venerdì 6 gennaio 2006

Tettamanzi "apre" alle coppie gay: "Dignità per tutti"

L'Arcigay: segnale nuovo che può superare pregiudizi che fanno soffrire milioni di persone


Roma: L'Arcigay promuove il cardinale Dionigi Tettamanzi. "L'arcivescovo di Milano propone un atteggiamento assolutamente diverso da quello utilizzato negli ultimi anni dalle gerarchie vaticane. Il rispetto che l ha richiesto nei confronti dei gay è un buon segnale di disponibilità" ha detto ieri il segretario nazionale dell'associazione Aurelio Mancuso. Il riferimento di Mancuso è al discorso pronunciato dall'alto prelato ad Ancona, mercoledì scorso. Durante la prima relazione del Convegno diocesano "Gesù speranza dell'Uomo", il cardinale, a proposito del riconoscimento legale delle coppie omosessuali, aveva sottolineato: "Quando si porrà il problema lo si affronterà. La Chiesa non impone ma propone la verità con rispetto e dolcezza servendola nel segno di un dono, con amore e per amore". Poi aveva aggiunto: "La dignità personale è propria di tutti, nessuno escluso. Ogni persona, qualsiasi scelta faccia nella vita, chiede di essere rispettata, e vorrei anche aggiungere amata. Il che però non vuol dire accettazione di certi comportamenti". Di qui l'invito ad "ascoltare, incontrare, condividere".

Sempre sulle coppie gay aveva precisato: "Si tratta di definire bene il contenuto di questi diritti fra virgolette accampati, e quali strada si possono seguire per venire incontro a queste esigenze, senza offendere il tessuto comunitario legato alla famiglia che è proprio del popolo italiano".

Parole apprezzate dall'Arcigay. "Tettamanzi non sposa le rivendicazioni dei movimenti delle donne e degli omosessuali - ha detto Mancuso - ma il dialogo a cui esorta la Chiesa, è uno strumento che può aiutare a conoscersi meglio, a superare esclusioni e pregiudizi che fanno soffrire milioni di gay e lesbiche credenti".

Non a casa proprio il dialogo sarà oggetto del convegno organizzato dall'associazione per il prossimo 13 gennaio a Roma dal titolo "Il diritto alla sessualità nella società dei credenti".

Hanno aderito esponenti dell'islam, dell'ebraismo, del protestantesimo, di organizzazioni dei gay credenti e del cristianesimo di base. Il cattolicesimo ufficiale non ha risposto all'invito.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=35621

giovedì 5 gennaio 2006

Pensionata senza "minima", causa al premier

Non arriva ai 516 euro promessi, Berlusconi invitato a comparire
L'iniziativa di una donna di San Cesareo (Roma).
Citati come testimoni il ministro Maroni e il giornalista Bruno Vespa



ROMA - Una pensionata di 78 anni, residente a San Cesareo (provincia di Roma) che non ha visto aumentare la propria pensione fino aI 516 euro promessi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e che anzi se l'è vista ribassare, ha intentato una causa al premier. Silvio Berlusconi è stato invitato a comparire in giudizio davanti al giudice di pace di Roma il prossimo 28 febbraio. Lo ha reso noto l'Italia dei Valori, il movimento di Antonio Di Pietro, e la Lista Consumatori (si presenteranno insieme alle prossime).

Di Pietro e Carlo Rienzi, portavoce della Lista consumatori, spiegheranno «tutti i dettagli dell'iniziativa legale e le ragioni giuridiche» di questa iniziativa che «presto sarà estesa a tutta Italia». Il movimento di Di Pietro riferisce inoltre che sono stati citati come testimoni il ministro Maroni e il giornalista Bruno Vespa. «Seguirà una festa per i pensionati delusi e massacrati dal carovita - sottolinea un comunicato - festa caratterizzata da una riffa durante la quale verranno regalati 100 presepi di cioccolata».

05 gennaio 2006
http://tinyurl.com/cqb5d

mercoledì 4 gennaio 2006

Sorpresa USA. Cinema pieni per Brokeback Mountain

Il film di Ang Lee "sold out" negli States. In Italia nei cinema dal 20 genaio.
di Silvia Kramar da New York



Sold out: il cartello elettronico del «tutto esaurito» appare da due settimane in tutte le sale in cui si proietta Brokeback mountain, il film più discusso della lunga stagione natalizia americana (arriverà nelle sale italiane il 20 gennaio). Questo «western gay», come l'ha definito la moral majority americana che si è inutilmente lanciata in una violenta campagna negativa nei confronti di una pellicola che invece, per molti critici, sarà senz'altro in lizza per l'Oscar, attira più degli altri kolossal di fine anno.

Uscito quasi in sordina in sei piccoli cinema, quasi a voler sperimentare il termometro morale delle grandi metropoli americane dove la parola «omosessuale» non scatena picchetti o sermoni, Brokeback Mountain è diventato il must di intellettuali, giornalisti, studenti e liberal e ha guadagnato ben 109.000 dollari in ciascuna sala, riempiendo fino all'ultima poltrona dell'ultimo spettacolo serale. Un record assoluto che ha polverizzato, cinema per cinema, gli incassi di King Kong e di Narnia, la favola a sfondo cristiano di C.S. Lewis.

Ma i produttori hanno voluto procedere a piccoli passi: dopo una settimana la loro pellicola - che narra a voce alta la love story segreta di due giovani cowboy del Wyoming rovesciando il mito di un Marlboro Man tutto solitudine e testosterone e aprendo la porta ai segreti gay delle immense praterie americane - era arrivata in 69 sale; prima di Natale ne aveva raggiunte 217, una sfida al provincialismo di città meno sofisticate come Portland, Dallas, Denver e Atlanta, la regina del vecchio Sud. Anche lì l'accoppiata Heath Ledger e Jake Gyllenhall (perfetti nei ruoli dei due amanti) ha trascinato la folla ai botteghini: mentre King Kong e Narnia dichiaravano incassi rispettivamente di 9.303 e 8.225 dollari per cinema, Brokeback Mountain veleggiava già sui 13.599.

I cowboy innamorati piacciono: grazie alla regia di Ang Lee, coraggioso regista di storie di azione e violenza, la vicenda scritta quasi in sordina nel 1997 dalla grande scrittrice Anne Proulx ha portato sullo schermo un mondo retrogrado e selvaggio: quello dell'immaginario paesino di Signal in un Wyoming che nel 1963, anno in cui è ambientata la singolare love story, dava la caccia agli omosessuali con la stessa brutalità con cui domava i mustang nei rodei domenicali.

Lo sceneggiatore Larry McMurty, famoso per l'indimenticabile serie televisiva Lonesome, ha trasformato le poche pagine della Proulx in un lungometraggio denso di tristezza, in cui i due giovani amanti diventano vittime di un'America che non riesce ad accettarne l'amore. Un simile film non poteva che suscitare delle crociate, a favore e contro. E così è stato: da un lato i critici cristiani - quello della rivista Christianity Today e altri, di giornali locali come il New Mexican - sono scesi sul piede di guerra attaccando la morale depravata di Hollywood; dall'altro le solite testate liberal come il New York Times hanno invece applaudito il coraggio di Ang Lee e dei due giovani attori.

Ma adesso arriva la prova più difficile: venerdì prossimo Brokeback mountain, in anticipo di alcune settimane rispetto ai piani timidi e conservatori dei produttori, uscirà in ben 269 sale cinematografiche, distribuito a raffica in tutti gli Stati americani, nella provincia, nelle multisale del West e nelle contee dei ranch e dei cowboy all'antica.

Continuerà ad incassare cifre da record? E cosa succederà tra due mesi, quando quest'opera che ha già raccolto sette nomine ai Golden Globe (compresa quella per la miglior pellicola del 2005) arriverà nel mondo degli Oscar? L'anno scorso un altro film discutibile aveva vinto la statuetta più ambita: Million dollar baby aveva osato affrontare il tema dell'eutanasia e aveva fruttato una statuetta al suo regista, Clint Eastwood. Ma storicamente i film controversi vincono solo ogni sei o sette anni: prima di Million dollar baby e della bravissima Hillary Swank (Oscar quale miglior attrice protagonista), bisogna risalire al 1999 per trovare un altro film difficile come American Beauty, la radiografia del marcio nascosto sotto i sorrisi delle famiglie americane. Prima ancora, nel 1991 Hollyvood aveva regalato la statuetta a un film che aveva fatto rabbrividire l'americano medio, mettendolo a confronto con la triste realtà dei serial killer: Il silenzio degli innocenti.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=35596

Falla in Windows, milioni di pc a rischio

La "patch" arriverà il 10 gennaio. Accuse a Microsoft: ritardo inaccetabile
Il pericolo si annida in immagini «maligne», ci si può infettare navigando, ricevendo email o chattando sugli instant messanger


MILANO
- L'allarme stavolta è più serio di altre occasioni: i computer di centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo potrebbero essere in serio pericolo. La causa è la falla, l'ennesima, individuata nel sistema operativo Microsoft Windows. Il numero di computer interessati è molto ampio, perché il «bug» potrebbe interessare tutti i sistemi operativi installati dal 1990 in poi e anche perché sembrano siano già stati avvistati dei programmi nocivi, virus e spyware, che sfruttano il problema. Al momento, poi, Microsoft non ha ancora messo a disposizione una "patch", una toppa per il buco apertosi. Lo farà non prima del 10 gennaio.

