scagliato contro il matrimonio gay appena approvato dal Parlamento di Madrid. "Una cosa è chiara: è falso che si tratti di conquiste civili o di misure contro le discriminazioni odi estensione dell'uguaglianza; si tratta piuttosto del trionfo di quel laicismo che pretende di trasformare i desideri, e talvolta anche i capricci, in diritti umani".

Il presidente del Senato ha colto poi l'occasione per ritornare sull'esito del recente referendum sulla procreazione assistita. "In Italia - ha sostenuto - il pensiero laicista ha imposto un referendum al Paese contro una legge di compromesso approvata dal Parlamento su materie delicatissime come la procreazione assistita e la manipolazione degli embrioni per la ricerca medica. In quel referendum - aggiunge il presidente del Senato - il laicismo è stato sconfitto in modo clamoroso grazie a un'alleanza niente affatto clericale tra la Chiesa, il sentimento profondo dei cittadini e una minoranza di laici non laicisti".

Secondo Pera "questa alleanza aveva tutti contro: i grandi giornali, il ceto intellettuale, attori del cinema, divi della scienza, quasi tutta l'area politica cosiddetta progressista e illuminista". "Costoro hanno perso - ha insistito il presidente del Senato - non perché gli italiani siano diventati clericali o oscurantisti o medievali, ma perché si sono ribellati all'arroganza del pensiero elitario laicista e si sono preoccupati di porre limiti all'onnipotenza della scienza in nome della tutela della vita".

(4 luglio 2005)

http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/peraspagna/peraspagna/peraspagna.html

giovedì 30 giugno 2005

La questione illegale

di Marco Travaglio

Un esercizio consigliabile per espellere il regime dalle nostre teste è immaginare come sarebbero i telegiornali se l’Italia fosse una democrazia.Come sono lo vediamo:ampi servizi sull’inedito e allarmante fenomeno che si manifesta fra giugno e luglio: il caldo. Seguono preziosi consigli su come combatterlo: bere acqua, possibilmente non bollente, evitare di uscire alle due del pomeriggio avvolti in un plaid, spegnere i termosifoni. Come potrebbero essere i tg, ce lo dicono i quotidiani del giorno dopo.
Il governo del Calcio ha un problema: un arbitro molto bravo, Pierluigi Collina, dovrebbe smettere di arbitrare perché ha compiuto 45 anni; ergo, si alza con una norma ad personam l’età pensionabile degli arbitri, perché Collina continui ad arbitrare. Anche il governo del Paese ha un problema: un magistrato molto bravo, Gian Carlo Caselli, che ha combattuto prima il terrorismo rosso e poi la mafia con ottimi risultati, potrebbe diventare procuratore nazionale antimafia; ergo, si vara una norma contra personam che abbassa l'età pensionabile dei magistrati, perché Caselli smetta immediatamente di indagare.
Nell’intervallo della partita Genoa-Venezia, un dirigente del Genoa viene sorpreso da un’intercettazione telefonica a concordare il risultato con un collega del Venezia. Siccome è reato, il presidente del Genoa Preziosi viene indagato per associazione per delinquere e convocato dalla Procura della Repubblica. Ma lui rifiuta di rispondere perché, spiega, «mi trattano come un delinquente». Non riesce a capacitarsi del fatto che,sospettandolo di aver violato la legge, i pm lo considerino un delinquente. E ha ragione: se il Comune di Milano celebra con una targa un ex premier corrotto, pregiudicato e latitante, prima o poi faranno un monumento anche a Preziosi. Basta aspettare.
Dal canto suo l’ex dirigente del Venezia Franco Dal Cin spiega così i 250 mila euro trovati nell’auto di un suo collaboratore all’indomani della partita incriminata: «La partita non c’entra, quello è il ricavato della cessione di un giocatore fuori dal periodo consentito». Si difende dall’accusa di aver violato una legge confessando di averne violata un’altra. Come quel tizio che, accusato di aver rapinato una banca, si presentò in tribunale con un alibi di ferro: «All’ora della rapina stavo stuprando una ragazza». O come quell’ex ministro della Difesa, deputato della Repubblica, accusato di aver ricevuto 21 miliardi all’estero per comprare un paio di giudici, che così si difese in tribunale: «Niente corruzione,al massimo evasione fiscale». Un tale Previti.
A Napoli la polizia viene aggredita mentre tenta di arrestare un camorrista. A Milano la polizia viene aggredita mentre tenta di arrestare uno spacciatore.A Roma i magistrati vengono aggrediti per legge mentre tentano di processare alcuni potenti. A Napoli e Milano gli aggressori sono privati cittadini, parenti e amici degli imputati, mentre gli aggrediti ottengono subito la solidarietà del governo. A Roma gli aggrediti non possono ottenere la solidarietà del governo perché l’aggressore è il governo, formato da imputati nonché da loro parenti e amici.
Il governo che aggredisce i magistrati e solidarizza con i poliziotti aggrediti è lo stesso che ha appena promosso due dirigenti della Polizia, Canterini e Perugini, rinviati a giudizio a Genova per aver aggredito alcuni cittadini nel famoso G8. E che non ha ancora speso una parola per commentare il blitz della Cia che nel 2003 violò la sovranità italiana sequestrando l’imam di Milano e torturandolo prima nella base di Aviano, poi in Egitto.
La legge incostituzionale che aggredisce i magistrati è stata approvata dal Senato illegalmente grazie a diversi senatori “pianisti” della maggioranza che votavano al posto di colleghi assenti. Il presidente ragionier Marcello Pera, anziché i pianisti, ha espulso dall’aula il senatore Menzione che li denunciava.
Il presidente dell’altro ramo del Parlamento, Piercasinando Casini, dichiara: «Non dipende da noi eleggere il presidente Rai. È il presidente del Consiglio che decide». Purtroppo la legge Gasparri, incostituzionale, che regola la materia stabilisce che non decide il premier, ma il ministro dell’Economia. Evidentemente il presidente della Camera ignora la legge approvata dalla Camera, o più semplicemente se ne infischia.
Domanda: perché mai un extracomunitario clandestino dovrebbe rispettare la legge italiana?

