venerdì 23 settembre 2005
giovedì 22 settembre 2005
Milano, il Policlinico conferma "Non accettiamo donatori gay"
Un uomo non aveva potuto donare il sangue. Ora l'ospedale rilancia: "Cambieremo le regole solo se costretti dal ministero"
MILANO - Nonostante le polemiche, il Policlinico di Milano continua a non accettare il sangue dei gay. Con un comunicato della direzione, il Centro trasfusionale e di immunologia dei trapianti ha annunciato che "per tutelare la salute dei pazienti", manterrà il suo protocollo di sicurezza che non ammette la donazione di maschi che abbiano avuto rapporti con uno o più soggetti dello stesso sesso.
Il protocollo sarà cambiato solo in caso di disposizione "generale, precettiva e vincolante" del ministero, come spiega il comunicato: "In riferimento alla richiesta del ministero della Salute di modificare il protocollo di ammissione alla donazione di sangue in uso presso il Policlinico di Milano, la Direzione del centro trasfusionale ha inviato una relazione al ministro Storace, nella quale vengono precisate le ragioni che giustificano la decisione, in conformità con le procedure della maggior parte dei sistemi trasfusionali europei e non europei, perché è ad alto rischio".
Il caso era nato dalla denuncia di un uomo che si era visto rifiutare la possibilità di donare il sangue dopo aver dichiarato di essere gay. Il Policlinico giustifica e rilancia la sua decisione: "Questa scelta non ha alcun intendimento discriminatorio, deriva dal primario dovere del medico di tutelare la salute dei pazienti".
Così il Policlinico non cambia le regole, paventando il rischio troppo alto di sangue infetto: "In considerazione delle gravi conseguenze che potrebbero derivare ai pazienti trasfusi se il protocollo fosse modificato, conseguenze rappresentate primariamente dall'infezione da Hiv e dai virus dell'epatite, nonchè delle responsabilità dei medici, confermiamo la validità dei protocolli da lungo tempo adottati, augurandoci che questa posizione sia condivisa dal ministro, nel superiore interesse dei pazienti".
(22 settembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/cronaca/gaymi/confermapoli/confermapoli.html
Il governo è finito
di EZIO MAURO
È l'ultimo atto di un'avventura politica che sta correndo verso la sua fine. Una fine che rischia di travolgere la credibilità del Paese, insieme con un governo che ormai la sua credibilità l'ha consumata da tempo.
Nello sfacelo della maggioranza, c'erano almeno quattro focolai di crisi, accesi tutti insieme: una finanziaria allo sbando, una legge elettorale ambigua, una devolution pericolosa e il caso Fazio a giganteggiare nella sua evidente anomalia, trasformata giorno dopo giorno in una prova concreta di impotenza della leadership berlusconiana, davanti al potere extra-repubblicano che teneva in piedi il Governatore oltre ogni decenza.
Per funzione, prima ancora che per convinzione, il ministro del Tesoro era stato l'unico (dopo Tremonti davanti allo scandalo Cirio e Parmalat) a insistere nel dire che il Governatore doveva andarsene, perché col discredito accumulato danneggiava gravemente l'Italia.
Il Capo del governo per più di un mese è stato incapace di assumersi la responsabilità che gli compete, pronunciando le parole necessarie e sufficienti per riportare alla normalità una crisi istituzionale gravissima: il Governatore non gode più della fiducia del governo.
Davanti all'ambiguità colpevole del Presidente del Consiglio, che rafforzava il potere immateriale di Fazio mentre indeboliva l'Italia, il ministro del Tesoro non poteva ormai fare altro che dimettersi. Lo ha fatto davanti ad un assalto elettorale alla Finanziaria da parte della maggioranza e, soprattutto, davanti alla conferma che Fazio sarà domani a Washington, a rappresentare la Banca d'Italia di fronte a un'istituzione che la mette sotto accusa clamorosamente. Fazio sarà al FMI perché il governo non ha avuto il coraggio di fare il suo dovere sfiduciandolo, e dunque ha implicitamente sfiduciato Siniscalco. Come Tremonti, anche il suo successore si dimette. Fazio, nel momento della sua maggiore debolezza, è dunque più forte di due ministri della Repubblica.
Ma proprio questo rivela la fragilità politica del governo, che in pochi mesi perde il secondo ministro dell'Economia, dopo aver avvicendato tre ministri degli Esteri e due ministri degli Interni. Deve essere chiaro a tutti gli italiani che la responsabilità di questa crisi è di Silvio Berlusconi, e della sua incapacità di reggere la responsabilità del governo. Anche se mancano pochi mesi alla fine della legislatura e solo otto giorni alla presentazione della Finanziaria, Berlusconi deve andarsene. Un passaggio tecnico garantisca l'approvazione della manovra. Poi si vada al voto, per salvare il salvabile e chiudere finalmente questa sciagurata avventura.
(22 settembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/economia/finanziaria/govfinit/govfinit.html
Liti su Fazio e manovra, Siniscalco lascia
Il premier pensa all’interim, ma c’è l’ipotesi Tremonti. Fatale l'ultimo scontro con il governatore della Banca d'Italia | |
| Domenico Siniscalco (Reuters) |
martedì 20 settembre 2005
Ciampi celebra Porta Pia, la ferita mai cancellata
Il capo dello Stato: "Il 20 settembre si compie il sogno risorgimentale"
Il messaggio dopo le polemiche sollevate da Ruini sulle coppie di fatto
Carlo Azeglio Ciampi
ROMA - "Mentre cantavamo tutti insieme l'Inno di Mameli, il mio pensiero è corso alla data di oggi, 20 settembre, e ho ricordato che il 20 settembre del 1870 Roma divenne capitale dell'Italia unita, e fu il compimento del sogno Risorgimentale". Con queste parole, pronunciate al Vittoriano durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico, trasmessa in diretta tv, Carlo Azeglio Ciampi ha voluto celebrare quest'anno l'anniversario della Breccia di Porta Pia.
Un gesto che ha suscitato non poche perplessità nel mondo politico. In molti si sono chiesti se ci sia una simbologia dietro questa scelta, se il capo dello Stato abbia voluto mandare un messaggio preciso e farlo cadere nel dibattito di questi giorni. Il richiamo a uno degli episodi più drammatici dello scontro tra truppe piemontesi e truppe papaline, ha fatto pensare che Ciampi volesse ribadire la laicità dello Stato e frenare le ingerenze del Vaticano sulle scelte della politica. Messaggio ancora più esplicito dopo la condanna dei Pacs del cardinale Ruini di ieri e la battaglia della Chiesa contro le unioni di fatto.
Il capo dello Stato ha anche inviato una corona d'alloro a Porta Pia, in memoria dei 49 bersaglieri che persero la vita per aprire la "breccia". Una corona che si aggiunge a quella che i radicali italiani depongono ogni anno in ricordo di quei caduti.
