sabato 1 settembre 2007

Scandalo sessuale a Washington, si dimette senatore antigay

Larry Craig è stato sorpreso in un bagno dell'aeroporto di Minneapolis mentre tentava di abbordare un agente della polizia in borghese

<B>Scandalo sessuale a Washington<br>si dimette senatore antigay</B>

WASHINGTON - Dopo lo scandalo, le dimissioni. Il senatore Larry Craig, sorpreso nel bagno dell'aeroporto di Minneapolis mentre cercava di abbordare un poliziotto in borghese, annuncerà oggi le sue dimissioni dal Senato degli Stati Uniti. Lo riferisce la Cnn citando fonti del partito repubblicano nell'Idaho, secondo le quali il senatore lascerà l'incarico il 30 settembre. Craig aveva già accettato di lasciare gli incarichi in alcune commissioni parlamentari.

Il senatore, 62 anni, una moglie e tre figli adottati, era stato arrestato l'11 giugno da un poliziotto in borghese che stava sorvegliando un bagno maschile sospettato di esser teatro di attività sessuali gay. Craig era entrato, si era seduto nel camerino accanto a quello dell'agente e aveva fatto 'piedino' sotto la parete divisoria.

"Lei non sa chi sono io", aveva detto il parlamentare mostrando il tesserino del Senato e denunciando "il completo malinteso". Il poliziotto non si era lasciato intimidire e lo aveva arrestato. Il senatore aveva subito una condanna a dieci giorni di carcere con la condizionale, un anno di libertà vigilata e 575 dollari di multa. Craig, che all'epoca dei fatti si era in effetti dichiarato colpevole, ha confermato di essere stato implicato nella vicenda ma, con i poliziotti che lo hanno arrestato, ha smentito di aver tenuto una condotta disordinata e lasciva, e ha accusato gli agenti di una errata ricostruzione dei suoi comportamenti.

La notizia dell'arresto di Craig è approdata solo di recente media nazionali. Il senatore, quando il caso è venuto alla ribalta con abbondanza di particolari tratti dal verbale del poliziotto, ha negato con forza di aver fatto "alcunché di male" e si è difeso dichiarando: "Non sono gay, non lo sono mai stato. Non sono nemmeno colpevole. Ho sbagliato a dichiararmi tale con la polizia, ma volevo chiudere presto la faccenda".

Sul caso Craig i repubblicani del Senato hanno aperto un'inchiesta e la Casa Bianca si è detta "delusa" per lo scandalo. Le dimissioni di Craig dal Congresso erano state chieste, fra gli altri, dal senatore conservatore Norm Coleman e dal collega dell'Arizona John McCain, che è candidato alla nomination del partito nella corsa alla presidenza.

(1 settembre 2007)

http://tinyurl.com/23b9g5

venerdì 31 agosto 2007

La Chiesa Cattolica prenda esempio dai Valdesi

Il Sinodo della Chiesa Valdese italiana ha approvato un ordine del giorno contro l'omofobia dilagante


Oggi il Sinodo della Chiesa Valdese italiana (Unione delle Chiese metodiste e valdesi) ha approvato un ordine del giorno, proposto da diversi pastori, dai rappresentanti delle chiese locali e dalla moderatora della Tavola Maria Bonafede, contro l'omofobia dilagante nel nostro paese e di solidarietà "ai fratelli e sorelle omosessuali".

Nell'ordine del giorno si fa riferimento al clima d'odio e alle persecuzioni violente contro i gay e le lesbiche e si sottolinea anche l'importanza di un impegno internazionale contro le discriminazioni e la pena di morte di cui sono vittima le persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender).

Arcigay ringrazia la REFO (la Rete di fede ed omosessualità) per aver promosso l'ordine del giorno e tutta la chiesa valdese italiana per il suo pluriennale impegno a fianco delle persone omosessuali, che è per noi fonte di conforto e di fattiva vicinanza.

Ricordiamo che Arcigay da anni indica proprio la Chiesa Valdese per la sottoscrizione dell'8 per mille. Loro utilizzano effettivamente le risorse provenienti dalle tasche degli italiani per destinarle ad attività di aiuto e sostegno di progetti internazionali.

Non si può non notare quale distanza abissale vi sia tra le parole pronunciate dal Sinodo valdese e il silenzio (quando va bene) o gli insulti provenienti dalla chiesa cattolica italiana nei confronti delle persone lgbt.

Aurelio Mancuso
presidente nazionale Arcigay
http://www.arcigay.it/show.php?2742




Comunicato della Chiesa Valdese


Il Sinodo esprime solidarietà alle persone omosessuali condannando discriminazioni e persecuzioni

Le chiese invitate a "sensibilizzare l’opinione contro il pericolo strisciante dell’omofobia"

Il Sinodo valdese e metodista "invita le chiese ad appoggiare organizzazioni, gruppi e iniziative tese a sensibilizzare l’opinione contro il pericolo strisciante dell’omofobia", con un ordine del giorno approvato oggi, in cui "esprime la propria solidarietà alle persone omosessuali oggetto di discriminazioni e persecuzioni, la propria preoccupazione per il repentino aumento degli episodi di omofobia sociale e fisica in Italia, la propria condanna ferma ed assoluta verso le persecuzioni e le condanne capitali emesse in molti paesi nei confronti di persone omosessuali".
La presa di posizione parte dalla considerazione sulla "condizione di discriminazione sociale e legislativa in cui versano molte persone omosessuali nel nostro paese che, limitando oggettivamente il loro diritto ad avere una affettività serena e responsabile, le rende oggetto di violenza fisica e psicologica" e sulla "situazione, lesiva per i fondamentali diritti umani, a cui sono sottoposti milioni di omosessuali nel resto del mondo là dove le persone omosessuali sono esposte a persecuzioni nell’indifferenza quasi assoluta dei governi occidentali".

Dalle 11.15 in poi i deputati del Sinodo passeranno alle elezioni degli incarichi esecutivi nonché all'elezione che dovrebbe riconfermare per un altro anno Maria Bonafede moderatora della Tavola valdese. Al termine dello spoglio delle schede, alle ore 13 circa, il moderatore terrà la consueta conferenza stampa per una valutazione conclusiva del Sinodo.
Il Sinodo si conclude oggi pomeriggio con un culto liturgico presso il tempio di Torre Pellice.

A cura dell'Agenzia NEV - Notizie evangeliche del 31 agosto 2007
http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/index_commenti.php?id=558

Io donatore rifiutato, solo perché sono gay

Non uso droghe, non ho malattie né comportamenti a rischio per le malattie a trasmissione sessuale. Ma non posso rendermi utile


«Emergenza sangue a Milano». Ho appena terminato di leggere sul Corriere che il Policlinico ha lanciato lo stesso allarme di tutti gli anni. Questa volta però non credo realmente che ci sia tutto questo bisogno di gente buona che doni il proprio sangue per aiutare altri a sopravvivere. Circa due mesi fa mi sono recato al padiglione Marangoni armato di tutta la buona volontà possibile, noncurante della paura degli aghi e delle domande scomode alle quali mi avrebbero sottoposto, con un unico scopo: rendermi utile alla società nella quale vivo. Ho 28 anni, mi chiamo Massimo, non ho mai fatto uso di droghe, non sono anemico, non ho malattie importanti come tumori o diabete (grazie a dio), non sono sieropositivo, non ho mai avuto nessun tipo di epatite e non ho comportamenti a rischio per le malattie a trasmissione sessuale. Ma sono gay e non mi hanno permesso di donare il sangue. Il signor Sergio Casertelli si dice preoccupato perché quest'anno la raccolta delle sacche è scesa del 15%. Ma la dottoressa che mi ha vietato la donazione mi ha spiegato che il Policlinico non accetta donatori gay «a priori». Le ho fatto presente che a una persona in fin di vita non credo interessi con chi vado a letto ma solo se sono sano, ma mi ha risposto che «il Policlinico non è così alla frutta da dover accettare sangue anche dai gay». Per colpa di questa discriminazione, ci sono persone che magari lo avrebbero accettato il mio sangue, e non sapranno mai che io volevo darglielo.

Lettera firmata

http://tinyurl.com/yuu6cv

lunedì 27 agosto 2007

Pegah Emambakhsh

Una cosa mai vista: l'appassionata posizione italiana contro la pena di morte porta per una volta Roma a dare lezioni addirittura a Londra in tema di diritti gay.

