La rivista "Critica liberale" apre il suo prossimo numero con un editoriale che paragona l'atteggiamento della Chiesa cattolica di ieri nei confronti degli ebrei a quello di oggi verso i gay.
Dal numero 120 di "Critica liberale", attualmente in distribuzione, anticipiamo l'editoriale di Felice Mill Colorni dedicato alla storica propensione della Chiesa cattolica alla discriminazione "amichevole" delle minoranze: solo fino a pochi anni fa gli ebrei, oggi gli omosessuali.
"Critica liberale" è la storica rivista della sinistra liberale in Italia, fondata nel 1967, organo della fondazione che porta lo stesso nome. A più riprese, in cinque serie, la rivista ha dato voce a quella sinistra che si rifà al filo rosso di pensiero laico che va da Gobetti a Rosselli, da Salvemini a Ernesto Rossi, da Einaudi al "Mondo" di Pannunzio, dagli "azionisti" a Bobbio.
Ogni dieci giorni circa la fondazione invia gratuitamente per email a tutti coloro che ne fanno richiesta una newsletter, "Radiolondra", che non comprende i testi della rivista, ma che vuole essere il filo che unisce tutti i nostri simpatizzanti in un momento politico assai preoccupante per la nostra democrazia.
Per informazioni, www.criticaliberale.it , email info@criticaliberale.it ; l'indirizzo della redazione è via delle Carrozze 19, 00187 Roma.
L'abbonamento annuale alla rivista costa 30 euro (estero 60 euro), da versare sul c.c.p. n. 11639705, intestato a Edizioni Dedalo srl, casella postale BA/19, 70123 Bari, o tramite bonifico bancario su: IT22 Q 01010 04015 100000015412. Pagamenti con carta di credito possono anche essere effettuati per telefono, allo 080 5311413.
Discriminazioni soavi
di Felice Mill Colorni
Nei giorni immediatamente successivi al 25 luglio 1943 il governo Badoglio procedeva allo smantellamento di gran parte delle leggi e delle strutture portanti del regime fascista.
Si salvarono però le leggi di discriminazione razziale contro gli ebrei. Omissione stupefacente, dato che la politica antisemita del fascismo non era mai stata altrettanto popolare né aveva goduto dello stesso consenso di massa di cui aveva fruito il regime negli "anni del consenso".
La principale ragione di quell'omissione è ampiamente nota agli storici, ma non all'opinione pubblica anche qualificata ed informata, quell'opinione pubblica cui, esibendo un analfabetismo civile che sfida il grottesco, la maggior parte dei giornalisti e dei politici italiani vorrebbe far credere che la Chiesa cattolica sia stata per secoli antesignana e paladina dell'affermazione dei diritti umani e della "dignità della persona umana", anche indipendentemente dalle appartenenze religiose.
La mancata tempestiva abrogazione delle leggi razziali fu dovuta principalmente all'intervento del Vaticano, tramite il padre Pietro Tacchi Venturi, uno dei più eminenti gesuiti del tempo, già grande tessitore della "conciliazione" fra Papato e Italia fascista, e intellettuale cattolico così autorevole e qualificato da essere stato imposto a Gentile nella redazione dell'Enciclopedia italiana come ufficioso controllore e supervisore cattolico.
Nella sua veste di rappresentante non ufficiale del Vaticano presso il governo italiano, il 10 agosto 1943 Tacchi Venturi [Questa la ricostruzione di David I. Kertzer, I papi contro gli ebrei. Il ruolo del Vaticano nell'ascesa dell'anti-semitismo moderno, Rizzoli, pp. 302ss., corsivo mio; ma l'episodio non è controverso].
In conseguenza di questo passo della Santa Sede, le leggi razziali fasciste contro gli ebrei non furono abrogate per un atto di volontà autonoma dello Stato italiano all'indomani della caduta del fascismo, ma solo più tardi, e in esecuzione di una clausola dell'armistizio dell'8 settembre imposta all'Italia dagli alleati angloamericani.
I cui faceva riferimento Tacchi Venturi nella sua lettera, venivano da lontano. Come scrive lo storico Giovanni Miccoli, [Giovanni Miccoli, I dilemmi e i silenzi di Pio XII. Vaticano, Seconda guerra mondiale e Shoah, Milano, Rizzoli, 2000, corsivo mio].
In un libro di sei anni fa, che non ha avuto la risonanza che avrebbe meritato, Ruggero Taradel e Barbara Raggi hanno ricostruito questo coerente e ininterrotto atteggiamento della Chiesa cattolica ufficiale attraverso la vicenda di un secolo di storia di quell'organo ufficioso della Santa Sede che era ed è la "Civiltà cattolica" [La segregazione amichevole. "La Civiltà Cattolica" e la questione ebraica 1850-1945, Roma, Editori Riuniti, 2000].
"Segregazione amichevole", discriminazione "soave" (come allora scrivevano i padri gesuiti) e senza più persecuzione, riproposizione di pregiudizi e stereotipi secolari anche se questi possono essere presi a pretesto per attacchi violenti o per istigazione all'odio sociale da parte di imprenditori politici razzisti e populisti, contemporaneo e un po' ipocrita riconoscimento della necessità di rispettare (e tutelare dalla violenza così stimolata) individui ancora oggetto di pregiudizi diffusi, purché non pretendano però parità di diritti: tutto questo ricorda qualcosa di maggiormente legato all'attualità?
Quel che non si fa più con gli ebrei è esattamente quel che la Chiesa cattolica e i politici a lei maggiormente asserviti dicono, propongono e interdicono oggi per gli omosessuali.
Gli italiani vivono, da anni, sotto una campana mediatica che fa loro apparire normale quel che in una democrazia liberale normale non è. E come tutti i popoli che hanno vissuto esperienze analoghe, non si accorgono di ragionare secondo quel che la campana suggerisce. L'Italia è ormai, con Austria e Irlanda, il solo paese dell'Europa occidentale a non garantire alcuna tutela giuridica alle coppie gay. E perfino una proposta ultramoderata e ben lontana dal riconoscere la parità di diritti, come quella del pacs, è motivo di opposizioni isteriche, e di "amarezza" anche nel centrosinistra.
Anche a voler essere indulgenti con chi deve fare i conti con il peso di una storia millenaria, che differenza concettuale c'è fra la discriminazione sulla base della "razza" e la discriminazione sulla base di altre caratteristiche ascritte dell'identità individuale?
venerdì 3 febbraio 2006
Le "discriminazioni soavi" che piacciono al Vaticano: ieri e oggi
giovedì 2 febbraio 2006
Fossati, nel nuovo album canto l'amore gay
"Sono coppie normali, che fanno la spesa e vanno in banca come tutti: ma sono costretti a nascondersi"
di Mario Luzzatto Fegiz
A sentirla nei primi due minuti sembra solo una storia d'amore forte, intensa, che non può essere rivelata. Ma all'apparire di un nome - "Denny" - si scatena l'evidenza: lui ama un lui. "Le coppie omosessuali vivono come tutte le altre, lavorano, hanno il conto in banca, fanno la spesa - spiega Ivano Fossati, autore del brano che fa parte del suo album "L'arcangelo" in uscita domani -. Sono persone profondamente calate nella normalità della vita, che spesso sono costrette a nascondere quello che hanno di migliore, ma che vorrebbero comunicare al tutti. Nascondere un amore è sempre fonte di dolore". Ma perché Ivano Fossati ha deciso per la prima volta di cimentarsi su questo tema? "Volevo capire se ero in grado di aggirare in qualche modo lo schema dell'amore diverso che ho sempre ritenuto abbastanza detestabile. Insomma volevo dedicare a quell'argomento una semplice canzone d'amore". Ma la diversità si respira, fin dal primo ritornello: "Nessuno sa e nessuno nemmeno capisce"... "Il disagio non è nella storia, ma è quello portato dall'esterno, da chi non è aperto, ha pregiudizi, crea inutili difficoltà. Il disagio è dover tener nascosto un sentimento legittimo e condivisibile". Fossati nega di aver tratto ispirazione dalla recente polemica sulla tutela delle coppie di fatto. "Conosco la situazione narrata nella canzone per averla vista o sfiorata mille volte. Io volevo evitare nel brano qualsiasi aggancio che la rendesse "diversa". Nel capo di lui che fuma, non sa e non capisce, c'è qualche sprazzo di possibile realtà, ma anche la consapevolezza che all'esterno questo sentimento non sarebbe né capito né condiviso. Mentre la cosa più naturale sarebbe gridarlo al mondo visto che l'amore e il potersi mostrare felici è il bene supremo che alimenta la nostra ragione. Non poterlo fare è sofferenza mentale e fisica". "L'ho constatato viaggiando, leggendo, vivendo, cogliendo nella sensibilità di certe persone. Mi è sempre parso un tema molto delicato, quindi non mi ci sono mai avventurato perché non avevo trovato una chiave degna e abbastanza leggera ma nello stesso tempo chiara." Incastonate in una situazione musicale complessa che ricorda il Fossati delle origini, il disco è popolato di molti altri diversi. "A cominciare dall'Arcangelo, che è un immigrato. Quest'uomo è l'Annunciazione di un tempo che cambia. Nel momento in cui mette piede su una costa qualsiasi del Sud Europa il suo atto ci fa capire che le cose non saranno mai più le stesse. Tanto vale prepararci a un futuro che non è quello che ci ha accompagnato per decenni.". Altre canzoni dell'album sono molto legate al dibattito in corso sulla politica e sulla comunicazione: "Cara Democrazia", "La Cinese" (sull'economia globale), "Il battito". "Che - spiega Fossati - è dedicato all'estrema sintesi cui chi fa il mio mestiere è costretto. Ci viene richiesto di essere rapidi col pensiero e veloci con le parole. Ma non è giusto chiederci di essere maestri di sintesi 365 giorni all'anno. Di conseguenza se ci accontentiamo di segni e slogan anche il pensiero si restringe e diventa piccolo. Eccoci qua, tanti piccoli MP3".
