mercoledì 11 aprile 2007

Da oggi l'Italia riconosce dei diritti alle coppie gay. Basta che non siano italiane.

Dall' 11 aprile, l'Italia riconoscerà dei diritti alle coppie gay. Basta che non siano italiane. È quanto prevede una Direttiva Europea sulla libera circolazione tra gli Stati.
di Roberto Taddeucci


ROMA - I cittadini europei sono tutti uguali? Niente affatto: nel nostro paese quelli stranieri sono più... europei di noi italiani. Conseguenza del recepimento (dovuto) dell'Italia della Direttiva 2004/38 della Comunità Europea, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Si tratta di una normativa che è stata elaborata durante gli anni del governo Berlusconi e vi ha contribuito l'allora ministro alle politiche comunitarie Rocco Buttiglione. La libera circolazione dei cittadini europei da un paese all'altro è uno dei cardini sui quali si basano gli accordi comunitari. Il cittadino europeo che si sposta ha il diritto di portare con se i propri familiari e nella maggioranza dei paesi europei, come noto, le coppie omosessuali sono considerate famiglia, con varie modalità giuridiche di riconoscimento che variano da paese a paese.

L'Italia, ancora oggi, non permette a due persone omosessuali di poter regolarizzare in alcun modo la propria relazione e questo mette i gay e le lesbiche su un piano di oggettiva inferiorità rispetto agli altri cittadini. A cominciare dall'espatrio: ad esempio se un italiano eterosessuale che lavora per una multinazionale è trasferito alla sede di New York anche al coniuge verrà concesso il permesso di soggiorno e dunque si potrà trasferire senza problemi. Per il cittadino italiano omosessuale e il/la compagno/a questo è impossibile, in quanto non si può produrre alcuna certificazione che attesti la relazione e dunque l'immigrazione statunitense non rilascerà il visto per il partner.

Rimanendo in Europa la Direttiva 38 prevede che vengano rilasciati permesso e carta di soggiorno per il partner, anche se dello stesso sesso, in conformità con "il divieto di discriminazione contemplato nella Carta (dei diritti fondamentali) degli Stati membri e senza operare tra i beneficiari della stessa alcuna discriminazione fondata su motivazioni quali sesso (...) o tendenze sessuali."

Il 'coniuge'
Il recepimento della Direttiva spiega che per "familiare" si intende "il coniuge" oppure "il partner che abbia contratto con il cittadino dell'Unione un'unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro" quando via sia equiparazione tra l'unione registrata e il matrimonio. Già questo punto pone un quesito interessante riguardante il 'coniuge': se un tedesco che ha lavorato e contratto matrimonio in Canada con un canadese vuole venire a vivere in Italia, il nostro paese concederà il permesso di soggiorno anche al suo sposo canadese? C'è da ricordare che la Corte di Giustizia europea ha già affermato il fatto che la libera circolazione è uno dei diritti fondamentali dei cittadini dell'UE, per cui l'Italia non può impedire al suddetto tedesco di poter venire a vivere qui, e certamente non lo può costringere a separarsi dalla persona con la quale è sposata. Ma andiamo avanti.

La "relazione stabile"
Ci sono poi anche altri "aventi diritto". Il decreto infatti dice che lo Stato membro ospitante deve agevolare l'ingresso e il soggiorno anche a chi "é a carico o convive, nel paese di provenienza, con il cittadino dell'Unione". Anche al "partner con cui il cittadino dell'Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell'Unione". L'effetto più macroscopico di questa nuova legge sarà che dall'11 di aprile in poi un cittadino europeo che ha una relazione stabile e attestata anche con un cittadino extracomunitario avrà la possibilità di trasferirsi in Italia col proprio partner, mentre gli stessi italiani che sono nella stessa identica situazione (ovvero con partner non europeo) si vedranno negata tale possibilità.

L'ordine pubblico
Ogni Stato membro ospitante deve effettuare un "esame approfondito della situazione personale e giustifica l'eventuale rifiuto del loro ingresso o soggiorno". "Il diritto di ingresso e di soggiorno dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari, qualsiasi sia la loro cittadinanza, può essere limitato solo per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza". Arriverà l'Italia a rifiutare dei permessi di soggiorno a delle coppie gay francesi o danesi perché le considera addirittura delle minacce per l'ordine pubblico? Come reagirebbero i nostri partner europei a una simile, grottesca eventualità?

italiani con meno diritti degli stranieri
Quello che succede con questo recepimento è che, dall'11 aprile in poi, giorno di entrata in vigore della legge, è possibile per un cittadino Ue ricongiungersi col partner extracomunitario. Ma continuerà ad essere impedito a un italiano di farsi raggiungere nel suo stesso paese dal proprio partner. Un gran bel caso di palese discriminazione questa volta messa in atto da uno Stato verso i suoi stessi cittadini, quando omosessuali: impossibilitati a sposarsi, come in Spagna o Olanda, e impossibilitati a poter contrarre un'Unione civile, come in Gran Bretagna. Impossibilitati perfino a vedersi riconosciuta come semplice 'coppia di fatto' convivente, come sarebbe nelle intenzioni dei DiCo, provvedimento di basso profilo che ha tentato di mettere fine a qualche discriminazione ma contro il quale si è scatenata tutta l'intransigente intolleranza dei vertici della chiesa e di gran parte della vecchia classe politica che ci governa. E grazie alla quale siamo ormai rimasti l'unico tra i sei paesi fondatori della Comunità Europea che dalla stessa attinge in abbondanza fondi e finanziamenti, ma continua a negare a parte dei propri cittadini quei diritti civili che già tutti gli altri paesi riconoscono. Non è, crediamo, niente di cui andare orgogliosi.


http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22731

Parlava di se stesso?

di don Franco Barbero


Nel discorso pasquale, Benedetto XVI, oltre alle consuete considerazioni in cui ha ricordato genericamente tutti i mali del mondo per dispensarsi dal prendere posizione precisa su qualcuno in particolare, ha parlato di coloro che usano la religione e Dio per scopi violenti.

Mi domando: forse pensava a se stesso, a tutte le volte che usa il nome di Dio contro gli omosessuali e le lesbiche?

Sarebbe davvero un buon pensiero.

Il papa, come ciascuno/a di noi, non medita mai abbastanza il “non usare il nome del Signore, tuo Dio, per scopi vani…” (Esodo 20).


http://donfrancobarbero.blogspot.com/2007/04/parlava-di-se-stesso.html

martedì 10 aprile 2007

Il baratro

di Maria Novella Oppo

Per Pasqua la tv si è riempita di martiri cristiani e antichi romani, vecchi film e nuovi riti in diretta, censurando per qualche giorno i programmi più volgari. E lasciando invece fuori dal video il grande dibattito religioso che ha riempito le pagine dei maggiori giornali. Il suicidio di Matteo, provocato dal disprezzo dei compagni per la sua presunta diversità, ha aperto una commossa discussione. La moglie del più grande cantante italiano, Claudia Mori, ha scritto al Corriere della sera, per dire «a chi ci governa, anche nel nome di Dio, che i diversi non esistono. E, se esistono, hanno gli stessi identici nostri diritti». E ancora: «Mi riconosco nel Dio dell´accoglienza e non nel Dio dell´intransigenza inumana». Parole che non lasciano dubbi sul «baratro» che si sta aprendo «tra le regole vaticane e la vita della maggioranza dei cattolici», come ha scritto il New York Times nel suo inserto domenicale. Solo la destra italiana cavalca allegramente quel baratro in vista di un presunto tornaconto elettorale. Nessuna pietà per i vivi, figuriamoci per i morti.

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=65011

venerdì 6 aprile 2007

Libreria Babele di Milano, scritte omofobe sulle vetrine

Mancuso: «Campagna d'odio, responsabili anche gerarchie cattoliche»
Lo storico negozio dedicato alla cultura gay è stato preso di mira nella notte: trovati anche una svastica e un insulto a Imma Battaglia



Scritte omofobe, insulti, una svastica. Nella notte sono state prese di mira le vetrine della libreria Babele in via San Nicolao 10, nel centro a Milano, storico luogo di cultura gay e alternativa. Accanto al simbolo nazista la polizia ha trovato una sigla, «Fn», che presumibilmente potrebbe indicare il movimento di estrema destra Forza Nuova. L'episodio è stato denunciato dai dipendenti della libreria, che hanno sottolineato di non aver mai ricevuto minacce o essere stati oggetto di discriminazioni sul posto di lavoro. Sulle scritte, tracciate con vernice spray nera, stanno indagando la polizia e la Digos. La libreria, una delle prime dedicate alla cultura lesbica e omosessuale, ha sede da sette anni vicino a piazzale Cadorna. Prima era in via Sammartini.

«Le scritte omofobe e l'insulto verso Imma Battaglia sono l'ulteriore episodio di una campagna gravissima contro i cittadini e cittadine gay e lesbiche di questo Paese - ha commentato Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell'Arcigay -. Oltre a esprimere la mia personale solidarietà e vicinanza ad Imma, leader del movimento omosessuale italiano, chiedo con forza che il governo e il Parlamento mettano finalmente in campo tutti quegli strumenti repressivi e legislativi, presenti in tutti gli stati europei, che tutelino le persone omosessuali. Faccio appello a tutte le forze politiche affinché questa campagna d'odio, di cui sono responsabili anche le gerarchie cattoliche, venga respinta con decisione».

«Parole d'ordine che riprendono alla lettera le esternazioni di monsignor Bagnasco - ha aggiunto la stessa Imma Battaglia, presidente di «Di' Gay Project» - e ne fanno proprio il clima di intolleranza e lo scontro ideologico che scivolano sempre più verso una deriva violenta e fascista. Il suicidio del giovane adolescente di Torino, vessato dal bullismo dei propri compagni perché presunto omosessuale, è il risultato devastante dell'intolleranza omofobica cui i media fanno da cassa di risonanza».