Quella pagina di storia patria, lo scontro sanguinoso fra bersaglieri piemontesi e zuavi papalini per occupare Roma, rievoca una antica ferita nei rapporti fra l'Italia risorgimentale e lo Stato pontificio, che per lungo tempo tenne i cattolici fuori dalla vita politica dello Stato unitario. Perciò, con fair play istituzionale, di solito non viene ricordata.
La ferita fu sanata del tutto, ufficialmente, l'11 febbraio 1929 dai Patti Lateranensi, dopo i quali Pio XI fece cessare la clausura volontaria dei pontefici. Ma una piccola minoranza di irriducibili papisti anti-risorgimentali tiene il punto e ogni anno viene celebrata una messa in suffragio dei 19 soldati di Papa Pio IX caduti sotto l'offensiva dei bersaglieri guidati dal generale Cadorna. Una messa in latino, della quale si parlò molto nel 1999, quando vi partecipò il governatore di Bankitalia Antonio Fazio, su invito del principe Sforza Ruspoli.
Per questo in molti si sono chiesti: perché Ciampi ha celebrato Porta Pia? L'impressione è che il presidente abbia voluto ricordare Porta Pia dopo aver seguito sui giornali le polemiche dei giorni scorsi.
Del resto il capo dello Stato aveva riaffermato le radici laiche dello Stato anche lo scorso giugno al Quirinale, ricevendo Papa Benedetto XVI. Quindi niente a che fare, secondo questa versione, con la lettura dei giornali di oggi.
Comunque, secondo il ministro Buttiglione, se Ciampi ce l'aveva con Ruini, il suo è stato un riferimento "sfumatissimo" e condivisibile da ogni buon cattolico.
Apprezzamento per le parole di Ciampi è stato espresso dal segretario dei Radicali Italiani Capezzone e da Marco Pannella, dal Ds Luciano Violante ("Indipendentemente da quanto ha detto il cardinale Ruini, è un forte richiamo alla laicità dello Stato"), da Franco Giordano (Prc), e da Gianfranco Pagliarulo (Pdci).
(20 settembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/politica/parlaciampi/parlaciampi/parlaciampi.html
Neanche il Polo crede alla rimonta, credibilità di Berlusconi a picco
di ILVO DIAMANTI
È rischioso dare per scontato l'esito di una consultazione che avverrà fra qualche mese. Molte cose possono avvenire, prima di allora. Senza dimenticare che, più dei voti, contano i seggi. E la conversione dei voti in seggi dipende da leggi elettorali che possono cambiare, come ci rammentano le iniziative politiche dell'ultima settimana. Tuttavia, le stime fornite dai sondaggi, realizzati da tutti i principali istituti demoscopici (per ultimo, l'Ispo di Renato Mannheimer) spingono gli osservatori, oltre ai protagonisti politici, a sbilanciarsi nelle previsioni tanto chiaro e netto risulta il vantaggio a favore del centrosinistra.
Un dato confermato anche dall'indagine dell'Atlante politico di Repubblica, condotta da Demos-Eurisko nei giorni scorsi, che, nelle intenzioni di voto degli italiani, vede l'Unione prevalere del 7,5% nel proporzionale; di oltre il 9% nel maggioritario. Una misura ampia e pressoché stabile, negli ultimi mesi. Sottolinea che la maggioranza di governo oggi è minoranza fra i cittadini. Questa tendenza ha cause note.
Anzitutto, la delusione, diffusa nella società e nella stessa base elettorale del centrodestra. Un atteggiamento che viene da lontano. D'altronde, non è da ieri che il centrodestra, nelle stime di voto, è superato dal centrosinistra. Solo che, fino a un anno e mezzo fa, appariva in svantaggio soprattutto nel maggioritario, per la difficile coesistenza fra le diverse formazioni - e opinioni - politiche presenti nella Cdl. Nel proporzionale, invece, "teneva", anche se con crescente difficoltà. Non a caso, alle elezioni europee del 2004, dove si vota con il proporzionale, i due schieramenti si erano equivalsi (anche se il centrosinistra aveva, comunque, recuperato in modo significativo, rispetto al 1999). In seguito, però, i sondaggi hanno rilevato il progressivo calo dei consensi per il centrodestra anche nel proporzionale.
Così, il centrosinistra è passato in vantaggio,
stabilmente, sia nel maggioritario sia nel proporzionale. Una tendenza resa evidente non dai sondaggi, ma dal voto reale, alle elezioni regionali di aprile. Dove il centrodestra ha perduto sia nel calcolo dei presidenti eletti, sia conteggiando il voto ai partiti.
La prima causa di questo andamento, dal punto di vista dell'analisi elettorale, è costituita dal crollo di Forza Italia. Aveva sfiorato il 30% alle elezioni politiche del 2001 (e il 25% alle europee e alle regionali degli anni precedenti), è scivolata al 18%, secondo il sondaggio di Demos-Eurisko. Un dato inferiore a quello, mediocre, ottenuto alle regionali. Gli alleati (si fa per dire...) della Cdl, invece, confermano il risultato conseguito alle regionali. Alcuni migliorano (An e Udc), altri (Lega) scendono di poco. Senza, tuttavia, drenare le perdite della coalizione. La loro affermazione rende, anzi, più ardua la coabitazione.
Perché, se la colla fornita da Fi diminuisce di consistenza, allora i pezzi del puzzle appaiono incapaci di stare insieme, incastonati nella stessa cornice. La debolezza del partito network, peraltro, rende difficile la comunicazione fra il governo e la società.
Alla base del calo dei consensi a Fi c'è la crisi di credibilità di cui soffre la sua principale, ormai unica, fonte di identità. Il Presidente; il premier Silvio Berlusconi. L'indagine dell'Atlante politico mostra, infatti, come, nei suoi confronti, esprima fiducia il 32% dei cittadini (intervistati). Si tratta del livello più basso, da un anno a questa parte. Fra i leader del centrodestra, lo superano, largamente, Fini e Casini, mentre Follini e perfino Bossi lo affiancano. Il fatto che anche Prodi, per grado di fiducia, fra gli elettori di centrosinistra sia superato da altri leader (Veltroni e Fassino), non ridimensiona il deficit di consenso del premier. Perché Prodi ottiene, comunque, un consenso personale superiore al presidente del consiglio. Perché, inoltre, contrariamente a Berlusconi, egli è, comunque, riconosciuto dagli elettori dell'Unione come candidato indiscusso, alla presidenza del consiglio.
Perché, infine, Berlusconi non è un capo-condominio, ma il padrone di casa. Il proprietario. E mal sopporta, per questo, un sostegno dimezzato dai suoi elettori.
