mercoledì 9 maggio 2007

Family day? Non con i miei soldi!

Appello: non diamo l'8 x mille alla Chiesa cattolica ma alla Chiesa Evangelica Valdese

Dal sito della Chiesa cattolica www.8xmille.it si desume che dei 643 milioni di euro raccolti nel 2000 (ultimo anno con dati disponibili) ben l'80% va per l'edilizia, le necessità del culto cattolico e, soprattutto, il sostentamento del clero. Solo il 19,5% viene stanziato per le opere caritatevoli, lo 0,5 restante per i Beni culturali - altri fondi dello Stato italiano sono destinati a tal fine - .

La Chiesa cattolica raccoglie il 90% delle scelte per l'8 per mille, ma solo il 40% degli italiani mette la propria firma. Il totale dei soldi raccolti dallo Stato viene però ripartito in modo proporzionale.

Non decidere, quindi, significa dare il 90% del proprio 8xmille alla Chiesa Cattolica. Scelta rispettabile, ma che deve essere almeno consapevole.

Pur impegnandomi con forza per il rispetto di tutte le religioni - e chiedendo con altrettanta forza di essere rispettato dalle religioni - credo che in questo periodo in Italia sia bene dare un segnale forte e chiaro, soprattutto alla vigilia del Family day sostenuto dalla Chiesa cattolica.

Manifestazione che, parlando di "famiglia" al singolare, esclude tutte le altre famiglie (conviventi etero o omosessuali, risposati, divorziati, composte da un solo genitore, ecc.) negando loro dignità e diritti.

Garantiremo sempre il nostro sostegno ai missionari e ai preti di quartiere, ma credo che sia giunta l'ora di non finanziare più le casse delle gerarchie vaticane. Il denaro potrebbe essere uno dei pochi argomenti a cui i vertici si dimostrano ancora "sensibili".

Anche quest'anno, quindi, darò il mio 8xmille alla Chiesa Evangelica Valdese che, oltre ad essere
una chiesa progressista in campo sociale (permette il matrimonio per i preti e il sacerdozio femminile - leader ne è una donna -, è aperta verso l'omosessualità e i temi della modernità), è soprattutto l'unica che destina tutto il suo 8xmille per scopi umanitari (la loro ultima campagna si intitola: Un pozzo per l'acqua, un preservativo contro l'Aids: http://www.chiesavaldese.org/pages/finanze/otto_mille.php

Facciamo girare quest'appello

Grazie

http://www.gaynews.it/view.php?ID=73689

martedì 8 maggio 2007

Gay, Ferrero contro la Bindi: "Esclusi a Firenze, io non vado"

Cresce la polemica intorno alla conferenza sulla famiglia
Il ministro della Solidarietà: "La mia partecipazione non è opportuna"


ROMA
- "Non condivido la scelta del ministro Rosy Bindi di non invitare le organizzazioni omosessuali al convegno nazionale sulla famiglia di Firenze. Ritengo pertanto che nemmeno la mia partecipazione sia opportuna". Lo strappo del ministro della Solidarietà Paolo Ferrero fa rumore. Una netta presa di distanza che divide due ministri del governo. "I temi dei diritti di cittadinanza di tutti i cittadini al di là del loro orientamento sessuale e delle loro scelte di vita, avranno evidentemente altre sedi di discussione" spiega Ferrero. Che insiste: "Ritengo che la definizione di diritti certi ed esigibili per ogni cittadino, al di là che viva in famiglia o meno, a partire dai soggetti più deboli come i bambini o i non autosufficienti, sia il vero salto di qualità per costruire un welfare moderno".

La decisione di Rosy Bindi di non invitare le associazioni omosessuali alla conferenza sulla famiglia, aveva già ieri creato polemica. La prima a reagire era stata la diessina Anna Paola Concia del coordinamento Gayleft: "Il ministro dice che non siamo famiglie, ma siamo rimasti gli unici in Europa a dire una cosa di questo tipo. Anche noi, invece, siamo famiglia". Poi era stata la volta di Sergio Lo Giudice, presidente dell'Arcigay: "Siamo alla Santa Alleanza omofobica. La risoluzione del parlamento europeo dello scorso 26 aprile contro l'omofobia aveva visto giusto condannando come atti omofobici i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali".

Reazioni che Rosy Bindi aveva commentato con tranquillità: "So bene che questo causerà molte polemiche ma alla conferenza i destinatari delle legge sulle convivenze non sono legittimate a partecipare". E oggi la notizia della defezione di Ferrero che alza il tono delle polemiche anche all'interno del governo.

(8 maggio 2007)

http://tinyurl.com/yokdld

lunedì 7 maggio 2007

"Families night" con tutte le famiglie, con tutte le forme di amore

Accendi, con una candela, la speranza di veder riconosciuti i diritti di tutte le famiglie, di tutte le forme di amore.

Sabato 12 maggio parte del mondo cattolico si riunirà a Roma per il “Family Day”. Una manifestazione, nata chiaramente per contrastare la proposta governativa dei Dico.

Il “Family Day” è figlio dei “Non possumus”, di una concezione atavica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, od anche i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o costituiti dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.

Noi crediamo che a tutte le famiglie vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza più di tutti queste unioni: e cioè l’amore.

Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del “Possumus", il “Families Night”.

La notte che precede il 12 maggio, l’11 maggio alle ore 21,30, accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.


Ulteriori informazioni sull’iniziativa del “Families Night”, con tutte le adesioni, le trovate su:

http://familiesnight.splinder.com

“Bloggers uniti in difesa dei diritti delle minoranze e della laicità dello Stato”

Roma. "Sei gay", aggredito in discoteca

La reazione violenta di un gruppo di giovani dopo un complimento del 22 enne
di FEDERICA ANGELI


E´ stato malmenato da quattro giovani fuori da una discoteca di Testaccio perché omosessuale. La reazione violenta di un gruppo di ventenni nei confronti di Francesco P., uno studente di 22 anni, secondo l´Arcigay, sarebbe seguita a un apprezzamento rivolto dal gay al gruppetto. «Ciao ragazzi, lo sapete che siete proprio carini?».

«Al complimento - spiega Fabrizio Marrazzo, presidente dell´associazione omosessuale capitolina - sono seguite frasi offensive rivolte al ragazzo, quali "sporco frocio"». Poi dagli insulti si è passati alle mani, fino ad arrivare a un pestaggio vero e proprio, fuori dal night, conosciuto come locale frequentato da gay. Il ragazzo, uno studente della facoltà di Lettere, originario di Latina ma residente nella capitale, non è voluto andare a farsi medicare in ospedale, né ha voluto sporgere denuncia: temeva che la notizia dell´aggressione, passando per il pronto soccorso, potesse arrivare ai genitori, ignari della sua omosessualità. Il giovane dunque, che ha riportato ferite e lividi al viso e al petto, è stato soccorso da alcuni volontari di Arcigay, presenti la scorsa notte in zona per distribuire materiale sulla prevenzione dell´Aids ai frequentatori della movida capitolina.

«Sono queste famiglie che non comprendono i propri figli che vedremo al Family Day?» ha chiesto Fabrizio Marrazzo, responsabile anche del Gay Help Line, evidenziando che, dai dati in loro possesso, si registra «una forte crescita in Italia dell´omofobia negli ultimi tempi». Il fenomeno sarebbe dovuto, secondo Marrazzo, «all´aumento della visibilità della comunità lesbica e gay italiana, alla quale purtroppo seguono molte dichiarazioni di personaggi pubblici che spesso dipingono le lesbiche ed i gay come dei modelli pericolosi e da evitare».

Secondo l´associazione omosessuale, sono molti i casi in cui giovani gay, per il timore della reazione delle proprie famiglie, invece di rivolgersi alle forze dell´ordine per aggressioni e maltrattamenti, denunciano i soprusi di cui sono vittime al Gay Help Line il numero verde contro l´omofobia (800.713.713). «Dai nostri dati registriamo una forte crescita in Italia dell´omofobia negli ultimi tempi - prosegue il presidente dell´Arcigay Roma - basti pensare al caso di Matteo di 16 anni suicidatosi perché deriso come gay, e tanti altri episodi di giovani adolescenti, in tutte le città italiane, che subiscono violenze dai loro compagni scuola. Ci domandiamo - conclude Marrazzo - se è questa l´Italia e le famiglie che vogliamo, oppure se le istituzioni locali e nazionali intendono realmente aiutarci in modo forte e concreto, come recentemente è stato fatto contro la violenza razziale e nei confronti delle donne».


http://www.gaynews.it/view.php?ID=73629

giovedì 3 maggio 2007

Il documento di 30 parlamentari di sinistra: «Non siamo un Paese normale»

«Lo spropositato attacco alle parole di Andrea Rivera è molto preoccupante. Non è un Paese normale quello in cui diventa un attentato esprimere una opinione, o fare una battuta, sulle scelte compiute dalle gerarchie ecclesiastiche». Così, in una lettera firmata da parlamentari di sinistra, i firmatari precisano la loro posizione in merito alle polemiche sollevate dalle parole pronunciate dal comico Andrea Rivera nel corso del concerto del Primo maggio a Roma.