«Personalmente ringrazio Forza Nuova per l'appellativo rivoltomi, che in confronto alle svastiche, per me è un complimento - ha aggiunto la Battaglia -. Non mi faccio intimidire da chi invece la adotta verbalmente o fisicamente per alzare il livello dello scontro». La difesa della dignità e del rispetto delle persone omosessuali e transessuali, aggiunge, «sono un battaglia civile fondamentale per la difesa della democrazia e della laicità di questo Paese. Chiedo a tutte le forze politiche di condannare questo gesto e al ministro Amato di approvare rapidamente un disegno di legge che punisca qualunque forma di discriminazione e di omofobia».

06 aprile 2007
http://tinyurl.com/2kzfm7

giovedì 5 aprile 2007

Sedicenne si uccide, dicevano che era gay

La madre: "Perché lo hanno trattato così?"


Il ragazzo dallo scorso anno era tormentato dai compagni di scuola
La preside: "Ci eravamo accorti del disagio ed eravamo intervenuti subito"




TORINO - "Perché me lo hanno trattato così? Non aveva fatto niente di male, era un essere umano come tutti loro". La signora Priscilla non riesce a darsi pace per la morte del figlio sedicenne, che martedì scorso si è tolto la vita gettandosi dalla finestra della sua abitazione, al quarto piano di un'abitazione di Torino. Piange spiegando che suo figlio M. non sopportava più di sentirsi emarginato e insultato dai compagni di scuola che continuavano a ripetergli "sei gay, ti piacciono i ragazzi". Ne aveva anche parlato con la preside, ma non era cambiato nulla.



M.P., 16 anni, frequentava l'istituto tecnico Sommeiller, considerato uno dei più prestigiosi di Torino. Dallo scorso anno scolastico era stato preso di mira dagli altri ragazzi che per deriderlo lo apostrofavano con il nome di Jonathan, come uno dei personaggi del Grande Fratello televisivo indicato come omosessuale. E così martedì scorso M.P. ha deciso di farla finita. Prima di gettarsi nel vuoto ha lasciato due biglietti, ora in mano ai carabinieri, dai quali si è appreso che in uno chiede scusa ai genitori, nell'altro traccia le motivazioni del suo gesto. "A scuola - è il senso del messaggio - non mi accettano perché mi vedono come uno diverso da loro. Non mi sento integrato".



"Lunedì - racconta la madre - è tornato a casa dicendo di sentirsi molto stanco e molto triste. Voleva andare subito a dormire. La mattina dopo sarebbe dovuto andare a lezione, ma mi aveva chiesto di stare a casa per studiare e riposarsi. Sono uscita e dopo un po' mi ha chiamato mio figlio maggiore, raccontandomi quanto era successo".



Priscilla, di origine filippina, ha sposato nel 1989 un agricoltore di Buttigliera d'Asti, dal quale ha avuto tre bambini. M. era il secondo dei tre figli della coppia, separata dal '99. "I miei figli sono bravi, educati. Gli ho sempre raccomandato di studiare, e in effetti a scuola vanno benissimo". Ma all'istituto tecnico Sommeiller M. aveva dei problemi, anche se era fra i più bravi della classe. "Io lo sapevo - dice Priscilla - anche perché all'inizio del precedente anno scolastico si era confidato con me. Diceva che lo prendevano in giro, che gli dicevano 'sei un gay', 'ti piacciono i maschi'. Ne avevamo anche parlato con la preside".



"All'inizio non voleva più andare - prosegue la donna, - ha continuato a seguire le lezioni e i compagni lo hanno isolato dal gruppo, come se non fosse uno di loro, come se fosse diverso. Io ero preoccupata. Gli chiesi se voleva andare da uno psicologo, mi rispose di no".



La preside dell'istituto Sommeiller, Caterina Cogno, non esita a definirlo "il migliore della classe". "Aveva manifestato del disagio - spiega - all'inizio del precedente anno scolastico, nel 2005. Vedendolo in lacrime, un insegnante lo avvicinò. E dopo qualche titubanza disse che gli altri lo prendevano perché studiava troppo e aveva dei bei voti. Lo chiamavano Jonathan. Intervenimmo subito, sgridammo i suoi compagni, e da allora non è più stato notato nulla di insolito. Era bravo, garbato, sensibile. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno".



L'accusa di essere gay è frequente nella scuola, afferma l'Arcigay, che nei mesi scorsi ha svolto un'inchiesta nelle scuole, finanziata dall'Ue, condotta su circa 500 studenti e insegnanti da cui risulta che più della metà dei ragazzi e delle ragazze (53 per cento) delle medie superiori sente pronunciare spesso o continuamente parole offensive come "finocchio" per indicare maschi omosessuali o percepiti come tali.



Secondo l'indagine, un altro 28 per cento sente usare qualche volta questi insulti, il 14,6 per cento raramente, e il 3,8 mai. Ma non solo. A più del 10 per cento degli studenti capita di vedere spesso o continuamente un ragazzo deriso, offeso o aggredito, a scuola, perché è o sembra omosessuale, e raramente qualcuno interviene a difesa della vittima. Non lo fa mai nessuno secondo il 19,2 per cento, raramente per il 29,3 per cento, non sa il 22,7 per cento. I professori inoltre non se ne accorgono visto che alla domanda sul verificarsi di questi episodi nessuno risponde positivamente, mentre l'83,6 per cento dice di non aver mai assistito a episodi del genere.



"L'Arcigay esprime solidarietà alla mamma di Marco, la cui vicenda è solo la punta di un iceberg, per la sua perdita e per il coraggio di aver denunciato le violenze che suo figlio ha subito. Un atteggiamento nella scuola italiana aggravato dagli "insulti di politici e prelati contro i gay".



(5 aprile 2007)

http://tinyurl.com/yuy9ud

venerdì 30 marzo 2007

"Io prete tra coppie di fatto e omosessuali. Porte aperte a tutti, no alle divisioni"

Don Adelino Bortoluzzi: invece il Family day crea divisioni

Qui una rete di educatori e gente che ascolta e aiuta

A Treviso una parrocchia con una strada piena di persone separate. "Soffrono già, perché ignorarle?"

DAL NOSTRO INVIATO JENNER MELETTI






<B>"Io prete tra coppie di fatto e omosessuali<br>Porte aperte a tutti, no alle divisioni"</B>

Don Adelino Bortoluzzi, parroco di Olmi-San Floriano

TREVISO - Sul muro, dietro la scrivania, c'è un manifesto del 1948, firmato Democrazia cristiana. Un sacerdote sullo sfondo annuncia: "Meglio un prete oggi che un boia domani". In primo piano, un rosso bolscevico accanto a una forca. Il messaggio è chiaro: se non obbedisci ai preti, sarai preda dei comunisti. Don Adelino Bortoluzzi, parroco di Olmi-San Floriano, si mette a ridere. "E' un manifesto originale, me l'hanno regalato, forse per ricordarmi un passato non tanto lontano. E ricordare, anche in questi giorni, fa solo bene". Non è facile trovare sacerdoti che abbiano voglia di parlare del mega raduno annunciato a Roma. C'è chi dice che "la sola protesta permessa è il silenzio", c'è chi sostiene che "come sempre i parroci sono tagliati fuori da ogni decisione". "Vadano a Roma, quelli che credono che per salvare la famiglia basti uno slogan. Io non organizzerò certo dei pullman. Resterò qui, con le famiglie vere, che ci parlano di figli da crescere e da educare, e non di Pacs o Dico. Ma protestare non conta nulla. La gerarchia della Chiesa non ha certo smesso di essere una gerarchia".



Don Bortoluzzi (per tutti Adelino e basta) accetta di parlare, ma solo della sua parrocchia. "Io posso solo spiegare cosa succede qui, in questa periferia di Treviso, che 15 anni fa, quando sono arrivato, era solo un dormitorio costruito attorno a una strada. Posso raccontare cosa ho cercato di fare in questa terra degli schei e del consumismo, dove i figli venivano mandati a lavorare a 14 anni e la scuola era giudicata solo una perdita di tempo. Parlo delle persone che abitano qui, persone vere, una diversa dall'altra, che alla parrocchia chiedono di essere luogo di accoglienza. L'incontro di Roma? Rischia di creare solo tensione e divisione. Nella mia chiesa entrano coppie di fatto, separati, omosessuali che non possono ricevere la Comunione ma che sono in comunione con gli altri fedeli. La chiesa è l'unico posto dove queste persone possono entrare senza che nessuno chieda loro un pass. Si sentono accolti da qualcuno più grande di tutti noi, dalle braccia della misericordia di un Dio che vuole bene a tutti".



C'è una strana strada, nella parrocchia, che qualcuno chiama "la via delle coppie di fatto". "Hanno costruito dei monolocali che sono stati affittati o comprati da uomini e donne che si sono separati ed hanno lasciato la casa in centro al coniuge e ai figli. Alcuni hanno nuove compagne. Come prete, posso ignorare queste persone? Il matrimonio è formato da coppie di diritto e da coppie di fatto, ma è anche dono e mistero, ed io lavoro per il dono e il mistero. Ci sono anche persone che si sentono sconfitte dalla vita. Non è bello separarsi, non è bello vivere in conflitto con la stessa persona con la quale hai fatto dei figli. Io cerco di trovare quello stile che Gesù aveva con le persone sofferenti. Chi sta già pagando un alto prezzo, deve trovare nella chiesa bontà e misericordia".



