sabato 17 settembre 2005

PACS, Grillini a Rutelli: non si cominci a giocare al ribasso

NON E' POSSIBILE GARANTIRE I DIRITTI COME QUESTIONE PRIVATA

Il Pacs e' gia' una mediazione, al di sotto non c'e' la garanzia di diritti''. Con queste parole Franco Grillini (Ds), commenta la lettera di Francesco Rutelli pubblicata sul sito ufficiale dei Dl (www.margheritaonline.it).

Al leader della Margherita, che e' intervenuto sul tema delle 'unioni civili' lanciando l'idea del 'Ccs', contratti privati di convivenza solidali, Grillini replica che ''non e' una questione di nome, anche se al nome 'Pacs' siamo affezionati. E' un acronimo che e' stato coniato in Francia, dove funziona. Noi che non siamo nazionalisti non abbiamo nulla in contrario ad usarlo anche in italia''.

''Il Pacs e' gia' una mediazione della mediazione, al di sotto di questo c'e' solo la rinuncia'', commenta Grillini. E aggiunge: ''Noi ci siamo battuti perche' quello dei Pacs sia non il tema, ma uno dei tanti temi di questa campagna elettorale, e perche' ci sia una posizione chiara''.

E poi e' possibile garantire diritti attraverso contratti privati? ''Non so se Rutelli si sia consultato con qualche giurista - osserva il Presidente onorario di Arcigay - ma non credo sia possibile garantire diritti come una questione tra privati. Se si garantiscono si devono garantire pubblicamente.

Se vado a trovare una persona cara in ospedale e non sono parente - conclude - un contratto privato non mi aiuta''.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=34154

PACS, Rutelli propone di sostituirlo con i CCS privati

Con un intervento sul sito della Margherita, citando un sondaggio sbagliato di Repubblica, Rutelli propone di ridurrei diritti delle coppie di fatto a questione "privata". Di seguito la lettera


Intervento di Francesco Rutelli sul tema delle “unioni civili”
Sì a Contratti di Convivenza Solidale, no a figure matrimoniali o simil-matrimoniali



Il dibattito sulle “unioni civili” deve servire a fronteggiare e migliorare alcune difficili situazioni sociali e umane, ma non deve diventare un tormentone estraneo alle attese fondamentali degli italiani. Altrimenti, chi intendesse farne una bandiera della campagna elettorale si misurerebbe con un consenso ancora inferiore ai referendum sulla procreazione assistita, come confermano i risultati del sondaggio pubblicato oggi da Repubblica, secondo il quale 2 italiani su 3 sono favorevoli a regolamentare le convivenze, mentre 7 italiani su 10 sono contrari ad istituire forme matrimoniali o para-matrimoniali per le coppie omosessuali.

La mia opinione personale è nota da tempo e la riassumo in tre punti.

1) Occorre assicurare la protezione dei diritti civili degli omosessuali, anche perché inaccettabili aree di discriminazione persistono nella società italiana.

2) Nella prossima legislatura sarò possibile definire una normativa che regoli i Contratti di Convivenza Solidale per tutte le persone che intendono vivere insieme, prestandosi mutua assistenza, con beni e abitazione in comune. Si possono codificare simili contratti di diritto privato nel codice civile, in modo da precisare diritti e doveri delle persone che convivono, a vario titolo, incluse le persone omosessuali.

3) E’ da escludere, per l’indicazione tassativa dell’art. 29 della Costituzione, il “matrimonio gay”, così come altre figure giuridiche che possano introdurre forme simil-matrimoniali.

Su queste basi credo si possa trovare una larga convergenza nell’Unione, e soprattutto presso l’opinione pubblica, risolvendo così alcuni problemi significativi.

Oggi consiglierei di riportare subito l’attenzione di tutto il centrosinistra sulle questioni che vengono molto prima nella scala delle preoccupazioni del popolo italiano. Innanzitutto l’economia: ripresa della crescita e della competitività; difesa del potere d’acquisto, poiché milioni di persone faticano ad arrivare a fine mese; miglioramenti dei servizi pubblici; politiche per la famiglia, anche per contrastare la crisi delle nascite che minaccia il futuro del nostro paese.



Francesco Rutelli
Roma, 17 settembre 2005

http://www.gaynews.it/view.php?ID=34153

giovedì 15 settembre 2005

La nota di Bush: "Posso andare al bagno?"

L'insolita richiesta rivolta a Condi Rice durante i lavori dell'assemblea dell'Onu



Bush mentre scrive il foglietto (Reuters)
NEW YORK
- Posso andare al bagno? Anzi, a dirla più terra terra: Condi, posso andare a fare la pipì? Questa la richiesta, abbastanza insolita, che il presidente americano George W. Bush ha rivolto al suo segretario di Stato Condoleeza Rice. L'episodio si è verificato durante la seduta dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite al Palazzo di vetro di New York, dove il presidente Usa ha tenuto, mercoledì, il discorso inaugurale. In una pausa dei lavori, Bush è stato fotografato (sarebbe meglio dire pizzicato) dall'agenzia Reuters mentre, seduto, scrive su un foglietto con una matita la curiosa frase: «I think I may need a bathroom break?». Non si sa se Condi seduta - vicinissima - alle sue spalle gli abbia dato il permesso.

Come la riforma elettorale fa perdere chi vince le elezioni

Ecco come i voti sotto il 4% truccano le elezioni

L´opposizione sarebbe privata dei consensi di Verdi, Sdi, Pdci, Di Pietro e Udeur
Oggi il centrosinistra otterrebbe 363 deputati, con la modifica solo 290

ROMA - L´Unione alla Camera ottiene il 50 per cento dei voti popolari e solo 290 seggi: la Cdl si ferma al 45 per cento e si "appropria" di 333 seggi più 7 del premio di maggioranza: totale 340 sui 630 complessivi. La conferma che nella proposta di legge elettorale varata dal centrodestra si annida una meccanismo infernale arriva da uno studio dell´Ipr Marketing che ha simulato i risultati delle elezioni e l´assegnazione dei seggi sulla base di un sondaggio sulle intenzioni di voto relative al 13 settembre. E il risultato non lascia dubbi: se si votasse oggi con il sistema escogitato dal tavolo tecnico attorno a cui si siedono Roberto Calderoli e gli altri saggi della Cdl ci troveremmo di fronte ad una incredibile truffa elettorale. Ancora più clamorosa se si pensa che con la legge attuale l´Unione otterrebbe ben 363 seggi, mentre il centrodestra si fermerebbe a 263.
I ricercatori dell´Ipr Marketing spiegano infatti che nell´Unione solo Ds, 21 per cento, Margherita, 12 per cento, e Rifondazione, 5,5 per cento, supererebbero la soglia di sbarramento fissato al 4 per cento. Gli altri partiti starebbero sotto e non supererebbero la soglia che permette di ottenere seggi e partecipare alla ripartizione del premio di maggioranza. Secondo i ricercatori i Verdi sarebbero fermi al 3,5 per cento, lo Sdi più Bobo Craxi al 3 per cento, il Pdci al 2 per cento, Di Pietro all´1,5 per cento, l´Udeur all´1 per cento e la Sbarbati allo 0,5 per cento.
Voti che sommati arrivano alla bellezza dell´11 per cento, percentuale praticamente da buttare nel cestino grazie al giochetto dello "scorporo" pensato dalla Cdl. Un marchingegno che porterebbe l´Unione a quota 39 per cento, mentre la Cdl raggiungerebbe il 43 per cento. Verrebbe infatti "punita" come coalizione con la perdita di un 2 per cento, ovvero i voti ottenuti dal Nuovo Psi e dai Repubblicani di la Malfa. Sarebbero vincenti invece il 18,5 per cento di Forza Italia, il 12,5 per cento di An, il 6,5 per cento dell´Udc e il 5,5 per cento della Lega.
L´Ipr Marketing non ha calcolato nelle coalizioni il 2 per cento dei radicali e l´1,5 per cento di Alternativa sociale di Alessandra Mussolini. Mentre, come al solito, l´1,5 per cento dei voti è considerato disperso verso altri partiti. La scelta dei ricercatori di collocare i radicali fuori dal centrosinistra però potrebbe avere un riflesso numerico importante perché fra Pannella, Sdi e parte del nuovo Psi è in corso un dialogo per la formazione di un nuovo soggetto politico che sulla carta potrebbe superare lo sbarramento del 4 per cento, riequilibrando la situazione a favore dell´Unione e rendendo più incerta la competizione per la vittoria finale.
Alla fine, commenta Antonio Noto, direttore dell´Ipr Marketing, «è palese il danno che scaturirebbe dal nuovo sistema per il centrosinistra che pur avendo un risultato migliore in percentuale, avrebbe meno seggi». Noto conclude anche che, nel caso di approvazione della nuova legge, «una possibile risposta politica potrebbe essere una lista unitaria di tutta la coalizione per non perdere i voti dei partiti minori».
L´Ipr Marketing però non si occupa solo di verificare gli effetti del nuovo meccanismo sulla composizione della Camera dei Deputati. Cerca di capire anche cosa ne pensano gli elettori, coloro che dovranno usare la nuova scheda elettorale. E il risultato è che il 51 per cento degli italiani è contrario a buttare nel cestino il tanto vituperato Mattarellum. Una percentuale che sale al 65 per cento fra gli elettori del centrosinistra: sono d´accordo anche il 47 per cento dei votanti non schierati e perfino un robusto 35 per cento di sostenitori della Cdl. Favorevoli alle modifiche proposte si dicono invece il 31 per cento degli elettori. In questo caso dice sì il 55 per cento di chi vota Cdl, appena il 22 per cento di chi sceglie l´Unione e il 20 per cento di chi non si schiera. Resta un 18 per cento di indecisi. Non ha ancora un´opinione definita solo il 13 per cento di chi vota Unione e appena il 10 di chi sceglie la Cdl. Mentre la percentuale più alta di indecisione si riscontra fra chi non ha ancora scelto uno schieramento: non sa cosa dire o cosa fare il 23 per cento.

SILVIO BUZZANCA

La Repubblica 15-09-2005

http://brunik.altervista.org/20050915072702.html

I salti mortali dei tg nazionali per non parlare degli omosessuali

Tv bacchettona La paura di suscitare le critiche clericali ha portato molti tg a non dare la parola a esponenti gay sui Pacs

di GIANNI ROSSI BARILLI


Perfino quando le coppie gay e lesbiche diventano la notizia politica del giorno bisogna usare una certa cautela nel porgerla al pubblico televisivo, per non sconvolgere le ignare famiglie con la effe maiuscola in ascolto all'ora di cena e magari anche per evitare gragnuole di proteste di parte clericale come avvenne a proposito del famoso Worldpride giubilare del 2000. Così, lamenta il deputato ds Franco Grillini (primo firmatario della legge sui patti civili di solidarietà), anche lunedì sera i telegiornali non hanno brillato per spigliatezza e completezza dell'informazione. E in particolare, guarda caso, i tg di stato, che hanno dato grande risalto a cosa pensa dei Pacs l'Osservatore romano. Fresco di zapping, Grillini è furioso. «Che si dia tanto risalto all'opinione del giornale del Vaticano - dice - è già di per sé significativo. Se poi contemporaneamente, in disprezzo di qualunque minima regola del dibattito democratico, a nessun direttore di telegiornale viene l'idea di dare la parola nemmeno per un secondo al rappresentante di qualche associazione gay o lesbica, mi sembra del tutto appropriato parlare di censura». D'altro canto, prosegue Grillini, «ci siamo abituati. A fine giugno, quando è stata approvata in Spagna la legge sui matrimoni omosessuali, i tg sono riusciti nella difficile impresa di trattare per giorni la questione senza mai dare la parola a esponenti del movimento omosessuale, né spagnoli né italiani. Ho protestato più volte con la commissione di vigilanza Rai, ma se devo giudicare dai risultati non ho ottenuto molto».

