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lunedì 12 gennaio 2009

Calciatori gay: parla l'amante di un giocatore della Triestina

Articolo ripreso da queer|blog.it


Torniamo a parlare di calcio e gay invisibili. Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi di Lippi e di Ancelotti e dopo quelle dei dirigenti del calcio triestino, Boris Alesko non ne ha potuto più e ha “esternato”, come suolsi dire. Boris Alesko ha trentun anni ed è rappresentante di abbigliamento residente da anni a Trieste. Ecco cosa ha detto:

Mi chiamo Boris Alesko e ho avuto una relazione con un giocatore della Triestina. Se parlo è solo per sbattere la verità in faccia ai bigotti, a chi nega la realtà, a chi ha stupide paure e ottusi preconcetti. Sono rimasto sconcertato dalle dichiarazioni del presidente del San Luigi Ezio Peruzzo e di altri dirigenti sportivi di squadre dilettantistiche locali questa gente deve arrendersi al fatto che, piaccia o meno, persone gay ce ne sono ovunque. Così come ci sono i calvi, i baffuti, i magri, i simpatici o i timidi. Esistono in tutte le categorie. Negare la presenza di omosessuali nello sport è negare la realtà che ci circonda. Noi gay sappiamo essere forti, muscolosi, atletici e vincenti come gli uomini con la “u” maiuscola. E visto che nessuno se ne accorge, è evidente che sappiamo fare il nostro dovere in squadra, non creiamo problemi negli spogliatoi e nemmeno nel gruppo.


Tutta la storia la potete leggere qui. A Boris, il nostro plauso.

mercoledì 7 gennaio 2009

Italiani veri

“I gay nel calcio non esistono” ha dichiarato, in un'intervista a Klaus Davi. Marcello Lippi, l’allenatore della nazionale italiana capitanata da Fabio Cannavaro che in questi giorni si è distinto per frasi illuminanti come “Gomorra non giova all’immagine dell’Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative”.

Il suddetto Fabio Cannavaro è anche contro i matrimoni gay perché “su quello, forse, sono più italiano” ed è lo stesso Fabio Cannavaro che a Madrid qualche anno fa sventolò un tricolore con un fascio littorio al centro.

In Italia i gay danno fastidio… ma fortunatamente ancora per poco. Nei prossimi giorni il “cantautore” Povia ed il suo amico ex gay Luca presenteranno al mondo la miracolosa pastiglia “Non più gay”.

Soddisfatti o deportati.

giovedì 1 gennaio 2009

La faticosa vita dei calciatori gay tra insulti e paure.

L'inghilterra promuove uno spot con Beckham e Cristiano Ronaldo contro l'omofobia
La Federazione stanzia ventimila sterline per la campagna contro un problema qui particolarmente sentito. Uno dei pochi a fare coming out, Fashanu, si suicidò. Il Tottenham ha vietato cori anti-omosessuali allo stadio. I pregiudizi sono ancora molti: nello spogliatoio del Chelsea Scolari vuole solo eterosessuali. La Navratilova perse 12 milioni di dollari in contratti non appena rivelò di essere lesbica. Il caso Vampeta, ex Inter.
di Antonello Guerrera


Stavolta si fa sul serio. La Premier League vuole combattere l'omofobia del calcio inglese e, come rivela il Guardian, promuoverà da marzo 2009 un video ufficiale a tema con la partecipazione dell'associazione calciatori e di due organizzazioni per i diritti di minoranze e gay come Kick It Out e Outrage!. Per il cast dello spot si pensa a dodici figure di spicco della Premier, con indiscrezioni sul "metrosexual" David Beckham, Rio Ferdinand, Wayne Rooney e Cristiano Ronaldo. Tutti insieme per tentare di estirpare dagli stadi inglesi canti e insulti omofobici.

Come dichiara Danny Lynch di Kick It Out, se in Premier «i cori razzisti a base di banane e scimmie si sono ridotti a fenomeno isolato nel corso degli anni, l'omofobia, invece, è cresciuta sensibilmente». Tanto che la Federazione inglese ha deciso di stanziare per la campagna di sensibilizzazione ventimila sterline, facendo così trasmettere il video in cinema, tv, stadi e forse anche nelle scuole - ipotesi per la quale però manca ancora l'ok del ministero della Pubblica Istruzione britannico. Il tutto per un fenomeno che in Inghilterra - patria di circa quattro milioni di omosessuali e della squadra gay campione del mondo dello Stonewall - è già stato affrontato più volte. Basti pensare che nel 2006 il Tottenham ha vietato i cori omofobici nel proprio stadio. E che il Manchester City è "gay-friendly", avendo adottato una politica interna di reclutamento e difesa del personale omosessuale.

