venerdì 29 febbraio 2008

Olanda, la principessa Maxima per i diritti gay

La principessa olandese Maxima si erge a paladina dei diritti dei gay. La moglie del principe ereditario Willem-Alexander sara' presente, la prossima settimana, alla firma, da parte del governo e delle amministrazioni locali, di un'intesa a favore degli omosessuali.

Il testo dell'accordo, che sara' siglato dal ministro delle pari opportunita' e dalle autorita' locali di Amsterdam, Rotterdam, Aja e Utrecht, intende favorire ancora di piu' l'accettazione degli omosessuali da parte della societa' olandese.

La presa di posizione di un membro della famiglia reale e' considerata di importanza storica e salutata positivamente dall'organizzazione di volontariato Coc che da anni si batte contro la violenza a danno dei gay.

http://tinyurl.com/2hjore

martedì 26 febbraio 2008

Programma PD: diritti gay e lotta a omofobia

Presentato il programma del Partito Democratico. C'è l'apertura alle coppie di fatto. La formula adottata è simile a quella che fu nel programma dell'Unione nel 2006, e che tanti attriti creò all'interno della coalizione. Inoltre, per la prima volta in un programma di governo, è presente un riferimento alla lotta contro l'omofobia.

«Il Pd- si legge- promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.» Inoltre «è indispensabile riprendere e approvare il disegno di legge contro lo stalking e l'omofobia, già approvato dalla Commissione Giustizia della Camera nella XV Legislatura.»

La soluzione non è piaciuta a Famiglia Cristiana che ha definito il testo un «pasticcio veltroniano in salsa pannelliana». «Nel Pd - si legge in un editoriale del direttore - i cattolici non hanno intenzione di dar vita a una corrente confessionale. Chiedono però chiarezza sull'antropologia e i valori di riferimento».

Sulla stessa linea il deputato di Forza Italia Isabella Bertolini che ha dichiarato: «L'inganno è svelato e i dodici punti del programma del PD, tra cui quello dedicato a aborto, testamento biologico e coppie di fatto, dimostrano che i cattolici sono schiacciati in un angolo del Pd dal sopravvento dei Radicali.»

Nel pomeriggio era circolata una sintesi del programma che non menzionava né l'orientamento sessuale delle coppie né l'omofobia. Per questo le associazioni gay e alcuni parlamentari avevano lanciato un'allarme, poi rientrato una volta presa visione del testo definitivo.


Leggi il testo integrale del programma

Scarica il programma (Pdf)

Il Partito socialista sceglie laicità e diritti



Sono gay e sono incazzato. Quella che vedete qui sopra è una delle immagini della campagna elettorale del Partito socialista, che andrà da solo alle elezioni e ha deciso di puntare sulla propria identità e sull’adesione al Partito socialista europeo. Quindi laicità, diritti civili, diritti dei lavoratori e scuola pubblica sono in cima alla lista.

La campagna per Internet - sui giornali uscirà solo sull’Unità - comprende anche una donna, un precario, un operaio. Tutti incazzati e, sperano dalle parti del Ps, propensi a votare per l’unica forza di sinistra socialista rimasta in Italia. Ce la farà Boselli?

http://tinyurl.com/ytq573

lunedì 25 febbraio 2008

Dove finisce l’Otto per mille dello Stato

Il 23 novembre 2007 il governo Prodi ha deciso la ripartizione del gettito dell’Otto per Mille di competenza statale. Per l’anno 2007, la somma distribuita è stata pari a 46.503.979,20 euro. Non ho fatto calcoli precisi, ma a occhio e croce un terzo dei fondi sono finiti a diocesi, parrocchie, confraternite e restauri vari di chiese e conventi: c’è anche un contributo di 442.500 euro per il restauro del cortile della Pontificia Università Gregoriana.

mercoledì 20 febbraio 2008

Spagna: sospeso il giudice anti-gay

Da due anni si oppone alla richiesta di una donna, che vorrebbe adottare la figlia della moglie, secondo quello che prevede la legge spagnola. Adesso il giudice di Murcia Fernando Ferrín Calamita è stato sospeso dalla magistratura spagnola, per aver violato i suoi doveri e aver piegato il codice alle proprie convinzioni personali.

Con tre voti favorevoli e due contrari, il Cgpj (Consiglio generale del potere giudiziario), l’organismo di controllo dei giudici spagnoli, ha deciso di allontanarlo temporaneamente per aver ostacolato il corso della giustizia. Sin dal 2006, infatti, Vanesa de las Heras ha chiesto di adottare la figlia della propria compagna Susana Meseguer: un iter che di solito dura un mese non è stato ancora concluso, benché Ferrín si dichiari “vittima di una campagna di ostilità”.

Già in passato, però, lo stesso giudice finì sulle prime pagine dei giornali a partire dal suo primo incarico nel 1987, quando fece arrestare due donne che si erano presentate in spiaggia in topless. E in seguito più di una volta dimostrò la propria ostilità a gay e lesbiche, associando la condizione omosessuale alla tossicodipendenza e all’appartenenza a sette sataniche. Adesso avrà un po’ di tempo per riflettere.

http://tinyurl.com/3bvjbg

Cassazione: rapporto gay è disonorevole

Fa discutere una sentenza della Suprema Corte che definisce "disonorevole" un rapporto gay, al pari di un rapporto incestuoso. Per questi motivi è possibile astenersi dal testimoniare ad un processo.


In una sentenza della Suprema Corte depositata il 14 febbraio scorso (n. 7208), le sezioni unite penali stabiliscono che è punibile chi, in fase di testimonianza in un processo, dichiara il falso per "salvare il prossimo congiunto da un grave e inevitabile" danno. E fin qui non ci sarebbe niente di strano, se non fosse che resta escluso da questa punibilità chi rientra in una serie di casi in cui dalle dichiarazioni "potrebbero emergere fatti disonorevoli". Si tratta, come si legge nella sentenza, dei rapporti incestuosi e dei rapporti omosessuali.

Chi rientra in queste casistiche, in pratica, può mentire a fin di bene evitando di dover rivelare, ad esempio, le ragioni per le quali il testimone "era presente in un certo posto a una certa ora".