L'Italia è in queste ore in primissima fila per bloccare la deportazione a Teheran di Pegah Emambakhsh, una lesbica iraniana, la cui domanda di asilo è stata respinta dalle autorità britanniche e che rischia in patria la pena capitale per lapidazione. Il caso, come riporta il Guardian, è praticamente passato praticamente sotto silenzio sui giornali inglesi mentre le autorità italiane - Barbara Pollastrini in testa - hanno già proposto di concedere a Pegah diritto d'asilo da noi.

In questo momento è in corso a Roma un sit-in davanti all'ambasciata del Regno Unito organizzato da Arcigay e Arcilesbica al quale questo blog partecipa con tutto il cuore e - per una volta - con un pizzico di orgoglio.

venerdì 24 agosto 2007

L'Italia può salvare Pegah

Il ministro Pollastrini: offrire asilo alla lesbica che Teheran vuole lapidare.
La titolare delle Pari opportunità si appella a Prodi. La giovane sarà espulsa da Londra martedì. Amato: "Accoglienza adeguata ai richiedenti asilo". Il 27 a Roma protesta all´ambasciata britannica.

di PAOLA COPPOLA


Il governo italiano potrebbe salvare Pegah Emambakhsh. Il ministro Barbara Pollastrini ha lanciato l´idea di offrire l´asilo a questa donna iraniana che rischia la lapidazione perché è lesbica se la Gran Bretagna dovesse estradarla a Teheran, il 28 agosto. «È un dovere compiere ogni verifica e ogni passo quando in gioco sono i diritti umani e la sicurezza di una persona. Il governo a tali principi si atterrà in modo serio e coerente», ha detto il ministro per i Diritti e le pari opportunità dopo aver discusso della vicenda con il premier Prodi. «Per quanto mi riguarda - ha aggiunto - se fosse necessario, ciò non deve escludere di accogliere Pegah nel
nostro Paese».

Lo stesso appello è stato lanciato dai Verdi al ministro dell´Interno Giuliano Amato che proprio ieri in un vertice con i Comuni e l´Unhcr (l´Agenzia Onu per i rifugiati) ha chiesto «uno sforzo ulteriore per assicurare un´accoglienza adeguata agli aventi diritto all´asilo». Sul caso di Pegah il senatore Giampaolo Silvestri ha ricordato che «esiste una norma, approvata come emendamento a una direttiva europea, che prevede l´asilo per tutte le persone che in patria sarebbero condannate solo in base all´orientamento sessuale».

A pochi giorni dalla data fissata per il decreto di espulsione dalla Gran Bretagna, che dovrebbe mettere la donna su un volo della British Airways diretto a Teheran, crescono le pressioni sul governo Brown a fare marcia indietro. ArciGay, Arcilesbica e gli attivisti del Gruppo Everyone, che hanno denunciato la storia di Pegah, hanno convocato il 27 una manifestazione di fronte all´ambasciata britannica a Roma e accusano Londra di negare il diritto di asilo «con motivazioni assurde e pretestuose».

«È una deportazione», ha spiegato Roberto Malini di Everyone, «e non è un caso isolato: la Gran Bretagna ha imbarcato altri omosessuali su questi aerei della morte». Due giorni fa la portavoce dell´Home office ha difeso le procedure: «Rimandiamo indietro chi non viene trovato bisognoso di protezione internazionale e non corre rischi con il rimpatrio». La richiesta di asilo della Emambakhsh, che ora è rinchiusa in un carcere vicino Sheffield, è stata respinta perché la donna non è stata in grado di portare le prove della sua omosessualità.

«Con le stesse ragioni anche Germania e Giappone hanno rimpatriato altri omosessuali», ha continuato Malini. In Germania ci sarebbe un´altra donna nella stessa situazione dell´iraniana: Yasmine K. I gay in fuga dai paesi dove l´omosessualità è punita con la pena capitale sono protetti dalla Convenzione di Ginevra del ´51: rientrano, in base all´articolo 1, nella categoria di "speciale gruppo sociale", possono ottenere lo status di rifugiati e chiedere asilo.

La mancata prova dell´omosessualità è, secondo Everyone, «solo un pretesto» usato da alcuni Paesi firmatari. «Intanto Pegah viene trattata come una criminale anche se non ha commesso alcun reato», aggiunge Malini. «Secondo la Convenzione basta il "ragionevole sospetto" di essere perseguitata in Iran per ottenere l´asilo, eppure questo non basta alle autorità britanniche». Ma che succederà se prenderà quel volo diretto in Iran? «Come lesbica sarà condannata a 100 frustate, per averlo ammesso in pubblico potrebbe essere lapidata».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=75044

domenica 19 agosto 2007

Human Rights First, allarme in Europa "In aumento antisemitismo e omofobia"

Il presidente dell'organizzazione: "Servono leggi che prevedano pene adeguate ma la gran parte dei Paesi europei non ha nemmeno sistemi di monitoraggio"
I dati del rapporto della ong mostrano una crescita dei crimini legati all'odio
Ebrei, musulmani, omosessuali e minoranze etniche le vittime più frequenti




Aumentano, nell'ultimo decennio, i crimini legati all'odio, e con inquietante intensità. E si registra una recrudescenza nei fenomeni di antisemitismo e di violenza contro gay e lesbiche. Queste le principali conclusioni del rapporto 2007 realizzato dalla "Human Rights First", una ong che si occupa della difesa dei diritti umani. Il documento si riferisce agli avvenimenti del 2006, e spiega come i governi europei - soprattutto in Francia, Germania, Regno Unito, Federazione Russa e Ucraina - si siano impegnati nel combattere i crimini legati all'odio razziale, anche se è ancora lunga la strada da percorrere.

Antisemitismo. Nel rapporto si legge che "l'antisemitismo persiste ad alto livello in tutta Europa e in America del Nord". Nel 2006, gli attacchi a sfondo antisemita sono aumentati rispetto all'anno precedente, raggiungendo il picco più alto dal 1984, anno in cui è iniziato il monitoraggio del fenomeno.

Musulmani. La discriminazione e le violenze nei confronti della popolazione musulmana europea restano inalterate nel corso del 2006, nonostante un numero di casi inferiore al 2005, quando si verificò un picco vertiginoso dopo gli attacchi terroristici alla metropolitana di Londra.

Omosessuali. La violenza contro gli omosessuali è sempre più manifesta in numerose parti d'Europa, e solo Svezia e Regno Unito si sono impegnati a monitorare gli episodi in modo dettagliato e ufficiale. Una maggiore presenza pubblica degli omosessuali ha portato con sé, in molti casi, un incremento nella retorica omofobica e nelle ripercussioni violente. Come nel caso dei Gay Pride organizzati in cinque città dell'Est europeo - Mosca, Bucarest, Varsavia, Riga e Tallin - durante la primavera e l'estate del 2006.

Russia e Germania. Nella Federazione Russa c'è stata una proliferazione di attacchi violenti nei confronti di minoranze etniche e religiose nazionali. Un caso per tutti: lo scorso gennaio, un estremista ha ferito con un coltello nove fedeli riuniti in preghiera nella sinagoga di Mosca. Con la stessa intensità si sono registrati attacchi razzisti in Ucraina nei confronti di persone di origine africana e di altre minoranze. Crimini di matrice razziale hanno raggiunto le soglie più alte dall'introduzione dell'attuale sistema di monitoraggio, nel 2001.

Ong: "Governi indifferenti". Nel corso della conferenza di presentazione del rapporto, Maureen Byrnes, direttrice di "Human Rights First", ha osservato che "la violenza motivata da pregiudizi razziali è un serio problema in Europa. Mentre alcuni Paesi, come Francia, Germania e Regno Unito, si sono impegnati a monitorare sistematicamente i crimini, la maggior parte non raccoglie neanche dati che consentano di compilare statistiche. Il che riflette l'indifferenza da parte di molti governi".

Lotta all'odio fra le priorità. "Gli Stati europei in particolare - ha detto Byrnes - devono porre fra le priorità politiche la necessità di combattere i crimini legati all'odio razziale". Secondo "Human Rights First", gli strumenti si trovano nelle mani dei governi europei: le conclusioni del rapporto invitano all'adozione di leggi che prevedano pene adeguate per tali reati, a stabilire dei sistemi ufficiali di monitoraggio dei crimini legati all'odio, e ad adottare una politica di tolleranza zero.