Eppure, non sempre i telegiornali della tivù pubblica sono così «britannici» sul tema dell'omosessualità. In luglio, per esempio, quando fu assassinato in Calabria il sindacalista Michele Presta, il movente «omosessuale» del fattaccio fu ampiamente sbandierato dall'informazione televisiva. Utilizzando espressioni come «torbida vicenda» o «squallida storia». Anche allora ci fu una vibrata protesta da parte delle associazioni «Glbt» e anche una discussione ad hoc nella commissione di vigilanza, che perlomeno ebbe il risultato di far cambiare in corsa la linea editoriale del tg 2 sull'argomento. Ma tra smetterla di usare stereotipi linguistici da anni cinquanta e parlare di omosessualità come una cosa rispettabile ce ne corre. E infatti lunedì sera, l'imbarazzo del tg1 è stato tale, puntualizza Grillini, «da ribaltare il senso della notizia principale, e cioè che Prodi si era espresso a favore dei Pacs. Il tg1, facendo confusione tra matrimoni e Pacs, ha concluso che Prodi era contrario alle unioni gay». Petruccioli, se ci sei batti un colpo.

La censura o l'imbarazzo ha assunto però dimensioni titaniche quando i tg di prima serata sono stati costretti, sabato scorso, a dare la notizia del leone d'oro attribuito dalla giuria del festival di Venezia al film di Ang Lee, Brokeback mountain. Si tratta infatti di un'opera che parla dell'amore omosessuale tra due rudi cowboy americani. La radio online Retegay.it (www.retegay.it) si è presa la briga di confezionare un servizio di due minuti e mezzo mettendo insieme i brevi accenni dell'edizione serale di tg1, tg2 e tg5 al fatto. Il migliore è risultato il tg5 con ben 14 secondi dedicati al vincitore del leone d'oro, seguito dal tg2 con 13 secondi. In entrambi i casi si è almeno detto che il film parlava di una storia gay. Il tg1 invece si è limitato a soli tre secondi, giusto per citare nome del regista e titolo del film. C'era altro da dire?


il manifesto, 14/09/2005

Il vescovo di Civitavecchia: "Le unioni di fatto sono già una realtà, quindi non ci sarà nessuna crociata sui patti di solidarietà"

"Milioni di persone vivono questa condizione ed è impensabile che si continui a fare come se non esistessero"

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CITTA' DEL VATICANO "Le unioni di fatto sono già una realtà, quindi non ci sarà nessuna crociata sui patti di solidarietà: sul riconoscimento dei diritti civili si possono facilmente trovare in Parlamento gli strumenti normativi più appropriati con un accordo tra maggioranza e opposizione". Il vescovo di Civitavecchia e Tarquinia Girolamo Grillo, diplomatico di lungo corso della Segreteria di Stato vaticana e da sempre vicino ai centristi del Polo (anche da editorialista del quotidiano dell'Udc "La Discussione"), invita ad abbassare i toni e a "imboccare la strada del dialogo", mettendo in guardia chi invoca un "bis" della battaglia condotta dalla Chiesa sulla procreazione assistita. Cosa c'è di diverso rispetto all'infuocata campagna referendaria condotta dalla Conferenza episcopale italiana a giugno? "Qui non è in gioco un valore irrinunciabile come la difesa della vita. Milioni di persone vivono questa condizione ed è impensabile che si continui a fare come se non esistessero". Ma l'apertura del leader dell'Unione Romano Prodi sui Pacs non "lacera la famiglia per ottenere voti" come denuncia "L'Osservatore Romano"? "La questione va riportata nei suoi giusti contorni, che sono giuridici ed economici più che etici. Chi vive con un'altra persona ha diritti e doveri che lo Stato non può ignorare". La Chiesa si mobiliterà contro i patti di solidarietà? "No. Nulla da obiettare se si regolamenta un dato di fatto come le convivenze. Una soluzione va comunque trovata". Come si sarebbe comportata sui Pacs la Democrazia cristiana? "Con pragmatismo e buon senso, senza fare guerre di religione su un tema da risolvere per via negoziale". E la bufera sui matrimoni gay? "E' un modo errato di porre la questione. La convivenza è una galassia estremamente vasta, di cui le coppie omosessuali sono una piccola minoranza. Sotto la regolamentazione introdotta dai Pacs, per esempio, ricadrebbero anche gli anziani che vanno a vivere sotto lo stesso tetto per riuscire a ridurre le spese e arrivare a fine mese. Per non parlare, poi, delle unioni di religiosi e laici". Cioè? "Mi riferisco a tante persone, di entrambi i sessi. In numerose associazioni e movimenti ecclesiali come Comunione e Liberazione spesso prendono in affitto un appartamento e decidono di mettersi insieme per vivere la loro missione di fede". Lei come si regola nella sua diocesi? Le famiglie "irregolari" possono partecipare alla vita delle parrocchie? "Non chiuderò mai le porte delle mie chiese, sono fedeli che fanno parte a tutti gli effetti della nostra comunità. Nelle attività parrocchiali e nei gruppi religiosi accogliamo e valorizziamo al massimo l'impegno dei divorziati risposati e dei conviventi".

(Stampa, La del 14/09/2005)

http://www.gaynews.it/view.php?ID=34088

Parole sante

«Non è certo introducendo i Pacs che si lacera la famiglia. Ma cosa sa la gente di questi patti di convivenza? E cosa sanno i politici che reagiscono in questo modo? I Pacs consentono alcuni strumenti di tutela a persone che soffrono per non poter vivere appieno la propria vita».


Monsignor Bettazzi, intervista a "l'Unità", 14 settembre 2005

mercoledì 14 settembre 2005

Ritorno al proporzionale: l'ultima legge ad personam

di EZIO MAURO


Quando dicevamo che l'agonia politica di Berlusconi sarà una stagione terribile, in cui maturerà il peggio, non immaginavamo questo: un cambio in corsa delle regole del gioco a pochi mesi dal voto, con un ribaltone improvviso dal maggioritario al proporzionale e una nuova legge elettorale tagliata a colpi di maggioranza sulle esigenze del centrodestra, come un doppiopetto del Cavaliere.

Dieci anni di maggioritario, un sistema che ha saputo garantire per due volte l'alternanza al potere della destra e della sinistra, vengono dunque bruciati in un falò privato ad Arcore, sacrificati all'incapacità delle forze del Polo di trovare una ragione politica per stare insieme.

Il risultato è paradossale. Divisi su tutto e separati in casa, Udc e Forza Italia ricorrono alla superstizione estrema del proporzionale, ma lo fanno con due progetti politici opposti e inconciliabili. Casini e Follini vogliono cambiare la legge elettorale per riprendere piena libertà di movimento e liberarsi per sempre di Berlusconi. Il Cavaliere concede il cambiamento per la ragione opposta: imprigionare ancora i centristi in questa campagna elettorale, fingendo che l'intesa possa continuare, e la sua leadership anche.

In realtà è l'istinto della fine che guida l'azzardo di Berlusconi. Poiché in questo paesaggio politico, istituzionale, normativo, ha già perso, il Cavaliere prova a cambiare quadro e paesaggio. Annunciando di essere pronto a ogni forzatura, anche nelle regole. La prima è una legge disegnata sulle esigenze attuali del Polo, che trasforma in handicap elettorale la morfologia del centrosinistra.

Con lo sbarramento al quattro per cento, com'è noto, i piccoli partiti (come i Verdi, i Comunisti Italiani, lo Sdi, il movimento di Di Pietro) portano voti alla coalizione cui appartengono, ma non prendono seggi. Ed ecco che nella nuova legge elettorale il premio di maggioranza non va alla coalizione che prende più voti, ma più seggi, in modo che se anche l'Unione confermerà i sondaggi vincendo con una larga maggioranza di voti, potrebbe trovarsi con questo artificio minoranza in Parlamento.

Prodi e i suoi hanno già parlato di "legge truffa". In realtà è un'altra legge ad hoc, ad personam, nel solco del quinquennio berlusconiano. L'Udc deve aver avuto un soprassalto di vergogna, perché ha annunciato che in Parlamento correggerà la norma, in quanto vuole "vincere senza barare".

Dunque è una legge da bari, quella che arriva alle Camere. Non occorre dire altro. Salvo chiedere a Follini e Casini se è questa la cultura centrista, istituzionale e moderata, che hanno decantato per tutta l'estate. Ricordare a Fini che solo pochi anni fa si batteva per il maggioritario. E consigliare a Berlusconi di non travolgere regole e istituzioni nel vortice della sua disfatta, perché la repubblica gli sopravviverà, anche se per lui è inconcepibile.

(14 settembre 2005)

http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/politica/leggeletto/legpers/legpers.html

martedì 13 settembre 2005

Benedino (gayleft) ai vescovi: "Giù le mani dallo Stato laico!"

"Giù le mani dallo Stato laico! I vescovi si occupino del potere spirituale che per quello temporale ci sono istituzioni democratiche preposte a farlo" afferma Andrea Benedino di GAYLEFT


"Giù le mani dallo Stato laico! I vescovi si occupino del potere spirituale che per quello temporale ci sono istituzioni democratiche preposte a farlo" è questo il duro commento di Andrea Benedino, portavoce nazionale di GAYLEFT, la Consulta gay dei DS, alla nota diffusa oggi pomeriggio dal SIR, il servizio di informazione religiosa promosso dalla Conferenza episcopale italiana, contro le dichiarazioni di Romano Prodi a favore del PACS.

"La violenza verbale che emerge da questa nota dei vescovi italiani - aggiunge Benedino - ci lascia interdetti. Come si fa a utilizzare espressioni come "melassa indistinta di casi pietosi"? Dove è finita la misericordia cristiana rispetto alla sofferenza degli ultimi? Dove l'umana pietà?"

"In tutta Europa dove sono state varate leggi simili al PACS non è accaduta alcuna delle sciagure epocali che vanno predicando i vescovi italiani. Addirittura in Spagna sono stati proprio i vescovi ad invocare il PACS come "male minore" pur di impedire il matrimonio. Ci chiediamo - conclude Benedino - perchè solo in Italia le coppie omosessuali debbano continuare ad essere figlie di un Dio minore"

http://www.gaynews.it/view.php?ID=34075

PACS, i vescovi contro Prodi: "Giù le mani dalla famiglia"

Dalla Cei duro attacco alle aperture del Professore sulle coppie di fatto. "Basta con la melassa del politicamente corretto, il matrimonio è civiltà"


CITTA' DEL VATICANO - "Giù le mani dalla famiglia e dal matrimonio". E' quanto scrive la Sir, il servizio di informazione religiosa promosso dalla Conferenza episcopale italiana, commentando oggi con una nota le dichiarazioni di Romano Prodi a proposito dei Pacs. Ricordando che "il Paese non ha alcuna velleità zapateriana", l'agenzia cattolica sostiene che "non appare in alcun modo giustificabile incutere un vulnus, come si diceva nel linguaggio aulico, oppure più sbrigativamente uno 'sbrego', ad una istituzione più che millenaria come la famiglia, come elemento essenziale di civiltà e di civilizzazione, per venire incontro a rivendicazioni di persone o gruppi più o meno significativi".

"Questo - aggiunge la Sir - è il problema politico nel senso sostanziale del termine, il problema 'costituzionale'. La famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna è una delle istituzioni irrinunciabili della nostra civiltà. Non è un bene disponibile per nessun singolo o nessun gruppo organizzato. Insomma: giù le mani dalla famiglia e dal matrimonio".

"Questo significa anche - prosegue la nota ispirata dai vescovi - che bisogna vigilare con la massima attenzione a che il vulnus o lo 'sbrego' avvenga per dosi omeopatiche, attraverso la vecchia politica dei piccoli passi, prima equiparando nei fatti, poi in termini di diritto la famiglia ad altre forme di unione. E' giusto che poi i singoli possano esprimere i propri diritti: lo spazio lasciato dal diritto civile e dalla creatività dei giuristi è molto ampio, purché non si vada a mettere in discussione valori e principi essenziali non solo per il bene comune, ma per la sussistenza stessa della società".

