Non è Marcello Pera che decide che cosa è una famiglia
(Apcom) - "Non ci è chiaro sulla base di quali elementi, se non puramente ideologici, il presidente del Senato Marcello Pera possa affermare che le riforme sul Diritto di famiglia in Europa non facciano bene alla famiglia stessa". E' quanto afferma Franco Grillini, deputato Ds a proposito del discorso fatto ieri dal Presidente del Senato al meeting di Cl.
"La Danimarca ha approvato la 'partnership registrata', una legge che riconosce i diritti delle coppie omosessuali, ben 16 anni fa, senza rilevare alcuna disgregazione della famiglia - ricorda il deputato della Quercia - ma, al contrario, abbiamo assistito ad un aumento dei nuclei familiari inclusi nell'area del diritto, ad una maggiore coesione sociale e ad un più ampio riconoscimento dei diritti umani".
"L'esempio danese ha fatto scuola tanto che in quasi tutti i paesi europei sono state approvate, da tempo, leggi simili. L'approvazione di leggi sui nuovi nuclei familiari aggregano la famiglia! È necessario quindi - sottolinea Grillini - riconoscere le nuove famiglie, anche gay, e prendere atto che non è il Presidente Pera che decide cosa è e cosa non è famiglia, e nemmeno la gerarchia cattolica, e neppure i Ministri che attuano provvedimenti di carattere familistico e ideologico.
Dovere dello Stato è prendere atto della realtà e dei suoi cambiamenti".
http://www.gaynews.it/view.php?ID=33787
lunedì 22 agosto 2005
Grillini: Le riforme in Europa fanno bene alla famiglia
Musica e libertà: Friendly Versilia è l'altro meeting
L’appuntamento gay estivo di Torre del Lago, Sitges della costa tirrenica, si chiude oggi. Facciamo un bilancio dell’iniziativa con Alessio De Giorgi promotore dell’iniziativa.
lunedì 22 agosto 2005 , di stefano bolognini
In questi giorni si sta svolgendo il meeting di Comunione e liberazione con numerosi politici presenti. “Friendly Versilia” non è stata da meno e, oltre al divertimento, avete offerto, ad un pubblico gay e gay friendly, incontri con politici di primo piano. I contenuti espressi dalle due manifestazioni sono però opposti. Possiamo definire Friendly Versilia “l’altro Meeting”?
Perché no? In effetti a “Friendly Versilia” abbiamo sostenuto posizioni diametralmente opposte a quelle che stiamo ascoltando al meeting di Rimini sui grandi temi dei diritti individuali, del multiculturalismo della libertà e della laicità dello Stato.
Se penso che entrambe le manifestazioni non sono di partito e alla rivalità tra Versilia e Riviera adriatica... Siamo l’antimeeting ciellino.
Ma cosa è successo in Versilia quest’anno?
Quest’anno, con Fabio Canino, abbiamo offerto spettacoli di qualità e instaurato una collaborazione con la Fondazione Carnevale di Viareggio e il Festival Pucciniano.
Oltre a questo abbiamo voluto, a otto mesi dalle elezioni politiche, mettere alla prova, insieme a Franco Grillini, il centro sinistra chiedendo, ai candidati delle primarie, un impegno pubblico sui Pacs per l’attività del prossimo Governo.
E chi si è impegnato?
Si sono impegnati Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi, Antonio di Pietro e Ivan Scalfarotto che ha ottenuto un successo strepitoso. Oggi verrà a trovarci Niki Vendola e il 21 settembre aspettiamo Fausto Bertinotti.
Possiamo tracciare un bilancio dell’iniziativa?
Abbiamo registrato oltre quarantamila presenze in 4 giorni.
Il pubblico è sempre più misto, omosex, bisex, etero e si respira un’aria di libertà, in un clima meno avvelenato dalle solite vecchie polemiche tra destra e comunità gay.
La qualità degli spettacoli di quest’anno è stata indiscutibilmente alta. Le dichiarazione del direttore del Principe di Piemonte, l’albergo più eslcusivo della Versilia, che ha detto che questa estate ha avuto una presenza qualificata di pubblico gay, che non aveva mai avuto, e di cui è fiero, dimostrano quanto la presenza del turismo omosessuale in Versilia sia ormai la normalità.
Ricordo poi lo spettacolo di Loredana Bertà e Dolcenera che hanno cantato Pensiero stupendo, con ammiccamenti lesbici, di fronte ad un pubblico in gran parte gay... è stato grandioso.
Nelle edizioni precedenti avete avuto qualche ostacolo dal Comune nell’organizzare l’iniziativa. Quest’anno?
Il Comune ha ignorato i borbottii della circoscrizione amministrata da centro destra che non voleva Friendly Versilia. La manifestazione è ormai nel calendario officiale della estate della Versilia.
Per l’anno prossimo?
Stiamo lavorando ad un concerto di una grande artista americani che potrebbe essere uno degli eventi 2006. Vi prometto sorprese eclatanti...
http://www.gaynews.it/view.php?ID=33792
Meeting CL. Pera a tutto campo: attacca l'islam, Prodi e i gay
"In Europa si approvano leggi che disgregano la famiglia e si mettono con arroganza e protervia al voto popolare i valori della persona e della vita"
Di Ettore Colombo (e.colombo@vita.it)
Altro che lectio magistralis, un vero e proprio annuncio di ingresso in politica
Rimini - dal nostro inviato. Un presidente del Senato - presunta autorità super partes e seconda carica dello Stato - che ha chiaramente deciso di buttarsi in politica, dalla parte del centrodestra, naturalmente. Un filosofo ex popperiano ed ex liberale doc che ha deciso di diventare, più che cattolico, lefebrvriano. Un professore laico che si sente un "ateo devoto" così devoto da far impallidire i chierici. Tutto questo è, oggi, Marcello Pera, che ha deciso di fare la sua grande entreé in politica, anche se dal lato dell'identità culturale da costruire, dal palco del Meeting di Rimini dove, di fronte al popolo di Cl, ha lanciato quello che è un vero e proprio manifesto politico-culturale, altro che lectio magistralis... Prima del partito unitario, la Cdl deve ''definire la propria identità'', fissare ''prima i contenuti e poi i contenitori dove essi dovranno trovare posto. Marcello Pera sceglie il palco del Meeting di Rimini per lanciare un messaggio chiaro agli alleati: ''partito unico, premiership, primarie, neocentrismo e simili - dice ai quattromila che gremiscono il grande auditorium della Fiera di Rimini - sono importanti e dovranno essere affrontate. Ma dopo, non prima. Prima dobbiamo definire la nostra identità. Fissare in quale luogo vogliamo vivere, con chi e come''. Dunque - sembra voler dire Pera - per la realizzazione del partito unico non si deve aver fretta. Prima si ''deve affermare una cornice intellettuale e morale entro cui agire. Capire in che cosa siamo diversi dai nostri avversari politici. Insomma prima dobbiamo aver chiari i contenuti e dopo i contenitori che dovrebbero contenere''. E questo perché ''chi antepone il dopo al prima non avverte la richiesta di identità, il bisogno di senso, la voglia di basi morali e di fede che milioni di uomini e donne stanno sollevando in Italia, in Europa, nel mondo. Il partito politico, specie se nuovo o unico o unitario, deve ascoltare questo bisogno di identità, deve rappresentarlo e tradurlo in programma e azione politica''. Ma il tema della Cdl finisce con l'essere solo la chiusa del corposo intervento del presidente del Senato, che parla di crisi morale dell'occidente, contro cui è in corso una "guerra santa", dell'Europa in particolare dove, fra l'altro, ''la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata e si diventa 'meticci' ''. Un intervento piaciuto molto ai ciellini, che più volte hanno con scroscianti applausi Pera, il quale ci ha tenuto a citare le parole di papa Benedetto XVI. Secondo Pera ''l'Occidente attraversa una crisi morale. Oggi la cultura diffusa in Occidente e' un pericolo per l'Occidente stesso''. E gli elementi piu' preoccupanti sono per il presidente del Senato il ''relativismo'' ed il ''laicismo''. ''In Europa - è l'analisi di Pera - si evita di menzionare nella Costituzione le radici giudaico-cristiane, si condanna un politico; mi riferisco al caso Buttiglione perché in fatto di omosessualità afferma i suoi convincimenti morali cristiani, anche se si dichiara rispettoso della legge pubblica. In Europa si perde il senso religioso dei nostri costumi e della nostra tradizione e si impedisce l'esibizione pubblica di simboli di identità religiosa: mi riferisco - precisa senza allusioni - alla legge francese sul velo e alla sentenza della nostra Corte costituzionale sul crocifisso''. ''In Europa - prosegue Pera - rinasce l'antisemitismo e sono piu' le critiche allo Stato di Israele che gli atteggiamenti di comprensione; in Europa si approvano leggi che disgregano la famiglia e si mettono con arroganza e protervia al voto popolare i valori della persona e della vita: il riferimento - sono le sue parole - chiaramente è alla legge spagnola sulle coppie omosessuali e al referendum italiano sulla fecondazione assistita''. Un referendum per il quale i ''laicisti, liberali, socialisti, azionisti, comunisti e anche qualche cattolico cosiddetto 'adulto' - dice, alludendo a Romano Prodi - che hanno provato a dare un violento colpo di forbice ai valori sono ancora li' che si accarezzano la guancia per lo schiaffo ricevuto''. Ma il presidente del Senato ne ha anche per chi ''in Europa alza le bandiere arcobaleno anche quando si e' massacrati e si ritirano le truppe dal fronte della guerra contro il terrorismo anche quando il terrorismo fa vittime in casa nostra'', e ribadisce che non si può separare la religione dalla politica'', tornando all'appello del Papa a mantenere i crocifissi nelle scuole. Il discorso di Pera viene definito ''molto importante'' da Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, che lo ha ascoltato in platea, ma scatena la reazione nel centrosinistra. A cominciare dal diessino Angius: ''E' evidente che in questo passaggio dal laicismo al neo confessionalismo di Pera c'e' tutto il fallimento del patrimonio culturale di Forza Italia e della destra italiana''. Il leader dei Verdi Pecoraro Scanio definisce ''indegne e deliranti'' le affermazioni di Pera, ''ormai un clone della Fallaci'' e lo invita a dimettersi. Un tono analogo a quello di Marco Rizzo (Pdci), che biasima Pera sottolineando la necessità che ''la religione resti nella sfera privata''. ''Al suo magistero - commenta il prodiano Franco Monaco - preferisco quello del Papa che ama richiamare la vocazione universale del Cristianesimo, che non può essere confinato entro la civiltà occidentale, e il messaggio di Ciampi al meeting di Rimini che piu' utilmente incoraggia i giovani, laici e cattolici, all'impegno per un patrimonio etico universale''.
(Vita non profit online del 22/08/2005)
sabato 20 agosto 2005
Petruccioli: Il bell'addormentato
di Marco Travaglio
Ma che bella scenetta.
Il presidente della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai Claudio Petruccioli, senatore dei Ds, si reca in pellegrinaggio a casa del padrone di Mediaset e ne esce con l’investitura a presidente della Rai.
Il nuovo direttore generale è un dipendente in aspettativa della Rai, Alfredo Meocci, già parlamentare dell’Udc, già membro dell’Authority delle Comunicazioni.
Due ex controllori (si fa per dire) s’insediano ai vertici dell’azienda che dovevano controllare. Il tutto grazie alla designazione del proprietario dell’azienda concorrente che, fra l’altro, è pure il capo del governo.
E, nel nuovo consiglio di amministrazione, siedono un ex ministro (Urbani di Forza Italia), quattro parlamentari (Malgieri di An, Rognoni dei Ds, Bianchi Clerici della Lega e lo stesso Urbani) e tre ex direttori di giornali di partito (Curzi di Liberazione, Malgieri del Secolo d’Italia, Rizzo Nervo di Europa).
