Norme contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere
CAPO I
PRINCIPI GENERALI
Articolo 1
Finalità
1. La Regione Toscana adotta, in attuazione dell'art. 3 della Costituzione italiana, politiche finalizzate a consentire a ogni persona la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, e promuove il superamento delle situazioni di discriminazione.
2. La Regione garantisce il diritto all'autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere.
3. La Regione garantisce l'accesso a parità di condizioni ai servizi sociali, sanitari, scolastici e di formazione professionale, senza alcuna discriminazione determinata dall'orientamento sessuale o identità di genere dell'utente.
CAPO II
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI FORMAZIONE
Sezione I
Disposizioni in materia di formazione professionale e politiche del lavoro
Articolo 2
Interventi in materia di formazione professionale e integrazione sociale
1. Il piano di indirizzo generale integrato di cui all'articolo 31, comma 3 della legge regionale 26 luglio 2002, n. 32 (Testo unico della normativa della Regione Toscana in materia di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale e lavoro) favorisce l'inclusione sociale nel rispetto dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere della persona.
Articolo 3
Uguaglianza di opportunità nell'accesso ai percorsi formativi e alle politiche del lavoro
1. La Regione e le Province garantiscono opportune misure di accompagnamento anche al fine di assicurare percorsi di formazione e di riqualificazione alle persone che hanno mutato identità di genere e uguale opportunità a quante risultino discriminate o esposte al rischio di esclusione sociale per motivi derivanti dall'orientamento sessuale o dalla identità di genere.
2. In coerenza con le strategie dell'Unione europea per lo sviluppo delle risorse umane, la Regione e le Province favoriscono l'accrescimento della cultura professionale correlata all'acquisizione positiva dell'orientamento sessuale e/o identità di genere di ciascuno.
3. I transessuali e i transgender sono destinatori di specifiche politiche regionali del lavoro, quali soggetti esposti al rischio di esclusione sociale di cui all'art. 21, comma2, lettera c) della l.r. 32/2002.
4. Ai sensi e per la definizione del paragrafo 6 di Social Accontability 8000 ( SA 8000 ), rientrano nella nozione di parte interessata le associazioni rappresentative dei diversi orientamenti sessuali e identità di genere che non abbiano fini di lucro. Ai soggetti di cui sopra, l'azienda certificata deve in ogni caso consentire lo svolgimento di verifiche di conformità delle condizioni di lavoro ai criteri di cui al paragrafo 5 di SA 8000. Anche su segnalazione motivata di una delle associazioni di cui al comma 1, la Commissione regionale permanente tripartita propone alle aziende le azioni correttive ed i rimedi opportuni.
Articolo 4
Compiti del sistema regionale per l'impiego
1. Il sistema regionale per l'impiego istituito dalla l. r. 32/2002 sostiene le politiche per l'inserimento lavorativo delle persone discriminate per motivi derivanti dall'orientamento sessuale o dalla identità di genere della persona,.
2. Il sistema regionale per l'impiego supporta gli utenti nell'individuazione e costruzione di percorsi di formazione e inserimento lavorativo che valorizzino le qualità individuali, anche indirizzando agli strumenti per la promozione e l'avvio di nuove imprese.
Sezione II
Disposizioni in materia di formazione del personale regionale
Articolo 5
Formazione del personale
1. La Regione promuove l'adozione di modalità linguistiche e comportamentali ispirate alla considerazione e rispetto per ogni orientamento sessuale e identità di genere e individua altresì l'adozione di tali modalità tra gli obiettivi delle attività di formazione del personale dei suoi uffici ed enti.
2. La Regione attiva iniziative specifiche ed emana direttive da inserire nella programmazione delle attività di cui al comma 1.
3. Gli organi regionali tengono conto dei principi di cui all'articolo 1 nella redazione di codici di comportamento dei propri dipendenti.
CAPO III
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SANITÀ E ASSISTENZA
Articolo 6
Consenso informato ai trattamenti terapeutici
1. Ciascuno ha diritto di designare la persona a cui gli operatori sanitari devono riferirsi per riceverne il consenso a un determinato trattamento terapeutico, qualora l'interessato versi in condizione di incapacità naturale e il pericolo di un grave pregiudizio alla sua salute o alla sua integrità fisica giustifichi l'urgenza e indifferibilità della decisione.
2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica ai minori di anni 18.
3. Nel caso di ricovero ospedaliero in strutture pubbliche o private, è fatto obbligo agli operatori sanitari di verificare l'avvenuta manifestazione della dichiarazione di cui al comma 1, e di darvi attuazione.
4. La manifestazione di volontà di cui al comma 1 garantisce altresì alla persona designata di prestare assistenza al malato in ogni fase della degenza, nel rispetto delle modalità definite dal regolamento di cui al successivo articolo e con i regolamenti delle strutture di ricovero e cura.
5. La richiesta ad un trattamento sanitario che abbia ad oggetto la modificazione dell'orientamento sessuale e/o dell'identità di genere per persona maggiore degli anni diciotto deve provenire personalmente dall'interessato il quale deve preventivamente ricevere un'adeguata informazione in ordine allo scopo e natura dell'intervento, alle sue conseguenze ed ai suoi rischi.
Articolo 7
Modalità attuative
1. La Giunta regionale, con proprio regolamento, disciplina le modalità per rendere la dichiarazione di volontà di cui all'articolo 6, comma 1.
2. Il regolamento disciplina in particolare:
a) la forma della dichiarazione;
b) le procedure per l'acquisizione della dichiarazione da parte delle strutture sanitarie competenti;
c) le modalità attraverso le quali la persona che deve essere sottoposta a un determinato trattamento terapeutico, qualora non abbia reso la dichiarazione di cui al comma 1 nella forma e secondo le procedure di cui al presente comma può rendere una dichiarazione di volontà di contenuto ed effetti equivalenti, da registrare nella cartella clinica;
d) l'informazione agli utenti;
e) la costituzione e la gestione di una banca dati;
f) le garanzie a tutela della privacy degli utenti che intendano prestare la dichiarazione di cui all'art. 6, comma 1.
Articolo 8
Patologie invalidanti
1. La Regione Toscana garantisce il diritto di condurre un'esistenza libera e dignitosa a tutte le persone affette da patologie che comportino, anche in via temporanea, significative riduzioni dell'autosufficienza e necessità continuativa di prestazioni ospedaliere.
2. La Regione inserisce tra gli obiettivi della programmazione sanitaria:
a) la promozione di campagne di prevenzione specificamente orientate a categorie di cittadini sovraesposti all'insorgenza delle patologie di cui al comma 1;
b) l'attuazione di interventi per il mantenimento dell'autonomia e dell'autosufficienza residua, e per l'eventuale recupero degli esiti invalidanti;
c) la realizzazione di un sistema di servizi di assistenza domiciliare integrata e di spedalizzazione domiciliare.
Articolo 9
Compiti delle AUSL in materia di scelta dell'orientamento sessuale e della identità di genere
1. Le aziende unità sanitarie locali (AUSL) assicurano adeguati interventi di informazione, consulenza e sostegno per rimuovere gli ostacoli alla libertà di scelta della persona circa il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.
2. Le AUSL e le altre amministrazioni pubbliche promuovono altresì il confronto culturale sulle tematiche familiari per favorire, senza pregiudizio delle diverse identità di orientamento sessuale, l'eguaglianza di opportunità di ogni genitore nell'assunzione di compiti di cura ed educazione dei propri figli nel rispetto dei superiori diritti dei minori.
Articolo 10
Finanziamento dei consultori e convenzionamento con associazioni private
1. La Regione promuove l'attivazione degli interventi di cui all'articolo 9 destinando appositi fondi del piano sanitario regionale.
2. Allo scopo di promuovere iniziative di particolare rilievo sociale sui temi della discriminazione e di istituire circuiti di informazione e di solidarietà tra gli utenti le AUSL possono stipulare convenzioni con le associazioni e i gruppi rappresentativi dei diversi orientamenti sessuali e identità di genere.
CAPO IV
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI COMITATO REGIONALE
PER LE COMUNICAZIONI
Articolo 11
Funzioni del Comitato regionale per le comunicazioni
1. Il Comitato regionale per le comunicazioni tiene conto dei principi di cui all'articolo 1 nell'esercizio delle funzioni proprie, attribuite dall'art. 29, della legge regionale 25 giugno 2002, n. 22 (Norme e interventi in materia di informazione e comunicazione. Disciplina del Comitato regionale per le comunicazioni).
Articolo 12
Monitoraggio
1. Il Comitato regionale per le comunicazioni, nell'ambito delle funzioni di monitoraggio di cui all'art. 29, comma 1, lettera a) numero 5) della l. r. 22/2002, effettua la rilevazione sui contenuti della programmazione televisiva e radiofonica regionale e locale eventualmente discriminatori rispetto alla pari dignità riconosciuta ai diversi orientamenti sessuali e identità di genere della persona,.
Articolo 13
Accesso
1. Il Comitato regionale per le comunicazioni, nell'ambito delle funzioni di disciplina dell'accesso radiofonico e televisivo regionale di cui all'art. 29, comma 1, lettera b) numero 1) della l. r. 22/2002 garantisce adeguati spazi di informazione ed espressione in ordine alla trattazione delle tematiche di cui alla presente legge.
CAPO V
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI TURISMO E ATTIVITÀ RICREATIVE
Articolo 14
Promozione turistica
1. La Regione e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze in materia turistica, favoriscono la domanda di eventi culturali e forme di intrattenimento aperte ai diversi stili di vita, così come caratterizzati, tra l'altro, dagli orientamenti sessuali degli utenti, , dalle condizioni personali, opinioni religiose, identità etniche.
