sabato 10 febbraio 2007

Le 10 regole per migliorare il DICO

“Verrebbe proprio da dire: che te lo ‘dico’ a fare? Dico o Pacs, scopo della legge deve rimanere quello di riconoscere diritti e doveri delle coppie legate da vincoli affettivi. Includere rapporti di altra natura, come quelli tra fratelli, è solo un tentativo di introdurre incongruità nel testo della legge al fine di snaturarla, e imporre ulteriori limitazioni ai diritti previsti”.

Questo il segnale d’allarme lanciato dal presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, che, all’indomani del varo dei Dico da parte del governo, propone dieci punti per migliorare il provvedimento.

“Alcuni aspetti del ddl sono vessatori – spiega Lo Giudice - Altri sono solo il tentativo del Vaticano, rappresentato da Rutelli, di snaturare la legge e di limitare i diritti previsti."

“Solo per fare un esempio i nove anni di attesa per il diritto all’eredità sono davvero troppi. E che succede se una macchina mi mette sotto prima?"

“Altro problema spinoso è il partner extracomunitario. Se ci si registra all’anagrafe, ha diritto al permesso di soggiorno. Ma come fa a registrarsi se il permesso di soggiorno non ce l’ha ancora? Una coppia eterosessuale potrebbe sposarsi. Una coppia gay, rischia la separazione forzata."

“Va inoltre prevista la possibilità per i conviventi di recedere dal rapporto, senza dover per forza cambiare subito di casa. Un rapporto affettivo può finire anche se, magari per necessità temporanea, si continua a vivere sotto lo stesso tetto. Altrimenti viene contraddetta la volontarietà del rapporto”.

Di seguito i dieci miglioramenti che Arcigay propone al pdl Dico

“CHE TE LO DICO A FARE”

1. Dichiarazione

La dichiarazione deve essere resa insieme: quella di avvisare il partner tramite raccomandata è una disposizione ridicola e rischia di aprire il varco a false convivenze. Non ha senso estendere le convivenze dichiarate a fratelli e sorelle.

2. Convivenza

E' la condizione della dichiarazione, ma deve essere resa possibile: va prevista la possibilità di regolarizzare il partner straniero privo di permesso e che ci siano punteggi nelle graduatorie lavorative per il ricongiungimento al partner con cui si vuole andare a convivere. Inoltre impedire che si possa dichiarare una convivenza con l’amministratore di sostegno è in contrasto con la legge che prevede che sia proprio il coniuge o il convivente ad assumere questo ruolo.

3. Possibilità di recesso

Deve essere inserita. Nell’attuale proposta non è prevista, in contrasto con la volontarietà della dichiarazione iniziale.

4. Parte patrimoniale

Deve essere possibile scegliere la comunione dei beni e opporla a terzi.

5. Accesso alle strutture sanitarie

Il diritto deve essere garantito e non lasciato alla buona volontà dei singoli ospedali.

6. Successione ereditaria

I nove anni di attesa sono eccessivi. E se uno muore prima che succede? Va inoltre parificata la tassa di successione a quella prevista per i familiari.

7. Successione nel contratto di locazione

Deve poter essere immediata, come già stabilito dalla Corte costituzionale, e non legata ai tre anni di convivenza.

8. Reversibilità della pensione

Viene rimandata alla successiva riforma, ma vanno almeno esplicitati in modo chiaro i principi e definiti tempi congrui e non eccessivi. In particolare va riconosciuto il periodo di convivenza pregressa.

9. Impresa familiare

Viene riconosciuta al partner la partecipazione agli utili, ma non ai miglioramenti dell’impresa e non si tiene conto del lavoro casalingo.

10. Graduatorie lavorative

Va definito in modo vincolante il diritto ad un punteggio e vanno abbassati i tre anni previsti, che penalizzano le coppie giovani.

http://www.arcigay.it/show.php?2413

Bindi: "Questa Chiesa così arroccata non capisce una legge giusta"

Intervista al ministro della Famiglia: "stiamo dando diritti ai deboli, non alternative al matrimonio"
"Bindi: Soffro ma ho imparato della Dc che la politica è laica"
di CONCITA DE GREGORIO

Rosy Bindi disegnata da Mannelli


ROMA - Bussano. "Cosa c'è, un'altra scomunica?", domanda Rosy Bindi. No, questo è un mazzo di fiori: il biglietto porta la firma di un'attrice. Sollievo, breve pausa per un succo di frutta. Sul tavolo del salottino del ministro le notizie del giorno. In cima: il Papa "preoccupato". Lui personalmente, Benedetto XVI. Subito sotto l'agenzia di stampa dei vescovi, poi l'Osservatore romano, poi Radio vaticana: 'i Dico sono una minaccia per la società'. In coda Mastella.
"Radio vaticana ha solo trasmesso un commento di D'Agostino, il presidente dei giuristi cattolici..."

Ministro Bindi, possiamo anche minimizzare ma si tratta di un'offensiva formidabile e univoca, il Santo Padre in testa.
"Non voglio minimizzare. Cosa vuole che le dica? Ogni giorno ha la sua pena".

Cosa risponde al Papa?

"Non sono abituata a rivolgermi direttamente a Lui. Non nego che per me sia un momento di grande sofferenza. La maggiore è quella dell'incomprensione. Abbiamo scritto una legge giusta che tutela i più deboli, riconosce diritti alle persone discriminate e non crea nessuna figura giuridica che possa attentare alla famiglia. Non è negando diritti e doveri a chi è in difficoltà che si difende la famiglia. Soffro come credente prima che come politica".

Soffre del fatto che la Chiesa sia arroccata su posizioni distanti dal sentire comune persino di molti cattolici?

"E' così. Mi domando perché una Chiesa che assolve in confessionale e che vive accanto a chi ha bisogno poi invece nella sua parola appaia sempre giudicante. Questo crea una distanza. L'insegnamento cattolico dice un'altra cosa: parla di valore della giustizia, di pace, di libertà personale, di accoglienza appunto persino nell'errore. Di carità e di misericordia".

Viene in mente il funerale negato a Welby.

"Ecco: c'erano gli estremi per dire di no, la decisione era corretta. Proprio per questo sarebbe stato possibile dire di sì, in qualche forma: si sarebbero capiti meglio i motivi del no, sarebbe stata chiara la grandezza della Chiesa. La strada per comunicare la verità è la misericordia. La strada per cercarla è il dialogo".

Lei ha detto che il momento in cui ha capito di dover andare avanti da sola è coinciso col "non possumus" dei vescovi.
"Certo. Io ho parlato in questo mese con tutti: con le associazioni degli omosessuali, dei notai e degli avvocati..."

... con il segretario della Cei Betori, col ministro della famiglia della Santa Sede Trujillo...

"Con tutti, e assiduamente con il mio mondo di riferimento come è normale. Con Trujillo abbiamo avuto rapporti istituzionali fra ministri. Poi però quando il dialogo si interrompe unilateralmente resti da solo: sono momenti difficili in cui devi fare appello alla tua coscienza. Sto andando adesso alla messa in ricordo di Bachelet, un vero laico cristiano. Diceva: bisogna essere autenticamente figli della Chiesa e cittadini del proprio Stato".

Cosa le ha detto Prodi il giorno del 'non possumus'?

"Ci siamo detti andiamo avanti. Era molto sereno".

Non teme che essere 'scomunicata' dalle gerarchie possa accreditare altri, nel suo partito, come referenti del Vaticano?

"Un politico non deve sentirsi il referente di nessuno. Il mio riferimento è il Paese, certo anche il mondo cattolico che fa parte del popolo italiano. Mi sento un'erede della Dc: era un partito di cattolici ma un partito laico. E' lì che ho imparato".

Come va con Rutelli?

"Abbiamo avuto momenti di discussione animata giusto fino a ieri. Ora meglio. Abbiamo raggiunto uno scopo comune: non volevamo creare una figura giuridica alternativa al matrimonio. Questo è".

Da sinistra dicono: troppo poco. Il progetto iniziale prevedeva un registro delle convivenze, questo testo certifica quel che già esiste. Si va all'anagrafe e si mette una postilla: "convivenza affettiva".
"Non è affatto poco. Si assegnano diritti ai più deboli: pensi al convivente che non lavora, a quelle coppie in cui uno dei due non può o non vuole sposarsi, a due sorelle anziane, a una coppia di omosessuali a cui sinora nessun diritto e dovere era riconosciuto. A una zia e una nipote, ho qui una lettera, ecco: una zia e una nipote che vivono come madre e figlia da trent'anni".

Nove anni per attivare il diritto alla successione sono molti
.
"Sono un anno meno di un mutuo decennale. Si parla di trasferimento di beni in caso di morte".

Da destra dicono che così eredita il convivente e non i figli di un eventuale precedente matrimonio, che per attivare diritti bisogna assumersi responsabilità: sposarsi, insomma
.
"E' falso. I figli ereditano sempre la quota legittima. Tra l'altro se i nuovi conviventi si sposassero i figli precedenti erediterebbero di meno. E comunque c'è chi non può e non vuole sposarsi ma non per questo il legame può essere ignorato".

Lei farebbe un Dico?

"Con mia sorella, coi miei nipoti. Lo farei, ma io non ne ho bisogno. Le coppie omosessuali celebri e potenti non ne hanno. Dobbiamo uscire dall'ipocrisia: in questo paese chi se lo può permettere vive come vuole. E' chi non ha tutela che deve essere protetto".

Lei crede che l'offensiva della chiesa si trasformerà in una campagna paragonabile a quelle contro il divorzio e l'aborto, o anche solo all'opposizione di piazza a Zapatero?

"Io non sono Zapatero, come è del tutto evidente. Questa legge fa riferimento all'anagrafe istituita da Tambroni nella Dc degli anni Cinquanta. Mi auguro davvero che non ci siamo campagne, sarebbe anacronistico. Credo che nel dibattito parlamentare potremo dimostrare che diamo qualcosa a qualcuno senza togliere niente a nessuno".

La verità: quanto ha pesato la sfida del Partito democratico?

"Ha pesato. E' stata una prova di dialogo, di responsabilità politica e di laicità. Senza questi tre elementi il Partito democratico non si può fare".

