venerdì 25 gennaio 2008

Anna, due papà e un album con tante fotografie

La testimonianza Tobia e Marco, insegnanti romani, spiegano la loro decisione di avere un figlio


Tobia sognava da sempre di diventare padre. Marco, invece, non ci aveva mai pensato. «Quando sei gay e adolescente negli anni '80 — dice ridendo — quello che potevi immaginarti era di passare la vita nei parchi, tra incontri occasionali». Ma oggi è diverso. Così, nel 2008, alla fine di quattro piani senza ascensore, la coppia apre la porta di casa ai cronisti tenendo in braccio Anna, capelli castani e due occhi nerissimi, due anni fra qualche settimana. Una bimba con due papà («Pa-tò e Papà-co» come li chiama lei), nata grazie all'aiuto di due donne, una donatrice (che ha dato i propri ovuli) e una portatrice che l'ha cresciuta in grembo in California dove anche le coppie omosessuali possono ricorrere alla maternità surrogata. La pratica in Italia è illegale e parlarne apertamente è ancora un tabù. Per questo i due uomini, entrambi insegnanti, socialmente impegnati, uno di loro è scrittore e conduttore radiofonico, preferiscono raccontare la loro storia rimanendo nell'anonimato. «Lo facciamo per proteggere Anna — spiegano —. Non vogliamo che sia al centro dell'attenzione».

L'appartamento, tre stanze e soggiorno, a ridosso delle mura aureliane, è di quelli senza pretese. Pochi mobili e un'infinità di libri, stipati negli scaffali. Per terra, sparsi un po' ovunque, i giochi della bambina. «Ho dovuto faticare un po' a convincere Marco — racconta Tobia, 43 anni, un viso da bambino invecchiato dai capelli bianchi —. Abbiamo cominciato a parlarne dopo 4 o 5 anni di rapporto, verso il '98-'99». «Maggio 99», puntualizza subito l'altro, 42 anni, capelli neri e carnagione mediterranea. «All'inizio — spiega — la reazione era di perplessità. Quando abbiamo scelto la strada delle agenzie americane il dubbio maggiore era l'idea di avere un bambino passando attraverso una transazione economica ». «Per me — interviene Tobia — è stato importante il fatto che venisse comprato un servizio, non un figlio. Paghi anche se, per qualunque motivo, il bambino non nasce». Il costo è alto. Centoventimila dollari.

La priorità per entrambi è evitare di sfruttare un'altra persona. «Sapevamo che non ci avrebbero proposto donne senza figli o in una situazione di bisogno. Abbiamo compilato questionari molto molto complicati, con quello che cercavamo, le nostre esigenze, le nostre opinioni e convinzioni». La prima candidata viene scartata. Poi l'incontro con Jane, 38 anni, quattro figli e il desiderio di aiutare una coppia gay. «Quando le abbiamo parlato la prima volta ci è subito piaciuta, era con il suo compagno e per tutto il tempo è stata sostenuta dalla sua famiglia. Con i soldi della surrogacy ha seguito un corso di specializzazione per avanzare nel suo lavoro di infermiera professionale».

Per la donatrice, che nessuno dei due ha incontrato, ci si è affidati un po' all'istinto. «Abbiamo scelto su un catalogo in base alla simpatia che ci ispirava... e poi l'italianità. La faccia che fosse più mediterranea». Marco: «Ci è piaciuto che lei parlasse di politica. E poi la disponibilità a incontrare Anna se un giorno vorrà scoprire la sua storia». Il padre biologico è Tobia — quegli occhi non ingannano — ma la decisione è stata meditata. «All'inizio — dice — abbiamo fatto un po' Oreste e Pilade: "fallo tu, no fallo tu"». «A un certo punto — interviene Marco — siamo arrivati ai fogliettini». Cioè? «Cartoncini con su scritto "Marco" o "Tobia": e poi l'estrazione a sorte. Non serviva a scegliere, ma a vedere chi ci rimaneva più male. Alla fine era Tobia. L'agenzia permette anche di mischiare lo sperma, per non sapere chi sia il padre, ma per una forma di chiarezza abbiamo rifiutato ». «E poi — conclude Tobia — penso che non ci rendessimo conto di quanto sarebbe stata figlia di tutti e due». Certo, in Italia, Marco resterà sempre un estraneo per Anna di fronte alla legge. Solo in California, grazie a una sentenza del tribunale di San Diego, entrambi risultano come padri. «Se un giorno morissi — scherza Tobia — Marco potrebbe scappare in America».