(Corriere.it del 02/02/2006)
giovedì 26 gennaio 2006
Brokeback Mountain un gioiello dell'arte cinematografica
Un film spettacolare, difficile, politicamente scorretto, non rassicurante e non per le famiglie da mulino bianco.
Brokeback è un film che ti avvolge nella sua fotografia mozzafiato, nell'interpretazione sconvolgente dei protagonisti e di tutti gli altri personaggi. Jack ed Ennis sono un vulcano di sentimenti, di pathos, di eros, e nei loro sguardi, nei loro silenzi, in qualsiasi loro gesto c'è un mondo di passioni e di tensioni da scoprire, interpretare, comprendere.
La storia, una semplice, meravigliosa e comune storia d'amore, passa in secondo piano. E' solo il mezzo attraverso cui penetrare l'immensità emotiva e psicologica di Jack ed Ennis e delle loro rispettive mogli schermo.
Già sin dal loro primo incontro davanti "un ufficio di collocamento" della sperduta provincia del Wyoming, inizia l'incanto degli sguardi, degli imbarazzi, dei silenzi, di un sentimento talmente sconfinato che solo gli strepitosi paesaggi di quella montagna-alcova potranno contenere.
La rudezza e l'ipervirilizzazione apparente di questi due cow-boys, l'uomo gay che sputa a terra, che monta un toro inferocito, che impugna un fucile per uccidere l'alce, che stende a terra due energumeni per difendere l'onore della moglie, il primo rapporto sessuale violento e quasi animalesco tra Jack ed Ennis, sono quanto di più improbabile si possa aspettare il pubblico che è entrato al cinema per vedere la storia di due gay. Ecco il politicamente scorretto di Ang Lee: infrangere un tabù, mantenendo intatti gli stereotipi della virilità.
Quella normalità che è stata eccezione nella rappresentazione cinematografica.
Ed in questa normalità virile Ang Lee vi cala la dolcezza di un sentimento che, comunemente, viene soffocato agli occhi del mondo, falsamente ritenuto estraneo alla virilità: la passione e la fragilità.
Ogni frase, ogni dialogo di questo film contiene l'abisso nascosto della natura e dei sentimenti umani, non solo quello maschile dei due protagonisti, ma anche quello delle donne che ad esso si relazionano.
Ennis lo tiene più nascosto, lotta per soffocarlo ma per questo è il più irruento, frenetico, tragico ed inquieto.
Jack è più spontaneo, più libero, fa il suo coming out con i vecchi genitori, vive le sue passioni e cerca i luoghi dove soddisfarle, una libertà che pagherà con la sofferenza di un desiderio mai realizzato e con la propria vita.
Per me è un film capolavoro, che ti prende a poco a poco.
Non è all'uscita del cinema che ne comprendi la grandiosità, ma dopo una pizza, dopo una dormita, dopo alcune ore ed alcuni giorni, riaffiorano quelle immagini di paesaggi strabilianti, gli sguardi e le parole dei due cow-boys, e ti rendi conto di quanto grande sia l'opera d'arte che hai visto.
Comprendo la delusione o lo scarso entusiasmo di alcuni spettatori gay, quelli che attendono film a tema dai facili messaggi, i film politically correct, dove si sostengono le cause dei diritti delle persone omosessuali, rappresentando ciò che l'immaginario collettivo, etero e gay, si aspetta per essere rassicurato o incoraggiato.
Ang Lee ha fatto molto di più, non solo per le persone omosessuali ma per tutte le persone.
Ang Lee ha rappresentato la natura dei sentimenti umani, quelli che possono appartenere a chiunque, e per questo gli dobbiamo dire grazie.
L'autogol del Cavaliere
di EUGENIO SCALFARI
Finalmente, con eccessivo ritardo rispetto alla rilevanza dell'episodio, la Procura di Roma ha dato notizia di aver chiesto l'archiviazione della pratica "Berlusconi-Unipol" apertasi con le dichiarazioni del presidente del Consiglio dinanzi alla stessa Procura. Va ricordato che il presidente del Consiglio si era presentato di sua iniziativa qualificandosi come "persona a conoscenza dei fatti" e premettendo che le notizie in suo possesso non avevano rilevanza giudiziaria ma grande rilevanza politica.
Uscito dagli uffici della Procura, Berlusconi aveva poi dichiarato in tutte le sedi che, dopo l'interrogatorio disposto dal procuratore del presidente delle Generali, Bernheim, era stata confermata la verità delle sue asserzioni e cioè che Bernheim aveva effettivamente incontrato Prodi, D'Alema, Veltroni, Rutelli e che l'oggetto degli incontri era stato la scalata dell'Unipol alla Bnl e la possibile vendita all'Unipol delle azioni della Bnl possedute dalle Generali nella misura dell'8 per cento del capitale.
Sull'asserita verità delle dichiarazioni di Berlusconi si è molto discusso nei giorni scorsi poiché gli interrogatori di Bernheim e di Tarak Ben Ammar (socio in affari di Berlusconi) sembravano non collimare affatto con quelle del presidente del Consiglio. Il comunicato emesso ieri dalla Procura chiude questa discussione affermando sì, che quei quattro incontri ci furono (insieme a parecchi altri da parte di Bernheim) ma in nessuno di essi si parlò della questione Unipol, delle azioni in possesso delle Generali e della loro possibile destinazione. Sicché (concludiamo noi) le dichiarazioni della "persona informata dei fatti" non avevano né rilevanza giudiziaria né rilevanza politica e contenevano invece forzatura e falsità.
A nostro avviso esisterebbero tutti gli estremi del reato di calunnia, che invece la Procura non ravvisa. Ma il testo del suo comunicato fornisce comunque senza ombra di dubbio la prova che da parte del presidente del Consiglio c'è stata diffamazione aggravata, compiuta a mezzo della stampa, delle televisioni e - circostanza di assoluta novità - anche a mezzo della Procura di Roma, strumento sicuramente inconsapevole della diffusione di una campagna di denigrazione politica basata su un presupposto rivelatosi inesistente.
(26 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/bys4f
mercoledì 25 gennaio 2006
San Valentino: nei musei gratis anche le coppie gay
L'inedita iniziativa di un inedito Buttiglione
ROMA, 25 gen - Entri in due e paghi per uno nei musei italiani a San Valentino senza preclusioni per le coppie gay. Parola del ministro Buttiglione, che precisa: la promozione riguarda coppie di qualsiasi tipo. Ma approfitta per ribadire le sue convinzioni sulla famiglia, l'unica "con una valenza sociale, perchè nascono i bambini e questo assicura la continuità di una nazione".
Ad offrire lo spunto è una iniziativa del Ministero dei Beni Culturali, peraltro non nuova: in occasione del giorno di san valentino, il 14 febbraio, in tutti i musei italiani si può entrare in due pagando un solo biglietto. Marito e moglie, fidanzato e fidanzata, genitori e figli, nonni e nipote. L'avviso, pubblicato sul sito internet del ministero, non prevede esplicitamente ma nemmeno esclude coppie di fatto o omosessuali. E il ministro, a margine di una conferenza stampa per presentare una mostra su "Eroi e atleti" prevista per Torino 2006, conferma: "purchè in due possono venire tutti".
Poi però, ribadisce la sua posizione sulla famiglia: "L'omosessualita esiste nella società da sempre - dice - e le persone, che siano etero o omosessuali, hanno tutte gli stessi diritti e tutte vanno rispettate. Ciò che uno fa nel proprio privato riguarda solo lui, sempre che l'altro sia adulto e consenziente". La questione politica però è un'altra, sottolinea: "Il problema fondamentale della società italiana è quello di riconoscere l'omosessualità come una forma di convivenza alla pari con la famiglia e il matrimonio? Darle una valenza sociale? Io penso, e lo pensa anche la costituzione italiana, che la famiglia abbia una funzione sociale perchè nascono i bambini e questo assicura la continuità della nazione. Il resto si svolge nel privato". Ci sono naturalmente "le aree di confine - ammette il ministro facendo l'esempio delle visite in ospedale - ma sono cose che si risolvono con il buon senso e non c'è alcuna obiezione ad affrontarle e risolverle con il buon senso per rendere la vita più facile". La questione vera, prosegue, "E' che quello che si vuole fare oggi in Europa è accendere i riflettori sui matrimoni gay e sui pacs per dire che la famiglia tradizionale è finita, per dire ai giovani che non vale la pena. Ma non è vero, ne vale pena, fino ad oggi non si è trovata un'altra agenzia capace di generare ed educare i figli".(ANSA).