La crisi della leadership, di Fi e del centrodestra, tuttavia, richiamano, nell'insieme, quel clima di delusione, cui abbiamo fatto riferimento. Quel disincanto, che da sottile si è fatto via via più greve e pesante. Un malessere endemico. Una bruma grigia, che si è depositata nella società. E oscura ogni orizzonte: lontano e vicino. A livello economico, di sicurezza; in ambito nazionale e familiare. Non ci credono più, i cittadini, che qualcosa possa cambiare in meglio. Non credono più alla diminuzione delle tasse, alla ripresa dei mercati e del sistema produttivo. Neppure alla crescita degli occupati (o al calo dei disoccupati). Nonostante le statistiche registrino una - seppur timida - ripresa. Non se ne accorgono, gli italiani. Ascoltano, disattenti, i discorsi dei ministri e del premier. Raccolgono, diffidenti, le notizie che giungono dai mercati e dalle borse. Perché troppe volte Pierino ha gridato "Al lupo!". Adesso non gli credono più. Hanno perso la fiducia. E la fiducia, in politica, è tutto...
Per cui la maggioranza rischia di non ricavare i benefici attesi neppure da iniziative istituzionali estemporanee. Come il recente progetto di riforma elettorale, delineato dall'Udc. Un singolare caso di proporzionale-maggioritario, che dovrebbe garantire rappresentanza ai partiti, rispettandone l'autonomia e il peso reale, ma impone loro di allearsi preventivamente e ripropone il meccanismo, tipicamente maggioritario, del premio di maggioranza... Tuttavia, per quanto favorisca il centrodestra, non è detto che ne garantisca la vittoria. Non solo perché, se la riforma passasse, probabilmente i piccoli partiti del centrosinistra troverebbero un antidoto allo sbarramento del 4%. Aggregandosi fra loro, oppure con i partiti maggiori. Ma anche perché, se le tendenze elettorali dell'ultimo anno si confermassero, il centrodestra rischierebbe, comunque, di perdere. Come lascia intendere questa indagine.
Perché, infine, è passata fra la gente l'idea che si tratta di una legge "ad personam", costruita dalla Cdl su misura delle proprie specifiche esigenze. Come emerge dal sondaggio dell'Atlante politico (ma anche un recente sondaggio di Ipsos per Ap. Com). E, per questo, appare un ulteriore segno di vulnerabilità. Un'ammissione di debolezza. Un messaggio sconfortante e sconfortato.
Così, questa lunga vigilia che precede il voto del 2006 ricorda una gara di cui si conosce, con largo anticipo, il risultato. Vincitori e vinti. I quali, già oggi, si comportano come tali. Il centrosinistra: sicuro di vincere e - anche per questo - perfino un po' "antipatico" (come suggerisce Luca Ricolfi, in un saggio pubblicato di recente da Longanesi). Il centrodestra: rassegnato; e "apatico". Ma la campagna elettorale è ancora lunga. E, dopo la lezione del voto tedesco, conviene coltivare la virtù della prudenza, al centrosinistra. Per vincere le elezioni, oltre ai sondaggi.
http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/politica/versoelezioni/rimopolo/rimopolo.html
Nuova legge elettorale? Vince l'Unione. Vantaggio di 9 punti
Nel sondaggio Demos-Eurisko si aggrava il senso della crisi
Per il 53% il bilancio familiare non "tiene" più
di ROBERTO BIORCIO
FABIO BORDIGNON
Si inizia a percepire il clima della campagna elettorale. Diminuiscono gli incerti e si profilano con maggiore chiarezza gli orientamenti di voto. Emerge ancora un vantaggio significativo a favore dell'Unione: oltre 9 punti al maggioritario, 7 e mezzo al proporzionale. E, d'altra parte, la proposta avanzata dalla Casa delle libertà di un ritorno al sistema proporzionale trova un consenso molto ridotto nell'elettorato. Sono i principali risultati proposti dal 4° Atlante Politico, realizzato da Demos-Eurisko per la Repubblica.
Si confermano ancora oggi, e in parte si accentuano, una serie di tendenze già rilevate nell'ultimo anno. Le valutazioni dei cittadini descrivono un quadro fortemente negativo, che si ripercuote, i nevitabilmente, sul consenso verso l'esecutivo. Quasi 9 persone su 10 si dicono insoddisfatte di come vanno le cose in Italia (86%). E l'economia rappresenta, indubbiamente, uno dei principali tasti dolenti: il bilancio familiare "tiene" ancora per una maggioranza, ormai risicata, della popolazione (53%, contro il 61% di gennaio); ma sempre meno persone intravvedono segnali di ripresa per quanto concerne l'economia nazionale (20%).
L'indice di gradimento per l'operato del governo, di conseguenza, è ulteriormente sceso negli ultimi 12 mesi: da oltre il 40% di inizio anno, all'indomani delle regionali era scivolato sotto il 30%, per toccare, oggi, il valore più basso: 27%. Appena il 32% degli intervistati, inoltre, dà la sufficienza al presidente del Consiglio: un dato che colloca Berlusconi in fondo alla lista di gradimento dei politici, assieme a Bossi e Follini. Grande, tuttavia, è la distanza da altre due figure del centro-destra: Casini e, in particolar modo, Fini (55%). I consensi verso il ministro degli Esteri, che si estendono ben oltre i confini del suo partito, sembrano insidiare la leadership di Berlusconi. L'elettorato della Cdl, infatti, appare diviso nella scelta del candidato "ideale" per le politiche 2006: se il 34% confermerebbe l'attuale premier, il 32% chiede che la guida passi al presidente di An.
La situazione, sull'altro versante dello spazio politico, appare assai diversa. Gli italiani, pur mantenendo un atteggiamento critico nei confronti dell'opposizione, formulano un giudizio più benevolo (33%) rispetto a quello assegnato al governo. Inoltre, il leader della coalizione ottiene un livello di apprezzamento che lo colloca in posizione mediana, nella graduatoria dei politici. Il suo ruolo in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, peraltro, non viene messo in discussione dall'elettorato di centro-sinistra: con il 35% delle preferenze, Prodi distanzia nettamente gli altri esponenti della coalizione.
