Il 12 maggio, al Family Day cattolico, parteciparono, secondo la questura, 250.000 persone (cfr. Corriere.it).Al Gay Pride del 16 giugno, hanno partecipato, sempre secondo la questura, 300.000 persone (cfr. il quotidiano il Giornale). Saputa la notizia, l’on. Gianfranco Fini, che aveva partecipato al Family Day “per il senso che AN ha della famiglia” (cfr. sito di AN), ha coerentemente deciso di separarsi (cfr. Repubblica.it).
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mercoledì 20 giugno 2007
Mancuso: "Noi gay forti come un partito. Basta mediazioni con i politici"
Parla Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay "Sabato è stata la più grossa mobilitazione degli ultimi 20 anni, ma il centro sinistra fa finta di nulla. Ci organizzeremo"
di Laura Eduati
Il Gay Pride di sabato? «La più grande manifestazione della sinistra sociale degli ultimi 20 anni». Eppure i leader del centro-sinistra «fanno finta di nulla». Una delusione che si aggiunge alle delusioni: niente Dico, niente nozze gay, niente diritti. Per Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, è arrivato il momento di raccogliere le forze e sfidare apertamente la politica. «Non dico un partito, ma un movimento che sa spostare centinaia di migliaia di voti». E intanto partirà a breve la campagna per la restituzione delle tessere elettorali e uno sciopero fiscale.
Mancuso, che cosa sta succedendo? Fate un partito?
Ci stiamo godendo la vittoria ma stiamo anche cominciando a riflettere, per gestire la forza di un milione di persone a San Giovanni ci vogliono nervi saldi e prospettive chiare. L'Arcigay da tempo ha preso le distanze dai partiti, siamo già un movimento politico e sociale ma questo non significa poter diventare un partito. Finalmente tutto il movimento glbtq è unito, e alcune aree chiedono una presenza più forte nella politica senza mediazioni. Naturalmente si aprirà un dibattito interno, e non escludiamo di aprire delle sedi unitarie per favorirlo.
Facile immaginare che ciò nasca dalla delusione nei confronti di chi vi rappresenta in Parlamento e nel governo.
Chi fra noi ha scelto di buttarsi in politica non ha avuto successo, continuiamo ad essere sottorappresentati e a non ottenere i nostri diritti. Ecco perché oggi scegliamo un percorso diverso, la nostra agenda politica è contenuta nella piattaforma del Pride (matrimonio gay e leggi antidiscriminazione, ndr). Adesso si tratta di capire con quali strumenti mantenere la nostra unità pur conservando la pluralità tipica del movimento glbtq.
Sul palco del Pride avete chiesto una politica laica e indipendente dalle ingerenze vaticane. Perché non pensate che il cantiere della sinistra non potrebbe raccogliere le vostre rivendicazioni?
Non guardiamo a nessuna sponda politica precisa. In questo momento sono aperti tre cantieri, la costituente del Pd, la cosiddetta "cosa rossa" e la costituente socialista. I dirigenti del movimento provengono da esperienze politiche diversificate, e poiché nessuno dei tre cantieri ha scritto un percorso chiaro non ce la sentiamo di buttarci da una parte o dall'altra. Allo stesso tempo non staremo alla finestra: alle tre entità politiche diciamo che se pensano di prenscindere dalle nostre questioni si sbagliano di grosso. Ma lo facciamo come forza unitaria, come rappresentanti del popolo di San Giovanni, un soggetto politico e sociale che si è espresso a prescindere dall'appartenenza politica.
Un ultimatum.
Siamo arrabbiati, perché dopo questo enorme Pride anche la sinistra ha fatto come se non fosse accaduto nulla. Dove sono i leader? Non li sentiamo parlare. Da sempre abbiamo cercato il confronto con la politica, ora è la politica che deve dialogare con noi perché con le mediazioni non abbiamo ottenuto nulla. Non diventeremo dei qualunquisti né minacceremo di votare il centro-destra, ma se devo dire la verità ci lasciano indifferenti le persone, vogliamo i risultati.
Di che cosa non si sta accorgendo il centro-sinistra?
Concerti del 1 maggio a parte, quando avete visto così tanta gente a S. Giovanni? Il silenzio della maggioranza la dice lunga su come è messa questa sinistra. Da parte nostra, continueremo con le nostre rivendicazioni nei Pride separati di Milano sabato 23 giugno, il 30 a Torino e il 7 luglio a Catania.
Dal palco di San Giovanni hai promesso scioperi fiscali e atti di disobbedienza civile.
Li metteremo in atto. Abbiamo messo al lavoro i nostri giuristi perché trovino una tassa da non pagare, un poì come l'obiezione di coscienza sulle spese militari. Metteremo quei soldi in un fondo di solidarietà. Eppoi in autunno partirà la campagna per la restituzione delle tessere elettorali, una protesta simbolica per fare capire che non stiamo affatto scherzando.
Molti eterosessuali hanno partecipato al Pride. Ma è pur vero che la stragrande maggioranza erano omosessuali. Come la vedi?
Mi ha stupito ma non mi ha sorpreso la partecipazione del popolo delle discoteche, che normalmente non privilegia l'aspetto politico del Pride. C'eravamo tutti, e questo vorrà pur dire qualche cosa. Basta fare un raffronto: nel primo Pride del 1994 eravamo in 12mila, nel 2000 mezzo milione, oggi un milione. Eppoi al termine del corteo, durante gli interventi dal palco, moltissimi hanno deciso di rimanere ad ascoltare e questo gli altri anni non succedeva.
Se la politica continuerà a non darvi ascolto, cosa farete?
Devono stare ben attenti, l'ultimo dato scientifico diceva che il movimento glbtq poteva influenzare dalle 300mila alle 500mila persone, a destra come a sinistra visto che non tutti i gay votano a sinistra. Senza contare gli eterosessuali chestanno dalla nostra parte e vorrebbero riconoscerci i diritti che chiediamo. In questi giorni ho ricevuto moltissimi messaggi di solidarietà da parte di etero di sinistra. Tutti dello stesso tenore: siamo con voi, questa sinistra ci ha deluso.
19/06/2007
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74351
di Laura Eduati
Il Gay Pride di sabato? «La più grande manifestazione della sinistra sociale degli ultimi 20 anni». Eppure i leader del centro-sinistra «fanno finta di nulla». Una delusione che si aggiunge alle delusioni: niente Dico, niente nozze gay, niente diritti. Per Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, è arrivato il momento di raccogliere le forze e sfidare apertamente la politica. «Non dico un partito, ma un movimento che sa spostare centinaia di migliaia di voti». E intanto partirà a breve la campagna per la restituzione delle tessere elettorali e uno sciopero fiscale.
Mancuso, che cosa sta succedendo? Fate un partito?
Ci stiamo godendo la vittoria ma stiamo anche cominciando a riflettere, per gestire la forza di un milione di persone a San Giovanni ci vogliono nervi saldi e prospettive chiare. L'Arcigay da tempo ha preso le distanze dai partiti, siamo già un movimento politico e sociale ma questo non significa poter diventare un partito. Finalmente tutto il movimento glbtq è unito, e alcune aree chiedono una presenza più forte nella politica senza mediazioni. Naturalmente si aprirà un dibattito interno, e non escludiamo di aprire delle sedi unitarie per favorirlo.
Facile immaginare che ciò nasca dalla delusione nei confronti di chi vi rappresenta in Parlamento e nel governo.
Chi fra noi ha scelto di buttarsi in politica non ha avuto successo, continuiamo ad essere sottorappresentati e a non ottenere i nostri diritti. Ecco perché oggi scegliamo un percorso diverso, la nostra agenda politica è contenuta nella piattaforma del Pride (matrimonio gay e leggi antidiscriminazione, ndr). Adesso si tratta di capire con quali strumenti mantenere la nostra unità pur conservando la pluralità tipica del movimento glbtq.
