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giovedì 1 gennaio 2009

La faticosa vita dei calciatori gay tra insulti e paure.

L'inghilterra promuove uno spot con Beckham e Cristiano Ronaldo contro l'omofobia
La Federazione stanzia ventimila sterline per la campagna contro un problema qui particolarmente sentito. Uno dei pochi a fare coming out, Fashanu, si suicidò. Il Tottenham ha vietato cori anti-omosessuali allo stadio. I pregiudizi sono ancora molti: nello spogliatoio del Chelsea Scolari vuole solo eterosessuali. La Navratilova perse 12 milioni di dollari in contratti non appena rivelò di essere lesbica. Il caso Vampeta, ex Inter.
di Antonello Guerrera


Stavolta si fa sul serio. La Premier League vuole combattere l'omofobia del calcio inglese e, come rivela il Guardian, promuoverà da marzo 2009 un video ufficiale a tema con la partecipazione dell'associazione calciatori e di due organizzazioni per i diritti di minoranze e gay come Kick It Out e Outrage!. Per il cast dello spot si pensa a dodici figure di spicco della Premier, con indiscrezioni sul "metrosexual" David Beckham, Rio Ferdinand, Wayne Rooney e Cristiano Ronaldo. Tutti insieme per tentare di estirpare dagli stadi inglesi canti e insulti omofobici.

Come dichiara Danny Lynch di Kick It Out, se in Premier «i cori razzisti a base di banane e scimmie si sono ridotti a fenomeno isolato nel corso degli anni, l'omofobia, invece, è cresciuta sensibilmente». Tanto che la Federazione inglese ha deciso di stanziare per la campagna di sensibilizzazione ventimila sterline, facendo così trasmettere il video in cinema, tv, stadi e forse anche nelle scuole - ipotesi per la quale però manca ancora l'ok del ministero della Pubblica Istruzione britannico. Il tutto per un fenomeno che in Inghilterra - patria di circa quattro milioni di omosessuali e della squadra gay campione del mondo dello Stonewall - è già stato affrontato più volte. Basti pensare che nel 2006 il Tottenham ha vietato i cori omofobici nel proprio stadio. E che il Manchester City è "gay-friendly", avendo adottato una politica interna di reclutamento e difesa del personale omosessuale.

Ma tutto questo non è evidentemente bastato. Perché nel calcio, e più in generale in tutti gli sport, l'atleta che dichiara pubblicamente una vita intima "non comune" rischia grosso - anche l'allenatore del Chelsea Scolari, ad esempio, si lasciò sfuggire in passato dichiarazioni di epurazione di eventuali gay dalla sua squadra. L'unico calciatore inglese professionista che si è dichiarato omosessuale fu Justin Fashanu nel '90. Un'uscita che generò moltissime polemiche e che travolse psicologicamente il giocatore. Il quale, dopo esser stato ripudiato anche dal fratello più famoso John (noto ai fan della Gialappa's) e implicato in un intricato caso di violenza sessuale nei confronti di un minore, il 3 maggio 1998 decise di farla finita e di impiccarsi in un garage.

Una tragedia che ha segnato gli sportivi omosessuali. Tanto che l'ex Chelsea e Pisa Paul Elliott due mesi fa ha svelato alla stampa inglese la presenza nella Premier di dodici giocatori gay in incognito - un po' come fece Grillini con la Serie A nel 2006 e come avvenne un anno prima con tre giocatori gay della Bundesliga che promisero al Financial Times di uscire allo scoperto se altri otto li avessero seguiti. Tant'è.

Un "coming out" del genere è spesso doloroso. Quando nel 1981, ad esempio, la tennista Martina Navratilova rese pubblica la sua omosessualità, perse circa 12 milioni di dollari in contratti in poche ore. E che dire degli sfottò incassati dall'altra tennista Mauresmo da parte delle colleghe e della «sconfortante» esperienza liberatoria dell'ex Nba John Amaechi? Prima di loro aveva causato non poche polemiche la dichiarazione pubblica di Greg Louganis, che con quattro ori olimpici e cinque titoli mondiali è ancora considerato il più grande tuffatore di tutti tempi. Nel calcio, poi, dove il machismo è forse più marcato che in altri sport (è di questa opinione anche il famoso arbitro gay di rubgy Nigel Owens), i "coming out" sono più unici che rari. L'ex calciatore tedesco di seconda serie Marcus Urban, ad esempio, chiuse la carriera dopo averlo fatto. La più tollerante Olanda, invece, conta l'unico giocatore professionista di alto livello apertamente omosex, il centrocampista del Volendam Van Dijk, oltre al primo (e defunto) arbitro omosessuale John Blankenstein.

