Comunictao del Circolo Mario MieliGravissime le dichiarazione dell’Onorevole Paola Binetti che, chiamata a commentare le linee guida per le ammissioni al sacerdozio, accosta esplicitamente l’omosessualità alla pedofilia.
La deputata democratica afferma che «queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un’emergenza educativa ».
Parole gravissime che, se forse rivelano i retropensieri delle gerarchie cattoliche, non trovano nessun riscontro nella realtà e nella letteratura scientifica, ma sono anzi atte a ingenerare allarme e fomentare odio e discriminazione nei confronti delle persone omosessuali, la cui vita affettiva e sessuale non si esercita certo in istinti brutali e incontrollabili verso nessuno, tanto meno i bambini.
Si ritorna ai timori di Fini sui maestri omosessuali che credevamo archiviate e relegate alla preistoria della politica. Ulteriormente incomprensibile e inaccettabile risulta poi il parallelo tra lo stop ai preti omosessuali e la necessità di “avere sacerdoti sani, sportivi, vissuti come modelli potenziali”. Come se gli omosessuali non fossero sani o non possano essere sportivi o dei modelli positivi, esattamente come ogni altro cittadino di qualsiasi genere e orientamento sessuale. Prima di dire certe cose prive di fondamento e senso l’onorevole Binetti farebbe bene a esercitarsi in pratiche di cui è certamente più avvezza mettendo ad esempio il cilicio in bocca... Chissà che non ne trovi giovamento!
Sono espressioni vergognose e indegne, violentemente offensive per tutte le persone e i cittadini omosessuali, molti dei quali con il loro voto al PD hanno contribuito alla sua elezione.
Vogliamo sperare che chi è portatore di una tale gretta visione della società, esprimendo odio e discriminazione feroce nei confronti degli omosessuali, non possa trovare più posto nel Partito Democratico. Il segretario Veltroni deve prendere atto di una incompatibilità di queste dichiarazioni con la linea del suo Partito (e ci auguriamo di tutto il panorama politico italiano) espellendo l’onorevole Binetti.
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime il massimo sdegno per queste dichiarazioni e invita tutte e tutti a esprimere formale protesta e contestazione all’onorevole Binetti e al Paritito Democratico perché prenda i necessari provvedimenti.
Chiamiamo, faxiamo e scriviamo al Partito Democratico un unico messaggio: “BINETTI VERGOGNA!”.
I numeri: tel. 06/ 675471 - fax 06/ 67547319 - mail info@partitodemocratico.it.
Scriviamo anche a Paola Binetti binetti_p@camera.it, al segretario Walter Veltroni veltroni_w@camera.it, e al capogruppo del PD alla Camera Antonello Soro soro_a@camera.it.
Consapevoli che l’omofobia non si combatte con le pacche sulle spalle, e le vaghe dichiarazioni, ma agendo seriamente a livello educativo, ci proponiamo appunto di educare debitamente queste persone, scrivendo loro il nostro sdegno e costringendoli a smistare il maggior numero di fax e mail con lettere che esplicitino la loro ignoranza e il male che fanno a tanti cittadini. Speriamo in questo modo di far comprendere alla Binetti (ma abbiamo dubbi che intenda) e ai responsabili del PD e quanto in Italia i cittadini civili siano in numero maggiore rispetto a quanto credano. Anche in Italia, come già nella maggior parte dei paesi europei non deve essere più ammissibile, per figure con compiti istituzionali e ruoli di rappresentanza pubblica, compiere esternazioni di questo tenore senza alcuna conseguenza per la propria carriera politica. Il Circolo Mario Mieli propone anche, come già fatto in altre occasioni con successo, di querelare la deputata Paola Binetti, seguendo le istruzioni riportate qui di seguito.
Rossana Praitano - Presidente
Andrea Maccarrone
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
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venerdì 31 ottobre 2008
Binetti Vergogna!
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mercoledì 21 maggio 2008
Zingaretti: "Le Istituzioni rispettino il Gay Pride"
”Il Roma Pride 2008 è un appuntamento che merita rispetto e attenzione da parte di tutte le istituzioni - esordisce in un comunicato - Di norma, le manifestazioni si organizzano con il duplice obiettivo di mettere in campo delle rivendicazioni e di rivendicare una identità. È così anche in questo caso. Aggiungo che le libertà vanno difese, tanto più quando esse non ledono né offendono le libertà degli altri. Garantire a tutti l’esercizio dei propri diritti, e chiedere a tutti di rispettare questa impostazione, è per noi di fondamentale importanza, perché rappresenta il sale della democrazia. Odio qualsiasi forma di discriminazione fondata sull’etnia, la religione, il colore della pelle, l’età, il genere, il patrimonio o l’orientamento sessuale. Proprio in tempi nei quali fra i cittadini si diffonde un senso di insicurezza, chi ha responsabilità pubbliche deve stare più attento a non fomentare le paure criminalizzando il diverso da sé e favorendo la ghettizzazione delle minoranze”. “Piuttosto che indicare nemici, per sconfiggere le paure, dobbiamo trovare soluzioni ai problemi. Per questo nei prossimi giorni l’amministrazione provinciale approverà, nell’ambito delle sue competenze, una serie di provvedimenti che rispondono in modo positivo ai temi sollevati dal Gay pride, sostenendo concretamente l’impegno contro l’omofobia, il bullismo nelle scuole, la xenofobia e incentivando la solidarietà nei confronti di chi ha bisogno”.
sabato 10 maggio 2008
L'ombra della Carfagna
Come ministro-ombra per le pari opportunità, anche qui una donna, Vittoria Franco, finora presidente delle donne ds. Nella precedente legislatura è stata la prima firmataria del disegno di legge n. 3345 (7 settembre 2005) che riguardava una proposta di legge sul riconoscimento giuridico delle unioni civili.
A proposito dei diritti delle coppie di fatto, la senatrice aveva detto:
Sono convinta che sia necessario riconoscere in modo pieno, accanto alla famiglia basata sul matrimonio tradizionale, cui fa riferimento l’articolo 29 della Costituzione, anche altre forme di famiglia e di convivenza ormai entrate a far parte della nostra società. Quello che intendiamo fare è riconoscere anche nel diritto una realtà che già esiste intorno a noi, non creare per legge nuove forme di convivenza.
E ancora:
Non deve più accadere, a parere dei proponenti, che a chi ha convissuto con una persona, magari per trent’anni, possa essere negato perfino il diritto di assistere il proprio partner morente in ospedale e che le famiglie di origine possano addirittura impedire al partner l’accesso al luogo di cura e lo escludano da ogni decisione riguardante il partner malato e incapace di agire; non deve più accadere che, attraverso l’istituto della riserva a favore dei legittimari, sia vietato al testatore di lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui ha condiviso l’esistenza, e, anche in assenza di eredi legittimari, che tale eredità venga falcidiata dalla stessa tassazione prevista per i lasciti a persone del tutto estranee al defunto, discriminazione aggravata dalla recente modifica del regime fiscale delle successioni. Non deve accadere che trattamenti punitivi di questo genere vengano previsti al solo fine di sanzionare le scelte di vita dei cittadini che semplicemente non ritengano adatta alla propria unione, o non condividano per alcuni suoi aspetti, la normativa matrimoniale attualmente vigente.
Peccato che sia solo un’ombra…
http://tinyurl.com/3ho79c
mercoledì 2 aprile 2008
Il generale
Dal sito di River:
Un nuovo Binetti si è affacciato sulla scena politica italiana? Si chiama Mauro del Vecchio, ex comandante delle truppe italiane in Afghanistan ed è candidato con il Pd nel collegio del Lazio. Poco fa Del Vecchio è stato intervistato da Klaus Davi su Youtube, e ha regalato alcune perle di saggezza militaresca. Quella che interessa me riguarda i gay.
“I gay nell’esercito sono inadatti. Io rispetto ogni scelta legittima e lecita della persona, ma credo che nell’ambito di una struttura come l’esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non dichiarare ed evidenziare la propria omosessualità. Anche nella mia carriera mi sono imbattuto in episodi di omossessualità ed ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree. In ogni caso, non ho mai mandato via nessuno dall’esercito perché gay”.
Alcune considerazioni:
1) “I gay sono inadatti“, se il signor Del Vecchio è rimasto legato ai filmini modello “Il Vizietto”, dove veniva presentata una caricatura col boa di struzzo. Le piume possono ostruire il fucile, in effetti.
2) “Rispetto ogni scelta della persona“. Giusto per la cronaca: l’omosessualità, così come l’eterosessualità, non è una scelta. Ah, comunque grazie del rispetto e della mancata fucilazione.
3) “Mi sono imbattuto in episodi di omossessualità ed ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree“. A casa mia questa si chiama discriminazione. Ma si sa, nell’esercito non ci sono sindacati o associazione per la tutela dei diritti delle minoranze.
4) “Episodi di omosessualità“. Ma quindi esistono anche “episodi di eterosessualità”?