Il rapporto con la madre surrogata e con la sua famiglia è stato molto profondo e continua ancora oggi. Quando è Jane è rimasta incinta, nel 2005, la coppia era in California e ci è tornata a Natale per l'ecografia. «Per i mesi della gravidanza — aggiunge Tobia — avevamo preparato delle cassette con le nostre voci, che Anna poteva sentire quando era ancora nell'utero. A marzo siamo tornati per il parto e in sala c'eravamo noi, la madre e la cognata. Abbiamo tagliato il cordone ombelicale e siamo stati i primi a prenderla in braccio». «Lei — dice Tobia — non l'ha allattata, è uscita quasi subito dall'ospedale, noi siamo rimasti lì due notti in una stanza con Anna». Dopo 18 giorni un aereo intercontinentale, l'arrivo a Roma e la registrazione allo stato civile. Sul certificato di nascita americano ci sono i nomi di Tobia e di Jane, anche se lei ha rinunciato a ogni diritto sulla bambina.

Oggi la vita di entrambi ruota intorno alle esigenze della piccola. Tobia insegna in un corso serale, Marco al mattino. Mai presa una baby sitter. Una routine da famiglia «normale », perfettamente accettata dagli altri. «Ai nostri genitori — dice Tobia — non l'abbiamo detto finché non è stato tutto pronto. E sono stati entusiasti». «Anche i vicini — aggiunge Marco —, quelli con cui i rapporti erano un po' più freddi, si sono inteneriti». Quando sarà più grande, Anna saprà come è nata. «Le diremo — spiega Tobia — che ci sono delle signore che ci hanno aiutato ad averla. E stiamo preparando un quadernone ad anelli con la sua storia e le foto (lei nell'ecografia, Jane incinta). Se poi ci contesterà ben venga. Siamo entrambi insegnanti e sappiamo come funziona l'adolescenza».

La legge

In California, grazie a una sentenza del tribunale di San Diego, entrambi risultano genitori. In Italia Tobia è il padre, Marco è un estraneo

(Ha collaborato Alessandro Condina)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=76708

mercoledì 23 gennaio 2008

E' morto Heath Ledger, cowboy di "Brokeback Mountain"

heathledger

Il pubblico omosessuale lo ricorderà per l’intensa interpretazione di Ennis Del Mar, nel film di Ang Lee in cui ha recitato accanto a Jake Gyllenhaal.

E’ deceduto a 29 anni, a New York, nel quartiere di Soho, l’attore di origine australiana Heath Ledger, il cowboy gay che sopravvive alla morte del compagno nella pellicola Leone d’Oro “I segreti di Brokeback Mountain”, ruolo che lo aveva portato a un passo dall’Oscar.

Nessuna certezza al momento sulle cause della morte, ma si vocifera che si tratti di overdose.

venerdì 18 gennaio 2008

Cassazione: un gay perseguitato nel suo paese può restare in Italia

Anche se espulso, ma solo se l'omosessualità nel suo Stato è reato


La Cassazione spezza una lancia in favore dei diritti dei gay: gli extracomunitari espulsi e, nonostante questo, rimasti in Italia, non sono punibili penalmente a patto che nel loro paese l'omosessualità sia un reato e non "soltanto la manifestazione esteriore di impudicizia sessuale".

E' quanto si evince dalla sentenza n. 2907 depositata oggi dalla prima sezione penale della Suprema Corte.

E' il caso di un marocchino che non aveva ottemperato all'ordine di allontanamento disposto dal questore perché, aveva detto, aveva paura di essere perseguitato nel suo paese a causa della sua omosessualità. Poi, aveva avuto guai con la giustizia in

quanto aveva violato l'articolo 14 della Bossi-Fini rimanendo in Italia. Il Tribunale di Modena aveva deciso di assolverlo perché, aveva spiegato, "attese la condizione di omosessualità

dell'imputato e la possibilità di essere perseguitato nel proprio paese - Marocco - avendo riguardo alla legislazione ivi vigente, sussistesse un giustificato motivo dell'inosservanza addebitata allo straniero".

Contro questa decisione ha fatto ricorso ai giudici del Palazzaccio la Procura di Bologna ottenendo una riapertura del caso (ricorso accolto con rinvio) per due motivi: i giudici

emiliani, a parere del collegio di legittimità, non avevano accertato che il 35enne straniero fosse, non soltanto nato in Marocco, ma avesse la cittadinanza marocchina a tutti gli effetti. Non solo. Poi avrebbero dovuto accertarsi che in quello Stato l'omosessualità è un vero e proprio reato e comporta "il rischio di una grave persecuzione".

Insomma, l'ordine di allontanamento del questore è inesigibile se "lo straniero sia cittadino del Marocco di guisa che, come tale, ed in ragione della propria appartenenza a comunità sociale e familiare, egli potrebbe fare ritorno soltanto in quel paese; che alla stregua della previsione del Codice penale di detto paese sia penalmente sanzionata proprio l'omosessualità come pratica personale e non soltanto la manifestazione esteriore di impudicizia sessuale".