Ma tutto questo non è evidentemente bastato. Perché nel calcio, e più in generale in tutti gli sport, l'atleta che dichiara pubblicamente una vita intima "non comune" rischia grosso - anche l'allenatore del Chelsea Scolari, ad esempio, si lasciò sfuggire in passato dichiarazioni di epurazione di eventuali gay dalla sua squadra. L'unico calciatore inglese professionista che si è dichiarato omosessuale fu Justin Fashanu nel '90. Un'uscita che generò moltissime polemiche e che travolse psicologicamente il giocatore. Il quale, dopo esser stato ripudiato anche dal fratello più famoso John (noto ai fan della Gialappa's) e implicato in un intricato caso di violenza sessuale nei confronti di un minore, il 3 maggio 1998 decise di farla finita e di impiccarsi in un garage.

Una tragedia che ha segnato gli sportivi omosessuali. Tanto che l'ex Chelsea e Pisa Paul Elliott due mesi fa ha svelato alla stampa inglese la presenza nella Premier di dodici giocatori gay in incognito - un po' come fece Grillini con la Serie A nel 2006 e come avvenne un anno prima con tre giocatori gay della Bundesliga che promisero al Financial Times di uscire allo scoperto se altri otto li avessero seguiti. Tant'è.

Un "coming out" del genere è spesso doloroso. Quando nel 1981, ad esempio, la tennista Martina Navratilova rese pubblica la sua omosessualità, perse circa 12 milioni di dollari in contratti in poche ore. E che dire degli sfottò incassati dall'altra tennista Mauresmo da parte delle colleghe e della «sconfortante» esperienza liberatoria dell'ex Nba John Amaechi? Prima di loro aveva causato non poche polemiche la dichiarazione pubblica di Greg Louganis, che con quattro ori olimpici e cinque titoli mondiali è ancora considerato il più grande tuffatore di tutti tempi. Nel calcio, poi, dove il machismo è forse più marcato che in altri sport (è di questa opinione anche il famoso arbitro gay di rubgy Nigel Owens), i "coming out" sono più unici che rari. L'ex calciatore tedesco di seconda serie Marcus Urban, ad esempio, chiuse la carriera dopo averlo fatto. La più tollerante Olanda, invece, conta l'unico giocatore professionista di alto livello apertamente omosex, il centrocampista del Volendam Van Dijk, oltre al primo (e defunto) arbitro omosessuale John Blankenstein.

E in Italia? Non pochi addetti ai lavori hanno dichiarato negli ultimi tempi che i gay nel calcio non esistono. Il resto è silenzio, nonostante oscure interviste di focosi calciatori-escort e indiscrezioni varie. L'unico giocatore della Serie A che ha avuto apertamente qualche contatto omosex è stato l'ex Inter Vampeta. Il quale, nonostante si sia sempre dichiarato etero, ha posato nudo per una rivista gay (come Beckham) ed è stato padrino di una parata omosex nella sua città. Tutto il resto è fantasia e speculazione. In attesa del primo coming out del nostro calcio, per il quale però, secondo il portiere della Fiorentina Frey, non siamo ancora pronti: «In questo mondo dove la tifoseria già ti attacca mogli e fidanzate, figurati se uno si dichiara gay. Lo massacrano. Striscioni, cori. Un inferno».


http://www.gaynews.it/view.php?ID=80265

sabato 6 dicembre 2008

venerdì 5 dicembre 2008

Il racconto del gigolò dei calciatori: "Ho una dozzina di clienti in serie A"

È un giocatore di C: "Ma nessuno dirà mai che è gay"
Ci vediamo dopo le partite, la domenica, in albergo: 1500 euro per qualche ora, molti sono bisex, anche sposati
Alcuni giocano anche in nazionale li terrorizza essere scoperti e scoprirsi Forse è giusto così
di EMANUELA AUDISIO


bologna-pride-2008-parla-xxxxxNon fa nomi, nemmeno il proprio. Però racconta quello che fa per lavoro, anche con i calciatori. «Importanti, anche di serie A, anche nazionali, anche sposati». E quello che ha fatto qualche volta negli spogliatoi. «Qualcosa più di un bacio». Anche lui gioca a pallone, è un professionista, nell´ex serie C. Ma per arrotondare, fa l´italian gigolò con gli uomini, anzi l´escort, come si dice oggi. L´accompagnatore di serate speciali, a pagamento. «Millecinquecento euro per qualche ora. I calciatori pagano senza fiatare. Li incontro spesso in albergo, la domenica sera, dopo la partita. Nell´unico momento di tranquillità che hanno. Chiedono di rilassarsi. Non hanno problemi a farsi baciare sulla bocca. Però hanno paura di far sapere, anzi sono terrorizzati dall´idea di essere scoperti. Con uno mi sono incontrato al buio, fuori Milano, non so chi fosse. I patti erano che tutto dovesse essere fatto a luci spente».