Articolo 15
Divieto di discriminazione nella fruizione dei servizi turistici
1. Gli esercenti imprese e professioni turistiche e commerciali, non possono rifiutare le loro prestazioni, né erogarle a condizioni deteriori rispetto a quelle praticate alla generalità degli utenti, per motivi riconducibili all'orientamento sessuale e all'identità di genere.
2. Le funzioni di vigilanza e di controllo sulla osservanza del divieto di cui al comma 1 sono esercitate dai comuni, nell'ambito delle competenze attribuite dalla legge regionale 23 marzo 2000, n. 42 (Testo unico delle leggi regionali in materia di turismo).
3. Chiunque contravvenga ai divieti di cui al comma 1 è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 1000 euro a un massimo di 2000 euro.In caso di reiterazione della condotta illecita nei due anni successivi, all'autore della violazione si applica la sanzione della sospensione dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività o professione turistica, per un periodo di tre mesi.
mercoledì 10 novembre 2004
Il testo della legge regionale toscana contro le discriminazioni
Toscana: approvata la legge regionale contro discriminazioni sessuali
E' passata, con i voti favorevoli del centrosinistra e del Prc e con il voto contrario dell'Udc (An e Forza Italia non hanno partecipato al voto) la legge della Regione intitolata "Norme contro le discriminazioni determinate dall' orientamento sessuale o dall' identità di genere".
La nuova legge prevede fra l'altro specifiche politiche del lavoro per i transessuali e multe da 516 a 3mila euro per chi (negoziante o esercente) rifiuti di fornire le proprie prestazioni per una discriminazione di tipo sessuale. Si pone l'obiettivo di consentire a ciascuno "la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere" e di promuovere il superamento delle discriminazioni.
L'articolo 7 prevede che chiunque possa indicare chi deve decidere per lui in caso di malattia grave, e chiarisce che questo delegato può essere anche essere un convivente o il compagno.
Inoltre le associazioni rappresentative dei diversi orientamenti sessuali vengono autorizzate a verificare se le aziende che hanno ottenuto il certificato Sa 800, relativo alla responsabilità sociale, rispettano effettivamente gli standard etici. La legge favorisce infine l' offerta di eventi culturali "aperti ai diversi stili di vita".
Finale di Commedia
di Antonio Padellaro
Il governo viene battuto alla Camera sull’articolo 1 della legge Finanziaria. La maggioranza diventa un agglomerato di risentimenti dove tutti accusano tutti. Il vertice della Casa delle Libertà, convocato per concordare il nuovo ministro degli Esteri e la famosa riforma fiscale si trasforma in una riunione di emergenza per salvare il salvabile. Sommiamo i tre principali eventi della giornata politica e avremo un governo incapace perfino di governare se stesso. Non serve a nulla affermare che un qualsiasi altro governo, in una qualunque altra normale democrazia avrebbe, a questo punto, preso atto di una situazione insostenibile e dunque rassegnato le dimissioni. Sarebbe un atto di consapevolezza e di rispetto delle istituzioni che, tuttavia, non ci sarà per la semplice ragione che a tenere in piedi il governo Berlusconi, in tutte le sue componenti, non sono più le normali regole della politica bensì una sorta di primordiale istinto di sopravvivenza.
Ciò che è accaduto, negli ultimi mesi, a questa informe ammucchiata di ministri avrebbe affondato non uno ma tre governi.
Il superministro dell’Economia creativa Tremonti accusato per la bancarotta dei conti pubblici e licenziato su due piedi dal presidente del Consiglio. Un altro ministro, Buttiglione, designato a rappresentare l’Italia nella Commissione di Bruxelles ma rifiutato dal Parlamento europeo con un severo verdetto di incompatibilità. Il ministro Siniscalco, successore del ministro creativo, costretto ad ammettere che le famiglie italiane non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese, strangolate come sono dal costo della vita. Ogni volta si è detto che una cosa del genere non era mai accaduta immaginando chissà quali conseguenze me sarebbero derivate.
Ma ogni volta l’informe ammucchiata ha fatto finta di niente continuando a farsi tranquillamente gli affari suoi. Del resto, a parte l’opposizione, chi si azzardava a fiatare? Non certo la cosiddetta grande stampa, totalmente assorbita dal fondamentale dibattito sulle radici cristiane dell’Europa. Quanto al grande Tg unificato, chi poteva mai pretendere uno straccio di notizia, qualcosa che non fosse la solita velina letta, approvata e timbrata da Palazzo Chigi? Si voleva forse mettere sul lastrico le famiglie dei poveri direttori Rai e Mediaset? E se i precedenti erano questi si poteva forse pensare che la bocciatura, anche questa senza precedenti, dell’articolo 1 della legge Finanziaria avrebbe provocato un qualche sussulto di resipiscenza, un qualche scatto di dignità?
Infatti, la legge fondamentale dello Stato e dei conti pubblici, viene bocciata, incenerita, distrutta fin dal suo architrave e tutto va avanti come prima. I deputati della Cdl hanno cominciato a rinfacciarsi gli uni con gli altri la responsabilità dei larghi vuoti nell’aula di Montecitorio, ma questa non è una novità. Il Tg unificato tratta la cosa con lo stesso rilievo dedicato all’ondata di freddo sulla penisola, e anche qui niente di nuovo. Unico inconveniente, il rinvio dello scambio delle merci (Gianfranco Fini si prende la Farnesina e An accetta la riforma delle tasse) ma ci sarà, vedrete, tutto il tempo per mettersi d’accordo.
Bisogna essere degli illusi o degli inguaribili romantici per pensare che gente del genere possa ragionare con il senso di responsabilità di chi ha cuore il bene del paese. Un premier degno di questo nome, preso atto della crisi della propria maggioranza sarebbe, come minimo, salito al Quirinale per consultarsi con il capo dello Stato. Magari per poi dare vita a un nuovo governo, con un gabinetto rinnovato e un programma aggiornato e credibile. Poteva anche esserci un Berlusconi due che, tuttavia, non ci sarà per non correre il rischio, una volta sciolto il Berlusconi uno, che sia poi l’intera coalizione a dissolversi nel nulla. Una volta venuto meno qualsiasi altro collante politico, ideologico, programmatico, a tenere insieme Forza Italia, An, Lega e Udc resta esclusivamente la voglia di sopravvivenza e di potere. E pensare che nel centrosinistra c’è chi vorrebbe impostare un dialogo con questa roba qui. Un’idea davvero stravagante.
Tratto da l'Unità del 10/11/2004
martedì 9 novembre 2004
Giulianone alle crociate
Marco Travaglio sull'Unità di oggi ironizza sulla recente alleanza teo-con di Ferrara e Buttiglione:
È un vero peccato che, come dice Luttwak, negli Stati Uniti non si badi alla politica italiana («ininfluente, inesistente») e dunque non si leggano i giornali italiani né si faccia caso alle tv italiane: con tutte le paure che attanagliano il popolo americano, sarebbe un'occasione per qualche ora di sano svago.
Nel nostro mondo a parte, per esempio, c'è un presidente del Consiglio convinto che Bush abbia vinto le elezioni perché ha copiato da lui riducendo le tasse: neppure gli viene in mente che Bush le tasse le ha tagliate davvero, mentre lui le ha ridotte nei cartelloni pubblicitari e nei monologhi a Porta a Porta (ieri i tg annunciavano comicamente a reti unificate che «Berlusconi rilancia la riforma fiscale nel prossimo libro di Vespa»).
Ci sono pure eminenti leader dell'opposizione convinti che le elezioni le abbia perse Michael Moore e, per estensione, i girotondi. Poi c'è Giuliano Ferrara, che è un mondo a parte nel mondo a parte: lui è convinto di aver vinto le elezioni americane in Italia.
Chi volesse meglio comprendere le evoluzioni e le reincarnazioni di questo bizzarro personaggio non ha che da leggere «L'arcitaliano» (Kaos), biografia non autorizzata e molto informata scritta da Pino Nicotri su questo eterno raccomandato, sempre dalla parte del più forte e del più prepotente, dalla Russia di Stalin alle ginocchia di Togliatti, dagli stivali di Craxi alle buste della Cia, dai tacchi di Berlusconi alla valigetta di Calisto Tanzi.
Mancava un solo coté alla sua peripatetica esistenza: quello clericale. Lacuna prontamente colmata nell'ultimo mese, con la recente folgorazione dovuta a un evento soprannaturale davvero irresistibile: gli è apparso Rocco Buttiglione di bianco vestito e gli ha affidato una missione di alta spiritualità: diffondere il Verbo di Bush in tutt'Italia, isole comprese, da Arcore a Gallipoli.
Il Platinette Barbuto s'è subito convertito, pescando alla rinfusa nel Concilio di Trento, nel Sillabo, nell'opera omnia di Torquemada, Oriana Fallaci e Brancaleone alle crociate. E trasformando il Foglio nella bibbia-bignami di una nuova religione: l'ateoclericalismo. Una strana setta popolata di miscredenti dichiarati (ci sono anche Pera, Galli della Loggia, Ostellino, Panebianco, Rossella e Adornato) che curiosamente si battono per le «radici cristiane dell'Europa», dopo aver passato anni a combattere il comunismo appena morto. Ieri anticomunisti senza comunismo, oggi religiosi senza Dio.
A bordo di Ferrara, è già partita la prima crociata: contro quel «manipolo di girotondini» che «tiene in ostaggio il Parlamento europeo» (i celebri «culattoni» di cui parla un altro prestigioso socio onorario del club). Insomma contro il complotto demoplutomassonico che avrebbe le sue punte di lancia in Michael Moore, Pedro Almodovar e addirittura Franco Frattini.
