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sabato 13 ottobre 2007

La crociata dell'ICI - i privilegi della chiesa atto III

La finanziaria 2008 prevede un taglio dell'Ici, tassa sugli immobili e maggiore fonte di reddito per i Comuni, che costringerà i sindaci ad alzare le tasse. A farne le spese sempre le tasche dei cittadini. Ma c'è chi da quella tassa è esentato: la Chiesa Cattolica. Terzo atto dell'inchiesta di Curzio Maltese per Repubblica sui priviegi al mondo cattolico.



I comuni perdono ogni anno un gettito complessivo valutato vicino al miliardo di euro a causa dell'esenzione prevista da legge del 1992 alla quale la Chiesa si appella ma che in realtà è illegittima e contraria alle norme europee sulla concorrenza. La Corte di Cassazione nel 2004 ha corretto così la legge del 1992: sono esenti dall'Ici soltanto gli immobili che non svolgono anche attività commerciali. La sentenza si applicava non solo alle proprietà ecclesiastiche ma anche alle Onlus, ai sindacati, ai partiti e alle associazioni sportive (intanto l'Unione Europea apre un'inchiesta sui favori fiscali alla chiesa cattolica italiana). "Un danno incalcolabile" per il Vaticano che porta Camillo Ruini dritto dritto dall'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che con un decreto nel 2005 rovescia la Cassazione e ripristina l'esenzione totale dell'Ici per le attività ecclesiastiche. Esenzione dell'Ici che sei mesi dopo diventa il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale. Berlusconi però perde le elezioni e Romano Prodi diventa premier. Passa così nelle mani del suo governo il problema dell'illegittimità della norma, che viene risolto nel modo più ipocrita possibile.

Un cavillo del decreto Bersani esenta dall'Ici gli immobili che abbiano uso "non esclusivamente commerciale". Ma un'attevità è commerciale o non lo è. Bruxelles chiede chiarimenti e il ministro dell'Economia istituisce una commissione per studiarne le ambiguità che fra qualche giorno presenterà la relazione finale: il "non esclusivamente" è un'assurdità e la norma dovrà essere cambiata.


PERCHE' LA CHIESA NON PAGA L'ICI?
Nel 2005 una legge del Governo Berlusconi l’ha esentata.

Il governo Prodi ha fatto finta di porvi rimedio.



Intanto la chiesa cattolica è il primo settore per crescita economica in Italia. Un impero commerciale fatto di alberghi, ristoranti, cinema, teatri, librerie e negozi che solo per il Giubileo del 2000 ha ricevuto 3500 miliardi di lire dallo stato, parte dei quali sono serviti per ristrutturare conventi e collegi diventati poi resort esclusivi. La Chiesa è uno dei più potenti broker nel turismo mondiale tanto che nel marzo scorso ha addirittura organizzato un mega convegno per i religiosi-operatori turistici dal titolo 'Case per ferie, segno e luogo di speranza'.

Curzio Maltese fa accenno anche alla scomunica che Repubblica ha ricevuto dagli organi di stampa del Vaticano e alla pubblicazione delle tabelle degli stipendi da fame dei preti per "sbugiardare un'inchiesta fondata sulla menzogna". "Si può anche essere d'accordo - dice il giornalista - che i preti sono una categoria sottopagata. Per non dire le suore che dalla Cei non ricevono nè uno stipendio nè la pensione, a differenza dei preti. Il problema non sono i 350 milioni prelevati all'8 per mille per gli stipendi ma gli altri 4 miliardi che vanno ad una macchina di potere che condizione la politica, l'economia e la libertà di stampa".

da La Repubblica del12/10/2007

lunedì 25 giugno 2007

La Ue processa l'Italia per gli sconti alla chiesa sull'ICI

Sarà aperta una pratica d'infrazione per violazione delle norme sulla concorrenza

Sotto tiro negozi e alberghi "collegati" a luoghi sacri


di CURZIO MALTESE





C'E' CHI in Italia è abituato a ottenere privilegi da qualsiasi governo e autorizzato a non pagare il fisco, ma sul quale nessuno osa moraleggiare. Pena l'accusa di anticlericalismo. L'anomalo rapporto fra Stato italiano e clero è invece finito da tempo sul tavolo dell'Unione europea, che si prepara a mettere sotto processo il nostro Paese per i vantaggi fiscali concessi alla Chiesa cattolica, contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza. Oltre che alla Costituzione, meno di moda. Al centro del caso è l'esenzione del pagamento dell'Ici per le attività commerciali della Chiesa. La storia è vecchia ed è tipicamente italiana.



Varato nel '92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell'Ici alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani dell'anno scorso.

Molto in teoria, però. Di fatto gli enti ecclesiastici (e le onlus) continuano a non pagare l'Ici sugli immobili commerciali, grazie a un gesuitico cavillo introdotto nel decreto governativo e votato da una larghissima maggioranza, contro la resistenza laica di un drappello di mazziniani radicali guidati dall'onorevole Maurizio Turco.



I resistenti laici avevano proposto di limitare l'esenzione dell'Ici ai soli luoghi senza fini commerciali come chiese, santuari, sedi di diocesi e parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza. Il cavillo bipartisan ha invece esteso il privilegio a tutte le attività "non esclusivamente commerciali".



Basta insomma trovare una cappella votiva nei paraggi di un cinema, un centro vacanze, un negozio, un ristorante, un albergo, e l'Ici non si paga più. In questo modo la Chiesa cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l'erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati.



Il trucco o se vogliamo la furbata degli italiani non è piaciuta a Bruxelles, da dove è partita una nuova richiesta di spiegazioni al governo. Il ministero dell'Economia ha rassicurato l'Ue circa l'inequivocabilità delle norme approvate, ma subito dopo ha varato una commissione interna di studio per chiarirsi le idee.



