di Marco Travaglio
In attesa che, dopo Bernheim, Caltagirone e Tarak ben Ammar, anche Dell'Utri e Al Capone prendano le distanze da Bellachioma, si può azzardare un primo bilancio dell'ultima reincarnazione dello Zelig di Arcore: il Presidente Testimone. Sarà la stanchezza per il tour de force mediatico-giudiziario, sarà la scarsa dimestichezza di questo imputato cronico col mestiere di testimone, sta di fatto che il risultato finale è catastrofico. Come i pifferi di montagna, il Cavalier Moralista era partito per suonarle ed è finito suonato. Nessuno, nemmeno i soci in affari e i parenti stretti, ha voluto confermare le pressioni Ds sulle Generali per Unipol. In compenso l'amico Tarak ha svelato una circostanza finora inedita: cioè di essersi recato mesi fa insieme a Bernheim, presidente delle Generali, a Palazzo Chigi per parlare con Berlusconi. Di cosa? Delle scalate. Fantastico: un socio di Berlusconi rivela che Berlusconi fece ciò che imputa ai suoi oppositori. Resta da capire cosa non abbia funzionato nella machiavellica strategia del Presidente Giustizialista. Quattro possibili spiegazioni. 1) Tarak gli ha fatto uno scherzo, rivelandogli una cosa e raccontandone un'altra ai pm. 2) Quello che rivelò a Berlusconi le pressioni Ds su Bernheim non era Tarak, ma un sosia del Bagaglino. 3) Tarak parlò all'amico premier in francese, o in arabo; lui, notoriamente digiuno delle lingue, finse di capire, ma prese fischi per fiaschi. 4) Tarak è un agente di D'Alema sotto copertura, nome in codice Ikarus.
La ciclopica autotranvata di Bellachioma non è comunque una novità. È ancora fresco il ricordo della commissione Telekom Serbia, partita per scovare le tangenti di Milosevic a Prodi, Fassino e Dini e chiusa con la scoperta che il solo politico italiano ad aver preso soldi da quella partita era un deputato di An. Per non parlare della commissione Mitrokhin del semprelucido Paolo Guzzanti: doveva smascherare le collusioni fra la sinistra e lo spionaggio sovietico e addirittura la complicità di Prodi nel delitto Moro, poi dalla lista rossa saltò fuori Jas Gawronski, eurodeputato di Forza Italia. Il maggior esperto mondiale in questi ordigni alla Wilcoyote, che scoppiano regolarmente in mano a chi li prepara, è l'on. avv. prof. Carlo Taormina da Cogne: prima del suo arrivo in Val d'Aosta, era imputata per il delitto del piccolo Samuele solo la signora Franzoni; dopo il suo arrivo, a furia di interviste, appostamenti, sopralluoghi, impronte taroccate, denunce contro vicini di casa, pm, giudici, avvocati, cancellieri, uscieri, periti e carabinieri, il caso s'è trasformato in un maxiprocesso di stampo corleonese, con una decina di filoni e una trentina di imputati, tra i quali lo stesso Taormina. Che proprio l'altro giorno scioperava contro una legge che aveva votato. Poi, perso il senso dell'orientamento, chiedeva l'arresto dei suoi stessi consulenti tecnici: i leggendari "esperti internazionali" fatti arrivare direttamente dalla Svizzera per insegnare il mestiere al Ris di Parma e alla Procura di Aosta. Ancora qualche giorno, e il sagace Taormina si arresterà da solo.
Intanto, visti i risultati, Bellachioma ha smesso frettolosamente i panni del testimone per reindossare quelli, decisamente più consoni, dell'imputato. In quella veste parteciperà oggi a Milano al ciclo di commemorazioni per il sesto anniversario della morte di un vecchio amico e socio pregiudicato, col quale per anni aveva diviso quanto aveva di più caro: i conti in Svizzera e i processi in Italia. Il tutto, si capisce, per sottolineare il profondo senso etico del premier, e soprattutto e la sua proverbiale allergia ai rapporti fra politica e affari. In contemporanea, ad Hammamet, lo statista latitante verrà celebrato degnamente sulla sua tomba da Pierluigi Diaco e dai suoi seguaci, ben consci che il guaio in Italia non sono i ladri, ma «la maledetta questione morale che, com'è noto, ha saputo ricattare non poco la vita politica italiana e che in queste ore tenta, con perfida spregiudicatezza, di offendere la dignità e l'onore di alcune indiscutibili persone perbene». Questi e altri detti memorabili sono contenuti in una pubblicità di mezza pagina che da giorni ammorba diversi giornali, sotto l'imprudente titolo: «Craxi è vivo». Imprudente perché noi non sappiamo se sia vivo, ma se lo fosse sconsiglieremmo di farlo sapere troppo in giro. Qualcuno potrebbe chiedergli 50 miliardi indietro.
lunedì 23 gennaio 2006
Tarok ben Arcor
domenica 22 gennaio 2006
Con la verità si vince meglio
di Marco Travaglio
Caro Antonio,
ho letto il tuo commento «Primo, non farsi del male» e alcune lettere che mi invitano a «non fare il gioco di Berlusconi».
E provo a rispondere a cuore aperto. Partendo da quel che è accaduto nella bellissima serata dell’Ambra Jovinelli, dove con Peter, Furio, Flores, Beha e Sabina abbiamo presentato «Inciucio». Di serate così, per fortuna, ce ne capitano quasi ogni giorno in giro per l’Italia. E puoi ben immaginare da chi è composto il pubblico: elettori del centrosinistra ed ex del centrodestra che non ne possono più di Berlusconi, del suo monopolio incostituzionale, dell’illegalità legalizzata, della volgarità full time, insomma del regime.
Cittadini molto diversi per estrazione politico-culturale, perché almeno un miracolo il Cavaliere l’ha fatto: riunire i nostalgici di Montanelli e di Berlinguer, molti no global e i difensori della Costituzione al seguito di Scalfaro. Li ritrovi alle presentazioni dei nostri libri, alle feste dell’Unità, agl’incontri con Santoro e Massimo Fini, sul blog di Grillo, agli spettacoli di Sabina, Luttazzi, Paolo Rossi, Marco Paolini, nelle edicole a comprare la Repubblica, l’Espresso, l’Unità, Micromega, il Diario, o il Corriere per Biagi, Sartori e Stella.
Li rivedi alle primarie, eroicamente in fila per ore al gelo, nonostante i minuetti sulla guerra, le riabilitazioni di Craxi, le astensioni sulla controriforma costituzionale, il «dialogo sulla giustizia», le avances ai vari Lombardo, le porte aperte ai riciclati e agli imputati, gli inciuci sulla Rai. Finchè “di là” c’è Berlusconi, voteranno tutti centrosinistra: chi turandosi il naso, chi tagliandoselo, chi trovandosi a suo agio con questo o quel partito, chi sognando una lista Prodi che raccolga un po’ di società civile fuori dalla partitocrazia. Ma voteranno. Non ne conosco nemmeno uno che dallo scandalo Unipol e dagli altri mille inciuci concluda che «tanto vale tenersi Berlusconi» e, non sapendo quali fili tagliare per disinnescare la bomba, si astenga o voti Berlusconi perchè «sono tutti uguali». Anche perché, per quanti sforzi si facciano, è impossibile eguagliare Berlusconi. Nel nostro mondo tutti, ma proprio tutti, sanno esattamente quale filo tagliare: quello azzurro del regime. «Tra il bordello e il manganello, scelgo il bordello», diceva Montanelli nel 2001, «il manganello mi fa paura, il bordello no».
Detto questo, c’è un grosso “ma”: lo scandalo Unipol è una spada nel costato di ciascuna di queste persone. Che sanno benissimo chi è Berlusconi, come ha fatto i soldi, chi sono i suoi compari, quant’è incapace di governare. Per questo, qualunque cosa faccia, non si meravigliano di nulla e non hanno nulla da chiedergli, se non di levarsi dai piedi al più presto. Ma con i propri rappresentanti sono molto esigenti. Non s’accontentano di una generica “diversità”. Pretendono il massimo, almeno in quel campo che non è mai trattabile sul tavolo degl’inevitabili compromessi della politica: la questione morale. Che Berlusconi sia invischiato in tutt’e tre le scalate estive (Antonveneta, Rcs e Bnl), lo si dà per scontato ancor prima di saperlo. Ma si resta allibiti quando i vertici di un partito sponsorizzano una scalata con pessime compagnie.
Ecco quel che si domanda e mi domanda la gente che incontro ogni giorno. Era proprio necessario difendere gli “immobiliaristi” alla Ricucci & Coppola? Prendere le parti di Gnutti (già condannato per insider trading)? Magnificare Consorte (imputato da due anni con Gnutti per un altro insider su obbligazioni Unipol)? Balbettare su Fazio?
Prendersela con i giornalisti che avevano svelato quelle liaisons dangereuses un anno fa, avendo l’unico torto di avere ragione? Potrei continuare, ma mi fermo qui per non gettare altro sale su ferite che purtroppo restano aperte.
Tu scrivi che a sinistra c’è una rincorsa a farsi del male. Ma che deve fare tutta la brava gente che ha già deciso di votare Prodi e lo farà qualunque cosa accada? Deve pure chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie, spegnere la tv, disertare edicole, teatri, librerie e blog per non incappare in qualche giornalista o comico che gli dica la verità? Siamo sicuri che a «farci del male» non sia chi fa scandalo, ma chi lo racconta? Te l’ho detto, Antonio: credo di conoscerla un po’ questa gente. Non è come gli elettori di Berlusconi, che certe cose non vogliono neppure sentirle. Sono cittadini maturi che vogliono sapere e capire tutto di tutti. Di Berlusconi gli abbiamo raccontato (e continuiamo a raccontargli) tutto, mentre i grandi strateghi del centrosinistra ci raccomandavano di «abbassare i toni».
Ma ora questi cittadini maturi vogliono sapere anche degli altri, «dei nostri». Non per rivangare gli inciuci del passato, esercizio che sarebbe inutile e anzi dannoso se esistesse una discontinuità fra l’ieri e il domani. Ma per sapere che accadrà stavolta se, come tutti speriamo, la fairy band perderà le elezioni. Quel giorno si ripeterà esattamente la situazione del ’96: Prodi al governo, Berlusconi all’opposizione. Entrambi con 5 anni in più, Berlusconi con qualche miliardo e capello in più e qualche processo in meno.
Tutti rimpiangono la buona amministrazione del governo Prodi-Ciampi che ci portò in Europa. Ma tutti ricordano che in due sole materie l’Ulivo, in Parlamento, fece disastri: la giustizia e la libertà d’informazione, proprio quelle che stanno a cuore a Berlusconi. Quei problemi restano, incancreniti da cinque anni di regime. E a risolverli dovrebbero essere quanti che l’altra volta non lo fecero, non perché se ne scordarono, ma perché non vollero. Ecco: la nostra gente, proprio perché sa che non sono tutti uguali, s’indigna quando vede gli inciuci fra i diseguali. E, proprio perché andrà a votare contro Berlusconi, vuol sapere adesso cos’accadrà dopo su giustizia e informazione. Riusciranno i nostri eroi a liberare la Rai dall’occupazione abusiva dei partiti? Riusciranno a varare un antitrust che tolga al monopolista due reti su tre, come da programma dell’Ulivo’96? Riusciranno a dichiarare incompatibile con la politica chiunque possegga azioni di aziende di comunicazione? Riusciranno a radere al suolo tutte le leggi vergogna (anche quelle votate nel 1996-2001 da destra e sinistra a braccetto)? Riusciranno a far funzionare la giustizia anche per i potenti, magari abolendo la prescrizione durante il processo, come in America? Riusciranno a non candidare i condannati, gli imputati e i prescritti?