Sul palco del Pride avete chiesto una politica laica e indipendente dalle ingerenze vaticane. Perché non pensate che il cantiere della sinistra non potrebbe raccogliere le vostre rivendicazioni?
Non guardiamo a nessuna sponda politica precisa. In questo momento sono aperti tre cantieri, la costituente del Pd, la cosiddetta "cosa rossa" e la costituente socialista. I dirigenti del movimento provengono da esperienze politiche diversificate, e poiché nessuno dei tre cantieri ha scritto un percorso chiaro non ce la sentiamo di buttarci da una parte o dall'altra. Allo stesso tempo non staremo alla finestra: alle tre entità politiche diciamo che se pensano di prenscindere dalle nostre questioni si sbagliano di grosso. Ma lo facciamo come forza unitaria, come rappresentanti del popolo di San Giovanni, un soggetto politico e sociale che si è espresso a prescindere dall'appartenenza politica.
Un ultimatum.
Siamo arrabbiati, perché dopo questo enorme Pride anche la sinistra ha fatto come se non fosse accaduto nulla. Dove sono i leader? Non li sentiamo parlare. Da sempre abbiamo cercato il confronto con la politica, ora è la politica che deve dialogare con noi perché con le mediazioni non abbiamo ottenuto nulla. Non diventeremo dei qualunquisti né minacceremo di votare il centro-destra, ma se devo dire la verità ci lasciano indifferenti le persone, vogliamo i risultati.
Di che cosa non si sta accorgendo il centro-sinistra?
Concerti del 1 maggio a parte, quando avete visto così tanta gente a S. Giovanni? Il silenzio della maggioranza la dice lunga su come è messa questa sinistra. Da parte nostra, continueremo con le nostre rivendicazioni nei Pride separati di Milano sabato 23 giugno, il 30 a Torino e il 7 luglio a Catania.
Dal palco di San Giovanni hai promesso scioperi fiscali e atti di disobbedienza civile.
Li metteremo in atto. Abbiamo messo al lavoro i nostri giuristi perché trovino una tassa da non pagare, un poì come l'obiezione di coscienza sulle spese militari. Metteremo quei soldi in un fondo di solidarietà. Eppoi in autunno partirà la campagna per la restituzione delle tessere elettorali, una protesta simbolica per fare capire che non stiamo affatto scherzando.
Molti eterosessuali hanno partecipato al Pride. Ma è pur vero che la stragrande maggioranza erano omosessuali. Come la vedi?
Mi ha stupito ma non mi ha sorpreso la partecipazione del popolo delle discoteche, che normalmente non privilegia l'aspetto politico del Pride. C'eravamo tutti, e questo vorrà pur dire qualche cosa. Basta fare un raffronto: nel primo Pride del 1994 eravamo in 12mila, nel 2000 mezzo milione, oggi un milione. Eppoi al termine del corteo, durante gli interventi dal palco, moltissimi hanno deciso di rimanere ad ascoltare e questo gli altri anni non succedeva.
Se la politica continuerà a non darvi ascolto, cosa farete?
Devono stare ben attenti, l'ultimo dato scientifico diceva che il movimento glbtq poteva influenzare dalle 300mila alle 500mila persone, a destra come a sinistra visto che non tutti i gay votano a sinistra. Senza contare gli eterosessuali chestanno dalla nostra parte e vorrebbero riconoscerci i diritti che chiediamo. In questi giorni ho ricevuto moltissimi messaggi di solidarietà da parte di etero di sinistra. Tutti dello stesso tenore: siamo con voi, questa sinistra ci ha deluso.
19/06/2007
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74351
lunedì 18 giugno 2007
domenica 17 giugno 2007
Gay Pride: un milione di persone annunciano la nascita di coscienza
(16/06/2007) Roma invasa dalla marcia dell`orgoglio omosessuale. `Non vogliamo i Dico, vogliamo il matrimonio` grida Mancuso (Arcigay) dal palco. Le foto dei protagonisti.
di Giuliano Federico - Giacomo Cellottini
IL GAY PRIDE DELLA COSCIENZA
È un cielo dal sole umido, denso di lacrime e sudore, quello che avvolge Roma in questa giornata di colori e rabbia, protesta e amore. Piazzale Ostiense alle 13.30 è già intasato del puzzo di diesel dei carri multicolore e la gente è tanta. Tantissima. Si capisce subito che sta per succedere qualcosa. L’aria è elettrica, insieme a lesbiche, gay e trans sono già presenti tantissime famiglie e coppie eterosessuali. Tanti i bambini, poche oscenità e nudità, il folklore pare più misurato del solito.
La notte appena trascorsa ha lasciato in gola a questa giornata, il catarro viscoso di scritte neofasciste apparse sui manifesti e i muri di Roma. Dai media arriva l’eco degli starnazzi clericali dei politici manovrati da Oltretevere. Il tanfo pavido della codardia della sinistra di potere avvolge in una morsa sconsolante i vertici del movimento LGBT, coscienti che il dado è tratto e quei partiti che oggi sono al governo non potranno più essere indicati come rappresentanti delle istanze omosessuali. Alle 19.30, quando un milione di persone cerca di riversarsi in Piazza San Giovanni senza riuscirci, dal pullman adibito al palco il Presidente di Arcigay Aurelio Mancuso grida “Non sappiamo che farcene dei vostri DICO, vogliamo il matrimonio”. Un boato sovrasta la piazza.
Sono trascorsi sette anni da quell’8 Luglio dell’anno 2000, da quel Roma World Pride che ruppe le acque di una gravidanza che oggi pare dare alla luce una bambina che si chiama “coscienza”.
‘Coscienza’ ha il volto dei bambini delle famiglie Arcobaleno. ‘Coscienza’ ha il volto delle centinaia di migliaia di persone eterosessuali scese in strada oggi a Roma al nostro fianco. E ovviamente ‘Coscienza’ ha il volto nostro, delle persone omosessuali e transessuali che oggi hanno abbracciato Roma, più di quanto abbiano fatto i cattolici con il Family Day, senza avere neanche un millesimo dei mezzi che la lobby vaticana ha fornito alla manifestazione pro-famiglia dello scorso Maggio. ‘Coscienza’ ha il volto di chi pensa che questa battaglia non sia solo una battaglia di donne lesbiche, uomini omosessuali, persone transessuali e bisessuali. Ma una battaglia di individui singoli, solitari e insieme appartenenti ad uno slancio di proposta futura. Di anelito di libertà e di costruzione di una società più larga, più robusta, più inclusiva. Una battaglia combattuta con i muscoli della ragione contro le armi di massa della paura. Una battaglia in difesa dell’amore e della sua molteplicità, contro il monoteismo dell’odio. Oggi è un bel giorno e da domani possiamo davvero sentirci più forti.
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=4029
di Giuliano Federico - Giacomo Cellottini
È un cielo dal sole umido, denso di lacrime e sudore, quello che avvolge Roma in questa giornata di colori e rabbia, protesta e amore. Piazzale Ostiense alle 13.30 è già intasato del puzzo di diesel dei carri multicolore e la gente è tanta. Tantissima. Si capisce subito che sta per succedere qualcosa. L’aria è elettrica, insieme a lesbiche, gay e trans sono già presenti tantissime famiglie e coppie eterosessuali. Tanti i bambini, poche oscenità e nudità, il folklore pare più misurato del solito.
La notte appena trascorsa ha lasciato in gola a questa giornata, il catarro viscoso di scritte neofasciste apparse sui manifesti e i muri di Roma. Dai media arriva l’eco degli starnazzi clericali dei politici manovrati da Oltretevere. Il tanfo pavido della codardia della sinistra di potere avvolge in una morsa sconsolante i vertici del movimento LGBT, coscienti che il dado è tratto e quei partiti che oggi sono al governo non potranno più essere indicati come rappresentanti delle istanze omosessuali. Alle 19.30, quando un milione di persone cerca di riversarsi in Piazza San Giovanni senza riuscirci, dal pullman adibito al palco il Presidente di Arcigay Aurelio Mancuso grida “Non sappiamo che farcene dei vostri DICO, vogliamo il matrimonio”. Un boato sovrasta la piazza.