"Su questo elemento essenziale - conclude la Sir - bisogna uscire una volta per tutte dalla melassa indistinta del politicamente corretto, dei casi pietosi, dei diritti dei singoli. E' tempo di scelte: ognuno le faccia e se ne assuma la responsabilità storica".

(13 settembre 2005)

http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/politica/prodipacs/giumani/giumani.html

Prodi ha scatenato i peggiori istinti del centrismo di destra e di sinistra

La posizione espressa da Prodi non è affatto simile a quella di Zapatero
di GIANNI ROSSI BARILLI

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L'ignoranza, l'opportunismo e il provincialismo di quell'area politica che si definisce in Italia «centro moderato» zampillano in queste ore da tutti i pori della comunicazione a proposito del tema coppie di fatto.

È bastato che il professor Prodi si dicesse a favore di una tutela giuridica per le coppie che «non possono o non vogliono» sposarsi per scatenare i peggiori istinti del centrismo di destra e di sinistra, ammesso che esista una differenza fra i due.

E passi pure per un destro come Marco Follini, che ha attaccato strumentalmente Prodi perché «lui guarda con favore alle coppie di fatto mentre noi guardiamo con favore ancora maggiore alla promozione della famiglia».

Nel groviglio di parole in libertà che contraddistingue l'azione politica del centrodestra, affermazioni stupide e controvertibili come queste (basti pensare all'impoverimento generalizzato delle famiglie italiane nell'era Berlusconi) suonano assurde come tante altre.

Il vero scandalo è però che chi si dice a favore di un cambiamento abbia il coraggio umano e politico di sostenere contro Prodi tesi identiche a quelle dell'allarmismo clerico-fascista.

Senza andare tanto sul difficile, basti citare l'equazione impropria che menti eccelse del centrosinistra, come Clemente Mastella, istituiscono tra Prodi e Zapatero per amor di polemica. Dopo l'uscita di Prodi a favore delle coppie di fatto, Mastella avverte che su questo argomento «potrebbe anche» rompere la sua organica alleanza con l'Unione. «Se Prodi non vuol essere Prodi ma pensa di essere Zapatero - dichiara indignato - allora prendo atto di aver sbagliato e faccio un passo indietro».

Farà forse piacere a Mastella, e ai cattolici della Margherita che si agitano come lui sulla questione, che la posizione espressa da Prodi non è affatto simile a quella di Zapatero, colpevole agli occhi dei «moderati» di avere aperto agli omosessuali la sacra istituzione del matrimonio. Qui in Italia si parla molto più modestamente di creare una sorta di apartheid giuridico che crei un matrimonio e una famiglia di serie b per chi «non vuole o non può» sposarsi. Si tratta di una posizione difesa in Spagna dal cattolicissimo partito popolare di Aznar e condivisa in tutto il resto d'Europa dalle grandi formazioni della destra conservatrice, cristiana e non. La particolarità del caso italiano sta nel fatto che quando si tratta di rovistare tra le lenzuola altrui, il centro «progressista» finisce spesso per trovarsi sulla stessa linea di noti riformisti moderati come Le Pen, Bossi e Ratzinger.

Molto opportunamente, una nota della Margherita ha dato ieri disco verde allo sbilanciamento di Prodi sulle coppie di fatto, sottolineando che le sue posizioni non hanno niente a che vedere con quelle di Zapatero.

Al tempo stesso la linea del piave della Margherita, che chiama in causa la costituzione italiana a favore della «naturalità» della famiglia eterosessuale, è uno dei segni tangibili del declino italiano. Dire nel 2005 che l'eterosessualità e naturale mentre l'omosessualità non lo è, da un punto di vista scientifico, è come sostenere che la terra è piatta.

Per migliorare la situazione bisognerebbe almeno sapere che è rotonda.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=34065

domenica 11 settembre 2005

Romano Prodi scrive a Franco Grillini: condivido il tuo progetto di legge sul PACS che sarà parte integrante del programma dell'Unione

Pubblichiamo la lettera di Romano Prodi e di seguito un commento di Franco Grillini



Carissimo Franco,

apprendo dalle colonne di un quotidiano nazionale di aver provocato "delusione" tra quanti, nell'Arcigay, si attendevano uno specifico riferimento ai PACS già nel breve testo che riassume solo le linee generali del mio programma per le primarie. Voglio perciò rassicurare te e quanti, eventualmente, avessero condiviso un sentimento di tal genere.

Da parte mia, come tu stesso ricordi, il problema non è stato affatto cestinato. Ma, al contrario, troverà certamente soluzione nel programma finale dell'Unione.

Come ho detto più volte nei mesi scorsi, e come sai, condivido con gli altri leader dei partiti dell'Unione l'ipotesi di una proposta universalistica che affronti, regolamenti e risolva il tema dei diritti delle coppie di fatto basate su un vincolo diverso da quello del matrimonio. Una proposta avanzata già in Parlamento da 161 parlamentari dell'Unione e che trova la mia condivisione.

Con molta amicizia,

Romano Prodi
Bologna, 9 settembre 2005





La lettera che Romano Prodi mi indirizza contiene due punti molto importanti che segnano per il movimento dei diritti civili e gay e lesbico italiano un discrimine importante. Per prima cosa Prodi dice che la proposta del Pacs sarà a pieno titolo nel programma dell'Unione e ciò mette fine una volta per tutte ai timori che da più parti erano stati sollevati, anche giustamente, sulla politica e sul programma dell'Unione stessa in materia di diritti di libertà e di riconoscimento delle nuove famiglie in campo giuridico. Vale la pena ricordare che proprio l'assenza dal programma della coalizione di centrosinistra aveva autorizzato una parte del centrosinistra stesso a porre il veto nella 13^ legislatura a qualsiasi provvedimento volto a riconoscere i diritti delle coppie conviventi, comprese quelle dello stesso sesso. Ora questo ostacolo viene definitivamente rimosso da Romano Prodi con un impegno esplicito e vincolante per tutta la coalizione.

Il secondo punto rilevante della lettera di Prodi è la condivisione del progetto di legge di cui sono il primo firmatario e che è stata sottoscritta da 161 parlamentari dell'Unione, progetto attualmente in discussione presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

Ora, è del tutto evidente che, mentre nel centrosinistra c'è una proposta chiara su questo tema, persino nel centrodestra c'è chi si interroga sull'opportunità di approvare una normativa sulle coppie di fatto comprese quelle dello stesso sesso. Ciò che si profila, quindi, è un'ampia maggioranza trasversale capace, nella prossima legislatura, che ci auguriamo sia del centrosinistra, di approvare rapidamente ed entro il 2006 la proposta sul Patto Civile di Solidarietà. Proprio per questo i militanti glbt che fanno riferimento al centrosinistra possono partecipare prima alle primarie e scegliere con cognizione di causa il candidato premier molti dei quali si sono pronunciati sulle questioni poste dall'Arcigay e dal movimento nel suo complesso; quindi possono valutare, e qui mi rivolgo a tutti, se è opportuno sostenere alle prossime elezioni quei partiti e quei candidati che esplicitamente sostengono obiettivi e istanze del nostro movimento. A partire ovviamente dal candidato premier. Prodi lo ha fatto, e positivamente, come si evince dalla lettera che pubblichiamo in esclusiva su Gaynews, e lo ringraziamo di cuore. Sta ad ognuno di noi far pesare nelle primarie del centrosinistra prima e nell'urna delle elezioni politiche poi quel voto glbt che può e deve essere orientato per far vincere le nostre idee e le nostre battaglie che sono universalistiche e di libertà.

Franco Grillini

http://www.gaynews.it/view.php?ID=34028

Venezia, trionfa l'amore gay. Leone d'oro ad Ang Lee

Il regista coreano vince con Brokeback Mountain, storia d'amore gay tra due cowboy


VENEZIA - Come spesso accade in occasioni del genere, le previsioni sono state rispettate. Il Leone d'oro della 62esima Mostra del Cinema di Venezia è andato a Brokeback Mountain di Ang Lee, la storia dell'amore gay fra due cowboy interpretati da Heath Ledger e Jake Gyllenhaal. Il secondo premio, il Leone d'argento, è stato assegnato a Les Amants Reguliers, il film sul '68 francese diretto da Philippe Garrel.

In quanto a George Clooney, e al suo Good Night, and Good Luck, dato fra i superfavoriti, il film ha conquistato due riconoscimenti: l'Osella per la migliore sceneggiatura (a Clooney) e la Coppa Volpi, per il miglior attore maschile, a David Strathairn.

Un riconoscimento lusinghiero per l'Italia è quello a Giovanna Mezzogiorno, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile per il film La bestia nel cuore di Cristina Comencini.

Soddisfazione per l'Italia, che ne è co-produttrice, anche dall'assegnazione del Gran premio della giuria a Mary, di Abel Ferrara. Mentre all'attrice francese Isabelle Huppert è stato consegnato un Leone speciale "per il contributo dato al cinema".

venerdì 9 settembre 2005

Posto prioritario.

Ministri. Parlamentari. Sindacalisti. Persino cardinali. Dai documenti riservati delle Poste ecco la mappa delle raccomandazioni
di Riccardo Bocca


La lettera ha un tono burocratico, ma il contenuto è confidenziale. La prepara il 21 aprile 2004 un'impiegata di Poste Italiane per l'amministratore delegato Massimo Sarmi. Con un'intestazione chiara: "Egregio signor onorevole Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio dei ministri". Il leader di An si è interessato nel novembre 2003 alla "valorizzazione" dell'ingegner P. T., e ora riceve notizie: "Le comunico", si legge, "che nell'ambito del consolidamento della struttura organizzativa di appartenenza, all'interessato è stata di recente assegnata la responsabilità di un ruolo di maggiore ampiezza manageriale, in coerenza col profilo professionale e esperienziale posseduto". Ovviamente in sintonia "con quanto dallo stesso auspicato".

Questo e molto altro emerge da un documento titolato esplicitamente 'Casi in evidenza delicata'. Dentro, migliaia di pagine, nomi, date, numeri di telefono. La cronaca quotidiana di uno scandalo delle raccomandazioni che coinvolge tutti: vertici delle Poste e politici di prima fila, sindacati e agenzie interinali. Una montagna di segnalazioni gestita per anni con l'aiuto della Direzione centrale delle risorse umane. Candidature turbo che sono state vagliate dal gruppo Poste e spesso premiate con assunzioni, promozioni, lavori a tempo determinato o trasferimenti desiderati. Il tutto avvalendosi delle strutture interne di selezione, le quali di volta in volta hanno svolto colloqui e fornito indicazioni ai capi.

In altre parole: la mappa del privilegio di cui si è spesso favoleggiato, e che trova conferma in database e file con messaggi di posta elettronica e bozze di lettere, indirizzari e minuziosi riepiloghi. Elenchi nei quali compaiono, tra i raccomandanti, volti illustri della politica italiana: soprattutto di centro-destra, ma non solo. Dal ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi ai suoi predecessori Maurizio Gasparri e Salvatore Cardinale. Dal vicepremier Giulio Tremonti al segretario dell'Udeur Clemente Mastella. Dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi al segretario del Udc Marco Follini. Dal senatore della Margherita Michele Lauria, ex sottosegretario alle Comunicazioni, al ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia (Forza Italia). Continuando con celebri sindacalisti, dirigenti interni e persino cardinali. Tutti catalogati nei computer di Poste Italiane nel tentativo di ordinare le infinite richieste. Una fiumana di schede in cui si trovano anche quelli indicati come "casi umani" e normali procedure di assunzione. Non sempre, va sottolineato, i casi in evidenza sfociano in un posto di lavoro: molte volte i selezionatori bocciano l'aspirante dipendente, oltre al suo sponsor, e la cosa finisce lì. Ma l'altra faccia della medaglia, quella della corsia preferenziale, prevale. Su 3 mila 203 casi analizzati da 'L'espresso', 841 sono indicati con esito positivo, 86 in stand by, 613 con esito negativo e 1.663 non hanno precisazioni. Quanto basta per aprire un nuovo, imbarazzante capitolo nel dibattito su politica, affari e questione morale.

