Approvata la richiesta che impegna il governo a fare la legge L'Udeur vota il proprio testo e quelli di Udc e Forza Italia
Nel video Luca Volontè dell'UDC, nel corso del dibattito sulle mozioni antipacs, attacca duramente la militanza gay
ROMA — Alla fine vince la mozione dell'Ulivo, l'unica approvata su 8 presentate. Perché catalizza il voto di tutta l'Unione, compresa la Rosa nel Pugno che pure non ritira il suo testo. L'impegno a legiferare sulle coppie di fatto passa alla Camera con 301 voti contro 266 e 10 astenuti. Ma, nonostante il lavoro sotterraneo di diplomazia intentato da Dario Franceschini e compagni di Margherita e Ds, l'Udeur vota contro. E attorno al partito di Clemente Mastella si arrocca la Cdl per tentare di mettere in contraddizione la maggioranza. Non ci riesce, ma promette battaglia in Parlamento, una volta che il governo avrà presentato il disegno di legge sul quale stanno lavorando Rosy Bindi (Dl) e Barbara Pollastrini (Ds). Romano Prodi si dichiara «soddisfatto», ma ora chiede di «recuperare» l'Udeur lavorando con intelligenza alla nuova normativa che potrebbe essere presentata, per un primo giro di pareri, anche nel Consiglio dei ministri fissato domani. O al massimo in quello del 9 febbraio.
UDEUR NON CEDE — Ad un certo punto, nel primo pomeriggio, prima che si aprisse la discussione in aula, sembrava che l'Unione avesse recuperato gli udierrini con un'astensione che avrebbe comunque bloccato la sfida del centrodestra sui valori. Ma il ritiro delle mozioni da parte di Prc, Verdi e Pdci ha provocato la marcia indietro dell'Udeur che non se l'è sentita di farsi accomunare alla sinistra radicale. E così si è scelta la linea dura. Con gli applausi del centrodestra e il voto reciproco: l'Udeur che ha appoggiato le mozioni di Forza Italia, Udc e Lega e viceversa, con l'aggiunta di molti esponenti di An.
Per sfidare i cattolici dell'Ulivo il partito di Mastella ha presentato la sua mozione in parti separate, in modo da votare da sola la diffida a qualunque equiparazione tra le coppie etero e quelle omosessuali. Ma i cattolici della Margherita hanno fatto quadrato attorno all'Ulivo. Commento del capogruppo udierrino Mauro Fabris: «Dove stanno i teodem? Neanche di fronte a questo tema hanno avuto un sussulto di identità».
DISSIDENTI LAICI — Forza Italia, grazie alla mediazione di Enrico La Loggia, alla fine è riuscita a presentare una mozione unitaria, firmata dalla cattolica Isabella Bertolini e dall'ex radicale Benedetto Della Vedova. L'accordo è stato raggiunto sul fatto che della materia non doveva occuparsi il governo ma il Parlamento. Ma non sono mancati i «dissidenti» anche all'interno della Casa delle Libertà. In più votazioni si sono distinti alcuni gruppetti di laici che hanno votato in modo diverso rispetto ai loro partiti. Dentro Forza Italia, ad esempio, Margherita Boniver, Enrico Costa, Gaetano Pecorella, Stefania Prestigiacomo e Dario Rivolta. Un buon risultato ha incassato anche la mozione del Nuovo Psi con 169 voti.
Sul fronte opposto è da registrare la posizione della Rosa nel Pugno che, pur votando a favore della mozione dell'Ulivo, ha deciso di mettere ai voti anche il suo testo, pur sapendo che sarebbe stato bocciato. Del resto anche radicali e socialisti, come l'Udeur, ma per motivi opposti, non avevano firmato quelle 7 righe del programma dell'Unione sulle coppie di fatto.
MINISTRI AL LAVORO — Ora si attende che venga completato il lavoro sul testo che il governo dovrà presentare in Consiglio dei ministri. La Bindi, che lo sta redigendo insieme alla Pollastrini, ieri è intervenuta in aula tentando di rassicurare anche i contrari: «Non vogliamo ledere le prerogative del Parlamento, ma offrire un contributo di sintesi al libero confronto». Riprendendo l'invito del presidente Giorgio Napolitano ha parlato di «sintesi etica e culturale del nostro Paese», di «tutela dei diritti della famiglia e delle persone» e ha escluso il «riconoscimento delle convivenze in quanto tali». Infine: ha auspicato «un'ampia convergenza di Unione e Cdl in Parlamento». Insomma, un messaggio di pace che arriva quando la battaglia è appena cominciata.
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giovedì 1 febbraio 2007
PACS: passa il sì, Mastella contrario
martedì 30 gennaio 2007
Delusi dal presidente
Si dimetta, a sostituirlo Ruini o il Papa
Il Presidente della Repubblica Napolitano, intervistato sullo spinoso dibattito riguardo le coppie di fatto decide di prendere posizione e si dice certo che si arriverà al dialogo, "tenendo conto delle preoccupazioni espresse dal Pontefice e dalle alte gerarchie della Chiesa".
L’associazione Articolo Tre e il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli sono delusi e contrariati dalle parole del Presidente Napolitano che, nella sua alta funzione, dovrebbe essere il primo garante della laicità e dell'indipendenza dello Stato, della sua sovranità e del rispetto di tutti i cittadini, comprese le minoranze.
Con queste gravi affermazioni Napoliltano rinnega la sua storia, che lo ha certamente visto in prima fila nelle battaglie di rinnovamento del diritto di famiglia e di dignità della donna, in favore di divorzio e aborto, e si schiera contro i diritti civili e in favore delle pretese discriminazioni di una confessione religiosa che non è “religione di stato” e che secondo la legge italiana (cui anche il Presidente è soggetto) dovrebbe astenersi dall'ingerenza nella vita politica nazionale.
Sarebbe onesto a questo punto dimettersi e chiamare a sostituirlo il presidente della Cei Ruini o il Papa. Almeno si porrebbe fine a una ridicola finzione e i cittadini italiani saprebbero chi li governa davvero.
Articolo Tre - Associazione Omosessuale - Palermo
Circolo Di Cultura Omosessuale Mario Mieli- Roma
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sabato 27 gennaio 2007
27 GENNAIO, PER NON DIMENTICARE L`OMOCAUSTO
(26/01/2007) Tante le manifestazioni in tutta Italia. Approvato il ddl Mastella contro la discriminazione che contempla anche l’orientamento sessuale e l’identità di genere.
Sabotatori sociosessuali. Così il regime nazista chiamava gli omosessuali. Il popolo tedesco doveva sopravvivere e moltiplicarsi. Noi froci non potevano avere figli e così ci appiccicavano un triangolo rosa e ci mandavano a morire nei campi di concentramento. Il 27 gennaio è il "Giorno della Memoria". Per non dimenticare i sei milioni di ebrei sterminati; ma anche i dissidenti politici, gli zingari, i testimoni di Geova. E gli omosessuali. 60mila persone furono processate per la violazione del paragrafo 175, di questi circa 10mila vennero internati nei campi di concentramento. Quest’anno una bella notizia accompagna il ricordo delle vittime. Il Consiglio dei ministri ha approvato all'unanimita' il ddl del ministro della Giustizia Clemente Mastella che reintroduce le norme del 1993 previste dal decreto Mancino sulla discriminazione razziale, etnica e religiosa. Norme che il governo Berlusconi aveva depenalizzato lo scorso anno e che ora contempleranno anche l’orientamento sessuale e l’identità di genere.
TUTTE LE INIZIATIVE ITALIANE IN MEMORIA DELL'OMOCAUSTO
Ma del monumento alle vittime omosessuali del nazismo, che doveva sorgere a Roma, ancora non c’è traccia. "Mi auguro che il sindaco di Roma in occasione delle celebrazioni della giornata della memoria dia una concreta indicazione per la costruzione di un monumento per ricordare le vittime gay e transessuali sacrificate durante il nazifascismo - ha dichiarato Wladimir Luxuria, ricordando che nel 2004 era stata approvata, dalla giunta Veltroni, una mozione per la costruzione del monumento - Finora non risulta che siano cominciati i lavori. Spero che dal sindaco Veltroni arrivino indicazioni in questo senso in occasione proprio della giornata della memoria". In Italia monumenti in memoria dei perseguitati a causa dell’orientamento sessuale sono presenti a Trieste nella risiera di San Sabba e a Bologna nei giardini di Villa Canarini. Anche l´Homomonument nel centro di Amsterdam, quello di Berlino, di San Francisco e di altre città ricordano le vittime gay e transessuali (tutti i monumenti delle persecuzioni omofobe).
si ringrazia Arcigay
redazione@gay.tv
La testimonianza di un omosessuale sopravvissuto ai campi di concentramento. Una voce per troppo tempo azzittita dal silenzio della storia.
"[A Sachsenhausen, nda] Il nostro blocco era occupato esclusivamente da omosessuali, e ogni ala aveva circa 250 detenuti. Potevamo dormire solo in camicia da notte e con le mani fuori dalle coperte, perché "Voi brutti froci siete sempre arrapati". Bisogna tener presente che le finestre erano ricoperte da uno spesso strato di ghiaccio. Per punizione, chi veniva sorpreso a letto in mutande o con le mani sotto le coperte - quasi ogni notte venivano fatti dei controlli - veniva portato all’aperto, dove gli rovesciavano addosso alcuni secchi d’acqua, per poi lasciarlo là in piedi per un’ora buona. Ben pochi sopravvivevano… E noi, uomini dal triangolo rosa, eravamo veramente dei criminali, dei depravati, dei "degenerati" che arrecavano danno alla comunità? L’ordine del governo nazista di fare piazza pulita degli omosessuali, dei "degenerati", in tutto il territorio del Reich e di annientarli, di liquidarli fu eseguito docilmente e con gioia sadica dalle SS. Ma non volevano annientarci subito: prima di morire dovevamo subire crudeltà e brutalità, razioni da fame e lavori massacranti, sevizie tormentose….[A Flossenbürg, nda] Grazie alla mia amicizia con l’anziano del blocco, il mio kapò mi assegnò a dei lavori più leggeri nella cava, che però erano comunque abbastanza pesanti. Ciò che mi permise di reggere questo lavoro estenuante furono le razioni di cibo che mi passava di nascosto il mio amico. Noi uomini dal triangolo rosa, agli occhi degli altri detenuti, continuavamo ad essere gli "sporchi froci", mentre gli stessi che ci ingiuriavano e condannavano in questo modo si guardavano bene dal disturbare le relazioni dei kapò con i giovani polacchi, limitandosi ad accettarli come naturali, magari sorridendo o addirittura con una punta benevola di approvazione…. Le pratiche omosessuali di due "normali" venivano minimizzate come pratiche di compensazione, ma se due omosessuali facevano la stessa cosa col consenso reciproco, allora era una "porcata", una faccenda "sporca e disgustosa". Ovviamente avevo ben chiara una cosa: la mia volontà di sopravvivere alla prigionia nel lager era fortissima, ma per sopravvivere tra quelle bestie delle SS dovevo pagare un prezzo molto elevato. E questo prezzo erano i miei principi morali, l’educazione e l’onore. Lo sapevo bene e ne soffrivo, ma senza queste relazioni con i vari kapò oggi non sarei vivo. Nell’autunno del 1941 il reparto costruzioni del lager di Flossenbürg fu assegnato ad un nuovo Kommandoführer delle SS che era stato trasferito da un altro campo di concentramento… Alcuni di noi portavano il triangolo rosa, e quando ci presentavamo davanti a lui, per prima cosa ci sputava in faccia per esprimere in modo inequivocabile il suo profondo disprezzo per gli omosessuali. Agli omosessuali che non stavano abbastanza eretti o che non rispondevano velocemente dava un colpo di bastone in pieno viso, così forte da farli cadere in terra sanguinanti e con due o tre denti spezzati….Su ordine del comandante supremo delle SS Heinrich Himmler, nel campo di concentramento di Flossenbürg, l’estate del 1943, fu allestito un bordello per detenuti [...]. Per quanto riguardava noi detenuti omosessuali, Himmler aveva disposto che fossimo obbligati a frequentarlo regolarmente per guarire dal nostro orientamento omosessuale. [...] Il Lagerführer mi ordinò per tre volte di recarmi al bordello, e la cosa mi risultò non solo imbarazzante ma anche straziante…Nella prima fase dopo il rientro, non provavo nessun bisogno di raccontare la mia storia ad altre persone. Ma col tempo questo isolamento divenne penoso e triste".