Spero che dall’anima più laica del Pd (c’è?) si levi qualche considerazione critica.
AGGIORNAMENTO - Veltroni: "Sbagliate le parole di Del Vecchio, polemica chiusa"
"Le parole che il generale Del Vecchio ha pronunciato sono assolutamente sbagliate e lontane anni luce dal programma del Partito Democratico e dai suoi valori. Ho visto che il generale le ha rapidamente corrette e sostanzialmente smentite, confermando la sua piena adesione al programma del Pd. E questo mi pare chiuda ogni possibile polemica che sarebbe strumentale". Lo dichiara in una nota Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico.
http://tinyurl.com/yvhfvx
“I gay nell’esercito sono inadatti. Io rispetto ogni scelta legittima e lecita della persona, ma credo che nell’ambito di una struttura come l’esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non dichiarare ed evidenziare la propria omosessualità. Anche nella mia carriera mi sono imbattuto in episodi di omossessualità ed ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree. In ogni caso, non ho mai mandato via nessuno dall’esercito perché gay”.
Alcune considerazioni:
1) “I gay sono inadatti“, se il signor Del Vecchio è rimasto legato ai filmini modello “Il Vizietto”, dove veniva presentata una caricatura col boa di struzzo. Le piume possono ostruire il fucile, in effetti.
2) “Rispetto ogni scelta della persona“. Giusto per la cronaca: l’omosessualità, così come l’eterosessualità, non è una scelta. Ah, comunque grazie del rispetto e della mancata fucilazione.
3) “Mi sono imbattuto in episodi di omossessualità ed ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree“. A casa mia questa si chiama discriminazione. Ma si sa, nell’esercito non ci sono sindacati o associazione per la tutela dei diritti delle minoranze.
4) “Episodi di omosessualità“. Ma quindi esistono anche “episodi di eterosessualità”?
Spero che dall’anima più laica del Pd (c’è?) si levi qualche considerazione critica.
AGGIORNAMENTO - Veltroni: "Sbagliate le parole di Del Vecchio, polemica chiusa"
"Le parole che il generale Del Vecchio ha pronunciato sono assolutamente sbagliate e lontane anni luce dal programma del Partito Democratico e dai suoi valori. Ho visto che il generale le ha rapidamente corrette e sostanzialmente smentite, confermando la sua piena adesione al programma del Pd. E questo mi pare chiuda ogni possibile polemica che sarebbe strumentale". Lo dichiara in una nota Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico.
http://tinyurl.com/yvhfvx
venerdì 29 febbraio 2008
Olanda, la principessa Maxima per i diritti gay
Il testo dell'accordo, che sara' siglato dal ministro delle pari opportunita' e dalle autorita' locali di Amsterdam, Rotterdam, Aja e Utrecht, intende favorire ancora di piu' l'accettazione degli omosessuali da parte della societa' olandese.
La presa di posizione di un membro della famiglia reale e' considerata di importanza storica e salutata positivamente dall'organizzazione di volontariato Coc che da anni si batte contro la violenza a danno dei gay.
http://tinyurl.com/2hjore
martedì 26 febbraio 2008
Programma PD: diritti gay e lotta a omofobia
Presentato il programma del Partito Democratico. C'è l'apertura alle coppie di fatto. La formula adottata è simile a quella che fu nel programma dell'Unione nel 2006, e che tanti attriti creò all'interno della coalizione. Inoltre, per la prima volta in un programma di governo, è presente un riferimento alla lotta contro l'omofobia.
«Il Pd- si legge- promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.» Inoltre «è indispensabile riprendere e approvare il disegno di legge contro lo stalking e l'omofobia, già approvato dalla Commissione Giustizia della Camera nella XV Legislatura.»
La soluzione non è piaciuta a Famiglia Cristiana che ha definito il testo un «pasticcio veltroniano in salsa pannelliana». «Nel Pd - si legge in un editoriale del direttore - i cattolici non hanno intenzione di dar vita a una corrente confessionale. Chiedono però chiarezza sull'antropologia e i valori di riferimento».
Sulla stessa linea il deputato di Forza Italia Isabella Bertolini che ha dichiarato: «L'inganno è svelato e i dodici punti del programma del PD, tra cui quello dedicato a aborto, testamento biologico e coppie di fatto, dimostrano che i cattolici sono schiacciati in un angolo del Pd dal sopravvento dei Radicali.»
Nel pomeriggio era circolata una sintesi del programma che non menzionava né l'orientamento sessuale delle coppie né l'omofobia. Per questo le associazioni gay e alcuni parlamentari avevano lanciato un'allarme, poi rientrato una volta presa visione del testo definitivo.
Leggi il testo integrale del programma
Scarica il programma (Pdf)
«Il Pd- si legge- promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.» Inoltre «è indispensabile riprendere e approvare il disegno di legge contro lo stalking e l'omofobia, già approvato dalla Commissione Giustizia della Camera nella XV Legislatura.»
La soluzione non è piaciuta a Famiglia Cristiana che ha definito il testo un «pasticcio veltroniano in salsa pannelliana». «Nel Pd - si legge in un editoriale del direttore - i cattolici non hanno intenzione di dar vita a una corrente confessionale. Chiedono però chiarezza sull'antropologia e i valori di riferimento».
Sulla stessa linea il deputato di Forza Italia Isabella Bertolini che ha dichiarato: «L'inganno è svelato e i dodici punti del programma del PD, tra cui quello dedicato a aborto, testamento biologico e coppie di fatto, dimostrano che i cattolici sono schiacciati in un angolo del Pd dal sopravvento dei Radicali.»
Nel pomeriggio era circolata una sintesi del programma che non menzionava né l'orientamento sessuale delle coppie né l'omofobia. Per questo le associazioni gay e alcuni parlamentari avevano lanciato un'allarme, poi rientrato una volta presa visione del testo definitivo.
Leggi il testo integrale del programma
Scarica il programma (Pdf)
mercoledì 13 febbraio 2008
La battaglia dei gay democratici: si può fare
Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche?
Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche? La domanda non è banale, considerato quello che è successo in questi ultimi due anni. Due anni fa il ritorno al governo del Paese dell’Unione portò con sé la speranza per la comunità omosessuale italiana di veder finalmente tradotte in legge quelle richieste, come la legge contro l’omofobia e quella per i diritti delle coppie di fatto, che potessero consentire all’Italia di colmare i forti ritardi su questo terreno rispetto al resto d’Europa. Nel corso di questi due anni proposte di legge moderatissime come quella sui Dico o sui Cus, o come la normativa contro i reati motivati dall’omofobia, leggi che pure erano frutto di tentativi di mediazioni alte tra la cultura laica e quella cattolica, sono via via cadute sotto il fuoco dei veti ideologici di quelle parti della maggioranza e del nostro partito che hanno preferito imporre all’Italia il loro fondamentalismo religioso piuttosto che estendere fondamentali diritti civili a tutti i cittadini.
Esponenti politici del nostro partito ci hanno definiti deviati, malati da curare, alcuni senatori sono arrivati al punto di minacciare il voto contrario sulla legge Finanziaria pur di impedire l’approvazione di timidissime riforme in favore dei diritti dei conviventi e addirittura una senatrice recentemente ha votato contro la fiducia al governo Prodi su un emendamento al decreto sicurezza che voleva contrastare le discriminazioni e le violenze omofobiche. Soprattutto è mancata la forza di saper dare risposta alle speranze di una larga parte della società italiana - non solo degli omosessuali - che su questi temi si aspettava il coraggio di una decisione e che non ha compreso come non si sia andati fino in fondo.
Tante lesbiche, tanti gay democratici in questi due anni se ne sono andati, chi preferendo di agire unicamente dentro al movimento lesbico, gay, bisessuale e transgender chi rifugiandosi nella vita privata.
Noi abbiamo scelto di restare, convinti come siamo che la battaglia per i nostri diritti si debba condurre qui, dentro il Partito Democratico, nel dialogo con le forze migliori del cattolicesimo democratico, provando a risvegliare i tanti laici di questo partito dal loro torpore. È una scelta difficile, ma l’abbiamo compiuta, convinti come siamo che le nostre battaglie dovranno servire soprattutto a riaprire spazi di cittadinanza per quei tanti che si sono allontanati, perché possano tornare presto con maggiore fiducia e speranza.
Sappiamo che la vittoria di questa battaglia civile passa necessariamente per una vittoria nel Pd, in quello che potrebbe essere il più grande partito d’Italia, in quel partito che aspira, anche col nostro sostegno, a vincere da solo le prossime elezioni ed a governare il Paese con le forze migliori della società italiana.