«È gravissimo che un organismo istituzionale come le sezioni riunite della Corte Suprema di Cassazione definiscano un "fatto disonorevole un rapporto omosessuale" mettendolo nero su bianco su una sentenza». È questo il commento di Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay. «È inaccettabile che in un dispositivo in cui si ragiona di tutela della testimonianza e di diritti del testimone - ha continuato Mancuso - si offra una definizione di omosessualità come fatto disonorevole e lo si affianchi equiparandolo ad un rapporto incestuoso.» «Noi ci consideriamo assolutamente orgogliosi - conclude Mancuso - dei nostri amori e dei nostri rapporti. Disonorevole è il pregiudizio sociale, disonorevole è l'omofobia, disonorevole sono sentenze come questa.»

http://tinyurl.com/232upt

martedì 19 febbraio 2008

Guti. Il calciatore del Real Madrid bacia un altro uomo e la moglie lo molla

Scandalo omosessualità nel calcio spagnolo: il centrocampista del Real Madrid, di cui già si vociferava fosse gay, è stato paparazzato all`uscita da un ristorante mentre baciava un amico.

Scandalo nel calcio spagnolo: il centrocampista del Real Madrid Guti, all'anagrafe José María Gutiérrez, è stato paparazzato dalla rivista scandalistica spagnola Cuore a cena con un misterioso amico. Niente di strano se non fosse che all'uscita dal ristorante i due si sono salutati con un bacio sulle labbra.



"El carinoso" (n.d.r. "l'affettuoso", come ha titolato Cuore) Guti è sposato dal '99 con la presentatrice Arancha de Benito da cui ha avuto due bambini. Noti in terra di Spagna per essere un po' i 'Beckham de nos otros', per via dei look da fashion victim e l'onnipresenza sui media locali, i due si erano appena riconciliati dopo l'ennesima separazione (4 in 9 anni di vita coniugale) ma, un po' a causa di questo scandalo e un po' per la tendenza di Guti a divertirsi troppo nelle notti madrilene, Arancha ha fatto sapere di volere l'ennesima pausa di riflessione.

In realtà Guti aveva già fatto parlare di sè per la sua presunta omosessualità: voci su lamentele da parte di alcuni giocatori per le sue troppe attenzioni; svariati soprannomi inequivocabili, da 'Guti fashion' a 'Beckham spagnolo'; dal coro con il quale viene immancabilmente schernito dai tifosi avversari 'Guti, Guti, Guti, maricon' (n.d.r. Guti frocio) fino alle innumerevoli parodie e fotomontaggi che si trovano in rete.

Dimostrazione che, anche nella Spagna dei matrimoni e delle adozioni gay, della laicità e dell'anticlericalismo, anche nella Spagna che "viva Zapatero", il calcio resta ancora il regno dell'eterosessualità ad ogni costoin cui, se sei gay, è sempre meglio non dichiararlo. E sperare di non essere beccato dai paparazzi.


http://tinyurl.com/3cf64j

venerdì 15 febbraio 2008

Coppia gay seconda foto più bella dell'anno

Nel concorso "World Press Photo" si è classificata al secondo posto la foto che ritrae una coppia gay appena aggredita da una raid omofobo.
Primo posto alla foto di un soldato disperato.


Foto numero 1

Si intitola "Coppia colpita da violenza omofoba in attesa di soccorso medico". Gli involontari protagonisti di questa immagine sono di Budapest, Ungheria. La foto si è classificata seconda, su un totale di 80.536, nella categoria "attualità" del 51esimo premio "World Press Photo" che ogni anno sceglie le immagini più belle e rappresentative. Primo posto alla foto "Soldato americano rimasto nel bunker a Korengal Valley, Afghanistan", ed è stata pubblicata da Vanity Fair.


Foto numero 2

mercoledì 13 febbraio 2008

La battaglia dei gay democratici: si può fare

Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche?


Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche? La domanda non è banale, considerato quello che è successo in questi ultimi due anni. Due anni fa il ritorno al governo del Paese dell’Unione portò con sé la speranza per la comunità omosessuale italiana di veder finalmente tradotte in legge quelle richieste, come la legge contro l’omofobia e quella per i diritti delle coppie di fatto, che potessero consentire all’Italia di colmare i forti ritardi su questo terreno rispetto al resto d’Europa. Nel corso di questi due anni proposte di legge moderatissime come quella sui Dico o sui Cus, o come la normativa contro i reati motivati dall’omofobia, leggi che pure erano frutto di tentativi di mediazioni alte tra la cultura laica e quella cattolica, sono via via cadute sotto il fuoco dei veti ideologici di quelle parti della maggioranza e del nostro partito che hanno preferito imporre all’Italia il loro fondamentalismo religioso piuttosto che estendere fondamentali diritti civili a tutti i cittadini.

Esponenti politici del nostro partito ci hanno definiti deviati, malati da curare, alcuni senatori sono arrivati al punto di minacciare il voto contrario sulla legge Finanziaria pur di impedire l’approvazione di timidissime riforme in favore dei diritti dei conviventi e addirittura una senatrice recentemente ha votato contro la fiducia al governo Prodi su un emendamento al decreto sicurezza che voleva contrastare le discriminazioni e le violenze omofobiche. Soprattutto è mancata la forza di saper dare risposta alle speranze di una larga parte della società italiana - non solo degli omosessuali - che su questi temi si aspettava il coraggio di una decisione e che non ha compreso come non si sia andati fino in fondo.

Tante lesbiche, tanti gay democratici in questi due anni se ne sono andati, chi preferendo di agire unicamente dentro al movimento lesbico, gay, bisessuale e transgender chi rifugiandosi nella vita privata.

Noi abbiamo scelto di restare, convinti come siamo che la battaglia per i nostri diritti si debba condurre qui, dentro il Partito Democratico, nel dialogo con le forze migliori del cattolicesimo democratico, provando a risvegliare i tanti laici di questo partito dal loro torpore. È una scelta difficile, ma l’abbiamo compiuta, convinti come siamo che le nostre battaglie dovranno servire soprattutto a riaprire spazi di cittadinanza per quei tanti che si sono allontanati, perché possano tornare presto con maggiore fiducia e speranza.