Insomma ora la Corte di Bologna dovrà valutare tutti questi elementi prima di decidere se giustificare o meno la violazione posta in essere al marocchino che, incurante dell'ordine del questore, è rimasto in Italia.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=76625

mercoledì 16 gennaio 2008

Il papa è nudo

La visita alla Sapienza è annullata ma, nonostante l'ipocrisia di politici e mass media, la protesta ha fatto emergere la scarsa popolarità di questo papa e della sua politica reazionaria e omofoba.
di Flavio Mazzini


Da omosessuale mi sento di azzardare che la protesta contro la visita del papa alla Sapienza e la sua conseguente rinuncia non spaventeranno nessuno, nonostante i toni apocalittici usati da certi mezzi di comunicazione e prescindendo dalle stucchevoli divisioni tra laici e cattolici, guelfi e ghibellini. Il motivo va individuato in un dato di fatto, tanto evidente quanto goffamente celato: questo papa non piace agli Italiani. Nessun sondaggio osa testarne la popolarità, al contrario di quello che si fa coi politici, ma ormai non serve più: è sufficiente parlare con la gente.

Gay.it - Il Papa è nudoNon piacciono la sua severità (con gli altri, mai con se stesso), le mossette, il vestiario esagerato e i suoi occhi "cattivi". Guardando le fotografie ufficiali di Benedetto XVI, viene quasi da chiedersi: "Se queste sono quelle venute bene, chissà che faccia avrà in quelle scartate?". Si dirà allora che l'aspetto non è tutto, contano altre cose. Ma quali?

Inizialmente lo attendevamo al varco come "professore" - come in questi giorni viene prontamente chiamato da Giuliano Ferrara e da tutti gli opportunisti ansiosi di un posto buono a corte - ma a tre anni dall'elezione il suo pensiero appare povero di profondità e ricco solo di acrimonia - il contrario esatto del papa che sarebbe stato Carlo Maria Martini. Quando Ratzinger si è allontanato poi dai soliti luoghi comuni e dalla consueta intolleranza ha finito per incappare in gaffe colossali, costringendo agli straordinari la diplomazia vaticana.

Gay.it - Il Papa è nudoAgli Italiani non piace la rotta ostinatamente antiConciliare di questo papa, che riesce a sostenersi solo sull'onda emotiva dei consensi del suo predecessore. Di Wojtyla (le cui insegne ancora campeggiano fuori dalle chiese) Ratzinger può dirsi davvero degno Vicario in terra, assai più che di quel Cristo che sfidava i grandi per difendere le minoranze e condannava i peccati dello spirito più che del corpo.

A chi piace dunque questo papa? A nessuno, è evidente. Eppure come nella favola dei vestiti nuovi dell'imperatore, le nostre istituzioni debbono chinare la testa e ossequiarlo, in nome di una necessaria Ragion di Stato, insieme politica e religiosa. Compito ingrato che però non riguarda i comuni cittadini (compresi studenti e insegnanti della "Sapienza"), quanti riconoscono in lui al massimo un capo di Stato estero fastidiosamente invadente, capace di criticare l'amministrazione comunale proprio mentre bussa a denari per scuole e ospedali Vaticani. Non occorre essere buddisti per ritenere il Dalai Lama un 'Messaggero di pace' più credibile. Ma ricordiamo come lo hanno accolto le nostre istituzioni, quei politici che adesso fingono di scandalizzarsi per la mancata occasione.

Per concludere, mi piace citare Luciana Littizzetto (che Dio ce la conservi!), che domenica scorsa ha lanciato qualcosa di più che una battuta, invitando, attraverso 'Eminenz', proprio il pontefice a "parlare del preservativo invece di mettersi a dire messa di spalle", ed Eugenio Scalfari, che su Repubblica ha accusato esplicitamente la Chiesa di Benedetto XVI di mercanteggiare con lo Stato, sottolineando inoltre "la palese inconsistenza politica e culturale di Ratzinger".

Parole che non credo necessitino ulteriori spiegazioni, proprio come il lapidario "Il re è nudo" gridato da quel fanciullo innocente che non si lasciava ingannare dai presunti abiti meravigliosi che altri fingevano di vedere.

http://www.gay.it/channel/attualita/23975/Il-papa-e-nudo.html

mercoledì 9 gennaio 2008

Ordine nazionale psicologi: "No alle terapie riparative, sono contro il codice deontologico"

Grillini. Ora intervanga l'Ordine dei Medici, anche gli psichiatri le offrono


In una lettera che uscirà su "Liberazione" domani, il Presidente nazionale dell'ordine degli psicologi prende nettamente posizione contro le cosìdette terapie riparative, quelle che, inutilmente, cercano di convertire gli omosessuali in eterosessuali. Accogliamo con soddisfazione il primo pronunciamento in assoluto sulla questione dell'Ordine degli psicologi.