Anche qui i matrimoni in chiesa sono merce rara. L'anno scorso solo 4, contro 30 battesimi e 16 funerali. "Qualcuno si è sposato in altre parrocchie, ma la crisi c'è. La mia preoccupazione di parroco è comunque quella di fare sapere a chi si sposa che il matrimonio è una vocazione, da vivere con quella pienezza che è frutto di libertà di stare assieme ma anche grazia dello spirito. Dobbiamo poi ripensare anche alla "penitenza". Io posso assolvere un aborto o un assassinio, non una separazione. Su questo dramma aspetto un nuovo magistero dalla Chiesa. Se non avremo il coraggio di affrontare questi temi, per tanti la liturgia e il Vangelo saranno ridotti a norme e riti, facendo perdere la forza che hanno per aiutare l'uomo a vivere bene".



Non è facile trovare preti come don Adelino. In quindici anni ha costruito il centro sociale per gli anziani, con campi bocce al coperto, una grande palestra, un centro incontri per le famiglie... "Non ho il male della pietra. Ho cercato di trasformare un dormitorio in un paese. I soldi? Per raccoglierli, organizziamo anche la sagra del toro allo spiedo. Ci sono famiglie che si tassano, e poi ci sono i debiti. Ma adesso Olmi non è più solo una strada fra i dormitori. Sono diventato prete nel 1974, in tempi in cui i referendum sull'aborto e sul divorzio hanno segnato il crollo della cristianità. Ero cappellano vicino a Mestre e in quegli anni di tensioni fortissime vissute dagli operai di Marghera la parrocchia faceva campagna elettorale, per la Dc, ed era il centro di potere più grande del paese. Il parroco allora faceva e disfaceva la giunta comunale. Adesso noi preti, su questa questione, per fortuna non contiamo più nulla. Chi crede che possano tornare i tempi del manifesto con il prete e il comunista, si illude. Con altri sacerdoti ho imparato che la parrocchia deve essere un centro di spiritualità, non di potere. Arrivato qui, potevo vivere come un "manager di azienda di servizi religiosi". Battesimi e prediche, benedizioni e funerali. Faccio tutto questo, ma ho scelto anche un'altra strada. Ho studiato, ho chiamato qui degli specialisti. Ci sono soprattutto psicoterapeuti. E così a Olmi non c'è un "prete educatore" ma una vera comunità educante".



Cento ragazzi e ragazze, in questo pezzetto di nord est così refrattario agli atenei, si sono già laureati. "Seguiamo i ragazzi delle superiori, per completare un discorso culturale che la scuola non riesce a dare. Gli universitari fanno comunità: organizziamo appartamenti a Milano, Bologna, Padova. Dicono che "Adelino porta via i ragazzi dalle famiglie". E' vero. Io dico che bisogna studiare davvero e trovare un lavoro, fare un mutuo per uscire di casa subito dopo la laurea, farsi una famiglia. Anche in questo campo voglio essere un manager che riunisce persone competenti. Ragazzi in crisi trovano qui in parrocchia una risposta e soprattutto un aiuto a individuare la strada giusta. E così abbiamo gli anziani che gestiscono il bar portando orgogliosi il grembiule con scritto "Noi di Olmi" ma anche psicologi, psicoterapisti, analisti con i quali abbiamo costruito una rete di sostegno che serve tutta la comunità. Una rete, questa, che ci ha aiutato ad esempio ad organizzare famiglie che hanno deciso di andare ad abitare tutte nello stesso condominio, per una solidarietà reciproca. Ma è una rete che, se necessario, consiglia anche la separazione di una coppia, se questa appare come la soluzione più opportuna. Può sembrare strano che certi consigli arrivino da una parrocchia, ma la crisi arriva anche nelle famiglie sposate in chiesa. Non puoi fare finta di nulla".



A Olmi (1.200 dei 3.500 abitanti partecipano alle messe della domenica, 25 mamme insegnano il catechismo e 180 volontari organizzano le attività della parrocchia) l'altro giorno sono stati battezzati quattro bambini. "C'erano due neonati, il figlio di un ricco industriale e il figlio di un operaio. E c'erano due bambini più grandi, figli di una coppia di fatto. Sono amici di bambini battezzati, anche loro hanno voluto il sacramento. I loro genitori erano presenti ed hanno chiesto alla nostra comunità di farsi carico dell'educazione cristiana dei loro figli. Sono cose che succedono, se una parrocchia tiene davvero le porte aperte a tutti".

(2. continua)



(30 marzo 2007)

http://tinyurl.com/2gc9wt

Gay al comune di Firenze per sposarsi, ufficiale di stato civile dice no

Presenteranno ricorso al tribunale di Firenze





FIRENZE, 29 MAR - Una coppia gay si e' presentata stamani al Comune di Firenze chiedendo la pubblicazione del matrimonio.



Richiesta alla quale l'ufficio di stato civile di Palazzo Vecchio ha opposto un formale rifiuto.



Stamani Francesco Piomboni, 33 anni e Matteo Pegoraro, 21, coppia nella vita e alla guida di ''Giglio Rosa'', sezione di Arcigay a Firenze, citta' dove vivono, sono andati a Palazzo Vecchio dove avevano un regolare appuntamento presso l'ufficio di stato civile.



Dopo aver ottenuto un rifiuto alla loro richiesta di pubblicazione hanno annunciato che presenteranno ricorso al tribunale di Firenze.



''La nostra battaglia e' appena cominciata - hanno spiegato Francesco e Matteo, nel corso di una conferenza stampa -. Dalla nostra parte abbiamo il codice civile che assolutamente non vieta il matrimonio civile agli omosessuali. Se sara' necessario arriveremo fino alla Corte Costituzionale''.



(ANSA).

http://www.gaynews.it/view.php?ID=73131

giovedì 29 marzo 2007

Dico, laici e cattolici uniti contro il diktat: "Diamo l'otto per mille ai valdesi"

La rivista Micromega lancia due appelli contro "la crociata" della Chiesa

Tra i sottoscrittori laici Umberto Eco, Vasco Rossi e Simone Cristicchi

Dieci sacerdoti, da Don Mazzi a Vitaliano Della Sala, prendono posizione








ROMA - Un doppio appello per i Dico e contro le ingerenze ecclesiastiche. Proprio mentre la Chiesa continua a far sentire forze la sua voce contro il provvedimento che regolarizza le coppie di fatto, la rivista Micromega lancia due raccolte di firme "contro la crociate clericali della Conferenza episcopale italiana" e contro "l'acquiescenza di gran parte del Parlamento" (il testo può essere firmato sul sito di Micromega). Un doppio appello "ai cittadini democratici", perché al momento della denuncia dei redditi diano l'otto per mille non alla Chiesa cattolica ma a quella valdese.



Due appelli distinti, uno firmato da diverse personalità laiche (da Umberto Eco a Vasco Rossi), l'altro da personalità cattoliche, tra cui una decina di sacerdoti come don Enzo Mazzi, Viatliano Della Sala, dom Giovanni Franzoni.



Molte le firme in calce al testo dei laico. C'è il direttore di Micromega Paolo Flores d'Arcais. Ci sono scrittori come Umberto Eco, Giorgio Bocca, Andrea Camilleri e Lidia Ravera. Il premio Nobel Dario Fo, le attrici Franca Rame, Lella Costa. Ed ancora registi come Ferzan Ozpetek, Mario Monicelli, Bernardo Bertolucci. Ed anche il vincitore del Festival di Sanremo Simone Cristicchi e la rockstar Vasco Rossi. Tutti uniti nel chiedere una risposta concreta "all'offensiva clericale che mira a limitare le irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui".



Particolarmente significativo l'appello dei cattolici. Sottoscritto anche da molti religiosi. Undici fime sotto un teso severo: "Siamo scandalizzati da una politica dei vertici ecclesiali sempre più tesa a usare il potere che deriva dal denaro, dalle clientele, dalle influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano". L'appello vede nomi noti: da don Enzo Mazzi e don Vitaliano Della Sala. Uniti nel dire quanto sia "doveroso" negare l'otto per mille "a questo potere ecclesiastico". Da questo l'invito a devolvere il contributo alle chiese valdesi "che i diritti civili dell'individuo hanno sempre promosso".



(29 marzo 2007)

http://tinyurl.com/2fgjfy

"Dico" bene o male? Bene!

Riconoscere i diritti delle coppie di fatto non danneggia la famiglia
di Ermanno Genre, docente di teologia sistematica della Facoltà valdese di teologia


Il compito delle chiese non è quello di dettare legge sulle questioni che regolano la vita sociale e per le quali occorre rispettare la laicità dello Stato che invece è di tutti

I Dico continuano a tenere alta la tensione politica ed ecclesiale in tutto il paese. Il fatto che il governo Prodi abbia ritenuto prudente lasciare questa materia fuori dalle priorità di governo – è ora questione parlamentare – non ha spostato di molto l’indice della temperatura che resta incandescente: e ogni giorno qualcuno soffia sulla brace! I Dico hanno assunto uno status symbol, in positivo e in negativo, di uno scontro fra civiltà tutto interno al cattolicesimo e alla società italiana, e se ora il nuovo presidente della Cei invita a evitare «scontri insensati», dopo che il suo predecessore ha imbastito i presupposti per questo scontro frontale, riesce difficile dare peso alle sue parole. Se non bastasse, la Pontificia Accademia per la vita incita i cattolici alla mobilitazione per la tutela della vita con il richiamo a una «coraggiosa obiezione di coscienza» rivolta in modo particolare a «medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo». Sarà difficile, per la spregiudicatezza di questo programma, seguire la via indicata da mons. Bagnasco.

