domenica 19 agosto 2007

Veronesi: «L'umanità sarà bisessuale»

L'oncologo: «Si farà l'amore per affetto e non per riprodursi. È il prezzo positivo pagato dall'evoluzione naturale della specie»
La sessuologa: «Una rivoluzione, tra due o tre generazioni»




Il futuro? È bisessuale. Parola di Umberto Veronesi. Intervistato ieri dal Riformista, l'oncologo ex ministro della Salute immerso nella quiete estiva di Capalbio ha scosso l'atmosfera con una tesi che fa già discutere. La specie umana — dice Veronesi — si va evolvendo verso un «modello unico», le differenze tra uomo e donna si attenuano (l'uomo, non dovendo più lottare come una volta per la sopravvivenza, produce meno ormoni androgeni, la donna, anche lei messa di fronte a nuovi ruoli, meno estrogeni) e gli organi della riproduzione si atrofizzano. Questo, unito al fatto che, tra fecondazione artificiale e clonazione, il sesso non è più l'unica via per procreare, finirà col privare del tutto l'atto sessuale del suo fine riproduttivo. Il sesso resterà — avverte l'oncologo — ma solo come gesto d'affetto, dunque non sarà più così importante se sceglieremo di praticarlo con un partner del nostro stesso sesso.

Insomma, saremo tutti bisessuali? Raggiunto dal Corriere, il professore conferma la previsione: «È il prezzo che si paga — spiega — all'evoluzione naturale della specie. Ed è un prezzo positivo ». Davvero? «Sì, perché nasce dalla ricerca della parità dei sessi: negli ultimi vent'anni le donne hanno assunto ruoli sempre più attivi nella società e questo porta con sé un'attenuazione delle differenze sessuali». Avremo uomini meno virili (il processo è già in atto: dal dopoguerra in poi la «vitalità» degli spermatozoi è mediamente calata del 50%) e donne più mascoline. Parità uguale appiattimento? «Al contrario — spiega Chiara Simonelli, sessuologa, docente all'Università La Sapienza di Roma — ciò che prospetta Veronesi è una maggiore libertà, dagli stereotipi e dai pregiudizi. Il fenomeno è appena agli inizi: perché prenda consistenza dovremo aspettare almeno due o tre generazioni».

Una rivoluzione, dunque. Ma biologica o culturale? «Entrambe: i cambiamenti della mentalità e le evoluzioni genetiche sono fenomeni correlati, e si influenzano reciprocamente. Ma si tratta di processi molto lenti». Veronesi ha la vista lunga: la società bisex è ancora lontana. Ma per trovare una civiltà capace di mettere a regime l'amore per entrambi i sessi non serve guardare avanti: nella Grecia classica, radice dell'Occidente di oggi, gli uomini non facevano mistero della passione per i ragazzi. Corsi e ricorsi della storia? «La bisessualità antica — avverte Eva Cantarella, che all'argomento ha dedicato un libro edito da Rizzoli — era molto diversa da quella che intendiamo oggi. Non era la possibilità di scegliere con chi e come avere rapporti sessuali, ma un fenomeno soggetto a regole precise. Era concessa solo agli uomini: un uomo adulto poteva avere rapporti con uno più giovane ma solo mantenendo un ruolo attivo. Raggiunta la maggiore età, gli adolescenti abbandonavano il ruolo passivo». E le donne? «Mogli e madri. L'amore coniugale, che conviveva con quello per altri uomini, era cosa diversa: in greco aveva anche un altro nome, filia, di contro all'eros passionale».

Un amore finalizzato alla procreazione: «A quella dei corpi: quello per i fanciulli, scrive Platone, era più nobile perché volto alla procreazione delle anime». E qui torniamo a Veronesi e al sesso come gesto d'affetto e non mezzo per far progredire la specie. Un valore positivo che non mette tutti d'accordo: «La scissione della riproduzione dalla sessualità e dal nucleo familiare — dice Fiorenzo Facchini, antropologo dell'ateneo di Bologna — non può essere vista come un vantaggio per la specie umana. La riproduzione per l'uomo non è solo incontro tra gameti, implica rapporti tra due persone. È la naturale condizione umana a richiederlo. In un momento in cui la natura viene giustamente rimessa al centro dell'attenzione appare strana e del tutto stonata una prospettiva biotecnologica che ne usurpa le funzioni». Dunque nessun «prezzo da pagare» all'evoluzione naturale della specie? «Riguardo alla previsione di livellamento degli interessi dei due sessi e di attenuazione della sessualità nel suo significato antropologico — conclude Facchini — ritengo che l'orientamento sessuale sia definito sul piano biologico della specie e non possa essere messo da parte».

Giulia Ziino
19 agosto 2007
http://tinyurl.com/33qm3t

sabato 28 luglio 2007

Lui non la cura, lei muore di cancro. Solo conviventi, quindi non è colpevole

La decisione dei giudici della Corte d'Assise di Milano. La coppia viveva insieme da quindici anni. La donna, slava, morta nel 2002.
Una sentenza ancora "provvisoria", che non fa giurisprudenza, ma che dimostra la necessità di regole per chi vive insieme senza essere sposato.



Lui è un camionista milanese, 51 anni, iniziali N.L.N. Lei, la sua compagna, di origine slava, è morta nel 2002, di tumore, senza assistenza, senza cure, senza un aiuto. Lasciata morire. Ma erano "solo" conviventi e per la giustizia lui, il camionista, non è colpevole di alcunchè. In base al codice, almeno. La coscienza, poi, quella è un'altra cosa.

Lo ha deciso oggi la I sezione della Corte d'Assise che ha assolto N.L.N dall'accusa di abbandono di persona incapace perchè "il rapporto di convivenza, in quanto rapporto di fatto non disciplinato dalla legge, è privo di rilevanza penale". La coppia viveva insieme da quindici anni pur senza essere - come dice la sentenza - disciplinati dalla legge. Non erano sposati, insomma. Due estranei sotto lo stesso tetto per cui però non scatta alcun tipo di obbligo, nè civile nè penale.

Tutto bene finchè la donna si ammala: tumore, obbligo di cure, necessità di assistenza, un'agonia lunga. E in solitudine visto che lui, dicono le accuse, non si è preoccupato di assisterla e di farla curare. Abbandono di persona incapace fino a causarne la morte. Secondo l'accusa, non le avrebbe somministrato le cure necessarie, tanto che la donna muore il 19 maggio 2002 dopo una lunga e devastante malattia che l'aveva ridotta a pesare 30 chili.

Con queste accuse, mosse dai parenti di lei, il camionista è finito sotto processo. Consulenti e periti confermano lo stato di totale abbandono in cui era stata lasciata la donna. Ma la Corte d'Assise lo ha assolto. Scrivendo una sentenza destinata a far discutere.

Per il presidente Luigi Domenico Cerqua non può estendersi al rapporto di convivenza quanto previsto dall'articolo 143, comma 2, del codice civile "che limita ai soli coniugi l'obbligo all'assistenza morale e materiale". Questo, infatti, comporterebbe una "inammissibile interpretazione analogica in mala partem". Per il giudice "sarebbe infatti contra legem, in un sistema retto dal principio di legalità, rendere applicabile la norma penale anche alle violazioni di obblighi morali o di solidarietà, e quindi anche nei confronti delle famiglie di fatto, ovvero di coloro che convivono more uxorio". "La cura, al pari della custodia - argomenta il presidente della Corte - deve fondarsi su uno specifico obbligo giuridico che trova la propria fonte nella legge o nel contratto, che peraltro fonda pur sempre nella legge la propria forza vincolante". E' obbligata alla cura, per esempio, la badante o l'infermiera che, in forza di un contratto, deve svolgere un determinato compito. Ma non due conviventi fantasma in quanto non riconosciuti da alcun tipo di contratto o articolo.

Si tratta di un primo grado e quindi di una decisione provvisoria in attesa di arrivare in Cassazione. Ma è una scelta che ha comunque un peso nel dibattito che riprenderà in autunno sui Dico e sulla sua ultima versione nota, i Cus - contratti di unione solidale - che portano la firma del senatore Giovanni Salvi, presidente della Commissione giustizia. La sentenza di Milano, infatti, è una negazione netta e chiara dei diritti delle coppie di fatto. In questo caso in "positivo" per l'imputato. In negativo da tutti gli altri punti di vita. E, anche, la dimostrazione che quando si parla di diritti per le coppie di fatto non ci si riferisce solo alle coppie gay ma anche, soprattutto, a quelle eterosessuali.

Tra gli obiettivi dei contratti di natura privatistica che riconoscono i diritti alle coppie di fatto c'è proprio il riconoscimento dell'assistenza sanitaria in caso di malattia di uno o dell'altro convivente. Oltre al diritto a subentrare nel contratto di affitto piuttosto che a ricevere la pensione di reversibilità.

Al di là delle intenzioni dei giudici milanesi, la sentenza di assoluzione del camionista stupisce e chocca. E dimostra, in tutta evidenza, la necessità di un regolamento che riconosca diritti e doveri dei conviventi. Che sono anche etero e non solo omosessuali.

(28 luglio 2007)
http://tinyurl.com/2evjgk

venerdì 27 luglio 2007

Bacio gay al Colosseo. Il fermato: trattato come un appestato

Parla uno dei due ragazzi fermati dai carabinieri. In sette li hanno circondati e portati in caserma dove si sono sentiti dire: «sappiamo benissimo cosa avete fatto».


«Era solo un bacio». Così Roberto L. commenta la brutta avventura di ieri sera quando, mentre passeggiava con Michele M., il suo ragazzo, è stato fermato da una gazzella dei Carabinieri, portato in caserma e denunciato per atti osceni in luogo pubblico. Per un semplice bacio.

«Era una bella serata - spiega Roberto, ventisettenne romano 'de Roma' - avevamo fatto una passeggiata per aperitivi e poi avevamo raggiunto degli amici al 'Coming out', poi intorno all'una e mezza abbiamo deciso di tornare a casa, Michele la mattina lavora». Raggiungendo il motorino i due ragazzi decidono però di fare un'ultima passeggiata, complice la serata calda, la luna e il paesaggio suggestivo del Colosseo.

«Mentre passeggiavamo ci siamo abbracciati e io l'ho baciato- spiega Roberto- un bacio 'focoso', e anche un bacio sul petto, niente di piu'. All'improvviso ci ha illuminato un fascio di luce, ci hanno chiesto i documenti e poi siamo rimasti fermi, sul muretto, ad aspettare».

Intanto passano 20 minuti e Michele, un po' spaventato chiede spiegazioni: "Semplici accertamenti", rispondono i carabinieri, che intanto vengono raggiunti da altri colleghi, per un totale di sette persone e tre auto dei carabinieri. «A quel punto ci hanno perquisito - spiega Roberto - cosa insolita considerando che non avevamo niente che fosse fuori posto: pantaloni allacciati, cintura a posto e maglietta indosso».

Dopo la perquisizione, i due ragazzi vengono portati via, «io su una gazzella, Michele su un'altra- continua il racconto Roberto - all'arrivo poi ci hanno trattato come appestati e all'interrogatorio che è seguito sono stato accusato di atti osceni in luogo pubblico».

Di fronte al ragazzo che giura di non aver fatto nulla di male - «solo un bacio» - il carabiniere risponde: «Lo sa benissimo cosa ha fatto». E scoppia l'indignazione: «Capisco perfettamente che sono perseguibile se faccio sesso orale sotto il Colosseo, ma noi ci stavamo solo baciando, con i pantaloni chiusi e tutto a posto».

Questa sera Roberto, che si sta occupando anche a nome del ragazzo, Michele, di difendere i propri diritti, si incontrerà con il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo e col legale dell'associazione Stoppello che si occupa del numero verde 'Gay help line' (800713713) per capire come far valere i suoi diritti. «Peccato - conclude Roberto - era una serata così bella...».


http://www.gay.it/channels/view.php?id=23247

Denunciata coppia omosessuale. Si baciava davanti al Colosseo

La coppia ha denunciato il fatto all'Arcigay: «Bloccati dai carabinieri al Colosseo e portati in caserma»
«Le coppie omosessuali sono considerate di serie B»
La replica dei cc: «Non era solo un bacio sulla bocca»



Nel giorno in cui la Cassazione ribadisce il diritto di esprimere "senza condizionamenti la propria identità sessuale", a Roma due omosessuali sono stati denunciati per atti osceni perchè si baciavano alle due di notte davanti al Colosseo.
Roberto e Michele, due ragazzi di 27 e 28 anni che formano una coppia di fatto, sono stati fermati la scorsa notte da una pattuglia di carabinieri all'uscita della Gay Street di Roma perché si stavano baciando, «come fanno migliaia di coppie che ogni giorno passano per il Colosseo». Lo riferisce Arcigay Roma. «Appena si sono baciati, hanno visto che la macchina dei Carabinieri ha acceso un faro ed i carabinieri sono scesi dall'auto e li hanno arrestati e portati alla Caserma del Celio. In caserma sono stati interrogati e gli è stato rilasciato un verbale dove risulta che sono stati denunciati al giudice».

