Prevede il riconoscimento delle unioni civili
E' stata presentata ieri la bozza del programma dell'Unione. 274 pagine distribuite ai partiti della coalizione per l'ultima messa a punto prima dell'assemblea nazionale dell'11 febbraio. In 12 capitoli vengono suddivise e affrontate tutte le tematiche e i problemi dell'Italia del 2006, dall'economia, alla politica estera, all'informazione. In primo piano il risanamento dei conti pubblici e la crescita economica inseme alla tassazione delle rendite finanziarie e la restituzione del fiscal drug. Sarà istituita un'autorithy ad hoc sul conflitto di interessi. Nuova politica degli ingressi e abolizione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione. E' previsto il riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, i cosiddetti Pacs. In politica estera l'Unione chiederà al parlamento il ritiro immediato delle nostre truppe in Iraq, sulla base di modalità concordate con le autorità irachene.
(Rai News 24 del 11/01/2006)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35687
mercoledì 11 gennaio 2006
Unione, presentata la bozza del programma
martedì 10 gennaio 2006
Siamo indietro di un passo
Il boicottaggio di 'Reinas' proposto da "genitori di figli gay". Trovata pubblicitaria? E questo gruppo esiste realmente? Di sicuro ha soldi e agganci. Che è meglio non sottovalutare.
Di Giovanni Dall'Orto
Nei giorni scorsi la Rete è stata percorsa dai messaggi di un sedicente gruppo "Famiglia italiana", che sostiene d'essere una "associazione di genitori di figli omosessuali, che hanno deciso di uscire allo scoperto per denunciare la situazione di presunta normalità con cui i media descrivono la condizione di omosessuale. La nostra esperienza di genitori dice il contrario. La scelta di un figlio di essere omosessuale è sempre travagliata e frutto di un malessere esistenziale di cui i media tendono a dimenticarsi a favore di esempi tutt'altro che educativi provenienti dai mondi della moda e dello spettacolo".Fatto stranissimo, l'associazione lanciava un'assurda campagna di boicottaggio intitolata "Abbasso Zapatero" nei confronti del film Reinas, che ha per tema il matrimonio gay in Spagna e che ha una particolarità: nessuno lo ha visto. L'uscita in Italia è infatti prevista solo per il 23 dicembre...
L'iniziativa è apparsa subito talmente demenziale che ci siamo tutti chiesti se non fosse una trovata pubblicitaria per lanciare il film. Una campagna contro un film è infatti la garanzia migliore di file davanti al botteghino. E la sedicente "Famiglia italiana" parla col linguaggio dozzinale e gli argomenti stupidini del fanatico da sagrestia, al punto da apparire una caricatura del bigotto di paese (e a dire il vero tutto nel sito sembra più l'opera d'un unico - lo stile di tutti gli scritti è identico - gay che non si accetta, che d'un vero gruppo di presunti genitori).
Del resto la Chiesa cattolica, che ha inventato la propaganda (e addirittura la parola stessa che la definisce), e quindi sa come la si gestisce, non commetterebbe mai l'errore di favorire un film lanciando un boicottaggio pubblico (al massimo dietro le quinte, e senza dichiararlo).Eppure "Famiglia italiana" non è un gruppo spontaneo: i soldi li ha, come dimostra il sito: il firmatario delle mail, a una ricerca su Google, risulta un grafico web, e ad una lettera che chiedeva chi fosse il firmatario è stato risposto "è solo la persona che abbiamo pagato per creare il sito".
Dunque, riassumendo, qualcuno paga un grafico web per creare un sito per parlare male di un film, per disseminare la Rete di messaggi antigay e per rispondere alla posta che l'iniziativa ha generato. Se si pensa che dopo dieci anni l'Agedo ha un sito solo perché un volontario ritaglia gratis momenti del suo lavoro di webmaster per curarlo, la differenza tra una vera iniziativa di volontariato e questa non può non saltare all'occhio...
Tuttavia è bastato poco per rendersi conto del fatto che il messaggio potrebbe essere autentico (ammesso che non sia solo il blog d'un gay di destra che non si accetta, sia chiaro: e a mio parere dallo stile potrebbe benissimo esserlo).Innanzi tutto, il film è distribuito dalla Lucky Red, che in passato non risulta abbia mai usato trucchi di questo tipo per pubblicizzare uno dei numerosi film omosessuali, sempre di qualità, che ha distribuito in Italia.
Inoltre, la campagna "Abbasso Zapatero" è risultata parassitaria rispetto al film: in altre parole, sui giornali è stata l'uscita del film a far parlare della campagna, non l'opposto.
Infine, l'apparizione degli appelli su un sito di cristiani fondamentalisti (battisti) induce a pensare che in effetti non c'entri né la Chiesa cattolica, né la Lucky Red, bensì uno dei sempre più numerosi gruppi della destra teo-cons, che sia in area cattolica (la celeberrima dott. Atzori, il gruppo "Obiettivo Chaire", il Narth) sia in area protestante (il gruppo "Living waters", che sta cercando di diffondersi in Italia a partire dalla Svizzera) hanno scelto l'omosessualità come terreno di scontro per dare visibilità alla loro azione "missionaria".
Sia quel che sia (blog d'un singolo gay che si odia, oppure gruppetto di teo-cons) l'iniziativa del sito s'inserisce in un solco preesistente. Il fenomeno dei gruppi religiosi che concentrano le loro forze nella lotta al mondo gay è infatti in crescita, e stupisce il modo in cui il mondo gay italiano tarda a reagire. Quando ha iniziato a diffondersi l'appello di "Famiglia italiana", diverse persone con cui ne discutevo mi han detto: "Lascia perdere, se parli di loro o rispondi fai il loro gioco e fai loro pubblicità".
Peccato che con la comunicazione di massa "Famiglia oggi" ci abbia azzeccato meglio di noi: il loro messaggio sta infatti già passando sugli articoli che discutono dell'uscita imminente di Reinas (incluso un paginone su "Repubblica") nonostante l'assenza di risposte del troppo "prudente" movimento gay (ma non dell'Agedo). Non rispondere non è servito a non far passare il loro messaggio, ma solo a non fare passare il nostro.Un autogol...
Che questo non sia un semplice incidente lo rivela un aneddoto che m'ha coinvolto. Quando, qualche mese fa, ho pubblicato sul mensile che dirigo un'inchiesta sulla dott. Atzori e sul gruppo antigay che capeggia, scritta del collaboratore di Gay.it Stefano Bolognini, un gruppo gay che non onorerò nominandolo ha inviato a tutti gli Arcigay d'Italia una mail con la richiesta di ignorare l'inchiesta, giudicata un grave errore commesso da chi non aveva ancora capito che così "si fa solo pubblicità" a chi va semplicemente ignorato.
"La Repubblica" ripubblicò però i dati dell'inchiesta di Bolognini, e mal gliene incorse: nei mesi successivi ha dovuto pubblicare, a seguito d'una martellante azione di proteste, non una ma addirittura due smentite della dott. Atzori, e ovviamente senza permettere controrepliche (arrivate numerose), a parte una dell'on. Grillini per onor di bandiera.
Questo fatto mostra che:
1) Questi gruppi non hanno nessun interesse a che si faccia luce sulle loro attività: non concedono interviste, non accettano dibattiti, non rispondono alle lettere se non invitando a leggere i loro volantini, o libri, di propaganda. Così ha fatto per mesi la dott. Atzori (al punto che Bolognini ha dovuto fingersi un giovane cattolico gay per smascherare cosa stesse trescando, agendo letteralmente come un "infiltrato"!). E così ha fatto "Famiglia italiana" (ammesso e non concesso che sia davvero un gruppo, cosa di cui, insisto, io dubito): a chi ha scritto per protestare ha soltanto mandato una risposta standard in cui invitava a leggere i volantini di propaganda pubblicati sul sito. Dunque, è il fatto di ignorare questi gruppi, senza indagare su cosa stia dietro la facciata, che fa il loro gioco.
2) Questi gruppi hanno un potere immenso, e lo usano, ma dietro le quinte. Abbiamo visto cosa sia successo con la "laica" Repubblica, figuriamoci quindi con i giornali ben più disposti verso i cattolici.
Dietro questi gruppi stanno realtà quale i "Legionari di Cristo" ("Sono come l'Opus Dei, solo che sono molto più di destra, e molto più ricchi", così li ha icasticamente descritti un mio amico addentro nei meandri della destra cattolica), hanno soldi, sanno come si fa propaganda, hanno agganci nel mondo del potere e della stampa, possono usare l'immensa rete logistica delle chiese, e non soltanto quella cattolica (Testimoni di Geova, Mormoni, Battisti non sono meno omofobi di Ratzinger).
Riassumendo. Non siamo di fronte (solo) a qualche personaggio isolato che "sclera" per omofobia. Siamo alle prime mosse d'un nuovo modo di combattere le rivendicazioni del mondo lgbt.
Di fronte al modo elefantiaco di agire delle gerarchie cattoliche, troppo attaccate al denaro e troppo poco attente all'evoluzione della società, sono scesi in campo coloro che si sono resi conto del fatto che la "strategia" dei Ratzinger e dei Ruini porta ad avere casseforti piene ma seminari e chiese vuote.