È in questo clima incandescente che si è inserita l’esortazione apostolica del papa, Sacramentum caritatis, dedicata all’eucaristia. Che cosa c’entra l’eucaristia con i Dico? Apparentemente niente. In un paragrafo (83) in cui si parla di «coerenza eucaristica», è richiesta coerenza «nei confronti di coloro che, per la posizione sociale o politica che occupano, devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali, come il rispetto e la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune in tutte le sue forme. Tali valori non sono negoziabili. Pertanto i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana. Ciò ha peraltro un nesso obiettivo con l’Eucaristia (I Cor. 11, 27-29)». Penso sia difficile trovare nei testi di sacramentaria cattolica quel «nesso» che al papa appare così evidente. A me ciò che appare evidente è l’uso poco corretto delle Scritture per sostenere la non negoziabilità della posizione vaticana.

Fortunatamente, in mezzo a posizioni intransigenti e che rendono impossibile il dialogo, si sono sentite anche parole chiare e lucide da parte del mondo cattolico italiano, con le quali ci si sente in piena sintonia, perché ispirate a un cristianesimo che riflette e si interroga, che rispetta la laicità dello Stato, che dialoga senza rinunciare in nulla alla propria fede cristiana cattolica. Una parola esplicita, in controtendenza alle dichiarazioni vaticane, è giunta, nei giorni scorsi, da Betlemme, dal cardinale Martini. Parlando a un gruppo di pellegrini milanesi guidati dall’arcivescovo di Milano Tettamanzi, il cardinale ha affermato tondo tondo che il compito della chiesa è quello di «farsi comprendere ascoltando anzitutto la gente, le loro necessità, problemi, sofferenze, lasciando che rimbalzino nel cuore e poi risuonino in ciò che diciamo, così che le nostre parole non cadano come dall’alto, da una teoria, ma siano prese da quel che la gente sente e vive, la verità dell’esperienza, e portino la luce del Vangelo».
Il compito della chiesa e dei suoi ministri non è quello di dettare legge nelle questioni che regolano la vita di tutti in una società plurale, per cultura e religione, ma di fornire argomentazioni, riflessioni sugli elementi fondamentali concernenti l’etica e la bioetica, equipaggiare culturalmente e teologicamente le coscienze delle persone, rendendole capaci di decisioni autonome.

I Dico non intendono distruggere la famiglia, rispettandola pienamente riconoscono altre relazioni fra le persone, non contemplate dall’art. 29 della Costituzione (che definisce la famiglia) e inserite nel programma di governo. Quando Lutero e i riformatori hanno contratto matrimonio, correggendo il contro-natura imposto a sacerdoti e vescovi (largamente concubini) dal Diritto canonico, essi hanno restituito libertà alla persona e onore al matrimonio cristiano. L’istituto famigliare però, è bene ricordarlo, non è una prerogativa dei cristiani: esso è condiviso da credenti e non credenti. È questione che concerne il diritto civile: la chiesa viene dopo. E la visione cristiana della famiglia e del matrimonio non è puro fatto di natura, esso si situa nell’orizzonte di una vocazione, nella direzione di una parola che suscita il confronto con l’evangelo di Gesù Cristo e non con i non possumus ecclesiastici. In Italia (ma non è così negli altri paesi europei in cui vi sono forme diverse di Pacs) la questione dei Dico – come dei grandi e complessi problemi di bioetica – viene letta unilateralmente attraverso le lenti del Vaticano e della Cei, oscurando tutti gli altri punti di vista di cattolici, protestanti, ebrei, di credenti e non credenti. E tutto ciò con la complicità dei mass-media che non sanno che cosa significhi «informazione» in una società laica democratica e pluralista.
Gli evangelici italiani non hanno tutti la stessa opinione sulle coppie di fatto, perciò è bene che se ne discuta nelle nostre comunità, nel rispetto di punti di vista diversi. Ma, appunto, un confronto che sopporta la diversità in campo etico, non mette in questione l’unità della chiesa e non impedisce il riconoscimento legislativo delle coppie di fatto. Riconoscere questi diritti non è un attacco alla famiglia né al matrimonio fra un uomo e una donna: permette però alle coppie di fatto, che vivono relazioni d’amore e di solidarietà diverse da quelle matrimoniali, di essere riconosciute nella loro piena dignità di persone.


Tratto da Riforma del 23 marzo 2007
http://tinyurl.com/3dqdxd

Siamo arrivati al fondamentalismo religioso

Uscita la nota della Cei contro una legge sulle unioni civili: l’attacco del Vaticano all’autonomia della politica e al pluralismo delle idee è fuori dalle leggi della democrazia





“L’attacco del Vaticano all’autonomia della politica e al pluralismo delle idee è fuori dalle leggi della democrazia: siamo al fondamentalismo religioso."



"Quella di Bagnasco e Ratzinger è la Chiesa di Pio IX, ancora ferocemente contraria al liberalismo e alla democrazia. Se

un’istituzione, forte di corposi finanziamenti statali, attacca così duramente l’autonomia delle istituzioni della Repubblica vuol dire che la democrazia italiana sta vivendo una pericolosa malattia”.



Così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, interviene sulla nota Cei contro una legge sulle unioni civili.



“L’attacco frontale ai diritti di gay e lesbiche è segno di quella omofobia condannata dalle istituzioni europee al pari di razzismo e antisemitismo."



"Dopo avere appoggiato nel 1938 le leggi antisemite, oggi i vescovi italiani si fanno alfieri di un nuovo razzismo, quello

anti-omosessuale. I gerarchi vaticani vogliono imporre la loro ossessione sessuofobica a tutti i cattolici impegnati in politica,

ponendoli davanti ad un bivio drammatico: la fedeltà ai diktat di Oltretevere o il rispetto dei diritti civili fondamentali e della Costituzione italiana.



Chiediamo ai parlamentari cattolici: gli italiani possono fidarsi di voi o obbedirete agli ordini di un’istituzione non prevista dal nostro ordinamento?”.





http://www.arcigay.it/show.php?2480

mercoledì 28 marzo 2007

Coppia gay chiede al Comune di Firenze le pubblicazioni di matrimonio

"Giovedì mattina saremo in Palazzo Vecchio, presso l'Ufficio di Stato Civile, a richiedere in via ufficiale le pubblicazioni"





FIRENZE, 27 MAR - Due omosessuali hanno chiesto al Comune di Firenze di procedere ufficialmente alle pubblicazioni per il loro matrimonio.



Si chiamano Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro, coppia nella vita e alla guida del Giglio Rosa, sezione fiorentina di Arcigay.



''Sappiamo gia' che la procedura ci verra' negata - dicono - ma non ci fermeremo sapendo che le norme del codice civile assolutamente non vietano il matrimonio civile agli omosessuali''.



''Lo scorso 16 marzo - raccontano - siamo andati all'Ufficio Matrimoni del Comune per chiedere un appuntamento e presentare domanda ufficiale di pubblicazione di matrimonio.



L'usciere, non capendo che erano due uomini a volersi sposare civilmente (nonostante noi l'avessimo chiaramente specificato), ci ha dato appuntamento per la richiesta formale. Dopo pochi minuti, siamo stati contattati da una funzionaria piuttosto perplessa, che diceva di non aver verificato le nostre residenze e subito dopo ha dovuto prendere atto che erano due uomini ad aver presentato la richiesta.



Il Comune, pero', non ha potuto procedere alla cancellazione dell'appuntamento. Pertanto, giovedi' mattina saremo in Palazzo Vecchio, presso l'Ufficio di Stato Civile, a richiedere in via ufficiale le pubblicazioni per il nostro matrimonio''.





http://www.gaynews.it/view.php?ID=73106

lunedì 26 marzo 2007

Ipocrisia clericale

Negli anni settanta il peso della chiesa nella vita politica e sociale era molto minore. E i parlamentari di oggi sono ancora più ipocriti dei democristiani di allora, scrive Vanja Luksic.


Arrivando a Roma, alla fine degli anni settanta (del secolo scorso!) ho scoperto con sorpresa quanto la città che ospitava il papa, San Pietro e il Vaticano fosse poco cattolica. Forse proprio a causa di quella presenza...

Venivo dal Belgio, dove gran parte della popolazione era credente e praticante, e viveva secondo i princìpi della morale e della carità cristiana. O almeno era il caso di quelli che ci credevano, avevano famiglie numerosissime e andavano tutti a messa la domenica. Per tanti altri era solo una convenzione, ma aveva comunque un peso rilevante nella loro vita quotidiana.

A Roma, capitale del cattolicesimo, di tutto questo non c'era traccia. La società italiana, almeno nella "città eterna", mi sembrava molto più tollerante di quella belga, senza tanti pregiudizi.

Mi ricordo che la signora che puliva il mio appartamento in affitto aveva un amante. L'uomo veniva solo quando non c'ero, ma lei non me lo nascondeva. Questa rispettabile madre di famiglia di una certa età mi raccontava con entusiasmo del suo grande amore e mi parlava con affetto anche del marito, "malato di cuore, capisce".

Non credo che sentisse il bisogno di andare a confessare i suoi peccati. Anzi, non credo che si sentisse neppure una peccatrice.

All'epoca, il mancato tentativo della Democrazia cristiana di annullare la legge sul divorzio era un ricordo ancora fresco. Era l'età d'oro del femminismo e delle lotte del Partito radicale. Anche se l'aborto non era ancora legale, trovare un consultorio dove abortire era possibile a Roma e non a Bruxelles. In Italia il peso della chiesa era davvero minimo a quei tempi!

C'era la Democrazia cristiana, certo. Ma tutti quegli onorevoli democristiani sembravano più che altro dei bons vivants, un po' imbroglioni. Salvo rare eccezioni, non apparivano certo come persone molto pie. Nelle chiese c'erano soprattutto turisti.

