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mercoledì 18 aprile 2007

Chiese evangeliche: presentata la campagna 2007 dell'8 per mille

"Un pozzo per l'acqua, un profilattico contro l'AIDS, un sorriso alla vita''


Roma, 17 apr - ''Un pozzo per l'acqua, un profilattico contro l'AIDS, un sorriso alla vita'' questo lo slogan della campagna 2007 dell'otto per mille della Tavola valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) presentata stamattina nel corso di una conferenza stampa nella sede romana della Tavola valdese.

Come sfondo la fotografia di una bambina sorridente asiatica, con i colori dai toni caldi: rosso, arancione, marrone.

''Abbiamo dei progetti finanziati con l'otto per mille che portano l'acqua la' dove non c'e', perche' dove c'e' l'acqua c'e' vita; tramite altri progetti soprattutto in Africa, offriamo dei profilattici ai malati di AIDS, unica soluzione efficace per evitare che si propaghi questo male mortale e quindi a favore della vita; con i nostri progetti cerchiamo di restituire il sorriso a chi non ce l'ha piu''', cosi' la pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese, ha illustrato la campagna 2007 per l'otto per mille valdese, i cui fondi nel 2006 (redditi del 2003) hanno raggiunto quota 5.512.713 euro.

''I contribuenti che devolvono il loro otto per mille alla Chiesa valdese sono in costante aumento, per l'ultimo anno arriviamo all'1,4% delle scelte espresse'' ha spiegato Paolo Naso, consulente dell'ufficio 8 per mille della Tavola valdese, ''solo il 7,92% degli introiti viene speso per la gestione e la pubblicita'''. In tutto sono 217 i progetti assistenziali e culturali finanziati in Italia e nel mondo grazie ai proventi dell'otto per mille valdese, la cui gestione e' assolutamente trasparente; basta collegarsi al sito www.chiesavaldese.org, per visionare la ripartizione dei progetti. Non un centesimo viene speso per finalita' di culto che sono finanziate esclusivamente con le contribuzioni dei membri delle singole comunita'.

Paolo Ricca, teologo valdese e coordinatore dell'ufficio otto per mille della Tavola valdese, ha espresso apprezzamento per ''l'atto di fiducia di tutte quelle persone che affidano i loro soldi ai valdesi: ci rendiamo conto dell'enorme responsabilita' che abbiamo nello spendere secondo criteri giusti ed equi questi fondi''. Ricca ha ricordato come con l'otto per mille vengono anche finanziati dei progetti di ricerca sulle cellule staminali a Bologna e Milano. ''Una ricerca che puo' dischiudere nuovi orizzonti per la salute dell'umanita', e quindi a favore della vita'' ha aggiunto Ricca.

La campagna verra' lanciata nei prossimi giorni sui maggiori quotidiani nazionali e con uno spot radiofonico sui piu' importanti circuiti.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=73409

giovedì 29 marzo 2007

Dico, laici e cattolici uniti contro il diktat: "Diamo l'otto per mille ai valdesi"

La rivista Micromega lancia due appelli contro "la crociata" della Chiesa

Tra i sottoscrittori laici Umberto Eco, Vasco Rossi e Simone Cristicchi

Dieci sacerdoti, da Don Mazzi a Vitaliano Della Sala, prendono posizione








ROMA - Un doppio appello per i Dico e contro le ingerenze ecclesiastiche. Proprio mentre la Chiesa continua a far sentire forze la sua voce contro il provvedimento che regolarizza le coppie di fatto, la rivista Micromega lancia due raccolte di firme "contro la crociate clericali della Conferenza episcopale italiana" e contro "l'acquiescenza di gran parte del Parlamento" (il testo può essere firmato sul sito di Micromega). Un doppio appello "ai cittadini democratici", perché al momento della denuncia dei redditi diano l'otto per mille non alla Chiesa cattolica ma a quella valdese.



Due appelli distinti, uno firmato da diverse personalità laiche (da Umberto Eco a Vasco Rossi), l'altro da personalità cattoliche, tra cui una decina di sacerdoti come don Enzo Mazzi, Viatliano Della Sala, dom Giovanni Franzoni.



Molte le firme in calce al testo dei laico. C'è il direttore di Micromega Paolo Flores d'Arcais. Ci sono scrittori come Umberto Eco, Giorgio Bocca, Andrea Camilleri e Lidia Ravera. Il premio Nobel Dario Fo, le attrici Franca Rame, Lella Costa. Ed ancora registi come Ferzan Ozpetek, Mario Monicelli, Bernardo Bertolucci. Ed anche il vincitore del Festival di Sanremo Simone Cristicchi e la rockstar Vasco Rossi. Tutti uniti nel chiedere una risposta concreta "all'offensiva clericale che mira a limitare le irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui".



Particolarmente significativo l'appello dei cattolici. Sottoscritto anche da molti religiosi. Undici fime sotto un teso severo: "Siamo scandalizzati da una politica dei vertici ecclesiali sempre più tesa a usare il potere che deriva dal denaro, dalle clientele, dalle influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano". L'appello vede nomi noti: da don Enzo Mazzi e don Vitaliano Della Sala. Uniti nel dire quanto sia "doveroso" negare l'otto per mille "a questo potere ecclesiastico". Da questo l'invito a devolvere il contributo alle chiese valdesi "che i diritti civili dell'individuo hanno sempre promosso".



(29 marzo 2007)

http://tinyurl.com/2fgjfy

"Dico" bene o male? Bene!