Questi gruppi hanno studiato i loro avversari (inclusi noi), e stanno cercando, per tentativi, di imitare le loro strategie e i loro linguaggi. I gruppi di "cura" dell'omosessualità copiano il linguaggio dei medici e degli psicologi (coi soli limiti imposti dal rischio d'una denuncia per esercizio abusivo della professione medica), i gruppi di finti genitori di gay imitano i gruppi di veri genitori di gay, i... Fra non molto avremo gli ex-gay "guariti" che testimonieranno in tv e scriveranno libri sul fatto che "guarire si può, se si vuole". E pochi giorni fa un mio conoscente, esercente d'un negozio gay, mi segnalava stupito l'assiduità dimostrata da due Testimoni di Geova, sempre loro, nel suo negozio e nei suoi confronti. "Mi adulano, ridono con me, non dimostrano problemi verso l'omosessualità. È chiarissimo dove vogliono arrivare: stanno cercando di "sedurmi", di arruolare qualche gay che conosca ottimamente il mondo gay come me". Per poi usare le sue conoscenze per meglio combattere il mondo gay, ovviamente. Questi nostri avversari leggono i nostri libri, le nostre riviste e i nostri siti. Conoscono almeno a spanne le nostre argomentazioni e il nostro modo di ragionare, e stanno costruendo contro-argomentazioni ad hoc.
È insomma iniziata una nuova battaglia contro nemici che hanno imparato dalle loro sconfitte, e stanno intelligentemente cambiando strategie e tattiche, anche se non i fini.
Dobbiamo aspettare che i cannoni che costoro stanno posizionando tutto attorno a noi inizino a sparare, prima di accorgerci di loro, o possiamo reagire, prima che completino l'accerchiamento?
La risposta dipende da tutti noi.
http://www.gay.it/view.php?ID=21073
Una lunga stagione di sconti per la galassia del Cavaliere
Berlusconi: "Mai le mie aziende utilizeranno il condono"
Poi Mediaset ha risparmiato almeno 162 milioni di euro
Una quindicina i condoni del ministro-commercialista Tremonti
Il presidente del Consiglio definì un "diritto" evadere le imposte
di ALBERTO STATERA
"FARLA franca tra milioni di evasori, farla lunga con la lite, farla fuori con poche lire di condono". Silvio Berlusconi "l'ha fatta fuori" con pochi euro di condono, 1800 su decine di milioni di evasione fiscale, nell'apoteosi del grottesco, tra la grandiosità della rappresentazione e la parodia della stessa.
Anche perché il motto del "farla franca" e "farla fuori", applicato dal premier e dalle sue aziende, si deve a Giulio Tremonti, il commercialista di Sondrio che da ministro ha partorito una raffica di una quindicina di condoni. Ma risale alla sua ormai antica fase della "centralità etica", quella contro le sanatorie, quando dalle colonne del "Manifesto", citando vuoi Marx vuoi John Stuart Mill, ammoniva severo: " In Sud America il condono fiscale si fa dopo il golpe. In Italia lo si fa prima delle elezioni, ma è comunque una forma di prelievo fuorilegge". Anzi, "un attentato alla Costituzione".
Gli "attentati alla Costituzione" firmati dal premier nell'arco dei suoi due governi e dal suo ministro-commercialista non hanno prodotto "meno tasse per tutti", come promesso, ma meno tasse per pochi e soprattutto per l'onorevole Silvio Berlusconi che, a quanto pare, si è avvalso del condono anche per i suoi redditi personali, approfittando di un'opzione prevista nel 2002 per chi adeguava anche in maniera simbolica la sua dichiarazione.
Forse, prima o poi, si riuscirà a fare il conto di quanto dodici anni di politica e più di cinque di governo, considerando anche il 1994, hanno reso a Berlusconi soltanto in termini di risparmi fiscali. E allora crescerà lo scandalo postumo. Perché gli italiani, così alieni dal percepire l'ostico concetto del conflitto d'interessi, quando si tratta di tasse e balzelli che non distinguono "tra forti e deboli" - come dovrebbe invece prevedere la regola che da giovane raccomandava il ministro Tremonti - si arrabbiano.
Allora coglieranno in pieno il devastante - per la democrazia - cortocircuito conflittuale di un presidente del Consiglio, tra gli uomini più ricchi dell'orbe terracqueo, che firma condoni di cui approfitta a man salva per sé e per le sue aziende.
"Mai - aveva giurato il premier - le mie aziende utilizzeranno il condono". Poi Mediaset naturalmente non se l'è fatto scappare, risparmiando una cifra valutata in 162 milioni di euro. L'evasione fiscale "è intollerabile" proclamò nel luglio scorso, quando gli spiegarono che non solo le tasse non si potevano ridurre, ma si dovevano aumentare. E qualche giorno fa il tripudio del grottesco, commentando la scalata dell'Unipol alla Bnl e le accuse rivolte ai diesse per gli intrighi di Giovanni Consorte: " Inaccettabile l'intreccio tra affari e politica. Io affari non ne ho mai fatti con la politica, anzi ho perso e basta".
Ma se le bugie del premier vengono ormai accolte dagli elettori - anche i suoi - con un'alzata di spalle, quelle sulla sua etica di contribuente e di uomo d'affari suscitano un misto di rabbia e ilarità, perché Berlusconi e i suoi più intimi sodali incarnano nell'immaginario collettivo degli italiani avvertiti diremmo proprio la specie antropologica dell'evasore fiscale.
Il premier cominciò a frequentare lo sport fin da giovane, come è largamente documentato. Nel 1980, dopo una visita della Guardia di Finanza al cantiere di Milano-2, il Berlusconi ancora palazzinaro scrisse una lettera a Bettino Craxi, pubblicata nel libro di memorie del fotografo personale del leader socialista, Umberto Cicconi, nella quale chiedeva aiuto contro il fisco: " Caro Bettino - si lagnava - come ti ho accennato verbalmente, Radio Fante ha annunciato che (....) la Polizia Tributaria si interesserà a me (...). Ti ringrazio per quello che crederai sia giusto fare". Fu giusto bloccare l'ispezione, assumere il capo della pattuglia Massimo Maria Berruti e poi farne un parlamentare della Repubblica.
Del resto, nei rari momenti di sincerità, Berlusconi non ha mai nascosto quel che realmente pensa del dovere fiscale: "Ieri - ha raccontato una volta - sono stato dal mio dentista e ho visto che paga il 63 per cento di imposte e allora non volete che chi è sottoposto a un furto così non si ingegni? È legittima difesa". Legittima difesa? No, di più: l'evasione è "un diritto naturale che è nel cuore degli uomini". Anzi, un diritto "moralmente autorizzato".
Un "intimo sentimento di moralità" nell'evadere il fisco pervade, d'altra parte, non solo il leader, ma l'intero stretto cotè berlusconiano. Il fratello Paolo ha patteggiato per vari reati tra cui l'evasione fiscale; Marcello Dell'Utri è stato condannato per fatture false e gonfiate di Publitalia; Cesare Previti, poi, in uno dei processi che subisce in veste di imputato, ha ammesso di aver frodato il fisco come se dicesse: mbeh, che c è? Ho preso un cappuccino.
Chi poteva credere allora all'ultimo Berlusconi ligio contribuente, così ligio da non approfittare dei condoni da lui firmati e messi a punto, con occhio non distratto agli interessi del leader, dal suo ministro, definito "un genio" e comunque, se non proprio geniale, maestro di astuzie contabili e fiscali?
Il commercialista che viene da lontano ("From Marx to market") e che quando militava con Segni definì Berlusconi "l'uomo dai cialtroneschi programmi", per dare un ultimo tocco al grande grottesco italiano, nel giorno in cui veniva alla luce la farsa del condono berlusconiano da 1800 euro, in televisione ha fatto la morale alla sinistra per l'affare Unipol. Ha detto che lui non sta con i banchieri, ma con i risparmiatori. Poteva anche dire "il" risparmiatore e farne il nome: Berlusconi Silvio.
(10 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/b78k5
lunedì 9 gennaio 2006
Berlusconi, grazie al condono fiscale paga 1800 euro per sanare milioni
Il presidente del Consiglio ha utilizzato la norma varata nel 2002
E' quanto emerge dalle indagini sulle irregolarità di Mediaset
Silvio Berlusconi
ROMA - Grazie alla norma sul condono fiscale varata dalla maggioranza nel 2002, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe sanato la sua posizione fiscale da decine di milioni di euro versando 1.800 euro in due tranche: una da 1.500 euro e la seconda da 300 euro. Il dato è emerso dal procedimento, in corso a Milano e ancora in fase di udienza preliminare, sulle presunte irregolarità compiute da Mediaset nell'ambito della compravendita dei diritti televisivi.
Il 15 dicembre scorso, infatti, l'agenzia delle entrate aveva chiesto copia di alcune carte processuali per compiere accertamenti fiscali proprio a carico del premier in relazione al periodo 1996/2002, ma la richiesta è stata ritirata dopo pochi giorni proprio perché Berlusconi, utilizzando la norma sul condono fiscale n. 289, varata dalla maggioranza di governo nel 2002, avrebbe regolarizzato così la sua posizione nei confronti del fisco.
Non si sono fatte attendere le reazioni. "Se è così dobbiamo riconoscere che almeno in questo caso Berlusconi ha mantenuto una promessa fatta agli italiani: per sé stesso è riuscito a ridursi le tasse", afferma Vannino Chiti, coordinatore per le relazioni politiche e istituzionali dei Ds. "In secondo luogo, appare confermato che il presidente del Consiglio non ha mai guadagnato dal suo ruolo in politica. E che l'on. Tremonti è più bravo a fare il commercialista di Berlusconi che il ministro dell'economia", ha concluso Chiti.