Sappiamo che la vittoria di questa battaglia civile passa necessariamente per una vittoria nel Pd, in quello che potrebbe essere il più grande partito d’Italia, in quel partito che aspira, anche col nostro sostegno, a vincere da solo le prossime elezioni ed a governare il Paese con le forze migliori della società italiana.

Abbiamo accettato la sfida delle primarie, siamo stati dentro la fase costituente, abbiamo lavorato con forza e convinzione dentro alle Commissioni, e la nostra presenza dall’interno ci ha consentito di raggiungere risultati importanti e significativi. Nel Manifesto dei Valori dopo una lunga ed accesa discussione, la famiglia è stata declinata al plurale: si afferma, infatti, che «le famiglie, nella loro concreta condizione, sono destinatarie e protagoniste delle politiche sociali». Nello stesso documento si auspica che siano «riconosciuti e disciplinati per legge i diritti e doveri delle persone conviventi in unioni di fatto» e che si elimini «ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale». Nello Statuto nazionale si afferma che il Pd «si impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione politica di tutti i cittadini ed in particolare di coloro che per motivi legati al genere, all’origine etnica, alla propria religione o alle proprie convinzioni personali, alle disabilità, all’età o all’orientamento sessuale incontrano i maggiori ostacoli nell’accesso alla vita politica».

Tutto ciò non era affatto scontato, lo si deve soprattutto alla nostra perseveranza e rappresenta senz’altro un risultato importante, ma non basta. Per riaccendere le speranze del nostro popolo serve che questi principi e valori si traducano in precisi e chiari impegni programmatici. Serve che le persone che candideremo ne siano tutte consapevoli e ne divengano convinti e convincenti attuatori, anzichè, come alcuni sono stati in questi anni, cocciuti ed impuniti sabotatori.

Serve soprattutto che questa battaglia possa camminare anche sulle gambe di deputati e senatori dichiaratamente omosessuali che possano lavorare dall’interno delle istituzioni per costruire le mediazioni più avanzate, recuperando un rapporto e un dialogo profondo con quel grande e gioioso movimento che in gran parte ora sta fuori da qui. Perché è del tutto evidente che un partito che si definisce «a vocazione maggioritaria» ha bisogno di rappresentare la società italiana in tutti i suoi segmenti sociali, compresi quelli più scomodi, superando imbarazzi e reticenze.

Walter Veltroni in questi giorni ha proposto lo slogan della campagna elettorale, ispirandosi a Barack Obama «We can» cioè «Si può fare». È uno slogan che punta a trasmettere fiducia e speranza ad una società che vuole cambiare, rompere col passato e guardare con maggiore fiducia al futuro. A condizione però che sappia parlare a tutta la società, senza dimenticare nessuno.

Ecco quindi che la risposta alla domanda iniziale sul perché una lesbica o un gay italiano dovrebbe votare per il Pd dipenderà da quanto in questa campagna sapremo risultare credibili nel pronunciare «Si può fare». Tanti cittadini omosessuali vorrebbero svegliarsi il 14 aprile prossimo e poter dire che sì, «Si può fare»: si può uscire dalla paura, dalla non accettazione sociale, si possono avere diritti come tutti gli altri. Anche noi omosessuali vorremmo camminare verso una “nuova Italia” da protagonisti. Perché noi, anche se non siamo stati citati siamo parte importante di quella Italia a cui Veltroni ha parlato nel suo discorso di Spello. Perché la nostra battaglia è la battaglia di tutti, perché i nostri diritti aggiungono civiltà, rendono un Paese migliore, quel Paese in cui tutti vorremmo vivere. E allora, non solo «Si può fare» ma «Si deve fare».



Marco Volante

Andrea Benedino, Anna Paola Concia, Cristiana Alicata, Carmen Antonino, Andrea Ambrogetti, Simone Acquino, Fabio Astrobello, Alessandro Bandoni, Simone Barbieri, Riccardo Camilleri, Alfredo Capuano, Maurizio Caserta, Matteo Cavalieri, Nicola Cicchitti, Enrico Fusco, Veniero Fusco, Daniele Garuti, Carlo Guarino, Nunzio Liso, Sergio Lo Giudice, Enrico Pizza, Carlo Santacroce, Ivan Scalfarotto, Ivan Scanavini, Ennio Trinelli, Carmine Urciuoli


http://www.gaynews.it/view.php?ID=76917

martedì 12 febbraio 2008

Israele: la terra promessa delle adozioni gay

Via libera d'Israele alle coppie omosessuali: sì a un figlio
di Francesca Paci


Il primo pensiero va a David e Raul, una coppia di amici ebrei italiani: se decideranno di chiedere la cittadinanza israeliana potranno finalmente adottare un figlio». Shai Doatsh, portavoce dell'associazione omosessuale israeliana Agudà, agisce localmente ma pensa global, secondo la filosofia gay. La sentenza del consigliere giuridico del governo, Menahem Mozouz, che domenica ha spalancato le porte dell'adozione a partners dello stesso sesso, allinea il diritto di famiglia israeliano a quello di Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Islanda, al Belgio che nel 2003 è stato il secondo Paese al mondo dopo l'Olanda a legalizzare i matrimoni omosessuali. Ma apre uno spiraglio anche per David, Raul, gli altri e le altre ebree che rispondono a legislazioni meno permessive ma potrebbero, domani, usufruire del diritto al ritorno nella Erez Israel e coronare il sogno proibito d'una paternità/maternità.

«L'unico criterio da prendere in considerazione è il bene del bambino» è stata l'argomentazione vincente di Mazouz. A febbraio del 2006 la Corte israeliana aveva riconosciuto il diritto di Tal e Avital Yaros-Hakak, una coppia lesbica, ad adottare i tre bambini nati dalla precedente unione di Tal. La cosiddetta «stepchild-adoption», l'adozione del figliastro, corsia preferenziale femminile possibile, oltre che in Israele, in Germania, Norvegia, Danimarca. «L'unico criterio da prendere in considerazione è il bene del bambino» è stata l'argomentazione vincente di Mazouz. A febbraio del 2006 la Corte israeliana aveva riconosciuto il diritto di Tal e Avital Yaros-Hakak, una coppia lesbica, ad adottare i tre bambini nati dalla precedente unione di Tal. La cosiddetta «stepchild-adoption», l'adozione del figliastro, corsia preferenziale femminile possibile, oltre che in Israele, in Germania, Norvegia, Danimarca.