(19 agosto 2007)
http://tinyurl.com/33kztd

Veronesi: «L'umanità sarà bisessuale»

L'oncologo: «Si farà l'amore per affetto e non per riprodursi. È il prezzo positivo pagato dall'evoluzione naturale della specie»
La sessuologa: «Una rivoluzione, tra due o tre generazioni»




Il futuro? È bisessuale. Parola di Umberto Veronesi. Intervistato ieri dal Riformista, l'oncologo ex ministro della Salute immerso nella quiete estiva di Capalbio ha scosso l'atmosfera con una tesi che fa già discutere. La specie umana — dice Veronesi — si va evolvendo verso un «modello unico», le differenze tra uomo e donna si attenuano (l'uomo, non dovendo più lottare come una volta per la sopravvivenza, produce meno ormoni androgeni, la donna, anche lei messa di fronte a nuovi ruoli, meno estrogeni) e gli organi della riproduzione si atrofizzano. Questo, unito al fatto che, tra fecondazione artificiale e clonazione, il sesso non è più l'unica via per procreare, finirà col privare del tutto l'atto sessuale del suo fine riproduttivo. Il sesso resterà — avverte l'oncologo — ma solo come gesto d'affetto, dunque non sarà più così importante se sceglieremo di praticarlo con un partner del nostro stesso sesso.

Insomma, saremo tutti bisessuali? Raggiunto dal Corriere, il professore conferma la previsione: «È il prezzo che si paga — spiega — all'evoluzione naturale della specie. Ed è un prezzo positivo ». Davvero? «Sì, perché nasce dalla ricerca della parità dei sessi: negli ultimi vent'anni le donne hanno assunto ruoli sempre più attivi nella società e questo porta con sé un'attenuazione delle differenze sessuali». Avremo uomini meno virili (il processo è già in atto: dal dopoguerra in poi la «vitalità» degli spermatozoi è mediamente calata del 50%) e donne più mascoline. Parità uguale appiattimento? «Al contrario — spiega Chiara Simonelli, sessuologa, docente all'Università La Sapienza di Roma — ciò che prospetta Veronesi è una maggiore libertà, dagli stereotipi e dai pregiudizi. Il fenomeno è appena agli inizi: perché prenda consistenza dovremo aspettare almeno due o tre generazioni».

Una rivoluzione, dunque. Ma biologica o culturale? «Entrambe: i cambiamenti della mentalità e le evoluzioni genetiche sono fenomeni correlati, e si influenzano reciprocamente. Ma si tratta di processi molto lenti». Veronesi ha la vista lunga: la società bisex è ancora lontana. Ma per trovare una civiltà capace di mettere a regime l'amore per entrambi i sessi non serve guardare avanti: nella Grecia classica, radice dell'Occidente di oggi, gli uomini non facevano mistero della passione per i ragazzi. Corsi e ricorsi della storia? «La bisessualità antica — avverte Eva Cantarella, che all'argomento ha dedicato un libro edito da Rizzoli — era molto diversa da quella che intendiamo oggi. Non era la possibilità di scegliere con chi e come avere rapporti sessuali, ma un fenomeno soggetto a regole precise. Era concessa solo agli uomini: un uomo adulto poteva avere rapporti con uno più giovane ma solo mantenendo un ruolo attivo. Raggiunta la maggiore età, gli adolescenti abbandonavano il ruolo passivo». E le donne? «Mogli e madri. L'amore coniugale, che conviveva con quello per altri uomini, era cosa diversa: in greco aveva anche un altro nome, filia, di contro all'eros passionale».

Un amore finalizzato alla procreazione: «A quella dei corpi: quello per i fanciulli, scrive Platone, era più nobile perché volto alla procreazione delle anime». E qui torniamo a Veronesi e al sesso come gesto d'affetto e non mezzo per far progredire la specie. Un valore positivo che non mette tutti d'accordo: «La scissione della riproduzione dalla sessualità e dal nucleo familiare — dice Fiorenzo Facchini, antropologo dell'ateneo di Bologna — non può essere vista come un vantaggio per la specie umana. La riproduzione per l'uomo non è solo incontro tra gameti, implica rapporti tra due persone. È la naturale condizione umana a richiederlo. In un momento in cui la natura viene giustamente rimessa al centro dell'attenzione appare strana e del tutto stonata una prospettiva biotecnologica che ne usurpa le funzioni». Dunque nessun «prezzo da pagare» all'evoluzione naturale della specie? «Riguardo alla previsione di livellamento degli interessi dei due sessi e di attenuazione della sessualità nel suo significato antropologico — conclude Facchini — ritengo che l'orientamento sessuale sia definito sul piano biologico della specie e non possa essere messo da parte».

Giulia Ziino
19 agosto 2007
http://tinyurl.com/33qm3t

sabato 28 luglio 2007

Lui non la cura, lei muore di cancro. Solo conviventi, quindi non è colpevole

La decisione dei giudici della Corte d'Assise di Milano. La coppia viveva insieme da quindici anni. La donna, slava, morta nel 2002.
Una sentenza ancora "provvisoria", che non fa giurisprudenza, ma che dimostra la necessità di regole per chi vive insieme senza essere sposato.



Lui è un camionista milanese, 51 anni, iniziali N.L.N. Lei, la sua compagna, di origine slava, è morta nel 2002, di tumore, senza assistenza, senza cure, senza un aiuto. Lasciata morire. Ma erano "solo" conviventi e per la giustizia lui, il camionista, non è colpevole di alcunchè. In base al codice, almeno. La coscienza, poi, quella è un'altra cosa.

Lo ha deciso oggi la I sezione della Corte d'Assise che ha assolto N.L.N dall'accusa di abbandono di persona incapace perchè "il rapporto di convivenza, in quanto rapporto di fatto non disciplinato dalla legge, è privo di rilevanza penale". La coppia viveva insieme da quindici anni pur senza essere - come dice la sentenza - disciplinati dalla legge. Non erano sposati, insomma. Due estranei sotto lo stesso tetto per cui però non scatta alcun tipo di obbligo, nè civile nè penale.

Tutto bene finchè la donna si ammala: tumore, obbligo di cure, necessità di assistenza, un'agonia lunga. E in solitudine visto che lui, dicono le accuse, non si è preoccupato di assisterla e di farla curare. Abbandono di persona incapace fino a causarne la morte. Secondo l'accusa, non le avrebbe somministrato le cure necessarie, tanto che la donna muore il 19 maggio 2002 dopo una lunga e devastante malattia che l'aveva ridotta a pesare 30 chili.

Con queste accuse, mosse dai parenti di lei, il camionista è finito sotto processo. Consulenti e periti confermano lo stato di totale abbandono in cui era stata lasciata la donna. Ma la Corte d'Assise lo ha assolto. Scrivendo una sentenza destinata a far discutere.

Per il presidente Luigi Domenico Cerqua non può estendersi al rapporto di convivenza quanto previsto dall'articolo 143, comma 2, del codice civile "che limita ai soli coniugi l'obbligo all'assistenza morale e materiale". Questo, infatti, comporterebbe una "inammissibile interpretazione analogica in mala partem". Per il giudice "sarebbe infatti contra legem, in un sistema retto dal principio di legalità, rendere applicabile la norma penale anche alle violazioni di obblighi morali o di solidarietà, e quindi anche nei confronti delle famiglie di fatto, ovvero di coloro che convivono more uxorio". "La cura, al pari della custodia - argomenta il presidente della Corte - deve fondarsi su uno specifico obbligo giuridico che trova la propria fonte nella legge o nel contratto, che peraltro fonda pur sempre nella legge la propria forza vincolante". E' obbligata alla cura, per esempio, la badante o l'infermiera che, in forza di un contratto, deve svolgere un determinato compito. Ma non due conviventi fantasma in quanto non riconosciuti da alcun tipo di contratto o articolo.

Si tratta di un primo grado e quindi di una decisione provvisoria in attesa di arrivare in Cassazione. Ma è una scelta che ha comunque un peso nel dibattito che riprenderà in autunno sui Dico e sulla sua ultima versione nota, i Cus - contratti di unione solidale - che portano la firma del senatore Giovanni Salvi, presidente della Commissione giustizia. La sentenza di Milano, infatti, è una negazione netta e chiara dei diritti delle coppie di fatto. In questo caso in "positivo" per l'imputato. In negativo da tutti gli altri punti di vita. E, anche, la dimostrazione che quando si parla di diritti per le coppie di fatto non ci si riferisce solo alle coppie gay ma anche, soprattutto, a quelle eterosessuali.

Tra gli obiettivi dei contratti di natura privatistica che riconoscono i diritti alle coppie di fatto c'è proprio il riconoscimento dell'assistenza sanitaria in caso di malattia di uno o dell'altro convivente. Oltre al diritto a subentrare nel contratto di affitto piuttosto che a ricevere la pensione di reversibilità.

Al di là delle intenzioni dei giudici milanesi, la sentenza di assoluzione del camionista stupisce e chocca. E dimostra, in tutta evidenza, la necessità di un regolamento che riconosca diritti e doveri dei conviventi. Che sono anche etero e non solo omosessuali.