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35903
martedì 24 gennaio 2006
Il botteghino premia Ang Lee
In soli tre giorni di programmazione, 'Brokeback Mountain' è al quarto posto tra i film più visti. Negli USA c'è chi ha chiesto a Bush cosa pensa del film. Nuova galleria con 40 foto.
di Giulio Maria Corbelli
Ottimo risultato ai botteghini italiani di 'I segreti di Brokeback Mountain', il film di Ang Lee sulla storia d'amore tra due cowboy del Wyoming. Nei primi tre giorni di programmazione nelle sale italiane la pellicola ha incassato oltre 883mila euro classificandosi al quarto posto dei film più visti del weekend. Distribuito in duecento copie, il capolavoro di Ang Lee è dietro a film come 'Ecceziunale veramente', uscito in oltre 500 copie, o 'Match Point' di Woody Allen presente in più di 350 sale.
Ancora premi in vista dell'OscarIl risultato ricalca quello eccellente ottenuto da 'Brokeback Mountain' nelle sale statunitensi, dove è uscito più di un mese fa: la pellicola è ancora al quinto posto tra i più visti e ha incassato ad oggi oltre 272 milioni di dollari. E sempre negli USA il film continua a mietere premi: l'ultimo arrivato è quello come miglior film dell'anno conferitogli dalla Producers Guild of America (PGA), l'associazione dei produttori americani.
Dal momento che il vincitore del premio assegnato dalla PGA ha ottenuto quasi sempre anche l'Oscar per il miglior film, è facile prevedere che dopo il Leone d'oro a Venezia, dopo i quattro Golden Globes per miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e canzone originale, il valore di 'Brokeback Mountain' venga riconosciuto anche nella notte d'oro di Hollywood che si terrà il prossimo 5 marzo.
Voci dal forum
Anche gli utenti di Gay.it si entusiasmano per la vicenda dei due guardiani del Wyoming. Nel forum Cinema si moltiplicano i commenti: «sono una ragazza etero e di questa pellicola posso solo dire che mi è rimasta nel cuore» dice deborah, mentre un altro utente risponde che «un film (come un romanzo) centra l'obiettivo se fa discutere, se stimola un confronto tra punti di vista diversi. E, a quanto pare, il film c'è riuscito visto che nei forum di cinema e non solo, non si parla d'altro in questo periodo».
E Bush che ne pensa del film?Intanto la storia d'amore tra Ennis del Mar e Jack Twist, i due cowboy interpretati da Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, continua a far discutere gli spettatori americani. Persino il presidente George W Bush si è trovato a dover rispondere a una domanda sul film di Ang Lee durante un incontro avvenuto lunedì 23 gennaio nella Università statale del Kansas. Uno studente, prendendo spunto dal fatto che lo stesso Bush è un rancher, come lo sono molti abitanti del Kansas, gli ha domandato cosa pensasse del film. Evidentemente colto in fallo, il presidente ha risposto non senza qualche esitazione e suscitando risate nella sala: «Mi piacerebbe parlare di ranching, ma non ho visto il film. Ma ne ho sentito parlare».
Tra le risate generali Bush ha poi aggiunto: «Spero che ci andiate, sapete... Spero che andiate sempre nei ranch e nelle fattorie, voglio dire». Altre risate hanno posto il termine alla domanda del ragazzo che ha aggiunto: «Le piacerebbe. Dovrebbe vederlo».
http://www.gay.it/view.php?ID=21203
lunedì 23 gennaio 2006
Il Vaticano "scopre" i diritti d'autore sulle opere del papa
Editori attenzione: se pubblicate parti della prima Enciclica di Papa Ratzinger dovrete pagare le "royalties".
La "Libreria Editrice Vaticana" conferma infatti in una nota che «esplicitamente e volutamente» le sono stati affidati «la tutela e l'esercizio dei diritti d'autore sui testi di tutte le opere di Magistero del Sommo Pontefice».
Non solo: si tratta di un provvedimento "con forza di legge" del Segretario di Stato Angelo Sodano, che riguarda "non solo" gli atti di Magistero ma «i testi di tutte le opere del cardinale Josef Ratzinger», analogamente a quanto deciso nel 1978 dall'allora segretario di Stato Jean Villot «su tutte le opere di Magistero del Sommo Pontefice ma anche sui testi del cardnale Karol Wojtyla».
La conferma e' contenuta in un comunicato diffuso oggi dalla "Libreria Editrice Vaticana" in risposta ad un quotidiano che contestava la richiesta di 15 mila euro alla "Baldini Castoldi Dalai" che all'indomani dell'elezione di Benedetto XVI aveva pubblicato "Il dizionario di Papa Ratzinger", un agile volumetto che raccoglie il pensiero del nuovo Pontefice dalla A alla Z. Curiosamente la nota della "Libreria Editrice Vaticana" si conclude con una sottolineatura che sembra pubblicizzare il libro della "Baldini Castoldi Dalai": "Il volume, giunto alla seconda edizione, consta di 124 pagine ed e' venduto al prezzo di copertina di 9,90 euro". (Agi)
23/01/2006 15.29
http://www.timesonline.co.uk/article/0,,13509-2005615,00.html
Unione in vantaggio di 6 punti; il caso Unipol non turba il voto
Anche l´immagine dei leader ds non è scalfita E Veltroni è il più "amato"
Secondo le stime del sondaggio Demos-Eurisko il distacco è quasi immutato
La responsabilità degli scandali è spartita in modo eguale: la "superiorità morale" della sinistra non è più scontata
Per metà dei cittadini la corruzione non è mai arretrata Ma le vere paure sono altre: il lavoro, i prezzi, la criminalità
Nel centrodestra il più apprezzato è Gianfranco Fini seguito da Casini E Berlusconi è al terzo posto
Gli eventi politici delle ultime settimane sembrano produrre effetti piuttosto limitati sugli orientamenti dell´elettorato e sugli equilibri tra centrodestra e centrosinistra. I casi Unipol e Antonveneta hanno scosso l´opinione pubblica e intaccato ulteriormente l´immagine dei partiti, ma senza danneggiare, in modo specifico, una delle due coalizioni. In particolare, rimane stabile il giudizio sui leader dell´Unione, e lo schieramento di centrosinistra continua a godere di un discreto margine nelle intenzioni di voto: circa sei punti. È quanto emerge dall´ultima rilevazione dell´Atlante Politico, realizzato da Demos-Eurisko per Repubblica.
Il clima politico. Le rivelazioni sulle scalate bancarie di Unipol e BPI stanno contribuendo, in questi giorni, ad allargare la frattura tra società e politica. Una componente estesa della popolazione (43%) si dice molto colpita dagli sviluppi delle inchieste giudiziarie, dal coinvolgimento di alcune figure politiche di primo livello. Quasi tre persone su quattro (73%) considerano gravi queste vicende, sebbene, al loro interno, una quota significativa (31%) ritiene ci siano, in questo momento, questioni molto più urgenti da affrontare. Del resto, se guardiamo alla lista delle priorità segnalate dai cittadini, il tema della corruzione politica figura al penultimo posto (20%), mentre le vere emergenze, nel giudizio dell´opinione pubblica, vanno ricondotte alla dimensione economica: la disoccupazione, l´inflazione.
Le responsabilità di questi scandali, secondo il 50% della popolazione, vanno spartite, in misura uguale, tra destra e sinistra: componenti piuttosto ridotte, tra gli interpellati, puntano il dito verso una delle due coalizioni. Presso la maggioranza dei cittadini, per converso, si fa largo l´idea che i legami con il mondo degli affari, in parlamento, costituiscano un elemento trasversale. Il tentativo di utilizzare il caso Unipol per contestare la presunta "superiorità morale" del centrosinistra e assimilare, sotto questo profilo, le due coalizioni trova terreno fertile negli atteggiamenti dell´elettorato.
Ciò nondimeno, gli eventi delle ultime settimane non hanno penalizzato, in misura consistente (almeno fino a questo momento), la coalizione di centrosinistra. In particolare, il giudizio sulla condotta dei Ds è sì severo - tra gli stessi elettori dell´Unione prevale l´idea che siano stati commessi degli errori - , ma solo una componente minoritaria (23%) mette in discussione l´onestà dei leader del partito. La posizione di Fassino, nella graduatoria degli uomini politici più apprezzati, rimane, peraltro, inalterata. Ottiene i favori del 44% degli intervistati: la stesso valore registrato lo scorso settembre, che conferma il segretario dei Ds sui livelli dei principali esponenti dell´Unione. Tra questi, solamente Veltroni si distingue nettamente: il sindaco di Roma, con il 59%, precede, in vetta alla graduatoria, Fini (57%) e Casini (55%). Si ferma molto più in basso, al 32%, la terza punta del "tridente" di centrodestra: il suo leader Berlusconi.