«Adesso sarà più semplice anche per gli uomini» afferma Shai Doatsh. A giudicare dalle ultime statistiche di Agudà, in Israele ci sono almeno 18 coppie omosessuali, di cui 25 già genitori/genitrici e 10 alle prese con certificati, richieste ufficiali, carte bollate.

La sentenza del giudice Menahem Mozouz, spiega Michal Hamel, leader storico del movimento gay israeliano, «equipara le coppie omosessuali a quelle dello stesso sesso sostenendo che una coppia è una coppia e corrisponde esattamente all'idea di mamma e papà». Un'affermazione semplice ma rivoluzionaria qui, dove convivono la licenziosa San Francisco mediorientale patria della cantante trans Dana International e la terra santa della Bibbia. Dove, secondo uno studio della Ynet-Gesher, il 73 per cento dei genitori s'immedesima con il primo ministro ed è pronto ad accettare un figlio omosessuale come Dana Olmert, ma rabbini, imam e porporati cristiani innalzano eccezionalmente comuni barricate contro il Gay Pride di Gerusalemme.

«L'adozione è la naturale evoluzione di un percorso civile e legale sull'uguaglianza dei sessi» nota Michal Tamir, docente di diritto di famiglia all'università di Tel Aviv. «Israele è un Paese moderno ma anche profondamente conservatore, il punto d'incontro tra la cultura occidentale e la tradizione mediorientale. Il sistema legale e quello politico procedono lentamente, di pari passo, senza strappi». Nel 1988 è venuto il riconoscimento dell'omosessualità, nel 2005 la maternità delle lesbiche, ora l'adozione per tutti, donne e uomini. Nonostante le fughe in avanti dei progressisti, a Gerusalemme fa ancora scuola la sinagoga ortodossa di Dean Ramon, inamovibile nel ricordare che «la legge ebraica proibisce l'omosessualità» e il leader della destra religiosa, Nissim Ze'ev, auspica «centri di riabilitazione per curare la sodomia».
Passato e futuro, in guerra per il presente.

Michal Tamir legge la decisione della Corte come lo Zeitgeist, lo spirito dei tempi: «Per essere un Paese con cinque milioni e mezzo di abitanti, Israele ha il più alto numero di famiglie omosessuali con figliastri adottivi».
Altre ne seguiranno e più "ufficiali", nonostante l'anatema del ministro Eli Yishai, leader del partito ultraortodosso Shas contro la «nauseante iniziativa del giudice Mozouz». Più che la morale è l'economia a spingere verso l'emancipazione. I dati di Avodà coincidono con quelli del ministero del turismo: oltre il 10 per cento degli stranieri che visitano Israele ogni anno è composto da gay. Se la Knesset si aprisse ancora di più, come ha già fatto il Comune di Tel Aviv, potrebbero arrivare 400 turisti omosessuali ogni settimana. O magari aspiranti residenti come David e Raul, disposti a lasciare l'Italia per un bebè.

http://tinyurl.com/2e7cox

lunedì 4 febbraio 2008

Zapatero: la chiesa cattolica non intervenga nella campagna elettorale

Il premier spagnolo ha fatto pervenire in Vaticano una sua nota di "indignazione" per le ingerenze dei vescovi cattolici nella vita politica del paese e la loro presa di posizione a favore del Partito Popolare.


Il partito socialista spagnolo ha espresso la propria disapprovazione per la presa di posizione dei vescovi cattolici del paese i quali hanno ordinato ai loro fedeli di non votare per i partiti che hanno sostenuto il matrimonio gay.
La conferenza dei vescovi spagnola ha dichiarato ai media la settimana scorsa: "I cattolici possono supportare e partecipare a diversi partiti politici ma la verità è che non tutti i programmi elettorali sono compatibili con la fede e con le richieste cristiane nell'ambito della vita".
Il portavoce socialista Jose Blanco ha detto che molti cattolici si sentiranno pieni di vergogna per il tentativo delle gerarchie di influenzare l'esito delle elezioni di marzo: "I vescovi hanno deciso di entrare a piede teso nella campagna elettorale. Schierandosi con il partito popolare."

LA SPAGNA LAICA DI ZAPATERO


Il governo Zapatero ha introdotto il matrimonio gay nel 2005 e, anche se contrario, il partito popolare ha fatto sapere di non voler abolire l'istituto.
All'inizio del mese il partito socialista ha fatto sapere che non accetterà " sentinelle morali" da parte di nessuno.
Maria Fernandez della Vega, vicepremier, ha detto che la chiesa cattolica non puo' più imporre la sua morale al paese. Su questa guerra tra laicità dello Stato e imposizioni da parte delle gerarchie ecclesiastiche si gioca la vera partita elettorale nel paese.
E' di ieri la notizia che, tramite l'ambasciatore presso la Santa Sede Francisco Vazquez Vazquez, il governo spagnolo ha fatto pervenire al segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone un messaggio di "malessere" e indignazione" per l'ingerenza dei vescovi nella campagna elettorale.

LA LEZIONE SPAGNOLA



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giovedì 31 gennaio 2008

Laicità e unioni civili: ecco il manifesto del Partito Democratico

Il testo parla esplicitamente di coppie di fatto, di non interferenza nelle decisioni della politica e di lotta alle discriminazioni a causa dell'orientemento sessuale. La bozza presto definitiva.


Il mondo della politica è in grande fermento in questo periodo e poco prima che il governo cadesse dopo la sfiducia al Senato, il segretario del neonato Partito democratico aveva annunciato che il Pd, a prescindere dalla legge elettorale, alle prossime competizioni avrebbe corso da solo. E da quando il Pd è ufficialmente nato, una serie di commissioni stanno lavorando ai punti programmatici e alla definizione della linea politica. Un lavoro difficile, considerata la diversità delle anime che lo compongono.

Sabato prossimo si riunirà per l'ultima volta prima dell'incontro dell'Assemblea Costituente, la Commissione Valori si riunirà per stendere la versione definitiva del Manifesto dei Valori, appunto, ma la bozza che si conosce già dovrebbe essere molto simile, se non identica al documento che verrà presentato all'assemblea.