L'avvicinarsi delle consultazioni politiche, oggetto di attenzione crescente da parte dei media e nel dibattito pubblico, modifica, in parte, i riferimenti per le scelte di voto. Si comincia a percepire il clima della futura campagna elettorale. Cresce, quindi, la disponibilità a dichiarare il voto (i rispondenti passano dal 73 al 79% per il maggioritario, dal 55 al 61% per il proporzionale). Sembra un po' dissolta la fase di disorientamento e di sbandamento dell'elettorato di centro-destra, registrata dopo le elezioni regionali. Le aspettative di vittoria del centro-sinistra alle prossime elezioni politiche si sono ridotte rispetto al mese di maggio, anche se restano più del doppio rispetto a quelle della Cdl. Fino all'estate scorsa gli orientamenti elettorali apparivano influenzati soprattutto dalla delusione (ancora in aumento) verso il governo Berlusconi. In prossimità delle elezioni nazionali (caricate di aspettative e di significati di più ampio respiro), le scelte tendono a legarsi maggiormente alle identità politiche e culturali, che possono mettere tra parentesi il giudizio sulle performance del governo. La diminuzione del numero degli incerti, quindi, ha ridotto lievemente il distacco fra l'Unione e la Casa delle libertà. Si possono rilevare, poi, alcuni interessanti mutamenti interni alle coalizioni.
Crescono, in particolare, i consensi per i Ds, nel centro-sinistra, e quelli per Alleanza nazionale e la Lega, nel centro-destra. La proposta di abbandono dell'attuale sistema maggioritario, per passare a un sistema proporzionale, sembra trovare scarso sostegno nell'opinione pubblica (19%) e risulta poco condivisa anche tra gli elettori di centro-destra e della stessa Udc. Gli attuali orientamenti di voto, inoltre, darebbero all'Unione la possibilità di vincere (per un soffio) anche in presenza di una nuova legge elettorale di tipo proporzionale (con premio di maggioranza). La partita sarebbe, però, molto incerta, e l'esito dipenderebbe anche dal successo delle possibili aggregazioni tra i piccoli partiti.
http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/politica/versoelezioni/unionetesta/unionetesta.html
sabato 17 settembre 2005
PACS, Grillini a Rutelli: non si cominci a giocare al ribasso
NON E' POSSIBILE GARANTIRE I DIRITTI COME QUESTIONE PRIVATA
Il Pacs e' gia' una mediazione, al di sotto non c'e' la garanzia di diritti''. Con queste parole Franco Grillini (Ds), commenta la lettera di Francesco Rutelli pubblicata sul sito ufficiale dei Dl (www.margheritaonline.it).
Al leader della Margherita, che e' intervenuto sul tema delle 'unioni civili' lanciando l'idea del 'Ccs', contratti privati di convivenza solidali, Grillini replica che ''non e' una questione di nome, anche se al nome 'Pacs' siamo affezionati. E' un acronimo che e' stato coniato in Francia, dove funziona. Noi che non siamo nazionalisti non abbiamo nulla in contrario ad usarlo anche in italia''.
''Il Pacs e' gia' una mediazione della mediazione, al di sotto di questo c'e' solo la rinuncia'', commenta Grillini. E aggiunge: ''Noi ci siamo battuti perche' quello dei Pacs sia non il tema, ma uno dei tanti temi di questa campagna elettorale, e perche' ci sia una posizione chiara''.
E poi e' possibile garantire diritti attraverso contratti privati? ''Non so se Rutelli si sia consultato con qualche giurista - osserva il Presidente onorario di Arcigay - ma non credo sia possibile garantire diritti come una questione tra privati. Se si garantiscono si devono garantire pubblicamente.
Se vado a trovare una persona cara in ospedale e non sono parente - conclude - un contratto privato non mi aiuta''.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=34154
PACS, Rutelli propone di sostituirlo con i CCS privati
Con un intervento sul sito della Margherita, citando un sondaggio sbagliato di Repubblica, Rutelli propone di ridurrei diritti delle coppie di fatto a questione "privata". Di seguito la lettera
Intervento di Francesco Rutelli sul tema delle “unioni civili”
Sì a Contratti di Convivenza Solidale, no a figure matrimoniali o simil-matrimoniali
Il dibattito sulle “unioni civili” deve servire a fronteggiare e migliorare alcune difficili situazioni sociali e umane, ma non deve diventare un tormentone estraneo alle attese fondamentali degli italiani. Altrimenti, chi intendesse farne una bandiera della campagna elettorale si misurerebbe con un consenso ancora inferiore ai referendum sulla procreazione assistita, come confermano i risultati del sondaggio pubblicato oggi da Repubblica, secondo il quale 2 italiani su 3 sono favorevoli a regolamentare le convivenze, mentre 7 italiani su 10 sono contrari ad istituire forme matrimoniali o para-matrimoniali per le coppie omosessuali.
La mia opinione personale è nota da tempo e la riassumo in tre punti.
1) Occorre assicurare la protezione dei diritti civili degli omosessuali, anche perché inaccettabili aree di discriminazione persistono nella società italiana.
2) Nella prossima legislatura sarò possibile definire una normativa che regoli i Contratti di Convivenza Solidale per tutte le persone che intendono vivere insieme, prestandosi mutua assistenza, con beni e abitazione in comune. Si possono codificare simili contratti di diritto privato nel codice civile, in modo da precisare diritti e doveri delle persone che convivono, a vario titolo, incluse le persone omosessuali.
3) E’ da escludere, per l’indicazione tassativa dell’art. 29 della Costituzione, il “matrimonio gay”, così come altre figure giuridiche che possano introdurre forme simil-matrimoniali.
Su queste basi credo si possa trovare una larga convergenza nell’Unione, e soprattutto presso l’opinione pubblica, risolvendo così alcuni problemi significativi.
Oggi consiglierei di riportare subito l’attenzione di tutto il centrosinistra sulle questioni che vengono molto prima nella scala delle preoccupazioni del popolo italiano. Innanzitutto l’economia: ripresa della crescita e della competitività; difesa del potere d’acquisto, poiché milioni di persone faticano ad arrivare a fine mese; miglioramenti dei servizi pubblici; politiche per la famiglia, anche per contrastare la crisi delle nascite che minaccia il futuro del nostro paese.
Francesco Rutelli
Roma, 17 settembre 2005
http://www.gaynews.it/view.php?ID=34153
giovedì 15 settembre 2005
La nota di Bush: "Posso andare al bagno?"
L'insolita richiesta rivolta a Condi Rice durante i lavori dell'assemblea dell'Onu | |
| Bush mentre scrive il foglietto (Reuters) |
Come la riforma elettorale fa perdere chi vince le elezioni
Ecco come i voti sotto il 4% truccano le elezioni
L´opposizione sarebbe privata dei consensi di Verdi, Sdi, Pdci, Di Pietro e UdeurOggi il centrosinistra otterrebbe 363 deputati, con la modifica solo 290
ROMA - L´Unione alla Camera ottiene il 50 per cento dei voti popolari e solo 290 seggi: la Cdl si ferma al 45 per cento e si "appropria" di 333 seggi più 7 del premio di maggioranza: totale 340 sui 630 complessivi. La conferma che nella proposta di legge elettorale varata dal centrodestra si annida una meccanismo infernale arriva da uno studio dell´Ipr Marketing che ha simulato i risultati delle elezioni e l´assegnazione dei seggi sulla base di un sondaggio sulle intenzioni di voto relative al 13 settembre. E il risultato non lascia dubbi: se si votasse oggi con il sistema escogitato dal tavolo tecnico attorno a cui si siedono Roberto Calderoli e gli altri saggi della Cdl ci troveremmo di fronte ad una incredibile truffa elettorale. Ancora più clamorosa se si pensa che con la legge attuale l´Unione otterrebbe ben 363 seggi, mentre il centrodestra si fermerebbe a 263.