COME FUNZIONA
- Il bug può essere sfruttato in maniera semplice, facendo aprire dal browser mentre si naviga su Internet, ma anche dal programma di posta elettronica (basta la funzione di anteprima automatica) o di instant messaging, un'immagine «maligna» in formato .wmf (Windows metafile, le clipart di Office ad esempio). Molto a rischio anche l'uso di progammi diffusissimi come Google Desktop, che indicizzano le immagini sul computer. Per navigare gli esperti consigliano di usare Firefox, il browser "libero" che ha preso piede nell'ultimo anno e che, nelle versioni più recenti, consente di bloccare la visualizzazione automatica di immagini .wmf.

PERICOLO - Gli eventuali virus potrebbero diffondersi con estrema rapidità perché non riguardano solo gli utenti casalinghi, ma anche versioni di Windows Server 2003, usate dunque da server Web: se infettati potrebbero a loro volta contagiare anche tutti gli utenti che apriranno le immagini .wmf su quel particolare server.

PATCH - Al momento, si diceva, manca una patch ad hoc. Ci vorrà ancora almeno una settimana prima che sia rilasciata da Microsoft. «La realizzazione di aggiornamenti di sicurezza in grado di garantire il perfetto funzionamento del sistema operativo costituisce un processo lungo e difficile», hanno fatto sapere i portavoce del colosso di Redmond. Sdegnata la reazione di autorevoli esponenti del mondo informatico americano, secondo cui il ritardo potrebbe risultare fatali per milioni di computer. «Il ritardo di Microsoft nella diffusione del patch è assolutamente inaccettabile», ha fatto sapere Alan Paller, direttore del dipartimento di ricerca del Sans Institute. Reazione sdegnata anche da parte di Alfred Huger, dirigente della divisione engineering di Symantec, la società del celebre Norton Antivirus. «L’atteggiamento di Microsoft, che non è riuscita a fornire una soluzione alla falla in tempi accettabili, rappresenta un grave problema per il mondo informatico mondiale».

TOPPA - Per il momento, nel bollettino rilasciato, si consiglia agli utenti esperti e agli amministratori di sistema di disattivare una particolare "libreria", shimgvw.dll. Soluzione non certo alla portata di tutti. «Stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri partner programmatori di antivirus per risolvere la cosa», hanno fatto sapere i portavoce di Microsoft. Società attive nel mondo della sicurezza, come la finlandese F-Secure hanno messo a disposizione un programmino da scaricare che dovrebbe aiutare a tenere il problema sotto controllo.

PREOCCUPAZIONE - «Il problema riscontrato di recente nel sistema operativo Windows rappresenta probabilmente la più consistente minaccia alla sicurezza informatica che abbiamo dovuto contrastare», ha spiegato Mikko Hypponen di F-Secure. Alcuni tra i maggiori esperti di sicurezza informatica hanno spronato gli amministratori di rete a fare uso di una patch non ufficiale immesso sul mercato nel fine settimana dal programmatore russo Ilfak Guilfanov.

Paolo Ottolina
04 gennaio 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/01_Gennaio/03/microsoft.shtml

martedì 3 gennaio 2006

Un pc targato Google? Forse venerdì l'annuncio

Indiscrezioni della stampa Usa: "Sarà presentato a Las Vegas
Costerà 200 dollari e conterrà l'essenziale per l'accesso a Internet"
Il computer non userebbe Windows, ma un suo sistema operativo
di ALESSIO BALBI


ROMA - Google sta per lanciare un computer con il suo marchio e il suo sistema operativo. E' la clamorosa indiscrezione che arriva dagli Stati Uniti. Se fosse confermata, sarebbe la trasformazione definitiva di Google da motore di ricerca leader a media company globale. Per il mercato dell'informatica, si tratterebbe di un vero e proprio terremoto.

Non è la prima volta che si parla di un possibile ingresso di Google nel settore dell'hardware. Più di una volta, ad esempio, si è fantasticato sulla nascita di un pc supereconomico contenente l'essenziale per la connessione ad internet e l'accesso ai servizi del motore di ricerca. Oggi, però, le voci sembrano quanto mai dettagliate, e la fonte sufficientemente autorevole.

Secondo il quotidiano Los Angeles Times, Larry Page, cofondatore di Google, indirizzerà un keynote alla platea del Consumer Electronics Show che si aprirà il 5 gennaio a Las Vegas. In quell'occasione, scrive il giornale californiano, Page mostrerà il primo Google Pc, o annuncerà l'inizio delle vendite presso le grandi catene americane. Il prezzo sarebbe quanto mai competitivo: circa 200 dollari. Secondo altre fonti citate dal Times, Google è già in trattative con megastore come Wal-Mart per negoziare le consegne del suo nuovo prodotto. Il quotidiano cita anche il possibile nome della nuova creatura: "Google Cube". Forse troppo simile a un vecchio modello Macintosh per essere credibile. Ma comunque dà l'idea di un prodotto compatto, essenziale, solido. Proprio come la homepage del motore di ricerca.

Dal quartier generale di Mountain View, ovviamente, nessuno commenta. Ma il sasso è stato lanciato, e lo stagno di internet è già in subbuglio. L'attività preferita in rete, in queste ore, è la composizione del puzzle con le tessere seminate da Google negli ultimi mesi per vedere quale figura viene fuori. Molti individuano i tasselli fondamentali nelle alleanze con Sun Microsystems e con America Online, e sono sicuri che il Google Pc sarà una chiave d'accesso, semplice ed economica, a tutta una serie di servizi forniti in rete. Il computer targato Google, è una delle idee più gettonate, non conterrà nessun software tipo Office: tutti i programmi saranno in rete, forniti proprio da Google e dai suoi partner.

Tra i navigatori c'è chi sogna, e chi trema. I primi non vedono l'ora di avere tra le mani un pc che incarni la filosofia di Google, fatta di cultura accademica, indipendenza, intraprendenza, software libero. Gli altri intravedono la nascita di un nuovo impero del male, pari o peggiore di Microsoft, capace di fagocitare e controllare ogni attività su internet. E tra quelli preoccupati ci sono certamente le aziende concorrenti, in primo luogo Microsoft, che si vedrebbe insidiata per la prima volte nel business in cui domina incontrastata: quello dei sistemi operativi e dei software.

Tutti gli occhi sono puntati verso la conferenza di Los Angeles. Solo venerdì si saprà se Google, ormai un colosso che vale in Borsa oltre 120 miliardi di dollari, vorrà usare tutta la sua potenza per scatenare la più grande guerra che il mercato dell'informatica abbia mai visto.

(3 gennaio 2006)

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/scienza_e_tecnologia/google2/googlepc/googlepc.html

No ai PACS nel programma di Forza Italia

La consulta etico-religiosa del partito del premier ha deciso. Burani: "Su questi temi sfidiamo il centrosinistra"


Roma, 3 gen. - (Adnkronos) - Una ''forte'' politica di aiuti alle famiglie disagiate, monoreddito e con nuclei numerosi; l'assistenza domiciliare agli anziani non autosufficienti; il ''no netto e deciso'' ai Pacs, all'eutanasia ed all'antiproibizionismo.

Sono questi alcuni dei punti cardine che la Consulta etico-religiosa di Forza Italia, presieduta da Maria Burani Procaccini, proporra' per il programma della Cdl in vista delle prossime elezioni politiche.

''Dobbiamo raccogliere la sfida dei valori -sottolinea Burani- e pretendere che la competizione elettorale non sia solo una discussione sull'economia, ma anche e soprattutto sui valori''.

Clicca per ingrandire... Al leader dell'Unione Romano Prodi, l'esponente di Fi chiede ''di indicare la sua via valoriale nei contenuti'': ''Sappiamo che nel suo programma ci sono i si' ai Pacs, all'antiproibizionismo, forse all'eutanasia.