Il Manifesto inizia spiegando le ragioni che hanno portato alla creazione di questo nuovo soggetto politico per poi cominciare a parlare di tutti i principi che staranno alla base della sua azione: ridare voce ai giovani valorizzare le diversità di qualsiasi tipo esse siano, pensare nei termini di progresso e apertura che l' Europa unita richiede, con alcuni passaggi che riguardano specificatamente le donne le persone LGBT, le nuove conzezioni di famiglie e l' immigrazione.
"È tempo di superare il ritardo italiano nel riconoscimento del ruolo paritario delle donne protagoniste, in tutto il mondo, nella storia contemporanea, dei più significativi e profondi cambiamenti politici, culturali, economici - si legge nella bozza -. Il Partito democratico si è presentato al paese nel segno di una novità di portata altamente simbolica: il 50 per cento di donne presenti nelle assemblee costituenti nazionali e regionali, una novità che impone le necessarie coerenze. In termini culturali le donne si collocano al centro di un ripensamento radicale delle relazioni interpersonali, e del rapporto fra lavoro e cura, fra responsabilità individuale e collettiva. In termini politici le donne sono le prime interessate al rinnovamento della politica e a nuove forme di partecipazione che coinvolgano tutti".

Uno dei passaggi di maggiore interesse per la comunità LGBT è certamente quello che riguarda il riconoscimento dei rapporti di coppia dopo un anno segnato da un aspro dibattito a suon di numeri di piazza, tra Family Day da una parte e Orgoglio laico e Gay Pride dall'altra. A questo proposito il documento recita: "La società giusta che noi vogliamo interpreta il ruolo della famiglia tenendo conto sia dei diritti e doveri dei membri che la compongono sia delle nuove esigenze espresse dalla società civile. Essa è il primo luogo relazionale, affettivo e formativo dove si sviluppano l'identità, l’inserimento sociale e la dignità della persona. La famiglia è parte integrante di una politica aperta verso le nuove generazioni, e va incoraggiata con adeguate politiche di sostegno pubblico, rivolte in modo particolare alle famiglie con figli. In questo quadro, vanno riconosciuti i diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto". Il fatto che non si faccia esplicito riferimento all'orientamento sessuale delle persone che formano le 'unioni di fatto', lascia pensare che in questo passaggio il riferimento sia anche alle coppie LGBT.

E dopo avere fatto una breve analisi su come la globalizzazione, soprattutto dei consumi, abbia di fatto portato allo spostamento di milioni di persone da un Paese all'altro, e su come questo possa facilmente sfociare in femomeni di intolleranza razziale, religiosa o di qualsiasi altro genere, il Manifesto continua dicendo: "Milioni di persone, in gran parte giovani sono entrati nella rete dei consumi, dei bisogni, delle informazioni. Con l’assoluta necessità di affermare la propria identità e quindi il rischio che in assenza di nuovi valori il vuoto sarà riempito da contrapposizioni razziali, violenze, guerre di religioni. Di qui la necessità di una nuova consapevolezza della centralità dei diritti umani. Il Partito Democratico si impegna affinché tale cultura sia sempre più condivisa, al di là delle barriere politiche, geografiche, religiose. Essa mira a eliminare ogni violazione della dignità e della vita della persona, e ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione di genere e di orientamento sessuale".
Infine un altro passaggio importante è quello che riguarda la laicità. E non poteva essere diversamente, dopo avere parlato di unioni di fatto e di lotta alle discriminazioni di ogni sorta, anche quelle omofobiche.

Su questo aspetto, il Pd fa riferimento alla Carta Costituzionale che identifica la laicità come un principio su cui si fonda l'Italia. "Il princìpio costituzionale della laicità dello Stato rappresenta un valore essenziale dell'impegno politico e sociale del Partito Democratico - si legge ancora nel Manifesto -. La laicità dello Stato consiste nella garanzia che ogni persona sia rispettata nelle sue convinzioni più profonde e che a ciascuno siano assicurati gli stessi diritti e gli stessi doveri. Allo stesso modo, la laicità dello Stato garantisce che le istituzioni siano di tutti e che le decisioni democratiche vengano assunte in modo libero e autonomo. (...) concepiamo la laicità come rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali, e quindi anche come riconoscimento della rilevanza nella sfera pubblica, e non solo privata, delle religioni, dei convincimenti filosofici ed etici, delle diverse forme di spiritualità".
Adesso il documento dovrà passare l'ultimo esame della Commissione, di cui fanno parte laici convinti come Andrea Benedino ed Ermete realacci, ma anche rappresentanti dei teo-dem come Paola Binetti per poi essere presentato all'Assemblea Costituente Nazionale che ne dovrà approvare la versione definitiva. Nonostante le polemiche iniziali, l'attuale testo pone buone basi perchè vengano portate avanti battaglie importanti. Adesso non ci resta che aspettare il testo finale sperando che non vengano apportati cambiamenti sostanziali.

http://tinyurl.com/ypt668

lunedì 28 gennaio 2008

Spagna: Rajoy, se vinco le elezioni cambierò solo il nome alla legge sul matrimonio gay

Il leader del Partito Popolare Mariano Rajoy, sfidante del premier Jose' Luis Zapatero alle politiche spagnole del 9 marzo, ha affermato in una intervista pubblicata oggi dal quotidiano El Mundo che se vincera' manterra' la discussa legge sui matrimoni gay approvata dalla maggioranza uscente socialista, cambiandone forse solo il nome.

Secondo Rajoy ci sono ''solo tre paesi'' fra cui la Spagna in cui la legge parla di ''matrimonio'' fra omosessuali: ''questo non mi piace'' ha precisato. Una eventuale modifica della normativa, ha aggiunto, ''riguarderebbe solo il nome e non i diritti e gli obblighi che la legge sancisce''.

Il Pp (centrodestra) ha presentato un ricorso contro la legge sui matrimoni gay, contestandone in particolare la denominazione, davanti alla corte costituzionale, che deve ancora pronunciarsi, ha ricordato Rajoy.