Secondo Ferrara, infatti, il nuovo commissario europeo, colpevole soltanto di aver sostituito l'amato Rocco, «si è formato in ambienti massonici». Dunque, al rogo (anche Berlusconi era iscritto a una loggia massonica, tale P2, ma paga bene e lo si lascia in pace).
Per spiegare la differenza fra De Gasperi e Andreotti, Montanelli diceva: «Il primo parla con Dio, il secondo parla col prete». Ecco: Ferrara non parla nè con Dio nè col prete; parla con Buttiglione. Che poi è l'unico che gli risponde. Strana liaison, la loro. Nel '95, quando il fratacchione di Gallipoli approdò al Polo, il Platinette Barbuto lo fulminò: «L'onorevole Buttiglione ci ha portato il voto suo e quelli dei suoi parenti stretti».
Ora che i voti di Buttiglione si sono ulteriormente ridotti dopo il figurone europeo, Ferrara l'ha eletto a sacerdote del bushismo all'italiana. Trascurando una lievissima differenza. Bush ha dalla sua qualche decina di milioni di voti, di cui 4 solo dalla setta degli evangelici, lobby potentissime, i petrolieri al completo, la famiglia saudita, le multinazionali delle armi, miliardi a palate.
Ferrara ha 8 mila lettori scarsi, che corrispondono più o meno agli elettori di Buttiglione; più gli «ascoltatori di Radio Maria che - come informa Libero - lo vedono come l'unico possibile Bush italiano»; più i due o tre lettori di una rivista clandestina diretta da tal Luigi Amicone, il ciellino di belle speranze (peraltro irrealizzate) che sabato ha «moderato» la prima uscita della strana coppia in un teatro di Milano, aperta con un inno religioso e chiusa con un'invocazione dell'incolpevole Spirito Santo.
Ora questi tre noti frequentatori di se stessi si son messi in testa di fondare un nuovo movimento politico, spiritosamente battezzato «La società dei liberi». Che, per una sigla inventata da un signore che prendeva soldi fuoribusta dalla Cia e poi dal cavalier Tanzi, non è niente male.
Ma le rimanenze dei fondi neri ormai scarseggiano. Così l'altro giorno, seminascosto fra le lettere del Foglio, è comparso il conto corrente per le eventuali offerte: «Presso Banca di Roma - Agenzia 5 di Milano. Il numero è cc 65522039. Abi 3002». Causale del versamento: «La Società dei Liberi». Banconote di piccolo taglio, possibilmente non segnate. Astenersi demoplutomassonculattoni.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=29820
Firefox 1.0 è qui ...e il web non sarà più lo stesso
· Cos'è Firefox?
Firefox è un browser alternativo per navigare su internet.
Per capire al meglio cos'è e come funziona vi consigliamo di provarlo voi stessi.
· Perché usare Firefox?
Firefox è open-source e gratuito. Offre maggiore sicurezza agli utenti rispetto ad Internet Explorer, il browser predefinito sui sistemi Windows™, oltre che un numero superiore di funzioni ed una più alta possibilità di personalizzazione. Blocca le finestre pop-up, permette la navigazione a schede, dispone di numerose estensioni e temi, ecc.
· "Io mi trovo bene con I.E."
Internet Explorer è certamente il browser con maggiore diffusione e sicuramente molti di voi sono abituati ad usarlo, ma a quale prezzo? Cambiare le proprie abitudini non è mai piacevole soprattutto se non si hanno buoni motivi per farlo. Da quando Internet Explorer ha ottenuto il titolo di "browser più diffuso al mondo" il suo sviluppo si è notevolmente rallentato, se non addirittura fermato. Molte funzionalità importanti come il corretto supporto ai CSS ed alla trasparenza delle immagini PNG sono assenti e questo ha limitato e limita notevolmente l'intero sviluppo del web. Come se non bastasse Microsoft ha dichiarato che non aggiornerà più il suo browser per le versioni di Windows™ precedenti ad XP/2000 ed in futuro tenterà di imporre i propri standard, primo tra tutti il linguaggio XAML che limiterà l'accesso alle applicazioni web solamente ai sistemi basati su Windows™+Internet Explorer.
· Per il supporto?
Grazie al gruppo di mozillaitalia.org trovate sempre l'ultima versione di Firefox in italiano ed un forum di supporto dove porre le vostre domande o cercare la soluzione ai vostri problemi tra le risposte date ad altri utenti del forum.
L'arcivescovo di Bologna: «Le unioni civili sono una metastasi»
di Andrea Carugati
Diritti alle coppie di fatto? Una «letale metastasi». Della cui diffusione sono complici i Ds e l’Unità. Rei di aver promosso e raccontato la campagna per sostenere i Pacs, i Patti di civile solidarietà: una proposta di legge firmata da 161 deputati del centrosinistra, primo firmatario Franco Grillini, per estendere alle coppie di fatto diritti fiscali, previdenziali, sanitari e di successione. La crociata è partita domenica da «Bolognasette», inserto locale di Avvenire. Martedì scorso le pagine dell’Unità dell’Emilia Romagna avevano dato conto della presentazione dei Pacs a Modena, raccontando che l’obiettivo è «dare diritti, oggi negati, alle cosiddette coppie di fatto, formate da persone etero o omosessuali che vivono insieme senza il vincolo del matrimonio». Parole che non sono piaciute al giornale vicinissimo alla curia bolognese guidata da monsignor Carlo Caffarra.
Avvenire ha ironizzato sulla descrizione dei manifesti che la Quercia ha preparato per sostenere la campagna, dove si vedono quattro coppie: Marco e Matteo, Viola e Luigi, Franco e Teresa e Carla e Gina. Non è piaciuto che questo giornale definisse due gay «teneri nei loro pull di lana celeste in un abbraccio affettuoso». O due lesbiche come «sorridenti e colorate». «Non osiamo pensare le reazioni dei vecchi comunisti che nel definire certe situazioni scavalcavano tranquillamente il ministro Tremaglia», sogghigna il quotidiano della Cei. Per poi passare al piatto forte: «”L’identità del diritto con il desiderio” è stata definita da monsignor Carlo Caffarra in un recente convegno come la “vera metastasi delle nostre società occidentali», ricorda Avvenire. E spiega: «Contribuire a diffondere questa letale metastasi come sembrano fare i promotori della campagna pro Pacs, significa, a nostro parere, farsi complici del progressivo soffocamento dei principi sui quali si fonda la nostra civiltà». Proprio così. Aver scritto che quattro coppie, etero e gay, «condividono casa e sentimenti e oggi vorrebbero condividere dei diritti» significa soffocare i principi della nostra civiltà. Il quotidiano della Cei si concede anche un ironico riferimento alle disavventure europee di Rocco Buttiglione: «Poiché fortunatamente non siamo candidati a commissari europei vorremmo aggiungere una postilla: ci sono, in questa campagna gestita da lobby molto brave nell’arte del canto delle sirene, un grande silenzio e una grande ingiustizia.
Il silenzio è sui doveri sociali, ai quali le nuove coppie sembrano allergiche tanto da aver cancellato la parola dal loro vocabolario. L’ingiustizia è nei confronti della famiglia. Quella vera, fondata sul «matrimonio». Insomma, le coppie di fatto per Avvenire sono come chi «vuole la bicicletta ma costringe gli altri a pedalare». Dove pedalare significa, ad esempio, educare i figli e assistere gli anziani e i malati.
Dura la reazione di Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay: «Non credo che l’arcivescovo di Bologna Caffarra abbia letto il progetto di legge sui Pacs: se lo avesse fatto si sarebbe sicuramente risparmiato le stupefacenti dichiarazioni circa le presunte metastasi che il Pacs provocherebbe». «Evidentemente- prosegue Grillini- il fondamentalismo delle sette evangeliche americane, che non fanno molta differenza tra gay, cattolici ed ebrei, spira anche dalle parti della curia bolognese e del suo arcivescovo, in vena sfruttare il nuovo vento “teocon” per cercare di trapiantarlo anche qui da noi». «In ogni caso- assicura Grillini- la proposta di legge parla di diritti e doveri con buona pace di Caffarra. Il Pacs non è altro che un elenco di problemi su cui interviene la legge: la malattia, la morte, il carcere, la casa, i beni comuni, le testimonianze in tribunale, il permesso di soggiorno per ricongiungimento. Di grazia, dove sarebbe la metastasi?».
«Esterrefatta» dalle posizioni del foglio della diocesi bolognese Barbara Pollastrini, coordinatrice Donne della segreteria nazionale Ds. «La verità è che le coppie di fatto esistono e sono una libera scelta degli individui. Definirle una “letale metastasi” significa costruire a freddo e senza ragioni un clima di scontro e di crociata. A cui noi contrapporremo dialogo, confronto e responsabilità».
«Le parole del vescovo di Bologna si prestano a veicolare un messaggio di odio e intolleranza incompatibile con il messaggio cristiano», dice Sergio lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, che parla di «talebani di Avvenire» e aggiunge: «Definire queste relazioni di amore una metastasi significa farsi propagandisti di quella stessa cultura dell’odio che ha prodotto, negli ultimi giorni, aggressioni violente contro giovani coppie gay a Milano e a Napoli».
http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=39017
lunedì 8 novembre 2004
LICENZIAMENTO OMOFOBO AL SENATO
Il capo della segreteria del vice-presidente Domenico Fisichella mandato a casa da un giorno all'altro. Motivo? Essere apparso in una foto che lo ritraeva nella folla del Gay Village.
di Giulio Maria Corbelli
ROMA - Frequentare un posto di "culattoni" anche solo occasionalmente è un'azione assolutamente incompatibile con il ruolo di collaboratore di un senatore della Repubblica. Così almeno sembra che la pensi Domenico Fisichella, vice-presidente del Senato e membro del partito di Alleanza Nazionale. E' stato lui a licenziare alcune settimane fa un suo stretto collboratore, reo di essere stato involontariamente ritratto in una foto, poi pubblicata dal settimanale Panorama, all'interno in mezzo alla gente che affollava l'area del Gay Village di Roma.