(9 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/9fox3
Uno sparo nel buio
di Marco Travaglio
Pare passato un secolo, ma era solo otto mesi fa. Il centrosinistra aveva appena stravinto le elezioni regionali e un gruppo di acuti osservatori, da Merlo a Battista all'Annunziata, rilanciarono l'acuta tesi secondo cui «le tv non servono a vincere le elezioni». Purtroppo quell'inguaribile ingenuo del Cavaliere non diede loro retta e seguitò a occupare la Rai come prima e più di prima. Ma meno di quel che sta per fare da lunedì, quando comincerà ad apparire in tv ogni sera a reti unificate, saltellando di programma in programma sulle orme di Bruno Vespa e del suo ultimo capolavoro letterario. Completano l'opera il ritorno di Anna La Rosa e lo sdoppiamento di Mimun, che non bastando i danni fatti col Tg1 prenderà pure il posto dell'imbarazzante Berti.
Così, a sinistra, si riscopre all'improvviso il conflitto d'interessi e si levano alti lai contro l'occupazione berlusconiana della Rai. Che però, per quanto scandalosa sia, non è la cosa peggiore. Il peggio non è l'onnipresenza in video di Bellachioma che, essendo da tempo bollito, non potrà che ripetere le solite balle sull'Armata Rossa alle porte, impreziosite dall'ultima trovata: la «questione morale della sinistra» che tanto scandalizza un uomo così lontano dal mondo degli affari. Il peggio è il contesto. Il contorno. Il clima. Il fondale sul quale Bellachioma andrà a ripetere le sue litanie ammuffite. A questo gli serve il monopolio tv: a far scomparire dal video, e dunque dalla testa degl'italiani, le travi che stanno nel suo occhio semichiuso e a ingigantire le pagliuzze negli occhi degli avversari. Non che la scoperta dei collateralismi intorno a Unipol nel pieno della scalata sia una pagliuzza: ma lo diventa al confronto col fascio di travi che dovrebbe impalare il centrodestra. Invece in tv si parla solo della pagliuzza, trasformata in trave. E il panorama di fondo scompare: le tre scalate intrecciate e incriminate - quella di Bpl ad Antonveneta spondata dalla finanza bianca e dalla Lega Nord, quella di Ricucci a Rcs sponsorizzata dai berluscones, quella di Unipol a Bnl appoggiata dai Ds - si restringono a una sola, la terza. Il triplice scandalo diventa, su tutti i tg e i talk show, il «caso Unipol». Forzisti, leghisti e casiniani scompaiono dalla scena, anche se le indagini su di loro hanno già scoperto telefonate penalmente rilevanti e conti bancari con sospette mazzette. Restano sul palco soltanto i Ds, per telefonate penalmente irrilevanti. Manca il quadro d'insieme. Mancano gli elementi fondamentali per conoscere tutti i fatti, i ruoli, i personaggi: quel «chi ha fatto cosa» che servirebbe a confrontare gli eventi, a fissarne le proporzioni e a trarne le conclusioni.
Quest'enorme asimmetria è ingigantita dagli autogol comunicativi dei leader Ds, che minimizzano lo scandalo ma massimizzano le reazioni, fornendo ogni giorno nuova legna a chi controlla e gestisce il falò. I berluscones con conti e fidi alla Bpl non dicono una parola, mentre il Capo garantisce il silenzio di tomba delle tv, che gli permette di rinfacciare alla sinistra la questione morale senza che nessuno ricordi all'amico di Gelli, Carboni, Craxi, Mangano, Dell'Utri, Previti, Squillante, Tanzi, Fiorani & C. che farebbe meglio a tacere. Nessuno, negli ultimi quattro anni, ha mai raccontato in tv i macigni dei casi Cuffaro, Dell'Utri, Previti e i tanti altri che non investono solo la sfera politico-morale, ma quella penale, con reati gravissimi già accertati. Non ne hanno parlato, per ovvi motivi, Biagi, Luttazzi, Santoro e gli altri epurati. Ma nemmeno gli esponenti del centrosinistra che in tv han continuato ad andarci, terrorizzati dall'assurda accusa di «uso politico della giustizia». Così ora, su quel terreno fertile, Berlusconi & C. impostano una campagna elettorale a colpi di uso politico della giustizia, per giunta su fatti giudiziariamente irrilevanti.
Ieri, mentre l'ennesimo sindaco dell'Udc veniva arrestato per mafia e porto abusivo di pistola con matricola limata, il leader Udc Piercasinando pontificava sulla «fine della superiorità morale della sinistra» e il ministro Udc Giovanardi tuonava contro il «collateralismo fra giunte rosse e coop rosse». Certi che del collateralismo fra Udc e mafia non parlerà nessuno. Di Santoro, che doveva rientrare in Rai, si son perse le tracce. Biagi attende ancora una chiamata. E Petruccioli è impegnatissimo a progettare la Rai del 2016 (avete letto bene: 2016). Tanto nel 2006, come dicono quelli acuti, la tv non serve.
da l'Unita del 08/01/2005
venerdì 6 gennaio 2006
La Cassazione: "Le coppie di fatto come una famiglia"
La Cassazione sottolinea la "significativa evoluzione sociale". Ma è polemica Critiche da An e Fi: non si può equiparare la convivenza con l´istituzione matrimonio, che restano ben distinte
ROMA - Due persone che si amano, convivono, dividono beni e difficoltà della vita. Non sono sposati, ma la loro è comunque una vera e propria famiglia. Si pronuncia così la Cassazione, tendendo ancora una volta, come ha fatto con varie sentenze negli ultimi anni, una mano verso le coppie di fatto. La loro vita, dicono i supremi giudici, va equiparata a quella delle coppie istituzionalizzate di marito e moglie e farlo significa una «significativa evoluzione sociale». La Suprema corte lo sostiene dopo che si è trovata a decidere se un detenuto, che in regime di libertà conviveva con una donna, avesse o meno diritto ad essere ammesso al gratuito patrocinio. «Il rapporto di convivenza - hanno chiarito gli ermellini - ai fini del calcolo reddituale per l´ammissione al patrocinio a spese dello Stato non si interrompe con lo stato detentivo» e ha poi colto l´occasione per sottolineare la «significativa evoluzione» della nostra società nel considerare le coppie fuori dal matrimonio come vera e propria famiglia.
La Quarta sezione penale (con la sentenza 109/06) ha respinto il ricorso di Natalino C. al quale era stata negata (Tribunale di Milano del febbraio 2004) la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio proprio perché l´uomo, in libertà, conviveva con una donna e dunque «in caso di convivenza il reddito è costituito dalla somma dei redditi di ogni componente del nucleo stabilmente convivente».
I giudici «dovendo confrontarsi con le mutate concezioni che via via si sono affermate nella società moderna», rilevano come «la giurisprudenza, in materia di rapporti interpersonali, ha considerato la 'famiglia di fatto´ quale realtà sociale che, pur essendo al di fuori dello schema legale cui si riferisce, esprime comunque caratteri ed istanze analoghe a quelle della famiglia 'stricto sensu´ intesa».
Ma sulla decisione della Cassazione è polemica del centrodestra. «Impossibile mettere sullo stesso piano le coppie di fatto e il matrimonio». Così il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di AN per le politiche della famiglia, commenta il verdetto. Francesco Giro, responsabile di FI per i rapporti con il mondo cattolico, aggiunge: «La sentenza della Corte di Cassazione parla di "significativa evoluzione sociale" e non di "equiparazione giuridica" tra coppia di fatto e famiglia fondata sul matrimonio».
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35620
Tettamanzi "apre" alle coppie gay: "Dignità per tutti"
L'Arcigay: segnale nuovo che può superare pregiudizi che fanno soffrire milioni di persone
Roma: L'Arcigay promuove il cardinale Dionigi Tettamanzi. "L'arcivescovo di Milano propone un atteggiamento assolutamente diverso da quello utilizzato negli ultimi anni dalle gerarchie vaticane. Il rispetto che l ha richiesto nei confronti dei gay è un buon segnale di disponibilità" ha detto ieri il segretario nazionale dell'associazione Aurelio Mancuso. Il riferimento di Mancuso è al discorso pronunciato dall'alto prelato ad Ancona, mercoledì scorso. Durante la prima relazione del Convegno diocesano "Gesù speranza dell'Uomo", il cardinale, a proposito del riconoscimento legale delle coppie omosessuali, aveva sottolineato: "Quando si porrà il problema lo si affronterà. La Chiesa non impone ma propone la verità con rispetto e dolcezza servendola nel segno di un dono, con amore e per amore". Poi aveva aggiunto: "La dignità personale è propria di tutti, nessuno escluso. Ogni persona, qualsiasi scelta faccia nella vita, chiede di essere rispettata, e vorrei anche aggiungere amata. Il che però non vuol dire accettazione di certi comportamenti". Di qui l'invito ad "ascoltare, incontrare, condividere".
Sempre sulle coppie gay aveva precisato: "Si tratta di definire bene il contenuto di questi diritti fra virgolette accampati, e quali strada si possono seguire per venire incontro a queste esigenze, senza offendere il tessuto comunitario legato alla famiglia che è proprio del popolo italiano".
Parole apprezzate dall'Arcigay. "Tettamanzi non sposa le rivendicazioni dei movimenti delle donne e degli omosessuali - ha detto Mancuso - ma il dialogo a cui esorta la Chiesa, è uno strumento che può aiutare a conoscersi meglio, a superare esclusioni e pregiudizi che fanno soffrire milioni di gay e lesbiche credenti".