Un milione di persone ha manifestato a fine dicembre a Madrid durante il Family Day promosso dall' arcivescovado della capitale contro la legge sui matrimoni gay e contro quella sui divorzi rapidi, pure approvata dalla maggioranza socialista due anni fa. Nell'intervista a El Mundo il leader del Pp si e' inoltre impegnato a non cambiare la legge sull'aborto in caso di vittoria.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=76716

«Salvate i due gay iraniani dalla forca»

I due giovani hanno confessato sotto tortura la loro omosessualità e ora rischiano la vita



Due giovani iraniani sono stati arrestati perché gay e ora rischiano di essere impiccati. Lo denuncia il Gruppo EveryOne, organizzazione no profit per la difesa dei diritti umani, che si è già occupata in passato della vicenda della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, rifugiatasi a Sheffield, nel Regno Unito, dove le è stato negato l'asilo come rifugiata, e dove è ancora in attesa della decisione della magistratura inglese.

ARRESTO E TORTURE - I due ragazzi sono arrestati nell'Azerbaijan iraniano il 23 gennaio scorso. L'accusa, emessa nei loro confronti dal Tribunale islamico, è di «mohareb», ovvero nemico di Allah, e «lavat», ovvero sodomia. «Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale», riferisce EveryOne. La confessione dei due giovani, secondo il Gruppo, è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: «Mohareb», il reato di chi è «nemico di Allah» e «Lavat», sodomia. Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati «nemici di Allah».

PETIZIONE- Per salvare la vita a Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, di 18 e 19 anni, EveryOne ha lanciato una raccolta di firme. Una petizione destinata a figure istituzionali che vanno dall'Onu al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e al suo ministro della Giustizia, dalle ambasciate a organismi Ue quali la presidenza del Parlamento europeo e della Commissione Ue.

PRECEDENTE- Appena del 5 dicembre scorso è il «barbaro assassinio» con l'accusa di «Lavat» di un altro giovane gay iraniano, Makwan Moloudzadeh, 21 anni, avvenuto nella prigione di Kermanshah, altro caso denunciato da EveryOne nella «campagna per la vita in Iran».

http://tinyurl.com/2kglyn

domenica 27 gennaio 2008

Giornata della memoria, anche per le altre vittime

Oggi, nella Giornata della memoria, si ricordano le vittime del nazismo e del fascismo, innanzitutto quelle del popolo ebraico per cui il nazismo aveva decretato lo sterminio totale. Furono sei milioni gli ebrei morti nei campi di concentramento, trasformati in campi della morte. Le comunità ebraiche dell’Europa centrale e orientale sono state di fatto annientate, quelle degli altri paesi decimate nella Shoah.

Accanto agli ebrei anche altri esseri umani furono perseguitati dal nazi-fascismo e inviati nei lager: omosessuali maschi, zingari rom e sinti, disabili fisici e mentali, lesbiche, anarchici. Già adesso, insieme alla tragedia del popolo ebraico, ricordiamo anche queste altre vittime che non portavano la stella gialla di Davide, ma erano costretti a indossare triangoli di diverso colore per distinguerli con precisione (l’accuratezza tedesca!).

Così gli omosessuali avevano il triangolo rosa (in segno di disprezzo e negazione della loro virilità), i testimoni di Geova il triangolo viola, rom e sinti il triangolo marrone. In Senato è stata presentata da Tiziana Valpiana di Rifondazione una proposta di modifica della legge che istituisce la Giornata della memoria, proprio per menzionare anche le altre vittime. In numero inferiore, ma anch’esse accomunate dall’odio e dalla persecuzione del nazismo.

http://www.queerblog.it/post/2871/giornata-della-memoria-anche-per-le-altre-vittime

sabato 26 gennaio 2008

Unione Europea: L'Italia si adegui alle norme sui rifugiati gay

La Commissione si rivolgerà alla Corte Europea se non adeguerà presto le proprie norme alle direttive comunitarie che allargano lo status di rifugiato a chi è discriminato per l'orientamento sessuale.


A pochi giorni dalla sentenza della cassazione che stabilisce che gli stranieri omosessuali che rischiano la persecuzione nel loro paese d'origine non possono essere espulsi dall'Italia, arriva un monito direttamente dalla Commissione Europe. Secondo Bruxelles, infatti l'Italia è inadempiente rispetto alla normativa comunitaria che prevede il riconoscimento dell'asilo politico anche a gay e lesbiche perseguitati nel loro paese d'origine. A rivolgersi alla Commissione era stato l'eurodeputato dei radicali Marco Cappato.

Il Parlamento italiano non ha infatti recepito la direttiva sull'asilo politico 2004/83/CE, che include un obbligo per gli Stati membri di considerare l'orientamento sessuale come ragione per concedere lo status di rifugiato, dato che la stessa è, purtroppo, anche motivo di discriminazione e persecuzione in molti stati.
Gli stati inadempienti, insieme all'Italia, nove in tutto e saranno portati davanti alla Corte di Giustizia nel caso continuassero ad ignorare le direttive della Commissione.

http://tinyurl.com/ywdvu8

venerdì 25 gennaio 2008

Anna, due papà e un album con tante fotografie

La testimonianza Tobia e Marco, insegnanti romani, spiegano la loro decisione di avere un figlio


Tobia sognava da sempre di diventare padre. Marco, invece, non ci aveva mai pensato. «Quando sei gay e adolescente negli anni '80 — dice ridendo — quello che potevi immaginarti era di passare la vita nei parchi, tra incontri occasionali». Ma oggi è diverso. Così, nel 2008, alla fine di quattro piani senza ascensore, la coppia apre la porta di casa ai cronisti tenendo in braccio Anna, capelli castani e due occhi nerissimi, due anni fra qualche settimana. Una bimba con due papà («Pa-tò e Papà-co» come li chiama lei), nata grazie all'aiuto di due donne, una donatrice (che ha dato i propri ovuli) e una portatrice che l'ha cresciuta in grembo in California dove anche le coppie omosessuali possono ricorrere alla maternità surrogata. La pratica in Italia è illegale e parlarne apertamente è ancora un tabù. Per questo i due uomini, entrambi insegnanti, socialmente impegnati, uno di loro è scrittore e conduttore radiofonico, preferiscono raccontare la loro storia rimanendo nell'anonimato. «Lo facciamo per proteggere Anna — spiegano —. Non vogliamo che sia al centro dell'attenzione».