DENUNCIA - I ragazzi hanno denunciato l'episodio al numero verde 800 713 713 Gay Help Line, di Arcigay Roma e del Comune di Roma, che li sta supportando legalmente. «Reputiamo tale arresto gravissimo, in quanto mostra come ancora oggi le coppie omosessuali siano considerate di seri B da molti - dichiara Fabrizio Marrazzo, Responsabile Gay Help Line e presidente Arcigay Roma: - non è possibile che nel 2007 una coppia gay non possa baciarsi ammirando uno dei monumenti più belli di Roma».

LA REPLICA - Non era solo un bacio sulla bocca quello che i due gay si stavano scambiando la scorsa notte sulle scalette che portano al Colosseo. È questa la replica dei carabinieri che hanno denunciato i due per «atti osceni in luogo pubblico». Baciarsi, è stato sottolineato dagli investigatori, non viola l'articolo 527 del codice, mentre il reato era «palese ed inequivocabile». Reato che - viene ancora precisato - sarebbe stato contestato a qualsiasi coppia; capita sovente ai carabinieri di contestare lo stesso reato a coppie eterosessuali, la maggior parte provenienti da fuori Roma, che vogliono «suggellare» davanti a posti famosi, come appunto il Colosseo, la loro unione.

http://tinyurl.com/yrqgez

La Cassazione apre agli omosessuali: "Devono vivere senza condizionamenti"

La suprema corte: "Libertà di vivere senza restrizioni le proprie preferenze sessuali"
"E' espressione del diritto di realizzazione della personalità, tutelato dalla Costituzione"






"L'omosessualità è espressione del diritto alla realizzazione della propria personalità". La Cassazione apre agli omossessuali, e ne sancisce il diritto vivere le proprie preferenze sessuali "senza condizionamenti e senza restrizioni".

Il ricnoscimento si trova in un passaggio di una sentenza sul caso di un senegalese omosessuale su cui si e' espressa la Suprema Corte. L'uomo ha chiesto di non essere espulso nel proprio paese perche' in Senegal l'omosessualità è punita con la reclusione. L'uomo si dichiara omosessuale e ha portato come prova della propria identita' sessuale l'iscrizione a due associazioni di genere, tra cui l'Arcigay, avvenuta poco dopo il suo ingresso in Italia.

La Corte non si e' espressa sul caso specifico chiarendo che l'iscrizione alle associazioni non e' di per se' prova dell'identita' sessuale ma concorda con il giudice di pace di Torino che aveva definito ''condizione degna di tutela la scelta di genere''. Secondo i giudici supremi l'identita' sessuale deve potersi esprimere "senza condizionamenti o restrizioni".
(27-07-2007)

http://tinyurl.com/32y85j

mercoledì 25 luglio 2007

Mondiali Francia 2007: omaggio gay al rugby

La Francia si prepara alla sesta edizione dei Mondiali di Rugby in programma nella capitale dal 7 settembre al 20 ottobre. Più di due milioni i biglietti venduti per l’evento che potrà essere seguito anche sul web. E se le regole del gioco sono sempre le stesse, quest’anno il Comitato Regionale del Turismo dell’Ile de France sembra aver pensato anche al pubblico omosessuale.



Protagonisti di uno degli spot sono i rugbisti della squadra gay dei Gaillards impegnati in un appassionato bacio alla francese. Del resto siamo a Parigi e dopo i calendari dei Dieux du Stade i francesi hanno trovato il modo per far appassionare i gay al rugby.

giovedì 19 luglio 2007

Bari istituisce l'anagrafe delle unioni civili

Lo stabilisce una disposizione del sindaco


Il Comune di Bari istituirà un'anagrafe delle unioni civili, tenendo conto anche dei vincoli affettivi, senza alcuna distinzione tra unioni omosessuali o eterosessuali.

Lo rende noto l'ufficio stampa del Comune, diffondendo i contenuti di una disposizione che il sindaco, Michele Emiliano, ha inviato agli ufficiali d'anagrafe della ripartizione Servizi demografici.

Di conseguenza, all'atto della richiesta di costituzione di famiglia anagrafica, dovrà essere raccolta e trascritta formalmente, oltre alla indicazione dell'intestatario, anche ''il tipo di vincolo che motiva la richiesta stessa''.

In caso di coabitazione per 'vincoli affettivi', la richiesta di costituzione di famiglia anagrafica ''dovrà essere sottoscritta da ambedue gli interessati, alla presenza dell'ufficiale d'anagrafe incaricato''.

Plaude alla disposizione il comitato provinciale Arcigay di Bari. Il sindaco Emiliano, dice in una nota il consigliere del sindaco per le Pari opportunità e presidente provinciale

Arcigay, Enrico Fusco ''nei limiti delle proprie competenze'', ha dato ''il suo contributo per portare Bari e l'Italia più vicine agli standard europei.

Sono queste le azioni positive che le amministrazioni locali possono e devono assumere, per combattere dal basso l'intolleranza e il pregiudizio''.

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La Repubblica - Bari

Pagina IV - Bari La città che cambia Il sindaco supera l´impasse nella maggioranza: iscrizione anche per le unioni dello stesso sesso Coppie legate da vincoli affettivi ora potranno registrarsi all´anagrafe
di RAFFAELE LORUSSO

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Il Comune riconoscerà i vincoli affettivi diversi dal matrimonio. Non è l´istituzionalizzazione delle unioni civili, ma le somiglia molto. Dopo il braccio di ferro che per lunghi mesi ha paralizzato la maggioranza di centrosinistra, con l´ala cattolica e moderata da una parte e la sinistra dall´altra, il sindaco Michele Emiliano rompe gli indugi: gli uffici dell´anagrafe dovranno registrare anche il tipo di vincolo che lega i conviventi. Se sul piano culturale e politico è una rivoluzione, dal punto di vista pratico è soltanto l´applicazione della legge. In qualità di ufficiale di anagrafe, infatti, il sindaco ha deciso di applicare l´articolo 4 del Dpr numero 223 del 1989.

D´ora in avanti, insomma, gli uffici dell´anagrafe dovranno indicare anche il tipo di vincolo che giustifica la richiesta di costituzione di famiglia anagrafica. Non solo. Nel caso di coabitazione per vincoli affettivi, anche fra persone dello stesso sesso, la richiesta di costituzione di famiglia anagrafica dovrà essere sottoscritta da entrambi gli interessati, alla presenza dell´ufficiale di anagrafe incaricato. Nella circolare inviata ieri agli uffici, il sindaco Michele Emiliano ha anche specificato che i componenti della famiglia anagrafica «possono richiedere, anche separatamente, il rilascio di un´attestazione che riporti quanto da loro dichiarato all´ufficiale di anagrafe incaricato, che vi provvede previa verifica della sottoscrizione di entrambi i richiedenti, nonché dell´esistenza dello stato di coabitazione degli interessati stessi». Oltre che dai nuclei familiari di nuova costituzione, l´esistenza del vincolo affettivo potrà essere dichiarata anche da persone che già convivono sotto lo stesso tetto.

Con questo provvedimento il sindaco chiude una questione che aveva diviso a lungo la maggioranza di centrosinistra. L´ala moderata, con in testa Margherita e Udeur, ma anche qualche consigliere della lista Emiliano, si è sempre opposta al dibattito in consiglio comunale. In giunta il riconoscimento dei vincoli affettivi diversi dal matrimonio non fu votato dagli assessori della Margherita e dell´Udeur. A loro giudizio, infatti, portare in aula una materia già regolata della legge significava soltanto dare una valenza politica alla vicenda. La decisione del sindaco fa esultare il comitato provinciale dell´Arcigay. «La disposizione agli uffici dell´anagrafe di applicare correttamente la legge - dice in una nota Enrico Fusco, presidente provinciale dell´Arcigay e consigliere del sindaco per le Pari opportunità - è un atto di coraggio e di corretta amministrazione. Michele Emiliano è uomo di parola. Aveva promesso gesti concreti e ha risposto da par suo all´intolleranza di alcuni. Nei limiti delle proprie competenze, ha dato il suo contributo per portare Bari e l´Italia più vicine agli standard europei. Sono queste le azioni positive che le amministrazioni locali possono e devono assumere per combattere dal basso l´intolleranza e il pregiudizio».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74676

Roma, il GUP ammette il convivente dello stesso sesso in un processo penale

Grillini: "E' ora di una giusta legge per le coppie di fatto"


E' presto per parlare di pacs all'italiana, ma si apre una prima breccia nel dibattito sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, comprese quelle gay. Il gup del tribunale di Roma, Claudio Carini, ha infatti deciso di ammettere come parte civile il convivente di un omosessuale, Roberto Chiesa, ucciso nella capitale il 7 marzo scorso.

Il giudice ha riconosciuto come Mario Chinazzo, 67 anni, abbia subito un "danno diretto e conseguenziale", dalla morte di Chiesa, con il quale conviveva dal 1982. Anche la sorella della vittima, Graziella, è stata ammessa a partecipare al processo, che si aprirà il prossimo 8 novembre. Al contrario, non è stato riconosciuto il diritto a costituirsi parte civile del comune di Roma e dell'Arcigay.

Si tratta dunque di un primo riconoscimento giuridico, avvenuto non in sede civile, ma per opera di un giudice penale. "Avevo molti dubbi sul fatto che sarebbe stata accolta la mia richiesta", ha detto Chinazzo, visibilmente commosso. "Ho diviso la vita con Roberto per 25 anni, e mi faceva star male il pensiero di non essere nessuno per la legge".

Il gup ha chiesto inoltre una perizia per l'omicida, il rumeno George Alain Chisereu, che ,dopo aver sgozzato Chiesa, gli aveva svaligiato l'appartamento.
Ovviamente grande soddisfazione è stata espressa dal legale di Chinazzo, l'avvocato Daniele Stoppelli, per il quale "è stato provata l'esistenza di un rapporto materiale e affettivo che andava avanti da più di vent'anni".

“L’assenza di una legge per le unioni civili – ha commentato l’Onorevole Franco Grillini di SD - crea il paradosso che il vedovo di una coppia di fatto omosessuale e debba rimettersi alla competenza di ottimi avvocati e alla lungimiranza e apertura di un giudice perché gli vengano riconosciuti diritti. Non sempre le due condizioni si verificano e sovente i nostri vedovi non sono nessuno. La società italiana, mai come oggi, chiede certezze giuridiche per le nuove famiglie ed una giusta legge per le unioni civili capace di garantire quei diritti umani, come il diritto di essere ammessi al processo come parte civile in caso di morte violenta del proprio compagno, che sono ormai garantiti in quasi tutti i Paesi europei”.

http://tinyurl.com/35oqo8
http://www.grillini.it/show.php?4631

mercoledì 18 luglio 2007

Trieste, il comune cancella il matrimonio gay e denuncia lo sposo

Il caso del quarantenne sposatosi a Maiorca con il suo compagno svizzero: il certificato era stato regolarmente accolto in municipio. Il Comune cancella il matrimonio gay Annullata la registrazione all’Anagrafe. Il triestino sarà denunciato per falso. Il sindaco Dipiazza: «La legge italiana non riconosce queste nozze. L’impiegato è stato tratto in inganno dal documento in spagnolo»
di Piero Rauber

Il Comune annullerà la registrazione del matrimonio gay fra il quarantenne triestino F.C. e il suo compagno svizzero, celebrato in Spagna e protocollato tre mesi dopo all’anagrafe di Trieste. Non solo: il Comune si prepara a denunciare F.C. per falso ideologico, in quanto ha consegnato all’impiegata del Municipio - omettendo le precisazioni del caso - un certificato di matrimonio in cui le generalità del suo coniuge (di nome Eugen, di 41 anni, ndr) venivano riportate come «mujer-femme», cioè «femmina» in spagnolo e francese.