Le tendenze elettorali. Le polemiche suscitate da "bancopoli" e la massiccia campagna mediatica del presidente del consiglio hanno, di fatto, anticipato l´avvio delle campagna elettorale. Prevale ancora largamente tra gli intervistati l´attesa per una vittoria dell´Unione alle prossime elezioni. Ma crescono lievemente gli incerti e - soprattutto fra gli elettori di centrodestra - le attese di vittoria per la CdL. In parallelo, è aumentata di qualche punto la fiducia nel governo e si è un po´ ridotta quella nell´opposizione.
Sembra crescere, in generale, il settore dell´elettorato incerto sulla scelta di voto, o tentato dall´astensione: le mancate risposte sulle opzioni elettorali passano dal 31% di settembre al 37%. La recente indagine Demos-Eurisko ha ricostruito le tendenziali preferenze di quest´area grigia di intervistati, mettendo in luce una prevalenza di potenziali orientamenti di voto per il centrosinistra. In passato l´incertezza sembrava soprattutto diffusa in una parte dell´elettorato di Forza Italia. E, non a caso, le iniziative mediatiche di Berlusconi sono state sempre orientate alla ri-mobilitazione di questi settori. Il problema dell´attivazione delle proprie aree elettorali potenziali sembra oggi altrettanto rilevate per i partiti e per i leader dell´Unione.
Negli ultimi quattro mesi, la distribuzione delle intenzioni di voto non ha registrato significative trasformazioni. La distanza fra le coalizione di centrosinistra e centrodestra resta elevata, anche se si è un po´ ridotta (da oltre sette punti percentuali a sei). Entrambe le coalizioni hanno d´altra parte aumentato i consensi, per l´inclusione di diverse formazioni politiche in passato autonome. Nel centrodestra sono aumentate, inoltre, le opzioni di voto per i due principali partiti (Forza Italia e An). Il partito di Berlusconi non ha però ancora recuperato i consensi ottenuti alle elezioni europee del 2004. Nel centrosinistra, restano invece sostanzialmente stabili negli ultimi mesi le intenzioni di voto espresse per i maggiori partiti: le lievi diminuzioni registrate sono statisticamente trascurabili nelle indagini campionarie. L´affare Unipol/Bnl e le vicende delle intercettazioni telefoniche non sembrano avere effetti rilevante sull´elettorato dei Ds, né, più in generale, sugli orientamenti di voto per l´Unione. I cambiamenti del clima politico generale, e la crescita dell´incertezza che coinvolge anche settori dell´elettorato potenziale di centrosinistra, possono però rendere più complessa la conquista del consenso nel corso della campagna elettorale.
ROBERTO BIORCIO
FABIO BORDIGNON
La Repubblica 22-01-2006
Tarok ben Arcor
di Marco Travaglio
In attesa che, dopo Bernheim, Caltagirone e Tarak ben Ammar, anche Dell'Utri e Al Capone prendano le distanze da Bellachioma, si può azzardare un primo bilancio dell'ultima reincarnazione dello Zelig di Arcore: il Presidente Testimone. Sarà la stanchezza per il tour de force mediatico-giudiziario, sarà la scarsa dimestichezza di questo imputato cronico col mestiere di testimone, sta di fatto che il risultato finale è catastrofico. Come i pifferi di montagna, il Cavalier Moralista era partito per suonarle ed è finito suonato. Nessuno, nemmeno i soci in affari e i parenti stretti, ha voluto confermare le pressioni Ds sulle Generali per Unipol. In compenso l'amico Tarak ha svelato una circostanza finora inedita: cioè di essersi recato mesi fa insieme a Bernheim, presidente delle Generali, a Palazzo Chigi per parlare con Berlusconi. Di cosa? Delle scalate. Fantastico: un socio di Berlusconi rivela che Berlusconi fece ciò che imputa ai suoi oppositori. Resta da capire cosa non abbia funzionato nella machiavellica strategia del Presidente Giustizialista. Quattro possibili spiegazioni. 1) Tarak gli ha fatto uno scherzo, rivelandogli una cosa e raccontandone un'altra ai pm. 2) Quello che rivelò a Berlusconi le pressioni Ds su Bernheim non era Tarak, ma un sosia del Bagaglino. 3) Tarak parlò all'amico premier in francese, o in arabo; lui, notoriamente digiuno delle lingue, finse di capire, ma prese fischi per fiaschi. 4) Tarak è un agente di D'Alema sotto copertura, nome in codice Ikarus.
La ciclopica autotranvata di Bellachioma non è comunque una novità. È ancora fresco il ricordo della commissione Telekom Serbia, partita per scovare le tangenti di Milosevic a Prodi, Fassino e Dini e chiusa con la scoperta che il solo politico italiano ad aver preso soldi da quella partita era un deputato di An. Per non parlare della commissione Mitrokhin del semprelucido Paolo Guzzanti: doveva smascherare le collusioni fra la sinistra e lo spionaggio sovietico e addirittura la complicità di Prodi nel delitto Moro, poi dalla lista rossa saltò fuori Jas Gawronski, eurodeputato di Forza Italia. Il maggior esperto mondiale in questi ordigni alla Wilcoyote, che scoppiano regolarmente in mano a chi li prepara, è l'on. avv. prof. Carlo Taormina da Cogne: prima del suo arrivo in Val d'Aosta, era imputata per il delitto del piccolo Samuele solo la signora Franzoni; dopo il suo arrivo, a furia di interviste, appostamenti, sopralluoghi, impronte taroccate, denunce contro vicini di casa, pm, giudici, avvocati, cancellieri, uscieri, periti e carabinieri, il caso s'è trasformato in un maxiprocesso di stampo corleonese, con una decina di filoni e una trentina di imputati, tra i quali lo stesso Taormina. Che proprio l'altro giorno scioperava contro una legge che aveva votato. Poi, perso il senso dell'orientamento, chiedeva l'arresto dei suoi stessi consulenti tecnici: i leggendari "esperti internazionali" fatti arrivare direttamente dalla Svizzera per insegnare il mestiere al Ris di Parma e alla Procura di Aosta. Ancora qualche giorno, e il sagace Taormina si arresterà da solo.
Intanto, visti i risultati, Bellachioma ha smesso frettolosamente i panni del testimone per reindossare quelli, decisamente più consoni, dell'imputato. In quella veste parteciperà oggi a Milano al ciclo di commemorazioni per il sesto anniversario della morte di un vecchio amico e socio pregiudicato, col quale per anni aveva diviso quanto aveva di più caro: i conti in Svizzera e i processi in Italia. Il tutto, si capisce, per sottolineare il profondo senso etico del premier, e soprattutto e la sua proverbiale allergia ai rapporti fra politica e affari. In contemporanea, ad Hammamet, lo statista latitante verrà celebrato degnamente sulla sua tomba da Pierluigi Diaco e dai suoi seguaci, ben consci che il guaio in Italia non sono i ladri, ma «la maledetta questione morale che, com'è noto, ha saputo ricattare non poco la vita politica italiana e che in queste ore tenta, con perfida spregiudicatezza, di offendere la dignità e l'onore di alcune indiscutibili persone perbene». Questi e altri detti memorabili sono contenuti in una pubblicità di mezza pagina che da giorni ammorba diversi giornali, sotto l'imprudente titolo: «Craxi è vivo». Imprudente perché noi non sappiamo se sia vivo, ma se lo fosse sconsiglieremmo di farlo sapere troppo in giro. Qualcuno potrebbe chiedergli 50 miliardi indietro.
domenica 22 gennaio 2006
Con la verità si vince meglio
di Marco Travaglio
Caro Antonio,
ho letto il tuo commento «Primo, non farsi del male» e alcune lettere che mi invitano a «non fare il gioco di Berlusconi».
E provo a rispondere a cuore aperto. Partendo da quel che è accaduto nella bellissima serata dell’Ambra Jovinelli, dove con Peter, Furio, Flores, Beha e Sabina abbiamo presentato «Inciucio». Di serate così, per fortuna, ce ne capitano quasi ogni giorno in giro per l’Italia. E puoi ben immaginare da chi è composto il pubblico: elettori del centrosinistra ed ex del centrodestra che non ne possono più di Berlusconi, del suo monopolio incostituzionale, dell’illegalità legalizzata, della volgarità full time, insomma del regime.