Abbiamo accettato la sfida delle primarie, siamo stati dentro la fase costituente, abbiamo lavorato con forza e convinzione dentro alle Commissioni, e la nostra presenza dall’interno ci ha consentito di raggiungere risultati importanti e significativi. Nel Manifesto dei Valori dopo una lunga ed accesa discussione, la famiglia è stata declinata al plurale: si afferma, infatti, che «le famiglie, nella loro concreta condizione, sono destinatarie e protagoniste delle politiche sociali». Nello stesso documento si auspica che siano «riconosciuti e disciplinati per legge i diritti e doveri delle persone conviventi in unioni di fatto» e che si elimini «ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale». Nello Statuto nazionale si afferma che il Pd «si impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione politica di tutti i cittadini ed in particolare di coloro che per motivi legati al genere, all’origine etnica, alla propria religione o alle proprie convinzioni personali, alle disabilità, all’età o all’orientamento sessuale incontrano i maggiori ostacoli nell’accesso alla vita politica».
Tutto ciò non era affatto scontato, lo si deve soprattutto alla nostra perseveranza e rappresenta senz’altro un risultato importante, ma non basta. Per riaccendere le speranze del nostro popolo serve che questi principi e valori si traducano in precisi e chiari impegni programmatici. Serve che le persone che candideremo ne siano tutte consapevoli e ne divengano convinti e convincenti attuatori, anzichè, come alcuni sono stati in questi anni, cocciuti ed impuniti sabotatori.
Serve soprattutto che questa battaglia possa camminare anche sulle gambe di deputati e senatori dichiaratamente omosessuali che possano lavorare dall’interno delle istituzioni per costruire le mediazioni più avanzate, recuperando un rapporto e un dialogo profondo con quel grande e gioioso movimento che in gran parte ora sta fuori da qui. Perché è del tutto evidente che un partito che si definisce «a vocazione maggioritaria» ha bisogno di rappresentare la società italiana in tutti i suoi segmenti sociali, compresi quelli più scomodi, superando imbarazzi e reticenze.
Walter Veltroni in questi giorni ha proposto lo slogan della campagna elettorale, ispirandosi a Barack Obama «We can» cioè «Si può fare». È uno slogan che punta a trasmettere fiducia e speranza ad una società che vuole cambiare, rompere col passato e guardare con maggiore fiducia al futuro. A condizione però che sappia parlare a tutta la società, senza dimenticare nessuno.
Ecco quindi che la risposta alla domanda iniziale sul perché una lesbica o un gay italiano dovrebbe votare per il Pd dipenderà da quanto in questa campagna sapremo risultare credibili nel pronunciare «Si può fare». Tanti cittadini omosessuali vorrebbero svegliarsi il 14 aprile prossimo e poter dire che sì, «Si può fare»: si può uscire dalla paura, dalla non accettazione sociale, si possono avere diritti come tutti gli altri. Anche noi omosessuali vorremmo camminare verso una “nuova Italia” da protagonisti. Perché noi, anche se non siamo stati citati siamo parte importante di quella Italia a cui Veltroni ha parlato nel suo discorso di Spello. Perché la nostra battaglia è la battaglia di tutti, perché i nostri diritti aggiungono civiltà, rendono un Paese migliore, quel Paese in cui tutti vorremmo vivere. E allora, non solo «Si può fare» ma «Si deve fare».
Marco Volante
Andrea Benedino, Anna Paola Concia, Cristiana Alicata, Carmen Antonino, Andrea Ambrogetti, Simone Acquino, Fabio Astrobello, Alessandro Bandoni, Simone Barbieri, Riccardo Camilleri, Alfredo Capuano, Maurizio Caserta, Matteo Cavalieri, Nicola Cicchitti, Enrico Fusco, Veniero Fusco, Daniele Garuti, Carlo Guarino, Nunzio Liso, Sergio Lo Giudice, Enrico Pizza, Carlo Santacroce, Ivan Scalfarotto, Ivan Scanavini, Ennio Trinelli, Carmine Urciuoli
http://www.gaynews.it/view.php?ID=76917
Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche? La domanda non è banale, considerato quello che è successo in questi ultimi due anni. Due anni fa il ritorno al governo del Paese dell’Unione portò con sé la speranza per la comunità omosessuale italiana di veder finalmente tradotte in legge quelle richieste, come la legge contro l’omofobia e quella per i diritti delle coppie di fatto, che potessero consentire all’Italia di colmare i forti ritardi su questo terreno rispetto al resto d’Europa. Nel corso di questi due anni proposte di legge moderatissime come quella sui Dico o sui Cus, o come la normativa contro i reati motivati dall’omofobia, leggi che pure erano frutto di tentativi di mediazioni alte tra la cultura laica e quella cattolica, sono via via cadute sotto il fuoco dei veti ideologici di quelle parti della maggioranza e del nostro partito che hanno preferito imporre all’Italia il loro fondamentalismo religioso piuttosto che estendere fondamentali diritti civili a tutti i cittadini.
Esponenti politici del nostro partito ci hanno definiti deviati, malati da curare, alcuni senatori sono arrivati al punto di minacciare il voto contrario sulla legge Finanziaria pur di impedire l’approvazione di timidissime riforme in favore dei diritti dei conviventi e addirittura una senatrice recentemente ha votato contro la fiducia al governo Prodi su un emendamento al decreto sicurezza che voleva contrastare le discriminazioni e le violenze omofobiche. Soprattutto è mancata la forza di saper dare risposta alle speranze di una larga parte della società italiana - non solo degli omosessuali - che su questi temi si aspettava il coraggio di una decisione e che non ha compreso come non si sia andati fino in fondo.
Tante lesbiche, tanti gay democratici in questi due anni se ne sono andati, chi preferendo di agire unicamente dentro al movimento lesbico, gay, bisessuale e transgender chi rifugiandosi nella vita privata.
Noi abbiamo scelto di restare, convinti come siamo che la battaglia per i nostri diritti si debba condurre qui, dentro il Partito Democratico, nel dialogo con le forze migliori del cattolicesimo democratico, provando a risvegliare i tanti laici di questo partito dal loro torpore. È una scelta difficile, ma l’abbiamo compiuta, convinti come siamo che le nostre battaglie dovranno servire soprattutto a riaprire spazi di cittadinanza per quei tanti che si sono allontanati, perché possano tornare presto con maggiore fiducia e speranza.
Sappiamo che la vittoria di questa battaglia civile passa necessariamente per una vittoria nel Pd, in quello che potrebbe essere il più grande partito d’Italia, in quel partito che aspira, anche col nostro sostegno, a vincere da solo le prossime elezioni ed a governare il Paese con le forze migliori della società italiana.
Abbiamo accettato la sfida delle primarie, siamo stati dentro la fase costituente, abbiamo lavorato con forza e convinzione dentro alle Commissioni, e la nostra presenza dall’interno ci ha consentito di raggiungere risultati importanti e significativi. Nel Manifesto dei Valori dopo una lunga ed accesa discussione, la famiglia è stata declinata al plurale: si afferma, infatti, che «le famiglie, nella loro concreta condizione, sono destinatarie e protagoniste delle politiche sociali». Nello stesso documento si auspica che siano «riconosciuti e disciplinati per legge i diritti e doveri delle persone conviventi in unioni di fatto» e che si elimini «ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale». Nello Statuto nazionale si afferma che il Pd «si impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione politica di tutti i cittadini ed in particolare di coloro che per motivi legati al genere, all’origine etnica, alla propria religione o alle proprie convinzioni personali, alle disabilità, all’età o all’orientamento sessuale incontrano i maggiori ostacoli nell’accesso alla vita politica».
Tutto ciò non era affatto scontato, lo si deve soprattutto alla nostra perseveranza e rappresenta senz’altro un risultato importante, ma non basta. Per riaccendere le speranze del nostro popolo serve che questi principi e valori si traducano in precisi e chiari impegni programmatici. Serve che le persone che candideremo ne siano tutte consapevoli e ne divengano convinti e convincenti attuatori, anzichè, come alcuni sono stati in questi anni, cocciuti ed impuniti sabotatori.
Serve soprattutto che questa battaglia possa camminare anche sulle gambe di deputati e senatori dichiaratamente omosessuali che possano lavorare dall’interno delle istituzioni per costruire le mediazioni più avanzate, recuperando un rapporto e un dialogo profondo con quel grande e gioioso movimento che in gran parte ora sta fuori da qui. Perché è del tutto evidente che un partito che si definisce «a vocazione maggioritaria» ha bisogno di rappresentare la società italiana in tutti i suoi segmenti sociali, compresi quelli più scomodi, superando imbarazzi e reticenze.
Walter Veltroni in questi giorni ha proposto lo slogan della campagna elettorale, ispirandosi a Barack Obama «We can» cioè «Si può fare». È uno slogan che punta a trasmettere fiducia e speranza ad una società che vuole cambiare, rompere col passato e guardare con maggiore fiducia al futuro. A condizione però che sappia parlare a tutta la società, senza dimenticare nessuno.