Vogliamo sapere il destino valoriale italiano -conclude Burani Procaccini- e sfidiamo su questi temi il centrosinistra''.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=35589

lunedì 2 gennaio 2006

Bacio gay ai tempi delle piramidi

I due giovani addetti alla cura delle mani del Faraone sono ormai diventati un simbolo.
I tour operator sono preoccupati per le leggi egiziane, molto restrittive sul tema.

di Cinzia Basso

Londra - I due ragazzi si guardano, lo sguardo languido, le mani l´uno sulle spalle dell´altro, le bocche che si sfiorano per un tenero bacio. Sono Niankhkhnum e Khnumhotep, due giovani egizi al servizio del Faraone, ritratti così su una parete della necropoli di Saqqara, presso l´antica Menfi, sulla riva occidentale del Nilo. Gli esperti non lo avevano ancora affermato, ma per i gay di tutto il mondo quell´immagine sta diventando il simbolo dell´amore omosessuale ai tempi delle Piramidi e il sito archeologico è già meta del turismo delle nuove coppie gay anche se i tour operator, preoccupati dalle severe leggi egiziane, non la segnalano tra quelle consigliate. Ora, il bacio dei due giovani addetti alla cura delle mani del Faraone è stato al centro di una conferenza internazionale di studio che si è tenuta all´Università di Swansea nel Galles: secondo gli studiosi la pittura murale rintracciata a Menfi potrebbe essere davvero la prima traccia visibile, datata 4.000 anni fa, dell´amore tra due uomini, un amore omosessuale evidentemente ben visto dalla società del tempo. La prova che le unioni omosessuali erano accettate molto, ma molto prima che l´Inghilterra ammettesse il matrimonio tra Elton John e il suo storico fidanzato.

L´abbraccio tra i due ragazzi non è la sola immagine di grande intimità rintracciata: ce ne sono altre, nelle quali i due uomini dipingono uno accanto all´altro, a volte tendendosi la mano, altre abbracciandosi. In due disegni i loro nasi si toccano, e si sa che quel gesto era il massimo dell´intimità ammessa in pubblico. Addirittura, in un´immagine, mentre sono relegate sullo sfondo le rispettive mogli e figli, i due uomini appaiono in primo piano mentre dividono tra loro il banchetto finale, alla vigilia dell´ultimo viaggio, segno che il loro rapporto è il più importante di questa vita. Greg Reeder, egittologo, professore a San Francisco, davanti agli austeri colleghi di Swansea, ha spiegato: «Oggi che il dibattito sulle coppie omosessuali è all´ordine del giorno, la gente vuole guardare al passato e trovare prove che indichino come anche allora potessero esistere delle relazioni consentite dalla società tra persone dello stesso sesso».

Le tombe di Saqqara sono state scoperte nel 1964 da una spedizione di archeologi tedeschi, restaurate negli anni ‘70 e aperte al pubblico negli anni ‘90, ma gli studiosi aveva faticato a trovare una spiegazione ai disegni che le adornavano perché sono molto rare nell´antico Egitto le immagini di due uomini appartenenti alla stessa classe sociale sepolti insieme. Quelle tombe erano già state spogliate di parte delle reliquie che contenevano, ma sullo sfondo le pitture apparivano intatte, pronte a rivelare le piccanti allusioni riguardo i suoi occupanti. Nemmeno oggi la lettura di quei segni è univoca: se il professor Reever avanza l´ipotesi della relazione omosessuale, altri suoi colleghi preferiscono considerare Niankhkhnum e Khnumhotep, anche per via della similitudine dei nomi, due fratelli, forse gemelli e spiegare così la loro vicinanza. Thomas Dowson, un altro esperto, conclude: «Se anche quel geroglifico non rappresentasse due omosessuali, è comunque importante che queste immagini dell´antichità contribuiscano a contrastare l´omofobia dei giorni nostri».

02/01/06 - La Repubblica

lunedì 19 dicembre 2005

Patente sospesa a gay catanese: condannato il ministero dei Trasporti

TAR di Catania: "L'omosessualità non è una malattia psichica"


(ANSA) - CATANIA, 19 DIC - "L' omosessualità non rientra nella categoria di malattia psichica". Lo ha ribadito la seconda sezione del Tribunale amministrativo regionale di Catania che ha accolto il ricorso di un 23enne al quale la Motorizzazione civile aveva chiesto la revisione della patente di guida su segnalazione dell' ospedale militare di Agusta secondo i cui medici il giovane alla visita di leva, confessando di essere gay, era risultato non in possesso dei requisiti psicofisici richiesti.

La richiesta era stata sospesa in via cautelare del Tar, che adesso ha svolto una regolare udienza e emesso una sentenza con la quale ha condannato il ministero dei Trasporti al pagamento delle spese processuali, mille euro. Resta invece ancora pendente, davanti al Tribunale civile di Catania, il processo per il risarcimento danni, da 500 mila euro, chiesto ai ministeri dei Trasporti e della Difesa dal legale del giovane, l' avvocato Giuseppe Lipera.

Durante il dibattimento, gli avvocati del ministero dei Trasporti hanno sostenuto che la revisione della patente era stata chiesta "non in considerazione del semplice accertamento dell' omosessualità ma per le situazioni cliniche di sofferenza psichica". Ma per i giudici ha fatto testo la relazione del servizio di psicologia dell' Asl 3 secondo il quale invece "buone e integre appaiono le funzioni cognitive e la capacità di relazionarsi" del 23enne omosessuale. "Si aggiunga - scrive il Tar di Catania nella sentenza - che nel diario clinico dell' ospedale militare di Augusta si legge: 'all' esame psichico non turbe del pensiero e della percezione, diagnosi disturbo dell' identità sessualè". (ANSA).

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Studio Legale Lipera "Avv. Pietro"

In collaborazione con Avv. Luca Enrico Blasi

Dottore di ricerca in Scienze Criminalistiche
presso l'Università di Catania



Roma lì 19/12/2005



COMUNICATO STAMPA



Il T.A.R. Sicilia Sezione Distaccata di Catania, Seconda Sezione, presieduto dal Dott. Italo Vitellio, relatore il consigliere Dott.ssa Paola Puliatti, con sentenza n. 2353/05, depositata in cancelleria il 7 dicembre scorso, ma di cui si è avuta notizia soltanto oggi, ha accolto il ricorso di GIUFFRIDA Melchiore Danilo, difeso dall'Avv. Giuseppe Lipera, annullando così il provvedimento del 19/9/2001,con cui l'Ufficio della Motorizzazione Civile di Catania aveva disposto la revisione della sua patente di guida mediante un nuovo esame di idoneità psico-fisica.


In giudizio si era costituita l'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania in difesa del Ministero dei Trasporti e della Navigazione che aveva sostenuto la legittimità del provvedimento dell'Amministrazione.


Nella motivazione della sentenza del T.A.R. i giudici hanno osservato a chiare lettere "che l'omosessualità non rientra nella categoria di malattia psichica e, pertanto, non è inclusa in alcuna delle ipotesi considerate dal richiamato art. 320 del Regolamento di esecuzione del codice della strada".


Il T.A.R. ha avuto modo di ribadire quanto già affermato "in seno all'ordinanza cautelare n. 159/02 (emessa sempre nell'ambito di questo procedimento) che le preferenze sessuali di un individuano non rientrano in nessuna delle nozioni della scienza medica che la norma prende in considerazione ai fini della capacità di guida e non rappresentano meno che mai malattia psichica".


Dopo aver concluso che il provvedimento impugnato era "affetto dai vizi di violazione di Legge denunciati" ha condannato il Ministero dei Trasporti e della Navigazione a pagare le spese di giudizio.



Viva soddisfazione per la sentenza emessa da T.A.R. Sicilia che è stata espressa dall'Avv. Giuseppe Lipera, il quale ha preannunziato che informerà subito di questa decisione il giudice Dott. Ezio Cannata Baratta, della V Sezione Civile del Tribunale di Catania, avanti a cui pende la causa per il risarcimento dei danni morali e patrimoniali subiti per questa vicenda dal giovane gay.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=35442

domenica 18 dicembre 2005

Calciatori gay, cade (forse) l'ultimo tabù

Il centrocampista van Dijk si è dichiarato omosessuale
Tre tedeschi al Financial Times: sì al coming out, se lo fanno altri otto. Reticenza degli italiani. Dal rugby ai tuffi: ora c'è chi lo dichiara

di Gaia Piccardi


Chiuso a doppia mandata nella penombra dello spogliatoio, protetto dai parastinchi e dall'omertà del gruppo, l'ultimo tabù dello sport (forse) sta per cadere. Tre calciatori omosessuali tedeschi, uno molto famoso e gli altri due impegnati in serie minori, sono pronti a fare coming out a patto che altri otto colleghi siano disposti a dichiararsi gay. Sembra un reality, undici giocatori per un clamoroso coming out. Potrebbe essere, invece, l'assalto finale all'ipocrisia del pallone che il Financial Times sponsorizza con prudenza: «È un altro sintomo della società che si trasforma, ma non aspettatevi che il calcio sia pronto a un passo simile».