Mai, nemmeno ai tempi di Craxi, Forlani e Andreotti, i partiti erano stati così spudorati nell’occupare la televisione pubblica (cioè, in teoria, nostra). All’epoca c’erano le foglie di fico degli “intellettuali di area”, e fra questi ogni tanto uno bravo c’era. Ora è caduta anche quella.
Il grande inciucione destra-sinistra ratifica la brutale occupazione militare della Rai in vista delle elezioni politiche, a garanzia di tutti: proprio nel momento in cui l’informazione dovrebbe essere più libera, per fare le pulci ai candidati dei vari schieramenti, i vari schieramenti blindano la televisione per mettersi al riparo da qualsiasi notizia vera e scomoda. Petruccioli, da questo punto di vista, è una garanzia.
Non solo per Berlusconi.Per tutti i partiti.
L’informazione vera e scomoda, quella alla Santoro, a lui non è mai piaciuta.
E nemmeno la satira alla Luttazzi. Le considera “faziose”, “militanti”, senza nemmeno conoscere il significato degli aggettivi. Le paragona agli obbrobri di Masotti.
Più che vigilare, in questi quattro anni di presidenza della Commissione, lui ha dormito.
Sotto il suo naso sono passati i più infami casi di censura che la tv italiana abbia mai conosciuto. Biagi, Santoro, Luttazzi, Freccero, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, Massimo Fini, Oliviero Beha, Paolo Hendel e tanti altri.
Lui dormiva. Qualche protesta formale, qualche dichiarazione moderatamente critica, qualche prudente raccomandazione, ma senza esagerare. Per non disturbare troppo.
Tre esempi fra i tanti.
Primo, 18 aprile 2002: diktat bulgaro del premier Silvio Berlusconi contro Biagi, Santoro e Luttazzi. La commissione di Dormienza convoca e riconvoca per tutta la primavera-estate il presidente Rai Baldassarre e il direttore generale Saccà, facendosi voluttuosamente prendere per i fondelli. Per Biagi e Santoro non c’è problema, nessuno intende epurarli, “sono un patrimonio della Rai”, resteranno come prima e più di prima. Petruccioli si beve tutto e attacca chi parla di epurazione: “Vedo con una certa sorpresa che si parla di licenziamento di Biagi. Invece Saccà ha espresso forte apprezzamento per Biagi...”. Naturalmente sono tutte balle. Quando Il Fatto e Sciuscià vengono chiusi, ci si attenderebbe un ammutinamento dei vigilantes. Nulla. Biagi licenziato, Santoro sparito, Petruccioli non pervenuto.
Secondo, settembre 2003: Rai2 ingaggia Massimo Fini per un programma notturno di costume, “Cyrano”. Ma poi lo epura prima ancora di cominciare. Il direttore padano Antonio Marano confida a Fini che “c’è un veto politico e aziendale su di lei”. Fini registra di nascosto il colloquio e porta la cassetta a Petruccioli. Il quale minaccia fuoco e fiamme. Poi però imbosca la cassetta, non la fa ascoltare agli altri commissari e convoca tutti i protagonisti. Marano nega di aver parlato di veto politico, accampa motivi artistici, insomma mente per la gola. Ma, senza registrazione, è la sua parola contro quella di Fini. Pilato Petruccioli stila la sentenza: “Non si può affermare ma neppure negare in modo perentorio che un veto nei confronti di Fini ci sia stato”.
Terzo, gennaio 2005: Paolo Hendel viene prima invitato e poi tenuto fuori dalla porta nel programma del sabato sera di Panariello. Il comico toscano minacciava di fare una battuta su Sandro Bondi, paragonandolo addirittura a Braccobaldo. Inaccettabile. L’artefice dell’ennesima censura è il direttore forzista di Rai1, Fabrizio Del Noce. Che se ne vanta pure: “La satira politica è vietata dalla linea editoriale della rete, è una tutela per la destra e per la sinistra”. Nemmeno Mussolini, Francisco Franco o Milosevic avevano osato dire una simile enormità. Il capo della presunta Vigilanza, stavolta, non dorme. Collabora direttamente con la censura. “Da quanto mi è stato detto – dichiara Petruccioli – lo stop a Hendel è partito dalla produzione.
Ma, prima di parlare di censura, devo leggere il testo dello sketch”. Se lo sketch gli piace, è censura. Se non gli piace, o non capisce le battute, non è censura. Decide lui. Del caso Hendel non si parlerà più.
Sarà un caso, ma fra i suoi migliori amici Petruccioli vanta Fedele Confalonieri (che è pure l’editore del figlio di sua moglie, Giangiacomo Mazzucchelli, giornalista al Tg5) e la numero tre di Mediaset, Gina Nieri. Guai però a chi lo scrive: quando il Manifesto e Curzio Maltese, due mesi fa, misero nero su bianco che Petruccioli era il candidato di Berlusconi e Confalonieri, il nostro tuonò e strepitò: “Chi dice che sono il candidato del premier mi espone ai colpi delle Br”. La verità gli fa male. Infatti, oltre al Foglio di Ferrara, al Riformatorio di Polito, a Fassino e a D’Alema, è stato proprio Confalonieri a spingere di più per la promozione di Petruccioli alla Rai. E, dal suo punto di vista, ha fatto bene. Per i berluscones, comandare in Rai come prima, più di prima e poter ripetere a ogni pie’ sospinto che la Rai è ricaduta nelle mani di un “comunista”, è l’ideale. Si ripete il giochino della “presidente di garanzia” Lucia Annunziata. Berlusconi imperversa e la sinistra gli regala una foglia di fico in cambio di qualche briciola.
I soliti sospettosi parlano di un “do ut des”, ma qui si vede soltanto il “do” (della sinistra a Berlusconi). Il “des” (di Berlusconi alla sinistra) non si conosce, anche se ciascuno può lavorare con l’immaginazione. Quel che è certo è che i telespettatori, che vorrebbero rivedere in tv Biagi, Santoro, Luttazzi, Grillo, Sabina Guzzanti, Paolo Hendel, Massimo Fini, Oliviero Beha, Carlo Freccero e tutti gli altri, non avranno né il “do” né il “des”. Una sola cosa possiamo chiedere a questi partitocrati che occupano abusivamente la Rai: non parlino mai più di conflitto d’interessi. La scena del senatore Petruccioli che va a Palazzo Grazioli col cappello in mano a rassicurare il capo del governo e di Mediaset per diventare presidente della Rai è la santificazione di tutti i conflitti d’interessi.
Gli interessi sono chiarissimi. Ma il conflitto dov’è?
Feehily (Westlife): "Sono gay e orgoglioso di esserlo"
Mark Feehily ha deciso di rendere ufficialmente nota il suo orientamento sessuale attraverso le pagine del tabloid britannico Sun
Londra. "Sono gay e orgoglioso di esserlo". Queste le parole con cui la star dei "Westlife" Mark Feehily ha deciso di rendere ufficialmente nota il suo orientamento sessuale attraverso le pagine del tabloid britannico Sun. Il venticinquenne cantante irlandese ha ammesso di essere stanco di dover continuare a mantenere segreta la sua omosessualità ed ha scelto di ammetterla in prima persona per informare i suoi fan e non doversi più nascondere. "Voglio che la gente sappia la verità su di me - ha detto Mark - non cerco simpatia e non voglio pormi come modello per nessuno, mi sono solo reso conto che era giunto il momento di dire la verità ". Mark e gli altri componenti dei Westlife sono adorati dalle ragazzine di tutto il mondo che si accampano fuori dagli alberghi sperando di ottenere un loro autografo. La boyband vanta dodici singoli primi in classifica, un Brit Award, un Mtv Europe Music Award e ben cinque album di platino. Da tempo Mark porta avanti una relazione con il cantante 21enne Kevin McDaid e parlando della sua storia ha detto: "Sono felice di aver trovato un vero compagno. Essere sempre in tournee con la band a volte fa sentire soli e sono molto contento di aver trovato una persona che finalmente mi faccia stare bene".
(Sicilia, La del 20/08/2005)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=33770
giovedì 18 agosto 2005
Grillo e le primarie dell'Unione: "Non mi candido, perché vincerei"
Intervistato dall'Espresso l'umorista genovese sferra attacchi a tutto campo
Il calcio è "l'espressione mafiosa dell'economia". Ricucci "una pianta carnivora"
Beppe Grillo
ROMA - Un Beppe Grillo polemico e pungente se la prende con la classe politica italiana e con il mondo del calcio senza risparmiare il papa e il mondo economico. "Alle primarie del centrosinistra non mi candido perché vincerei io - afferma il comico in un'intervista che uscirà domani sull'Espresso - e poi io sono per la dittatura, tanto con la vostra democrazia non andiamo da nessuna parte".
"Non ci sono più la destra e la sinistra - prosegue Grillo - serve qualcosa di nuovo. Non ci sono idee. Prodi doveva fare la Fabbrica e invece ha messo su un capannone. Il suo blog ha chiuso dopo 20 giorni. Pecoraro ha un sito ma se clicchi sopra non si apre nulla. Bertinotti l'ho visto perplesso, quando gli ho detto l'indirizzo del mio sito è andato in crisi".
L'umorista si sofferma sul ruolo della comunicazione e dell'informazione, affermando: "In Corea ci sono 40 milioni di persone tutte connesse a internet, in Estonia sono tutti connessi, noi siamo al novantesimo posto nella classifica della libertà di stampa. Siamo un Paese fallito. La nostra democrazia si sta trasformando in un impero. Al suo posto c'è un regime di persone sorridenti. Sei manipolato da divertito, non da incazzato. Non ti bruciano i libri, ti fanno passare la voglia di leggere".
Rispondendo a una domanda sui disordini scatenati dai tifosi negli ultimi giorni, Grillo critica poi il mondo del pallone: "Il calcio è la civiltà dei bambini. I tifosi si incazzano perché gli hai tolto il giocattolo. Ma il calcio è l'espressione mafiosa dell'economia. Per funzionare ha bisogno di questa gente che piange, si dispera, scende in piazza. Bambini, appunto".
L'intervista prosegue a tutto campo: chiesa, economia, finanza. Grillo non salva nessuno. Parlando di papa Ratzinger l'umorista afferma che "non sa muoversi. Wojtyla era un gigante. Andava in Africa e parlava dei disastri della Banca mondiale e del Fondo monetario. Ora mi sembra che vogliamo ritornare a una concezione bagetbozzistica della religione".
Il comico definisce Ricucci "un anemone, quella pianta carnivora che punge la preda e la mangia viva. Si è messo a spolpare gli altri vecchi usurai dell'economia - e attacca il capitalismo italiano - finto, dove con l'1,33% controlli una società, produci debiti a non finire come la Telecom di Tronchetti".
(18 agosto 2005)
http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/spettacoli_e_cultura/grillo/grillo/grillo.html
Il codice politico
di ANTONIO TABUCCHI
L'Italia sembra stupirsi perché si dice che Berlusconi attraverso amici suoi stia comprando il Corriere della Sera. Lui nega. Forse non è lui, è una P3, chissà. Comunque stupisce tanto stupore, come se si trattasse di un fatto inaudito. Berlusconi ha un conflitto d'interessi grosso come il Titanic, possiede quasi tutta l'informazione italiana: rientra nella sua logica che cerchi di eliminare il «quasi». Il suo sistema consiste in un regime mediatico e di affari esteso su tutta l'Italia che serve a due scopi: diffondere il pensiero di Berlusconi (perché Berlusconi ha un pensiero, per quanto unico ed elementare) e aumentare in maniera faraonica le sue casseforti (in quattro anni di governo è diventato uno degli uomini più ricchi del pianeta). Il problema dunque non è tanto l'eventuale acquisto del Corriere da parte sua o di un'ipotetica organizzazione, il problema è perché si è arrivati a questo punto. A un punto tale che in una lettera al direttore di Repubblica, dopo essersi rammaricato che De Benedetti non sia entrato in affari con lui a causa del «massacro mediatico, e tutto politico, che investe immediatamente chiunque osi entrare in rapporto con Silvio Berlusconi» (Berlusconi non dice mai «con me», si chiama sempre Silvio Berlusconi, come se fosse un altro) e dopo avere affermato che lui tale massacro lo soffre quotidianamente sulla sua pelle da quando ha «osato togliere il potere a una sinistra illusa di avere già vinto», Berlusconi così conclude: «Non vorrei, signor direttore, che questa stessa sinistra e che molte persone che la pensano come Lei si illudessero ancora una volta». Che sembrerebbe una frase sempliciotta, e che invece è abbastanza complessa, perché è una sorta di messaggio in codice, che tradotto ai profani suona: lasciamo perdere il Corriere, che di quello mi occupo io; a voi di Repubblica stavolta è andata bene, ma vedremo alla prossima, perché gli affari sono affari, e chi in Italia è in affari, prima o poi, volente o nolente, gli affari li deve fare con Silvio Berlusconi, visto che i miei soldi sono dappertutto.