Le parole del Presidente Giuseppe Luigi Palma, che si richiama al codice deontologico, sono inequivocabili: "Lo psicologo non deroga mai ai principi del Codice Deontologico nessuna ragione né di natura culturale né di natura religiosa, di classe o economica può spingere uno psicologo a comportamenti o ad interventi professionali non conformi a tali principi. [...] Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell'esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri…. " e quindi "nell'esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall'imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio/economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità."

Per questo, conclude Palma: "E' evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna "terapia riparativa" dell'orientamento sessuale di una persona".

Il tema era salito alla ribalta delle cronache due anni fa grazie ad un'inchiesta di Stefano Bolognini pubblicata dal mensile gay "Pride" alla quale era seguita una mia interrogazione al Ministro Storace, che non ha mai avuto risposta.

Il tema, è stato riproposto nel dicembre scorso dal giornalista di "Liberazione" Davide Varì che per ben sei mesi ha frequentato (50 euro a seduta) un equipe di psicologi e uno psichiatra cattolico Tonino Cantelmi, dimostrando inequivocabilmente che, in aperta violazione dell'ordine deontologico, alcuni psicologi sottopongono i propri pazienti a terapie riparative.

L'Ordine degli psicologi ha oggi giustamente condannato una pratica che cerca di curare ciò che malattia non è: un comportamento decisamente scorretto dal punto di vista scientifico.

Su questo terreno ho presentato oggi un'interrogazione al Ministro della Salute Turco perché il Governo intervenga immediatamente e perché anche l'Ordine dei medici, in relazione agli psichiatri che sottopongono i propri pazienti alla conversione, prenda una netta posizione.

Chiediamo altresì ad entrambi gli ordini di svolgere accurate indagini interne per stabilire quali e quanti psicologi e psichiatri, numerosi nomi sono stati fatti nelle due inchieste, non abbiano un comportamento deontologicamente corretto.

Compito della psicologia e della psichiatria è di intervenire per garantirne benessere e serenità a persone in difficoltà, non certo di trasformare più o meno legittime opinioni religiose, in sofferenza e pseudoscienza e gli psicologi e gli psichiatri dovrebbero aiutare gli omosessuali ad accettare serenamente la propria identità.


Franco Grillini
Psicologo e Deputato socialista.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=76518



Approfondimenti:

L'inchiesta di Stefano Bolognini:
http://www.stefanobolognini.it/cultura/psicologia/curagay.html

L'Inchiesta di Davide Varì:
http://www.gaynews.it/view.php?ID=76427

Interrogazione a Storace di Franco Grillini:
http://www.grillini.it/show.php?2125

mercoledì 2 gennaio 2008

Zapatero ai vescovi: sulla famiglia non torneremo indietro

"Tutti hanno diritti, a prescindere dalla fede religiosa"


Il partito socialista spagnolo (Psoe) e il premier Josè Luis Zapatero hanno reagito oggi in modo duro alla manifestazione di domenica scorsa a Madrid 'per la famiglia cristiana', in cui i vescovi conservatori spagnoli hanno attaccato la legislazione sul matrimonio omosessuale e sul 'divorzio rapido' approvata dal governo.

"Nella Spagna della Costituzione tutti hanno il loro posto - ha ricordato oggi Zapatero - tutti hanno diritto ad avere diritti, che professino o meno una religione. E' la Spagna che vuole la immensa maggioranza degli spagnoli, e continuerà così".

Il segretario organizzativo del Psoe, José Blanco, nel suo blog su internet è stato ancora più netto, sostenendo che i vescovi "hanno due opzioni: presentarsi alle elezioni o mantenersi al margine della vita politica".

Il partito socialista ha anche emesso un comunicato, intitolato "le cose al loro posto", supervisionato dallo stesso Zapatero, in cui si precisa che "chi deliberatamente ignora o non rispetta" il diritto della "società attraverso i suoi rappresentanti a stabilire principi di libertà individuale e convivenza per tutti i cittadini", "si allontana dalle fondamenta essenziali della democrazia".

"La fede non si legifera", afferma la nota del partito socialista, che ricorda come, oltre alle nuove norme che hanno scatenato l'ira dei vescovi più conservatori, la legislatura che sta per terminare abbia prodotto anche molte altre leggi: "Per promuovere la natalità, per conciliare la vita familiare e professionale, per dare dignità alle famiglie di pensionati con pensioni basse, per appoggiare le famiglie con persone dipendenti" e per fornire borse di studio agli studenti di famiglie povere. "Non faremo nessun passo indietro", conclude il comunicato, "continueremo a lavorare perché i cittadini spagnoli abbiano sempre più diritti e allo stesso tempo la nostra convivenza sia più rispettosa e tollerante".