I ricercatori dell´Ipr Marketing spiegano infatti che nell´Unione solo Ds, 21 per cento, Margherita, 12 per cento, e Rifondazione, 5,5 per cento, supererebbero la soglia di sbarramento fissato al 4 per cento. Gli altri partiti starebbero sotto e non supererebbero la soglia che permette di ottenere seggi e partecipare alla ripartizione del premio di maggioranza. Secondo i ricercatori i Verdi sarebbero fermi al 3,5 per cento, lo Sdi più Bobo Craxi al 3 per cento, il Pdci al 2 per cento, Di Pietro all´1,5 per cento, l´Udeur all´1 per cento e la Sbarbati allo 0,5 per cento.
Voti che sommati arrivano alla bellezza dell´11 per cento, percentuale praticamente da buttare nel cestino grazie al giochetto dello "scorporo" pensato dalla Cdl. Un marchingegno che porterebbe l´Unione a quota 39 per cento, mentre la Cdl raggiungerebbe il 43 per cento. Verrebbe infatti "punita" come coalizione con la perdita di un 2 per cento, ovvero i voti ottenuti dal Nuovo Psi e dai Repubblicani di la Malfa. Sarebbero vincenti invece il 18,5 per cento di Forza Italia, il 12,5 per cento di An, il 6,5 per cento dell´Udc e il 5,5 per cento della Lega.
L´Ipr Marketing non ha calcolato nelle coalizioni il 2 per cento dei radicali e l´1,5 per cento di Alternativa sociale di Alessandra Mussolini. Mentre, come al solito, l´1,5 per cento dei voti è considerato disperso verso altri partiti. La scelta dei ricercatori di collocare i radicali fuori dal centrosinistra però potrebbe avere un riflesso numerico importante perché fra Pannella, Sdi e parte del nuovo Psi è in corso un dialogo per la formazione di un nuovo soggetto politico che sulla carta potrebbe superare lo sbarramento del 4 per cento, riequilibrando la situazione a favore dell´Unione e rendendo più incerta la competizione per la vittoria finale.
Alla fine, commenta Antonio Noto, direttore dell´Ipr Marketing, «è palese il danno che scaturirebbe dal nuovo sistema per il centrosinistra che pur avendo un risultato migliore in percentuale, avrebbe meno seggi». Noto conclude anche che, nel caso di approvazione della nuova legge, «una possibile risposta politica potrebbe essere una lista unitaria di tutta la coalizione per non perdere i voti dei partiti minori».
L´Ipr Marketing però non si occupa solo di verificare gli effetti del nuovo meccanismo sulla composizione della Camera dei Deputati. Cerca di capire anche cosa ne pensano gli elettori, coloro che dovranno usare la nuova scheda elettorale. E il risultato è che il 51 per cento degli italiani è contrario a buttare nel cestino il tanto vituperato Mattarellum. Una percentuale che sale al 65 per cento fra gli elettori del centrosinistra: sono d´accordo anche il 47 per cento dei votanti non schierati e perfino un robusto 35 per cento di sostenitori della Cdl. Favorevoli alle modifiche proposte si dicono invece il 31 per cento degli elettori. In questo caso dice sì il 55 per cento di chi vota Cdl, appena il 22 per cento di chi sceglie l´Unione e il 20 per cento di chi non si schiera. Resta un 18 per cento di indecisi. Non ha ancora un´opinione definita solo il 13 per cento di chi vota Unione e appena il 10 di chi sceglie la Cdl. Mentre la percentuale più alta di indecisione si riscontra fra chi non ha ancora scelto uno schieramento: non sa cosa dire o cosa fare il 23 per cento.
SILVIO BUZZANCA
La Repubblica 15-09-2005
I salti mortali dei tg nazionali per non parlare degli omosessuali
Tv bacchettona La paura di suscitare le critiche clericali ha portato molti tg a non dare la parola a esponenti gay sui Pacs
di GIANNI ROSSI BARILLI
Perfino quando le coppie gay e lesbiche diventano la notizia politica del giorno bisogna usare una certa cautela nel porgerla al pubblico televisivo, per non sconvolgere le ignare famiglie con la effe maiuscola in ascolto all'ora di cena e magari anche per evitare gragnuole di proteste di parte clericale come avvenne a proposito del famoso Worldpride giubilare del 2000. Così, lamenta il deputato ds Franco Grillini (primo firmatario della legge sui patti civili di solidarietà), anche lunedì sera i telegiornali non hanno brillato per spigliatezza e completezza dell'informazione. E in particolare, guarda caso, i tg di stato, che hanno dato grande risalto a cosa pensa dei Pacs l'Osservatore romano. Fresco di zapping, Grillini è furioso. «Che si dia tanto risalto all'opinione del giornale del Vaticano - dice - è già di per sé significativo. Se poi contemporaneamente, in disprezzo di qualunque minima regola del dibattito democratico, a nessun direttore di telegiornale viene l'idea di dare la parola nemmeno per un secondo al rappresentante di qualche associazione gay o lesbica, mi sembra del tutto appropriato parlare di censura». D'altro canto, prosegue Grillini, «ci siamo abituati. A fine giugno, quando è stata approvata in Spagna la legge sui matrimoni omosessuali, i tg sono riusciti nella difficile impresa di trattare per giorni la questione senza mai dare la parola a esponenti del movimento omosessuale, né spagnoli né italiani. Ho protestato più volte con la commissione di vigilanza Rai, ma se devo giudicare dai risultati non ho ottenuto molto».
Eppure, non sempre i telegiornali della tivù pubblica sono così «britannici» sul tema dell'omosessualità. In luglio, per esempio, quando fu assassinato in Calabria il sindacalista Michele Presta, il movente «omosessuale» del fattaccio fu ampiamente sbandierato dall'informazione televisiva. Utilizzando espressioni come «torbida vicenda» o «squallida storia». Anche allora ci fu una vibrata protesta da parte delle associazioni «Glbt» e anche una discussione ad hoc nella commissione di vigilanza, che perlomeno ebbe il risultato di far cambiare in corsa la linea editoriale del tg 2 sull'argomento. Ma tra smetterla di usare stereotipi linguistici da anni cinquanta e parlare di omosessualità come una cosa rispettabile ce ne corre. E infatti lunedì sera, l'imbarazzo del tg1 è stato tale, puntualizza Grillini, «da ribaltare il senso della notizia principale, e cioè che Prodi si era espresso a favore dei Pacs. Il tg1, facendo confusione tra matrimoni e Pacs, ha concluso che Prodi era contrario alle unioni gay». Petruccioli, se ci sei batti un colpo.