Ecco quindi che la risposta alla domanda iniziale sul perché una lesbica o un gay italiano dovrebbe votare per il Pd dipenderà da quanto in questa campagna sapremo risultare credibili nel pronunciare «Si può fare». Tanti cittadini omosessuali vorrebbero svegliarsi il 14 aprile prossimo e poter dire che sì, «Si può fare»: si può uscire dalla paura, dalla non accettazione sociale, si possono avere diritti come tutti gli altri. Anche noi omosessuali vorremmo camminare verso una “nuova Italia” da protagonisti. Perché noi, anche se non siamo stati citati siamo parte importante di quella Italia a cui Veltroni ha parlato nel suo discorso di Spello. Perché la nostra battaglia è la battaglia di tutti, perché i nostri diritti aggiungono civiltà, rendono un Paese migliore, quel Paese in cui tutti vorremmo vivere. E allora, non solo «Si può fare» ma «Si deve fare».
Marco Volante
Andrea Benedino, Anna Paola Concia, Cristiana Alicata, Carmen Antonino, Andrea Ambrogetti, Simone Acquino, Fabio Astrobello, Alessandro Bandoni, Simone Barbieri, Riccardo Camilleri, Alfredo Capuano, Maurizio Caserta, Matteo Cavalieri, Nicola Cicchitti, Enrico Fusco, Veniero Fusco, Daniele Garuti, Carlo Guarino, Nunzio Liso, Sergio Lo Giudice, Enrico Pizza, Carlo Santacroce, Ivan Scalfarotto, Ivan Scanavini, Ennio Trinelli, Carmine Urciuoli
http://www.gaynews.it/view.php?ID=76917
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giovedì 31 gennaio 2008
Laicità e unioni civili: ecco il manifesto del Partito Democratico
Il testo parla esplicitamente di coppie di fatto, di non interferenza nelle decisioni della politica e di lotta alle discriminazioni a causa dell'orientemento sessuale. La bozza presto definitiva.
Il mondo della politica è in grande fermento in questo periodo e poco prima che il governo cadesse dopo la sfiducia al Senato, il segretario del neonato Partito democratico aveva annunciato che il Pd, a prescindere dalla legge elettorale, alle prossime competizioni avrebbe corso da solo. E da quando il Pd è ufficialmente nato, una serie di commissioni stanno lavorando ai punti programmatici e alla definizione della linea politica. Un lavoro difficile, considerata la diversità delle anime che lo compongono.
Sabato prossimo si riunirà per l'ultima volta prima dell'incontro dell'Assemblea Costituente, la Commissione Valori si riunirà per stendere la versione definitiva del Manifesto dei Valori, appunto, ma la bozza che si conosce già dovrebbe essere molto simile, se non identica al documento che verrà presentato all'assemblea.
Il Manifesto inizia spiegando le ragioni che hanno portato alla creazione di questo nuovo soggetto politico per poi cominciare a parlare di tutti i principi che staranno alla base della sua azione: ridare voce ai giovani valorizzare le diversità di qualsiasi tipo esse siano, pensare nei termini di progresso e apertura che l' Europa unita richiede, con alcuni passaggi che riguardano specificatamente le donne le persone LGBT, le nuove conzezioni di famiglie e l' immigrazione.
"È tempo di superare il ritardo italiano nel riconoscimento del ruolo paritario delle donne protagoniste, in tutto il mondo, nella storia contemporanea, dei più significativi e profondi cambiamenti politici, culturali, economici - si legge nella bozza -. Il Partito democratico si è presentato al paese nel segno di una novità di portata altamente simbolica: il 50 per cento di donne presenti nelle assemblee costituenti nazionali e regionali, una novità che impone le necessarie coerenze. In termini culturali le donne si collocano al centro di un ripensamento radicale delle relazioni interpersonali, e del rapporto fra lavoro e cura, fra responsabilità individuale e collettiva. In termini politici le donne sono le prime interessate al rinnovamento della politica e a nuove forme di partecipazione che coinvolgano tutti".
Uno dei passaggi di maggiore interesse per la comunità LGBT è certamente quello che riguarda il riconoscimento dei rapporti di coppia dopo un anno segnato da un aspro dibattito a suon di numeri di piazza, tra Family Day da una parte e Orgoglio laico e Gay Pride dall'altra. A questo proposito il documento recita: "La società giusta che noi vogliamo interpreta il ruolo della famiglia tenendo conto sia dei diritti e doveri dei membri che la compongono sia delle nuove esigenze espresse dalla società civile. Essa è il primo luogo relazionale, affettivo e formativo dove si sviluppano l'identità, l’inserimento sociale e la dignità della persona. La famiglia è parte integrante di una politica aperta verso le nuove generazioni, e va incoraggiata con adeguate politiche di sostegno pubblico, rivolte in modo particolare alle famiglie con figli. In questo quadro, vanno riconosciuti i diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto". Il fatto che non si faccia esplicito riferimento all'orientamento sessuale delle persone che formano le 'unioni di fatto', lascia pensare che in questo passaggio il riferimento sia anche alle coppie LGBT.
E dopo avere fatto una breve analisi su come la globalizzazione, soprattutto dei consumi, abbia di fatto portato allo spostamento di milioni di persone da un Paese all'altro, e su come questo possa facilmente sfociare in femomeni di intolleranza razziale, religiosa o di qualsiasi altro genere, il Manifesto continua dicendo: "Milioni di persone, in gran parte giovani sono entrati nella rete dei consumi, dei bisogni, delle informazioni. Con l’assoluta necessità di affermare la propria identità e quindi il rischio che in assenza di nuovi valori il vuoto sarà riempito da contrapposizioni razziali, violenze, guerre di religioni. Di qui la necessità di una nuova consapevolezza della centralità dei diritti umani. Il Partito Democratico si impegna affinché tale cultura sia sempre più condivisa, al di là delle barriere politiche, geografiche, religiose. Essa mira a eliminare ogni violazione della dignità e della vita della persona, e ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione di genere e di orientamento sessuale".
Infine un altro passaggio importante è quello che riguarda la laicità. E non poteva essere diversamente, dopo avere parlato di unioni di fatto e di lotta alle discriminazioni di ogni sorta, anche quelle omofobiche.
Su questo aspetto, il Pd fa riferimento alla Carta Costituzionale che identifica la laicità come un principio su cui si fonda l'Italia. "Il princìpio costituzionale della laicità dello Stato rappresenta un valore essenziale dell'impegno politico e sociale del Partito Democratico - si legge ancora nel Manifesto -. La laicità dello Stato consiste nella garanzia che ogni persona sia rispettata nelle sue convinzioni più profonde e che a ciascuno siano assicurati gli stessi diritti e gli stessi doveri. Allo stesso modo, la laicità dello Stato garantisce che le istituzioni siano di tutti e che le decisioni democratiche vengano assunte in modo libero e autonomo. (...) concepiamo la laicità come rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali, e quindi anche come riconoscimento della rilevanza nella sfera pubblica, e non solo privata, delle religioni, dei convincimenti filosofici ed etici, delle diverse forme di spiritualità".
Adesso il documento dovrà passare l'ultimo esame della Commissione, di cui fanno parte laici convinti come Andrea Benedino ed Ermete realacci, ma anche rappresentanti dei teo-dem come Paola Binetti per poi essere presentato all'Assemblea Costituente Nazionale che ne dovrà approvare la versione definitiva. Nonostante le polemiche iniziali, l'attuale testo pone buone basi perchè vengano portate avanti battaglie importanti. Adesso non ci resta che aspettare il testo finale sperando che non vengano apportati cambiamenti sostanziali.
http://tinyurl.com/ypt668
Il mondo della politica è in grande fermento in questo periodo e poco prima che il governo cadesse dopo la sfiducia al Senato, il segretario del neonato Partito democratico aveva annunciato che il Pd, a prescindere dalla legge elettorale, alle prossime competizioni avrebbe corso da solo. E da quando il Pd è ufficialmente nato, una serie di commissioni stanno lavorando ai punti programmatici e alla definizione della linea politica. Un lavoro difficile, considerata la diversità delle anime che lo compongono.
Sabato prossimo si riunirà per l'ultima volta prima dell'incontro dell'Assemblea Costituente, la Commissione Valori si riunirà per stendere la versione definitiva del Manifesto dei Valori, appunto, ma la bozza che si conosce già dovrebbe essere molto simile, se non identica al documento che verrà presentato all'assemblea.
Il Manifesto inizia spiegando le ragioni che hanno portato alla creazione di questo nuovo soggetto politico per poi cominciare a parlare di tutti i principi che staranno alla base della sua azione: ridare voce ai giovani valorizzare le diversità di qualsiasi tipo esse siano, pensare nei termini di progresso e apertura che l' Europa unita richiede, con alcuni passaggi che riguardano specificatamente le donne le persone LGBT, le nuove conzezioni di famiglie e l' immigrazione.
"È tempo di superare il ritardo italiano nel riconoscimento del ruolo paritario delle donne protagoniste, in tutto il mondo, nella storia contemporanea, dei più significativi e profondi cambiamenti politici, culturali, economici - si legge nella bozza -. Il Partito democratico si è presentato al paese nel segno di una novità di portata altamente simbolica: il 50 per cento di donne presenti nelle assemblee costituenti nazionali e regionali, una novità che impone le necessarie coerenze. In termini culturali le donne si collocano al centro di un ripensamento radicale delle relazioni interpersonali, e del rapporto fra lavoro e cura, fra responsabilità individuale e collettiva. In termini politici le donne sono le prime interessate al rinnovamento della politica e a nuove forme di partecipazione che coinvolgano tutti".