(28 luglio 2007)
http://tinyurl.com/2evjgk

venerdì 27 luglio 2007

Bacio gay al Colosseo. Il fermato: trattato come un appestato

Parla uno dei due ragazzi fermati dai carabinieri. In sette li hanno circondati e portati in caserma dove si sono sentiti dire: «sappiamo benissimo cosa avete fatto».


«Era solo un bacio». Così Roberto L. commenta la brutta avventura di ieri sera quando, mentre passeggiava con Michele M., il suo ragazzo, è stato fermato da una gazzella dei Carabinieri, portato in caserma e denunciato per atti osceni in luogo pubblico. Per un semplice bacio.

«Era una bella serata - spiega Roberto, ventisettenne romano 'de Roma' - avevamo fatto una passeggiata per aperitivi e poi avevamo raggiunto degli amici al 'Coming out', poi intorno all'una e mezza abbiamo deciso di tornare a casa, Michele la mattina lavora». Raggiungendo il motorino i due ragazzi decidono però di fare un'ultima passeggiata, complice la serata calda, la luna e il paesaggio suggestivo del Colosseo.

«Mentre passeggiavamo ci siamo abbracciati e io l'ho baciato- spiega Roberto- un bacio 'focoso', e anche un bacio sul petto, niente di piu'. All'improvviso ci ha illuminato un fascio di luce, ci hanno chiesto i documenti e poi siamo rimasti fermi, sul muretto, ad aspettare».

Intanto passano 20 minuti e Michele, un po' spaventato chiede spiegazioni: "Semplici accertamenti", rispondono i carabinieri, che intanto vengono raggiunti da altri colleghi, per un totale di sette persone e tre auto dei carabinieri. «A quel punto ci hanno perquisito - spiega Roberto - cosa insolita considerando che non avevamo niente che fosse fuori posto: pantaloni allacciati, cintura a posto e maglietta indosso».

Dopo la perquisizione, i due ragazzi vengono portati via, «io su una gazzella, Michele su un'altra- continua il racconto Roberto - all'arrivo poi ci hanno trattato come appestati e all'interrogatorio che è seguito sono stato accusato di atti osceni in luogo pubblico».

Di fronte al ragazzo che giura di non aver fatto nulla di male - «solo un bacio» - il carabiniere risponde: «Lo sa benissimo cosa ha fatto». E scoppia l'indignazione: «Capisco perfettamente che sono perseguibile se faccio sesso orale sotto il Colosseo, ma noi ci stavamo solo baciando, con i pantaloni chiusi e tutto a posto».

Questa sera Roberto, che si sta occupando anche a nome del ragazzo, Michele, di difendere i propri diritti, si incontrerà con il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo e col legale dell'associazione Stoppello che si occupa del numero verde 'Gay help line' (800713713) per capire come far valere i suoi diritti. «Peccato - conclude Roberto - era una serata così bella...».


http://www.gay.it/channels/view.php?id=23247

Denunciata coppia omosessuale. Si baciava davanti al Colosseo

La coppia ha denunciato il fatto all'Arcigay: «Bloccati dai carabinieri al Colosseo e portati in caserma»
«Le coppie omosessuali sono considerate di serie B»
La replica dei cc: «Non era solo un bacio sulla bocca»



Nel giorno in cui la Cassazione ribadisce il diritto di esprimere "senza condizionamenti la propria identità sessuale", a Roma due omosessuali sono stati denunciati per atti osceni perchè si baciavano alle due di notte davanti al Colosseo.
Roberto e Michele, due ragazzi di 27 e 28 anni che formano una coppia di fatto, sono stati fermati la scorsa notte da una pattuglia di carabinieri all'uscita della Gay Street di Roma perché si stavano baciando, «come fanno migliaia di coppie che ogni giorno passano per il Colosseo». Lo riferisce Arcigay Roma. «Appena si sono baciati, hanno visto che la macchina dei Carabinieri ha acceso un faro ed i carabinieri sono scesi dall'auto e li hanno arrestati e portati alla Caserma del Celio. In caserma sono stati interrogati e gli è stato rilasciato un verbale dove risulta che sono stati denunciati al giudice».

DENUNCIA - I ragazzi hanno denunciato l'episodio al numero verde 800 713 713 Gay Help Line, di Arcigay Roma e del Comune di Roma, che li sta supportando legalmente. «Reputiamo tale arresto gravissimo, in quanto mostra come ancora oggi le coppie omosessuali siano considerate di seri B da molti - dichiara Fabrizio Marrazzo, Responsabile Gay Help Line e presidente Arcigay Roma: - non è possibile che nel 2007 una coppia gay non possa baciarsi ammirando uno dei monumenti più belli di Roma».

LA REPLICA - Non era solo un bacio sulla bocca quello che i due gay si stavano scambiando la scorsa notte sulle scalette che portano al Colosseo. È questa la replica dei carabinieri che hanno denunciato i due per «atti osceni in luogo pubblico». Baciarsi, è stato sottolineato dagli investigatori, non viola l'articolo 527 del codice, mentre il reato era «palese ed inequivocabile». Reato che - viene ancora precisato - sarebbe stato contestato a qualsiasi coppia; capita sovente ai carabinieri di contestare lo stesso reato a coppie eterosessuali, la maggior parte provenienti da fuori Roma, che vogliono «suggellare» davanti a posti famosi, come appunto il Colosseo, la loro unione.

http://tinyurl.com/yrqgez

La Cassazione apre agli omosessuali: "Devono vivere senza condizionamenti"

La suprema corte: "Libertà di vivere senza restrizioni le proprie preferenze sessuali"
"E' espressione del diritto di realizzazione della personalità, tutelato dalla Costituzione"






"L'omosessualità è espressione del diritto alla realizzazione della propria personalità". La Cassazione apre agli omossessuali, e ne sancisce il diritto vivere le proprie preferenze sessuali "senza condizionamenti e senza restrizioni".

Il ricnoscimento si trova in un passaggio di una sentenza sul caso di un senegalese omosessuale su cui si e' espressa la Suprema Corte. L'uomo ha chiesto di non essere espulso nel proprio paese perche' in Senegal l'omosessualità è punita con la reclusione. L'uomo si dichiara omosessuale e ha portato come prova della propria identita' sessuale l'iscrizione a due associazioni di genere, tra cui l'Arcigay, avvenuta poco dopo il suo ingresso in Italia.

La Corte non si e' espressa sul caso specifico chiarendo che l'iscrizione alle associazioni non e' di per se' prova dell'identita' sessuale ma concorda con il giudice di pace di Torino che aveva definito ''condizione degna di tutela la scelta di genere''. Secondo i giudici supremi l'identita' sessuale deve potersi esprimere "senza condizionamenti o restrizioni".
(27-07-2007)

http://tinyurl.com/32y85j

mercoledì 25 luglio 2007

Mondiali Francia 2007: omaggio gay al rugby

La Francia si prepara alla sesta edizione dei Mondiali di Rugby in programma nella capitale dal 7 settembre al 20 ottobre. Più di due milioni i biglietti venduti per l’evento che potrà essere seguito anche sul web. E se le regole del gioco sono sempre le stesse, quest’anno il Comitato Regionale del Turismo dell’Ile de France sembra aver pensato anche al pubblico omosessuale.



Protagonisti di uno degli spot sono i rugbisti della squadra gay dei Gaillards impegnati in un appassionato bacio alla francese. Del resto siamo a Parigi e dopo i calendari dei Dieux du Stade i francesi hanno trovato il modo per far appassionare i gay al rugby.

giovedì 19 luglio 2007

Bari istituisce l'anagrafe delle unioni civili

Lo stabilisce una disposizione del sindaco


Il Comune di Bari istituirà un'anagrafe delle unioni civili, tenendo conto anche dei vincoli affettivi, senza alcuna distinzione tra unioni omosessuali o eterosessuali.

Lo rende noto l'ufficio stampa del Comune, diffondendo i contenuti di una disposizione che il sindaco, Michele Emiliano, ha inviato agli ufficiali d'anagrafe della ripartizione Servizi demografici.

Di conseguenza, all'atto della richiesta di costituzione di famiglia anagrafica, dovrà essere raccolta e trascritta formalmente, oltre alla indicazione dell'intestatario, anche ''il tipo di vincolo che motiva la richiesta stessa''.

In caso di coabitazione per 'vincoli affettivi', la richiesta di costituzione di famiglia anagrafica ''dovrà essere sottoscritta da ambedue gli interessati, alla presenza dell'ufficiale d'anagrafe incaricato''.