Non sarà una rivoluzione, ma di certo è un segnale. E così dopo il rugby australiano (Ian Roberts), il baseball americano (Billy Bean) e i tuffi (Greg Louganis), l'enclave più chiusa e barricata dell'omofobia, il calcio, lascia intravedere le prime crepe. «È una notizia importante» commenta il deputato Ds e presidente dell'Arcigay Franco Grillini, il tifoso del Bologna che con la moglie del ministro degli Esteri e ultrà della Lazio, Daniela Fini, ebbe un interessante scambio di vedute. «Gay nel calcio italiano? Impossibile» escluse lei. «Se fosse vero, il campionato non si giocherebbe» chiosò lui che, senza fare né nomi né cognomi («Ma, nel nostro ambiente, sappiamo tutto di tutti...»), procede per enigmi. «In una grossa squadra di serie A del Nord ce ne sono tre». «C'è stato un periodo, nel passato, in cui in una potenza del nostro calcio giocavano sette gay su undici». «Ci sono mogli finte e fidanzate finte, per le quali la copertura è un vero e proprio mestiere». «C'è un notissimo calciatore, ritratto della virilità, che cerca partner omosessuali su Internet e dà loro appuntamento tramite un intermediario». Basta così.

Chi è gay sa di esserlo e ha tutto il diritto di non aver voglia di raccontarlo. «Ma è assurdo pensare — sottolinea Grillini — che lo sport sia asessuato. E il calcio, con la sua divisione netta tra maschi e femmine, con i suoi spogliarelli e le sue ammucchiate dopo una rete, è il terreno più fertile per l'omosessualità». Non è un caso che una delle icone più apprezzate sia il numero 23 del Real Madrid, David Beckham, talmente a suo agio nel ruolo da non aver avuto problemi a posare per una rivista gay. E c'è forse qualcosa di più di uno scrupolo salutistico dietro l'editto con cui la Federcalcio internazionale, all'apice della diffusione dell'Aids, vietò baci e abbracci in campo. Voci, molte. Fatti, pochi. Al trionfale Mundial dell'82, il ct Bearzot decise il silenzio stampa dell'Italia per rispondere alle critiche spietate della stampa e alle insinuazioni sul feeling, fuori dall'area, tra due azzurri. L'ex interista Vampeta fu fotografato in pose inequivocabili per un calendario gay. Justin Fashanu, fratello del più noto John (Wimbledon e Aston Villa), una carriera nelle serie minori inglesi, dichiarò pubblicamente la sua omosessualità.

Così come, più di recente, l'olandese Dominique van Dijk, centrocampista 26enne dell'Rkc Waalwijck, figlio di un mito del calcio orange: «So bene che d'ora in poi per la gente sarò il calciatore gay e immagino le malignità dei tifosi sugli spalti. Ma vado avanti: l'anno prossimo lancerò una mia linea di abbigliamento». E l'Olanda, il Paese dove l'arbitro internazionale John Blankenstein dichiarò la sua omosessualità mentre era ancora in attività, non si è scomposta più di tanto. «Giocatori disposti a dichiararsi gay in Italia, dove il pallone è considerato la massima espressione del maschile, non si troveranno mai» chiosa Grillini, che stima un 10% di omosessuali nel nostro calcio tra atleti, arbitri e allenatori dalla serie A all'Eccellenza. Nascosti, ma non ai suoi occhi: «Li riconosco immediatamente. I gesti, lo sguardo, gli atteggiamenti... Non si può mascherare una verità sotto gli occhi di tutti». E, spesso, seppellita sotto l'esultanza per un gol.


http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2005/12_Dicembre/18/piccardi.shtml


La sfida degli sportivi gay



Il centrocampista olandese Dominique Van Dijk, 26 anni. Finora, è stato l'unico calciatore professionista ad aver dichiarato pubblicamente la propria omosessualità (Empics)



Ian Roberts, 40 anni, rugbista ai massimi livelli, ha fatto "coming out" nel 1995: in Australia, il suo Paese, la confessione sollevò un polverone. Si è ritirato nel 1999 (Empics)



Martina Navratilova ha annunciato di essere bisessuale nel 1980, pressata dalla stampa: fu uno scandalo. In realtà, della sua vita privata si ricordano soltanto relazioni con donne (Reuters)



Il tuffatore Usa Greg Louganis, classe 1960, prima medaglia olimpica a 16 anni, sorprende tutti con il doppio annuncio successivo alle olimpiadi di Seul, nel 1988: sono gay e sieropositivo (Ap)


Il giocatore di baseball americano Billy Bean (da Internet)



L'ex calciatore interista Vampeta sulla copertina di una rivista (da Internet)




Justin Fashanu, calciatore inglese (da Internet)



A sinistra John Blankenstein, arbitro olandese (da Internet)

sabato 17 dicembre 2005

Benedetto XVI imputato negli Stati Uniti per la copertura garantita dal Vaticano ai membri del clero responsabili di abusi sessuali

Daniel Shea, l'avvocato che ha portato la questione davanti alla Corte, parteciperà alla Manifestazione "per la libertà sessuale e di coscienza, contro le cause delle deviazioni e sofferenze, a cominciare da quelle dei preti pedofili e delle organizzazioni pedofobe" che l'associazione anticlericale.net ha organizzato per martedì 16 agosto alle ore 20.00 a Piazza San Pietro, in concomitanza con l'apertura a Colonia della Giornata Mondiale della Gioventù.



Roma 14 agosto 2005 - Il caso esplode pubblicamente solo nell'estate del 2003, quando il quotidiano americano Worcester Telegram & Gazette ottiene copia di un documento che per 40 anni era stato custodito come "strettamente confidenziale" negli archivi segreti della Santa Sede e riporta il caso di un avvocato di Boston, Carmen Durso, che consegna copia dell'Istruzione del 1962 "Crimen Sollicitationis" al Procurarore Michel J. Sullivan chiedendogli di riscontrare gli elementi, all'interno della giurisdizione federale, per procedere contro le gerarchie vaticane, colpevoli, a suo avviso, di aver deliberatamente coperto i casi di abusi sessuali che vedevano coinvolti membri del clero.

Contestualmente, un'altra lettera arriva sul tavolo del Procuratore, ed è firmata da Daniel Shea, avvocato di Houston (Texas), ex seminarista che ha scoperto il documento del 1962 e ne ha dato copia al quotidiano di Boston e all'avvocato Durso. Il documento, spiega Shea nella lettera, viene citato come ancora in vigore in una nota dell'epistola "De Delictis Gravioribus" del 18 maggio 2001, che Joseph Ratzinger, allo Prefetto Congregazione per la Dottrina della Fede aveva fatto recapitare ai vescovi e agli altri ordinati e membri della gerarchia ecclesiastica.

Il caso viene portato all'attenzione pubblica internazionale dalla rete televisiva statunitense CBS, quindi le gerarchie vaticane si difendono sostenendo che le norme contenute nel documento del 1962 non hanno più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto Canonico, ma la lettera di Ratzinger non lascia spazio a molti dubbi. In essa, l'attuale Papa Benedetto XVI, non solo richiama l'istruzione "Crimen Sollicitationis", ma per quel che riguarda "i delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede" dispone che "nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore" e ribadisce che "le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio."

In questi anni la giustizia americana ha proseguito nelle indagini e dal gennaio 2005 esiste presso la Corte distrettuale di Harris County (Texas) un procedimento tuttora in corso a carico di Joseph Ratzinger.

Daniel Shea, l'avvocato che ha portato la questione davanti alla Corte, parteciperà alla Manifestazione "per la libertà sessuale e di coscienza, contro le cause delle deviazioni e sofferenze, a cominciare da quelle dei preti pedofili e delle organizzazioni pedofobe" che l'associazione anticlericale.net ha organizzato per martedì 16 agosto alle ore 20.00 a Piazza San Pietro, in concomitanza con l'apertura a Colonia della Giornata Mondiale della Gioventù.

Ai giornalisti presenti sarà distribuito un dettagliato dossier e l'avvocato Shea sarà a disposizione per qualsiasi approfondimento circa i fatti giudiziari che vedono coinvolto Papa Benedetto XVI. (APA)

fonti:

http://www.guardian.co.uk/pope/story/0,12272,1469131,00.html

http://www.gaynews.it/view.php?ID=35408

Repubblica Ceca: il Parlamenmto approva le unioni gay

In Senato il progetto di legge potrebbe essere bloccato


Praga, 16 dic. (Apcom) - Dopo varie votazioni contrarie e un dibattito spesso infuocato, la camera bassa del parlamento ceco oggi ha approvato il progetto di legge che riconosce ua serie di diritti alle coppie omosessuali: registrazione dell'unione, diritti ereditari, assistenza sanitaria molto simile a quelle accordate con i matrimoni. Il voto - 86 a favore e 54 contrari su 147 deputati presenti - non è definitivo, ma segnala comunque una svolta. L'ultima di cinque bocciature risale infatti allo scorso febbraio, per un solo voto.