Esplosiva, in questo senso, è una nota riservata del primo marzo 2005, un mese prima delle delicatissime elezioni regionali. Chi scrive è la Direzione centrale risorse umane, la quale informa l'amministratore delegato Massimo Sarmi riguardo all'attivazione di nuovi contratti di lavoro a tempo determinato nella provincia di Roma. "Coerentemente con specifici fabbisogni espressi dalla Divisione rete territoriale per far fronte a criticità connesse alla 'gestione code'", si legge, "e nel quadro delle esigenze più volte poste dalla medesima in termini di fabbisogni su specifici uffici postali di Roma, è stata autorizzata l'attivazione di una fornitura di 100 lavoratori somministrati per attività di sportello per il periodo 1 marzo-30 giugno 2005". Onde evitare eccessive concentrazioni su singole società, continua il documento, "il contingente autorizzato è stato ripartito tra le seguenti agenzie per il lavoro, secondo le quantità rispettivamente indicate: Adecco 31, Select 20, E-work 20, Manpower 14, Metis 15". Nel frattempo però, a fianco delle procedure ordinarie, entra in gioco la politica: "In data 28 febbraio", spiega la Direzione centrale risorse umane, "il capo di gabinetto del ministro delle Comunicazioni, avvocato Condemi (Massimo, ndr), venuto a conoscenza della suddetta manovra gestionale, ha inoltrato per conto del Ministro (allora Maurizio Gasparri, ndr) un elenco di 74 nominativi, con richiesta di inserirne 35. Contestualmente, l'avvocato Condemi ha preannunciato e inviato un secondo elenco di 50 nominativi, con richiesta di inserirne 40, per un totale di 75 persone (...). Si è proceduto tempestivamente", conclude la nota, "a richiedere alle agenzie per il lavoro di sospendere l'inserimento dei lavoratori non ancora contrattualizzati. A fronte di tale intervento si ritiene possibile 'congelare' 60-65 aliquote". Via libera insomma ai raccomandati, stop ai figli di nessuno.

Non è un caso isolato, lo strappo alla regola. La pioggia di raccomandazioni che parte dal ministero delle Comunicazioni e arriva a Poste Italiane, è incessante. Da anni. Lo svela il database riservato ai 'Casi in evidenza delicata', dove oltre alle persone segnalate si trovano i segnalatori, inseriti nella casella 'provenienza'. Uno spazio più volte riempito dagli uomini fidati dell'ex ministro Gasparri. L'avvocato Condemi, per l'appunto, compare in decine di schede, compresa quella di Flaminia Volpi, assunta nel febbraio 2004 presso la filiale di Roma est e nipote del consigliere di Gasparri Franco Volpi. Lo stesso Volpi, già accusato da un dirigente della Regione Lazio di interferire nei contratti di lavoro a termine delle Poste ('L'espresso' n. 25), spunta nel database il 26 settembre 2003, dove l'oggetto della raccomandazione è un contratto interinale per la Calabria alla società Inwork. Raccomandano anche Franco Medici e Giovanni Bruno, entrambi consiglieri di Gasparri. Come pure il capo della sua segreteria Ranieri Mamalchi, dal 2003 direttore degli affari istituzionali di Poste Italiane, citato 125 volte. C'è il suo cognome nella scheda del 7 febbraio 2005 dedicata alla signora P. G., la quale ottiene un contratto di lavoro a tempo determinato. Ricompare il 30 giugno 2005 nella scheda della signora C. Z., poi assunta dalla società Adecco presso la filiale di Roma Centro. E altrettanto risolutiva, nel novembre 2004, è la presenza di Mamalchi nella scheda del signor L. M., inserito in uno stage di Bancoposta a partire dal 14 febbraio 2005.

Quanto all'ex ministro Gasparri, otto sono le raccomandazioni dov'è citato in prima persona. Nel marzo 2004, ad esempio, per l'assunzione in Basilicata della signora M. T. D. S., avvenuta il 3 maggio successivo. Il suo nome è anche abbinato a quello di Adalberto Baldoni, già presidente della Commissione per l'assetto del sistema radiotelevisivo, e Donato Bruno (Forza Italia), presidente alla Camera della commissione Affari costituzionali. Ma a prescindere da Gasparri, incroci e sovrapposizioni sono la regola nel database delle Poste. Il potere bussa in mille modi, e a Raccomandopoli trova spesso aperto. Lo stesso Mario Landolfi, successore di Gasparri alle Comunicazioni, risulta nella casella delle 'provenienze' prima e dopo la nomina. Non solo per la richiesta di assunzioni, ma anche per avanzamenti in carriera. Lo dimostra la lettera che nel luglio 2004 viene mandata alla firma del capo della Direzione centrale risorse umane, Claudio Picucci: "Mi riferisco al suo interessamento a favore della signora L. A.", scrive a Landolfi, "inizialmente assegnata alla Direzione commerciale business, area sud, la quale aspirava a transitare presso il Chief marketing office per la gestione dei clienti della Pubblica amministrazione. Al riguardo, la informo che quanto auspicato ha potuto trovare accoglimento, e l'interessata è già passata a svolgere la sua attività presso la funzione richiesta".

Certo, tutto potrebbe essere. Anche che i raccomandanti illustri agiscano in totale disinteresse; che i loro interventi servano a sanare casi disperati. Ci sono pure storie così, nelle migliaia di pagine che raccontano il volto segreto di Poste Italiane. Si trovano politici che cercano di aiutare ragazzi orfani, che domandano alle Poste un lavoro per chi è alla disperazione. Come il sindaco di Roma Walter Veltroni, tre volte presente nel database, il cui nome risulta il 10 marzo 2005 nella richiesta di lavoro a tempo determinato per la signora P. S., secondo Poste Italiane in "una situazione familiare molto disagiata". Ma poi emergono altre storie che portano nella direzione opposta: quella della tradizionale spintarella. Ad esempio, la vicenda che vede protagonista Maria Brancher, scoperta lo scorso aprile da un'inchiesta del 'Corriere delle Alpi'. Secondo il quotidiano, la sorella del sottosegretario alle Riforme Aldo Brancher sarebbe stata assunta a tempo indeterminato da Poste Italiane. A ruota, il 26 aprile 2005 la parlamentare di Rifondazione comunista Titti De Simone ha presentato un'interrogazione al ministro delle Comunicazioni, "non ricevendo ancora una risposta". Che arriva adesso dalla documentazione di Poste Italiane: la signora Brancher è stata effettivamente assunta il 18 gennaio 2005. Con uno stipendio annuo di 19 mila 3 euro e 29 centesimi.

Situazioni simili, nel palazzone di Poste Italiane, sono frequenti. Lo si capisce leggendo i file che riguardano l'assunzione avvenuta il 16 maggio 2005 di Roberto Baldassarri, nipote del sottosegretario alle Finanze Mario Baldassarri. Lo stesso sottosegretario segnala il nipote assieme al suo segretario particolare, Sandro Cacchiarelli. Il quale a sua volta risulta assieme a Enrico Pazzali (in quel momento capo del Chief marketing office delle Poste) nel file per l'assunzione di Paolo Bicocchi, figlio di quel Giuseppe consulente di Baldassarri. Una girandola di raccomandazioni che sembra non finire mai. E che continua, salendo di grado, fino al vicepremier Giulio Tremonti, il cui cognome compare assieme a quello di Francesco Valsecchi (ex consigliere di amministrazione in Poste Italiane) per l'assunzione di Alberto De Ghislanzoni Cardoli: figlio di Giacomo, Forza Italia, presidente alla Camera della Commissione agricola. Assunzione richiesta il 31 maggio 2004 e arrivata il 16 marzo 2005.

Quanto agli altri nomi eccellenti del centro-destra, c'è soltanto da scegliere. Si può partire dal presidente del gruppo parlamentare di An alla Camera Ignazio La Russa e arrivare a Giuseppe Gargani, responsabile Giustizia di Forza Italia e presidente della Commissione giuridica al Parlamento europeo. Si può virare su Enzo Fragalà (An) e su Cristiana Muscardini, numero uno di An in Lombardia. Oppure puntare sul senatore siciliano Calogero Sodano (Udc) e poi rimbalzare su Enrico Ferri, ex parlamentare europeo di Forza Italia. Fino al vicepremier Gianfranco Fini, del quale nel database appaiono pure la segretaria Rita Marino e il capo della segreteria particolare Francesco Proietti Cosimi, citato con un misterioso signor (o ufficio) 'V.' per l'assunzione di Laura Proietti Cosimi, classe 1978, avvenuta il 15 marzo 2004. Da parte sua, Fini compare sette volte. Per esempio nella scheda per l'assunzione della signora L.C., effettivamente avvenuta il 16 marzo 2004.

Tutto, dalle procedure standard alla creazione di un database, indica che quello delle raccomandazioni non è un accrocchio estemporaneo. È un sistema, un metodo in cui è difficile comprendere chi governi il gioco e chi lo subisca. Chi, tra il gruppo Poste, classe politica e aziende di lavoro temporaneo, faccia piaceri a chi. L'unica certezza è la dimensione del fenomeno, straripante, soprattutto tra i politici. Non ne è esente il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia (Forza Italia), inserito nella casella 'provenienza' assieme a Valsecchi e al misterioso 'V.' per l'assunzione del signor G. B., richiesta il 15 novembre 2004 e avvenuta il 16 marzo 2005. Altrettanto evidente è l'impegno del senatore Michele Lauria (Margherita), ex sottosegretario alle Comunicazioni, citato nella scheda della signora A. S., poi assunta nell'aprile 2004. E pari attenzione meritano due ulteriori casi, legati stavolta all'Udc.

Il primo riguarda il ministro per i Rapporti con il parlamento Carlo Giovanardi, che nel marzo 2004 si interessa alla signora "P. O., in servizio al call center unico di Roma con contratto di lavoro interinale in scadenza il 30 giugno p.v., la quale aspira a un'assunzione a tempo indeterminato o a ulteriori proroghe del rapporto in essere". Passano due mesi e la Direzione centrale risorse umane invia risposta positiva alla firma di Sarmi: "Mi riferisco al suo interessamento a favore della signora O. D.", si legge. "(...) Ove alla scadenza permangano i fabbisogni che hanno originato il ricorso alla fornitura di lavoro interinale, sarà nostra cura prevedere che il contratto con l'interessata venga ulteriormente prorogato".

Simile è la seconda vicenda, riguardante la signora V. P., sulla cui scheda del dicembre 2003 appare il cognome dal segretario dell'Udc Marco Follini. Anche qui trionfa l'happy end, con i vertici delle Poste che "al fine di dare riscontro positivo alla richiesta di assunzione", sottopongono "il nominativo dell'interessata all'evidenza delle società di lavoro interinale che gestiscono il reclutamento di sportellisti nella regione Lazio". Risultato: "L'interessata è stata contattata e assunta presso la filiale di Roma Sud, a partire dal 23 aprile 2004, con un contratto di lavoro temporaneo" presso la società Inwork. Di più. La signora V. P. viene riconfermata dalla Inwork con "un ulteriore contratto di somministrazione lavoro a tempo determinato dal 10 novembre 2004 al 15 gennaio 2005".