Non a casa proprio il dialogo sarà oggetto del convegno organizzato dall'associazione per il prossimo 13 gennaio a Roma dal titolo "Il diritto alla sessualità nella società dei credenti".
Hanno aderito esponenti dell'islam, dell'ebraismo, del protestantesimo, di organizzazioni dei gay credenti e del cristianesimo di base. Il cattolicesimo ufficiale non ha risposto all'invito.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35621
giovedì 5 gennaio 2006
Pensionata senza "minima", causa al premier
Non arriva ai 516 euro promessi, Berlusconi invitato a comparire
L'iniziativa di una donna di San Cesareo (Roma).
Citati come testimoni il ministro Maroni e il giornalista Bruno Vespa
ROMA - Una pensionata di 78 anni, residente a San Cesareo (provincia di Roma) che non ha visto aumentare la propria pensione fino aI 516 euro promessi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e che anzi se l'è vista ribassare, ha intentato una causa al premier. Silvio Berlusconi è stato invitato a comparire in giudizio davanti al giudice di pace di Roma il prossimo 28 febbraio. Lo ha reso noto l'Italia dei Valori, il movimento di Antonio Di Pietro, e la Lista Consumatori (si presenteranno insieme alle prossime).
Di Pietro e Carlo Rienzi, portavoce della Lista consumatori, spiegheranno «tutti i dettagli dell'iniziativa legale e le ragioni giuridiche» di questa iniziativa che «presto sarà estesa a tutta Italia». Il movimento di Di Pietro riferisce inoltre che sono stati citati come testimoni il ministro Maroni e il giornalista Bruno Vespa. «Seguirà una festa per i pensionati delusi e massacrati dal carovita - sottolinea un comunicato - festa caratterizzata da una riffa durante la quale verranno regalati 100 presepi di cioccolata».
05 gennaio 2006
http://tinyurl.com/cqb5d
mercoledì 4 gennaio 2006
Sorpresa USA. Cinema pieni per Brokeback Mountain
Il film di Ang Lee "sold out" negli States. In Italia nei cinema dal 20 genaio.
di Silvia Kramar da New York
Sold out: il cartello elettronico del «tutto esaurito» appare da due settimane in tutte le sale in cui si proietta Brokeback mountain, il film più discusso della lunga stagione natalizia americana (arriverà nelle sale italiane il 20 gennaio). Questo «western gay», come l'ha definito la moral majority americana che si è inutilmente lanciata in una violenta campagna negativa nei confronti di una pellicola che invece, per molti critici, sarà senz'altro in lizza per l'Oscar, attira più degli altri kolossal di fine anno.
Uscito quasi in sordina in sei piccoli cinema, quasi a voler sperimentare il termometro morale delle grandi metropoli americane dove la parola «omosessuale» non scatena picchetti o sermoni, Brokeback Mountain è diventato il must di intellettuali, giornalisti, studenti e liberal e ha guadagnato ben 109.000 dollari in ciascuna sala, riempiendo fino all'ultima poltrona dell'ultimo spettacolo serale. Un record assoluto che ha polverizzato, cinema per cinema, gli incassi di King Kong e di Narnia, la favola a sfondo cristiano di C.S. Lewis.
Ma i produttori hanno voluto procedere a piccoli passi: dopo una settimana la loro pellicola - che narra a voce alta la love story segreta di due giovani cowboy del Wyoming rovesciando il mito di un Marlboro Man tutto solitudine e testosterone e aprendo la porta ai segreti gay delle immense praterie americane - era arrivata in 69 sale; prima di Natale ne aveva raggiunte 217, una sfida al provincialismo di città meno sofisticate come Portland, Dallas, Denver e Atlanta, la regina del vecchio Sud. Anche lì l'accoppiata Heath Ledger e Jake Gyllenhall (perfetti nei ruoli dei due amanti) ha trascinato la folla ai botteghini: mentre King Kong e Narnia dichiaravano incassi rispettivamente di 9.303 e 8.225 dollari per cinema, Brokeback Mountain veleggiava già sui 13.599.
I cowboy innamorati piacciono: grazie alla regia di Ang Lee, coraggioso regista di storie di azione e violenza, la vicenda scritta quasi in sordina nel 1997 dalla grande scrittrice Anne Proulx ha portato sullo schermo un mondo retrogrado e selvaggio: quello dell'immaginario paesino di Signal in un Wyoming che nel 1963, anno in cui è ambientata la singolare love story, dava la caccia agli omosessuali con la stessa brutalità con cui domava i mustang nei rodei domenicali.
Lo sceneggiatore Larry McMurty, famoso per l'indimenticabile serie televisiva Lonesome, ha trasformato le poche pagine della Proulx in un lungometraggio denso di tristezza, in cui i due giovani amanti diventano vittime di un'America che non riesce ad accettarne l'amore. Un simile film non poteva che suscitare delle crociate, a favore e contro. E così è stato: da un lato i critici cristiani - quello della rivista Christianity Today e altri, di giornali locali come il New Mexican - sono scesi sul piede di guerra attaccando la morale depravata di Hollywood; dall'altro le solite testate liberal come il New York Times hanno invece applaudito il coraggio di Ang Lee e dei due giovani attori.
Ma adesso arriva la prova più difficile: venerdì prossimo Brokeback mountain, in anticipo di alcune settimane rispetto ai piani timidi e conservatori dei produttori, uscirà in ben 269 sale cinematografiche, distribuito a raffica in tutti gli Stati americani, nella provincia, nelle multisale del West e nelle contee dei ranch e dei cowboy all'antica.
Continuerà ad incassare cifre da record? E cosa succederà tra due mesi, quando quest'opera che ha già raccolto sette nomine ai Golden Globe (compresa quella per la miglior pellicola del 2005) arriverà nel mondo degli Oscar? L'anno scorso un altro film discutibile aveva vinto la statuetta più ambita: Million dollar baby aveva osato affrontare il tema dell'eutanasia e aveva fruttato una statuetta al suo regista, Clint Eastwood. Ma storicamente i film controversi vincono solo ogni sei o sette anni: prima di Million dollar baby e della bravissima Hillary Swank (Oscar quale miglior attrice protagonista), bisogna risalire al 1999 per trovare un altro film difficile come American Beauty, la radiografia del marcio nascosto sotto i sorrisi delle famiglie americane. Prima ancora, nel 1991 Hollyvood aveva regalato la statuetta a un film che aveva fatto rabbrividire l'americano medio, mettendolo a confronto con la triste realtà dei serial killer: Il silenzio degli innocenti.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35596
Falla in Windows, milioni di pc a rischio
La "patch" arriverà il 10 gennaio. Accuse a Microsoft: ritardo inaccetabile
Il pericolo si annida in immagini «maligne», ci si può infettare navigando, ricevendo email o chattando sugli instant messanger
MILANO - L'allarme stavolta è più serio di altre occasioni: i computer di centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo potrebbero essere in serio pericolo. La causa è la falla, l'ennesima, individuata nel sistema operativo Microsoft Windows. Il numero di computer interessati è molto ampio, perché il «bug» potrebbe interessare tutti i sistemi operativi installati dal 1990 in poi e anche perché sembrano siano già stati avvistati dei programmi nocivi, virus e spyware, che sfruttano il problema. Al momento, poi, Microsoft non ha ancora messo a disposizione una "patch", una toppa per il buco apertosi. Lo farà non prima del 10 gennaio.
COME FUNZIONA - Il bug può essere sfruttato in maniera semplice, facendo aprire dal browser mentre si naviga su Internet, ma anche dal programma di posta elettronica (basta la funzione di anteprima automatica) o di instant messaging, un'immagine «maligna» in formato .wmf (Windows metafile, le clipart di Office ad esempio). Molto a rischio anche l'uso di progammi diffusissimi come Google Desktop, che indicizzano le immagini sul computer. Per navigare gli esperti consigliano di usare Firefox, il browser "libero" che ha preso piede nell'ultimo anno e che, nelle versioni più recenti, consente di bloccare la visualizzazione automatica di immagini .wmf.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/01_Gennaio/03/microsoft.shtml
martedì 3 gennaio 2006
Un pc targato Google? Forse venerdì l'annuncio
Indiscrezioni della stampa Usa: "Sarà presentato a Las Vegas
Costerà 200 dollari e conterrà l'essenziale per l'accesso a Internet"
Il computer non userebbe Windows, ma un suo sistema operativo
di ALESSIO BALBI
ROMA - Google sta per lanciare un computer con il suo marchio e il suo sistema operativo. E' la clamorosa indiscrezione che arriva dagli Stati Uniti. Se fosse confermata, sarebbe la trasformazione definitiva di Google da motore di ricerca leader a media company globale. Per il mercato dell'informatica, si tratterebbe di un vero e proprio terremoto.
Non è la prima volta che si parla di un possibile ingresso di Google nel settore dell'hardware. Più di una volta, ad esempio, si è fantasticato sulla nascita di un pc supereconomico contenente l'essenziale per la connessione ad internet e l'accesso ai servizi del motore di ricerca. Oggi, però, le voci sembrano quanto mai dettagliate, e la fonte sufficientemente autorevole.