Un lavoro di donne, ha detto anche.

"Sicuro. Gli uomini devono sempre marcare il territorio e segnare il 'più uno'. Chi vince chi perde, ha presente? Le donne meno: hanno in mente il risultato".

(10 febbraio 2007)
http://tinyurl.com/2fdqwg

venerdì 9 febbraio 2007

Primo sì ai Pacs all'italiana

Primo sì al disegno di legge sulle unioni di fatto, che non si chiameranno più PACS, alla francese, ma DICO (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi). Il Consiglio dei ministri dell'8 febbraio, assenti il Guardasigilli e il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, ha approvato all'unanimità il ddl giudicato da Giuliano Amato migliore dei Pacs francesi. Nel testo è previsto, tra l'altro che in caso di malattia e ricovero le strutture sanitarie regolano l'esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza. Ciascun convivente può designare l'altro suo rappresentante in caso di malattia o di morte. Non potranno accedere ai diritti regolati dalla legge i condannati "per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell'altra o sulla persona con la quale l'altra conviveva". Il testo presentato è una bozza, soggetta a modifiche in qualsiasi momento fino alla sua presentazione in Parlamento. Com'è ovvio non entrerà in vigore prima dell'approvazione delle Camere, con probabili modifiche, e della pubblicazione in gazzetta ufficiale.


Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi (DICO)


ARTICOLO 1 (Ambito e modalità di applicazione)


1.
Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il secondo grado, affinità in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti, dei doveri e delle facoltà stabiliti dalla presente legge.

2.
La convivenza di cui al comma 1 è provata dalle risultanze anagrafiche in conformità agli articoli 4, 13 comma 1 lettera b), 21 e 33 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, secondo le modalità stabilite nel medesimo decreto per l’iscrizione, il mutamento o la cancellazione. È fatta salva la prova contraria sulla sussistenza degli elementi di cui al comma 1 e delle cause di esclusione di cui all’articolo 2. Chiunque ne abbia interesse può fornire la prova che la convivenza è iniziata successivamente o è terminata in data diversa rispetto alle risultanze anagrafiche.

3.
Relativamente alla convivenza di cui al comma 1, qualora la dichiarazione all’ufficio di anagrafe di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, non sia resa contestualmente da entrambi i conviventi, il convivente che l’ha resa ha l’onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge.

4.
L’esercizio dei diritti e delle facoltà previsti dalla presente legge presuppone l’attualità della convivenza.

5.
Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche all'anagrafe degli italiani residenti all’estero. 6. Ai fini della presente legge i soggetti di cui al comma 1 sono definiti «conviventi».

ARTICOLO 2 (Esclusioni)

1.
Le disposizioni della presente legge non si applicano alle persone: a) delle quali l’una sia stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra o sulla persona con la quale l’altra conviveva ai sensi dell’articolo 1, comma 1, ovvero sulla base di analoga disciplina prevista da altri ordinamenti; b) delle quali l’una sia stata rinviata a giudizio, ovvero sottoposta a misura cautelare, per i reati di cui alla lettera a); c) legate da rapporti contrattuali, anche lavorativi, che comportino necessariamente l’abitare in comune.

ARTICOLO 3 (Sanzioni)

1.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di beneficiare delle disposizioni della presente legge, chiede l’iscrizione anagrafica in assenza di coabitazione ovvero dichiara falsamente di essere convivente ai sensi della presente legge, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 3.000 a euro 10.000.

2.
La falsa dichiarazione di cui al comma 1 produce la nullità degli atti conseguenti; i pagamenti eseguiti sono ripetibili ai sensi dell’articolo 2033 del codice civile.

ARTICOLO 4 (Assistenza per malattia o ricovero)

1.
Le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private disciplinano le modalità di esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza nel caso di malattia o ricovero dell’altro convivente.

ARTICOLO 5 (Decisioni in materia di salute e per il caso di morte)

1.
Ciascun convivente può designare l’altro quale suo rappresentante: a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e volere, al fine di concorrere alle decisioni in materia di salute, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti.

2.
La designazione è effettuata mediante atto scritto e autografo; in caso di impossibilità a redigerlo, viene formato un processo verbale alla presenza di tre testimoni, che lo sottoscrivono.

ARTICOLO 6 (Permesso di soggiorno)

1.
Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza.

2.
Il cittadino dell’Unione europea, convivente con un cittadino italiano, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, ha diritto all’iscrizione anagrafica di cui all’articolo 9 del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2004/38/CE.

ARTICOLO 7 (Assegnazione di alloggi di edilizia pubblica)

1.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano tengono conto della convivenza di cui all’articolo 1 ai fini dell’assegnazione di alloggi di edilizia popolare o residenziale pubblica.

ARTICOLO 8 (Successione nel contratto di locazione)

1.
In caso di morte di uno dei conviventi che sia conduttore nel contratto di locazione della comune abitazione, l’altro convivente può succedergli nel contratto, purché la convivenza perduri da almeno tre anni ovvero vi siano figli comuni.

2.
La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel caso di cessazione della convivenza nei confronti del convivente che intenda subentrare nel rapporto di locazione.

ARTICOLO 9 (Agevolazioni e tutele in materie di lavoro)

1.
La legge e i contratti collettivi disciplinano i trasferimenti e le assegnazioni di sede dei conviventi dipendenti pubblici e privati al fine di agevolare il mantenimento della comune residenza, prevedendo tra i requisiti per l’accesso al beneficio una durata almeno triennale della convivenza.

2.
Il convivente che abbia prestato attività lavorativa continuativa nell’impresa di cui sia titolare l’altro convivente può chiedere, salvo che l’attività medesima si basi su di un diverso rapporto, il riconoscimento della partecipazione agli utili dell’impresa, in proporzione dell’apporto fornito.

ARTICOLO 10 (Trattamenti previdenziali e pensionistici)

1.
In sede di riordino della normativa previdenziale e pensionistica, la legge disciplina i trattamenti da attribuire al convivente, stabilendo un requisito di durata minima della convivenza, commisurando le prestazioni alla durata della medesima e tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali del convivente superstite.

ARTICOLO 11 (Diritti successori)

1.
Trascorsi nove anni dall’inizio della convivenza, il convivente concorre alla successione legittima dell’altro convivente, secondo le disposizioni dei commi 2 e 3.

2.
Il convivente ha diritto a un terzo dell’eredità se alla successione concorre un solo figlio e ad un quarto se concorrono due o più figli. In caso di concorso con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri, al convivente è devoluta la metà dell’eredità.

3.
In mancanza di figli, di ascendenti, di fratelli o sorelle, al convivente si devolvono i due terzi dell’eredità, e, in assenza di altri parenti entro il secondo grado in linea collaterale, l’intera eredità.

4.
Al convivente, trascorsi almeno nove anni dall’inizio della convivenza, e fatti salvi i diritti dei legittimari, spettano i diritti di abitazione nella casa adibita a residenza della convivenza e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla quota spettante al convivente.

5.
Quando i beni ereditari di un convivente vengono devoluti, per testamento o per legge, all’altro convivente, l’aliquota sul valore complessivo netto dei beni prevista dall’articolo 2, comma 48, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, è stabilita nella misura del cinque per cento sul valore complessivo netto eccedente i 100.000 euro.

ARTICOLO 12 (Obbligo alimentare)

1.
Nell’ipotesi in cui uno dei conviventi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, l’altro convivente è tenuto a prestare gli alimenti oltre la cessazione della convivenza, purché perdurante da almeno tre anni, con precedenza sugli altri obbligati, per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. L’obbligo di prestare gli alimenti cessa qualora l’avente diritto contragga matrimonio o inizi una nuova convivenza ai sensi dell’articolo 1.

ARTICOLO 13 (Disposizioni transitorie e finali)

1.
I conviventi sono titolari dei diritti e degli obblighi previsti da altre disposizioni vigenti per le situazioni di convivenza, salvi in ogni caso i presupposti e lemodalità dalle stesse previste.

2.
Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, può essere fornita la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella delle certificazioni di cui all’articolo 1, comma 2. La disposizione di cui al presente comma non ha effetti relativamente ai diritti di cui all’articolo 10 della presente legge.

3.
Il termine di cui al comma 2 viene computato escludendo i periodi in cui per uno o per entrambi i conviventi sussistevano i legami di cui all’articolo 1, comma 1, e le cause di esclusione di cui all’articolo 2.

4.
In caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere fornita, entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, da parte di ciascuno dei conviventi o, in caso di morte intervenuta di un convivente, da parte del superstite, la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella dell’iscrizione di cui all’articolo 1, comma 2, comunque successiva al triennio di separazione calcolato a far tempo dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale.

5.
I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalle disposizioni vigenti a favore dell’ex coniuge cessano quando questi risulti convivente ai sensi della presente legge. 6. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalla presente legge cessano qualora uno dei conviventi contragga matrimonio.

ARTICOLO 14 (Copertura finanziaria)

1.
All’onere derivante dall’articolo 11, pari ad euro 4 milioni e 600 mila per l’anno 2008 ed euro 5milioni a decorrere dall’anno 2009 si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma20, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, iscritta all’U.P.B. dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’anno 2007. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

mercoledì 7 febbraio 2007

Il cardinale Bertone: Chi giudica l'operato della Chiesa è ignorante

Il cardinale Bertone, numero due del Vaticano, è intervenuto in diretta alla trasmissione ‘Prima pagina’ su RadioTre.

Stamattina un nuovo assaggio della nuova politica vaticana che prevede una linea politica non negoziabile e non soggetta a contraddittorio. Intervenendo come un ascoltatore qualsiasi alla trasmissione 'Prima pagina' su radio tre, il cardinale Bertone, numero due del Vaticano, ha contestato duramente chi critica l'operato della chiesa in occasione del poliziotto ucciso allo stadio e ha invitato Baudo a stare zitto e non contraddire cosa fa la chiesa, dando dell'ignoranti a tutti gli ascoltatori, Baudo compreso, che si permettono di giudicare l'operato pontificio. Grande soggezione del giornalista conduttore, Gaspare Amedei, che non solo ha concesso un tempo triplo rispetto agli altri ascoltatori ma ha usato il tipico tono di deferenza con un risultato a tratti fantozziano.

