martedì 22 maggio 2007

Quel video non s'ha da vedere: rischio censura sul video della BBC

La Cei tuona contro la BBC, ma il video si diffonde ugualmente. Santoro chiede di mandarlo in onda durante la sua trasmissione in rai, ma il rischio censura è alto.

di Roberto Taddeucci





Sette mesi fa siamo stati tra i pochissimi a segnalare la messa in onda dello scottante documentario “Sex Crimes and the Vatican” quando fu trasmesso da BBC World. Si tratta di un inquietante reportage che indaga sulle ‘coperture’ che la Chiesa Cattolica avrebbe operato per mettere a tacere scandali riguardanti esponenti del clero coinvolti casi di pedofilia. Tra i casi toccati c’è anche quello di padre Henn Da quando Michele Santoro ha annunciato di aver chiesto ai vertici Rai di acquistarne i diritti per trasmetterlo all’interno della trasmissione “AnnoZero” è subito esplosa la polemica.



La Cei indignata

Tra i primi a drizzare le orecchie, i responsabili di Avvenire. Il quotidiano della Cei non gradisce che il documento venga visto proprio nelle settimane in cui chiede le donazioni dell’8 per mille . Nell’articolo, firmato da A. Galli, il tono è indignato per quella che sarebbe «un pot-pourri di affermazioni e pseudo-testimonianze apertamente sconfessate a suo tempo dalla Conferenza episcopale inglese, la quale invitò l'augusta Bbc a "vergognarsi per lo standard giornalistico usato nell'attaccare senza motivo Benedetto XVI".» Il documentario denuncia che sin dagli anni ’60 esistono linee di condotta per i casi di sospetta pedofilia che mai indicano di denunciare il tutto alle autorità di polizia, ma piuttosto di rivolgersi alla Congregazione della Dottrina della Fede, che prevede che tutte le cause di questo genere siano soggette al segreto pontificio. Tali linee prevedono solo la riduzione allo stato laicale per i prelati coinvolti, confermate da Joseph Ratzinger in una lettera del maggio 2001.



Politici in soccorso del Vaticano

Contro la divulgazione del video si sono mossi anche i politici. Staderini (Udc) ha fatto sapere che si batterà «per impedire a tutti i costi la messa in onda» perché «sarebbe un attacco inaccettabile al Papa.» Mario Landolfi (An), presidente della Commissione di vigilanza Rai, invita il direttore generale Claudio Cappon a non aderire alla richiesta di Santoro, ma Russo Spena e Migliore (Prc) reagiscono dicendo che «è grave esortare alla censura preventiva» e che anche in Rai si dovrebbe poter parlare di queste cose senza «accettare imposizioni dalle autorità ecclesiastiche». Nel consiglio di amministrazione Sandro Curzi ricorda che la BBC è nota per la qualità dei propri programmi e che ha consigliato a Santoro di andare avanti in base alla serietà del prodotto. Per Alessandra Mussolini (As) «la pedofilia è uno dei crimini peggiori» ed è quindi possibilista sulla messa in onda del filmato «se serve per fare chiarezza» a patto però che non sia «un attacco alla Chiesa». Per Beltrandi (Rosa nel Pugno), anch’egli membro della Commissione di Vigilanza Rai, «c’è un gran voglia di censura in giro, se si chiede, o ordina, a Santoro di non mandare in onda un documento diffuso un anno fa, perché chiama in causa responsabilità vaticane». Per Mura (Idv) devono essere i vertici della Rai a decidere, tuttavia esprime perplessità, «considerato il tema trattato e il taglio accusatorio nei confronti della Chiesa.» Mura evidentemente ignora che il documentario spiega che le autorità vaticane sono state invitate, ma hanno declinato l’invito.





http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22893

Non mangiamo cibi preparati dai gay

Questo lo spirito cristiano di chi ha partecipato al Family Day. Un gesto da regime nazista.


Mentre in tv imperversano le immagini rassicuranti della famiglia perfetta che in estasi canta, prega e si commuove, girato l’angolo e imboccato il lungo vicolo, scivola via la maschera: il buon cristiano ora è una bestia affamata diretta al Colosseo.
GAY.tv ha già ampiamente documentato che al Family Day non è stata celebrata la famiglia ma si è manifestato contro i diritti delle persone omosessuali. Veniamo a sapere oggi che è successo molto di peggio. Un gruppo di persone reduci dalla manifestazione del Family Day si è fermato a mangiare qualcosa in un locale nei pressi del Colosseo, il Coming Out. Quando i sostenitori della famiglia tradizionale si sono accorti che l’esercizio era gestito da lesbiche e frequentato da persone glbt, si sono alzati lasciando le pietanze intatte nei piatti sostenendo che non avrebbero mai mangiato cibi preparati da persone omosessuali. Un gesto che rievoca l’inizio della campagna di odio xenofobo nella Germania nazista...

"Voglio esprimere la mia totale solidarietà alle ragazze del Coming Out purtroppo già più volte oggetto di attacchi anche violenti nel corso degli utlimi due anni – fa sapere Julia Pietrangeli di Arcilesbica – Invito tutti e tutte a non abbassare la guardia, ovvero a denunciare pubblicamente sempre qualsiasi atto di aggressione e di mantenere il contatto costante con le associazioni LGBT presenti sul territorio".

redazione@gay.tv
http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5221

venerdì 18 maggio 2007

Berlusconi, con il bonifico mica è corruzione...

LE MOTIVAZIONI. L’assoluzione per il caso Squillante della Corte d’Appello di Milano
di Marco Travaglio



Poniamo che un rapinatore venga ripreso a volto scoperto dalla telecamera di una banca mentre la svaligia. E che i giudici lo assolvano, con formula dubitativa, con questa argomentazione: ma vi pare possibile che un rapinatore sia cosi cretino da farsi riprendere dalla telecamera senza coprirsi il volto? Con un ragionamento (si fa per dire) analogo, Silvio Berlusconi è stato assolto dalla II Corte d’appello di Milano dall’accusa di aver corrotto il giudice Renato Squillante con il bonifico di 434.404 dollari (500 milioni di lire) partito il 6 marzo 1991 dal conto svizzero «Ferrido», alimentato con suoi fondi privati, approdato al conto svizzero «Mercier» del suo avvocato Cesare Previti, e di lì al conto svizzero «Rowena» di Squillante. «Perché mai - domanda la Corte - un imprenditore avveduto come Berlusconi, dotato di immense disponibilità finanziarie, avrebbe dovuto effettuare (o meglio far effettuare) un pagamento corruttivo attraverso una modalità (bonifico bancario) destinata a lasciare traccia, anziché con denaro contante? E per quale ragione il pagamento avrebbe dovuto essere eseguito attraverso il transito sul conto di Previti anziché direttamente al destinatario? (...).Lo stesso risultato pratico sarebbe stato perseguibile più prudentemente con versamenti, sia pure all’estero, per contanti».

Detto ciò, è «ragionevole» che quel pagamento «avesse funzione corruttiva». È pura «fantasia» la versione Previti. Ed è «macroscopica l’inverosimiglianza che Berlusconi fosse del tutto all’oscuro dei pagamenti esteri compiuti dai suoi dipendenti e che costoro avessero mano libera per movimentazioni bancarie illecite (effettuate in nero su conti esteri)». Ma pagare un giudice non equivale a corromperlo, anche perché poi Squillante «non fece nulla» per Berlusconi. Ergo «questo complesso di elementi indiziari, tra loro contrastanti, non permettono di sostenere la incrollabile convinzione che Silvio Berlusconi, al di là di ogni ragionevole dubbio, sia colpevole, (...) indipendentemente dalla ben diversa consistenza che le prove possono assumere nei confronti di terzi». Cioè di Previti. Squillante era a libro paga di Previti («propenso a pratiche corruttive di magistrati»), ma non è sufficientemente provato che Berlusconi lo sapesse.