Il caso del matrimonio gay accettato all’anagrafe viene così liquidato dal sindaco Roberto Dipiazza a poche ore dall’uscita allo scoperto di F.C., che vive e lavora con il suo compagno a Maiorca. In Spagna, dove il governo Zapatero ha legittimato i matrimoni omosessuali. «Quest’atto per noi è nullo», spiega Dipiazza con il certificato in questione fra le mani. «In Italia - aggiunge il sindaco - non abbiamo una legge che può validare un matrimonio fra due individui dello stesso sesso. Questo triestino ha presentato un documento spagnolo che riportava il suo nome come ”marido” e quello del suo coniuge straniero, non identificabile istantaneamente come maschile o femminile, come ”mujer”. Gli impiegati dell’ufficio hanno preso atto correttamente del documento e l’hanno trascritto. Ma a questo punto le cose cambiano: la procedura di annullamento partirà immediatamente. Chiederemo la documentazione in Spagna e verificheremo, nel contempo, se ci sono gli estremi per far partire una denuncia d’ufficio».

«Non si tratta di un atto politico - mette infine le mani avanti Dipiazza - ma ho il dovere di tutelare i miei dirigenti e di far applicare la legge italiana. Se poi in futuro la legge cambierà, prevedendo unioni fra persone dello stesso sesso, allora mi adeguerò».

«In Italia grazie a Dio siamo ancora lontani da un ordinamento giuridico che preveda matrimoni omosessuali, dunque quest’atto non ha rilevanza ancorché contratto all’estero», dice invece esplicitamente Bruno Marini, numero uno provinciale di Forza Italia ed esponente dell’ala cattolica dei berlusconiani triestini.

La vicenda di F.C. è emersa pochi giorni dopo quella di Giulio Papa, il funzionario friulano che lavora nella sede di Bruxelles della Regione, sposatosi con un militare belga. A lui, di recente, la giunta Illy ha accordato il congedo matrimoniale. Tale decisione ha spaccato il mondo politico. Con An, in particolare, che ha bollato il congedo come «osceno», per voce del coordinatore regionale Roberto Menia. E in An, peraltro nel ruolo di presidente provinciale, milita pure Paris Lippi, vicesindaco e assessore ai servizi demografici di Trieste. Che, sul caso di F.C., tuona: «Manderemo alla procura i documenti per accertare se vi sia qualcosa di rilevante dal punto di vista penale. Questo personaggio non ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto davanti a un’impiegata in buona fede. Se avesse voluto portare avanti la battaglia per le unioni degli omosessuali, non avrebbe dovuto falsificare il sesso del suo coniuge. Così facendo, anche se non condividiamo i matrimoni gay, avrebbe avuto tutto il nostro rispetto. E invece la sua mossa altro non è stata che una furberia, paragonabile a uno scherzo di carnevale, a una goliardata».

«È triste che una persona debba farsi riconoscere in questo modo un diritto civile che in quasi tutti gli altri paesi europei è già riconosciuto dal punto di vista normativo», rileva invece il segretario provinciale dei Ds Fabio Omero, ex presidente dell’Arcigay di Trieste. «Si sa - prosegue Omero - che l’Italia è uno degli ultimi paesi dell’Ue a non essersi ancora adeguato alle risoluzioni del Parlamento europeo in materia di unioni civili. Ci troveremo sempre più spesso davanti a situazioni di questo tipo se nel Parlamento italiano non se ne discuterà per tempo. So di altri casi di matrimoni gay contratti all’estero e non registrati in Italia che sono finiti davanti a un giudice, in particolare uno a Firenze e un altro a Latina: per farsi riconoscere l’unione civile queste coppie devono aspettare di percorrere tutti i gradi della giustizia nazionale contro l’Avvocatura dello Stato. Quando usciranno le rispettive sentenze della Cassazione potranno finalmente rivolgersi alla Corte di giustizia europea, appellandosi alle risoluzioni del Parlamento europeo».

«Se le norme permettessero la registrazione non ci sarebbe affatto da scandalizzarsi - chiude Roberto Decarli dei Cittadini - ma credo che, con tutti i problemi sociali che abbiamo qui a Trieste, questo caso sia tutt’altro che una priorità».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74671

martedì 17 luglio 2007

Registrato il primo matrimonio gay in Italia

Un omosessuale triestino presenta il certificato di matrimonio spagnolo: l’anagrafe dà l’ok, ora risulta regolarmente coniugato
di Pietro Spirito


C’è un matrimonio gay registrato all’anagrafe del Comune di Trieste. È il matrimonio tra F.C., 40 anni, triestino, ed E.R., 41 anni, cittadino svizzero. F.C. ed E.R. si sono sposati regolarmente il 31 luglio del 2006 a Maiorca, in Spagna, dove vivono e lavorano, e dove i matrimoni omosessuali sono legali. Nel novembre scorso F., che mantiene la cittadinanza italiana, è tornato a Trieste per registrare all’anagrafe il suo nuovo stato civile: coniugato. Si è presentato al Comune, ha consegnato il certificato di matrimonio spagnolo, e senza battere ciglio l’impiegata ha registrato l’avvenuto sposalizio. Ora, a tutti gli effetti, per il Comune di Trieste F.C. ed E.R. sono coniugi. Lo stesso ha fatto E.R. in Svizzera, dove è in vigore la legge federale sull'«unione domestica registrata» delle coppie omosessuali. Così quando F. va nella repubblica elevetica ora non ha più il dovere di giustificare il motivo e la durata della sua permanenza in quel Paese.

La registrazione al Comune di Trieste è la conseguenza di un atto che dovrà evidentemente essere chiarito: F.C. legalmente non poteva registrare il suo matrimonio contratto in Spagna, ma di fatto ora risulta agli archvi, e nessuno l’ha ancora invalidata. Per F.C., invece, si è trattato di un atto «dovuto».

«Ho solo voluto affermare un mio diritto - dice -, in fondo in Italia pago le tasse, e sono gay anche in quel momento; adesso anche all’ambasciata italiana in Spagna io risulto sposato, e questa per me è una garanzia; in Italia la sessualità entra in campo solo quando è lo Stato a dover dare qualcosa».

La registrazione in Comune del matrimonio gay è stata dunque un’azione provocatoria, approfittando delle buona fede dell’impiegata, visto che il nome di E.R. ha un’assonanza che può trarre in inganno? «Sono andato negli uffici comunali tranquillamente e nessuno mi ha chiesto niente - risponde F. - ho consegnato il certificato di matrimonio rilasciato in Spagna e l’impiegata ha compilato il modulo mettendo il nome mio e quello di E. nelle apposite caselle riservate a marito e moglie; mi aspettavo che mi chiedessero qualcosa, magari una spiegazione sul nome di E., ma nessuno mi ha chiesto nulla, e il matrimonio è stato regolarmente registrato».

F.C. ed E.R. vivono insieme da otto anni. Gestiscono un negozio di arredamento a Maiorca e viaggiano spesso in Europa alla ricerca di mobili e oggettistica per la casa. Si sono sposati nel luglio dello scorso anno, non appena il governo Zapatero ha legalizzato le unioni gay. Una cerimonia sobria, con i genitori di entrambi, durante la quale si sono scambiati gli anelli.

«I miei genitori - racconta F. - all’inizio erano molto perplessi ma poi, vedendoci felici, hanno capito e approvato la nostra scelta. La mia vita e quella di E. - afferma - non sono cambiate, vivevamo già insieme da anni, ma adesso che siamo sposati ci sentiamo più tutelati».

In quanto alle polemiche di questi giorni sul permesso matrimoniale concesso al dipendente della Regione che si è sposato a Bruxelles, F.C. ribadisce che l’amministrazione regionale «non ha fatto altro che riconoscere un diritto di questa persona».

F.C. viene spesso a Trieste per lavoro e per trovare i familiari. Non si nasconde che il suo gesto - l’iscrizione allo stato civile dell’anagrafe come «coniugato» - potrebbe avere delle conseguenze, quantomeno sul piano amministrativo. Ma soprattutto spera che «quello che ho fatto possa stimolare un dialogo proficuo sulla via di un riconoscimento anche in Italia dei diritti degli omosessuali».

(Ha collaborato Laura Tonero)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74657

Il governatore del Veneto: "Adozione anche per i gay"

«Per i bambini meglio che in orfanatrofi-lager»


«Piuttosto che lasciare i bambini in strutture simili a lager, come sono molti orfanotrofi nei paesi dell’Est, io sono favorevole a permettere l’adozione anche alle coppie omosessuali». Liberista nell’intendere il non intervento della politica nell’economia e altrettanto laico sul fronte delle politiche per la famiglia. Non si tratta di un rappresentante dell’estrema sinistra, ma di Giancarlo Galan. Il governatore veneto, a margine della presentazione del rapporto 2007 sulla società e l’economia della Fondazione Nord Est, confida la sua «posizione personale» sul tema dell’adozione.

Sollecitato da una giornalista sull’argomento famiglia, il presidente prima si indispettisce un po’ - «ma cosa c’entra in questo contesto» - poi si lancia in una confessione che, in ambito politico nazionale, lo posiziona, di fatto, più a sinistra di Piero Fassino. Grosso modo, per continuare nella semplificazione, sulla posizione espressa dal presidente della Camera Fausto Bertinotti. Galan - semplificazioni a parte - parla con convinzione. «Apriamo pure una riflessione seria su questo argomento - commenta il governatore -. Pacs, Dico o Cus? Se vogliamo parlare di cose importanti, pensiamo piuttosto ai molti orfani. Ecco, a questo proposito la mia posizione personale è di apertura rispetto alla possibilità che le coppie gay abbiano la possibilità di poter adottare un bimbo orfano». Una posizione estrema? Galan argomenta così: «In molti paesi dell’Est gli orfani sono tenuti in strutture più simili a lager che a orfanotrofi. Condizioni inaccettabili e scandalose. Piuttosto che condannare questi bimbi a una permanenza in simili lager, io sono favorevole a dare la possibilità anche alle coppie gay di poter adottare un bambino».

Come l’Euroregione, la posizione di apertura nei confronti delle unioni gay sembra essere argomento trasversale tra Galan e Riccardo Illy. Che giusto nei giorni scorsi ha concesso un permesso nozze a un dipendente che si è sposato (all’estero) con un militare belga.

(Matteo Marian)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74652

lunedì 16 luglio 2007

Nozze gay. Il caso Friuli Venezia Giulia in Parlamento

Forza Italia interroga Prodi e Amato. Menia (An): cosa oscena. Ma i Ds: scelta giusta
Il senatore Saro contesta la licenza al funzionario sposato in Belgio con un uomo Ma Pegorer appoggia la decisione del governatore: passo avanti per i diritti civili

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UDINE. Il caso del congedo matrimoniale concesso dalla Regione a Giulio Papa, il funzionario udinese in servizio a Bruxelles, sposato in Belgio con Dirk Van den Eede, un militare dell’esercito, arriva in Parlamento. Il senatore di Forza Italia, Ferruccio Saro, ha predisposto un’interrogazione urgente al premier Prodi e al ministro degli Interni Giuliano Amato per fare chiarezza in merito al riconoscimento in Italia dei matrimoni gay contratti all’estero. Duro attacco da Alleanza nazionale, che per voce di Roberto Menia, vicecapogruppo alla Camera definisce «semplicemente osceno il congedo, concesso dalla Regione al suo dipendente, sposo di pseudo-nozze omossessuali. Illy e compagnia sanno bene che - aggiunge Menia - la famiglia tutelata dalla Costituzione, è quella composta da un uomo e una donna, peraltro secondo i principi del diritto naturale. Essi sanno, e per questo motivo mettono le mani avanti, di compiere un atto giuridicamente illecito e per quanto mi riguarda, anche moralmente riprovevole».

La giunta regionale, su indicazione del presidente Illy (che si è detto pronto anche a pagare di tasca propria eventuali danni erariali qualora la norma comunitaria applicata dovesse essere impugnata dalla Corte dei Conti) ha infatti deciso di concedere, a un anno di distanza dalla richiesta, i 15 giorni di congedo che spettano ai dipendenti che si sposano anche a Giulio Papa, cittadino italiano residente all’estero che il primo luglio del 2006 si è sposato col 38enne militare belga contraendo le nozze gay che in Belgio sono legali.

Ma la battaglia parlamentare si annuncia calda. Per il senatore diessino, Carlo Pegorer, infatti, prescindendo dalle valutazioni giuridiche che «vanno approfondite» si tratta di un «passo avanti sintomo di una realtà politica attenta ai cambiamenti perché tutto ciò che consente il riconoscimento di un diritto è positivo, anche se bisogna tenere conto del contesto di un Paese in cui ci sono sensibilità diverse che vanno tenute nella giusta considerazione».