Da l'Unità del 30/06/2005

Gran Bretagna: La Chiesa Metodista accetta le unioni gay

Chiesa metodista britannica, ieri, e' stata la prima congregazione cristiana a riconoscere la celebrazione di servizi religiosi per la benedizione delle coppie omosessuali


Londra, 30 GIU (Velino/Servizi-italiani.net) - La Chiesa metodista britannica, ieri, e' stata la prima congregazione cristiana a riconoscere la celebrazione di servizi religiosi per la benedizione delle coppie omosessuali. La decisione, secondo quanto riferisce il quotidiano The Guardian, e' stata approvata all'unanimita' dalla Conferenza annuale del clero metodista, in netto contrasto con la Comunione anglicana, gravemente divisa sull'accettazione delle unioni gay.

La pubblicazione delle nuove linee guida avverra' nell'autunno prossimo, poco prima dell'entrata in vigore della nuova legge in materia di unioni omosessuali del governo del premier Tony Blair. Lo ha precisato il reverendo Jonathan Kerry, presidente della commissione metodista "Ordine e Fede", incaricata di stabilire quali servizi religiosi siano piu' appropriati per la benedizione. "In alcune circostanze - ha detto il ministro - e' possibile convalidare in Chiesa le unioni civili riconosciute dal governo".

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32996

Spagna, il Parlamento approva i matrimoni e le adozioni gay

Lo storico provvedimento approvato oggi. Esulta Zapatero
"Un ulteriore passo verso la libertà e la tolleranza"


MADRID - Il Parlamento spagnolo ha approvato la nuova legge che legalizza il matrimonio omosessuale, equiparandolo a quello tradizionale. Il provvedimento, fortemente voluto dal premier socialista José Luis Zapatero, ha ottenuto 187 voti a favore, 147 contro e 4 astensioni. E rivoluziona l'istituto delle nozze, stabilendo che le unioni gay hanno lo stesso status di quelle eterossessuali, con tutti i diritti che ne conseguono: eredità, pensione e adozione di bambini.

La notte scorsa il Parlamento di Madrid aveva approvato una modifica della legge sul divorzio che lo rende possibile già tre mesi dopo il matrimonio, senza separazione previa, senza motivi e senza il consenso di entrambi i coniugi.

E un applauso si è levato dal pubblico che assisteva alla seduta. "Con l'approvazione di questa legge il nostro Paese fa un ulteriore passo in avanti sulla strada della libertà e della tolleranza", ha commentato a caldo Zapatero. Un leader che fin dal suo insediamento alla guida del governo, lo scorso anno, ha introdotto riforme sociali di chiara impronta progressista, osteggiate con forza dalla Chiesa spagnola e dal Vaticano. Ma, nonostante le profonde radici cattolice del Paese, la stragrande maggioranza degli spagnoli si è espressa nei sondaggi a favore delle iniziative del premier.

Nell'intervento che ha preceduto la votazione, Zapatero aveva anche rimarcato le prerogative dello Stato laico e la sovranità delle scelte del Parlamento. "Noi non stiamo legiferando per gli stranieri o per gente che vive lontano, ma stiamo accrescendo le possibilità di gioia per i nostri vicini, i nostri amici, i nostri colleghi di lavoro, i nostri familiari".


Ma l'opposizione non si arrende. Pochi minuti dopo l'approvazione, il partito Popolare ha annunciato un eventuale ricorso alla Corte costituzionale. Lo ha reso noto il leader Mariano Rajoy, da sempre ostile al varo della legge, spiegando che farà tutto il possibile per bloccare la normativa. E ggiungendo che è allo studio la possibilità di arrivare alla suprema corte.

Rajoy ha inoltre accusato Zapatero di aver commesso "un'irresponsabilità" che "ha provocato enormi divisioni nella società spagnola".

(30 giugno 2005)

http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/esteri/matrigay/parlappro/parlappro.html

mercoledì 29 giugno 2005

Canada, la Camera approva la legge sui matrimoni gay

Per l'entrata in vigore manca solo il sì, scontato, del Senato
Terzo nel mondo a legalizzare le nozze tra omosessuali


OTTAWA - La Camera canadese ha approvato la legge federale che riconosce i matrimoni omosessuali. Il Senato deve pronunciarsi nelle prossime settimane: in caso di approvazione, abbastanza scontata, il Canada sarà il terzo Paese del mondo, dopo Olanda e Belgio, a legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

"Quello cui abbiamo assistito" ha commentato il ministro della Giustizia, Irwin Cotler, "è la riaffermazione da parte del Parlamento di due importanti principi: la libertà religiosa e l'uguaglianza dei diritti per tutti i cittadini".