Ma è opportuno ricordare, a questo punto, che quando la società civile italiana (cioè quei cittadini che non credono alle televendite e ai telecontratti berlusconiani) si accorse che Berlusconi stava instaurando in Italia un regime totalizzante (non totalitario, totalizzante - cioè basato sul controllo di tutto ciò che acquistiamo, che leggiamo, che vediamo e che sentiamo) e cominciò a manifestare la sua forte preoccupazione (grandi scioperi sindacali, Palavobis, girotondi, interventi di intellettuali sulla stampa ancora libera, eccetera), dall'opposizione, in specie da quel pezzo dei Ds detti «riformisti» (che non si capisce cosa mai debbano ancora riformare, essendo tutto già riformato da tempo) e da coloro che si dicono progressisti ma chissà perché «sospettano» delle socialdemocrazie scandinave come se fossero rivoluzionarie, si alzò un severo monito, «Non si deve demonizzare l'avversario!».
Cioè: i cittadini che protestavano (peraltro civilissimamente) perché un presidente del consiglio che è al contempo padrone di mezza Italia confezionava a raffica leggi ad personam e licenziava giornalisti della televisione di Stato come se fossero stallieri delle sue ville, per una certa opposizione (la stessa che precedentemente con tale signore era entrata in colloqui istituzionali non andati poi a buon fine) erano dei demonizzatori del povero Berlusconi. E intanto Berlusconi, facendo gli affari suoi e le leggi sue, demonizzava a tutto vapore: tutti comunisti, le toghe rosse, i magistrati mentalmente disturbati, la nostra Costituzione «sovietica», il maggior sindacato italiano «mandante» di omicidi, la commissione Telekom Serbia, e via demonizzando. Con tutti i suoi mazziatori schierati nelle postazioni giornalistiche o televisive, non di rado coadiuvati da qualche gentile rifondatrice del comunismo che infilava la cartuccera nella mitraglia del cecchino (si veda il recente processo instaurato a Cofferati, «reo» soprattutto di aver portato in piazza tre milioni di italiani in pieno berlusconismo: una cosa che in Italia non si perdona a nessuno, né da destra né da sinistra). Questa filantropica «comprensione» dell'avversario parve strana a molti. Così come parve stranissimo che alcuni politici dell'opposizione sembrassero punti da una serpe se qualcuno definiva «regime» il sistema di Berlusconi (che con il sistema economico-mediatico di cui sopra ha ingabbiato l'Italia in una camicia di Nasso che è una forma di regime). Alcuni personaggi dell'opposizione reagivano alla parola come se si parlasse di loro o di un parente stretto, tanto che veniva voglia di tranquillizzarli. E la creazione da parte dello stesso partito di un giornale come Il Riformista (dal colore di giornale economico) che facesse la guardia all'Unità allorché a Berlusconi fa un'opposizione come si deve, cioè senza sconti e comprensioni, non è strana? È stranissima. Attualmente il chiodo fisso del Riformista è Antonio Padellaro, come lo è stato Furio Colombo, fino alle sue «dimissioni». Ma quelle «dimissioni» non sono strane? Lo sono quanto e più di quelle di Ferruccio De Bortoli dal Corriere della Sera. Viene spontaneo pensare che Berlusconi abbia la mano lunga a destra, al centro e a sinistra. E l'elogio di Craxi fatto dal segretario di un partito che dovrebbe rivendicare la questione morale, non è strano? Non solo è strano, è inaccettabile, soprattutto se giustificato dalla curiosa motivazione che Craxi appartiene alla storia di famiglia. Se fosse stato detto: «purtroppo Craxi appartiene alla storia di questa famiglia», il discorso cambiava, perché per le famiglie perbene esiste l'interdizione del parente che ha buttato male. Il sistema politico di Craxi, fatto di corruzione e di intrecci oscuri con la finanza, era un sistema marcio, ragioni per le quali è morto in contumacia con una condanna sulle spalle. Accettarlo in una famiglia come se il legame del sangue fosse più importante dei principi morali, è un fatto strano.
Ma tutte le stranezze, tutte le anomalie, hanno una spiegazione, non sono effetto di fenomeni paranormali. Lungi dal voler attribuire in anticipo qualsivoglia colpevolezza a chicchessia, una cosa è certa: le recenti intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura rivelano allarmanti intrecci fra politica e finanza. Un mondo sottobanco (o sotto-banche) fluido, filamentoso, multiforme e proteiforme, un alien i cui gangli vitali interagiscono e si alimentano a vicenda: una vera «società multicolore». Sorpresa? Non troppo, per chi ricorda quello che già è successo in Italia. Per chi ricorda Sindona, Marcinkus, il Banco Ambrosiano, Calvi. Per chi ricorda il Caf. Per chi ricorda i metodi del craxismo. Per chi ricorda Mani pulite (poi mozzate dalla classe politica tutta).
Ma facciamo finta che l'Italia sia un paese normale. Facciamo finta che certi accoppiamenti poco giudiziosi non siano mai avvenuti, che tutto si svolga in una trasparenza almeno relativa, come si svolge nel resto dei paesi civili europei o nelle temute socialdemocrazie scandinave. Facciamo finta che le accuse di latinoamericanizzazione che giornali come l'Economist lanciano all'Italia siano frutto di pura maldicenza, e spostiamoci davvero in America Latina. El País del 13 agosto, nella sua rassegna stampa internazionale, riporta questo testo apparso sul quotidiano peruviano La República, intitolato Etica, corrupción y política e riferito al governo brasiliano. Traduco le righe finali: «Costa fatica pensare che Lula non fosse al corrente della corruzione. E gli stessi brasiliani sono rimasti di stucco allorché Lula ha assicurato che non sapeva niente dei movimenti del suo compagno e intimo amico José Dirceu. Le stesse persone che rivendicavano un esercizio etico della politica hanno organizzato o tollerato la corruzione degli oppositori con denaro di oscura provenienza. Ora che il vento della sinistra soffia con forza in almeno sette paesi dell'America Latina, è urgente che i suoi leader capiscano che la trasparenza è imprescindibile per chi aspira a essere portavoce delle cause del popolo».
Io non so se sull'Italia soffia un vento di sinistra o di destra, e poco importa in questo caso la direzione da cui proviene. So però che è un vento bolso e sabbioso, uno scirocco malsano che abbatte e demoralizza tutti quei cittadini (sono molti) che cominciano a sospettare che il simbolo che votano sulla scheda elettorale non contenga ideali o progetti, ma mascheri delle azioni bancarie (che ovviamente non hanno colore). Per quanto mi riguarda l'appello per un codice etico che con altri ho indirizzato a Romano Prodi concerne soprattutto questo punto. È vero che un codice etico non basta: certe caratteristiche antropologiche di una classe politica non si cambiano con un codice. Ma può essere un profilattico punto di partenza per evitare brutte sorprese. Ma questo Prodi lo sa meglio di noi, perché sa che stavolta deve evitare ad ogni costo brutte sorprese.
tratto da il manifesto del 17/08/2005
Preti pedofili, un avvocato USA vuole processare Ratzinger per i silenzi del vaticano
È chiamato in giudizio con l'accusa di aver coscientemente coperto, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sacerdoti accusati di abusi sessuali effettuati su minori
di Roberto Monteforte / Roma
DAL GENNAIO 2005 esiste presso la Corte distrettuale di Harris County (Texas) un procedimento a carico di Joseph Ratzinger. Insieme al responsabile della diocesi di Galveston Houston, l'arcivescovo Joseph Fiorenza, i sacerdoti Juan Carlos Patino Arango e William Pickand figura anche il nome dell'attuale pontefice. È chiamato in giudizio con l'accusa di aver coscientemente coperto, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sacerdoti accusati di abusi sessuali effettuati su minori. A muovere l'accusa, documenti vaticani alla mano, è l'agguerritissimo avvocato Daniel Shea, difensore di tre vittime di molestie pedofilia con alle spalle studi di teologia che ieri, non a caso in concomitanza con l'apertura della Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia, ha manifestato in piazza san Pietro insieme ad esponenti del partito radicale contro le coperture assicurate ai preti pedofili.
Tutto parte dal «Crimen Sollicitationis», un documento «strettamente confidenziale» del Sant'Uffizio a firma del cardinale Ottaviani del lontano 1962 che vincolava al segreto più assoluto, pena la scomunica immediata, tutti coloro, comprese le «vittime», che fossero coinvolti in procedimenti ecclesiastici riguardanti casi di pedofilia o molestie sessuali compiuti da religiosi. Secondo l'avvocato Shea quell'antica «istruzione» avrebbe avuto validità sino al 2001, così le gerarchie ecclesiastiche e vaticane avrebbero finito per «coprire» e favorire «deliberatamente» i «preti pedofili». La prova sarebbe in una nota dell'epistola «De Delictis Gravioribus» del 18 maggio 2001, che Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva fatto recapitare ai vescovi e agli altri ordinati e membri della gerarchia ecclesiastica. A questa accusa le gerarchie vaticane hanno risposto che le norme contenute nel documento del 1962 non hanno più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto Canonico, ma per Shea la lettera di Ratzinger non lascia spazio a dubbi. Ora la Corte di Houston ha il potere di chiamare in giudizio Joseph Ratzinger, ma l'attuale pontefice, avrebbe avanzato «richiesta formale d'immunità al presidente degli Stati Uniti, che non ha ancora reso nota la sua decisione in merito». Il presidente George W. Bush può solo suggerire al tribunale di valutare questa opportunità. La Corte potrebbe autonomamente riconoscerla.
Questo non fermerebbe l'avvocato Shea che ha assicurato di essere pronto, pur di difendere gli interessi dei suoi assistiti, a ricorrere sino alla Corte suprema contro questa decisione. In nome della separazione tra Chiesa e Stato si dice pronto a chiedere la messa in discussione del riconoscimento diplomatico da parte di Washigton della Santa Sede come Stato sovrano.
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Al Mardi Gras i candidati alle primarie del centrosinistra
Manca solo Romano Prodi all'invito degli organizzatori del Mardi Gras in corso a Torre del Lago
Fausto Bertinotti, Alfonso Pecoraro Scanio, Antonio Di Pietro e l'outsider Ivan Scalfarotto: quasi tutti i candidati alle prossime primarie del centro-sinistra, hanno infatti risposto all'invito a confrontarsi con le richieste della comunità "glbt" (gay, lesbica, bisessuale e transessuale) italiana nel corso della principale manifestazione gay estiva, il "Friendly Versilia Mardi Gras" in corso a Torre del Lago Puccini.