Ordinaria amministrazione. Non c'è soluzione di continuità, nella parata dei grandi nomi. Colpisce, per esempio, che nel database delle raccomandazioni compaia Domenico Vulpiani, direttore del Servizio polizia postale e delle comunicazioni. Singolare è la presenza di Luigi Pietro Caruso, magistrato della Corte dei conti già delegato al controllo su Poste Italiane, inserito sia nel database che in un elenco titolato 'Segnalazioni archiviate'. E altrettanto imprevedibile è che tra i raccomandanti spuntino i cardinali Achille Silvestrini (quattro casi) e George Marie Cottier, teologo della casa pontificia, che con il misterioso V. sponsorizza il signor L. F. (assunto il primo marzo 2005). Ma il capitolo più delicato, in questa storia, è forse quello che riguarda il sindacato, controparte dell'azienda e nume tutelare dei lavoratori. Il suo ruolo, nella vicenda di Poste Italiane, è tutto da interpretare, ma certo non secondario. Il cognome di Ciro Amicone, segretario generale della Uil Post, compare nel database 60 volte, legato ad assunzioni a tempo indeterminato, contratti di somministrazione lavoro o sviluppi di carriera. Altrettanto attivo (80 presenze) è Carlo Ciancio, segretario generale Sailp (Sindacato autonomo italiano lavoratori postelegrafonici), il quale raccomanda R.P., secondo Poste Italiane "nipote della moglie di Ciancio, inserita dalla (società) Select su Napoli sportello dal 26 gennaio al 30 aprile 2005". Mentre il segretario della Cisl, Sabino Pezzotta, si interessa del signor P. C., la cui assunzione richiesta il 29 dicembre 2003 avviene a tempo indeterminato il 16 marzo 2004.

In altri file spuntano i cognomi di Donatello Bertozzi, consulente politico della segreteria generale Cisl, Antonino Sorgi (segretario della Slp-Cisl), Mario Petitto (segretario generale Slp-Cisl) e Walter De Candiziis, segretario generale della Federazione autonoma italiana lavoratori postelegrafonici (Failp-Cisal). Ma il vero mattatore del database è Serafino Cabras, segretario generale dell'Ugl (Unione generale del lavoro), a quota 94 presenze. A suo nome, gli uomini di Poste Italiane hanno creato tabulati riassuntivi per tenere sotto controllo le pratiche. Sempre a suo nome viene stilata da Poste Italiane il 6 giugno 2005 una nota riservata che ha per oggetto i contratti di somministrazione delle signore B. M. e F. C. D. F.. E tracce della sua attività si trovano anche in un file definito 'confidenziale', dove le pratiche a lui riconducibili sono suddivise in 'assunzioni' e 'sviluppo'.

Ora sarà interessante scoprire se tutte queste segnalazioni siano frutto di procedure ortodosse. O se giorno dopo giorno, anno dopo anno, abbia prevalso soltanto la regola del 'di' che ti mando io'. Del posto prioritario, oltre che della posta prioritaria. Bisogna chiederselo anche quando si scopre, dalle carte di Poste Italiane, che il condirettore generale Francesco Mengozzi, assieme al direttore Internal auditing Carolyn Dittmeier, ha chiesto l'assunzione di Stefano Tezzon (avvenuta a tempo indeterminato il 23 dicembre successivo). Non per altro: le note riservate delle stesse Poste lo definiscono "figlio" di Massimo Tezzon, "direttore generale della Consob".


I fantastici 20

Ecco l'elenco dei nomi che più spesso appaiono nel documento di Poste Italiane titolato 'Casi in evidenza delicata'. Va ribadito che nel database sono presenti non soltanto raccomandazioni illustri, ma anche procedure ordinarie e segnalazioni di 'casi umani'. Inoltre, la presenza tanto evidente di dirigenti di Poste Italiane può essere dovuta alla normale segnalazione interna per l'assunzione di personale. Va infine precisato che in cima alla classifica dei raccomandanti c'è una persona, o un ufficio, indicato con l'abbreviazione 'V.', presente ben 348 volte. E che il quattordicesimo posto spetterebbe al cognome Bruno, citato 45 volte. Ma è impossibile distinguere tra Donato Bruno (Forza Italia), presidente alla Camera della commissione Affari costituzionali, e Giovanni Bruno, consigliere del ministro delle Comunicazioni Landolfi: entrambi citati in lettere o altri documenti di Poste Italiane come segnalatori

140 Massimo Sarmi amministratore delegato Poste Italiane

125 Ranieri Mamalchi direttore Affari istituzionali di Poste Italiane, ex capo della segreteria del ministro delle Comunicazioni Gasparri

109 Francesco Valsecchi ex membro del cda di Poste Italiane

95 Massimo Condemi ex capo di gabinetto del ministro Gasparri

94 Serafino Cabras segretario generale Ugl (Unione generale lavoratori)

80 Carlo Ciancio segretario generale Sailp (Sindacato autonomo italiano lavoratori postelegrafonici)

72 Antonio Mazzone ex membro del cda di Poste Italiane ed ex deputato di An

70 Salvatore Cardinale deputato della Margherita ed ex ministro delle Comunicazioni

60 Ciro Amicone segretario generale Uil Post

60 Giancarlo Innocenzi (Forza Italia), ex sottosegretario alle Comunicazioni

54 Luca Sbardella ex capo segreteria particolare del ministro Gasparri

53 Massimo Baldini Forza Italia, sottosegretario alle Comunicazioni

50 Massimo Bragazzi, responsabile Divisione rete territoriale di Poste Italiane

50 Michele Scarpelli responsabile Servizio centrale segreteria organi societari di Poste Italiane

47 Salvatore Viti consulente dell'ex ministro delle Comunicazioni Cardinale

41 Luigi Pietro Caruso magistrato della Corte dei conti, ex delegato al controllo di Poste Italiane

36 Francesco Proietti Cosimi capo segreteria particolare del vicepremier Fini

36 Remo Gaspari ex ministro dc delle Poste

35 Franco Corlaita membro del cda di Poste Italiane

32 Ruggero Parrotto responsabile relazioni industriali di Poste Italiane


L'attivismo dell'ex ministro

Secondo il database di Poste Italiane, dal settembre 2002 al giugno 2005 l'ex ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale ha raccomandato 70 volte. Numerose sono anche le bozze di risposta che la Direzione centrale risorse umane di Poste Italiane ha mandato alla firma dell'amministratore delegato Massimo Sarmi. Sia negative che positive. C'è il caso del signor F. C., che aspira "a uno sviluppo dall'attuale livello B ad A1". C'è la vicenda del signor G. F., il cui "nominativo è stato posto all'evidenza delle società di lavoro interinale che gestiscono per noi il reclutamento nella Regione Lazio".
E c'è la situazione di G. P., "attualmente in servizio come lavoratore interinale presso il Centro stampa Postel di Palermo, e che ambisce a un consolidamento a tempo indeterminato".

Ma l'ex ministro Cardinale non si limita a segnalare persone e ambizioni. Lo rivela una nota riservata della Direzione centrale risorse umane di Poste Italiane, che il 23 giugno 2005 scrive a Sarmi. Oggetto: proposta di pubblicità sulla rivista 'InnovAzioni'. "Facendo seguito alla nota dello scorso 18 maggio avente il medesimo oggetto", si legge, "si trasmette l'allegata comunicazione, pervenuta nuovamente dall'onorevole Cardinale, contenente la richiesta di intervento per incrementare la presenza, in termini di spazi pubblicitari, decisa da Poste Italiane sulla rivista 'InnovAzioni'. Pare infatti", continua la lettera, "che dai contatti sinora intercorsi la nostra Azienda abbia deciso di essere presente sulla rivista con uno spazio pubblicitario piuttosto contenuto".

Per la cronaca, direttore del bimestrale di cultura politica 'InnovAzioni' è l'ex presidente socialista della Rai Enrico Manca, nonché consulente dell'ex ministro Cardinale. Mentre il condirettore è Vincenzo Viti, pure lui consulente di Cardinale, il quale compare spesso nel database delle raccomandazioni illustri. E tra tutte le schede in cui risulta nella casella 'provenienza', c'e anche quella di suo figlio, Gaetano Maria Michele, assunto a tempo indeterminato con chiamata nominativa dal primo febbraio 2005.

Sempre Viti, propone inoltre a Poste Italiane di utilizzare "la società Interim 25 per la fornitura di lavoro temporaneo". Ma il gruppo nel 2003 ritiene che "non sussistano le condizioni per un ulteriore sviluppo del ricorso al lavoro interinale". Valutazione in seguito completamente ribaltata. Tanto che Interim 25 inizia a lavorare per Poste Italiane, e bene. Come dimostra una nota riservata alla 'cortese attenzione superiore' che la sezione risorse umane prepara il 16 novembre 2004 e titola 'Riepilogo evidenze Viti'. Il sottotitolo è "Interim 25, richiesta utilizzo più intensivo". Seguito dal commento: "Con il passaggio alla nuova normativa relativa alla somministrazione a tempo determinato, è già stata incrementata la quota relativa alla società, passata da 33 a 54 risorse, ad oggi in servizio in Puglia, Basilicata, Emilia e Marche".


Consigliere in trasferta

Molti dirigenti di Poste Italiane risultano nel database delle raccomandazioni. Dall'amministratore delegato Massimo Sarmi al vice presidente delegato Nunzio Guglielmino, dal condirettore generale Francesco Mengozzi, in abbinata anche con il membro del consiglio di amministrazione Franco Corlaita, a membri ed ex membri del cda quali Mauro Michielon (in carica, quota Lega), Francesco Valsecchi (ex, quota Forza Italia) e Luigi Caruso (il precedente magistrato della Corte dei conti delegato al controllo).

Ma il caso più singolare è forse quello di Antonio Mazzone, ex deputato di An ed ex membro del cda delle Poste. Nel marzo 2002 il diessino Giuseppe Rossiello ha infatti rivolto al ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri un'interrogazione parlamentare, nella quale chiedeva se corrispondesse "al vero che il ministro interrogato, in data 9 febbraio 2002, in una riunione presso l'Hotel Sheraton di Bari" avesse "formulato espresso invito affinché i dirigenti del sindacato Ugl e i vertici di Poste Italiane organizzassero l'ospitalità al consigliere Antonio Mazzone". E se fosse "a conoscenza del ministro che la segreteria - settore Poste - del sindacato Ugl di Bari" avesse "con nota scritta coinvolto ufficialmente i predetti vertici locali delle Poste nel programma di visita del consigliere Mazzone". Chiedendo, infine, come Gasparri valutasse "il comportamento del consigliere di amministrazione che ha effettuato una visita ufficiale confondendo il ruolo di amministratore con quello di ex parlamentare in manifesta campagna elettorale, coinvolgendo nella stessa visita uno dei sindacati con cui il gruppo Poste ha un confronto in atto".

A tutte queste domande, non ha risposto il ministro Gasparri. Al suo posto si è presentato alla Camera l'allora sottosegretario per le Comunicazioni Giancarlo Innocenzi, il quale ha smentito qualunque forma di scorrettezza, fornendo una versione dei fatti che Rossiello ha definito, nella sua replica, "una vera e propria bugia". Ora si scopre che Giancarlo Innocenzi compare 60 volte nel database delle raccomandazioni illustri. Inoltre, anche il nome del consigliere Mazzone è assai presente. E compare in un caso abbinato a quello di Serafino Cabras: il segretario di quell'Ugl citata nell'interrogazione.


Tratto da l'Espresso del 09/09/2005

giovedì 8 settembre 2005

Schwarzy ha deciso: porrà il veto alle unioni omosex in California

Il Governatore: "Non possiamo avere un sistema dove il popolo vota e i suoi rappresentanti ne alterano le scelte"


WASHINGTON - Il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha deciso: porrà il veto sulla legge approvata martedì dal Parlamento statale che legalizza i matrimoni fra persone dello stesso sesso. Schwarzenegger sostiene che la legge - approvata ieri ma con voti insufficienti ad eludere il veto del governatore - è in contrasto con la volontà degli elettori che, cinque anni or sono, approvarono una proposta di referendum perché la California non riconosca i matrimoni omosessuali contratti in altri Stati.

In una dichiarazione diffusa dalla sua portavoce, 'Schwarzy' afferma: "Non possiamo avere un sistema dove il popolo vota e i suoi rappresentanti ne alterano il voto. Mettero il veto alla legge per rispetto della volontà del popolo".