Questo chiede chi si sente bruciato dall’esperienza della volta scorsa: impegni chiari prima di votare, per controllare dopo, giorno per giorno, che vengano mantenuti. La novità è questa: niente più deleghe in bianco. Prima si vota, poi si vigila. Per evitare che Berlusconi vinca anche se perde. Hai presente gli “apoti” di Prezzolini? Ecco, non la beviamo più.
da l'Unità del 21 gennaio 2006
venerdì 20 gennaio 2006
Cinema. A Napoli se sei gay paghi la metà.
Nel multisala Modernissimo per la prima di "Brokeback Mountain". Dichiararsi al botteghino vale uno sconto del 50%
NAPOLI, 20 GEN - Essere gay puo' far risparmiare, almeno al cinema. Stasera a Napoli chi fara' outing alla cassa paghera' meta' biglietto, 3,50 euro. E' una iniziativa - di cui da' notizia oggi Il Mattino - della multisala Modernissimo del centro storico, per salutare l'uscita di 'I segreti di Brokeback Mountain' di Ang Lee, film trionfatore dell'ultima Mostra di Venezia che sta facendo incetta di premi in tutto il mondo.
Opera censurata in alcuni stati Usa, il film narra realisticamente una romantica storia d'amore tra cowboy ed e' gia' in odore di Oscar.
''E se qualcuno, magari 'scendendo' dai Quartieri Spagnoli, usera' lo stratagemma di dichiararsi gay per pagare di meno, ben venga, saremo due volte felici. Vorra' dire davvero che l'omosessualita' oggi e' sempre meno un tabu' - spiega Luciano Stella, patron del Modernissimo - il nostro locale e' gay-friendly da tempo, segnalato dal sito gay.it. Su questa iniziativa abbiamo l'appoggio dello storico circolo romano Mauro Mieli che sta conducendo la battaglia contro il divieto ai minori di 14 anni per questo film''.
''Una riduzione del biglietto non e' certo offensiva - spiega Andrea Berardicurti del circolo Mieli - speriamo invece che in molti si rechino a vedere il film di Ang Lee, assurdamente vietato in Italia e celebrato dalla critica di tutto il mondo come una grande opera poetica''.
''Un modo per sdrammatizzare e solidarizzare - spiega il direttore della storica multisala napoletana, Gerardo De Vivo - D'altra parte ci sono tante promozione simili per l'8 marzo o San Valentino e nessuno si scandalizza. Potremmo definire questa iniziativa 'gay per una notte'''.
La serata monotematica sui cowboy (verranno proiettati dalle 18 nella saletta Videodrome anche classici western) sara' dedicata anche alla presentazione di una nuova organizzazione omosessuale napoletana, I-Ken, una onlus attiva sul territorio per i diritti civili. ''Con noi stasera ci saranno eterosessuali e politici come il senatore Ds Massimo Villone - spiega il fondatore Carlo Cremona - l'iniziativa del Modernissimo e' bellissima e servira' per far conoscere la nostra attivita' a sostegno delle culture diverse. Tra i nostri obiettivi c'e' la diffusione dello studio della Costituzione italiana. Il nostro modello di comunicazione e' padre Alex Zanotelli''.
E dopo il film, viene annunciato, saranno distribuiti i tipici 'taralli sugna e pepe' della tradizione gastronomica napoletana da autentici cowboy partenopei. (ANSA).
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35837
Nella steppa Rai
di Maria Novella Oppo
C’è chi chiede di fermare Berlusconi che ha invaso la Rai, ma non è detto che l'aggressione non si ritorca contro il premier. E chissà che la strategia giusta non sia quella della vecchia Russia: lasciare che Napoleone (o Hitler?) entri nella steppa Rai e lasciarlo lì, per sempre, tra le smanacciate e le smancerie di Luca Giurato. Abbandonarlo alle coraggiose e acute domande di Monica Maggioni, finché Berlusconi, non trovando resistenza alcuna, non cada per terra da solo, come chi tenta di abbattere a spallate una porta aperta. È peggio che non si trovi, tra migliaia di dipendenti Rai, un usciere (o un presidente) che sbarrino l’accesso, o che vadano in onda certi tg? Prendiamo un Tg1 a caso: apertura su Ciampi che esige par condicio, senza riferimento a Berlusconi.
Anzi, Bondi accusa Fassino di occupare la Rai. Seguono dieci minuti di polverone Unipol e qualche secondo di Rutelli che si felicita per lo sventato pericolo rosso. Forse, meglio lasciare che Berlusconi imploda e fermare Mimun (e anche Rutelli).
da L'Unità 20-01-2006
martedì 17 gennaio 2006
Cattolici italiani favorevoli ai Pacs e anche a divorzio e aborto
Un'indagine Eurispes sul rapporto con la fede sottolinea il distacco tra il paese reale e le gerarchie ecclesiastiche
ROMA - Gli strali della Chiesa sulle unioni civili non condizionano i fedeli: un'indagine Eurispes rivela che il 68,7% dei cattolici italiani è favorevole ai Pacs. E che hanno visioni discordanti da quelle della Chiesa anche su altri temi scottanti: il 65,6% dei cattolici difende infatti la legge sul divorzio e il 77,8% è contrario al divieto dell'eucarestia ai divorziati.
Persino in tema di aborto i cattolici divergono dalla visione ufficiale delle gerarchie ecclesiastiche e l'83,2% si dichiara favorevole all'interruzione volontaria di gravidanza se la vita della madre è in pericolo; il 72,9% se ci sono gravi anomalie e malformazioni del feto e nel 61,9% in caso di violenza sessuale. La percentuale, cala notevolmente se le motivazioni sono più attinenti alle condizioni economiche o alla volontà della madre di non avere figli: rispettivamente al 26,4% (23% cattolici e 51,2% non cattolici) e al 21,9% (18,6% cattolici e 45% non cattolici).
L'indagine dell'Eurispes fotografa il rapporto tra gli italiani e la fede cattolica, tra adesione e disobbedienza, contenuto nel Rapporto Italia 2006. E' stata condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 1.070 intervistati e realizzata nel periodo tra il 22 dicembre 2005 e il 5 gennaio 2006.
L'indagine rileva che sono aumentati i cattolici (87,8%), un dato in crescita di 8 punti percentuali rispetto a un analogo sondaggio effettuato sempre dall'Eurispes quindici anni fa. Allo stesso tempo, solo un terzo dei credenti sembra essere anche "praticante". "I dati emersi delineano - spiega il professor Gian Maria Fara - una crisi non della religione, ma della religiosità". "La realtà è che in Italia, tra la Chiesa cattolica ed i propri fedeli c'è la stessa discontinuità che esiste, politicamente parlando, tra paese ufficiale e paese reale - sottolinea Fara - le gerarchie ecclesiastiche non sembrano corrispondere, nell'elaborazione dell'indirizzo religioso, alle difficoltà e alle istanze dei fedeli cattolici".
Il rapporto Eurispes rivela anche un forte desiderio di religiosità tra i giovani. La percentuale dei ragazzi che affermano di partecipare alla messa domenicale è superiore a quella dei soggetti più grandi di età: si reca alla messa tutte le domeniche il 30,8% degli intervistati che hanno tra i 18 e i 24 anni d'età, a fronte del 22,4% e del 28,5% dei soggetti intervistati appartenenti rispettivamente alle fascia d'età 25-34 e 35-44 anni. La quota più alta (37,7%) dei soggetti che si recano in Chiesa appartiene invece alla fascia d'età 65 anni ed oltre.
(17 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/cce32
I cowboy omosessuali di Ang Lee stravincono i Golden Globe 2006
Quattro statuette per Brokeback Mountain. Tre riconoscimenti per Walk The line. Clooney miglio attore non protagonista
Nessun premio a Tony Renis, unico italiano ad essere stato nominato
Il regista Ang Lee
LOS ANGELES - Il miglior film drammatico per la giura dei Golden Globe, è Brokeback Mountain, che è stato premiato questa notte dalla giuria della Hollywood Foreign Press durante una cerimonia tenutasi al Beverly Hilton Hotel. Ma non si è trattato dell'unico vincitore, anzi: anche se il premio dedicato al miglior regista è finito nelle mani di Ang Lee ad avere vinto tre statuette pesanti è stato Walk The Line, biografia di Johnny Cash, interpretato da Joaquin Phoenix e Reese Witherspoon, entrambi giudicati migliori attori protagonisti nella categoria musical o commedia. Walk the Line ha vinto anche il premio come migliore film in questa categoria e si propone come vero sfidante in vista degli Oscar.
Brokeback Mountain, che racconta una storia d'amore omosessuale, e ha sollevato diverse polemiche pur riscuotendo un buon successo al botteghino (da ricordare anche i riconoscimenti alla Mostra di Venezia), rimane però il film favorito, avendo tra l'altro ottenuto ben sette nomination.
Felicity Huffman si è aggiudicata la statuetta di migliore attrice drammatica, per la prova in Transamerica, mentre Philiph Seymour Hoffman è stato giudicato migliore attore drammatico per la parte in Capote. George Clooney ha vinto il globo come migliore attore non protagonista drammatico, per la sua interpretazione nella pellicola Syrana, nella quale interpreta un agente della Cia in Medio Oriente. Il corrispondente al femminile del premio vinto da Clooney è invece andato a Rachel Weisz per il suo ruolo in The Constant Gardener.
Il premio alla carriera è stato consegnato da una raggiante e incinta Gwyneth Paltrow a Sir Anthony Hopkins, che sul palco l'ha abbracciata calorosamente e ha ricevuto la standig ovation dei presenti in sala: "Un premio fantastico ha - detto Hopkins - Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi registi e attori e voglio ringraziare tutti loro ma anche tutti gli stunt, gli elettricisti, i parrucchieri, e tutti coloro che sono anonimi ma che lavorano più duro di tutti quanti. Grazie a questa industria che con me è stata straordinariamente generosa e grazie a cui ho avuto un favolosa carriera. E non è mica finita", ha concluso l'attore.
Il premio per il miglior film straniero è andato a Paradise Now, una pellicola palestinese che indaga sugli attentatori suicidi e sulle loro motivazioni. Il regista del film, Hany Abu-Assad, ha definito il premio "un riconoscimento per i palestinesi che meritano libertà e uguaglianza".
Per la televisione: migliore serie drammatica Lost, migliore serie non drammatica Desperate Housewifes. Geena Davis è stata premiata come migliore attrice: è protagonista di una serie Tv drammatica nella quale interpreta la prima presidente donna degli Stati Uniti, Commander in Chief. Mentre l'attore britannico Hugh Laurie ha vinto come protagonista della serie drammatica House.
Nessuno Globo d'oro al cinema italiano. L'unico esponente del cinema di casa nostra ad essere stato nominato era Tony Renis, con la colonna sonora di Christmas in Love. Il premio per la migliore canzone originale è invece andato a A love that will never grow old, parte della colonna sonora di Brokeback Mountain.
I Golden Globe vengono scelti ogni anno dai circa 85 membri della Hollywood Foreign Press Association e sono decisamente una sorte di anticipazione dei più importanti Oscar, assegnati invece dai circa 6.000 membri della Academy of Motion Picture Arts and Sciences.
(17 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/74gb5
lunedì 16 gennaio 2006
Grande successo manifestazione sul Pacs a Roma: 50.000 presenti
Palombarini, giudice di cassazione, riconosce il valore sociale della legge: "Davanti ai diritti non si abdica"
Roma, 14 gen. (Adnkronos) - Un rito annunciato ma non celebrato: in piazza Farnese il magistrato di Cassazione Giovanni Palombarini e' intervenuto dal palco alla manifestazione ''Tutti in Pacs'', ma non ha officiato simbolicamente le unioni di fatto come invece era stato annunciato dagli organizzatori. Un gesto 'censurato' preventivamente non solo dal ministro della Giustizia Roberto Castelli, ma anche dal vicepresidente del Csm Virginio Rognoni, che al magistrato aveva chiesto ''maggiore sobrieta' e misura''.