Il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraio Scanio, sarà sul palco del Mardi Gras venerdì 19, alle ore 23, mentre Antonio Di Pietro e Ivan Scalfarotto saranno presenti il giorno successivo, alla stessa ora. A intervistarli, in un serrato faccia a faccia, saranno: Fabio Canino, direttore artistico della manifestazione, venerdì e Katia Beni, presentatrice della serata, sabato. Insieme a loro, Alessio De Giorgi, organizzatore della manifestazione e l'on. Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay Nazionale. Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione Comunista, ha declinato l'invito per ragioni personali, ma assicurato la sua presenza nella "Versilia gay-friendly" il 20 settembre, per un dibattito alle ore 21 al Mama Mia, il locale di riferimento della zona. Del resto, a rappresentare la sua area politica sarà presente il governatore della Regione Puglia, Niki Vendola, che il Mardi Gras premierà domenica 21 come "personaggio dell'anno".
"Questa attenzione dei candidati alle primarie del centro-sinistra - sottolinea Alessio De Giorgi, organizzatore della manifestazione -, conferma la rilevanza che la nostra manifestazione ha assunto nel nostro Paese. All'altro lato della Versilia - continua De Giorgi - la comunità gay ha organizzato una sorta di altra Versiliana, una Versiliana gay, che discute, si interroga e dibatte delle questioni a noi care, ad iniziare da quelle legate al riconoscimento delle coppie dello stesso sesso nella prossima legislatura. E' infatti un nostro obiettivo prioritario - conclude De Giorgi - assicurarci che nel programma di chi si candida al governo del paese vi sia un impegno chiaro e deciso per l'approvazione della proposta di legge sul Patto Civile di Solidarietà, il PACS".
Dice Franco Grillini: "Questa presenza quasi unanime dei candidati alle primarie del centro sinistra è l'ulteriore segno della rilevanza che ormai la questione omosessuale ha assunto nella vita politica italiana, così come da tempo accade negli altri paesi europei. Ancora una volta, ricordiamo - continua Grillini - che sono rimasti ormai tre i paesi che in Europa non riconoscono le coppie dello stesso sesso".
Dice Ivan Scalfarotto, dirigente del gruppo Citigroup a Londra che ha recentemente deciso di candidarsi alle primarie del centro-sinistra: "Il motivo per il quale ho accettato di candidarmi alle Primarie dell'Unione è di imporre alcuni temi che nel centrosinistra non trovano lo spazio che dovrebbero avere. Per esempio, per fare in modo che i diritti dei cittadini GLBT di questo paese siano uguali a quelli degli altri, semplicemente e senza sconti. I diritti o ci sono o non ci sono, non esiste una terza possibilità. Sono gay, ma non dico queste cose perché sono gay. Del resto penso e dico tutto il male possibile della precarizzazione del lavoro introdotta dal governo Berlusconi anche se nella vita non faccio il lavoratore di un call center. "
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martedì 16 agosto 2005
Pedofilia, la chiesa non paga i danni
SCANDALI USA - Cause per centinaia di milioni di dollari. Il Vaticano dice no alla vendita di beni delle diocesi perché i preti sono dei «liberi professionisti»
di Roberto Rezzo/ New York
«DI FRONTE AI CREDITORI, bisogna sempre dichiararsi nullatenenti", recita una massima di cui non c'è traccia nei Vangeli, ma ben nota agli avvocati che si occupano di diritto fallimentare. L'arcivescovo di Boston, Sean O'Malley, se l'è sentita rammentare nientemeno che dalle autorità vaticane. O'Malley era convinto d'aver trovato una soluzione decente per mettere a tacere una volta per tutte lo scandalo dei preti pedofili che per decenni hanno molestato i ragazzini: chiudere una sessantina delle oltre 350 parrocchie della diocesi, liquidarne i beni e pagare i danni alle vittime. Un accordo extra giudiziale sarebbe già stato raggiunto dai rispettivi avvocati; nessuna cifra ufficiale, ma si parla di svariate centinaia di milioni di dollari. Qualche parroco s'è ribellato, 7 per l'esattezza, e subito ha trovato ascolto in Vaticano. Da Roma all'indirizzo dell'arcivescovo è partita una missiva dove -in punta di diritto canonico- si sostiene che la diocesi non ha il diritto di appropriarsi dei beni che le parrocchie hanno avuto in dono dai fedeli. Ben venga se i parroci decidono di consegnarli spontaneamente, ma in caso contrario il vescovo non si può imporre.
Di fronte a un richiamo ufficiale della Santa Sede, O'Malley è stato costretto ad abbozzare. «Sono lieto che il Vaticano condivida i nostri obiettivi. Lavoreremo insieme per superare le divergenze interpretative». Daltronde quale sia l'atteggiamento della Curia romana nei confronti di chi accusa un sacerdote di molestie sessuali lo si è visto bene quando il cardinale Bernard Law, ex arcivescovo di Boston costretto a dimettersi di fronte a una rivolta popolare che aveva fatto disertare le chiese, è comparso in tv mentre officiava un'omelia per i funerali di Giovanni Paolo II, massimo onore per un porporato. L'interpretazione autentica della Santa Romana Chiesa si richiama a un precedente clamoroso con cui la diocesi di Bridgeport nel Connecticut riuscì negli anni '80 a negare qualsiasi indennizzo a chi da bambino era stato costretto a subìre le indesiderate attenzioni del prete all'oratorio. A spuntare la vittoria in tribunale era stato Edward Egan, brillante consulente giuridico del Papa, poi promosso arcivescovo di New York, sostenendo che i parroci sono «liberi professionisti» e quindi la diocesi non può essere chiamata a rispondere delle loro azioni. Vent'anni dopo, quando la morale laica ha affrancato dalla vergogna le vittime di violenza sessuale, e centinaia di cause di risarcimento contro i preti pedofili sono scattate in tutta America, questa concezione della Chiesa «a responsabilità limitata», come una società di capitali, cade come la manna dal cielo. Nello stato di Washington il vescovo di Spokane, William Skylstad, ha annunciato che difenderà con le unghie e con i denti i beni mobili e immobili della sua diocesi. Per mettersi al riparo da circa 70 richieste di risarcimento per «atti di libidine violenta nei confronti di minori», venerdì scorso ha chiesto al tribunale il regime di amministrazione controllata, ai sensi del Capitolo 11 della legge fallimentare, quello che garantisce protezione dai creditori alle società finite in bancarotta. Le vittime -a suo giudizio- dovranno vedersela con le compagnie di assicurazione, con cui aveva stipulato una polizza. Lo hanno immediatamente seguito i vescovi di Portland in Oregon e di Tucson in Arizona. A Oakland in California, la diocesi ha annunciato di voler chiudere la partita liquidando alle vittime un milione di dollari a testa, per un totale di 56 milioni tondi. Un affare, visto che le giurie californiane hanno sinora riconosciuto un indennizzo minimo di due milioni di dollari a testa in simili procedimenti. E una scelta lungimirante sotto molti aspetti, come spiegano gli esperti di diritto. In questo modo si evita il dibattimento in tribunale, dove spesso salta fuori che i vescovi erano perfettamente a conoscenza del perché a certi preti piacesse tanto occuparsi dei bambini. Ciononostante, quando si poneva un «problema morale», come le gerarchie cattoliche chiamano gli atti omosessuali tra un sacerdore e un minore, raramente le sanzioni disciplinari andavano oltre il trasferimento a un'altra parrocchia. E ci sono casi ancora più gravi, come quello avvenuto nell'arcidiocesi di Miami in Florida: nel 1984 il reverendo Ernesto Maria Rubio, pastore nella Chiesa di Nostra Signora della Divina Provvidenza, dopo aver violentato il figlio di immigrati clandestini cubani, lo ha minacciato di farlo deportare dalle autorità d'Immigrazione se non avesse tenuto la bocca chiusa. L'anno scorso la diocesi ha pagato un indennizzo di 3,4 milioni di dollari.
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Sesso e birra, la confessione di Giacomo
Storia di vita normale di un ragazzo di 17 anni che confessa ai genitori la sua sessualità
Di MARGHERITA D'AMICO
Giacomo ha 17 anni, una sorella e un fratello maggiori. È studioso, sportivo, nonché perplesso nei riguardi del settore femminile. La difficoltà non consiste nell'avere delle amiche - al contrario sono parecchie - quanto nel considerarle desiderabili, come accade ai coetanei. Dopo riflessioni, ansie, incertezze, Giacomo ha concluso di non essere omologabile all'eterosessualità. Per uno della sua età, non sempre si tratta di un'elaborazione facile. Inoltre la sua è una famiglia affettuosa, in cui i genitori incoraggiano i figli al dialogo, ma si tratta pur sempre di gente tradizionale. Da un lato egli sente di non voler nascondere una simile consapevolezza, dall'altro, l'imbarazzo e il timore di dispiacere i suoi a lungo prevalgono. Al grande nervosismo, che reca insonnia e inappetenza, si aggiunge la chiara impressione di essere osservato. Sua madre, ci giurerebbe, gli sottrae i jeans prima che siano davvero da lavare per poterne svuotare di persona le tasche. Suo padre gli chiede pretestuosamente di accompagnarlo in giro e gli rivolge domande impacciate sulla scuola, sulle amicizie. Quei due, pensa Giacomo, non solo hanno capito, ma sono colmi di preoccupazione e forse vergogna. Nonostante il tormento, decide di affrontarli e una sera annuncia di avere una comunicazione. Sua madre impallidisce, il padre spegne di scatto la tv. "Ti droghi?" chiede lei con voce spezzata. "Ma no!" protesta Giacomo. "Sei nei guai con i soldi? Hai rubato?" lo incalza il padre. "No! Però ritengo di essere gay", li interrompe Giacomo. La madre scoppia in singhiozzi e lo abbraccia: "Sia lodato il Cielo!". "Tutto qui?" dice il padre. "Eravamo così preoccupati! Meno male. Su, beviamoci una birra".
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domenica 14 agosto 2005
Firenze, Renzi blocca i finanziamenti alle associazioni che parlano di differenze
Il presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi blocca il piano dei contributi per le iniziative formative nelle scuole superiori. L'ass. Monciatti: "Si ha paura di parlare di omosessualità"
Firenze - LO SCONTRO - L'assessore scrive a Repubblica per rintuzzare il capo della provincia Matteo Renzi. All'origine il blocco dei finanziamenti ai progetti presentati da Monciatti
di MASSIMO VANNI
Il presidente blocca il piano dei contributi per le iniziative formative nelle scuole superiori. E l'assessore si ribella.
E' quello che accade in Provincia, dove la responsabile istruzione Marzia Monciatti non ha mandato giù l'improvviso stop all'elenco dei contributi alle associazioni deciso dal presidente Matteo Renzi. E d'impeto ha scritto una lettera al giornale. Non a Renzi. "Voglio capire meglio oggetto e finalità", aveva fatto sapere il presidente Renzi, scarsamente entusiasta di corsi su stereotipi e differenze di genere. Ed è qui che l'assessore si è offesa: "Fra i miei numerosi difetti non annovero quello di non approfondire, conosco personalmente il lavoro di tutte le associazioni che hanno presentato i progetti. Posso dire che ci sono insegnanti di comprovata serietà e professionalità che conoscono meglio di me, e del pur giovane presidente, i ragazzi e le ragazze, i loro problemi e i loro sogni". Come dire, "ma cosa ne sa Renzi per bloccare tutto?" Forse al presidente sono suonate sospette le iniziative su generi e stereotipi? "Non posso e non voglio credere che al presidente sfugga il fatto che in materia di pari opportunità e di educazione alle differenze, ci sia ancora tanto lavoro da fare, e che proprio dai giovani occorre iniziare. Altrimenti non resta che inorridire di fronte agli ancora tanti stupri e violenze - aggiunge nella lettera Monciatti - come non voglio credere che ci sia una qualche reticenza a parlare nelle scuole di omosessualità, o dobbiamo ancora considerarla una malattia da nascondere?". Tra i progetti c'è quello presentato da VitaminaDonna assieme all'associazione Wotec Lab. Un progetto educativo, si tiene a precisare, che non ha niente che fare con l'omosessualità: "Stereotipi, genere e lavoro, percorso di pre-orientamento al lavoro", è il titolo del progetto di VitaminaDonna, che ha un sito web con lo stesso nome. "Siamo professioniste con comprovata esperienza in ambito scolastico ed educativo, dell'orientamento professionale e della comunicazione web: le nostre associazioni promuovono azioni di Pari opportunità e cittadinanza attiva", tiene a dire lo staff di VitaminaDonna. E il sito, "accusato impropriamente di propaganda lesbica", si propone di "far conoscere a ragazzi e ragazze il modo di interagire con le opportunità lavorative ed associative che il territorio offre". L'associazione Atika' precisa invece di non aver avuto nessun contributo.