Sono trascorsi sette anni da quell’8 Luglio dell’anno 2000, da quel Roma World Pride che ruppe le acque di una gravidanza che oggi pare dare alla luce una bambina che si chiama “coscienza”.
‘Coscienza’ ha il volto dei bambini delle famiglie Arcobaleno. ‘Coscienza’ ha il volto delle centinaia di migliaia di persone eterosessuali scese in strada oggi a Roma al nostro fianco. E ovviamente ‘Coscienza’ ha il volto nostro, delle persone omosessuali e transessuali che oggi hanno abbracciato Roma, più di quanto abbiano fatto i cattolici con il Family Day, senza avere neanche un millesimo dei mezzi che la lobby vaticana ha fornito alla manifestazione pro-famiglia dello scorso Maggio. ‘Coscienza’ ha il volto di chi pensa che questa battaglia non sia solo una battaglia di donne lesbiche, uomini omosessuali, persone transessuali e bisessuali. Ma una battaglia di individui singoli, solitari e insieme appartenenti ad uno slancio di proposta futura. Di anelito di libertà e di costruzione di una società più larga, più robusta, più inclusiva. Una battaglia combattuta con i muscoli della ragione contro le armi di massa della paura. Una battaglia in difesa dell’amore e della sua molteplicità, contro il monoteismo dell’odio. Oggi è un bel giorno e da domani possiamo davvero sentirci più forti.
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=4029
sabato 16 giugno 2007
Gay Pride, Roma invasa: «Siamo un milione»
«Una piazza di persone unite nel rispetto delle diversità»
Un corteo colorato sfila fino a San Giovanni. Ferrero, Pecoraro e la Pollastrini: «Giusto esserci». Cori contro Prodi. Critiche dalla Cdl
ROMA - Colorato, allegro, chiassoso. Il corteo del Gay Pride 2007 invade Roma. Tra carri allegorici e bandiere, tra fischietti e palloncini colorati, tra cori contro il governo e musica disco, tra giovani «spartani» che distribuiscono preservativi e manifestanti in topless (nonostante le raccomandazioni di Vladimir Luxuria), tra maschere e coriandoli. All'appello hanno risposto in centinaia di migliaia. «Siamo un milione!» azzardano a un certo punto gli organizzatori del corteo dell'orgoglio omosessuale partito da piazzale Ostiense e arrivato in piazza San Giovanni: una scelta anche simbolica visto che lì si era tenuto il Family Day. Dietro lo striscione che apre la manifestazione (la madrina è l'attrice Monica Guerritore) sfilano le diverse sigle dei movimenti omosessuali, lesbiche, gay, bisessuali e transgender; sfilano i movimenti anticlericali, quelli di 'No Vat' e 'No God'; sfilano l'Arcigay, il circolo Mario Mieli e l'associazione dei genitori con figli omosessuali. Dai carri che accompagnano il corteo le casse sparano musica a tutto volume: sopra, 'drag queen' e ragazzi svestiti o mascherati come al carnevale di Rio. Molti gli striscioni: «Che lo riconosciate o no, siamo già una famiglia», recita uno; «L'amore è tutto sano, non dirlo al Vaticano», scandisce un altro. A bordo di un'Alfetta color crema c'è anche Daniele Silvestri, la cui ultima canzone «Gino e l'Alfetta» è stata scelta come inno ufficiale.
«IL GOVERNO NON FA NULLA» - Al di là degli aspetti gioiosi della manifestazione (in parte guastata da alcune scritte offensive contornate da svastiche e croci celtiche apparse alla vigilia), gli organizzatori del corteo si dicono «molto, molto inc... con questo governo perché non fa nulla per noi. Ci siamo stancati di essere cittadini di serie 'B', vogliamo avere gli stessi diritti degli altri e vogliamo mettere su una famiglia come fanno tutti gli altri». I manifestanti intonano cori contro il governo: «Prodi babbeo beccati sto corteo», «Meno Binetti e più diritti», «Prodi, Prodi dove sei? Oggi Roma è tutta gay». Si arriva a San Giovanni e Monica Guerritore sale sul palco: «Questa è una piazza di un milione di persone tutte unite nel rispetto delle identità, dell'essere umano e delle diversità. Abbiamo intrapreso un viaggio coraggioso per liberare noi stessi verso la tolleranza e il rispetto. Stasera stiamo cambiando il mondo».
I MINISTRI - Le contestazioni a Prodi e al governo nascono, soprattutto, dalla delusione per la mancata approvazione del disegno di legge sui Dico (anche se il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, afferma: «Noi non vogliamo i Dico, vogliamo il matrimonio»). Del resto, la stessa Unione partecipa, o aderisce simbolicamente, tra malumori e divisioni. All'edizione 2007 del Gay Pride italiano hanno dato il loro saluto il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e la collega per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini. «Abbiamo sostenuto da sempre questa iniziativa di lotta contro le discriminazioni, lo si fa in tutto il mondo e mi sorprendo che in Italia si faccia un dibattito su un tema dove a New York sfilano Hillary Clinton e il sindaco repubblicano della destra americana, e in Francia Sarkozy sostiene le leggi sui Pacs. Questo vale in tutta Europa», dice Pecoraro Scanio. Il collega di governo, Ferrero, aggiunge: «È una manifestazione che chiede diritti e libertà, io penso che li chieda giustamente per il movimento ma in realtà li chiede per tutti. Quindi a me pare utile e giusto essere qui a dare un saluto a questa manifestazione». Il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, spiega di essere venuta «perché c'è una politica che vuole ascoltare e capire».
REAZIONI POLITICHE - Il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, anche lui tra i manifestanti, avverte: «Guai a quella politica che non risponde a una domanda di diritti, sarebbe una politica morta». «Siamo qui - spiega - perché condividiamo integralmente la piattaforma della manifestazione, senza distinzioni. Una manifestazione che propone un rinnovamento necessario, non toglie diritti a nessuno ma prova ad aggiungerne». Quanto all'assenza dei leader di numerose forze della maggioranza, Giordano si limita a rispondere: «Noi ci siamo, e siamo ben lieti di esserci». Tra i partiti dell'opposizione solo Benedetto Della Vedova, riformatore liberale eletto in Fi, e il segretario della Democrazia per le autonomie, Gianfrano Rotondi, mostrano di comprendere le ragioni della manifestazione. Per il resto, da An e Lega arrivano solo critiche mentre Fi sottolinea, con Renato Schifani, la «debolezza» del governo. Per Roberto Calderoli «chi vive una sessualità naturale non ritiene di aver bisogno di manifestare per il proprio orgoglio, chi invece vive una sessualità contro natura e ritiene di dover manifestare il proprio orgoglio facendolo mette in dubbio in prima persona la cosa stessa. A tutti i manifestanti del gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso».