Plaude alla disposizione il comitato provinciale Arcigay di Bari. Il sindaco Emiliano, dice in una nota il consigliere del sindaco per le Pari opportunità e presidente provinciale

Arcigay, Enrico Fusco ''nei limiti delle proprie competenze'', ha dato ''il suo contributo per portare Bari e l'Italia più vicine agli standard europei.

Sono queste le azioni positive che le amministrazioni locali possono e devono assumere, per combattere dal basso l'intolleranza e il pregiudizio''.

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La Repubblica - Bari

Pagina IV - Bari La città che cambia Il sindaco supera l´impasse nella maggioranza: iscrizione anche per le unioni dello stesso sesso Coppie legate da vincoli affettivi ora potranno registrarsi all´anagrafe
di RAFFAELE LORUSSO

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Il Comune riconoscerà i vincoli affettivi diversi dal matrimonio. Non è l´istituzionalizzazione delle unioni civili, ma le somiglia molto. Dopo il braccio di ferro che per lunghi mesi ha paralizzato la maggioranza di centrosinistra, con l´ala cattolica e moderata da una parte e la sinistra dall´altra, il sindaco Michele Emiliano rompe gli indugi: gli uffici dell´anagrafe dovranno registrare anche il tipo di vincolo che lega i conviventi. Se sul piano culturale e politico è una rivoluzione, dal punto di vista pratico è soltanto l´applicazione della legge. In qualità di ufficiale di anagrafe, infatti, il sindaco ha deciso di applicare l´articolo 4 del Dpr numero 223 del 1989.

D´ora in avanti, insomma, gli uffici dell´anagrafe dovranno indicare anche il tipo di vincolo che giustifica la richiesta di costituzione di famiglia anagrafica. Non solo. Nel caso di coabitazione per vincoli affettivi, anche fra persone dello stesso sesso, la richiesta di costituzione di famiglia anagrafica dovrà essere sottoscritta da entrambi gli interessati, alla presenza dell´ufficiale di anagrafe incaricato. Nella circolare inviata ieri agli uffici, il sindaco Michele Emiliano ha anche specificato che i componenti della famiglia anagrafica «possono richiedere, anche separatamente, il rilascio di un´attestazione che riporti quanto da loro dichiarato all´ufficiale di anagrafe incaricato, che vi provvede previa verifica della sottoscrizione di entrambi i richiedenti, nonché dell´esistenza dello stato di coabitazione degli interessati stessi». Oltre che dai nuclei familiari di nuova costituzione, l´esistenza del vincolo affettivo potrà essere dichiarata anche da persone che già convivono sotto lo stesso tetto.

Con questo provvedimento il sindaco chiude una questione che aveva diviso a lungo la maggioranza di centrosinistra. L´ala moderata, con in testa Margherita e Udeur, ma anche qualche consigliere della lista Emiliano, si è sempre opposta al dibattito in consiglio comunale. In giunta il riconoscimento dei vincoli affettivi diversi dal matrimonio non fu votato dagli assessori della Margherita e dell´Udeur. A loro giudizio, infatti, portare in aula una materia già regolata della legge significava soltanto dare una valenza politica alla vicenda. La decisione del sindaco fa esultare il comitato provinciale dell´Arcigay. «La disposizione agli uffici dell´anagrafe di applicare correttamente la legge - dice in una nota Enrico Fusco, presidente provinciale dell´Arcigay e consigliere del sindaco per le Pari opportunità - è un atto di coraggio e di corretta amministrazione. Michele Emiliano è uomo di parola. Aveva promesso gesti concreti e ha risposto da par suo all´intolleranza di alcuni. Nei limiti delle proprie competenze, ha dato il suo contributo per portare Bari e l´Italia più vicine agli standard europei. Sono queste le azioni positive che le amministrazioni locali possono e devono assumere per combattere dal basso l´intolleranza e il pregiudizio».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74676

Roma, il GUP ammette il convivente dello stesso sesso in un processo penale

Grillini: "E' ora di una giusta legge per le coppie di fatto"


E' presto per parlare di pacs all'italiana, ma si apre una prima breccia nel dibattito sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, comprese quelle gay. Il gup del tribunale di Roma, Claudio Carini, ha infatti deciso di ammettere come parte civile il convivente di un omosessuale, Roberto Chiesa, ucciso nella capitale il 7 marzo scorso.

Il giudice ha riconosciuto come Mario Chinazzo, 67 anni, abbia subito un "danno diretto e conseguenziale", dalla morte di Chiesa, con il quale conviveva dal 1982. Anche la sorella della vittima, Graziella, è stata ammessa a partecipare al processo, che si aprirà il prossimo 8 novembre. Al contrario, non è stato riconosciuto il diritto a costituirsi parte civile del comune di Roma e dell'Arcigay.

Si tratta dunque di un primo riconoscimento giuridico, avvenuto non in sede civile, ma per opera di un giudice penale. "Avevo molti dubbi sul fatto che sarebbe stata accolta la mia richiesta", ha detto Chinazzo, visibilmente commosso. "Ho diviso la vita con Roberto per 25 anni, e mi faceva star male il pensiero di non essere nessuno per la legge".

Il gup ha chiesto inoltre una perizia per l'omicida, il rumeno George Alain Chisereu, che ,dopo aver sgozzato Chiesa, gli aveva svaligiato l'appartamento.
Ovviamente grande soddisfazione è stata espressa dal legale di Chinazzo, l'avvocato Daniele Stoppelli, per il quale "è stato provata l'esistenza di un rapporto materiale e affettivo che andava avanti da più di vent'anni".

“L’assenza di una legge per le unioni civili – ha commentato l’Onorevole Franco Grillini di SD - crea il paradosso che il vedovo di una coppia di fatto omosessuale e debba rimettersi alla competenza di ottimi avvocati e alla lungimiranza e apertura di un giudice perché gli vengano riconosciuti diritti. Non sempre le due condizioni si verificano e sovente i nostri vedovi non sono nessuno. La società italiana, mai come oggi, chiede certezze giuridiche per le nuove famiglie ed una giusta legge per le unioni civili capace di garantire quei diritti umani, come il diritto di essere ammessi al processo come parte civile in caso di morte violenta del proprio compagno, che sono ormai garantiti in quasi tutti i Paesi europei”.

http://tinyurl.com/35oqo8
http://www.grillini.it/show.php?4631

mercoledì 18 luglio 2007

Trieste, il comune cancella il matrimonio gay e denuncia lo sposo

Il caso del quarantenne sposatosi a Maiorca con il suo compagno svizzero: il certificato era stato regolarmente accolto in municipio. Il Comune cancella il matrimonio gay Annullata la registrazione all’Anagrafe. Il triestino sarà denunciato per falso. Il sindaco Dipiazza: «La legge italiana non riconosce queste nozze. L’impiegato è stato tratto in inganno dal documento in spagnolo»
di Piero Rauber

Il Comune annullerà la registrazione del matrimonio gay fra il quarantenne triestino F.C. e il suo compagno svizzero, celebrato in Spagna e protocollato tre mesi dopo all’anagrafe di Trieste. Non solo: il Comune si prepara a denunciare F.C. per falso ideologico, in quanto ha consegnato all’impiegata del Municipio - omettendo le precisazioni del caso - un certificato di matrimonio in cui le generalità del suo coniuge (di nome Eugen, di 41 anni, ndr) venivano riportate come «mujer-femme», cioè «femmina» in spagnolo e francese.

Il caso del matrimonio gay accettato all’anagrafe viene così liquidato dal sindaco Roberto Dipiazza a poche ore dall’uscita allo scoperto di F.C., che vive e lavora con il suo compagno a Maiorca. In Spagna, dove il governo Zapatero ha legittimato i matrimoni omosessuali. «Quest’atto per noi è nullo», spiega Dipiazza con il certificato in questione fra le mani. «In Italia - aggiunge il sindaco - non abbiamo una legge che può validare un matrimonio fra due individui dello stesso sesso. Questo triestino ha presentato un documento spagnolo che riportava il suo nome come ”marido” e quello del suo coniuge straniero, non identificabile istantaneamente come maschile o femminile, come ”mujer”. Gli impiegati dell’ufficio hanno preso atto correttamente del documento e l’hanno trascritto. Ma a questo punto le cose cambiano: la procedura di annullamento partirà immediatamente. Chiederemo la documentazione in Spagna e verificheremo, nel contempo, se ci sono gli estremi per far partire una denuncia d’ufficio».

«Non si tratta di un atto politico - mette infine le mani avanti Dipiazza - ma ho il dovere di tutelare i miei dirigenti e di far applicare la legge italiana. Se poi in futuro la legge cambierà, prevedendo unioni fra persone dello stesso sesso, allora mi adeguerò».