Pubblichiamo la lettera dell'ass. Monciatti
Di ritorno a Firenze, dopo dieci giorni di vacanza nel Centro Europa con la mia famiglia, mi sono recata in edicola a comprare i quotidiani per "rimettermi in pari" con la cronaca regionale e provinciale e ho trovato, del tutto inaspettatamente, un articolo su "La Repubblica" nel quale il Presidente della Provincia disserta a ruota libera dei progetti formativi ed educativi che la Provincia stessa, da anni, offre alle Scuole Superiori come offerta aggiuntiva ai cosiddetti P.O.F. che, va detto per inciso, sono una precisa competenza delle scuole che li decidono in base alla loro autonomia.
Mi hanno stupito (non credo davvero che sia opportuno usare verbi più forti, tipo "hanno offeso") tre cose principalmente:
La prima si riferisce alla superficialità con la quale vengono descritti i progetti e l'identità di alcune associazioni. Io, che fra i miei numerosi difetti non annovero quello di non approfondire, conosco personalmente il lavoro di tutte le associazioni che hanno presentato progetti (al di là dei loro siti più o meno accattivanti). Voglio dire che conosco, ho ascolto e visto sul campo il loro lavoro. Di molte di quelle nominate fanno direttamente parte insegnanti di comprovata serietà e professionalità che, mi permetto di affermare, conoscono assai meglio di me e del pur giovane Presidente, i ragazzi, le ragazze, i loro problemi e i loro sogni.
La seconda si riferisce alle cifre citate che, evidentemente, non corrispondono ad una accurata analisi del Piano Economico di Gestione della Pubblica Istruzione; se così fosse, infatti, sarebbe stato evidente che la cifra dedicata ai cosiddetti "contributi a pioggia" è di 66.093 euro e non di 250.000 euro, fra l'altro il bilancio di previsione del Presidente per il 2006 taglia di 150.000 euro proprio le risorse destinate alla Pubblica Istruzione, cifra che ci auguriamo tutti, soprattutto le scuole, possa essere rimpinguata in corso d'opera.
La terza è che, forse, non è ancora chiaro che l'attività per le scuole non può essere costituita esclusivamente da "eventi". Non si vive di soli eventi, e questa è una certezza, ma soprattutto non possono vivere di eventi le scuole che basano la loro attività su laboratori didattici che hanno la durata di un anno scolastico e che, quindi, approfondiscono, scavano e rifuggono per loro natura da eventi episodici e, talvolta, superficiali.
Fino a qui, le osservazioni, diciamo pure "tecniche". Non possono che seguire alcune mie personali e ragionate osservazioni politiche.
Non posso e non voglio credere che al presidente della Provincia sfugga il fatto che in materia di pari opportunità e di educazione alla valorizzazione delle differenze, a partire da quella di genere, non ci sia ancora tanto lavoro da fare in questo nostro Paese e territorio. Non posso e non voglio credere che al Presidente sfugga il fatto che proprio dai giovani e dalle scuole è necessario iniziare. Altrimenti non resta che inorridire supinamente di fronte agli ancora tanti e terribili stupri e violenze delle quali sono vittime, spesso, giovani donne.
Così come non posso e non voglio credere che ci sia una qualche reticenza a parlare, nelle scuole, anche di omossessualità; oppure (ma come dicevo non posso crederci) dobbiamo considerarla una malattia da nascondere e sulla quale scagliare anatemi come ancora oggi nel terzo millennio, viene fatto?!
In ogni caso saranno proprio gli insegnanti, i ragazzi e le ragazze a deciderlo perché non vi è assolutamente, nel Piano dell'Offerta Formativa, alcun progetto "educativo" all'omosessualità.
A noi, Ente Pubblico, anche a noi, spetta il compito di offrire strumenti, consapevolezze, capacità critiche ed autonome perché ogni individuo possa essere libero di scegliere chi vuole essere.
A noi, ripeto Ente Pubblico, spetta il compito di educare al rispetto della pluralità, della diversità, laicamente, lontani da ogni fondamentalismo, da ogni stereotipo e luogo comune.
Alla fine di luglio avevo presentato il Piano dell'Offerta Formativa inserendo anche un progetto dell'Osservatorio dei Giovani Editori al quale era molto affezionato il Presidente che, pare, ora averci ripensato. E' vero che non avevo tolto un progetto di Emergency che lo stesso Presidente mi aveva indicato come non importante perché, proprio rifuggendo dalla superficialità, avevo visto e toccato con mano quanto sia l'interesse di numerosissimi ragazzi e ragazze per l'attività di questa e di altre associazioni. Posso anche dire che di ogni progetto è stato vagliato dagli uffici e dalla sottoscritta l'"indice di gradimento" attraverso una verifica scrupolosa della quantità di adesioni aiutati anche da un attento esame da parte dell'Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Scienze della Comunicazioni delegata al monitoraggio dei progetti.
Infine condivido l'idea di costruire sempre di più insieme alle scuole il Piano dei Progetti anche perché è una iniziativa della quale io stessa parlai al Presidente un po' di tempo fa.
Naturalmente sono sicura che siamo d'accordo sul fatto che sia necessario procedere con ragionamenti, confronti, approfondimenti e non a colpi di eventi.
Assessore alla Pubblica Istruzione, Edilizia Scolastica Pari Opportunità
L'Elenco delle associazioni che si son viste bloccare i finanziamenti
Sabotati i progetti delle associazioni di Firenze
Abbiamo scritto al giornalista Massimo Vanni, autore dell'articolo "Saffo (e tanti altri) senza contributi a pioggia" apparso su La Repubblica in prima pagina cronaca di Firenze l'11/08/05, pregandolo di rettificare le affermazioni fuorvianti rispetto ai contenuti, azioni e mission del sito vitaminadonna.it
Il progetto al quale si fa riferimento, presentato dallo staff di VitaminaDonna assieme all'associazione Wotec Lab presso l'Assessorato alla Pubblica Istruzione e Pari Opportunità della Provincia di Firenze, è un progetto educativo rivolto agli studenti delle scuole superiori dal titolo
Stereotipi: genere e lavoro
percorso di pre-orientamento al lavoro
Noi che abbiamo proposto questo progetto, siamo professioniste con comprovata esperienza in ambito scolastico ed educativo, dell'orientamento professionale e della comunicazione web. Le nostre associazioni promuovono azioni di Pari Opportunità e cittadinanza attiva.
Rispondiamo in difesa delle donne che lavorano, di un sito di donne accusato impropriamente di propaganda lesbica, che si propone di far conoscere anche ai ragazzi e alle ragazze il modo di interagire con le opportunità lavorative ed associative che il territorio offre.
Quando nel medio evo la medicina era scarsa, hanno bruciato come streghe le donne che curavano con le erbe: oggi erboristeria e omeopatia sono riconosciute e i prodotti si trovano nelle farmacie.
Speriamo che non debbano passare secoli per far accettare a certi uomini (che vanno al potere anche col voto delle donne), che essere una donna che lavora con consapevolezza e professionalità, non vuol dire per forza essere lesbica, non trovando comunque nulla da obbiettare alla professionalità di chi lo è.
VitaminaDonna ringrazia il Presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi a nome di tutte le donne che presentano le loro attività professionali mediante il sito, della pubblicità gratuita che ci ha fatto: non ci eravamo ancora potute permettere una pubblicità su un quotidiano nazionale!
Cos'è vitaminadonna: sito per il lavoro delle donne redatto da donne
VitaminaDonna è nata per aggregare donne provenienti dai vari settori della comunicazione, del marketing, dell'editoria e della multimedialità, delle arti in genere, del lavoro in generale e anche della politica
Pubblicizziamo anche con pagine web: l'imprenditoria al femminile, le competenze delle donne, le nuove professioni e l'evoluzione di quelle tradizionali
E' luogo di idee, progetti e professioni. È spazio d'incontro, scambio, visibilità. Per far sentire la nostra voce, per unire le forze e lavorare meglio, per essere informate su diritti e opportunità, per crescere professionalmente e umanamente.
Cos'è Wotec Lab
WOTEClab associazione nata con l'intento di non disperdere le esperienze maturate e continuare a sviluppare le tematiche del progetto europeo "WOTEC" e del progetto ex L. 125/91 "Tecnologia è Donna". Attività prevalenti sono nel campo dell'organizzazione di convegni, manifestazioni, seminari; nella ricerca, raccolta, documentazione e pubblicazione di materiali e studi; nella formazione, aggiornamento e orientamento nelle scuole, nelle università, nel mondo del lavoro.
Cos'è La città delle Dame
il sito VitaminaDonna fa riferimento a La città delle Dame che si occupa di formare, sostenere, incoraggiare le donne a scendere nell'agorà della politica e favorire una loro maggiore presenza all'interno delle istituzioni, dei partiti, dell'economia e della cultura in genere.
L' Associazione è parte della Rete Toscana Donne
Rete di donne in Toscana www.donne.toscana.it
favorisce circolazione e reperibilità del materiale documentario disponibile sul territorio regionale presso Centri di Documentazione autogestiti dalle donne o misti, pubblici o privati no-profit
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giovedì 11 agosto 2005
Povia si scusa
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di Francesco Belais
La verità di mister "I bambini fanno ooh", dopo le recenti affermazioni omofobe: "Sono stato frainteso". E poi: "Sono stato gay. Ora sono innamorato di Tiziano Ferro, ma artisticamente".
MILANO - In una recente intervista, rilasciata al settimanale Panorama, Giuseppe Povia aveva fatto alcune affermazioni sui gay, sulle adozioni che hanno suscitato un vespaio di polemiche: "Ho avuto una fase gay, ma sono guarito ed ho aiutato altri due ragazzi a guarire" e poi "Sono contrario alle adozioni per le coppie gay". Siamo andati a scovarlo per farci spiegare meglio i pensieri del cantautore dei bambini che fanno ooh. Ha il sapore di un ragazzo un po' ingenuo ed un po' bambino e si è dimostrato molto disponibile ad incontrarci.
Ciao Povia, come va?
Be' anche…
Quella cosa non mi ha divertito per niente. La giornalista mi aveva chiesto di fare un'intervista dove non dovevamo prenderci sul serio, di sparare a raffica in modo da far uscire l'immagine del ragazzo simpatico. Io faccio questo mestiere solo da cinque mesi e - come dice Vasco - …come mi è venuta chi lo sa? Queste interviste nascono da sole, vengono fuori già con le parole! Ho capito che qui come sbagli un verbo ti arriva una randellata! È stata data un'interpretazione sbagliata e brutta di ciò che ho detto. Mi hanno chiamato tutti, anche alcuni che erano contenti, come saprai ci sono anche persone che sono d'accordo su quanto emergeva. Ad alcuni ragazzi che mi hanno scritto ho risposto personalmente per spiegarmi. Io ho la coscienza pulita.
Cerchiamo allora di fare chiarezza. Hai detto che hai avuto anche tu una fase gay?