16 giugno 2007
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/16/gay_pride_roma.shtml
Un corteo colorato sfila fino a San Giovanni. Ferrero, Pecoraro e la Pollastrini: «Giusto esserci». Cori contro Prodi. Critiche dalla Cdl
ROMA - Colorato, allegro, chiassoso. Il corteo del Gay Pride 2007 invade Roma. Tra carri allegorici e bandiere, tra fischietti e palloncini colorati, tra cori contro il governo e musica disco, tra giovani «spartani» che distribuiscono preservativi e manifestanti in topless (nonostante le raccomandazioni di Vladimir Luxuria), tra maschere e coriandoli. All'appello hanno risposto in centinaia di migliaia. «Siamo un milione!» azzardano a un certo punto gli organizzatori del corteo dell'orgoglio omosessuale partito da piazzale Ostiense e arrivato in piazza San Giovanni: una scelta anche simbolica visto che lì si era tenuto il Family Day. Dietro lo striscione che apre la manifestazione (la madrina è l'attrice Monica Guerritore) sfilano le diverse sigle dei movimenti omosessuali, lesbiche, gay, bisessuali e transgender; sfilano i movimenti anticlericali, quelli di 'No Vat' e 'No God'; sfilano l'Arcigay, il circolo Mario Mieli e l'associazione dei genitori con figli omosessuali. Dai carri che accompagnano il corteo le casse sparano musica a tutto volume: sopra, 'drag queen' e ragazzi svestiti o mascherati come al carnevale di Rio. Molti gli striscioni: «Che lo riconosciate o no, siamo già una famiglia», recita uno; «L'amore è tutto sano, non dirlo al Vaticano», scandisce un altro. A bordo di un'Alfetta color crema c'è anche Daniele Silvestri, la cui ultima canzone «Gino e l'Alfetta» è stata scelta come inno ufficiale.
«IL GOVERNO NON FA NULLA» - Al di là degli aspetti gioiosi della manifestazione (in parte guastata da alcune scritte offensive contornate da svastiche e croci celtiche apparse alla vigilia), gli organizzatori del corteo si dicono «molto, molto inc... con questo governo perché non fa nulla per noi. Ci siamo stancati di essere cittadini di serie 'B', vogliamo avere gli stessi diritti degli altri e vogliamo mettere su una famiglia come fanno tutti gli altri». I manifestanti intonano cori contro il governo: «Prodi babbeo beccati sto corteo», «Meno Binetti e più diritti», «Prodi, Prodi dove sei? Oggi Roma è tutta gay». Si arriva a San Giovanni e Monica Guerritore sale sul palco: «Questa è una piazza di un milione di persone tutte unite nel rispetto delle identità, dell'essere umano e delle diversità. Abbiamo intrapreso un viaggio coraggioso per liberare noi stessi verso la tolleranza e il rispetto. Stasera stiamo cambiando il mondo».
I MINISTRI - Le contestazioni a Prodi e al governo nascono, soprattutto, dalla delusione per la mancata approvazione del disegno di legge sui Dico (anche se il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, afferma: «Noi non vogliamo i Dico, vogliamo il matrimonio»). Del resto, la stessa Unione partecipa, o aderisce simbolicamente, tra malumori e divisioni. All'edizione 2007 del Gay Pride italiano hanno dato il loro saluto il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e la collega per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini. «Abbiamo sostenuto da sempre questa iniziativa di lotta contro le discriminazioni, lo si fa in tutto il mondo e mi sorprendo che in Italia si faccia un dibattito su un tema dove a New York sfilano Hillary Clinton e il sindaco repubblicano della destra americana, e in Francia Sarkozy sostiene le leggi sui Pacs. Questo vale in tutta Europa», dice Pecoraro Scanio. Il collega di governo, Ferrero, aggiunge: «È una manifestazione che chiede diritti e libertà, io penso che li chieda giustamente per il movimento ma in realtà li chiede per tutti. Quindi a me pare utile e giusto essere qui a dare un saluto a questa manifestazione». Il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, spiega di essere venuta «perché c'è una politica che vuole ascoltare e capire».
REAZIONI POLITICHE - Il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, anche lui tra i manifestanti, avverte: «Guai a quella politica che non risponde a una domanda di diritti, sarebbe una politica morta». «Siamo qui - spiega - perché condividiamo integralmente la piattaforma della manifestazione, senza distinzioni. Una manifestazione che propone un rinnovamento necessario, non toglie diritti a nessuno ma prova ad aggiungerne». Quanto all'assenza dei leader di numerose forze della maggioranza, Giordano si limita a rispondere: «Noi ci siamo, e siamo ben lieti di esserci». Tra i partiti dell'opposizione solo Benedetto Della Vedova, riformatore liberale eletto in Fi, e il segretario della Democrazia per le autonomie, Gianfrano Rotondi, mostrano di comprendere le ragioni della manifestazione. Per il resto, da An e Lega arrivano solo critiche mentre Fi sottolinea, con Renato Schifani, la «debolezza» del governo. Per Roberto Calderoli «chi vive una sessualità naturale non ritiene di aver bisogno di manifestare per il proprio orgoglio, chi invece vive una sessualità contro natura e ritiene di dover manifestare il proprio orgoglio facendolo mette in dubbio in prima persona la cosa stessa. A tutti i manifestanti del gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso».
16 giugno 2007
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/16/gay_pride_roma.shtml
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La bandiera della laicità
di MICHELE SERRA
Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell'isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.
Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell'uguaglianza dei diritti. L'uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt'altra cosa).
Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l'intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.
Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. L'intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.
Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell'autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze "estetiche" da sopire, oggi è il giorno giusto.
Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.
Nessuna "famiglia tradizionale" si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire "contro natura". Chi si sente minacciato dall'omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.
(16 giugno 2007)
http://tinyurl.com/2gnzz5
Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell'isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.
Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell'uguaglianza dei diritti. L'uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt'altra cosa).
Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l'intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.
Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. L'intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.
Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell'autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze "estetiche" da sopire, oggi è il giorno giusto.
Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.
Nessuna "famiglia tradizionale" si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire "contro natura". Chi si sente minacciato dall'omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.
(16 giugno 2007)
http://tinyurl.com/2gnzz5
venerdì 15 giugno 2007
Pride: dopo il silenzio, le polemiche
Un imprenditore romano rifiuta a EcoTv il noleggio di un mezzo per le riprese dal corteo. La Cei lascia la parola ai teodem: «non è detto che dobbiamo commentare tutto quello che fanno gli altri»
Se finora aveva regnato il silenzio sul Pride di domani, adesso imperversano le polemiche e le prese di posizione contro la manifestazione più importante dell'anno per la comunità GLBT italiana. Ad opporsi, anche se in modi diversi, al corteo che domani sfilerà per le strade di Roma, non ci sono solo politici, militanti dell'estrema destra e gerarchie clericali, ma anche singoli cittadini.
IL CASO DI ECOTV
L'episodio forse più incredibile è accaduto a EcoTv che ha in programma per domani la diretta dal Pride in collaborazione con Gay.it. «Nonostante fosse già stato concordato il noleggio di un automezzo, un imprenditore romano ha negato ad Ecotv il servizio, dopo aver saputo che il veicolo sarebbe stato utilizzato per la ripresa televisiva del Gay Pride». E' la denuncia del direttore di Ecotv, Pino Gagliardi. Secondo il direttore dell'emittente televisiva, infatti, l'uomo, al telefono, si sarebbe giustificato così: «Non conoscevo la finalità per cui volevate il furgone, ora che la so, non ve lo posso concedere». Pronta la replica del giornalista di Ecotv, che ha ricordato al noleggiatore di non avere alcuna intenzione di usare l'auto a nolo per «svaligiare una banca».
«Ma per me è simile- ha risposto l'imprenditore- Non voglio aderire in alcun modo a questa manifestazione, tanto meno mettendo a disposizione un mio automezzo perché non ne condivido la finalità, non rientra nei miei principi». Naturalmente la diretta si farà, e sarà l'occasione per trasmettere stralci della registrazione della conversazione con l'imprenditore romano. Le riprese dal corteo, invece, saranno fatte a bordo di un calesse.<
ECCO LA CEI
Stupisce, invece, il silenzio della Cei che ha dichiarato di voler mantenere il più stretto riserbo. «Preferiamo non rilasciare dichiarazioni che servirebbero soltanto a fomentare polemiche in cui noi non vogliamo entrare» spiegano negli uffici Cei che si occupano di comunicazione e famiglia, e aggiungono: «in questa occasione la nostra scelta è senz'altro quella del silenzio, d'altronde non è detto che noi dobbiamo commentare tutto quello che fanno gli altri». Alcuni direbbero che è una buona notizia. E' bastata Militia Christi ad ergersi a difensore del sentimento cattolico che il Gay Pride offenderebbe.