E quando si andava nel sud del paese, le feste religiose sembravano un ricordo dei tempi del paganesimo. Cos'è successo in questi tre decenni? Perché in Italia oggi ogni scelta politica deve ricevere la benedizione del papa e della chiesa? Per ottenere qualche voto in più, dicono spesso… ma a che prezzo!

Il tentativo di dare certi diritti (e doveri!) a persone che convivono senza essere sposate ha avuto un effetto devastante. Al punto che si è temuto – prima della crisi su temi molto più "politici"– per la sopravvivenza del governo Prodi. I Pacs si sono umilmente trasformati in Dico per non spaventare la chiesa, convinta che un altro tipo di patto tra le coppie, magari con una cerimonia vagamente in concorrenza con il matrimonio, segnasse per forza la fine della sacrosanta famiglia.

Ma non è bastato: anche i Dico sono stati percepiti come nemici pericolosi. Probabilmente perché, come i Pacs, riguardano anche le coppie omosessuali, che si sono rivelate ancora un tabù in questo paese, con o senza la chiesa. Si capisce allora che, avendo già tanti problemi, per dare nuovo slancio al suo governo e trovare qualche prezioso voto in più Romano Prodi abbia preferito non menzionare i Dico nel suo famoso programma in 12 punti.

Eppure tutti questi parlamentari così preoccupati di piacere alla chiesa più dei democristiani di una volta, usufruiscono di certi diritti previsti dagli "scandalosi" Dico. Eh sì, per gli onorevoli la reversibilità delle pensioni, anche nei casi delle coppie di fatto, esiste già. Fa parte dei loro privilegi. In realtà, quindi, sono solo i semplici mortali, i poveracci, ad avere bisogno di questi Pacs e di questi Dico che tanto dispiacciono alla chiesa.

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Chi è l'autrice

Vanja Luksic è corrispondente del settimanale francese L'Express e del quotidiano belga Le Soir.


http://tinyurl.com/3xmt95

domenica 25 marzo 2007

Cerimoniere sale sul pulpito e bacia il collega: "Ti amo"

L'insolita dichiarazione durante la messa vespertina al santuario della Madonna della Pietraguaria, Avezzano



AVEZZANO
- E' salito sul pulpito e ha dichiarato il proprio amore, con tanto di bacio in bocca, al collega cerimoniere, assistente dell'officiante durante la messa vespertina. L'insolito "coming out" è accaduto qualche giorno fa ad Avezzano, nel santuario della Madonna della Pietraguaria.

La preghiera dei fedeli era appena terminata quando sul pulpito è salito uno dei due cerimonieri. "Ringrazio il parroco per avermi dato questa possibilità, poter fare gli auguri al mio amico", l'altro cerimoniere che gli stava accanto. "Ti amo", e poi quel bacio che ha pietrificato i fedeli, rimasti increduli, e un lungo abbraccio.

La chiesa è gestita dai cappuccini, che cercano subito di minimizzare. "Non c'è nulla di strano a dire ti amo a una persona dello stesso sesso. Dio, infatti, è amore", è la versione ufficiale proposta da uno dei padri. Ma quando gli è stato fatto osservare che alcuni fedeli hanno parlato di un bacio dato sulla bocca il cappuccino si fa sbrigativo: "Non stavo celebrando io, non ho visto se il bacio è stato dato su una guancia o altrove, su questo non saprei proprio cosa dire".

Per la sua dichiarazione, il cerimoniere ha scelto un'occasione pubblica e sacra. Eppure non tutti i fedeli della chiesa di Avezzano hanno apprezzato. Qualcuno ha lasciato il luogo sacro mentre la messa era ancora in corso e altri si sono detti "impietriti" e "scossi". La coppia che sta facendo già parlare molto di sé non sarebbe di Avezzano, ma si sarebbe trasferita in città da qualche mese.


(24 marzo 2007)
http://tinyurl.com/36embc

venerdì 23 marzo 2007

Gli antenati dei PACS e la coppia aperta

Torna in libreria lo "scandaloso" saggio di Bertrand Russell sul matrimonio
di Piergiorgio Odifreddi


L´opera risale al 1929 e costò al filosofo numerosi attacchi da parte dei benpensanti e della Chiesa
Mentre il capitolo sull´educazione dei bambini causò un putiferio non ci furono reazioni sull´eugenetica
Basandosi sulle proprie esperienze teorizzò la coppia aperta e la massima libertà sessuale
Non mancano le proposte un po´ naziste tipo quella di favorire la diminuzione degli idioti e degli scemi


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Il 24 febbraio 1940 il City College di New York affidò a Bertrand Russell l´incarico di tenere l´anno seguente tre corsi di filosofia: il primo sui concetti moderni della logica, il secondo sulle basi della matematica e il terzo sulle relazioni tra scienza pura e applicata. Il vescovo William Manning inviò immediatamente una lettera ai giornali cittadini, avvisando la popolazione che l´incaricato era «un uomo noto come propagandista antireligioso e antimorale, che difende in particolar modo l´adulterio». Il settimanale gesuita America precisò che egli era «un arido e decadente difensore della promiscuità sessuale», e il senatore John Dunigan dichiarò in aula che la filosofia di Russell «sovverte religione, stato e famiglia».

Passando dalle proteste alle denunce, una scandalizzata signora di nome Jean Kay chiese alla Corte Suprema di New York di revocare l´incarico al filosofo. L´avvocato dell´accusa definì le sue opere «lascive, libidinose, sensuali, erotiche, afrodisiache, irriverenti, grette, false e prive di contenuto morale». E il giudice John McGeehan sentenziò il 30 marzo, chiudendo ufficialmente la vicenda: «Si accusa Russell di aver divulgato dottrine immorali e libertine per mezzo di libri, riconosciuti come scritti da lui e qui presentati come prova. Non è necessario scendere in particolari sulle sudicerie contenute in queste opere: basterà citarne alcuni brani».

Uno dei (quattro) libri in questione, che nella sua Autobiografia Russell identifica come la fonte principale dei materiali per gli attacchi contro di lui, era appunto Matrimonio e morale: un´opera del 1929, che teorizzava modelli di comportamento che l´autore stava ormai praticando da qualche anno. Dopo il fallimento del suo primo e giovanile matrimonio con la puritana Alys Smith, egli aveva infatti sposato nel 1921 in seconde nozze la femminista Dora Black, di ventidue anni più giovane di lui, dalla quale l´ormai cinquantenne filosofo ebbe i suoi primi due figli (John e Kate): anzi, sembra che l´avesse sposata proprio perché era l´unica, tra le sue numerose amanti, disponibile a dargli un erede (per il titolo nobiliare che lui stesso avrebbe ereditato nel 1931).

La presenza dei bambini modificò la percezione della vita sentimentale di Russell, che prese a distinguere nettamente fra l´amore coniugale rivolto al mantenimento della famiglia e all´educazione dei figli, e l´amore passionale dedicato al soddisfacimento dell´attrazione romantica e della pulsione erotica. Dopo essere stato in precedenza, con altre donne, un amante geloso fino all´ossessione, egli accettò dunque di vivere con la promiscua moglie un rapporto di coppia aperta, spiegando nel Capitolo 10 di questo libro che «un matrimonio nato da un amore appassionato, e da cui sono nati figli desiderati e amati, dovrebbe far nascere tra un uomo e una donna un vincolo così profondo da rendere preziosa per entrambi la reciproca compagnia, anche quando la passione sessuale sia spenta, anche se uno dei due ami un´altra persona».

Quanto al divorzio, la posizione completamente espressa nel Capitolo 16 è che «il matrimonio dovrebbe essere inteso da tutt´e due le parti come un´unione amichevole, valida sino a che i figli diventino grandi». Ma poiché «tra i popoli civili liberi da inibizioni, uomini e donne sono generalmente poligami per istinto», ci si può aspettare che l´adulterio più che possibile, sia semplicemente inevitabile da entrambe le parti: esso però «non dovrebbe essere per se stesso una ragione di divorzio, a meno che non implichi una deliberata e assoluta preferenza per un´altra persona».

Detto altrimenti, meglio tradire il coniuge per amore dei figli, che divorziare da esso per amore di un amante.

Il problema non si pone, ovviamente, quando i figli non ci sono: in tal caso, cosa succede tra un uomo e una donna è solo affar loro, e ogni persona per bene dovrebbe riconoscere loro il diritto di prendersi e lasciarsi a piacere. Se invece i figli non solo ci sono nel matrimonio, ma ad essi se ne aggiungono altri che arrivano dal di fuori, allora i problemi si pongono eccome: Russell l´aveva previsto in teoria nel libro, e se ne accorse in pratica nella vita, quando la moglie ne ebbe due da un bisessuale (Barry Griffin) con il quale essa condivideva anche un altro amante (Paul Gillard). A questo punto il filosofo divorziò e si risposò nel 1936 con la ventiduenne Patricia Spence, di quarantadue anni più giovane di lui, che gli diede un terzo figlio (Conrad).

Non fu però l´esperienza con quest´ultimo, venuto al mondo quando ormai il libro era già scritto, a dettare a Russell le numerose pagine di Matrimonio e morale dedicate all´educazione sessuale, bensì quella con i primi due figli. E, soprattutto, con la scuola che egli aveva fondato con la moglie Dora nel 1927, per evitare che i bimbi propri e altrui fossero condannati alla diseducazione religiosa imperante, allora come ora, nelle scuole istituzionali pubbliche e private.