La domanda era se avevo mai pensato di essere gay. Io ho risposto che verso i diciotto anni ho avuto questo pensiero, che credo abbiano un po' tutti. In quel periodo ero molto depresso, avevo gli attacchi di panico. Non per questo, ma per altri motivi che non ti sto a spiegare e spero di non ricordarmeli neanche. Poi ho fatto un cammino spirituale e in questo contesto ho conosciuto due ragazzi che erano in crisi d'identità, almeno così dicevano. Non so se erano gay o se pensavano di esserlo. Poi, dopo anni, ho saputo che questi si erano sposati ed avevano dei figli, tutto qua.
Hai mai avuto rapporti omosessuali?
No, ma ci ho pensato a come sarebbe far l'amore con un uomo, lo ammetto.
Poi la giornalista mi ha chiesto se secondo me gay si nasce o si diventa. Io ho detto che uno nasce e poi scopre di essere qualcosa. Lei ha insistito dicendomi allora si diventa? Che cosa dovevo rispondere alle nove del mattino ad una che ti entra in camera? Chissà, forse uno lo è da sempre, poi lo scopre. Non è che uno esce dalla figa della mamma e dice: sono gay! Oppure: da grande farò il cantautore! Ovviamente sono cose che hai dentro, non lo so, dimmi se sbaglio.
Tu per esempio sei diventato o l'hai scoperto?
Sicuramente l'ho scoperto pian piano, e mi ricordo che i primi indizi sono arrivati sin da bambino.
Senti, ma lo escludi di avere rapporti gay in futuro o lasci una porta aperta da questo punto di vista?
Mah, ora come ora non penso proprio. Ho una compagna ed una bambina di sette mesi. Ecco, per quanto riguarda le adozioni da parte di una coppia gay, questa cosa la voglio sostenere, non sono molto d'accordo. Non perché non siano in grado di dare amore ad un bambino, magari anche più di coppie etero che litigano o che maltrattano i figli. È solo un mio punto di vista, una libertà di pensiero che ho. Io vedo ancora la famiglia in modo tradizionale, da questo punto di vista.
E dell'adozione da parte di single? Proprio in questi giorni sui giornali c'è stato un caso, cosa ne pensi?
Non ho seguito la cosa, comunque ho scritto una canzone sui bambini, loro sono il futuro. Se qualcuno può dargli tutto l'amore possibile, perché no? Tutto può succedere, l'importante è che ci siano la correttezza e l'amore.
Concludendo, meglio un bambino in un istituto o ad una coppia gay che gli possa dare affetto e amore?
Non saprei cosa risponderti. L'ideale è che due persone quando fanno un figlio si prendano le loro responsabilità. Meglio sarebbe favorire le adozioni alle coppie etero, che tra l'altro non sono così semplici e ci sono lunghe liste d'attesa. Con questo non voglio dire meglio le suore. Poter avere una figura paterna ed una materna sarebbe l'ideale.
Delle unioni civili tra persone dello stesso sesso che ne pensi invece?
Sono molto d'accordo, se due si vogliono bene, perché no? Non capisco perché questo sia ancora vietato, non lo concepisco.
Tu hai affermato che Tiziano Ferro scrive le canzoni per rimorchiare le ragazze, molti dicono che sia gay…
(ride) Mi era stato chiesto con chi mi piacerebbe collaborare, io ho risposto Tiziano Ferro perché per me è il numero uno.
Non è che te lo vuoi fare?
(ride) No, però professionalmente ed artisticamente sono innamorato di lui. Ha ventidue anni ed è creativo da morire, un sognatore, uno che, secondo me, riempirà gli stadi. Qui poi magari ho sbagliato io, raccontando alla giornalista che tutte le volte che nomino Tiziano Ferro mi dicono che è gay. E allora, chi se ne frega?
Dici di essere un trasgressivo o almeno di esserlo stato, in che modo? Vuoi spiegarti meglio?
Portavo la gonna! (ride)
Davvero?
Sì, per dare nell'occhio d'inverno indossavo una gonna lunga. Era un modo anche infantile per farmi notare. Così mi sono presentato anche all'Accademia di Sanremo. Be' capelli lunghi e gonna…
Chi sono stati i tuoi idoli musicali di riferimento?
Soprattutto gli italiani, non ho una grossa cultura musicale estera: Carboni, Baglioni, Vasco, Califano, Dalla… Dalla non è soltanto un cantante ma anche un consiglio: dalla! Ha ha ha! (ride)
Per quanto riguarda le tue dichiarazioni politiche?
Ma prima di diventare famoso che cosa facevi?
Ho fatto per quattordici anni il cameriere, in molte città. Ho vissuto a Roma, Milano, Bergamo, isola d'Elba, in Svizzera. Mi sono sempre mantenuto facendo questo ed ho capito che è un lavoro di comunicazione che ti tiene il fisico e la mente allenati: impari a riconoscere gli stronzi!
Nel frattempo componevi…
Sì, ma per l'educazione che ho avuto in famiglia ho sempre tenuto un lavoro parallelo che mi permettesse di mantenermi e di tenere i piedi per terra.
Come ti è nata "I bambini fanno ooh"?
Ero in un periodo di depressione, in cui tutto mi sembrava scontato e banale e mi sono messo ad osservare i bambini. Un giorno ho visto un bambino che guardava la pioggia - che io odio - ed ho capito che i bambini ti insegnano il segreto di non prendersi troppo sul serio, di non aver paura di vincere o di perdere, così le cose ti riescono meglio.
Per concludere, un messaggio per gay.it e per tutti i gay che ti leggeranno.
Mi dispiace di essere stato frainteso, doveva risultare un'intervista simpatica ed invece ho combinato un pasticcio, scusatemi.
Allora non è vero che si guarisce dall'essere gay?
No, infatti! Bisogna vivere con meraviglia e con gioia se stessi e l'amore vince. Del resto, per conseguire uno spirito danzante bisogna passare una tormenta!
http://it.gay.com/view.php?ID=20566&p=1
mercoledì 10 agosto 2005
Un lettore di gaynews racconta la sua esperienza con i genitori dopo il coming out
I miei genitori non accettando la mia sessualità si rivolgono alla chiesa. Leggono ABC per capire l'omosessualità ed San Paolo di cui una delle autrici è la dott. Atzori
Gentilissima Redazione Gaynews.it,
ultimamente ho letto sul vostro sito e sui giornali gli articoli riguardanti la dott.ssa Atzori e vorrei raccontarvi un episodio che fa parte del mio drammatico sforzo di ricongiunzione con i miei genitori, dopo il mio outing, quattro anni fa.
Proprio quattro anni fa inizia la vicenda che ad oggi non si è ancora conclusa e, nonostante le richieste di aiuto da ogni parte, nulla è servito a risolverla. Quattro anni fa mi dichiarai ai miei genitori. Loro, brave persone che dedicano la vita al lavoro, rimasero shockate. Iniziò un lungo periodo durato più di quindici mesi fatto di consulenze psicologiche, psichiatriche e guide spirituali (leggi preti). Nulla è servito a far accettare la mia condizione ai miei genitori. Alché, stanco e amareggiato, me ne andai di casa.
Le liti, soprattutto i primi mesi, continuarono ogni volta che andavo a trovarli. Ma ogni volta non mi rassegnavo e ho sempre tentato di dimostrare che il loro figlio era quello di sempre, quello che li amava e li aiutava sempre. Da parte loro, e questo lo apprezzo, si sono impegnati ad ascoltare un sessuologo il quale li ha aiutati a capire cos'è l'omosessualità. Ma finisce tutto qui. I miei genitori hanno riempito i loro vuoti e la loro ignoranza con la fede e i dictat della Chiesa Cattolica.
Mia madre inoltre decide di documentarsi e trova in libreria (su consiglio di un prete) un libro intitolato "ABC per capire l'omosessualità" scritto da un gruppo di medici. Lo legge. Lo studia. E me lo presenta. Inizio a leggerlo e subito rimango folgorato da ciò che c'è scritto: si parla di tendenze omosessuali transitorie, di colpa del padre, di cure, di terapia riparativa, di stile di vita gay disturbato, di disordine mentale, e chi più ne ha più ne metta. Risultato: i miei genitori mi dicono che sono da curare e che devo seguire un cammino psicologico-spirituale per avere una vita normale e decorosa.
Vado così a leggere chi si nasconde sotto il gruppo obittivo chaire (questo l'autore). Ed ecco che spuntano i nomi infernali di gente già sentita e vista in internet e nei volantini in circolazione, il primo dei quali è Chiara Atzori.
Ora mi chiedo: quando finirà tutto questo? Quando faranno tacere quei medici che credono di sapere tutto sull'omosessualità e scrivono baggianate così grosse da non rendersi conto che invece di aiutare le persone a "capire l'omosessualità" (così il titolo), non fanno altro che distruggere la mia famiglia e aumentare il divario tra me e i miei genitori (e chissà quanti altri)?
Quel poco dialogo che avevo con i miei è andato distrutto da un gruppo di pazzi scatenati che in nome di Dio e della Verità pretendono di cambiare la testa alle persone! Ovviamente guadagnandoci pure, sia sui libri che sulle consulenze in studio (circa 150 euro per un'ora di ascolto). Per poi non trovare un punto d'incontro con i miei genitori.
Tutto questo fa parte del contorno, comunque. Io rimango seduto qui al tavolo con il mio piatto vuoto, con la speranza che un domani possa gustare la prelibatezza di avere due genitori che mi accettano per quello che sono.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=33661
Per un viterbese il matrimonio gay è aggressivo e violento
Da Tuscia Web, un lettera inviata ad un giornale locale da parte di un cittadino di Viterbo , bellissima la risposta del direttore Carlo Galeotti
Un lettore scrive al direttore di TusciaWeb, giornale locale online sostenendo che la pretesa di chiamare "matrimonio" la convivenza tra persone dello stesso sesso, fondata o no che sia anche sul compimento di atti sessuali, è aggressiva e violenta contro la sua famiglia e contro tutte le famiglie, le quali contraendo il matrimonio secondo regole che erroneamente ritiene plurimillenarie hanno assunto pubblicamente l'impegno a generare figli, ad allevarli e educarli, a farne buoni cittadini e "buoni contribuenti".
La lettera continua sostenendo che l'impegno di generare figli sia il più importante e difficile che qualunque società possa darsi, poichè la storia e l'umanità dipendono da esso. Ritiene il lettore che il matrimonio sia il riconoscimento che lo Stato concede per tale impegno delle famiglie, e che non deve essere riconosciuto a nessun altro perchè lo Stato non è "un anonimo benefattore che possa far donativi a chi gli pare".
La richiesta delle coppie omosessuali di vedere riconosciuta la propria unione anche attraverso il matrimonio è definita "pretesa di accaparrarsi, senza titolo e senza corrispettivo, i diritti e i riconoscimenti che spettano solo alle famiglie"; per questo motivo il lettore ritiene che la richiesta delle coppie omosessuali sia "davvero illegale, davvero violenta, davvero eversiva".
Pubblichiamo di seguito la bella e onesta risposta del direttore di TusciaWeb.
Leggo con non poca sorpresa la sua lettera. E credo che meriti una risposta. Questo giornale si rifà alla tradizione liberale che va Stuart Mill a Popper. Una tradizione che fa della difesa dei diritti delle minoranze il fondamento non solo della democrazia ma dello stato di diritto. Una tradizione che affonda le sue radici, a voler ben guardare, nella Grecia di Pericle. Una tradizione che ci porta a rispettare ogni cittadino in quanto tale.
A sentirla parlare sembrerebbe che lesbiche e omosessuali siano figli di un dio minore. Che non abbiano diritto di partecipare come famiglia alle graduatorie per la casa popolare. Che non abbiano diritto alla reversibilità della pensione. Che non abbiano diritto a condividere la sorte delle persona che amano. Che non abbiano diritto a veder riconosciuto un legame sentimentale profondo, come accade per le coppie eterosessuali. Le sue parole sembrano non voler riconoscere i diritti di queste persone.