''C'e' bisogno della legge per regolare le coppie di fatto'', ha detto il giudice della Suprema Corte limitandosi ad esprimere la propria posizione sulle coppie di fatto con un discorso letto in pubblico tra gli applausi dei presenti. ''Non e' vero, come dicono da piu' parti -ha continuato Palombarini- che si fa questo discorso per legittimare le unioni tra gli omosessuali, in quanto la questione tocca parecchie coppie di eterosessuali. Ma anche se questo fosse vero sarebbe uguale: davanti ai diritti non si abdica''.
Da quest'assunto deriva anche ''la solidarieta' a coloro che sono a Milano per la liberta' e l'autodeterminazione delle donne.
Tutto si tiene. Il principio di laicita' dello Stato -ha commentato Palombarini- da qualche tempo nel nostro Paese e' messo in discussione''.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35754
domenica 15 gennaio 2006
Lo show del cavaliere è diventato un boomerang
di EUGENIO SCALFARI
GIORNALI a lui vicini come "Libero" e "Il Foglio" hanno appioppato due nomignoli appropriati alla sua deposizione di "persona informata dei fatti": "Detective Silvio" e "Ispettore Roc". Il "Corriere della Sera" di ieri ha richiamato l'ombra del Sifar e dei suoi illegali fascicoli di spionaggio. Ma la più pertinente delle definizioni (chiedendone scusa all'autore) mi sembra piuttosto "Dagospia", un sito Internet specializzato in gossip.
Il nostro "Dagospia" si è recato l'altro ieri pomeriggio in Procura accompagnato dall'avvocato Ghedini che aveva organizzato l'incontro con il Procuratore capo e con i due sostituti incaricati dell'inchiesta Unipol e per venticinque minuti li ha intrattenuti sui gossip dei quali era stato informato da un tunisino suo socio in affari: chi dei dirigenti diessini ha cenato con il presidente delle Generali e qual è stato il contenuto di quell'incontro.
Forse anche il menù della cena e i vini serviti a tavola.
Reati? Certo che no, ha detto Berlusconi ai suoi amici di Forza Italia ed ha ripetuto nell'ennesima trasmissione televisiva cui ha partecipato subito dopo (da Anna La Rosa).
Ieri pomeriggio ha ripetuto il concetto in una conferenza stampa appositamente convocata. Risulta evidente che il nostro Dagospia sente incombere il reato di calunnia e mette le mani avanti. Ma sente anche montare intorno a sé il disagio dei suoi alleati e la disapprovazione generale dell'opinione pubblica, non soltanto di quella di centrosinistra.
Un passo falso di estrema gravità, improvvidamente preparato dal suo avvocato di fiducia che in fatto di relazioni esterne non dev'essere proprio una cima. La deposizione di Berlusconi ha avuto come effetto l'uscita di scena del caso Unipol, sostituito dal caso d'un presidente del Consiglio che, in piena campagna elettorale, consegna ai magistrati inquirenti un dossier di gossip politici compilato da un suo socio in affari, con il chiaro intento di attivare un ventilatore giudiziario per meglio schizzare fango sui suoi avversari, ma si accorge nel bel mezzo di questa fraudolenta operazione che il ventilatore funziona controvento rigettando il fango (o peggio) su di lui.
Qui nasce una questione della massima serietà, sollevata ieri nell'editoriale di Ezio Mauro; una questione politica e istituzionale che mette in discussione la natura stessa di questo governo. Le iniziative calunniose e spionistiche del suo presidente turbano lo svolgimento ordinato delle elezioni politiche, cioè il momento culminante di ogni democrazia, tentando di manipolare il voto degli elettori e suscitando reazioni e tensioni.
Si tratta dunque di iniziative di stampo eversivo, mentre non a caso il presidente della Repubblica, ben consapevole dei rischi indotti che possono derivarne, batte da tre giorni sul tasto del pericolo di inquinamento elettorale. Mentre tutto ciò accade sotto gli occhi allibiti dei nostri partners europei, un Parlamento arrivato al termine del suo mandato approva a colpi di maggioranza una legge palesemente illegale (insisto sull'avverbio "palesemente") che abolisce la possibilità del Pubblico ministero di appellarsi contro le sentenze di assoluzione e con ciò discrimina la pubblica accusa e le parti civili rispetto alla difesa dell'imputato, violando gli articoli 110 e 112 della Costituzione, che stabiliscono la parità delle parti in processo, con l'evidente intento di bloccare il processo Sme che vede imputato lo stesso presidente del Consiglio per corruzione in atti giudiziari.
Contemporaneamente lo stesso presidente del Consiglio, attraverso il capo del gruppo parlamentare del suo partito, fa bloccare a tempo indefinito la riforma della legge sulla contrattazione dei diritti televisivi delle partite di calcio e regala un bel pacco di denaro al Milan, alla Juventus e all'Inter a spese di tutte le altre squadre del campionato.
* * *
Questi sono i fatti accaduti nell'ultima settimana e ne mancano ancora una dozzina prima della giornata elettorale. Aggiungerei l'occupazione totale degli spazi televisivi dai quali campeggia ininterrottamente la faccia inceronata del presidente del Consiglio, concionante senza limiti di tempo di fronte a conduttori compiacenti o ammutoliti.
I dirigenti del centrosinistra hanno preannunciato un passo formale presso il capo dello Stato affinché questa invereconda deriva antidemocratica abbia termine e si recuperino condizioni di normalità democratica. Se questo obiettivo non si realizzasse e dovesse continuare l'attuale scompiglio, la situazione potrebbe arrivare a decisioni estreme.
Gli alleati di Forza Italia vanno per una volta aldilà del mugugno. Per Casini l'iniziativa del premier in Procura equivale a una seduta di "avanspettacolo", mentre per Maroni si è trattato di "una nota stonata, da evitare". Tuttavia è evidente che una radicalizzazione dello scontro elettorale ha anche loro come bersaglio. Fini e il presidente della Camera si stanno facendo schiacciare dal radicalismo berlusconiano. Saranno loro ed i loro propositi alternativisti le prime vittime di quanto accade.
***
Come se questi guasti inflitti alla democrazia dal massimo rappresentante del potere esecutivo non bastassero a suscitare stupore e preoccupazione, un'altra grave interferenza è stata compiuta tre giorni fa dalla più alta autorità religiosa. Dal palazzo Vaticano il Papa Benedetto XVI, ricevendo gli auguri del sindaco di Roma, del presidente della Regione Lazio e del presidente della Provincia, si è rivolto direttamente ad essi affinché si oppongano all'attuazione dei Pacs e alla somministrazione della pillola abortiva negli ospedali pubblici. E affinché si dichiarassero contrari alle manifestazioni popolari indette ieri a Roma e a Milano per rivendicare i diritti delle donne e degli omosessuali.
Il Papa e i vescovi - l'abbiamo ripetuto più volte da queste pagine - sono liberissimi di testimoniare la fede e l'etica che ne deriva. Ormai sono andati molto più in là e intervengono dando giudizi e indicazioni anche su temi strettamente politici, sebbene i Patti Lateranensi delimitino con assoluta chiarezza che la materia politica non riguarda le autorità religiose.
Ma tre giorni fa Papa Ratzinger ha varcato un'altra frontiera che finora era stata rispettata. Non si è rivolto soltanto ai cattolici e a tutti i cittadini nella sua lotta contro l'aborto e contro gli omosessuali. Ha fatto di più. Si è rivolto perentoriamente alle autorità civili in sua presenza e ne ha prescritto pubblicamente i comportamenti che il Papa si attende da loro.
Un fatto del genere non sarebbe certamente concepibile nei riguardi del sindaco di Parigi o di Londra o di Berlino o di Madrid. Wojtyla non si è mai spinto così oltre, neppure nella sua amata Polonia dove, proprio durante il suo pontificato, furono varate le prime leggi laiche di quel paese.
Benedetto XVI si è dichiarato addirittura ferito e offeso da due libere manifestazioni popolari che non avevano certo lui né la religione cattolica come bersaglio.
La nostra campagna elettorale non riguarda certo il Papa, ma anche lui e i suoi consiglieri, come pure il giornale che si pubblica in Vaticano con il "placet" della Segreteria di Stato, dovrebbero sentire l'elementare responsabilità di evitare interventi plateali indirizzati ad autorità civili che soltanto per un senso, esso sì responsabile, di rispetto non hanno replicato come forse avrebbero voluto (e dovuto) richiamando "l'incipit" del Concordato che stabilisce l'esclusiva sovranità della Chiesa in materia religiosa e l'altrettanto esclusiva sovranità delle autorità civili in materia temporale.
Auspichiamo che il Papa dopo questo spiacevole episodio, abbia modo di riflettere con attenzione sul peso e sugli effetti delle sue esternazioni nonché sulle reazioni di chi lo ascolta con rispetto ma con libertà di spirito e autonoma dignità di coscienza.
(15 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/aj6yf
sabato 14 gennaio 2006
Propaganda irresponsabile
di EZIO MAURO
Per la prima volta nella storia della nostra democrazia, il capo del Governo si è presentato ad una Procura della Repubblica per denunciare i leader dell'opposizione, in piena campagna elettorale: dopo l'annuncio e il sospetto distribuiti agli italiani dallo studio televisivo di Porta a porta, davanti al suo notaio.
Aveva carte in mano, rivelazioni clamorose, notitiae criminis per l'inchiesta Unipol-Bnl? Niente di tutto questo. Anzi, il contrario. Mentre il presidente del Consiglio parlava con i magistrati - spiegando di aver sentito dire dal suo amico Tarak Ben Ammar che D'Alema e altri dirigenti ds avevano "chiesto incontri conviviali" al presidente di Generali Bernheim, per convincerlo a vendere la sua quota Bnl a Unipol - il suo avvocato-deputato, Ghedini, si preoccupava di precisare che nulla di quanto Berlusconi stava dicendo aveva qualche rilevanza penale.
La stessa precisazione, dopo la smentita di Generali, doveva farla il Cavaliere ieri: mai parlato di pressioni, mai detto nulla di penalmente rilevante.
Fermiamoci qui. I lettori di Repubblica sanno quanto abbiamo giudicato grave politicamente l'errore dei ds di schierarsi a fianco di Unipol in una contesa di mercato su Bnl, di sostenere Consorte anche quando emergeva il "concerto" con i furbetti delle altre scalate, di aver ignorato la bramosia di arricchimento illecito che legava il manager a Gnutti, Fiorani e Ricucci. Berlusconi avrebbe dunque tutto il diritto (anche citando l'incontro con Bernheim) di attaccare politicamente i ds per queste ragioni: se è in condizione di farlo. Prima, infatti, dovrebbe chiarire perché era "commosso" per la scalata di Fiorani, perché ha visto due volte il banchiere di Lodi questa estate, perché ha benedetto Gnutti, perché ha incontrato Ricucci in Sardegna, perché due suoi sottosegretari sono coinvolti nell'inchiesta.
Ma Berlusconi, invece di chiarire i suoi comportamenti, ha deciso di giocare spettacolarmente sulla ruota criminale una notizia che di criminoso non ha nulla, visto che lui stesso la considera irrilevante. Nella speranza che i cittadini spettatori vengano fuorviati e manipolati dal contesto, dal paesaggio giudiziario, dall'ambiguità del messaggio, e vedano il crimine anche dove non c'è.
È una condotta spregiudicata. Ma è soprattutto una condotta antidemocratica. Si va dai magistrati, e di corsa, se c'è notizia di un reato. Ma non per fare propaganda, perché la Procura non è ancora la stessa cosa di uno studio televisivo.
(14 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/82dq2
venerdì 13 gennaio 2006
Pacs, il Vaticano contro la manifestazione di domani
Grillini replica a Prodi: "Il Movimento omosessuale è responsabile"
L'Osservatore Romano: «Siamo tutti testimoni che si è aperta una partita decisiva, che ha per oggetto la famiglia»
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ROMA - Non si è ancora svolta, ma già fioccano le polemiche. La manifestazione di sabato a Roma a favore di una futura legge che legalizzi i pacs, le unioni di fatto che nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbero rendere legali le unioni omosessuali, come già avviene in molti Paesi europei, è sotto il fuoco incrociato del mondo politico e di quello ecclesiastico.