Secondo il quotidiano Los Angeles Times, Larry Page, cofondatore di Google, indirizzerà un keynote alla platea del Consumer Electronics Show che si aprirà il 5 gennaio a Las Vegas. In quell'occasione, scrive il giornale californiano, Page mostrerà il primo Google Pc, o annuncerà l'inizio delle vendite presso le grandi catene americane. Il prezzo sarebbe quanto mai competitivo: circa 200 dollari. Secondo altre fonti citate dal Times, Google è già in trattative con megastore come Wal-Mart per negoziare le consegne del suo nuovo prodotto. Il quotidiano cita anche il possibile nome della nuova creatura: "Google Cube". Forse troppo simile a un vecchio modello Macintosh per essere credibile. Ma comunque dà l'idea di un prodotto compatto, essenziale, solido. Proprio come la homepage del motore di ricerca.
Dal quartier generale di Mountain View, ovviamente, nessuno commenta. Ma il sasso è stato lanciato, e lo stagno di internet è già in subbuglio. L'attività preferita in rete, in queste ore, è la composizione del puzzle con le tessere seminate da Google negli ultimi mesi per vedere quale figura viene fuori. Molti individuano i tasselli fondamentali nelle alleanze con Sun Microsystems e con America Online, e sono sicuri che il Google Pc sarà una chiave d'accesso, semplice ed economica, a tutta una serie di servizi forniti in rete. Il computer targato Google, è una delle idee più gettonate, non conterrà nessun software tipo Office: tutti i programmi saranno in rete, forniti proprio da Google e dai suoi partner.
Tra i navigatori c'è chi sogna, e chi trema. I primi non vedono l'ora di avere tra le mani un pc che incarni la filosofia di Google, fatta di cultura accademica, indipendenza, intraprendenza, software libero. Gli altri intravedono la nascita di un nuovo impero del male, pari o peggiore di Microsoft, capace di fagocitare e controllare ogni attività su internet. E tra quelli preoccupati ci sono certamente le aziende concorrenti, in primo luogo Microsoft, che si vedrebbe insidiata per la prima volte nel business in cui domina incontrastata: quello dei sistemi operativi e dei software.
Tutti gli occhi sono puntati verso la conferenza di Los Angeles. Solo venerdì si saprà se Google, ormai un colosso che vale in Borsa oltre 120 miliardi di dollari, vorrà usare tutta la sua potenza per scatenare la più grande guerra che il mercato dell'informatica abbia mai visto.
(3 gennaio 2006)
http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/scienza_e_tecnologia/google2/googlepc/googlepc.html
No ai PACS nel programma di Forza Italia
La consulta etico-religiosa del partito del premier ha deciso. Burani: "Su questi temi sfidiamo il centrosinistra"
Roma, 3 gen. - (Adnkronos) - Una ''forte'' politica di aiuti alle famiglie disagiate, monoreddito e con nuclei numerosi; l'assistenza domiciliare agli anziani non autosufficienti; il ''no netto e deciso'' ai Pacs, all'eutanasia ed all'antiproibizionismo.
Sono questi alcuni dei punti cardine che la Consulta etico-religiosa di Forza Italia, presieduta da Maria Burani Procaccini, proporra' per il programma della Cdl in vista delle prossime elezioni politiche.
''Dobbiamo raccogliere la sfida dei valori -sottolinea Burani- e pretendere che la competizione elettorale non sia solo una discussione sull'economia, ma anche e soprattutto sui valori''.
Clicca per ingrandire... Al leader dell'Unione Romano Prodi, l'esponente di Fi chiede ''di indicare la sua via valoriale nei contenuti'': ''Sappiamo che nel suo programma ci sono i si' ai Pacs, all'antiproibizionismo, forse all'eutanasia.
Vogliamo sapere il destino valoriale italiano -conclude Burani Procaccini- e sfidiamo su questi temi il centrosinistra''.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35589
lunedì 2 gennaio 2006
Bacio gay ai tempi delle piramidi
I due giovani addetti alla cura delle mani del Faraone sono ormai diventati un simbolo.
I tour operator sono preoccupati per le leggi egiziane, molto restrittive sul tema.
di Cinzia Basso
Londra - I due ragazzi si guardano, lo sguardo languido, le mani l´uno sulle spalle dell´altro, le bocche che si sfiorano per un tenero bacio. Sono Niankhkhnum e Khnumhotep, due giovani egizi al servizio del Faraone, ritratti così su una parete della necropoli di Saqqara, presso l´antica Menfi, sulla riva occidentale del Nilo. Gli esperti non lo avevano ancora affermato, ma per i gay di tutto il mondo quell´immagine sta diventando il simbolo dell´amore omosessuale ai tempi delle Piramidi e il sito archeologico è già meta del turismo delle nuove coppie gay anche se i tour operator, preoccupati dalle severe leggi egiziane, non la segnalano tra quelle consigliate. Ora, il bacio dei due giovani addetti alla cura delle mani del Faraone è stato al centro di una conferenza internazionale di studio che si è tenuta all´Università di Swansea nel Galles: secondo gli studiosi la pittura murale rintracciata a Menfi potrebbe essere davvero la prima traccia visibile, datata 4.000 anni fa, dell´amore tra due uomini, un amore omosessuale evidentemente ben visto dalla società del tempo. La prova che le unioni omosessuali erano accettate molto, ma molto prima che l´Inghilterra ammettesse il matrimonio tra Elton John e il suo storico fidanzato.
L´abbraccio tra i due ragazzi non è la sola immagine di grande intimità rintracciata: ce ne sono altre, nelle quali i due uomini dipingono uno accanto all´altro, a volte tendendosi la mano, altre abbracciandosi. In due disegni i loro nasi si toccano, e si sa che quel gesto era il massimo dell´intimità ammessa in pubblico. Addirittura, in un´immagine, mentre sono relegate sullo sfondo le rispettive mogli e figli, i due uomini appaiono in primo piano mentre dividono tra loro il banchetto finale, alla vigilia dell´ultimo viaggio, segno che il loro rapporto è il più importante di questa vita. Greg Reeder, egittologo, professore a San Francisco, davanti agli austeri colleghi di Swansea, ha spiegato: «Oggi che il dibattito sulle coppie omosessuali è all´ordine del giorno, la gente vuole guardare al passato e trovare prove che indichino come anche allora potessero esistere delle relazioni consentite dalla società tra persone dello stesso sesso».
Le tombe di Saqqara sono state scoperte nel 1964 da una spedizione di archeologi tedeschi, restaurate negli anni ‘70 e aperte al pubblico negli anni ‘90, ma gli studiosi aveva faticato a trovare una spiegazione ai disegni che le adornavano perché sono molto rare nell´antico Egitto le immagini di due uomini appartenenti alla stessa classe sociale sepolti insieme. Quelle tombe erano già state spogliate di parte delle reliquie che contenevano, ma sullo sfondo le pitture apparivano intatte, pronte a rivelare le piccanti allusioni riguardo i suoi occupanti. Nemmeno oggi la lettura di quei segni è univoca: se il professor Reever avanza l´ipotesi della relazione omosessuale, altri suoi colleghi preferiscono considerare Niankhkhnum e Khnumhotep, anche per via della similitudine dei nomi, due fratelli, forse gemelli e spiegare così la loro vicinanza. Thomas Dowson, un altro esperto, conclude: «Se anche quel geroglifico non rappresentasse due omosessuali, è comunque importante che queste immagini dell´antichità contribuiscano a contrastare l´omofobia dei giorni nostri».
02/01/06 - La Repubblica
lunedì 19 dicembre 2005
Patente sospesa a gay catanese: condannato il ministero dei Trasporti
TAR di Catania: "L'omosessualità non è una malattia psichica"
(ANSA) - CATANIA, 19 DIC - "L' omosessualità non rientra nella categoria di malattia psichica". Lo ha ribadito la seconda sezione del Tribunale amministrativo regionale di Catania che ha accolto il ricorso di un 23enne al quale la Motorizzazione civile aveva chiesto la revisione della patente di guida su segnalazione dell' ospedale militare di Agusta secondo i cui medici il giovane alla visita di leva, confessando di essere gay, era risultato non in possesso dei requisiti psicofisici richiesti.
La richiesta era stata sospesa in via cautelare del Tar, che adesso ha svolto una regolare udienza e emesso una sentenza con la quale ha condannato il ministero dei Trasporti al pagamento delle spese processuali, mille euro. Resta invece ancora pendente, davanti al Tribunale civile di Catania, il processo per il risarcimento danni, da 500 mila euro, chiesto ai ministeri dei Trasporti e della Difesa dal legale del giovane, l' avvocato Giuseppe Lipera.
Durante il dibattimento, gli avvocati del ministero dei Trasporti hanno sostenuto che la revisione della patente era stata chiesta "non in considerazione del semplice accertamento dell' omosessualità ma per le situazioni cliniche di sofferenza psichica". Ma per i giudici ha fatto testo la relazione del servizio di psicologia dell' Asl 3 secondo il quale invece "buone e integre appaiono le funzioni cognitive e la capacità di relazionarsi" del 23enne omosessuale. "Si aggiunga - scrive il Tar di Catania nella sentenza - che nel diario clinico dell' ospedale militare di Augusta si legge: 'all' esame psichico non turbe del pensiero e della percezione, diagnosi disturbo dell' identità sessualè". (ANSA).
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Studio Legale Lipera "Avv. Pietro"
In collaborazione con Avv. Luca Enrico Blasi
Dottore di ricerca in Scienze Criminalistiche
presso l'Università di Catania
Roma lì 19/12/2005
COMUNICATO STAMPA
Il T.A.R. Sicilia Sezione Distaccata di Catania, Seconda Sezione, presieduto dal Dott. Italo Vitellio, relatore il consigliere Dott.ssa Paola Puliatti, con sentenza n. 2353/05, depositata in cancelleria il 7 dicembre scorso, ma di cui si è avuta notizia soltanto oggi, ha accolto il ricorso di GIUFFRIDA Melchiore Danilo, difeso dall'Avv. Giuseppe Lipera, annullando così il provvedimento del 19/9/2001,con cui l'Ufficio della Motorizzazione Civile di Catania aveva disposto la revisione della sua patente di guida mediante un nuovo esame di idoneità psico-fisica.