Nell'annunciare il veto, il governatore ha però precisato di credere che le coppie omosessuali "hanno diritto a piena protezione legale e non debbano essere discriminate".

L'intera questione dei matrimoni omosessuali è attualmente all'esame della magistratura californiana, che deve ancora pronunciarsi in modo definitivo.

(8 settembre 2005)

http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/esteri/gay/veto/veto.html

mercoledì 7 settembre 2005

California, il Parlamento dice sì ai matrimoni tra omosessuali

La norma approvata definisce il matrimonio quello tra "due persone" invece che "tra uomo e donna". Primo Stato in Usa.
La legge deve essere firmata dal governatore Schwarzenegger



WASHINGTON - Il Parlamento della California è divenuto martedì la prima assemblea statale degli Stati Uniti ad approvare una legge che autorizza i matrimoni omosessuali. La norma approvata definisce il matrimonio quello tra "due persone" invece che "tra un uomo e una donna". I sostenitori dei diritti di gay e lesbiche, che erano stati battuti due volte su provvedimenti analoghi, si sono imposti con 41 voti a favore e 35 contrari.

Per entrare in vigore, la legge deve essere firmata dal governatore Arnold Schwarzenegger, che non è favorevole al provvedimento. I fautori dei matrimoni omosessuali affermano che questa è una battaglia per i diritti civili comparabile a quelle per abolire la schiavitù e dare il voto alle donne. Il portavoce Margita Thompson, ha fatto sapere che il governatore ritiene che la questione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso debba essere affidata a una corte di giustizia e non all'assemblea. Al tempo stesso non ha specificato se egli intenda porre il veto o no. La legge è passata ma non con abbastanza voti per annullare la possibilità di un veto.

Un democratico di san Francisco, Mark Leno, prima del voto aveva invitato i colleghi a dare il loro sì alla legge: "Fate quello che vi suggerisce il cuore, in modo che tutte le famiglie della California possano godere della stessa protezione legale".

(7 settembre 2005)


http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/esteri/gay/gay/gay.html

martedì 6 settembre 2005

PACS nella sanità, consensi bipartisan

Giudizi positivi anche a destra sull'apertura del ministro della sanità Storace. Sì di Bondi e Cecchi Paone, critico invece Calderoli.


MILANO - La maggior parte è favorevole, qualcuno scettico, pochi, nel centrosinistra come nel centrodestra, quelli contrari a priori. Fa discutere l´apertura del ministro per la Salute, Francesco Storace, sul Pacs nella Sanità. «È giusto che le coppie omosessuali possano registrarsi alle Asl», aveva dichiarato il ministro in un´intervista a Repubblica. Un´uscita considerata da molti sorprendente, viste le posizioni, non proprio morbide, tenute in passato sull´argomento. Ma che adesso, a maggior ragione, apre un dibattito politico serio. Quella di Storace è stata qualcosa di più di una semplice riflessione: ed è stata accolta come un viatico che può portare in tempi brevi a una parificazione - per ora sanitaria, poi chissà - dei diritti delle coppie gay conviventi. «È un fatto largamente positivo - commenta Franco Grillini, parlamentare diessino e presidente onorario Arcigay nonché primo firmatario della proposta di legge sui Pacs - Bisogna cominciare ad affrontare in concreto la questione dei diritti delle coppie conviventi, omosessuali comprese. Quindi ben vengano anche provvedimenti parziali come quello annunciato del ministero della Salute». C´è chi, come i parlamentari verdi Paolo Cento e Natale Ripamonti, si aspetta adesso da Storace fatti concreti: «Meglio tardi che mai - sottolineano - finalmente anche a destra si comincia ad avvertire la necessità di tutelare i diritti delle persone indipendentemente dall´orientamento sessuale. Il prossimo passo potrebbe essere il riconoscimento delle coppie di fatto». È su questo punto che interviene Ignazio La Russa, di An: «Attenzione a non strumentalizzare le parole di Storace - dice - . Del Pacs sanitario ne abbiamo parlato insieme quest´estate. È un´ipotesi sulla quale si può lavorare. Ma che non va letta come un´apertura alle unioni civili». Il suo collega di partito e senatore Riccardo Pedrizzi dice che «il riconoscimento dei Pacs nella sanità va consentirlo a tutti coloro che convivono stabilmente, a prescindere dall´orientamento sessuale».

Uno che già mesi fa si era espresso a favore del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto è Sandro Bondi: «E allora ben venga la registrazione delle coppie gay al servizio sanitario», spiega il coordinatore nazionale di Forza Italia, che resta però contrario sia al matrimonio che all´adozione di figli da parte di coppie omosessuali. «Un primo passo importantissimo», esulta il presentatore Alessandro Cecchi Paone: «In An si sta muovendo qualcosa che merita attenzione - ragiona - . Prima l´apertura di Fini sulla fecondazione assistita, adesso questa bella iniziativa di Storace...». Qualcuno, però, mostra scetticismo: «L´uscita del ministro per la Salute è aberrante, grottesca, contraddittoria», taglia corto Saverio Aversa di Rifondazione. «Come fa a dire sì al Pacs sanitario e no al Pacs nelle unioni civili? O le coppie omosessuali esistono, e vengono legittimate, o non esistono». Il giudizio più tranciante, e anche il più colorito, è però quello del ministro delle Riforme Roberto Calderoli: «Mi viene da ridere. Il buon Dio ci ha fatto con requisiti diversi: uomo e donna. Io rispetto questi requisiti. E comunque in Italia l´assistenza sanitaria è già prevista per tutti, omosessuali e eterosessuali».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=33938

Fabbricando Laicità: lavori in corso

Si è tenuto sabato alla Festa nazionale de l'Unità di Milano un confrontro tra Nichi Vendola, Rosy Bindi, Barbara Pollastrini. Articolo dal sito della Festa
di Aurelio Mancuso



Finché si è trattato di parlare del presidente del Senato Marcello Pera e delle sue ripetute esternazioni sullo scontro tra le civiltà, il confronto tra i tre esponenti dell’Unione è filato liscio. Ma Marco Politi, vaticanista di Repubblica e Corrado Formigli, coordinatore dell’incontro che si è svolto sabato sera alla Sala Italia 2006, non si sono fatti scappare l’occasione di incalzarli sui cosiddetti temi sensibili: fecondazione assistita, testamento biologico, riconoscimento delle coppie di fatto.



Barbara Pollastrini, la coordinatrice nazionale delle Democratiche di sinistra esordisce così: “E meglio perdere per i propri valori, che perdere i propri valori”; la platea gli tributa un’ovazione e ascolta attenta la risposta di Rosy Bindi, responsabile Welfare della Margherita: “Quando si trattò di votare la legge in Parlamento, ci siamo rifugiati nella libertà di coscienza. E’ stato un errore. Del cambiamento di alcune norme della legge 40, dovremo ridiscutere e cercare un intesa dentro l’Unione. Sono convinta che se c’è la volontà politica riusciremo a trovare un accordo”.. Nichi Vendola, presidente della Puglia, ripercorre le grandi conquiste civili del nostro Paese: “La difesa del divorzio e dell’interruzione di gravidanza parlavano a una società, che comprendeva con facilità di cosa si trattava. Sulla fecondazione assistita questo coinvolgimento sociale non vi è stato, la campagna referendaria è stata percepita come un confronto poco interessante”. Ma la coordinatrice delle donne DS non ci sta, o perlomeno vuole affermare che: “Se fossimo stati tutti più impegnati, anche se la battaglia era difficile, il risultato poteva essere meno negativo”. La sala approva, ma è il tema della laicità e della sua definizione che appassiona, e soprattutto come l’Unione saprà trovare un terreno comune per dare risposte convincenti sulla questione simbolo del momento: il riconoscimento delle coppie di fatto. Sul concetto di laicità le differenze, seppur lievi, emergono.

La Pollastrini parla del valore della laicità come “unico regolatore per una politica di ascolto e di accoglienza di tutte le differenze”; l’esponente della Margherita rivendica uno Stato laico, “distinto dalla Chiesa, ma non separato dai valori di cui è portatrice”; il governatore della Puglia non può non ricordare come Papa Ratzinger lo abbia profondamente deluso “dopo aver ricevuto la Oriana Fallaci”, subito la Bindi non si fa sfuggire la battuta “quella fa terrorismo letterario", il pubblico reagisce con entusiasmo. La figura del presidente spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero aleggia sul confronto e, mentre Barbara Pollastrini si dice “entusiasta di un leader politico che ha avuto un grande coraggio”, la Bindi si fa scura in volto e con puntigliosità ribadisce “su quello che è successo in Spagna non ho la tua stessa opinione; credo che si sia imposto, in modo anche un po’ violento, a quella società delle leggi iper laiciste.



Se invece si chiede di confrontarsi sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto sono disponibile a discutere”. Marco Politi non si fa sfuggire l’occasione: “Perché date l’impressione su questo tema di avere ancora il freno a mano tirato, quando tutte le altre società europee hanno dato risposte positive? “Io sono la seconda firmataria della legge sul Pacs (Patto civile di Solidarietà) – sbotta orgogliosa la Pollastrini – è una battaglia a cui credo con convinzione e sono determinata a portarla fino in fondo!” Tocca a Nichi Vendola raccogliere il testimone e valorizzare il suo risultato elettorale. “Si è detto che non avrei mai potuto vincere perché ero estremista e omosessuale. Sappiamo come è andata a finire”.



Il pubblico gli riserva una prolungata ovazione e, mentre il governatore chiede un segnale chiaro da parte dell’Unione sui Pacs (“il matrimonio lo lasciamo volentieri agli eterosessuali”); in silenzio ascolta la sua confessione finale, sollecitata da Formigli: “vorresti avere un figlio?”.

“Alla mia età si fanno i primi bilanci e si riflette su molte cose; io amo molto i bambini, ho dei nipoti stupendi. Sarei sicuramente un bravo padre, magari di uno dei milioni di disperati che in questo mondo ingiusto sono abbandonati, lasciati morire. Ma ho anche la consapevolezza che sono nato troppo tardi, forse altri dopo di me potranno parlare più serenamente di questo tema”.

Il silenzio indica forti emozioni in platea, che si liberano in un bruciante applauso.

sabato 3 settembre 2005

"E' gay, non può donare il sangue" respinto da policlinico milanese

Un uomo di 39 anni denuncia il suo caso: "Ma non mi arrendo"
Dal 2000 nessun divieto ai prelievi per gli omosessuali
La decisione del medico nonostante l'ok della legge
"Rapporti tra maschi a rischio, con le lesbiche nessun problema"
di PAOLO BERIZZI


MILANO - Se volete donare il sangue e siete omosessuali, badate bene: potreste essere scartati. "In Italia non si può". Anzi sì, ma dipende dai punti di vista (del medico). In pratica: non è che la legge lo vieti - un tempo era così, oggi non più - al contrario. E' che può succedere che qualcuno vi dica "no, se lei è gay allora niente prelievo". Proprio questo si è sentito rispondere, al Policlinico di Milano, Paolo Pedote, 39 anni, alla sua prima, mancata, donazione di sangue. E' il 16 agosto.

Pedote, che - ironizza - "nonostante l'omosessualità" è sano come un pesce, vede in giro uno slogan pubblicitario: "Se hai sangue nelle vene, dimostralo!". E' lo spot scelto dal Policlinico per incentivare la donazione. "Donare il sangue - si legge - è un gesto di altruismo e di responsabilità civile. Basta avere tra i 18 e i 60 anni, un peso superiore ai 50 kg, un buono stato di salute e avere fatto una colazione leggera...". "Ma soprattutto - aggiunge Paolo con un sorriso amaro - è indispensabile non essere omosessuali".

Lui di sangue nelle vene ne ha da vendere. E non può certo immaginare che i suoi gusti sessuali siano, per i medici, una discriminante. Così si presenta al Policlinico. Reparto trasfusioni e immunologia dei trapianti. "Alla reception - racconta - ti chiedono di leggere un modulo sul quale è indicato tutto ciò che presuppone la sospensione temporanea o definitiva dalla donazione: dai vaccini agli antibiotici, dai tatuaggi all'assunzione di droghe leggere; fino alle malattie infettive, sifilide, Aids, epatite".