Una manifestazione del movimento omosessuale (Lapresse)
OSSERVATORE ROMANO - Ha cominciato il leader dell'Unione Romano Prodi che si è detto amareggiato per la manifestazione di domani in una telefonata all'organizzatore, vale a dire Franco Grillini, deputato Ds e leader storico dell'Arci Gay.
Poi è sceso in campo anche il Vaticano con l'attacco a tutta pagina dell'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede: «È soprattutto sul piano delle provocazioni che sembra che il dibattito si stia collocando: è tipica la convocazione, in una centralissima piazza di Roma, di una manifestazione per benedire laicamente le unioni di fatto» si legge in un articolo che sarà pubblicato domani. Per il quotidiano d'Oltretevere il modo di portare avanti il confronto sulle diverse posizioni parte con un vizio d'origine: al posto delle «idee fioccano gli slogan» e «il ragionamento lucido e pacato viene sostituito da cortei e da invettive». Di una cosa, tuttavia, l'Osservatore si dice certo, che «siamo tutti testimoni che si è aperta una partita decisiva, inimmaginabile fino a qualche decennio fa e che ha per oggetto la famiglia», un soggetto che necessita di essere difeso. «Per difenderla non c'è bisogno di argomenti teologici o religiosi - si legge - bastano comuni argomenti umani».
LA REPLICA - Non si è fatta attendere la replica di Grillini a Prodi e al mondo cattolico: «Ho detto ieri sera a Romano Prodi che bisognerebbe prendere atto del senso di responsabilità del movimento omosessuale italiano. Noi domani non celebreremo ottomila matrimoni omosessuali a sei mesi dalle elezioni come è stato fatto negli Usa, noi facciamo una manifestazione dove alcune persone parlano dei loro affetti. Dunque ci saremmo aspettati e ci aspettiamo dal centro sinistra nel suo complesso parole di apprezzamento per il nostro senso di responsabilità e non parole di critica».
A fianco di Grillini si sono schierati oltre che i Ds anche i componenti laici del centrosinistra, mentre è netta la contrarietà della maggioranza di governo.
LA MANIFESTAZIONE La manifestazione di sabato a Roma avrà luogo dalle 14,30 alle 20, e si terrà in piazza Farnese, dove è previsto l'allestimento di un palco, di un gazebo e lo svolgimento di un concerto.
13 gennaio 2006
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35747
giovedì 12 gennaio 2006
Lui Italiano e lui scozzese. Sposati.
L'Italia deve fare passi avanti
di Paola Brambillasca
"Se nessuno esce dai ranghi, in Brianza, il clima di omertà sulla condizione degli omosessuali non cambierà mai. Ecco, io credo di essere uscito dai ranghi e di essermi esposto in prima persona per cercare di modificare, almeno in parte, la percezione degli omosessuali che hanno nei piccoli paesi nell'hinterland monzese". Queste le parole di Massimo Redaelli, il 36enne concorezzese che si è unito appena 10 giorni fa in partnership col suo compagno Nick a Brighton. "Ricordo che quando mia madre, vedendomi col mio ex ragazzo, mi chiese se fossi gay, io risposi di sì. E da quel giorno la mia vita diventò sempre più difficile. I miei amici, quelli che conoscevo tramite la mia adolescenza in oratorio, si dileguarono tutti, eccetto uno. Ora, per fortuna, i rapporti con la mia famiglia sono almeno in parte recuperati e ho ristabilito i contatti anche con qualche amico del liceo Zucchi - spiega Massimo - questo è successo in Italia. A Concorezzo. In Inghilterra, invece, è cosa comune vedere coppie dello stesso sesso passeggiare mano nella mano per strada, o andare a scuola ad accompagnare i figli. Nel Regno unito sono sei milioni le persone omosessuali dichiarate, il dieci per cento della popolazione complessiva, e posso dire che vivono, anzi, che viviamo in totale armonia con il resto della popolazione eterosessuale, senza essere additati per strada o emarginati. Credo che l'Italia dovrà adeguarsi: il resto dell'Europa sta facendo passi avanti verso il riconoscimento dei diritti degli omosessuali. E spero che anche in Italia a breve si sentirà dire la stessa frase che ha pronunciato l'officiante Debby Rainolds durante la cerimonia che ha unito me e Nick il 29 dicembre: "Era ora che anche le unioni omosessuali venissero riconosciute!".
da "L'Esagono" di lunedì 9 gennaio 2006
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35720
mercoledì 11 gennaio 2006
Unione, presentata la bozza del programma
Prevede il riconoscimento delle unioni civili
E' stata presentata ieri la bozza del programma dell'Unione. 274 pagine distribuite ai partiti della coalizione per l'ultima messa a punto prima dell'assemblea nazionale dell'11 febbraio. In 12 capitoli vengono suddivise e affrontate tutte le tematiche e i problemi dell'Italia del 2006, dall'economia, alla politica estera, all'informazione. In primo piano il risanamento dei conti pubblici e la crescita economica inseme alla tassazione delle rendite finanziarie e la restituzione del fiscal drug. Sarà istituita un'autorithy ad hoc sul conflitto di interessi. Nuova politica degli ingressi e abolizione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione. E' previsto il riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, i cosiddetti Pacs. In politica estera l'Unione chiederà al parlamento il ritiro immediato delle nostre truppe in Iraq, sulla base di modalità concordate con le autorità irachene.
(Rai News 24 del 11/01/2006)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35687
martedì 10 gennaio 2006
Siamo indietro di un passo
Il boicottaggio di 'Reinas' proposto da "genitori di figli gay". Trovata pubblicitaria? E questo gruppo esiste realmente? Di sicuro ha soldi e agganci. Che è meglio non sottovalutare.
Di Giovanni Dall'Orto
Nei giorni scorsi la Rete è stata percorsa dai messaggi di un sedicente gruppo "Famiglia italiana", che sostiene d'essere una "associazione di genitori di figli omosessuali, che hanno deciso di uscire allo scoperto per denunciare la situazione di presunta normalità con cui i media descrivono la condizione di omosessuale. La nostra esperienza di genitori dice il contrario. La scelta di un figlio di essere omosessuale è sempre travagliata e frutto di un malessere esistenziale di cui i media tendono a dimenticarsi a favore di esempi tutt'altro che educativi provenienti dai mondi della moda e dello spettacolo".Fatto stranissimo, l'associazione lanciava un'assurda campagna di boicottaggio intitolata "Abbasso Zapatero" nei confronti del film Reinas, che ha per tema il matrimonio gay in Spagna e che ha una particolarità: nessuno lo ha visto. L'uscita in Italia è infatti prevista solo per il 23 dicembre...
L'iniziativa è apparsa subito talmente demenziale che ci siamo tutti chiesti se non fosse una trovata pubblicitaria per lanciare il film. Una campagna contro un film è infatti la garanzia migliore di file davanti al botteghino. E la sedicente "Famiglia italiana" parla col linguaggio dozzinale e gli argomenti stupidini del fanatico da sagrestia, al punto da apparire una caricatura del bigotto di paese (e a dire il vero tutto nel sito sembra più l'opera d'un unico - lo stile di tutti gli scritti è identico - gay che non si accetta, che d'un vero gruppo di presunti genitori).
Del resto la Chiesa cattolica, che ha inventato la propaganda (e addirittura la parola stessa che la definisce), e quindi sa come la si gestisce, non commetterebbe mai l'errore di favorire un film lanciando un boicottaggio pubblico (al massimo dietro le quinte, e senza dichiararlo).Eppure "Famiglia italiana" non è un gruppo spontaneo: i soldi li ha, come dimostra il sito: il firmatario delle mail, a una ricerca su Google, risulta un grafico web, e ad una lettera che chiedeva chi fosse il firmatario è stato risposto "è solo la persona che abbiamo pagato per creare il sito".
Dunque, riassumendo, qualcuno paga un grafico web per creare un sito per parlare male di un film, per disseminare la Rete di messaggi antigay e per rispondere alla posta che l'iniziativa ha generato. Se si pensa che dopo dieci anni l'Agedo ha un sito solo perché un volontario ritaglia gratis momenti del suo lavoro di webmaster per curarlo, la differenza tra una vera iniziativa di volontariato e questa non può non saltare all'occhio...
Tuttavia è bastato poco per rendersi conto del fatto che il messaggio potrebbe essere autentico (ammesso che non sia solo il blog d'un gay di destra che non si accetta, sia chiaro: e a mio parere dallo stile potrebbe benissimo esserlo).Innanzi tutto, il film è distribuito dalla Lucky Red, che in passato non risulta abbia mai usato trucchi di questo tipo per pubblicizzare uno dei numerosi film omosessuali, sempre di qualità, che ha distribuito in Italia.
Inoltre, la campagna "Abbasso Zapatero" è risultata parassitaria rispetto al film: in altre parole, sui giornali è stata l'uscita del film a far parlare della campagna, non l'opposto.
Infine, l'apparizione degli appelli su un sito di cristiani fondamentalisti (battisti) induce a pensare che in effetti non c'entri né la Chiesa cattolica, né la Lucky Red, bensì uno dei sempre più numerosi gruppi della destra teo-cons, che sia in area cattolica (la celeberrima dott. Atzori, il gruppo "Obiettivo Chaire", il Narth) sia in area protestante (il gruppo "Living waters", che sta cercando di diffondersi in Italia a partire dalla Svizzera) hanno scelto l'omosessualità come terreno di scontro per dare visibilità alla loro azione "missionaria".
Sia quel che sia (blog d'un singolo gay che si odia, oppure gruppetto di teo-cons) l'iniziativa del sito s'inserisce in un solco preesistente. Il fenomeno dei gruppi religiosi che concentrano le loro forze nella lotta al mondo gay è infatti in crescita, e stupisce il modo in cui il mondo gay italiano tarda a reagire. Quando ha iniziato a diffondersi l'appello di "Famiglia italiana", diverse persone con cui ne discutevo mi han detto: "Lascia perdere, se parli di loro o rispondi fai il loro gioco e fai loro pubblicità".
Peccato che con la comunicazione di massa "Famiglia oggi" ci abbia azzeccato meglio di noi: il loro messaggio sta infatti già passando sugli articoli che discutono dell'uscita imminente di Reinas (incluso un paginone su "Repubblica") nonostante l'assenza di risposte del troppo "prudente" movimento gay (ma non dell'Agedo). Non rispondere non è servito a non far passare il loro messaggio, ma solo a non fare passare il nostro.Un autogol...
Che questo non sia un semplice incidente lo rivela un aneddoto che m'ha coinvolto. Quando, qualche mese fa, ho pubblicato sul mensile che dirigo un'inchiesta sulla dott. Atzori e sul gruppo antigay che capeggia, scritta del collaboratore di Gay.it Stefano Bolognini, un gruppo gay che non onorerò nominandolo ha inviato a tutti gli Arcigay d'Italia una mail con la richiesta di ignorare l'inchiesta, giudicata un grave errore commesso da chi non aveva ancora capito che così "si fa solo pubblicità" a chi va semplicemente ignorato.
"La Repubblica" ripubblicò però i dati dell'inchiesta di Bolognini, e mal gliene incorse: nei mesi successivi ha dovuto pubblicare, a seguito d'una martellante azione di proteste, non una ma addirittura due smentite della dott. Atzori, e ovviamente senza permettere controrepliche (arrivate numerose), a parte una dell'on. Grillini per onor di bandiera.