[HEGER Heinz (pseudonomo di Josef Kohout), Gli uomini con il triangolo rosa. La testimonianza di un omosessuale deportato in campo di concentramento dal 1939 al 1945, ed. it., Torino-Milano, Sonda, 1991]
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3544
lunedì 22 gennaio 2007
Gay con figlia in tv, teo-dem scandalizzati
di Roberto Brunelli
Aiuto, una coppia di omosessuali devasterà l´italica televisione. Due uomini che, orrore degli orrori, alleveranno una bambina. Le invocazioni del Papa, di cardinal Ruini e della senatrice Binetti sono rimaste inascoltate in casa Rai: per colpa di un noto agitatore, Lino Banfi, e con l´aiuto di un pirata malese, Kabir Bedi, l´istituto della famiglia viene aggredito frontalmente sin nel tepore dei salotti degli italiani, minando alla base il concetto stesso di civiltà.
Alt: facciamo un passo indietro. La notizia, autorevolmente anticipata da Tv Sorrisi & Canzoni, è che nell´imminente quinta stagione della fiction Un medico in famiglia (in onda da marzo su Raiuno, Vaticano permettendo) l´omosessuale Oscar (interpretato da Paolo Sassanelli), finora single, si fidanzerà con Max (Alessandro Bertolucci), il quale ha pure una figlia, Agnese, che i due tireranno su insieme. Il tutto all´ombra del mitico nonno Libero (Lino Banfi, appunto), che se la vedrà col suo nuovo vicino di casa, l´indiano Kabir Bedi (un immigrato!), già celebre interprete di Sandokan (e dunque potenziale terrorista).
Signore e signori, per quanto possa sembrarvi bizzarro, per la prima volta una coppia gay con prole fa ingresso in un serial italiano. Oltretutto, il serial più rassicurante, lontano ere siderali da ben più avanzati e complessi modelli americani, come The L Word o Sex and the City. Solo che, diabolicamente, lo fa proprio mentre infuria la polemica su Pacs e similari, poche settimane dopo i feroci scontri seguiti alla fiction Il padre delle spose: quella, guarda un po´, con Banfi protagonista e produttore (ma allora, commentano i maligni, qui c´è il dolo!), padre di una ragazza (sua figlia anche nella realtà) sposatasi a un´altra ragazza nella Spagna di Zapatero.
Anche ora «neocon» e «teodem» si sono già scatenati, secondo un copione più rigido di quelli della più prevedibile telenovela. Per prima è la Alessandra Mussolini a consegnare alle agenzie di stampa il suo articolato pensiero: «Sembra che la Rai debba indottrinare gli italiani. Ci stanno facendo il lavaggio del cervello...». Conclude la segretaria di Azione Sociale che ormai si discriminano «i normali» e gli «eterosessuali».
Segue a ruota la senatrice Maria Burani Procaccini, di Forza Italia, che parla di «uso strumentale, culturalmente povero, di una tematica assai delicata come quella dei rapporto fra omosessuali: penso che queste cose siano molto pericolose per le figure identitarie necessarie e per la crescita psicologica dei bambini».
Terza, e curiosamente assonante con la Mussolini, la senatrice magheritina Paola Binetti: «C´è il rischio che d´ora in avanti gli unici discriminati siano i single». Poi parla di «massima criticità» per la presenza «di una bambina all´interno di una coppia omosessuale», e del fatto che, continuando su questa strada, in tv «l´unico grande assente» finisce per essere «la famiglia nella normalità» (bizzarro, detto da lei, che in una recente intervista ha affermato di non essere contraria alla mortificazione del corpo...).
Tocca al solo Beppe Giulietti, Ds, difendere il buon senso: «Non spetta ai politici comporre i palinsesti e i copioni della fiction. In tutta Europa, e non da oggi, ci sono stati e ci saranno film, canzoni, spettacoli, libri e fiction dedicati alle tematiche della coppie di fatto e della sessualità. Peraltro, questo accade già da qualche secolo».
Ultimo dubbio: non sarà che quella del simpatico Lino è una subodola strategia? Solo pochi giorni fa l´attore ha rivendicato con orgoglio la scelta di realizzare Il padre delle spose: «Ricevo lettere di ringraziamento da tutta l´Europa. Ho capito che la gente apprezza gli argomenti tosti». I «teo-neo-con-dem» (anche nella variante nera) sono avvertiti: sarà scontro di civiltà tra Lino Banfi e la senatrice Binetti?
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=62948
Francia, è morto l'Abbé Pierre
Aveva 94 anni, era uno dei personaggi più popolari del Paese
Sempre su posizioni progressiste, ha sostenuto le unioni omosessuali
Nel 2005 ammise di aver avuto rapporti sessuali con una donna dopo l'ordinazione
Henri Groues, detto l'Abbè Pierre, prese gli ordini religiosi nel 1938 e, durante la seconda guerra mondiale, partecipò alla resistenza francese salvando numerose vite e favorendo la fuga di ebrei e perseguitati politici verso Svizzera o Algeria.
"L'Abate ci ha lasciato alle 05:25" ha aggiunto Martin Hirsch annunciando la morte del religioso che era stato ricoverato per una infezione polmonare. L'Abbè Pierre era uno dei personaggi più popolari della Francia.
Nell'ottobre 2005, fece scalpore per l'ammissione di un rapporto sessuale con una donna dopo l'ordinazione e per il suo appoggio alle unioni omosessuali.
Addolorata la prima reazione del presidente Jaques Chirac: "Tutta la Francia è profondamente commossa. Abbiamo perso un'immensa figura, una coscienza, un uomo che impersonificava la bontà"
(22 gennaio 2007)
domenica 21 gennaio 2007
Bresso: Il mio no al Partito Democratico? Qui c'è la Binetti, servirebbe Zapatero
E non ho capito perché due partiti l'un contro l'altro armati siano così convinti di doversi unificare"
ROMA — Sorprende che sia proprio lei a dire no: per il partito democratico sembrava tagliata su misura. «Non ho mai avuto la tessera del Pci. Da ragazza ero nella federazione giovanile repubblicana, poi mi sono iscritta al partito radicale sull'onda della battaglia per divorzio e aborto. Nel partito sono entrata dopo la svolta di Occhetto».
Presidente della Provincia di Torino, europarlamentare, nel 2005 Mercedes Bresso strappa alla destra il Piemonte. Qualche giorno fa, Repubblica scrive che non parteciperà al dibattito congressuale dei Ds, e non entrerà nel partito democratico. L'altro ieri non era a Roma, in direzione, ma a Berlino, in un altro tipo di bufera. «Fassino si è
irritato moltissimo. Mi ha rimproverato di non averlo avvertito. Ma io gli avevo espresso tutte le mie perplessità su come si vuol costruire il nuovo partito; e gli avevo detto che, stando così le cose, non me la sentivo di farne parte. Si vede che mi sono spiegata male. Piero dice che è l'unica strada. Chiamparino è d'accordo con lui. Io no».
«Sono stata al seminario di Orvieto sul Pd. E non ho capito perché due partiti l'un contro l'altro armati siano così convinti di doversi unificare. Oltretutto lo scontro non è semplicemente tra Ds e Margherita, ma coinvolge correnti e personaggi diversi, su ogni questione possibile. Ero curiosa di conoscere la Binetti. A Orvieto abbiamo parlato dei Pacs, lei mi ha fatto un lungo discorso, ma temo di non averlo compreso. Mi ha spiegato che è possibile tutelare alcuni diritti, tipo la pensione di reversibilità e l'assistenza in ospedale, purché non ci sia alcun riconoscimento pubblicistico ... sinceramente non ho capito cosa volesse dire. Ora, già è complicato che la Binetti e io stiamo nella stessa coalizione. Come potremmo stare nello stesso partito?».
Dice la presidente del Piemonte che «le difficoltà del governo certo non aiutano. Ma non aiuta neppure l'atteggiamento di
Prodi, che dovrebbe essere il leader, l'unificatore. Siamo sicuri che nel '98 Prodi sia caduto solo perché non aveva un grande partito di riferimento? Io non credo. L'altro giorno alla Cattolica ha detto che si considera più vicino ad Aznar che a Zapatero. Io invece mi considero molto più vicina a Zapatero che ad Aznar. Sento denunciare il rischio di una "deriva zapaterista". Magari ci fosse davvero, una simile deriva! Zapatero è un liberal, in economia come nei diritti civili. Uno che fa un governo composto per metà da donne». Condivide anche le nozze tra omosessuali? «Non avrei nulla in contrario. Si allarga un diritto ad alcuni senza restringerlo ad altri. Ma mi dicono che in Italia non si può, che abbiamo una tradizione diversa. Se è per questo, anche la
Spagna è un paese cattolico, non è mica l'Olanda. Comunque, mi rendo conto che in un governo di coalizione si deve cercare un accordo, trovare un compromesso. I movimenti gay sono stati ragionevoli, hanno rinunciato a posizioni radicali. Ma nell'Ulivo ci sono forze che non intendono transigere su nulla: sui Pacs come sulla ricerca scientifica,
sulla fecondazione assistita, sulla laicità dello Stato, su cento altri argomenti. Amato dice che si deve trovare una linea comune. Giusto. Ma molto difficile».
«Prodi non è di grande aiuto neppure a sciogliere il nodo della collocazione internazionale del nuovo partito.
Fassino fa bene a dire che il Pse è un approdo obbligato; ma la Margherita lo esclude. Io sono legata alla tradizione socialista. In Europa come in America Latina, da Blair a Lula e alla Bachelet, il riformismo viene dall'area socialista e socialdemocratica.
Però Prodi dice che il più europeista di tutti è Bayrou, che a Strasburgo siede nel gruppo liberaldemocratico. Ma Bayrou è un noto opportunista, sempre alla ricerca di uno spazietto elettorale. In Francia io sto con
Ségolène Royal».
In comune hanno in effetti un nome di antica
tradizione cattolica: Marie-Ségolène, santa della Lorena, per la Royal; mentre Mercedes viene dal santuario sanremese di Nuestra Señora de la Mercedes, cui i genitori della Bresso erano devoti. «Io non ho nulla contro i cattolici. Osservo che nella Margherita ce ne sono di diversi tipi: alcuni vengono dalla sinistra Dc, altri avevano come riferimento Oscar Luigi Scalfaro che di sinistra proprio non era. Poi ci sono i
teo-dem, gli ex liberali, gli ex repubblicani; tutti guidati da un ex radicale. Ecco, l'impressione è che il partito democratico sarebbe una grande Margherita, resa ancora più confusa e divisa dall'arrivo della componente socialista e di quella ex comunista. Fassino dice che dobbiamo unire i riformisti. Ma non è meglio restare ognuno nella
propria casa? Anziché appiccicare pezzi diversi mascherando un'intesa che non c'è, non è più onesto che ciascuno si presenti agli elettori con le proprie idee? "Partito" implica una parte, non il tutto. Ho letto i documenti dei saggi. Interessanti, ben scritti. Ma un partito non nasce così».