Uno dei passaggi di maggiore interesse per la comunità LGBT è certamente quello che riguarda il riconoscimento dei rapporti di coppia dopo un anno segnato da un aspro dibattito a suon di numeri di piazza, tra Family Day da una parte e Orgoglio laico e Gay Pride dall'altra. A questo proposito il documento recita: "La società giusta che noi vogliamo interpreta il ruolo della famiglia tenendo conto sia dei diritti e doveri dei membri che la compongono sia delle nuove esigenze espresse dalla società civile. Essa è il primo luogo relazionale, affettivo e formativo dove si sviluppano l'identità, l’inserimento sociale e la dignità della persona. La famiglia è parte integrante di una politica aperta verso le nuove generazioni, e va incoraggiata con adeguate politiche di sostegno pubblico, rivolte in modo particolare alle famiglie con figli. In questo quadro, vanno riconosciuti i diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto". Il fatto che non si faccia esplicito riferimento all'orientamento sessuale delle persone che formano le 'unioni di fatto', lascia pensare che in questo passaggio il riferimento sia anche alle coppie LGBT.
E dopo avere fatto una breve analisi su come la globalizzazione, soprattutto dei consumi, abbia di fatto portato allo spostamento di milioni di persone da un Paese all'altro, e su come questo possa facilmente sfociare in femomeni di intolleranza razziale, religiosa o di qualsiasi altro genere, il Manifesto continua dicendo: "Milioni di persone, in gran parte giovani sono entrati nella rete dei consumi, dei bisogni, delle informazioni. Con l’assoluta necessità di affermare la propria identità e quindi il rischio che in assenza di nuovi valori il vuoto sarà riempito da contrapposizioni razziali, violenze, guerre di religioni. Di qui la necessità di una nuova consapevolezza della centralità dei diritti umani. Il Partito Democratico si impegna affinché tale cultura sia sempre più condivisa, al di là delle barriere politiche, geografiche, religiose. Essa mira a eliminare ogni violazione della dignità e della vita della persona, e ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione di genere e di orientamento sessuale".
Infine un altro passaggio importante è quello che riguarda la laicità. E non poteva essere diversamente, dopo avere parlato di unioni di fatto e di lotta alle discriminazioni di ogni sorta, anche quelle omofobiche.
Su questo aspetto, il Pd fa riferimento alla Carta Costituzionale che identifica la laicità come un principio su cui si fonda l'Italia. "Il princìpio costituzionale della laicità dello Stato rappresenta un valore essenziale dell'impegno politico e sociale del Partito Democratico - si legge ancora nel Manifesto -. La laicità dello Stato consiste nella garanzia che ogni persona sia rispettata nelle sue convinzioni più profonde e che a ciascuno siano assicurati gli stessi diritti e gli stessi doveri. Allo stesso modo, la laicità dello Stato garantisce che le istituzioni siano di tutti e che le decisioni democratiche vengano assunte in modo libero e autonomo. (...) concepiamo la laicità come rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali, e quindi anche come riconoscimento della rilevanza nella sfera pubblica, e non solo privata, delle religioni, dei convincimenti filosofici ed etici, delle diverse forme di spiritualità".
Adesso il documento dovrà passare l'ultimo esame della Commissione, di cui fanno parte laici convinti come Andrea Benedino ed Ermete realacci, ma anche rappresentanti dei teo-dem come Paola Binetti per poi essere presentato all'Assemblea Costituente Nazionale che ne dovrà approvare la versione definitiva. Nonostante le polemiche iniziali, l'attuale testo pone buone basi perchè vengano portate avanti battaglie importanti. Adesso non ci resta che aspettare il testo finale sperando che non vengano apportati cambiamenti sostanziali.
http://tinyurl.com/ypt668
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giovedì 27 dicembre 2007
Lettera di Veltroni a La Stampa: Sui gay Binetti sbaglia
Caro Direttore,
va riconosciuto al Suo giornale il merito di prestare una particolare attenzione al tema dei diritti civili e di promuovere sull’argomento un confronto non rituale tra opinioni diverse.
In particolare, nei giorni scorsi, ha suscitato scalpore la riproposizione, da parte della senatrice Binetti, della tesi che considera l’omosessualità come una malattia, in quanto tale meritevole solo di essere curata. Si tratta, a mio modo di vedere, di una tesi sbagliata e pericolosa. È una tesi sbagliata perché l’omosessualità è una condizione umana, che non ha senso alcuno ridurre a una patologia e che deve essere rispettata in quanto tale. Ma è anche una tesi pericolosa, perché induce, o almeno asseconda, il misconoscimento dei diritti delle persone omosessuali di condurre una vita normale, senza subire discriminazioni sociali o addirittura, come purtroppo capita ancora con preoccupante frequenza, soprattutto nei riguardi dei più giovani, atti di persecuzione e di violenza, fisica e psicologica.
Nella campagna elettorale per l’elezione diretta del segretario del Pd ho preso pubblicamente un impegno che intendo onorare. Ho detto che il Partito democratico lavorerà, in Parlamento e nel Paese, per contrastare, con la legge, con le buone pratiche amministrative, con l’impegno culturale e civile, ogni forma di intolleranza e discriminazione, tanto più se violenta, correlata con l’orientamento sessuale delle persone. Il primo impegno è il sostegno in Parlamento al disegno di legge del governo contro la violenza sessuale, nel testo di larga convergenza approvato dalla Commissione Giustizia della Camera.
Allo stesso modo, il Partito democratico lavorerà per dare seguito al preciso impegno assunto nel 2006 da tutta l’Unione davanti agli elettori: il riconoscimento con legge nazionale dei diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. In Senato sono all’esame della Commissione Giustizia numerose proposte. I senatori del Pd sono impegnati a costruire il consenso più ampio possibile attorno a un testo che segni un deciso passo in avanti. Penso infatti che il Paese possa e debba unirsi e non dividersi su temi così decisivi per la nostra convivenza civile e che in quanto tali non possono andare soggetti al variare delle maggioranze di governo.
WALTER VELTRONI
http://tinyurl.com/32m3eh
va riconosciuto al Suo giornale il merito di prestare una particolare attenzione al tema dei diritti civili e di promuovere sull’argomento un confronto non rituale tra opinioni diverse.
In particolare, nei giorni scorsi, ha suscitato scalpore la riproposizione, da parte della senatrice Binetti, della tesi che considera l’omosessualità come una malattia, in quanto tale meritevole solo di essere curata. Si tratta, a mio modo di vedere, di una tesi sbagliata e pericolosa. È una tesi sbagliata perché l’omosessualità è una condizione umana, che non ha senso alcuno ridurre a una patologia e che deve essere rispettata in quanto tale. Ma è anche una tesi pericolosa, perché induce, o almeno asseconda, il misconoscimento dei diritti delle persone omosessuali di condurre una vita normale, senza subire discriminazioni sociali o addirittura, come purtroppo capita ancora con preoccupante frequenza, soprattutto nei riguardi dei più giovani, atti di persecuzione e di violenza, fisica e psicologica.
Nella campagna elettorale per l’elezione diretta del segretario del Pd ho preso pubblicamente un impegno che intendo onorare. Ho detto che il Partito democratico lavorerà, in Parlamento e nel Paese, per contrastare, con la legge, con le buone pratiche amministrative, con l’impegno culturale e civile, ogni forma di intolleranza e discriminazione, tanto più se violenta, correlata con l’orientamento sessuale delle persone. Il primo impegno è il sostegno in Parlamento al disegno di legge del governo contro la violenza sessuale, nel testo di larga convergenza approvato dalla Commissione Giustizia della Camera.
Allo stesso modo, il Partito democratico lavorerà per dare seguito al preciso impegno assunto nel 2006 da tutta l’Unione davanti agli elettori: il riconoscimento con legge nazionale dei diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. In Senato sono all’esame della Commissione Giustizia numerose proposte. I senatori del Pd sono impegnati a costruire il consenso più ampio possibile attorno a un testo che segni un deciso passo in avanti. Penso infatti che il Paese possa e debba unirsi e non dividersi su temi così decisivi per la nostra convivenza civile e che in quanto tali non possono andare soggetti al variare delle maggioranze di governo.
WALTER VELTRONI
http://tinyurl.com/32m3eh
sabato 13 ottobre 2007
Perché noi gay e lesbiche aderiamo al Partito Democratico?
Sono 30 i candidati glt all’assemblea costituente per il Partito democratico.