Nel governo non tutti però si sono trovati d'accordo: poche ore prima del voto uno dei più stretti alleati di del premier e ministro del suo governo, Joe Comuzzi, si è dimesso, lamentando l'assenza di un pubblico dibattito sui matrimoni gay.

L'approvazione del Senato è adesso considerata praticamente certa: infatti i liberali, partito del premier Paul Martin, hanno raggiunto in tale direzione un accordo con il Nuovo partito democratico e il Blocco indipendentista del Quebec.

La legge cancellerà una contraddizione che da alcuni mesi segna la legislazione canadese: dopo una serie di sentenze dei tribunali, i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono già legali nella maggioranza delle 13 province e per il 90% della popolazione canadese. Ma mancava una legge che riconoscesse il diritto a livello federale.

Il tema dei matrimoni gay in Canada è stato ampiamente dibattuto per quasi quattro anni. E ha diviso il Parlamento e il Paese. Alla fine hanno dato il loro sostegno il Nuovo partito democratico, i separatisti del Bloc Quebecois e i liberali di Martin.

(29 giugno 2005)

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/esteri/canadanozze/canadanozze/canadanozze.html

Arcigay torna a Firenze

Mancava da 8 anni un soggetto politico omosessuale nella città


Un grande ritorno nel capoluogo toscano: dopo 8 anni dall'uscita - per una scissione a sinistra - da Arcigay del gruppo fiorentino, è sorto finalmente un gruppo di entusiasti gay e lesbiche che hanno dato vita ad un comitato promotore per la fondazione di un Circolo Arcigay.

"Finalmente a Firenze - afferma Francesco Piomboni, Presidente del neonato comitato provinciale fiorentino - si riempie un vuoto: la mancanza di un soggetto politico omosessuale forte nella città, che sappia dialogare con le Istituzioni con decisione ma anche con ragionevolezza, che sappia essere punto di riferimento per i gay e le lesbiche della provincia in tema di rivendicazione dei loro diritti, che rilanci sul territorio la battaglia contro ogni discriminazione e per il riconoscimento delle convivenze tra persone dello stesso sesso, che costruisca momenti di aggregazione e di visibilità culturale della minoranza omosessuale, creando uno spazio di confronto all'interno della minoranza stessa e con la società anche e soprattutto "umano", come tiene a sottolineare sorridendo il Vicepresidente Francesco Visconti"

"Sicuramente l' esperienza passata del Toscana Pride 2004 ha dato un forte stimolo per la formazione di un gruppo promotore per la "rinascita" di un nuovo Comitato Provinciale Fiorentino Arcigay - afferma Alessio De Giorgi, Presidente di Arcigay regionale. Questa esperienza ci ha permesso di costruire anche nel capoluogo toscano una rappresentanza della nostra associazione, che si aggiunge alle realtà di Pistoia, Pisa, Grosseto e Livorno."

Nel corso della conferenza stampa sono stati snocciolati alcuni dati sui gay e le lesbiche di Firenze.

In Toscana, vivono circa 150.000 omosessuali di sesso maschile e femminile, di cui 78.000 nella fascia d'età compresa tra i 18 ed i 50 anni. A questi vanno aggiunti almeno 6.000 adolescenti omosessuali, nella fascia d'età compresa tra i 14 ed i 18 anni.

Incrociando questi dati con quelli in possesso di Arcigay, in Italia abiterebbe il 7,3% della popolazione omosessuale, contro il 6,1% della popolazione generale: esistono fenomeni di immigrazione da altre regioni, o che la consapevolezza di sé è più alta nella nostra Regione. Firenze è la provincia a più alta immigrazione: il 38% della popolazione gay toscana abita nel capoluogo, contro il 27% della popolazione generale.

Le coppie di fatto eterosessuali, secondo il censimento Istat del 2001, in Toscana sono ben 40.673. Di queste ben 14.934 hanno almeno un figlio minorenne. Si può ragionevolmente stimare che le coppie di fatto omosessuali in Toscana siano circa 13.000. Stiamo parlando quindi di un "esercito" di oltre 100.000 persone eterosessuali e omosessuali, senza tenere conto dei relativi figli.

Nel 2004, il sito internet gay.it ha realizzato una indagine in tutta Italia per misurare il grado di vivibilità delle province italiane dal punto di vista gay e lesbiche, realizzando quasi 10.000 interviste online. Il livello di coming out è tendenzialmente più alto della media nazionale e regionale (il 70% avrebbero già fatto il coming out in famiglia e il 28% sul luogo di lavoro), e l'81% degli intervistati ritiene che a Firenze sia più facile vivere una relazione di coppia omosessuale che altrove (la media nazionale è del 63%!). Solo il 18% dei gay e delle lesbiche fiorentine, però, si sente libero/a di passeggiare mano nella mano col partner dello stesso sesso, segno di una oppressione omofobica ancora forte, anche se i fenomeni di violenza fisica o anche solo verbale contro i gay sono più bassi che altrove (il 68% sente spesso battute antigay, contro il 72% della media nazionale). Le istituzioni fiorentine, infine, sono sentite tra le più gay-friendly d'Italia (34% contro una media nazionale del 15%).