La Bresso non chiude tutti gli spazi. Non è nel suo carattere e neppure nel suo interesse, avendo una Regione da amministrare. «Tanto mi dicono che il nuovo partito si fa nel 2009; quindi c'è tempo. Il congresso Ds? Non ho vocazione per le battaglie congressuali. Sono rappresentazioni per il pubblico; tutto si decide prima. Non mi riconosco nella sinistra interna, se dovessi decidere
votare sosterrei Fassino; per il momento, me ne sto in disparte. Ds e Margherita sono i principali partiti della mia giunta, continuerò a cercare punti comuni: sulla Tav ad esempio si deve andare avanti, come mi pare debba avvenire anche a Vicenza. Ma non vedo quell'entusiasmo necessario a un'impresa faticosissima come creare un nuovo partito: non
è che si può gettare il cuore oltre l'ostacolo. Abbiamo già cambiato fin troppi nomi e simboli. E poi i Ds non sono così male. Stanno emergendo personalità che, se restassimo uniti tra noi, potrebbero liberare tutte le loro energie...».
Aldo Cazzullo
Piero si è irritato, dice che non l'ho avvertito. Ma io gli avevo espresso tutte le mie perplessità su come si vuole costruire il nuovo soggetto politico. Si vede che mi sono spiegata male
L'impressione è
che la fusione tra Ds e Dl possa portare a una grande Margherita, resa solo più confusa dall'arrivo della componente socialista e di quella ex comunista
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mercoledì 17 gennaio 2007
«Il gene dell'omosessualità servirà a migliorare l'uomo»
L'ipotesi evolutiva pubblicata dalla rivista scientifica «Nature». «Maggiori capacità di fecondare»
I ricercatori Usa: la variante gay più bella e più forte
di Giuseppe Remuzzi
«In somma sappi che tutti fur cherci e litterati grandi e di gran fama, d'un peccato medesmo al mondo lerci» . Dante nell'Inferno fa di Brunetto Latini la figura dominante del girone dei sodomiti, peccato gravissimo per la morale religiosa di allora.
E se i geni associati all'omosessualità servissero al benessere dell'uomo? L'omosessualità è abbastanza diffusa, nell'uomo e in altre specie animali. Ma le basi genetiche e le ricadute sull'evoluzione sono poco conosciute. Ricercatori del Tennessee e di Santa Barbara hanno messo a punto un modello matematico (il lavoro è pubblicato su Proceedings of Royal Society di Londra, ripreso da Nature di questi giorni) che aiuta a capire come il gene associato all'omosessualità, se c'è, abbia potuto diffondersi.
Andiamo con ordine.
Il gene (o i geni) dell'omosessualità non sono stati identificati, ma c'è evidenza che la tendenza ad essere omosessuali sia genetica. Di due gemelli identici se uno è omosessuale è possibile che lo sia anche l'altro, ma non vale per due fratelli che non siano gemelli. Ma com'è che il gene legato all'omosessualità si è diffuso nella popolazione se la loro non è un'attività sessuale che porta a riprodursi? C'è una spiegazione sola: che il gene «gay» sia utile all'evoluzione della specie.
Ma facciamo un passo indietro. Di ciascun gene in ogni cellula dell'uomo c'è quello che viene dalla mamma e quello del padre. Delle volte sono uguali, e si dirà che l'individuo è omozigote. Più spesso l'allele del padre e quello della madre sono diversi (si è eterozigoti per quel gene) e lo saranno le corrispondenti proteine. È così che la specie varia ed evolve, è così che cambia il colore degli occhi o dei capelli dai genitori ai figli. Fra gli omosessuali ci sono gradi diversi di comportamenti e di capacità di riprodursi. Un comportamento solo omosessuale è di chi eredita il gene «gay» sia dalla madre che dal padre. Comportamenti intermedi sono di chi eredita un solo gene «gay». Ogni tipo di trasmissione prevista dal modello ha un suo costo e un suo beneficio. Costo è la perdita della capacità di riprodursi. Beneficio è per esempio l'aspetto fisico: chi ha un gene «gay» potrebbe essere più attraente fisicamente o più capace di fecondare. Questo darebbe un vantaggio riproduttivo e consentirebbe al gene di diffondersi. Proprio come si è diffusa la talassemia là dove c'è la malaria. Gli omozigoti per il gene della talassemia danno una malattia grave. Ma se si eredita una copia sola del gene, si è un po' anemici ma si diventa più resistenti alla malaria nelle zone dove è endemica. Così chi eredita un gene solo ha più probabilità di sopravvivere e di riprodursi. Intanto però la talassemia si diffonde. Fuori di metafora, a lungo andare la variante «gay» potrebbe persino prevalere. Se fosse così, molti potrebbero avere qualche tendenza omosessuale, ma essere più belli e più forti. E più fertili. È un'ipotesi, deriva da modelli matematici estremamente sofisticati, ma resta un'ipotesi che potrebbe tuttavia avere a che fare con la sopravvivenza della specie. Oggi il 20% delle coppie non riesce ad avere un bambino (e nel 50% dei casi potrebbe dipendere dall'uomo). I dati sulla qualità del seme maschile sono preoccupanti. Una ricerca fatta qualche anno fa ha dimostrato che la concentrazione degli spermatozoi nel liquido seminale si è ridotta del 50% dal 1938 al '90, ed è ancora meno oggi. Le cause vanno dall'inquinamento da pesticidi all'uso smodato di farmaci che finiscono nelle acque superficiali.
Se fosse vero che chi ha almeno un gene «gay» ha più possibilità di fecondare di chi non ce l'ha, sarebbe il modo per la specie di difendersi. Che il gene «gay» sia associato a più fecondità è suggerito da un lavoro di ricercatori dell'Università di Amsterdam di qualche anno fa. Che da quel gene dipenda il futuro dell'umanità non è detto. Ma non è nemmeno detto il contrario.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=71905
lunedì 15 gennaio 2007
La Sacra Rota assediata dai gay
Sempre più gay chiedono alla Chiesa di dichiarare nulle le loro nozze
di GIACOMO GALEAZZI
CITTA’ DEL VATICANO Sempre più gay chiedono alla Chiesa di dichiarare nulle le loro nozze. «Prima, dichiararsi omosessuali, era tabù - osserva monsignor Giovanni Battista De Filippi, sessantacinque anni, ex presidente del tribunale ecclesiastico del Piemonte e attuale giudice della Rota Romana -. Periti psicologi e consulenti medici attestano se il grado in cui si manifesta questa tendenza possa effettivamente rendere nulle le nozze». A pochi giorni dall’apertura dell’Anno Giudiziario presso il Tribunale Apostolico della Rota Romana (è previsto per la fine del mese) si registra un nuovo fenomeno: sempre più coppie regolarmente sposate chiedono la cancellazione del matrimonio per andare a vivere con l’amico o l’amica.
Lo sdoganamento
Non che i giudici rotali diano con ciò il via libera ai Pacs, ma è evidente che se viene dimostrata la incapacità di assumersi gli impegni che derivano dal matrimonio lo scioglimento deve essere concesso. «Alcune persone che si presentano da noi non possono realizzare altro che una relazione gay in quanto la volontà non riesce a dominare la tendenza istintiva - precisa il giudice rotale De Filippi -. Ci sono anche coniugi che si rivolgono a noi per aver scoperto l’omosessualità del marito o della moglie. E’ fondamentale valutare se questa condizione sussisteva già al momento delle nozze o si è disvelata nel corso del matrimonio. Per l’annullamento serve che il coniuge fosse già gay al momento in cui ha assunto gli obblighi matrimoniali». Sull’aumento delle cause per omosessualità incide il mutato clima culturale. «Faccio il giudice da tre decenni, ho iniziato a Torino nel 1972 e all’epoca quasi nessuno adduceva questa motivazione, adesso le cose sono notevolmente cambiate», evidenzia De Filippi.
Emblematico il caso di un omosessuale di Padova che davanti al Tribunale Apostolico ha dato una sua personale interpretazione del Vangelo, dicendo: «Gesù Cristo non specifica che io devo amare ad ogni costo una donna, importante è amare qualcuno».
Una rivoluzione. «In passato - continua monsignor De Filippi - nelle nostre sentenze occorreva stare attenti a qualificare qualcuno come omosessuale perché si rischiava di finire davanti al tribunale penale - sottolinea monsignor De Filippi -. Quando a promuovere la causa di nullità era l’altro coniuge, nelle motivazioni si cercava di sfumare questa condizione. Oggi la parola “gay” non è più proibita». Un pericolo che riguardava anche i periti che potevano essere chiamati a rispondere penalmente oppure essere sospesi dalla professione per aver usato la definizione di omosessuale.
Voglia di sacramenti
Cause gay a parte, una nota per così dire «positiva» è data dal fatto che tra le richieste di scioglimento parecchie siano dettate dal desiderio di tornare a ricevere i sacramenti. Un esempio arriva dalla Polonia. «In quella vicenda - raccontano alla Sacra Rota - non ci sarebbero stati grandi elementi per dichiarare nullo il matrimonio, ma la richiesta è arrivata da un padre che desiderava regolarizzare la sua situazione religiosa per poter ricevere la comunione in Chiesa insieme ai figli. Abbiamo concesso lo scioglimento, facendo prevalere la richiesta morale».
http://www.gaynews.it/view.php?ID=71867
mercoledì 10 gennaio 2007
PACS: le speranze di Caserta
(08/01/2007) L`Unione si riunisce nella reggia più bella d`Italia per dare uno slancio riformista all`azione del Governo Prodi. E` l`ora di mettere giù le carte. Anche sul Pacs. ESEMPIO IMMOBILE VALORE >> imposta successione 0 8% (€32.000,00) ipoteca castastale € 336,00 3% (€12.000,00) TOTALE € 336,00 € 44.000,00
Il 31 Gennaio scade la data entro la quale il Governo Prodi ha promesso di presentare un disegno di legge per le coppie di fatto. Promessa fatta quando, durante l'approvazione della finanziaria, fu scritta sulla legge una discriminazione grave che esclude i partner conviventi dall'esenzione della tassa di successione per i patrimoni inferiori al milione di euro (leggi tutta la storia »). E' bene non dimenticare infatti che il centrosinistra si è fatto legislatore di una discriminazione riassumibile nello schema di seguito, che dimostra come le persone omosessuali, impossibilitate ad accedere all'istituto matrimoniale e dunque impossibilitate a comparire nello status di 'coniugi' nel diritto di successione, debbano pagare più soldi per ereditare i patrimoni minori in qualità di partner conviventi. Mentre invece se si è ricchi, omosessuali ed etero pagano lo stesso nella tassa di successione.
€ 400.000,00 CONIUGE SPOSATO PARTNER CONVIVENTE
Vista la grave discriminazione, il Governo si è impegnato, in sede di Commissione Giustizia del Senato, a presentare un disegno di legge per regolare i diritti delle persone facenti parte delle coppie di fatto. Non di Pacs si tratta, in effetti. Anche se ormai la terminologia è andata a farsi benedire. Ma ricordarlo è un obbligo, soprattutto per un media glbt: il centrosinistra non sta legiferando per i Pacs, ma per molto meno e cioè per una legge che tuteli le persone, non riconoscendo tuttavia il soggetto coppia di fatto come soggetto avente diritto. Il sogno di avere un Pacs in Italia, come in Francia (dove invece ora si parla di andare oltre il Pacs e cioè verso una parificazione del matrimonio), è svanito nel dicembre 2005, come su questo sito abbiamo sempre spiegato (leggi »).
Comincia Giovedì 11 a Caserta un plenum di Governo per fare il punto della situazione sulle questioni che il Paese deve affrontare nell'anno entrante. Un tentativo di Prodi di dare una svolta riformista all'azione del suo esecutivo, come richiesto recentemente da Fassino. Sul tavolo questioni delicate: riforma pensioni, legge elettorale, liberalizzioni.
Barbara Pollastrini, Ministro delle Pari Opportunità, ha promesso che a Caserta presenterà davanti a tutti i Ministri il testo che dovrebbe consentire al Governo di mantenere la promessa di un disegno di legge entro il 31 Gennaio.