A favore oggi si sono espressi gran parte dei Social-democratici e dei Comunisti, mentre si sono opposti i deputati Cristiano-Democratici e del Partito Civico Democratico. I conservatori del Partito Civico hanno la maggioranza al Senato, quindi è facile ipotizzare che la camera alta bloccherà il progetto di legge. Tuttavia, oggi gli attivisti cechi per i diritti degli omosessuali sono soddisfatti. "E' un grande segnale di incoraggiamento - ha commentato Jiri Hromada, tra le figure leader del movimento per I diritti gay - la nostra visione va molto oltre la bozza di legge, ma è un compromesso accettabile".

http://www.gaynews.it/view.php?ID=35398

giovedì 15 dicembre 2005

Papà gay, mamma lesbica: boom di bebè tra omosessuali

Lo rivela la più vasta indagine scientifica mai condotta sulla popolazione omo-bisessuale del paese



Hanno almeno un figlio, oltre i 40 anni, il 20,5% delle lesbiche e il 17,7% dei gay italiani. Lo rivela la più vasta indagine scientifica mai condotta sulla popolazione omo-bisessuale del paese. Sotto esame la salute e la vita di relazione di un campione statistico di 10mila persone. Domani i risultati presentati in un congresso a Firenze.

Papà gay, mamma lesbica. In Italia il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche, con più di 40 anni, hanno almeno un figlio. La quota scende ma rimane significativa se si considerano tutte le fasce d’età. Sono genitori un gay o una lesbica ogni venti. Per la precisione il 5% dei primi (il 4,7% è padre biologico) e il 4,9% delle seconde (il 4,5% biologica). A rivelarlo è Modi-di, la più estesa indagine statistica mai condotta in Italia sulla popolazione omosessuale e bisessuale e la prima ad aver riguardato anche l’universo femminile, condotta da Arcigay con il sostegno dell’Istituto superiore di sanità. I risultati della ricerca, che ha coinvolto negli ultimi mesi circa 10mila persone, saranno presentati in un convegno a Firenze, venerdì 16 dicembre, ore 9, Palazzo dei Congressi, piazza Adua 1.

“L’alto numero di genitori omosessuali è il fatto che colpisce di più, anche se conferma dati analoghi registrati in altri paesi – commenta Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay -. Questi numeri rimandano alla realtà di almeno centomila bambini o ragazzi italiani con un genitore gay o lesbica. L’abolizione del pregiudizio sociale verso di loro e i loro genitori è un obiettivo primario per la società intera”.

E’ un ritratto a chiaroscuro quello sulla condizione dei gay e delle lesbiche in Italia che emerge dalle prime analisi della ricerca, condotte su un campione scremato di 6774 soggetti (4690 maschi, 2084 femmine), che si autodefiniscono gay o lesbiche, o che hanno avuto rapporti sessuali recenti con persone del proprio sesso. Se per quanto riguarda aspetti più intimi, come la genitorialità, la realtà sembra più evoluta del previsto, altri aspetti della sfera pubblica, quali la libertà di non nascondersi, registrano un ritardo della situazione sociale.



Coming out: solo il 16,5% lo fa

Solo il 16,5% dei maschi e il 15% delle femmine del campione esaminato sono infatti pienamente “visibili”, cioè non nascondono il proprio orientamento sessuale in alcun ambito sociale: con gli amici, in famiglia, con i propri colleghi di lavoro o studio. E quasi un uomo su 10 (9,7%) e il 4,1% delle donne, invece, non ne ha mai parlato con nessuno.

Il grosso delle persone omosessuali, infatti, vive una situazione intermedia, evitando che alcune delle persone abitualmente frequentate venga a conoscenza della loro omosessualità. L’ambito in cui risulta più facile fare “coming out”, non fare cioè segreto della propria omosessualità, è quello degli amici, che ne sono tutti o quasi a conoscenza nel 48,9% dei casi. Ma è significativo che metà dei gay e delle lesbiche nascondano la propria sessualità anche ad alcuni di loro. Ancora più difficile appare la situazione in famiglia, dove solo il 38,6% degli intervistati ha parlato della propria omosessualità a tutti o quasi i familiari più stretti, mentre il 34% non ne ha mai parlato ad alcuno. L’ambiente più refrattario al “coming out” è infine il luogo di lavoro, dove solo una minoranza del 24,1% degli intervistati non nasconde la propria omosessualità, contro il 37,3% che non ne ha mai fatto parola. In tutti e tre gli ambiti sociali, e sia per i gay che per le lesbiche, appare inoltre più facile non nascondersi al Nord e al Centro Italia, piuttosto che al Sud.

“In generale nella nostra società l’orientamento sessuale, avere una relazione fissa, essere sposati, frequentare un partner, sono aspetti pubblici dell’identità e della sessualità di ciascuno, condivisi con le persone più vicine – osserva Raffaele Lelleri, sociologo e direttore dell’indagine -. Il fatto che l’84% dei gay e delle lesbiche eviti di parlarne in certi ambiti, in famiglia ad esempio, o tra gli amici o i colleghi di lavoro, indica che non percepiscono come abbastanza accogliente il clima dell’ambiente in cui vivono”.



Vita di coppia: le donne più degli uomini



Le donne tendono ad avere relazioni stabili più frequentemente degli uomini. Vivono in coppia il 60,7% delle femmine (8,7% con un uomo) a fronte del 45,7% dei maschi (il 5,5% con una donna). La ricerca riguarda infatti anche la popolazione bisessuale. Tra gli uomini la condizione di coppia aumenta con l’età: in particolare supera la metà del campione oltre i 31 anni. Tra le donne raggiunge un picco tra i 26 e i 30 anni e si stabilizza con una lieve flessione negli anni successivi. Fanno eccezione le coppie che le donne formano con un uomo, che invece calano nell’età adulta e più avanzata.



Nuovi partner: i gay on-line, le lesbiche tramite amici



I principali luoghi di incontro differiscono molto tra uomini e donne. Tra i gay la parte del leone la fa internet grazie a cui ha incontrato recentemente nuovi partner il 51,6% del campione. Segue un 32% che ha fatto incontri in locali pubblici omosex, come bar, discoteche, pub, il 20,7% in saune, il 20,5% in luoghi d’incontro all’aperto (ma solo il 9,4% tra gli under 25), il 16,1% a casa d’amici, il 14,9% in spiaggia e il 7,2% in associazioni gay e lesbiche. Ribaltata la situazione per le lesbiche, che si conoscono a casa di amici (18,6%) più che tramite internet (15,5%). Un buon 17,8% lo fa in locali omosex e il 6% presso associazioni gay e lesbiche. Al Sud i maschi hanno più difficoltà ad incontrasi nei locali, che sono molto meno diffusi che nel resto del paese.



Religione: cattolici il 41%



Sono credenti il 48,2% degli intervistati, con un’evidente discrepanza tra i gay (50,5%) e le lesbiche (42,9%). Non lo sono il 35,4% dei maschi e il 41,4% delle femmine, non sa o non è interessato il 14,6% del campione con una sostanziale omogeneità tra uomini e donne. Si definiscono cattolici solo il 41% dei gay e il 39,1% delle lesbiche. Rilevante, soprattutto tra gli uomini, la quota di buddisti. La grande maggioranza dei credenti è poco o per niente praticante.



Gay, lesbica o bisex?



Tra i maschi intervistati un’ampia maggioranza si definisce “gay” (62,1%), o omosessuale (9%). Uno su quattro sceglie però tra “bisessuale” (10,6%) o “solitamente non uso definizioni” (13,6%). Il rimanente 4,7% si divide tra “altro”, “non so”, e “eterosessuale”. Le femmine non usano un termine altrettanto condiviso di “gay”. Quelle che si definiscono “lesbica” sono infatti meno della metà (40,7%). Tra le altre il 6,5% sceglie “omosessuale”, il 4,5% “gay”, ma ben il 28,2% solitamente non usa definizioni (più del doppio dei maschi), il 13,3% è bisessuale. “Altro” è indicato dal 4,2% e il restante 2,6% si divide tra “non so” e “eterosessuale”.