Grande soddisfazione per la scelta di Illy è stata espressa da Kristian Franzil di Rc al punto che il consigliere ha suggerito di estendere a livello nazionale l’iniziativa. Per Ferruccio Saro invece la decisione di Illy e della giunta conferma che di fatto c’è la possibilità di «bypassare il divieto di contrarre matrimonio con una persona dello stesso sesso tutt’ora vigente in Italia. E’ un fatto molto grave – dice Saro –, perché in questo modo Illy riconosce i matrimoni gay e mi domando cosa ne pensa a questo proposito la sua maggioranza e in particolare l’area cattolica». Senza entrare nel merito della vicenda il senatore azzurro ne fa un problema essenzialmente di natura giuridica. «Quando in commissione Affari costituzionali abbiamo discusso sull’applicazione della direttiva comunitaria che impone ai Paesi membri il riconoscimento dei diritti e degli istituti previsti dalle leggi statali – ricorda Saro -, diversi rappresentati dell’opposizione hanno posto il problema dell’applicazione di questa direttiva proprio facendo riferimento ai matrimoni gay. Che sono consentiti in Spagna e in Belgio, ma non in Italia. Dalla maggioranza però ci assicurarono che non ci sarebbero stati problemi e invece questa decisione di Illy e della Regione ripropone con forza il problema. E’ giusto che l’Italia sia costretta ad accettare (e riconoscere) regole e diritti sanciti in altri Paesi in merito alle relazioni tra individui? Io ho qualche dubbio e per questo motivo Illy avrebbe fatto meglio a essere più cauto».

Attualmente un matrimonio omosessuale celebrato all’estero non può essere riconosciuto in Italia (al riguardo è attesa una sentenza della Cassazione che potrebbe cambiare le cose) perché – spiega il coordinatore regionale della Lega italiana delle famiglie di fatto, Alberto Baliello, «viene considerato un atto che va contro l’ordine pubblico». Nel contempo però chi ha contratto un matrimonio omosessuale all’estero non può sposarsi con una donna in Italia perché sarebbe denunciato per bigamia.

Cristian Rigo

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Grillini applaude il Fvg: scelta europea L’Arcigay friulana: Illy apra alle coppie

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ROMA. «E’ molto positivo che la Regione Friuli abbia deciso di dire sì ai 15 giorni di congedo previsti per tutti i dipendenti in caso di matrimonio, applicando la normativa Ue». Franco Grillini, deputato della sinistra democratica e leader storico dell’Arcigay italiana applaude il governatore del Friuli Vg, Riccardo Illy, che ha dato indicazione alla Regione di assegnare il congedo matrimoniale di 15 giorni a Giulio Papa, 36 anni, udinese, funzionario dell’ufficio di rappresentanza del Fvg a Bruxelles, che ha sposato il 1° luglio scorso Dirk Van den Eede, 38 anni, militare dell’esercito belga a Anversa.

«Giulio Papa ha chiesto ed ottenuto dopo un anno il congedo matrimoniale – dice Grillini –. Va dato atto alla Giunta regionale del Friuli di aver fatto una scelta politicamente giusta senza ricorrere ad altre istanze burocratiche. E va dato atto al Presidente Illy di aver applicato la normativa europea in questo caso come dovrebbe essere fatto in tanti altri casi analoghi».

Il leader Arcigay spiega che «sono sempre più frequenti i matrimoni omosessuali tra cittadini e cittadine italiane con partner di paesi europei che hanno approvato normative che riconoscono ed estendono il matrimonio alle coppie dello stesso sesso – continua –. Attualmente in Italia sono in corso diverse richieste di registrazione dei matrimoni contratti all’estero».

Sul caso interviene anche l’Arcigay della provincia di Udine che reputano un segnale positivo, ma, allo stesso tempo, spiega che«c’è ancora molta strada da fare».

Questa la reazione del comitato provinciale Arcigay Nuovi Passi e di Arcilesbica Udine. «Un plauso convinto e unanime, invece, viene rivolto dall’intera comunità omosessuale della regione ai due coniugi, Giulio e Dirk, per aver portato con tenacia e coraggio queste tematiche ancora una volta all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica». Ad esprimere alcune perplessità sulle dichiarazioni di Illy è la presidentessa di Arcilesbica, Eva Dose. «Non vorrei si trattasse di una mossa per attirare l’elettorato gay e lesbico – afferma –, in vista delle prossime elezioni regionali ormai alle porte. Non dimentichiamo che il presidente Illy ha più volte espresso opinioni dichiaratamente omofobe in merito al riconoscimento dei diritti delle coppie dello stesso sesso. O il presidente dichiara apertamente che è giusto e che è arrivata l’ora di riconoscere il matrimonio anche per le coppie gay e lesbiche, o dichiarazioni di questo tipo lasciano il tempo che trovano».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74644

domenica 15 luglio 2007

Chiede il congedo per le nozze gay. E dopo un anno la Regione Friuli Venezia Giulia dice sì

Il caso di Giulio Papa, 36 anni, funzionario udinese in servizio a Bruxelles.
Il marito è un militare belga
Il matrimonio ad Anversa il primo luglio 2006
Ora gli spettano 15 giorni

di TOMMASO CERNO


UDINE. Si era sposato un anno fa, il 1° luglio 2006, e aveva chiesto il congedo matrimoniale alla Regione. Solo che Giulio Papa, 36 anni, udinese, funzionario dell’ufficio di rappresentanza del Fvg a Bruxelles è gay. E davanti al sindaco di Anversa ha sposato Dirk Van den Eede, 38 anni, militare dell’esercito belga. Così, dopo un anno di “sospensione” del congedo matrimoniale per accertamenti, la Regione ha deciso di dire sì ai 15 giorni previsti per tutti i dipendenti, applicando la normativa Ue.

Il caso legale non ha precedenti in Italia. E il governatore Riccardo Illy lo sa bene. Ma alla richiesta degli uffici tecnici alla giunta regionale di richiedere un parere giuridico al tribunale italiano, la Regione ha risposto di no. E questo non solo perché ai tribunali non si possono chiedere pareri – la persona interessata al fatto avrebbe potuto rivolgersi al giudice – ma anche, spiega Illy, «perché sarebbe stato umiliante per il nostro collaboratore». E così il presidente della Regione ha applicato la normativa europea e ha dato mandato di assegnare a Giulio Papa il suo congedo, «anche perché il viaggio di nozze si fa subito – ha aggiunto il governatore – e già è trascorso un anno».

Illy ha anche garantito agli assessori che nel caso in cui la Corte dei Conti sollevasse dubbi di legittimità o dichiarasse il danno erariale per i 15 giorni di concedo matrimoniale concessi a Papa, lo stesso presidente sarà pronto a pagare di tasca propria quanto dovuto all’erario dello Stato. E chiudere il caso.

Il matrimonio fra Giulio (che risiede ad Anversa, pur cittadino italiano) e Dirk risale al luglio 2006, in Belgio, dove le unioni fra omosessuali sono riconosciute, tanto che i documenti personali del funzionario lo indicano come «coniugato».

Modificato lo stato civile, Papa ha fatto richiesta alla Regione per il congedo che spetta agli sposati, specificando le caratteristiche del suo caso, il primo nel suo genere in Italia. Ed è qui che la burocrazia si è messa di mezzo. Per vedersi riconosciuto il congedo, infatti, secondo gli uffici della Regione, il funzionario avrebbe dovuto registrare il matrimonio in Italia. Una procedura che si sarebbe invece rivelata inutile e superflua, visto che la normativa la prevede solo per pubblicizzare il matrimonio ma non per ufficializzarlo. A questo punto la Regione ha avviato una serie di verifiche tecniche, per capire se nel caso di Giulio e Dirk dovesse prevalere il principio comunitario, per il quale un cittadino europeo è soggetto all’ordinamento del Paese nel quale risiede e lavora, quindi il Belgio, o se in questo caso deve prevalere l’ordinamento italiano. Alla fine l’esecutivo ha deciso di di applicare il diritto dell’Ue, riconoscendo la validità dell’ordinamento del Belgio dove il funzionario regionale è residente e lavora. E prendendo atto, dunque, del matrimonio.

Così, su indicazione del presidente Illy, di fronte al dubbio sollevato dalle strutture tecniche, che suggerivano di ricorrere al giudice del lavoro italiano affinchè fosse lui a dirimere la questione, la giunta ha rilevato che adire al giudice era già una scelta, cioè la scelta per la quale l’ordinamento dominante era e doveva essere quello italiano. Per cui si è deciso che il congedo matrimoniale dovesse essere concesso, perchè il matrimonio in Belgio ha valore legale ed è trascritto sui documenti di stato civile. Una tesi confermata anche dal Parlamento, come spiega il senatore di Fi Ferruccio Saro. «Quando al Senato si discusse di questa questione, emerse il caso del Friuli Vg – dice –. La direttiva assunta dal Parlamento prevede proprio di comportarsi così».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74632

Destra USA, il deputato omofobo adesca agente nei bagni pubblici

Era paladino della crociata contro le nozze gay
di Roberto Rezzo / New York


«ANDIAMO dall’altra parte del ponte, conosco un posticino tranquillo», sono state le ultime parole dell’onorevole Robert Allen prima di essere portato via in manette dal parcheggio antistante i bagni pubblici dello Space Park View di Titusville, cittadina a pochi chilometri dal centro spaziale della Nasa a Cape Canaveral. Il deputato repubblicano della Florida e co-presidente della campagna per la Casa Bianca del senatore John McCain è accusato di adescamento, oscenità e istigazione alla prostituzione. Il verbale n. 07-43912 redatto dall’agente D. Kavanaugh nella vicina stazione di polizia è tra lo squallido e il boccaccesco. «Approssimativamente alle 15:33 stavo conducendo un’investigazione in borghese in cerca d’un ladro d’appartamenti che imperversa nella zona di Broad Street, quando mi sono diretto verso i bagni per aggiustare la radio di servizio. Mi sono lavato le mani e non essendoci asciugamani di carta a disposizione sono entrato in una toilette per prendere della carta igienica. L’individuo che occupava quella accanto prima ha iniziato a spiarmi affacciandosi oltre il divisorio e quindi mi ha raggiunto approfittando del fatto che avevo lasciato la porta aperta». Allen non perde tempo in preamboli: gli offre 20 dollari per fargli sesso orale. Intraprendente ma parsimonioso, il deputato ha passato una notte nella prigione di Brevard County ed è stato rilasciato dietro cauzione in attesa del processo. Coniugato, un figlio, ex dirigente dell’associazione dei Boy Scout, profondamente religioso, Allen ha costruito la sua carriera politica sulla difesa dei «valori morali delle famiglie americane». Furioso oppositore dei matrimoni tra omosessuali, è stato il primo firmatario della proposta di legge numero 1475 (bocciata dal parlamento della Florida) «contro i comportamenti libidinosi e lascivi» che avrebbe tra l’altro inasprito le pene per atti sessuali in luogo pubblico. «Allen è un uomo di valore; sa quali sono i problemi che stanno davvero a cuore alla gente», erano state le parole di McCain immediatamente dopo averlo nominato alla guida del suo comitato elettorale.

«Vorrei che il pubblico non giungesse a conclusioni affrettate», è stata l’unica dichiarazione di Allen dopo il rilascio dal carcere. «Un altro ipocrita che morde la polvere – è stata la replica del Rainbow Democratic Club, organizzazione gay vicina al Partito democratico – O forse dovremmo credere che stava facendo una ricerca sul campo per documentare la degenerazione dei costumi?».

Gli scandali a luci rosse che da un anno a questa parte hanno travolto esponenti di spicco della destra conservatrice potrebbero riempire un’intera collezione di giornaletti da parrucchiere. Il leader delle chiese evangeliche, reverendo Ted Haggard, che quando si assentava dalla famiglia per scrivere in piena tranquillità i suoi sermoni ne approfittava per noleggiare un aitante prostituto per festini a base di droga. Il deputato repubblicano Mark Foley che adescava i valletti della Camera promettendo raccomandazioni, ovviamente in cambio di sesso. I tradimenti a catena, finiti in un divorzio, dell’ex speaker repubblicano della Camera Newt Gingrich.