E´ la testimonianza che Victory ha affidato a La7, in un servizio (andrà in onda questa sera alle 23,55), che si chiede come mai l´omosessualità sia ancora un tabù nel campionato di calcio italiano. E come mai molte società di serie A si siano rifiutate di far intervistare i loro giocatori su questo tema. L´autore dell´intervista è Paolo Colombo, conduttore del programma. Chi parla ha 25 anni e ha una doppia vita, è fidanzato con una ragazza che non sa, per questo non si vuole fare riconoscere. «Vendo le mie prestazioni a giocatori di squadre importanti, ho circa 30 clienti calciatori, una dozzina di serie A, ce ne sono alcuni, non tanti, che fanno parte della nazionale, e anche sposati. In tre occasioni mi hanno chiesto di far l´amore in gruppo. Con più giocatori della stessa squadra, ma anche con amici di formazioni diverse. E´ solo una questione sessuale, niente parole. Tengono molto alla privacy e hanno una dannata paura di essere scoperti e di scoprirsi. Solo uno ha raccontato di sé, si è lasciato andare. Lo sanno che gioco anch´io, ma non vengo richiesto per questo. Mi chiamano per una questione di delicatezza, preferiscono una cosa soft. Sono più attivi che passivi. Molti di loro sono bisex, hanno bisogno di una facciata rispettabile, magari sono anche sposati. In Italia nessun calciatore del campionato ammetterà mai di essere gay, almeno non ora. Ci sono troppi condizionamenti sociali, e forse è giusto così».

Le modalità non prevedono mai l´abitazione privata. «Gli incontri sono quasi sempre in albergo o casa di amici. Negli hotel la scusa è sempre quella, un documento da ritirare, un autografo da far firmare, e così si riesce a non farsi registrare. Il prezzo dipende dal contesto e dal tempo. Chiedo da 500 a 2.000 euro. Se si tratta di restare tutta la notte, capita di rado, la tariffa sale. Mai avuta una discussione sui soldi, lo capiscono da soli. Come arrivano da me? Tramite il passaparola. Io frequento imprenditori e professionisti, persone che prima di fare questo lavoro non conoscevo. Nella divisione dove gioco io, è capitato che alcuni giocatori si dichiarassero privatamente e di fare sesso nello spogliatoio, correndo il rischio, ma per fare un passo pubblico bisogna avere molto coraggio».

Perché come dice nel servizio Claudio Bellucci, attaccante della Sampdoria: «L´immagine del calciatore è rude. E´ quella di Gattuso e Materazzi. Un calciatore non direbbe mai di essere gay».

da la repubblica del 5 dicembre 2008

giovedì 4 dicembre 2008

Gay nello sport: i KingKickers

Dopo la pubblicazione del post di ieri nel quale anticipavo i servizi della prossima puntata di Victory dedicata ai gay nello sport, tra i quali uno dei più attesi è certamente quello sugli Eurogames di Barcellona, sono stato contattato da Francesco, il capitano dei KingKickers, la squadra di calcio milanese che a quei giochi ha partecipato. E' stato molto gentile e disponibile e ha accettato di rispondere a qualche domanda

KingKickers 4Quando è nata la squadra dei KingKickers?
I KingKickers nascono come "estensione" di una squadra già esistente: la NaNb. Sono nati proprio per partecipare agli eurogames: serviva una squadra di calcio a 11 con una rosa più ampia.

E' giusto definirla una squadra gay?
Bella domanda... indubbiamente siamo una squadra di ragazzi gay ma siamo una squadra di calcio, assolutamente come le altre. Ciò che voglio dire è che non bisogna avere la tessera dell'arcigay per giocare. Spesso vengono a giocare con noi ragazzi che hanno gusti sessuali differenti dal nostro, a noi non interessa, conta la passione per il calcio.
Come dicevo siamo una squadra di calcio ma prima di tutto siamo un gruppo di amici che si divertono a stare insieme che sia per giocare a calcio o per mangiare una pizza.

Solo questo anno avete deciso quindi di partecipare agli Eurogames?
Sì, abbiamo deciso di partecipare agli eurogames a febbraio, considera però che alcuni di noi avevano già partecipato ad altri tornei internazionali di calcio gay che vengono organizzati ogni anno prima: io ad esempio sono stato due volte Francoforte, due volte Amburgo, due volte Barcellona e una volta Parigi. Ormai ho una certa esperienza di tornei internazionali...

KingKickers 1Quando siete partiti sapevate già che Paolo Colombo avrebbe fatto un servizio sulla vostra partecipazione?
Sì, lo sapevamo. L'abbiamo saputo fin dall'inizio

Le telecamere de la7 vi seguivano sempre? Sia durante le partite che in albergo?
Sì, ovunque. Te ne accorgerai vedendo la trasmissione

C'era un po' di preoccupazione per questo?
Sì certo, qualche componente della squadra non ha voluto farsi riprendere, qualcun altro si è convinto solo alla fine, trascinato dall'entusiasmo degli altri, ma diciamo che la preoccupazione c'è stata

Spero che comunque nessuno si sia pentito...
Io posso parlare a titolo personale. e ti posso dire che non mi sono pentito di ciò che ho fatto.
Coltivo la speranza che il nostro gesto possa servire soprattutto a noi; mi interessa relativamente se un giocatore di serie A farà coming out vedendo la trasmissione e seguendo il nostro esempio.
Sarei più contento se vedendo la trasmissione qualche mio compagno che ora vive male la sua omosessualità si convincesse che non ha nulla da temere, che non succede nulla a vivere sereni
Ecco, questa è la mia più grande speranza.
E mi piacerebbe che tanti altri ragazzi gay che giocano nei campionati minori (e ce ne sono, te lo assicuro) si rendessero conto che qui a Milano c'è un gruppo di ragazzi gay che vivono la loro stessa passione in maniera serena.