A dare la notizia è stato Daniele Scalise, dalle pagine del Foglio di venerdì scorso. La foto incriminata, scattata dal fotografo Luigi Narici dell’agenzia Agf, secondo la descrizione del giornalista romano «ritrae dall’alto un gruppo di ganzi (ma è distinguibile anche una donna) quasi tutti a torso nudo: due si sbaciucchiano, due sono in procinto, altri si affollanno. Davanti, di passaggio, un giovane uomo con tanto di maglietta che si sta guardando attorno con l’impressione di cercare qualcuno. Quel signore è Dario Mattiello, capo della segreteria di Domenico Fisichella».
Licenziato senza alcuna spiegazione
Scalise ricostruisce la vicenda che è seguita alla pubblicazione di quella foto: «La domenica successiva all’uscita del settimanale, Fisichella parla come di consuetudine al telefono con il suo capo segreteria che lavora nel suo staff da otto anni con meriti che tutti Fisichella in testa - gli hanno sempre e ampiamente riconosciuto. Nessun cenno alla foto». Pare invece che pochi giorni dopo il vice-presidente del Senato si sia sentito in dovere di esprimere con una dura reprimenda tutto il suo scandalo per l'episodio, chiedendo a Mattiello di stare a casa per tre giorni «per far decantare la vicenda». Ma i tre giorni non fanno in tempo a passare, senza che a Mattiello venga annunciata da un collega una lettera di licenziamento firmata dallo stesso senatore Domenico Fisichella. Lettera che poco tempo dopo arriva.
Il diretto interessato non avrò nemmeno la possibilità di interloquire con il suo "datore di lavoro" per un chiarimento. Non dovrà far altro che accettare la decisione. Una decisione basata su un fatto che la maggior parte delle persone di buon senso giudicherebbe senza nessuna importanza: trascorrere una calda sera d'estate nella Capitale in uno dei posti all'aperto più frequentati da tutti i romani - chi è stato al Gay Village sa che non era certo frequentato da soli gay e lesbiche.
Grillini protesta con Fisichella
Il deputato DS Franco Grillini ha inviato al vice-presidente del Senato una lettera aprte in cui si dice «trasecolato e allibito» nell'apprendere la notizia del licenziamento: «siamo di fronte - scrive Grillini - all'espressione di una evidente ed inaccettabile discriminazione, civilmente e moralmente detestabile, in radicale contrasto con i più basilari valori liberali della civiltà politica e giuridica dell’Europa contemporanea».
Il presidente onorario Arcigay chiude la lettera chiedendo al senatore Fisichella «di ripensarci, di ritornare sui suoi passi, di ammettere di avere sbagliato e di porgere le Sue scuse all'interessato, per il danno anche esistenziale e morale procurato, e alla comunità gay romana e nazionale per questo gesto impensabile di un paese civile e occidentale».
http://it.gay.com/view.php?ID=19374
Il condono per i ladri d'arte
Un emendamento alla Finanziaria per far emergere i beni archeologici: basta pagare il 5% del loro valore
di SALVATORE SETTIS
Ottime notizie per tombaroli, depredatori e trafficanti di antichità, collezionisti finti e mercanti disonesti: la Finanziaria 2005 ha in serbo per loro un regalo che nemmeno i più cinici osavano sperare. Secondo un emendamento in discussione in questi giorni al Parlamento, il Codice dei Beni Culturali viene integrato come segue: "I privati possessori o detentori a qualsiasi titolo di beni mobili di interesse archeologico non denunciati né consegnati a norma delle disposizioni del Codice, ne acquisiscono la proprietà mediante pagamento del 5% del valore", purché vi sia "una dichiarazione dell'interessato attestante il possesso o la detenzione in buona fede".
In altri termini: basta che chi ha occultato beni archeologici anziché denunziarli o consegnarli secondo la legge dichiari che lo ha fatto "in buona fede", e il reato che ha commesso si trasforma in merito: si tiene il maltolto, pagando - sinistra beffa - il 5% del suo valore. E chi determina il valore? La soprintendenza competente, ovviamente; ma nel caso essa non si esprima in tempo, "la richiesta si intende accolta": l'orrido principio del silenzio-assenso, che già si era insediato nel Codice (ma almeno in modo temporaneo) per un diktat di Tremonti diventa in tal modo, come era troppo facile profetizzare, un grimaldello per radere al suolo ogni principio di tutela.
Non è tutto qui: in deroga (anzi in barba) a qualsiasi altra disposizione, i beni archeologici ormai privatizzati "possono essere oggetto di attività contrattuale a titolo gratuito o oneroso e la loro circolazione è libera". Anzi, a scanso di equivoci, chiunque ne presenti istanza è ipso facto non più punibile non solo per i reati previsti dal Codice dei beni culturali, ma nemmeno per i reati di cui agli articoli 648 e 712 del Codice Penale (rispettivamente: "Ricettazione" e "Acquisto di cose di sospetta provenienza"). Ricettare antichità, acquistarle e rivenderle anche se di sospetta provenienza (purché "in buona fede") diventa una virtù.
Questa vergognosa proposta è stata presentata dai deputati Carlucci, Orsini, Santulli, Licastro Scardino (tutti di Forza Italia) e, in un'altra variante senza modifiche sostanziali, da altri due deputati dello stesso partito, Gianfranco Conte e Marinello. Continua dunque, e fu facile profezia, l'opera di smantellamento della tutela e del Codice Urbani approvato pochi mesi fa. La legge-delega sull'ambiente fa a pezzetti l'art. 181 del Codice, regalando sanatorie indiscriminate a chiunque abbia deturpato il paesaggio in aree vincolate.
Il nuovo emendamento sui beni archeologici ha una portata ancor più vasta: non si tratta infatti di una sanatoria di situazioni pregresse (o che possono passare per tali), bensì di una "licenza di uccidere" il patrimonio archeologico ora e sempre, senza alcun limite e alcun discrimine se non la dichiarazione che tombaroli e ricettatori operano "in buona fede". E come negarlo, se i loro complici siedono in Parlamento?
Ma all'impudicizia non c'è fine. L'on. Conte ha dichiarato alla Camera (2 novembre) che la sua proposta ha il nobile fine di favorire "l'emersione dei beni archeologici in mano privata". Non dunque di legittimare traffici illeciti e ricettazione si tratta, bensì di far "emergere" gli oggetti di scavo: "emergere", cioè sommergere senza speranza nelle mani di chi li ha illecitamente scavati, trafficati, acquistati e può ormai impunemente continuare a farlo.
Nella discussione alla V Commissione, un'opposizione tanto flebile da somigliare a un applauso è venuta dall'on. Maurandi (Ds), a cui la proposta non piace perché "non raggiungerebbe l'obiettivo che il presentatore si prefigge"; mentre l'on. Boccia (Margherita) ha parlato di "un vero e proprio colpo di spugna", e il sottosegretario all'Economia Vegas ha usato un linguaggio non meno duro ("una sanatoria per i tombaroli").
Ma entrambe le definizioni sono molto al di sotto della realtà: questa norma intende essere (e sarà, se approvata) un invito a un generalizzato do-it-yourself dello scavo archeologico, gratificato dall'assoluta certezza non solo di non compiere alcun reato, ma anzi di acquistare la proprietà dei rinvenimenti, e di poterli liberamente commerciare previo pagamento di un modestissimo obolo allo Stato.
In tal modo, il principio plurisecolare che ha regolato la tutela in Italia - la proprietà statale dei reperti archeologici comunque rinvenuti - viene cancellato con un blitz brutale. Si apre su tutto il territorio nazionale una gigantesca caccia al tesoro, si beffeggiano i Carabinieri del benemerito Nucleo per la tutela del patrimonio artistico, impegnatissimi nel recupero dei beni archeologici trafugati (resteranno ora senza lavoro?), si vanificano tutte le azioni in corso (anche della magistratura) per il recupero del patrimonio archeologico illegalmente acquisito da collezioni e musei stranieri.
Questa norma non solo viola la Costituzione, ma la offende. Essa rivela che cosa è il "Codice Urbani" per una parte almeno della maggioranza di governo che lo ha approvato: uno specchietto per le allodole, che ha consentito di concentrare il fuoco sul ministro Urbani al momento della discussione, diffondendo tuttavia la falsa impressione che con l'approvazione del Codice "i giochi sono fatti".
E' vero il contrario: per una qualche lobby il Codice è già in corso di smantellamento sul fronte dell'ambiente e dei beni archeologici. Il resto fatalmente arriverà, se mancheranno reazioni adeguate nel Parlamento e nel Paese, e il Codice sarà presto carta straccia. A poco serviranno i ponderosi commentari che stanno già arrivando in libreria.
Questa, è bene sottolinearlo, non è una battaglia né di destra né di sinistra, è una battaglia di civiltà. Le tiepide proteste delle opposizioni contro una norma tanto spudorata non sono meno preoccupanti della norma stessa. Perché il partito trasversale dei nemici della tutela venga sconfitto, occorre un'alleanza delle buone volontà, degli onesti, di coloro (e ce ne sono in ogni parte politica) a cui ripugna la connivenza con ricettatori e trafficanti. Ma occorre anche informazione e consapevolezza dei cittadini.