Giorgio Lazzarini
redazione@gay.tv


http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=4933


Chi volesse ascoltare l'intervista di Gaspare Barbiellini Amedei a Bertone può scaricarla dal sito della rai http://www.radio.rai.it/podcast/F0009672.mp3

domenica 4 febbraio 2007

Una "quasi moglie" priva di diritti e umiliata dallo Stato

Adele Parrillo vicepresidente della Liff , www.liff.it, si batte perché altre donne e altri uomini non debbano subire le stesse ingiustizie e gira attraverso l’Italia per presentare il suo libro
di Maria Antonietta Schiavina



Di Adele Parrillo abbiamo sentito parlare subito dopo l’attentato del 12 novembre 2003 a Nassiriya, nel quale il suo compagno, Stefano Rolla, regista e sceneggiatore, è morto (insieme a lui hanno perso la vita 28 persone, fra cui 17 militari italiani e un cooperatore internazionale e, proprio in questi giorni, i presunti responsabili della strage, sono stati identificati tra i membri di una organizzazione aderente ad al Qaeda). Messa da parte per dare spazio ad altri drammi, questa storia, o almeno l’epilogo tanto triste quanto assurdo, ha trasformato una donna disperata, in un emblema vivente della lotta per i Pacs.

Sì, perché la Parrillo - autrice del libro testimonianza “Nemmeno il dolore” - non ha perso soltanto il compagno di vita, ma parte della sua vita, compreso il lavoro di sceneggiatrice che svolgeva per lui e la speranza, condivisa, di diventare mamma attraverso la fecondazione assistita.

Privata di colpo di qualsiasi diritto, “cancellata” dalla vita dell’uomo che amava e che l’amava, colpita al cuore e nella dignità, ogni volta che qualche funzionario le comunicava che il suo nome “non era nella lista delle vedove”, è stata anche, in una scena umanamente straziante e politicamente scandalosa, trascinata via di forza dalla cerimonia di commemorazione della strage a cui era andata come le altre vedove, convinta di poter piangere insieme alle mogli ufficiali, di essere considerata soltanto una persona disperata e non un’intrusa.

Per raccontare la sua vita con Stefano Rolla e quella dopo la sua morte, Adele Parrillo ha scritto un romanzo che è un manifesto civile. E dietro le 197 pagine, riempite con sorprendente forza poetica da una donna messa in ginocchio ma non annientata si legge, oltre che una bella storia d’amore, l’umiliazione del dolore negato, che trascina pagina dopo pagina, con il suo potente messaggio e sublima il valore dell’amore e della persona, al di là di ogni formula giuridica, con un’intensità che è difficile ignorare.

Un storia d’amore, di dolore, di rabbia, quella di Adele Parrillo e Stefano Rolla. Un libro crudo e anche molto tenero nei flashback, che riportano a galla i ricordi di una coppia che aveva l’unica colpa di non essere ufficializzata, ma soprattutto la denuncia di una donna che racconta a viso scoperto il boicottaggio riservatole da parte dello Stato.

Adele Parrillo stava insieme a Stefano da anni, si amavano profondamente e presto avrebbero voluto sposarsi.

Ma l’amore per la legge italiana non conta se non è sancito dal matrimonio, così lei si è trovata sola davanti al mondo e privata di ogni diritto.

Esclusa dai programmi di assistenza psicologica offerti ai familiari delle vittime dell’attentato e da ogni risarcimento economico, la sceneggiatrice “quasi moglie “ha perso anche i diritti del lungometraggio sulla missione militare italiana in Iraq a cui stava lavorando con Rolla.

Oggi, diventata vicepresidente della Liff (la Lega italiana famiglie di fatto), www.liff.it, si batte perché altre donne e altri uomini non debbano subire le stesse ingiustizie e gira attraverso l’Italia per presentare il suo libro, raccontando la sua storia, con dignità e senza rancore, cercando giustizia per lei e per tante donne - o uomini - ai quali, proprio perché non sono regolarmente sposati, la legge non permette di ufficializzare nemmeno il dolore.


Signora Parrillo, come mai ha deciso di fermare in un libro la sua esperienza?

«All’indomani della strage di Nassiriya, vedendo che lo Stato non riconosceva il mio legame con Stefano, trattandomi di fatto da fantasma, mi sono chiesta se davvero la nostra storia fosse esistita, se non si fosse trattato solo di un sogno, se ciò che era accaduto fra me e Stefano fosse stato vero o frutto della mia fantasia. Allora, per cercare di ricordare e fermare sulla carta i miei ricordi, ho iniziato a scrivere, ripercorrendo la mia, anzi la nostra storia».


Lei e Stefano eravate una coppia a tutti gli effetti. Perché avevate scelto di non regolarizzare la vostra unione?

«Quella di non sposarci - Stefano fra l’altro era vedovo - come ho scritto anche nel libro, non é stata una scelta, ma un insieme di occasioni che ci hanno impedito di realizzare i nostri progetti per tempo... Avevamo fatto apporre le pubblicazioni di matrimonio per ben due volte, ma il mio compagno era spesso fuori Italia per il suo lavoro e dovevamo rimandare continuamente la cerimonia... E poi, la cosa che contava di più per noi, era rappresentata da un figlio.... Io ero in cura e, un giorno sì e l’altro no, andavo in una clinica di Roma dove ci sono cinque embrioni congelati con il seme di Stefano, per sottopormi alle terapie. Oggi però penso che, se Stefano fosse vivo, a furia di rimandare il matrimonio, avremmo entrambi optato sicuramente per i Pacs».


Gli embrioni che avrebbero dovuto farvi diventare genitori, a questo punto non avranno dunque un futuro...

«Come tutti sanno, con la nuova legge approvata nel 2004, io - da single - non ne posso disporre e, anche se il mio compagno fosse vivo, essendo noi solo conviventi, non ci sarebbe permessa alcuna fecondazione assistita... Tant’è che moltissime coppie ormai vanno all’estero...».


Cosa le ha fatto più male dopo la scomparsa di Stefano?

«Il “disconoscimento” da parte dello Stato di quello che per me sarebbe stato il mio primo e unico matrimonio (era la prima volta, infatti, che vivevo more-uxorio con un uomo e mi sentivo a tutti gli effetti come sua moglie).


Chi ha cercato di darle una mano?

«Pochi amici fuori dal mio ambiente, quello del cinema. Primo fra tutti Maurizio Costanzo, l’unico che con molta semplicità, mi ha offerto un lavoro nella sua redazione, per il programma del pomeriggio su Canale 5. So che l’ha fatto esclusivamente per aiutarmi e di questo gliene sarò sempre grata. Così come sono grata alla senatrice Franca Rame, oggi per me una cara amica, che sta appoggiando calorosamente la mia battaglia: nel suo sito c’è addirittura l’invito ad acquistare il libro e a segnalare alla casa editrice le librerie che non ne hanno copie disponibili».


Dopo aver pubblicato “Nemmeno il dolore” ha ricevuto messaggi di solidarietà da altre donne - o uomini - che vivono la loro situazione di compagne e compagni di fatto?

«Sul mio blog:http://adeleparrillo.splinder.com/, ricevo continui messaggi di solidarietà da parte di donne e uomini, considerati mogli e mariti di serie B e, quando vado a presentare il libro, c’è gente che chi si commuove fino al pianto».


Qual è il pensiero più ricorrente, nei confronti del suo compagno, oggi che il problema dei Pacs si sta dibattendo sul tavolo della politica?

«Quello che Stefano sarebbe contento di me, di ciò che sto facendo. Lui ammirava la mia “forza” e la mia determinazione, quindi in questa lotta lui mi è accanto. Infatti... in un passo del libro dedicato a lui, dico esplicitamente, quando decido di andare “non invitata” alla commemorazione in chiesa al primo anniversario (pagina 182 n.d.r) “... da invisibile potrò vedere cose che gli altri non vedono e tu mi camminerai accanto”.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=72213

giovedì 1 febbraio 2007

PACS: passa il sì, Mastella contrario

Approvata la richiesta che impegna il governo a fare la legge L'Udeur vota il proprio testo e quelli di Udc e Forza Italia



Nel video Luca Volontè dell'UDC, nel corso del dibattito sulle mozioni antipacs, attacca duramente la militanza gay



ROMA — Alla fine vince la mozione dell'Ulivo, l'unica approvata su 8 presentate. Perché catalizza il voto di tutta l'Unione, compresa la Rosa nel Pugno che pure non ritira il suo testo. L'impegno a legiferare sulle coppie di fatto passa alla Camera con 301 voti contro 266 e 10 astenuti. Ma, nonostante il lavoro sotterraneo di diplomazia intentato da Dario Franceschini e compagni di Margherita e Ds, l'Udeur vota contro. E attorno al partito di Clemente Mastella si arrocca la Cdl per tentare di mettere in contraddizione la maggioranza. Non ci riesce, ma promette battaglia in Parlamento, una volta che il governo avrà presentato il disegno di legge sul quale stanno lavorando Rosy Bindi (Dl) e Barbara Pollastrini (Ds). Romano Prodi si dichiara «soddisfatto», ma ora chiede di «recuperare» l'Udeur lavorando con intelligenza alla nuova normativa che potrebbe essere presentata, per un primo giro di pareri, anche nel Consiglio dei ministri fissato domani. O al massimo in quello del 9 febbraio.

UDEUR NON CEDE — Ad un certo punto, nel primo pomeriggio, prima che si aprisse la discussione in aula, sembrava che l'Unione avesse recuperato gli udierrini con un'astensione che avrebbe comunque bloccato la sfida del centrodestra sui valori. Ma il ritiro delle mozioni da parte di Prc, Verdi e Pdci ha provocato la marcia indietro dell'Udeur che non se l'è sentita di farsi accomunare alla sinistra radicale. E così si è scelta la linea dura. Con gli applausi del centrodestra e il voto reciproco: l'Udeur che ha appoggiato le mozioni di Forza Italia, Udc e Lega e viceversa, con l'aggiunta di molti esponenti di An.