A proposito della sedicente etica cristiana, Russell l´accusa nel Capitolo 5 di essere «contraria ai fatti biologici» e «una morbosa aberrazione». Con buone ragioni, visto che nella Prima Lettera ai Corinzi si legge che «è bene per l´uomo non toccar donna», anche se «è meglio sposarsi che ardere»: ovvero, il Cristianesimo propone la castità come modello, e accetta il matrimonio unicamente come un rimedio contro la fornicazione. Per il Cattolicesimo, poi, persino i rapporti sessuali coniugali non finalizzati alla procreazione sono illegittimi: da cui l´ottusa proibizione degli anticoncezionali, anche se il bravo logico non può fare a meno di notare che «la dottrina cattolica non si è mai spinta sino a permettere lo scioglimento di un matrimonio a causa della sterilità». E meno che mai, come argomenta nel Capitolo 11, ad ammettere che la prostituzione è una conseguenza necessaria del fatto che «molti uomini, celibi o comunque lontani dalle moglie, non sanno rimanere continenti, e in una comunità convenzionalmente virtuosa non trovano nel loro stesso ambiente donne disponibili». A scanso di equivoci, Russell non era favorevole alla prostituzione, che anzi riteneva foriera di gravi pericoli sanitari e psicologici: in particolare, di abituare l´uomo a disprezzare la donna e a pensare di poter soddisfare il suo istinto sessuale a comando, con le possibili opposte conseguenze di arrivare a trattare la moglie da prostituta, o di idealizzarla e smettere di avere rapporti con lei.

Per questo Russell si rallegrava della nuova libertà sessuale che andava diffondendosi tra i giovani, e nel Capitolo 12 propaganda il «matrimonio di amicizia» proposto dal giudice Ben Lindsey, pioniere dell´abolizione del lavoro minorile e dell´introduzione del tribunale dei minori: semplicemente, si tratta di un tentativo di contrastare la promiscuità e di favorire una certa stabilità nelle relazioni sessuali dei giovani, permettendo loro di legalizzare il proprio legame con una specie di PACS (Patto Civile di Solidarietà) che può essere sciolto consensualmente e senza strascichi economici, finché non ci sono figli.

La futuribilità di queste proposte è evidente dal fatto che solo nel 1999, settant´anni dopo la pubblicazione di Matrimonio e morale, una nazione europea (la Francia) ha approvato i primi PACS per coppie adulte. Quanto al Vaticano, dopo aver per decenni chiuso gli occhi di fronte alle perversioni sessuali del proprio clero, che gli sono già costate un miliardo di euro in risarcimenti alle sole vittime minorili, li tiene oggi ben aperti per cercare di evitare a ogni costo che nelle nazioni cattoliche si diffondano la sanità sessuale e la felicità sentimentale.

Si può dunque ben capire come mai, ottant´anni fa, questo libro causò un putiferio con le sue idee sull´educazione dei bambini, i rapporti degli adolescenti e le relazioni degli adulti. Stranamente, non ci furono allora reazioni particolari a proposito del Capitolo 18 sull´eugenetica, che oggi suona un po´ nazista con le sue candide affermazioni che «gli esseri umani differiscono gli uni dagli altri per una capacità mentale congenita» e che «le persone intelligenti sono da preferire agli idioti», con le conseguenti proposte di misure sterilizzatrici per «diminuire il numero degli idioti, degli scemi e dei deboli di mente» pur «severamente limitate alle persone difettose da un punto di vista mentale».

Il fatto è che nel 1929 le leggi eugenetiche in Germania erano di là da venire. Erano invece già venute quelle degli Stati Uniti, talmente radicali che lo stesso Russell fu costretto a dichiarare: «Non posso accettare leggi simili a quelle dell´Idaho, che autorizzano la sterilizzazione dei malati mentali, epilettici, criminali abituali, degenerati morali e pervertiti sessuali». Queste leggi, adottate a partire dal 1907 da una trentina di Stati americani, dichiarate costituzionali nel 1927 dalla Corte Suprema, e solo nel 1933 copiate da Hitler, erano state ispirate da Harry Laughlin, che nel 1936 ricevette per questo una laurea ad honorem a Heidelberg.

Certe idee non erano dunque specialità tedesca, e risultavano appetibili anche agli inglesi: non solo ai filonazisti come il re Edoardo VIII, ma anche ai liberali come Russell, che dichiara candidamente in questo libro che «non possono sussistere dubbi sulla superiorità di una razza rispetto all´altra», e che «è giusto considerare i negri a un livello medio inferiore a quello dei bianchi».

In seguito Russell cambiò fortunatamente idea, ma le reazionarie idee sull´eugenetica non diminuiscono la portata rivoluzionaria di quelle sul sesso e l´amore espresse in Matrimonio e morale: un libro che non fu citato nella menzione del premio Nobel per la letteratura assegnatogli nel 1950, come invece egli afferma nel terzo volume della sua Autobiografia, ma che certamente ha contribuito a meritargli la qualifica di «campione della libertà di pensiero e di parola» assegnatagli dal comitato di Stoccolma.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=73060

giovedì 22 marzo 2007

Svezia: la chiesa vuole il matrimonio gay

Anche se il governo non dovesse approvare il matrimonio omosessuale, la chiesa di Svezia celebrera` le unioni gay.

STOCCOLMA - Dopo 15 anni di unioni civili gay, la Svezia non solo non ha visto la tanto temuta distruzione della famiglia, ma la chiesa luterana-anglicana di Svezia ha dato il suo assenso ufficiale al progetto di legge governativo che vuole estendere il matrimonio alle coppie omosex. Anche nel caso il Parlamento decida di mantenere le unioni civili, la chiesa ha fatto sapere che aprirà alle cerimonie per le coppie gay. Già dal 2005 infatti i sacerdoti danno la benedizione alle coppie gay che hanno registrato la loro unione di fronte all'autorità civile. Sempre nel 2005 il governo ha incaricato una commissione d'inchiesta di studiare la questione del matrimonio gay. Il rapporto sarà presentato al ministro della Giustizia il prossimo 21 marzo.

La chiesa di Svezia è una delle poche chiese al mondo ad aver affrontato teologicamente il problema del riconoscimento dell'amore omosessuale assieme alla Chiesa Unita del Canada, alle sinagoghe riformiste, la chiesa Unitaria e alle chiese comunitarie metropolitane. Queste due celebrano cerimonie religiose per coppie omosessuali nel Massachussets, l'unico stato degli Usa che permette legalmente i matrimoni. Il fatto che la chiesa di Svezia sia intervenuta nel dibattito parlamentare è un forte segnale di pressione a favore del matrimonio gay.

Giorgio Lazzarini - Giacomo Cellottini
redazione@gay.tv


http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5048

venerdì 16 marzo 2007

Martini e lo strappo sui Dico: la Chiesa non comandi dall’alto

L’ex arcivescovo di Milano: «Dietro le parole ci sia una ragione. Dialogo con chi non crede. Bisogna ascoltare la gente e dire quello che la gente capisce»
di Gian Guido Vecchi


BETLEMME — Avanza piano col bastone nella Chiesa di Santa Caterina, accanto alla Basilica della Natività. Per festeggiarne gli ottant’anni, l’arcivescovo Dionigi Tettamanzi ha guidato il pellegrinaggio di 1.300 pellegrini milanesi che scandiscono «Carlo Maria» battendo le mani. E lui, il cardinale Martini, a dispetto delle sopracciglia imbiancate come i tetti di Betlemme («mai successo, una messa di Natale a marzo e addirittura nevica!»), ha nello sguardo la solita luce d’ironia mentre ringrazia i fedeli e invita la Chiesa ad «ascoltare la gente»: «È un grande compito che dobbiamo portare avanti, per il quale io prego nella mia intercessione quotidiana: che ci sia dato, anche come Chiesa italiana, di dire quello che la gente capisce: non un comando dall’alto che bisogna accettare perché è lì, viene ordinato, ma come qualcosa che ha una ragione, un senso, che dice qualcosa a qualcuno... ».

Due giorni prima, a Nazareth, il cardinale Tettamanzi aveva parlato di famiglia e della necessità di «avvicinare» i non credenti e le coppie di fatto adottando («E se non ci pensa la Chiesa, ci penserà il Signore») lo stile evangelico. Ora il biblista Martini commenta accanto al successore la lettera di San Paolo a Tito, l’invito a «vivere con sobrietà, giustizia e pietà», e sillaba: «Sono parole laiche, questo mi colpisce». Ecco il punto, spiega più tardi: «Bisogna farsi comprendere ascoltando anzitutto la gente, le loro necessità, problemi, sofferenze, lasciando che rimbalzino nel cuore e poi risuonino in ciò che diciamo, così che le nostre parole non cadano come dall’alto, da una teoria, ma siano prese da quello che la gente sente e vive, la verità dell’esperienza, e portino la luce del Vangelo».

Niente discorsi «strani o incomprensibili», ma «parole che tutti possono intendere: anche chi non pratica una religione o chi ne ha un’altra, perché sono il primo passo». Martini dice di «non credere molto nel dialogo interreligioso », perché «ciascuna religione è un po’ incasellata nel suo schema, e gli schemi si ripetono », però c’è «un livello di verità delle parole che vale per tutti, credenti e non, e in cui tutti si sentono coinvolti e parte di una responsabilità comune». Il cardinale parla dell’età, «sono giunto nella lista d’attesa, di chiamata», e lo fa «senza rimpianti, sereno», San Paolo dice che «non c’è proporzione tra le sofferenze del presente e la gloria che ci attende».