Dall'Unità di oggi 8 gennaio: Barbara Pollastrini «Abbiamo lavorato tenendo sempre presente il programma dell’Unione - spiega il professor Stefano Ceccanti, capo dell’Ufficio legislativo delle Pari Opportunità -. Riconoscere diritti e doveri agli individui che convivono in una coppia di fatto: questo è lo spirito della legge». Ci sarà un registro presso i comuni, dove le coppie - senza distinzione di sesso - potranno iscriversi e tale registrazione varrà come prova (ma non come condizione indispensabile), della convivenza per l’attivazione di diritti e doveri tra cui, ad esempio, reversibilità della pensione, assegno familiare anche dopo la separazione per l’ex convivente più debole economicamente, assistenza ospedaliera, permessi di visita in carcere, possibilità di subentrare nei contratti di affitto.
La speranza è che il Governo avanzi compatto, perché sebbene è legittimo e doveroso sottolineare, come fanno legittimamente i Teodem e cioé i cattolici intransigenti dell'Unione, l'Opus Dei Sen. Binetti in primis, che su temi di questo genere è il Parlamento che deve esprimersi, è pur vero che come si può accettare un maxi-emendamento vergognoso imposto dal Governo al Parlamento per la recente Finanziaria, non si vede perché non si possa accettare un disegno di legge con cui il Governo suggerisca al Parlamento di legiferare sulle coppie di fatto. Nessuno scandalo dunque se sarà proprio l'esecutivo di Romano Prodi a dare il suo imprinting ad una legge Pacs. Anzi.
Piuttosto la vera domanda che ci sorge spontanea e cristallina, come le meravigliose cascatelle d'acqua che adornano i giardini di quella magnifica opera umana che è la Reggia di Caserta dove il Governo si riunisce è: questo Governo è riformista? Il Governo Prodi è un governo che darà la sua spallata riformista alla storia di questo nostro paese? Si spera davvero di sì. Si spera che questo Governo mostri i muscoli, che prenda a schiaffi i comunisti che vogliono abbassare l'età minima pensionabile sì da lasciare a pancia piena i 55enni di oggi e prospettare un futuro da barboni ai 30enni di oggi: e che metta mano dunque allo scaglione della riforma Maroni, diluendolo, ma portando l'età pensionabile a 60 anni, perché cristosanto a 60 anni un uomo oggi è più che vivo è più che produttivo è più che meritevole di contribuire con il suo lavoro alla società. Si spera che questo Governo mostri il bastone necessario verso quell'area mafiosetta (un po' meridionaloide e settentrionaloide al contempo) pronta a difendere le caste (come altrimenti chiamare le corporazioni che ingessano il nostro paese): e che lasci a Bersani il potere di compiere le liberalizzazioni più urgenti, avvocati, notai, giornalisti, assicurazioni, farmacisti, ma soprattutto telecomunicazioni e banche! Si spera che questo Governo mostri i suoi attributi ai cattolici sedicenti teodem, a quella lobby vaticanista pronta a dar guerra in Parlamento contro i diritti delle persone omosessuali e contro una legge che difenda i diritti delle persone facenti parte di coppie di fatto. Per quanto nessuno lo dica infatti, perché c'è un Rutelli di mezzo che si dice riformista e poi è contro i Pacs e al contempo i comunisti che difendono i Pacs ma non si dicono riformisti, in realtà la regolamentazione di nuove forme di convivenza è quanto di più riformista questo governo possa fare in materia di diritti civili. Un disegno di legge sulle persone facenti parte di coppie di fatto sarebbe un grande segnale di riformismo per il Governo Prodi e toglierebbe ai gruppuscoli parlamentari che si vanno scomponendo anche all'interno dei partiti (nei Ds in primis, con Salvi della sinistra Ds che traffica per far sua in Commissione Giustizia la vicenda Pacs) una materia esplosiva che potrebbe condurre lo stesso Governo ad implodere.
Sicché a Caserta giungono zampillanti e ottimistiche le nostre magre speranze di avere una piccola legge di dignità civile per questo nostro paese bisognoso di mille e più riforme.
Giuliano Federico
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3491
lunedì 8 gennaio 2007
PACS l'intesa è vicina. E il Senato brucia i tempi
Salvi (DS): «Se il governo presenterà un testo condiviso il relatore lo assumerà come proprio e su quello si discuterà, se non sarà così allora entro un mese prevedo di arrivare ad un testo unificato»
di Maria Zegarelli / Roma
NEL PROGRAMMA DELL’UNIONE in cinque righe si gettano le basi per la futura regolamentazione delle unioni di fatto. Tutti (o quasi) d’accordo, ma non si parli di Pacs. Il ministro Pollastrini porrà il tema a Caserta. Il disegno di legge del governo pronto entro il 31 gennaio
Unioni civili si parte davvero: mercoledì Commissione Giustizia del Senato. In attesa del conclave di Caserta, del disegno di legge del ministro per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini - già consegnato il 15 dicembre scorso ai tecnici del ministero della Famiglia - il Parlamento brucia i tempi a avvia il dibattito, a costo di far sospettare uno «sgarbo» verso l’esecutivo. «Nessuno sgarbo - chiarisce Cesare Salvi,ds, presidente della commissione Giustizia e relatore di maggioranza delle proposte di legge depositate a Palazzo Madama -. Si tratta di un punto del programma dell’Unione, di un impegno preso con l’elettorato, quindi adesso si deve procedere». Si inizia dal Senato, lo scoglio più difficile da superare, con maggioranze risicatissime e teodem pronti alla guerra. «Se la legge passerà sarà con una maggioranza mista. Dipende dal governo», avverte Salvi, che spiega:«Se il governo ci lascerà lavorare in pace allora faremo una buona legge, come abbiamo già dimostrato in questi mesi». Polemiche con Palazzo Chigi? «No, se il governo presenterà un testo di legge condiviso il relatore lo assumerà come proprio e su quello si discuterà, se non sarà così allora entro un mese prevedo di arrivare ad un testo unificato su cui la commissione possa lavorare». Le proposte di legge sul tavolo della commissione sono diverse (19 quelle depositate durante questa legislatura), tra cui quelle di Rc, Verdi, Ulivo, Ds e Fi. A preferire l’iniziativa parlamentare rispetto a quella governativa, d’altra parte, ci sono anche il ministro della Giustizia Clemente Mastella, (Udeur) e parte dell’Idv del ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Franco Giordano, segretario di Rc, che sarà a Caserta, dice: «Se dipendesse da noi questo governo farebbe subito i Pacs. Il programma però su questo punto ha raggiunto una mediazione in termini di riconoscimento dei semplici diritti per quei cittadini che scelgono l’unione civile o che non possono legalmente sposarsi. Sia chiaro che dal programma non arretreremo di un millimetro».
Barbara Pollastrini, dal canto suo, annuncia che giovedì a Caserta si parlerà di Pacs ed è probabile che il testo verrà sottoposto politicamente all’attenzione del plenum di ministri e leader dell’Unione. «Abbiamo lavorato tenendo sempre presente il programma dell’Unione - spiega il professor Stefano Ceccanti, capo dell’Ufficio legislativo delle Pari Opportunità -. Riconoscere diritti e doveri agli individui che convivono in una coppia di fatto: questo è lo spirito della legge». Ci sarà un registro presso i comuni, dove le coppie - senza distinzione di sesso - potranno iscriversi e tale registrazione varrà come prova (ma non come condizione indispensabile), della convivenza per l’attivazione di diritti e doveri tra cui, ad esempio, reversibilità della pensione, assegno familiare anche dopo la separazione per l’ex convivente più debole economicamente, assistenza ospedaliera, permessi di visita in carcere, possibilità di subentrare nei contratti di affitto. La parola adesso passa al ministro della Famiglia. Sui Pacs, anzi sulle unioni civili, «problemi non dovrebbero essercene- spiega Rosy Bindi in un’intervista -. Per fortuna abbiamo un programma nel quale è già indicato il punto di sintesi. Non vogliamo istituire i Pacs, vogliamo semplicemente garantire diritti alle persone che vivono insieme: un proposito al quale mi pare difficile opporsi». Sarà pure così ma ci sono pezzi di opposizione (ma anche i teodem della maggioranza, tra cui Binetti, Baio Dossi e Bobba che vorrebbero un riconoscimento di diritti individuali regolati dal diritto privato) che la vedono in altro modo. Pierferdinando Casini, Udc, vede pericolose minacce per la famiglia tradizionale, per esempio. Come la maggioranza di An. Anche il movimento omosessuale è sul piede di guerra. Ieri sera a Milano si sono incontrate le segreterie nazionali di Arcigay e Arcilesbica proprio per discutere di questo. «Abbiamo deciso di aspettare prima di ufficializzare la data della manifestazione di protesta contro l’Unione - spiega il segretario nazionale Arcigay, Aurelio Mancuso che proprio nei giorni scorsi ha stracciato la tessera Ds - perché vogliamo leggere il testo di legge Pollastrini. Nel frattempo ci farebbe piacere essere ascoltati da qualcuno al riguardo». Il 13 e il 14 gennaio è già fissato in agenda il consiglio nazionale dell’Arcigay mentre il 13 ci sarà un sit- in di protesta davanti al Vaticano in memoria di Alfredo Ormando, l’omosessuale che si diede fuoco il 13 gennaio del 1998. Franco Grillini, deputato ds, leader storico del movimento, avverte: «Aspetto di leggere il contenuto della legge Pollastrini, ma difenderò con tutte le forze la legge da me presentata e sottoscritta da ben 62 parlamentari. Ancora oggi nessuno mi ha spiegato cosa c’è che non va in quel testo».
http://www.gaynews.it/view.php?ID=71770
Cari vescovi leggetevi i dati (di fatto)
La maggior parte delle persone accetta l'esistenza di una pluralità di forme di vita di coppia e di famiglia, d'accordo in questo con l'opinione più diffusa oggi tra i sociologi
di Anna Laura Zanatta*
I timori espressi recentemente da parte della gerarchia cattolica e da alcuni gruppi politici che il riconoscimento delle convivenze possa in qualche modo minacciare o addirittura distruggere la famiglia basata sul matrimonio sembrano infondati, alla luce dei comportamenti e degli orientamenti di opinione degli italiani. La maggior parte di loro si sposa e ritiene che il matrimonio non sia una istituzione superata, ma nel contempo accetta la convivenza di fatto, anche in mancanza di un progetto matrimoniale. Una schiacciante maggioranza dei giovani pone la famiglia al vertice della gerarchia delle cose importanti della vita, ma parimenti considera ammissibile convivere senza essere sposati. È la concezione stessa di famiglia che sta cambiando nella società italiana, così come nella società occidentale in generale.
Dunque la maggior parte delle persone accetta l'esistenza di una pluralità di forme di vita di coppia e di famiglia, d'accordo in questo con l'opinione più diffusa oggi tra i sociologi, secondo cui la famiglia fondata sul matrimonio non è più l'unica forma di vita familiare riconosciuta e ammessa nella nostra società.
L'accettazione diffusa della convivenza come forma di vita familiare è legata in buona parte all'aumento delle libere unioni nel nostro paese, dove negli ultimi vent'anni hanno assunto un peso sempre più rilevante, passando - secondo i dati dell'Istat - da 192 mila nel 1983 a 555 mila nel 2003 (dall'1,3% al 3,8% di tutte le coppie). Per ristabilire le giuste proporzioni, bisogna però chiarire che comunque in Italia le unioni libere hanno una diffusione molto modesta, se confrontata con quella della maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale, dove la quasi totalità delle prime unioni dei giovani sono convivenze ed è molto elevata la quota dei bambini che nascono fuori del matrimonio. In tutti questi paesi esiste peraltro qualche tipo di riconoscimento e regolamentazione delle unioni di fatto, che manca invece nel nostro.