Questo fatto mostra che:
1) Questi gruppi non hanno nessun interesse a che si faccia luce sulle loro attività: non concedono interviste, non accettano dibattiti, non rispondono alle lettere se non invitando a leggere i loro volantini, o libri, di propaganda. Così ha fatto per mesi la dott. Atzori (al punto che Bolognini ha dovuto fingersi un giovane cattolico gay per smascherare cosa stesse trescando, agendo letteralmente come un "infiltrato"!). E così ha fatto "Famiglia italiana" (ammesso e non concesso che sia davvero un gruppo, cosa di cui, insisto, io dubito): a chi ha scritto per protestare ha soltanto mandato una risposta standard in cui invitava a leggere i volantini di propaganda pubblicati sul sito. Dunque, è il fatto di ignorare questi gruppi, senza indagare su cosa stia dietro la facciata, che fa il loro gioco.
2) Questi gruppi hanno un potere immenso, e lo usano, ma dietro le quinte. Abbiamo visto cosa sia successo con la "laica" Repubblica, figuriamoci quindi con i giornali ben più disposti verso i cattolici.
Dietro questi gruppi stanno realtà quale i "Legionari di Cristo" ("Sono come l'Opus Dei, solo che sono molto più di destra, e molto più ricchi", così li ha icasticamente descritti un mio amico addentro nei meandri della destra cattolica), hanno soldi, sanno come si fa propaganda, hanno agganci nel mondo del potere e della stampa, possono usare l'immensa rete logistica delle chiese, e non soltanto quella cattolica (Testimoni di Geova, Mormoni, Battisti non sono meno omofobi di Ratzinger).
Riassumendo. Non siamo di fronte (solo) a qualche personaggio isolato che "sclera" per omofobia. Siamo alle prime mosse d'un nuovo modo di combattere le rivendicazioni del mondo lgbt.
Di fronte al modo elefantiaco di agire delle gerarchie cattoliche, troppo attaccate al denaro e troppo poco attente all'evoluzione della società, sono scesi in campo coloro che si sono resi conto del fatto che la "strategia" dei Ratzinger e dei Ruini porta ad avere casseforti piene ma seminari e chiese vuote.
Questi gruppi hanno studiato i loro avversari (inclusi noi), e stanno cercando, per tentativi, di imitare le loro strategie e i loro linguaggi. I gruppi di "cura" dell'omosessualità copiano il linguaggio dei medici e degli psicologi (coi soli limiti imposti dal rischio d'una denuncia per esercizio abusivo della professione medica), i gruppi di finti genitori di gay imitano i gruppi di veri genitori di gay, i... Fra non molto avremo gli ex-gay "guariti" che testimonieranno in tv e scriveranno libri sul fatto che "guarire si può, se si vuole". E pochi giorni fa un mio conoscente, esercente d'un negozio gay, mi segnalava stupito l'assiduità dimostrata da due Testimoni di Geova, sempre loro, nel suo negozio e nei suoi confronti. "Mi adulano, ridono con me, non dimostrano problemi verso l'omosessualità. È chiarissimo dove vogliono arrivare: stanno cercando di "sedurmi", di arruolare qualche gay che conosca ottimamente il mondo gay come me". Per poi usare le sue conoscenze per meglio combattere il mondo gay, ovviamente. Questi nostri avversari leggono i nostri libri, le nostre riviste e i nostri siti. Conoscono almeno a spanne le nostre argomentazioni e il nostro modo di ragionare, e stanno costruendo contro-argomentazioni ad hoc.
È insomma iniziata una nuova battaglia contro nemici che hanno imparato dalle loro sconfitte, e stanno intelligentemente cambiando strategie e tattiche, anche se non i fini.
Dobbiamo aspettare che i cannoni che costoro stanno posizionando tutto attorno a noi inizino a sparare, prima di accorgerci di loro, o possiamo reagire, prima che completino l'accerchiamento?
La risposta dipende da tutti noi.
http://www.gay.it/view.php?ID=21073
Una lunga stagione di sconti per la galassia del Cavaliere
Berlusconi: "Mai le mie aziende utilizeranno il condono"
Poi Mediaset ha risparmiato almeno 162 milioni di euro
Una quindicina i condoni del ministro-commercialista Tremonti
Il presidente del Consiglio definì un "diritto" evadere le imposte
di ALBERTO STATERA
"FARLA franca tra milioni di evasori, farla lunga con la lite, farla fuori con poche lire di condono". Silvio Berlusconi "l'ha fatta fuori" con pochi euro di condono, 1800 su decine di milioni di evasione fiscale, nell'apoteosi del grottesco, tra la grandiosità della rappresentazione e la parodia della stessa.
Anche perché il motto del "farla franca" e "farla fuori", applicato dal premier e dalle sue aziende, si deve a Giulio Tremonti, il commercialista di Sondrio che da ministro ha partorito una raffica di una quindicina di condoni. Ma risale alla sua ormai antica fase della "centralità etica", quella contro le sanatorie, quando dalle colonne del "Manifesto", citando vuoi Marx vuoi John Stuart Mill, ammoniva severo: " In Sud America il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma è comunque una forma di prelievo fuorilegge". Anzi, "un attentato alla Costituzione".
Gli "attentati alla Costituzione" firmati dal premier nell'arco dei suoi due governi e dal suo ministro-commercialista non hanno prodotto "meno tasse per tutti", come promesso, ma meno tasse per pochi e soprattutto per l'onorevole Silvio Berlusconi che, a quanto pare, si è avvalso del condono anche per i suoi redditi personali, approfittando di un'opzione prevista nel 2002 per chi adeguava anche in maniera simbolica la sua dichiarazione.
Forse, prima o poi, si riuscirà a fare il conto di quanto dodici anni di politica e più di cinque di governo, considerando anche il 1994, hanno reso a Berlusconi soltanto in termini di risparmi fiscali. E allora crescerà lo scandalo postumo. Perché gli italiani, così alieni dal percepire l'ostico concetto del conflitto d'interessi, quando si tratta di tasse e balzelli che non distinguono "tra forti e deboli" - come dovrebbe invece prevedere la regola che da giovane raccomandava il ministro Tremonti - si arrabbiano.
Allora coglieranno in pieno il devastante - per la democrazia - cortocircuito conflittuale di un presidente del Consiglio, tra gli uomini più ricchi dell'orbe terracqueo, che firma condoni di cui approfitta a man salva per sé e per le sue aziende.
"Mai - aveva giurato il premier - le mie aziende utilizzeranno il condono". Poi Mediaset naturalmente non se l'è fatto scappare, risparmiando una cifra valutata in 162 milioni di euro. L'evasione fiscale "è intollerabile" proclamò nel luglio scorso, quando gli spiegarono che non solo le tasse non si potevano ridurre, ma si dovevano aumentare. E qualche giorno fa il tripudio del grottesco, commentando la scalata dell'Unipol alla Bnl e le accuse rivolte ai diesse per gli intrighi di Giovanni Consorte: " Inaccettabile l'intreccio tra affari e politica. Io affari non ne ho mai fatti con la politica, anzi ho perso e basta".
Ma se le bugie del premier vengono ormai accolte dagli elettori - anche i suoi - con un'alzata di spalle, quelle sulla sua etica di contribuente e di uomo d'affari suscitano un misto di rabbia e ilarità, perché Berlusconi e i suoi più intimi sodali incarnano nell'immaginario collettivo degli italiani avvertiti diremmo proprio la specie antropologica dell'evasore fiscale.
Il premier cominciò a frequentare lo sport fin da giovane, come è largamente documentato. Nel 1980, dopo una visita della Guardia di Finanza al cantiere di Milano-2, il Berlusconi ancora palazzinaro scrisse una lettera a Bettino Craxi, pubblicata nel libro di memorie del fotografo personale del leader socialista, Umberto Cicconi, nella quale chiedeva aiuto contro il fisco: " Caro Bettino - si lagnava - come ti ho accennato verbalmente, Radio Fante ha annunciato che (....) la Polizia Tributaria si interesserà a me (...). Ti ringrazio per quello che crederai sia giusto fare". Fu giusto bloccare l'ispezione, assumere il capo della pattuglia Massimo Maria Berruti e poi farne un parlamentare della Repubblica.
Del resto, nei rari momenti di sincerità, Berlusconi non ha mai nascosto quel che realmente pensa del dovere fiscale: "Ieri - ha raccontato una volta - sono stato dal mio dentista e ho visto che paga il 63 per cento di imposte e allora non volete che chi è sottoposto a un furto così non si ingegni? È legittima difesa". Legittima difesa? No, di più: l'evasione è "un diritto naturale che è nel cuore degli uomini". Anzi, un diritto "moralmente autorizzato".
Un "intimo sentimento di moralità" nell'evadere il fisco pervade, d'altra parte, non solo il leader, ma l'intero stretto cotè berlusconiano. Il fratello Paolo ha patteggiato per vari reati tra cui l'evasione fiscale; Marcello Dell'Utri è stato condannato per fatture false e gonfiate di Publitalia; Cesare Previti, poi, in uno dei processi che subisce in veste di imputato, ha ammesso di aver frodato il fisco come se dicesse: mbeh, che c è? Ho preso un cappuccino.
Chi poteva credere allora all'ultimo Berlusconi ligio contribuente, così ligio da non approfittare dei condoni da lui firmati e messi a punto, con occhio non distratto agli interessi del leader, dal suo ministro, definito "un genio" e comunque, se non proprio geniale, maestro di astuzie contabili e fiscali?
Il commercialista che viene da lontano ("From Marx to market") e che quando militava con Segni definì Berlusconi "l'uomo dai cialtroneschi programmi", per dare un ultimo tocco al grande grottesco italiano, nel giorno in cui veniva alla luce la farsa del condono berlusconiano da 1800 euro, in televisione ha fatto la morale alla sinistra per l'affare Unipol. Ha detto che lui non sta con i banchieri, ma con i risparmiatori. Poteva anche dire "il" risparmiatore e farne il nome: Berlusconi Silvio.
(10 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/b78k5
lunedì 9 gennaio 2006
Berlusconi, grazie al condono fiscale paga 1800 euro per sanare milioni
Il presidente del Consiglio ha utilizzato la norma varata nel 2002
E' quanto emerge dalle indagini sulle irregolarità di Mediaset
Silvio Berlusconi
ROMA - Grazie alla norma sul condono fiscale varata dalla maggioranza nel 2002, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe sanato la sua posizione fiscale da decine di milioni di euro versando 1.800 euro in due tranche: una da 1.500 euro e la seconda da 300 euro. Il dato è emerso dal procedimento, in corso a Milano e ancora in fase di udienza preliminare, sulle presunte irregolarità compiute da Mediaset nell'ambito della compravendita dei diritti televisivi.
Il 15 dicembre scorso, infatti, l'agenzia delle entrate aveva chiesto copia di alcune carte processuali per compiere accertamenti fiscali proprio a carico del premier in relazione al periodo 1996/2002, ma la richiesta è stata ritirata dopo pochi giorni proprio perché Berlusconi, utilizzando la norma sul condono fiscale n. 289, varata dalla maggioranza di governo nel 2002, avrebbe regolarizzato così la sua posizione nei confronti del fisco.
Non si sono fatte attendere le reazioni. "Se è così dobbiamo riconoscere che almeno in questo caso Berlusconi ha mantenuto una promessa fatta agli italiani: per sé stesso è riuscito a ridursi le tasse", afferma Vannino Chiti, coordinatore per le relazioni politiche e istituzionali dei Ds. "In secondo luogo, appare confermato che il presidente del Consiglio non ha mai guadagnato dal suo ruolo in politica. E che l'on. Tremonti è più bravo a fare il commercialista di Berlusconi che il ministro dell'economia", ha concluso Chiti.