Nella manifestazione di domenica scorsa, a cui hanno partecipato circa 160.000 persone secondo i calcoli della stampa e di organizzazioni indipendenti, il cardinale di Madrid Antonio Maria Rouco Varela aveva sostenuto che il governo di Zapatero ha fatto "passi indietro sui diritti umani" rispetto agli standard dell'Onu. Altri vescovi avevano apertamente parlato di "leggi ingiuste" che minaccerebbero la famiglia cristiana.

http://gaynews.it/view.php?ID=76476

giovedì 27 dicembre 2007

Lettera di Veltroni a La Stampa: Sui gay Binetti sbaglia

Caro Direttore,
va riconosciuto al Suo giornale il merito di prestare una particolare attenzione al tema dei diritti civili e di promuovere sull’argomento un confronto non rituale tra opinioni diverse.

In particolare, nei giorni scorsi, ha suscitato scalpore la riproposizione, da parte della senatrice Binetti, della tesi che considera l’omosessualità come una malattia, in quanto tale meritevole solo di essere curata. Si tratta, a mio modo di vedere, di una tesi sbagliata e pericolosa. È una tesi sbagliata perché l’omosessualità è una condizione umana, che non ha senso alcuno ridurre a una patologia e che deve essere rispettata in quanto tale. Ma è anche una tesi pericolosa, perché induce, o almeno asseconda, il misconoscimento dei diritti delle persone omosessuali di condurre una vita normale, senza subire discriminazioni sociali o addirittura, come purtroppo capita ancora con preoccupante frequenza, soprattutto nei riguardi dei più giovani, atti di persecuzione e di violenza, fisica e psicologica.

Nella campagna elettorale per l’elezione diretta del segretario del Pd ho preso pubblicamente un impegno che intendo onorare. Ho detto che il Partito democratico lavorerà, in Parlamento e nel Paese, per contrastare, con la legge, con le buone pratiche amministrative, con l’impegno culturale e civile, ogni forma di intolleranza e discriminazione, tanto più se violenta, correlata con l’orientamento sessuale delle persone. Il primo impegno è il sostegno in Parlamento al disegno di legge del governo contro la violenza sessuale, nel testo di larga convergenza approvato dalla Commissione Giustizia della Camera.

Allo stesso modo, il Partito democratico lavorerà per dare seguito al preciso impegno assunto nel 2006 da tutta l’Unione davanti agli elettori: il riconoscimento con legge nazionale dei diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. In Senato sono all’esame della Commissione Giustizia numerose proposte. I senatori del Pd sono impegnati a costruire il consenso più ampio possibile attorno a un testo che segni un deciso passo in avanti. Penso infatti che il Paese possa e debba unirsi e non dividersi su temi così decisivi per la nostra convivenza civile e che in quanto tali non possono andare soggetti al variare delle maggioranze di governo.

WALTER VELTRONI
http://tinyurl.com/32m3eh

domenica 23 dicembre 2007

Giornalista si finge gay con un prete. Per sei mesi in "terapia cattolica"

Un cronista di "Liberazione" ha finto di essere omosessuale e si è prestato alla "cura" di un gruppo ultracattolico.
Nell'articolo racconta la sua esperienza: "Una moda che spopola nel Nord America"
Il presidente Arcigay Mancuso: "Intervenga il ministero della Salute"



Sei mesi in "terapia" in un gruppo ultracattolico per curare la sua omosessualità, attraverso un percorso iniziato con l'incontro con un sacerdote e poi con un luminare, Tonino Cantelmi (docente di psicologia all'Università Gregoriana), quindi un test di 600 domande e poi la "terapia riparativa". E' quanto racconta su Liberazione oggi in edicola Davide Varì, il giornalista che si è finto gay per sei mesi per conoscere, scrive nell'articolo, il circuito italiano di "taumaturghi del sesso deviato. Una moda che spopola nel Nord America grazie al lavoro di molti gruppi legati alla Chiesa e che segue l'insegnamento e la pratica di Joseph Nicolosi", uno psicologo clinico che "vanta ben 500 casi di 'gay trattati'".

L'inchiesta del cronista di Liberazione ha spinto il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso, a chiedere l'intervento dell'Ordine nazionale degli Psicologi e del ministro alla Salute, Livia Turco. "Un quadro allarmante" ha detto Mancuso commentando l'articolo, "con figure di primo piano coinvolte nell'applicazione di pseudo terapie di guarigione dall'omosessualità che derivano dalle teorie imbevute di pregiudizi e luoghi comuni di un sedicente terapeuta cattolico americano Joseph Nicolosi".