Una famiglia gay non minaccia né me, né la mia famiglia. I miei amici omosessuali, le mie amiche lesbiche, come i miei amici etero non minacciano assolutamente la mia famiglia, né la famiglia di nessuno. Non vedo nessuna violenza nel chiamare l'unione di due donne o due uomini "matrimonio". Può non piacere. Ma nessuno può imporre l'uso delle parole agli altri. Spiegava Ferdinand de Saussure che il significato delle parole non è dato da una definizione ma dal rapporto con l'universo dei significati. Spiegava che la lingua è qualcosa in continua trasformazione. E quindi dove è il problema?
Io credo che il suo problema sia quello di voler imporre ad altri la sua concezione di famiglia. Che non è quella di tutti gli italiani. Mi creda. Non è quanto meno la mia. La sua idea di famiglia è solo una delle tante che storicamente e attualmente sono esistite ed esistono. Tutto qui. Non c'è nulla di santo nella sua idea, nel suo modello e non c'è nulla di blasfemo nella concezione olandese o spagnola. E poi anche se tutti gli italiani la pensassero come lei, ci spiega Mill che dovrebbero rispettare quell'uno che la pensa diversamente, che si comporta diversamente.
Se lei ritiene che la sua famiglia debba essere composta da un uomo e una donna e debba avere come impegno quello di generare figli ed educarli. Nessuno glielo contesta. Ma perché vuole imporre ad altri la sua concezione della famiglia. Come fa la "pretesa di chiamare "matrimonio" la convivenza tra persone dello stesso sesso, fondata o no che sia anche sul compimento di atti sessuali" ad essere "aggressiva e violenta" contro la sua "famiglia e contro tutte le famiglie"? Che cosa significa questa frase?
Invecchiando mi vado convincendo che il rispetto delle minoranze, e tra queste lesbiche e omosessuali, sono la cartina al tornasole che indica l'esistenza o meno dello stato di diritto. Non è un caso che a Cuba gli omosessuali siano discriminati, non è una caso che tutti gli stati totalitari li abbiano discriminati. Ecco, in Italia c'è un po' meno stato di diritto rispetto all'Olanda o la Spagna.
Per concludere, credo che su questa questione le nostre concezioni siano sideralmente lontane. Ed hanno una differenza fondamentale la mia concezione di famiglia rispetta e comprende la sua. La sua no.
Cordialmente
Carlo Galeotti
www.tusciaweb.it
http://www.gaynews.it/view.php?ID=33592
martedì 9 agosto 2005
Tanti auguri, Enzo
L’Associazione Articolo 21 sta raccogliendo sul suo sito internet (www.articolo21.com) i messaggi e le e-mail da inviare a Enzo Biagi in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, che ricorre oggi, 9 agosto. “Biagi è il decano dei giornalisti italiani ed è una bandiera fortissima della libertà di pensiero e di comunicazione” sottolineano in una nota Federico Orlando, presidente di Articolo 21, e l’onorevole Beppe Giulietti. “Sarebbe davvero importante se la Rai, attraverso i nuovi vertici, volesse fare gli auguri a Biagi comunicandogli il suo prossimo ritorno in video” prosegue la nota.
“Si tratterebbe di un semplice ritorno alla normalità e non certo di un evento eccezionale, dal momento che Biagi è stato da tempo riconosciuto come il più autorevole commentatore televisivo, al punto che un sondaggio fra gli utenti gli attribuì la preferenza riconoscendo i suoi programmi informativi come i migliori in cinquanta anni di televisione della Rai. Purtroppo – concludono Orlando e Giulietti - dubitiamo che questo possa accadere, ma non rinunciamo a sperarlo, anche se il macroscopico conflitto di interessi del presidente del consiglio ha ormai minato alle radici l’autonomia del mondo della comunicazione, assediato in modo sempre più inquietante da ogni genere di poteri forti ed occulti”
MANDA I TUOI AUGURI A ENZO BIAGI
http://www.articolo21.info
LEGGI GLI AUGURI DEI LETTORI
http://www.articolo21.info
lunedì 8 agosto 2005
Stupro e masturbazione per la chiesa pari sono
Sono peccati gravemente contrari alla castità, ognuno secondo la natura del proprio oggetto: l'adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia...
Diritti negati
di Luigi Cancrini
Paolo Grassi
Caro Cancrini,
ho sentito alla radio che il nuovo catechismo della Chiesa Cattolica mette sullo stesso piano stupro e masturbazione. Davvero le cose stanno ancora cosi?
È proprio così. Pensavo di poter rispondere di no alla tua domanda ma la risposta al quesito 492 del "nuovo" catechismo suona esattamente così: «Sono peccati gravemente contrari alla castità, ognuno secondo la natura del proprio oggetto: l'adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria». Mettendo insieme dal punto di vista della morale cattolica comportamenti che il senso comune sente come profondamente diversi. Aprendo un problema educativo di non poco conto, a mio avviso, per chi affida i propri figli all'insegnamento proposto da suore e preti. Ma aprendo una ferita profonda, nello stesso tempo, ai principi dell'etica che risuona dentro la coscienza dell'essere umano prima che alle abitudini consolidate di migliaia di persone normali.
Storicamente, il problema ha radici riconoscibili, ovviamente. Spiegando perché la Chiesa e il suo catechismo siano così severi sul tema del sesso, la risposta ad un quesito successivo riconosce che le tavole dei Comandamenti, Gesù e il Vangelo si limitano a condannare l'adulterio e attribuisce ai padri della Chiesa e al loro insegnamento successivo, mille e più anni dopo, proibizioni che corrispondono di fatto ai valori di una cultura che è ancora quella del Medio Evo. Centrata per quello che riguarda la masturbazione su una mistica del sacrificio: su valori che corrispondevano cioè, nei conventi delle suore, allo sviluppo di una "santa anoressia", di un rifiuto, cioè del cibo sentito come prova del proprio amore per Cristo (c'è un bel libro di Rudolph M. Bell che ricostruisce in modo assai efficace gli aspetti psicopatologi di questo rifiuto partendo dall'analisi dei processi di santificazione di Santa Caterina da Siena, di Santa Veronica e di tanti altri) e, nei conventi degli uomini, alla pratica della fustigazione intesa come metodo utile ad evitare la ricerca di un piacere del corpo. Affamarsi e fustigarsi facendosi male erano intesi allora come modi di far contento un Dio «arrabbiato per i peccati del mondo» all'interno di una visione che è molto diversa, per fortuna, da quella che di Dio abbiamo oggi. Legate ugualmente alla necessità di quel tempo erano, mi pare, anche le altre due proibizioni del 492 difficili da accettare oggi. L'omosessualità perché era già allora un pericolo da esorcizzare caricandolo di significato proprio all'interno dei conventi e la fornicazione perché l'impossibilità di prevenire in altro modo la diffusione delle malattie veneree e quella di controllare in altro modo la procreazione rendevano comunque comprensibile il tentativo di schierarsi contro qualsiasi forma di libertà sessuale. Che il comportamento dell'uomo e della donna oggi debbano essere regolati invece che dalla parola di Gesù dalle angosce, dal fanatismo e dalle problematiche mistiche o sociali della società medievale è, tuttavia, per lo meno anacronistico. Al modo in cui anacronistici appaiono oggi il culto delle vacche in India e le proibizioni di Maometto in tema di alcool o di carne di porco. Trasformando norme che allora avevano un senso in una precettistica che è, appunto, da catechismo: fatta di norme che chiedono, per essere davvero seguite fino in fondo, una subalternità psicologica totale. Aprendo, nello stesso tempo, a chi parla in nome di Dio, la possibilità di usurparne il potere. Perdonando chi si pente e sottolineando, agli occhi di tutti, la colpa di chi non lo fa. Come pateticamente ha tentato di fare, ancora in questi giorni, un parroco calabrese che, avendo preso sul serio le risposte di cui stiamo parlando al quesito 492, ha rifiutato la messa funebre ad una donna che viveva, senza poterlo sposare, con un uomo separato.
Basta avere un po' di buonsenso, in fondo, per non prendere molto sul serio questo tipo di posizioni. Quello su cui poco si è riflettuto, tuttavia, da parte di chi quel catechismo ha scritto da una posizione paurosamente fuori dal mondo è il danno che esso è in grado di arrecare su chi, per ragioni culturali, famigliari e/o di conflitto personale non è in grado di usare il buonsenso della maturità e finisce per prenderlo (troppo) sul serio. Ragazzi e adolescenti cui viene impedita quella scoperta del proprio corpo, dei suoi desideri e del suo funzionamento, che combattono battaglie inutili contro sé stessi nel nome di un insegnamento bigotto e, a volte, per niente limpido. Ragazzi e adolescenti la cui natura spinge in direzione diversa da quella delle loro apparenze fisiche per ragioni complesse di ordine biologico e/o psicologico confinati nel ruolo di peccatori dall'insegnamento di una Santa Madre Chiesa che non si comporta, nei fatti, né da Santa né da Madre. Preti distrutti dal senso di colpa e dalle ribellioni del corpo che si trasformano in pedofili o in guardoni. Educatori che perdono occasioni decisive per capire quello che accade ai loro ragazzi. Coppie che rovinano il loro matrimonio e la vita dei loro figli intorno al tentativo di conformarsi ad una regola morale astratta per cui nulla contano i figli o il matrimonio.
E c'è qualcosa di molto più grave, tuttavia, di tutto questo in quella vicinanza stonata fra stupro e masturbazione. Quello che il catechismo suggerisce ai cristiani che lo leggono, infatti, è un modo di sentire sé stessi e la loro coscienza al centro di tutto. Come il mio paziente che sognava, masturbandosi, di far esplodere il mondo. Dimenticando che il dovere primo dell'uomo è il rispetto dell'altro. Il mondo del peccato e della colpa disegnato da un catechismo come questo è un mondo, infatti, in cui ciò che conta nel caso dello stupro non è il danno fatto alla vittima ma quello fatto alla norma di cui si dice che viene da Dio. Masturbarsi e stuprare è ugualmente colpevole, dal punto di vista della chiesa che si riconosce in questo catechismo, per questo semplice motivo: perché quello che conta non è l'essere umano con cui ci si confronta nel proprio quotidiano ma solo quella ossessione vissuta nel profondo oscuro della coscienza dove qualcuno vuol farci credere che si nasconde la parola di Dio.
Parola di Dio che è altra. Limpida e chiara nel Vangelo che non dice mai di non masturbarsi ma che solamente annuncia a chi ha la vocazione o la tentazione dello stupratore la necessità di amare gli altri come sé stesso. Senza occuparsi più di tanto, com'è giusto, delle nevrosi di alcuni padri della Chiesa e semplicemente ricordando all'uomo il suo dovere di sentirsi membro fra gli altri della comunità degli uomini.
tratto da L'unita del 8/8/2005
domenica 7 agosto 2005
Grillini sulle "cure antigay": a quando la cura per l'eterosessualità?
Chi ha studiato, infatti, i risultati della "terapia riorientativa" parla di percentuali di "successo" da prefisso telefonico e dell'infelicità successiva dei pochi ritornati sulla "retta via".