(9 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/9fox3
Uno sparo nel buio
di Marco Travaglio
Pare passato un secolo, ma era solo otto mesi fa. Il centrosinistra aveva appena stravinto le elezioni regionali e un gruppo di acuti osservatori, da Merlo a Battista all'Annunziata, rilanciarono l'acuta tesi secondo cui «le tv non servono a vincere le elezioni». Purtroppo quell'inguaribile ingenuo del Cavaliere non diede loro retta e seguitò a occupare la Rai come prima e più di prima. Ma meno di quel che sta per fare da lunedì, quando comincerà ad apparire in tv ogni sera a reti unificate, saltellando di programma in programma sulle orme di Bruno Vespa e del suo ultimo capolavoro letterario. Completano l'opera il ritorno di Anna La Rosa e lo sdoppiamento di Mimun, che non bastando i danni fatti col Tg1 prenderà pure il posto dell'imbarazzante Berti.
Così, a sinistra, si riscopre all'improvviso il conflitto d'interessi e si levano alti lai contro l'occupazione berlusconiana della Rai. Che però, per quanto scandalosa sia, non è la cosa peggiore. Il peggio non è l'onnipresenza in video di Bellachioma che, essendo da tempo bollito, non potrà che ripetere le solite balle sull'Armata Rossa alle porte, impreziosite dall'ultima trovata: la «questione morale della sinistra» che tanto scandalizza un uomo così lontano dal mondo degli affari. Il peggio è il contesto. Il contorno. Il clima. Il fondale sul quale Bellachioma andrà a ripetere le sue litanie ammuffite. A questo gli serve il monopolio tv: a far scomparire dal video, e dunque dalla testa degl'italiani, le travi che stanno nel suo occhio semichiuso e a ingigantire le pagliuzze negli occhi degli avversari. Non che la scoperta dei collateralismi intorno a Unipol nel pieno della scalata sia una pagliuzza: ma lo diventa al confronto col fascio di travi che dovrebbe impalare il centrodestra. Invece in tv si parla solo della pagliuzza, trasformata in trave. E il panorama di fondo scompare: le tre scalate intrecciate e incriminate - quella di Bpl ad Antonveneta spondata dalla finanza bianca e dalla Lega Nord, quella di Ricucci a Rcs sponsorizzata dai berluscones, quella di Unipol a Bnl appoggiata dai Ds - si restringono a una sola, la terza. Il triplice scandalo diventa, su tutti i tg e i talk show, il «caso Unipol». Forzisti, leghisti e casiniani scompaiono dalla scena, anche se le indagini su di loro hanno già scoperto telefonate penalmente rilevanti e conti bancari con sospette mazzette. Restano sul palco soltanto i Ds, per telefonate penalmente irrilevanti. Manca il quadro d'insieme. Mancano gli elementi fondamentali per conoscere tutti i fatti, i ruoli, i personaggi: quel «chi ha fatto cosa» che servirebbe a confrontare gli eventi, a fissarne le proporzioni e a trarne le conclusioni.
Quest'enorme asimmetria è ingigantita dagli autogol comunicativi dei leader Ds, che minimizzano lo scandalo ma massimizzano le reazioni, fornendo ogni giorno nuova legna a chi controlla e gestisce il falò. I berluscones con conti e fidi alla Bpl non dicono una parola, mentre il Capo garantisce il silenzio di tomba delle tv, che gli permette di rinfacciare alla sinistra la questione morale senza che nessuno ricordi all'amico di Gelli, Carboni, Craxi, Mangano, Dell'Utri, Previti, Squillante, Tanzi, Fiorani & C. che farebbe meglio a tacere. Nessuno, negli ultimi quattro anni, ha mai raccontato in tv i macigni dei casi Cuffaro, Dell'Utri, Previti e i tanti altri che non investono solo la sfera politico-morale, ma quella penale, con reati gravissimi già accertati. Non ne hanno parlato, per ovvi motivi, Biagi, Luttazzi, Santoro e gli altri epurati. Ma nemmeno gli esponenti del centrosinistra che in tv han continuato ad andarci, terrorizzati dall'assurda accusa di «uso politico della giustizia». Così ora, su quel terreno fertile, Berlusconi & C. impostano una campagna elettorale a colpi di uso politico della giustizia, per giunta su fatti giudiziariamente irrilevanti.
Ieri, mentre l'ennesimo sindaco dell'Udc veniva arrestato per mafia e porto abusivo di pistola con matricola limata, il leader Udc Piercasinando pontificava sulla «fine della superiorità morale della sinistra» e il ministro Udc Giovanardi tuonava contro il «collateralismo fra giunte rosse e coop rosse». Certi che del collateralismo fra Udc e mafia non parlerà nessuno. Di Santoro, che doveva rientrare in Rai, si son perse le tracce. Biagi attende ancora una chiamata. E Petruccioli è impegnatissimo a progettare la Rai del 2016 (avete letto bene: 2016). Tanto nel 2006, come dicono quelli acuti, la tv non serve.
da l'Unita del 08/01/2005
venerdì 6 gennaio 2006
La Cassazione: "Le coppie di fatto come una famiglia"
La Cassazione sottolinea la "significativa evoluzione sociale". Ma è polemica Critiche da An e Fi: non si può equiparare la convivenza con l´istituzione matrimonio, che restano ben distinte
ROMA - Due persone che si amano, convivono, dividono beni e difficoltà della vita. Non sono sposati, ma la loro è comunque una vera e propria famiglia. Si pronuncia così la Cassazione, tendendo ancora una volta, come ha fatto con varie sentenze negli ultimi anni, una mano verso le coppie di fatto. La loro vita, dicono i supremi giudici, va equiparata a quella delle coppie istituzionalizzate di marito e moglie e farlo significa una «significativa evoluzione sociale». La Suprema corte lo sostiene dopo che si è trovata a decidere se un detenuto, che in regime di libertà conviveva con una donna, avesse o meno diritto ad essere ammesso al gratuito patrocinio. «Il rapporto di convivenza - hanno chiarito gli ermellini - ai fini del calcolo reddituale per l´ammissione al patrocinio a spese dello Stato non si interrompe con lo stato detentivo» e ha poi colto l´occasione per sottolineare la «significativa evoluzione» della nostra società nel considerare le coppie fuori dal matrimonio come vera e propria famiglia.
La Quarta sezione penale (con la sentenza 109/06) ha respinto il ricorso di Natalino C. al quale era stata negata (Tribunale di Milano del febbraio 2004) la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio proprio perché l´uomo, in libertà, conviveva con una donna e dunque «in caso di convivenza il reddito è costituito dalla somma dei redditi di ogni componente del nucleo stabilmente convivente».
I giudici «dovendo confrontarsi con le mutate concezioni che via via si sono affermate nella società moderna», rilevano come «la giurisprudenza, in materia di rapporti interpersonali, ha considerato la 'famiglia di fatto´ quale realtà sociale che, pur essendo al di fuori dello schema legale cui si riferisce, esprime comunque caratteri ed istanze analoghe a quelle della famiglia 'stricto sensu´ intesa».
Ma sulla decisione della Cassazione è polemica del centrodestra. «Impossibile mettere sullo stesso piano le coppie di fatto e il matrimonio». Così il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di AN per le politiche della famiglia, commenta il verdetto. Francesco Giro, responsabile di FI per i rapporti con il mondo cattolico, aggiunge: «La sentenza della Corte di Cassazione parla di "significativa evoluzione sociale" e non di "equiparazione giuridica" tra coppia di fatto e famiglia fondata sul matrimonio».
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35620
Tettamanzi "apre" alle coppie gay: "Dignità per tutti"
L'Arcigay: segnale nuovo che può superare pregiudizi che fanno soffrire milioni di persone
Roma: L'Arcigay promuove il cardinale Dionigi Tettamanzi. "L'arcivescovo di Milano propone un atteggiamento assolutamente diverso da quello utilizzato negli ultimi anni dalle gerarchie vaticane. Il rispetto che l ha richiesto nei confronti dei gay è un buon segnale di disponibilità" ha detto ieri il segretario nazionale dell'associazione Aurelio Mancuso. Il riferimento di Mancuso è al discorso pronunciato dall'alto prelato ad Ancona, mercoledì scorso. Durante la prima relazione del Convegno diocesano "Gesù speranza dell'Uomo", il cardinale, a proposito del riconoscimento legale delle coppie omosessuali, aveva sottolineato: "Quando si porrà il problema lo si affronterà. La Chiesa non impone ma propone la verità con rispetto e dolcezza servendola nel segno di un dono, con amore e per amore". Poi aveva aggiunto: "La dignità personale è propria di tutti, nessuno escluso. Ogni persona, qualsiasi scelta faccia nella vita, chiede di essere rispettata, e vorrei anche aggiungere amata. Il che però non vuol dire accettazione di certi comportamenti". Di qui l'invito ad "ascoltare, incontrare, condividere".
Sempre sulle coppie gay aveva precisato: "Si tratta di definire bene il contenuto di questi diritti fra virgolette accampati, e quali strada si possono seguire per venire incontro a queste esigenze, senza offendere il tessuto comunitario legato alla famiglia che è proprio del popolo italiano".
Parole apprezzate dall'Arcigay. "Tettamanzi non sposa le rivendicazioni dei movimenti delle donne e degli omosessuali - ha detto Mancuso - ma il dialogo a cui esorta la Chiesa, è uno strumento che può aiutare a conoscersi meglio, a superare esclusioni e pregiudizi che fanno soffrire milioni di gay e lesbiche credenti".
Non a casa proprio il dialogo sarà oggetto del convegno organizzato dall'associazione per il prossimo 13 gennaio a Roma dal titolo "Il diritto alla sessualità nella società dei credenti".
Hanno aderito esponenti dell'islam, dell'ebraismo, del protestantesimo, di organizzazioni dei gay credenti e del cristianesimo di base. Il cattolicesimo ufficiale non ha risposto all'invito.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35621
giovedì 5 gennaio 2006
Pensionata senza "minima", causa al premier
Non arriva ai 516 euro promessi, Berlusconi invitato a comparire
L'iniziativa di una donna di San Cesareo (Roma).
Citati come testimoni il ministro Maroni e il giornalista Bruno Vespa
ROMA - Una pensionata di 78 anni, residente a San Cesareo (provincia di Roma) che non ha visto aumentare la propria pensione fino aI 516 euro promessi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e che anzi se l'è vista ribassare, ha intentato una causa al premier. Silvio Berlusconi è stato invitato a comparire in giudizio davanti al giudice di pace di Roma il prossimo 28 febbraio. Lo ha reso noto l'Italia dei Valori, il movimento di Antonio Di Pietro, e la Lista Consumatori (si presenteranno insieme alle prossime).
Di Pietro e Carlo Rienzi, portavoce della Lista consumatori, spiegheranno «tutti i dettagli dell'iniziativa legale e le ragioni giuridiche» di questa iniziativa che «presto sarà estesa a tutta Italia». Il movimento di Di Pietro riferisce inoltre che sono stati citati come testimoni il ministro Maroni e il giornalista Bruno Vespa. «Seguirà una festa per i pensionati delusi e massacrati dal carovita - sottolinea un comunicato - festa caratterizzata da una riffa durante la quale verranno regalati 100 presepi di cioccolata».
05 gennaio 2006
http://tinyurl.com/cqb5d
mercoledì 4 gennaio 2006
Sorpresa USA. Cinema pieni per Brokeback Mountain
Il film di Ang Lee "sold out" negli States. In Italia nei cinema dal 20 genaio.
di Silvia Kramar da New York
Sold out: il cartello elettronico del «tutto esaurito» appare da due settimane in tutte le sale in cui si proietta Brokeback mountain, il film più discusso della lunga stagione natalizia americana (arriverà nelle sale italiane il 20 gennaio). Questo «western gay», come l'ha definito la moral majority americana che si è inutilmente lanciata in una violenta campagna negativa nei confronti di una pellicola che invece, per molti critici, sarà senz'altro in lizza per l'Oscar, attira più degli altri kolossal di fine anno.