In giudizio si era costituita l'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania in difesa del Ministero dei Trasporti e della Navigazione che aveva sostenuto la legittimità del provvedimento dell'Amministrazione.
Nella motivazione della sentenza del T.A.R. i giudici hanno osservato a chiare lettere "che l'omosessualità non rientra nella categoria di malattia psichica e, pertanto, non è inclusa in alcuna delle ipotesi considerate dal richiamato art. 320 del Regolamento di esecuzione del codice della strada".
Il T.A.R. ha avuto modo di ribadire quanto già affermato "in seno all'ordinanza cautelare n. 159/02 (emessa sempre nell'ambito di questo procedimento) che le preferenze sessuali di un individuano non rientrano in nessuna delle nozioni della scienza medica che la norma prende in considerazione ai fini della capacità di guida e non rappresentano meno che mai malattia psichica".
Dopo aver concluso che il provvedimento impugnato era "affetto dai vizi di violazione di Legge denunciati" ha condannato il Ministero dei Trasporti e della Navigazione a pagare le spese di giudizio.
Viva soddisfazione per la sentenza emessa da T.A.R. Sicilia che è stata espressa dall'Avv. Giuseppe Lipera, il quale ha preannunziato che informerà subito di questa decisione il giudice Dott. Ezio Cannata Baratta, della V Sezione Civile del Tribunale di Catania, avanti a cui pende la causa per il risarcimento dei danni morali e patrimoniali subiti per questa vicenda dal giovane gay.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35442
domenica 18 dicembre 2005
Calciatori gay, cade (forse) l'ultimo tabù
Il centrocampista van Dijk si è dichiarato omosessuale
Tre tedeschi al Financial Times: sì al coming out, se lo fanno altri otto. Reticenza degli italiani. Dal rugby ai tuffi: ora c'è chi lo dichiara
di Gaia Piccardi
Chiuso a doppia mandata nella penombra dello spogliatoio, protetto dai parastinchi e dall'omertà del gruppo, l'ultimo tabù dello sport (forse) sta per cadere. Tre calciatori omosessuali tedeschi, uno molto famoso e gli altri due impegnati in serie minori, sono pronti a fare coming out a patto che altri otto colleghi siano disposti a dichiararsi gay. Sembra un reality, undici giocatori per un clamoroso coming out. Potrebbe essere, invece, l'assalto finale all'ipocrisia del pallone che il Financial Times sponsorizza con prudenza: «È un altro sintomo della società che si trasforma, ma non aspettatevi che il calcio sia pronto a un passo simile».
Non sarà una rivoluzione, ma di certo è un segnale. E così dopo il rugby australiano (Ian Roberts), il baseball americano (Billy Bean) e i tuffi (Greg Louganis), l'enclave più chiusa e barricata dell'omofobia, il calcio, lascia intravedere le prime crepe. «È una notizia importante» commenta il deputato Ds e presidente dell'Arcigay Franco Grillini, il tifoso del Bologna che con la moglie del ministro degli Esteri e ultrà della Lazio, Daniela Fini, ebbe un interessante scambio di vedute. «Gay nel calcio italiano? Impossibile» escluse lei. «Se fosse vero, il campionato non si giocherebbe» chiosò lui che, senza fare né nomi né cognomi («Ma, nel nostro ambiente, sappiamo tutto di tutti...»), procede per enigmi. «In una grossa squadra di serie A del Nord ce ne sono tre». «C'è stato un periodo, nel passato, in cui in una potenza del nostro calcio giocavano sette gay su undici». «Ci sono mogli finte e fidanzate finte, per le quali la copertura è un vero e proprio mestiere». «C'è un notissimo calciatore, ritratto della virilità, che cerca partner omosessuali su Internet e dà loro appuntamento tramite un intermediario». Basta così.
Chi è gay sa di esserlo e ha tutto il diritto di non aver voglia di raccontarlo. «Ma è assurdo pensare — sottolinea Grillini — che lo sport sia asessuato. E il calcio, con la sua divisione netta tra maschi e femmine, con i suoi spogliarelli e le sue ammucchiate dopo una rete, è il terreno più fertile per l'omosessualità». Non è un caso che una delle icone più apprezzate sia il numero 23 del Real Madrid, David Beckham, talmente a suo agio nel ruolo da non aver avuto problemi a posare per una rivista gay. E c'è forse qualcosa di più di uno scrupolo salutistico dietro l'editto con cui la Federcalcio internazionale, all'apice della diffusione dell'Aids, vietò baci e abbracci in campo. Voci, molte. Fatti, pochi. Al trionfale Mundial dell'82, il ct Bearzot decise il silenzio stampa dell'Italia per rispondere alle critiche spietate della stampa e alle insinuazioni sul feeling, fuori dall'area, tra due azzurri. L'ex interista Vampeta fu fotografato in pose inequivocabili per un calendario gay. Justin Fashanu, fratello del più noto John (Wimbledon e Aston Villa), una carriera nelle serie minori inglesi, dichiarò pubblicamente la sua omosessualità.
Così come, più di recente, l'olandese Dominique van Dijk, centrocampista 26enne dell'Rkc Waalwijck, figlio di un mito del calcio orange: «So bene che d'ora in poi per la gente sarò il calciatore gay e immagino le malignità dei tifosi sugli spalti. Ma vado avanti: l'anno prossimo lancerò una mia linea di abbigliamento». E l'Olanda, il Paese dove l'arbitro internazionale John Blankenstein dichiarò la sua omosessualità mentre era ancora in attività, non si è scomposta più di tanto. «Giocatori disposti a dichiararsi gay in Italia, dove il pallone è considerato la massima espressione del maschile, non si troveranno mai» chiosa Grillini, che stima un 10% di omosessuali nel nostro calcio tra atleti, arbitri e allenatori dalla serie A all'Eccellenza. Nascosti, ma non ai suoi occhi: «Li riconosco immediatamente. I gesti, lo sguardo, gli atteggiamenti... Non si può mascherare una verità sotto gli occhi di tutti». E, spesso, seppellita sotto l'esultanza per un gol.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2005/12_Dicembre/18/piccardi.shtml
La sfida degli sportivi gay
Il centrocampista olandese Dominique Van Dijk, 26 anni. Finora, è stato l'unico calciatore professionista ad aver dichiarato pubblicamente la propria omosessualità (Empics)
Ian Roberts, 40 anni, rugbista ai massimi livelli, ha fatto "coming out" nel 1995: in Australia, il suo Paese, la confessione sollevò un polverone. Si è ritirato nel 1999 (Empics)
Martina Navratilova ha annunciato di essere bisessuale nel 1980, pressata dalla stampa: fu uno scandalo. In realtà, della sua vita privata si ricordano soltanto relazioni con donne (Reuters)
Il tuffatore Usa Greg Louganis, classe 1960, prima medaglia olimpica a 16 anni, sorprende tutti con il doppio annuncio successivo alle olimpiadi di Seul, nel 1988: sono gay e sieropositivo (Ap)
Il giocatore di baseball americano Billy Bean (da Internet)
L'ex calciatore interista Vampeta sulla copertina di una rivista (da Internet)
Justin Fashanu, calciatore inglese (da Internet)
A sinistra John Blankenstein, arbitro olandese (da Internet)
sabato 17 dicembre 2005
Benedetto XVI imputato negli Stati Uniti per la copertura garantita dal Vaticano ai membri del clero responsabili di abusi sessuali
Daniel Shea, l'avvocato che ha portato la questione davanti alla Corte, parteciperà alla Manifestazione "per la libertà sessuale e di coscienza, contro le cause delle deviazioni e sofferenze, a cominciare da quelle dei preti pedofili e delle organizzazioni pedofobe" che l'associazione anticlericale.net ha organizzato per martedì 16 agosto alle ore 20.00 a Piazza San Pietro, in concomitanza con l'apertura a Colonia della Giornata Mondiale della Gioventù.
Roma 14 agosto 2005 - Il caso esplode pubblicamente solo nell'estate del 2003, quando il quotidiano americano Worcester Telegram & Gazette ottiene copia di un documento che per 40 anni era stato custodito come "strettamente confidenziale" negli archivi segreti della Santa Sede e riporta il caso di un avvocato di Boston, Carmen Durso, che consegna copia dell'Istruzione del 1962 "Crimen Sollicitationis" al Procurarore Michel J. Sullivan chiedendogli di riscontrare gli elementi, all'interno della giurisdizione federale, per procedere contro le gerarchie vaticane, colpevoli, a suo avviso, di aver deliberatamente coperto i casi di abusi sessuali che vedevano coinvolti membri del clero.
Contestualmente, un'altra lettera arriva sul tavolo del Procuratore, ed è firmata da Daniel Shea, avvocato di Houston (Texas), ex seminarista che ha scoperto il documento del 1962 e ne ha dato copia al quotidiano di Boston e all'avvocato Durso. Il documento, spiega Shea nella lettera, viene citato come ancora in vigore in una nota dell'epistola "De Delictis Gravioribus" del 18 maggio 2001, che Joseph Ratzinger, allo Prefetto Congregazione per la Dottrina della Fede aveva fatto recapitare ai vescovi e agli altri ordinati e membri della gerarchia ecclesiastica.