La censura o l'imbarazzo ha assunto però dimensioni titaniche quando i tg di prima serata sono stati costretti, sabato scorso, a dare la notizia del leone d'oro attribuito dalla giuria del festival di Venezia al film di Ang Lee, Brokeback mountain. Si tratta infatti di un'opera che parla dell'amore omosessuale tra due rudi cowboy americani. La radio online Retegay.it (www.retegay.it) si è presa la briga di confezionare un servizio di due minuti e mezzo mettendo insieme i brevi accenni dell'edizione serale di tg1, tg2 e tg5 al fatto. Il migliore è risultato il tg5 con ben 14 secondi dedicati al vincitore del leone d'oro, seguito dal tg2 con 13 secondi. In entrambi i casi si è almeno detto che il film parlava di una storia gay. Il tg1 invece si è limitato a soli tre secondi, giusto per citare nome del regista e titolo del film. C'era altro da dire?
il manifesto, 14/09/2005
Il vescovo di Civitavecchia: "Le unioni di fatto sono già una realtà, quindi non ci sarà nessuna crociata sui patti di solidarietà"
"Milioni di persone vivono questa condizione ed è impensabile che si continui a fare come se non esistessero"
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CITTA' DEL VATICANO "Le unioni di fatto sono già una realtà, quindi non ci sarà nessuna crociata sui patti di solidarietà: sul riconoscimento dei diritti civili si possono facilmente trovare in Parlamento gli strumenti normativi più appropriati con un accordo tra maggioranza e opposizione". Il vescovo di Civitavecchia e Tarquinia Girolamo Grillo, diplomatico di lungo corso della Segreteria di Stato vaticana e da sempre vicino ai centristi del Polo (anche da editorialista del quotidiano dell'Udc "La Discussione"), invita ad abbassare i toni e a "imboccare la strada del dialogo", mettendo in guardia chi invoca un "bis" della battaglia condotta dalla Chiesa sulla procreazione assistita. Cosa c'è di diverso rispetto all'infuocata campagna referendaria condotta dalla Conferenza episcopale italiana a giugno? "Qui non è in gioco un valore irrinunciabile come la difesa della vita. Milioni di persone vivono questa condizione ed è impensabile che si continui a fare come se non esistessero". Ma l'apertura del leader dell'Unione Romano Prodi sui Pacs non "lacera la famiglia per ottenere voti" come denuncia "L'Osservatore Romano"? "La questione va riportata nei suoi giusti contorni, che sono giuridici ed economici più che etici. Chi vive con un'altra persona ha diritti e doveri che lo Stato non può ignorare". La Chiesa si mobiliterà contro i patti di solidarietà? "No. Nulla da obiettare se si regolamenta un dato di fatto come le convivenze. Una soluzione va comunque trovata". Come si sarebbe comportata sui Pacs la Democrazia cristiana? "Con pragmatismo e buon senso, senza fare guerre di religione su un tema da risolvere per via negoziale". E la bufera sui matrimoni gay? "E' un modo errato di porre la questione. La convivenza è una galassia estremamente vasta, di cui le coppie omosessuali sono una piccola minoranza. Sotto la regolamentazione introdotta dai Pacs, per esempio, ricadrebbero anche gli anziani che vanno a vivere sotto lo stesso tetto per riuscire a ridurre le spese e arrivare a fine mese. Per non parlare, poi, delle unioni di religiosi e laici". Cioè? "Mi riferisco a tante persone, di entrambi i sessi. In numerose associazioni e movimenti ecclesiali come Comunione e Liberazione spesso prendono in affitto un appartamento e decidono di mettersi insieme per vivere la loro missione di fede". Lei come si regola nella sua diocesi? Le famiglie "irregolari" possono partecipare alla vita delle parrocchie? "Non chiuderò mai le porte delle mie chiese, sono fedeli che fanno parte a tutti gli effetti della nostra comunità. Nelle attività parrocchiali e nei gruppi religiosi accogliamo e valorizziamo al massimo l'impegno dei divorziati risposati e dei conviventi".
(Stampa, La del 14/09/2005)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=34088
Parole sante
«Non è certo introducendo i Pacs che si lacera la famiglia. Ma cosa sa la gente di questi patti di convivenza? E cosa sanno i politici che reagiscono in questo modo? I Pacs consentono alcuni strumenti di tutela a persone che soffrono per non poter vivere appieno la propria vita».
Monsignor Bettazzi, intervista a "l'Unità", 14 settembre 2005
mercoledì 14 settembre 2005
Ritorno al proporzionale: l'ultima legge ad personam
di EZIO MAURO
Quando dicevamo che l'agonia politica di Berlusconi sarà una stagione terribile, in cui maturerà il peggio, non immaginavamo questo: un cambio in corsa delle regole del gioco a pochi mesi dal voto, con un ribaltone improvviso dal maggioritario al proporzionale e una nuova legge elettorale tagliata a colpi di maggioranza sulle esigenze del centrodestra, come un doppiopetto del Cavaliere.
Dieci anni di maggioritario, un sistema che ha saputo garantire per due volte l'alternanza al potere della destra e della sinistra, vengono dunque bruciati in un falò privato ad Arcore, sacrificati all'incapacità delle forze del Polo di trovare una ragione politica per stare insieme.
Il risultato è paradossale. Divisi su tutto e separati in casa, Udc e Forza Italia ricorrono alla superstizione estrema del proporzionale, ma lo fanno con due progetti politici opposti e inconciliabili. Casini e Follini vogliono cambiare la legge elettorale per riprendere piena libertà di movimento e liberarsi per sempre di Berlusconi. Il Cavaliere concede il cambiamento per la ragione opposta: imprigionare ancora i centristi in questa campagna elettorale, fingendo che l'intesa possa continuare, e la sua leadership anche.
In realtà è l'istinto della fine che guida l'azzardo di Berlusconi. Poiché in questo paesaggio politico, istituzionale, normativo, ha già perso, il Cavaliere prova a cambiare quadro e paesaggio. Annunciando di essere pronto a ogni forzatura, anche nelle regole. La prima è una legge disegnata sulle esigenze attuali del Polo, che trasforma in handicap elettorale la morfologia del centrosinistra.
Con lo sbarramento al quattro per cento, com'è noto, i piccoli partiti (come i Verdi, i Comunisti Italiani, lo Sdi, il movimento di Di Pietro) portano voti alla coalizione cui appartengono, ma non prendono seggi. Ed ecco che nella nuova legge elettorale il premio di maggioranza non va alla coalizione che prende più voti, ma più seggi, in modo che se anche l'Unione confermerà i sondaggi vincendo con una larga maggioranza di voti, potrebbe trovarsi con questo artificio minoranza in Parlamento.