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32978

Un Compendio d'odio verso gay e lesbiche

Presa di posizione di Aurelio Mancuso, Segretario nazionale Arcigay sul compendio del catechismo cattolico che considera l'omosessualità al pari dello stupro e della pornografia


Con il compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, Ratzinger ascrive nei peccati gravi contro la castità (adulterio, masturbazione, fornicazione, pornografia, prostituzione, stupro) anche gli atti omosessuali.

Una gerarchia celibe, sessuofobica, intimamente sregolata, cerca di ricostruirsi una verginità da tempo perduta, illudendosi che i più dimentichino quante tragedie storiche ha procurato l'intromissione della Chiesa nelle camere da letto dei cittadini e delle cittadine.

Il compendio, per stessa affermazione del pastore tedesco Benedetto XVI, non vuole parlare solamente ai cattolici, ma fornire una guida sicura per tutta la società moderna secolarizzata e senza più valori.

E' il tentativo di imporre quella visione religiosa, cara anche a tanti laici italiani folgorati sulla via di Damasco, contrapposta al supposto relativismo etico di cui sarebbero affette le democrazie occidentali.

Il riferimento poi, contenuto nel compendio, che questi peccati contro la castità sarebbero più gravi se commessi su minori, dovrebbe far riflettere la comunità dei fedeli, che assiste impotente ai numerosi delitti sessuali compiuti da una casta sacerdotale astinente in teoria e nei fatti ossessionata dal sesso.

Infine, la gerarchia cattolica parifica offensivamente gli atti omosessuali allo stupro e alla pornografia, in un crescendo di delirio omofobico, che si prefigura come una vera e propria avversione nei confronti dei gay e delle lesbiche. La Chiesa cattolica con questi reiterati pronunciamenti d'odio verso la dignità e la pienezza della vita delle persone omosessuali, aiuta la preoccupante proliferazione, nella società italiana, di gruppi, siti internet, pubblicazioni, che professano la difesa dei valori cristiani collegata all'esclusione e alla persecuzione (in alcuni casi anche violenta) dei gay e delle lesbiche.


Aurelio Mancuso
Segretario nazionale Arcigay

Bologna 29 giugno 2005

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32971

Compensi

Jena (alias Riccardo Barenghi) sulla Stampa commenta ironicamente il nuovo Compendio del catechismo della Chiesa cattolica
di Jena

Il Papa ha presentato ieri il nuovo catechismo. Dice che devo scopare poco e solo per procreare, non posso fornicare, non devo masturbarmi e nemmeno prostituirmi, guai se sono omosessuale, se mi drogo, se bevo o mangio troppo, anche la pornografia mi è preclusa. In compenso posso pregare in latino.

Da La Stampa del 29/06/2005

Riforma della giustizia: La vendetta del Cavaliere

di CURZIO MALTESE

Con la riforma della giustizia il governo Berlusconi ha completato l'opera mantenendo tutte le promesse che il premier aveva fatto a se stesso. Era difficile ottenere tanto sul piano personale da cinque anni di potere. Era anche difficile produrre danni più profondi al Paese, alla sua economia, alle istituzioni. In piena recessione e con l'azienda Italia sull'orlo di un collasso, la maggioranza chiude i lavori come aveva cominciato, con l'ennesima guerra alla magistratura. Non si può definire altrimenti una controriforma della giustizia ispirata dal Piano di Rinascita di Licio Gelli e aggiornata con i consigli di Previti e Dell'Utri, che è riuscita nell'impresa di saldare nell'opposizione tutte le componenti della magistratura, dell'avvocatura e del pensiero giudirico.

Il professor Calvi, giurista e senatore diessino, l'ha definita "il raffinato tentativo di giungere alla paralisi del sistema giudiziario" e non ci sarebbe da aggiungere molto.

Semmai da togliere l'aggettivo "raffinato".

L'impianto della legge riflette piuttosto quel clima da festa galeotta che già si respirava nelle leggi sul falso in bilancio, sulle rogatorie, Cirami, Lodo Schifani, Cirielli e le altre tappe dell'infinito regolamento di conti.

Leggi mal concepite e peggio scritte, scaturite da una frettolosa arroganza, poi abbandonate per strada o bloccate dalla Consulta, come forse capiterà anche a questa nei problematici passaggi alla Camera, alla firma di Ciampi e all'esame di costituzionalità.

E' una riforma vendicativa per il passato e pericolosa per il futuro. Qui non s'è trattato soltanto di mettere la pietra definitiva sul ricordo di Mani Pulite, ormai sepolto da una vera lapidazione. A proposito, proprio ieri il comune di Milano ha pensato bene di celebrare con una targa Bettino Craxi, in piazza del Duomo 19, dove Larini portava le tangenti. La controriforma approvata al Senato rappresenta un passo ulteriore, segna l'avvio di una specie di guerra preventiva contro la magistratura indipendente, nel caso osasse ancora indagare sul malaffare politico.

Gli strumenti sono gli stessi sognati dai tangentisti: la sottomissione di fatto della magistratura alla politica e la separazione delle carriere. Con in più qualche effetto speciale grottesco, come la norma ad personam per impedire a Giancarlo Caselli di guidare la procura antimafia. Oppure l'inserimento dell'ormai celebre test "psicoattitudinale" per l'accesso alla professione, che certo sarà studiato in modo da premiare i magistrati "sani", come per esempio Squillante o Carnevale, ed espellere i "malati", i futuri Borrelli, Di Pietro, Davigo, Colombo.