È la «prova impossibile»: se l’imputato non lascia tracce, è innocente perché manca la prova; se invece lascia tracce, è impossibile che le abbia lasciate, così la prova a carico diventa prova a discarico e lui è innocente lo stesso. A prescindere. I giudici non devono credere neppure ai propri occhi. Una sentenza a dir poco sorprendente, che ignora montagne di prove e di indizi contenuti nei 200 faldoni di atti, liquidando 12 anni di processo e 160 pagine di ricorsi in appello in una quindicina di paginette striminzite di motivazioni, scritte in appena cinque giorni. Ora il Pg ricorrerà in Cassazione, contestando la sentenza d’appello sia in punto di diritto, sia di fatto. In diritto la tesi della Corte è smentita dalla Cassazione su Imi-Sir: la «corruzione propria antecedente», cioè le mazzette al giudice perché «venda la sua funzione» una volta per tutte e si tenga a disposizione del corruttore per ogni esigenza futura, non richiede la prova della successiva controprestazione: basta il pagamento preventivo.

Quanto ai fatti, i giudici domandano: perché mai Berlusconi avrebbe dovuto pagare Squillante via bonifico, tramite Previti, quando poteva portargli le rnazzette cash senza lasciare traccia? Domanda assurda, visto che è documentalmente prova-

to che negli stessi mesi del ‘91 Berlusconi bonificò in Svizzera 23 miliardi di lire a Craxi (sentenza definitiva All lberian) e 1 miliardo e mezzo a Previti per ricompensare lui e il giudice Vittorio Metta dell’annullamento del lodo Mondadori (condanna in appello di Previti e Metta, Berlusconi salvo per prescrizione). Sarà pure strano che Berlusconi usi i bonifici, ma quei bonifici risultano dagli atti. E non è forse più strano immaginarlo mentre valica la frontiera di Chiasso con una borsa piena di contanti, per consegnarli brevi manu ai giudici amici? Perché mai uno dovrebbe pagare cash, quando dispone di 64 società off-shore, di decine di conti esteri e di tre avvocati (Previti, Pacifico e Acampora) dotati conti esteri comunicanti con quelli di alcuni giudici? Perché questa bella gente apriva conti in Svizzera, se poi non li usava? Oggi quei conti sono noti grazie alle rogatorie. Ma 20 anni fa nessuno immaginava che sarebbero stati scoperti: se l’Ariosto non avesse parlato, nessuno li avrebbe cercati. Tanto le mazzette a Craxi quanto quelle ai giudici passarono per la Svizzera. Anche quelle del caso Imi-Sir, che seguono lo stesso percorso di quelle targate Fininvest: i Rovelli bonificano in Svizzera 68 miliardi ai tre avvocati, che ne girano una parte ai giudici. La domanda della Corte va dunque ribaltata: perché Berlusconi NON avrebbe dovuto pagare con bonifici svizzeri?

Che il denaro usato da Previti per pagare Squillante provenisse «dal patrimonio personale di Berlusconi» lo dicono, al processo All Iberian, gli stessi suoi difensori. E risulta dalle carte. Il 1° marzo ‘91 uno spallone porta 316,8 milioni di lire dalla sede Fininvest di Palazzo Donatello alla Diba Cambi di Lugano. Diba li versa sul conto Polifemo (All Iberian), gestito dal cassiere del Cavaliere, Giuseppino Scabini.Grazie a quei fondi Polifemo può bonificare 5 giorni dopo i 434.404 dollari a Previti, che li gira a Squillante. Polifemo va in rosso, ma in 2 giorni viene rabboccato con 6 miliardi da All Iberian. Subito dopo Polifemo gira altri 2 miliardi a Previti e 10 miliardi a Craxi, che con la Mammì ha appena salvato le tv Fininvest. Polifemo finanzia esclusivamente Craxi e Previti (non come avvocato: come corruttore di giudici), nell’interesse di Berlusconi e con fondi del suo «patrimonio personale». Ma Berlusconi, per la Corte, non c’entra.

Previti sostiene che quei fondi erano «normalissime parcelle». Ma, anche per la Corte, mente. Il direttore finanziario Fininvest, Livio Gironi, dice di aver concordato con lui una mega-parcella di 10 miliardi in nero, che Previti doveva farsi liquidare da Scabini. Ma Previti dice di non conoscere Scabini. In compenso conosce Berlusconi. Pure Squillante conosce Berlusconi. Anche Barilla conosce Berlusconi, ma non Previti, né Squillante: eppure Barilla, alleato di Berlusconi nella causa Sme, appena la vince nel 1988 bonifica 1 miliardo a Previti che gira 100 milioni a Squillante. Anche di questo, per la Corte, Berlusconi non sa nulla.

Ci sarebbe poi la testimonianza dell’Ariosto: Previti le disse che i soldi per pagare i giudici glieli dava Berlusconi. Cinque pm, un gip, una trentina di giudici l’han ritenuta attendibile, più tutti quelli che l’hanno assolta dall’accusa di aver diffamato e han condannato decine di persone per averla diffamata, più lo stesso Previti che le ha chiesto scusa. Ma, per la Corte, la Teste Omega è un po’ credibile e un po’ no. Il suo racconto «suscita ovvie perplessità laddove accredita la tesi, deviante rispetto all’esperienza, che persone accorte e professionalmente qualificate come Previti e Squillante si spartissero mazzette coram populo». È la prova impossibile rovesciata. Triplo salto mortale carpiato: se Berlusconi lascia tracce su un bonifico, è impossibile che abbia lasciato tracce su un bonifico; se Previti viene visto spartire mazzette, è impossibile che l’abbiano visto spartire mazzette. La corruzione c’è soltanto se nessuno la scopre. Ma, se nessuno la scopre, non è mai punibile. Non è meraviglioso?

http://tinyurl.com/3xblvq

giovedì 17 maggio 2007

Perdono omofobo

Umberto Folena su Avvenire:

«E qui forse ci è dato di ragionare sul perché, nella comunità cristiana, il tema degli omosessuali appare ancora non risolto. Individuiamo tre motivi».

Ecco, amico omosessuale, leggi, che adesso ti spiegano tutto: dopo, non dubitarne, sarai rassicurato.

«In parte, ci può essere una certa durezza di cuore - spesso solo apparente: magari è imbarazzo - da parte di alcuni cristiani che fanno fatica. Disprezzarli e colpevolizzarli per questa loro fa tica sarebbe ingeneroso e sciocco: così facendo si induce chiusura ulteriore».

Tienilo a mente, amico omosessuale: quando qualcuno ti dà del culattone, del deviato, del pervertito, si tratta di semplice imbarazzo, mica di cattiveria; se tu lo colpevolizzi (che sciocchino sei) finisce che quello, poverino, fa fatica e si chiude ancora di più. Suvvia, non essere ingeneroso!

«Secondo motivo: l’aggressività, anche se solo di facciata, di certe manifestazioni pubbliche, come i Gay Pride, viene avvertita come una minaccia da chi apprezza il pudore e non l’esibizionismo, omo o etero che sia».

Hai presente, amico omosessuale, il tuo vicino di casa? Sì, proprio quello che va in giro con la BMW cromata e la radio a palla, che ha tre parabole sul tetto e che racconta le sue avventure erotiche fuori dal bar sganasciandosi dalle risate: ecco, non è che lui ti odi, ci mancherebbe, ma sai com’è, non sopporta il tuo esibizionismo. Anche tu, un po’ di pudore, eccheccazzo.

«Terzo, forse non abbiamo fatto nostra abbastanza - vivendola nella carne, non soltanto apprendendola sul catechismo - la realtà di una Chiesa madre e maestra. Madre, capace di accogliere e perdonare ogni cuore sincero, capace di amore senza limiti».

Visto? E allora sii ottimista, amico omosessuale, perché la Chiesa è capace di amore senza limiti; al punto che, se vissuta nella sua vera essenza, riesce a perdonare chiunque. Persino il più feroce criminale.

Perfino, ebbene sì, un frocio come te.


Articolo di Alessandro Capriccioli pubblicato sul blog Metilparaben

Dante in "difesa" dei Gay

Intervista ad Aldo Onorati, per scoprire un nuova lettura della Divina Commedia
di Giuseppe Franco


La cultura nell'era dei DICO
Mentre la convivenza legale tra omosessuali si fa spazio nella nostra società, è interessante notare come la letteratura potrebbe assumere un significato diverso al passato. Basti pensare all'articolo di Daniele Priori pubblicato di recente su Babilonia Magazine, intitolato "Dante, era un amico dei Gay". L'autore mette in evidenza il comportamento di Dante nei confronti degli omosessuali attraverso la nuova ri-lettura dello scrittore e studioso Aldo Onorati, uno tra i più noti collaboratori della Società Dante Alighieri (www.ladante.it).
Nell'articolo, viene preso in analisi il III° girone del VII° cerchio dell'Inferno, quello riservato ai peccati di natura violenta, fra i quali rientrano i sodomiti. Dove Dante, incontra con stupore anche il suo maestro Brunetto Latini.