Caratteristiche del campione



Il campione analizzato di 6774 persone (4690 maschi, 2084 femmine) è composto in stragrande maggioranza da cittadini italiani (97,7%). Il 31,6% vive nel Nord est, il 29,2% nel Nord ovest, il 22,3% nel Centro, il 17% nel Sud e nelle Isole. La distribuzione per fasce d’età è nettamente a vantaggio dei giovani. Gli intervistati con meno di 40 anni sono infatti l’84,9% del totale. In particolare quelli con meno di 25 anni raggiungono il 32,7%, quelli tra i 26 e i 30 anni il 20,9%, tra i 31 e i 40 anni il 31,3%, tra i 41 e i 50 il 12,2%, oltre i 50 il 2,8%. La quota di questionari compilati on-line è del 78,6%, contro il 21,4% su carta. La raccolta dei dati è stata coordinata da un’equipe scientifica di sociologi, psicologi e statistici ed è stata effettuata grazie all’aiuto di decine di volontari in tutto il paese. Altre info sul sito ufficiale della ricerca: www.modidi.net.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=35381

martedì 13 dicembre 2005

Unione-Cdl, distacco congelato al 7,9%. Nel centrodestra si afferma l'Udc




Nelle ultime sei settimane, sebbene vi siano state naturali oscillazioni del consenso, queste non hanno mai avuto una consistenza tale da stravolgere il trend di partenza che vedeva l'Unione in vantaggio sulla Cdl, tanto che, ad oggi, il divario fra le due coalizioni è del 7,9% a favore del centrosinistra.

Per il centrodestra dunque non si profila un'operazione strategicamente facile colmare nei prossimi 3 mesi un gap così rilevante, anche se va segnalato che storicamente la coalizione di Berlusconi è riuscita sempre ad incrementare i consensi, più di quanto abbia saputo fare il centrosinistra, durante il periodo più "caldo" della campagna elettorale.

La valutazione complessiva è che i due schieramenti, non avendo messo ancora in atto azioni strategiche di comunicazione, al momento, stiano "congelando" il consenso acquisito più che calamitarne di "nuovo" Questa situazione di staticità determina che le distanze tra i due schieramenti siano pressappoco invariate, anche se all'interno della CDL si registrano maggiori movimenti di voto, sebbene di valenza più politica che statistica.

Infatti è da notare la costante "vivacità" dell'UDC in termine di aggregazione di voti nuovi, come se il partito di Casini e Cesa fosse già entrato nel vivo della campagna elettorale, anticipando sul tempo i concorrenti interni.

Tuttavia, se in un primo momento l'incremento è stato determinato dal favore degli indecisi (tale dinamica, se pur lievemente, ha fatto crescere la CDL), oggi i flussi di voto in entrata provengono da un target di elettori di centrodestra che hanno dirottato il proprio consenso sull'UDC penalizzando alcuni partiti della stessa coalizione, più di tutti AN, che in un mese ha perso lo 0.7%, Anche Forza Italia rimane in "stagnazione" e sul lungo periodo è bloccato al 17.5%.

Questa tendenza in atto di riposizionamento dell'Udc del dopo-Follini, se dovesse essere confermata anche nelle prossime settimane, potrà rappresentare una spina nel fianco per gli altri partiti della CDL, specie in considerazione dei propositi dichiarati recentemente da Casini, ovvero che il nuovo leader della coalizione sarà scelto tra chi incrementa maggiormente i propri voti, piuttosto che tra chi ne riceve di più. Insomma, sembra che la CDL per il momento stia giocando con un solo "attaccante" e lo schema strategico delle 3 punte debba ancora decollare.

Anche il centrosinistra, comunque, ha difficoltà ad intercettare i favori provenienti dai 9 milioni di italiani che ad oggi si dichiarano indecisi e che condizioneranno l'esito finale della competizione elettorale. Nell'Unione intanto si continua a far sentire il consistente peso elettorale dei Verdi che rispetto ai valori storici delle passate elezioni si posizionano in media al di sopra di circa 1.5%, mentre la Lista dell'Ulivo riconferma il 34%, rappresentando così oltre 1/3 dei votanti.

di ANTONIO NOTO direttore IPR Marketing

( Repubblica.it 12 dicembre 2005)

Il western gay di Ang Lee favorito nella corsa ai Golden Globes

Annunciate le nomination. "Brokeback Mountain", già trionfatore a Venezia, ottiene sette candidature
In lizza come miglior film drammatico anche Allen, Cronenberg, Clooney e "The constant gardener". Poco spazio per i kolossal



Jake Gyllenhaal e Heath Ledger
in "Brokeback mountain"

LOS ANGELES - Grande spazio alle produzioni indipendenti e a basso costo, poco ai kolossal hollywoodiani: questo l'orientamento dell'Associazione stampa straniera di Los Angeles, che ha annunciato le nomination per i Golden Globes. Con un film già superfavorito: il western gay e romantico Brokeback Mountain, diretto da Ang Lee, già Leone d'oro all'ultima Mostra di Venezia. Forte di sette candidature nelle categorie principali, tra cui miglior pellicola drammatica.

Un riconoscimento importante per il film, anche in vista della corsa agli Oscar. Così come per gli altri quattro titoli selezionati nella sezione pellicole drammatiche: Good night, and good luck di George Clooney, A history of violence di David Cronenberg, Match point di Woody Allen e The constant gardener di Fernando Meirelles, dall'omonimo bestseller di John Le Carré. Snobbati, invece, kolossal come Munich di Steven Spielberg e King Kong di Peter Jackson. Anche se i due cineasti in questione si consolano concorrendo come migliori registi, insieme ad Ang Lee, Woody Allen, George Clooney e Fernando Meirelles.

Ma torniamo a Brokeback montain. Che strappa anche nomination per il migliore attore protagonista drammatico (Heath Ledger), per la migliore attrice non protagonista (Michelle Williams), per la miglior regia e ancora per sceneggiatura, colonna sonora e canzone originale. Una categoria, quest'ultima, in cui troviamo - un po' a sorpresa - il film panettone tutto italiano di Neri Parenti, Christmas in love, con la coppia Massimo Boldi-Christian De Sica. Merito di Tony Renis, autore del brano omonimo interpretato dalla giovanissima Renee Olstead. Nessuna pellicola di casa nostra, invece, nella categoria del miglior film straniero.

Per il resto, va detto che dopo Brokeback mountain a ottenere il maggior numero di nomination - quattro a testa - sono stati Match Point, film che segna il ritorno di un Woody Allen in grandissima forma, e l'adattamento per il grande schermo del musical di Broadway The producers.

E proprio The producers è tra i candidati nella categoria del miglior film commedia o musicale, insieme al biopic su Johnny Cash, Walk the line; al britannico Lady Henderson presenta; alla nuova, brillante versione di Orgoglio e pregiudizio; e all'hit indipendente The squid and the whale.

Quanto agli attori, nel settore opere drammatiche sono in lizza come protagonisti maschili, insieme a Heath Ledger, Philip Seymour Hoffman (star di Capote), il Russell Crowe di Cinderella Man, il David Strathairn di Good night, and good luck, e Terrence Howard di Hustle & flow. Tra le attrici, invece, concorrono come migliori protagoniste Gwyneth Paltrow (Proof), la "casalinga disperata" Felicity Huffman (transessuale nel film Transamerica), CharlizeTheron (North Country), Maria Bello (A history of violence) e Ziyi Zhang (Memorie di una geisha).

Sul fronte comico, tra gli uomini, candidati Joaquin Phoenix (Walk the line), Cillian Murphy (Breakfast on Pluto), Nathan Lane (The producers), Johnny Depp (Charlie e la fabbrica di cioccolato), l'ex 007 Pierce Brosnan (The Matador) e Jeff Daniels (The squid and the whale). Tra le donne, la veterana britannica Judi dench (Lady Henderson pesenta), Reese Whiterspoon (Walk the line), l'icona di Sex & the City Sarah Jessica Parker (The family stone), Laura Linney (The squid and the whale) e Keira Knightley (Orgoglio e pregiudizio).

Ma i Golden Globe hanno anche una ricca sezione dedicata alla televisione. Ecco le nomination per la migliore serie drammatica: Commander in Chief, Lost, Prison Break, Rome e Grey's Anatomy. Le cinque migliori serie non drammatiche in corsa sono invece Desperate Housewives, Enourage, My name is Earl, Weeds e Curb Your Enthusiasm. Le quattro casalinghe disperate, inoltre, sono state nominate come migliori attrici protagoniste nella categoria.

La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 16 gennaio a Los Angeles, e sarà trasmessa dalla Nbc.

(13 dicembre 2005)

http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/spettacoli_e_cultura/golden2006/golden2006/golden2006.html

venerdì 9 dicembre 2005

Gli uomini delle caverne

di Stefano Benni, il lupo



"Si dicono moderni, ma in realtà vogliono riportare il mondo indietro di milioni di anni.
Sono gli uomini delle caverne, gli estremisti del nuovo potere economico .
La loro mentalità è paleolitica : il mondo è del più forte, la clava è il profitto, e la terra è una preda.

Si distinguono perché si battono minacciosamente il petto gridando lo slogan: “Grandi lavori“. Amano scavare nuove caverne e gallerie per farci passare un supertreno superveloce ma non sanno costruire un normale, decoroso treno per i pendolari. Perché una delle loro paleobugie è questa : una cosa fatta male che va più in fretta è meglio di una cosa fatta bene che va più piano.
Sono eiaculatori precoci, che non ce la fanno a godere del mondo.