Faremo in tempo ad arrestare questo cinico, irresponsabile invito allo scempio del nostro patrimonio archeologico?
(8 novembre 2004)
http://www.repubblica.it/2004/k/sezioni/cronaca/settis/settis/settis.html
Windows: Falla In Internet Explorer Resta Senza Soluzione
Roma, 6 nov. (Adnkronos Multimedia) - Una falla presente nella versione 6.0 di Internet Explorer non ha avuto ancora nessuna soluzione e rimane un accesso per malintenzionati. E' quanto annuncia Secunia, compagnia danese che si occupa di protezione per i computer. La società ha spiegato che in entrambi i Service Pack rilasciati -per Windows XP e per Windows 2000- non è presente nessuna correzione alla vulnerabilità del tag html 'IFRAME', che permette attacchi dall'esterno grazie ad un buffer overflow creato da codice precedentemente preparato per l'assalto. (Mak/Adnkronos)
domenica 7 novembre 2004
Non copiate Zapatero, vince troppo
Malteste sul Venerdi de La Repubblica spiega come Zapatero viene visto con sospetto in Italia da entrambi i fronti politici
Contromano di CURZIO MALTESE
L'Italia è l'unico Paese dove l'immagine del nuovo premier spagnolo, José Luis Zapatero, è circondata da comune deplorazione o comunque da un certo sospetto, sconfinante nello scandalo. Perfino a sinistra, fra i leader che fanno a gara nel prendere le distanze dall'esempio spagnolo, «troppo estremista». Non è facendo come Zapatero che si vince, insegnano i nostri professori di riformismo. Tralasciando il dettaglio che Zapatero ha appena vinto e se si rivotasse domani stravincerebbe. Mentre i nostri strateghi della rincorsa al centro moderato, per dire, hanno regalato a Berlusconi la più larga maggioranza parlamentare degli ultimi quarant'anni. La stampa del resto dell'Occidente, compresa quella conservatrice, racconta una Spagna «zapatera» molto diversa dalla caricatura reazionaria nostrana. Un Paese in forte crescita, quasi euforico, che funziona e attrae investimenti da tutto il mondo. Del resto, basta fare un breve viaggio per constatare il clima di rinascita culturale dì grandi città come Barcellona, Siviglia, la stessa Madrid, e paragonarlo al mesto e caotico declino urbano delle capitali italiane. Oppure, confrontare la vivacità delle grandi università spagnole, che ospitano studenti di tutto il mondo, con il grigiore autarchico delle nostre baronie.
Perché Zapatero irrita l'intellighenzia, si fa per dire, nazionale? Una ragione assai banale, intanto, è che si tratta di un giovane e i nostri intellettuali sono molto vecchi. Non tanto per l'età quanto per il modo di ragionare, realmente decrepito. La vicenda Buttiglione, per esempio, ha riportato alla luce un pensiero giurassico sui diritti civili, diffuso perfino fra sedicenti liberali, che sarebbe parso superato anche ai trisavoli. È normale che una cultura sostanzialmente ferma alla Controriforma reagisca con orrore all'invasione di principi libertari nella cattolicissima Spagna. Finché lo facevano in Svezia o Danimarca, pazienza. Un altro motivo dell'antipatia per Zapatero è che ha vinto e governa con una tattica assai poco machiavellica. Si limita a fare quanto ha promesso, fedele a principi e identità non negoziabili. Questo offende il trasformismo patrio, vero terreno comune, e minaccia alcuni interessi materiali, grandi e piccoli. Pensate se i nostri politici si mettessero a fare come Zapatero, quanti «consiglieri del Principe» rimarrebbero senza un mestiere. Per queste e altre ragioni, la sinistra italiana «non faccia come Zapatero». Rischierebbe di capire che, per conquistare i ceti medi, non occorre travestirsi da democristiani. La sbornia ormai è passata e i cittadini non vogliono più sogni di Pulcinella, ma certezze e identità. I mitici ceti medi, spagnoli o italiani, oggi si fidano più di un «estremista» coerente come Zapatero che dei «moderati» trasformisti di centrosinistra, pronti a tutto pur di compiacerli.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=29791
Il limbo dei moderati
di Furio Colombo
Il New York Times del 4 novembre non ha dubbi. Queste elezioni sono state un grande scontro tra radicali e moderati. I radicali sono i repubblicani che hanno vinto, i moderati sono i democratici che hanno perso. Da oggi, nel giornalismo americano, la parola "radicale", nel senso tipicamente americano di "estremo" sostituisce la parola conservatore o neoconservatore o cristiano evangelico.
Infatti a pag. 1 del New York Times del 4 novembre trovate questa frase di Richard Viguerie , che ha avuto un ruolo chiave nel mobilitare per Bush il voto cristiano fondamentalista: «Adesso arriva la rivoluzione. Se non facciamo la rivoluzione adesso, quando dovremmo farla? Basta con le chiacchiere di unire il Paese. Chi ha votato in massa per Bush ha fatto con lui un patto. Adesso vogliamo i valori morali di cui Bush, in tutta la campagna elettorale, si è fatto paladino e sostenitore».
I "valori" sono perentori: abolizione dell'aborto, eliminazione da tutte le scuole e università della teoria di Darwin, eliminazione della scienza quando contrasta con la religione, esclusione dei gay da ogni responsabilità pubblica e da qualunque genere di contratto che richiami il matrimonio, divieto di adozione fuori dalle regolari famiglie cristiane, preghiere cristiane in tutte le scuole, sussidi alle scuole private organizzate per l'insegnamento della Bibbia, equiparazione dell'aborto all'omicidio a partire dagli embrioni e carcere per i medici, censura rigorosa dei testi scolastici (di cui i giornali americani hanno dato notizia il 6 novembre) e nomina di giudici (le nomine che spettano al Presidente e al Senato)scegliendo rigorosamente tra i giuristi accettati dai cristiani evangelici.
«Dio ci sta dando un'ultima occasione» - sostiene, sempre nelle pagine del New York Times del 4 novembre, James Dobson, leader e fondatore del movimento "Focus on Family", che ha portato a Bush milioni di voti della estrema ala radicale cristiana. «Ma Dio ci sta mettendo alla prova per un periodo brevissimo. Appena i quattro anni della nuova presidenza di Bush. L'America era sull'orlo della rovina. Ora Dio ci porge la mano della salvezza». Il linguaggio non inganni il lettore. Viguerie e Dobson non sono predicatori delle praterie che agitano il tuono di Dio per spingere a un più severo comportamento morale i fedeli della chiesetta di campagna.
Non siamo in un film americano degli anni Quaranta o Cinquanta, in cui il predicatore burbero diventa buono oppure viene mandato via. Qui siamo alla Casa Bianca di Bush. Viguerie e Dobson sono personaggi del cerchio stretto del presidente. Le due dichiarazioni riportate dal New York Times sono parte di telefonate rese pubbliche dall'ufficio di Bush. Sono voci dell'esercito di sostenitori che ha portato il cristiano fondamentalista George Bush al trionfo della Casa Bianca. Il giornale di New York ha condotto anche un'inchiesta fra i più poveri di questi elettori e anche fra coloro che non sono sostenitori della guerra in Iraq. La risposta è sempre la stessa: «La prima cosa che mi ha attratto in Bush è il suo coraggio nel sostenere apertamente i nostri valori. È uno deciso, che non cambia idea, e sostiene Dio. Mai pensato, neppure per un minuto, di votare Kerry. Non c'è Dio dalla sua parte». Nel supplemento del New York Times dedicato alla spiegazione di un risultato elettorale così inatteso (14 milioni di elettori in più vanno a votare e vince il presidente in carica) il giornale torna e ritorna a citare dichiarazioni come questa, a livelli alti e bassi, periferici e di potere. Torna alla frase chiave e sembra il nuovo slogan di sostenitori di Bush, come se, finita la campagna elettorale fossero liberi di abbandonare ogni finzione: «Non perdiamo tempo a unire il Paese. Il messaggio di Dio è chiaro. Non puoi salvare chi non vuol salvarsi. Fuori dalla salvezza non c'è che la dannazione».
Tutti così gli elettori di Bush? No, naturalmente. Milioni di cittadini normali, guidati da buon senso e da inclinazione politica, hanno scelto di votare per Bush come avrebbero votato in passato per Reagan o per Bush padre. Ma ciò di cui i commentatori si meravigliano è il traino che gli evangelici hanno esercitato, superando e ignorando tutti gli argomenti con cui si misurano i praticanti della politica. Qui non c'entrano né il mercato né la guerra. Ti dicono: «Questa è una rivoluzione» come per svegliarti dalla immagine di un'altra America che è ormai il passato.
Se volete una storia esemplare, ecco quella di Tom Daschle, capo della minoranza democratica al Senato e senatore di immenso prestigio per 26 anni. Di fronte ai nuovi cristiani di Bush, Daschle aveva scelto di "capire" e di "dialogare". Dicono di lui i commentatori politici che è un uomo sempre misurato nel linguaggio, sempre preoccupato di trattare gli avversari da colleghi e non da nemici. Ma poiché si è opposto al famoso taglio delle tasse per i più ricchi è stato prontamente definito "ostruzionista e traditore", lui che era sempre stato considerato, non solo in Senato, "statista e patriota". In ogni altro momento della storia americana, Daschle sarebbe stato tipicamente definito "di centro", anche perché, contrariamente a illustri colleghi come Kennedy e come Byrd, ha sempre sostenuto la guerra.