Secondo la "dantistica ufficiale", Alighieri, riconosce la colpa del suo Maestro pur confermandone la stima. Aldo Onorati invece, considera il dialogo tra l'allievo (Dante) e il maestro (Brunetto), piuttosto una lezione sull'omosessualità a noi moderni. Sarà questione di mentalità o capacità di lettura che per anni è mancata? Gli abbiamo posto delle domande:


Cosa emerge dal colloquio con Brunetto Latini?
Una forte novità morale: Dante esalta il suo maestro, dandogli del voi, cosa che usa solo con altri cinque grandi personaggi in tutta la Divina Commedia, elogiandolo per l'insegnamento etico da lui ricevuto. Si china di fronte a lui, come 'uom che reverente vada', lo definisce padre buono e caro. L'uomo d'intelletto e di cuore (Brunetto Latini) viene quindi prima del dannato per sodomia. Siamo nel Medio Evo: Dante è uomo moderno nelle vedute, libero dai condizionamenti. Per lui contano le qualità interne, non il sesso di una persona, e tanto meno le sue abitudini sessuali.

Dante quindi, colloca il suo illustre maestro nell'inferno per sottolineare le pene ingiuste della chiesa. Non può essere la rappresentazione de "la scuola" (simboleggiata da Brunetto ndr), come classico luogo di relazione omosessuale del Medio Evo?
Farei una doverosa distinzione. Dante non si scaglia mai contro la Chiesa come parola di Cristo e viatico al cielo, ma contro gli uomini suoi rappresentanti, anche lodando, però, i santi e gli asceti. Egli, infatti, ubbidisce alla sistemazione delle colpe secondo i canoni della religione cattolica, ma ciò non toglie che reagisca in modi diversissimi a seconda dei dannati. Ad esempio, dà un calcio a Filippo Argenti, iracondo, e disprezza Frate Alberigo, mentre si china grato e reverente davanti a Brunetto Latini. Questo la dice lunga. Anche di fronte a Paolo e Francesca, che pure stanno all'inferno, sviene per la pietà. Cosa dobbiamo dedurne? Una sola cosa: Dante non può nulla contro la giustizia divina, ma la sua reazione è una scelta autonoma che denuncia un larvato disaccordo coi canoni generali. Per quanto concerna la scuola nel Medio Evo e le relazioni omosessuali, non dimentichiamo che in Grecia era normale il rapporto sessuale maestro-allievo e a Roma antica padrone-schiavo, il puer capillatus: basti leggere il Satyricon, ad esempio. Quindi non assimilerei Brunetto alla scuola in sé.

Il canto xv dell'inferno condanna la sodomia, come nella tradizione cristiana, ma siamo certi che sia solo quella omosessuale?
Dante mette in bocca a Brunetto una dichiarazione terribile: 'Insomma sappi che tutti fur cherci/ e litterati grandi e di gran fama'. Il che significa che nel cerchio settimo, insieme a Brunetto, ci sono ecclesiastici e grandi uomini d'ingegno. Inoltre, Virgilio, che è la guida e la massima autorità poetica per Dante, era omosessuale.

Dante nel relazionarsi con Brunetto, sembrerebbe a volte allievo, a volte maestro, in uno scambio reciproco di ruoli. Ma Dante era omosessuale?
No. Dante era un donnaiolo impenitente. Ma era soprattutto un uomo illuminato, libero da pregiudizi. Basti dire che, in Paradiso, accanto a San Tommaso e san Bonaventura, pone Gioacchino da Fiore che era considerato quasi eretico dalla Chiesa. Dante è un genio immenso, un precursore dei tempi. Bisogna saperlo leggere nel giusto senso questo gigante".

Tra le diverse interpretazioni, non saremo noi a stabilire quale sia il senso giusto, tuttavia rimane indiscutibile la grande attualità di un opera come la "Divina Commedia".


http://www.voceditalia.it/index.asp?T=naz&R=cul&ART=9193

mercoledì 16 maggio 2007

Mancuso (Arcigay): non voteremo più questo centrosinistra

Attacca Bobba su Sky: "Teodem omofobi e razzisti"


Roma, 16 mag. - "Questo è un centrosinistra che abbiamo dovuto sostenere ma a cui a non regaleremo più i voti". Così il neopresidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso commenta, nel corso di Controcorrente, l`apoprofondimento di Sky tg24 condotto da Corrado Formigli, le parole di Piero Fassino al comitato nazionale dei Ds, tenutosi ieri, e durante il quale Fassino ha annunciato, tra l`altro, l`invio di una delegazione al Gay Pride del prossimo 16 giugno.

"Cosa vuole che me ne importi di quello che dice Fassino - replica Mancuso - se poi si votano e vengono elette schegge razziste e omofobe come quelle dei Teodem. E` meglio non votare se e` cosi`".

Alla replica del senatore della Margherita, nonchè esponente della corrente teodem Luigi Bobba ("gli insulti risparmiateli, scheggia sarai tu"), Mancuso rincara: "Nessun insulto, perché voi continuate a insultarci tutti i santi giorni a dire che noi siamo malati e deviati. Siete una pattuglia dentro il centrosinistra, una pattuglia di senatori omofobi e razzisti".


http://www.gaynews.it/view.php?ID=73827

Iniziative in tutta Italia per la giornata mondiale contro l'omofobia

Scritte omofobe contro Marliani a Pistoia, picchiato e insultato Ferigo a Milano: per la Giornata Mondiale Contro l'Omofobia iniziative in tutta Italia per dire NO alla recrudescenza di questa violenza



Saranno decine le iniziative che si terranno in molte città italiane, da Aosta a Bari, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, ovvero l’ostilità e il razzismo nei confronti delle persone omosessuali e transessuali, che si celebra per il terzo anno consecutivo il 17 maggio, data in cui nel 1990 l’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Tra gli appuntamenti in programma in giro per l’Italia: conferenze, dibattiti, concerti, fiaccolate, biciclettate, mostre cinematografiche, presentazioni di libri e ricerche, spettacoli teatrali, aperitivi, distribuzione di materiale informativo nelle piazze, proiezioni di film e documentari. L’elenco completo è consultabile sul sito internet www.omofobia.it.

Epicentro ideale della mobilitazione di quest’anno contro l’omofobia la città di Torino, in cui il mese scorso uno studente di 15 anni si è tolto la vita sopraffatto dalle continue derisioni e dall’isolamento cui era costretto perché ritenuto omosessuale. E proprio una mostra di manifesti realizzati dagli studenti di alcune scuole della città sul tema “Libertà di essere, libertà di amare” ha aperto il lungo elenco di iniziative organizzate nel capoluogo piemontese. La mostra esposta fino al 24 maggio presso la biblioteca civica Villa Amoretti, corso Orbassano, 200, sarà accompagnata, solo per fare alcuni esempi, da una conferenza su “Famiglie e omosessualità” con la partecipazione di Agedo, l’associazione di genitori di figli omosessuali, alle 16 di domani presso l’assessorato alle Pari opportunità della Regione, in via Avogadro, 30, e alle 21 da una ricordo a lume di candela, in piazza Castello, delle vittime della violenza omofobica.

“Purtroppo la giornata internazionale contro l’omofobia è stata anticipata quest’anno da una recrudescenza dell’intolleranza e della violenza contro gay e lesbiche – ricorda il nuovo presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso

"E’ di questa notte la notizia della violenta aggressione contro il presidente di Arcigay Milano, Paolo Ferigo, preso a botte e minacciato di morte perché omosessuale, mentre era a cena in una pizzeria di via Cadore, vicino alla sede milanese di Arcigay. Così, mentre si grida allo scandalo perché al presidente dei vescovi italiani qualcuno dice di vergognarsi per il suo gratuito accostamento delle unioni civili alla pedofilia e all’incesto, poche voci si levano quando sui muri di Milano compaiono frasi come ‘Froci al rogo!’. O quando il vice-presidente del Senato della Repubblica, il leghista Roberto Calderoli, tuona contro i ‘culattoni’, o ancora quando i presidenti di alcuni gruppi parlamentari di centro-destra denunciano la ‘potente lobby gay che influenza la società italiana’ riecheggiando nel linguaggio e nei contenuti le accuse che i nazisti scagliavano contro gli ebrei nella Germania dell’ascesa di Hitler."