Prodi e i suoi hanno già parlato di "legge truffa". In realtà è un'altra legge ad hoc, ad personam, nel solco del quinquennio berlusconiano. L'Udc deve aver avuto un soprassalto di vergogna, perché ha annunciato che in Parlamento correggerà la norma, in quanto vuole "vincere senza barare".
Dunque è una legge da bari, quella che arriva alle Camere. Non occorre dire altro. Salvo chiedere a Follini e Casini se è questa la cultura centrista, istituzionale e moderata, che hanno decantato per tutta l'estate. Ricordare a Fini che solo pochi anni fa si batteva per il maggioritario. E consigliare a Berlusconi di non travolgere regole e istituzioni nel vortice della sua disfatta, perché la repubblica gli sopravviverà, anche se per lui è inconcepibile.
(14 settembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/politica/leggeletto/legpers/legpers.html
martedì 13 settembre 2005
Benedino (gayleft) ai vescovi: "Giù le mani dallo Stato laico!"
"Giù le mani dallo Stato laico! I vescovi si occupino del potere spirituale che per quello temporale ci sono istituzioni democratiche preposte a farlo" afferma Andrea Benedino di GAYLEFT
"Giù le mani dallo Stato laico! I vescovi si occupino del potere spirituale che per quello temporale ci sono istituzioni democratiche preposte a farlo" è questo il duro commento di Andrea Benedino, portavoce nazionale di GAYLEFT, la Consulta gay dei DS, alla nota diffusa oggi pomeriggio dal SIR, il servizio di informazione religiosa promosso dalla Conferenza episcopale italiana, contro le dichiarazioni di Romano Prodi a favore del PACS.
"La violenza verbale che emerge da questa nota dei vescovi italiani - aggiunge Benedino - ci lascia interdetti. Come si fa a utilizzare espressioni come "melassa indistinta di casi pietosi"? Dove è finita la misericordia cristiana rispetto alla sofferenza degli ultimi? Dove l'umana pietà?"
"In tutta Europa dove sono state varate leggi simili al PACS non è accaduta alcuna delle sciagure epocali che vanno predicando i vescovi italiani. Addirittura in Spagna sono stati proprio i vescovi ad invocare il PACS come "male minore" pur di impedire il matrimonio. Ci chiediamo - conclude Benedino - perchè solo in Italia le coppie omosessuali debbano continuare ad essere figlie di un Dio minore"
http://www.gaynews.it/view.php?ID=34075
PACS, i vescovi contro Prodi: "Giù le mani dalla famiglia"
Dalla Cei duro attacco alle aperture del Professore sulle coppie di fatto. "Basta con la melassa del politicamente corretto, il matrimonio è civiltà"
CITTA' DEL VATICANO - "Giù le mani dalla famiglia e dal matrimonio". E' quanto scrive la Sir, il servizio di informazione religiosa promosso dalla Conferenza episcopale italiana, commentando oggi con una nota le dichiarazioni di Romano Prodi a proposito dei Pacs. Ricordando che "il Paese non ha alcuna velleità zapateriana", l'agenzia cattolica sostiene che "non appare in alcun modo giustificabile incutere un vulnus, come si diceva nel linguaggio aulico, oppure più sbrigativamente uno 'sbrego', ad una istituzione più che millenaria come la famiglia, come elemento essenziale di civiltà e di civilizzazione, per venire incontro a rivendicazioni di persone o gruppi più o meno significativi".
"Questo - aggiunge la Sir - è il problema politico nel senso sostanziale del termine, il problema 'costituzionale'. La famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna è una delle istituzioni irrinunciabili della nostra civiltà. Non è un bene disponibile per nessun singolo o nessun gruppo organizzato. Insomma: giù le mani dalla famiglia e dal matrimonio".
"Questo significa anche - prosegue la nota ispirata dai vescovi - che bisogna vigilare con la massima attenzione a che il vulnus o lo 'sbrego' avvenga per dosi omeopatiche, attraverso la vecchia politica dei piccoli passi, prima equiparando nei fatti, poi in termini di diritto la famiglia ad altre forme di unione. E' giusto che poi i singoli possano esprimere i propri diritti: lo spazio lasciato dal diritto civile e dalla creatività dei giuristi è molto ampio, purché non si vada a mettere in discussione valori e principi essenziali non solo per il bene comune, ma per la sussistenza stessa della società".
"Su questo elemento essenziale - conclude la Sir - bisogna uscire una volta per tutte dalla melassa indistinta del politicamente corretto, dei casi pietosi, dei diritti dei singoli. E' tempo di scelte: ognuno le faccia e se ne assuma la responsabilità storica".
(13 settembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/politica/prodipacs/giumani/giumani.html
Prodi ha scatenato i peggiori istinti del centrismo di destra e di sinistra
La posizione espressa da Prodi non è affatto simile a quella di Zapatero
di GIANNI ROSSI BARILLI
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L'ignoranza, l'opportunismo e il provincialismo di quell'area politica che si definisce in Italia «centro moderato» zampillano in queste ore da tutti i pori della comunicazione a proposito del tema coppie di fatto.
È bastato che il professor Prodi si dicesse a favore di una tutela giuridica per le coppie che «non possono o non vogliono» sposarsi per scatenare i peggiori istinti del centrismo di destra e di sinistra, ammesso che esista una differenza fra i due.
E passi pure per un destro come Marco Follini, che ha attaccato strumentalmente Prodi perché «lui guarda con favore alle coppie di fatto mentre noi guardiamo con favore ancora maggiore alla promozione della famiglia».
Nel groviglio di parole in libertà che contraddistingue l'azione politica del centrodestra, affermazioni stupide e controvertibili come queste (basti pensare all'impoverimento generalizzato delle famiglie italiane nell'era Berlusconi) suonano assurde come tante altre.
Il vero scandalo è però che chi si dice a favore di un cambiamento abbia il coraggio umano e politico di sostenere contro Prodi tesi identiche a quelle dell'allarmismo clerico-fascista.
Senza andare tanto sul difficile, basti citare l'equazione impropria che menti eccelse del centrosinistra, come Clemente Mastella, istituiscono tra Prodi e Zapatero per amor di polemica. Dopo l'uscita di Prodi a favore delle coppie di fatto, Mastella avverte che su questo argomento «potrebbe anche» rompere la sua organica alleanza con l'Unione. «Se Prodi non vuol essere Prodi ma pensa di essere Zapatero - dichiara indignato - allora prendo atto di aver sbagliato e faccio un passo indietro».