Tutto questo può costituire un vanto per Berlusconi, l'unico presidente del consiglio occidentale a piede libero per prescrizione, e magari per il ministro Castelli una bandierina da sventolare alla prossima scampagnata a Pontida. Ma è anche serio motivo d'imbarazzo per il Quirinale e una vergogna per i cittadini onesti.

Stavolta però ancor più del basso livello etico della maggioranza colpisce il grado di follia che sprigiona da quest'ultimo assalto alla diligenza. In fondo a quattro anni di governicchio, dopo una serie impressionante di batoste elettorali, con i conti pubblici allo sfascio e le famiglie impoverite, la maggioranza trova ancora il coraggio di rilanciare la guerra alla giustizia.

Come se davvero non esistessero altri problemi.

Nell'afa romana, alla vigilia delle vacanze, berluscones e centristi, leghisti e cosiddetta destra sociale, riescono a compattarsi per l'ennesima volta sugli affari del presidente. E' una replica della replica, fonte quasi più di noia che d'indignazione. E quanto sono seri e gravi, quanto è compreso nel ruolo il premier quando parla di magistratura.

Mentre invece sui problemi di milioni di famiglie che non arrivano a fine mese si può, anzi si deve scherzare, raccontare barzellette sui telefonini e le morose, spargere i consigli del miliardario alle casalinghe sul come fare la spesa al mercato. Con grandi pacche sulle spalle e qualcuna sul sedere, alle signore, se non sono finlandesi che si offendono. Ma come pensano questi di sopravvivere alle prossime elezioni? Non basterà neppure l'autolesionismo dell'Ulivo.

(29 giugno 2005)

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/politica/rifogiusttre/vendet/vendet.html

martedì 28 giugno 2005

Invito a 'stuprare' Pecoraro su striscione alla festa della Lega

Il caso segnalato alla Camera dal deputato Ermete Realacci
"Sconfessare immediatamente culture ridicole e offensive"
Il gruppo del Carroccio si dissocia, ma niente scuse al leader dei Verdi
"Ai nostri militanti aggrediti, nessuno ha manifestato solidarietà"


ROMA - "La Lega invita a 'stuprare' Pecoraro". L'inquietante sollecitazione è comparsa su uno striscione, affisso ad una festa provinciale della Lega Nord, per l'esattezza a Ponte sul Mincio, in provincia di Mantova. Ne ha riferito oggi la Gazzetta di Mantova, ma la vicenda si è spostata alla Camera, dove il deputato della Margherita, Ermete Realacci, ha sottolineato la necessità di "un'immediata sconfessione di atteggiamenti e culture ridicole, oltre che offensive e pericolose", segnalando che nell'articolo "si fa riferimento alla legittimità dell'invito a stuprare l'onorevole Pecoraro Scanio anche in relazione al fatto che si tratta di un esponente omosessuale".

La Lega, in Aula, replica che "è ovvio che il gruppo della Lega Nord non condivide il testo dell'ipotetico cartello o striscione", come ha precisato il deputato del Carroccio Guido Giuseppe Rossi. Che, comunque, non ha porto alcuna scusa a Alfonso Pecoraro Scanio, e ha osservato la "eccessiva" solidarietà, "esagerata" rispetto a quella, "nessuna", manifestata nei riguardi dei militanti e dei dirigenti leghisti aggrediti a Reggio Emilia dove, davanti alla sede del Carroccio, "sono apparse le scritte 'Bossi crepa' e stelle a cinque punte".

"Sono certo - ha detto Realacci - che questo non appartiene alla cultura dei colleghi parlamentari della Lega qui presenti, alcuni dei quali stimo anche per il loro lavoro". Ma, rivolgendosi al presidente di turno dell'Assemblea, Clemente Mastella, ha sottolineato come "per fenomeni di questo genere sia necessaria da parte di tutti una vigilanza costante e un'immediata, drastica e netta sconfessione di tali comportamenti".


Nella discussione è intervenuto anche il coordinatore dei Verdi, Paolo Cento, che ha parlato di un comportamento "assolutamente incivile" che, al di là dell'offesa, "preoccupa per il messaggio culturale che intende inviare, proprio in un momento in cui nel nostro paese si verificano episodi di violenza sessuale". E, associandosi nella richiesta di un intervento della presidenza della Camera, ha aggiunto: "Mi auguro che da parte della Lega vi sia l'ammissione non solo di una caduta di stile, ma di un errore politico-culturale commesso attraverso un atto di violenza verbale e di sopraffazione".

Alla protesta si sono associati anche Ds e Prc. Al termine del dibattito, Mastella ha fatto propria la solidarietà espressa nei confronti del leader dei Verdi.
"Ritengo che dal punto di vista parlamentare e civile - ha detto - ognuno debba essere garantito nella sua libertà e nei suoi diritti.La violenza, anche in termini verbali o in siffatte manifestazioni, non corrisponde a quella civiltà che invece deve essere sempre felicemente instaurata tra di noi. Quindi, ritengo che la presidenza valuterà i fatti, adottando le opportune e necessarie misure conseguenti".