"Di fronte a quest’ondata di violenza e disprezzo urge che il parlamento approvi rapidamente le norme anti-omofobia del pacchetto anti-violenza varato dal governo nei mesi scorsi“
.

“Gli episodi di Milano – spiega Fabrizio Calzaretti coordinatore Arcigay per la giornata contro l’omofobia – così come le offese e le intimidazioni subite a Pistoia da Matteo Marliani, già presidente del locale comitato Arcigay e ora candidato al locale Consiglio comunale per Rifondazione comunista, sono solo la punta di un iceberg. Ogni anno violenze, aggressioni, intimidazioni, insulti, finanche omicidi colpiscono migliaia di persone pure nel nostro paese”.

Il 18 gennaio 2006 il parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza (468 voti a favore e 149 contrari) una risoluzione contro l’omofobia (seguita da una seconda lo scorso 26 aprile), secondo cui "l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all'obiezione di coscienza".

In Italia il deputato della Sinistra democratica Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, ha presentato una proposta di legge (n. 311) affinché il 17 maggio sia riconosciuto anche nel nostro paese, come già in Canada e in Belgio, giornata nazionale contro l’omofobia. La giornata internazionale contro l’omofobia vede l’adesione di 40 diversi paesi in tutto il mondo, attraverso organizzazioni per i diritti umani, per la parità di diritti di gay e lesbiche e autorità civili.

Ufficio stampa Arcigay, 16 maggio 2007
http://www.arcigay.it/show.php?2543

martedì 15 maggio 2007

Lucy day

di Marco Travaglio


Essendo divorziata e pluriconvivente, Lucia Annunziata ha aderito al Family Day. E ieri l’ha commentato entusiasta su La Stampa. E’ interessante, prima di addentrarci nella sua prosa, peraltro impervia, rammentare che cosa scriveva e diceva fino a un anno fa, quando le piazze si riempivano un giorno sì e l’altro pure contro il governo Berlusconi, le leggi vergogna, le epurazioni bulgare, le controriforme della Giustizia, della Costituzione e del mercato del lavoro, le guerre illegali e incostituzionali. Milioni e milioni di persone: ma lei esortava l’Ulivo a non cedere alla “piazza”, a “non demonizzare” Berlusconi, per non spaventare il “ceto medio”. Infatti il centrosinistra non cedette, non demonizzò e Berlusconi passeggiò indisturbato per cinque anni, mentre lei ascendeva alla presidenza della Rai e si guardava bene dal riportare in tv Biagi, Santoro e Luttazzi, anzi collaborava pure a chiudere “RaiOt” Sabina Guzzanti.
Sempre per non “sbafendare il gedo metio”. Ora che in piazza scende il centrodestra al fianco delle guardie svizzere e dei conti svizzeri, l’Annunziata si converte alla piazza e invita l’Unione ad ascoltarla.
In pratica, la piazza va ascoltata dal centrosinistra solo quando è piena di gente di centrodestra. Sia che governi, sia che stia all’opposizione, il centrosinistra deve seguire il programma del centrodestra.
E se i suoi elettori s’incazzano e, Dio non voglia, scendono in piazza? Non vanno ascoltati. Il ­ si fa per dire ­ ragionamento annunziatesco è davvero spettacolare: sabato, in piazza San Giovanni, c’erano “gli italiani che vogliono difendere la famiglia”. Ma, se così fosse, Berlusconi non ne sarebbe uscito vivo, visto che le sue tv, da Uccelli di Rovo a Dallas, dalla Pupa e il secchione ad Amici, han fatto più danni alla famiglia di Erode il Grande; e visto che lui ha governato per cinque anni senza far nulla per le famiglie (a parte le sue).

In realtà nessuno voleva difendere la famiglia. Ora, non si vede perché Prodi dovrebbe dar retta ad alcune centinaia di migliaia di persone che non sanno un accidente dei Dico e dei Pacs, ma in compenso si lasciano annettere da storici divorziati come Berlusconi e Casini, da celebri separate come Daniela Santanchè e Gabriella Carlucci, da note conviventi come la Gardini, dall’esperto di nozze celtiche & divorzi Roberto Calderoli, nonché dalla coppia Andreotti- Cuffaro che la famiglia la rappresenta benissimo, ma nel senso siciliano del termine. L’Annunziata nega che “questo sia il risultato di una enorme pressione della Chiesa. Non è credibile. La Chiesa era molto più forte e attiva nel lontano 1974, eppure il referendum vinse”. Sublime sciocchezza: il divorzio interessava alla maggioranza degli italiani, i diritti alle coppie gay riguardano una minoranza discriminata (che dunque, se la democrazia ha un senso, dovrebbe essere ancor più tutelata). Ma anziché curarsi di questa minoranza, la signora si preoccupa dei 24 mila voti che un anno fa divisero Unione e Cdl al Senato: “Qualche conto con le mani, senza scomodare un pallottoliere, credo di saperlo ancora fare”. Infatti scrive che “la coalizione al governo ha vinto per ventimila voti”. Ma ecco la zampata geniale: “C’è un’alta possibilità che quei ventimila voti fossero domenica in quella piazza”. Capito? Si muovono tutti e 20 (o 24) mila compatti, come una falange macedone. Sabato, per esempio, erano tutti in piazza San Giovanni. Se Prodi vuole conservarli, deve accantonare i Dico e “ascoltare San Giovanni”, nel senso della piazza. Ora, per carità, sempre con le mani e senza scomodare il pallottoliere, anche noi abbiamo fatto qualche conto. E abbiamo scoperto alcuni luoghi alternativi in cui potrebbero annidarsi i 20 mila che poi sono 24 mila.
Domenica per esempio si sono spostati in massa a Cuneo, al raduno degli alpini, mescolandosi tra le 450 mila penne nere, più Parisi e Marini.
Dunque Prodi sbaglierebbe a non ascoltare il grido che si levava da Cuneo, soprattutto dopo una cert’ora. Forse sarebbe il caso di stilare una lista dei 20 (anzi 24) mila, dotando ciascuno di un microchip sottopelle, per seguirne passo passo gli spostamenti e sgravare un po’ le nude mani della Lucia, con tutto quello che ha da fare.

Transgender tornerà a fare il vigile del fuoco

"Non nasconderò certo la mia natura"
di Carlo Raggi


Il vigile del fuoco transgender, ovvero ’nè uomo nè donna’ deve essere «richiamato al lavoro». Il giudice del lavoro Roberto Riverso ha accolto il ricorso presentato dal legale di Claudio Minguzzi, l’avvocato Luca Berger, e ha dichiarato illegittimo il provvedimento con cui il ministero dell’Interno, il 12 gennaio, ne aveva cancellato il nome dall’elenco dei vigili del fuoco volontari. Il giudice ha anche disposto che il Ministero rifonda le spese sostenute da Minguzzi.

Il provvedimento illegittimo riguarda — è bene sottolinearlo ancora una volta — la cancellazione così come è stata motivata dal Ministero, ovvero per un decreto penale di condanna per oltraggio risalente addirittura a tredici anni fa. Non riguarda affatto, almeno formalmente, invece, la condizione personale di Claudio Minguzzi, ovvero i suoi modelli comportamentali come il presentarsi in servizio in abiti femminili o altre condotte evidenziate dal Comandante provinciale dei vigili del fuoco nelle note inviate a suo tempo al Ministero. Lo scrive a chiare lettere il giudice nella motivazione, di diciannove pagine, sottolineando come «la cancellazione del ricorrente sia avvenuta in realtà per motivi diversi da quelli addotti nell’atto, ovvero per aspetti comportamentali che sono stati tenuti celati sotto le spoglie di una vecchia condanna penale; e che invece avrebbero imposto l’avvio di un regolare procedimento con le dovute garanzie per
l’interessato, come peraltro sotteso all’iniziativa che era stata assunta dal Comando». Come dire che il Comando provinciale aveva sollecitato al Ministero l’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti di Minguzzi, sotto l’aspetto comportamentale legato alle sue abitudini di vita, ma invece il Ministero ha ritenuto di prendere la scorciatoia di quel vecchio decreto penale di condanna sulla base, peraltro, di una lettura acritica della legge che prevede la ‘radiazione’, senza procedimento disciplinare, per quei volontari che abbiano riportato condanne penali. Ma tant’è, come motiva il giudice: «Qui non si vuole ovviamente discutere la necessità, per chi aspira a
ricoprire posti in settori della Pubblica amministrazione peculiari per le finalità istituzionali alle quali sono preposti, di comportarsi in modo adeguato e di dover possedere qualità morali e comportamentali che possono essere richieste, pur nel rispettio della vita privata, all’aspirante pubblico dipendente e prescindendo da qualsivoglia concezione formale del cosiddetto prestigio della Pubblica amministrazione». A confermare quindi, e non poteva non essere così, che se dovessero sussistere le condizioni segnalate a suo tempo al Ministero, ma non prese in considerazione, relative a «problemi creati per la propria e altrui sicurezza», ad «affidabilità del soggetto», a «comportamento non consono», a «mancanza di senso dell’onore e di senso morale», ad «uso non appropriato della divisa», bene il Ministero potrà avviare procedimento disciplinare e adottare i provvedimenti che riterrà opportuni.