«Le minacce e il terrorismo sono una cosa troppo seria per confonderle con le parole, sgradite o irriverenti che siano - viene sottolineato nel documento torniamo alla Costituzione che tutela la libertà di espressione. E teniamo tutti i nervi a posto», si conclude.

Hanno sottoscritto il documento le deputate e i deputati: Lomaglio, Acerbo, Buffo, Cacciari, Aurisicchio, Longhi, Attili, Nicchi, Di Serio, Trupia, Maderloni, Gentili, Grillini, Bandoli, Deiana, Migliore, Sperandio, Falomi, Duranti, De Cristofaro, Ali Rashid, Luxuria, Caruso, Iacomino,
Pettinari, Scotto, Leoni, Zanotti.


http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=65625

Sacro terrore

di Micaela Bongi


Lo «scriteriato», lo chiama Romano Prodi. I sindacati stanno valutando se chiedergli i danni per aver leso l'immagine del primo maggio. Mezzo mondo politico e anche di più gli dà come minimo dell'irresponsabile. Ma Andrea Rivera, fino all'altro ieri innocuo interprete del teatro canzone e intervistatore citofonico del programma di Serena Dandini, ha gettato la maschera sul palco di piazza San Giovanni. E si è rivelato molto più che uno «scriteriato irresponsabile»: Andrea Rivera è un terrorista. Non è un'iperbole. E' una verità non suscettibile di interpretazioni capziose, messa nero su bianco dall'Osservatore romano, quotidiano della Santa sede. Impossessatosi della conduzione del concertone del primo maggio, dal palco il terrorista si è lanciato come un kamikaze direttamente nei salotti degli italiani che speravano in un
pomeriggio di svago: «Il papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Infatti la chiesa non si è mai evoluta». E ancora: «Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, Franco e per uno della banda della Magliana». Satira? Invettiva? Macché: «E' terrorismo alimentare furori ciechi contro chi parla sempre in nome dell'amore. E' vile e terroristico lanciare sassi addirittura contro il Papa».

E così dopo giorni di «allarme Bagnasco», la Santa sede torna a occupare le prime pagine dei giornali all'insegna del «codice rosso». Tutto è nello stesso calderone: le scritte «vergogna»
contro il presidente della Cei, il bossolo ricevuto dallo stesso Bagnasco e per il quale si è mobilitato lo stato a tutti i livelli, le bordate di Rivera. Ma anche il voto dell'europarlamento contro l'omofobia e in generale le critiche nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche.
Perché, ci spiega l'Osservatore, l'odio è «coscientemente alimentato da chi fa del laicismo la sua ragione d'essere, per convenienza politica». Lo dimostrano «le interpretazioni capziose di discorsi fatti dal presidente della Cei, forzati per aprire una 'guerra' strisciante, una nuova stagione della tensione, dalla quale trae ispirazione chi cerca motivi per tornare ad impugnare le armi...».

No, non è satira.
Non è una semplice invettiva. Il bossolo spedito a Bagnasco è stato un atto intimidatorio che va contro la dialettica democratica. Sacrosanta, è il caso di dire, la decisione della chiesa di rispondere tenendo alta la propria bandiera. Discutibile, se l'espressione è concessa, la tentazione di corredare il «non ci facciamo intimidire» con un'intimidazione di altro tipo. Quella neanche tanto strisciante nei confronti della politica che a pochi giorni dal Family day sta provando a chiudere in commissione giustizia del senato la discussione sui Dico.
E proprio dalla politica dovrebbe arrivare la risposta più sobriamente ferma non al kamikaze Rivera, ma alle intemerate delle alte sfere vaticane. In nome dell'amore (anche omosessuale, evidentemente) che impregna le predicazioni del santo padre, non si finisca preda del terrore. Terrore sacro, s'intende.



http://www.gaynews.it/view.php?ID=73585

lunedì 30 aprile 2007

La longa manus di Ruini su TG5 e Ansa

IL FATTO RICOSTRUITO DALLA REDAZIONE DI GAY.tv


Carlo Rossella, direttore del TG5, organizza, prima di Pasqua, una visita del Cardinale Ruini presso la redazione del telegiornale di punta di Mediaset. L’organizzazione di questa visita è stata condotta dal direttore a titolo personale, senza la minima consultazione della redazione.


Pochi giorni prima della visita di Ruini, sulla porta che immette allo studio del TG5 appaiono cartelli in evidenza che annunciano la benedizione del Cardinale: un invito a presenziare.


Il giorno dell’incontro, tenutosi nel piazzale interno antistante la redazione, solo uno sparuto numero di giornalisti ed altri impiegati si presenta all’incontro con Ruini. Ciononostante, il TG5 delle 13 di quel giorno manda in onda un servizio che racconta con afflato mistico la benedizione di Ruini alla redazione del TG5. Non solo. Rossella fa mandare ad ANSA ben tre richiami alla notizia (evidentemente secondo il direttore la
presenza di un sacerdote nel cortile di un edificio è una notizia): ANSA, dopo pressioni personali dello stesso Rossella via telefono, pubblica il resoconto dell’incontro, tacendo
completamente il fatto che non ci fossero molti presenti dalla redazione e tacendo il fatto che quell’incontro era stato organizzato a titolo personale da Rossella. Ma come poteva ANSA sapere che parte della redazione non fosse interessata a quell’incontro? Qui entra in scena una fonte interna del TG5. Che ci racconta.


(…) fu mandato ‘ALL'ANSA UN COMUNICATO, QUESTO:
I lavoratori del TG5 aderenti alla CUB-Informazione ritengono di dover
precisare che la visita odierna del Cardinal Ruini presso il centro di produzione Palatino è avvenuta su invito di Carlo Rossella a titolo squisitamente individuale.


Senza nulla togliere al valore che la benedizione pasquale assume per i credenti di fede cattolica, la CUB ritiene che in alcun modo tale visita possa essere interpretata come l'adesione dell'intero comparto TG5 ai principi da ultimo ribaditi dalla CEi in tema di diritti civili.


POI L'ANSA LO CENSURO'.



La fonte rivela anche che dalla redazione del TG5 partì una telefonata ad ANSA di viva protesta, per aver taciuto completamente questo comunicato e aver dato spazio solo al racconto nella versione Rossella. Ma l’ANSA non batté ciglio e alla fine la notizia che fu diffusa fu quella di un grande scambio di affetto tra la redazione del TG5 e il Cardinal Ruini. Per la libertà e l’indipendenza dell’informazione aspetteremo il regno dei cieli.

Giuliano Federico - Gianluigi Melesi

redazione@gay.tv


http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3850

Toscana, isola felice

Dopo aver rapprovato lo Statuto che tutela i diritti di gay e lesbiche, la legge contro le discriminazioni, gli ormoni gratuiti ai transessuali adesso c'è anche una task force tutta per noi.

di Daniele Nardini





Esiste una Regione, in Italia, pioniera dei diritti di gay, lesbiche, transessuali e transgender. Stiamo parlando della Toscana, terra che per prima al mondo abolì la pena di morte e che da allora ha sempre avuto un'attenzione particolare per la tutela dei diritti.



Dal 1998 la Regione ospita sulla sua costa la meta privilegiata del turismo GLBT, la Versilia e Torre del lago in particolare, confermando la vocazione all'accoglienza di tutti, nessuno escluso. Nel 2004 invece, la Toscana approvò una legge avanzatissima per tutelare gay e lesbiche residenti sul territorio e si diede uno Statuto talmente aperto verso la minoranza GLBT da scatenare le ire del centrodestra all'epoca al potere, il quale impugnò il testo già approvato davanti alla Corte Costituzionale. La giunta regionale vinse la battaglia e oggi gli omosessuali toscani godono di tutele e diritti senza eguali in Italia. Poi è venuto il momento, la scorsa estate, in cui l'allora assessore alla Sanità Enrico Rossi fece approvare una legge che poneva a carico del Sistema Sanitario Regionale (uno dei più efficienti e con i conti a posto) il trattamento ormonale per i transessuali.