"Il giornalista è stato ascoltato da vari psicologi dell'équipe di Tonino Cantelmi, presidente e fondatore dell'Associazione italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di psicologia all'Università Gregoriana, e poi si è sottoposto per sei mesi a sedute di guarigione. Il fatto è gravissimo perché - spiega Mancuso - ricordiamo a tutti che il 17 maggio 1990, dopo secoli di persecuzione, l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito l'omosessualità una variante naturale della sessualità".

"Negli anni immediatamente successivi gli Ordini internazionali degli Psicologi e degli Psichiatri, che da decenni premevano per l'abolizione dell'omosessualità come malattia mentale, hanno recepito la decisione dell'Oms, così come tutti gli stati democratici, le istituzioni europee e dell'occidente. Inoltre dal racconto si evince - sottolinea Mancuso - che in questi studi di psicologi cattolici reazionari sono presenti molti adolescenti minorenni, portati dai propri genitori, il che significa che queste persone sono in qualche modo forzate a curarsi da una patologia inesistente".

"Chiediamo l'immediato intervento dell'Ordine nazionale degli Psicologi e del ministro alla Salute Livia Turco, affinché queste pericolose pratiche di condizionamento sulle persone cessino immediatamente. Vogliamo inoltre sapere - prosegue Mancuso - se Cantelmi, i suoi collaboratori, i corsi di terapie individuali e collettivi, siano in qualsiasi modo riconosciuti o sostenuti finanziariamente dalla sanità pubblica oppure attraverso fondi derivanti dall'8 per mille".

"Denunciamo infine - conclude Mancuso - come in tutto il paese, come più volte evidenziato da nostre comunicazioni e di altre associazioni di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, imperversino gruppi di psicologi o sanitari cattolici, che nelle parrocchie e in altri ambiti ecclesiastici propagandino la cura dell'omosessualità, senza che alcuna autorità preposta sia per ora intervenuta a contrastare teorie altamente lesive della dignità delle persone omosessuali".

(23 dicembre 2007)
http://tinyurl.com/2btv7d

giovedì 20 dicembre 2007

Anche l'Ungheria ha le partnership civili per i gay

Dopo la repubblica Ceca e la Slovenia anche un altro paese dell`Est Europa apre ai diritti per le coppie omosex: limitazioni solo per le adozioni, ma via libera ad assistenza sanitaria, diritti di successione e pensioni.



Il governo di centro sinistra ha approvato in Ungheria la legge che introduce per le coppie omosex molti dei diritti del matrimonio. Il registro delle parnership inizierà ad avere effetto nel gennaio 2009. La legge prevede garanzie per fare la dichiarazione congiunta dei redditi, per l'assistenza sanitaria e assicura diritti di successione, sicurezza sociale e in materia pensionistica.

Le uniche limitazioni sono nei diritti di adozione e l'assunzione l'uno del cognome dell'altro. Il partito di maggioranza, quello socialista, ha dichiarato che questa legge è il primo passo perchè il pieno matrimonio è un passo al quale la società non è ancora pronta.
Nell'Europa dell'Est, la repubblica Ceca e la Slovenia hanno già leggi che riconoscono le coppie dello stesso sesso. Il governo ungherese ha un ministro gay dichiarato, Gabor Szetey (in foto).



Giorgio Lazzarini
redazione@gay.tv

http://tinyurl.com/2ezuyc

lunedì 10 dicembre 2007

"I gay sono bimbi mai cresciuti, conservano creatività e fantasia"

Fa discutere la tesi dell'etologo Desmond Morris
La nuova teoria pubblicata nell'ultimo libro dello scienziato "The naked man"
"Il loro sviluppo si interrompe prima del tempo". Gli scienziati: "Una stupidaggine"

di ENRICO FRANCESCHINI


I gay sono eterni bambini. O meglio, adulti non del tutto cresciuti, che hanno conservato "da grandi" la fantasia, la spontaneità e la meravigliosa ingenuità dei più piccini. A formulare questa inedita teoria è Desmond Morris, il celebre etologo e zoologo inglese, in un nuovo libro pubblicato in questi giorni in Gran Bretagna, dal titolo "The naked man" (L'uomo nudo), e subito fonte di discussioni e polemiche. È un completo ribaltamento delle idee in materia che lo studioso aveva espresso nelle sue opere e lezioni precedenti.

Il professor Morris aveva creduto a lungo, infatti, che le tendenze omosessuali fossero dovute soprattutto alla mancanza di una forte figura paterna in famiglia, insomma a un padre debole. Ma adesso ha cambiato opinione, sostenendo che a rendere gay le persone è la neotonia, un termine usato in zoologia per identificare il momento in cui lo sviluppo di una determinata specie si arresta prima del tempo e l'animale conserva allora in età adulta alcuni tratti infantili, adolescenziali, giovanili.