L'affannosa contraddizione è stata segnalata all'autorità europea dall'avvocato Alessandro Nucara, esperto in diritto comunitario, e dal commercialista Carlo Pontesilli, due professionisti di simpatie radicali che affiancano e assistono il drappello dell'orgoglio laico.



A questo punto la commissione per la concorrenza europea avrebbe deciso di riesumare la pratica d'infrazione già aperta ai tempi del governo Berlusconi e poi archiviata dopo l'approvazione dei decreti Bersani. In più, la commissione ha chiesto al governo Prodi di fornire un quadro generale dei favori fiscali che l'Italia concede alla Chiesa cattolica, oltre all'esenzione Ici.



Che cosa potrà succedere ora? Un'infrazione in più o in meno probabilmente non cambia molto. L'Italia dei monopoli, dei privilegi e delle caste è già buona ultima in Europa per l'applicazione delle norme sulla concorrenza e naviga in un gruppo di nazioni africane per quanto riguarda la trasparenza fiscale. Quale che sia la decisione dell'Ue, i governi italiani, di destra e di sinistra, troveranno sempre modi di garantire un paradiso fiscale assai poco mistico alla Chiesa cattolica all'interno dei nostri confini. Magari tagliando ancora sulla ricerca e sulla scuola pubblica.



E' triste constatare però che senza le pressioni di Bruxelles e la lotta di una minoranza laicista indigena, l'opinione pubblica non avrebbe neppure saputo che gli enti religiosi continuano a non pagare l'Ici almeno al 90 per cento. Nonostante l'Europa, la Costituzione, le mille promesse di un ceto politico senza neppure il coraggio di difendere le proprie scelte.



Nonostante le solenni dichiarazioni di Benedetto XVI e dei vescovi all'epoca dei decreti Bersani: "Non ci interessano i privilegi fiscali".

Nonostante infine siano passati duecento anni da Thomas Jefferson ("nessuno può essere costretto a partecipare o a contribuire pecuniariamente a qualsivoglia culto, edificio o ministero religioso") e duemila dalla definitiva sentenza del Vangelo: "Date a Cesare quel che è di Cesare".





(25 giugno 2007)

http://tinyurl.com/2rfw4q

lunedì 11 giugno 2007

Vaticano: soldi, potere e le vacanze del Papa pagate dagli italiani

Due storie sono apparse in poche ore su due importanti testate italiane. Ne riportiamo una breve sintesi, rimandandovi alla lettura integrale sui due media che ne hanno parlato.
di
giuliano.federico@gay.tv

Due storie sono apparse in poche ore su due importanti testate italiane. Ne riportiamo una breve sintesi, rimandandovi alla lettura integrale sui due media che ne hanno parlato.



Corriere della Sera (pagina 27 del 10 Giugno)
5 miliardi di euro da Cariplo al fondo dei Salesiani Giovanni Mazzali, economo generale dei Salesiani di Don Bosco, pochi giorni fa ha convinto la Fondazione Carialo (ndr con la tecnica delle fondazioni, vietata dall’Unione Europea, il Vaticano controlla i maggiori istituti bancari italiani e non solo, insediando nei consigli di amministrazione uomini di fiducia che rispondono direttamente a precisi ordini vaticani) a partecipare ad un progetto comune consegnando 5 miliardi di euro alla società di gestione italiana di Polaris Investment Sa, presieduta da un ex commissario Consob e controllata dai Salesiani con giro diretto dal Lussemburgo. Perché in Lussemburgo “Rispetto all’Italia ci sono vantaggi fiscali” ha spiegato il prete che si occupa di soldi. Attenzione però, l’intento del fondo che ne nascerà è più che nobile. Il Vaticano investirà su affari che non abbiano a che fare con armi, pornografia e prodotti farmaceutici che non contraddicano le direttive cattoliche in materia di etica, vita eccetera. L’operazione finanziaria permetterà grandi guadagni al Vaticano, che riducendo le quote dal 52% al 20%, incasserà dividendi e comunque aumenti dei rendimenti delle proprie quote.

L’Espresso (N° 23 anno LIII 14 giugno pagina 13 nella rubrica ‘Riservato’)
20.000 euro al giorno dagli Italiani per le vacanze di Ratzinger
(dal Corriere delle Alpi alcuni dettagli)
Ventimila euro al giorno per il periodo di riposo in montagna che Ratzinger trascorrerà a Lorenzago di Cadore (Belluno), dal 9 al 27 luglio prossimi, in una villetta di proprietà della Diocesi di Treviso.
La giunta regionale del Veneto, presieduta da Giancarlo Galan, ha stanziato fondi complessivi pari a 345.000 euro per gli interventi necessari a "garantire la più serena tranquillità e riservatezza al soggiorno dell'augusto ospite". Spiccano i 20.000 euro per far piallare il cosiddetto 'Angolo di Preghiera', struttura in legno coperta, dotata di panca e tavolo, ma sono comprese nel prezzo altre sette panchine con schienale, destinate ai prelati 'minori', nelle ore di meditazione.
Più di 50.000 euro per asfaltare i due chilometri della strada d'accesso alla residenza del Santo Padre, mentre la recinzione della dimora costerà 24.882 euro. Per vasi e addobbi floreali della casa papale preventivati 13 mila euro più 3 mila euro per "piante ad alto fusto di latifoglia, compresa zolla terrosa". Poco per le guardie svizzere. ‘Solo’ 7.000 euro per un sentiero in ghiaia dedicato ai loro giri di guardia, parapetti, passerelle, parapetti e tende di protezione incluse.

http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3999

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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