I giovani mostrano una crescente propensione verso la convivenza, intesa principalmente come periodo di prova in vista del matrimonio: lo dimostra il fatto che ormai circa un quarto dei matrimoni più recenti sono preceduti da un'unione di fatto, con una crescita molto forte rispetto alle coppie di precedente formazione. Benché da noi le convivenze giovanili siano la maggioranza, tuttavia anche in Italia sta emergendo una tendenza che si è già affermata da tempo negli altri paesi, cioè quella a trasformare l'unione di fatto da preludio al matrimonio in una forma di vita duratura e alternativa alle nozze. A maggior ragione quindi - proprio perché la convivenza tende a diventare un'unione duratura - sembra opportuno il riconoscimento giuridico di alcuni diritti fondamentali, personali e patrimoniali, a quelle coppie che presentino un certo grado di stabilità, indipendentemente dai motivi che le inducono a decidere di non sposarsi.
Sembra poi ingiustificato il timore che la diffusione delle convivenze provochi un calo dei matrimoni. Può essere significativo un esempio: in Italia il tasso di nuzialità (il numero di matrimoni per mille abitanti) è più basso della media europea, pur essendo le convivenze molto meno diffuse, mentre in un paese come la Danimarca, in cui le unioni di fatto sono molto più numerose che da noi, anche il tasso di nuzialità è sensibilmente superiore al nostro.
Finora abbiamo fatto riferimento alle convivenze eterosessuali, per le quali esiste non tanto un problema di accettazione sociale, che di massima c'è, quanto di riconoscimento giuridico, che non c'è: è quindi auspicabile che venga eliminata questa sfasatura tra situazione di fatto e di diritto.
Diverso e più complicato è il caso delle unioni omosessuali, che a tutt'oggi devono fare i conti con pregiudizi e discriminazioni, benché di recente, soprattutto tra i giovani, il grado della loro accettazione stia aumentando. Come è facile comprendere, non esistono dati ufficiali sulla consistenza quantitativa di queste unioni, ma numerose ricerche ci rivelano aspetti sconosciuti e inattesi dello stile di vita delle persone omosessuali e della loro relazioni di coppia, che vanno in controtendenza rispetto agli stereotipi e alle opinioni comuni.
Innanzi tutto, gli «omosessuali moderni», come li definiscono Marzio Barbagli e Asher Colombo nella prima importante ricerca sociologica italiana su questo tema, hanno parecchi punti in comune con le coppie eterosessuali di oggi: la propensione a innamorarsi, le esigenze affettive e di sostegno reciproco, la tendenza a instaurare relazioni stabili e durature, a vivere in coppia, a desiderare dei figli, in poche parole a «fare famiglia». C'è però un aspetto in cui le coppie omosessuali, gay o lesbiche che siano, si differenziano da quelle eterosessuali: la distribuzione del lavoro familiare. Non avendo al loro interno differenze di genere, non seguono neppure quei modelli di ruolo socialmente condivisi che alla differenza di genere fanno riferimento. Quindi, come risulta da tutte le ricerche, essi non ricalcano la tradizionale divisione del lavoro tra donne e uomini, ma si distribuiscono i compiti domestici (e l'allevamento dei figli, nei contesti in cui la legge lo consente) in modo molto più ugualitario e simmetrico rispetto alle coppie eterosessuali.
Ma la mancanza di modelli di riferimento, se da un lato rende più flessibile e ugualitario lo stile di vita delle coppie omosessuali, dall'altro però può creare difficoltà, sia all'interno della coppia (maggiore incertezza e fragilità dei rapporti), sia soprattutto nelle relazioni con il più ampio contesto sociale, a causa della stigmatizzazione e dello scarso riconoscimento, come osserva la psicologa Laura Fruggeri in un suo recente libro dal titolo significativo Diverse normalità.
Si comprende così perché al centro delle rivendicazioni delle associazioni degli omosessuali vi sia nel nostro paese la richiesta di legalizzazione delle unioni tra persone dello stesso sesso. Questo è già avvenuto nella maggior parte dei paesi europei, in diverse forme, che possono essere il matrimonio (Olanda, Belgio e Spagna) o, più frequentemente, l'unione civile (oltre ai paesi nordici come Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia, anche Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Svizzera, Ungheria). L'Italia è dunque rimasta quasi sola a non regolamentare queste unioni e non è da escludere che possa incorrere nei richiami dell'Unione europea, che già da molti anni invita gli stati membri ad adottare qualche forma di riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. E cosa succederà quando verrà approvata la Costituzione europea, che pone tra i diritti fondamentali dei cittadini la non discriminazione per motivi sessuali e il diritto di tutti a sposarsi e a farsi una famiglia? Cerchiamo di non farci trovare ancora una volta impreparati di fronte ai grandi appuntamenti politici e culturali dell'Europa.
*docente di sociologia della famiglia all'università La Sapienza di Roma
http://www.gaynews.it/view.php?ID=71771
giovedì 4 gennaio 2007
I diversi e la carità cristiana
Alcune di quelle lettere si concentrano sull'amore del prossimo. Il prossimo - così mi scrivono questi lettori - non si compone di diversi ma, appunto, di 'prossimi', cioè di nostri simili. Possono essere più deboli, ammalati, infinitamente poveri e derelitti, ma comunque simili. Quella somiglianza è radice comune e suscita, deve suscitare, la nostra com-passione, superare e vincere il nostro egoismo. Ma la questione è diversa per i diversi. I quali sono tali non per errori o ingiustizie della società alle quali va posto riparo, ma per loro libera scelta. Hanno scelto di essere diversi. E l'hanno scelto in un aspetto delicatissimo, quello dell'amore sessuale. Amore contro natura. Amore contro la specie alla quale appartengono ma che mettono a rischio precludendosi volontariamente di alimentarla con la procreazione. Amarli non può dunque avere altro significato che convincerli a ritornare entro la norma non tanto della legge ma della natura.
Questo - mi scrivono - è ciò che si può e si deve chiedere al buon cristiano e a questo compito di 'redenzione' il buon cristiano non può sottrarsi. Ma sostenere che chi non ama i diversi in quanto tali si pone in contrasto con la propria religione e ne tradisce la sostanza, questo no, questo è inaccettabile specie se a chiederlo non sono i pastori di quella comunità ma persone che si dichiarano orgogliosamente al di fuori di quella religione e perciò non hanno titolo alcuno per intervenire su questione di tale complessità.
Ho dato spazio agli argomenti dei lettori dissenzienti perché mi sembrano di notevole interesse e spessore culturale e vanno al fondo della questione. Per di più ho notato con piacere che restringono il campo del dissenso: nessuno di essi ha trovato da dire sulle coppie di fatto eterosessuali, quale che sia la loro etnia e religione. Il problema - almeno per i nostri lettori - si pone soltanto per l'aspetto dell'omosessualità e la ragione evocata è nel fatto che ci si trovi in presenza di un comportamento 'contro natura', in gran parte volontario. Come tale dev'essere indotto a rientrare nei canoni naturali e non dev'essere istituzionalizzato da una legge.
Ecco allora le mie risposte cominciando dall'aspetto religioso della questione che interessa anche - ovviamente - le persone non credenti.
Le religioni, soprattutto quelle monoteistiche, affratellate dalla discendenza da Abramo, vedono nella famiglia la cellula principale della società. Ed è così, è un dato di fatto dal quale non si può prescindere. "Onora il padre e la madre" prescrive il decalogo mosaico. Secondo il Pentateuco la discendenza adamitica deriva da Caino, anche questo è un dato di fatto. Non costitutivo però del peccato originale che deriva esclusivamente dalla disobbedienza ai voleri di Dio.
Le religioni non qualificano la famiglia se non in un punto: il padre e la madre naturali. Tutto il resto è aperto alla evoluzione della società: monogamia, poligamia, famiglia allargata, patriarcato, matriarcato e ogni altra forma storicamente assunta. I figli di Abramo sono di Sara e di Rebecca, tanto per dire. Gesù di Nazareth in quanto persona umana non ha Giuseppe come padre, ma i suoi fratelli sì. Così dice la dottrina anche se i Vangeli sono assai reticenti su questo punto.
Quanto a Gesù, la sua predicazione mette la famiglia in posizione subordinata rispetto all'apostolato. Invita i suoi discepoli ad abbandonarla per seguire lui e la sua missione salvifica. Nei primi secoli il concetto di famiglia si sposta da quella naturale a quella della comunità, dell''ecclesia', della fratellanza in Cristo. La famiglia fondata sul sangue cede di fronte a quella scelta come 'vocazione' e 'chiamata'. Si allarga fino a comprendere l'intero prossimo.
L'amore e anzi l'identificazione con il prossimo derivano anch'essi dal comandamento mosaico e sono i cardini della predicazione neo-testamentaria. Nel decalogo è scritto 'Onora il padre e la madre', ma è anche scritto 'Ama il prossimo tuo come te stesso'. L'identificazione dunque non è con i genitori ma con il prossimo. La novità cristiana sta esattamente in questo punto: l'amore verso il prossimo si materializza nell'agape, nella 'caritas'. La predicazione arriva addirittura ad affermare che la pratica dell'amore del prossimo viene prima della fede in Dio. Mi domando quanti siano i fedeli che sentono e praticano questa indicazione. Secondo me sono assai pochi tenendo presente che il concetto cristiano di carità ha poco a che fare con la compassione verso i deboli e i poveri e con la pratica delle elemosine. Qui si parla di identificazione. Capisco che un sentimento così alto e difficile qualifica la santità e non è da tutti. Ma il modello è quello. Ne indico storicamente due anche se sono molti di più: Francesco d'Assisi, Blaise Pascal.
I diversi fanno parte del prossimo con cui identificarsi? La domanda come alcuni lettori me l'hanno posta è sottile e importante. Secondo me la risposta è connessa all'evoluzione storica della società. I cristiani dei primi secoli prendevano atto del fatto che gli schiavi erano diversi. Secondo la legge e la consuetudine gli schiavi erano 'non persone' e anche se ben voluti e ben trattati restavano 'non persone'. La novità del messaggio cristiano fu quella di riscattarli al rango di persone anche se il loro stato giuridico rimase per lungo tempo quello di schiavi. La nuova religione non predicò affatto che fossero liberati, non predicò l'abolizione della schiavitù. La sua rivoluzione fu quella di proclamare che al cospetto di Dio erano persone.
La schiavitù permase fino alla Rivoluzione francese. Ci furono schiavi perfino nelle corti papali del Rinascimento. Dei servi della gleba non parliamo neppure. Erano diversi? Sì, erano diversi e considerati diversi. Per i veri cristiani rientravano nel concetto di prossimo? Sì, rientravano in quel concetto di affratellamento e spesso i loro figli venivano 'liberati'. I figli.
Viviamo in tempi diversi. Ditemi voi se dobbiamo ancora considerare e trattare giuridicamente in modo diverso gli omosessuali e le convivenze da essi liberamente costituite. Quelle convivenze generano diritti. Dobbiamo ignorarli? Dobbiamo negare ad essi riconoscimento giuridico almeno tutte le volte in cui quei diritti intrecciano i diritti dei terzi ed hanno pertanto bisogno d'una normativa 'erga omnes'? Lascio ai lettori la risposta, ma secondo me il cristiano che nega quel riconoscimento non è un cristiano perché rinnega la carità in uno dei punti nevralgici in cui dovrebbe manifestarsi.
http://tinyurl.com/yyena3
martedì 2 gennaio 2007
So che Cristo mi dice di lottare per i gay
Per me essere gay cristiano significa costantemente ricordare che la croce è stata strumentalizzata per offendere, discriminare, uccidere milioni di persone, tra cui tante e tanti gay, lesbiche, trans
di Aurelio Mancuso*
Ascolto la messa da casa, prego in solitudine nelle chiese vuote, in un volontario ed orgoglioso militante eremitaggio.
A volte vedo l'abbazia. Ha mura possenti e nude e sovrasta la pianura ai suoi piedi. Se non fosse per la presenza inopportuna di un attiguo ristorante, tutto potrebbe far pensare di ritrovarsi nell'era di mezzo. Ogni volta che ho bisogno di perdonare - e lo faccio con sempre più fatica - l'orrore delle parole pronunciate dalla gerarchia cattolica, penso a questa abbazia, traggo la forza di guardare lucidamente la corte papalina, i troni ingioiellati, i camauri rispolverati per riaffermare domini e interdizioni, che tanti speravano sprofondati nella vergogna dei secoli macchiati del sangue dell'Uomo.