(28 giugno 2005)

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/politica/strisciolega/strisciolega/strisciolega.html

Grillini, De Simone, Bulgarelli: "Bizzarre e di dubbio gusto le parole di Casini"

Arcigay: "Casini cede agli ayatollah di casa nostra"

CAMERA: GRILLINI-DE SIMONE-BULGARELLI, BIZZARRE PAROLE CASINI IN SPAGNA. OCCORRE RISPETTARE LAVORO DI UN ALTRO PARLAMENTO

Roma, 28 giu. - (Adnkronos) - ''E' bizzarro, e di dubbio gusto, che il presidente di un Parlamento in visita ad un altro Parlamento critichi le leggi approvate, nel caso specifico dal Parlamento spagnolo, e le definisca addirittura aberranti. Sarebbe bene che il presidente del nostro Parlamento esprimesse rispetto e considerazione per il lavoro di un altro Parlamento che lo sta ospitando''.

Lo affermano i deputati Franco Grillini, de Ds; Titti De Simone di Rifondazione comunista; e Mauro Bulgarelli dei Verdi, dopo le critiche rivolte da Casini sal matrimonio gay.

''Apprendiamo poi - proseguono gli esponenti del centrosinistra - che Pier Ferdinando Casini ha inaugurato un nuovo tipo di turismo: quello clericale. Ci chiediamo, infatti, in quale veste abbia incontrato l'ultrareazionario arcivescovo di Madrid Antonio Maria Rouco Varala per dirsi estasiato della fallimentare manifestazione anti-gay tenutasi di recente per le strade di Madrid. Non si capisce inoltre per quale motivo il presidente della Camera polemizzi dall'estero su questioni come 'matrimoni gay ed adozioni' che non sono all'ordine del giorno nel Parlamento italiano. Ci piacerebbe sapere cosa pensa Pier Ferdinado Casini della legge sulle coppie di fatto, attualmente in discussione in commissione Giustizia alla Camera. In ogni caso -concludono Grillini, De Simone e Bulgarelli- registriamo l'opinione di Casini secondo la quale: 'Anche la giornata dell'orgoglio gay, certo e' un avvenimento democratico'. Anche questo andrebbe spiegato ai membri del suo Partito che in Italia, in ogni dove, fanno di tutto per impedire ed ostacolare le manifestazioni degli omosessuali''.

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NOZZE GAY. ARCIGAY: 'CASINI CEDE AGLI AYATOLLAH DI CASA NOSTRA'=

(DIRE) - ROMA- "E' istituzionalmente disgustoso vedere il presidente della Camera, Pierferdinando Casini, recarsi a omaggiare un leader religioso, l'ultraconservatore cardinal Varela,vescovo di Madrid, che ha manifestato contro il governo di Zapatero, e definire 'sublimazione dell'egoismo' il matrimonio gay che sta per essere approvato in Spagna".

Usa toni duri Sergio Lo Giudice, presidente dell'Arcigay, contro il presidente della Camera. "In Italia non fa scandalo- continua Lo Giudice - che il garante della Camera, potenziale candidato alla premiership, continui ad inginocchiare la sua alta carica di fronte agli ayatollah di casa nostra".

"L'onda dei diritti civili procede e non potra' essere arrestata- prosegue Lo Giudice- come fu per il voto alle donne, la fine della segregazione razziale o il divorzio, il riconoscimento di pari diritti alle coppie dello stesso sesso e' solo questione di tempo".

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32967

Casini: "Aberranti le adozioni gay"

Il presidente della Camera a Madrid attacca le leggi di Zapatero: "Le adozioni gay sono la sublimazione dell'egoismo di chi cerca la maternità senza le possibilità naturali"
di ALESSANDRO OPPES