Stupidi e avidi, pitecantropi e pidueantropi, insistono in un progetto ormai fallito, un modello di sviluppo che non riesce più a progredire, ma solo a riportare indietro la qualità della vita di tutti.
Grugniscono: “non ci lasceremo intimidire”, si dicono moderni e chiamano gli altri arretrati.

Togliamogli dalla bocca questa bugia.

Arretrato è chi sceglie il progetto che piace agli affaristi e ai mafiosi.
Moderno è chi sceglie il progetto migliore.

Arretrato è chi fa propaganda a ciò che ha già deciso, come tutti i vecchi dittatori.
Moderno è chi lo fa discutendone prima.

Fare il ponte di Messina è una cazzata ducesco- neroniana.
Mettere a posto le ferrovie dei pendolari, la Salerno-Reggio Calabria, lo svincolo di Mestre e la tangenziale di Milano, rifare gli acquedotti , gli argini e i porti, questo sarebbe moderno.

Vendere un biglietto dove è segnata un’ora in meno da Milano a Napoli e poi fare tre ore di ritardo, è un vecchissimo trucco.
Arrivare in orario da Milano a Napoli sarebbe una trovata modernissima.

Emmenthal Lunardi non è moderno, gli appalti agli amici sono vecchi come il mondo. Ed è vecchio opportunismo essere un giorno europeista e un giorno devoluzionista.
I valsusini non solo contestano la Tav, ma fanno anche proposte. Hanno dell’economia una visione molto più moderna e complessa rispetto agli uomini delle caverne.

Saper riconoscere i punti critici della storia, quella dove il progresso si incrina e si rompe, è opera di alta ingegneria.

I vecchi cavernicoli almeno avevano un alibi: dovevano imparare tutto ogni giorno. Questi invece non hanno imparato e capito un c...o.

Continuano a fare miliardi con la spremuta di dinosauro, il petrolio preistorico, e non glie ne frega niente di pensare a cosa accadrà quando sarà finito.
Per questo gli uomini delle caverne sono furibondi: perché hanno di fronte una civiltà superiore. Gente che sa vedere il mondo come un organismo vivo, non come a una materia prima, e sa pensare a un futuro. Perciò mille volte più moderni e realisti di loro.

E adesso, pitrecantropi onorevoli e/o affaristi, andate pure nel vostro ristorante preferito a mangiare la tartare di mammuth, a parlare di dividendi, a far bancarotte e speculazioni.
Ma dalla manica della giacca blu, spunta il pelo.

Chiamatevi col vostro nome: siete uomini delle caverne quotati in borsa, negli ultimi anni avete scavato un tunnel , e adesso non sapete come uscirne. Usate pure la clava e il manganello , ma non dite che è in nome del progresso."


giovedì 8 dicembre 2005

Marito e moglie si risposano ma stavolta come coppia gay

Bernadette cambiò sesso rimanendo poi sposata con Joyce
Dopo un divorzio lampo le 2 anziane formalizzano la loro unione



Bernadette e Joyce

LONDRA - Una coppia di anziane signore ha rapidamente deciso di sfruttare l'apertura del governo inglese ai matrimoni gay ufficializzando la propria unione. E non ci sarebbe nulla di speciale fin qui, viste le migliaia di coppie che in Inghilterra faranno lo stesso. Ma Bernadette e Joyce hanno una storia particolare alle spalle. Infatti fino a 14 anni fa Bernadette era un uomo, di nome Bernard, ed era sposata proprio con Joyce. La coppia era comunque rimasta regolarmente insieme anche dopo il cambiamento di sesso.

Bernadette decise di sottoporsi all'operazione nel 1991 e da allora lei e Joyce hanno vissuto "come sorelle", secondo quanto hanno dichiarato al Sun. La coppia, sposata dunque da 38 anni, ha dovuto divorziare per il tempo di mezz'ora per poi contrarre nuovamente matrimonio, ma stavolta come coppia gay. L'unione civile è prevista per i prossimi giorni a Northampton.

La settantaseienne Bernadette ha dichiarato di aver desiderato d'essere donna sin dall'età di cinque anni. "Ho aspettato questo momento per 71 anni. Stamattina mi sono guardata allo specchio e ho detto, sì, ce l'hai fatta". Medico di professione e consulente scientifico durante il governo Thatcher, Bernadette aveva sposato Joyce, vedova del suo migliore amico, nel corso degli anni Sessanta, diventando patrigno dei due figli di lei.

(8 dicembre 2005)

http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/esteri/matrgay/matrgay/matrgay.html

lunedì 5 dicembre 2005

GAYLEFT: soddisfazione e gioia per l'accordo unitario sulle unioni civili annunciato da Prodi

Per Benedino "Finalmente potranno essere rimossi tutti gli ostacoli e le discriminazioni che hanno finora impedito alle coppie omosessuali italiane


GAYLEFT esprime grande soddisfazione e gioia per la notizia dell'accordo unitario al Tavolo programmatico dell'Unione, annunciato poco fa da Romano Prodi, sulla regolamentazione dei diritti pubblici e privati delle unioni civili. L'annuncio di Prodi rappresenta l'esito felice di una battaglia politica condotta da molti di noi negli ultimi anni dentro al centrosinistra e conferma l'impegno di tutta l'Unione ad affrontare i temi etici nel rispetto del principio della laicità dello Stato. Finalmente le coppie omosessuali italiane possono tornare a sperare di poter vivere in un paese fino in fondo europeo dove potranno essere rimossi tutti gli ostacoli e le discriminazioni che hanno finora impedito loro di essere cittadini a tutti gli effetti.


Andrea Benedino
portavoce nazionale GAYLEFT
consulta lgbt DS

Ulivo, unioni civili e ritiro dall'Iraq prime intese sul programma

Prodi ha annunciato l'intesa alla conferenza dell'Unione in corso in Umbria "Non si chiameranno PACS, ma una soluzione alle coppie di fatto ci sarà"
Il rientro da Nassiriya sarà concordato con le autorità di Bagdad
Il Professore rilancia: "Al governo solo per cambiare in profondità"




SAN MARTINO IN CAMPO (PERUGIA) - Intesa raggiunta all'interno dell'Unione sui contratti civili per riconoscere i diritti delle coppie di fatto e il ritiro dall'Iraq. Lo ha annunciato Romano Prodi durante una pausa dei lavori per la definizione del programma della coalizione di centrosinistra in corso a San Martino in Campo, in Umbria. Un programma, ha avvertito Prodi, che sarà "molto forte di riforma, molto coraggioso, perché gli eventi degli ultimi anni ci dicono che o siamo capaci di mettere in campo riforme coraggiose o l'Italia non ce la fa a rialzarsi".

"Dobbiamo dare un indirizzo preciso - ha detto ancora - che garantisca dinamismo al sistema e crei le premesse della ripresa, giustizia sociale e maggiore ridistribuzione dei redditi. Per questo servono riforme precise forti e specifiche".

Illustrando poi le prime intese raggiunte, il Professore ha spiegato che "non si chiameranno pacs, ma una soluzione legislativa alle unioni civili, alle cosiddette coppie di fatto, ci sarà nel programma dell'Unione". "Senza specificare il nome - ha aggiunto - c'è un accordo sulle unioni civili per stabilire diritti privati e pubblici". "Non è stato usato volutamente il termine pacs - ha chiarito ancora il leader del centrosinistra - per evitare tutte le polemiche e gli equivoci che ci sono stati fino ad ora".

Prodi ha anticipato che è stata raggiunta un'intesa collegiale anche sulle modalità del ritiro delle truppe italiane dall'Iraq. "Immediatamente dopo, se
vinceremo, proporrò un calendario per il ritiro del nostro contingente", ha fatto sapere. L'agenda del ritiro, ha chiarito ancora, sarà stabilita dopo aver "consultato il governo iracheno" e che in ogni caso "l'impegno di stabilizzare, pacificare e ricostruire anche democraticamente l'Iraq c'è". Per la stabilità della coalizione si tratta di un importante passo avanti, anche se bisogna tenere conto che al seminario umbro erano assenti per vari motivi l'Udeur, lo Sdi e i Comunisti italiani.

Accordo anche sul testamento biologico ''come deciso all'unanimita' dalla Commissione di bioetica e no all'eutanasia'', ha spiegato ancora il Professore.

Prodi ha quindi voluto parlare più in generale delle caratteristiche di un suo eventuale mandato a palazzo Chigi. "Questo governo - ha ribadito - dovrà essere un governo di profonde riforme e non di ordinaria amministrazione: da parte mia ho sottolineato che mi accingo a questa sfida soltanto se sarà possibile riformare profondamente l'Italia".