KingKickers 3Come vi è venuta l'idea di dichiararvi?
E' stato Paolo Colombo a proporcelo. Ha detto che avrebbe voluto fare delle interviste parlando di noi e del calcio. Il resto è venuto spontaneamente

Come è stata accolta questa proposta?
Dciamo che il primo a cui l'ha chiesto sono stato io; mi ha detto: “il capitano non può non parlare”
ed effettivamente non potevo tirarmi indietro

Quindi sei stato il primo
Sì, sono stato il primo ad essere intervistato

Dopo ti sei sentito liberato o preoccupato?

Mi son sentito bene, è stata una cosa spontanea

Nessuno, a parte la squadra, sapeva della tua omosessualità?
Nessuno

Dopo l'intervista ti sei dichiarato con qualcuno o aspetti che vedano la trasmissione?
Questo è un argomento delicato che sinceramente mi ha dato molto da pensare, per ora non lo sa ancora nessuno...

KingKickers 5Temi qualche reazione inaspettata?
Devo dire la verità, sono curioso di vedere quali saranno le reazioni e soprattutto come mi comporterò di fronte ad esse. E' come una prova

A questo hai pensato anche durante la registrazione?
No perchè noi non abbiamo seguito la registrazione. E' stato girato tutto in diretta a Barcellona
e lì non c'era il tempo di pensare a queste cose, la testa era impegnata da tuttl'altri pensieri

Oltre a te chi ha accettato di farsi intervistare da Paolo?
Oltre a me hanno fatto coming-out i due vice-capitani, un membro storico della squadra ed il più giovane del gruppo.

Non credi che le vostre dichiarazioni possano mettere in evidenza l'ipocrisia del mondo del calcio specialmente in quello professionistico che dipinge il calcio come sport non adatto ai gay.
Ho riletto in questi giorni la dichiarazione di Gianni Rivera: “Ogni volta che sento parlare di gay tra i calciatori, mi stupisco. Mi sembra difficile pensare che scelgano un gioco così maschio”. L'ho trovata davvero deprimente. Tu che ne pensi?

Sicuramente, questo è il motivo principale per cui ho deciso di fare questo gesto. Leggere quelle dichiarazioni per uno come me (ma come me ce ne sono tanti) che ha giocato 27 anni a livello agonistico, che ha sul proprio corpo un'ottantina di punti in cicatrici, che ha giocato sui ampi in fango, con la neve, col gelo leggere quelle dichiarazioni mi ha veramente dato fastidio
Gianni Rivera è un mostro sacro del calcio, sai come veniva chiamato ai suoi tempi? L'abatino.
Questo soprannome glielo diede il compianto Gianni Brera perché lo riteneva troppo raffinato e tattico, poco disposto al sacrificio atletico e troppo leggero nel gioco di copertura, aveva cioè un modo di giocare poco “maschio", curioso vero?
Ma per me Gianni Rivera rimane un grande, calcisticamente parlando, abatino o no.

KingKickers 6E delle dichiarazioni di Cannavaro cosa pensi? “Non ho mai visto un calciatore gay”
A me pare impossibile, fai un po' te. Molto probabilmente non ha mai chiesto

Hai già visto il servizio di V-ictory?
No, è top secret. Lo vedremo tutti insieme in diretta dopo aver giocato una divertentissima partita di calcio, ovviamente

La vedrai con la squadra quindi....
Sì, partita, mega rinfresco a base di pizza, salatini bevande e poi la visione della trasmissione in religioso silenzio

Torniamo a Barcellona, come è stata quella esperienza?
Fantastica, io l'ho vissuta fin dal primo giorno quando la squadra non era altro che qualche nome scritto su un foglietto (che conservo).
La preparazione è stata dura (dal punto di vista organizzativo) ma poi tutte le fatiche sono state ripagate dall'entusiasmo con cui tutti hanno partecipato. Dal punto di vista sportivo non è andata come volevamo: sfortuna, inesperienza (alcuni erano al loro primo torneo internazionale) ed altro non ci hanno permesso di portare a casa una medaglia ma vedere i ragazzi felici e consapevoli di aver vissuto un'esperienza di gruppo indimenticabile mi ha davvero dato tanta carica

Andrà meglio la prossima volta.... avete intenzione di continuare questa esperienza, no?
Sicuramante , siamo già iscritti agli OutGames di Copenaghen 2009, vogliamo vincere queste olimpiadi!!!