E ora su Washington incombe il terremoto che l’arresto di Madame Deborah Jean Palfrey rischia di provocare. L’ex maitresse minaccia di pubblicare l’elenco con tutti i clienti della sua agenzia. Migliaia di clienti tra cui onorevoli, alti papaveri militari, funzionari di governo. Sinora sono saltati fuori i nomi di Randall Tobias, prima delle dimissioni molto vicino a Condi Rice, titolare della delega per le campagne contro l’Aids nel Terzo mondo basate sulla castità e sull’astinenza. E quello del deputato repubblicano David Vitter, ben noto anche a una maitresse di New Orleans, già titolare del Canal Street Brothel: «Ci hanno chiuso nel 2002, ma sino ad allora è stato un assiduo frequentatore». Vitter non nega e non si dimette. Precisa che si è confessato: «Molti anni or sono ho chiesto e ricevuto il perdono da Dio e da mia moglie».

Larry Flynt, magnate della pornografia, editore della rivista Hustler, protagonista negli anni ‘80 di una vittoriosa battaglia sulla libertà di espressione conclusasi davanti alla Corte suprema, è convinto che siamo solo all’inizio. Ha sborsato 150mila dollari per pubblicare sul Washington Post un’intera pagina pubblicitaria in cui offre un milione di dollari a chiunque offra informazioni sulle relazioni extraconiugali di parlamentari e ufficiali della pubblica amministrazione. Il suo mensile ha sguinzagliato una ventina di investigatori privati che «stanno mettendo le mani su qualcosa di molto interessante». Flynt mette in chiaro che questa non è una caccia alle streghe: «Non me ne può importare di meno di quello che fanno a letto i membri del Congresso. Quello che non sopporto sono gli ipocriti. A Capitol Hill ce ne sono a bizzeffe e farò tutto il possibile per smascherarli. Il governo per 15 anni ha fatto di tutto per sbattermi dietro le sbarre. Adesso arriva la resa dei conti».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74633

giovedì 12 luglio 2007

Iran: ancora esecuzioni per sodomia

Tra le venti condanne a morte anche sei ragazzi arrestati per rapporti sessuali contrari alla fede. Appello delle associazioni per i diritti umani. Amnesty international: 177 le persone giustiziate nell’ultimo anno.


Saranno giustiziati nei prossimi giorni in Iran venti uomini condannati a morte per "violenza sessuale, adulterio e sodomia". Il codice penale iraniano non prevede la morte per omosessualità e il regime di Ahmadinejad utilizza false accuse di stupro e atti immorali al fine di poter giustiziare gay e lesbiche, vittime di una campagna di repressione lanciata dalle forze di polizia. Così è stato per i due giovani impiccati nel 2005 e così sarà per tanti altri omosessuali.

IRAN: 80 frustate la pena inflitta a due ragazzi colpevoli di essere omosessuali. LE FOTO >



Tante le organizzazioni internazionali che cercano di avere un contatto con le associazioni glbt iraniane "ma per il momento c’è il silenzio più assoluto – ha raccontato un attivista iraniano in esilio al sito francese Tetu.com Ancora una volta atti di violenza e omosessualità vengono considerati la stessa cosa. E tanti sono quelli accusati di sodomia anche se non è detto che si tratti di omosessuali". L’accusa di 'lavat' (sodomia) riguarderebbe sei delle venti persone arrestate.

Un appello sta per essere lanciato da intellettuali in Italia e all’estero. Anche Arcigay Firenze ‘Il Giglio Rosa’ ha chiesto al Governo Italiano di "intervenire ufficialmente con le sue massime rappresentanze per impedire che altre vite umane innocenti vengano distrutte dalla violenza e dall’odio omofobico".

giacomo.cellottini@gay.tv
http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5366

Addio ai Dico, arrivano i Cus. Il testo Salvi sulle unioni civili

Il presidente della Commissione Giustizia del Senato presenta il nuovo testo
I diritti delle coppie di fatto saranno regolati dai Contratti di unione solidale.
Stipulati davanti al notaio o al giudice di pace, introducono la possibilità di ereditare



ROMA - Si chiameranno contratti di unione solidale, ovvero Cus, e non più Dico. Il nuovo testo sulle unioni civili è stato presentato dal presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi al comitato ristretto della commissione. E' su questo testo che si discuterà nelle prossime settimane.

Il contratto. Le unioni civili, secondo il testo presentato da Salvi, saranno possibili tra persone anche dello stesso sesso. I Cus saranno stipulati con una dichiarazione congiunta davanti a un notaio o al giudice di pace. Quest'ultimo dovrà inserire in un apposito registro sia gli atti firmati in sua presenza, sia quelli redatti dagli studi notarili. Per modificare il contratto sarà necessario seguire lo stesso iter. I Cus potranno essere sciolti sia con un accordo comune tra la coppia, sia per decisione unilaterale di uno dei due contraenti. Il contratto viene meno anche per il matrimonio di uno dei due o per la sua morte.

I diritti. I Cus accordano alle coppie una serie di diritti e benefici tipici dei coniugi. Se l'unione solidale è stata registrata da almeno 9 anni, le coppie di fatto potranno ereditare i beni alla morte del convivente. Il testo Salvi introduce infatti una quota legittima: un quarto del totale se il convivente deceduto ha figli, fratelli e sorelle; la metà se ci sono parenti fino al sesto grado; l'intera somma negli altri casi. I contratti di unione solidale prevedono anche il diritto di successione nel contratto di locazione. Le coppie di fatto potranno avere l'assistenza sanitaria e penitenziaria, usufruiranno di facilitazioni nei trasferimenti di sede di lavoro e potranno decidere sulla donazione degli organi e sulle celebrazioni funerarie del convivente.

Cdl contraria. La Casa delle libertà boccia senza appello i contratti di unione solidale. "Non andavano bene i dico e non vanno bene i cus", ha dichiarato il senatore di Alleanza nazionale Alfredo Mantovano "Siamo di fronte a una 'famiglia-fai-da-te' - spiega Mantovano - Il testo indica una serie di diritti e doveri reciproci che non coincidono con quelli individuati per la famiglia dalla Costituzione e dal Codice civile. Il rapporto di coppia non è più una situazione di fatto, ma si configura giuridicamente in base a quello che le parti concordano di inserire nel 'paniere', la cui consistenza varia sulla base della volontà dei contraenti".

Per Grillini luci e ombre. Franco Grillini commenta favorevolmente il testo Salvi: "E' positivo che si sia riaperta la discussione in sede parlamentare sui diritti delle coppie di fatto e di quelle dello stesso sesso". Tuttavia il deputato di Sinistra democratica muove alcune critiche. "Nove anni di Cus per l'eredità sono davvero eccessivi - ha dichiarato - Per non parlare delle pensioni di reversibilità, rinviate in questo testo come nei Dico al riordino complessivo della materia". Secondo Grillini però è necessario che il provvedimento sia approvato in tempi stretti. "In Italia alcuni milioni di cittadine e cittadini, vivono in regime i convivenza ed attendono da tempo una buona legge di regolamentazione - ha sottolineato - E' un'occasione che non va sprecata. E' auspicabile che la discussione in Senato proceda rapidamente".


(12 luglio 2007)
http://tinyurl.com/2t8y99

Clicca qui per il testo completo del disegno di legge

mercoledì 11 luglio 2007

Roma dedica un viale a Paolo Seganti

A due anni dalla morte, il Comune di Roma dedicherà un viale a Paolo Seganti, barbaramente torturato e ucciso perché gay. La cerimonia ufficiale si svolgerà mercoledì 11 luglio alle ore 12:00 presso il Parco Delle Valli (Montesacro).


A due anni dalla morte, il Comune di Roma dedicherà un viale a Paolo Seganti, barbaramente torturato e ucciso perché gay. La cerimonia ufficiale si svolgerà mercoledì 11 luglio alle ore 12:00 presso il Parco Delle Valli (Montesacro). Saranno presenti i genitori di Paolo, il Sindaco Veltroni, gli assessori D’Elia e Di Francia, il presidente Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo, l’On. Franco Grillini e Amedeo Fadda, vicepresidente di Roma Natura (Società che gestisce il Parco e che nel 2005 ha dedicato una Targa a Paolo ed alle vittime dell’omofobia).

Paolo Seganti fu ucciso a 39 anni la notte tra l’11 ed il 12 luglio con diciannove coltellate sui glutei ed il taglio dei genitali. Qualcuno sentì delle grida e chiamò la polizia, che però non scese dalla volante a controllare cosa stesse accadendo.

"Non possiamo dimenticare – ha dichiarato il presidente di Aricgay Roma Fabrizio Marrazzo che a 2 anni dalla sua morte non ci sia ancora chiarezza sull’accaduto, dovuto soprattutto alla superficialità degli interventi della polizia nei primi giorni, che come denunciammo all’epoca, quando si recò sul luogo del delitto e Paolo era ancora vivo, non entrò nel parco nonostante le segnalazioni. Quindi richiediamo giustizia per Paolo, così come richiesto dalla interrogazione parlamentare dell’On Giochetti, che aspetta ancora di conoscere quali siano le responsabilità della polizia. In autunno – ha concluso Marrazzo – dedicheremo un premio in memoria di Paolo, rivolto ai giornalisti che si sono distinti per la precisione e l’attenzione alle tematiche legate all’omofobia".


http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5360

lunedì 9 luglio 2007

Palermo. PM impugna la sentenza del giudice: non era un bullo, solo un alunno vivace...

L'omofobia è largamente tollerata dalal società. Grillini: Dichiarazioni raccapriccianti


Palermo - Dare del 'gay' e della 'femminuccia' a un compagno di scuola, impedendogli di entrare nei bagni dei maschi, non significa essere "un bullo", ma "un alunno vivace e indisciplinato".

E fargli scrivere per punizione per cento volte consecutive 'Sono un deficiente' sul quaderno e', da parte della prof, "in assoluto una condotta inamissibile e penalmente rilevante", insomma, "un metodo da 'rivoluzione culturale' cinese del '66".

Ecco perche' il pm di Palermo Ambrogio Cartosio ha impugnato la sentenza di assoluzione della docente di italiano, G.V., 56 anni, accusata di abuso di mezzi correzione e lesioni personali, emessa lo scorso 27 giugno dal gip di Palermo Piergiorgio Morosini. In 36 pagine, il pm Cartosio, che aveva chiesto per la prof imputata la condanna a due mesi di reclusione, critica in piu' punti la sentenza emessa dal gip.

Secondo Cartosio "non sussiste alcuna causa di giustificazione, codificata o meno, che legittimi l'adozione di un tale provvedimento".

Il magistrato, nella richiesta inviata alla Corte d'Appello sostiene: "Non potendo la sacrosanta esigenza di combattere il fenomeno del 'bullismo' essere trasformata in una 'caccia alle streghe', bisogna prendere atto che l'alunno non puo' essere definito 'bullo'".

Non solo. Secondo Cartosio, "l'azione dell'insegnante cagiono' al suo alunno una lesione personale o, quanto meno, il pericolo di una malattia nella mente".

Per il magistrato che aveva chiesto la condanna a due mesi di reclusione per la docente di italiano, il bambino "non e' un bullo" ne' "ha commesso atti di bullismo".

"E' nozione di comune esperienza che i giovani, dai piu' piccoli ai piu' grandi, e in tutte le aree geografiche d'Italia - dice il pm nell'impugnazione - sono soliti apostrofarsi reciprocamente e, spesso, semplicemente per scherzo con espressioni omofobiche o che hanno per oggetto i presunti facili costumi delle rispettivi madri. Si tratta certamente di un'abitudine non commendevole, quanto largamente diffusa e si puo' dire anche largamente tollerata dalla societa'". Afferma che il bambino "ha sicuramente tenuto un comportamento censurabile", ma "e' inesatto affermare che egli si rese responsabile della 'sistematica derisione' del comoagno e che le sue frasi avessero come oggetto le tendenze sessuali del bambino".

Il pm Cartosio "non ignora - scrive - i gravi episodi di bullismo che hanno recentemente sconcertato l'opinione pubblica e che destano, legittimamente, grande allarme nelle famiglie.

In particolare, il gravissimo fatto accaduto a Torini con il suicidio di un bambino al quale i compagni davano del gay. Tuttavia, la rilevanza e l'estrema gravita' sociale del fenomeno non giustificano sommari parallelismi ne' operazioni che sulla base di stereotipi inseriscano l'alunno in una categoria a cui non appartiene".

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Nota stampa. Grillini (SD), Palermo. PM, su omofobia dichiarazioni raccapriccianti. Interrogazione a Mastella.



Avevamo salutato con grande soddisfazione, anche nel corso del gay pride di sabato scorso per le vie di Catania, in Sicilia, l’assoluzione, con formula piena, dell’insegnante di Palermo che aveva punito il bieco bullismo omofobo di un alunno.