DAL PARLAMENTO
E poi ci sono sempre i teodem, come si chiamano adesso, ad alimentare le polemiche. L'ultimo a dire la sua è stato Luca Volontè, capogruppo dell'Udc alla Camera dei Deputati, che rispetto al dietrofront della ministra Barbara Pollastrini sul patrocinio al corteo ha dichiarato: «Non basta essere mogli di autorevoli esponenti della finanza per rispettare il principio di uguaglianza e non-discriminazione palesemente violato. La retromarcia della Pollastrini non incanta nessuno,le sue inaccettabili parole alla Camera e i suoi atti rimangono di una gravità inaccettabile. Il suo 'razzismo' antifamiglia e anti-eterosessuali - conclude - è contrario ai diritti costituzionali».
Intanto i preparativi continuano ed è ormai tutto pronto per l'appuntamento di domani per cui gli organizzatori parlano di 200 mila presenza previste. Seguite la diretta su Gay.it a partire dalle 15.00.
http://www.gay.it/channels/view.php?ID=23036
Se finora aveva regnato il silenzio sul Pride di domani, adesso imperversano le polemiche e le prese di posizione contro la manifestazione più importante dell'anno per la comunità GLBT italiana. Ad opporsi, anche se in modi diversi, al corteo che domani sfilerà per le strade di Roma, non ci sono solo politici, militanti dell'estrema destra e gerarchie clericali, ma anche singoli cittadini.
IL CASO DI ECOTV
L'episodio forse più incredibile è accaduto a EcoTv che ha in programma per domani la diretta dal Pride in collaborazione con Gay.it. «Nonostante fosse già stato concordato il noleggio di un automezzo, un imprenditore romano ha negato ad Ecotv il servizio, dopo aver saputo che il veicolo sarebbe stato utilizzato per la ripresa televisiva del Gay Pride». E' la denuncia del direttore di Ecotv, Pino Gagliardi. Secondo il direttore dell'emittente televisiva, infatti, l'uomo, al telefono, si sarebbe giustificato così: «Non conoscevo la finalità per cui volevate il furgone, ora che la so, non ve lo posso concedere». Pronta la replica del giornalista di Ecotv, che ha ricordato al noleggiatore di non avere alcuna intenzione di usare l'auto a nolo per «svaligiare una banca».
«Ma per me è simile- ha risposto l'imprenditore- Non voglio aderire in alcun modo a questa manifestazione, tanto meno mettendo a disposizione un mio automezzo perché non ne condivido la finalità, non rientra nei miei principi». Naturalmente la diretta si farà, e sarà l'occasione per trasmettere stralci della registrazione della conversazione con l'imprenditore romano. Le riprese dal corteo, invece, saranno fatte a bordo di un calesse.<
ECCO LA CEI
Stupisce, invece, il silenzio della Cei che ha dichiarato di voler mantenere il più stretto riserbo. «Preferiamo non rilasciare dichiarazioni che servirebbero soltanto a fomentare polemiche in cui noi non vogliamo entrare» spiegano negli uffici Cei che si occupano di comunicazione e famiglia, e aggiungono: «in questa occasione la nostra scelta è senz'altro quella del silenzio, d'altronde non è detto che noi dobbiamo commentare tutto quello che fanno gli altri». Alcuni direbbero che è una buona notizia. E' bastata Militia Christi ad ergersi a difensore del sentimento cattolico che il Gay Pride offenderebbe.
DAL PARLAMENTO
E poi ci sono sempre i teodem, come si chiamano adesso, ad alimentare le polemiche. L'ultimo a dire la sua è stato Luca Volontè, capogruppo dell'Udc alla Camera dei Deputati, che rispetto al dietrofront della ministra Barbara Pollastrini sul patrocinio al corteo ha dichiarato: «Non basta essere mogli di autorevoli esponenti della finanza per rispettare il principio di uguaglianza e non-discriminazione palesemente violato. La retromarcia della Pollastrini non incanta nessuno,le sue inaccettabili parole alla Camera e i suoi atti rimangono di una gravità inaccettabile. Il suo 'razzismo' antifamiglia e anti-eterosessuali - conclude - è contrario ai diritti costituzionali».
Intanto i preparativi continuano ed è ormai tutto pronto per l'appuntamento di domani per cui gli organizzatori parlano di 200 mila presenza previste. Seguite la diretta su Gay.it a partire dalle 15.00.
http://www.gay.it/channels/view.php?ID=23036
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gay pride
giovedì 14 giugno 2007
Gay Pride: in TV solo sul satellite
Sky e RaiNews 24 per Romapride 2007
Sulla piattaforma Sky è Ecotv la televisione ufficiale del gaypride di sabato, raggiungibile sul canale satellitare 906.
Il canale seguirà la manifestazione di sabato con una lunga diretta che partirà alle 15.00 e seguirà in esclusiva l'evento con una programmazione in cui verranno trasmesse le interviste ai ministri Ferrero, Mussi, Pollastrini, e Pecoraro Scanio, e a Bonelli, Boselli, Luxuria, e Rizzo.
In scaletta anche gli interventi dei protagonisti e dei partecipanti, come Aldo Busi, Serena Dandini, Rocco Siffredi, Dario Vergassola. Inoltre, Sky Tg24 dedicherà ampie finestre nel corso del telegiornale, in onda ogni mezz'ora.
Anche RaiNews 24 seguirà in diretta il Romapride 2007.
''Faremo una rapida differita del corteo e poi una diretta dal palco - dice il direttore Rainews24 Corradino Mineo -. Inoltre il telegiornale avrà ampie finestre della manifestazione.
Comunque - continua il direttore - già domani mattina a Il Caffé, alle 8.05 su Raitre, parlerò della manifestazione con il vice segretario dell'Udc Erminia Mazzoni, con il deputato dell'Ulivo Enzo Carra, con l'ex garante della privacy Stefano Rodotà, con la deputata di Rifondazione Comunista Caterina De Simone e, molto probabilmente, con il ministro per le Pari Opportunita' Barbara Pollastrini''.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74292
Sulla piattaforma Sky è Ecotv la televisione ufficiale del gaypride di sabato, raggiungibile sul canale satellitare 906.
Il canale seguirà la manifestazione di sabato con una lunga diretta che partirà alle 15.00 e seguirà in esclusiva l'evento con una programmazione in cui verranno trasmesse le interviste ai ministri Ferrero, Mussi, Pollastrini, e Pecoraro Scanio, e a Bonelli, Boselli, Luxuria, e Rizzo.
In scaletta anche gli interventi dei protagonisti e dei partecipanti, come Aldo Busi, Serena Dandini, Rocco Siffredi, Dario Vergassola. Inoltre, Sky Tg24 dedicherà ampie finestre nel corso del telegiornale, in onda ogni mezz'ora.
Anche RaiNews 24 seguirà in diretta il Romapride 2007.
''Faremo una rapida differita del corteo e poi una diretta dal palco - dice il direttore Rainews24 Corradino Mineo -. Inoltre il telegiornale avrà ampie finestre della manifestazione.