Nella pianura dove sorge l'abbazia, la luce non trova ostacoli, la presenza di Dio non deve fare i conti con le oscure stanze vaticane. Qui Dio è lontano dagli anatemi di Congregazioni incrostate di gemme, rivestite di abbaglianti lamine dorate, pronte a negare il senso profondo della comunione. Sempre più spesso i loro volti mi appaioni quelli di «mummie» incapaci di amare le gioie del corpo, la bontà della sessualità, la fecondità di ogni amore.
Anche i richiami delle tante sorelle e fratelli nella fede, che mi tirano per la giacchetta e mi ricordano che la chiesa è altro, che è possibile trovare spazi di agibilità, mi sembrano insufficienti. Il vanaglorioso ritorno alle tradizioni e ai richiami dottrinali mi coglie indifferente, perché è più forte il dovere di seguire la mia coscienza, di testimoniare là dove è possibile la condivisione, non rinunciando mai alla chiarezza e alla distinzione senza cui si diventa complici. Questa chiesa non è la mia ecclesia, mentre mi sento appieno appartenente al popolo di Dio errante, che ricerca nel mondo.
Da «katholicos» provo pietà nei confronti della difesa ossessiva di privilegi e prerogative temporali scandalosamente blasfemi. Il piccolissimo spiraglio rappresentato dal Concilio Vaticano II è stato ermeticamente otturato dai sogni cesaropapisti di Ratzinger, dalla chiusura del dialogo possibile. Siamo in tante e in tanti a godere della libertà del pensiero, dell'ascolto dell'umanità, della difesa gelosa di una fede che non può essere proclamata come un manifesto politico.
La fede è silenzio, vento caldo e lieve del pneumos, annunciata con umiltà e sobrietà. Per me essere gay cristiano significa costantemente ricordare che la croce è stata strumentalizzata per offendere, discriminare, uccidere milioni di persone, tra cui tante e tanti gay, lesbiche, trans.
Oggi essere di loro, combattere con loro, mi dona il privilegio di rispondere appieno alla chiamata del Cristo che risorge, per gli uomini e le donne di buona volontà.
Quando manifesto in piazza con i miei fratelli e le mie sorelle è come se mi trovassi nella grande pianura dove la luce di Dio non trova ostacoli. E le nostri voci che si levano in alto ci proteggono come le spesse mura dell'abbazia.
*segretario nazionale Arcigay
http://www.gaynews.it/view.php?ID=71731
lunedì 1 gennaio 2007
Etologia: gay promossi dall'evoluzione
Paul Vasey: l'omosessualita' e' fondamentale tra molte specie per i rapporti sociali.
«Diverse specie animali presentano comportamenti omosessuali. Percio', se per ''naturale'' intendiamo ''quello che gli animali fanno nel loro ambiente'', allora l'asserzione che l'omosessualita' sia un comportamento contro natura e' sbagliata».
Arashiyama e' la San Francisco dei macachi. Si trova in Giappone, vicino a Kyoto, e nelle montagne di questa regione il 92,5% delle femmine ha comportamenti omosessuali. A studiare il fenomeno, per nulla raro, e' un ricercatore canadese, Paul Vasey, dell'Universita' di Lethbridge, che da anni studia la sessualita' di questa specie e dell'uomo. Vasey, ha senso parlare di omosessualita' come di un comportamento «contro natura»?
«Diverse specie animali presentano comportamenti omosessuali.
Percio', se per ''naturale'' intendiamo ''quello che gli animali fanno nel loro ambiente'', allora
l'asserzione che l'omosessualita' sia un comportamento contro natura e' sbagliata».
Il comportamento omosessuale sembrerebbe contraddire l'imperativo biologico della riproduzione. Al contrario lei ha intitolato il suo ultimo libro «Homosexual behaviour in animals: an evolutionary perspective» («Il comportamento omosessuale negli animali: una prospettiva evolutiva»). Quale spiegazione evolutiva da'? «Una spiegazione e' quella funzionale, che cerca di stabilire il valore adattativo di una determinata caratteristica, stabilendo come questa possa essere d'aiuto nella sopravvivenza e nella riproduzione. In quest'ottica una spiegazione evolutiva dell'omosessualita', valida nei bonobi, e' che il comportamento di monta omosessuale faciliti le relazioni sociali in un gruppo. Serve per le riconciliazioni, le alleanze, le dimostrazioni di dominanza e per attenuare le tensioni e condividere il cibo. In questo senso i comportamenti omosessuali sono adattativi». Lei propone anche un'altra chiave di lettura, ossia che gli animali lo facciano per «perseguire un piacere». In che senso? «Le femmine del macaco giapponese intraprendono comportamenti omosessuali non per fini sociali, ma perche' ottengono una gratificazione sessuale immediata. Ma non parlo mai di ''solo'' divertimento. Quello che sostengo e' che lo stesso comportamento abbia diverse spiegazioni: ci sono spiegazioni piu' immediate e piu' remote. Il ''piacere'' e' una spiegazione prossima, che non elimina altre ipotesi. Il comportamento omosessuale, come gli altri tratti degli animali, non e' mai spiegato solo dalla gratificazione sessuale, o solo dalla genetica, o dai livelli ormonali, o dalla fisiologia interna, o dall'ambiente sociale, o dall'evoluzione. Tutti questi aspetti forniscono spiegazioni che ci aiutano a spiegare perche' un comportamento esiste». Sembrano sempre piu' probabili le teorie secondo cui l'omosessualita' abbia una base in parte genetica. Ma com'e' possibile che un gene che ostacola la propria trasmissione non si sia estinto? «L'obiezione e' valida se assumessimo che l'individuo si comporti in maniera omosessuale per tutta la vita.
Ma nella maggioranza dei casi in natura assistiamo a comportamenti bisessuali. Gli unici casi di omosessualita' ''totale'' e di lunga durata sono stati osservati nell'uomo e della pecora. Fatta eccezione di queste due specie, il comportamento omosessuale non interferisce con l'aspetto riproduttivo e i geni che controllano questo comportamento sono tramandati come gli altri». E per le specie che presentano comportamenti «strettamente» omosessuali come spiega la diffusione di questi geni? «Sulla pecora non ci sono studi. Per l'uomo si'. Una delle piu' interessanti l'ha avanzata un italiano, Andrea Camperio Ciani, dell'Universita' di Padova, che ha scoperto che le donne imparentate per linea materna a individui gay hanno, in media, un terzo di figli in piu' rispetto alle altre. E' stato percio' suggerito che gli stessi geni inducono i due aspetti: se sono i maschi a portare questi geni, da adulti presenteranno comportamenti omosessuali e altrimenti, se ad averli sono le donne, queste esibiranno un successo riproduttivo maggiore. Per questo, anche se la maggior parte degli omosessuali non si riproduce, il gene dell'omosessualita' nell'uomo potrebbe sopravvivere in quanto sono gli stessi geni che promuovono l'incremento del successo riproduttivo nei parenti donne». I fautori della «naturalita'» dell'omosessualita' sostengono che, se questo comportamento esiste negli animali, allora e' ''moralmente accettabile''. Ma in natura sono presenti anche l'infanticidio o lo stupro. Perche' l'omosessualita' dovrebbe essere accettata? «Quando le persone affermano che qualcosa e' ''giusto'' perche' e' presente in natura compiono un ''errore argomentativo naturalistico''. In natura esistono molti comportamenti ''cattivi'' e percio' e' sbagliato cercare lezioni di morale. Detto questo, voglio vivere in una societa' che rispetti gli omosessuali e che valorizzi ogni inclinazione sessuale: un mondo che integri questi individui sara' un luogo infinitamente piu' ricco e gratificante».
31/12/2006 - La Stampa - Monica Mazzotto
http://www.arcigaymilano.org/dosart.asp?ID=27895
venerdì 29 dicembre 2006
La parola diritti vi dice qualcosa?
I portavoce di GAYLEFT rispondono alla senatrice Serafini dalla prima pagina del Riformista
Caro direttore, il presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi nella consueta conferenza stampa di fine anno, alla domanda di un giornalista se dopo le aperture di Gianfranco Fini sulle unioni civili si poteva o meno andare verso una larga convergenza in Parlamento su questo tema ha risposto quasi seccato che questo certo sarebbe un bene, ma che il governo intende procedere «al riconoscimento dei diritti civili alle convivenze» con i «limiti e i confini precisi definiti nel nostro programma». Una risposta che la dice lunga sul fatto che su questo tema la priorità dei nostri leader non è certo quella di dare diritti a chi non ne ha, non è certo quella di aiutare «il nostro paese a fare un passo in avanti sulla strada della libertà e della tolleranza» (per citare le parole del tanto vituperato Zapatero), ma piuttosto quella di rassicurare i sedicenti teo-dem che neppure le aperture del “laicista” Fini porteranno mai il governo ad andare oltre i «limiti e confini» fissati nelle famose sette righe che il programma dell'Unione dedicò ai diritti dei conviventi. Viene quasi il dubbio che ormai i ruoli nella politica italiana siano saltati e che la destra, presa dall'ansia di accreditarsi come una destra moderna ed europea, stia ormai tentando di scavalcare sul tema dei diritti civili quella che Alfredo Reichlin sull'Unità di ieri paventava come «una sinistra vecchia, senza idee e senza orgoglio» in procinto di accordarsi con la Margherita per costruire il Partito democratico.
Questo dubbio diviene certezza con la lettura dell'intervista che la senatrice Anna Serafini, autorevolissima esponente dei Ds, ha rilasciato ieri al Riformista. Un'intervista sgradevole sia nei toni che nei contenuti, in cui la senatrice accusa gli omosessuali italiani di cercare attraverso la legge sulle unioni civili una presunta «rivalsa ideologica».
I sentimenti che proviamo quando sentiamo parlare i dirigenti del nostro partito di noi omosessuali, sono molteplici: rabbia, fastidio, stupore e anche un certo dolore allo stomaco. Ma è mai possibile che il più grande partito della sinistra italiana conservi dentro di sé questa grande soggezione alle gerarchie ecclesiastiche? Ma è mai possibile che ci si debba sempre avvicinare alle cose della vita con questa arroganza? Eppure la vita, per fortuna, ci richiama sempre alla semplicità, perché la vita, quella vera, è molto più semplice, migliore di quella che viene immaginata dentro le stanze di via Nazionale.
La classe politica italiana è bigotta e questo si sa. È sorprendente, infatti, come cerchi di usare termini astrusi per descrivere l'orientamento sessuale delle persone. Un termine che in Europa è nel lessico comune di tutti, nessuno si vergogna. Ebbene siamo stati descritti con “stili di vita”, “scelte di vita”, addirittura “forme di vita” (ectoplasmi forse?), e oggi Anna Serafini parla di «gusti o tendenze».
Ma che cosa si pensa della sessualità, che sia qualcosa che si compra al mercato? A etti, a chili? La sessualità è una parte importantissima della nostra esistenza, del nostro rapporto con il mondo. Una vita sessuale che corrisponde al nostro desiderio è fondamentale per il nostro equilibrio psichico, e merita rispetto. Come tutti noi omosessuali italiani, meritiamo rispetto, perciò invitiamo la classe politica ad astenersi dal parlare di cittadine e cittadini italiani in questo modo. Su una cosa concordiamo con Anna Serafini: la legge sulle unioni civili non potrà essere solo la legge per gli omosessuali.