Apprendiamo con disappunto che il PM ha deciso di opporsi all’assoluzione con motivazioni raccapriccianti che non solo giustificano l’omofobia, ma addirittura, considerano accettabile quel maschilismo da bar sport che tanta sofferenza da a giovani e famiglie e che sta alla base del bullismo stesso.

Sostenere che “i giovani, dai più piccoli ai più grandi, e in tutte le aree geografiche d'Italia sono soliti apostrofarsi reciprocamente e, spesso, semplicemente per scherzo con espressioni omofobiche o che hanno per oggetto i presunti facili costumi delle rispettivi madri” si tratti “certamente di un'abitudine non commendevole, quanto largamente diffusa e si puo' dire anche largamente tollerata dalla società” e cioè che dare del “frocio” a qualcuno o della “p.” alla madre di qualcuno sia abitudine tollerata dagli italiani, caro PM non è accettabile, né giustificabile né tollerabile.

Trovo altresì decisamente inquietante che dall’interno stesso della Magistratura si consideri accettabile quella cultura del macismo e della sopraffazione che sta alla base della spaventosa violenza familiare registrata dalle statistiche e della violenza all’interno degli istituti scolastici che non può avere giustificazione alcuna e che deve essere punita.

Proprio per questo, come componente della Commissione giustizia della Camera, rivolgerò un’interrogazione al Ministro Mastella ed un appello all’Associazione nazionale magistrati.



On. Franco Grillini
Deputato Sinistra democratica

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Comunicato Stampa ARCIGAY



Bologna, 9 luglio 2007

Palermo. Arcigay: "Il PM esprime un giudizio politico"



Come presidente nazionale di Arcigay mi sento in dovere politico e morale di esprimere senza se e senza tutta la mia solidarietà, personale e della associazione, alla prof. di Palermo che si trova vittima di una giustizia ingiusta. La proff. sta, suo malgrado, vivendo un processo kafkiano per aver compiuto fino in fondo il suo dovere di docente e insegnante.

Le motivazione adottate dal PM Cartosio usate per fare ricorso contro l'assoluzione hanno dell'incredibile. Esse esprimono a nostro avviso un chiaro e netto giudizio politico. Cartosio ha voluto vedere la pagliuzza del metodo utilizzato della professoressa ma ha dimenticato di vedere la trave dell'omofobia dilagante fra i ragazzi delle giovani generazioni.

Aspettiamo di vedere con fiducia come andrà a finire il processo di appello e se "esiste un giudice a Berlino". Ma da oggi possiamo certamente di dire che "esiste un PM a Praga".

Aurelio Mancuso
presidente Arcigay


http://www.gaynews.it/view.php?ID=74569

"Sei finocchio" e il pubblico del GF britannico la elimina

Una concorrente del Big Brother inglese è stata eliminata dal pubblico per aver usato il termine dispregiativo `poof` nei confronti di due gay della casa.


LONDRA – Succede nell'ultima edizione del Big Brother inglese in onda sull'emittente britannica Channel 4. Una concorrente è stata eliminata dal pubblico dopo essere stata richiamata più volte dagli autori.



Laura (a destra nella foto) è colpevole di aver usato il termine "poof", dispregiativo di omosessuale, con due concorrenti gay della casa. E se Liam (a sinistra) e Gerry non se l'erano presa, abituati a ben altro nella vita, gli spettatori avevano invece cominciato a protestare con i centralini dell’emittente. Prima è arrivato il richiamo degli autori, poi la convocazione nel confessionale dove la concorrente ha ammesso le sue colpe ma ha anche detto di non essere dispiaciuta. Infine la votazione con il 66% dei votanti a favore della sua eliminazione.

Giorgio Lazzarini
redazione@gay.tv
http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5353

Toscana: regione organizza manifestazione contro l'omofobia

Assessore Fragai: indispensabile impegno delle istituzioni su questi temi


Un'iniziativa per dire 'no' alla violenza omofobica e alle discriminazioni per l'orientamento sessuale.

Unico evento del genere in Italia, la Regione Toscana la organizzera' nell'ambito del prossimo Festival della Creativita' che si svolgera' a Firenze il 26 e 27 ottobre. La decisione e' stata presa oggi, durante l'incontro organizzato a Palazzo Bastogi dall'assessore regionale alle riforme istituzionali, Agostino Fragai, al quale hanno partecipato gli amministratori di diverse citta' e province della Toscana. Quella del festival sara' anche l'occasione per presentare la neonata 'Rete Nazionale degli enti locali contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identita' di genere'.

''Vogliamo che la Toscana sia sempre piu' la terra delle opportunita' e delle liberta' - ha detto l'assessore Fragai -. Per noi l'affermazione dei diritti e' condizione di sviluppo della societa' e garanzia di solidarieta' e di coesione sociale. Percio' consideriamo indispensabile l'impegno delle istituzioni anche su tali temi, come risposta ai rischi di emarginazione, ma anche come occasione di crescita complessiva di positive relazioni sociali''. All'iniziativa di ottobre sara' anche legata una campagna di comunicazione contro l'omofobia e per il rispetto delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), che la Regione ha voluto condividere con gli enti locali.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74550

venerdì 6 luglio 2007

Coming out con lode per la ministra tedesca

È democristiana, è ministra della Cultura, è lesbica, e la stampa nazional-popolare di taglio conservatore la elogia. Anche in Gran Bretagna una lesbica dichiarata nell’esecutivo Brown.



FRANCOFORTE – Coming out (e non ‘outing’, come hanno scritto tanti media italiani, sbagliando come al solito) lesbico di primo piano nel Parlamento tedesco. La ministra della cultura tedesca Karin Wolff, 48 anni, non ha fatto grandi proclami per rivelare la propria omosessualità, semplicemente si è presentata con la sua compagna a una festa d’estate, il BILD Sommerfest, organizzata dalla più nota rivista nazional-popolare della Germania e a domanda ha risposto «amo questa donna». “Che donna coraggiosa!” si è complimentato il Bild. La Wolff e il medico osteopata Marina Fuhrmann (insieme nella foto pubblicata da Bild) si sono conosciute poco più di due anni fa per motivi professionali e da allora hanno intrapreso una relazione che è andata maturando. Fino alla decisione comune di fare un’apparizione pubblica insieme, perché «è normale cercare di conoscersi bene prima di presentare un nuovo partner».

Le due donne hanno parlato anche dei loro interessi comuni, sport, musica, fare lunghe discussioni. La cosa più singolare è che Wolff è anche la vice primo ministro del land dell’Assia, quello che ha per capoluogo Wiesbaden, ed è esponente della CDU, il partito dei cristiano-democratici tedeschi. I cui equivalenti italiani sarebbero partiti come l’Udc di Casini e l’Udeur di Mastella, che su queste tematiche (come dimostrano le loro posizioni di totale chiusura sul riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso) mostrano ancora una mentalità di cento anni fa...

LONDRA - In ambito europeo c’è da segnalare anche che nella squadra di governo del nuovo primo ministro Gordon Brown c’è anche spazio per colei che è l’unica esponente apertamente lesbica del parlamento britannico, Angela Eagle. Eagle è stata nominata Exchequer Secretary, posizione all’interno del ministero dell’economia, ed era entrata per la prima volta nella squadra del governo Blair nel 1997. Intanto a Ben Bradshaw, altro esponente politico dichiarato nella politica inglese, è stato affidato l’incarico ministeriale di responsabile dell’area sud occidentale del paese. (Roberto Taddeucci)

http://www.gay.it/channels/view.php?id=23138

giovedì 5 luglio 2007

Papi e omosessualità, cosa nasconde il Vaticano?

di Giovanbattista Brambilla


All’annuncio dell’uscita del libro "No, no, no! Ratzy non è gay", di Angelo Quattrocchi, Malatempora Editore di Roma, mi sono immaginato ciò che il viperino Roger Peyrefitte (1907-2000), se fosse ancora tra noi, avrebbe potuto commentare sulla relazione tra Papa Ratzinger e don Georg. Sin dalla quarta di copertina si legge: Perché è omofobo da sempre? Perché si è preso un segretario così bello che lo segue ovunque e gli aggiusta il mantello? Perché ha una dottrina così rigida e una sartoria così garrula, praticamente un coming-out sartoriale? In questo libro le risposte.

Augurandomi che tutto possa essere palesato, mi viene in mente il petardo che il francese Peyrefitte fece esplodere nel 1976 dichiarando, sulle pagine dalla rivista francese "Lui", l'omosessualità di Paolo VI (1897-1978) in risposta alle sue condanne ai gay (assai blande, ad onore del vero, rispetto quelle mitragliate da Ratzinger).

Peyrefitte disse che quando Giovanni Battista Montini era l'Arcivescovo di Milano aveva amato l'attore Paolo Carlini (1922-1979), da cui prese in suo onore il nome quando fu eletto pontefice. Ed in effetti erano secoli che nessun papa assumeva tale nome. Seguì una manifestazione del FUORI in Piazza San Pietro, presto dispersa a causa dello slogan inalberato dai “diversi”: Paolo, combattiamo anche per te… La Domenica delle Palme, dal suo balcone, Paolo VI addolorato denunciò: "Le cose calunniose e orribili che sono state dette sulla mia santa persona...".

Le chiese di tutto il mondo organizzarono veglie per mondare con la preghiera tali accuse. Peyrefitte rispose: Sono rattristato che la Chiesa si intrometta in affari che non la riguardano, perché non credo che l'omosessualità metta in pericolo la Chiesa cattolica, ma sono anche commosso perché io penso che per Sua Santità sia stato un modo indiretto di fare una pubblica confessione.

Non pago, nel 1978, Peyrefitte spettegolò su Pio XII Pacelli (1876-1958) col suo nuovo libro “Scene di caccia” ( Garzanti editore), attribuendogli una relazione appassionata con l’architetto dei palazzi vaticani.

Ma dicerie del genere fanno parte della storia pontificia. Il primo papa a farsi una nomea fu (guarda caso!) Benedetto IX Tuscolo (1021-1052), eletto a soli 12 anni in piene lotte politiche medioevali, fu accusato di simonia (cioè la pratica di vendere e comprare cariche ecclesiastiche), d’orge gay e soprattutto d’aver venduto ad una cifra strabiliante il trono per più di un anno al romano Giovanni Graziano, col nome di Gregorio VI.
Deposto poi dall’imperatore Enrico III, finì con l’avvelenare il suo sostituto tedesco Clemente II e ritornare al potere fino al 1048, per poi morire scomunicato 4 anni dopo.

Ma l’epoca d’oro dell’omosessualità in Vaticano arrivò con grande sfarzo e ritmo incessante negli splendori del Rinascimento.

Paolo II Barbo ( 1417-1471), veneto nipote di un papa, riuscì a far pacificare i principi italiani, fece guerra ai turchi e minacciò di scomunica il re di Francia che non voleva pagargli le tasse. D’una vanità senza limite, effeminatissimo, si vestiva con tessuti d’oro guarniti di diamanti, ribattezzandosi Formosus cioè “Il Bello”. La sua favolosità era talmente risaputa che il popolo lo soprannominò “Nostra Signora Paola”. Collezionista di statue, gioielli, e bei giovani. Morì proprio a causa d’un attacco di cuore durante un rapporto sessuale con un paggio. Uno dei suoi successori propose di chiamarlo Maria Pietissima, per la sua inclinazione a scoppiare in pianto durante le crisi di nervi.

A lui succedette Sisto IV della Rovere (1414-1484) ed è il papa da cui prende il nome la Cappella Sistina.
Nominò cardinali giovanissimi e celebri per la loro bellezza, tra cui il diciassettenne, nipote e amante, Raffaello Riario.

Anche il futuro Giulio II della Rovere (1443-1513), noto come "il Papa guerriero", era suo nipote e si deve a lui le decorazioni di Michelangelo per la Sistina. Fu soprattutto un politico nella guerra tra Francia e Germania, tanto che l’imperatore di tedesco per avere come alleato l’inglese Enrico VIII gli rese nota la pederastia del papa. Nel 1511 il Concilio di Pisa lo depose, fu definito "sodomita" e accusato di aver infettato la chiesa con la sua corruzione.

Ma tra i due fu proclamato papa Alessandro VI Borgia (1431-1503), bisessuale e padre dei celebri e famigerati Lucrezia e Cesare Borgia (anch’esso bisex, di cui si dice aver violentato il bellissimo e forzuto principe di Faenza Astorre Manfredi).