Con queste premesse, nell'anno europeo delle pari opportunità per tutti, la Regione Toscana non poteva certo mancare all'appuntamento: la giunta ha creato presso l'assessorato alle riforme istituzionali una task force per dare maggiore energia e slancio all'applicazione di quelle norme.



Il programma di lavoro si muoverà su più livelli. «Vogliamo - spiega Fragai, l'assessore regionale alle riforme - organizzare corsi per famiglie e insegnanti: nelle scuole e tra le associazioni. Li stiamo organizzando con l'assessorato alla salute, per parlare di sessualità consapevole e preparare il personale sanitario. Ne faremo altri nei luoghi di lavoro, per parlare di mobbing e discriminazioni, incontrando lavoratori e datori di lavoro. Un percorso specifico riguarderà la minoranza trangender, che più rischia l'esclusione sociale. La violenza è un'altra piaga che dobbiamo combattere, la sicurezza un obiettivo da conquistare».



Il lavoro

La prima delle priorità è l'eliminazione di ogni discriminazione fondata sull'orientamento e l'identificazione sessuale nell'accesso e nella permanenza sul mercato di lavoro. «Saranno attivate - accenna l'assessore - borse di formazione per chi ha disturbi di identità di genere e bisogno di aiuto e di un percorso di formazione mirato per rientrare sul mercato del lavoro». Per i transessuali è stato inoltre creato un centro di riferimento a Careggi e già decisa, l'estate scorsa, la gratuità delle cure ormonali. Il prossimo passo sarà la costruzione di una rete regionale di riferimento.



Formazione nelle Asl e a scuola

Un corretto approccio a volte può far miracoli e rendere tutto molto meno difficile. Per questo la Regione ha deciso di formare anche medici, infemieri ed insegnanti: per non dare per scontata ad esempio l'eterosessualità delle ragazze alla prima visita ginecologica o per parlare di certi temi fin dalla scuola media superiore. Un'azione parallela è prevista sugli operatori dei consultori. Altri incontri sono rivolti invece ai genitori. Le Asl hanno già presentato un progetto per la formazione del personale, che partirà nei prossimi mesi. Per la scuole è tutto rinviato al prossimo anno scolastico. Percorsi di formazione sono previsti anche per i vigili urbani.



Eventi

Non mancheranno, infine, campagne di informazioni e iniziative di sensibilizzazione. «La Regione Toscana - sottolinea l'assessore Fragai - è tra i fondatori della neonata Rete nazionale degli enti locali contro le discriminazioni per orientamento sesssuale e identità di genere. Anche per questo ospiteremo ad ottobre una delle quindici iniziative nazionali dell'Anno europeo previste dall'Unione europea». L'appuntamento è a Firenze, all'interno della prossima edizione del Festival della creatività.



http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22789

domenica 29 aprile 2007

Al Cittadino non far Sapere

di Marco Travaglio


Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. L’altroieri, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini ansiosi di essere informati sugli scandali del potere, ma anche sul vicino di casa sospettato di pedofilia. Vediamo perché.
Oggi gli atti d’indagine sono coperti dal segreto investigativo finché diventano “conoscibili dall’indagato”.
Da allora non sono più segreti e se ne può parlare. Per chi li pubblica integralmente, c’è un blando divieto di pubblicazione, la cui violazione è sanzionata con una multa da 51 a 258 euro, talmente lieve da essere sopportabile quando le carte investono il diritto-dovere di cronaca. Dunque i verbali d’interrogatorio, le ordinanze di custodia, i verbali di perquisizione e sequestro, che per definizione vengono consegnati all’indagato e al difensore, non sono segreti e si possono raccontare e, di fatto, citare testualmente (alla peggio si paga la mini-multa). È per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano accusati. È per questo che, di recente, abbiamo potuto conoscere subito molti particolari di Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, dei crac Cirio e Parmalat, degli spionaggi di Telecom e Sismi.
Fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati: dunque non sapremmo ancora nulla delle accuse a loro carico. Lo stesso vale per i sospetti serial killer e pedofili, che potrebbero agire indisturbati senza che i vicini di casa sappiano di cosa sono sospettati.
La nuova legge,infatti,da un lato aggrava a dismisura le sanzioni per chi infrange il divieto di pubblicazione: arresto fino a 30 giorni o, in alternativa, ammenda da 10 mila a 100 mila euro (cifre che nessun cronista è disposto a pagare pur di dare una notizia). Dall’altro allarga à gogò il novero degli atti non più pubblicabili. Anzitutto “è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. La notizia è vera e non é segreta, ma è vietato pubblicarla: i giornalisti la sapranno, ma non potranno più raccontarla. A meno che non vogliano rovinarsi, sborsando decine di migliaia di euro.
È pure vietato pubblicare, anche solo nel contenuto, “la documentazione e gli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati sul traffico telefonico e telematico, anche se non più coperti da segreto”. Le intercettazioni che hanno il pregio di fotografare in diretta un comportamento illecito, o comunque immorale, o deontologicamente grave sono sempre top secret.
Bontà loro, gli unanimi legislatori consentiranno ancora ai giornalisti di raccontare che Tizio è stato arrestato (anche per evitare strani fenomeni di desaparecidos, come nel vecchio Sudamerica o nella Russia e nell’Iraq di oggi). Si potranno ancora riferire, ma solo nel contenuto e non nel testo, le misure cautelari, eccetto “le parti che riproducono il contenuto di intercettazioni”. Troppo chiare per farle sapere alla gente.
E i dibattimenti? Almeno quelli sono pubblici, ma fino a un certo punto: “non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello”. Le accuse raccolte (esempio, nei processi Tanzi, Wanna Marchi, Cuffaro, Cogne, Berlusconi etc.) si potranno conoscere dopo una decina d’anni da quando sono state raccolte: alla fine dell’appello. Non è meraviglioso?
L’ultima parte della legge è una minaccia ai magistrati che indagano e intercettano ”troppo”, come se l’obbligatorietà dell’ azione penale fosse compatibile con criteri quantitativi o di convenienza economica: le spese delle Procure per intercettazioni (che peraltro vengono poi pagate dagli imputati condannati, ma questo nessuno lo ricorda mai) saranno vagliate dalla Corte dei Conti per eventuali responsabilità contabili. Così, per non rischiare di risponderne di tasca propria, nessun pm si spingerà troppo in là, soprattutto per gli indagati eccellenti.
A parte «Il Giornale», nessun quotidiano ha finora compreso la gravità del provvedimento. L’Ordine dei giornalisti continua a concentrarsi su un falso problema: quello del “carcere per i giornalisti”, che è un’ipotesi puramente teorica, in un paese in cui bisogna totalizzare più di 3 anni di reclusione per rischiare di finire dentro. Qui la questione non è il carcere: sono le multe. Molto meglio una o più condanne (perlopiù virtuali) a qualche mese di galera, che una multa che nessun giornalista sarà mai disposto a pagare. Se esistessero editori seri, sarebbero in prima fila contro la legge Mastella. A costo di lanciare un referendum abrogativo. Invece se ne infischiano: meno notizie “scomode” portano i cronisti, meno grane e cause giudiziarie avrà l’azienda. Mastella, comprensibilmente, esulta: «Un grande ed esaltante momento della nostra attività parlamentare». Pecorella pure: «Una buona riforma, varata col contributo fondamentale dell’opposizione». Vivi applausi da tutto l’emiciclo, che è riuscito finalmente là dove persino Berlusconi aveva fallito: imbavagliare i cronisti. Ma a stupire non è la cosiddetta Casa delle Libertà, che facendo onore alla sua ragione sociale ha tentato fino all’ultimo di aumentare le pene detentive e le multe (fino al 500 mila euro!) per i giornalisti. È l’Unione, che nell’elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa. Invece l’ha allegramente limitata con la gentile collaborazione del centrodestra. Ma chi sostiene che nell’ultimo anno non è cambiato nulla, ha torto marcio. Quando le leggi-vergogna le faceva Berlusconi, l’opposizione strillava e votava contro. Ora che le fa l’Unione, l’ opposizione non strilla, anzi le vota. In vista del passaggio al Senato, cari lettori, facciamoci sentire almeno noi, giornalisti e cittadini.

L'UNITA' 19 aprile 2007 Uliwood Party

giovedì 26 aprile 2007

Dal parlamento europeo via libera alla risoluzione sull'omofobia

Condannati i commenti discriminatori formulati da "dirigenti politici e religiosi" e sollecitate leggi antidiscriminatorie


STRASBURGO, 26 APR - Il Parlamento europeo ha approvato oggi con 325 voti a favore, 124 contrari e 150 astenuti la risoluzione sull'omofobia in Europa presentata dai socialisti, liberaldemocratici, verdi e sinistra europea e che prende di mira in particolare la Polonia.