La dottoressa Chiara Aztori, in una lettera a Repubblica di sabato 6 agosto, rivendica il suo diritto di "aiutare" gli omosessuali a diventare eterosessuali con la "cura" del "riorientamento" per una "eterosessualità appagante" tradendo subito l'intento ideologico, più che scientifico, quando ci parla di un gruppo di omosessuali credenti che fa di tutto per tornare "etero". Bontà sua la Aztori ci dice che non ce l'ha con i gay, che persino per lei gli omosessuali non possono definirsi come "malati", che non ha, sempre bontà sua, l'intenzione di mettere in discussione le decisioni dell'Apa (associazione psichiatrica americana da cui dipende la redazione del DSN, il manuale delle malattie psicologiche e psichiatriche che è il punto di riferimento degli operatori di tutto il mondo) che hanno cancellato dall'elenco delle malattie mentali l'omosessualità fin dal 1974, ne quella dell'Oms che ha fatto la stessa cosa nel 1993 definendo l'omosessualità "una caratteristica della personalità" ovvero "una variante naturale del comportamento umano". L'intento ideologico, poco nobile, non dirò "omofobico", della dot.sa Aztori & c. ammantanto di presunta documentazione presuntamene scientifica si rivela con grandissima facilità se consideriamo che la stessa non aiuterebbe di certo, e ne si predispone a farlo, tutti coloro che provano "pulsioni eterosessuali" di cui, magari, si voglio liberare attraverso una terapia riorientativa verso una "omosessualità appagante" (spero che l'ironia si capisca bene…). La verità è se la dot.sa avesse letto con attenzione i saggi sulla sessualità di Sigmund Freud del 1905 (disponibili quindi in varie lingue, italiano compreso, da un secolo) avrebbe saputo che la sessualità umana va in tutte le direzioni e che, quindi, l'omosessualità è parte naturale e integrante della sessualità stessa.
Certo, in una società di mercato, dove i pazienti si chiamano "clienti", se uno vuol farsi curare anche per una malattia inesistente e ha i quattrini da buttar via per farlo dev'essere libero di farlo. Semprechè non ci sia il noto "abuso di credulità popolare", l'esercizio improprio della professione di psicologo, o la più semplice "presa per i fondelli". Chi ha studiato, infatti, i risultati della "terapia riorientativa" parla di percentuali di "successo" da prefisso telefonico e dell'infelicità successiva dei pochi ritornati sulla "retta via". Negli Usa due responsabili di questi gruppi per il ritorno alla "normalità" si sono felicemente fidanzati e sono "fuggiti" dai centri che gestivano. E ora vivono felici con la loro "appagante omosessualità".
Vorrei infine rilevare una triste notazione della lettera a Repubblica della dot.sa Aztori che purtroppo fa l'infettivologa al Sacco di Milano (ma che ne pensa la direzione dell'Ospedale sulle attività extramoenia della suddetta?). Ancora una volta si mette in relazione omosessualità e hiv come colpa lasciando intendere giudizi non lusinghieri della dot.sa, proprio quello che un operatore di un ospedale dove la gente muore e soffre non dovrebbe fare. E a questo punto se io fossi un paziente con problemi infettivi andrei in qualunque posto tranne che nell'ospedale dove lavora la dottoressa.
Franco Grillini
Deputato ds
http://www.gaynews.it/view.php?ID=33614
Risposta di Gianni Geraci alla lettera della dott.sa Aztori
La dott. fa progressi, riconosce oggi la possibilità che esistano gay felici mentre ieri, quando parlava dai microfoni di Radio Maria per i quali collabora, non lo prendeva nemmeno in considerazione
Premessa: su Repubblica di ieri era pubblicata una lettera della dottoressa Aztori sulle terapie riparative dell'orientamento sessuale.
La cosa mi è stata segnalata da Maurizio di Parma che ringrazio per la sollecitudine con cui l'ha fatto. Ho pensato di mandare questa lettera alla stessa Repubblica nel tentativo di smontare il candore con cui la stessa Aztori ha presentato il suo lavoro.
Un saluto a tutti
Gianni Geraci
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Leggo con interesse la lettera in cui la dottoressa Chiara Aztori, infettivologa presso l'ospedale Sacco di Milano, chiarisce i suoi rapporti con alcune esperienze di 'riorientamento sessuale'che erano state desritte dalla stampa durante la scorsa primavara.
Purtroppo, dietro all'apparente tranquillità con cui la dottoressa Aztori rivendica "il diritto di chi sperimenta pulsioni omosessuali indesiderate di rivolgersi ai gruppi, corsi, terapeuti ritenuti più adeguati alle sue necessità" vedo alcuni pericoli che emergono dall'attività che la stessa dottoressa Aztori sta svolgenda da qualche anno. Per completezza di informazione e per chiarezza le elenco di seguito.
1. Perchè, visto che la stessa dottoressa Aztori riconosce la possibilità che ci siano dei gay felici di esserlo, nelle conferenze che la dottoressa Azotri ha tenuto in alcune parrocchie, nei corsi a cui ha partecipato e nelle trasmissioni di Radio Maria con cui collabora da alcuni anni, questa evidenza non è mai stata nemmeno presa in considerazione, mentre è sempre stata proposta l'equazione persona omosessuale=persona infelice che può uscire dalla sua infelicità solo uscendo dalla sua omosessualità?
2. Perché, in un libro recentemente pubblicato, di cui la stessa Atzori è uno degli autori si legge che i gay felici di esserlo propugnano comportamenti che vedono normali la promiscuità e la trasgressione (cfr. "ABC Per capire l'omosessualità", Cinisello Balsamo, 2005, pagina 32) e non si riconosce il fatto che ci sono tantissimi omosessuali che vivono seriamente e con responsabilità la loro omosessualità, costruendo relazioni di coppia stabili e durature?
3. Perchè la dottoressa Atzori si è rifiutata di partecipare alla tavola rotonda che, nel settembre del 2004, avevo organizzato in collaborazione con il Fesitval dell'Unità di Reggio Emilia?
La risposta che a suo tempo mi aveva dato, e cioè che lei non ha le necessarie competenze, non mi soddista più, visto che non perde occasione per dire che le terapie riparative dell'orientamento sessuale costituiscono un'opzione scientificamente fondata.
Le conseguenze della poca chiarezza con cui la dottorezza Aztori parla dell'omosessualità sono purtroppo pagate da tutti quegli omosessuali che, illusi dalle sue affermazioni, intraprendono lunghe e costose terapie che, quando le cose vanno bene, si concludono con un nulla di fatto, ma che, quando le cose vanno male, provocano delle gravi psicosi che, in alcuni casi, sono risultate fatali.
Nei venticinque anni di esperienza che i nostri gruppi di omosessuali credenti hanno alle spalle ci sarebbe davvero piaciuto tanto poter presentare, insieme alle altre esperienze positive che abbiamo incontrato, quella di qualche omosessuale che, grazie a una terapia riparativa, è approdato a un matrimonio sereno ed equilibrato, putroppo questo non è mai capitato, mentre ci è capitato diverse volte di osservare le profonde ferite provocate da alcuni maldestri tentativi di curare l'omosessualità.
E' per questo motivo che ritengo mio dovere chiedere alla dottoressa Aztori, prima di fare altre affermazioni gratuite sull'omosessualità, di confrontarsi con onestà con i nostri gruppi per capire insieme a noi quale sia il modo migliore per aiutare gli omosessuali che non amano il loro orientamento sessuale a trovare quella serenità a cui giustamente aspirano.
Gianni Geraci
Coordinamento Gruppi Omosessuali Cristiani in Italia
http://www.gaynews.it/view.php?ID=33612
La Dott.sa Aztori torna alla carica: libertà di cura per i gay. Ma anche l'omofobia è curabile, a volte...
Pubblichiamo la lettera che la dottoressa dell'ospedale sacco di Milano (ma è lecito firmarsi col nome dell'ospedale?, ndr) ha mandato a Repubblica e la replica della presidente dell'Agedo Dell'Orto
I "corsi" per gay e la libertà di cura
dr. Chiara Aztori
Ospedale Sacco, Milano
Nell'articolo pubblicato su Repubblica il 3 maggio, intitolato "I corsi per 'guarire' i gay", si associavano il mio nome, cognome, professione e recapito lavorativo a una presunta attività di "cura dei gay". Ciò non corrisponde alla realtà. Sono infettivologo da 12 anni e quello che penso della omosessualità è maturato in scienza e coscienza in un centro ben qualificato. L'allarmante andamento epidemiologico di comportamenti ad alto rischio per Hiv e gli studi effettuati in Paesi in cui vige culturalmente la massima apertura verso l'omosessualità, sono motivo di riflessione: il fatto che l'Oms e l'Apa dichiarino che l'omosessualità non è una malattia è noto e non ho mai detto il contrario. Ma esistono persone che sperimentano pulsioni omosessuali indesiderate, a cui la terapia affermativa gay (Gat) non fornisce risposte soddisfacenti e che grazie al riorientamento sviluppano una eterosessualità appagante. A questo proposito, il famoso psichiatra Spitzer, simpatizzante dell'attivismo gay, ha riconosciuto che l'orientamento omosessuale può cambiare e che la possibilità di fare questa scelta deve essere considerata fondamentale, nel rispetto all'autonomia e autodeterminazione del cliente. E proprio un portavoce dell'attivismo gay (spacciatosi per persona con pulsioni omosessuali indesiderate), nel novembre 2004 ha preso parte a un incontro, a cui ero presente, di credenti che vivono momenti di preghiera e riflessione sul tema della esistenza di ferite dell'identità sessuale. Sempre nel 2004 poi, a Milano si è svolto un corso pilota tenuto da un gruppo di ex omosessuali, al quale ho partecipato; ma io non ho tenuto né tengo alcun corso, né tanto meno sottopongo chicchessia a trattamenti medici, chimici, psicoterapici o quant'altro, riferibili alla omosessualità. Per quel che riguarda il dr. Nicolosi (citato nell'articolo come mio punto di riferimento), voglio precisare che è uno psicoterapeuta iscritto all'Apa senza alcuna proibizione o radiazione, dirige il Narth, ed è consulente dell'Ama ( American Medical Association ). Il riorientamento sessuale è oggi riconosciuto ed è giusto che in un'impressionante mole di relativismo psicologico, psicoanalitico, comportamentale ognuno sia libero di rivolgersi all'approccio che più risponde ai suoi bisogni. Perciò chi è gay e felice d'esserlo lo sia e lasci a chi sperimenta pulsioni omosessuali indesiderate la libertà di rivolgersi ai gruppi, corsi, terapeuti ritenuti più adeguati alle sue necessità.
La Replica di Paola Dell'Orto
Ho letto su "Repubblica" del 6 agosto la lettera "I 'corsi' per gay e la libertà di cura" della dottoressa Chiara Atzori, e come madre di un figlio omosessuale e presidente dell'A.GE.D.O. (Associazione di GEnitori Di Omosessuali), sono stanca delle dichiarazioni di chi, totalmente estraneo a questa realtà, si arroga il diritto di sapere cosa sia la "felicità" per i nostri figli. Fingendo d'ignorare che l'infelicità dei nostri figli omosessuali, quando esiste, è stata provocata proprio da persone che pretendono d'imporre comportamenti e scelte contrarie alla loro identità e alle loro aspirazioni.
Una ragazza o un ragazzo, infelici perché omosessuali, vanno sì aiutati, ma ad accettare la propria identità e a vivere in modo armonioso in tutte le proprie potenzialità, come noi genitori cerchiamo di fare.
Ogni tentativo di risolvere il disagio della persona omosessuale illudendola di poter "diventare" qualcosa di diverso da quel che è, fino ad oggi è sempre fallito, sia in Italia che all'estero, lasciandosi purtroppo dietro una scia di persone infelici, nevrotiche, tormentate e talvolta anche suicidali.
Non esiste nessuna presunta "libertà di cura" laddove non esiste nessuna malattia da curare. Non si possono curare malattie che esistono solo nella mente di chi lo afferma con lettere a "Repubblica". La diversità va semmai accettata e accolta.
Se poi la dottoressa Atzori sente il desiderio di pregare, sarà certo più utile e gradito che lo faccia affinché tutte le persone omosessuali del mondo riescano a vivere felicemente per quel che sono, avendo accanto una persona che le ama. Questo è un obiettivo che sta a cuore a qualunque genitore. Anche a quelli di figli omosessuali.
Paola Dall'Orto (presidente nazionale Agedo) - presidenza@agedo.org - www.agedo.org
http://www.gaynews.it/view.php?ID=33613