KingKickers 7

In bocca al lupo per quanto possa servire farò il tifo per voi.

Sport e tabù: quanti gay da serie A

di Emanuele Rossi - Panorama


Paolo Colombo, 41 anni, genovese, è uno dei volti emergenti di La7: conduce da settembre Victory, un programma di approfondimento dedicato allo sport. Per guardare il mondo sportivo “da dentro” precisa Colombo “con i drammi e le gioie dei protagonisti, le storie che stanno dietro ai personaggi”. E le storie sono molto spesso inedite. Come quelle che Colombo ha scelto per di venerdì 5 (andrà in onda alle 24): un’intera puntata che affronta uno dei temi “tabù” nel mondo sportivo: l’omosessualità. “L’idea è stata mia” spiega Colombo “Il tema mi interessa particolarmente: io sono omosessuale, ho fatto quest’estate il mio coming out”.

In un’occasione speciale?
Ne ho parlato con il mio direttore Antonio Piroso a luglio, per andare a seguire gli Eurogames a Barcellona.

Di che si tratta?
Sono una specie di Giochi Olimpici cui partecipano atleti gay, lesbiche e transessuali da tutto il mondo. È stato emozionante, all’apertura c’era il sindaco della capitale catalana Jordi Hereu, migliaia di spettatori, un’accoglienza bellissima, ti sentivi davvero un atleta. Se lo può immaginare in Italia? Io no, né a Roma né a Milano, che pure si definisce una città europea.

Lei ha partecipato?

Sì, allenavo una squadra di calcio, i KingKickers.

Com’è andata?

Bene, anche se siamo usciti agli ottavi, contro una squadra tedesca. Con arbitro tedesco (scandaloso). Il fatto è che davamo fastidio ad una persona nella federazione internazionale.

Esiste una federazione internazionale?
Certo, lo sport “gay friendly” esiste e ha le sue squadre, le sue competizioni, le sue federazioni internazionali come la Iglfa, che è quella del calcio. E anche i mondiali: la scorsa edizione è stata vinta dall’Inghilterra” (i prossimi saranno nel giugno 2009 a Washington Dc, ndr).

Allora non è vero che, come disse Luciano Moggi, “nel calcio per i gay non c’è posto
Guardi, il gioco è sempre uguale, questi sono pregiudizi abbastanza stupidi. Ci sono i contrasti, le ammucchiate dopo i gol e le rivalità: agli Eurogames c’era un’altra squadra di Roma ed eravamo già in clima derby.

Ma nello spogliatoio non si parla di ragazze…
No, solo di boys… Sono tutti ragazzi normali, alcuni hanno anche delle fidanzate, giocano nei dilettanti, nelle serie regionali.

E ci sono giocatori omosessuali anche in serie A?
Ci sono e ci sono sempre stati, almeno stando alle voci che girano nell’ambiente.

Ma non si dichiarano espressamente
Questo è il lato brutto della cosa, il doversi nascondere. Ma vogliamo dimostrare che non è obbligatorio: cinque dei miei giocatori faranno coming out in trasmissione venerdì. E speriamo ne seguano altri: il mio sogno è allenare la nazionale italiana gay. Se ci sono formazioni tricolori tipo cantanti e attori non vedo perché no!

E perché persiste questo tabù?
In parte per tutta la retorica “macha” che c’è intorno al calcio, in parte perché lei può immaginare come può essere ricevuto un annuncio simile dagli ultrà. Li massacrerebbero. Molti pensano che sia meglio non rischiare, alcuni si “costruiscono” delle storie sentimentali con delle ragazze bellissime che sono una mera copertura… Hanno paura di finire ghettizzati. Anche se poi tra di loro ne parlano e sono ragazzi meno retrogradi di alcuni loro coetanei: con me ad esempio sono sempre stati sensibili, anzi adesso ci scherziamo pure su.

In effetti i casi noti sono molto pochi, nel mondo dello sport in generale
Sono storie che racconteremo, anche dure, come quella di Justin Fashanu, che giocava in Inghilterra e quando si dichiarò pubblicamente venne ripudiato dall’allenatore e dal fratello. Lo trovarono morto impiccato pochi anni dopo in un garage di Londra. Era il 1998, mica cent’anni fa.

Poi però ci sono anche atleti che diventano vere “icone” gay

Beckham è il caso più noto, ma anche quelle pubblicità di Dolce e Gabbana con i giocatori delle nazionali di rugby e di calcio in mutande negli spogliatoi: non penserà mica siano rivolte a un pubblico etero…
E per lei quali sono i più affascinanti?