Nella risoluzione si invitano le autorita' polacche ''a condannare pubblicamente e a prendere misure contro le dichiarazioni rilasciate da leader politici incitanti alla discriminazione e all'odio sulla base dell'orientamento sessuale''.

Il parlamento europeo ''e' del parere che qualsiasi altro comportamento costituirebbe una violazione dell'articolo 6 del trattato Ue'', che prevede sanzioni agli stati membri nel caso di violazione dei diritti umani.

La risoluzione ricorda il caso di Matteo, l'adolescente che si e' suicidato dopo essere stato vittima di bullismo per la sua presunta omossessualita' e il ''proliferare di casi di bullismo omofobico nelle scuole secondarie'' in Gran Bretagna.

I deputati europei condannano quindi ''i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l'odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alla gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli''.

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DICO/EUROPARLAMENTO SOLLECITA LEGGI ANTIDISCRIMINAZIONI GAY

Giornata internazionale contro omofobi.'Censure' a chi discrimina

Strasburgo, 26 apr. (Apcom) - L'Europarlamento, riunito in seduta

plenaria oggi a Strasburgo, ha approvato con 325 voti a favore, 124 contrari e 150 astenuti una risoluzione che "ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi ,che superino le discriminazioni sofferte da coppie dello stesso sesso" (come i Dico in Italia) e condanna "i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali" (con un riferimento preciso a recenti vicende polacche), e istituisce il 17 maggio di ogni anno quale "Giornata internazionale contro l'omofobia".

Il testo "ricorda a tutti gli Stati membri" che la proibizione delle marce dell'orgoglio gay e l'eventuale mancata protezione dei partecipanti "contravvengono ai princìpi tutelati dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo".


http://www.gaynews.it/view.php?ID=73497

lunedì 23 aprile 2007

Laicità: si può continuare a tacere?

O bisogna interrogarsi se non si è andati oltre?

Oltre lo stato laico e il rispetto della pluralità delle idee

Oltre l’idea di uguaglianza e il principio di non discriminazione








Uno Stato è laico se religioni e ideologie non hanno influenza sul governo della società, ma hanno valore solo per le persone. Lo Stato deve garantire un comune spazio di libertà e non può imporre una dottrina morale.



Per questo è necessario che chi siede in Parlamento per volontà di elettori ed elettrici serva il principio dell’autonomia e del pluralismo, rappresentando e disegnando una comunità libera e responsabile, contrastando le disuguaglianze in un contesto di diritti e doveri e sancendo la libertà di organizzarsi la vita e le relazioni senza che le scelte di alcuni diventino obbligo per tutte e tutti, pena la perdita dell’autonomia personale e la conseguente violazione della dignità della persona.



Vediamo crescere ogni giorno un ossessivo richiamo da parte della chiesa cattolica ai valori e ai modelli unici: in questo apostolato scorgiamo, con preoccupazione, vene di integralismo e di contrapposizione ad altri integralismi, ma, proprio perché laici, difendiamo la libertà della Chiesa e della sua missione.



Ciò che ci pare vada oltre è vedere le istituzioni, a partire dal nostro Parlamento, incapaci di esprimere autorevolmente il proprio giudizio.



Arretrare per evitare la chiarezza, per paura di un sano conflitto di idee non aiuta la convivenza, anzi descrive una società triste, che guarda indietro e non sa scrutare il futuro.



I diritti civili segnano l’epoca, parlano dell’accoglienza e delle società multietniche, del bisogno essenziale di diritti, doveri, responsabilità, di rispetto, di libertà e quindi di laicità.





Promotori: Susanna Camusso (sindacalista), Ferruccio Capelli (Direttore Casa della Cultura di Milano), Sylvie Coyaud (giornalista), Claudio Fasoli (musicista), Giorgio Gaslini (musicista), Giulio Giorello (filosofo), Sergio Lo Giudice (Presidente nazionale Arcigay), Aurelio Mancuso (Segretario nazionale Arcigay), Rita Marcotulli (musicista), Alfredo Martini (Presidente Onorario Federazione Ciclistica Italiana), Pier Giorgio Odifreddi (matematico), Moni Ovadia (regista), Ottavia Piccolo (attrice), Lella Ravasi (psicanalista), Massimo Rebotti (giornalista), Paolo Soldini (giornalista)



Per sottoscrivere la lettera visitare il sito http://www.letteralaicita.org/

mercoledì 18 aprile 2007

Arcigay: la quercia non ci invita neppure... addio anche al PD

Fassino invece venga da noi, il giorno prima del family day


Roma, 18 apr. - Congressi quasi paralleli quelli dei Ds e dell'Arcigay. Eppure cortesia a senso unico. L'Arcigay che si ritrova a Milano dall'11 al 13 maggio invita Piero Fassino alla sua assise.

Dalla Quercia invece nemmeno una lettera all'indirizzo del segretario Aurelio Mancuso e del candidato di minoranza Enzo Menzione.

"Un particolare che la dice lunga sotto quali auspici nasca il partito democratico", commenta Mancuso.

"Un segnale, un cattivo segnale", rincara la dose Menzione.

I rapporti tra il Botteghino e l'associazione che storicamente difende i diritti delle persone omosessuali non sono piu' idilliaci. Quelli con il partito democratico, poi, sembrano destinati a mettersi peggio. All'Arcigay non ne fanno un dramma.

Del resto lo stesso Mancuso, oggi candidato di maggioranza per l'associazione gay, qualche mese fa annuncio' polemicamente che non avrebbe rinnovato la tessera alla Quercia: "Poca attenzione ai temi della laicita'".

Oggi la situazione e' peggiorata. "I Ds sono il principale partito di maggioranza. Eppure non hanno ottenuto nulla, assolutamente nulla, sul piano dei diritti civili". Pacchetto antidiscriminazione, Dico, omofobia, fecondazione assisitita: "dopo un anno di governo non c'e' niente. E se l'aria che tira e' questa il popolo glbt prende atto che il partito democratico non nasce con una vera identita' laica e riformista", dichiara Mancuso.

Anche il candidato di minoranza, Enzo Menzione, non si fa illusioni. "Io sono il movimentista dell'Arcigay eppure devo ammettere che il partito democratico avrebbe potuto essere un momento di attrattiva anche per me.

E invece non si avverte nessuna novita'. Nel manifesto poi non c'e' quasi nulla".

Gli altri partiti democratici, a cominciare da quello americano, "hanno un'impostazione molto avanzata, dove il tema dei diritti omosessuali non viene distinto in quanto tale dai diritti civili delle persone. Evidentemente in Italia pesa l'ipoteca del partner cattolico e la mancanza di una chiara e forte coscienza politica su questi temi nella classe dirigente Ds".

Che il mega congresso di Firenze non incroci il cammino dell'Arcigay delude ma non stupisce.

"Certo ci sara' la lobby di Gayleft, ci saranno delegati che sono anche nostri iscritti, ma non noi in quanto associazione. Ne prendiamo atto. Punto. Non abbiamo la sindrome della strega cattiva che non viene invitata al banchetto di Biancaneve- dice Aurelio Mancuso-. Allo stesso modo prendiamo atto che siamo ormai distanti dai Ds e tanto piu', a questo punto, lo saremo dal Pd. Invece continuiamo a guardare a quel che avviene a sinistra, perche' hai visto mai, magari nasce un soggetto unitario, laico e progressista".

Cio' non toglie che l'Arcigay non tenti di imbastire un dialogo con i Ds e con questa maggioranza sui temi 'caldi'.

Di qui gli inviti ai congressi, spediti a Prodi, ai ministri interessati ("venga anche Fioroni a dare risposte sull'omofobia a scuola"), ai presidenti di Camera e Senato, ai capigruppo e ai segretari di partito. A Fassino, quindi. "Venga l'11 maggio. E' il giorno che dedichiamo agli ospiti ed e' il giorno prima del Family Day- dice Mancuso- Sarebbe un segnale politico chiaro visto che lo slogan del nostro congresso e' 'siamo famiglie, pari dignita', pari diritti'".

Mancuso e Menzione, il Fassino e il Mussi dell'Arcigay, a differenza dei loro colleghi all'ombra della Quercia non si scinderanno.

"Noi non siamo contrapposti", dice il candidato di minoranza. "Siamo differenti. La battaglia per i diritti civili e' inderogabile sia per me che per Mancuso. Lui pero' e' piu' istituzionale, io piu' movimentista". Tra Firenze e Milano si dividera' invece Franco Grillini, deputato Ds vicino ad Angius, fondatore e presidente onorario dell'Arcigay. "Sono scisso: in maggioranza a Milano, in minoranza a Firenze - dice- ma non sto male".