Non è un caso che una delle prime proposte di legge su questo tema abbia visto come prima firmataria la compagna Nilde Jotti, per anni vittima dentro al Pci di un'odiosa discriminazione in quanto non era la “moglie regolare” di Togliatti, ma solo la compagna della sua vita. Ma non è un caso che già nella proposta di legge di Nilde Jotti gli omosessuali fossero ricompresi, in quanto storicamente se in questo paese si discute di coppie di fatto, ciò lo si deve innanzitutto all'iniziativa di un movimento come quello omosessuale che da oltre vent'anni dà battaglia su questo tema, e non certo all'iniziativa delle classi dirigenti della sinistra italiana, perennemente distratte da temi più importanti (o forse meno scottanti) di questo.
Ci piacerebbe poter discutere con la senatrice Serafini se ci sia più ideologia nelle rivendicazioni di un movimento che chiede diritti di cittadinanza per chi vive attualmente in completa clandestinità giuridica, oppure in chi vorrebbe impedire agli omosessuali, in barba agli ultimi trent'anni di studi sociologici, di considerare le proprie relazioni affettive come famiglie, in chi li accusa di voler distruggere la famiglia e la società, in chi li taccia quotidianamente di essere portatori di forme di amore deboli e deviate, o in chi afferma che non serve una legge per attestare le loro convivenze, perché basta la testimonianza del portinaio. Ma di cosa stiamo parlando, se non della dignità e dei diritti negati di milioni di nostri concittadini?
Temiamo che non ci resti che sperare in quella “umana pietà” che la senatrice Serafini non ha potuto negare neppure a Piergiorgio Welby.
Andrea Benedino e Anna Paola Concia
Portavoce nazionale Gayleft - Consulta lgbt Ds
http://www.gaynews.it/view.php?ID=71693
giovedì 28 dicembre 2006
Senatrice Serafini: davvero grazie!
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«ALL’INTEGRALISMO NON SI RISPONDE COL LAICISMO»
Anna Serafini, senatrice Ds, parla dei temi etici e del PD: «Su Welby troppa ideologia. Attenti a non fare dei Pacs una battaglia per gli omosessuali»
«Vedo un rischio enorme, che all’integralismo si risponda con il laicismo». Così Anna Serafini, senatrice dei Ds, già protagonista di uno dei passaggi parlamentari più agitati in tema di materie «eticamente sensibili», cioè il voto della commissione Sanità che smentiva il ministro Livia Turco sulle quantità minime di droga leggera, commenta un frangente politico sempre più caratterizzato da scontri su materie al confine tra politica, etica e religione: «Abbiamo bisogno - dice Serafini - di una concezione della laicità che permetta di tutelare i diritti individuali senza lacerare la società. Su coppie di fatto, procreazione assistita, testamento biologico, la nostra guida è trovare il terreno più avanzato di mediazione, eliminando qualsiasi tentazione di procedere a colpi di maggioranza. Servono compromessi: non ho paura di questa parola».
E, a proposito di compromessi, Serafini risponde a una serie di obiezioni piovute sulla sinistra, accusata da un parte della sua stessa base di non svolgere la sua missione storica a difesa delle libertà civili, dalle dorghe fino al caso Welby, passando per i contestatissimi Pacs. Welby, per esempio. C’è chi pensa che i radicali siano stati lasciati troppo soli nella loro battaglia. Serafini non raccoglie l’obiezione: «Le parole di Welby andavano ascoltate, ma non mi piace il risvolto politico e ideologico che ha preso questa vicenda personale. Quello che prevale in me è un sentimento di umana pietà». Una pietà che la Chiesa non ha avuto, negando a Welby i funerali, si diceva in piazza durante il rito civile delle esequie. «E’ mancata l’umana pietà», concede Serafini, prima di dirsi ottimista sull’iter della legge sul testamento biologico in dicussione in Parlamento: «Il confine tra eutanasia e accanimenti terapeutico può esser labile, ma invece è forte. Abbiamo bisogno di una legge che consenta a ciascuno di dichiarare anticipatamente la propria volontà di non essere più curato quando non sussiste alcuna possibilità di recupero».
Si parla molto di nuova «questione cattolica», ma per molti militanti questa espressione si traduce in una resa della sinistra alle regioni del moderatismo confessionale. «Questa - risponde Serafini - è un’idea sbagliatissima. Specie quando la si associa alla nascita del Partito democratico. Si tende a trascurare che se la Chiesa interviene così tanto nella sfera civile e politica è anche per i mutamenti epocali che stiamo vivendo, primo fra tutto il nuovo rapporto con l’Islam. Si dimentica anche che in Italia esiste una destra molto forte, che esercita una presa su una parte importante del cattolicesimo italiano in fatto di valori e stili di vita e non bisogna correre il rischio che questa presa si allarghi. Perché, al contrario, io credo che tra laici e cattolici del centrosinistra ci sia già un’unità di intenti molto forte, che va tradotta sul piano del metodo. In certi casi, il metodo è sostanza». Dunque, assicura Serafini, partirà il prima possibile il gruppo di lavoro parlamentare sulle materie «eticamente sensibili».
Ma, altra obiezione comune, siamo sicuri che le droghe o le coppie di fatto siano catalogabili sotto questa voce? Serafini non ha dubbi: «Non si può solo affermare la libertà di drogarsi, bisogna affrontare il tema della dipendenza e dei carichi che questa comporta sulla famiglia, la società. La non punibilità del consumo è il pilastro condiviso di tutta l’Unione, ma un conto è dire che il consumatore non va in galera, un altro è mostrare indifferenza rispetto al fatto che un giovane decida o meno di drogarsi. Su questo il personalismo cattolico è più efficace dell’indifferenza. Questi sono temi sentitissimi, e quando un tema penetra così a fondo nelle coscienze è già etico». E le coppie di fatto? L’impressione è che sui Pacs la coalizione possa restare paralizzata dai veti incrociati: «L’importante è non caricare di ideologia la richiesta contenuta nel programma elettorale. E’ dannoso e antiriformista enfatizzare la battaglia omosessuale o trasformarla nella carta d’identità della legge. E non perché le coppie omosessuali debbano restare fuori dal provvedimento, ma perché, come è bene che lo Stato riconosca dei diritti senza eccepire sui gusti o le tendenze di chi poi ne trae beneficio, allo stesso modo è bene che i benficiari non cerchino una rivalsa ideologica. Questo, per me, è un approccio riformista e liberal, tutt’altro che moderato». Aggiunge la senatrice ds: «Oggi il problema è coniugare le libertà individuali in un contesto che, coi progressi della scienza, sposta continuamente il confine di vita e morte. Scindere le prime dal secondo è un errore che porta a sconfitte come quella del referendum sulla legge 40, che andava fatto, ma che è figlio, oltre che di una brutta legge, anche di quindici anni di mancato dialogo». Infine, un’autodifesa personale: «Su queste vicende io - dice Serafini, consorte del segretario dei Ds Piero Fassino - sono stata attaccata in quanto “moglie di”, per una concezione arretrata della politica e del giornalismo. Se la penso come mio marito, ci accusano di familismo. Se la penso diversamente, invocano il familismo chiedendo a mio marito di accudirmi. Vorrei essere attaccata per gli errori che faccio in proprio, e lo stesso vale per Piero».
http://www.gaynews.it/view.php?ID=71682
martedì 26 dicembre 2006
Ho sognato che...
Ho sognato un bellissimo paese, ho sognato l’Italia, l’Italia che vorrei.
Gentilissimo direttore, stanotte ho fatto un sogno, un sogno strano che al risveglio mi ha lasciato un sapore amaro in bocca.
Ho sognato di essere impegnato in un grande movimento straordinariamente unito nelle sue differenze, unito nelle battaglie di civiltà, che sappia interporsi tra la comunità e la politica in un'ottica comune di accrescimento. Un movimento in lotta per i diritti, che non guardi in faccia a nessuno, che non si pieghi ai no e ai forse ma che sappia reagire con testardaggine e rilanciare costantemente la propria azione. Un movimento che sia un esempio per tutta la società, fatto di tante anime e sensibilità diverse che non si scontrano ma si incontrano per crescere insieme nel reciproco rispetto.
Ho sognato tutti i miei amici gay e le amiche lesbiche guardare in faccia i propri familiari, i propri amici, i propri colleghi con l'orgoglio di chi non ha più paura, di chi non deve e non vuole più nascondersi. Li ho sognati scendere in piazza senza vergogna: un grande fiume muoversi per le città italiane e tantissimi cittadini unirsi, lungo la strada, a questo corteo colorato. Ho sognato che la volontà di non dire «io sono gay» o «io sono lesbica» non sia una semplice scusa che nasconde la vergogna e la non completa accettazione di sé, ma solo il risultato di una società completamente aperta e tollerante e di gay e lesbiche completamente mature nel loro percorso.
Ho sognato un grande partito socialista fatto di persone con tante idee nuove e con tanta voglia di fare, fatto di giovani lontani dalle vecchie logiche politiche e impegnati per il bene comune. Un partito pronto a recepire i bisogni della società, di tutta la società e pronto a mettersi in discussione, libero da tutte le interferenze e con l'orecchio teso verso le voci dei cittadini. Alla guida di questo partito ho sognato un leader giovane e sfacciato che ci faccia innamorare di nuovo della politica e della partecipazione civile, quella vera.
Ho sognato anche di riconoscere, al braccio di ogni persona, una strana cicatrice simile a quella che aveva mio padre, ma questa volta a forma di fiocco, segno della vittoria dell'uomo sull'aids come allora fu sul vaiolo.
Ho sognato un bellissimo paese, ho sognato l'Italia, l'Italia che vorrei.
Poi, caro direttore, ho sognato anche di crescere e amare un figlio con il mio compagno, ma questa, ahimè, è un'altra storia.
Stefano Bucaioni
segretario Arcigay Perugia
http://www.arcigaymilano.org/dosart.asp?ID=27852
martedì 19 dicembre 2006
Grillini: fatto grave la chiusura di GAY.tv
L’esperienza di “Gay.tv” è durata cinque anni e ha dimostrato che una televisione dedicata alla comunità lgbt, ma aperta a tutti non solo è possibile o utile, ma addirittura può raggiungere livelli di eccellenza, con ascolti che raggiungevano il mezzio milione di telespettatori al giorno, e con l’esperienza di alcuni conduttori, che seguita la gavetta dal canale satellitare sono diventate star nazionali.
La chiusura di gay.tv è un danno grave per il panorama televisivo italiano, e naturalmente per la comunità lgbt italiana che perde una voce autorevole e uno strumento insostituibile di informazione ed espressione.
Per questo è auspicabile una campagna per il salvataggio dell’emettente televisiva. Pensiamo per esempio alla Rai, che potrebbe mettere a disposizione della Tv uno dei propri canali satellitari, o a Mediaset, che potrebbe decidere di investire in questo settore. Considerato poi, che il panorama della Tv è variegato, sarebbe interessante che anche altri operatori privati della Tv satellitare o in chiaro si interessassero alla vicenda.
Gay.tv ha dimostrato ampiamente la plausibilità di un canale a tematica lgbt aperto a tutti.
È necessario fare in modo che la domanda di spazio televisivo, che proprio gay.tv ha contribuito a rendere evidente, trovi capacità di investimento ed impegno da parte di grandi e piccole emittenti televisive.
Nei prossimi giorni proporrò un incontro ai vertici di Rai e Mediaset e di altre emittenti televisive sperando di trovare ascolto.
Vorrei esprimere, infine, il mio personale ringraziamento a Massimo Scolari, editore di gay.tv, per aver creduto ed investito nel settore e a tutti coloro che sono stati protagonisti di questa splendida stagione televisiva che spero non si concluda il 31 gennaio prossimo.