Forse tutto ciò fa parte della propaganda anglicana, da una parte, e del predicatore Savonarola, dall’altra. Difficile scoprirlo ma il crudele papa Borgia morì avvelenato e il suo cadavere fatto sparire senza tante cerimonie.

Ma ritorniamo a Giulio II, a lui succedette immediatamente uno dei papi più chiacchierati: Leone X de Medici (1475-1521). Il suo favorito fu il nobile fiorentino Andrea Degli Albrizzi. Dopo un salto temporale di dodici anni e due papi, ritornano le chiacchiere sull’omosessualità d’un nuovo pontefice: Paolo III Farnese (1468-1549). Bisessuale e padre di Pier Luigi Farnese (1503-1547), il quale aveva il permesso pontificio di rapire e stuprare tutti i ragazzi che gli piacevano. Il papa si limitò a deplorare blandamente l’incoscienza giovanile del figlio e lo nominò Duca di Parma e Piacenza. Restò famoso il cosiddetto “oltraggio di Fano”, riportato pure dallo storico Benedetto Varchi (1503-1565). In occasione di una ispezione Pier Luigi si recò a Fano, dove fu accolto con tutti gli onori dal vescovo Cosimo Gheri, un ragazzo poco più che ventenne. Il giorno successivo il Farnese incontrò nuovamente il vescovo e manifestò le sue intenzioni: cominciò, palpando e stazzonando il vescovo, a voler fare i più disonesti atti che con femmine far si possano. Tuttavia il vescovo non era disponibile e si opponeva in maniera decisa. Pier Luigi lo fece legare e, sotto la minaccia dei pugnali delle guardie, lo violentò. Non sopportando l'umiliazione per l'oltraggio subito, dopo poche settimane il vescovo morì. Qualcuno pensa che il ragazzo fu fatto avvelenare dallo stesso Pier Luigi, per non far trapelare la notizia dello stupro.

Succedette al Farnese lo sfarzoso Giulio III del Monte (1487-1555), preso di mira dal famoso Pasquino per le sue tendenze omosessuali. Nominò cardinale il suo mignon, di 17 anni, nipote adottivo Innocenzo del Monte (1532-1577) e organizzò orge con altri porporati di poco più grandi.

Alla sua morte fu eletto, per reazione, un papa d’alta moralità e spiritualità che però schiattò dopo un mese. Così fu eletto un notorio omosessuale Paolo IV Carafa (1476-1559) ma, guarda caso, a lui si deve la creazione del Ghetto a Roma, l’Indice dei Libri Proibiti e i tribunali dell’Inquisizione che tanti gay mandarono al rogo. Alla sua morte i romani si vendicarono buttando la sua statua nel Tevere.

Dopo 21 anni salì al soglio il bolognese Gregorio XV Ludovisi (1554-1623), la vox populi lo diceva fròscio. Tanto che il Tallemant des Réaux (1619-1692) riportò pettegolo: Poiché il Ludovisi aveva nominato marchese il suo bardassa (ndr: amante passivo) giocando sul doppiosenso di “marchese”(cioè: mestruazione) si sparse questa battuta: “Mai culo aveva fatto marchese”!

(pubblicato in “Pride”, n. giugno 2007)

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74521

domenica 1 luglio 2007

Tre leader di Exodus chiedono pubblicamente scusa ai gay

Exodus è l’organizzazione che promuove la “riconversione” per “curare” gli omosessuali e trasformarli in etero. Ora tre dei leader chiedono pubblicamente scusa per il danno arrecato a tanti.


LOS ANGELES – Tre ex leader del maggior movimento religioso che propaganda cammini riparatori volti a far uscire i gay dall’omosessualità, Exodus International, in una conferenza hanno pubblicamente preso le distanze da tale organizzazione e chiesto pubblicamente scusa per il danno causato a molti gay e lesbiche durante gli anni della loro militanza.

Exodus è un’organizzazione che, tanto per citare un loro slogan, spinge a “liberarvi dall’omosessualità attraverso il potere di Dio”. Naturalmente chiunque vi si avvicina viene bombardato da tutta una serie di messaggi – pur educati e non platealmente offensivi - altamente negativi e degradanti nei confronti di gay e lesbiche, attingendo a piene mani da una lettura rigidamente letterale delle ‘Sacre Scritture’, condita qua e la da qualche ciancia pseudo-psicologica. Tuttavia, al contrario di altre organizzazioni che gravitano nella stessa orbita ‘biblica’, Exodus non si spaccia per un’associazione scientifica, ma è alla costante ricerca di pastori che si aggreghino alla loro Task Force per liberare il mondo da gay e lesbiche.

Proprio mentre Exodus tiene, in questi giorni, la propria conferenza annuale di “guariti” tre ex-leader hanno pubblicamente preso le distanze da tale organizzazione. In un comunicato Michael Bussee (uno dei co-fondatori di Exodus, nella foto), Darlene Bogle e Jeremy Marks (ex presidente della branca europea di Exodus) chiedono scusa “a quegli individui e a quelle famiglie che hanno creduto al messaggio che c’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato nell’essere gay, lesbica, bisessuale e transgender. Alcuni che hanno udito il nostro messaggio sono stati spinti a cercare di cambiare una parte integrante di loro stessi, causando danno a se stessi e alle proprie famiglie. Sebbene agissimo in buona fede abbiamo da allora visto l’isolamento, la vergogna, la paura e la perdita di fede che questi messaggi creano.” I tre hanno chiesto perdono per le “false verità” che hanno diffuso in passato e hanno chiesto anche ad altri che hanno abbandonato tale organizzazione di unire il loro nome all’appello, affinché i pastori ancora coinvolti in questi programmi “considerino gli effetti a lungo termino del loro ministero”.

Alla conferenza stampa nella quale è stato presentato il loro comunicato tutti e tre hanno detto di avere visto molti casi di persone che si sono sforzate inutilmente di cambiare il loro orientamento sessuale ma hanno fallito, finendo per cadere in serie depressioni che hanno portato anche a suicidi. «L’amore e il perdono di Dio certamente cambiano le persone» ha detto Bussee, «Ha cambiato anche me, solo che non mi ha fatto diventare etero.» Marks, che in Gran Bretagna è a capo di un gruppo di credenti omosessuali, ha detto che «siamo ancora cristiani devoti, ma siamo ancora gay.»

Coloro che sono sopravvissuti all’esperienza di cercare di cambiare parte della loro persona in nome di un sentire arcaico del credo religioso (fondamentalmente sessuofobo e omofobo) hanno creato una loro associazione che si chiama "Beyond Ex Gay” (oltre gli ex gay), che tiene anch’essa in questi giorni la propria conferenza, alternativa a quella dei ‘miracolati’ riconvertiti all’eterosessualità. (Roberto Taddeucci)

http://www.gay.it/channels/view.php?id=23114

sabato 30 giugno 2007

Orgogliosi di essere omosessuali

Altan

Sul numero in edicola del settimanale L'Espresso compare una vignetta di Altan che da sola descrive perfettamente la situazione italiana.

venerdì 29 giugno 2007

Polonia: dall'Europa libertà di discriminare?

Il governo ultraconservatore polacco ha ottenuto dell’Unione Europea l’introduzione di una ‘clausola sulla moralità’ grazie alla quale potrebbe attuare politiche contro la minoranza omosessuale.


BRUXELLES – Dal recente summit tenutosi tra i leader dell’Unione Europea è uscito un accordo che se da un lato ha evitato una disastrosa frattura sul cammino dell’Europa unita dall’altro, secondo molti, ha lasciato passare delle ‘licenze’ ad alcuni paesi niente affatto positive, in particolare a Gran Bretagna (soprattutto sul tema delle protezioni verso i lavoratori) e Polonia. Secondo un articolo fortemente critico pubblicato oggi sul quotidiano spagnolo El Pais la Polonia potrebbe approvare leggi repressive nei confronti delle donne (soprattutto per quanto riguarda il loro diritto di scelta sull’aborto) e degli omosessuali. Il tutto senza che la Corte di Giustizia europea possa intervenire in virtù della ‘non applicabilità’ della Carta dei Diritti Fondamentali in ambiti quali le politiche sulla famiglia e la moralità pubblica.

All’articolo 18 del testo strappato dagli ultra-cattolici gemelli Kaczynski, che sono alla guida del paese, c’è scritto infatti che "la Carta non influisce in alcun modo sul diritto degli Stati membri a legiferare nell'ambito della moralità pubblica, sul diritto di famiglia, così come sulla salvaguardia della dignità umana e sul rispetto della integrità fisica e la morale umana.” La Polonia si è distinta per varie iniziative che sono state altamente criticata da molti esponenti dell’Unione Europea per il loro contenuto palesemente omofobo. Tra le più note quella del Ministro dell’istruzione, nonché vice-primo ministro, Roman Giertych (“ben noto per il suo radicalismo cattolico e la sua omofobia”, nota El Pais)che ha proposto il licenziamento degli insegnanti che nelle scuole parlassero in termini non negativi di omosessualità, accusati di fare “propaganda”.

Secondo l’inviata del quotidiano spagnolo rimangono poco chiare le finalità della “dichiarazione unilaterale” ottenuta dai Kaczynski, molto criticata dalle associazioni per i diritti degli omosessuali in Polonia, che temono che in tal modo possano essere loro tolte quelle protezioni sui diritti umani e contro le discriminazioni che proprio grazie ai trattati europei le autorità polacche erano state costrette a sottoscrivere. Tomazs Szypula, attivista della Campagna contro l’omofobia, si augura che correzioni possano essere fatti nel corso dei prossimi mesi quando, sotto la guida della presidenza portoghese dell’UE, si terrà la Conferenza intergovernativa che dovrebbe tradurre in norme concrete gli accordi presi durante il vertice della scorsa settimana. (RT)


http://www.gay.it/channels/view.php?id=23107

giovedì 28 giugno 2007

28 giugno, giornata internazionale delle lesbiche e degli omosessuali

Oggi gli omosessuali di tutto il mondo festeggiano quella che è passata alla storia come la rivolta di Stonewall, e cioè una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York di tre giorni incominciata la notte di venerdì 27 giugno 1969 poco dopo l'1:20 di notte, quando la polizia irruppe nel bar chiamato "Stonewall Inn", un bar gay in Christopher Street, nel Greenwich Village.

"Stonewall" è dal punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della "giornata mondiale della fierezza LGBT" o "Gay pride".

L'anno seguente, in commemorazione dei moti di Stonewall, il GLF organizzò una marcia dal Greenwich Village a Central Park. Tra i 5.000 e i 10.000 uomini e donne vi presero parte.

Da allora, molte celebrazioni del gay pride in tutto il mondo scelgono il mese di giugno per le parate e gli eventi che commemorano quella scintilla che ha cambiato la storia di tutti.

In Italia il pride nazionale si è tenuto sabato 16 giugno ed ha visto, checchè ne dica la signora Roccella del family day, un milione di persone che hanno sfilato per bven 5 ore per le vie di Roma in difesa della laicità dello Stato minacciata dalla prepotenza della gerarchia romano cattolica.

In tutto il mondo ogni anno sfilano 20 milioni di persone. L’appuntamento più consistente è quello di san paolo del Brasile dove, anche quest’anno, hanno sfilato 3 milioni e mezzo di persone.

Lesbiche, omosessuali, transessuali e bisessuali, si confermano in italia e nel mondo come quella forza tranquilla e non violenta che rappresenta la punta di diamante della lotta per i diritti e le libertà.



Franco Grillini
Deputato Sinistra democratica

http://www.grillini.it/show.php?4563

Veltroni: no all'omofobia, sì ai diritti dei conviventi

Per Walter Veltroni il giorno dell’atteso discorso riguardante il suo impegno nel Partito Democratico, nel quale accenna al problema dell’omofobia e difende i diritti dei conviventi non sposati.



TORINO – Occhi puntati sul Lingotto di Torino dove oggi pomeriggio Walter Veltroni ha ufficialmente annunciato di accettare la possibilità di diventare il leader del Partito Democratico. Un discorso di 100 minuti accuratamente preparato e nel quale il sindaco di Roma ha parlato di tante cose, dalla necessità di riunire il paese, la necessità delle riforme, i conti pubblici, il clima. Nel suo lungo discorso in passaggi due richiami di particolare interesse per i lettori di queste pagine: uno sull’omofobia e uno sulle coppie di fatto.