Beh, Shevchenko, Behrami, Gasbarroni, Ambrosini… Non cito sampdoriani perché sarei di parte, ma ne ho messo uno del Genoa… In Serie A ci sono davvero dei bei ragazzi.

domenica 19 ottobre 2008

"Almeno 12 gay in Premier League". In Inghilterra scoppia il caso

A rivelarlo è l'ex giocatore del Chelsea Paul Elliott: "Capisco perché non vogliono dirlo e non sarò io a fare i nomi". E l'attivista Peter Tatchell chiede ai giocatori di uscire allo scoperto: "Il bigottismo non deve avere spazio nello sport"
di Simona Marchetti


dailySarebbero almeno una dozzina i gay in Premier League, anche se nessuno di loro è ancora pronto a fare "coming out", nel timore di una reazione omofoba da parte dei tifosi (come successo il mese scorso a Sol Campbell, quando giocò contro il Tottenham) ma anche perché preoccupati di come potrebbero prenderla gli stessi compagni di squadra.

A rivelarlo è l'ex stella dell'Under 21 e del Chelsea, Paul Elliott, che, alla presentazione della campagna "Homophobia: Football's Final Taboo" contro l'omofobia, ha confessato di sapere con certezza che 12 giocatori attualmente in attività sarebbero omosessuali, ma ha anche spiegato che non sarà di certo lui a fare i nomi. "Conosco una dozzina di calciatori che sono gay – ha ammesso il 44enne ex difensore, oggi attivista per i diritti umani – e capisco perché loro non vogliano dirlo ma, al pari del razzismo, non c’è posto per l'omofobia nello sport".

E se la notizia ha già scatenato una sorta di "caccia all'uomo" sui tabloid dell’isola (uno su tutti, il Daily Star, che ha sparato in prima pagina un inequivocabile "12 Gay Prem Footie Stars Outed", con 12 volti neri nel servizio interno, ad indicare l'omertà che ancora circonda la vicenda), l'attivista Peter Tatchell ha chiesto ai giocatori di uscire allo scoperto. "Il bigottismo non ha spazio nello sport – ha sottolineato al quotidiano – e l'omofobia non è più accettabile del razzismo. Ecco perché la Football Association potrebbe privatamente sondare i giocatori gay e bisessuali per convincerli a fare un "coming out" collettivo. Noi abbiamo stelle omosessuali in ogni campo, perché nel calcio dovrebbe essere diverso?".

Ma l'idea di Tatchell lascia perplessi gli stessi addetti ai lavori. "Ammettere apertamente di essere gay è una condizione difficile per un calciatore – ha spiegato l'ex manager Alan Smith – perché se sei un ubriacone e picchi tua moglie, è quasi accettabile, ma se dici "sono gay", sei considerato un essere orribile. E questo è davvero ridicolo".

Come ricorda anche il Sun, il solo giocatore inglese ad ammettere apertamente la propria omosessualità fu Justin Fashanu. Successe nel 1990, ma la sua confessione fu accolta con ostilità sia dal mondo sportivo che dalla comunità nera britannica, al punto che un settimanale parlò di "affronto" e di "danno d’immagine patetico ed imperdonabile". Anche suo fratello John lo rinnegò pubblicamente e l'ex attaccante del Norwich entrò così in una crisi senza fine, che lo portò al suicidio: si impiccò, infatti, il 3 maggio 1998 in un garage di Shoreditch, vicino Londra.

martedì 19 febbraio 2008

Guti. Il calciatore del Real Madrid bacia un altro uomo e la moglie lo molla

Scandalo omosessualità nel calcio spagnolo: il centrocampista del Real Madrid, di cui già si vociferava fosse gay, è stato paparazzato all`uscita da un ristorante mentre baciava un amico.

Scandalo nel calcio spagnolo: il centrocampista del Real Madrid Guti, all'anagrafe José María Gutiérrez, è stato paparazzato dalla rivista scandalistica spagnola Cuore a cena con un misterioso amico. Niente di strano se non fosse che all'uscita dal ristorante i due si sono salutati con un bacio sulle labbra.



"El carinoso" (n.d.r. "l'affettuoso", come ha titolato Cuore) Guti è sposato dal '99 con la presentatrice Arancha de Benito da cui ha avuto due bambini. Noti in terra di Spagna per essere un po' i 'Beckham de nos otros', per via dei look da fashion victim e l'onnipresenza sui media locali, i due si erano appena riconciliati dopo l'ennesima separazione (4 in 9 anni di vita coniugale) ma, un po' a causa di questo scandalo e un po' per la tendenza di Guti a divertirsi troppo nelle notti madrilene, Arancha ha fatto sapere di volere l'ennesima pausa di riflessione.

In realtà Guti aveva già fatto parlare di sè per la sua presunta omosessualità: voci su lamentele da parte di alcuni giocatori per le sue troppe attenzioni; svariati soprannomi inequivocabili, da 'Guti fashion' a 'Beckham spagnolo'; dal coro con il quale viene immancabilmente schernito dai tifosi avversari 'Guti, Guti, Guti, maricon' (n.d.r. Guti frocio) fino alle innumerevoli parodie e fotomontaggi che si trovano in rete.