Ma "la rivoluzione" dei nuovi radicali non tiene conto dei centristi dal linguaggio misurato. In una sola, breve campagna elettorale lo hanno travolto e cacciato dalla politica. Il suo avversario, lo sconosciuto John Thune ha chiamato a raccolta cristiani conservatori che non potevano perdonare a Daschle un voto contro la discriminazione dei gay e un voto - uno solo - contro la libera circolazione delle armi. A quanto pare Tom Daschle, senatore da 26 anni ed efficace e telegenico protagonista di infiniti dibattiti televisivi in tutto il Paese, ha continuato i suoi comizi, nello Stato del South Dakota che lo aveva sempre rieletto, senza rendersi conto del pericolo: l'associazione dei produttori di armi aveva messo a disposizione dei cristiani fondamentalisti e dello sfidante di Daschle un finanziamento dieci volte più grande delle risorse niente affatto modeste del senatore. Perciò Dio, le armi e i valori morali hanno stravinto in questo esemplare episodio della rivoluzione radicale americana, che è stata anche la più costosa campagna senatoriale nella storia degli Stati Uniti. Ma a quanto pare Dio, i cristiani fondamentalisti e i produttori di armi non badano a spese. Daschle è scomparso dalla politica come sono scomparsi altri quattro colleghi al Senato (tutti tra i più moderati, tutti nella lista di coloro che avevano votato per Bush sulla guerra). Sono finiti nello stesso limbo in cui è caduto John Kerry. In quel limbo appaiono per ora confinati tutti coloro che hanno fatto una campagna elettorale cauta e sottovoce, rifiutandosi di denunciare l'enorme conflitto di interessi del vice presidente Cheney, il disastro - che continua e si aggrava - dell'Iraq e di confutare con energia le false accuse ricevute ogni giorno dai vivaci e aggressivi leader repubblicani.
Il New York Times offre un ritratto, che è anche un elogio funebre, del più timido candidato democratico dell'ultimo decennio.
«È stato un personaggio sempre un po' fuori fuoco, come se avesse avuto timore di rivelarsi e di rivendicare la sua vita e il suo passato. Ha esitato e tardato prima di rispondere alle atroci accuse di reduci del Vietnam appositamente mobilitati dalla campagna elettorale di Bush per diffamarlo. Non ha risposto, lui che è stato insignito di tre medaglie al valore, alle accuse di codardia e di tradimento, lanciate contro di lui da uno come Bush che si è sottratto alla guerra.
Bush lo ha costantemente attaccato, irriso, insultato, denigrato con veemenza. Kerry ha mostrato una singolare cautela. Il più delle volte ha scelto di ignorare le accuse». Gli amici di Kerry fanno notare l'immensa sproporzione di mezzi fra la campagna di Kerry e quella di Bush. Bush disponeva di un sostegno finanziario molte volte superiore, e, insieme con gli evangelici, lo ha portato alla vittoria. Ma forse fanno luce queste parole di Carl Rove, stratega elettorale del vincitore: «Bush ha vinto perché abbiamo saputo diffondere il dubbio sulla moralità e l'integrità dell'altro candidato, e perché i cristiani evangelici sono venuti in massa a votare per lui». Può essere utile aggiungere che quando Kerry, nei suoi comizi, parlava di "valori" intendeva i diritti dei lavoratori, le scuole pubbliche, gli ospedali, la separazione fra Stato e Chiesa. E lo ha fatto costantemente con rispetto e mitezza.
Infatti, quando Bush parlava di "valori" intendeva esclusione dei gay, emendamento alla Costituzione contro i matrimoni dello stesso sesso, abolizione e criminalizzazione dell'aborto, preghiera obbligatoria nelle scuole pubbliche, finanziamento di scuole private ispirate alla Bibbia.
Dice l'economista Paul Krugman: «Kerry non si è accorto della svolta radicale dei suoi avversari. Ha condotto una campagna moderata. Ha lasciato la sinistra senza guida, ed è affondato insieme al centro».
tratto da L'Unità del 7/11/2004
Sondaggio Demos-Eurisko: Sì alle coppie di fatto, bocciati i matrimoni tra gay
Frattura su fecondazione e uso degli embrioni la maggioranza favorevole all'adozione da coppie non sposate.
La famiglia si conferma il luogo centrale nella vita degli italiani
di FABIO BORDIGNON
Un punto fermo, ma, allo stesso tempo, in continuo movimento. La famiglia si conferma luogo centrale nella vita degli italiani, primo riferimento in caso di difficoltà. Nella popolazione, tuttavia, sembrano oggi convivere diverse "idee" di famiglia: non esiste un'unica definizione, e il legame con l'istituzione del matrimonio appare meno stretto che in passato. Ma è soprattutto sui temi della riproduzione e della bioetica - fecondazione assistita, utilizzo degli embrioni per la ricerca, aborto - che emergono, nella società italiana, fratture molto profonde. Sono questi i principali spunti offerti da un'ampia indagine realizzata da Demos-Eurisko per La Repubblica.
Quasi una persona su due ha (almeno) un parente stretto (ma esterno al proprio nucleo familiare) come vicino di casa. Più di otto persone su dieci hanno parenti che vivono nello stesso comune. Oltre alla densità dei legami familiari, l'indagine conferma la loro persistente rilevanza, nel nostro paese, quale rete di sostegno: quasi il 90% degli intervistati pensa di poter contare, nei momenti difficili, sull'appoggio della famiglia, che, sotto questo profilo, stacca nettamente gli altri soggetti e le altre istituzioni presi in esame (gli amici, i compaesani, la parrocchia... per non parlare dei servizi del comune e dello stato).
A questi significativi elementi di continuità, l'indagine contrappone importanti segnali di cambiamento, innanzitutto nel modo in cui il concetto di famiglia viene declinato dagli individui. Se il 53% degli intervistati ritiene che, per formare una famiglia, occorra sposarsi - e quasi uno su tre consideri necessario il matrimonio religioso (31%) -, per una percentuale appena inferiore (il 45%) è sufficiente che due persone vivano sotto lo stesso tetto. Del resto, una larga maggioranza, in particolare tra i giovani, considera ormai la convivenza (così come il sesso al di fuori del matrimonio) un comportamento ammissibile (79%). Da tale convinzione nasce la necessità di garantire alle coppie di fatto alcuni dei diritti attualmente riservati al vincolo matrimoniale. Sei persone su dieci sono favorevoli all'istituzione di unioni civili, che tutelino queste relazioni (61%). Una porzione non trascurabile (ancorché minoritaria) della popolazione italiana vedrebbe, inoltre, con favore il matrimonio gay: il 32%, lo stesso valore osservato da Gallup negli Stati Uniti, dove il tema è stato al centro del dibattito, nel corso della campagna per le elezioni presidenziali, e oggetto di referendum - tutti bocciati - in ben 11 stati.
Anche le opinioni in materia di adozioni sottolineano l'indebolimento del legame tra famiglia e matrimonio. Il 78% ritiene legittimo che anche una coppia non sposata possa adottare dei bambini, e il 58% concederebbe tale possibilità anche alle donne sole. Il grado di favore, tuttavia, si abbassa drasticamente nel caso degli uomini soli (36%) e, soprattutto, delle coppie omosessuali (21%).
Un ulteriore capitolo dell'indagine riguarda una
questione di grande attualità, che presto potrebbe essere sottoposta al giudizio elettori attraverso referendum (le firme sono già state depositate in Cassazione): la fecondazione assistita. Quasi sette persone su dieci (69%) approvano l'aiuto, da parte della scienza medica, per le coppie che non possono avere figli (il 55% anche per quelle non sposate). Nel caso della cosiddetta eterologa - la fecondazione assistita che utilizza il seme di un donatore esterno, proibita, allo stato attuale, dalla nuova legge che regolamenta la materia - il numero dei favorevoli scende considerevolmente, fermandosi al 39%.
Un'altra norma controversa, contenuta nella legge recentemente varata dal governo, riguarda, poi, il divieto di sperimentazione sugli embrioni umani. A questo proposito, la popolazione si presenta fortemente divisa: se il 38% considera accettabile, dal punto di vita etico, l'utilizzo di embrioni per la ricerca, una componente ancora superiore condanna tale pratica (44), giudicandola discutibile dal punto di vista morale. La stessa percentuale di persone, peraltro, si oppone all'aborto, questione che - pur non essendo oggetto di riforma - conferma la propria capacità di polarizzare l'opinione pubblica.
Le forti divergenze sui temi della bioetica e della morale sono spiegate, innanzitutto, dalla posizione religiosa degli intervistati. I favorevoli alla fecondazione eterologa, per fare solo un esempio, raggiungono il 53% tra chi non va mai in chiesa, ma la percentuale declina, nettamente, al crescere della pratica religiosa, per fermarsi al 24% tra i praticanti assidui (coloro che vanno a messa tutte le domeniche). Il riflesso di tali contrapposizioni è visibile, infine, anche negli orientamenti politici, con gli elettori della CdL più vicini, sui temi considerati, alle posizioni dei cattolici praticanti.
(7 novembre 2004)
http://www.repubblica.it/2004/j/sezioni/cronaca/mammegay/sondadem/sondadem.html
venerdì 5 novembre 2004
Fuga dagli USA: richieste ai consolati per emigrare
Consolati sommersi di chiamate di cittadini americani che vogliono emigrare in stati più aperti per i gay
La grande fuga degli americani - si suppone di fede democratica - è già iniziata: a soli 48 ore dalla rielezione di George W. Bush alla guida del Paese per altri quattro anni, i consolati di Canada, Nuova Zelanda e Australia sono stati sommersi da numerose richieste di cittadini ansiosi di emigrare. L'effetto-Bush ha spinto gli americani a cercare i Paesi meno conservatori, più aperti alla legalizzazione dei matrimoni fra i gay, alla depenalizzazione della marijuana e al finanziamento del sistema sanitario.