Per sfidare i cattolici dell'Ulivo il partito di Mastella ha presentato la sua mozione in parti separate, in modo da votare da sola la diffida a qualunque equiparazione tra le coppie etero e quelle omosessuali. Ma i cattolici della Margherita hanno fatto quadrato attorno all'Ulivo. Commento del capogruppo udierrino Mauro Fabris: «Dove stanno i teodem? Neanche di fronte a questo tema hanno avuto un sussulto di identità».

DISSIDENTI LAICI — Forza Italia, grazie alla mediazione di Enrico La Loggia, alla fine è riuscita a presentare una mozione unitaria, firmata dalla cattolica Isabella Bertolini e dall'ex radicale Benedetto Della Vedova. L'accordo è stato raggiunto sul fatto che della materia non doveva occuparsi il governo ma il Parlamento. Ma non sono mancati i «dissidenti» anche all'interno della Casa delle Libertà. In più votazioni si sono distinti alcuni gruppetti di laici che hanno votato in modo diverso rispetto ai loro partiti. Dentro Forza Italia, ad esempio, Margherita Boniver, Enrico Costa, Gaetano Pecorella, Stefania Prestigiacomo e Dario Rivolta. Un buon risultato ha incassato anche la mozione del Nuovo Psi con 169 voti.

Sul fronte opposto è da registrare la posizione della Rosa nel Pugno che, pur votando a favore della mozione dell'Ulivo, ha deciso di mettere ai voti anche il suo testo, pur sapendo che sarebbe stato bocciato. Del resto anche radicali e socialisti, come l'Udeur, ma per motivi opposti, non avevano firmato quelle 7 righe del programma dell'Unione sulle coppie di fatto.

MINISTRI AL LAVORO — Ora si attende che venga completato il lavoro sul testo che il governo dovrà presentare in Consiglio dei ministri. La Bindi, che lo sta redigendo insieme alla Pollastrini, ieri è intervenuta in aula tentando di rassicurare anche i contrari: «Non vogliamo ledere le prerogative del Parlamento, ma offrire un contributo di sintesi al libero confronto». Riprendendo l'invito del presidente Giorgio Napolitano ha parlato di «sintesi etica e culturale del nostro Paese», di «tutela dei diritti della famiglia e delle persone» e ha escluso il «riconoscimento delle convivenze in quanto tali». Infine: ha auspicato «un'ampia convergenza di Unione e Cdl in Parlamento». Insomma, un messaggio di pace che arriva quando la battaglia è appena cominciata.

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martedì 30 gennaio 2007

Delusi dal presidente

Si dimetta, a sostituirlo Ruini o il Papa


Il Presidente della Repubblica Napolitano, intervistato sullo spinoso dibattito riguardo le coppie di fatto decide di prendere posizione e si dice certo che si arriverà al dialogo, "tenendo conto delle preoccupazioni espresse dal Pontefice e dalle alte gerarchie della Chiesa".

L’associazione Articolo Tre e il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli sono delusi e contrariati dalle parole del Presidente Napolitano che, nella sua alta funzione, dovrebbe essere il primo garante della laicità e dell'indipendenza dello Stato, della sua sovranità e del rispetto di tutti i cittadini, comprese le minoranze.

Con queste gravi affermazioni Napoliltano rinnega la sua storia, che lo ha certamente visto in prima fila nelle battaglie di rinnovamento del diritto di famiglia e di dignità della donna, in favore di divorzio e aborto, e si schiera contro i diritti civili e in favore delle pretese discriminazioni di una confessione religiosa che non è “religione di stato” e che secondo la legge italiana (cui anche il Presidente è soggetto) dovrebbe astenersi dall'ingerenza nella vita politica nazionale.

Sarebbe onesto a questo punto dimettersi e chiamare a sostituirlo il presidente della Cei Ruini o il Papa. Almeno si porrebbe fine a una ridicola finzione e i cittadini italiani saprebbero chi li governa davvero.

Articolo Tre - Associazione Omosessuale - Palermo
Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli- Roma


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sabato 27 gennaio 2007

27 GENNAIO, PER NON DIMENTICARE L`OMOCAUSTO

(26/01/2007) Tante le manifestazioni in tutta Italia. Approvato il ddl Mastella contro la discriminazione che contempla anche l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Sabotatori sociosessuali. Così il regime nazista chiamava gli omosessuali. Il popolo tedesco doveva sopravvivere e moltiplicarsi. Noi froci non potevano avere figli e così ci appiccicavano un triangolo rosa e ci mandavano a morire nei campi di concentramento. Il 27 gennaio è il "Giorno della Memoria". Per non dimenticare i sei milioni di ebrei sterminati; ma anche i dissidenti politici, gli zingari, i testimoni di Geova. E gli omosessuali. 60mila persone furono processate per la violazione del paragrafo 175, di questi circa 10mila vennero internati nei campi di concentramento. Quest’anno una bella notizia accompagna il ricordo delle vittime. Il Consiglio dei ministri ha approvato all'unanimita' il ddl del ministro della Giustizia Clemente Mastella che reintroduce le norme del 1993 previste dal decreto Mancino sulla discriminazione razziale, etnica e religiosa. Norme che il governo Berlusconi aveva depenalizzato lo scorso anno e che ora contempleranno anche l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

TUTTE LE INIZIATIVE ITALIANE IN MEMORIA DELL'OMOCAUSTO

Ma del monumento alle vittime omosessuali del nazismo, che doveva sorgere a Roma, ancora non c’è traccia. "Mi auguro che il sindaco di Roma in occasione delle celebrazioni della giornata della memoria dia una concreta indicazione per la costruzione di un monumento per ricordare le vittime gay e transessuali sacrificate durante il nazifascismo - ha dichiarato Wladimir Luxuria, ricordando che nel 2004 era stata approvata, dalla giunta Veltroni, una mozione per la costruzione del monumento - Finora non risulta che siano cominciati i lavori. Spero che dal sindaco Veltroni arrivino indicazioni in questo senso in occasione proprio della giornata della memoria". In Italia monumenti in memoria dei perseguitati a causa dell’orientamento sessuale sono presenti a Trieste nella risiera di San Sabba e a Bologna nei giardini di Villa Canarini. Anche l´Homomonument nel centro di Amsterdam, quello di Berlino, di San Francisco e di altre città ricordano le vittime gay e transessuali (tutti i monumenti delle persecuzioni omofobe).

si ringrazia Arcigay
redazione@gay.tv

OMOCAUSTO, L'ORRORE INGOIATO DALLA MEMORIA >>>
Durante il nazismo brutalità, esperimenti, umiliazioni sugli omosessuali. Ma per Ratzinger quell'orrore non è mai esistito.

La testimonianza di un omosessuale sopravvissuto ai campi di concentramento. Una voce per troppo tempo azzittita dal silenzio della storia.

"[A Sachsenhausen, nda] Il nostro blocco era occupato esclusivamente da omosessuali, e ogni ala aveva circa 250 detenuti. Potevamo dormire solo in camicia da notte e con le mani fuori dalle coperte, perché "Voi brutti froci siete sempre arrapati". Bisogna tener presente che le finestre erano ricoperte da uno spesso strato di ghiaccio. Per punizione, chi veniva sorpreso a letto in mutande o con le mani sotto le coperte - quasi ogni notte venivano fatti dei controlli - veniva portato all’aperto, dove gli rovesciavano addosso alcuni secchi d’acqua, per poi lasciarlo là in piedi per un’ora buona. Ben pochi sopravvivevano… E noi, uomini dal triangolo rosa, eravamo veramente dei criminali, dei depravati, dei "degenerati" che arrecavano danno alla comunità? L’ordine del governo nazista di fare piazza pulita degli omosessuali, dei "degenerati", in tutto il territorio del Reich e di annientarli, di liquidarli fu eseguito docilmente e con gioia sadica dalle SS. Ma non volevano annientarci subito: prima di morire dovevamo subire crudeltà e brutalità, razioni da fame e lavori massacranti, sevizie tormentose….[A Flossenbürg, nda] Grazie alla mia amicizia con l’anziano del blocco, il mio kapò mi assegnò a dei lavori più leggeri nella cava, che però erano comunque abbastanza pesanti. Ciò che mi permise di reggere questo lavoro estenuante furono le razioni di cibo che mi passava di nascosto il mio amico. Noi uomini dal triangolo rosa, agli occhi degli altri detenuti, continuavamo ad essere gli "sporchi froci", mentre gli stessi che ci ingiuriavano e condannavano in questo modo si guardavano bene dal disturbare le relazioni dei kapò con i giovani polacchi, limitandosi ad accettarli come naturali, magari sorridendo o addirittura con una punta benevola di approvazione…. Le pratiche omosessuali di due "normali" venivano minimizzate come pratiche di compensazione, ma se due omosessuali facevano la stessa cosa col consenso reciproco, allora era una "porcata", una faccenda "sporca e disgustosa". Ovviamente avevo ben chiara una cosa: la mia volontà di sopravvivere alla prigionia nel lager era fortissima, ma per sopravvivere tra quelle bestie delle SS dovevo pagare un prezzo molto elevato. E questo prezzo erano i miei principi morali, l’educazione e l’onore. Lo sapevo bene e ne soffrivo, ma senza queste relazioni con i vari kapò oggi non sarei vivo. Nell’autunno del 1941 il reparto costruzioni del lager di Flossenbürg fu assegnato ad un nuovo Kommandoführer delle SS che era stato trasferito da un altro campo di concentramento… Alcuni di noi portavano il triangolo rosa, e quando ci presentavamo davanti a lui, per prima cosa ci sputava in faccia per esprimere in modo inequivocabile il suo profondo disprezzo per gli omosessuali. Agli omosessuali che non stavano abbastanza eretti o che non rispondevano velocemente dava un colpo di bastone in pieno viso, così forte da farli cadere in terra sanguinanti e con due o tre denti spezzati….Su ordine del comandante supremo delle SS Heinrich Himmler, nel campo di concentramento di Flossenbürg, l’estate del 1943, fu allestito un bordello per detenuti [...]. Per quanto riguardava noi detenuti omosessuali, Himmler aveva disposto che fossimo obbligati a frequentarlo regolarmente per guarire dal nostro orientamento omosessuale. [...] Il Lagerführer mi ordinò per tre volte di recarmi al bordello, e la cosa mi risultò non solo imbarazzante ma anche straziante…Nella prima fase dopo il rientro, non provavo nessun bisogno di raccontare la mia storia ad altre persone. Ma col tempo questo isolamento divenne penoso e triste".