Ma è altrettanto chiaro che il giudice del lavoro non poteva non accogliere il ricorso, perchè «qui si contesta» che «la mancanza di requisiti morali e di condotta pur necessari possa essere desunta in via assiomatica sulla scorta di una condanna penale per un fatto lieve, avulso dall’attività di lavoro (Minguzzi, al telefono, parlando con un funzionario della Prefettura disse: ‘Mi sono rotto i c...’ ndr) e che non spiega riflessi sul rapporto». E va aggiunto che secondo il Ministero quel vecchio decreto penale di condanna a 968 euro, dovrebbe valere «ora per allora, nell’ambito di un rapporto» di lavoro saltuario «che perdura da 24 anni». Se così fosse «non pochi lavoratori potrebbero temere di perdere domani il psoto di lavoro con gravi rischi per la certezza del diritto». Una condanna per un fatto, l’oltraggio, che ora non è neppure più previsto come reato e che, derivando da un decreto penale, è stata adottata senza garanzie del contraddittorio, ma come semplice adempimento burocratico. Oltre metà della motivazione è dedicata dal giudice Riverso agli aspetti relativi alla giurisdizione.

«Se c’è strumentalità, poi trionfa la legalità» commenta il vigile ‘transgender’. «Adesso potrò finalmente tornare a fare il vigile del fuoco e non nasconderò certo la mia natura, il modo di ascoltare il mio corpo: confido che questo non costituisca motivo per un procedimento disciplinare».


http://www.gaynews.it/view.php?ID=73787

lunedì 14 maggio 2007

Documentario BBC: Sex Crimes and Vatican

Documentario choc della Bbc: Ratzinger rinnova il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi. Ma in Italia non lo trasmette nessuno. Ecco il video






Il documentario della BBC trasmesso in Inghilterra nel 2006 sugli scandali dei Preti & Pedofilia. si richiama il “Crimen Sollicitationis” e un documento di Ratzinger che rinnova il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi.In Italia non è mai andato in onda, nè i giornali nè gli altri mezzi di informazione vi hanno fatto accenno. (traduzione di Bispensiero.it)

Caro Ruini ti scrivo

di Marco Travaglio


''Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,
mi rivolgo a lei anche se la so da poco in pensione, anziché al suo successore card. Bagnasco, perché lei è un po’ l’Andreotti del Vaticano: ha accompagnato la vita politica e religiosa del nostro paese per molti decenni.

Come lei ben sa, non c’è paese d’Europa che abbia avuto tanti capi del governo cattolici come l’Italia. Su 60 governi in 60 anni, 51 avevano come premier un cattolico e solo 9 un laico: 2 volte Spadolini, 2 Craxi, 2 Amato, 2 D’Alema, 1 Ciampi, che peraltro si dichiara cattolico. In 60 anni l’Italia è stata governata per 52 anni da un cattolico e per 8 da un laico.

Se la DC e i suoi numerosi eredi avessero fatto per la famiglia tutto ciò che avevano promesso, oggi le famiglie italiane dormirebbero tra due guanciali. Sa invece qual è il risultato? Che l’Italia investe nella spesa sociale il 26,4% del Pil, 5 punti in meno che nel resto d’Europa a 15, quella infestata di massoni, mangiapreti, satanisti e (per dirla con Tremaglia) culattoni. Se poi andiamo a vedere quanti fondi vanno alle famiglie e all’infanzia nei paesi che non hanno avuto la fortuna di avere in casa Dc e Vaticano, scopriamo altri dati interessanti.
L’Italia è penultima in Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% dell’Europa, il 10,2% della Germania, il 14,3% dell’Irlanda. Noi diamo alla famiglia l’1,1% del Pil: meno della metà della media europea (2,4). Sarà un caso, ma noi siamo in coda in Europa per tasso di natalità: la Francia ha il record con 2 figli per donna, la media europea è 1,5, quella italiana 1,3. E il resto d’Europa ha i Pacs, noi no: pare che riconoscere i diritti alle coppie di fatto non impedisca le politiche per la famiglia, anzi. Lei che ne dice?

Lei sa, poi, che per sposarsi e fare figli, una coppia ha bisogno di un lavoro stabile. Sa quanto spendiamo per aiutare i disoccupati? Il 2% della spesa sociale, ultimi in Europa. La media Ue è il 6%. La Spagna del terribile Zapatero spende il 12,5. I disoccupati che ricevono un sussidio in Italia sono il 17%, contro il 71 della Francia, l’80 della Germania, l’84 dell’Austria, il 92 del Belgio, il 93 dell’Irlanda, il 95 dell’Olanda, il 100% del Regno Unito. E per i giovani è ancora peggio: sotto 25 anni, da noi, riceve il sussidio solo lo 0,65%; in Francia il 43, in Belgio il 51, in Danimarca il 53, nel Regno Unito il 57. Poi c’è la casa. Anche lì siamo penultimi: solo lo 0,06% della spesa sociale va in politiche abitative (la media Ue è il 2%, il Regno Unito è al 5,5). Se in Italia i figli stanno meglio che nel resto del mondo, anche perché sono pochissimi, per i servizi alle madri siamo solo al 19° posto.

Forse, Eminenza, visto il rendimento dei politici cattolici o sedicenti tali, avete sempre puntato sui cavalli sbagliati. O forse, se aveste dedicato un decimo delle energie spese per combattere i Dico e i gay a raccomandare qualche misura concreta per la famiglia, non saremmo i fanalini di coda dell’Europa: perché i nostri politici le promesse fatte agli elettori non le mantengono, ma quelle a voi le mantengono eccome. Sono proprio sacre.

Ora speriamo che il Family Day faccia il miracolo. A questo proposito, vorrei mettere una buona parola per evitare inutili imbarazzi. Come lei sa, hanno aderito all’iniziativa moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa.
Le cito qualche altro esempio da un bell’articolo di Barbara Romano su Libero (di certo non un giornale ''comunista''). Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la sacra famiglia. Bossi 2 mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna. Castelli, una moglie in chiesa e l’altra davanti al druido. Poi c’è l’Udc, l’Unione democratico cristiana, dunque piena di separati e divorziati.
Divorziato Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con Azzurra. Divorziati l’ex segretario Follini e il vicecapogruppo Giuseppe Drago, mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D’Onofrio ha avuto l’annullamento dalla Sacra Rota. Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L’on. Enzo Raisi ha detto:“Io vivo un pacs”. Altro “pacs” inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli, è divorziato e risposato con l’ex assistente. Adolfo Urso è separato.
L’unico big in regola è Alemanno:si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat (convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota, poi ha convissuto a lungo. E Forza Italia? A parte il focoso Cavaliere, sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone.
L’altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e “diverse convivenze”. Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs. Risposàti pure Malan, D’Alì e Gabriella Carlucci, mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato.

Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l’idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal ‘93 l’assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori. E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non vorrei che qualche Onorevole Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d’imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3. Per far numero. Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l’iniziativa Multifamily Day.''

mercoledì 9 maggio 2007

Family day? Non con i miei soldi!

Appello: non diamo l'8 x mille alla Chiesa cattolica ma alla Chiesa Evangelica Valdese

Dal sito della Chiesa cattolica www.8xmille.it si desume che dei 643 milioni di euro raccolti nel 2000 (ultimo anno con dati disponibili) ben l'80% va per l'edilizia, le necessità del culto cattolico e, soprattutto, il sostentamento del clero. Solo il 19,5% viene stanziato per le opere caritatevoli, lo 0,5 restante per i Beni culturali - altri fondi dello Stato italiano sono destinati a tal fine - .