Da sempre scettico sulla possibilità che l'omosessualità abbia una qualche base genetica, nel nuovo libro Morris sottolinea il fatto che i gay sono in genere "più inventivi e creativi degli eterosessuali, proprio perché posseggono l'agilità mentale e la giocosità dell'infanzia".

La prova di questa teoria non viene dal regno animale, come in passato, quando Morris ha sempre cercato di spiegare e studiare i comportamenti umani servendosi della zoologia come modello, e in particolare analizzando le numerose somiglianze di comportamento fra le scimmie e gli umani.

Stavolta lo scienziato trova la sua dimostrazione nel mondo dell'arte e dell'intelletto umano. "In generale i gay hanno contribuito alla vita culturale e all'arte in modo proporzionatamente molto maggiore degli eterosessuali. Conservare in età adulta la giocosità dell'infanzia è un fattore molto positivo per chi opera in settori creativi".

L'autore del best seller "La scimmia nuda" (ossia l'uomo, inteso come una scimmia che ha perso il pelo), il best-seller del 1967 che lo rese famoso in tutto il mondo, cita nel suo libro ad esempio della maggiore creatività dei gay personaggi come Socrate, Leonardo da Vinci, Ciakowskij, Oscar Wilde, Lawrence d'Arabia: ma a parte che non tutti i biografi concordano con l'omosessualiutà di tutti i personaggi citati, Morris tralascia di considerare il gran numero di artisti eterosessuali, a cominciare da donnaioli impenitenti come Picasso e Norman Mailer, per citarne solo un paio frai tanti.

I gruppi e le associazioni omosessuali in Gran Bretagna non hanno comunque reagito alla tesi che li descrive come eterni fanciulli, forse perché, dimostrabile o meno che sia, l'autore attribuisce comunque un attestato di grande creatività ai gay di ogni tempo, dall'antichità ai giorni nostri, osserva il Sunday Times, che ha pubblicato ieri un'anticipazione del libro di Morris.

Meno convinta è la comunità scientifica: "Dove sono le prove?", commenta il professor Steve Jones, docente di genetica alla University City London. "È un'idea stupida, non sorretta da alcuna dimostrazione scientifica".

http://tinyurl.com/32r9kg

mercoledì 5 dicembre 2007

New York: «Turisti gay cercasi»

Spot, inserzioni e 30 milioni di dollari già stanziati dal sindaco Bloomberg. «Sono ricchi e spendaccioni»
Obiettivo: portare 50 milioni di visitatori entro il 2015

di Alessandra Farkas


«Turisti gay cercasi». Non è una battuta: per la prima volta nella storia, la città di New York ha deciso di corteggiare attivamente i gay e le lesbiche, per convincerli a trascorrere una vacanza nella Grande Mela. Lo rivela alla stampa Usa un portavoce dell’amministrazione Bloomberg, secondo cui il comune di New York prevede di spendere 30 milioni di dollari per attrarre i gay di oltre 20 nazioni sulle rive dell’Hudson. «Contiamo di portare 50 milioni di visitatori nella Big Apple entro il 2015», spiega il portavoce, «i gay sono uno dei gruppi più importanti».

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA - E infatti la NYC & Company, l’agenzia turistica della città, ha già pubblicato un’inserzione di tre pagine sul prossimo numero della rivista gay «Out». Spot pubblicitari appariranno presto su «Logo», il network nazionale via cavo che trasmette programmi per lesbiche e gay 24 ore su 24. E se non bastasse i siti web gay, bisessuali e transgender presto saranno inondati di pubblicità che invitano ad approfittare degli speciali sconti offerti ai gay a San Valentino dai più leggendari ristoranti e alberghi di New York. Come mai questo improvviso interesse per i gay? «Oltre ad essere un segmento demografico in enorme espansione, i gay sono statisticamente più ricchi, sofisticati e spendaccioni», replica un funzionario del comune. «In altre parole: sono i clienti ideali per la nostra industria del turismo. In ripresa dopo la crisi dell’11 settembre».

L'INIZIATIVA - In una città dove persino l’ex sindaco conservatore e repubblicano Rudy Giuliani vantava politiche pro-gay, esistono centinaia di locali, spettacoli teatrali, gallerie d’arte, ristoranti e boutique disegnati per attrarre soprattutto un pubblico gay. Come dimostra il sito http://nycvisit.com/content/index.cfm?pagePkey=168. «Il nostro messaggio è chiaro - spiega Christine Quinn, la prima portavoce del Comune apertamente gay -. Questa è New York ed è una città per tutti, dalle famiglie, ai singoli, alle coppie gay». L’unico neo dell’iniziativa? «Essere arrivata tardi - replica la Quinn - Un’omissione che ha ovviamente danneggiato la nostra città. Perché il turismo porta soldi, idee e cultura. Quindi lavoreremo molto sodo per correggere questa lacuna».