Poi il punto più importante: "I rapporti sessuali, anche protetti, con persone a rischio, prevedono la sospensione permanente". "Giusto - dice Paolo - la discriminante infatti deve essere questa, i rapporti a rischio, di qualsiasi tipo. Non l'omosessualità". Che infatti, nel vademecum, non viene mai menzionata.

Il veto per chi ha rapporti omosessuali (maggio '91, decreto dell'allora ministro alla Sanità De Lorenzo) è stato abolito (nel 2000 dal governo Amato) dopo anni di lotte gay. Ma tant'è. "Avendo escluso tutti i motivi elencati - continua - mi sento del tutto idoneo come donatore. La dottoressa Elena Coluccio mi sottopone a una visita medica. Inizia una serie di domande considerate di routine per i neofiti della donazione. Lavoro, stile di vita, biografia sanitaria, via via fino alla mia vita sessuale: mi chiede se ho rapporti con una partner fissa o con partner femminili occasionali non protetti. Rispondo di no, i miei rapporti sono sempre protetti e mai a rischio, ma aggiungo che i miei partner non sono donne ma uomini perché sono gay".

Sul volto della dottoressa c'è un misto di panico e imbarazzo: "Allora, il problema è questo - mi dice - So che la legge permette anche agli omosessuali di donare il sangue, ma noi come nostra politica interna del Centro abbiamo deciso di non accettarli". Pedote reagisce indignandosi. "Lei mi porta dal dottor Maurizio Marconi. Il quale, dopo una cordiale stretta di mano, mi spiega il problema: "Io applico le leggi dello Stato"".

Segue contraddittorio sulle leggi dello Stato. "Mi dice: "Non è il suo orientamento sessuale a escluderla dalla donazione. Il punto è che i rapporti gay tra maschi sono sempre a rischio". Solo quelli. Infatti le lesbiche, mi spiega, vengono accettate. E comunque, conclude, "qui si fa così. Ognuno sceglie secondo coscienza. Mi dispiace". E se ne va". La direzione sanitaria, interpellata, rifiuta di commentare quanto accaduto.

Paolo Pedote esce umiliato e amareggiato dall'ospedale. Dice di non essersi mai sentito così offeso. Per di più, in barba alla legge. "Ma non mi arrendo, io il sangue voglio donarlo. E le norme me lo consentono". Piccolo particolare: di mestiere Paolo fa lo scrittore (collabora con la rivista Pride). Il suo ultimo libro si intitola "Omofobia". Ma questo i medici non potevano saperlo.

(3 settembre 2005)

http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/cronaca/gaymi/gaymi/gaymi.html

venerdì 2 settembre 2005

Il Massachusetts sempre più vicino a mollare i formati Microsoft

di Paolo Attivissimo http://attivissimo.blogspot.com/


Secondo ElectricNews.net, lo stato del Massachusetts ha proposto di imporre a tutti i propri dipendenti l'uso di formati aperti per i documenti elettronici a partire dall'inizio del 2007. L'iniziativa di questo stato USA potrebbe produrre un effetto domino, inducendo altri stati a mollare i formati proprietari (tipicamente quelli di Microsoft).

La scelta di formati aperti deriva principalmente dalle preoccupazioni dello stato per quanto riguarda la futura accessibilità dei documenti scritti oggi. In parole povere, se un governo o un'amministrazione pubblica oggi scrive un documento in un formato proprietario (per esempio un certificato di nascita o una denuncia in formato Word), come può avere la certezza che quel documento sarà ancora leggibile fra venti, cinquanta, cento anni?. Fra vent'anni Word userà chissà quale formato, e l'unica azienda che sa precisamente com'è fatto il formato Word attuale è Microsoft. Fra venti, cinquanta o cent'anni, Microsoft se ne ricorderà? Microsoft esisterà ancora?

Da qui l'idea di usare formati aperti, la cui struttura è pubblicamente documentata. Fra 20-50-100 anni, un documento elettronico in formato aperto sarà ancora leggibile, perché anche se non dovesse più esistere una versione funzionante sui computer futuri del programma che ha scritto il documento, sarà sempre possibile pagare un gruppo di programmatori per scrivere da capo un programma che legga correttamente il formato del documento. Con un formato proprietario segreto, questo non sarà possibile.

C'è anche da considerare la preoccupazione per il ricatto economico. Se un governo scrive un documento in un formato proprietario segreto, sarà per sempre obbligato a usare programmi specifici per leggerlo. Se un governo scrive in Word, dovrà sempre comperare ogni nuova incarnazione di Word per poter leggere la montagna di documenti elettronici che ha scritto: dovrà comperare Word 2020, Word 2050, Word 2100, e tutti i Word intermedi. A che prezzo?

Microsoft queste cose le sa benissimo e ci tiene che i governi continuino a usare i suoi prodotti, visto che sono una delle fonti principali di reddito di zio Bill e soci. Come riassume Electricnews, nel 2003 l'amministrazione pubblica di Monaco minacciò di mollare Office e Windows perché Microsoft le chiedeva 36 milioni di dollari per l'aggiornamento del proprio software. Pensate a quante pensioni o a quante cure mediche si possono pagare con quella cifra.

Si fiondò a Monaco personalmente Steve Ballmer, numero due di Microsoft, per supplicare di ripensarci. Steve offrì uno sconto del 90%, ma Monaco decise di andare avanti lo stesso. Saggia decisione: più presto ci si libera dei formati proprietari, più presto si comincia a risparmiare i soldi dei contribuenti.

Fra l'altro, il Massachusetts non ha improvvisamente scoperto un sentimento anti-Microsoft. Fu l'unico stato che non raggiunse un accordo in una causa antitrust lanciata dal governo federale USA nel 2002, perché -- diceva il governo dello stato -- Microsoft era ancora impegnata attivamente nello strangolare la concorrenza. La Corte d'Appello USA ha respinto l'argomentazione del Massachusetts l'anno scorso, ma un po' di astio dev'essere rimasto.

In sostanza, non ha importanza il sistema operativo che si usa: ha importanza il formato in cui si scrivono i propri dati. Se il formato non è pubblicamente documentato, i nostri dati saranno sempre ostaggio di chi detiene il segreto e i diritti sul formato in cui sono scritti.

Vi siete mai chiesti perché, per esempio, Microsoft Office non integra la possibilità di salvare in formato PDF ma una suite gratuita come OpenOffice.org lo fa? Semplice: perché se diventa facile salvare in formato PDF (e i documenti governativi sono spesso concepiti per essere soltanto letti, una volta scritti), non è più necessario usare programmi Microsoft per leggere i documenti, e questo è male. Per zio Bill, s'intende.

Il formato PDF, fra l'altro, è proprietario ma pubblicamente documentato, per cui chiunque può scrivere programmi che leggono e scrivono PDF. E infatti non è necessario rivolgersi ad Adobe, proprietaria del formato, per procurarsi un programma che gestisca i PDF.

Meditate, governi e aziende, meditate :-)

Mostra del cinema di Venezia: L'amore fra due cowboy gay, una storia forte e tenera

Il regista: "Quando ho letto questo racconto, mi è venuto un nodo alla gola. Ma a quelli del marketing ho detto..."

foto
dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE


Finalmente un vero film d'amore. Una di quelle love story forti, tradizionali (in senso buono), che parlano di una comunione totale tra due corpi e due anime. Ci voleva, in questa Mostra del cinema, un po' di sentimento: a portarlo qui sul Lido, in concorso, è Ang Lee, col suo "Brokeback mountain". Che racconta il legame impossibile, eppure inevitabile, tra due cowboy (segretamente) gay: Heath Ledger e Jake Gyllenhall.

Due giovani attori popolarissimi, negli Stati Uniti, un po' meno da noi. Ma anche qui in Italia i loro volti sono molto noti: Ledger ha già interpretato film come "Destino di un cavaliere" e "Le quattro piume", oltre al kolssal "Casanova" che proprio domani sbarca qui a Venezia; ed è anche considerato un sex-symbol, dalle ragazzine di mezzo mondo. Quanto a Gyllenhall, è stato protagonista, tra gli altri, del cult giovanile "Donnie Darko", oltre che di filmoni hollywoodiani come "L'alba del giorno dopo".

E così non sorprende che oggi, qui al Lido, gli eroi della mattinata siano proprio loro, Heath e Jake. Applauditissimi e vezzeggiatissimi dagli addetti ai lavori, accolti come due veri divi al loro arrivo nei luoghi della Mostra. E anche coraggiosi, a Hollywood, nell'accettare ruoli che prevedono, come ovvio, scene di sesso omosex. Una scelta che Ledger rivendica con forza: "E' una storia bellissima - racconta oggi, qui al Lido - una splendida rappresentazione dell'amore. Tutte le cose che parlano d'amore di solito mi sembrano piuttosto stanche, questa invece mi è parsa subito fresca. E poi finalmente ho potuto girare una vera love -story, cosa che finora non mi era capitato di fare". Altrettanto convinto Gyllenhall: "Sapevo che per Ang Lee il tema forte era l'amore, non un cliché. Per questo ho immediatamente accettato di fare il film".

Tratto dall'omonimo racconto di Annie Proulx (vincitore di un Pulitzer), accolto con favore dal pubblico della Mostra, "Brokeback Mountain" comincia nel '63, in Wyoming, e va avanti per circa vent'anni. I due protagonisti, Ennis (Ledger) e Jack (Gyllenhall) si incontrano già nella prima scena: entrambi cercano lavoro da un allevatore di pecore. Che li spedisce entrambi sulla Brokeback Mountain, a guardare il bestiame. Nel corso dell'estate che i due trascorrono insieme, nasce prima un'amicizia, poi un'intimità sempre più profonda e alla fine, inevitabile, la passione fisica.

Ma nel mondo dei mandriani del West, all'inizio degli anni Sessanta, certo non c'è spazio per un sentimento del genere; così i due si separano, si sposano, hanno figli. Si incontrano solo quattro anni dopo, e il loro sentimento riesplode. Continuano a incontrarsi (anche se raramente) nel corso degli anni: Ennis più deciso a mantenere la facciata di "normalità", Jack disposto a rischiare una convivenza tra uomini. Ma si tratta di un sogno difficile, se non impossibile, da realizzare.

Insomma una vicenda a tinte forti, una sorta di "Ponti di Madison County" in salsa gay. Una storia che ha conquistato il cuore del regista, Ang Lee, autore di successi come "La tigre e il dragone": "Quando ho letto il racconto - dichiara, a bordo della piscina del lussuoso hotel Des Bains - mi è venuto un nodo alla gola. Io credo che sia una grande love story romantica. E poi credo che ognuno di noi, a modo suo, abbia la sua Brokeback Mountain: qualcosa che ha il sapore, il gusto dell'amore. Qualcosa di privato, di intimo. E il fatto che in questo caso tutto accada nel West dell'epoca rende tutto più interessante: maggiore è l'ostacolo, più appassionante è la storia".

Lee nega, però, che ad attrarlo sia stato specificamente il lato omosex della faccenda: "Girando questo film - prosegue - non ho pensato alla comunità gay, a come lo avrebbe accolto. Mi interessava il tipo di affetto che lega i due protagonisti, al di là del fatto che fossero due uomini".

L'autore nega anche di aver ripreso sequenze di sesso più esplicite tra Ledger e Gyllenhall, rispetto a quelle - tutto sommato sobrie - che vediamo nel film: "Tutto cio' che ho girato lo vedete sul grande schermo", assicura.