«In Italia grazie a Dio siamo ancora lontani da un ordinamento giuridico che preveda matrimoni omosessuali, dunque quest’atto non ha rilevanza ancorché contratto all’estero», dice invece esplicitamente Bruno Marini, numero uno provinciale di Forza Italia ed esponente dell’ala cattolica dei berlusconiani triestini.

La vicenda di F.C. è emersa pochi giorni dopo quella di Giulio Papa, il funzionario friulano che lavora nella sede di Bruxelles della Regione, sposatosi con un militare belga. A lui, di recente, la giunta Illy ha accordato il congedo matrimoniale. Tale decisione ha spaccato il mondo politico. Con An, in particolare, che ha bollato il congedo come «osceno», per voce del coordinatore regionale Roberto Menia. E in An, peraltro nel ruolo di presidente provinciale, milita pure Paris Lippi, vicesindaco e assessore ai servizi demografici di Trieste. Che, sul caso di F.C., tuona: «Manderemo alla procura i documenti per accertare se vi sia qualcosa di rilevante dal punto di vista penale. Questo personaggio non ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto davanti a un’impiegata in buona fede. Se avesse voluto portare avanti la battaglia per le unioni degli omosessuali, non avrebbe dovuto falsificare il sesso del suo coniuge. Così facendo, anche se non condividiamo i matrimoni gay, avrebbe avuto tutto il nostro rispetto. E invece la sua mossa altro non è stata che una furberia, paragonabile a uno scherzo di carnevale, a una goliardata».

«È triste che una persona debba farsi riconoscere in questo modo un diritto civile che in quasi tutti gli altri paesi europei è già riconosciuto dal punto di vista normativo», rileva invece il segretario provinciale dei Ds Fabio Omero, ex presidente dell’Arcigay di Trieste. «Si sa - prosegue Omero - che l’Italia è uno degli ultimi paesi dell’Ue a non essersi ancora adeguato alle risoluzioni del Parlamento europeo in materia di unioni civili. Ci troveremo sempre più spesso davanti a situazioni di questo tipo se nel Parlamento italiano non se ne discuterà per tempo. So di altri casi di matrimoni gay contratti all’estero e non registrati in Italia che sono finiti davanti a un giudice, in particolare uno a Firenze e un altro a Latina: per farsi riconoscere l’unione civile queste coppie devono aspettare di percorrere tutti i gradi della giustizia nazionale contro l’Avvocatura dello Stato. Quando usciranno le rispettive sentenze della Cassazione potranno finalmente rivolgersi alla Corte di giustizia europea, appellandosi alle risoluzioni del Parlamento europeo».

«Se le norme permettessero la registrazione non ci sarebbe affatto da scandalizzarsi - chiude Roberto Decarli dei Cittadini - ma credo che, con tutti i problemi sociali che abbiamo qui a Trieste, questo caso sia tutt’altro che una priorità».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74671

martedì 17 luglio 2007

Registrato il primo matrimonio gay in Italia

Un omosessuale triestino presenta il certificato di matrimonio spagnolo: l’anagrafe dà l’ok, ora risulta regolarmente coniugato
di Pietro Spirito


C’è un matrimonio gay registrato all’anagrafe del Comune di Trieste. È il matrimonio tra F.C., 40 anni, triestino, ed E.R., 41 anni, cittadino svizzero. F.C. ed E.R. si sono sposati regolarmente il 31 luglio del 2006 a Maiorca, in Spagna, dove vivono e lavorano, e dove i matrimoni omosessuali sono legali. Nel novembre scorso F., che mantiene la cittadinanza italiana, è tornato a Trieste per registrare all’anagrafe il suo nuovo stato civile: coniugato. Si è presentato al Comune, ha consegnato il certificato di matrimonio spagnolo, e senza battere ciglio l’impiegata ha registrato l’avvenuto sposalizio. Ora, a tutti gli effetti, per il Comune di Trieste F.C. ed E.R. sono coniugi. Lo stesso ha fatto E.R. in Svizzera, dove è in vigore la legge federale sull'«unione domestica registrata» delle coppie omosessuali. Così quando F. va nella repubblica elevetica ora non ha più il dovere di giustificare il motivo e la durata della sua permanenza in quel Paese.

La registrazione al Comune di Trieste è la conseguenza di un atto che dovrà evidentemente essere chiarito: F.C. legalmente non poteva registrare il suo matrimonio contratto in Spagna, ma di fatto ora risulta agli archvi, e nessuno l’ha ancora invalidata. Per F.C., invece, si è trattato di un atto «dovuto».

«Ho solo voluto affermare un mio diritto - dice -, in fondo in Italia pago le tasse, e sono gay anche in quel momento; adesso anche all’ambasciata italiana in Spagna io risulto sposato, e questa per me è una garanzia; in Italia la sessualità entra in campo solo quando è lo Stato a dover dare qualcosa».

La registrazione in Comune del matrimonio gay è stata dunque un’azione provocatoria, approfittando delle buona fede dell’impiegata, visto che il nome di E.R. ha un’assonanza che può trarre in inganno? «Sono andato negli uffici comunali tranquillamente e nessuno mi ha chiesto niente - risponde F. - ho consegnato il certificato di matrimonio rilasciato in Spagna e l’impiegata ha compilato il modulo mettendo il nome mio e quello di E. nelle apposite caselle riservate a marito e moglie; mi aspettavo che mi chiedessero qualcosa, magari una spiegazione sul nome di E., ma nessuno mi ha chiesto nulla, e il matrimonio è stato regolarmente registrato».

F.C. ed E.R. vivono insieme da otto anni. Gestiscono un negozio di arredamento a Maiorca e viaggiano spesso in Europa alla ricerca di mobili e oggettistica per la casa. Si sono sposati nel luglio dello scorso anno, non appena il governo Zapatero ha legalizzato le unioni gay. Una cerimonia sobria, con i genitori di entrambi, durante la quale si sono scambiati gli anelli.

«I miei genitori - racconta F. - all’inizio erano molto perplessi ma poi, vedendoci felici, hanno capito e approvato la nostra scelta. La mia vita e quella di E. - afferma - non sono cambiate, vivevamo già insieme da anni, ma adesso che siamo sposati ci sentiamo più tutelati».

In quanto alle polemiche di questi giorni sul permesso matrimoniale concesso al dipendente della Regione che si è sposato a Bruxelles, F.C. ribadisce che l’amministrazione regionale «non ha fatto altro che riconoscere un diritto di questa persona».

F.C. viene spesso a Trieste per lavoro e per trovare i familiari. Non si nasconde che il suo gesto - l’iscrizione allo stato civile dell’anagrafe come «coniugato» - potrebbe avere delle conseguenze, quantomeno sul piano amministrativo. Ma soprattutto spera che «quello che ho fatto possa stimolare un dialogo proficuo sulla via di un riconoscimento anche in Italia dei diritti degli omosessuali».

(Ha collaborato Laura Tonero)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74657

Il governatore del Veneto: "Adozione anche per i gay"

«Per i bambini meglio che in orfanatrofi-lager»


«Piuttosto che lasciare i bambini in strutture simili a lager, come sono molti orfanotrofi nei paesi dell’Est, io sono favorevole a permettere l’adozione anche alle coppie omosessuali». Liberista nell’intendere il non intervento della politica nell’economia e altrettanto laico sul fronte delle politiche per la famiglia. Non si tratta di un rappresentante dell’estrema sinistra, ma di Giancarlo Galan. Il governatore veneto, a margine della presentazione del rapporto 2007 sulla società e l’economia della Fondazione Nord Est, confida la sua «posizione personale» sul tema dell’adozione.

Sollecitato da una giornalista sull’argomento famiglia, il presidente prima si indispettisce un po’ - «ma cosa c’entra in questo contesto» - poi si lancia in una confessione che, in ambito politico nazionale, lo posiziona, di fatto, più a sinistra di Piero Fassino. Grosso modo, per continuare nella semplificazione, sulla posizione espressa dal presidente della Camera Fausto Bertinotti. Galan - semplificazioni a parte - parla con convinzione. «Apriamo pure una riflessione seria su questo argomento - commenta il governatore -. Pacs, Dico o Cus? Se vogliamo parlare di cose importanti, pensiamo piuttosto ai molti orfani. Ecco, a questo proposito la mia posizione personale è di apertura rispetto alla possibilità che le coppie gay abbiano la possibilità di poter adottare un bimbo orfano». Una posizione estrema? Galan argomenta così: «In molti paesi dell’Est gli orfani sono tenuti in strutture più simili a lager che a orfanotrofi. Condizioni inaccettabili e scandalose. Piuttosto che condannare questi bimbi a una permanenza in simili lager, io sono favorevole a dare la possibilità anche alle coppie gay di poter adottare un bambino».