Franco Grillini
Deputato “Ulivo”
Presidente onorario Arcigay
http://www.gaynews.it/view.php?ID=71629
lunedì 18 dicembre 2006
GAY.tv chiude le trasmissioni TV il 31 gennaio 2007
L`editore Massimo Scolari annuncia in diretta ad Open Space la chiusura del canale: "E` stata un`esperienza indimenticabile. Ma siamo stati solo noi a investire". SCRIVI UN'EMAIL A chiudiamo@gay.tv
INVIANDOCI I TUOI PENSIERI, I TUOI COMMENTI,
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OPPURE LASCIA UN MESSAGGIO NEL FORUM:
GAY.tv CHIUDE LE TRASMISSIONI TV »
lunedì 11 dicembre 2006
Chi non ama i diversi non è cristiano
di EUGENIO SCALFARI
Il fatto nuovo e rilevante di questi giorni è l'accordo tra il governo e la sua maggioranza, per una volta unanime, sul tema delle coppie di fatto. Dopo molti mesi durante i quali i problemi dell'economia e della fiscalità hanno interamente occupato la scena suscitando non piccola confusione ed eccitando egoismi corporativi che hanno messo a rischio ogni sentimento di solidarietà sociale e ogni visione di interesse generale, finalmente si sono cominciate ad affrontare questioni eticamente sensibili.
Sarò magari un laicista vituperando, di quelli contro i quali il Papa non cessa di lanciare ogni giorno il suo monotono anatema, ma a me pare che quell'accordo sulle coppie di fatto rappresenti una svolta positiva della quale si sentiva urgente bisogno. Tanto più positiva in quanto è stata voluta e sottoscritta anche da cattolici militanti di sicuri sentimenti democratici, che professano allo stesso tempo rispettosa attenzione ai valori della loro religione e a quelli altrettanto onorandi della Costituzione repubblicana, alla dignità della famiglia e ai diritti indiscutibili degli individui, al magistero della Chiesa e all'autonoma sovranità dello Stato.
L'accordo sulle coppie di fatto ha suscitato consensi e dissensi di vario tipo e colore. C'è chi l'ha giudicato un pericoloso arretramento dal punto di vista laico, chi una forzatura irritante e controproducente rispetto alla lenta evoluzione del costume e chi vi ha visto addirittura la mano del diavolo col suo puzzo di zolfo e le impronte del suo piede caprino.
Tralascio per il momento quest'ultimo tipo di reazione sul quale bisognerà tuttavia tornare perché coinvolge anche forze politiche di notevole rilievo. Prima conviene infatti esaminare il contenuto e il senso politico di quest'accordo e dell'ordine del giorno che lo contiene, votato all'unanimità dal gruppo senatoriale del centrosinistra e accolto all'unanimità dal governo nel quale siedono i rappresentanti di tutta l'Unione.
L'accordo prevede che entro il 31 gennaio sia presentato un disegno di legge sulle coppie di fatto nel quale vengano riconosciuti i diritti degli individui che abbiano deciso di vivere insieme stabilmente ma al di fuori del vincolo matrimoniale. Questi diritti riguardano aspetti rilevanti della convivenza, dall'assistenza reciproca tra i conviventi alle decisioni da prendere in casi di malattie di uno di essi, alla successione ereditaria, alla reversibilità della pensione, al pagamento degli alimenti in caso di separazione, all'uso comune dell'abitazione, ai diritti e doveri verso i figli e la loro educazione. Insomma tutti gli aspetti che configurano i rapporti interpersonali di una convivenza duratura, quale che sia l'età la razza la religione e il sesso dei due conviventi.
Questi i principi e i temi sui quali dovrà applicarsi la normativa della legge; il termine tassativamente indicato è, come s'è detto, quello del 31 gennaio 2007; il ministro incaricato di redigere il testo è la Pollastrini di concerto con la Bindi, ministro della Famiglia. Il Consiglio dei ministri, entro quella data, dovrà discutere e approvare il testo trasmettendolo poi al Parlamento per la sua trasformazione in legge dello Stato. I gruppi parlamentari dell'Unione sono tenuti a votare quel testo sulle cui finalità hanno già dato unanime e favorevole parere.
A me pare, da vecchio e vituperato laicista, che si tratti di un ottimo accordo né mi sembra possa essere criticato lo stralcio d'un articolo della Finanziaria sulla fiscalità successoria che il governo ha ritirato per reinserirlo più coerentemente nel disegno di legge in questione.
Capisco che i laicisti "arrabbiati" temano che il disegno di legge sia stravolto nel suo iter parlamentare sicché le componenti cattoliche del centrosinistra abbiano sottoscritto l'accordo incrociando nascostamente le dita per tradire poi la parola data nel momento conclusivo. Li capisco perché i laici di analoghe delusioni ne hanno sofferte non poche. Penso però che in questo caso il gioco valga la candela. Per due motivi importanti: è stato deciso di presentare una legge sulle coppie di fatto e non di considerarle vincolate soltanto da un semplice contratto privato; si è deciso altresì all'unanimità che la legge e le sue norme regolino tutti i tipi di convivenza indipendentemente dal sesso dei conviventi, riguardino cioè eterosessuali e omosessuali. L'unanimità raggiunta su questi due punti è essenziale. È chiaro che se qualcuna delle forze politiche si ritirasse dall'accordo già sottoscritto - obbedendo agli anatemi lanciati anche ieri dall'Osservatore Romano - ciò segnerebbe la fine dell'Unione e del governo che ne è l'espressione.
Perché la Chiesa cattolica dovrebbe opporsi ad una legge ispirata a questi principi? Perché non dovrebbe considerarla anzi come parte integrante e conforme al messaggio che emana dalla predicazione evangelica? Non è la tutela dei diritti individuali uno dei cardini di quel messaggio? Non è il rispetto della persona e la sua dignità? Non è l'includere una finalità dell'amore del prossimo e l'escludere un vero e proprio peccato di egoismo e di superbia? Non fu Gesù di Nazareth a salvare la peccatrice, a riscattare gli schiavi, ad amare i diversi e i deboli? Non è l'amore del prossimo ad aver reso grande il Cristianesimo e affidabili i veri cristiani anche da parte di chi non ne condivide la fede?
Ho letto ieri sulle pagine di Repubblica l'intervista di Ferzan Ozpetek, il regista di Fate ignoranti che pone, appunto, queste domande. Le condivido in pieno e penso che dovrebbero condividerle tutti i cristiani e tutti i cattolici. In particolare - e non si dica che è un paradosso - la gerarchia, i vescovi successori degli apostoli, il Papa vicario di Cristo. Dov'è l'amore? Dov'è l'inclusione? Dov'è la pietà?
I sacerdoti con cura di anime dovrebbero far sentire la loro voce su temi così coinvolgenti che arrivano nell'intimo della carne e dell'anima. Il laicato cattolico dovrebbe parlare e agire nella propria autonomia per il bene della Chiesa. Dov'è il coraggio cristiano per la difesa del prossimo?
S'invoca la famiglia, ma una legge equa sulla convivenza non mette a repentaglio alcuna famiglia. Io non credo che le famiglie in quanto tali si sentano in pericolo per la convivenza in quanto tale. Non credo che esista un problema di supremazia sociale tra famiglia e convivenza, tanto più di fronte ad una legge che non pretende di parificare quei due istituti. Non credo che i figli nati o comunque esistenti all'interno d'una convivenza debbano suscitare affetti e diritti minori dei figli nati all'interno d'una famiglia. E perciò pur non essendo cristiano ma apprezzando, rispettando e ammirando il messaggio evangelico, resto stupefatto e dolorosamente colpito dall'egoismo e dalla superbia e dalla sfrontata certezza con cui la gerarchia e coloro che ne seguono le prescrizioni si schierano in battaglia contro il riconoscimento d'un fatto che esiste, è un prodotto d'amore e che è ispirazione del diavolo voler cancellare, disconoscere, discriminare, punire.
Benedetto XVI parlando ieri ai giuristi cattolici ha pronunciato parole e concetti in gran parte già noti, sui quali ormai ritorna con insistenza.
Ha detto che la religione non può più esser considerata un fatto privato ma ha diritto di esprimersi nello spazio pubblico. Nessun laico dotato di ragione ragionante contesta questa affermazione cui anche di recente il presidente della Repubblica italiana, dichiaratamente non credente, ha dato il suo autorevole avallo.
Ha detto che la religione in quanto Chiesa organizzata e corpo visibile, ha il diritto di propagandare la (sua) verità in tutti i domini dell'etica ed anche della politica laddove essa incrocia temi eticamente sensibili. Nessuno contesta questa sua affermazione. Noi, laicisti vituperati, non solo non impediamo (non lo potremmo e non lo vogliamo) ma anzi desideriamo che la Chiesa parli e i cattolici si esprimano. Ci stupiamo anzi del loro silenzio ostile e del silenzio altrettanto ostile della gerarchia e del clero che cura (dovrebbe curare) le anime per il silenzio e l'ostilità contro i conviventi. Contro i diversi. Non sono anch'essi da considerare figli dell'unico Dio? C'è un'inquietante e ottusa mancanza di amore in questa brutale crociata indetta dalla gerarchia, che mette in dubbio l'autenticità del messaggio cristiano e rischia di trasformarlo in un fondamentalismo della peggiore specie.
Di questo noi non credenti ci rammarichiamo; in questo, lo ripeto, vediamo un peccato mortale di superbia e di orgoglio, una lacuna d'amore, una ferita profonda di quel messaggio che Gesù lasciò come retaggio ai suoi discepoli.
Mi stupisce che questo messaggio così platealmente tradito venga fatto proprio da cattolici che dicono d'esser pervasi dalla fede ancorché l'abbiano a loro volta tradita nei comportamenti della loro vita privata. L'hanno tradita in nome dell'amore e non saremo certo noi laici a censurarli. Tutt'altro. Ma non comprendiamo perché l'amore che li ha ispirati sia da essi stessi negato a tutti gli altri simili a loro. Questo sì, resta incomprensibile a meno di non pensare che la convenienza politica li accechi e getti polvere nei loro occhi.
Così ho ascoltato con stupore l'anatema di Pier Ferdinando Casini contro ogni legge che si occupi delle coppie di fatto e in particolare contro le coppie di fatto omosessuali. Quasi che l'omosessuale sia un reietto, un individuo residuale, una fonte di male per definizione, un aborto biologico da isolare. E tutt'al più da curare e redimere biologicamente.
È questo il preteso leader dei moderati e anzi dei liberali moderati? Se non mi trattenesse la tolleranza che è propria molto più dei laici che non dei cattolici ossessionati, pensando a personaggi che fanno della lotta alla convivenza uno slogan per una vergognosa crociata reazionaria direi "libera nos a diabolo". Non è con questo tipo di fedeli che la religione entrerà in contatto con la modernità e arginerà la secolarizzazione. Non è odiando l'amore diverso che si possa diffondere amore, perché l'amore non sopporta aggettivi come non li sopporta la libertà. L'amore è uno, è un sentimento ineffabile, nasce come e dove nasce e va sempre rispettato. Così come la persona. Avete combattuto per secoli, voi cattolici, contro lo schematismo dei manichei. State dunque attenti a non resuscitarlo nella vostra stessa anima, della quale forse dovreste avere maggior cura.
Post scriptum
Il ministro Livia Turco visiterà nei prossimi giorni Welby che invoca la morte dalla gabbia di dolore in cui da anni è rinchiuso. L'iniziativa del ministro è apprezzabile.
La Turco ha chiesto all'Istituto di Sanità di sapere se la situazione di Welby rientra nella fattispecie dell'accanimento terapeutico o in quella dell'eutanasia. Conoscere prima di decidere. Anche questo è apprezzabile. Ma il ministro Livia Turco ha detto che quando il responso del Consiglio superiore di sanità sarà dato e risultasse conforme ai desideri del paziente Welby, vedrà se sia il caso di proporre al Parlamento una legge in proposito.
Questo, onorevole ministro, non è affatto apprezzabile. È un atteggiamento da Ponzio Pilato. È furbesco, è ipocrita. Non è degno della sua integrità e onestà morale. È un tradimento della politica nel senso alto del termine. Se questo è il suo pensiero si risparmi quella visita al letto di un ammalato ingabbiato e torturato. Sarebbe solo un'esibizione umiliante per lei e una nuova pena per la vittima.
(la Repubblica, 10 dicembre 2006)