Così invita la Chiesa alla fiducia. Clima ostile? «Le nostre comunità troppo spesso si lamentano, con buoni motivi, ma senza accorgersene rimangono un po’ imprigionate in questa lamentosità: e questo è il gioco del demonio». Ai parroci scontenti, racconta, «io dicevo: ma non avete dei beni di cui ringraziare Dio? Ecco, cominciate a fare l’elenco delle cose belle perché la vostra fede in una situazione così secolarizzata è già un miracolo, un dono di Dio. Bisogna partire dalle cose belle, magari poche, e ampliare. Invece l’elenco delle cose che mancano è senza fine. E tutti i piani pastorali che partono dalla lista delle lacune sono destinati a dare frustrazione anziché speranza».

Rapporti difficili tra Chiesa e modernità? «La modernità non è una cosa astratta, ci siamo dentro, e ciascuno di noi èmoderno se vive autenticamente: non è questione di tempi ma di essere realmente presenti, in ascolto». Come sulla famiglia: «Ricordo che avevo fatto un discorso di Sant’Ambrogio, sarebbe da riprendere oggi». Vi metteva in guardia dal «panico d’accerchiamento » e dal «tentativo di imporre come d’autorità una nostra concezione della famiglia ». Bisogna promuoverla, ripete: «È una istituzione che ha una forza intrinseca, la forza non è data dall’esterno e da chissà dove. Bisogna che questa forza sia messa in rilievo, che la gente la desideri, la ami, e faccia sacrifici per essa».

Farà discutere. Ma fu Martini a parlare della «necessità» di discutere liberamente. Ora sorride e conferma: «Non era neanche un auspicio mio, ad esempio l’aveva già fatto Karl Rahner: la necessità di una pubblica opinione nella Chiesa. Se poi sia aumentata o diminuita non saprei dirlo perché venendo a Gerusalemme, fuori dei doveri pubblici, mi sono posto l’impegno a osservare rigorosamente Matteo 7,1: non giudicate e non sarete giudicati. Quindi non giudico perché con la misura con cui giudico sarò giudicato anch’io. Ma l’auspicio è questo».

16 marzo 2007

http://tinyurl.com/2mqqmm

martedì 6 marzo 2007

Omosessualità: per 6 italiani su 10 è naturale

Lo rivela un sondaggio condotto dal mensile Focus Il 64,3% degli italiani considera naturale la condizione gay. E il 93 si dichiara aperto ad amicizie con persone omosessuali.



L'omosessualita' e' naturale per sei italiani su dieci. Lo rivela un sondaggio condotto dal mensile Focus Il 64,3% degli italiani considera naturale la condizione gay. E il 93 si dichiara aperto ad amicizie con persone omosessuali. Sono questi alcuni dei piu' significativi risultati di un sondaggio, su un campione di piu' di settecento lettori, condotto dal mensile Focus sull'onda di un'inchiesta sulla vita delle persone omosessuali, i loro problemi, i loro comportamenti di coppia. Proprio mentre il dibattito sui Dico riapre la diatriba sulla omosessualita' (per alcuni sarebbe una devianza, per altri una delle tante espressioni della naturale sessualita' umana) il sondaggio dimostra che la maggior parte degli italiani non condanna e non teme il mondo gay. L'apertura verso i gay e' piu' diffusa tra le donne (il 98% di loro si dichiara disponibile a un'amicizia gay) che tra gli uomini (87). La fascia di eta' piu' aperta (solo il 27% considera l'omosessualita' innaturale) e' quella di chi ha tra i 40 e i 64 anni, la generazione del boom demografico e della contestazione.
Nella generazione successiva invece (26-39 anni) la percentuale di chi considera "innaturale" la condizione di gay torna a salire al 40, per poi scendere di nuovo (33,88) tra chi ha tra i 14 e i 25 anni. Altre curiosita': il 69% non avrebbe problemi ad entrare "per curiosita'" in un locale gay. Il 54% delle donne (ma solo il 42% dei maschi) si dichiara disponibile a partecipare "per solidarieta'" a un gay pride. Un'ampia maggioranza (76%) e' infine favorevole al "coming out", vale a dire la dichiarazione pubblica della propria omosessualita'.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=72738

lunedì 5 marzo 2007

Diritti civili in Spagna. Così parlò Zapatero

di Leonardo Sacchetti


Il cerbiatto è diventato leone? «A ben vedere - raccontano i giornalisti de El Pais -, lo è sempre stato». Quel soprannome - «Bambi» - che gli avversari (dentro e fuori il suo partito, il socialista) gli avevano affibbiato, non ha mai dato noia al premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero. Anzi: essere «Bambi» lo ha fatto sottovalutare al conservatore Partito Popolare nella campagna per le elezioni di tre anni fa. E anche i colonnelli del Psoe lo avevano appoggiato come chi scommette su un buon cavallo ma non certo un purosangue. Ad un anno dalle nuove elezioni politiche, Zapatero è sempre più leone e la Spagna continua a marciare avanti, sia nell'economia che nell'agenda delle riforme sociali.

Forse è merito anche dell'unità del suo governo, con 8 ministri donne sui sedici. Una pattuglia «rosa» guidata dalla vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega, considerata la miglior politica spagnola, seconda solo a Zapatero. Forse, più semplicemente, è merito dell'intero governo che, compatto, è riuscito a mettere in pratica gran parte del programma. Nell'agenda degli spagnoli, il venerdì è così diventato un appuntamento fisso con la politica: è il giorno in cui si riunisce il Consiglio dei Ministri alla Moncloa (Madrid). E già in tarda mattinata, le novità sono sulla bocca di tutti. L'ultima, in fatto di tempo, è quella sulle nuove regole e garanzie per chi prende mutui o ipoteche. Una svolta per un Paese che ha poggiato e poggia la sua ricchezza sull'economia del mattone. Sulla costante crescita (oltre la media europea) del suo prodotto interno, la Spagna di Zapatero è criticata per continuare ad appoggiarsi ancora alle lottizzazioni edilizie. Madrid non ha mai smesso di crescere e di costruire. Così pure Barcellona, Valenzia e Siviglia.

Ma la continuità con il passato finisce qui. Il governo Zapatero è riuscito a legiferare su vari campi.

Nozze tra persone dello stesso sesso, codice di tutela per le pari opportunità, salvaguardia dei diritti delle donne, codice di trasparenza per gli amministratori, abolizione dell'ora di religione obbligatoria nelle scuole pubbliche.

Nel giro di tre anni, Zapatero è riuscito a imprimere un nuovo volto alla categoria dei diritti sociali. La Legge sull'Uguaglianza (2006) ha messo nero su bianco i diritti delle donne sia in ambito domestico (anche contro le violenze dentro le mura di casa) che in quello economico (fissando la parità di stipendi e di diritti da stipulare nei nuovi contratti). E poi: la Legge sui diritti dei consumatori, che ha permesso di frenare la pratica dell'arrotondamento seguita e radicatasi dopo l'ingresso dell'Euro. Una nuova Legge organica dell'Educazione, con paletti certi e condivisi del ruolo delle chiese anche nelle scuole private. Ci sono anche tutte le leggi legate ai diritti di genere: come quella appena approvata sulla possibilità per i transessuali di cambiare sesso all'anagrafe senza doversi sottoporre a costosi e dolorosi interventi chirurgici; quella che equipara i diritti delle coppie (sia omo che etero) nella giurisprudenza di famiglia, snellendo ataviche procedure burocratiche, anche in caso di separazione e divorzio. O come la Legge sulla fecondazione assistita che, in poco tempo, ha permesso a migliaia di persone (anche a italiani) di avere figli.

La riforma del mercato del lavoro, in un'economia che punta a superare l'Italia nel G8, è uno dei temi più spinosi per la sinistra spagnola. Zapatero non è riuscito a diminuire la precarietà dell'occupazione, soprattutto per i più giovani. È in Spagna che è stato coniato il termine «mileuristas» (i giovani lavoratori che campano con al massimo mille euro al mese). Ma è pur sempre la Spagna di Zapatero che ha puntato sul risvolto della medaglia della precarietà: qui, la mobilità permette di cambiare rapidamente lavoro e anche di poter puntare a posizioni di prestigio. Un po' come ha fatto la Gran Bretagna del primo Tony Blair, anche se i dati sulla disoccupazione iberica (soprattutto tra le donne e i giovani) continuano ad essere alti.

Poi c'è la nuova politica estera, lontana da Bush ma in sintonia con Bruxelles e, soprattutto, con i paesi arabi; la riforma per poter giudicare le violazioni dei diritti umani, ovunque nel mondo. C'è il percorso di riforma delle autonomie locali.

Certo, questo cerbiatto rivelatosi leone non ha passato tre anni sempre sulla breccia dell'onda. È la cancrena dell'Eta che ha messo all'angolo Zapatero in questi anni: il premier è stato accusato di voler negoziare con gli etarras sul corpo delle vittime del terrorismo. Sono state le manifestazioni contro l'Eta e contro il dialogo, le uniche forme rilevanti di opposizione a Zapatero. Il governo ha così interrotto ogni negoziato.

Il leone mascherato da «Bambi» può così guardare alle elezioni del prossimo anno con ottimismo, anche per via del disastro che ancor oggi è il Pp. La lunga serie di riforme, infatti, non ha creato una nuova opposizione politica e anche l'episcopato spagnolo sembra ormai convinto che nessun anatema possa fermare questo 46enne cerbiatto socialista, figlio di repubblicani anti-franchisti. La sera del 14 marzo 2004, chiesero a Zapatero: «Ma quando tornerà la repubblica?». Lui sorrise e non rispose. Chissà se «Bambi» avrà il coraggio di sfidare l'ultimo tabù spagnolo.