L'appartamento, tre stanze e soggiorno, a ridosso delle mura aureliane, è di quelli senza pretese. Pochi mobili e un'infinità di libri, stipati negli scaffali. Per terra, sparsi un po' ovunque, i giochi della bambina. «Ho dovuto faticare un po' a convincere Marco — racconta Tobia, 43 anni, un viso da bambino invecchiato dai capelli bianchi —. Abbiamo cominciato a parlarne dopo 4 o 5 anni di rapporto, verso il '98-'99». «Maggio 99», puntualizza subito l'altro, 42 anni, capelli neri e carnagione mediterranea. «All'inizio — spiega — la reazione era di perplessità. Quando abbiamo scelto la strada delle agenzie americane il dubbio maggiore era l'idea di avere un bambino passando attraverso una transazione economica ». «Per me — interviene Tobia — è stato importante il fatto che venisse comprato un servizio, non un figlio. Paghi anche se, per qualunque motivo, il bambino non nasce». Il costo è alto. Centoventimila dollari.

La priorità per entrambi è evitare di sfruttare un'altra persona. «Sapevamo che non ci avrebbero proposto donne senza figli o in una situazione di bisogno. Abbiamo compilato questionari molto molto complicati, con quello che cercavamo, le nostre esigenze, le nostre opinioni e convinzioni». La prima candidata viene scartata. Poi l'incontro con Jane, 38 anni, quattro figli e il desiderio di aiutare una coppia gay. «Quando le abbiamo parlato la prima volta ci è subito piaciuta, era con il suo compagno e per tutto il tempo è stata sostenuta dalla sua famiglia. Con i soldi della surrogacy ha seguito un corso di specializzazione per avanzare nel suo lavoro di infermiera professionale».

Per la donatrice, che nessuno dei due ha incontrato, ci si è affidati un po' all'istinto. «Abbiamo scelto su un catalogo in base alla simpatia che ci ispirava... e poi l'italianità. La faccia che fosse più mediterranea». Marco: «Ci è piaciuto che lei parlasse di politica. E poi la disponibilità a incontrare Anna se un giorno vorrà scoprire la sua storia». Il padre biologico è Tobia — quegli occhi non ingannano — ma la decisione è stata meditata. «All'inizio — dice — abbiamo fatto un po' Oreste e Pilade: "fallo tu, no fallo tu"». «A un certo punto — interviene Marco — siamo arrivati ai fogliettini». Cioè? «Cartoncini con su scritto "Marco" o "Tobia": e poi l'estrazione a sorte. Non serviva a scegliere, ma a vedere chi ci rimaneva più male. Alla fine era Tobia. L'agenzia permette anche di mischiare lo sperma, per non sapere chi sia il padre, ma per una forma di chiarezza abbiamo rifiutato ». «E poi — conclude Tobia — penso che non ci rendessimo conto di quanto sarebbe stata figlia di tutti e due». Certo, in Italia, Marco resterà sempre un estraneo per Anna di fronte alla legge. Solo in California, grazie a una sentenza del tribunale di San Diego, entrambi risultano come padri. «Se un giorno morissi — scherza Tobia — Marco potrebbe scappare in America».

Il rapporto con la madre surrogata e con la sua famiglia è stato molto profondo e continua ancora oggi. Quando è Jane è rimasta incinta, nel 2005, la coppia era in California e ci è tornata a Natale per l'ecografia. «Per i mesi della gravidanza — aggiunge Tobia — avevamo preparato delle cassette con le nostre voci, che Anna poteva sentire quando era ancora nell'utero. A marzo siamo tornati per il parto e in sala c'eravamo noi, la madre e la cognata. Abbiamo tagliato il cordone ombelicale e siamo stati i primi a prenderla in braccio». «Lei — dice Tobia — non l'ha allattata, è uscita quasi subito dall'ospedale, noi siamo rimasti lì due notti in una stanza con Anna». Dopo 18 giorni un aereo intercontinentale, l'arrivo a Roma e la registrazione allo stato civile. Sul certificato di nascita americano ci sono i nomi di Tobia e di Jane, anche se lei ha rinunciato a ogni diritto sulla bambina.

Oggi la vita di entrambi ruota intorno alle esigenze della piccola. Tobia insegna in un corso serale, Marco al mattino. Mai presa una baby sitter. Una routine da famiglia «normale », perfettamente accettata dagli altri. «Ai nostri genitori — dice Tobia — non l'abbiamo detto finché non è stato tutto pronto. E sono stati entusiasti». «Anche i vicini — aggiunge Marco —, quelli con cui i rapporti erano un po' più freddi, si sono inteneriti». Quando sarà più grande, Anna saprà come è nata. «Le diremo — spiega Tobia — che ci sono delle signore che ci hanno aiutato ad averla. E stiamo preparando un quadernone ad anelli con la sua storia e le foto (lei nell'ecografia, Jane incinta). Se poi ci contesterà ben venga. Siamo entrambi insegnanti e sappiamo come funziona l'adolescenza».

La legge

In California, grazie a una sentenza del tribunale di San Diego, entrambi risultano genitori. In Italia Tobia è il padre, Marco è un estraneo

(Ha collaborato Alessandro Condina)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=76708

mercoledì 23 gennaio 2008

E' morto Heath Ledger, cowboy di "Brokeback Mountain"

heathledger

Il pubblico omosessuale lo ricorderà per l’intensa interpretazione di Ennis Del Mar, nel film di Ang Lee in cui ha recitato accanto a Jake Gyllenhaal.

E’ deceduto a 29 anni, a New York, nel quartiere di Soho, l’attore di origine australiana Heath Ledger, il cowboy gay che sopravvive alla morte del compagno nella pellicola Leone d’Oro “I segreti di Brokeback Mountain”, ruolo che lo aveva portato a un passo dall’Oscar.

Nessuna certezza al momento sulle cause della morte, ma si vocifera che si tratti di overdose.

venerdì 18 gennaio 2008

Cassazione: un gay perseguitato nel suo paese può restare in Italia

Anche se espulso, ma solo se l'omosessualità nel suo Stato è reato


La Cassazione spezza una lancia in favore dei diritti dei gay: gli extracomunitari espulsi e, nonostante questo, rimasti in Italia, non sono punibili penalmente a patto che nel loro paese l'omosessualità sia un reato e non "soltanto la manifestazione esteriore di impudicizia sessuale".