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Chiese evangeliche: presentata la campagna 2007 dell'8 per mille

"Un pozzo per l'acqua, un profilattico contro l'AIDS, un sorriso alla vita''


Roma, 17 apr - ''Un pozzo per l'acqua, un profilattico contro l'AIDS, un sorriso alla vita'' questo lo slogan della campagna 2007 dell'otto per mille della Tavola valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) presentata stamattina nel corso di una conferenza stampa nella sede romana della Tavola valdese.

Come sfondo la fotografia di una bambina sorridente asiatica, con i colori dai toni caldi: rosso, arancione, marrone.

''Abbiamo dei progetti finanziati con l'otto per mille che portano l'acqua la' dove non c'e', perche' dove c'e' l'acqua c'e' vita; tramite altri progetti soprattutto in Africa, offriamo dei profilattici ai malati di AIDS, unica soluzione efficace per evitare che si propaghi questo male mortale e quindi a favore della vita; con i nostri progetti cerchiamo di restituire il sorriso a chi non ce l'ha piu''', cosi' la pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese, ha illustrato la campagna 2007 per l'otto per mille valdese, i cui fondi nel 2006 (redditi del 2003) hanno raggiunto quota 5.512.713 euro.

''I contribuenti che devolvono il loro otto per mille alla Chiesa valdese sono in costante aumento, per l'ultimo anno arriviamo all'1,4% delle scelte espresse'' ha spiegato Paolo Naso, consulente dell'ufficio 8 per mille della Tavola valdese, ''solo il 7,92% degli introiti viene speso per la gestione e la pubblicita'''. In tutto sono 217 i progetti assistenziali e culturali finanziati in Italia e nel mondo grazie ai proventi dell'otto per mille valdese, la cui gestione e' assolutamente trasparente; basta collegarsi al sito www.chiesavaldese.org, per visionare la ripartizione dei progetti. Non un centesimo viene speso per finalita' di culto che sono finanziate esclusivamente con le contribuzioni dei membri delle singole comunita'.

Paolo Ricca, teologo valdese e coordinatore dell'ufficio otto per mille della Tavola valdese, ha espresso apprezzamento per ''l'atto di fiducia di tutte quelle persone che affidano i loro soldi ai valdesi: ci rendiamo conto dell'enorme responsabilita' che abbiamo nello spendere secondo criteri giusti ed equi questi fondi''. Ricca ha ricordato come con l'otto per mille vengono anche finanziati dei progetti di ricerca sulle cellule staminali a Bologna e Milano. ''Una ricerca che puo' dischiudere nuovi orizzonti per la salute dell'umanita', e quindi a favore della vita'' ha aggiunto Ricca.

La campagna verra' lanciata nei prossimi giorni sui maggiori quotidiani nazionali e con uno spot radiofonico sui piu' importanti circuiti.


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giovedì 12 aprile 2007

La sacra unione di fatto

Il cristianesimo non era nato per difendere la famiglia. Anzi all’inizio fu un movimento di superamento del concetto patriarcale di famiglia
di Enzo Mazzi


«Sacra Unione di Fatto», questa è la giusta definizione del modello cristianamente perfetto di ogni famiglia, incarnato da quella che tradizionalmente viene chiamata “Sacra Famiglia”. Potrebbe sembrare una battuta spiritosa e dissacrante. È invece una reale contraddizione teologica irrisolta che il cristianesimo si porta dietro da quando è divenuto religione dell’Impero. Costantino si convertì al cristianesimo ma al tempo stesso il cristianesimo si convertì a Costantino. La nuova religione dovette cioè farsi carico della stabilità dell’Impero accettando di sacralizzarne alcuni capisaldi e fra questi proprio la famiglia. Fu un compromesso fatale.

Il cristianesimo non era nato per difendere la famiglia. Anzi all’inizio fu un movimento di superamento del concetto patriarcale di famiglia. La cultura e la teologia predominanti nella esperienza da cui sono nati i Vangeli è di un “radicalismo etico”, quasi una rivoluzione, che si propone di oltrepassare la cultura e la teologia tradizionali: «Vi è stato detto..., io invece vi dico... » afferma Gesù in contraddittorio con sacerdoti, scribi, farisei. «Si trattò all'inizio di un movimento di contestazione culturale e di abbandono delle strutture della società» (G. Theissen, La religione dei primi cristiani, Claudiana, 2004). Basta pensare alla reazione di Gesù, in un episodio del Vangelo di Matteo: «Ecco là fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti. Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: “E chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”».

Un orizzonte nuovo di valori universali si apre in realtà nel Vangelo col superamento del concetto patriarcale di famiglia: da tale oltrepassamento nasce la comunità cristiana, la nuova famiglia, “senza padre” o meglio con un solo padre «quello che è nei cieli». «Nessuno sia tra voi né padre né maestro... » dice infatti Gesù.

Se è vero che «la realizzazione pratica dell’etos del diritto naturale non è possibile senza la vita della grazia», come ha sostenuto di recente il teologo della Casa pontificia, Wojciech Giertych al Congresso internazionale sul diritto naturale promosso dall’Università del papa, la Lateranense, se cioè bisogna rivolgersi alle scelte della grazia di Dio per sapere che cos’è la natura, allora bisogna concludere che Dio privilegia “l’unione di fatto” e non la famiglia. Insomma per dirla con parole semplici prima viene l’amore, l’unione, la solidarietà e poi viene il patto, la legge, il codice. Questa sembra l’essenza più profonda della natura umana. Lo dice plasticamente il Vangelo: «Il sabato (cioè la norma) è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato».

Il compromesso con l’Impero portò alla attenuazione se non al fatale capovolgimento di un tale etos evangelico.

È questa una intrigante contraddizione per le gerarchie ecclesiastiche del “Non possumus” e della rigida Nota anti-Dico, per i preti, i cattolici e i laici del Family-day.

Una traccia vistosa e significativa di tale contraddizione si trova ancora oggi nel celibato dei preti, religiosi e religiose. Il dogma cattolico mentre considera biblicamente il matrimonio come «segno sacro dell’Alleanza nuova compiuta dal Figlio di Dio, Gesù Cristo, con la sua sposa, la Chiesa», d’altro lato ha bisogno di un segno opposto e cioè la verginità e il celibato per significare «l’assoluto primato dell’amore di Cristo» (cf. Compendio del Catechismo 340-342). Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 338 pone la domanda: «Per quali fini Dio ha istituito il Matrimonio?». La risposta è questa: «L’unione matrimoniale dell’uomo e della donna, fondata e strutturata con leggi proprie dal Creatore, per sua natura è ordinata alla comunione e al bene dei coniugi e alla generazione ed educazione dei figli». Il fine della “generazione/procreazione” fa parte strutturale della natura del matrimonio. Se esclude il fine della procreazione il patto matrimoniale è nullo. Al n. 344 e 345 lo stesso Catechismo dice: «Che cosa è il consenso matrimoniale? Il consenso matrimoniale è la volontà, espressa da un uomo e da una donna, di donarsi mutuamente e definitivamente, allo scopo di vivere un’alleanza di amore fedele e fecondo... In ogni caso, è essenziale che i coniugi non escludano l’accettazione dei fini e delle proprietà essenziali del Matrimonio». Addirittura al n. 347, il rifiuto della fecondità viene additato come peccato gravemente contrario al Sacramento del matrimonio: «Quali sono i peccati gravemente contrari al Sacramento del Matrimonio? Essi sono: l’adulterio; la poligamia, in quanto contraddice la pari dignità tra l’uomo e la donna, l’unicità e l’esclusività dell’amore coniugale; il rifiuto della fecondità, che priva la vita coniugale del dono dei figli; e il divorzio, che contravviene all’indissolubilità».

La contraddizione si avviluppa su se stessa e si incattivisce: Maria e Giuseppe escludendo dal loro matrimonio la fecondità naturale, per amore della verginità di Maria, secondo il Catechismo cattolico compiono un grave peccato.

Il Diritto Canonico conferma il dogma in modo apodottico in vari canoni. Specialmente il canone 1101 sancisce che è nullo il matrimonio di chi nel contrarlo «esclude con un positivo atto di volontà» la procreazione. È in base a queste enunciazioni dogmatiche e normative che il Tribunale della Sacra Rota emette quasi ogni giorno dichiarazioni di nullità del matrimonio, perché anche uno solo degli sposi può provare di aver escluso per sempre la procreazione al momento del consenso matrimoniale. I cattolici che si battono per la difesa e la valorizzazione della “famiglia naturale” e si preparano addirittura a scendere in piazza per scongiurare il riconoscimento delle unioni di fatto e l’approvazione dei Dico molto probabilmente non hanno mai riflettuto su queste contraddizioni, non le conoscono o le allontanano dalla loro coscienza e dall’orizzonte della loro fede. Esse invece sono invece parte integrante della stessa fede.