Tra loro Benedino, Concia, De Giorgi, Lo Giudice
In tanti ci chiedono perché noi, lesbiche e gay, ci candidiamo all’assemblea costituente per il Partito democratico. Noi, da sempre in prima fila nella costruzione di un Paese più libero e accogliente, che abbia la laicità come principio guida, in cui nessuno sia leso nella sua dignità per il suo orientamento sessuale o la sua identità di genere. Noi, che crediamo nella liberazione di donne e uomini da ogni dominio esterno, costrizione culturale o imposizioni religiose.
Lo facciamo perché siamo convinti che il partito che sta per nascere sarà il luogo più utile a fare avanzare concretamente queste battaglie. L’incontro fra culture diverse costringerà tutti a confrontarsi a fondo per trovare risposte nuove a bisogni nuovi, superando la logica di coalizione per cui i temi più difficili vengono ignorati o affidati alla libertà di coscienza. Il nuovo partito sarà lo specchio di un pezzo di Paese più grande di quello rappresentato dai partiti che oggi gli danno vita, un luogo in cui discutere le proposte da avanzare al Paese, un nuovo laboratorio di idee che nasce con l’obiettivo di essere luogo di dialettica e confronto senza il bisogno di ideologie ma basandosi sui problemi reali dei cittadini.
Questo è oggi il luogo in cui rilanciare le richieste del movimento lgbt e lavorare affinché da quella domanda di libertà nascano riforme concrete. Lavoreremo dentro il Partito democratico per una seria legge contro ogni discriminazione, l’uguaglianza giuridica per le famiglie omosessuali, la promozione del diritto alla salute per le persone lgbt, la modifica delle leggi sul cambio di sesso e sulla fecondazione assistita. Sono gli obiettivi del movimento lgbt italiano ed internazionale, e sono i nostri obiettivi: più saremo a sostenerli dentro il Pd, prima diventeranno obiettivi del centrosinistra e leggi dello Stato.
Per essere all’altezza delle sfide che si è posto, il Pd dovrà avere come principi guida l’estensione dei diritti di cittadinanza e la laicità dei processi di decisione. Applicare con rigore il principio di laicità non significa ricercare contrapposizioni ideologiche o rifiutare il confronto con le diverse opinioni, anche religiose: al contrario, è la condizione perché questo dialogo possa avere luogo e produrre decisioni ispirate al rispetto della pluralità culturale e dei diritti fondamentali e non ai principi specifici di una religione.
Siamo consapevoli delle difficoltà che incontreremo. Conosciamo direttamente la fatica di abbattere pregiudizi, contrastare inerzie e pigrizie, superare veti ideologici. Abbiamo ben presenti le resistenze conservatrici presenti nel Paese, nel parlamento e nello stesso centrosinistra. Sappiamo che le ritroveremo anche nel nuovo partito. Ma allo stesso tempo e, anzi, a maggior ragione pensiamo che questa sia la frontiera più avanzata in cui spendere le nostre energie per la costruzione delle riforme necessarie ad un'Italia più civile, in cui l'orientamento sessuale o l'identità di genere non siano ostacolo alla ricerca della felicità.
A tutte le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, a tutte e tutti quelli che hanno a cuore la costruzione di un Paese laico e libero chiediamo di condividere con noi questo impegno, aiutandoci a costruire un partito nuovo che sia lo strumento per nuove libertà.
Cristiana Alicata (Roma)
Giuliano Gasparotti (Firenze)
Andrea Ambrogetti (Roma)
Nunzio Liso (Andria)
Carmela Antonino (Molfetta)
Sergio Lo Giudice (Bologna)
Flavio Arditi (Empoli)
Anna Maria Mucciarelli (Bologna)
Fabio Astrobello (Reggio Emilia)
Dario Nistri (Firenze)
Alessandro Bandoni (Massa Carrara)
Fabio Omero (Trieste)
Andrea Benedino (Ivrea)
Enrico Peroni (Vicenza)
Riccardo Camilleri (Roma)
Francesco Piomboni (Firenze)
Alfredo Capuano (Roma)
Enrico Pizza (Udine)
Maurizio Caserta (Acireale)
Mario Scafetta (Empoli)
Matteo Cavalieri (Bologna)
Ivan Scalfarotto (Corsico)
Nicola Cicchitti (Trieste)
Ennio Trinelli (Bologna)
Anna Paola Concia (Roma)
Carmine Urciuoli (Aversa)
Alessio De Giorgi (Pisa)
Lucia Vagnoli (Empoli)
Edoardo Del Vecchio (Roma)
Marco Volante (Milano)
Giacomo Deperu (Pordenone)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=75525
Tra loro Benedino, Concia, De Giorgi, Lo Giudice
In tanti ci chiedono perché noi, lesbiche e gay, ci candidiamo all’assemblea costituente per il Partito democratico. Noi, da sempre in prima fila nella costruzione di un Paese più libero e accogliente, che abbia la laicità come principio guida, in cui nessuno sia leso nella sua dignità per il suo orientamento sessuale o la sua identità di genere. Noi, che crediamo nella liberazione di donne e uomini da ogni dominio esterno, costrizione culturale o imposizioni religiose.
Lo facciamo perché siamo convinti che il partito che sta per nascere sarà il luogo più utile a fare avanzare concretamente queste battaglie. L’incontro fra culture diverse costringerà tutti a confrontarsi a fondo per trovare risposte nuove a bisogni nuovi, superando la logica di coalizione per cui i temi più difficili vengono ignorati o affidati alla libertà di coscienza. Il nuovo partito sarà lo specchio di un pezzo di Paese più grande di quello rappresentato dai partiti che oggi gli danno vita, un luogo in cui discutere le proposte da avanzare al Paese, un nuovo laboratorio di idee che nasce con l’obiettivo di essere luogo di dialettica e confronto senza il bisogno di ideologie ma basandosi sui problemi reali dei cittadini.
Questo è oggi il luogo in cui rilanciare le richieste del movimento lgbt e lavorare affinché da quella domanda di libertà nascano riforme concrete. Lavoreremo dentro il Partito democratico per una seria legge contro ogni discriminazione, l’uguaglianza giuridica per le famiglie omosessuali, la promozione del diritto alla salute per le persone lgbt, la modifica delle leggi sul cambio di sesso e sulla fecondazione assistita. Sono gli obiettivi del movimento lgbt italiano ed internazionale, e sono i nostri obiettivi: più saremo a sostenerli dentro il Pd, prima diventeranno obiettivi del centrosinistra e leggi dello Stato.
Per essere all’altezza delle sfide che si è posto, il Pd dovrà avere come principi guida l’estensione dei diritti di cittadinanza e la laicità dei processi di decisione. Applicare con rigore il principio di laicità non significa ricercare contrapposizioni ideologiche o rifiutare il confronto con le diverse opinioni, anche religiose: al contrario, è la condizione perché questo dialogo possa avere luogo e produrre decisioni ispirate al rispetto della pluralità culturale e dei diritti fondamentali e non ai principi specifici di una religione.
Siamo consapevoli delle difficoltà che incontreremo. Conosciamo direttamente la fatica di abbattere pregiudizi, contrastare inerzie e pigrizie, superare veti ideologici. Abbiamo ben presenti le resistenze conservatrici presenti nel Paese, nel parlamento e nello stesso centrosinistra. Sappiamo che le ritroveremo anche nel nuovo partito. Ma allo stesso tempo e, anzi, a maggior ragione pensiamo che questa sia la frontiera più avanzata in cui spendere le nostre energie per la costruzione delle riforme necessarie ad un'Italia più civile, in cui l'orientamento sessuale o l'identità di genere non siano ostacolo alla ricerca della felicità.
A tutte le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, a tutte e tutti quelli che hanno a cuore la costruzione di un Paese laico e libero chiediamo di condividere con noi questo impegno, aiutandoci a costruire un partito nuovo che sia lo strumento per nuove libertà.
Cristiana Alicata (Roma)
Giuliano Gasparotti (Firenze)
Andrea Ambrogetti (Roma)
Nunzio Liso (Andria)
Carmela Antonino (Molfetta)
Sergio Lo Giudice (Bologna)
Flavio Arditi (Empoli)
Anna Maria Mucciarelli (Bologna)
Fabio Astrobello (Reggio Emilia)
Dario Nistri (Firenze)
Alessandro Bandoni (Massa Carrara)
Fabio Omero (Trieste)
Andrea Benedino (Ivrea)
Enrico Peroni (Vicenza)
Riccardo Camilleri (Roma)
Francesco Piomboni (Firenze)
Alfredo Capuano (Roma)
Enrico Pizza (Udine)
Maurizio Caserta (Acireale)
Mario Scafetta (Empoli)
Matteo Cavalieri (Bologna)
Ivan Scalfarotto (Corsico)
Nicola Cicchitti (Trieste)
Ennio Trinelli (Bologna)
Anna Paola Concia (Roma)
Carmine Urciuoli (Aversa)
Alessio De Giorgi (Pisa)
Lucia Vagnoli (Empoli)
Edoardo Del Vecchio (Roma)
Marco Volante (Milano)
Giacomo Deperu (Pordenone)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=75525
giovedì 28 giugno 2007
Veltroni: no all'omofobia, sì ai diritti dei conviventi
Per Walter Veltroni il giorno dell’atteso discorso riguardante il suo impegno nel Partito Democratico, nel quale accenna al problema dell’omofobia e difende i diritti dei conviventi non sposati.