Uscito quasi in sordina in sei piccoli cinema, quasi a voler sperimentare il termometro morale delle grandi metropoli americane dove la parola «omosessuale» non scatena picchetti o sermoni, Brokeback Mountain è diventato il must di intellettuali, giornalisti, studenti e liberal e ha guadagnato ben 109.000 dollari in ciascuna sala, riempiendo fino all'ultima poltrona dell'ultimo spettacolo serale. Un record assoluto che ha polverizzato, cinema per cinema, gli incassi di King Kong e di Narnia, la favola a sfondo cristiano di C.S. Lewis.
Ma i produttori hanno voluto procedere a piccoli passi: dopo una settimana la loro pellicola - che narra a voce alta la love story segreta di due giovani cowboy del Wyoming rovesciando il mito di un Marlboro Man tutto solitudine e testosterone e aprendo la porta ai segreti gay delle immense praterie americane - era arrivata in 69 sale; prima di Natale ne aveva raggiunte 217, una sfida al provincialismo di città meno sofisticate come Portland, Dallas, Denver e Atlanta, la regina del vecchio Sud. Anche lì l'accoppiata Heath Ledger e Jake Gyllenhall (perfetti nei ruoli dei due amanti) ha trascinato la folla ai botteghini: mentre King Kong e Narnia dichiaravano incassi rispettivamente di 9.303 e 8.225 dollari per cinema, Brokeback Mountain veleggiava già sui 13.599.
I cowboy innamorati piacciono: grazie alla regia di Ang Lee, coraggioso regista di storie di azione e violenza, la vicenda scritta quasi in sordina nel 1997 dalla grande scrittrice Anne Proulx ha portato sullo schermo un mondo retrogrado e selvaggio: quello dell'immaginario paesino di Signal in un Wyoming che nel 1963, anno in cui è ambientata la singolare love story, dava la caccia agli omosessuali con la stessa brutalità con cui domava i mustang nei rodei domenicali.
Lo sceneggiatore Larry McMurty, famoso per l'indimenticabile serie televisiva Lonesome, ha trasformato le poche pagine della Proulx in un lungometraggio denso di tristezza, in cui i due giovani amanti diventano vittime di un'America che non riesce ad accettarne l'amore. Un simile film non poteva che suscitare delle crociate, a favore e contro. E così è stato: da un lato i critici cristiani - quello della rivista Christianity Today e altri, di giornali locali come il New Mexican - sono scesi sul piede di guerra attaccando la morale depravata di Hollywood; dall'altro le solite testate liberal come il New York Times hanno invece applaudito il coraggio di Ang Lee e dei due giovani attori.
Ma adesso arriva la prova più difficile: venerdì prossimo Brokeback mountain, in anticipo di alcune settimane rispetto ai piani timidi e conservatori dei produttori, uscirà in ben 269 sale cinematografiche, distribuito a raffica in tutti gli Stati americani, nella provincia, nelle multisale del West e nelle contee dei ranch e dei cowboy all'antica.
Continuerà ad incassare cifre da record? E cosa succederà tra due mesi, quando quest'opera che ha già raccolto sette nomine ai Golden Globe (compresa quella per la miglior pellicola del 2005) arriverà nel mondo degli Oscar? L'anno scorso un altro film discutibile aveva vinto la statuetta più ambita: Million dollar baby aveva osato affrontare il tema dell'eutanasia e aveva fruttato una statuetta al suo regista, Clint Eastwood. Ma storicamente i film controversi vincono solo ogni sei o sette anni: prima di Million dollar baby e della bravissima Hillary Swank (Oscar quale miglior attrice protagonista), bisogna risalire al 1999 per trovare un altro film difficile come American Beauty, la radiografia del marcio nascosto sotto i sorrisi delle famiglie americane. Prima ancora, nel 1991 Hollyvood aveva regalato la statuetta a un film che aveva fatto rabbrividire l'americano medio, mettendolo a confronto con la triste realtà dei serial killer: Il silenzio degli innocenti.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35596
Falla in Windows, milioni di pc a rischio
La "patch" arriverà il 10 gennaio. Accuse a Microsoft: ritardo inaccetabile
Il pericolo si annida in immagini «maligne», ci si può infettare navigando, ricevendo email o chattando sugli instant messanger
MILANO - L'allarme stavolta è più serio di altre occasioni: i computer di centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo potrebbero essere in serio pericolo. La causa è la falla, l'ennesima, individuata nel sistema operativo Microsoft Windows. Il numero di computer interessati è molto ampio, perché il «bug» potrebbe interessare tutti i sistemi operativi installati dal 1990 in poi e anche perché sembrano siano già stati avvistati dei programmi nocivi, virus e spyware, che sfruttano il problema. Al momento, poi, Microsoft non ha ancora messo a disposizione una "patch", una toppa per il buco apertosi. Lo farà non prima del 10 gennaio.
COME FUNZIONA - Il bug può essere sfruttato in maniera semplice, facendo aprire dal browser mentre si naviga su Internet, ma anche dal programma di posta elettronica (basta la funzione di anteprima automatica) o di instant messaging, un'immagine «maligna» in formato .wmf (Windows metafile, le clipart di Office ad esempio). Molto a rischio anche l'uso di progammi diffusissimi come Google Desktop, che indicizzano le immagini sul computer. Per navigare gli esperti consigliano di usare Firefox, il browser "libero" che ha preso piede nell'ultimo anno e che, nelle versioni più recenti, consente di bloccare la visualizzazione automatica di immagini .wmf.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/01_Gennaio/03/microsoft.shtml
martedì 3 gennaio 2006
Un pc targato Google? Forse venerdì l'annuncio
Indiscrezioni della stampa Usa: "Sarà presentato a Las Vegas
Costerà 200 dollari e conterrà l'essenziale per l'accesso a Internet"
Il computer non userebbe Windows, ma un suo sistema operativo
di ALESSIO BALBI
ROMA - Google sta per lanciare un computer con il suo marchio e il suo sistema operativo. E' la clamorosa indiscrezione che arriva dagli Stati Uniti. Se fosse confermata, sarebbe la trasformazione definitiva di Google da motore di ricerca leader a media company globale. Per il mercato dell'informatica, si tratterebbe di un vero e proprio terremoto.
Non è la prima volta che si parla di un possibile ingresso di Google nel settore dell'hardware. Più di una volta, ad esempio, si è fantasticato sulla nascita di un pc supereconomico contenente l'essenziale per la connessione ad internet e l'accesso ai servizi del motore di ricerca. Oggi, però, le voci sembrano quanto mai dettagliate, e la fonte sufficientemente autorevole.
Secondo il quotidiano Los Angeles Times, Larry Page, cofondatore di Google, indirizzerà un keynote alla platea del Consumer Electronics Show che si aprirà il 5 gennaio a Las Vegas. In quell'occasione, scrive il giornale californiano, Page mostrerà il primo Google Pc, o annuncerà l'inizio delle vendite presso le grandi catene americane. Il prezzo sarebbe quanto mai competitivo: circa 200 dollari. Secondo altre fonti citate dal Times, Google è già in trattative con megastore come Wal-Mart per negoziare le consegne del suo nuovo prodotto. Il quotidiano cita anche il possibile nome della nuova creatura: "Google Cube". Forse troppo simile a un vecchio modello Macintosh per essere credibile. Ma comunque dà l'idea di un prodotto compatto, essenziale, solido. Proprio come la homepage del motore di ricerca.
Dal quartier generale di Mountain View, ovviamente, nessuno commenta. Ma il sasso è stato lanciato, e lo stagno di internet è già in subbuglio. L'attività preferita in rete, in queste ore, è la composizione del puzzle con le tessere seminate da Google negli ultimi mesi per vedere quale figura viene fuori. Molti individuano i tasselli fondamentali nelle alleanze con Sun Microsystems e con America Online, e sono sicuri che il Google Pc sarà una chiave d'accesso, semplice ed economica, a tutta una serie di servizi forniti in rete. Il computer targato Google, è una delle idee più gettonate, non conterrà nessun software tipo Office: tutti i programmi saranno in rete, forniti proprio da Google e dai suoi partner.
Tra i navigatori c'è chi sogna, e chi trema. I primi non vedono l'ora di avere tra le mani un pc che incarni la filosofia di Google, fatta di cultura accademica, indipendenza, intraprendenza, software libero. Gli altri intravedono la nascita di un nuovo impero del male, pari o peggiore di Microsoft, capace di fagocitare e controllare ogni attività su internet. E tra quelli preoccupati ci sono certamente le aziende concorrenti, in primo luogo Microsoft, che si vedrebbe insidiata per la prima volte nel business in cui domina incontrastata: quello dei sistemi operativi e dei software.
Tutti gli occhi sono puntati verso la conferenza di Los Angeles. Solo venerdì si saprà se Google, ormai un colosso che vale in Borsa oltre 120 miliardi di dollari, vorrà usare tutta la sua potenza per scatenare la più grande guerra che il mercato dell'informatica abbia mai visto.
(3 gennaio 2006)
http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/scienza_e_tecnologia/google2/googlepc/googlepc.html
No ai PACS nel programma di Forza Italia
La consulta etico-religiosa del partito del premier ha deciso. Burani: "Su questi temi sfidiamo il centrosinistra"
Roma, 3 gen. - (Adnkronos) - Una ''forte'' politica di aiuti alle famiglie disagiate, monoreddito e con nuclei numerosi; l'assistenza domiciliare agli anziani non autosufficienti; il ''no netto e deciso'' ai Pacs, all'eutanasia ed all'antiproibizionismo.
Sono questi alcuni dei punti cardine che la Consulta etico-religiosa di Forza Italia, presieduta da Maria Burani Procaccini, proporra' per il programma della Cdl in vista delle prossime elezioni politiche.
''Dobbiamo raccogliere la sfida dei valori -sottolinea Burani- e pretendere che la competizione elettorale non sia solo una discussione sull'economia, ma anche e soprattutto sui valori''.
Clicca per ingrandire... Al leader dell'Unione Romano Prodi, l'esponente di Fi chiede ''di indicare la sua via valoriale nei contenuti'': ''Sappiamo che nel suo programma ci sono i si' ai Pacs, all'antiproibizionismo, forse all'eutanasia.
Vogliamo sapere il destino valoriale italiano -conclude Burani Procaccini- e sfidiamo su questi temi il centrosinistra''.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35589
lunedì 2 gennaio 2006
Bacio gay ai tempi delle piramidi
I due giovani addetti alla cura delle mani del Faraone sono ormai diventati un simbolo.
I tour operator sono preoccupati per le leggi egiziane, molto restrittive sul tema.
di Cinzia Basso
Londra - I due ragazzi si guardano, lo sguardo languido, le mani l´uno sulle spalle dell´altro, le bocche che si sfiorano per un tenero bacio. Sono Niankhkhnum e Khnumhotep, due giovani egizi al servizio del Faraone, ritratti così su una parete della necropoli di Saqqara, presso l´antica Menfi, sulla riva occidentale del Nilo. Gli esperti non lo avevano ancora affermato, ma per i gay di tutto il mondo quell´immagine sta diventando il simbolo dell´amore omosessuale ai tempi delle Piramidi e il sito archeologico è già meta del turismo delle nuove coppie gay anche se i tour operator, preoccupati dalle severe leggi egiziane, non la segnalano tra quelle consigliate. Ora, il bacio dei due giovani addetti alla cura delle mani del Faraone è stato al centro di una conferenza internazionale di studio che si è tenuta all´Università di Swansea nel Galles: secondo gli studiosi la pittura murale rintracciata a Menfi potrebbe essere davvero la prima traccia visibile, datata 4.000 anni fa, dell´amore tra due uomini, un amore omosessuale evidentemente ben visto dalla società del tempo. La prova che le unioni omosessuali erano accettate molto, ma molto prima che l´Inghilterra ammettesse il matrimonio tra Elton John e il suo storico fidanzato.