Vediamo meglio perché. Il Vangelo di Matteo racconta che «Giuseppe, come gli aveva ordinato l’angelo del Signore, prese in sposa Maria che era incinta ed ella, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù». Il dogma cattolico aggiunge che Maria aveva consacrato in perpetuo la sua verginità al Signore e quindi nello sposare Giuseppe aveva escluso in maniera assoluta la procreazione, essendo Giuseppe pienamente consenziente con tale esclusione. “Maria sempre vergine”, nell’intenzione e nei fatti. Così dice il dogma. Chi lo nega è eretico. Ma con questa esclusione positiva ed assoluta della prole, per lo stesso dogma cattolico e per il Diritto Canonico il matrimonio di Maria con Giuseppe è invalido. Maria e Giuseppe erano una coppia di fatto che oggi il Diritto Canonico non può riconoscere come vero matrimonio. Dio nel momento in cui decide di farsi uomo sceglie di crescere e di essere educato da una coppia, Maria e Giuseppe, che per il dogma e per il Diritto cattolico era unita di fatto in un matrimonio non valido e quindi non era vera famiglia: era appunto una Sacra Unione di fatto.

Dietro una spinta così forte proveniente del Vangelo, da anni ci siamo impegnati, come tanti altri, e con forti conflitti, a immedesimarsi nelle discariche umane prodotte nella “città delle famiglie normali”. E lì abbiamo trovato bambini abbandonati per l’onore del sangue, ragazze madri demonizzate e lasciate nella solitudine più nera, handicappati rifiutati, carcerati privati della parentela, gay senza speranza, coppie prive di dignità perché fuori della norma, minori violentati dai genitori, mogli stuprate dietro il paravento del “debito coniugale”. La “misericordia” del Vangelo ci ha imposto di non demonizzare anzi di accogliere la ricerca di forme di convivenza meno distruttive. Per purificare lo stesso matrimonio, non certo per distruggerlo. Quei bambini abbandonati, quelle ragazze madri, quegli handicappati, quei carcerati, quei gay, quelle vittime di violenze intrafamiliari, hanno avuto bisogno di “unioni di fatto”, magari cosiddette “case famiglia”, che se ne facessero carico. Poi anche le famiglie si sono aperte alle adozioni e agli affidamenti. Ma la breccia è stata aperta da “unioni di fatto”.

Fine della famiglia tribale e delle sue discariche? Macché. Nuove emergenze incombono. La competizione globale, questa guerra di tutti contro tutti, riporta a galla il bisogno di mura. Il mondo del privilegio non accetta la condivisione e non ne conosce le strade se non nella forma antica della elemosina che oggi è confusa impropriamente con la solidarietà; conosce molto bene però l’arte dell’arroccamento. E di questo bisogno di blindatura approfittano i crociati della famiglia. Guardando bene al fondo, in nome di che si ricacciano in mare gli extra-comunitari? Sono estranei alla nostra famiglia e alla nostra famiglia di famiglie. La difesa a oltranza della famiglia canonica oggi è fonte di esclusione verso i dannati della terra. L’opposizione al riconoscimento delle nuove forme di solidarietà è nel profondo radice di violenza verso gli esclusi. La crociata contro le famiglie di fatto oggettivamente è egoista, oltre i bei gesti e le belle parole e oltre le stesse intenzioni, al di là delle apparenze. Non basta difendere la famiglia naturale. Bisogna ancora una volta guarirla.

È necessario riscoprire il primato dell’amore e della solidarietà oltre i confini di razza, etnia, famiglia, quell’amore responsabile e quella solidarietà piena che sono sacre in radice e rendono sacro ogni rapporto in cui si incarnano. Bisogna ritrovare le strade dell’apertura planetaria della famiglia, di una famiglia purificata e guarita, già annunciate dal Vangelo, nelle attuali esperienze delle giovani generazione e dei nuovi soggetti, con prudenza creativa, senza nascondersi limiti e pericoli, ma anche senza distruttive demonizzazioni.

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mercoledì 11 aprile 2007

Il dolore di scoprirsi gay adolescenti, il 60% si rifiuta

L´Oms: un terzo dei giovani suicidi è omosessuale
I risultati di uno studio elaborato dall´Agedo, l´associazione dei genitori Marzia, 17 anni: "Sto con una donna più grande ma non lo dico a nessuno" La sociologa Chiara Saraceno: "Mi sembra che oggi ci sia più machismo"

di MARIA NOVELLA DE LUCA


ROMA - Sono storie di silenzio. Di figli che non dicono e di genitori che non vogliono sapere, di compagni di scuola ostili e di insegnanti distratti. Sono storie di amori mai confessati, di pulsioni negate, di identità confuse, di ragazzini in cerca di un sé che la società invece rifiuta. Come Matteo, studente modello, che gli amici deridevano dicendogli "sei gay". E lui, nove giorni fa, si è ucciso. Nel 2005 l´Organizzazione mondiale della Sanità ha diffuso dati agghiaccianti: tra tutti i suicidi degli adolescenti (in Italia lo scorso anno sono stati 375), almeno un terzo è «caratterizzato dalla scoperta della propria diversità». Vera, presunta, o semplicemente attribuita. Racconta Giorgio, che oggi ha 19 anni e vive la sua omosessualità senza ombre: «Ero un bambino quieto, studioso, detestavo giocare a calcio e fare la lotta. Risultato: i miei compagni mi chiamavano Giorgia, dicevano che ero una femmina, e la maestra consigliò a mia madre di farmi fare degli sport maschili per aiutarmi a guarire...». Storie di oggi e di poco tempo fa. Denuncia Franco Grillini, presidente onorario dell´Arcigay: «Assistiamo ad una delle più violente campagne degli ultimi 50 anni contro l´omosessualità. Come può sentirsi in questo clima un adolescente quando scopre di provare attrazione per un maschio anziché per una femmina, e il "branco" dei suoi pari inizia a chiamarlo gay e ad emarginarlo?».

Prova un dolore tremendo. Come quello di Matteo. Forse. Da uno studio dell´Agedo, l´Associazione Genitori di Omosessuali, che ha elaborato i dati di diverse ricerche, emerge che in un campione di ragazzi e ragazze gay dai 14 ai 25 anni, soltanto il 20% accetta la propria condizione di omosessuale, contro il 60% che la rifiuta, il 22% che pensa ad atti di suicidio, e di questi il 5% compie effettivamente alcuni tentativi di togliersi la vita. Chiara Saraceno, sociologa, spiega che a 14, 15, 16 anni, «i ragazzini si chiedono in continuazione se sono normali, se sono come gli altri, e scoprire di essere diversi può essere deflagrante, non come fatto in sé, ma perché "normale" è considerata soltanto l´eterosessualità». E aggiunge: «Mi sembra che oggi ci sia più machismo di un tempo, Matteo, il giovane che si è ucciso, veniva bollato come "gay" soltanto perché era più sensibile, forse introverso. L´adolescenza è un periodo di confronti crudeli tra coetanei, è normale, se però l´identità sessuale viene stigmatizzata come giusta o sbagliata dalla società, ecco che scoprirsi differenti dal gruppo, può risultare insopportabile. Tanto che gli adolescenti prima cercano di negare con se stessi la propria scoperta, poi negano con tutti gli altri: amici, genitori, insegnanti. Vivere poi questa sessualità è impresa ardua e per i maschi poi è ancora più difficile che per le femmine. Mentre tra due ragazze le manifestazioni d´affetto, l´intimità, le amicizie esclusive sono comportamenti accettati, tra i maschi vengono bandite, o bollate come atti da femmine».