La Chiesa cattolica raccoglie il 90% delle scelte per l'8 per mille, ma solo il 40% degli italiani mette la propria firma. Il totale dei soldi raccolti dallo Stato viene però ripartito in modo proporzionale.

Non decidere, quindi, significa dare il 90% del proprio 8xmille alla Chiesa Cattolica. Scelta rispettabile, ma che deve essere almeno consapevole.

Pur impegnandomi con forza per il rispetto di tutte le religioni - e chiedendo con altrettanta forza di essere rispettato dalle religioni - credo che in questo periodo in Italia sia bene dare un segnale forte e chiaro, soprattutto alla vigilia del Family day sostenuto dalla Chiesa cattolica.

Manifestazione che, parlando di "famiglia" al singolare, esclude tutte le altre famiglie (conviventi etero o omosessuali, risposati, divorziati, composte da un solo genitore, ecc.) negando loro dignità e diritti.

Garantiremo sempre il nostro sostegno ai missionari e ai preti di quartiere, ma credo che sia giunta l'ora di non finanziare più le casse delle gerarchie vaticane. Il denaro potrebbe essere uno dei pochi argomenti a cui i vertici si dimostrano ancora "sensibili".

Anche quest'anno, quindi, darò il mio 8xmille alla Chiesa Evangelica Valdese che, oltre ad essere
una chiesa progressista in campo sociale (permette il matrimonio per i preti e il sacerdozio femminile - leader ne è una donna -, è aperta verso l'omosessualità e i temi della modernità), è soprattutto l'unica che destina tutto il suo 8xmille per scopi umanitari (la loro ultima campagna si intitola: Un pozzo per l'acqua, un preservativo contro l'Aids: http://www.chiesavaldese.org/pages/finanze/otto_mille.php

Facciamo girare quest'appello

Grazie

http://www.gaynews.it/view.php?ID=73689

martedì 8 maggio 2007

Gay, Ferrero contro la Bindi: "Esclusi a Firenze, io non vado"

Cresce la polemica intorno alla conferenza sulla famiglia
Il ministro della Solidarietà: "La mia partecipazione non è opportuna"


ROMA
- "Non condivido la scelta del ministro Rosy Bindi di non invitare le organizzazioni omosessuali al convegno nazionale sulla famiglia di Firenze. Ritengo pertanto che nemmeno la mia partecipazione sia opportuna". Lo strappo del ministro della Solidarietà Paolo Ferrero fa rumore. Una netta presa di distanza che divide due ministri del governo. "I temi dei diritti di cittadinanza di tutti i cittadini al di là del loro orientamento sessuale e delle loro scelte di vita, avranno evidentemente altre sedi di discussione" spiega Ferrero. Che insiste: "Ritengo che la definizione di diritti certi ed esigibili per ogni cittadino, al di là che viva in famiglia o meno, a partire dai soggetti più deboli come i bambini o i non autosufficienti, sia il vero salto di qualità per costruire un welfare moderno".

La decisione di Rosy Bindi di non invitare le associazioni omosessuali alla conferenza sulla famiglia, aveva già ieri creato polemica. La prima a reagire era stata la diessina Anna Paola Concia del coordinamento Gayleft: "Il ministro dice che non siamo famiglie, ma siamo rimasti gli unici in Europa a dire una cosa di questo tipo. Anche noi, invece, siamo famiglia". Poi era stata la volta di Sergio Lo Giudice, presidente dell'Arcigay: "Siamo alla Santa Alleanza omofobica. La risoluzione del parlamento europeo dello scorso 26 aprile contro l'omofobia aveva visto giusto condannando come atti omofobici i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali".

Reazioni che Rosy Bindi aveva commentato con tranquillità: "So bene che questo causerà molte polemiche ma alla conferenza i destinatari delle legge sulle convivenze non sono legittimate a partecipare". E oggi la notizia della defezione di Ferrero che alza il tono delle polemiche anche all'interno del governo.

(8 maggio 2007)

http://tinyurl.com/yokdld

lunedì 7 maggio 2007

"Families night" con tutte le famiglie, con tutte le forme di amore

Accendi, con una candela, la speranza di veder riconosciuti i diritti di tutte le famiglie, di tutte le forme di amore.

Sabato 12 maggio parte del mondo cattolico si riunirà a Roma per il “Family Day”. Una manifestazione, nata chiaramente per contrastare la proposta governativa dei Dico.

Il “Family Day” è figlio dei “Non possumus”, di una concezione atavica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, od anche i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o costituiti dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.

Noi crediamo che a tutte le famiglie vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza più di tutti queste unioni: e cioè l’amore.

Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del “Possumus", il “Families Night”.

La notte che precede il 12 maggio, l’11 maggio alle ore 21,30, accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.


Ulteriori informazioni sull’iniziativa del “Families Night”, con tutte le adesioni, le trovate su:

http://familiesnight.splinder.com

“Bloggers uniti in difesa dei diritti delle minoranze e della laicità dello Stato”

Roma. "Sei gay", aggredito in discoteca

La reazione violenta di un gruppo di giovani dopo un complimento del 22 enne
di FEDERICA ANGELI


E´ stato malmenato da quattro giovani fuori da una discoteca di Testaccio perché omosessuale. La reazione violenta di un gruppo di ventenni nei confronti di Francesco P., uno studente di 22 anni, secondo l´Arcigay, sarebbe seguita a un apprezzamento rivolto dal gay al gruppetto. «Ciao ragazzi, lo sapete che siete proprio carini?».

«Al complimento - spiega Fabrizio Marrazzo, presidente dell´associazione omosessuale capitolina - sono seguite frasi offensive rivolte al ragazzo, quali "sporco frocio"». Poi dagli insulti si è passati alle mani, fino ad arrivare a un pestaggio vero e proprio, fuori dal night, conosciuto come locale frequentato da gay. Il ragazzo, uno studente della facoltà di Lettere, originario di Latina ma residente nella capitale, non è voluto andare a farsi medicare in ospedale, né ha voluto sporgere denuncia: temeva che la notizia dell´aggressione, passando per il pronto soccorso, potesse arrivare ai genitori, ignari della sua omosessualità. Il giovane dunque, che ha riportato ferite e lividi al viso e al petto, è stato soccorso da alcuni volontari di Arcigay, presenti la scorsa notte in zona per distribuire materiale sulla prevenzione dell´Aids ai frequentatori della movida capitolina.

«Sono queste famiglie che non comprendono i propri figli che vedremo al Family Day?» ha chiesto Fabrizio Marrazzo, responsabile anche del Gay Help Line, evidenziando che, dai dati in loro possesso, si registra «una forte crescita in Italia dell´omofobia negli ultimi tempi». Il fenomeno sarebbe dovuto, secondo Marrazzo, «all´aumento della visibilità della comunità lesbica e gay italiana, alla quale purtroppo seguono molte dichiarazioni di personaggi pubblici che spesso dipingono le lesbiche ed i gay come dei modelli pericolosi e da evitare».

Secondo l´associazione omosessuale, sono molti i casi in cui giovani gay, per il timore della reazione delle proprie famiglie, invece di rivolgersi alle forze dell´ordine per aggressioni e maltrattamenti, denunciano i soprusi di cui sono vittime al Gay Help Line il numero verde contro l´omofobia (800.713.713). «Dai nostri dati registriamo una forte crescita in Italia dell´omofobia negli ultimi tempi - prosegue il presidente dell´Arcigay Roma - basti pensare al caso di Matteo di 16 anni suicidatosi perché deriso come gay, e tanti altri episodi di giovani adolescenti, in tutte le città italiane, che subiscono violenze dai loro compagni scuola. Ci domandiamo - conclude Marrazzo - se è questa l´Italia e le famiglie che vogliamo, oppure se le istituzioni locali e nazionali intendono realmente aiutarci in modo forte e concreto, come recentemente è stato fatto contro la violenza razziale e nei confronti delle donne».


http://www.gaynews.it/view.php?ID=73629

giovedì 3 maggio 2007

Il documento di 30 parlamentari di sinistra: «Non siamo un Paese normale»

«Lo spropositato attacco alle parole di Andrea Rivera è molto preoccupante. Non è un Paese normale quello in cui diventa un attentato esprimere una opinione, o fare una battuta, sulle scelte compiute dalle gerarchie ecclesiastiche». Così, in una lettera firmata da parlamentari di sinistra, i firmatari precisano la loro posizione in merito alle polemiche sollevate dalle parole pronunciate dal comico Andrea Rivera nel corso del concerto del Primo maggio a Roma.