TORINO – Occhi puntati sul Lingotto di Torino dove oggi pomeriggio Walter Veltroni ha ufficialmente annunciato di accettare la possibilità di diventare il leader del Partito Democratico. Un discorso di 100 minuti accuratamente preparato e nel quale il sindaco di Roma ha parlato di tante cose, dalla necessità di riunire il paese, la necessità delle riforme, i conti pubblici, il clima. Nel suo lungo discorso in passaggi due richiami di particolare interesse per i lettori di queste pagine: uno sull’omofobia e uno sulle coppie di fatto.
“E nella nostra società – ha detto Veltroni -, a fianco di una grande ricchezza a volte nascosta in termini di "capitale sociale", sento esserci uno stato d'animo fatto di smarrimento, di stanchezza, di pessimismo, persino di forme di intolleranza, di incattivimento, di omofobia, di diffidenza e chiusura verso tutto ciò che appare estraneo, diverso. Poi, più avanti, parlando del rapporto tra stato laico e religione la necessità di trovare un punto di equilibrio: “È questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono.”
Soddisfatti Anna Paola Concia e Andrea Benedino, portavoci nazionali di Gayleft, la consulta lgbt dei Ds: «Abbiamo chiesto stamattina a Veltroni parole chiare sui diritti civili. Queste parole sono arrivate: la denuncia dell'omofobia e l'impegno per una legge europea sulle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. Queste parole aggiungono Concia e Benedino ci incoraggiano a continuare il percorso di costruzione della cittadinanza politica degli omosessuali dentro il futuro Partito Democratico. Porteremo avanti questo percorso coinvolgendo tutte e tutti quegli omosessuali che vogliono accettare con noi questa scommessa.»
Non entusiasta invece la ministra Rosy Bindi secondo cui «è stato un discorso un po' lungo ed è mancata la generosità verso altre culture che non sono di sinistra, come quella cattolico-democratica.»
http://www.gay.it/channels/view.php?id=23102
TORINO – Occhi puntati sul Lingotto di Torino dove oggi pomeriggio Walter Veltroni ha ufficialmente annunciato di accettare la possibilità di diventare il leader del Partito Democratico. Un discorso di 100 minuti accuratamente preparato e nel quale il sindaco di Roma ha parlato di tante cose, dalla necessità di riunire il paese, la necessità delle riforme, i conti pubblici, il clima. Nel suo lungo discorso in passaggi due richiami di particolare interesse per i lettori di queste pagine: uno sull’omofobia e uno sulle coppie di fatto.
“E nella nostra società – ha detto Veltroni -, a fianco di una grande ricchezza a volte nascosta in termini di "capitale sociale", sento esserci uno stato d'animo fatto di smarrimento, di stanchezza, di pessimismo, persino di forme di intolleranza, di incattivimento, di omofobia, di diffidenza e chiusura verso tutto ciò che appare estraneo, diverso. Poi, più avanti, parlando del rapporto tra stato laico e religione la necessità di trovare un punto di equilibrio: “È questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono.”
Soddisfatti Anna Paola Concia e Andrea Benedino, portavoci nazionali di Gayleft, la consulta lgbt dei Ds: «Abbiamo chiesto stamattina a Veltroni parole chiare sui diritti civili. Queste parole sono arrivate: la denuncia dell'omofobia e l'impegno per una legge europea sulle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. Queste parole aggiungono Concia e Benedino ci incoraggiano a continuare il percorso di costruzione della cittadinanza politica degli omosessuali dentro il futuro Partito Democratico. Porteremo avanti questo percorso coinvolgendo tutte e tutti quegli omosessuali che vogliono accettare con noi questa scommessa.»
Non entusiasta invece la ministra Rosy Bindi secondo cui «è stato un discorso un po' lungo ed è mancata la generosità verso altre culture che non sono di sinistra, come quella cattolico-democratica.»
http://www.gay.it/channels/view.php?id=23102
martedì 12 giugno 2007
Firenze, gonfalone al Gay Pride il PD vota no col centrodestra
Il Comune in veste ufficiale non sarà a Roma
di CLAUDIA RICONDA
Né delegazione istituzionale né gonfalone: il Comune di Firenze non sarà presente, nella sua veste ufficiale, sabato pomeriggio a Roma al Gay Pride. La possibilità di veder sfilare l´emblema della città nel corteo dell´orgoglio omosessuale è sfumata perché la ex Margherita si è messa di traverso e ha costretto tutto il Pd di Palazzo Vecchio a votare contro. E´ sfumata in un pomeriggio di bisticci in cui le diverse anime del Partito democratico sono entrate in conflitto e a rimetterci sono stati gli omosessuali fiorentini, che molto speravano di vedere sventolare a Roma il simbolo ufficiale di Firenze: quando in consiglio comunale si è trattato di votare l´emendamento sul gonfalone (modifica ad una mozione firmata da diciotto consiglieri, Rifondazione, Comunisti, Altracittà, Verdi, Sdi, Sinistra democratica e alcuni membri del Pd, che chiedeva la presenza di una delegazione del Comune al Pride romano ma senza aver previsto il gonfalone), il centro destra si è opposto («Non l´avete mandato al Family Day, non andrà al Gay Pride»), e il Pd, dopo le pressioni degli ex della Margherita, si è sfilato e ha votato anch´esso no («Per rispetto delle opposizioni», ha detto Susanna Agostini del Pd). La sinistra è rimasta sola, e l´emendamento non è passato. A quel punto si è votato la mozione sulla delegazione, ma il centro destra è uscito dall´aula, ed è mancato il numero legale. Risultato: anche la delegazione resta a casa. Si muoveranno gli altri, appunto. Tutti quei cittadini ai quali stanno a cuore non solo i diritti degli omosessuali, ma anche quelle tre parole che il Roma Pride 2007 ha scelto come fulcro della manifestazione: dignità, parità, laicità. Centinaia di fiorentini che l´Arci di Firenze e Azione gay e lesbica stanno mobilitando (adesioni trasversali da una ventina di associazioni, enti, gruppi politici, e da una trentina tra assessori e consiglieri locali). «Il clima di odio e discriminazione nei confronti dell´omosessualità e delle forme di famiglia non tradizionali ci obbliga a una risposta forte» dice Francesca Chiavacci presidente di Arci Firenze. «E´ dalla società civile che deve arrivare la spinta al governo perché si liberi dall´invadenza della Chiesa» insiste Elena Biagini di Azione gay e lesbica. Il comitato sta organizzando i pullman per Roma: 10 euro (prenotazioni 055-26.29.7218 o 055-220.250, mail firenzeperilpride07gmail.com)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74225
di CLAUDIA RICONDA
Né delegazione istituzionale né gonfalone: il Comune di Firenze non sarà presente, nella sua veste ufficiale, sabato pomeriggio a Roma al Gay Pride. La possibilità di veder sfilare l´emblema della città nel corteo dell´orgoglio omosessuale è sfumata perché la ex Margherita si è messa di traverso e ha costretto tutto il Pd di Palazzo Vecchio a votare contro. E´ sfumata in un pomeriggio di bisticci in cui le diverse anime del Partito democratico sono entrate in conflitto e a rimetterci sono stati gli omosessuali fiorentini, che molto speravano di vedere sventolare a Roma il simbolo ufficiale di Firenze: quando in consiglio comunale si è trattato di votare l´emendamento sul gonfalone (modifica ad una mozione firmata da diciotto consiglieri, Rifondazione, Comunisti, Altracittà, Verdi, Sdi, Sinistra democratica e alcuni membri del Pd, che chiedeva la presenza di una delegazione del Comune al Pride romano ma senza aver previsto il gonfalone), il centro destra si è opposto («Non l´avete mandato al Family Day, non andrà al Gay Pride»), e il Pd, dopo le pressioni degli ex della Margherita, si è sfilato e ha votato anch´esso no («Per rispetto delle opposizioni», ha detto Susanna Agostini del Pd). La sinistra è rimasta sola, e l´emendamento non è passato. A quel punto si è votato la mozione sulla delegazione, ma il centro destra è uscito dall´aula, ed è mancato il numero legale. Risultato: anche la delegazione resta a casa. Si muoveranno gli altri, appunto. Tutti quei cittadini ai quali stanno a cuore non solo i diritti degli omosessuali, ma anche quelle tre parole che il Roma Pride 2007 ha scelto come fulcro della manifestazione: dignità, parità, laicità. Centinaia di fiorentini che l´Arci di Firenze e Azione gay e lesbica stanno mobilitando (adesioni trasversali da una ventina di associazioni, enti, gruppi politici, e da una trentina tra assessori e consiglieri locali). «Il clima di odio e discriminazione nei confronti dell´omosessualità e delle forme di famiglia non tradizionali ci obbliga a una risposta forte» dice Francesca Chiavacci presidente di Arci Firenze. «E´ dalla società civile che deve arrivare la spinta al governo perché si liberi dall´invadenza della Chiesa» insiste Elena Biagini di Azione gay e lesbica. Il comitato sta organizzando i pullman per Roma: 10 euro (prenotazioni 055-26.29.7218 o 055-220.250, mail firenzeperilpride07gmail.com)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74225
mercoledì 18 aprile 2007
Arcigay: la quercia non ci invita neppure... addio anche al PD
Fassino invece venga da noi, il giorno prima del family day
Roma, 18 apr. - Congressi quasi paralleli quelli dei Ds e dell'Arcigay. Eppure cortesia a senso unico. L'Arcigay che si ritrova a Milano dall'11 al 13 maggio invita Piero Fassino alla sua assise.