Un mondo sommerso quello dei teenager gay. Difficile e ostile. Confessa Marzia, 17 anni, attraverso una mail con un nickname: "Da sei mesi ho una storia con una donna più grande di me. Non lo sa nessuno, lo nascondo a tutti. Sono felice però mi vergogno. I mie compagni di classe dicono che sono carina ma antipatica perché non accetto i loro inviti, mia madre si meraviglia perché non ho ancora avuto un fidanzato. Mio padre sostiene che i gay sono criminali, mio fratello che sono degli schifosi...». Una condizione di silenzio che l´Associazione Genitori di Omosessuali conosce bene. Perché spiega Alessandro Galvani, ex ragazzino gay "bullizzato" come dice lui stesso e oggi segretario dell´associazione, «se la scuola e i coetanei sono ostili al teenager gay, la famiglia può essere un muro invalicabile, dove i figli fingono e i genitori o condannano o si disperano, e sono quasi sempre del tutto impreparati ad accogliere la notizia». La storia di Patrizia M, che abita in una cittadina dell´Emilia ed è madre di un giovane gay, è però un po´ diversa. «Mio figlio - racconta Patrizia - è stato discriminato fin da piccolissimo. Alle elementari lo chiamavano femminuccia, alle medie lo discriminavano e lo insultavano chiamandolo "finocchio". Lui aveva una tale paura dei bulli che per anni non è andato al bagno della scuola... Soffriva certo, ma le sue sofferenze erano anche le mie, mi ricordo la sua tristezza, la sua rabbia. Mio marito ed io in realtà avevamo capito da tempo quali fossero le sue inclinazioni, e proprio per mettere fine ad equivoci e per aiutarlo, ho affrontato io il discorso, l´ho spinto ad aprirsi... Non è stato facile accettare. No. E´ come se tutti i sogni che avevo fatto sul suo futuro "normale" fossero stati cancellati, spazzati via. Però l´amore è stato più forte. Per lui ho iniziato a leggere, a cercare di capire, sono andata all´Agedo, ho incontrato altri genitori di ragazzi omosessuali. E´ stata un´esperienza fondamentale perché oggi mio figlio vive alla luce del sole il suo essere gay e noi siamo sereni. E quando ci presenterà un compagno, lo accoglieremo in famiglia».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=73338

Da oggi l'Italia riconosce dei diritti alle coppie gay. Basta che non siano italiane.

Dall' 11 aprile, l'Italia riconoscerà dei diritti alle coppie gay. Basta che non siano italiane. È quanto prevede una Direttiva Europea sulla libera circolazione tra gli Stati.
di Roberto Taddeucci


ROMA - I cittadini europei sono tutti uguali? Niente affatto: nel nostro paese quelli stranieri sono più... europei di noi italiani. Conseguenza del recepimento (dovuto) dell'Italia della Direttiva 2004/38 della Comunità Europea, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Si tratta di una normativa che è stata elaborata durante gli anni del governo Berlusconi e vi ha contribuito l'allora ministro alle politiche comunitarie Rocco Buttiglione. La libera circolazione dei cittadini europei da un paese all'altro è uno dei cardini sui quali si basano gli accordi comunitari. Il cittadino europeo che si sposta ha il diritto di portare con se i propri familiari e nella maggioranza dei paesi europei, come noto, le coppie omosessuali sono considerate famiglia, con varie modalità giuridiche di riconoscimento che variano da paese a paese.

L'Italia, ancora oggi, non permette a due persone omosessuali di poter regolarizzare in alcun modo la propria relazione e questo mette i gay e le lesbiche su un piano di oggettiva inferiorità rispetto agli altri cittadini. A cominciare dall'espatrio: ad esempio se un italiano eterosessuale che lavora per una multinazionale è trasferito alla sede di New York anche al coniuge verrà concesso il permesso di soggiorno e dunque si potrà trasferire senza problemi. Per il cittadino italiano omosessuale e il/la compagno/a questo è impossibile, in quanto non si può produrre alcuna certificazione che attesti la relazione e dunque l'immigrazione statunitense non rilascerà il visto per il partner.

Rimanendo in Europa la Direttiva 38 prevede che vengano rilasciati permesso e carta di soggiorno per il partner, anche se dello stesso sesso, in conformità con "il divieto di discriminazione contemplato nella Carta (dei diritti fondamentali) degli Stati membri e senza operare tra i beneficiari della stessa alcuna discriminazione fondata su motivazioni quali sesso (...) o tendenze sessuali."

Il 'coniuge'
Il recepimento della Direttiva spiega che per "familiare" si intende "il coniuge" oppure "il partner che abbia contratto con il cittadino dell'Unione un'unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro" quando via sia equiparazione tra l'unione registrata e il matrimonio. Già questo punto pone un quesito interessante riguardante il 'coniuge': se un tedesco che ha lavorato e contratto matrimonio in Canada con un canadese vuole venire a vivere in Italia, il nostro paese concederà il permesso di soggiorno anche al suo sposo canadese? C'è da ricordare che la Corte di Giustizia europea ha già affermato il fatto che la libera circolazione è uno dei diritti fondamentali dei cittadini dell'UE, per cui l'Italia non può impedire al suddetto tedesco di poter venire a vivere qui, e certamente non lo può costringere a separarsi dalla persona con la quale è sposata. Ma andiamo avanti.

La "relazione stabile"
Ci sono poi anche altri "aventi diritto". Il decreto infatti dice che lo Stato membro ospitante deve agevolare l'ingresso e il soggiorno anche a chi "é a carico o convive, nel paese di provenienza, con il cittadino dell'Unione". Anche al "partner con cui il cittadino dell'Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell'Unione". L'effetto più macroscopico di questa nuova legge sarà che dall'11 di aprile in poi un cittadino europeo che ha una relazione stabile e attestata anche con un cittadino extracomunitario avrà la possibilità di trasferirsi in Italia col proprio partner, mentre gli stessi italiani che sono nella stessa identica situazione (ovvero con partner non europeo) si vedranno negata tale possibilità.

L'ordine pubblico
Ogni Stato membro ospitante deve effettuare un "esame approfondito della situazione personale e giustifica l'eventuale rifiuto del loro ingresso o soggiorno". "Il diritto di ingresso e di soggiorno dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari, qualsiasi sia la loro cittadinanza, può essere limitato solo per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza". Arriverà l'Italia a rifiutare dei permessi di soggiorno a delle coppie gay francesi o danesi perché le considera addirittura delle minacce per l'ordine pubblico? Come reagirebbero i nostri partner europei a una simile, grottesca eventualità?

italiani con meno diritti degli stranieri
Quello che succede con questo recepimento è che, dall'11 aprile in poi, giorno di entrata in vigore della legge, è possibile per un cittadino Ue ricongiungersi col partner extracomunitario. Ma continuerà ad essere impedito a un italiano di farsi raggiungere nel suo stesso paese dal proprio partner. Un gran bel caso di palese discriminazione questa volta messa in atto da uno Stato verso i suoi stessi cittadini, quando omosessuali: impossibilitati a sposarsi, come in Spagna o Olanda, e impossibilitati a poter contrarre un'Unione civile, come in Gran Bretagna. Impossibilitati perfino a vedersi riconosciuta come semplice 'coppia di fatto' convivente, come sarebbe nelle intenzioni dei DiCo, provvedimento di basso profilo che ha tentato di mettere fine a qualche discriminazione ma contro il quale si è scatenata tutta l'intransigente intolleranza dei vertici della chiesa e di gran parte della vecchia classe politica che ci governa. E grazie alla quale siamo ormai rimasti l'unico tra i sei paesi fondatori della Comunità Europea che dalla stessa attinge in abbondanza fondi e finanziamenti, ma continua a negare a parte dei propri cittadini quei diritti civili che già tutti gli altri paesi riconoscono. Non è, crediamo, niente di cui andare orgogliosi.


http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22731

Parlava di se stesso?

di don Franco Barbero


Nel discorso pasquale, Benedetto XVI, oltre alle consuete considerazioni in cui ha ricordato genericamente tutti i mali del mondo per dispensarsi dal prendere posizione precisa su qualcuno in particolare, ha parlato di coloro che usano la religione e Dio per scopi violenti.

Mi domando: forse pensava a se stesso, a tutte le volte che usa il nome di Dio contro gli omosessuali e le lesbiche?

Sarebbe davvero un buon pensiero.

Il papa, come ciascuno/a di noi, non medita mai abbastanza il “non usare il nome del Signore, tuo Dio, per scopi vani…” (Esodo 20).


http://donfrancobarbero.blogspot.com/2007/04/parlava-di-se-stesso.html

martedì 10 aprile 2007

Il baratro

di Maria Novella Oppo

Per Pasqua la tv si è riempita di martiri cristiani e antichi romani, vecchi film e nuovi riti in diretta, censurando per qualche giorno i programmi più volgari. E lasciando invece fuori dal video il grande dibattito religioso che ha riempito le pagine dei maggiori giornali. Il suicidio di Matteo, provocato dal disprezzo dei compagni per la sua presunta diversità, ha aperto una commossa discussione. La moglie del più grande cantante italiano, Claudia Mori, ha scritto al Corriere della sera, per dire «a chi ci governa, anche nel nome di Dio, che i diversi non esistono. E, se esistono, hanno gli stessi identici nostri diritti». E ancora: «Mi riconosco nel Dio dell´accoglienza e non nel Dio dell´intransigenza inumana». Parole che non lasciano dubbi sul «baratro» che si sta aprendo «tra le regole vaticane e la vita della maggioranza dei cattolici», come ha scritto il New York Times nel suo inserto domenicale. Solo la destra italiana cavalca allegramente quel baratro in vista di un presunto tornaconto elettorale. Nessuna pietà per i vivi, figuriamoci per i morti.