Come l’Euroregione, la posizione di apertura nei confronti delle unioni gay sembra essere argomento trasversale tra Galan e Riccardo Illy. Che giusto nei giorni scorsi ha concesso un permesso nozze a un dipendente che si è sposato (all’estero) con un militare belga.

(Matteo Marian)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74652

lunedì 16 luglio 2007

Nozze gay. Il caso Friuli Venezia Giulia in Parlamento

Forza Italia interroga Prodi e Amato. Menia (An): cosa oscena. Ma i Ds: scelta giusta
Il senatore Saro contesta la licenza al funzionario sposato in Belgio con un uomo Ma Pegorer appoggia la decisione del governatore: passo avanti per i diritti civili

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UDINE. Il caso del congedo matrimoniale concesso dalla Regione a Giulio Papa, il funzionario udinese in servizio a Bruxelles, sposato in Belgio con Dirk Van den Eede, un militare dell’esercito, arriva in Parlamento. Il senatore di Forza Italia, Ferruccio Saro, ha predisposto un’interrogazione urgente al premier Prodi e al ministro degli Interni Giuliano Amato per fare chiarezza in merito al riconoscimento in Italia dei matrimoni gay contratti all’estero. Duro attacco da Alleanza nazionale, che per voce di Roberto Menia, vicecapogruppo alla Camera definisce «semplicemente osceno il congedo, concesso dalla Regione al suo dipendente, sposo di pseudo-nozze omossessuali. Illy e compagnia sanno bene che - aggiunge Menia - la famiglia tutelata dalla Costituzione, è quella composta da un uomo e una donna, peraltro secondo i principi del diritto naturale. Essi sanno, e per questo motivo mettono le mani avanti, di compiere un atto giuridicamente illecito e per quanto mi riguarda, anche moralmente riprovevole».

La giunta regionale, su indicazione del presidente Illy (che si è detto pronto anche a pagare di tasca propria eventuali danni erariali qualora la norma comunitaria applicata dovesse essere impugnata dalla Corte dei Conti) ha infatti deciso di concedere, a un anno di distanza dalla richiesta, i 15 giorni di congedo che spettano ai dipendenti che si sposano anche a Giulio Papa, cittadino italiano residente all’estero che il primo luglio del 2006 si è sposato col 38enne militare belga contraendo le nozze gay che in Belgio sono legali.

Ma la battaglia parlamentare si annuncia calda. Per il senatore diessino, Carlo Pegorer, infatti, prescindendo dalle valutazioni giuridiche che «vanno approfondite» si tratta di un «passo avanti sintomo di una realtà politica attenta ai cambiamenti perché tutto ciò che consente il riconoscimento di un diritto è positivo, anche se bisogna tenere conto del contesto di un Paese in cui ci sono sensibilità diverse che vanno tenute nella giusta considerazione».

Grande soddisfazione per la scelta di Illy è stata espressa da Kristian Franzil di Rc al punto che il consigliere ha suggerito di estendere a livello nazionale l’iniziativa. Per Ferruccio Saro invece la decisione di Illy e della giunta conferma che di fatto c’è la possibilità di «bypassare il divieto di contrarre matrimonio con una persona dello stesso sesso tutt’ora vigente in Italia. E’ un fatto molto grave – dice Saro –, perché in questo modo Illy riconosce i matrimoni gay e mi domando cosa ne pensa a questo proposito la sua maggioranza e in particolare l’area cattolica». Senza entrare nel merito della vicenda il senatore azzurro ne fa un problema essenzialmente di natura giuridica. «Quando in commissione Affari costituzionali abbiamo discusso sull’applicazione della direttiva comunitaria che impone ai Paesi membri il riconoscimento dei diritti e degli istituti previsti dalle leggi statali – ricorda Saro -, diversi rappresentati dell’opposizione hanno posto il problema dell’applicazione di questa direttiva proprio facendo riferimento ai matrimoni gay. Che sono consentiti in Spagna e in Belgio, ma non in Italia. Dalla maggioranza però ci assicurarono che non ci sarebbero stati problemi e invece questa decisione di Illy e della Regione ripropone con forza il problema. E’ giusto che l’Italia sia costretta ad accettare (e riconoscere) regole e diritti sanciti in altri Paesi in merito alle relazioni tra individui? Io ho qualche dubbio e per questo motivo Illy avrebbe fatto meglio a essere più cauto».

Attualmente un matrimonio omosessuale celebrato all’estero non può essere riconosciuto in Italia (al riguardo è attesa una sentenza della Cassazione che potrebbe cambiare le cose) perché – spiega il coordinatore regionale della Lega italiana delle famiglie di fatto, Alberto Baliello, «viene considerato un atto che va contro l’ordine pubblico». Nel contempo però chi ha contratto un matrimonio omosessuale all’estero non può sposarsi con una donna in Italia perché sarebbe denunciato per bigamia.

Cristian Rigo

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Grillini applaude il Fvg: scelta europea L’Arcigay friulana: Illy apra alle coppie

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ROMA. «E’ molto positivo che la Regione Friuli abbia deciso di dire sì ai 15 giorni di congedo previsti per tutti i dipendenti in caso di matrimonio, applicando la normativa Ue». Franco Grillini, deputato della sinistra democratica e leader storico dell’Arcigay italiana applaude il governatore del Friuli Vg, Riccardo Illy, che ha dato indicazione alla Regione di assegnare il congedo matrimoniale di 15 giorni a Giulio Papa, 36 anni, udinese, funzionario dell’ufficio di rappresentanza del Fvg a Bruxelles, che ha sposato il 1° luglio scorso Dirk Van den Eede, 38 anni, militare dell’esercito belga a Anversa.

«Giulio Papa ha chiesto ed ottenuto dopo un anno il congedo matrimoniale – dice Grillini –. Va dato atto alla Giunta regionale del Friuli di aver fatto una scelta politicamente giusta senza ricorrere ad altre istanze burocratiche. E va dato atto al Presidente Illy di aver applicato la normativa europea in questo caso come dovrebbe essere fatto in tanti altri casi analoghi».

Il leader Arcigay spiega che «sono sempre più frequenti i matrimoni omosessuali tra cittadini e cittadine italiane con partner di paesi europei che hanno approvato normative che riconoscono ed estendono il matrimonio alle coppie dello stesso sesso – continua –. Attualmente in Italia sono in corso diverse richieste di registrazione dei matrimoni contratti all’estero».

Sul caso interviene anche l’Arcigay della provincia di Udine che reputano un segnale positivo, ma, allo stesso tempo, spiega che«c’è ancora molta strada da fare».

Questa la reazione del comitato provinciale Arcigay Nuovi Passi e di Arcilesbica Udine. «Un plauso convinto e unanime, invece, viene rivolto dall’intera comunità omosessuale della regione ai due coniugi, Giulio e Dirk, per aver portato con tenacia e coraggio queste tematiche ancora una volta all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica». Ad esprimere alcune perplessità sulle dichiarazioni di Illy è la presidentessa di Arcilesbica, Eva Dose. «Non vorrei si trattasse di una mossa per attirare l’elettorato gay e lesbico – afferma –, in vista delle prossime elezioni regionali ormai alle porte. Non dimentichiamo che il presidente Illy ha più volte espresso opinioni dichiaratamente omofobe in merito al riconoscimento dei diritti delle coppie dello stesso sesso. O il presidente dichiara apertamente che è giusto e che è arrivata l’ora di riconoscere il matrimonio anche per le coppie gay e lesbiche, o dichiarazioni di questo tipo lasciano il tempo che trovano».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74644

domenica 15 luglio 2007

Chiede il congedo per le nozze gay. E dopo un anno la Regione Friuli Venezia Giulia dice sì

Il caso di Giulio Papa, 36 anni, funzionario udinese in servizio a Bruxelles.
Il marito è un militare belga
Il matrimonio ad Anversa il primo luglio 2006
Ora gli spettano 15 giorni

di TOMMASO CERNO


UDINE. Si era sposato un anno fa, il 1° luglio 2006, e aveva chiesto il congedo matrimoniale alla Regione. Solo che Giulio Papa, 36 anni, udinese, funzionario dell’ufficio di rappresentanza del Fvg a Bruxelles è gay. E davanti al sindaco di Anversa ha sposato Dirk Van den Eede, 38 anni, militare dell’esercito belga. Così, dopo un anno di “sospensione” del congedo matrimoniale per accertamenti, la Regione ha deciso di dire sì ai 15 giorni previsti per tutti i dipendenti, applicando la normativa Ue.