L´abbraccio tra i due ragazzi non è la sola immagine di grande intimità rintracciata: ce ne sono altre, nelle quali i due uomini dipingono uno accanto all´altro, a volte tendendosi la mano, altre abbracciandosi. In due disegni i loro nasi si toccano, e si sa che quel gesto era il massimo dell´intimità ammessa in pubblico. Addirittura, in un´immagine, mentre sono relegate sullo sfondo le rispettive mogli e figli, i due uomini appaiono in primo piano mentre dividono tra loro il banchetto finale, alla vigilia dell´ultimo viaggio, segno che il loro rapporto è il più importante di questa vita. Greg Reeder, egittologo, professore a San Francisco, davanti agli austeri colleghi di Swansea, ha spiegato: «Oggi che il dibattito sulle coppie omosessuali è all´ordine del giorno, la gente vuole guardare al passato e trovare prove che indichino come anche allora potessero esistere delle relazioni consentite dalla società tra persone dello stesso sesso».
Le tombe di Saqqara sono state scoperte nel 1964 da una spedizione di archeologi tedeschi, restaurate negli anni ‘70 e aperte al pubblico negli anni ‘90, ma gli studiosi aveva faticato a trovare una spiegazione ai disegni che le adornavano perché sono molto rare nell´antico Egitto le immagini di due uomini appartenenti alla stessa classe sociale sepolti insieme. Quelle tombe erano già state spogliate di parte delle reliquie che contenevano, ma sullo sfondo le pitture apparivano intatte, pronte a rivelare le piccanti allusioni riguardo i suoi occupanti. Nemmeno oggi la lettura di quei segni è univoca: se il professor Reever avanza l´ipotesi della relazione omosessuale, altri suoi colleghi preferiscono considerare Niankhkhnum e Khnumhotep, anche per via della similitudine dei nomi, due fratelli, forse gemelli e spiegare così la loro vicinanza. Thomas Dowson, un altro esperto, conclude: «Se anche quel geroglifico non rappresentasse due omosessuali, è comunque importante che queste immagini dell´antichità contribuiscano a contrastare l´omofobia dei giorni nostri».
02/01/06 - La Repubblica
lunedì 19 dicembre 2005
Patente sospesa a gay catanese: condannato il ministero dei Trasporti
TAR di Catania: "L'omosessualità non è una malattia psichica"
(ANSA) - CATANIA, 19 DIC - "L' omosessualità non rientra nella categoria di malattia psichica". Lo ha ribadito la seconda sezione del Tribunale amministrativo regionale di Catania che ha accolto il ricorso di un 23enne al quale la Motorizzazione civile aveva chiesto la revisione della patente di guida su segnalazione dell' ospedale militare di Agusta secondo i cui medici il giovane alla visita di leva, confessando di essere gay, era risultato non in possesso dei requisiti psicofisici richiesti.
La richiesta era stata sospesa in via cautelare del Tar, che adesso ha svolto una regolare udienza e emesso una sentenza con la quale ha condannato il ministero dei Trasporti al pagamento delle spese processuali, mille euro. Resta invece ancora pendente, davanti al Tribunale civile di Catania, il processo per il risarcimento danni, da 500 mila euro, chiesto ai ministeri dei Trasporti e della Difesa dal legale del giovane, l' avvocato Giuseppe Lipera.
Durante il dibattimento, gli avvocati del ministero dei Trasporti hanno sostenuto che la revisione della patente era stata chiesta "non in considerazione del semplice accertamento dell' omosessualità ma per le situazioni cliniche di sofferenza psichica". Ma per i giudici ha fatto testo la relazione del servizio di psicologia dell' Asl 3 secondo il quale invece "buone e integre appaiono le funzioni cognitive e la capacità di relazionarsi" del 23enne omosessuale. "Si aggiunga - scrive il Tar di Catania nella sentenza - che nel diario clinico dell' ospedale militare di Augusta si legge: 'all' esame psichico non turbe del pensiero e della percezione, diagnosi disturbo dell' identità sessualè". (ANSA).
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Studio Legale Lipera "Avv. Pietro"
In collaborazione con Avv. Luca Enrico Blasi
Dottore di ricerca in Scienze Criminalistiche
presso l'Università di Catania
Roma lì 19/12/2005
COMUNICATO STAMPA
Il T.A.R. Sicilia Sezione Distaccata di Catania, Seconda Sezione, presieduto dal Dott. Italo Vitellio, relatore il consigliere Dott.ssa Paola Puliatti, con sentenza n. 2353/05, depositata in cancelleria il 7 dicembre scorso, ma di cui si è avuta notizia soltanto oggi, ha accolto il ricorso di GIUFFRIDA Melchiore Danilo, difeso dall'Avv. Giuseppe Lipera, annullando così il provvedimento del 19/9/2001,con cui l'Ufficio della Motorizzazione Civile di Catania aveva disposto la revisione della sua patente di guida mediante un nuovo esame di idoneità psico-fisica.
In giudizio si era costituita l'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania in difesa del Ministero dei Trasporti e della Navigazione che aveva sostenuto la legittimità del provvedimento dell'Amministrazione.
Nella motivazione della sentenza del T.A.R. i giudici hanno osservato a chiare lettere "che l'omosessualità non rientra nella categoria di malattia psichica e, pertanto, non è inclusa in alcuna delle ipotesi considerate dal richiamato art. 320 del Regolamento di esecuzione del codice della strada".
Il T.A.R. ha avuto modo di ribadire quanto già affermato "in seno all'ordinanza cautelare n. 159/02 (emessa sempre nell'ambito di questo procedimento) che le preferenze sessuali di un individuano non rientrano in nessuna delle nozioni della scienza medica che la norma prende in considerazione ai fini della capacità di guida e non rappresentano meno che mai malattia psichica".
Dopo aver concluso che il provvedimento impugnato era "affetto dai vizi di violazione di Legge denunciati" ha condannato il Ministero dei Trasporti e della Navigazione a pagare le spese di giudizio.
Viva soddisfazione per la sentenza emessa da T.A.R. Sicilia che è stata espressa dall'Avv. Giuseppe Lipera, il quale ha preannunziato che informerà subito di questa decisione il giudice Dott. Ezio Cannata Baratta, della V Sezione Civile del Tribunale di Catania, avanti a cui pende la causa per il risarcimento dei danni morali e patrimoniali subiti per questa vicenda dal giovane gay.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35442
domenica 18 dicembre 2005
Calciatori gay, cade (forse) l'ultimo tabù
Il centrocampista van Dijk si è dichiarato omosessuale
Tre tedeschi al Financial Times: sì al coming out, se lo fanno altri otto. Reticenza degli italiani. Dal rugby ai tuffi: ora c'è chi lo dichiara
di Gaia Piccardi
Chiuso a doppia mandata nella penombra dello spogliatoio, protetto dai parastinchi e dall'omertà del gruppo, l'ultimo tabù dello sport (forse) sta per cadere. Tre calciatori omosessuali tedeschi, uno molto famoso e gli altri due impegnati in serie minori, sono pronti a fare coming out a patto che altri otto colleghi siano disposti a dichiararsi gay. Sembra un reality, undici giocatori per un clamoroso coming out. Potrebbe essere, invece, l'assalto finale all'ipocrisia del pallone che il Financial Times sponsorizza con prudenza: «È un altro sintomo della società che si trasforma, ma non aspettatevi che il calcio sia pronto a un passo simile».
Non sarà una rivoluzione, ma di certo è un segnale. E così dopo il rugby australiano (Ian Roberts), il baseball americano (Billy Bean) e i tuffi (Greg Louganis), l'enclave più chiusa e barricata dell'omofobia, il calcio, lascia intravedere le prime crepe. «È una notizia importante» commenta il deputato Ds e presidente dell'Arcigay Franco Grillini, il tifoso del Bologna che con la moglie del ministro degli Esteri e ultrà della Lazio, Daniela Fini, ebbe un interessante scambio di vedute. «Gay nel calcio italiano? Impossibile» escluse lei. «Se fosse vero, il campionato non si giocherebbe» chiosò lui che, senza fare né nomi né cognomi («Ma, nel nostro ambiente, sappiamo tutto di tutti...»), procede per enigmi. «In una grossa squadra di serie A del Nord ce ne sono tre». «C'è stato un periodo, nel passato, in cui in una potenza del nostro calcio giocavano sette gay su undici». «Ci sono mogli finte e fidanzate finte, per le quali la copertura è un vero e proprio mestiere». «C'è un notissimo calciatore, ritratto della virilità, che cerca partner omosessuali su Internet e dà loro appuntamento tramite un intermediario». Basta così.
Chi è gay sa di esserlo e ha tutto il diritto di non aver voglia di raccontarlo. «Ma è assurdo pensare — sottolinea Grillini — che lo sport sia asessuato. E il calcio, con la sua divisione netta tra maschi e femmine, con i suoi spogliarelli e le sue ammucchiate dopo una rete, è il terreno più fertile per l'omosessualità». Non è un caso che una delle icone più apprezzate sia il numero 23 del Real Madrid, David Beckham, talmente a suo agio nel ruolo da non aver avuto problemi a posare per una rivista gay. E c'è forse qualcosa di più di uno scrupolo salutistico dietro l'editto con cui la Federcalcio internazionale, all'apice della diffusione dell'Aids, vietò baci e abbracci in campo. Voci, molte. Fatti, pochi. Al trionfale Mundial dell'82, il ct Bearzot decise il silenzio stampa dell'Italia per rispondere alle critiche spietate della stampa e alle insinuazioni sul feeling, fuori dall'area, tra due azzurri. L'ex interista Vampeta fu fotografato in pose inequivocabili per un calendario gay. Justin Fashanu, fratello del più noto John (Wimbledon e Aston Villa), una carriera nelle serie minori inglesi, dichiarò pubblicamente la sua omosessualità.
Così come, più di recente, l'olandese Dominique van Dijk, centrocampista 26enne dell'Rkc Waalwijck, figlio di un mito del calcio orange: «So bene che d'ora in poi per la gente sarò il calciatore gay e immagino le malignità dei tifosi sugli spalti. Ma vado avanti: l'anno prossimo lancerò una mia linea di abbigliamento». E l'Olanda, il Paese dove l'arbitro internazionale John Blankenstein dichiarò la sua omosessualità mentre era ancora in attività, non si è scomposta più di tanto. «Giocatori disposti a dichiararsi gay in Italia, dove il pallone è considerato la massima espressione del maschile, non si troveranno mai» chiosa Grillini, che stima un 10% di omosessuali nel nostro calcio tra atleti, arbitri e allenatori dalla serie A all'Eccellenza. Nascosti, ma non ai suoi occhi: «Li riconosco immediatamente. I gesti, lo sguardo, gli atteggiamenti... Non si può mascherare una verità sotto gli occhi di tutti». E, spesso, seppellita sotto l'esultanza per un gol.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2005/12_Dicembre/18/piccardi.shtml
La sfida degli sportivi gay
Il centrocampista olandese Dominique Van Dijk, 26 anni. Finora, è stato l'unico calciatore professionista ad aver dichiarato pubblicamente la propria omosessualità (Empics)
Ian Roberts, 40 anni, rugbista ai massimi livelli, ha fatto "coming out" nel 1995: in Australia, il suo Paese, la confessione sollevò un polverone. Si è ritirato nel 1999 (Empics)
Martina Navratilova ha annunciato di essere bisessuale nel 1980, pressata dalla stampa: fu uno scandalo. In realtà, della sua vita privata si ricordano soltanto relazioni con donne (Reuters)
Il tuffatore Usa Greg Louganis, classe 1960, prima medaglia olimpica a 16 anni, sorprende tutti con il doppio annuncio successivo alle olimpiadi di Seul, nel 1988: sono gay e sieropositivo (Ap)
Il giocatore di baseball americano Billy Bean (da Internet)
L'ex calciatore interista Vampeta sulla copertina di una rivista (da Internet)
Justin Fashanu, calciatore inglese (da Internet)
A sinistra John Blankenstein, arbitro olandese (da Internet)