[HEGER Heinz (pseudonomo di Josef Kohout), Gli uomini con il triangolo rosa. La testimonianza di un omosessuale deportato in campo di concentramento dal 1939 al 1945, ed. it., Torino-Milano, Sonda, 1991]




http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3544

lunedì 22 gennaio 2007

Gay con figlia in tv, teo-dem scandalizzati

di Roberto Brunelli


Aiuto, una coppia di omosessuali devasterà l´italica televisione. Due uomini che, orrore degli orrori, alleveranno una bambina. Le invocazioni del Papa, di cardinal Ruini e della senatrice Binetti sono rimaste inascoltate in casa Rai: per colpa di un noto agitatore, Lino Banfi, e con l´aiuto di un pirata malese, Kabir Bedi, l´istituto della famiglia viene aggredito frontalmente sin nel tepore dei salotti degli italiani, minando alla base il concetto stesso di civiltà.
Alt: facciamo un passo indietro. La notizia, autorevolmente anticipata da Tv Sorrisi & Canzoni, è che nell´imminente quinta stagione della fiction Un medico in famiglia (in onda da marzo su Raiuno, Vaticano permettendo) l´omosessuale Oscar (interpretato da Paolo Sassanelli), finora single, si fidanzerà con Max (Alessandro Bertolucci), il quale ha pure una figlia, Agnese, che i due tireranno su insieme. Il tutto all´ombra del mitico nonno Libero (Lino Banfi, appunto), che se la vedrà col suo nuovo vicino di casa, l´indiano Kabir Bedi (un immigrato!), già celebre interprete di Sandokan (e dunque potenziale terrorista).

Signore e signori, per quanto possa sembrarvi bizzarro, per la prima volta una coppia gay con prole fa ingresso in un serial italiano. Oltretutto, il serial più rassicurante, lontano ere siderali da ben più avanzati e complessi modelli americani, come The L Word o Sex and the City. Solo che, diabolicamente, lo fa proprio mentre infuria la polemica su Pacs e similari, poche settimane dopo i feroci scontri seguiti alla fiction Il padre delle spose: quella, guarda un po´, con Banfi protagonista e produttore (ma allora, commentano i maligni, qui c´è il dolo!), padre di una ragazza (sua figlia anche nella realtà) sposatasi a un´altra ragazza nella Spagna di Zapatero.

Anche ora «neocon» e «teodem» si sono già scatenati, secondo un copione più rigido di quelli della più prevedibile telenovela. Per prima è la Alessandra Mussolini a consegnare alle agenzie di stampa il suo articolato pensiero: «Sembra che la Rai debba indottrinare gli italiani. Ci stanno facendo il lavaggio del cervello...». Conclude la segretaria di Azione Sociale che ormai si discriminano «i normali» e gli «eterosessuali».

Segue a ruota la senatrice Maria Burani Procaccini, di Forza Italia, che parla di «uso strumentale, culturalmente povero, di una tematica assai delicata come quella dei rapporto fra omosessuali: penso che queste cose siano molto pericolose per le figure identitarie necessarie e per la crescita psicologica dei bambini».

Terza, e curiosamente assonante con la Mussolini, la senatrice magheritina Paola Binetti: «C´è il rischio che d´ora in avanti gli unici discriminati siano i single». Poi parla di «massima criticità» per la presenza «di una bambina all´interno di una coppia omosessuale», e del fatto che, continuando su questa strada, in tv «l´unico grande assente» finisce per essere «la famiglia nella normalità» (bizzarro, detto da lei, che in una recente intervista ha affermato di non essere contraria alla mortificazione del corpo...).

Tocca al solo Beppe Giulietti, Ds, difendere il buon senso: «Non spetta ai politici comporre i palinsesti e i copioni della fiction. In tutta Europa, e non da oggi, ci sono stati e ci saranno film, canzoni, spettacoli, libri e fiction dedicati alle tematiche della coppie di fatto e della sessualità. Peraltro, questo accade già da qualche secolo».

Ultimo dubbio: non sarà che quella del simpatico Lino è una subodola strategia? Solo pochi giorni fa l´attore ha rivendicato con orgoglio la scelta di realizzare Il padre delle spose: «Ricevo lettere di ringraziamento da tutta l´Europa. Ho capito che la gente apprezza gli argomenti tosti». I «teo-neo-con-dem» (anche nella variante nera) sono avvertiti: sarà scontro di civiltà tra Lino Banfi e la senatrice Binetti?


http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=62948

Francia, è morto l'Abbé Pierre

Aveva 94 anni, era uno dei personaggi più popolari del Paese
Sempre su posizioni progressiste, ha sostenuto le unioni omosessuali

Nel 2005 ammise di aver avuto rapporti sessuali con una donna dopo l'ordinazione




PARIGI- E' morto l'abate Pierre, simbolo del cattolicesimo francese. Aveva 94 anni. Il religioso è deceduto durante la notte nell'ospedale Val de Grace di Parigi dove era ricoverato dallo scorso 15 gennaio. La notizia è stata diffusa dal Martin Hirsch, presidente di Compagnons d'Emmaus Francia, l'organizzazione per i poveri e i rifugiati, fondata dall'abate nel 1949.

Henri Groues, detto l'Abbè Pierre, prese gli ordini religiosi nel 1938 e, durante la seconda guerra mondiale, partecipò alla resistenza francese salvando numerose vite e favorendo la fuga di ebrei e perseguitati politici verso Svizzera o Algeria.

"L'Abate ci ha lasciato alle 05:25" ha aggiunto Martin Hirsch annunciando la morte del religioso che era stato ricoverato per una infezione polmonare. L'Abbè Pierre era uno dei personaggi più popolari della Francia.

Nell'ottobre 2005, fece scalpore per l'ammissione di un rapporto sessuale con una donna dopo l'ordinazione e per il suo appoggio alle unioni omosessuali.

Addolorata la prima reazione del presidente Jaques Chirac: "Tutta la Francia è profondamente commossa. Abbiamo perso un'immensa figura, una coscienza, un uomo che impersonificava la bontà"

(22 gennaio 2007)

domenica 21 gennaio 2007

Bresso: Il mio no al Partito Democratico? Qui c'è la Binetti, servirebbe Zapatero

"Sono stata al seminario di Orvieto sul Pd.
E non ho capito perché due partiti l'un contro l'altro armati siano così convinti di doversi unificare"








ROMA — Sorprende che sia proprio lei a dire no: per il partito democratico sembrava tagliata su misura. «Non ho mai avuto la tessera del Pci. Da ragazza ero nella federazione giovanile repubblicana, poi mi sono iscritta al partito radicale sull'onda della battaglia per divorzio e aborto. Nel partito sono entrata dopo la svolta di Occhetto».
Presidente della Provincia di Torino, europarlamentare, nel 2005 Mercedes Bresso strappa alla destra il Piemonte. Qualche giorno fa, Repubblica scrive che non parteciperà al dibattito congressuale dei Ds, e non entrerà nel partito democratico. L'altro ieri non era a Roma, in direzione, ma a Berlino, in un altro tipo di bufera. «Fassino si è
irritato moltissimo. Mi ha rimproverato di non averlo avvertito. Ma io gli avevo espresso tutte le mie perplessità su come si vuol costruire il nuovo partito; e gli avevo detto che, stando così le cose, non me la sentivo di farne parte. Si vede che mi sono spiegata male. Piero dice che è l'unica strada. Chiamparino è d'accordo con lui. Io no».



«Sono stata al seminario di Orvieto sul Pd. E non ho capito perché due partiti l'un contro l'altro armati siano così convinti di doversi unificare. Oltretutto lo scontro non è semplicemente tra Ds e Margherita, ma coinvolge correnti e personaggi diversi, su ogni questione possibile. Ero curiosa di conoscere la Binetti. A Orvieto abbiamo parlato dei Pacs, lei mi ha fatto un lungo discorso, ma temo di non averlo compreso. Mi ha spiegato che è possibile tutelare alcuni diritti, tipo la pensione di reversibilità e l'assistenza in ospedale, purché non ci sia alcun riconoscimento pubblicistico ... sinceramente non ho capito cosa volesse dire. Ora, già è complicato che la Binetti e io stiamo nella stessa coalizione. Come potremmo stare nello stesso partito?».



Dice la presidente del Piemonte che «le difficoltà del governo certo non aiutano. Ma non aiuta neppure l'atteggiamento di
Prodi, che dovrebbe essere il leader, l'unificatore. Siamo sicuri che nel '98 Prodi sia caduto solo perché non aveva un grande partito di riferimento? Io non credo. L'altro giorno alla Cattolica ha detto che si considera più vicino ad Aznar che a Zapatero. Io invece mi considero molto più vicina a Zapatero che ad Aznar. Sento denunciare il rischio di una "deriva zapaterista". Magari ci fosse davvero, una simile deriva! Zapatero è un liberal, in economia come nei diritti civili. Uno che fa un governo composto per metà da donne». Condivide anche le nozze tra omosessuali? «Non avrei nulla in contrario. Si allarga un diritto ad alcuni senza restringerlo ad altri. Ma mi dicono che in Italia non si può, che abbiamo una tradizione diversa. Se è per questo, anche la
Spagna è un paese cattolico, non è mica l'Olanda. Comunque, mi rendo conto che in un governo di coalizione si deve cercare un accordo, trovare un compromesso. I movimenti gay sono stati ragionevoli, hanno rinunciato a posizioni radicali. Ma nell'Ulivo ci sono forze che non intendono transigere su nulla: sui Pacs come sulla ricerca scientifica,
sulla fecondazione assistita, sulla laicità dello Stato, su cento altri argomenti. Amato dice che si deve trovare una linea comune. Giusto. Ma molto difficile».