Farà forse piacere a Mastella, e ai cattolici della Margherita che si agitano come lui sulla questione, che la posizione espressa da Prodi non è affatto simile a quella di Zapatero, colpevole agli occhi dei «moderati» di avere aperto agli omosessuali la sacra istituzione del matrimonio. Qui in Italia si parla molto più modestamente di creare una sorta di apartheid giuridico che crei un matrimonio e una famiglia di serie b per chi «non vuole o non può» sposarsi. Si tratta di una posizione difesa in Spagna dal cattolicissimo partito popolare di Aznar e condivisa in tutto il resto d'Europa dalle grandi formazioni della destra conservatrice, cristiana e non. La particolarità del caso italiano sta nel fatto che quando si tratta di rovistare tra le lenzuola altrui, il centro «progressista» finisce spesso per trovarsi sulla stessa linea di noti riformisti moderati come Le Pen, Bossi e Ratzinger.
Molto opportunamente, una nota della Margherita ha dato ieri disco verde allo sbilanciamento di Prodi sulle coppie di fatto, sottolineando che le sue posizioni non hanno niente a che vedere con quelle di Zapatero.
Al tempo stesso la linea del piave della Margherita, che chiama in causa la costituzione italiana a favore della «naturalità» della famiglia eterosessuale, è uno dei segni tangibili del declino italiano. Dire nel 2005 che l'eterosessualità e naturale mentre l'omosessualità non lo è, da un punto di vista scientifico, è come sostenere che la terra è piatta.
Per migliorare la situazione bisognerebbe almeno sapere che è rotonda.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=34065
domenica 11 settembre 2005
Romano Prodi scrive a Franco Grillini: condivido il tuo progetto di legge sul PACS che sarà parte integrante del programma dell'Unione
Pubblichiamo la lettera di Romano Prodi e di seguito un commento di Franco Grillini
Carissimo Franco,
apprendo dalle colonne di un quotidiano nazionale di aver provocato "delusione" tra quanti, nell'Arcigay, si attendevano uno specifico riferimento ai PACS già nel breve testo che riassume solo le linee generali del mio programma per le primarie. Voglio perciò rassicurare te e quanti, eventualmente, avessero condiviso un sentimento di tal genere.
Da parte mia, come tu stesso ricordi, il problema non è stato affatto cestinato. Ma, al contrario, troverà certamente soluzione nel programma finale dell'Unione.
Come ho detto più volte nei mesi scorsi, e come sai, condivido con gli altri leader dei partiti dell'Unione l'ipotesi di una proposta universalistica che affronti, regolamenti e risolva il tema dei diritti delle coppie di fatto basate su un vincolo diverso da quello del matrimonio. Una proposta avanzata già in Parlamento da 161 parlamentari dell'Unione e che trova la mia condivisione.
Con molta amicizia,
Romano Prodi
Bologna, 9 settembre 2005
La lettera che Romano Prodi mi indirizza contiene due punti molto importanti che segnano per il movimento dei diritti civili e gay e lesbico italiano un discrimine importante. Per prima cosa Prodi dice che la proposta del Pacs sarà a pieno titolo nel programma dell'Unione e ciò mette fine una volta per tutte ai timori che da più parti erano stati sollevati, anche giustamente, sulla politica e sul programma dell'Unione stessa in materia di diritti di libertà e di riconoscimento delle nuove famiglie in campo giuridico. Vale la pena ricordare che proprio l'assenza dal programma della coalizione di centrosinistra aveva autorizzato una parte del centrosinistra stesso a porre il veto nella 13^ legislatura a qualsiasi provvedimento volto a riconoscere i diritti delle coppie conviventi, comprese quelle dello stesso sesso. Ora questo ostacolo viene definitivamente rimosso da Romano Prodi con un impegno esplicito e vincolante per tutta la coalizione.
Il secondo punto rilevante della lettera di Prodi è la condivisione del progetto di legge di cui sono il primo firmatario e che è stata sottoscritta da 161 parlamentari dell'Unione, progetto attualmente in discussione presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
Ora, è del tutto evidente che, mentre nel centrosinistra c'è una proposta chiara su questo tema, persino nel centrodestra c'è chi si interroga sull'opportunità di approvare una normativa sulle coppie di fatto comprese quelle dello stesso sesso. Ciò che si profila, quindi, è un'ampia maggioranza trasversale capace, nella prossima legislatura, che ci auguriamo sia del centrosinistra, di approvare rapidamente ed entro il 2006 la proposta sul Patto Civile di Solidarietà. Proprio per questo i militanti glbt che fanno riferimento al centrosinistra possono partecipare prima alle primarie e scegliere con cognizione di causa il candidato premier molti dei quali si sono pronunciati sulle questioni poste dall'Arcigay e dal movimento nel suo complesso; quindi possono valutare, e qui mi rivolgo a tutti, se è opportuno sostenere alle prossime elezioni quei partiti e quei candidati che esplicitamente sostengono obiettivi e istanze del nostro movimento. A partire ovviamente dal candidato premier. Prodi lo ha fatto, e positivamente, come si evince dalla lettera che pubblichiamo in esclusiva su Gaynews, e lo ringraziamo di cuore. Sta ad ognuno di noi far pesare nelle primarie del centrosinistra prima e nell'urna delle elezioni politiche poi quel voto glbt che può e deve essere orientato per far vincere le nostre idee e le nostre battaglie che sono universalistiche e di libertà.
Franco Grillini
http://www.gaynews.it/view.php?ID=34028
Venezia, trionfa l'amore gay. Leone d'oro ad Ang Lee
Il regista coreano vince con Brokeback Mountain, storia d'amore gay tra due cowboy
VENEZIA - Come spesso accade in occasioni del genere, le previsioni sono state rispettate. Il Leone d'oro della 62esima Mostra del Cinema di Venezia è andato a Brokeback Mountain di Ang Lee, la storia dell'amore gay fra due cowboy interpretati da Heath Ledger e Jake Gyllenhaal. Il secondo premio, il Leone d'argento, è stato assegnato a Les Amants Reguliers, il film sul '68 francese diretto da Philippe Garrel.
In quanto a George Clooney, e al suo Good Night, and Good Luck, dato fra i superfavoriti, il film ha conquistato due riconoscimenti: l'Osella per la migliore sceneggiatura (a Clooney) e la Coppa Volpi, per il miglior attore maschile, a David Strathairn.
Un riconoscimento lusinghiero per l'Italia è quello a Giovanna Mezzogiorno, Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile per il film La bestia nel cuore di Cristina Comencini.
Soddisfazione per l'Italia, che ne è co-produttrice, anche dall'assegnazione del Gran premio della giuria a Mary, di Abel Ferrara. Mentre all'attrice francese Isabelle Huppert è stato consegnato un Leone speciale "per il contributo dato al cinema".