Un po' di preoccupazione, anche se condita dall'ironia, traspare quando invece quando l'autore parla di come un'altra comunità - quella dei cowboy e dei frequentatori dei rodeo, ancora presente in molte zone degli Usa - accoglierà la pellicola. "Ho detto al marketing, scherzando - conclude Lee - che voglio distribuire il film solo negli stati democratici, nelle città con oltre 50 mila abitanti, e dove tutti hanno votato John Kerry... così almeno posso stare tranquillo!".
(2 settembre 2005)

http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/spettacoli_e_cultura/cinema/venezia/anglee/anglee/anglee.html

giovedì 1 settembre 2005

Non c'è pace senza giustizia

di ROSA CALIPARI*


3 Marzo 1983 - 4 marzo 2005 due date che segnano l'inizio e la fine di un progetto di vita condiviso. Ventidue anni sono pochi per chi ha programmi, ideali e valori comuni; sono pochi per chi rimane ed è travolto in poche decine di secondi da un incubo senza fine. Non è possibile dimenticare la sera del 4 marzo quando al rientro a casa ho trovato ad attendermi alcun colleghi e amici di Nicola. Una scena che si affaccia spesso alla mente di chi ha vissuto con un funzionario di polizia «operativo» ma che si tende a rimuovere per difesa e per non farsi sopraffare da un'angoscia paralizzante. Con orrore ho urlato il mio «No!» di fronte a ciò che intuivo essere la verità ma che nessuno dei presenti era in grado di confermarmi. E poi: «Ucciso dagli americani, un incidente.... Non si sa cosa è successo».

Attonita da quella sera continuo a pormi sempre la stessa domanda «Perché?» ancor più dopo gli esiti contrastanti raggiunti dal Gruppo investigativo congiunto italo-statunitense, incaricato di esaminare la dinamica dei fatti accaduti il 4 marzo.

Un indagine che se negli intenti doveva svolgersi congiuntamente di fatto ha portato alla pubblicazione di due relazioni. Molti i limiti e le restrizioni incontrati dai rappresentanti italiani. Vincoli allo svolgimento delle indagini sono, innanzitutto, derivati dall'esclusiva applicazione della normativa statunitense, Army Regulation 16-6, che disciplina le procedure e le modalità per le inchieste nell'ambito dell'esercito Usa, e che, come risulta dal rapporto italiano, ha posto dei limiti non trascurabili rispetto a quanto previsto dall'ordinamento italiano per analoghe attività. Per quanto attiene, ad esempio, alle modalità di acquisizione delle testimonianze, non potevano essere reiterate le domande ai testimoni già sentiti e non sono stati possibili confronti diretti, per non voler sottolineare che le domande dei rappresentanti italiani potevano essere poste ai testimoni solo tramite il Generale Vangjel, l'Ufficiale statunitense incaricato, già prima dell'arrivo della delegazione italiana, di svolgere indagini.

Ulteriore elemento di rilevante limitazione per l'indagine congiunta è stato il mancato «congelamento» del luogo nell'immediatezza della sparatoria che, come dichiarato dagli stessi militari Usa, è stato completamente ripulito e alterato mentre non si consentiva agli italiani, presenti a Baghdad quella sera del 4 marzo, di arrivare sul posto. Ma neanche successivamente durante i lavori della Commissione congiunta, è stato possibile ricostruire la scena del «crimine», poiché le Autorità militari Usa hanno ritenuto inopportuno, in ragione del luogo dell'«evento», anche il sopralluogo notturno. Pertanto manca la certezza sulla ricostruzione della dinamica dei fatti. Tutto ciò non ha, inoltre, consentito di svolgere un'analisi approfondita sul posto, per cui quanto risultato dalla perizia effettuata in Iraq sulla vettura -come emerge dal rapporto italiano - non sembra avere quella decisiva rilevanza probatoria. E ancora: la rimozione ed eliminazione dei bossoli, la non preservazione delle armi e delle munizioni del reparto coinvolto nel fatto.... e, ancora il rientro dell'autovettura, ormai di proprietà dello Stato italiano, solo dopo due mesi...

E' un percorso difficile doloroso e straziante per chiunque dover affrontare la tragica perdita del proprio compagno ma diventa ancor più arduo se questa avviene in tale contesto e con questa modalità.

Nicola era un dirigente del Sismi, un Servizio alleato degli americani, e ha agito in nome e per conto dello Stato italiano. Non era un Rambo né uno 007 con licenza di uccidere ma un uomo che in altre delicate operazioni aveva dimostrato di possedere le qualità per negoziare anche con gli elementi più integralisti del contesto mediorientale. Dotato di notevole intuito, riflessivo e osservatore affrontava le situazioni con lucidità razionalità, con notevole self-control e con forte determinazione. Consapevole dei rischi insiti nei diversi incarichi ricoperti consigliava la prudenza ai suoi collaboratori e vagliava i costi e i benefici di ogni opzione. Nicola, anche nella sua precedente carriera in Polizia, ha sempre improntato il suo stile al confronto con gli altri e non allo scontro, «prevenire, e non reprimere», diceva. Anche nel rapporto con i suoi collaboratori prediligeva la politica del «consenso» piuttosto che dell'«ordine impartito», dell'affermazione pacata ma «autorevole» della sua opinione e non «autoritaria» anche se si assumeva sempre la piena responsabilità delle proprie decisioni. Uno stile che, spesso, spiazzava gli avversari ma che creava coesione e rafforzava l'identità di gruppo in coloro che lavoravano al suo fianco. Un particolare pensiero va con affetto alla «squadra di Nicola», ai Calipariani, come qualcuno li definisce all'interno del Servizio forse proprio a voler differenziarne lo stile umano e di lavoro.

Era certamente nota agli americani la sua partecipazione e collaborazione anche ad altre vicende di sequestri avvenute sul territorio iracheno e anche in questo caso della giornalista italiana rapita, pur in assenza di una espressa comunicazione formale ai Comandi militari Usa del motivo della missione, Nicola e la sua squadra, come molte altre volte, hanno richiesto l'autorizzazione per atterrare all'aeroporto di Baghdad, per poter alloggiare a Camp Victory e, muniti di tesserini identificativi e di armi, per i loro successivi spostamenti nella capitale irachena.

Nicola ha non solo condotto a termine la sua missione, la liberazione di Giuliana Sgrena, ma ha anche sacrificato la sua vita per proteggerla dal «fuoco amico» e, proprio per rispettare quella bandiera nella quale è tornato avvolto da Baghdad, continuo a chiedere con forza e determinazione la verità su quanto è realmente successo e di far luce sulle responsabilità di coloro che direttamente o indirettamente ne hanno causato la morte.

Non è possibile avere pace se non c'è giustizia.


* Testo tratto dal volume «Nicola Calipari ucciso dal fuoco amico», che sarà distribuito sabato con «l'Unità»

mercoledì 31 agosto 2005

Piccoli passi in Sicilia per l'accettazione dell'omosessualità

Vita di Fulvio nel paese che lo rifiuta
di Rosario Giue


Fulvio è di una persona molto riservata, timida e, insieme, di una dolcezza e sensibilità non comuni. Senza dire che è un tipo generoso e con una innata disponibilità verso gli altri. Ma ha una pesante storia alle spalle. Nel suo paese, in Sicilia, da ragazzo frequenta per anni gli scout. Dopo la scuola, è sempre alla sede, puntuale, pronto a fare quello che è stato programmato.

Ma proprio lì, dove pensa che dovrebbe essere ben accolto e amato per quello che è, lì si trova a dover fare i conti con gli stessi capi che lo prendono in giro per il suo modo di essere. Sono pronti a giudicarlo senza mai mettersi in ascolto o in discussione. E a Fulvio, che ha una viva capacità di cogliere le sfumature dei sentimenti, del detto e non detto, tutto ciò appare sempre più assurdo. Non basta che deve già sopportare i compagni a scuola? E così, sentendosi calcolato come un "diverso", non gli rimane che uscire dal gruppo. Ormai diplomato, non ha un lavoro fisso, ma ha un mestiere. E in tanti lo chiamano. Ma spostarsi da casa per andare a svolgere un lavoro in un'abitazione privata per lui è una sofferenza immane. Attraversare il corso principale, poi, è il peggio che gli possa capitare, una vera punizione. Mentre cammina, se passa davanti al bar del paese o davanti al circolo dei benpensanti, è costretto a sentire qualcuno che in modo vigliacco gli tira addosso la parola "frocio". Se a volte non la sente quella parola, se la sente addosso lo stesso, perché vede senza guardare che molti occhi sono buttati su di lui e che quella parola gliela stanno dicendo con gli occhi. Perciò, per evitare quella ghigliottina, Fulvio prende le stradine laterali, ma anche lì un "attentato terroristico" fatto di uno sguardo malevolo, di una risatina o di una brutta parola può spuntare da un momento all'altro. Ma come si fa a vivere così? Quasi vorrebbe che nessuno lo chiamasse più per fare i lavori artigianali, pur di non sentirsi addosso quella pressione così "umana". Tanto i genitori a casa non gli fanno mancare il necessario per vivere e cercano di proteggerlo come possono. Ma si può continuare? E allora Fulvio matura il bisogno di andare via dalla Sicilia, dal suo paese che ormai gli sta così stretto. Che gli toglie il respiro, gli fa mancare l'aria, non lo fa essere se stesso. Andare al Nord d'Italia, ecco cosa decide un bel giorno Fulvio. E così una ventina di anni fa lascia la sua casa. Non come Abramo perché il Signore lo chiama verso la terra promessa, ma perché si sente espulso dai suoi compaesani. E come è duro ricominciare. Abita in una cameretta facendo i lavori più umili. Con il tempo trova un lavoro stabile che gli permette di sfruttare appieno il suo diploma. Al Nord dice di sentirsi sereno. Ma anche lì, una media città del Nord, a volte si sente deriso. Anche lì qualche collega fa le sue battute. Ma Fulvio non lo vuole ammettere. Lì si sente realizzato. Vuole mettere radici, compra una casa. In paese sono rimasti i vecchi genitori. E quando questi si ammalando gravemente, torna e se ne prende cura con pazienza. Quando può scappa nella sua città del Nord, anche per quindici o venti giorni, per poi tornare a dedicarsi ai suoi vecchi, fino alla fine. Ma anche ora che i genitori sono morti in estate va in paese. Perché vi ha gli affetti. Ma gli amici e le amiche che lo vogliono bene davvero avverte che si possono contare forse con le sole dita di una sola mano. Con loro si sente protetto, va a mare, in montagna, ma che non lo invitino a fare una passeggiata per la strada principale del paese durante della festa della santa patrona. Ma no, gli dicono loro, sai, il paese è cambiato, sta cambiando. E per incoraggiarlo un'amica gli racconta che in paese vi sono diversi ragazzi con un orientamento omosessuale e che non fanno molto per nasconderlo. Gli racconta che le nuove generazioni sono più aperte. Che, anzi, suo figlio ha un amico omosessuale e che non c'è nessun problema. Che "Gianni" viene a casa del figlio con frequenza, che il figlio va a casa di Gianni senza problemi, che gli altri amici ed amiche cercano Gianni senza pregiudizi. Entrano ed escono, vanno a mare insieme. Il paese, vedi, sta cambiando, gli dicono. E lui, Fulvio, a dire "no". Che non è proprio cambiato il paese se gli hanno raccontato che il sacerdote pubblicamente ha detto che gli omosessuali sono malati e che vanno curati. Loro. Ed è deluso perché pensa che la Chiesa dovrebbe spingere al rispetto di tutti, avere un atteggiamento più in positivo, e non alimentare separazione, condanna ed esclusione. E poi c'è la sua generazione, quella dei quarantenni e dei cinquantenni: quanto è cambiata quella? Certo, sente un po' di nostalgia per le sue antiche radici, pensa alla gioia innocente dei giochi fra bambini. Ma Fulvio non tornerà. Intanto ha deciso di aggiustare la casa paterna. Ogni estate fa qualche rifinitura in più. Forse è un piccolo segno di una flebile speranza che, sì, la Sicilia può cambiare davvero più del Nord e che un giorno, quanto lontano non lo sa, possa tornarvi. rosario giuè.

(laRepubblica del 31/08/2005)

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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