MADRID - La legge sui matrimoni gay? "Un esempio negativo", che l'Italia si deve guardar bene dall'imitare. La possibilità di adozione per le coppie omosessuali? "Un'aberrazione, un elemento di sublimazione dell'egoismo di chi non vuole negarsi la maternità non avendone la possibilità naturale". Quando Pierferdinando Casini sbarca a Madrid, di primo mattino, nelle edicole è già in vendita l'ultimo numero della rivista Zero, il mensile patinato dei gay spagnoli, con in copertina il faccione sorridente di José Luis RodrÍguez Zapatero, trasformato ormai in icona della comunità omosessuale. La legge voluta fortemente dal premier è in dirittura d'arrivo (l'approvazione definitiva alle Cortes è prevista per giovedì prossimo) e mentre nel quartiere gay di Chueca si preparano grandi festeggiamenti, la destra cattolica annuncia nuove mobilitazioni. Il presidente della Camera fa una scelta di campo molto netta: parla con i giornalisti nella sede del Partito popolare, e poi fila via verso la Curia, dove l'attende il cardinale Antonio Maria Rouco Varela. Perché l'incontro con l'anziano arcivescovo ultraconservatore della capitale, e non, ad esempio, con il presidente della Conferenza episcopale? Perché Rouco Varela, ammette Casini, era in prima fila, dieci giorni fa, alla manifestazione del "Foro espaÑol de la familia" contro le nozze gay. "Mi interessa questa iniziativa di piazza, è un elemento di democrazia. Mi interessa capire, cogliere le pulsioni della società spagnola". Ma in tema di diritti degli omosessuali, il centro-destra italiano è, in realtà, su posizioni diverse rispetto a quelle della stessa destra spagnola: il Pp, contrario al matrimonio, è però a favore delle unioni di fatto, già riconosciute in diverse regioni anche a guida popolare. "Sul piano economico-sociale, l'esempio della destra spagnola è buono per l'Italia, ma in termini di legislazione su famiglia e convivenza - taglia corto Casini - non dobbiamo prendere lezioni da nessuno". Il presidente della Camera aveva anche chiesto di essere ricevuto alla Moncloa, ma l'incontro non è stato possibile - almeno secondo la versione ufficiale - per questioni di "agenda" del capo del governo. Zapatero, nonostante le vivaci polemiche delle ultime settimane, tira dritto, e non nasconde la sua enorme soddisfazione davanti al traguardo imminente. Lo fa in un breve articolo destinato ai lettori della rivista Zero, nel quale dice di sentirsi "orgoglioso che il nostro paese sia un punto di riferimento dell'uguaglianza e del rispetto". Il premier sostiene di aspirare a fare della Spagna "un esempio di convivenza con uguaglianza di diritti per tutti" e un "simbolo di pace e tolleranza". "Questa legge ci rende migliori come paese perché dà dignità a coloro che non sono stati trattati giustamente durante molti anni. Questa legge non toglie diritti a nessuno, però finalmente permette il riconoscimento della dignità omosessuale". Secondo Zapatero, in gioco c'è molto più che il diritto dei gay al matrimonio: "E' il riconoscimento della pienezza come esseri umani, della dignità, dell'uguaglianza senza condizioni. Resta molto da fare, ma a partire da ora esisterà un prima e un dopo, una data che passerà alla storia come il giorno in cui lesbiche e gay si saranno visti riconosciuti e avranno raggiunto l'uguaglianza formale".

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32943

Zapatero: "Noi e i gay, un problema di uguaglianza"

Come cittadino mi sento orgoglioso del fatto che il nostro Paese sia un riferimento per l'uguaglianza e il rispetto
di José Luís Zapatero*


COME cittadino mi sento orgoglioso del fatto che il nostro Paese sia un riferimento per l'uguaglianza e il rispetto. Come uomo aspiro a che il nostro Paese sia un esempio di convivenza con uguaglianza piena di diritti per tutti. Come premier del mio Paese debbo assumere la sfida di fare della Spagna un simbolo di pace e di tolleranza. La legge che consente il matrimonio agli omosessuali ci fa migliori come Paese perché dà dignità a persone che per molti anni hanno subito ingiustizie. Questa legge non toglie diritti a nessuno, ma finalmente riconosce dignità agli omosessuali. Questa legge appoggiata dalla maggioranza dei cittadini, della politica e del Parlamento, è il simbolo di ciò che deve essere una democrazia moderna. Non è mai stato facile lavorare per l'uguaglianza, ci sono state sempre resistenze a che noi tutti, uomini e donne, indipendentemente da qualsiasi differenza, fossimo liberi ed eguali. Per lungo tempo i collettivi di lesbiche, gay e transessuali hanno saputo mantenere la speranza che un giorno quella discriminazione potesse scomparire nel nostro Paese. Molti di loro hanno offerto grandi prove di coraggio, responsabilità e immaginazione inseguendo il sogno di un Paese dove nessuno fosse discriminato. La rivendicazione del diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso emana dallo spirito stesso della Costituzione. È una proposta di riforma che non solo non va contro nessuno, ma della quale beneficerà tutta la società, perché aggiunge senza togliere. La nuova legge implicherà un allargamento del diritto che ha ogni essere umano di scegliere liberamente il cammino della sua vita e la ricerca della propria felicità. C'è in gioco molto di più della possibilità di sposarsi. È il riconoscimento della pienezza come esseri umani, della dignità, della uguaglianza incondizionata. Rimane sempre molto da fare, benché a partire da adesso esisterà un prima ed un dopo. È una data che passerà alla storia come il giorno in cui lesbiche e gay furono riconosciuti e raggiunsero la uguaglianza formale. Un giorno in cui si riconoscerà anche la memoria di quanti sono stati vittime della omofobia, del maschilismo, della incomprensione e della intolleranza. In momenti come quelli che stiamo vivendo, sentiamo l'orgoglio civico di appartenere ad un Paese moderno che rinforza la sua coesione con leggi e politiche di libertà ed eguaglianza. La Spagna sta compiendo un passo decisivo che la consoliderà nel mondo come simbolo di pace, diritto e tolleranza. Noi spagnoli non lo siamo sempre stati, ma possiamo e dobbiamo esserlo adesso. Cosí ogni giorno diventiamo un Paese migliore.

*Primo ministro spagnolo. Articolo tratto dalla rivista "Zero".