Il caso viene portato all'attenzione pubblica internazionale dalla rete televisiva statunitense CBS, quindi le gerarchie vaticane si difendono sostenendo che le norme contenute nel documento del 1962 non hanno più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto Canonico, ma la lettera di Ratzinger non lascia spazio a molti dubbi. In essa, l'attuale Papa Benedetto XVI, non solo richiama l'istruzione "Crimen Sollicitationis", ma per quel che riguarda "i delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede" dispone che "nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore" e ribadisce che "le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio."
In questi anni la giustizia americana ha proseguito nelle indagini e dal gennaio 2005 esiste presso la Corte distrettuale di Harris County (Texas) un procedimento tuttora in corso a carico di Joseph Ratzinger.
Daniel Shea, l'avvocato che ha portato la questione davanti alla Corte, parteciperà alla Manifestazione "per la libertà sessuale e di coscienza, contro le cause delle deviazioni e sofferenze, a cominciare da quelle dei preti pedofili e delle organizzazioni pedofobe" che l'associazione anticlericale.net ha organizzato per martedì 16 agosto alle ore 20.00 a Piazza San Pietro, in concomitanza con l'apertura a Colonia della Giornata Mondiale della Gioventù.
Ai giornalisti presenti sarà distribuito un dettagliato dossier e l'avvocato Shea sarà a disposizione per qualsiasi approfondimento circa i fatti giudiziari che vedono coinvolto Papa Benedetto XVI. (APA)
fonti:
http://www.guardian.co.uk/pope/story/0,12272,1469131,00.html
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35408
Repubblica Ceca: il Parlamenmto approva le unioni gay
In Senato il progetto di legge potrebbe essere bloccato
Praga, 16 dic. (Apcom) - Dopo varie votazioni contrarie e un dibattito spesso infuocato, la camera bassa del parlamento ceco oggi ha approvato il progetto di legge che riconosce ua serie di diritti alle coppie omosessuali: registrazione dell'unione, diritti ereditari, assistenza sanitaria molto simile a quelle accordate con i matrimoni. Il voto - 86 a favore e 54 contrari su 147 deputati presenti - non è definitivo, ma segnala comunque una svolta. L'ultima di cinque bocciature risale infatti allo scorso febbraio, per un solo voto.
A favore oggi si sono espressi gran parte dei Social-democratici e dei Comunisti, mentre si sono opposti i deputati Cristiano-Democratici e del Partito Civico Democratico. I conservatori del Partito Civico hanno la maggioranza al Senato, quindi è facile ipotizzare che la camera alta bloccherà il progetto di legge. Tuttavia, oggi gli attivisti cechi per i diritti degli omosessuali sono soddisfatti. "E' un grande segnale di incoraggiamento - ha commentato Jiri Hromada, tra le figure leader del movimento per I diritti gay - la nostra visione va molto oltre la bozza di legge, ma è un compromesso accettabile".
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35398
giovedì 15 dicembre 2005
Papà gay, mamma lesbica: boom di bebè tra omosessuali
Lo rivela la più vasta indagine scientifica mai condotta sulla popolazione omo-bisessuale del paese
Hanno almeno un figlio, oltre i 40 anni, il 20,5% delle lesbiche e il 17,7% dei gay italiani. Lo rivela la più vasta indagine scientifica mai condotta sulla popolazione omo-bisessuale del paese. Sotto esame la salute e la vita di relazione di un campione statistico di 10mila persone. Domani i risultati presentati in un congresso a Firenze.
Papà gay, mamma lesbica. In Italia il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche, con più di 40 anni, hanno almeno un figlio. La quota scende ma rimane significativa se si considerano tutte le fasce d’età. Sono genitori un gay o una lesbica ogni venti. Per la precisione il 5% dei primi (il 4,7% è padre biologico) e il 4,9% delle seconde (il 4,5% biologica). A rivelarlo è Modi-di, la più estesa indagine statistica mai condotta in Italia sulla popolazione omosessuale e bisessuale e la prima ad aver riguardato anche l’universo femminile, condotta da Arcigay con il sostegno dell’Istituto superiore di sanità. I risultati della ricerca, che ha coinvolto negli ultimi mesi circa 10mila persone, saranno presentati in un convegno a Firenze, venerdì 16 dicembre, ore 9, Palazzo dei Congressi, piazza Adua 1.
“L’alto numero di genitori omosessuali è il fatto che colpisce di più, anche se conferma dati analoghi registrati in altri paesi – commenta Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay -. Questi numeri rimandano alla realtà di almeno centomila bambini o ragazzi italiani con un genitore gay o lesbica. L’abolizione del pregiudizio sociale verso di loro e i loro genitori è un obiettivo primario per la società intera”.
E’ un ritratto a chiaroscuro quello sulla condizione dei gay e delle lesbiche in Italia che emerge dalle prime analisi della ricerca, condotte su un campione scremato di 6774 soggetti (4690 maschi, 2084 femmine), che si autodefiniscono gay o lesbiche, o che hanno avuto rapporti sessuali recenti con persone del proprio sesso. Se per quanto riguarda aspetti più intimi, come la genitorialità, la realtà sembra più evoluta del previsto, altri aspetti della sfera pubblica, quali la libertà di non nascondersi, registrano un ritardo della situazione sociale.
Coming out: solo il 16,5% lo fa
Solo il 16,5% dei maschi e il 15% delle femmine del campione esaminato sono infatti pienamente “visibili”, cioè non nascondono il proprio orientamento sessuale in alcun ambito sociale: con gli amici, in famiglia, con i propri colleghi di lavoro o studio. E quasi un uomo su 10 (9,7%) e il 4,1% delle donne, invece, non ne ha mai parlato con nessuno.
Il grosso delle persone omosessuali, infatti, vive una situazione intermedia, evitando che alcune delle persone abitualmente frequentate venga a conoscenza della loro omosessualità. L’ambito in cui risulta più facile fare “coming out”, non fare cioè segreto della propria omosessualità, è quello degli amici, che ne sono tutti o quasi a conoscenza nel 48,9% dei casi. Ma è significativo che metà dei gay e delle lesbiche nascondano la propria sessualità anche ad alcuni di loro. Ancora più difficile appare la situazione in famiglia, dove solo il 38,6% degli intervistati ha parlato della propria omosessualità a tutti o quasi i familiari più stretti, mentre il 34% non ne ha mai parlato ad alcuno. L’ambiente più refrattario al “coming out” è infine il luogo di lavoro, dove solo una minoranza del 24,1% degli intervistati non nasconde la propria omosessualità, contro il 37,3% che non ne ha mai fatto parola. In tutti e tre gli ambiti sociali, e sia per i gay che per le lesbiche, appare inoltre più facile non nascondersi al Nord e al Centro Italia, piuttosto che al Sud.
“In generale nella nostra società l’orientamento sessuale, avere una relazione fissa, essere sposati, frequentare un partner, sono aspetti pubblici dell’identità e della sessualità di ciascuno, condivisi con le persone più vicine – osserva Raffaele Lelleri, sociologo e direttore dell’indagine -. Il fatto che l’84% dei gay e delle lesbiche eviti di parlarne in certi ambiti, in famiglia ad esempio, o tra gli amici o i colleghi di lavoro, indica che non percepiscono come abbastanza accogliente il clima dell’ambiente in cui vivono”.
Vita di coppia: le donne più degli uomini
Le donne tendono ad avere relazioni stabili più frequentemente degli uomini. Vivono in coppia il 60,7% delle femmine (8,7% con un uomo) a fronte del 45,7% dei maschi (il 5,5% con una donna). La ricerca riguarda infatti anche la popolazione bisessuale. Tra gli uomini la condizione di coppia aumenta con l’età: in particolare supera la metà del campione oltre i 31 anni. Tra le donne raggiunge un picco tra i 26 e i 30 anni e si stabilizza con una lieve flessione negli anni successivi. Fanno eccezione le coppie che le donne formano con un uomo, che invece calano nell’età adulta e più avanzata.
Nuovi partner: i gay on-line, le lesbiche tramite amici
I principali luoghi di incontro differiscono molto tra uomini e donne. Tra i gay la parte del leone la fa internet grazie a cui ha incontrato recentemente nuovi partner il 51,6% del campione. Segue un 32% che ha fatto incontri in locali pubblici omosex, come bar, discoteche, pub, il 20,7% in saune, il 20,5% in luoghi d’incontro all’aperto (ma solo il 9,4% tra gli under 25), il 16,1% a casa d’amici, il 14,9% in spiaggia e il 7,2% in associazioni gay e lesbiche. Ribaltata la situazione per le lesbiche, che si conoscono a casa di amici (18,6%) più che tramite internet (15,5%). Un buon 17,8% lo fa in locali omosex e il 6% presso associazioni gay e lesbiche. Al Sud i maschi hanno più difficoltà ad incontrasi nei locali, che sono molto meno diffusi che nel resto del paese.
Religione: cattolici il 41%
Sono credenti il 48,2% degli intervistati, con un’evidente discrepanza tra i gay (50,5%) e le lesbiche (42,9%). Non lo sono il 35,4% dei maschi e il 41,4% delle femmine, non sa o non è interessato il 14,6% del campione con una sostanziale omogeneità tra uomini e donne. Si definiscono cattolici solo il 41% dei gay e il 39,1% delle lesbiche. Rilevante, soprattutto tra gli uomini, la quota di buddisti. La grande maggioranza dei credenti è poco o per niente praticante.