Comunque - continua il direttore - già domani mattina a Il Caffé, alle 8.05 su Raitre, parlerò della manifestazione con il vice segretario dell'Udc Erminia Mazzoni, con il deputato dell'Ulivo Enzo Carra, con l'ex garante della privacy Stefano Rodotà, con la deputata di Rifondazione Comunista Caterina De Simone e, molto probabilmente, con il ministro per le Pari Opportunita' Barbara Pollastrini''.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74292
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martedì 12 giugno 2007
Firenze, gonfalone al Gay Pride il PD vota no col centrodestra
Il Comune in veste ufficiale non sarà a Roma
di CLAUDIA RICONDA
Né delegazione istituzionale né gonfalone: il Comune di Firenze non sarà presente, nella sua veste ufficiale, sabato pomeriggio a Roma al Gay Pride. La possibilità di veder sfilare l´emblema della città nel corteo dell´orgoglio omosessuale è sfumata perché la ex Margherita si è messa di traverso e ha costretto tutto il Pd di Palazzo Vecchio a votare contro. E´ sfumata in un pomeriggio di bisticci in cui le diverse anime del Partito democratico sono entrate in conflitto e a rimetterci sono stati gli omosessuali fiorentini, che molto speravano di vedere sventolare a Roma il simbolo ufficiale di Firenze: quando in consiglio comunale si è trattato di votare l´emendamento sul gonfalone (modifica ad una mozione firmata da diciotto consiglieri, Rifondazione, Comunisti, Altracittà, Verdi, Sdi, Sinistra democratica e alcuni membri del Pd, che chiedeva la presenza di una delegazione del Comune al Pride romano ma senza aver previsto il gonfalone), il centro destra si è opposto («Non l´avete mandato al Family Day, non andrà al Gay Pride»), e il Pd, dopo le pressioni degli ex della Margherita, si è sfilato e ha votato anch´esso no («Per rispetto delle opposizioni», ha detto Susanna Agostini del Pd). La sinistra è rimasta sola, e l´emendamento non è passato. A quel punto si è votato la mozione sulla delegazione, ma il centro destra è uscito dall´aula, ed è mancato il numero legale. Risultato: anche la delegazione resta a casa. Si muoveranno gli altri, appunto. Tutti quei cittadini ai quali stanno a cuore non solo i diritti degli omosessuali, ma anche quelle tre parole che il Roma Pride 2007 ha scelto come fulcro della manifestazione: dignità, parità, laicità. Centinaia di fiorentini che l´Arci di Firenze e Azione gay e lesbica stanno mobilitando (adesioni trasversali da una ventina di associazioni, enti, gruppi politici, e da una trentina tra assessori e consiglieri locali). «Il clima di odio e discriminazione nei confronti dell´omosessualità e delle forme di famiglia non tradizionali ci obbliga a una risposta forte» dice Francesca Chiavacci presidente di Arci Firenze. «E´ dalla società civile che deve arrivare la spinta al governo perché si liberi dall´invadenza della Chiesa» insiste Elena Biagini di Azione gay e lesbica. Il comitato sta organizzando i pullman per Roma: 10 euro (prenotazioni 055-26.29.7218 o 055-220.250, mail firenzeperilpride07gmail.com)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74225
di CLAUDIA RICONDA
Né delegazione istituzionale né gonfalone: il Comune di Firenze non sarà presente, nella sua veste ufficiale, sabato pomeriggio a Roma al Gay Pride. La possibilità di veder sfilare l´emblema della città nel corteo dell´orgoglio omosessuale è sfumata perché la ex Margherita si è messa di traverso e ha costretto tutto il Pd di Palazzo Vecchio a votare contro. E´ sfumata in un pomeriggio di bisticci in cui le diverse anime del Partito democratico sono entrate in conflitto e a rimetterci sono stati gli omosessuali fiorentini, che molto speravano di vedere sventolare a Roma il simbolo ufficiale di Firenze: quando in consiglio comunale si è trattato di votare l´emendamento sul gonfalone (modifica ad una mozione firmata da diciotto consiglieri, Rifondazione, Comunisti, Altracittà, Verdi, Sdi, Sinistra democratica e alcuni membri del Pd, che chiedeva la presenza di una delegazione del Comune al Pride romano ma senza aver previsto il gonfalone), il centro destra si è opposto («Non l´avete mandato al Family Day, non andrà al Gay Pride»), e il Pd, dopo le pressioni degli ex della Margherita, si è sfilato e ha votato anch´esso no («Per rispetto delle opposizioni», ha detto Susanna Agostini del Pd). La sinistra è rimasta sola, e l´emendamento non è passato. A quel punto si è votato la mozione sulla delegazione, ma il centro destra è uscito dall´aula, ed è mancato il numero legale. Risultato: anche la delegazione resta a casa. Si muoveranno gli altri, appunto. Tutti quei cittadini ai quali stanno a cuore non solo i diritti degli omosessuali, ma anche quelle tre parole che il Roma Pride 2007 ha scelto come fulcro della manifestazione: dignità, parità, laicità. Centinaia di fiorentini che l´Arci di Firenze e Azione gay e lesbica stanno mobilitando (adesioni trasversali da una ventina di associazioni, enti, gruppi politici, e da una trentina tra assessori e consiglieri locali). «Il clima di odio e discriminazione nei confronti dell´omosessualità e delle forme di famiglia non tradizionali ci obbliga a una risposta forte» dice Francesca Chiavacci presidente di Arci Firenze. «E´ dalla società civile che deve arrivare la spinta al governo perché si liberi dall´invadenza della Chiesa» insiste Elena Biagini di Azione gay e lesbica. Il comitato sta organizzando i pullman per Roma: 10 euro (prenotazioni 055-26.29.7218 o 055-220.250, mail firenzeperilpride07gmail.com)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74225
lunedì 11 giugno 2007
Insultato in stazione perché gay
Aveva chiesto i treni per il Pride a Roma
di PIETRO BENACCHIO
DOMODOSSOLA - «Volevo soltanto informazioni su eventuali treni speciali o sconti per il Gay Pride a Roma, dai ferrovieri in servizio allo sportello ho invece ho ricevuto insulti e atteggiamenti discriminatori. Neppure la polizia ha purtroppo dimostrato sensibilità». La denuncia arriva da Fabio Busana, 20 anni, operaio di Villadossola, già fondatore e presidente provinciale dell’Arcigay, che ha segnalato l’episodio al coordinamento Torino Pride per valutare le azioni di intraprendere. E la riposta non si è fatta attendere.
La portavoce Roberta Padovano, ha subito inviato una lettera di segnalazione a Trenitalia, chiedendo anche all’azienda di organizzare corsi di comportamento sui temi dell’omosessualità per i propri dipendenti. «Riteniamo che sensibilizzazione e denuncia pubblica, più che le azioni giudiziarie, siano in certi casi strumenti più efficaci contro ogni forma di discriminazione», spiega Padovano. Ne è convinto anche Fabio Busana, che nel frattempo è uscito dall’Arcigay e ha fondato il «Glbtq», Movimento Gay lesbiche bisessuali transessuali e queer, con sede legale a Villadossola.
«I Pride - dice Busana - servono soprattutto a questo, a costruire un giusta convivenza sociale. Non mancheremo a Roma». E racconta così quanto successo: «Il pomeriggio di mercoledì 6 giugno, mi sono recato intorno alle ore 16 con un amico, Emanuele Clemente, alla stazione di Domodossola per chiedere informazioni. Allo sportello, abbiamo chiesto all’operatore di Trenitalia se in occasione del Pride di sabato 16 giugno a Roma, ci fossero dei treni gratuiti oppure delle offerte. L’addetto non sapeva cosa fosse il Pride. Io ho allora specificato Gay Pride».