Riconoscere i diritti delle coppie di fatto non danneggia la famiglia
di Ermanno Genre, docente di teologia sistematica della Facoltà valdese di teologia


Il compito delle chiese non è quello di dettare legge sulle questioni che regolano la vita sociale e per le quali occorre rispettare la laicità dello Stato che invece è di tutti

I Dico continuano a tenere alta la tensione politica ed ecclesiale in tutto il paese. Il fatto che il governo Prodi abbia ritenuto prudente lasciare questa materia fuori dalle priorità di governo – è ora questione parlamentare – non ha spostato di molto l’indice della temperatura che resta incandescente: e ogni giorno qualcuno soffia sulla brace! I Dico hanno assunto uno status symbol, in positivo e in negativo, di uno scontro fra civiltà tutto interno al cattolicesimo e alla società italiana, e se ora il nuovo presidente della Cei invita a evitare «scontri insensati», dopo che il suo predecessore ha imbastito i presupposti per questo scontro frontale, riesce difficile dare peso alle sue parole. Se non bastasse, la Pontificia Accademia per la vita incita i cattolici alla mobilitazione per la tutela della vita con il richiamo a una «coraggiosa obiezione di coscienza» rivolta in modo particolare a «medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo». Sarà difficile, per la spregiudicatezza di questo programma, seguire la via indicata da mons. Bagnasco.

È in questo clima incandescente che si è inserita l’esortazione apostolica del papa, Sacramentum caritatis, dedicata all’eucaristia. Che cosa c’entra l’eucaristia con i Dico? Apparentemente niente. In un paragrafo (83) in cui si parla di «coerenza eucaristica», è richiesta coerenza «nei confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme. Tali valori non sono negoziabili. Pertanto i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana. Ciò ha peraltro un nesso obiettivo con l’Eucaristia (I Cor. 11, 27-29)». Penso sia difficile trovare nei testi di sacramentaria cattolica quel «nesso» che al papa appare così evidente. A me ciò che appare evidente è l’uso poco corretto delle Scritture per sostenere la non negoziabilità della posizione vaticana.

Fortunatamente, in mezzo a posizioni intransigenti e che rendono impossibile il dialogo, si sono sentite anche parole chiare e lucide da parte del mondo cattolico italiano, con le quali ci si sente in piena sintonia, perché ispirate a un cristianesimo che riflette e si interroga, che rispetta la laicità dello Stato, che dialoga senza rinunciare in nulla alla propria fede cristiana cattolica. Una parola esplicita, in controtendenza alle dichiarazioni vaticane, è giunta, nei giorni scorsi, da Betlemme, dal cardinale Martini. Parlando a un gruppo di pellegrini milanesi guidati dall’arcivescovo di Milano Tettamanzi, il cardinale ha affermato tondo tondo che il compito della chiesa è quello di «farsi comprendere ascoltando anzitutto la gente, le loro necessità, problemi, sofferenze, lasciando che rimbalzino nel cuore e poi risuonino in ciò che diciamo, così che le nostre parole non cadano come dall’alto, da una teoria, ma siano prese da quel che la gente sente e vive, la verità dell’esperienza, e portino la luce del Vangelo».
Il compito della chiesa e dei suoi ministri non è quello di dettare legge nelle questioni che regolano la vita di tutti in una società plurale, per cultura e religione, ma di fornire argomentazioni, riflessioni sugli elementi fondamentali concernenti l’etica e la bioetica, equipaggiare culturalmente e teologicamente le coscienze delle persone, rendendole capaci di decisioni autonome.

I Dico non intendono distruggere la famiglia, rispettandola pienamente riconoscono altre relazioni fra le persone, non contemplate dall’art. 29 della Costituzione (che definisce la famiglia) e inserite nel programma di governo. Quando Lutero e i riformatori hanno contratto matrimonio, correggendo il contro-natura imposto a sacerdoti e vescovi (largamente concubini) dal Diritto canonico, essi hanno restituito libertà alla persona e onore al matrimonio cristiano. L’istituto famigliare però, è bene ricordarlo, non è una prerogativa dei cristiani: esso è condiviso da credenti e non credenti. È questione che concerne il diritto civile: la chiesa viene dopo. E la visione cristiana della famiglia e del matrimonio non è puro fatto di natura, esso si situa nell’orizzonte di una vocazione, nella direzione di una parola che suscita il confronto con l’evangelo di Gesù Cristo e non con i non possumus ecclesiastici. In Italia (ma non è così negli altri paesi europei in cui vi sono forme diverse di Pacs) la questione dei Dico – come dei grandi e complessi problemi di bioetica – viene letta unilateralmente attraverso le lenti del Vaticano e della Cei, oscurando tutti gli altri punti di vista di cattolici, protestanti, ebrei, di credenti e non credenti. E tutto ciò con la complicità dei mass-media che non sanno che cosa significhi «informazione» in una società laica democratica e pluralista.
Gli evangelici italiani non hanno tutti la stessa opinione sulle coppie di fatto, perciò è bene che se ne discuta nelle nostre comunità, nel rispetto di punti di vista diversi. Ma, appunto, un confronto che sopporta la diversità in campo etico, non mette in questione l’unità della chiesa e non impedisce il riconoscimento legislativo delle coppie di fatto. Riconoscere questi diritti non è un attacco alla famiglia né al matrimonio fra un uomo e una donna: permette però alle coppie di fatto, che vivono relazioni d’amore e di solidarietà diverse da quelle matrimoniali, di essere riconosciute nella loro piena dignità di persone.


Tratto da Riforma del 23 marzo 2007
http://tinyurl.com/3dqdxd

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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