Cittadini molto diversi per estrazione politico-culturale, perché almeno un miracolo il Cavaliere l’ha fatto: riunire i nostalgici di Montanelli e di Berlinguer, molti no global e i difensori della Costituzione al seguito di Scalfaro. Li ritrovi alle presentazioni dei nostri libri, alle feste dell’Unità, agl’incontri con Santoro e Massimo Fini, sul blog di Grillo, agli spettacoli di Sabina, Luttazzi, Paolo Rossi, Marco Paolini, nelle edicole a comprare la Repubblica, l’Espresso, l’Unità, Micromega, il Diario, o il Corriere per Biagi, Sartori e Stella.
Li rivedi alle primarie, eroicamente in fila per ore al gelo, nonostante i minuetti sulla guerra, le riabilitazioni di Craxi, le astensioni sulla controriforma costituzionale, il «dialogo sulla giustizia», le avances ai vari Lombardo, le porte aperte ai riciclati e agli imputati, gli inciuci sulla Rai. Finchè “di là” c’è Berlusconi, voteranno tutti centrosinistra: chi turandosi il naso, chi tagliandoselo, chi trovandosi a suo agio con questo o quel partito, chi sognando una lista Prodi che raccolga un po’ di società civile fuori dalla partitocrazia. Ma voteranno. Non ne conosco nemmeno uno che dallo scandalo Unipol e dagli altri mille inciuci concluda che «tanto vale tenersi Berlusconi» e, non sapendo quali fili tagliare per disinnescare la bomba, si astenga o voti Berlusconi perchè «sono tutti uguali». Anche perché, per quanti sforzi si facciano, è impossibile eguagliare Berlusconi. Nel nostro mondo tutti, ma proprio tutti, sanno esattamente quale filo tagliare: quello azzurro del regime. «Tra il bordello e il manganello, scelgo il bordello», diceva Montanelli nel 2001, «il manganello mi fa paura, il bordello no».
Detto questo, c’è un grosso “ma”: lo scandalo Unipol è una spada nel costato di ciascuna di queste persone. Che sanno benissimo chi è Berlusconi, come ha fatto i soldi, chi sono i suoi compari, quant’è incapace di governare. Per questo, qualunque cosa faccia, non si meravigliano di nulla e non hanno nulla da chiedergli, se non di levarsi dai piedi al più presto. Ma con i propri rappresentanti sono molto esigenti. Non s’accontentano di una generica “diversità”. Pretendono il massimo, almeno in quel campo che non è mai trattabile sul tavolo degl’inevitabili compromessi della politica: la questione morale. Che Berlusconi sia invischiato in tutt’e tre le scalate estive (Antonveneta, Rcs e Bnl), lo si dà per scontato ancor prima di saperlo. Ma si resta allibiti quando i vertici di un partito sponsorizzano una scalata con pessime compagnie.
Ecco quel che si domanda e mi domanda la gente che incontro ogni giorno. Era proprio necessario difendere gli “immobiliaristi” alla Ricucci & Coppola? Prendere le parti di Gnutti (già condannato per insider trading)? Magnificare Consorte (imputato da due anni con Gnutti per un altro insider su obbligazioni Unipol)? Balbettare su Fazio?
Prendersela con i giornalisti che avevano svelato quelle liaisons dangereuses un anno fa, avendo l’unico torto di avere ragione? Potrei continuare, ma mi fermo qui per non gettare altro sale su ferite che purtroppo restano aperte.
Tu scrivi che a sinistra c’è una rincorsa a farsi del male. Ma che deve fare tutta la brava gente che ha già deciso di votare Prodi e lo farà qualunque cosa accada? Deve pure chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie, spegnere la tv, disertare edicole, teatri, librerie e blog per non incappare in qualche giornalista o comico che gli dica la verità? Siamo sicuri che a «farci del male» non sia chi fa scandalo, ma chi lo racconta? Te l’ho detto, Antonio: credo di conoscerla un po’ questa gente. Non è come gli elettori di Berlusconi, che certe cose non vogliono neppure sentirle. Sono cittadini maturi che vogliono sapere e capire tutto di tutti. Di Berlusconi gli abbiamo raccontato (e continuiamo a raccontargli) tutto, mentre i grandi strateghi del centrosinistra ci raccomandavano di «abbassare i toni».
Ma ora questi cittadini maturi vogliono sapere anche degli altri, «dei nostri». Non per rivangare gli inciuci del passato, esercizio che sarebbe inutile e anzi dannoso se esistesse una discontinuità fra l’ieri e il domani. Ma per sapere che accadrà stavolta se, come tutti speriamo, la fairy band perderà le elezioni. Quel giorno si ripeterà esattamente la situazione del ’96: Prodi al governo, Berlusconi all’opposizione. Entrambi con 5 anni in più, Berlusconi con qualche miliardo e capello in più e qualche processo in meno.
Tutti rimpiangono la buona amministrazione del governo Prodi-Ciampi che ci portò in Europa. Ma tutti ricordano che in due sole materie l’Ulivo, in Parlamento, fece disastri: la giustizia e la libertà d’informazione, proprio quelle che stanno a cuore a Berlusconi. Quei problemi restano, incancreniti da cinque anni di regime. E a risolverli dovrebbero essere quanti che l’altra volta non lo fecero, non perché se ne scordarono, ma perché non vollero. Ecco: la nostra gente, proprio perché sa che non sono tutti uguali, s’indigna quando vede gli inciuci fra i diseguali. E, proprio perché andrà a votare contro Berlusconi, vuol sapere adesso cos’accadrà dopo su giustizia e informazione. Riusciranno i nostri eroi a liberare la Rai dall’occupazione abusiva dei partiti? Riusciranno a varare un antitrust che tolga al monopolista due reti su tre, come da programma dell’Ulivo’96? Riusciranno a dichiarare incompatibile con la politica chiunque possegga azioni di aziende di comunicazione? Riusciranno a radere al suolo tutte le leggi vergogna (anche quelle votate nel 1996-2001 da destra e sinistra a braccetto)? Riusciranno a far funzionare la giustizia anche per i potenti, magari abolendo la prescrizione durante il processo, come in America? Riusciranno a non candidare i condannati, gli imputati e i prescritti?
Questo chiede chi si sente bruciato dall’esperienza della volta scorsa: impegni chiari prima di votare, per controllare dopo, giorno per giorno, che vengano mantenuti. La novità è questa: niente più deleghe in bianco. Prima si vota, poi si vigila. Per evitare che Berlusconi vinca anche se perde. Hai presente gli “apoti” di Prezzolini? Ecco, non la beviamo più.
da l'Unità del 21 gennaio 2006
venerdì 20 gennaio 2006
Cinema. A Napoli se sei gay paghi la metà.
Nel multisala Modernissimo per la prima di "Brokeback Mountain". Dichiararsi al botteghino vale uno sconto del 50%
NAPOLI, 20 GEN - Essere gay puo' far risparmiare, almeno al cinema. Stasera a Napoli chi fara' outing alla cassa paghera' meta' biglietto, 3,50 euro. E' una iniziativa - di cui da' notizia oggi Il Mattino - della multisala Modernissimo del centro storico, per salutare l'uscita di 'I segreti di Brokeback Mountain' di Ang Lee, film trionfatore dell'ultima Mostra di Venezia che sta facendo incetta di premi in tutto il mondo.
Opera censurata in alcuni stati Usa, il film narra realisticamente una romantica storia d'amore tra cowboy ed e' gia' in odore di Oscar.
''E se qualcuno, magari 'scendendo' dai Quartieri Spagnoli, usera' lo stratagemma di dichiararsi gay per pagare di meno, ben venga, saremo due volte felici. Vorra' dire davvero che l'omosessualita' oggi e' sempre meno un tabu' - spiega Luciano Stella, patron del Modernissimo - il nostro locale e' gay-friendly da tempo, segnalato dal sito gay.it. Su questa iniziativa abbiamo l'appoggio dello storico circolo romano Mauro Mieli che sta conducendo la battaglia contro il divieto ai minori di 14 anni per questo film''.
''Una riduzione del biglietto non e' certo offensiva - spiega Andrea Berardicurti del circolo Mieli - speriamo invece che in molti si rechino a vedere il film di Ang Lee, assurdamente vietato in Italia e celebrato dalla critica di tutto il mondo come una grande opera poetica''.
''Un modo per sdrammatizzare e solidarizzare - spiega il direttore della storica multisala napoletana, Gerardo De Vivo - D'altra parte ci sono tante promozione simili per l'8 marzo o San Valentino e nessuno si scandalizza. Potremmo definire questa iniziativa 'gay per una notte'''.
La serata monotematica sui cowboy (verranno proiettati dalle 18 nella saletta Videodrome anche classici western) sara' dedicata anche alla presentazione di una nuova organizzazione omosessuale napoletana, I-Ken, una onlus attiva sul territorio per i diritti civili. ''Con noi stasera ci saranno eterosessuali e politici come il senatore Ds Massimo Villone - spiega il fondatore Carlo Cremona - l'iniziativa del Modernissimo e' bellissima e servira' per far conoscere la nostra attivita' a sostegno delle culture diverse. Tra i nostri obiettivi c'e' la diffusione dello studio della Costituzione italiana. Il nostro modello di comunicazione e' padre Alex Zanotelli''.