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32944

lunedì 27 giugno 2005

L'8 per mille poco caritatevole della chiesa

Alla Cei per il 2004 sono andati 960 milioni di euro, grazie all'«astensione» degli italiani. Solo il 20% va ad opere di bene
di Fabio Amato (dall'Unità del 26/06/2005)


PIÙ DI 960 MILIONI DI EURO È il montepremi che la Chiesa ha incassato nel 2004 grazie al meccanismo di ripartizione dell'otto per mille. Un montepremi in costante aumento, ma che dedica agli interventi caritativi una quota inferiore al 20%. Una cifra che

rappresenta il risultato delle scelte di quel 65% di italiani che ogni anno lascia in bianco la casella dell'otto per mille. La «scelta non espressa» infatti, non implica la destinazione diretta all'erario della quota Irpef, come sarebbe lecito aspettarsi in uno Stato laico. Al contrario, questi soldi finiscono in massima parte alla chiesa cattolica. Come questo sia possibile è la legge 222/85 a stabilirlo, all'articolo 47. «In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti - recita il testo - la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse». Una specie di sistema elettorale proporzionale con un lauto premio di maggioranza, in cui la preferenza di tre votanti su dieci - la quota di astensione è salita in dieci anni dal 55 al 64% - decide anche per gli altri sette. Così facendo nell'anno 2000 (redditi '99), ultimo di cui si conosce l'esatta ripartizione percentuale dei fondi dato il ritardo nella produzione dei dati, la chiesa cattolica ottenne l'87% del totale: un assegno da 755 milioni di euro. A tutti gli altri, tranne lo Stato che partecipò alla torta per un marginale ma sostanzioso 10%, andarono solo le briciole, anche in virtù degli accordi successivi alla legge che escludono le congregazioni minori dalla ripartizione delle preferenze inespresse. Ma questa non fu l'esatta volontà dei cittadini contribuenti. Non proprio almeno: solo il 38% di essi mise la propria firma nel riquadro, e ciò significa che solo il 33% dell'universo dei contribuenti Irpef scelse di devolvere i propri soldi alla Chiesa. Questa, a rigor di logica, avrebbe perciò dovuto ottenere 'solo' 287 milioni di euro. Gli altri 500 milioni sono il premio di maggioranza di due misere righe di testo di legge, la cui conoscenza meglio dovrebbe essere garantita.

Al contrario, a fronte delle 56 pagine di istruzioni per il solo modello 730, per ritrovare l'argomento «ripartizione» bisogna cercare una riga e mezza del secondo capoverso di pagina otto, senza peraltro che dal modello alle istruzioni ci sia alcuna nota che segnala l'inghippo. A completare l'universo fiscale sopracitato ci sono poi i lavoratori dipendenti, che godono di un bonus di scomodità nel far valere la propria intenzione. Questi, infatti, hanno sì la possibilità di esprimere la preferenza sull'otto per mille, ma per renderla valida devono compilare e spedire l'apposito tagliando contenuto nel Cud.

A beneficiare della complicazione sarà perciò sempre e comunque chi può contare sulla guida di una fede che muova la penna, cioè la Chiesa. A guardare la tendenza, infatti, si scopre che i 755 milioni stanziati nell'anno 2000 sono diventati 908 nel 2002, un miliardo di euro nel 2003, 936 milioni nel 2004, e quest'anno - resoconto dell'assemblea generale della Cei alla mano - la quota dovrebbe avvicinare nuovamente la soglia del miliardo di euro. Cifre a cui, in realtà, corrispondono spostamenti nelle scelte dell'ordine di uno o due punti percentuali, come ha sottolineato Paolo Naso, della Tavola Valdese, ricordando anche la differenza di trattamento per cui «la chiesa cattolica viene informata ogni anno della quota percepita, mentre a noi dicono adesso quello che ci spettava nel 2000». Una vera e propria miniera d'oro, quella gestita dai vescovi, che ha portato le casse della conferenza episcopale italiana a vantare un 'residuo' di 79 milioni di euro nell'esercizio 2003 e un totale di 936 milioni di euro del bilancio 2004, di cui solo 180 milioni però, destinati alle opere di carità. Niente di male, sia chiaro, nel sostenere la chiesa cattolica, ma, a voler entrare nello specifico, l'incremento dei fondi è a dir poco singolare. È l'opinione dei Radicali, che più volte hanno parlato di «sistema truffaldino». In particolare, è il passaggio fra il 2001 e il 2002 a destare l'attenzione maggiore, con un aumento dei fondi stanziati da 762 a 908 milioni di euro. Una maggiorazione vicina al 20% in un solo anno, difficilmente spiegabile, anche volendo sommare l'aumento del gettito fiscale all'effetto prodotto dalla riduzione delle firme.

Difficile avere conferma della posizione ufficiale, rappresentata dalla segretaria della commissione per l'otto per mille, la dottoressa Anna Nardini, secondo la quale «l'incremento si deve all'aumentato gettito Irpef», poichè i documenti amministrativi prodotti da questa commissione non sono pubblici. Dal marzo 2004 giace infatti inevasa una domanda di accesso presentata dai Radicali italiani, tuttora bloccata in attesa di sentenza del Tar di fronte al diniego del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Scettici sulla conclusione gli stessi Radicali, per voce di Marco Staderini, secondo il quale è «l'Avvocatura dello Stato ha ricevuto forti pressioni perchè lavorasse ad un esito favorevole».

La soluzione migliore resta allora quella di prendere la calcolatrice e cercare di verificare se la concomitante diminuzione delle quote espresse e l'aumento tra queste delle preferenze alla chiesa cattolica sia un motivo sufficiente a giustificare gli aumenti. Ammesso che sia possibile riuscirci, per garantire la trasparenza del sistema sarebbe sufficiente apporre una firma.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=32922

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