E in Italia? Non pochi addetti ai lavori hanno dichiarato negli ultimi tempi che i gay nel calcio non esistono. Il resto è silenzio, nonostante oscure interviste di focosi calciatori-escort e indiscrezioni varie. L'unico giocatore della Serie A che ha avuto apertamente qualche contatto omosex è stato l'ex Inter Vampeta. Il quale, nonostante si sia sempre dichiarato etero, ha posato nudo per una rivista gay (come Beckham) ed è stato padrino di una parata omosex nella sua città. Tutto il resto è fantasia e speculazione. In attesa del primo coming out del nostro calcio, per il quale però, secondo il portiere della Fiorentina Frey, non siamo ancora pronti: «In questo mondo dove la tifoseria già ti attacca mogli e fidanzate, figurati se uno si dichiara gay. Lo massacrano. Striscioni, cori. Un inferno».


http://www.gaynews.it/view.php?ID=80265

lunedì 8 dicembre 2008

Arbitro di rugby fa coming out

nigelowensAltro coming out nel mondo dello sport. Stavolta non si tratta di un atleta ma di un arbitro, un arbitro di rugby.Nigel Owens, arbitro gallese, ha raccontato la propria esperienza, compresa la sua omosessualità finalmente rivelata, in un libro autobiografico. Cresciuto a Mynyddcerrig nel Carmarthenshire ha fatto il suo debutto nella coppa del mondo di rugby lo scorso anno ed è il primo arbitro gay dichiarato, almeno ad alto livello.

In una intervista rilasciata alla BBC ha dichiarato:

"Mi sono detto che questo avrebbe potuto aiutare qualcuno, non vorrei che nessun altro passasse quello che ho passato io in questi anni."

Nel libro Owen parla anche di un suo tentativo di suicidio e di come sia stato difficile per lui accettare la sua omosessualità: "In realtà dire tre semplici parole: "Io sono gay" è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto."

domenica 19 ottobre 2008

"Almeno 12 gay in Premier League". In Inghilterra scoppia il caso

A rivelarlo è l'ex giocatore del Chelsea Paul Elliott: "Capisco perché non vogliono dirlo e non sarò io a fare i nomi". E l'attivista Peter Tatchell chiede ai giocatori di uscire allo scoperto: "Il bigottismo non deve avere spazio nello sport"
di Simona Marchetti


dailySarebbero almeno una dozzina i gay in Premier League, anche se nessuno di loro è ancora pronto a fare "coming out", nel timore di una reazione omofoba da parte dei tifosi (come successo il mese scorso a Sol Campbell, quando giocò contro il Tottenham) ma anche perché preoccupati di come potrebbero prenderla gli stessi compagni di squadra.

A rivelarlo è l'ex stella dell'Under 21 e del Chelsea, Paul Elliott, che, alla presentazione della campagna "Homophobia: Football's Final Taboo" contro l'omofobia, ha confessato di sapere con certezza che 12 giocatori attualmente in attività sarebbero omosessuali, ma ha anche spiegato che non sarà di certo lui a fare i nomi. "Conosco una dozzina di calciatori che sono gay – ha ammesso il 44enne ex difensore, oggi attivista per i diritti umani – e capisco perché loro non vogliano dirlo ma, al pari del razzismo, non c’è posto per l'omofobia nello sport".

E se la notizia ha già scatenato una sorta di "caccia all'uomo" sui tabloid dell’isola (uno su tutti, il Daily Star, che ha sparato in prima pagina un inequivocabile "12 Gay Prem Footie Stars Outed", con 12 volti neri nel servizio interno, ad indicare l'omertà che ancora circonda la vicenda), l'attivista Peter Tatchell ha chiesto ai giocatori di uscire allo scoperto. "Il bigottismo non ha spazio nello sport – ha sottolineato al quotidiano – e l'omofobia non è più accettabile del razzismo. Ecco perché la Football Association potrebbe privatamente sondare i giocatori gay e bisessuali per convincerli a fare un "coming out" collettivo. Noi abbiamo stelle omosessuali in ogni campo, perché nel calcio dovrebbe essere diverso?".

Ma l'idea di Tatchell lascia perplessi gli stessi addetti ai lavori. "Ammettere apertamente di essere gay è una condizione difficile per un calciatore – ha spiegato l'ex manager Alan Smith – perché se sei un ubriacone e picchi tua moglie, è quasi accettabile, ma se dici "sono gay", sei considerato un essere orribile. E questo è davvero ridicolo".

Come ricorda anche il Sun, il solo giocatore inglese ad ammettere apertamente la propria omosessualità fu Justin Fashanu. Successe nel 1990, ma la sua confessione fu accolta con ostilità sia dal mondo sportivo che dalla comunità nera britannica, al punto che un settimanale parlò di "affronto" e di "danno d’immagine patetico ed imperdonabile". Anche suo fratello John lo rinnegò pubblicamente e l'ex attaccante del Norwich entrò così in una crisi senza fine, che lo portò al suicidio: si impiccò, infatti, il 3 maggio 1998 in un garage di Shoreditch, vicino Londra.

mercoledì 15 ottobre 2008

Il capitano della nazionale inglese di calcio vuole combattere l'omofobia

Rio_Ferdinand,_2004Il capitano della nazionale inglese di calcio Rio Ferdinand ha appena rotto uno dei tabù più forti nel mondo del calcio: ha chiesto esplicitamente alla Fifa di combattere l’omofobia e il razzismo nel mondo del pallone.


Non so se Ferdinand sia gay o se abbia particolari motivi per sostenere la causa GLBT e non è nemmeno poi molto interessante saperlo. Anzi il fatto che abbia deciso di spendersi per una causa che al momento non è molto popolare e che forse nemmeno lo riguarda, rende il suo gesto ancora più importante e apprezzabile.


Se il capitano della nazionale inglese si schiera in modo così netto e disinteressato su questo argomento, speriamo che che qualcun altro, non solo nel mondo del calcio, lo segua...

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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