E dopo il film, viene annunciato, saranno distribuiti i tipici 'taralli sugna e pepe' della tradizione gastronomica napoletana da autentici cowboy partenopei. (ANSA).
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35837
Nella steppa Rai
di Maria Novella Oppo
C’è chi chiede di fermare Berlusconi che ha invaso la Rai, ma non è detto che l'aggressione non si ritorca contro il premier. E chissà che la strategia giusta non sia quella della vecchia Russia: lasciare che Napoleone (o Hitler?) entri nella steppa Rai e lasciarlo lì, per sempre, tra le smanacciate e le smancerie di Luca Giurato. Abbandonarlo alle coraggiose e acute domande di Monica Maggioni, finché Berlusconi, non trovando resistenza alcuna, non cada per terra da solo, come chi tenta di abbattere a spallate una porta aperta. È peggio che non si trovi, tra migliaia di dipendenti Rai, un usciere (o un presidente) che sbarrino l’accesso, o che vadano in onda certi tg? Prendiamo un Tg1 a caso: apertura su Ciampi che esige par condicio, senza riferimento a Berlusconi.
Anzi, Bondi accusa Fassino di occupare la Rai. Seguono dieci minuti di polverone Unipol e qualche secondo di Rutelli che si felicita per lo sventato pericolo rosso. Forse, meglio lasciare che Berlusconi imploda e fermare Mimun (e anche Rutelli).
da L'Unità 20-01-2006
martedì 17 gennaio 2006
Cattolici italiani favorevoli ai Pacs e anche a divorzio e aborto
Un'indagine Eurispes sul rapporto con la fede sottolinea il distacco tra il paese reale e le gerarchie ecclesiastiche
ROMA - Gli strali della Chiesa sulle unioni civili non condizionano i fedeli: un'indagine Eurispes rivela che il 68,7% dei cattolici italiani è favorevole ai Pacs. E che hanno visioni discordanti da quelle della Chiesa anche su altri temi scottanti: il 65,6% dei cattolici difende infatti la legge sul divorzio e il 77,8% è contrario al divieto dell'eucarestia ai divorziati.
Persino in tema di aborto i cattolici divergono dalla visione ufficiale delle gerarchie ecclesiastiche e l'83,2% si dichiara favorevole all'interruzione volontaria di gravidanza se la vita della madre è in pericolo; il 72,9% se ci sono gravi anomalie e malformazioni del feto e nel 61,9% in caso di violenza sessuale. La percentuale, cala notevolmente se le motivazioni sono più attinenti alle condizioni economiche o alla volontà della madre di non avere figli: rispettivamente al 26,4% (23% cattolici e 51,2% non cattolici) e al 21,9% (18,6% cattolici e 45% non cattolici).
L'indagine dell'Eurispes fotografa il rapporto tra gli italiani e la fede cattolica, tra adesione e disobbedienza, contenuto nel Rapporto Italia 2006. E' stata condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 1.070 intervistati e realizzata nel periodo tra il 22 dicembre 2005 e il 5 gennaio 2006.
L'indagine rileva che sono aumentati i cattolici (87,8%), un dato in crescita di 8 punti percentuali rispetto a un analogo sondaggio effettuato sempre dall'Eurispes quindici anni fa. Allo stesso tempo, solo un terzo dei credenti sembra essere anche "praticante". "I dati emersi delineano - spiega il professor Gian Maria Fara - una crisi non della religione, ma della religiosità". "La realtà è che in Italia, tra la Chiesa cattolica ed i propri fedeli c'è la stessa discontinuità che esiste, politicamente parlando, tra paese ufficiale e paese reale - sottolinea Fara - le gerarchie ecclesiastiche non sembrano corrispondere, nell'elaborazione dell'indirizzo religioso, alle difficoltà e alle istanze dei fedeli cattolici".
Il rapporto Eurispes rivela anche un forte desiderio di religiosità tra i giovani. La percentuale dei ragazzi che affermano di partecipare alla messa domenicale è superiore a quella dei soggetti più grandi di età: si reca alla messa tutte le domeniche il 30,8% degli intervistati che hanno tra i 18 e i 24 anni d'età, a fronte del 22,4% e del 28,5% dei soggetti intervistati appartenenti rispettivamente alle fascia d'età 25-34 e 35-44 anni. La quota più alta (37,7%) dei soggetti che si recano in Chiesa appartiene invece alla fascia d'età 65 anni ed oltre.
(17 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/cce32
I cowboy omosessuali di Ang Lee stravincono i Golden Globe 2006
Quattro statuette per Brokeback Mountain. Tre riconoscimenti per Walk The line. Clooney miglio attore non protagonista
Nessun premio a Tony Renis, unico italiano ad essere stato nominato
Il regista Ang Lee
LOS ANGELES - Il miglior film drammatico per la giura dei Golden Globe, è Brokeback Mountain, che è stato premiato questa notte dalla giuria della Hollywood Foreign Press durante una cerimonia tenutasi al Beverly Hilton Hotel. Ma non si è trattato dell'unico vincitore, anzi: anche se il premio dedicato al miglior regista è finito nelle mani di Ang Lee ad avere vinto tre statuette pesanti è stato Walk The Line, biografia di Johnny Cash, interpretato da Joaquin Phoenix e Reese Witherspoon, entrambi giudicati migliori attori protagonisti nella categoria musical o commedia. Walk the Line ha vinto anche il premio come migliore film in questa categoria e si propone come vero sfidante in vista degli Oscar.
Brokeback Mountain, che racconta una storia d'amore omosessuale, e ha sollevato diverse polemiche pur riscuotendo un buon successo al botteghino (da ricordare anche i riconoscimenti alla Mostra di Venezia), rimane però il film favorito, avendo tra l'altro ottenuto ben sette nomination.
Felicity Huffman si è aggiudicata la statuetta di migliore attrice drammatica, per la prova in Transamerica, mentre Philiph Seymour Hoffman è stato giudicato migliore attore drammatico per la parte in Capote. George Clooney ha vinto il globo come migliore attore non protagonista drammatico, per la sua interpretazione nella pellicola Syrana, nella quale interpreta un agente della Cia in Medio Oriente. Il corrispondente al femminile del premio vinto da Clooney è invece andato a Rachel Weisz per il suo ruolo in The Constant Gardener.
Il premio alla carriera è stato consegnato da una raggiante e incinta Gwyneth Paltrow a Sir Anthony Hopkins, che sul palco l'ha abbracciata calorosamente e ha ricevuto la standig ovation dei presenti in sala: "Un premio fantastico ha - detto Hopkins - Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi registi e attori e voglio ringraziare tutti loro ma anche tutti gli stunt, gli elettricisti, i parrucchieri, e tutti coloro che sono anonimi ma che lavorano più duro di tutti quanti. Grazie a questa industria che con me è stata straordinariamente generosa e grazie a cui ho avuto un favolosa carriera. E non è mica finita", ha concluso l'attore.
Il premio per il miglior film straniero è andato a Paradise Now, una pellicola palestinese che indaga sugli attentatori suicidi e sulle loro motivazioni. Il regista del film, Hany Abu-Assad, ha definito il premio "un riconoscimento per i palestinesi che meritano libertà e uguaglianza".
Per la televisione: migliore serie drammatica Lost, migliore serie non drammatica Desperate Housewifes. Geena Davis è stata premiata come migliore attrice: è protagonista di una serie Tv drammatica nella quale interpreta la prima presidente donna degli Stati Uniti, Commander in Chief. Mentre l'attore britannico Hugh Laurie ha vinto come protagonista della serie drammatica House.
Nessuno Globo d'oro al cinema italiano. L'unico esponente del cinema di casa nostra ad essere stato nominato era Tony Renis, con la colonna sonora di Christmas in Love. Il premio per la migliore canzone originale è invece andato a A love that will never grow old, parte della colonna sonora di Brokeback Mountain.
I Golden Globe vengono scelti ogni anno dai circa 85 membri della Hollywood Foreign Press Association e sono decisamente una sorte di anticipazione dei più importanti Oscar, assegnati invece dai circa 6.000 membri della Academy of Motion Picture Arts and Sciences.
(17 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/74gb5
lunedì 16 gennaio 2006
Grande successo manifestazione sul Pacs a Roma: 50.000 presenti
Palombarini, giudice di cassazione, riconosce il valore sociale della legge: "Davanti ai diritti non si abdica"
Roma, 14 gen. (Adnkronos) - Un rito annunciato ma non celebrato: in piazza Farnese il magistrato di Cassazione Giovanni Palombarini e' intervenuto dal palco alla manifestazione ''Tutti in Pacs'', ma non ha officiato simbolicamente le unioni di fatto come invece era stato annunciato dagli organizzatori. Un gesto 'censurato' preventivamente non solo dal ministro della Giustizia Roberto Castelli, ma anche dal vicepresidente del Csm Virginio Rognoni, che al magistrato aveva chiesto ''maggiore sobrieta' e misura''.