Il caso legale non ha precedenti in Italia. E il governatore Riccardo Illy lo sa bene. Ma alla richiesta degli uffici tecnici alla giunta regionale di richiedere un parere giuridico al tribunale italiano, la Regione ha risposto di no. E questo non solo perché ai tribunali non si possono chiedere pareri – la persona interessata al fatto avrebbe potuto rivolgersi al giudice – ma anche, spiega Illy, «perché sarebbe stato umiliante per il nostro collaboratore». E così il presidente della Regione ha applicato la normativa europea e ha dato mandato di assegnare a Giulio Papa il suo congedo, «anche perché il viaggio di nozze si fa subito – ha aggiunto il governatore – e già è trascorso un anno».

Illy ha anche garantito agli assessori che nel caso in cui la Corte dei Conti sollevasse dubbi di legittimità o dichiarasse il danno erariale per i 15 giorni di concedo matrimoniale concessi a Papa, lo stesso presidente sarà pronto a pagare di tasca propria quanto dovuto all’erario dello Stato. E chiudere il caso.

Il matrimonio fra Giulio (che risiede ad Anversa, pur cittadino italiano) e Dirk risale al luglio 2006, in Belgio, dove le unioni fra omosessuali sono riconosciute, tanto che i documenti personali del funzionario lo indicano come «coniugato».

Modificato lo stato civile, Papa ha fatto richiesta alla Regione per il congedo che spetta agli sposati, specificando le caratteristiche del suo caso, il primo nel suo genere in Italia. Ed è qui che la burocrazia si è messa di mezzo. Per vedersi riconosciuto il congedo, infatti, secondo gli uffici della Regione, il funzionario avrebbe dovuto registrare il matrimonio in Italia. Una procedura che si sarebbe invece rivelata inutile e superflua, visto che la normativa la prevede solo per pubblicizzare il matrimonio ma non per ufficializzarlo. A questo punto la Regione ha avviato una serie di verifiche tecniche, per capire se nel caso di Giulio e Dirk dovesse prevalere il principio comunitario, per il quale un cittadino europeo è soggetto all’ordinamento del Paese nel quale risiede e lavora, quindi il Belgio, o se in questo caso deve prevalere l’ordinamento italiano. Alla fine l’esecutivo ha deciso di di applicare il diritto dell’Ue, riconoscendo la validità dell’ordinamento del Belgio dove il funzionario regionale è residente e lavora. E prendendo atto, dunque, del matrimonio.

Così, su indicazione del presidente Illy, di fronte al dubbio sollevato dalle strutture tecniche, che suggerivano di ricorrere al giudice del lavoro italiano affinchè fosse lui a dirimere la questione, la giunta ha rilevato che adire al giudice era già una scelta, cioè la scelta per la quale l’ordinamento dominante era e doveva essere quello italiano. Per cui si è deciso che il congedo matrimoniale dovesse essere concesso, perchè il matrimonio in Belgio ha valore legale ed è trascritto sui documenti di stato civile. Una tesi confermata anche dal Parlamento, come spiega il senatore di Fi Ferruccio Saro. «Quando al Senato si discusse di questa questione, emerse il caso del Friuli Vg – dice –. La direttiva assunta dal Parlamento prevede proprio di comportarsi così».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74632

Destra USA, il deputato omofobo adesca agente nei bagni pubblici

Era paladino della crociata contro le nozze gay
di Roberto Rezzo / New York


«ANDIAMO dall’altra parte del ponte, conosco un posticino tranquillo», sono state le ultime parole dell’onorevole Robert Allen prima di essere portato via in manette dal parcheggio antistante i bagni pubblici dello Space Park View di Titusville, cittadina a pochi chilometri dal centro spaziale della Nasa a Cape Canaveral. Il deputato repubblicano della Florida e co-presidente della campagna per la Casa Bianca del senatore John McCain è accusato di adescamento, oscenità e istigazione alla prostituzione. Il verbale n. 07-43912 redatto dall’agente D. Kavanaugh nella vicina stazione di polizia è tra lo squallido e il boccaccesco. «Approssimativamente alle 15:33 stavo conducendo un’investigazione in borghese in cerca d’un ladro d’appartamenti che imperversa nella zona di Broad Street, quando mi sono diretto verso i bagni per aggiustare la radio di servizio. Mi sono lavato le mani e non essendoci asciugamani di carta a disposizione sono entrato in una toilette per prendere della carta igienica. L’individuo che occupava quella accanto prima ha iniziato a spiarmi affacciandosi oltre il divisorio e quindi mi ha raggiunto approfittando del fatto che avevo lasciato la porta aperta». Allen non perde tempo in preamboli: gli offre 20 dollari per fargli sesso orale. Intraprendente ma parsimonioso, il deputato ha passato una notte nella prigione di Brevard County ed è stato rilasciato dietro cauzione in attesa del processo. Coniugato, un figlio, ex dirigente dell’associazione dei Boy Scout, profondamente religioso, Allen ha costruito la sua carriera politica sulla difesa dei «valori morali delle famiglie americane». Furioso oppositore dei matrimoni tra omosessuali, è stato il primo firmatario della proposta di legge numero 1475 (bocciata dal parlamento della Florida) «contro i comportamenti libidinosi e lascivi» che avrebbe tra l’altro inasprito le pene per atti sessuali in luogo pubblico. «Allen è un uomo di valore; sa quali sono i problemi che stanno davvero a cuore alla gente», erano state le parole di McCain immediatamente dopo averlo nominato alla guida del suo comitato elettorale.

«Vorrei che il pubblico non giungesse a conclusioni affrettate», è stata l’unica dichiarazione di Allen dopo il rilascio dal carcere. «Un altro ipocrita che morde la polvere – è stata la replica del Rainbow Democratic Club, organizzazione gay vicina al Partito democratico – O forse dovremmo credere che stava facendo una ricerca sul campo per documentare la degenerazione dei costumi?».

Gli scandali a luci rosse che da un anno a questa parte hanno travolto esponenti di spicco della destra conservatrice potrebbero riempire un’intera collezione di giornaletti da parrucchiere. Il leader delle chiese evangeliche, reverendo Ted Haggard, che quando si assentava dalla famiglia per scrivere in piena tranquillità i suoi sermoni ne approfittava per noleggiare un aitante prostituto per festini a base di droga. Il deputato repubblicano Mark Foley che adescava i valletti della Camera promettendo raccomandazioni, ovviamente in cambio di sesso. I tradimenti a catena, finiti in un divorzio, dell’ex speaker repubblicano della Camera Newt Gingrich.

E ora su Washington incombe il terremoto che l’arresto di Madame Deborah Jean Palfrey rischia di provocare. L’ex maitresse minaccia di pubblicare l’elenco con tutti i clienti della sua agenzia. Migliaia di clienti tra cui onorevoli, alti papaveri militari, funzionari di governo. Sinora sono saltati fuori i nomi di Randall Tobias, prima delle dimissioni molto vicino a Condi Rice, titolare della delega per le campagne contro l’Aids nel Terzo mondo basate sulla castità e sull’astinenza. E quello del deputato repubblicano David Vitter, ben noto anche a una maitresse di New Orleans, già titolare del Canal Street Brothel: «Ci hanno chiuso nel 2002, ma sino ad allora è stato un assiduo frequentatore». Vitter non nega e non si dimette. Precisa che si è confessato: «Molti anni or sono ho chiesto e ricevuto il perdono da Dio e da mia moglie».

Larry Flynt, magnate della pornografia, editore della rivista Hustler, protagonista negli anni ‘80 di una vittoriosa battaglia sulla libertà di espressione conclusasi davanti alla Corte suprema, è convinto che siamo solo all’inizio. Ha sborsato 150mila dollari per pubblicare sul Washington Post un’intera pagina pubblicitaria in cui offre un milione di dollari a chiunque offra informazioni sulle relazioni extraconiugali di parlamentari e ufficiali della pubblica amministrazione. Il suo mensile ha sguinzagliato una ventina di investigatori privati che «stanno mettendo le mani su qualcosa di molto interessante». Flynt mette in chiaro che questa non è una caccia alle streghe: «Non me ne può importare di meno di quello che fanno a letto i membri del Congresso. Quello che non sopporto sono gli ipocriti. A Capitol Hill ce ne sono a bizzeffe e farò tutto il possibile per smascherarli. Il governo per 15 anni ha fatto di tutto per sbattermi dietro le sbarre. Adesso arriva la resa dei conti».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74633

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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