«Avendo capito di che cosa si trattava - continua - ma non essendo in grado di rispondere, ha chiesto ad un collega che era seduto a pochi metri da lui nell’ufficio della biglietteria. Il collega ha detto di no, che non c’era nessuna offerta, e ha aggiunto la frase “Se vogliono andare a Roma a prenderlo nel c... che si arrangino”. Noi, clienti di Trenitalia siamo rimasti a dir poco stupiti da questo suo insulto. Tra l’altro avvenuto in presenza di altre persone in fila allo sportello. Ho risposto: “Ma come si permette, guardi che lei è dipendente pubblico, si vergogni”. Ho chiesto il suo nome ma il signore si è rifiutato. Ci siamo recati alla Polizia vicino alla stazione, dove, dopo aver esposto i fatti, ci siamo sentiti dire “Ma non credo che ne valga la pena, quando rientra la pattuglia che ora è fuori mandiamo qualcuno dal signore”. Noi abbiamo fermamente ribadito le nostre intenzioni. Sono poi arrivati due agenti che in sala d’attesa, nemmeno in un ufficio, ci hanno domandato cosa fosse successo. Hanno detto di attendere. Ci avrebbero chiamati loro per fare la denuncia. Dopo circa un’ora, si è presentato un uomo, senza divisa, che ci ha detto di andare dalla Polizia Ferroviaria. Dopo aver cercato per la stazione gli agenti, ci siamo recati nuovamente alla Polizia vicina. Ci hanno detto di andare la mattina seguente, che comunque avevamo tempo 90 giorni. Questi fatti - conclude - ci portano ad affermare che nei nostri confronti c’è stata poca considerazione anche da parte degli organi di Polizia».
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74201
di PIETRO BENACCHIO
DOMODOSSOLA - «Volevo soltanto informazioni su eventuali treni speciali o sconti per il Gay Pride a Roma, dai ferrovieri in servizio allo sportello ho invece ho ricevuto insulti e atteggiamenti discriminatori. Neppure la polizia ha purtroppo dimostrato sensibilità». La denuncia arriva da Fabio Busana, 20 anni, operaio di Villadossola, già fondatore e presidente provinciale dell’Arcigay, che ha segnalato l’episodio al coordinamento Torino Pride per valutare le azioni di intraprendere. E la riposta non si è fatta attendere.
La portavoce Roberta Padovano, ha subito inviato una lettera di segnalazione a Trenitalia, chiedendo anche all’azienda di organizzare corsi di comportamento sui temi dell’omosessualità per i propri dipendenti. «Riteniamo che sensibilizzazione e denuncia pubblica, più che le azioni giudiziarie, siano in certi casi strumenti più efficaci contro ogni forma di discriminazione», spiega Padovano. Ne è convinto anche Fabio Busana, che nel frattempo è uscito dall’Arcigay e ha fondato il «Glbtq», Movimento Gay lesbiche bisessuali transessuali e queer, con sede legale a Villadossola.
«I Pride - dice Busana - servono soprattutto a questo, a costruire un giusta convivenza sociale. Non mancheremo a Roma». E racconta così quanto successo: «Il pomeriggio di mercoledì 6 giugno, mi sono recato intorno alle ore 16 con un amico, Emanuele Clemente, alla stazione di Domodossola per chiedere informazioni. Allo sportello, abbiamo chiesto all’operatore di Trenitalia se in occasione del Pride di sabato 16 giugno a Roma, ci fossero dei treni gratuiti oppure delle offerte. L’addetto non sapeva cosa fosse il Pride. Io ho allora specificato Gay Pride».
«Avendo capito di che cosa si trattava - continua - ma non essendo in grado di rispondere, ha chiesto ad un collega che era seduto a pochi metri da lui nell’ufficio della biglietteria. Il collega ha detto di no, che non c’era nessuna offerta, e ha aggiunto la frase “Se vogliono andare a Roma a prenderlo nel c... che si arrangino”. Noi, clienti di Trenitalia siamo rimasti a dir poco stupiti da questo suo insulto. Tra l’altro avvenuto in presenza di altre persone in fila allo sportello. Ho risposto: “Ma come si permette, guardi che lei è dipendente pubblico, si vergogni”. Ho chiesto il suo nome ma il signore si è rifiutato. Ci siamo recati alla Polizia vicino alla stazione, dove, dopo aver esposto i fatti, ci siamo sentiti dire “Ma non credo che ne valga la pena, quando rientra la pattuglia che ora è fuori mandiamo qualcuno dal signore”. Noi abbiamo fermamente ribadito le nostre intenzioni. Sono poi arrivati due agenti che in sala d’attesa, nemmeno in un ufficio, ci hanno domandato cosa fosse successo. Hanno detto di attendere. Ci avrebbero chiamati loro per fare la denuncia. Dopo circa un’ora, si è presentato un uomo, senza divisa, che ci ha detto di andare dalla Polizia Ferroviaria. Dopo aver cercato per la stazione gli agenti, ci siamo recati nuovamente alla Polizia vicina. Ci hanno detto di andare la mattina seguente, che comunque avevamo tempo 90 giorni. Questi fatti - conclude - ci portano ad affermare che nei nostri confronti c’è stata poca considerazione anche da parte degli organi di Polizia».
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74201
martedì 29 maggio 2007
Mosca pride, la violenza continua in Italia
Rebuzzi (FI) giustifica i violenti di Mosca: «non si può inneggiare a conquiste incomprensibili ai più». «I cittadini russi hanno percepito la manifestazione come un'offesa alla loro cultura».
Ormai è un caso internazionale e anche l'organizzazione Human Rights Watch denuncia quello che è successo a Mosca durante il Gay Pride di domenica scorsa. «I cristiani ultra-ortodossi, gli estremisti, i neo-nazi hanno provocato e attaccato i partecipanti. La polizia stava a guardare. Sono state arrestate un bel po' di persone, e col mio collega Scott Long abbiamo fatto il giro dei commissariati per verificare chi era stato arrestato. Alcuni individui vestiti di nero con una croce in mano gridavano: "Il sangue dei finocchi dovrebbe scorrere sulle strade di Mosca". Fanatici religiosi che, assieme a elementi di estrema destra, hanno cominciato ad attaccarci. La cosa singolare è che la polizia arrestava le vittime, anziché gli aggressori». È quello che racconta Boris Dittrich, rappresentante di Human Right Watch, presente alla manifestazione. «Il rapporto che Human Rights Watch sta preparando non comprenderà solo il comportamento della polizia alla Gay Parade - conclude Dittrich -, ma anche le violazioni dei diritti delle minoranze nelle repubbliche ex-sovietiche, le discriminazioni ai danni di chi desidera esprimere liberamente la propria opinione».
In Italia, I promotori del Gay Pride di Roma hanno ivitao i loro omologhi russi alla manifestazione del 16 giugno. Dalla politica invece, dopo una sfilza di dichiarazioni di solidarietà, non si parla quasi più delle violenze, se non per ribadire che i rapporti con la Russia non si toccano. La senatrice di Forza Italia Antonella Rebuzzi dice: «si devono sempre rispettare gli usi e costumi del Paese visitato; anche se la battaglia per i diritti umani è meritevole di plauso, altre devono essere le strade per coinvolgere cittadini che hanno culture diverse. Non certo quella di arrivare a sventolare bandiere sconosciute e inneggiare a conquiste incomprensibili ai più». Forse la senatrice non sa che l'unico gesto tentato dai politici italiani, in supporto agli organizzatori russi, è stato semplicemente consegnare una lettera al sindaco di Mosca. Niente di rivoluzionario, né che offendesse la cultura di chicchessia. «La Russia non è l'Italia, qui le leggi e le tradizioni sono molto forti e soprattutto inflessibili: la polizia ha il compito di proteggere i cittadini dello Stato e tenere alla larga chi fomenta il disordine - ha continuato imperterrita Rebuzzi - ; anche se i metodi brutali vanno condannati, certamente i cittadini di Mosca hanno percepito la manifestazione dei radicali come un'offesa alla loro cultura e alla loro religione». Cosa non si direbbe pur di non dispiacersi lo Zar Putin e i suoi uomini.