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=64114

domenica 4 marzo 2007

Binetti infiamma il raduno gay: "Omosessualità, una devianza"

La senatrice teodem parla di diversità genetica. Grillini: sovrappone
la religione alla scienza. E sulle adesioni alla marcia del 10 marzo l'Unione si divide
di ALBERTO CUSTODERO


Paola Binetti


ROMA - "L'omosessualità è una devianza della personalità". Lo ha dichiarato a Tetris (il surreality della politica italiana in onda ieri mattina su La7) la senatrice teodem della Margherita Paola Binetti. E il dibattito sull'omosessualità, dopo il ritiro dei Dico dai 12 punti di Prodi - e a cinque giorni dalla manifestazione gay per le "unioni civili" di Piazza Farnese - s'è subito infiammato. Incalzata dal conduttore Luca Telese, la Binetti ha rincarato la dose, argomentando che essere gay è "un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratteriologico".

La patente di "diversità genetica", tuttavia, non è piaciuta al deputato Ds Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, anch'egli presente alla trasmissione. "Tu sovrapponi la religione alla scienza - ha tuonato Grillini - e le confondi. Usi del ciarpame scientifico per sostenere una posizione razzista". Per l'affondo, Grillini ha fatto riferimento all'ammissione della Binetti di praticare la preghiera dell'Opus Dei (di cui fa parte), con l'uso del cilicio. "La chiesa è una dittatura - ha chiosato Grillini - e l'Opus Dei vuole curare gli omosessuali. Io difendo il tuo diritto a godere mortificando la carne. Non critico le pratiche di sadomasochismo, ma non devono essere imposte agli altri".

Il confronto fra i due politici che appartengono allo stesso gruppo parlamentare (l'Ulivo), e sono destinati a far parte in futuro dello stesso partito (il Democratico), ha animato la vigilia della manifestazione del "10 aprile". Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, prende le distanze da certi toni. "Per me - ha detto - queste cose non aiutano la gente a capire, umiliano e emarginano ancor di più". Sul battibecco Binetti-Grillini è intervenuto anche Enrico Oliari, militante di An, autore del libro "l'omodelinquente", e fondatore di GayLib, il movimento omosessuale di centro destra. "Siamo diventati lo zimbello di tutte le associazioni omosessuali europee - ha spiegato Oliari - anche per le recenti dichiarazioni di Berlusconi secondo cui i gay sono 'di sinistra'. Il fondamentalismo cattolico della Binelli fa pensare, mi pare più estremista dello stesso Ruini. Ogni tanto penso che vogliano farci vivere come l'Afghanistan dei talebani".

Ma sabato prossimo la manifestazione nazionale gay sarà, per così dire, bipartisan. A sorpresa, infatti, aderiranno anche gli omosessuali di centro destra di GayLib. "Saremo in piazza - ha commentato ancora Oliari - per convincere i politici di destra a approvare in parlamento una legge sulle 'unioni civili'". "È passato molto tempo - ha aggiunto - da quando Fini disse che i gli omosessuali non potevano fare i maestri di scuola. Oggi ci sono aperture dallo stesso segretario di An e anche dal più 'durò Storace".

Sul fronte della partecipazione al raduno del "10 marzo", si sono registrate adesioni e defezioni all'interno del centrosinistra, segno che la risi di governo (ufficialmente sulla politica estera, in realtà sulle coppie di fatto), ha lasciato il segno. E anche azioni di disturbo. Opposte le posizioni dei due ministri che hanno firmato i Dico: Rosy Bindi rinuncerà perché "è tema del suo ministero della Famiglia", Barbara Pollastrini, invece, ci sarà "se riuscirà a tornare in tempo da New York". Cesare Salvi, Ds, presidente commissione Giustizia del senato "non ritiene conveniente esserci per evitare polemiche", mentre Paolo Ferrero, Prc, ministro della Solidarietà sociale, non vuole fare "due parti in commedia". È Paolo Hutter, infine (nel '92, come consigliere comunale a Milano, unì per la prima volta 10 coppie gay), a denunciare il tentativo dei comunisti italiani di mettere i bastoni fra le ruote al comitato organizzatore, tutto il movimento gay nazionale più Arci e Cgil: in concomitanza con piazza Farnese, il Pdci ha organizzato a Milano una manifestazione sullo stesso tema.

(4 marzo 2007)
http://tinyurl.com/3bahal

martedì 13 febbraio 2007

Nessun divieto nella Costituzione per le coppie di fatto

L'appello di 23 celebri costituzionalisti


LE FAMIGLIE NELLA COSTITUZIONE

Senza entrare nel merito della discussione delle attuali proposte di riforma, volte a riconoscere o tutelare in diversa forma e misura unioni familiari di tipo diverso da quello tradizionale, ci preme però chiarire che è infondata l'affermazione secondo cui l'articolo 29, primo comma, della vigente Costituzione porrebbe dei limiti costituzionali al riconoscimento giuridico delle famiglie non tradizionali o non fondate sul matrimonio, come è ormai avvenuto in quasi tutti gli altri paesi dell'Europa occidentale.

L'articolo 29, primo comma, non impone affatto alla Repubblica di riconoscere come famiglia solo quella definita quale «società naturale fondata sul matrimonio». Impone invece alla Repubblica di riconoscere i suoi diritti, in quanto espressione dell'autonomia sociale. Testualmente: «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Ad essa viene quindi garantita una sfera di autonomia rispetto al potere dello Stato. Per tale motivo sarebbe contraria alla Costituzione una legge ordinaria che mirasse a disconoscere i diritti di tali famiglie. «Circoscrivere i poteri del futuro legislatore in ordine alla sua [della famiglia] regolamentazione»: questa la funzione della disposizione secondo quanto ebbe a dichiarare Costantino Mortati nell'Assemblea costituente. «Non è una definizione, è una determinazione di limiti», ribadì nella stessa sede Aldo Moro.

Il Costituente del 1946-47 non poteva immaginare che nei decenni successivi sarebbe stata avanzata in Italia o altrove la richiesta del riconoscimento di famiglie di tipo diverso dal modello tradizionale, mentre vivo era invece il ricordo del tentativo fascista di monopolizzare l'educazione dei giovani, tentativo analogo a quello in corso proprio in quei mesi con l'instaurazione di regimi stalinisti in molti paesi dell'Europa centrale: e tale era appunto il pericolo che con la formulazione dell'articolo 29 si intendeva scongiurare. Inoltre, secondo l'art. 9 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la disciplina nazionale può modulare variamente le modalità di esercizio dei distinti diritti di sposarsi e di costituire una famiglia, ma non in forme tali che possano portare alla vanificazione dell'uno o dell'altro.

Il riconoscimento giuridico di altre tipologie di famiglia non comporterebbe alcun disconoscimento dei diritti delle famiglie fondate sul matrimonio e non potrebbe quindi violare il disposto dell'articolo 29, primo comma, della Costituzione.

Il fatto che la Costituzione garantisca in modo particolare i diritti della famiglia fondata sul matrimonio non può in alcun modo avere come effetto il mancato riconoscimento dei diritti delle altre formazioni famigliari.

A proposito delle quali vanno invece tenuti ben presenti il fondamentale divieto di discriminare sulla base, anche, di «condizioni personali», di cui all'articolo 3, primo comma, della Costituzione, e il dovere della Repubblica di riconoscere e garantire «i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità», di cui all'articolo 2, già richiamato in questa materia dalla giurisprudenza costituzionale.

Questo Appello, promosso dalla "Fondazione Critica liberale", è stato sottoscritto da:

1. Piero Bellini (Prof. emerito Univ. Roma "La Sapienza" - Accademico dei Lincei), 2. Roberto Bin (Prof. Diritto Costituzionale - Univ. di Ferrara), 3. Giuditta Brunelli, (Prof. Istituzioni di Diritto pubblico – Univ. di Ferrara), 4. Massimo Carli (Prof. Diritto costituzionale - Università di Firenze), 5. Paolo Cendon (Prof. Istituzioni di Diritto Privato - Univ. Trieste), 6. Enzo Cheli (Prof. Diritto costituzionale - Univ. Firenze - Accademico dei Lincei), 7. Giovanni Di Cosimo (Prof. Diritto Costituzionale - Univ. Macerata), 8. Alfonso Di Giovine (Prof. Diritto Costituzionale Comparato - Univ. Torino), 9. Gilda Ferrando (Prof. Diritto Privato - Univ. Genova), 10. Vincenzo Ferrari (Prof. Filosofia del Diritto - Univ. Milano ), 11. Maurizio Fumo (Magistrato), 12. Sergio Lariccia (Prof. Diritto Amministrativo - Univ. Roma "La Sapienza"), 13. Alessandro Pizzorusso (Prof. Istituzioni di Diritto Pubblico - Univ. Pisa – Accademico dei Lincei), 14. Fausto Pocar (Prof. Diritto internazionale _ Univ. Milano –Pres. Tribunale penaledell'Aja) 15. Valerio Pocar (Prof. Sociologia del Diritto - Univ. Milano "Bicocca"), 16. Salvatore Prisco (Prof. Istituzioni di Diritto Pubblico - Univ. Napoli "Federico II"), 17. Andrea Pugiotto, (Prof. di Diritto costituzionale - Università di Ferrara), 18. Paolo Ridola (Prof. Diritto Costituzionale Comparato - Univ. Roma "La Sapienza"), 19. Paola Ronfani (Prof. Sociologia del diritto – Univ. Milano), 20. Francesco Rimoli (Prof. Istituzioni di Diritto Pubblico - Univ. Teramo), 21. Stefano Rodotà (Prof. Diritto Civile - Univ. Roma "La Sapienza"), 22. Gustavo Zagrebelski (Prof. Diritto costituzionale - Univ. Torino), 23. Paolo Zatti (Prof. Istituzioni di diritto privato – Univ. Padova).


http://www.gaynews.it/view.php?ID=72383

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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