''C'e' bisogno della legge per regolare le coppie di fatto'', ha detto il giudice della Suprema Corte limitandosi ad esprimere la propria posizione sulle coppie di fatto con un discorso letto in pubblico tra gli applausi dei presenti. ''Non e' vero, come dicono da piu' parti -ha continuato Palombarini- che si fa questo discorso per legittimare le unioni tra gli omosessuali, in quanto la questione tocca parecchie coppie di eterosessuali. Ma anche se questo fosse vero sarebbe uguale: davanti ai diritti non si abdica''.
Da quest'assunto deriva anche ''la solidarieta' a coloro che sono a Milano per la liberta' e l'autodeterminazione delle donne.
Tutto si tiene. Il principio di laicita' dello Stato -ha commentato Palombarini- da qualche tempo nel nostro Paese e' messo in discussione''.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35754
domenica 15 gennaio 2006
Lo show del cavaliere è diventato un boomerang
di EUGENIO SCALFARI
GIORNALI a lui vicini come "Libero" e "Il Foglio" hanno appioppato due nomignoli appropriati alla sua deposizione di "persona informata dei fatti": "Detective Silvio" e "Ispettore Roc". Il "Corriere della Sera" di ieri ha richiamato l'ombra del Sifar e dei suoi illegali fascicoli di spionaggio. Ma la più pertinente delle definizioni (chiedendone scusa all'autore) mi sembra piuttosto "Dagospia", un sito Internet specializzato in gossip.
Il nostro "Dagospia" si è recato l'altro ieri pomeriggio in Procura accompagnato dall'avvocato Ghedini che aveva organizzato l'incontro con il Procuratore capo e con i due sostituti incaricati dell'inchiesta Unipol e per venticinque minuti li ha intrattenuti sui gossip dei quali era stato informato da un tunisino suo socio in affari: chi dei dirigenti diessini ha cenato con il presidente delle Generali e qual è stato il contenuto di quell'incontro.
Forse anche il menù della cena e i vini serviti a tavola.
Reati? Certo che no, ha detto Berlusconi ai suoi amici di Forza Italia ed ha ripetuto nell'ennesima trasmissione televisiva cui ha partecipato subito dopo (da Anna La Rosa).
Ieri pomeriggio ha ripetuto il concetto in una conferenza stampa appositamente convocata. Risulta evidente che il nostro Dagospia sente incombere il reato di calunnia e mette le mani avanti. Ma sente anche montare intorno a sé il disagio dei suoi alleati e la disapprovazione generale dell'opinione pubblica, non soltanto di quella di centrosinistra.
Un passo falso di estrema gravità, improvvidamente preparato dal suo avvocato di fiducia che in fatto di relazioni esterne non dev'essere proprio una cima. La deposizione di Berlusconi ha avuto come effetto l'uscita di scena del caso Unipol, sostituito dal caso d'un presidente del Consiglio che, in piena campagna elettorale, consegna ai magistrati inquirenti un dossier di gossip politici compilato da un suo socio in affari, con il chiaro intento di attivare un ventilatore giudiziario per meglio schizzare fango sui suoi avversari, ma si accorge nel bel mezzo di questa fraudolenta operazione che il ventilatore funziona controvento rigettando il fango (o peggio) su di lui.
Qui nasce una questione della massima serietà, sollevata ieri nell'editoriale di Ezio Mauro; una questione politica e istituzionale che mette in discussione la natura stessa di questo governo. Le iniziative calunniose e spionistiche del suo presidente turbano lo svolgimento ordinato delle elezioni politiche, cioè il momento culminante di ogni democrazia, tentando di manipolare il voto degli elettori e suscitando reazioni e tensioni.
Si tratta dunque di iniziative di stampo eversivo, mentre non a caso il presidente della Repubblica, ben consapevole dei rischi indotti che possono derivarne, batte da tre giorni sul tasto del pericolo di inquinamento elettorale. Mentre tutto ciò accade sotto gli occhi allibiti dei nostri partners europei, un Parlamento arrivato al termine del suo mandato approva a colpi di maggioranza una legge palesemente illegale (insisto sull'avverbio "palesemente") che abolisce la possibilità del Pubblico ministero di appellarsi contro le sentenze di assoluzione e con ciò discrimina la pubblica accusa e le parti civili rispetto alla difesa dell'imputato, violando gli articoli 110 e 112 della Costituzione, che stabiliscono la parità delle parti in processo, con l'evidente intento di bloccare il processo Sme che vede imputato lo stesso presidente del Consiglio per corruzione in atti giudiziari.
Contemporaneamente lo stesso presidente del Consiglio, attraverso il capo del gruppo parlamentare del suo partito, fa bloccare a tempo indefinito la riforma della legge sulla contrattazione dei diritti televisivi delle partite di calcio e regala un bel pacco di denaro al Milan, alla Juventus e all'Inter a spese di tutte le altre squadre del campionato.
* * *
Questi sono i fatti accaduti nell'ultima settimana e ne mancano ancora una dozzina prima della giornata elettorale. Aggiungerei l'occupazione totale degli spazi televisivi dai quali campeggia ininterrottamente la faccia inceronata del presidente del Consiglio, concionante senza limiti di tempo di fronte a conduttori compiacenti o ammutoliti.
I dirigenti del centrosinistra hanno preannunciato un passo formale presso il capo dello Stato affinché questa invereconda deriva antidemocratica abbia termine e si recuperino condizioni di normalità democratica. Se questo obiettivo non si realizzasse e dovesse continuare l'attuale scompiglio, la situazione potrebbe arrivare a decisioni estreme.
Gli alleati di Forza Italia vanno per una volta aldilà del mugugno. Per Casini l'iniziativa del premier in Procura equivale a una seduta di "avanspettacolo", mentre per Maroni si è trattato di "una nota stonata, da evitare". Tuttavia è evidente che una radicalizzazione dello scontro elettorale ha anche loro come bersaglio. Fini e il presidente della Camera si stanno facendo schiacciare dal radicalismo berlusconiano. Saranno loro ed i loro propositi alternativisti le prime vittime di quanto accade.
***
Come se questi guasti inflitti alla democrazia dal massimo rappresentante del potere esecutivo non bastassero a suscitare stupore e preoccupazione, un'altra grave interferenza è stata compiuta tre giorni fa dalla più alta autorità religiosa. Dal palazzo Vaticano il Papa Benedetto XVI, ricevendo gli auguri del sindaco di Roma, del presidente della Regione Lazio e del presidente della Provincia, si è rivolto direttamente ad essi affinché si oppongano all'attuazione dei Pacs e alla somministrazione della pillola abortiva negli ospedali pubblici. E affinché si dichiarassero contrari alle manifestazioni popolari indette ieri a Roma e a Milano per rivendicare i diritti delle donne e degli omosessuali.
Il Papa e i vescovi - l'abbiamo ripetuto più volte da queste pagine - sono liberissimi di testimoniare la fede e l'etica che ne deriva. Ormai sono andati molto più in là e intervengono dando giudizi e indicazioni anche su temi strettamente politici, sebbene i Patti Lateranensi delimitino con assoluta chiarezza che la materia politica non riguarda le autorità religiose.
Ma tre giorni fa Papa Ratzinger ha varcato un'altra frontiera che finora era stata rispettata. Non si è rivolto soltanto ai cattolici e a tutti i cittadini nella sua lotta contro l'aborto e contro gli omosessuali. Ha fatto di più. Si è rivolto perentoriamente alle autorità civili in sua presenza e ne ha prescritto pubblicamente i comportamenti che il Papa si attende da loro.
Un fatto del genere non sarebbe certamente concepibile nei riguardi del sindaco di Parigi o di Londra o di Berlino o di Madrid. Wojtyla non si è mai spinto così oltre, neppure nella sua amata Polonia dove, proprio durante il suo pontificato, furono varate le prime leggi laiche di quel paese.
Benedetto XVI si è dichiarato addirittura ferito e offeso da due libere manifestazioni popolari che non avevano certo lui né la religione cattolica come bersaglio.
La nostra campagna elettorale non riguarda certo il Papa, ma anche lui e i suoi consiglieri, come pure il giornale che si pubblica in Vaticano con il "placet" della Segreteria di Stato, dovrebbero sentire l'elementare responsabilità di evitare interventi plateali indirizzati ad autorità civili che soltanto per un senso, esso sì responsabile, di rispetto non hanno replicato come forse avrebbero voluto (e dovuto) richiamando "l'incipit" del Concordato che stabilisce l'esclusiva sovranità della Chiesa in materia religiosa e l'altrettanto esclusiva sovranità delle autorità civili in materia temporale.
Auspichiamo che il Papa dopo questo spiacevole episodio, abbia modo di riflettere con attenzione sul peso e sugli effetti delle sue esternazioni nonché sulle reazioni di chi lo ascolta con rispetto ma con libertà di spirito e autonoma dignità di coscienza.