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=65011

venerdì 6 aprile 2007

Libreria Babele di Milano, scritte omofobe sulle vetrine

Mancuso: «Campagna d'odio, responsabili anche gerarchie cattoliche»
Lo storico negozio dedicato alla cultura gay è stato preso di mira nella notte: trovati anche una svastica e un insulto a Imma Battaglia



Scritte omofobe, insulti, una svastica. Nella notte sono state prese di mira le vetrine della libreria Babele in via San Nicolao 10, nel centro a Milano, storico luogo di cultura gay e alternativa. Accanto al simbolo nazista la polizia ha trovato una sigla, «Fn», che presumibilmente potrebbe indicare il movimento di estrema destra Forza Nuova. L'episodio è stato denunciato dai dipendenti della libreria, che hanno sottolineato di non aver mai ricevuto minacce o essere stati oggetto di discriminazioni sul posto di lavoro. Sulle scritte, tracciate con vernice spray nera, stanno indagando la polizia e la Digos. La libreria, una delle prime dedicate alla cultura lesbica e omosessuale, ha sede da sette anni vicino a piazzale Cadorna. Prima era in via Sammartini.

«Le scritte omofobe e l'insulto verso Imma Battaglia sono l'ulteriore episodio di una campagna gravissima contro i cittadini e cittadine gay e lesbiche di questo Paese - ha commentato Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell'Arcigay -. Oltre a esprimere la mia personale solidarietà e vicinanza ad Imma, leader del movimento omosessuale italiano, chiedo con forza che il governo e il Parlamento mettano finalmente in campo tutti quegli strumenti repressivi e legislativi, presenti in tutti gli stati europei, che tutelino le persone omosessuali. Faccio appello a tutte le forze politiche affinché questa campagna d'odio, di cui sono responsabili anche le gerarchie cattoliche, venga respinta con decisione».

«Parole d'ordine che riprendono alla lettera le esternazioni di monsignor Bagnasco - ha aggiunto la stessa Imma Battaglia, presidente di «Di' Gay Project» - e ne fanno proprio il clima di intolleranza e lo scontro ideologico che scivolano sempre più verso una deriva violenta e fascista. Il suicidio del giovane adolescente di Torino, vessato dal bullismo dei propri compagni perché presunto omosessuale, è il risultato devastante dell'intolleranza omofobica cui i media fanno da cassa di risonanza».

«Personalmente ringrazio Forza Nuova per l'appellativo rivoltomi, che in confronto alle svastiche, per me è un complimento - ha aggiunto la Battaglia -. Non mi faccio intimidire da chi invece la adotta verbalmente o fisicamente per alzare il livello dello scontro». La difesa della dignità e del rispetto delle persone omosessuali e transessuali, aggiunge, «sono un battaglia civile fondamentale per la difesa della democrazia e della laicità di questo Paese. Chiedo a tutte le forze politiche di condannare questo gesto e al ministro Amato di approvare rapidamente un disegno di legge che punisca qualunque forma di discriminazione e di omofobia».

06 aprile 2007
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giovedì 5 aprile 2007

Sedicenne si uccide, dicevano che era gay

La madre: "Perché lo hanno trattato così?"


Il ragazzo dallo scorso anno era tormentato dai compagni di scuola
La preside: "Ci eravamo accorti del disagio ed eravamo intervenuti subito"




TORINO - "Perché me lo hanno trattato così? Non aveva fatto niente di male, era un essere umano come tutti loro". La signora Priscilla non riesce a darsi pace per la morte del figlio sedicenne, che martedì scorso si è tolto la vita gettandosi dalla finestra della sua abitazione, al quarto piano di un'abitazione di Torino. Piange spiegando che suo figlio M. non sopportava più di sentirsi emarginato e insultato dai compagni di scuola che continuavano a ripetergli "sei gay, ti piacciono i ragazzi". Ne aveva anche parlato con la preside, ma non era cambiato nulla.



M.P., 16 anni, frequentava l'istituto tecnico Sommeiller, considerato uno dei più prestigiosi di Torino. Dallo scorso anno scolastico era stato preso di mira dagli altri ragazzi che per deriderlo lo apostrofavano con il nome di Jonathan, come uno dei personaggi del Grande Fratello televisivo indicato come omosessuale. E così martedì scorso M.P. ha deciso di farla finita. Prima di gettarsi nel vuoto ha lasciato due biglietti, ora in mano ai carabinieri, dai quali si è appreso che in uno chiede scusa ai genitori, nell'altro traccia le motivazioni del suo gesto. "A scuola - è il senso del messaggio - non mi accettano perché mi vedono come uno diverso da loro. Non mi sento integrato".



"Lunedì - racconta la madre - è tornato a casa dicendo di sentirsi molto stanco e molto triste. Voleva andare subito a dormire. La mattina dopo sarebbe dovuto andare a lezione, ma mi aveva chiesto di stare a casa per studiare e riposarsi. Sono uscita e dopo un po' mi ha chiamato mio figlio maggiore, raccontandomi quanto era successo".



Priscilla, di origine filippina, ha sposato nel 1989 un agricoltore di Buttigliera d'Asti, dal quale ha avuto tre bambini. M. era il secondo dei tre figli della coppia, separata dal '99. "I miei figli sono bravi, educati. Gli ho sempre raccomandato di studiare, e in effetti a scuola vanno benissimo". Ma all'istituto tecnico Sommeiller M. aveva dei problemi, anche se era fra i più bravi della classe. "Io lo sapevo - dice Priscilla - anche perché all'inizio del precedente anno scolastico si era confidato con me. Diceva che lo prendevano in giro, che gli dicevano 'sei un gay', 'ti piacciono i maschi'. Ne avevamo anche parlato con la preside".



"All'inizio non voleva più andare - prosegue la donna, - ha continuato a seguire le lezioni e i compagni lo hanno isolato dal gruppo, come se non fosse uno di loro, come se fosse diverso. Io ero preoccupata. Gli chiesi se voleva andare da uno psicologo, mi rispose di no".



La preside dell'istituto Sommeiller, Caterina Cogno, non esita a definirlo "il migliore della classe". "Aveva manifestato del disagio - spiega - all'inizio del precedente anno scolastico, nel 2005. Vedendolo in lacrime, un insegnante lo avvicinò. E dopo qualche titubanza disse che gli altri lo prendevano perché studiava troppo e aveva dei bei voti. Lo chiamavano Jonathan. Intervenimmo subito, sgridammo i suoi compagni, e da allora non è più stato notato nulla di insolito. Era bravo, garbato, sensibile. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno".



L'accusa di essere gay è frequente nella scuola, afferma l'Arcigay, che nei mesi scorsi ha svolto un'inchiesta nelle scuole, finanziata dall'Ue, condotta su circa 500 studenti e insegnanti da cui risulta che più della metà dei ragazzi e delle ragazze (53 per cento) delle medie superiori sente pronunciare spesso o continuamente parole offensive come "finocchio" per indicare maschi omosessuali o percepiti come tali.



Secondo l'indagine, un altro 28 per cento sente usare qualche volta questi insulti, il 14,6 per cento raramente, e il 3,8 mai. Ma non solo. A più del 10 per cento degli studenti capita di vedere spesso o continuamente un ragazzo deriso, offeso o aggredito, a scuola, perché è o sembra omosessuale, e raramente qualcuno interviene a difesa della vittima. Non lo fa mai nessuno secondo il 19,2 per cento, raramente per il 29,3 per cento, non sa il 22,7 per cento. I professori inoltre non se ne accorgono visto che alla domanda sul verificarsi di questi episodi nessuno risponde positivamente, mentre l'83,6 per cento dice di non aver mai assistito a episodi del genere.



"L'Arcigay esprime solidarietà alla mamma di Marco, la cui vicenda è solo la punta di un iceberg, per la sua perdita e per il coraggio di aver denunciato le violenze che suo figlio ha subito. Un atteggiamento nella scuola italiana aggravato dagli "insulti di politici e prelati contro i gay".



(5 aprile 2007)

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Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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