“E nella nostra società – ha detto Veltroni -, a fianco di una grande ricchezza a volte nascosta in termini di "capitale sociale", sento esserci uno stato d'animo fatto di smarrimento, di stanchezza, di pessimismo, persino di forme di intolleranza, di incattivimento, di omofobia, di diffidenza e chiusura verso tutto ciò che appare estraneo, diverso. Poi, più avanti, parlando del rapporto tra stato laico e religione la necessità di trovare un punto di equilibrio: “È questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono.”

Soddisfatti Anna Paola Concia e Andrea Benedino, portavoci nazionali di Gayleft, la consulta lgbt dei Ds: «Abbiamo chiesto stamattina a Veltroni parole chiare sui diritti civili. Queste parole sono arrivate: la denuncia dell'omofobia e l'impegno per una legge europea sulle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. Queste parole aggiungono Concia e Benedino ci incoraggiano a continuare il percorso di costruzione della cittadinanza politica degli omosessuali dentro il futuro Partito Democratico. Porteremo avanti questo percorso coinvolgendo tutte e tutti quegli omosessuali che vogliono accettare con noi questa scommessa.»

Non entusiasta invece la ministra Rosy Bindi secondo cui «è stato un discorso un po' lungo ed è mancata la generosità verso altre culture che non sono di sinistra, come quella cattolico-democratica.»


http://www.gay.it/channels/view.php?id=23102

mercoledì 27 giugno 2007

Firenze. Gay e cristiani: prima veglia per le vittime dell'omofobia

Alla chiesa valdese di via Lamarmora
di MARIA CRISTINA CARRATU


Gay e cristiani. Se c´è una categoria di omosessuali doppiamente sofferente, sono proprio loro. Quelli che, oltre al peso dell´emarginazione sociale, portano il fardello della condanna della loro Chiesa. Cattolica, s´intende, perché altre confessioni cristiane offrono invece solidarietà e accoglienza. Non a caso perciò la prima veglia ecumenica di preghiera per le vittime dell´omofobia che si tiene in Italia, organizzata dal gruppo di cristiani omosessuali Kairòs di Firenze con l´adesione di gruppi di tutte le regioni, si svolgerà domani alla Chiesa Valdese di via Lamarmora (ore 21), sostenitrice dell´iniziativa insieme alla Chiesa Battista. Un appuntamento inedito, che dovrà servire, come si spiega nel sito di Kairòs (www. kairosfirenze. it) non solo per incontrarsi, una volta tanto - credenti omosessuali, e non - a pregare insieme in un luogo di culto, ma anche per ricordare «i nostri morti», quelli che hanno costellato una storia di persecuzioni: dai roghi medievali ai lager nazisti, fino ai casi odierni di omofobia finiti in tragedia, Paolo Seganti ucciso a coltellate in un parco fra l´indifferenza, Matteo gay sedicenne suicida per disperazione. L´occasione, anche, per far capire come l´omofobia altro non è che una forma di razzismo, vietato dalla Costituzione: «Rispetto a cui, però» fa notare Jacopo, 35 anni, uno dei fondatori di Kairòs, «non esiste il minimo allarme sociale».

L´omosessuale credente deve fare i conti con l´omofobia della Chiesa, sempre più pressante e persecutoria. E forse non è un caso, osserva Cosimo, 26 anni, l´ideatore della veglia di domani, «che le crisi esistenziali alle origini di Kairòs siano maturate tutte intorno al 2000»: l´anno del Giubileo, e delle ire del cardinal Ruini contro il World Gay Pride di Roma. Kairòs denuncia un vero paradosso. «Un credente gay, come ogni credente, ha bisogno innanzitutto di trovare il senso profondo della vita» spiega Jacopo. «Purtroppo, i messaggi della Santa Sede fanno pensare che il Vangelo parli solo di sesso, con prescrizioni dettagliate e tassative. E così, a ricordare che Gesù è il Risorto e il Salvatore di tutti, quasi quasi ci ritroviamo da soli». Nessun orgoglio di bandiera all´origine di Kairòs, ma una dolorosa constatazione, come ricorda Simone, 26 anni, un altro dei fondatori: «Che nella vita quotidiana della Chiesa è impossibile vivere l´omosessualità come una delle tante condizioni degli uomini, cui Cristo si è rivolto senza distinguo». E un sogno, anche questo paradossale: «Potere, un giorno, scioglierci».


http://www.gaynews.it/view.php?ID=74457

lunedì 25 giugno 2007

La Ue processa l'Italia per gli sconti alla chiesa sull'ICI

Sarà aperta una pratica d'infrazione per violazione delle norme sulla concorrenza

Sotto tiro negozi e alberghi "collegati" a luoghi sacri


di CURZIO MALTESE





C'E' CHI in Italia è abituato a ottenere privilegi da qualsiasi governo e autorizzato a non pagare il fisco, ma sul quale nessuno osa moraleggiare. Pena l'accusa di anticlericalismo. L'anomalo rapporto fra Stato italiano e clero è invece finito da tempo sul tavolo dell'Unione europea, che si prepara a mettere sotto processo il nostro Paese per i vantaggi fiscali concessi alla Chiesa cattolica, contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza. Oltre che alla Costituzione, meno di moda. Al centro del caso è l'esenzione del pagamento dell'Ici per le attività commerciali della Chiesa. La storia è vecchia ed è tipicamente italiana.



Varato nel '92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell'Ici alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani dell'anno scorso.

Molto in teoria, però. Di fatto gli enti ecclesiastici (e le onlus) continuano a non pagare l'Ici sugli immobili commerciali, grazie a un gesuitico cavillo introdotto nel decreto governativo e votato da una larghissima maggioranza, contro la resistenza laica di un drappello di mazziniani radicali guidati dall'onorevole Maurizio Turco.



I resistenti laici avevano proposto di limitare l'esenzione dell'Ici ai soli luoghi senza fini commerciali come chiese, santuari, sedi di diocesi e parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza. Il cavillo bipartisan ha invece esteso il privilegio a tutte le attività "non esclusivamente commerciali".



Basta insomma trovare una cappella votiva nei paraggi di un cinema, un centro vacanze, un negozio, un ristorante, un albergo, e l'Ici non si paga più. In questo modo la Chiesa cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l'erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati.



Il trucco o se vogliamo la furbata degli italiani non è piaciuta a Bruxelles, da dove è partita una nuova richiesta di spiegazioni al governo. Il ministero dell'Economia ha rassicurato l'Ue circa l'inequivocabilità delle norme approvate, ma subito dopo ha varato una commissione interna di studio per chiarirsi le idee.



L'affannosa contraddizione è stata segnalata all'autorità europea dall'avvocato Alessandro Nucara, esperto in diritto comunitario, e dal commercialista Carlo Pontesilli, due professionisti di simpatie radicali che affiancano e assistono il drappello dell'orgoglio laico.



A questo punto la commissione per la concorrenza europea avrebbe deciso di riesumare la pratica d'infrazione già aperta ai tempi del governo Berlusconi e poi archiviata dopo l'approvazione dei decreti Bersani. In più, la commissione ha chiesto al governo Prodi di fornire un quadro generale dei favori fiscali che l'Italia concede alla Chiesa cattolica, oltre all'esenzione Ici.



Che cosa potrà succedere ora? Un'infrazione in più o in meno probabilmente non cambia molto. L'Italia dei monopoli, dei privilegi e delle caste è già buona ultima in Europa per l'applicazione delle norme sulla concorrenza e naviga in un gruppo di nazioni africane per quanto riguarda la trasparenza fiscale. Quale che sia la decisione dell'Ue, i governi italiani, di destra e di sinistra, troveranno sempre modi di garantire un paradiso fiscale assai poco mistico alla Chiesa cattolica all'interno dei nostri confini. Magari tagliando ancora sulla ricerca e sulla scuola pubblica.



E' triste constatare però che senza le pressioni di Bruxelles e la lotta di una minoranza laicista indigena, l'opinione pubblica non avrebbe neppure saputo che gli enti religiosi continuano a non pagare l'Ici almeno al 90 per cento. Nonostante l'Europa, la Costituzione, le mille promesse di un ceto politico senza neppure il coraggio di difendere le proprie scelte.



Nonostante le solenni dichiarazioni di Benedetto XVI e dei vescovi all'epoca dei decreti Bersani: "Non ci interessano i privilegi fiscali".

Nonostante infine siano passati duecento anni da Thomas Jefferson ("nessuno può essere costretto a partecipare o a contribuire pecuniariamente a qualsivoglia culto, edificio o ministero religioso") e duemila dalla definitiva sentenza del Vangelo: "Date a Cesare quel che è di Cesare".





(25 giugno 2007)

http://tinyurl.com/2rfw4q

domenica 24 giugno 2007

Offese ai gay, l'omelia di mons. Matarrese

«I gay non possono essere considerati cristiani»

di Laura Eduati





Che sia chiaro, «i gay non possono essere considerati cristiani». Lezione di catechismo con digressione omofoba, quella impartita il 26 maggio da mons. Giuseppe Matarrese, vescovo di Frascati, ad un gruppo di ragazzini in preparazione per la cresima.



Il fatto è accaduto a Montecompatri, piccolo paese in provincia di Roma, ed è stato riportato dalla agenzia cattolica Adista che da lunedì darà un resoconto dettagliato della vicenda.



Il vescovo stava parlando della famiglia, della famiglia naturale eterosessuale, quando ha sentito il dovere di spiegare il posto degli omosessuali: fuori dalla Chiesa. Una dottrina in chiaro contrasto con il magistero cattolico, visto che le pecorelle smarrite vanno accolte. Probabilmente mons. Matarrese ha voluto parlare chiaramente, per farsi capire meglio dai giovani ragazzi. Che hanno afferrato il concetto. Una ragazzina presente al ritiro spirituale ha alzato la mano e lo ha contestato: «Secondo me non è giusto».



Così ha detto: «Secondo me non è giusto perché i gay invece possono amarsi come un uomo e una donna». E qui, racconta Adista, il vescovo 73enne ha perso la pazienza, zittendo in malomodo la ragazzina ribelle chiamandola "scema" e rivolgendo un irritato "hai la capoccia vuota" ad una compagna che tentava di difendere l'amica.

Peggio: mons. Matarrese si è rivolto ai genitori e al parroco pretendendo le scuse da parte dei cresimandi, minacciando di escluderli dalla celebrazione del giorno successivo. Mamme e papà preoccupati hanno tentato di convincere i figli, inutilmente. Le scuse non sono arrivate. Il vescovo ha comunque deciso di impartire la cresima ai ragazzi ribelli e agli adulti che li accompagnavano, ma si è tolto un sassolino dalla scarpa: durante l'omelia, ha parlato direttamente con i genitori invitandoli caldamente di tenere sott'occhio i figli che «evidentemente si sono allontanati dalla retta via».



"Liberazione" ha tentato di raggiungere telefonicamente mons. Matarrese, che però si trova in ritiro spirituale e non ha potuto fornire una spiegazione.



Ruiniano di ferro, il vescovo di Frascati è fratello del più celebre Antonio Matarrese, presidente della Lega Calcio, e di Vincenzo, presidente della squadra di calcio del Bari. Non ha mai fatto mistero delle sue posizioni politiche. Alla vigilia delle amministrative 2005 aveva organizzato un incontro con trenta preti della sua diocesi e il candidato regionale Francesco Storace, poi battuto da Piero Marrazzo. «Sono di destra. Che c'è di male a dire: "Votate Storace"?».



Una famiglia, i Matarrese, schierata completamente a destra: la sorella è sposata con un senatore di Forza Italia, mentre Antonio faceva parte della direzione nazionale dell'Udc ed ex segretario provinciale a Bari del partito di Casini.



L'episodio di Montecompatri non è isolato. Poche settimane fa un sacerdote del barese aveva negato la comunione ad un giovane. Un fatto sgradevole: il prete ha atteso che il ragazzo si avvicinasse durante la messa per ricevere l'ostia e lo ha allontanato dicendo apertamente e davanti ai fedeli «No, a te no perché sei gay». Il movimento gay-lesbo-trans-bisex e queer denuncia da tempo una recrudescenza dell'omofobia in Italia. Scritte xenofobe dell'estrema destra a parte, gli omosessuali si lamentano apertamente delle opinioni anti-gay espresse quotidianamente da politici ed esponenti della Chiesa cattolica.



Pochi giorni fa andava in onda sul Tg2, ha denunciato Franco Grillini, un appello di Buttiglione al movimento omosessuale perché condanni apertamente la pedofilia, «come se ci fosse una qualche continguità».





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74427

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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