Di parere naturalmente opposto la ministra per il Commercio Internazionale Emma Bonino, che insieme al Partito radicale transnazionale ha indetto le manifestazioni di solidarietà di domenica pomeriggio, svoltesi in contemporanea a Roma, Bruxellles e Gerusalemme davanti alle rispettive ambasciate russe. «Sul piano dei diritti civili con la Russia sono in atto misure di pressione, anche se non sempre visibili, che speriamo portino ad un risultato, nel medio-lungo periodo» spiega la leader radicale. «Quello che è accaduto a Mosca è di una gravità inaudita, ma rispondere con una clausola sui diritti civili da applicare alle transazioni commerciali sarebbe impossibile». Chiaro, non si può certo compromettere la partnership energetica con il Cremlino per qualche uovo marcio, no?
http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22933
Ormai è un caso internazionale e anche l'organizzazione Human Rights Watch denuncia quello che è successo a Mosca durante il Gay Pride di domenica scorsa. «I cristiani ultra-ortodossi, gli estremisti, i neo-nazi hanno provocato e attaccato i partecipanti. La polizia stava a guardare. Sono state arrestate un bel po' di persone, e col mio collega Scott Long abbiamo fatto il giro dei commissariati per verificare chi era stato arrestato. Alcuni individui vestiti di nero con una croce in mano gridavano: "Il sangue dei finocchi dovrebbe scorrere sulle strade di Mosca". Fanatici religiosi che, assieme a elementi di estrema destra, hanno cominciato ad attaccarci. La cosa singolare è che la polizia arrestava le vittime, anziché gli aggressori». È quello che racconta Boris Dittrich, rappresentante di Human Right Watch, presente alla manifestazione. «Il rapporto che Human Rights Watch sta preparando non comprenderà solo il comportamento della polizia alla Gay Parade - conclude Dittrich -, ma anche le violazioni dei diritti delle minoranze nelle repubbliche ex-sovietiche, le discriminazioni ai danni di chi desidera esprimere liberamente la propria opinione».
In Italia, I promotori del Gay Pride di Roma hanno ivitao i loro omologhi russi alla manifestazione del 16 giugno. Dalla politica invece, dopo una sfilza di dichiarazioni di solidarietà, non si parla quasi più delle violenze, se non per ribadire che i rapporti con la Russia non si toccano. La senatrice di Forza Italia Antonella Rebuzzi dice: «si devono sempre rispettare gli usi e costumi del Paese visitato; anche se la battaglia per i diritti umani è meritevole di plauso, altre devono essere le strade per coinvolgere cittadini che hanno culture diverse. Non certo quella di arrivare a sventolare bandiere sconosciute e inneggiare a conquiste incomprensibili ai più». Forse la senatrice non sa che l'unico gesto tentato dai politici italiani, in supporto agli organizzatori russi, è stato semplicemente consegnare una lettera al sindaco di Mosca. Niente di rivoluzionario, né che offendesse la cultura di chicchessia. «La Russia non è l'Italia, qui le leggi e le tradizioni sono molto forti e soprattutto inflessibili: la polizia ha il compito di proteggere i cittadini dello Stato e tenere alla larga chi fomenta il disordine - ha continuato imperterrita Rebuzzi - ; anche se i metodi brutali vanno condannati, certamente i cittadini di Mosca hanno percepito la manifestazione dei radicali come un'offesa alla loro cultura e alla loro religione». Cosa non si direbbe pur di non dispiacersi lo Zar Putin e i suoi uomini.
Di parere naturalmente opposto la ministra per il Commercio Internazionale Emma Bonino, che insieme al Partito radicale transnazionale ha indetto le manifestazioni di solidarietà di domenica pomeriggio, svoltesi in contemporanea a Roma, Bruxellles e Gerusalemme davanti alle rispettive ambasciate russe. «Sul piano dei diritti civili con la Russia sono in atto misure di pressione, anche se non sempre visibili, che speriamo portino ad un risultato, nel medio-lungo periodo» spiega la leader radicale. «Quello che è accaduto a Mosca è di una gravità inaudita, ma rispondere con una clausola sui diritti civili da applicare alle transazioni commerciali sarebbe impossibile». Chiaro, non si può certo compromettere la partnership energetica con il Cremlino per qualche uovo marcio, no?
http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22933
lunedì 28 maggio 2007
Mosca: un altro gay pride di repressione
Aggrediti Luxuria e Cappato, che è stato arrestato. Lanci di uova e violenze ma "la polizia non faceva nulla e rideva". La cronaca, i video e le immagini
Il permesso non era arrivato ma i più coraggiosi hanno deciso ugualmente di manifestare. E il risultato del Gay Pride di Mosca è lo stesso dello scorso anno: lancio di uova, feriti, cittadini e politici aggrediti dai nazionalisti e dalla polizia. Arrestati l’europarlamentare Marco Cappato e il funzionario radicale a Bruxelles Ottavio Marzocchi, il Coordinatore del Gay Pride di Mosca Nikolai Alexeiev e Nikolay Kramov, rappresentante dei radicali a Mosca. Cappato e Mazzocchi sono stati rilasciati poche ore dopo. Aggredita invece la parlamentare di Rifondazione Vladimir Luxuria. "La polizia ci ha detto che voleva portarci via perchè voleva proteggerci; ma mentre ci tiravano le uova e, ad alcuni, anche i sassi, la polizia non faceva nulla e rideva" ha detto.
Nel 14esimo anno dalla depenalizzazione dell'omosessualità in Russia i cinquanta partecipanti – tra cui il gruppo russo 'TATU' – volevano consegnare al sindaco una lettera firmata da parlamentari europei e italiani per chiedere di autorizzare il corteo ricordandogli che "la libertà di espressione, la libertà di riunirsi pacificamente e l'assenza di discriminazioni sono garantite dalla legislazione russa e da quella internazionale sui diritti dell'uomo".
Una manifestazione di solidarietà ai militanti arrestati ieri mattina a Mosca si è svolta ieri dalle 17 di fronte all’ambasciata russa a Via Gaeta 5. Hanno aderito GayLib, Arcilesbica, ArciGay Roma, Dgay Project, Circolo Mario Mieli, Rosa Arcobaleno, Coordinamento RomaPride 2007 e GAY.tv. In contemporanea a Roma, Bruxelles e Gerusalemme il Partito Radicale Nonviolento ha convocato delle manifestazioni per la libertà di espressione.
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3951
Il permesso non era arrivato ma i più coraggiosi hanno deciso ugualmente di manifestare. E il risultato del Gay Pride di Mosca è lo stesso dello scorso anno: lancio di uova, feriti, cittadini e politici aggrediti dai nazionalisti e dalla polizia. Arrestati l’europarlamentare Marco Cappato e il funzionario radicale a Bruxelles Ottavio Marzocchi, il Coordinatore del Gay Pride di Mosca Nikolai Alexeiev e Nikolay Kramov, rappresentante dei radicali a Mosca. Cappato e Mazzocchi sono stati rilasciati poche ore dopo. Aggredita invece la parlamentare di Rifondazione Vladimir Luxuria. "La polizia ci ha detto che voleva portarci via perchè voleva proteggerci; ma mentre ci tiravano le uova e, ad alcuni, anche i sassi, la polizia non faceva nulla e rideva" ha detto.
LA NOTIZIA HA FATTO IL GIRO DEL MONDO. TG FRANCESE
Nel 14esimo anno dalla depenalizzazione dell'omosessualità in Russia i cinquanta partecipanti – tra cui il gruppo russo 'TATU' – volevano consegnare al sindaco una lettera firmata da parlamentari europei e italiani per chiedere di autorizzare il corteo ricordandogli che "la libertà di espressione, la libertà di riunirsi pacificamente e l'assenza di discriminazioni sono garantite dalla legislazione russa e da quella internazionale sui diritti dell'uomo".
Una manifestazione di solidarietà ai militanti arrestati ieri mattina a Mosca si è svolta ieri dalle 17 di fronte all’ambasciata russa a Via Gaeta 5. Hanno aderito GayLib, Arcilesbica, ArciGay Roma, Dgay Project, Circolo Mario Mieli, Rosa Arcobaleno, Coordinamento RomaPride 2007 e GAY.tv. In contemporanea a Roma, Bruxelles e Gerusalemme il Partito Radicale Nonviolento ha convocato delle manifestazioni per la libertà di espressione.
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3951
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