«Le minacce e il terrorismo sono una cosa troppo seria per confonderle con le parole, sgradite o irriverenti che siano - viene sottolineato nel documento torniamo alla Costituzione che tutela la libertà di espressione. E teniamo tutti i nervi a posto», si conclude.

Hanno sottoscritto il documento le deputate e i deputati: Lomaglio, Acerbo, Buffo, Cacciari, Aurisicchio, Longhi, Attili, Nicchi, Di Serio, Trupia, Maderloni, Gentili, Grillini, Bandoli, Deiana, Migliore, Sperandio, Falomi, Duranti, De Cristofaro, Ali Rashid, Luxuria, Caruso, Iacomino,
Pettinari, Scotto, Leoni, Zanotti.


http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=65625

Sacro terrore

di Micaela Bongi


Lo «scriteriato», lo chiama Romano Prodi. I sindacati stanno valutando se chiedergli i danni per aver leso l'immagine del primo maggio. Mezzo mondo politico e anche di più gli dà come minimo dell'irresponsabile. Ma Andrea Rivera, fino all'altro ieri innocuo interprete del teatro canzone e intervistatore citofonico del programma di Serena Dandini, ha gettato la maschera sul palco di piazza San Giovanni. E si è rivelato molto più che uno «scriteriato irresponsabile»: Andrea Rivera è un terrorista. Non è un'iperbole. E' una verità non suscettibile di interpretazioni capziose, messa nero su bianco dall'Osservatore romano, quotidiano della Santa sede. Impossessatosi della conduzione del concertone del primo maggio, dal palco il terrorista si è lanciato come un kamikaze direttamente nei salotti degli italiani che speravano in un
pomeriggio di svago: «Il papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Infatti la chiesa non si è mai evoluta». E ancora: «Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, Franco e per uno della banda della Magliana». Satira? Invettiva? Macché: «E' terrorismo alimentare furori ciechi contro chi parla sempre in nome dell'amore. E' vile e terroristico lanciare sassi addirittura contro il Papa».

E così dopo giorni di «allarme Bagnasco», la Santa sede torna a occupare le prime pagine dei giornali all'insegna del «codice rosso». Tutto è nello stesso calderone: le scritte «vergogna»
contro il presidente della Cei, il bossolo ricevuto dallo stesso Bagnasco e per il quale si è mobilitato lo stato a tutti i livelli, le bordate di Rivera. Ma anche il voto dell'europarlamento contro l'omofobia e in generale le critiche nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche.
Perché, ci spiega l'Osservatore, l'odio è «coscientemente alimentato da chi fa del laicismo la sua ragione d'essere, per convenienza politica». Lo dimostrano «le interpretazioni capziose di discorsi fatti dal presidente della Cei, forzati per aprire una 'guerra' strisciante, una nuova stagione della tensione, dalla quale trae ispirazione chi cerca motivi per tornare ad impugnare le armi...».

No, non è satira.
Non è una semplice invettiva. Il bossolo spedito a Bagnasco è stato un atto intimidatorio che va contro la dialettica democratica. Sacrosanta, è il caso di dire, la decisione della chiesa di rispondere tenendo alta la propria bandiera. Discutibile, se l'espressione è concessa, la tentazione di corredare il «non ci facciamo intimidire» con un'intimidazione di altro tipo. Quella neanche tanto strisciante nei confronti della politica che a pochi giorni dal Family day sta provando a chiudere in commissione giustizia del senato la discussione sui Dico.
E proprio dalla politica dovrebbe arrivare la risposta più sobriamente ferma non al kamikaze Rivera, ma alle intemerate delle alte sfere vaticane. In nome dell'amore (anche omosessuale, evidentemente) che impregna le predicazioni del santo padre, non si finisca preda del terrore. Terrore sacro, s'intende.



http://www.gaynews.it/view.php?ID=73585

lunedì 30 aprile 2007

La longa manus di Ruini su TG5 e Ansa

IL FATTO RICOSTRUITO DALLA REDAZIONE DI GAY.tv


Carlo Rossella, direttore del TG5, organizza, prima di Pasqua, una visita del Cardinale Ruini presso la redazione del telegiornale di punta di Mediaset. L’organizzazione di questa visita è stata condotta dal direttore a titolo personale, senza la minima consultazione della redazione.


Pochi giorni prima della visita di Ruini, sulla porta che immette allo studio del TG5 appaiono cartelli in evidenza che annunciano la benedizione del Cardinale: un invito a presenziare.


Il giorno dell’incontro, tenutosi nel piazzale interno antistante la redazione, solo uno sparuto numero di giornalisti ed altri impiegati si presenta all’incontro con Ruini. Ciononostante, il TG5 delle 13 di quel giorno manda in onda un servizio che racconta con afflato mistico la benedizione di Ruini alla redazione del TG5. Non solo. Rossella fa mandare ad ANSA ben tre richiami alla notizia (evidentemente secondo il direttore la
presenza di un sacerdote nel cortile di un edificio è una notizia): ANSA, dopo pressioni personali dello stesso Rossella via telefono, pubblica il resoconto dell’incontro, tacendo
completamente il fatto che non ci fossero molti presenti dalla redazione e tacendo il fatto che quell’incontro era stato organizzato a titolo personale da Rossella. Ma come poteva ANSA sapere che parte della redazione non fosse interessata a quell’incontro? Qui entra in scena una fonte interna del TG5. Che ci racconta.


(…) fu mandato ‘ALL'ANSA UN COMUNICATO, QUESTO:
I lavoratori del TG5 aderenti alla CUB-Informazione ritengono di dover
precisare che la visita odierna del Cardinal Ruini presso il centro di produzione Palatino è avvenuta su invito di Carlo Rossella a titolo squisitamente individuale.


Senza nulla togliere al valore che la benedizione pasquale assume per i credenti di fede cattolica, la CUB ritiene che in alcun modo tale visita possa essere interpretata come l'adesione dell'intero comparto TG5 ai principi da ultimo ribaditi dalla CEi in tema di diritti civili.


POI L'ANSA LO CENSURO'.



La fonte rivela anche che dalla redazione del TG5 partì una telefonata ad ANSA di viva protesta, per aver taciuto completamente questo comunicato e aver dato spazio solo al racconto nella versione Rossella. Ma l’ANSA non batté ciglio e alla fine la notizia che fu diffusa fu quella di un grande scambio di affetto tra la redazione del TG5 e il Cardinal Ruini. Per la libertà e l’indipendenza dell’informazione aspetteremo il regno dei cieli.

Giuliano Federico - Gianluigi Melesi

redazione@gay.tv


http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3850

Toscana, isola felice

Dopo aver rapprovato lo Statuto che tutela i diritti di gay e lesbiche, la legge contro le discriminazioni, gli ormoni gratuiti ai transessuali adesso c'è anche una task force tutta per noi.

di Daniele Nardini





Esiste una Regione, in Italia, pioniera dei diritti di gay, lesbiche, transessuali e transgender. Stiamo parlando della Toscana, terra che per prima al mondo abolì la pena di morte e che da allora ha sempre avuto un'attenzione particolare per la tutela dei diritti.



Dal 1998 la Regione ospita sulla sua costa la meta privilegiata del turismo GLBT, la Versilia e Torre del lago in particolare, confermando la vocazione all'accoglienza di tutti, nessuno escluso. Nel 2004 invece, la Toscana approvò una legge avanzatissima per tutelare gay e lesbiche residenti sul territorio e si diede uno Statuto talmente aperto verso la minoranza GLBT da scatenare le ire del centrodestra all'epoca al potere, il quale impugnò il testo già approvato davanti alla Corte Costituzionale. La giunta regionale vinse la battaglia e oggi gli omosessuali toscani godono di tutele e diritti senza eguali in Italia. Poi è venuto il momento, la scorsa estate, in cui l'allora assessore alla Sanità Enrico Rossi fece approvare una legge che poneva a carico del Sistema Sanitario Regionale (uno dei più efficienti e con i conti a posto) il trattamento ormonale per i transessuali.