Gay, lesbica o bisex?
Tra i maschi intervistati un’ampia maggioranza si definisce “gay” (62,1%), o omosessuale (9%). Uno su quattro sceglie però tra “bisessuale” (10,6%) o “solitamente non uso definizioni” (13,6%). Il rimanente 4,7% si divide tra “altro”, “non so”, e “eterosessuale”. Le femmine non usano un termine altrettanto condiviso di “gay”. Quelle che si definiscono “lesbica” sono infatti meno della metà (40,7%). Tra le altre il 6,5% sceglie “omosessuale”, il 4,5% “gay”, ma ben il 28,2% solitamente non usa definizioni (più del doppio dei maschi), il 13,3% è bisessuale. “Altro” è indicato dal 4,2% e il restante 2,6% si divide tra “non so” e “eterosessuale”.
Caratteristiche del campione
Il campione analizzato di 6774 persone (4690 maschi, 2084 femmine) è composto in stragrande maggioranza da cittadini italiani (97,7%). Il 31,6% vive nel Nord est, il 29,2% nel Nord ovest, il 22,3% nel Centro, il 17% nel Sud e nelle Isole. La distribuzione per fasce d’età è nettamente a vantaggio dei giovani. Gli intervistati con meno di 40 anni sono infatti l’84,9% del totale. In particolare quelli con meno di 25 anni raggiungono il 32,7%, quelli tra i 26 e i 30 anni il 20,9%, tra i 31 e i 40 anni il 31,3%, tra i 41 e i 50 il 12,2%, oltre i 50 il 2,8%. La quota di questionari compilati on-line è del 78,6%, contro il 21,4% su carta. La raccolta dei dati è stata coordinata da un’equipe scientifica di sociologi, psicologi e statistici ed è stata effettuata grazie all’aiuto di decine di volontari in tutto il paese. Altre info sul sito ufficiale della ricerca: www.modidi.net.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35381
martedì 13 dicembre 2005
Unione-Cdl, distacco congelato al 7,9%. Nel centrodestra si afferma l'Udc
Nelle ultime sei settimane, sebbene vi siano state naturali oscillazioni del consenso, queste non hanno mai avuto una consistenza tale da stravolgere il trend di partenza che vedeva l'Unione in vantaggio sulla Cdl, tanto che, ad oggi, il divario fra le due coalizioni è del 7,9% a favore del centrosinistra.
Per il centrodestra dunque non si profila un'operazione strategicamente facile colmare nei prossimi 3 mesi un gap così rilevante, anche se va segnalato che storicamente la coalizione di Berlusconi è riuscita sempre ad incrementare i consensi, più di quanto abbia saputo fare il centrosinistra, durante il periodo più "caldo" della campagna elettorale.
La valutazione complessiva è che i due schieramenti, non avendo messo ancora in atto azioni strategiche di comunicazione, al momento, stiano "congelando" il consenso acquisito più che calamitarne di "nuovo" Questa situazione di staticità determina che le distanze tra i due schieramenti siano pressappoco invariate, anche se all'interno della CDL si registrano maggiori movimenti di voto, sebbene di valenza più politica che statistica.
Infatti è da notare la costante "vivacità" dell'UDC in termine di aggregazione di voti nuovi, come se il partito di Casini e Cesa fosse già entrato nel vivo della campagna elettorale, anticipando sul tempo i concorrenti interni.
Tuttavia, se in un primo momento l'incremento è stato determinato dal favore degli indecisi (tale dinamica, se pur lievemente, ha fatto crescere la CDL), oggi i flussi di voto in entrata provengono da un target di elettori di centrodestra che hanno dirottato il proprio consenso sull'UDC penalizzando alcuni partiti della stessa coalizione, più di tutti AN, che in un mese ha perso lo 0.7%, Anche Forza Italia rimane in "stagnazione" e sul lungo periodo è bloccato al 17.5%.
Questa tendenza in atto di riposizionamento dell'Udc del dopo-Follini, se dovesse essere confermata anche nelle prossime settimane, potrà rappresentare una spina nel fianco per gli altri partiti della CDL, specie in considerazione dei propositi dichiarati recentemente da Casini, ovvero che il nuovo leader della coalizione sarà scelto tra chi incrementa maggiormente i propri voti, piuttosto che tra chi ne riceve di più. Insomma, sembra che la CDL per il momento stia giocando con un solo "attaccante" e lo schema strategico delle 3 punte debba ancora decollare.
Anche il centrosinistra, comunque, ha difficoltà ad intercettare i favori provenienti dai 9 milioni di italiani che ad oggi si dichiarano indecisi e che condizioneranno l'esito finale della competizione elettorale. Nell'Unione intanto si continua a far sentire il consistente peso elettorale dei Verdi che rispetto ai valori storici delle passate elezioni si posizionano in media al di sopra di circa 1.5%, mentre la Lista dell'Ulivo riconferma il 34%, rappresentando così oltre 1/3 dei votanti.
di ANTONIO NOTO direttore IPR Marketing
( Repubblica.it 12 dicembre 2005)
Il western gay di Ang Lee favorito nella corsa ai Golden Globes
Annunciate le nomination. "Brokeback Mountain", già trionfatore a Venezia, ottiene sette candidature
In lizza come miglior film drammatico anche Allen, Cronenberg, Clooney e "The constant gardener". Poco spazio per i kolossal
Jake Gyllenhaal e Heath Ledger
in "Brokeback mountain"
LOS ANGELES - Grande spazio alle produzioni indipendenti e a basso costo, poco ai kolossal hollywoodiani: questo l'orientamento dell'Associazione stampa straniera di Los Angeles, che ha annunciato le nomination per i Golden Globes. Con un film già superfavorito: il western gay e romantico Brokeback Mountain, diretto da Ang Lee, già Leone d'oro all'ultima Mostra di Venezia. Forte di sette candidature nelle categorie principali, tra cui miglior pellicola drammatica.
Un riconoscimento importante per il film, anche in vista della corsa agli Oscar. Così come per gli altri quattro titoli selezionati nella sezione pellicole drammatiche: Good night, and good luck di George Clooney, A history of violence di David Cronenberg, Match point di Woody Allen e The constant gardener di Fernando Meirelles, dall'omonimo bestseller di John Le Carré. Snobbati, invece, kolossal come Munich di Steven Spielberg e King Kong di Peter Jackson. Anche se i due cineasti in questione si consolano concorrendo come migliori registi, insieme ad Ang Lee, Woody Allen, George Clooney e Fernando Meirelles.
Ma torniamo a Brokeback montain. Che strappa anche nomination per il migliore attore protagonista drammatico (Heath Ledger), per la migliore attrice non protagonista (Michelle Williams), per la miglior regia e ancora per sceneggiatura, colonna sonora e canzone originale. Una categoria, quest'ultima, in cui troviamo - un po' a sorpresa - il film panettone tutto italiano di Neri Parenti, Christmas in love, con la coppia Massimo Boldi-Christian De Sica. Merito di Tony Renis, autore del brano omonimo interpretato dalla giovanissima Renee Olstead. Nessuna pellicola di casa nostra, invece, nella categoria del miglior film straniero.
Per il resto, va detto che dopo Brokeback mountain a ottenere il maggior numero di nomination - quattro a testa - sono stati Match Point, film che segna il ritorno di un Woody Allen in grandissima forma, e l'adattamento per il grande schermo del musical di Broadway The producers.
E proprio The producers è tra i candidati nella categoria del miglior film commedia o musicale, insieme al biopic su Johnny Cash, Walk the line; al britannico Lady Henderson presenta; alla nuova, brillante versione di Orgoglio e pregiudizio; e all'hit indipendente The squid and the whale.
Quanto agli attori, nel settore opere drammatiche sono in lizza come protagonisti maschili, insieme a Heath Ledger, Philip Seymour Hoffman (star di Capote), il Russell Crowe di Cinderella Man, il David Strathairn di Good night, and good luck, e Terrence Howard di Hustle & flow. Tra le attrici, invece, concorrono come migliori protagoniste Gwyneth Paltrow (Proof), la "casalinga disperata" Felicity Huffman (transessuale nel film Transamerica), CharlizeTheron (North Country), Maria Bello (A history of violence) e Ziyi Zhang (Memorie di una geisha).
Sul fronte comico, tra gli uomini, candidati Joaquin Phoenix (Walk the line), Cillian Murphy (Breakfast on Pluto), Nathan Lane (The producers), Johnny Depp (Charlie e la fabbrica di cioccolato), l'ex 007 Pierce Brosnan (The Matador) e Jeff Daniels (The squid and the whale). Tra le donne, la veterana britannica Judi dench (Lady Henderson pesenta), Reese Whiterspoon (Walk the line), l'icona di Sex & the City Sarah Jessica Parker (The family stone), Laura Linney (The squid and the whale) e Keira Knightley (Orgoglio e pregiudizio).
Ma i Golden Globe hanno anche una ricca sezione dedicata alla televisione. Ecco le nomination per la migliore serie drammatica: Commander in Chief, Lost, Prison Break, Rome e Grey's Anatomy. Le cinque migliori serie non drammatiche in corsa sono invece Desperate Housewives, Enourage, My name is Earl, Weeds e Curb Your Enthusiasm. Le quattro casalinghe disperate, inoltre, sono state nominate come migliori attrici protagoniste nella categoria.
La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 16 gennaio a Los Angeles, e sarà trasmessa dalla Nbc.
(13 dicembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/spettacoli_e_cultura/golden2006/golden2006/golden2006.html