Dimostrazione che, anche nella Spagna dei matrimoni e delle adozioni gay, della laicità e dell'anticlericalismo, anche nella Spagna che "viva Zapatero", il calcio resta ancora il regno dell'eterosessualità ad ogni costoin cui, se sei gay, è sempre meglio non dichiararlo. E sperare di non essere beccato dai paparazzi.


http://tinyurl.com/3cf64j

lunedì 4 giugno 2007

Calcio gay all'attacco:"In A e B saremo in 50"

Il leader della Nazionale omo: “Hanno paura di fare coming out”


Li picchiano a Mosca, li sospettano di potenziale terrorismo in Alabama, in Italia c’è chi è sceso in piazza per impedire che si formino una famiglia. Per i gay è un momentaccio se mai ce n’è stato uno migliore, e allora qualcuno la butta sullo sport, anzi sul calcio che è il più omofobo di tutti ma il più universale: a fine settembre, a Buenos Aires, si gioca il campionato del mondo per squadre omosessuali e ci sarà per la prima volta una formazione italiana con la maglia azzurra, la bandiera, forse l’inno e certamente uno sponsor, una discoteca dell’Arcigay nella zona di Lambrate, a Milano, che si chiama Binario Uno e investe un po’ di soldi per fare contenti gli amici più che per un ritorno pubblicitario, tanto chi la deve conoscere la conosce già.

Spulciando sul sito dell’Iglfa, l’associazione mondiale di calcio per gay e lesbiche, si scopre una dimensione internazionale impensabile. C’è una squadra a Pechino, una a Sydney, giocano in tutta l’Europa occidentale e naturalmente nel Nord America. Hanno sigle e loghi fantasiosi: i «chiodi» di San Francisco, gli «uragani» della Florida, i «leoni» a Londra, i «ragazzi di strada» a Monaco, l’«arcobaleno» a Parigi, la «Tu Mamà» in America Latina e gli immancabili e poco oxfordiani «Fuckers». In Italia il fenomeno stenta a crescere. «Siamo al punto in cui era la Germania venticinque anni fa, e non mi riferisco soltanto al pallone - dice Klaus Heusslein, l’anima della Nuova Kaos, il club di Milano che fa da ossatura alla Nazionale che andrà in Argentina -. Però in Germania si è lottato per farsi accettare e lo si deve fare anche qui. Non c’è niente dello spirito e del modello del Gay pride in quello che facciamo: né parrucche né eccentricità, meno che mai “drag queens”. Si va in campo come chiunque altro e i gusti che si hanno a letto sono un fatto personale. La gente però ha paura di esporsi».

I calciatori omosessuali dichiarati sono pochi. C’è una squadra a Roma, una a Genova. Milano è stata la culla: anche lì tuttavia stavano per lasciar perdere dopo i primi entusiasmi, poi nel 2002 arrivò Klaus dalla Germania e il progetto è ripartito. Tossicchiando va avanti, con le difficoltà che si possono immaginare. «Uno degli handicap - dice Heusslein che è anche vicepresidente del comitato organizzatore del Mondiale - è che non siamo abbastanza per formare un nostro campionato. E la qualità non è straordinaria, più o meno valiamo una squadra di seconda categoria. Sarebbe diverso se ci fosse il coraggio di fare outing (intende coming out, ndr): non ho un conteggio preciso ma se valgono nello sport le proporzioni che ci sono nella società, tra i professionisti della A e della B almeno cinquanta sono gay e in tutto il calcio italiano sono alcune centinaia. Il problema è che non lo dicono: il calcio respinge gli omosessuali, basta pensare a quello che ha detto Deschamps sulle maglie rosa quando la Juve è stata promossa, e gli omosessuali respingono culturalmente il calcio. Preferiscono praticare il nuoto, il tennis e la pallavolo. Così noi siamo sempre fuori posto per gli uni e per gli altri».

Vita dura. Spesso sul filo tra il dire e il non dire la diversità. La Nuova Kaos è una squadra come qualsiasi altra, partecipa al campionato Uisp della zona di Milano. All’inizio pochissimi ne conoscevano la particolarità. La voce però è girata velocemente. «Il primo anno arrivammo secondi - racconta Klaus -, adesso si sta intorno al settimo posto perché contro di noi c’è più impegno, i maschioni non ci stanno a perdere. Come si comporta il pubblico? Ha una certa curiosità nel vedere cosa combiniamo o magari immagina che andiamo in campo con i tacchi a spillo: c’è un po’ di goliardia, le battute volano più basse e grevi ma non è mai successo niente di speciale. Negli stadi si è visto di molto peggio». Si scopre che in fondo c’è in giro ancora un po’ di intelligenza, anche se i pregiudizi resistono. «Una volta organizzammo un’amichevole contro la squadra di Sky, c’era Pasquale Bruno, l’ex giocatore del Torino e della Juve, uno che ha sempre detto peste e corna sul calcio femminile, immagini cosa poteva pensare di noi. Nessuno lo aveva avvertito, in campo non si accorse di nulla, perdemmo soltanto per 6-5 e ci fece i complimenti. Quando gli raccontarono la verità non ci credeva. In realtà chi sa distinguere il calcio dal sesso non ha difficoltà ad accettarci. Abbiamo alcuni etero in squadra. Il primo è stato un quarantenne sposato e con figli: aveva voglia di giocare al pallone due o tre volte la settimana, i primi tempi eravamo indecisi se spiegargli come stavano le cose. Del resto in campo non c’era differenza nei comportamenti né gli saltavamo addosso sotto la doccia, come nelle barzellette. Un giorno però tra noi partirono alcune battute inequivocabili e ci paralizzammo aspettando di vedere la sua reazione. Ci guardò e ci disse: ma pensavate che fossi così scemo da non averlo capito già la prima volta?».