«Prodi non è di grande aiuto neppure a sciogliere il nodo della collocazione internazionale del nuovo partito.
Fassino fa bene a dire che il Pse è un approdo obbligato; ma la Margherita lo esclude. Io sono legata alla tradizione socialista. In Europa come in America Latina, da Blair a Lula e alla Bachelet, il riformismo viene dall'area socialista e socialdemocratica.



Però Prodi dice che il più europeista di tutti è Bayrou, che a Strasburgo siede nel gruppo liberaldemocratico. Ma Bayrou è un noto opportunista, sempre alla ricerca di uno spazietto elettorale. In Francia io sto con
Ségolène Royal».



In comune hanno in effetti un nome di antica
tradizione cattolica: Marie-Ségolène, santa della Lorena, per la Royal; mentre Mercedes viene dal santuario sanremese di Nuestra Señora de la Mercedes, cui i genitori della Bresso erano devoti. «Io non ho nulla contro i cattolici. Osservo che nella Margherita ce ne sono di diversi tipi: alcuni vengono dalla sinistra Dc, altri avevano come riferimento Oscar Luigi Scalfaro che di sinistra proprio non era. Poi ci sono i
teo-dem, gli ex liberali, gli ex repubblicani; tutti guidati da un ex radicale. Ecco, l'impressione è che il partito democratico sarebbe una grande Margherita, resa ancora più confusa e divisa dall'arrivo della componente socialista e di quella ex comunista. Fassino dice che dobbiamo unire i riformisti. Ma non è meglio restare ognuno nella
propria casa? Anziché appiccicare pezzi diversi mascherando un'intesa che non c'è, non è più onesto che ciascuno si presenti agli elettori con le proprie idee? "Partito" implica una parte, non il tutto. Ho letto i documenti dei saggi. Interessanti, ben scritti. Ma un partito non nasce così».



La Bresso non chiude tutti gli spazi. Non è nel suo carattere e neppure nel suo interesse, avendo una Regione da amministrare. «Tanto mi dicono che il nuovo partito si fa nel 2009; quindi c'è tempo. Il congresso Ds? Non ho vocazione per le battaglie congressuali. Sono rappresentazioni per il pubblico; tutto si decide prima. Non mi riconosco nella sinistra interna, se dovessi decidere
votare sosterrei Fassino; per il momento, me ne sto in disparte. Ds e Margherita sono i principali partiti della mia giunta, continuerò a cercare punti comuni: sulla Tav ad esempio si deve andare avanti, come mi pare debba avvenire anche a Vicenza. Ma non vedo quell'entusiasmo necessario a un'impresa faticosissima come creare un nuovo partito: non
è che si può gettare il cuore oltre l'ostacolo. Abbiamo già cambiato fin troppi nomi e simboli. E poi i Ds non sono così male. Stanno emergendo personalità che, se restassimo uniti tra noi, potrebbero liberare tutte le loro energie...».



Aldo Cazzullo





Piero si è irritato, dice che non l'ho avvertito. Ma io gli avevo espresso tutte le mie perplessità su come si vuole costruire il nuovo soggetto politico. Si vede che mi sono spiegata male



L'impressione è
che la fusione tra Ds e Dl possa portare a una grande Margherita, resa solo più confusa dall'arrivo della componente socialista e di quella ex comunista





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mercoledì 17 gennaio 2007

«Il gene dell'omosessualità servirà a migliorare l'uomo»

L'ipotesi evolutiva pubblicata dalla rivista scientifica «Nature». «Maggiori capacità di fecondare»
I ricercatori Usa: la variante gay più bella e più forte

di Giuseppe Remuzzi



«In somma sappi che tutti fur cherci e litterati grandi e di gran fama, d'un peccato medesmo al mondo lerci» . Dante nell'Inferno fa di Brunetto Latini la figura dominante del girone dei sodomiti, peccato gravissimo per la morale religiosa di allora.

E se i geni associati all'omosessualità servissero al benessere dell'uomo? L'omosessualità è abbastanza diffusa, nell'uomo e in altre specie animali. Ma le basi genetiche e le ricadute sull'evoluzione sono poco conosciute. Ricercatori del Tennessee e di Santa Barbara hanno messo a punto un modello matematico (il lavoro è pubblicato su Proceedings of Royal Society di Londra, ripreso da Nature di questi giorni) che aiuta a capire come il gene associato all'omosessualità, se c'è, abbia potuto diffondersi.

Andiamo con ordine.

Il gene (o i geni) dell'omosessualità non sono stati identificati, ma c'è evidenza che la tendenza ad essere omosessuali sia genetica. Di due gemelli identici se uno è omosessuale è possibile che lo sia anche l'altro, ma non vale per due fratelli che non siano gemelli. Ma com'è che il gene legato all'omosessualità si è diffuso nella popolazione se la loro non è un'attività sessuale che porta a riprodursi? C'è una spiegazione sola: che il gene «gay» sia utile all'evoluzione della specie.

Ma facciamo un passo indietro. Di ciascun gene in ogni cellula dell'uomo c'è quello che viene dalla mamma e quello del padre. Delle volte sono uguali, e si dirà che l'individuo è omozigote. Più spesso l'allele del padre e quello della madre sono diversi (si è eterozigoti per quel gene) e lo saranno le corrispondenti proteine. È così che la specie varia ed evolve, è così che cambia il colore degli occhi o dei capelli dai genitori ai figli. Fra gli omosessuali ci sono gradi diversi di comportamenti e di capacità di riprodursi. Un comportamento solo omosessuale è di chi eredita il gene «gay» sia dalla madre che dal padre. Comportamenti intermedi sono di chi eredita un solo gene «gay». Ogni tipo di trasmissione prevista dal modello ha un suo costo e un suo beneficio. Costo è la perdita della capacità di riprodursi. Beneficio è per esempio l'aspetto fisico: chi ha un gene «gay» potrebbe essere più attraente fisicamente o più capace di fecondare. Questo darebbe un vantaggio riproduttivo e consentirebbe al gene di diffondersi. Proprio come si è diffusa la talassemia là dove c'è la malaria. Gli omozigoti per il gene della talassemia danno una malattia grave. Ma se si eredita una copia sola del gene, si è un po' anemici ma si diventa più resistenti alla malaria nelle zone dove è endemica. Così chi eredita un gene solo ha più probabilità di sopravvivere e di riprodursi. Intanto però la talassemia si diffonde. Fuori di metafora, a lungo andare la variante «gay» potrebbe persino prevalere. Se fosse così, molti potrebbero avere qualche tendenza omosessuale, ma essere più belli e più forti. E più fertili. È un'ipotesi, deriva da modelli matematici estremamente sofisticati, ma resta un'ipotesi che potrebbe tuttavia avere a che fare con la sopravvivenza della specie. Oggi il 20% delle coppie non riesce ad avere un bambino (e nel 50% dei casi potrebbe dipendere dall'uomo). I dati sulla qualità del seme maschile sono preoccupanti. Una ricerca fatta qualche anno fa ha dimostrato che la concentrazione degli spermatozoi nel liquido seminale si è ridotta del 50% dal 1938 al '90, ed è ancora meno oggi. Le cause vanno dall'inquinamento da pesticidi all'uso smodato di farmaci che finiscono nelle acque superficiali.

Se fosse vero che chi ha almeno un gene «gay» ha più possibilità di fecondare di chi non ce l'ha, sarebbe il modo per la specie di difendersi. Che il gene «gay» sia associato a più fecondità è suggerito da un lavoro di ricercatori dell'Università di Amsterdam di qualche anno fa. Che da quel gene dipenda il futuro dell'umanità non è detto. Ma non è nemmeno detto il contrario.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=71905

lunedì 15 gennaio 2007

La Sacra Rota assediata dai gay

Sempre più gay chiedono alla Chiesa di dichiarare nulle le loro nozze
di GIACOMO GALEAZZI


CITTA’ DEL VATICANO Sempre più gay chiedono alla Chiesa di dichiarare nulle le loro nozze. «Prima, dichiararsi omosessuali, era tabù - osserva monsignor Giovanni Battista De Filippi, sessantacinque anni, ex presidente del tribunale ecclesiastico del Piemonte e attuale giudice della Rota Romana -. Periti psicologi e consulenti medici attestano se il grado in cui si manifesta questa tendenza possa effettivamente rendere nulle le nozze». A pochi giorni dall’apertura dell’Anno Giudiziario presso il Tribunale Apostolico della Rota Romana (è previsto per la fine del mese) si registra un nuovo fenomeno: sempre più coppie regolarmente sposate chiedono la cancellazione del matrimonio per andare a vivere con l’amico o l’amica.

Lo sdoganamento

Non che i giudici rotali diano con ciò il via libera ai Pacs, ma è evidente che se viene dimostrata la incapacità di assumersi gli impegni che derivano dal matrimonio lo scioglimento deve essere concesso. «Alcune persone che si presentano da noi non possono realizzare altro che una relazione gay in quanto la volontà non riesce a dominare la tendenza istintiva - precisa il giudice rotale De Filippi -. Ci sono anche coniugi che si rivolgono a noi per aver scoperto l’omosessualità del marito o della moglie. E’ fondamentale valutare se questa condizione sussisteva già al momento delle nozze o si è disvelata nel corso del matrimonio. Per l’annullamento serve che il coniuge fosse già gay al momento in cui ha assunto gli obblighi matrimoniali». Sull’aumento delle cause per omosessualità incide il mutato clima culturale. «Faccio il giudice da tre decenni, ho iniziato a Torino nel 1972 e all’epoca quasi nessuno adduceva questa motivazione, adesso le cose sono notevolmente cambiate», evidenzia De Filippi.

Emblematico il caso di un omosessuale di Padova che davanti al Tribunale Apostolico ha dato una sua personale interpretazione del Vangelo, dicendo: «Gesù Cristo non specifica che io devo amare ad ogni costo una donna, importante è amare qualcuno».

Una rivoluzione. «In passato - continua monsignor De Filippi - nelle nostre sentenze occorreva stare attenti a qualificare qualcuno come omosessuale perché si rischiava di finire davanti al tribunale penale - sottolinea monsignor De Filippi -. Quando a promuovere la causa di nullità era l’altro coniuge, nelle motivazioni si cercava di sfumare questa condizione. Oggi la parola “gay” non è più proibita». Un pericolo che riguardava anche i periti che potevano essere chiamati a rispondere penalmente oppure essere sospesi dalla professione per aver usato la definizione di omosessuale.