(15 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/aj6yf
sabato 14 gennaio 2006
Propaganda irresponsabile
di EZIO MAURO
Per la prima volta nella storia della nostra democrazia, il capo del Governo si è presentato ad una Procura della Repubblica per denunciare i leader dell'opposizione, in piena campagna elettorale: dopo l'annuncio e il sospetto distribuiti agli italiani dallo studio televisivo di Porta a porta, davanti al suo notaio.
Aveva carte in mano, rivelazioni clamorose, notitiae criminis per l'inchiesta Unipol-Bnl? Niente di tutto questo. Anzi, il contrario. Mentre il presidente del Consiglio parlava con i magistrati - spiegando di aver sentito dire dal suo amico Tarak Ben Ammar che D'Alema e altri dirigenti ds avevano "chiesto incontri conviviali" al presidente di Generali Bernheim, per convincerlo a vendere la sua quota Bnl a Unipol - il suo avvocato-deputato, Ghedini, si preoccupava di precisare che nulla di quanto Berlusconi stava dicendo aveva qualche rilevanza penale.
La stessa precisazione, dopo la smentita di Generali, doveva farla il Cavaliere ieri: mai parlato di pressioni, mai detto nulla di penalmente rilevante.
Fermiamoci qui. I lettori di Repubblica sanno quanto abbiamo giudicato grave politicamente l'errore dei ds di schierarsi a fianco di Unipol in una contesa di mercato su Bnl, di sostenere Consorte anche quando emergeva il "concerto" con i furbetti delle altre scalate, di aver ignorato la bramosia di arricchimento illecito che legava il manager a Gnutti, Fiorani e Ricucci. Berlusconi avrebbe dunque tutto il diritto (anche citando l'incontro con Bernheim) di attaccare politicamente i ds per queste ragioni: se è in condizione di farlo. Prima, infatti, dovrebbe chiarire perché era "commosso" per la scalata di Fiorani, perché ha visto due volte il banchiere di Lodi questa estate, perché ha benedetto Gnutti, perché ha incontrato Ricucci in Sardegna, perché due suoi sottosegretari sono coinvolti nell'inchiesta.
Ma Berlusconi, invece di chiarire i suoi comportamenti, ha deciso di giocare spettacolarmente sulla ruota criminale una notizia che di criminoso non ha nulla, visto che lui stesso la considera irrilevante. Nella speranza che i cittadini spettatori vengano fuorviati e manipolati dal contesto, dal paesaggio giudiziario, dall'ambiguità del messaggio, e vedano il crimine anche dove non c'è.
È una condotta spregiudicata. Ma è soprattutto una condotta antidemocratica. Si va dai magistrati, e di corsa, se c'è notizia di un reato. Ma non per fare propaganda, perché la Procura non è ancora la stessa cosa di uno studio televisivo.
(14 gennaio 2006)
http://tinyurl.com/82dq2
venerdì 13 gennaio 2006
Pacs, il Vaticano contro la manifestazione di domani
Grillini replica a Prodi: "Il Movimento omosessuale è responsabile"
L'Osservatore Romano: «Siamo tutti testimoni che si è aperta una partita decisiva, che ha per oggetto la famiglia»
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ROMA - Non si è ancora svolta, ma già fioccano le polemiche. La manifestazione di sabato a Roma a favore di una futura legge che legalizzi i pacs, le unioni di fatto che nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbero rendere legali le unioni omosessuali, come già avviene in molti Paesi europei, è sotto il fuoco incrociato del mondo politico e di quello ecclesiastico.
Una manifestazione del movimento omosessuale (Lapresse)
OSSERVATORE ROMANO - Ha cominciato il leader dell'Unione Romano Prodi che si è detto amareggiato per la manifestazione di domani in una telefonata all'organizzatore, vale a dire Franco Grillini, deputato Ds e leader storico dell'Arci Gay.
Poi è sceso in campo anche il Vaticano con l'attacco a tutta pagina dell'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede: «È soprattutto sul piano delle provocazioni che sembra che il dibattito si stia collocando: è tipica la convocazione, in una centralissima piazza di Roma, di una manifestazione per benedire laicamente le unioni di fatto» si legge in un articolo che sarà pubblicato domani. Per il quotidiano d'Oltretevere il modo di portare avanti il confronto sulle diverse posizioni parte con un vizio d'origine: al posto delle «idee fioccano gli slogan» e «il ragionamento lucido e pacato viene sostituito da cortei e da invettive». Di una cosa, tuttavia, l'Osservatore si dice certo, che «siamo tutti testimoni che si è aperta una partita decisiva, inimmaginabile fino a qualche decennio fa e che ha per oggetto la famiglia», un soggetto che necessita di essere difeso. «Per difenderla non c'è bisogno di argomenti teologici o religiosi - si legge - bastano comuni argomenti umani».
LA REPLICA - Non si è fatta attendere la replica di Grillini a Prodi e al mondo cattolico: «Ho detto ieri sera a Romano Prodi che bisognerebbe prendere atto del senso di responsabilità del movimento omosessuale italiano. Noi domani non celebreremo ottomila matrimoni omosessuali a sei mesi dalle elezioni come è stato fatto negli Usa, noi facciamo una manifestazione dove alcune persone parlano dei loro affetti. Dunque ci saremmo aspettati e ci aspettiamo dal centro sinistra nel suo complesso parole di apprezzamento per il nostro senso di responsabilità e non parole di critica».
A fianco di Grillini si sono schierati oltre che i Ds anche i componenti laici del centrosinistra, mentre è netta la contrarietà della maggioranza di governo.
LA MANIFESTAZIONE La manifestazione di sabato a Roma avrà luogo dalle 14,30 alle 20, e si terrà in piazza Farnese, dove è previsto l'allestimento di un palco, di un gazebo e lo svolgimento di un concerto.
13 gennaio 2006
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35747
giovedì 12 gennaio 2006
Lui Italiano e lui scozzese. Sposati.
L'Italia deve fare passi avanti
di Paola Brambillasca
"Se nessuno esce dai ranghi, in Brianza, il clima di omertà sulla condizione degli omosessuali non cambierà mai. Ecco, io credo di essere uscito dai ranghi e di essermi esposto in prima persona per cercare di modificare, almeno in parte, la percezione degli omosessuali che hanno nei piccoli paesi nell'hinterland monzese". Queste le parole di Massimo Redaelli, il 36enne concorezzese che si è unito appena 10 giorni fa in partnership col suo compagno Nick a Brighton. "Ricordo che quando mia madre, vedendomi col mio ex ragazzo, mi chiese se fossi gay, io risposi di sì. E da quel giorno la mia vita diventò sempre più difficile. I miei amici, quelli che conoscevo tramite la mia adolescenza in oratorio, si dileguarono tutti, eccetto uno. Ora, per fortuna, i rapporti con la mia famiglia sono almeno in parte recuperati e ho ristabilito i contatti anche con qualche amico del liceo Zucchi - spiega Massimo - questo è successo in Italia. A Concorezzo. In Inghilterra, invece, è cosa comune vedere coppie dello stesso sesso passeggiare mano nella mano per strada, o andare a scuola ad accompagnare i figli. Nel Regno unito sono sei milioni le persone omosessuali dichiarate, il dieci per cento della popolazione complessiva, e posso dire che vivono, anzi, che viviamo in totale armonia con il resto della popolazione eterosessuale, senza essere additati per strada o emarginati. Credo che l'Italia dovrà adeguarsi: il resto dell'Europa sta facendo passi avanti verso il riconoscimento dei diritti degli omosessuali. E spero che anche in Italia a breve si sentirà dire la stessa frase che ha pronunciato l'officiante Debby Rainolds durante la cerimonia che ha unito me e Nick il 29 dicembre: "Era ora che anche le unioni omosessuali venissero riconosciute!".
da "L'Esagono" di lunedì 9 gennaio 2006
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35720
mercoledì 11 gennaio 2006
Unione, presentata la bozza del programma
Prevede il riconoscimento delle unioni civili
E' stata presentata ieri la bozza del programma dell'Unione. 274 pagine distribuite ai partiti della coalizione per l'ultima messa a punto prima dell'assemblea nazionale dell'11 febbraio. In 12 capitoli vengono suddivise e affrontate tutte le tematiche e i problemi dell'Italia del 2006, dall'economia, alla politica estera, all'informazione. In primo piano il risanamento dei conti pubblici e la crescita economica inseme alla tassazione delle rendite finanziarie e la restituzione del fiscal drug. Sarà istituita un'autorithy ad hoc sul conflitto di interessi. Nuova politica degli ingressi e abolizione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione. E' previsto il riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, i cosiddetti Pacs. In politica estera l'Unione chiederà al parlamento il ritiro immediato delle nostre truppe in Iraq, sulla base di modalità concordate con le autorità irachene.
(Rai News 24 del 11/01/2006)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=35687