Dalla Quercia invece nemmeno una lettera all'indirizzo del segretario Aurelio Mancuso e del candidato di minoranza Enzo Menzione.
"Un particolare che la dice lunga sotto quali auspici nasca il partito democratico", commenta Mancuso.
"Un segnale, un cattivo segnale", rincara la dose Menzione.
I rapporti tra il Botteghino e l'associazione che storicamente difende i diritti delle persone omosessuali non sono piu' idilliaci. Quelli con il partito democratico, poi, sembrano destinati a mettersi peggio. All'Arcigay non ne fanno un dramma.
Del resto lo stesso Mancuso, oggi candidato di maggioranza per l'associazione gay, qualche mese fa annuncio' polemicamente che non avrebbe rinnovato la tessera alla Quercia: "Poca attenzione ai temi della laicita'".
Oggi la situazione e' peggiorata. "I Ds sono il principale partito di maggioranza. Eppure non hanno ottenuto nulla, assolutamente nulla, sul piano dei diritti civili". Pacchetto antidiscriminazione, Dico, omofobia, fecondazione assisitita: "dopo un anno di governo non c'e' niente. E se l'aria che tira e' questa il popolo glbt prende atto che il partito democratico non nasce con una vera identita' laica e riformista", dichiara Mancuso.
Anche il candidato di minoranza, Enzo Menzione, non si fa illusioni. "Io sono il movimentista dell'Arcigay eppure devo ammettere che il partito democratico avrebbe potuto essere un momento di attrattiva anche per me.
E invece non si avverte nessuna novita'. Nel manifesto poi non c'e' quasi nulla".
Gli altri partiti democratici, a cominciare da quello americano, "hanno un'impostazione molto avanzata, dove il tema dei diritti omosessuali non viene distinto in quanto tale dai diritti civili delle persone. Evidentemente in Italia pesa l'ipoteca del partner cattolico e la mancanza di una chiara e forte coscienza politica su questi temi nella classe dirigente Ds".
Che il mega congresso di Firenze non incroci il cammino dell'Arcigay delude ma non stupisce.
"Certo ci sara' la lobby di Gayleft, ci saranno delegati che sono anche nostri iscritti, ma non noi in quanto associazione. Ne prendiamo atto. Punto. Non abbiamo la sindrome della strega cattiva che non viene invitata al banchetto di Biancaneve- dice Aurelio Mancuso-. Allo stesso modo prendiamo atto che siamo ormai distanti dai Ds e tanto piu', a questo punto, lo saremo dal Pd. Invece continuiamo a guardare a quel che avviene a sinistra, perche' hai visto mai, magari nasce un soggetto unitario, laico e progressista".
Cio' non toglie che l'Arcigay non tenti di imbastire un dialogo con i Ds e con questa maggioranza sui temi 'caldi'.
Di qui gli inviti ai congressi, spediti a Prodi, ai ministri interessati ("venga anche Fioroni a dare risposte sull'omofobia a scuola"), ai presidenti di Camera e Senato, ai capigruppo e ai segretari di partito. A Fassino, quindi. "Venga l'11 maggio. E' il giorno che dedichiamo agli ospiti ed e' il giorno prima del Family Day- dice Mancuso- Sarebbe un segnale politico chiaro visto che lo slogan del nostro congresso e' 'siamo famiglie, pari dignita', pari diritti'".
Mancuso e Menzione, il Fassino e il Mussi dell'Arcigay, a differenza dei loro colleghi all'ombra della Quercia non si scinderanno.
"Noi non siamo contrapposti", dice il candidato di minoranza. "Siamo differenti. La battaglia per i diritti civili e' inderogabile sia per me che per Mancuso. Lui pero' e' piu' istituzionale, io piu' movimentista". Tra Firenze e Milano si dividera' invece Franco Grillini, deputato Ds vicino ad Angius, fondatore e presidente onorario dell'Arcigay. "Sono scisso: in maggioranza a Milano, in minoranza a Firenze - dice- ma non sto male".
http://www.gaynews.it/view.php?ID=73412
Roma, 18 apr. - Congressi quasi paralleli quelli dei Ds e dell'Arcigay. Eppure cortesia a senso unico. L'Arcigay che si ritrova a Milano dall'11 al 13 maggio invita Piero Fassino alla sua assise.
Dalla Quercia invece nemmeno una lettera all'indirizzo del segretario Aurelio Mancuso e del candidato di minoranza Enzo Menzione.
"Un particolare che la dice lunga sotto quali auspici nasca il partito democratico", commenta Mancuso.
"Un segnale, un cattivo segnale", rincara la dose Menzione.
I rapporti tra il Botteghino e l'associazione che storicamente difende i diritti delle persone omosessuali non sono piu' idilliaci. Quelli con il partito democratico, poi, sembrano destinati a mettersi peggio. All'Arcigay non ne fanno un dramma.
Del resto lo stesso Mancuso, oggi candidato di maggioranza per l'associazione gay, qualche mese fa annuncio' polemicamente che non avrebbe rinnovato la tessera alla Quercia: "Poca attenzione ai temi della laicita'".
Oggi la situazione e' peggiorata. "I Ds sono il principale partito di maggioranza. Eppure non hanno ottenuto nulla, assolutamente nulla, sul piano dei diritti civili". Pacchetto antidiscriminazione, Dico, omofobia, fecondazione assisitita: "dopo un anno di governo non c'e' niente. E se l'aria che tira e' questa il popolo glbt prende atto che il partito democratico non nasce con una vera identita' laica e riformista", dichiara Mancuso.
Anche il candidato di minoranza, Enzo Menzione, non si fa illusioni. "Io sono il movimentista dell'Arcigay eppure devo ammettere che il partito democratico avrebbe potuto essere un momento di attrattiva anche per me.
E invece non si avverte nessuna novita'. Nel manifesto poi non c'e' quasi nulla".
Gli altri partiti democratici, a cominciare da quello americano, "hanno un'impostazione molto avanzata, dove il tema dei diritti omosessuali non viene distinto in quanto tale dai diritti civili delle persone. Evidentemente in Italia pesa l'ipoteca del partner cattolico e la mancanza di una chiara e forte coscienza politica su questi temi nella classe dirigente Ds".
Che il mega congresso di Firenze non incroci il cammino dell'Arcigay delude ma non stupisce.
"Certo ci sara' la lobby di Gayleft, ci saranno delegati che sono anche nostri iscritti, ma non noi in quanto associazione. Ne prendiamo atto. Punto. Non abbiamo la sindrome della strega cattiva che non viene invitata al banchetto di Biancaneve- dice Aurelio Mancuso-. Allo stesso modo prendiamo atto che siamo ormai distanti dai Ds e tanto piu', a questo punto, lo saremo dal Pd. Invece continuiamo a guardare a quel che avviene a sinistra, perche' hai visto mai, magari nasce un soggetto unitario, laico e progressista".
Cio' non toglie che l'Arcigay non tenti di imbastire un dialogo con i Ds e con questa maggioranza sui temi 'caldi'.
Di qui gli inviti ai congressi, spediti a Prodi, ai ministri interessati ("venga anche Fioroni a dare risposte sull'omofobia a scuola"), ai presidenti di Camera e Senato, ai capigruppo e ai segretari di partito. A Fassino, quindi. "Venga l'11 maggio. E' il giorno che dedichiamo agli ospiti ed e' il giorno prima del Family Day- dice Mancuso- Sarebbe un segnale politico chiaro visto che lo slogan del nostro congresso e' 'siamo famiglie, pari dignita', pari diritti'".
Mancuso e Menzione, il Fassino e il Mussi dell'Arcigay, a differenza dei loro colleghi all'ombra della Quercia non si scinderanno.
"Noi non siamo contrapposti", dice il candidato di minoranza. "Siamo differenti. La battaglia per i diritti civili e' inderogabile sia per me che per Mancuso. Lui pero' e' piu' istituzionale, io piu' movimentista". Tra Firenze e Milano si dividera' invece Franco Grillini, deputato Ds vicino ad Angius, fondatore e presidente onorario dell'Arcigay. "Sono scisso: in maggioranza a Milano, in minoranza a Firenze - dice- ma non sto male".
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