Voglia di sacramenti

Cause gay a parte, una nota per così dire «positiva» è data dal fatto che tra le richieste di scioglimento parecchie siano dettate dal desiderio di tornare a ricevere i sacramenti. Un esempio arriva dalla Polonia. «In quella vicenda - raccontano alla Sacra Rota - non ci sarebbero stati grandi elementi per dichiarare nullo il matrimonio, ma la richiesta è arrivata da un padre che desiderava regolarizzare la sua situazione religiosa per poter ricevere la comunione in Chiesa insieme ai figli. Abbiamo concesso lo scioglimento, facendo prevalere la richiesta morale».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=71867

mercoledì 10 gennaio 2007

PACS: le speranze di Caserta

(08/01/2007) L`Unione si riunisce nella reggia più bella d`Italia per dare uno slancio riformista all`azione del Governo Prodi. E` l`ora di mettere giù le carte. Anche sul Pacs.


Il 31 Gennaio scade la data entro la quale il Governo Prodi ha promesso di presentare un disegno di legge per le coppie di fatto. Promessa fatta quando, durante l'approvazione della finanziaria, fu scritta sulla legge una discriminazione grave che esclude i partner conviventi dall'esenzione della tassa di successione per i patrimoni inferiori al milione di euro (leggi tutta la storia »). E' bene non dimenticare infatti che il centrosinistra si è fatto legislatore di una discriminazione riassumibile nello schema di seguito, che dimostra come le persone omosessuali, impossibilitate ad accedere all'istituto matrimoniale e dunque impossibilitate a comparire nello status di 'coniugi' nel diritto di successione, debbano pagare più soldi per ereditare i patrimoni minori in qualità di partner conviventi. Mentre invece se si è ricchi, omosessuali ed etero pagano lo stesso nella tassa di successione.

ESEMPIO

IMMOBILE VALORE >>

€ 400.000,00

CONIUGE SPOSATO PARTNER CONVIVENTE

imposta successione

0

8% (€32.000,00)

ipoteca castastale

€ 336,00

3% (€12.000,00)

TOTALE

€ 336,00

€ 44.000,00


Vista la grave discriminazione, il Governo si è impegnato, in sede di Commissione Giustizia del Senato, a presentare un disegno di legge per regolare i diritti delle persone facenti parte delle coppie di fatto. Non di Pacs si tratta, in effetti. Anche se ormai la terminologia è andata a farsi benedire. Ma ricordarlo è un obbligo, soprattutto per un media glbt: il centrosinistra non sta legiferando per i Pacs, ma per molto meno e cioè per una legge che tuteli le persone, non riconoscendo tuttavia il soggetto coppia di fatto come soggetto avente diritto. Il sogno di avere un Pacs in Italia, come in Francia (dove invece ora si parla di andare oltre il Pacs e cioè verso una parificazione del matrimonio), è svanito nel dicembre 2005, come su questo sito abbiamo sempre spiegato (leggi »).

Comincia Giovedì 11 a Caserta un plenum di Governo per fare il punto della situazione sulle questioni che il Paese deve affrontare nell'anno entrante. Un tentativo di Prodi di dare una svolta riformista all'azione del suo esecutivo, come richiesto recentemente da Fassino. Sul tavolo questioni delicate: riforma pensioni, legge elettorale, liberalizzioni.
Barbara Pollastrini, Ministro delle Pari Opportunità, ha promesso che a Caserta presenterà davanti a tutti i Ministri il testo che dovrebbe consentire al Governo di mantenere la promessa di un disegno di legge entro il 31 Gennaio.
Dall'Unità di oggi 8 gennaio: Barbara Pollastrini «Abbiamo lavorato tenendo sempre presente il programma dell’Unione - spiega il professor Stefano Ceccanti, capo dell’Ufficio legislativo delle Pari Opportunità -. Riconoscere diritti e doveri agli individui che convivono in una coppia di fatto: questo è lo spirito della legge». Ci sarà un registro presso i comuni, dove le coppie - senza distinzione di sesso - potranno iscriversi e tale registrazione varrà come prova (ma non come condizione indispensabile), della convivenza per l’attivazione di diritti e doveri tra cui, ad esempio, reversibilità della pensione, assegno familiare anche dopo la separazione per l’ex convivente più debole economicamente, assistenza ospedaliera, permessi di visita in carcere, possibilità di subentrare nei contratti di affitto.

La speranza è che il Governo avanzi compatto, perché sebbene è legittimo e doveroso sottolineare, come fanno legittimamente i Teodem e cioé i cattolici intransigenti dell'Unione, l'Opus Dei Sen. Binetti in primis, che su temi di questo genere è il Parlamento che deve esprimersi, è pur vero che come si può accettare un maxi-emendamento vergognoso imposto dal Governo al Parlamento per la recente Finanziaria, non si vede perché non si possa accettare un disegno di legge con cui il Governo suggerisca al Parlamento di legiferare sulle coppie di fatto. Nessuno scandalo dunque se sarà proprio l'esecutivo di Romano Prodi a dare il suo imprinting ad una legge Pacs. Anzi.
Piuttosto la vera domanda che ci sorge spontanea e cristallina, come le meravigliose cascatelle d'acqua che adornano i giardini di quella magnifica opera umana che è la Reggia di Caserta dove il Governo si riunisce è: questo Governo è riformista? Il Governo Prodi è un governo che darà la sua spallata riformista alla storia di questo nostro paese? Si spera davvero di sì. Si spera che questo Governo mostri i muscoli, che prenda a schiaffi i comunisti che vogliono abbassare l'età minima pensionabile sì da lasciare a pancia piena i 55enni di oggi e prospettare un futuro da barboni ai 30enni di oggi: e che metta mano dunque allo scaglione della riforma Maroni, diluendolo, ma portando l'età pensionabile a 60 anni, perché cristosanto a 60 anni un uomo oggi è più che vivo è più che produttivo è più che meritevole di contribuire con il suo lavoro alla società. Si spera che questo Governo mostri il bastone necessario verso quell'area mafiosetta (un po' meridionaloide e settentrionaloide al contempo) pronta a difendere le caste (come altrimenti chiamare le corporazioni che ingessano il nostro paese): e che lasci a Bersani il potere di compiere le liberalizzazioni più urgenti, avvocati, notai, giornalisti, assicurazioni, farmacisti, ma soprattutto telecomunicazioni e banche! Si spera che questo Governo mostri i suoi attributi ai cattolici sedicenti teodem, a quella lobby vaticanista pronta a dar guerra in Parlamento contro i diritti delle persone omosessuali e contro una legge che difenda i diritti delle persone facenti parte di coppie di fatto. Per quanto nessuno lo dica infatti, perché c'è un Rutelli di mezzo che si dice riformista e poi è contro i Pacs e al contempo i comunisti che difendono i Pacs ma non si dicono riformisti, in realtà la regolamentazione di nuove forme di convivenza è quanto di più riformista questo governo possa fare in materia di diritti civili. Un disegno di legge sulle persone facenti parte di coppie di fatto sarebbe un grande segnale di riformismo per il Governo Prodi e toglierebbe ai gruppuscoli parlamentari che si vanno scomponendo anche all'interno dei partiti (nei Ds in primis, con Salvi della sinistra Ds che traffica per far sua in Commissione Giustizia la vicenda Pacs) una materia esplosiva che potrebbe condurre lo stesso Governo ad implodere.
Sicché a Caserta giungono zampillanti e ottimistiche le nostre magre speranze di avere una piccola legge di dignità civile per questo nostro paese bisognoso di mille e più riforme.

Giuliano Federico

http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3491

lunedì 8 gennaio 2007

PACS l'intesa è vicina. E il Senato brucia i tempi

Salvi (DS): «Se il governo presenterà un testo condiviso il relatore lo assumerà come proprio e su quello si discuterà, se non sarà così allora entro un mese prevedo di arrivare ad un testo unificato»
di Maria Zegarelli / Roma



NEL PROGRAMMA DELL’UNIONE in cinque righe si gettano le basi per la futura regolamentazione delle unioni di fatto. Tutti (o quasi) d’accordo, ma non si parli di Pacs. Il ministro Pollastrini porrà il tema a Caserta. Il disegno di legge del governo pronto entro il 31 gennaio

Unioni civili si parte davvero: mercoledì Commissione Giustizia del Senato. In attesa del conclave di Caserta, del disegno di legge del ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini - già consegnato il 15 dicembre scorso ai tecnici del ministero della Famiglia - il Parlamento brucia i tempi a avvia il dibattito, a costo di far sospettare uno «sgarbo» verso l’esecutivo. «Nessuno sgarbo - chiarisce Cesare Salvi,ds, presidente della commissione Giustizia e relatore di maggioranza delle proposte di legge depositate a Palazzo Madama -. Si tratta di un punto del programma dell’Unione, di un impegno preso con l’elettorato, quindi adesso si deve procedere». Si inizia dal Senato, lo scoglio più difficile da superare, con maggioranze risicatissime e teodem pronti alla guerra. «Se la legge passerà sarà con una maggioranza mista. Dipende dal governo», avverte Salvi, che spiega:«Se il governo ci lascerà lavorare in pace allora faremo una buona legge, come abbiamo già dimostrato in questi mesi». Polemiche con Palazzo Chigi? «No, se il governo presenterà un testo di legge condiviso il relatore lo assumerà come proprio e su quello si discuterà, se non sarà così allora entro un mese prevedo di arrivare ad un testo unificato su cui la commissione possa lavorare». Le proposte di legge sul tavolo della commissione sono diverse (19 quelle depositate durante questa legislatura), tra cui quelle di Rc, Verdi, Ulivo, Ds e Fi. A preferire l’iniziativa parlamentare rispetto a quella governativa, d’altra parte, ci sono anche il ministro della Giustizia Clemente Mastella, (Udeur) e parte dell’Idv del ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Franco Giordano, segretario di Rc, che sarà a Caserta, dice: «Se dipendesse da noi questo governo farebbe subito i Pacs. Il programma però su questo punto ha raggiunto una mediazione in termini di riconoscimento dei semplici diritti per quei cittadini che scelgono l’unione civile o che non possono legalmente sposarsi. Sia chiaro che dal programma non arretreremo di un millimetro».