Tutte tematiche trascurate dall'amministrazione Bush e che, secondo i più pessimisti, saranno ulteriormente accantonate per i prossimi quattro anni. Già negli anni Sessanta, durante la guerra fredda, molti americani parlavano di emigrare in Australia per evitare i rischi. E in questi giorni si sta delineando uno scenario simile anche se dai vari consolati negli Usa le autorità invitano alla cautela. «Succede ad ogni elezione», hanno sottolineato i centralinisti delle ambasciate straniere. La maggior parte delle persone che telefona ai consolati è spinta dalla frustrazione, ma tanti altri cittadini americani fanno sul serio. «L'interesse è senz'altro aumentato», ha confermato Rob Taylor, console generale per la Nuova Zelanda a San Francisco. «Molte richieste sono state avanzate già sei mesi fa, ma è anche vero che dopo queste elezioni la gente è ancora più pessimista sul futuro dell'America». Anche al consolato australiano il telefono non smette di squillare. «Gli americani sono divertenti», ha detto Linda Heller, uno dei responsabili. «Quando le cose non vanno come dicono loro reagiscono in maniera drastica. In questo caso con la decisione di abbandonare il proprio Paese». All'ambasciata canadese di Washington, che gestisce il maggior numero di richieste relative all'immigrazione, il numero delle domande è aumentato in due giorni. «Quelli che decidono di emigrare non sono affatto convinti dalla direzione verso la quale l'America sta andando», ha detto Pam Lambo, responsabile dell'ufficio stampa. Storicamente, il Canada ha sempre rappresentato un rifugio sicuro per i «cugini degli States».
di Tania D'Amico
dal "Corriere Canadese"
http://www.gaynews.it/view.php?ID=29745
giovedì 4 novembre 2004
La prima pagina di "The Indipendent"
La prima pagina di uno dei maggiori quotidiani inglesi, l'Independent, non maschera il disappunto per la rielezione di Gorge W. Bush. A commento di un mosaico di foto, che stigmatizzano tra l'altro alcuni dei peggiori avvenimenti del passato mandato di Bush, c'è la scritta: "Altri quattro anni"
USA: lesbica ispano-americana eletta sceriffo a Dallas
Prima donna alla guida della polizia nella storia della città
Una donna di origini latino-americane, dichiaratamente lesbica, e' stata eletta sceriffo di Dallas, per la prima volta nella storia della citta'. Lupe Valdez ha raggiunto un risultato sorprendente nello stato natale di George W. Bush, guadagnando il 51% dei voti e battendo il conservatore repubblicano Danny Chandler.
Gli esperti hanno attribuito la vittoria della donna alla presenza di una vasta comunita' ispanica nella citta', ma anche ad un desiderio di rinnovamento da parte dei cittadini, dopo gli scandali che hanno coinvolto la polizia di Dallas negli ultimi anni.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=29742
L'amico è gay? 40 su 100 se lo scoprono lo evitano
Risulta da un sondaggio su ''Gli italiani e l'omosessualità''
Sono amici da anni, rapporto fraterno. Poi improvvisamente, la scoperta: l'amico e' gay. E le cose cambiano radicalmente, l'amicizia si chiude. E' lo scenario che disegna un sondaggio effettuato dalla Ekma Ricerca sul tema "Gli italiani e l'omosessualita'". La societa' di rilevazione ha intervistato telefonicamente il 2 novembre scorso un campione rappresentativo di mille italiani maggiori di 18 anni.
Il risultato e' stupefacente: il 40% degli intervistati smetterebbe di frequentare un caro amico se venisse a sapere che e' omosessuale. Solo il 20% afferma che il suo atteggiamento non cambierebbe, il 10% cercherebbe di redimerlo e ben il 30% "non sa e non risponde".
Quanto all'omosessualita' in se', per il 40% e' una libera scelta, ma c'e' un intervistato su quattro (25%) che la considera un vizio, il 22% la giudica "un modo di vivere la propria sessualita'" e il 10% una malattia. Una larga maggioranza, il 70%, ritiene che le coppie omosessuali non debbano avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali, ma il 22% la pensa in modo esattamente contrario. Il 55% ritiene che gli omosessuali in Italia non siano discriminati, ma il 27% considera invece che lo siano. Si rifiuta di rispondere il 18%.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=29743
Referendum USA, undici no sulle nozze gay
La California approva la ricerca sulle cellule staminali. Marjuana terapeutica in Montana
Undici sonori no al matrimonio gay, appena attenuati dal sì della California che ha approvato il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali. Ma è un vento conservatore quello che soffia sulla America di Bush, vista attraverso i tanti referendum - 163 - ai quali gli elettori sono stati chiamati in concomitanza con le presidenziali. Su una delle questioni più spinose, divenuta scivoloso terreno di scontro nella campagna elettorale, è la tesi dell'amministrazione repubblicana a prevalere. Con un margine larghissimo, gli elettori di undici Stati si sono espressi a favore di modifiche costituzionali per rendere esplicito che il legame coniugale debba intendersi necessariamente tra individui di sesso diverso. Ohio, Georgia, Kentucky, Mississippi, Michigan, North Dakota, Arkansas, Montana, Utah e Oklahoma lo hanno detto a chiare lettere, con una media del 75 per cento di voti e punte addirittura più alte in Mississippi. Più cauto invece l'Oregon (55%9, dove vivono 3000 coppie gay sposate nel marzo scorso. «È un maremoto a favore del matrimonio», è stato il commento soddisfatto di Matt Daniels, presidente dell'Alleanza per il Matrimonio, uno dei gruppi che spingeva per il divieto delle nozze gay.
Il referendum ha preso piede sulla scia di una sentenza della Corte suprema del Massachusetts, che nel novembre di un anno fa aveva autorizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Formalmente l'iniziativa referendaria è partita da un gruppo d'attivisti religiosi, ma la modifica della Costituzione è stata suggerita dallo stesso Bush. C'è ora qualche preoccupazione sulle conseguenze che il voto potrà avere per le coppie non sposate, anche eterosessuali, in tema di assicurazione sanitaria e protezione sociale, vista la formula molto ampia del quesito referendario. In Ohio addirittura si esplicita il divieto di riconoscere qualsiasi status legale ai conviventi, un divieto tanto esteso da mettere in allarme il governatore repubblicano dello Stato Bob Taft, come i sindacati e persino certe aziende che fanno dei benefit concessi ai conviventi un sistema di reclutamento del personale. «La maggior parte di questi stati ha già scritto la discriminazione nelle proprie leggi, ora hanno fatto di più scrivendola nella Costituzione», ha detto David Buckel, dell'associazione Lambda che difende i diritti gay. In Ohio, Georgia e Mississippi gli attivisti non demordono e ipotizzano un ricorso un tribunale.
Se il no alle nozze omosessuali non poteva essere più netto, spicca per contrasto il sì californiano alla ricerca sulle cellule staminali, contrastata dalla Casa Bianca, ma forte dell'appoggio del governatore repubblicano Arnold Schwarzenneger, che su questo tema ha platealmente preso le distanze dalla linea del partito. Il sì della California autorizza il finanziamento pubblico per 6 miliardi di dollari per la ricerca sulle cellule-madri, dalla quale potrebbero dipendere le future terapie per malattie come l'Alzheimer e il diabete, e le lesioni del midollo spinale. Il referendum avrà come conseguenza la creazione di un Istituto per la medicina rigenerativa e, soprattutto, stabilirà un principio di diritto sulla ricerca in questo campo, fatto salvo l'assoluto divieto della clonazione a fini riproduttivi. A favore dell'iniziativa californiana, «Prop 71», si era espresso anche l'attore Christopher Reeve, il Superman costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente a cavallo e morto qualche settimana prima del voto Usa. «Per favore sostenete Prop 71. E alzatevi in piedi per quelli che non possono farlo», diceva l'attore in uno spot mandato a ripetizione nel corso della campagna referendaria.
Oltre alle gradi questioni di costume e di etica, gli elettori statunitensi hanno dovuto esprimersi su una miriade di referendum sui temi più disparati, dalle tasse sul tabacco per finanziare il sistema sanitario (hanno detto sì il Colorado e l'Oklahoma) ai metri quadri dei megastore (quesito riservato alla contea di Maryland Talbot), alla depenalizzazione della marjuana a scopo terapeutico (approvata in Montana). Sì dell'Arizona su una misura controversa, che obbligherà i residenti a provare la loro cittadinanza per poter accedere ai benefit pubblici. L'intenzione è di colpire gli immigrati clandestini, ma è probabile che il testo appena approvato abbia vita breve: una decina di anni fa anche la California varò una simile iniziativa che venne poi cancellata in tribunale perché discriminatoria. La Florida ha votato a favore di un provvedimento che stabilisce che i minori debbano essere autorizzati dai genitori per poter abortire. Respinta la proposta del Colorado di spartire i grandi elettori dello Stato su base proporzionale nelle presidenziali, misura che se approvata avrebbe avuto effetto immediato.