La preparazione alla Coppa del Mondo che comincia il 23 settembre sarà artigianale. Nessun ritiro collegiale, le convocazioni verranno falcidiate dagli impegni di lavoro perché quasi tutti i giocatori hanno le ferie fissate in agosto. Insomma sarà una Nazionale fatta con chi può andarci e ci sarà uno spazio anche per gli stranieri e gli oriundi, un italiano che vive a San Francisco e il solito Klaus, che è tedesco, «ma da 5 anni - dice - vivo in Italia e se un argentino come Camoranesi ha vinto il Mondiale con la maglia azzurra non vedo perché non dovrei provarci io». Antonio, l’allenatore, resterà a casa. Anarchia tattica e molto fai-da-te anche perché i giocatori arriveranno in Argentina solo un paio di giorni prima dell’inizio, tra l’adattamento al fuso e tutto il resto. Insomma le chances di vincere sono poche, praticamente nessuna: il divario dalle squadre di Londra e di Parigi già campioni del mondo è netto, gli americani hanno una vasta scelta. L’obiettivo è fare una buona figura e divertirsi perché «il mondiale è soprattutto un grande happening, un’occasione di incontro. Di giorno si gioca, la sera si fanno feste, si creano amicizie e talvolta nascono rapporti seri. I calciatori di solito hanno un bel fisico. Sono attraenti e sexy». Anche attorno a loro ronzano evidentemente le «veline». Pardon, i velini. È solo una questione di gusti.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74130

sabato 2 giugno 2007

Il principe gay di Manchester

Il Manchester United ha acquistato per 30 milioni di euro il fantasista brasiliano Anderson: talentuoso, caparbio e giovanissimo. E gay.


Un fantasista brasiliano, nero, giovanissimo e gay alla corte di Cristiano Ronaldo. Il Manchester United ha annunciato l’acquisto dal Porto di uno dei più promettenti centrocampisti d’attacco al mondo: Anderson Luís de Abreu Oliveira. Nato il 13 Aprile 1988 a Porto Alegre e acquistato nel Novembre del 2005 dalla squadra portoghese, Anderson è stato vicecampione del mondo Under 17 nel 2005 in Perù, e fu proprio in quella occasione che mise in mostra il suo talento calcistico (vinse una sorta di Pallone d’Oro dei giovani), fino ad essere notato dai talent scout calcistici che sempre affollano tornei di questo tipo.



Fu appunto il Porto a metterlo sotto contratto, ma il Manchester, il Barcellona, l’Arsenal e il Milan avevano già adocchiato i virtuosismi e la solidità del giovane calciatore. Alto 176 centimetri con un peso di 69 kg, Anderson è il “terzo predestinato”. Prima di lui, in Brasile, solamente Ronaldo e Ronaldinho potevano vantare una fama ed una gloria in così tenera età.

Veloce nello scatto, dotato di un forte senso della regia sulla tre quarti, ma capace anche di propulsioni in attacco fino al goal, il ragazzo ha soprattutto un grandissimo talento: il carattere.
Vederlo giocare e sbraitare in mezzo al campo è uno spettacolo. Lui, piuttosto piccolino e giovane, grida e incita compagni di ben più solida carriera, dispensa indicazioni (oltre che assist d'un certo
pregio), trascina chiunque con entusiasmo e rabbia. A prova del suo carattere, la nota più bella e indicativa della sua ancor breve carriera: nel gennaio 2006, poche settimane dopo essere stato acquistato dal Porto, l’allora 17enne enfant prodige, già idolo di curve e ultrà, annuncia al suo spogliatoio e alla stampa portoghese “Sono gay”. Un mito. Il Manchester ha pagato 30 milioni di euro per accaparrarsi talento e carattere di quello che si preannuncia come il primo grande calciatore gay dichiarato.
Dopo il grigio di tanti campioni omosessuali nascosti nell’armadietto, un uomo vero e gay si appresta a scalare le vette del calcio europeo. E ad insegnare cosa significa davvero avere le palle.

giuliano.federico@gay.tv

http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3975

Uno straccio di laicità

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