Barbara Pollastrini, dal canto suo, annuncia che giovedì a Caserta si parlerà di Pacs ed è probabile che il testo verrà sottoposto politicamente all’attenzione del plenum di ministri e leader dell’Unione. «Abbiamo lavorato tenendo sempre presente il programma dell’Unione - spiega il professor Stefano Ceccanti, capo dell’Ufficio legislativo delle Pari Opportunità -. Riconoscere diritti e doveri agli individui che convivono in una coppia di fatto: questo è lo spirito della legge». Ci sarà un registro presso i comuni, dove le coppie - senza distinzione di sesso - potranno iscriversi e tale registrazione varrà come prova (ma non come condizione indispensabile), della convivenza per l’attivazione di diritti e doveri tra cui, ad esempio, reversibilità della pensione, assegno familiare anche dopo la separazione per l’ex convivente più debole economicamente, assistenza ospedaliera, permessi di visita in carcere, possibilità di subentrare nei contratti di affitto. La parola adesso passa al ministro della Famiglia. Sui Pacs, anzi sulle unioni civili, «problemi non dovrebbero essercene- spiega Rosy Bindi in un’intervista -. Per fortuna abbiamo un programma nel quale è già indicato il punto di sintesi. Non vogliamo istituire i Pacs, vogliamo semplicemente garantire diritti alle persone che vivono insieme: un proposito al quale mi pare difficile opporsi». Sarà pure così ma ci sono pezzi di opposizione (ma anche i teodem della maggioranza, tra cui Binetti, Baio Dossi e Bobba che vorrebbero un riconoscimento di diritti individuali regolati dal diritto privato) che la vedono in altro modo. Pierferdinando Casini, Udc, vede pericolose minacce per la famiglia tradizionale, per esempio. Come la maggioranza di An. Anche il movimento omosessuale è sul piede di guerra. Ieri sera a Milano si sono incontrate le segreterie nazionali di Arcigay e Arcilesbica proprio per discutere di questo. «Abbiamo deciso di aspettare prima di ufficializzare la data della manifestazione di protesta contro l’Unione - spiega il segretario nazionale Arcigay, Aurelio Mancuso che proprio nei giorni scorsi ha stracciato la tessera Ds - perché vogliamo leggere il testo di legge Pollastrini. Nel frattempo ci farebbe piacere essere ascoltati da qualcuno al riguardo». Il 13 e il 14 gennaio è già fissato in agenda il consiglio nazionale dell’Arcigay mentre il 13 ci sarà un sit- in di protesta davanti al Vaticano in memoria di Alfredo Ormando, l’omosessuale che si diede fuoco il 13 gennaio del 1998. Franco Grillini, deputato ds, leader storico del movimento, avverte: «Aspetto di leggere il contenuto della legge Pollastrini, ma difenderò con tutte le forze la legge da me presentata e sottoscritta da ben 62 parlamentari. Ancora oggi nessuno mi ha spiegato cosa c’è che non va in quel testo».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=71770

Cari vescovi leggetevi i dati (di fatto)

La maggior parte delle persone accetta l'esistenza di una pluralità di forme di vita di coppia e di famiglia, d'accordo in questo con l'opinione più diffusa oggi tra i sociologi
di Anna Laura Zanatta*



I timori espressi recentemente da parte della gerarchia cattolica e da alcuni gruppi politici che il riconoscimento delle convivenze possa in qualche modo minacciare o addirittura distruggere la famiglia basata sul matrimonio sembrano infondati, alla luce dei comportamenti e degli orientamenti di opinione degli italiani. La maggior parte di loro si sposa e ritiene che il matrimonio non sia una istituzione superata, ma nel contempo accetta la convivenza di fatto, anche in mancanza di un progetto matrimoniale. Una schiacciante maggioranza dei giovani pone la famiglia al vertice della gerarchia delle cose importanti della vita, ma parimenti considera ammissibile convivere senza essere sposati. È la concezione stessa di famiglia che sta cambiando nella società italiana, così come nella società occidentale in generale.

Dunque la maggior parte delle persone accetta l'esistenza di una pluralità di forme di vita di coppia e di famiglia, d'accordo in questo con l'opinione più diffusa oggi tra i sociologi, secondo cui la famiglia fondata sul matrimonio non è più l'unica forma di vita familiare riconosciuta e ammessa nella nostra società.

L'accettazione diffusa della convivenza come forma di vita familiare è legata in buona parte all'aumento delle libere unioni nel nostro paese, dove negli ultimi vent'anni hanno assunto un peso sempre più rilevante, passando - secondo i dati dell'Istat - da 192 mila nel 1983 a 555 mila nel 2003 (dall'1,3% al 3,8% di tutte le coppie). Per ristabilire le giuste proporzioni, bisogna però chiarire che comunque in Italia le unioni libere hanno una diffusione molto modesta, se confrontata con quella della maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale, dove la quasi totalità delle prime unioni dei giovani sono convivenze ed è molto elevata la quota dei bambini che nascono fuori del matrimonio. In tutti questi paesi esiste peraltro qualche tipo di riconoscimento e regolamentazione delle unioni di fatto, che manca invece nel nostro.

I giovani mostrano una crescente propensione verso la convivenza, intesa principalmente come periodo di prova in vista del matrimonio: lo dimostra il fatto che ormai circa un quarto dei matrimoni più recenti sono preceduti da un'unione di fatto, con una crescita molto forte rispetto alle coppie di precedente formazione. Benché da noi le convivenze giovanili siano la maggioranza, tuttavia anche in Italia sta emergendo una tendenza che si è già affermata da tempo negli altri paesi, cioè quella a trasformare l'unione di fatto da preludio al matrimonio in una forma di vita duratura e alternativa alle nozze. A maggior ragione quindi - proprio perché la convivenza tende a diventare un'unione duratura - sembra opportuno il riconoscimento giuridico di alcuni diritti fondamentali, personali e patrimoniali, a quelle coppie che presentino un certo grado di stabilità, indipendentemente dai motivi che le inducono a decidere di non sposarsi.

Sembra poi ingiustificato il timore che la diffusione delle convivenze provochi un calo dei matrimoni. Può essere significativo un esempio: in Italia il tasso di nuzialità (il numero di matrimoni per mille abitanti) è più basso della media europea, pur essendo le convivenze molto meno diffuse, mentre in un paese come la Danimarca, in cui le unioni di fatto sono molto più numerose che da noi, anche il tasso di nuzialità è sensibilmente superiore al nostro.

Finora abbiamo fatto riferimento alle convivenze eterosessuali, per le quali esiste non tanto un problema di accettazione sociale, che di massima c'è, quanto di riconoscimento giuridico, che non c'è: è quindi auspicabile che venga eliminata questa sfasatura tra situazione di fatto e di diritto.

Diverso e più complicato è il caso delle unioni omosessuali, che a tutt'oggi devono fare i conti con pregiudizi e discriminazioni, benché di recente, soprattutto tra i giovani, il grado della loro accettazione stia aumentando. Come è facile comprendere, non esistono dati ufficiali sulla consistenza quantitativa di queste unioni, ma numerose ricerche ci rivelano aspetti sconosciuti e inattesi dello stile di vita delle persone omosessuali e della loro relazioni di coppia, che vanno in controtendenza rispetto agli stereotipi e alle opinioni comuni.

Innanzi tutto, gli «omosessuali moderni», come li definiscono Marzio Barbagli e Asher Colombo nella prima importante ricerca sociologica italiana su questo tema, hanno parecchi punti in comune con le coppie eterosessuali di oggi: la propensione a innamorarsi, le esigenze affettive e di sostegno reciproco, la tendenza a instaurare relazioni stabili e durature, a vivere in coppia, a desiderare dei figli, in poche parole a «fare famiglia». C'è però un aspetto in cui le coppie omosessuali, gay o lesbiche che siano, si differenziano da quelle eterosessuali: la distribuzione del lavoro familiare. Non avendo al loro interno differenze di genere, non seguono neppure quei modelli di ruolo socialmente condivisi che alla differenza di genere fanno riferimento. Quindi, come risulta da tutte le ricerche, essi non ricalcano la tradizionale divisione del lavoro tra donne e uomini, ma si distribuiscono i compiti domestici (e l'allevamento dei figli, nei contesti in cui la legge lo consente) in modo molto più ugualitario e simmetrico rispetto alle coppie eterosessuali.

Ma la mancanza di modelli di riferimento, se da un lato rende più flessibile e ugualitario lo stile di vita delle coppie omosessuali, dall'altro però può creare difficoltà, sia all'interno della coppia (maggiore incertezza e fragilità dei rapporti), sia soprattutto nelle relazioni con il più ampio contesto sociale, a causa della stigmatizzazione e dello scarso riconoscimento, come osserva la psicologa Laura Fruggeri in un suo recente libro dal titolo significativo Diverse normalità.

Si comprende così perché al centro delle rivendicazioni delle associazioni degli omosessuali vi sia nel nostro paese la richiesta di legalizzazione delle unioni tra persone dello stesso sesso. Questo è già avvenuto nella maggior parte dei paesi europei, in diverse forme, che possono essere il matrimonio (Olanda, Belgio e Spagna) o, più frequentemente, l'unione civile (oltre ai paesi nordici come Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia, anche Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Svizzera, Ungheria). L'Italia è dunque rimasta quasi sola a non regolamentare queste unioni e non è da escludere che possa incorrere nei richiami dell'Unione europea, che già da molti anni invita gli stati membri ad adottare qualche forma di riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. E cosa succederà quando verrà approvata la Costituzione europea, che pone tra i diritti fondamentali dei cittadini la non discriminazione per motivi sessuali e il diritto di tutti a sposarsi e a farsi una famiglia? Cerchiamo di non farci trovare ancora una volta impreparati di fronte ai grandi appuntamenti politici e culturali dell'Europa.

*docente di sociologia della famiglia all'università La Sapienza di Roma
http://www.gaynews.it/view.php?ID=71771

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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