Con queste premesse, nell'anno europeo delle pari opportunità per tutti, la Regione Toscana non poteva certo mancare all'appuntamento: la giunta ha creato presso l'assessorato alle riforme istituzionali una task force per dare maggiore energia e slancio all'applicazione di quelle norme.



Il programma di lavoro si muoverà su più livelli. «Vogliamo - spiega Fragai, l'assessore regionale alle riforme - organizzare corsi per famiglie e insegnanti: nelle scuole e tra le associazioni. Li stiamo organizzando con l'assessorato alla salute, per parlare di sessualità consapevole e preparare il personale sanitario. Ne faremo altri nei luoghi di lavoro, per parlare di mobbing e discriminazioni, incontrando lavoratori e datori di lavoro. Un percorso specifico riguarderà la minoranza trangender, che più rischia l'esclusione sociale. La violenza è un'altra piaga che dobbiamo combattere, la sicurezza un obiettivo da conquistare».



Il lavoro

La prima delle priorità è l'eliminazione di ogni discriminazione fondata sull'orientamento e l'identificazione sessuale nell'accesso e nella permanenza sul mercato di lavoro. «Saranno attivate - accenna l'assessore - borse di formazione per chi ha disturbi di identità di genere e bisogno di aiuto e di un percorso di formazione mirato per rientrare sul mercato del lavoro». Per i transessuali è stato inoltre creato un centro di riferimento a Careggi e già decisa, l'estate scorsa, la gratuità delle cure ormonali. Il prossimo passo sarà la costruzione di una rete regionale di riferimento.



Formazione nelle Asl e a scuola

Un corretto approccio a volte può far miracoli e rendere tutto molto meno difficile. Per questo la Regione ha deciso di formare anche medici, infemieri ed insegnanti: per non dare per scontata ad esempio l'eterosessualità delle ragazze alla prima visita ginecologica o per parlare di certi temi fin dalla scuola media superiore. Un'azione parallela è prevista sugli operatori dei consultori. Altri incontri sono rivolti invece ai genitori. Le Asl hanno già presentato un progetto per la formazione del personale, che partirà nei prossimi mesi. Per la scuole è tutto rinviato al prossimo anno scolastico. Percorsi di formazione sono previsti anche per i vigili urbani.



Eventi

Non mancheranno, infine, campagne di informazioni e iniziative di sensibilizzazione. «La Regione Toscana - sottolinea l'assessore Fragai - è tra i fondatori della neonata Rete nazionale degli enti locali contro le discriminazioni per orientamento sesssuale e identità di genere. Anche per questo ospiteremo ad ottobre una delle quindici iniziative nazionali dell'Anno europeo previste dall'Unione europea». L'appuntamento è a Firenze, all'interno della prossima edizione del Festival della creatività.



http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22789

domenica 29 aprile 2007

Al Cittadino non far Sapere

di Marco Travaglio


Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. L’altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini ansiosi di essere informati sugli scandali del potere, ma anche sul vicino di casa sospettato di pedofilia. Vediamo perché.
Oggi gli atti d’indagine sono coperti dal segreto investigativo finché diventano “conoscibili dall’indagato”.
Da allora non sono più segreti e se ne può parlare. Per chi li pubblica integralmente, c’è un blando divieto di pubblicazione, la cui violazione è sanzionata con una multa da 51 a 258 euro, talmente lieve da essere sopportabile quando le carte investono il diritto-dovere di cronaca. Dunque i verbali d’interrogatorio, le ordinanze di custodia, i verbali di perquisizione e sequestro, che per definizione vengono consegnati all’indagato e al difensore, non sono segreti e si possono raccontare e, di fatto, citare testualmente (alla peggio si paga la mini-multa). È per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano accusati. È per questo che, di recente, abbiamo potuto conoscere subito molti particolari di Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, dei crac Cirio e Parmalat, degli spionaggi di Telecom e Sismi.
Fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati: dunque non sapremmo ancora nulla delle accuse a loro carico. Lo stesso vale per i sospetti serial killer e pedofili, che potrebbero agire indisturbati senza che i vicini di casa sappiano di cosa sono sospettati.
La nuova legge,infatti,da un lato aggrava a dismisura le sanzioni per chi infrange il divieto di pubblicazione: arresto fino a 30 giorni o, in alternativa, ammenda da 10 mila a 100 mila euro (cifre che nessun cronista è disposto a pagare pur di dare una notizia). Dall’altro allarga à gogò il novero degli atti non più pubblicabili. Anzitutto “è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. La notizia è vera e non é segreta, ma è vietato pubblicarla: i giornalisti la sapranno, ma non potranno più raccontarla. A meno che non vogliano rovinarsi, sborsando decine di migliaia di euro.
È pure vietato pubblicare, anche solo nel contenuto, “la documentazione e gli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati sul traffico telefonico e telematico, anche se non più coperti da segreto”. Le intercettazioni che hanno il pregio di fotografare in diretta un comportamento illecito, o comunque immorale, o deontologicamente grave sono sempre top secret.
Bontà loro, gli unanimi legislatori consentiranno ancora ai giornalisti di raccontare che Tizio è stato arrestato (anche per evitare strani fenomeni di desaparecidos, come nel vecchio Sudamerica o nella Russia e nell’Iraq di oggi). Si potranno ancora riferire, ma solo nel contenuto e non nel testo, le misure cautelari, eccetto “le parti che riproducono il contenuto di intercettazioni”. Troppo chiare per farle sapere alla gente.
E i dibattimenti? Almeno quelli sono pubblici, ma fino a un certo punto: “non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello”. Le accuse raccolte (esempio, nei processi Tanzi, Wanna Marchi, Cuffaro, Cogne, Berlusconi etc.) si potranno conoscere dopo una decina d’anni da quando sono state raccolte: alla fine dell’appello. Non è meraviglioso?
L’ultima parte della legge è una minaccia ai magistrati che indagano e intercettano ”troppo”, come se l’obbligatorietà dell’ azione penale fosse compatibile con criteri quantitativi o di convenienza economica: le spese delle Procure per intercettazioni (che peraltro vengono poi pagate dagli imputati condannati, ma questo nessuno lo ricorda mai) saranno vagliate dalla Corte dei Conti per eventuali responsabilità contabili. Così, per non rischiare di risponderne di tasca propria, nessun pm si spingerà troppo in là, soprattutto per gli indagati eccellenti.
A parte «Il Giornale», nessun quotidiano ha finora compreso la gravità del provvedimento. L’Ordine dei giornalisti continua a concentrarsi su un falso problema: quello del “carcere per i giornalisti”, che è un’ipotesi puramente teorica, in un paese in cui bisogna totalizzare più di 3 anni di reclusione per rischiare di finire dentro. Qui la questione non è il carcere: sono le multe. Molto meglio una o più condanne (perlopiù virtuali) a qualche mese di galera, che una multa che nessun giornalista sarà mai disposto a pagare. Se esistessero editori seri, sarebbero in prima fila contro la legge Mastella. A costo di lanciare un referendum abrogativo. Invece se ne infischiano: meno notizie “scomode” portano i cronisti, meno grane e cause giudiziarie avrà l’azienda. Mastella, comprensibilmente, esulta: «Un grande ed esaltante momento della nostra attività parlamentare». Pecorella pure: «Una buona riforma, varata col contributo fondamentale dell’opposizione». Vivi applausi da tutto l’emiciclo, che è riuscito finalmente là dove persino Berlusconi aveva fallito: imbavagliare i cronisti. Ma a stupire non è la cosiddetta Casa delle Libertà, che facendo onore alla sua ragione sociale ha tentato fino all’ultimo di aumentare le pene detentive e le multe (fino al 500 mila euro!) per i giornalisti. È l’Unione, che nell’elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa. Invece l’ha allegramente limitata con la gentile collaborazione del centrodestra. Ma chi sostiene che nell’ultimo anno non è cambiato nulla, ha torto marcio. Quando le leggi-vergogna le faceva Berlusconi, l’opposizione strillava e votava contro. Ora che le fa l’Unione, l’ opposizione non strilla, anzi le vota. In vista del passaggio al Senato, cari lettori, facciamoci sentire almeno noi, giornalisti e cittadini.

L'UNITA' 19 aprile 2007 Uliwood Party

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