E' quanto si evince dalla sentenza n. 2907 depositata oggi dalla prima sezione penale della Suprema Corte.

E' il caso di un marocchino che non aveva ottemperato all'ordine di allontanamento disposto dal questore perché, aveva detto, aveva paura di essere perseguitato nel suo paese a causa della sua omosessualità. Poi, aveva avuto guai con la giustizia in

quanto aveva violato l'articolo 14 della Bossi-Fini rimanendo in Italia. Il Tribunale di Modena aveva deciso di assolverlo perché, aveva spiegato, "attese la condizione di omosessualità

dell'imputato e la possibilità di essere perseguitato nel proprio paese - Marocco - avendo riguardo alla legislazione ivi vigente, sussistesse un giustificato motivo dell'inosservanza addebitata allo straniero".

Contro questa decisione ha fatto ricorso ai giudici del Palazzaccio la Procura di Bologna ottenendo una riapertura del caso (ricorso accolto con rinvio) per due motivi: i giudici

emiliani, a parere del collegio di legittimità, non avevano accertato che il 35enne straniero fosse, non soltanto nato in Marocco, ma avesse la cittadinanza marocchina a tutti gli effetti. Non solo. Poi avrebbero dovuto accertarsi che in quello Stato l'omosessualità è un vero e proprio reato e comporta "il rischio di una grave persecuzione".

Insomma, l'ordine di allontanamento del questore è inesigibile se "lo straniero sia cittadino del Marocco di guisa che, come tale, ed in ragione della propria appartenenza a comunità sociale e familiare, egli potrebbe fare ritorno soltanto in quel paese; che alla stregua della previsione del Codice penale di detto paese sia penalmente sanzionata proprio l'omosessualità come pratica personale e non soltanto la manifestazione esteriore di impudicizia sessuale".

Insomma ora la Corte di Bologna dovrà valutare tutti questi elementi prima di decidere se giustificare o meno la violazione posta in essere al marocchino che, incurante dell'ordine del questore, è rimasto in Italia.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=76625

mercoledì 16 gennaio 2008

Il papa è nudo

La visita alla Sapienza è annullata ma, nonostante l'ipocrisia di politici e mass media, la protesta ha fatto emergere la scarsa popolarità di questo papa e della sua politica reazionaria e omofoba.
di Flavio Mazzini


Da omosessuale mi sento di azzardare che la protesta contro la visita del papa alla Sapienza e la sua conseguente rinuncia non spaventeranno nessuno, nonostante i toni apocalittici usati da certi mezzi di comunicazione e prescindendo dalle stucchevoli divisioni tra laici e cattolici, guelfi e ghibellini. Il motivo va individuato in un dato di fatto, tanto evidente quanto goffamente celato: questo papa non piace agli Italiani. Nessun sondaggio osa testarne la popolarità, al contrario di quello che si fa coi politici, ma ormai non serve più: è sufficiente parlare con la gente.

Gay.it - Il Papa è nudoNon piacciono la sua severità (con gli altri, mai con se stesso), le mossette, il vestiario esagerato e i suoi occhi "cattivi". Guardando le fotografie ufficiali di Benedetto XVI, viene quasi da chiedersi: "Se queste sono quelle venute bene, chissà che faccia avrà in quelle scartate?". Si dirà allora che l'aspetto non è tutto, contano altre cose. Ma quali?

Inizialmente lo attendevamo al varco come "professore" - come in questi giorni viene prontamente chiamato da Giuliano Ferrara e da tutti gli opportunisti ansiosi di un posto buono a corte - ma a tre anni dall'elezione il suo pensiero appare povero di profondità e ricco solo di acrimonia - il contrario esatto del papa che sarebbe stato Carlo Maria Martini. Quando Ratzinger si è allontanato poi dai soliti luoghi comuni e dalla consueta intolleranza ha finito per incappare in gaffe colossali, costringendo agli straordinari la diplomazia vaticana.

Gay.it - Il Papa è nudoAgli Italiani non piace la rotta ostinatamente antiConciliare di questo papa, che riesce a sostenersi solo sull'onda emotiva dei consensi del suo predecessore. Di Wojtyla (le cui insegne ancora campeggiano fuori dalle chiese) Ratzinger può dirsi davvero degno Vicario in terra, assai più che di quel Cristo che sfidava i grandi per difendere le minoranze e condannava i peccati dello spirito più che del corpo.

A chi piace dunque questo papa? A nessuno, è evidente. Eppure come nella favola dei vestiti nuovi dell'imperatore, le nostre istituzioni debbono chinare la testa e ossequiarlo, in nome di una necessaria Ragion di Stato, insieme politica e religiosa. Compito ingrato che però non riguarda i comuni cittadini (compresi studenti e insegnanti della "Sapienza"), quanti riconoscono in lui al massimo un capo di Stato estero fastidiosamente invadente, capace di criticare l'amministrazione comunale proprio mentre bussa a denari per scuole e ospedali Vaticani. Non occorre essere buddisti per ritenere il Dalai Lama un 'Messaggero di pace' più credibile. Ma ricordiamo come lo hanno accolto le nostre istituzioni, quei politici che adesso fingono di scandalizzarsi per la mancata occasione.

Per concludere, mi piace citare Luciana Littizzetto (che Dio ce la conservi!), che domenica scorsa ha lanciato qualcosa di più che una battuta, invitando, attraverso 'Eminenz', proprio il pontefice a "parlare del preservativo invece di mettersi a dire messa di spalle", ed Eugenio Scalfari, che su Repubblica ha accusato esplicitamente la Chiesa di Benedetto XVI di mercanteggiare con lo Stato, sottolineando inoltre "la palese inconsistenza politica e culturale di Ratzinger".

Parole che non credo necessitino ulteriori spiegazioni, proprio come il lapidario "Il re è nudo" gridato da quel fanciullo innocente che non si lasciava ingannare dai presunti abiti meravigliosi che altri fingevano di vedere.

http://www.gay.it/channel/attualita/23975/Il-papa-e-nudo.html

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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