"Nella mia vita - ha aggiunto - ho avuto tutte le esperienze politiche che potevo avere, presidente del Consiglio e della Commissione Ue, e mi accingo a questa sfida soltanto se sarà utile per fare riprendere l'Italia, per dare una speranza e per convincere gli italiani che si può cambiare".

"Se vinciamo - ha proseguito il leader dell'Unione rispondendo a chi gli ricorda nuovamente le osservazioni fatte sull'Ulivo da Carlo De Benedetti - il nostro non può essere un governo di ordinaria amministrazione. Se torno, è per cambiare l'Italia. Non possiamo dare al riformismo un significato generico. Io mi presento al Paese con questo pacchetto di riforme, non mi interessa altro, anche perché non debbo aggiungere nulla al mio curriculum".

(5 dicembre 2005)

http://www.repubblica.it/2005/k/sezioni/politica/progprodi/progumbria/progumbria.html

Unione gay: Arcigay, Benedette dal capo della Chiesa Anglicana, maledette da Ruini

Lo Giudice: "L'Italia è l'unico tra i grandi stati europei a non essersi ancora dotato di una legge che riconosca alle coppie di fatto"


"Mentre in Gran Bretagna la legge sui matrimoni gay, o meglio il Civil partnership act, ha ricevuto la benedizione di sua maestà la regina Elisabetta in persona, capo della chiesa anglicana, che l'ha annunciata nel tradizionale discorso della corona sul programma di governo, il capo della chiesa cattolica italiana, il cardinal Camillo Ruini, presidente dei vescovi, osannato a destra e a manca come un sovrano, non perde occasione per scagliare anatemi contro la proposta di legge nostrana sui Pacs, i patti civili di solidarietà", così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, alla notizia dell'entrata in vigore nel Regno unito della legge che riconosce giuridicamente le unioni dello stesso sesso.

"L'Italia è l'unico tra i grandi stati europei - continua Lo Giudice - a non essersi ancora dotato di una legge che riconosca alle coppie di fatto che lo desiderino diritti e doveri reciproci di buon senso, come quello di assistersi liberamente in ospedale in caso di malattia e avere permessi sul lavoro, prendere decisioni importanti sulla salute del partner in caso di sua incapacità, ereditare reciprocamente senza gli svantaggi di un testamento, ricevere la pensione di reversibilità, essere tutelati in caso di separazione, ecc.

"Tutti gli altri grandi stati a noi vicini, tra cui la Germania, la Francia, la Spagna e ora anche la Gran Bretagna, hanno, in alcuni casi da diversi anni, leggi di questo tipo, senza che alcun danno sia stato recato alle famiglie tradizionali, che talvolta se la passano perfino meglio di quelle di casa nostra.

"Quando i vertici del clero paventano infatti catastrofi e rovine per la famiglia fondata sul matrimonio non si riferiscono alle famiglie italiane in carne ed ossa, ma alla propria concezione ideologica di famiglia, alle quale vorrebbero che i cittadini italiani si adeguassero per imposizione di legge.

"Speriamo - conclude Lo Giudice - che l'esempio concreto di quello che sta accadendo nel resto del continente possa favorire, anche in Italia, una discussione più razionale e meno dogmatica, maggiormente basata sui fatti e sull'esperienza concreta".


http://www.gaynews.it/view.php?ID=35268

giovedì 1 dicembre 2005

In Italia un sieropositivo ogni due ore

Dal drappo nero nei musei ai banchetti informativi: nella Giornata mondiale contro l'Aids tante le iniziative delle associazioni

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MILANO - Tante iniziative ma nessuna campagna istituzionale in Italia nella Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids. Eppure ancora oggi nel nostro Paese ogni due ore una persona contrae l'Hiv e va ad aggiungersi ai 120mila sieropositivi presenti nel nostro Paese. Nonostante i numeri restino allarmanti (anche papa Benedetto XVI durante l'udienza del mercoledì a san Pietro ha sollecitato «iniziative per debellare il flagello dell'Aids»), il taglio annunciato per la Finanziaria 2006 di 150 milioni di euro ai fondi per la cooperazione non permetterà di rispettare l'impegno preso dal governo nel settembre scorso di finanziare con 260 milioni di euro il Global Fund per la lotta a Aids, malaria e tubercolosi petr il 2006-2007. Lettere aperte di protesta al ministro Storace sono arrivate dalle principali associazioni impegnate nella lotta la virus, a cominciare dal Network italiano persone sieropositive. Anche la Lila ha denunciato con una missiva carenze e lacune del nostro Paese sul fronte Aids (il documento è reperibile sul sito www.lila.it ). Le istituzioni, secondo la Lega italiana di lotta all'aids, possono solo vantare un accesso ai farmaci «abbastanza generalizzato», con «forti discrepanze» tuttavia a seconda del territorio. L'associazione denuncia tra l'altro «una vergognosa mancanza di campagne adeguate di prevenzione e informazione, mirate a target specifici».

LA CROCE TRA I GLUTEI - Se le istituzioni latitano, la società civile è in fermento. C'è una nuova campagna su stampa e tv che mostra un corpo nudo di donna ripreso da dietro, in cui la linea verticale dei glutei e quella orizzontale che li delimita sotto si intersecano formando una croce, a simbolo dei milioni di morti che la malattia ha causato. In alto la scritta «Aids. Fight it before it's too late» (sconfiggilo prima che sia troppo tardi). Il manifesto, provocatorio, ma di non immediata comprensione per la verità, è stato ideato dall'agenzia McCann-Erickson per Alfaomega, l'associazione di volontari che dal 1990 si batte contro la diffusione del virus, soprattutto a Mantova.

DRAPPO NERO NEI MUSEI ROMANI- Tra le tante iniziative del primo dicembre, ne segnaliamo due. Quella organizzata a Roma dall'Anlaids: un drappo nero sulle opere conservate in sette musei romani in memoria degli artisti scomparsi a causa dell'Aids (sono coinvolti Palazzo Venezia, Galleria Borghese, Palazzo Barberini, Palazzo Corsini, Galleria Doria Pamphilj, Galleria Spada, Palazzo dei Conservatori, Palazzo Nuovo Castel Gandolfo). E l'iniziativa del Sism (Segretariato italiano studenti di medicina) per il secondo anno consecutivo promuove la campagna del Cesvi «Fermiamo l'Aids sul nascere»: nelle loro 30 sedi vengono allestite mostre fotografiche, proiettati filmati e allestiti di banchetti con materiale informativo e raccolti proventi a favore del Fondo Takunda per la cura di 100 neomamme africane sieropositive.

AIDS E GAY - E con la 18esima Giornata mondiale contro l'Aids arrivano anche i risultati della più estesa indagine statistica mai condotta in Italia sulla popolazione omosessuale e bisessuale. Dalla ricerca e dagli ultimi dati ufficiali dell'Istituto superiore di sanità (Iss) emerge che la percentuale di gay continua a salire tra i nuovi casi di Aids (sfiorando nel biennio 2004-2005 il 20%, contro il 15% del biennio 1996-97), che due omosessuali su tre hanno fatto il test dell'Hiv ma uno su tre trova difficile reperire informazioni chiare sui rapporti sessuali a rischio di contagio. Secondo i primi risultati dell'indagine, battezzata Modi-di e condotta da Arcigay con l'approvazione e il finanziamento dell'Istituto superiore di sanità, il 68% dei gay e il 45% delle lesbiche si è sottoposto almeno una volta al test dell'Hiv. Sono sieropositivi il 4,2% dei primi e lo 0,5% delle seconde. «Se è vero - commenta il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice - che il numero di nuovi malati di Aids, ma non quello di nuove infezioni, diminuisce ogni anno, per merito soprattutto delle nuove terapie, è anche vero che questa riduzione è più lenta per i gay che per il resto della popolazione.». I dati dell'indagine di Arcigay, la prima ad aver riguardato anche l'universo femminile, derivano dalle prime analisi condotte su un campione scremato di 6774 soggetti (4690 maschi, 2084 femmine), che si autodefiniscono gay o lesbiche, o che hanno avuto rapporti sessuali recenti con persone del proprio sesso.

INFO AL TELEFONO - Il telefono verde dell'Istituto superiore della sanità (800-861061) celebra la giornata mondiale prolungando il suo normale orario dalle 10 alle 18. Il servizio offre per l'occasione un'opportunità in più, sempre anonima e gratutita, per tutti coloro che vogliono sapere come e dove effettuare il test e conoscere meglio la malattia. Anche l'associazione NPS Italia, Network italiano persone sieropositive, incrementa il proprio lavoro lasciando aperto, con un orario non-stop, il proprio centralino (06-85305278) già a partire dalle 24 del 30 novembre fino alla stessa ora del primo dicembre.

A. Mu.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=35185

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