Marina Mastroluca
giovedì 04 novembre 2004 , di L'Unità
Bush si tiene la Casa Bianca
L'America ha scelto: altri quattro anni di Bush. Dopo lunghe ore di angoscia il candidato democratico John Kerry ha deciso di accettare la scelta senza contestazioni. Ha telefonato al presidente per congratularsi e poi si è presentato davanti alle telecamere per ammettere la sconfitta. Tratteneva le lacrime. «Non avrei rinunciato a battermi - ha dichiarato - se vi fosse stata qualche possibilità di vittoria, ma ormai è chiaro che anche se contassimo fino all'ultimo voto il risultato non cambierebbe». Quattro anni fa, Bush era diventato presidente con 500 mila voti in meno del suo avversario Al Gore. Questa volta ha ottenuto un secondo mandato con 58.704.164 voti, pari al 51 per cento: 3,7 milioni di voti più di Kerry che si è fermato al 48 per cento.
martedì 2 novembre 2004
Il reportage di Furio Colombo: «Ho visto due Americhe col cuore in gola»
di Furio Colombo
New York Vi è una interruzione nella vita americana. Da ieri, 1° novembre, tutto si è fermato, come in Florida quando si aspetta il tifone. Persino giornali e televisioni, che finora hanno scrupolosamente diviso spazi e minuti, adesso sono fermi sull’orlo di un vuoto. Un vuoto di cui nessuno sa niente. Quarantotto a quarantotto, i sondaggi di Bush, i sondaggi di Kerry. È diventato come un numero di cabala. Moltiplicandolo o dividendolo, dovrebbe svelare il mistero di questa attesa immobile, ma nessuno conosce la formula.
L’attesa non è neutrale. Per la prima volta, nella mia esperienza americana (dalla elezione di Kennedy a quella di Clinton) chiunque, dal funzionario dell’aeroporto al tassista, dall’incontro casuale alla conversazione fra amici, ti dice il suo voto. Te lo dice con un misto di fierezza, di ostinazione, di rabbia, con l’intenzione esplicita di far sapere: nessuno cambierà il mio voto, per nessuna ragione. E dedica all’altro candidato parole che non avevo mai sentito nella placida, a volte sonnolenta, vigilia di tante altre elezioni.
L’America è un Paese in marcia, diviso, ansioso. È in marcia in due direzioni diverse. Sarà dura, per una delle parti, fare una svolta a U dopo il voto, e mettersi in coda alla colonna vincente.
Se questo fosse uno stadio, le due tifoserie apparirebbero contrapposte in modo irrimediabile, senza alcun punto di contatto. Non un segno della vecchia e bonaria tradizione americana dei dibattiti imparati nella scuola media, fondati sul riconoscimento educato delle ragioni dell’altro e conclusi con la stretta di mano.
C’è sempre il grande valore comune: l’America. Ma questa volta non è il territorio benevolo che ospita la contesa ravvicinando le parti. Qui l’America è il tema stesso delle elezioni, la posta in palio. L’America è in pericolo. O la salva l’uno o la salva l’altro. Solo che il pericolo è descritto in due modi diversi, la soluzione è opposta, uno strappo in direzioni incompatibili.
Se il centro, di cui si è parlato tanto all’inizio di questa campagna elettorale, sopratutto da parte dei democratici, fosse una piazza, quella piazza sarebbe vuota. Nessuno vi offre una calma e tollerante visione sul valore del rito (il votare) che è più importante del risultato. Vi parlano sempre e solo dell’ansia, della incertezza, molte volte dell’angoscia sulla attesa del risultato.
Il giornalismo, che di solito indossa in clima elettorale il costume buono dell'arbitro, adesso ha assunto - almeno nelle grandi televisioni - un tono secco, senza gentilezze e ornamenti. Intervistano, in sequenze diverse, l'uomo di Kerry e l’uomo di Bush, che non si incontrano in video e non si scambiano i classici scherzi da club e da scuola media della politica americana in pubblico.
Il testo integrale del reportage del Direttore si trova sull'edizione cartacea de L'Unità
lunedì 1 novembre 2004
Cary Grant, il lato oscuro del divo: amori gay e storie di spionaggio
Una biografia racconta vita e carriera dell'attore hollywoodiano
I matrimoni combinati per nascondere la sua omosessualità
Sposò Barbara Hutton, filonazista, per dare informazioni all'Fbi
di ANTONIO MONDA
NEW YORK - Colui che è stato probabilmente il più grande attore hollywoodiano e più di ogni altro ha immortalato sullo schermo l'immagine della raffinatezza e del fascino americano era in realtà un inglese nato in un'umile famiglia di Bristol con il nome di Archibald Leach.
Il mondo lo conobbe come Cary Grant quando divenne la star prediletta dai massimi registi hollywoodiani, e ignorò che la sua nuova identità non riuscì mai a esorcizzare i tormenti di una vita segnata da contraddizioni e lati oscuri, e da un perenne conflitto con l'establishment cinematografico.
Un'appassionante biografia appena uscita negli Stati Uniti ad opera di Marc Eliot, segue minuziosamente le tappe della carriera e della sua vita privata, a cominciare dagli anni di Bristol, quando il padre, che lavorava in una sartoria, gli disse che la mamma era morta di cancro. Archibald all'epoca aveva nove anni.
Eliot ci racconta che il bambino visse la notizia con un dolore che lo segnò per il resto dell'esistenza, che si trasformò in sgomento e quindi in rabbia quando scoprì, dieci anni dopo, che la madre era ancora viva, ed era stata internata in una clinica psichiatrica dal padre, stanco delle sue crisi di nervi e voglioso di convivere con un'amante. Fu la futura star a prendersi cura della donna, alla quale rimase attaccato visceralmente fino alla fine dei suoi giorni.
Quando la compagnia di girovaghi con la quale lavorava fece una tournée negli Stati Uniti, si convinse che quello sarebbe stato il paese della sua vita, e si stabilì in un primo momento a New York, dove calcò con scarso successo i palcoscenici di Broadway. La svolta avvenne quando vinse un provino con la Paramount, che lo mise sotto contratto per cinque anni e gli propose di cambiare il nome in Cary Lockwood. Lui riuscì ad imporre il cognome Grant e accettò ruoli di contorno con star come Mae West e Marlene Dietrich.
La sua bellezza elegante, l'innata raffinatezza e l'ironia con cui sapeva risolvere anche i momenti di massima tensione lo portarono all'attenzione dei maggiori produttori dell'epoca, che cominciarono a corteggiarlo al momento della scadenza del contratto con la major. Grant ebbe il coraggio di mettersi in proprio, garantendosi una carriera segnata da scelte effettuate in prima persona, ma anche l'esplicita ostilità dell'industria, che gli lasciò massima libertà sullo schermo, ma gli negò scandalosamente l'onore dell'Oscar.
Il libro di Eliot si dilunga su come Archibald Leach abbia tentato per tutta la sua esistenza di diventare l'affascinante Cary Grant, e ricorda il turbamento con cui un giorno dichiarò di aver "finto per tutta la vita di essere qualcuno fin quando non mi resi conto di essere diventato quella persona immaginaria".
Nei cinque matrimoni che hanno contraddistinto la sua vita sentimentale cercò un surrogato della figura materna, ma la relazione più importante, anche Eliot lo conferma, fu probabilmente quella omosessuale con Randolph Scott, che aggiunse altri motivi di attrito con l'industria cinematografica. Secondo il biografo c'è molto di vero nella voce secondo cui il matrimonio con Virginia Cherrill venne studiato a tavolino per mettere a tacere i pettegolezzi.
È certamente inquietante il legame di complicità che nacque in quel momento con il capo della FBI Edgar J. Hoover. Eliot mostra dei documenti che suggeriscono che anche il matrimonio successivo fu combinato, ma questa volta per motivi di carattere politico.
La nuova moglie Barbara Hutton, erede miliardaria dell'impero Woolworth, era infatti sospettata di essere una finanziatrice dei nazisti, e Grant si sarebbe prestato a sposarla per passare informazioni all'Fbi in cambio della cittadinanza americana e dell'esenzione dalla leva obbligatoria. Furono gli anni in cui si impegnò a girare anche un film di propaganda anti-nazista ("Fuggiamo insieme") e divenne amico di Howard Hughes, con cui scomparve per cinque giorni a bordo del suo aereo personale, e riapparve in compagnia del presidente messicano quando si era già sparsa la voce che l'aviatore miliardario e l'attore fossero rimasti vittime di un incidente di volo.
Nel corso della sua lunga carriera Grant divenne l'interprete ideale per registi diversi come Hitchcock, Curtiz, Hawks, Cukor, Donen e Capra, lavorando al fianco delle più grandi attrici di Hollywood. Anche quando decise di variare il proprio personaggio (fu Hitchcock a rivelarne più di ogni altro il lato oscuro, giocando perfidamente sui presunti legami spionistici), mantenne intatto il fascino basato sul fatto di essere la persona da conquistare sullo schermo e l'oggetto del desiderio cui anelano anche dive di primissima grandezza.
Il libro minimizza gli aneddoti sulle presunte storie d'amore (dalla Bergman alla Loren ad Irene Dunne) ed i pettegolezzi che hanno circondato gli anni del declino fisico (dall'uso dell'LSD al violento rapporto con la quarta moglie Dyan Cannon), e si concentra invece sui documenti e sui personaggi che lo conobbero da vicino: se David Thompson è d'accordo con Howard Hawks nel definirlo "il migliore e più importante attore della storia", Pauline Kael dichiarò che "ti rende felice solo a guardarlo" e lo definì "l'uomo della città dei sogni".
L'entusiasmo è condiviso da Hitchcock ("un regista non dirige il meraviglioso Cary Grant, ma si limita a mettergli di fronte la macchina da presa lasciando che il pubblico si identifichi con lui") e da Capra, che individua il suo longevo carisma nella combinazione tra l'avvenenza fisica e la leggerezza del talento comico. Hollywood cercò di farsi perdonare con un tardivo Oscar alla carriera nel 1970.
(1 novembre 2004)
http://www.repubblica.it/2004/k/sezioni/spettacoli_e_cultura/caryspia/caryspia/caryspia.html