http://tinyurl.com/ynqk87

martedì 4 dicembre 2007

No di D'Alema alle nozze gay: offesa a tanti italiani

«Non sono cattolico ma avverto il fascino della fede»
di Fabrizio Caccia


È un D'Alema che non t'aspetti, quello che ieri mattina, nell'Aula magna dell'istituto tecnico «Cristoforo Colombo», parla per due ore con i ragazzi. Tema del dibattito: i giovani e i partiti. Il ministro degli Esteri si apre molto con gli studenti, li preferisce chiaramente ai giornalisti. E dice cose forti. Racconta loro del fulminante incontro con il cardinal Martini a Gerusalemme («Io non sono cattolico, ma avverto il fascino della fede e il cardinal Martini ti comunica il senso di questo fascino...»).

Cita Remo Bodei e Max Weber, Leibnitz e Voltaire. Ma soprattutto risponde chiaro alle domande: «No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali — dice a Francesca della V B — perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato, però, deve riconoscere loro diritti civili e sociali. Mi accontenterei di fare la legge...». Martina della V E gli chiede dei benefit dei parlamentari: «Io ho sempre pagato il cinema — le risponde D'Alema — e se vado in vacanza il viaggio lo pago io, come quest'estate che sono stato ad Atene con AirOne. Se vuole le porto gli scontrini... ». Risposta pronta anche quando Jacopo della V B prova l'attacco ad effetto: «Lei che è coinvolto in vicende giudiziarie... ». «Guardi, la rassicuro, non sono coinvolto in alcuna vicenda...», replica il vicepremier.

E l'Islam? «Il fondamentalismo non è un residuo arcaico, ma un fenomeno della globalizzazione — spiega D'Alema —. È la reazione alla paura di essere cancellati dal mondo occidentale. L'Islam per tradizione è tollerante, se non fossimo andati noi a dargli fastidio con le crociate...». Infine, l'antipolitica: «La crisi dei partiti non vuol dire che è finita la politica». Anzi. Ma servirà «una rivoluzione che spazzi via il teatrino e riporti al centro i problemi grandi: la pace, la guerra, l'aria che respiriamo... ». Come fu la sua, nel '68, quando ci fu «una radicale svolta generazionale». Ecco: servirà «una nuova generazione che arriva come un'ondata e pulisce tutto». Magari è proprio questa che oggi gli sta davanti. Ma per imporsi dovrà usare «la forza», non quella cattiva, quella buona, cioè dovrà «far sentire la propria voce», «cambiare l'agenda». I ragazzi applaudono. «È difficile che chi ha il potere lo lasci — li avverte, però, il ministro —. Dipenderà da voi».

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mercoledì 28 novembre 2007

Nazibullismo: svastica e "gay" sul petto di un compagno

L'ennesimo atto di violenza si è consumato in una scuola di Finale Ligure dove tre ragazzini tra i 13 e i 14 anni hanno legato un coetaneo e poi scritto 'gay' e disegnato una svastica sulla sua pelle.


Lo hanno legato mani e piedi e poi con una biro hanno scritto 'gay' e disegnato una svastica sul suo petto. E' successo all'istituto alberghiero Migliorini di Finale Ligure dove tre ragazzini tra i 13 e i 14 anni hanno preso di mira e aggredito un compagno di scuola coetaneo prima della lezione di educazione fisica. L'insegnante, vedendoli ritardare e accorgendosi che il ragazzo al suo arrivo in Gay.it - Nazibullismo: svastica e 'gay' sul petto di un compagno palestra aveva gli occhi lucidi ha insistito perché dicesse cosa fosse accaduto. A quel punto la giovane vittima ha alzato la maglietta mostrando il disegno e la scritta che aveva sul petto.
Il professore, Alessandro Gozzi, ha immediatamente denunciato l'accaduto al preside dell'istituto Giovanni Claudio Bruzzone. Grazie anche all'aiuto degli altri alunni che non hanno coperto i compagni autori dell'aggressione, è stata accertata la dinamica dei fatti e sporta denuncia ai Carabinieri, che adesso pare procederanno per i reati di violenza privata, ingiuria e atti discriminatori di stampo razzista, oltre che al tribunale per i Minori.

"L'episodio di bullismo omofobo avvenuto nell'Istituto alberghiero Milgiorini di Finale Ligure è agghiacciante". Con queste parole Imma Battaglia, presidente di Di' Gay Project, condanna l'episodio di violenza. "Un atto lesivo della dignità della persona e una vera e propria violenza fisica ai danni di un minore" continua. Per il presidente di Di' Gay Project "se in questo episodio la scuola si è mossa immediatamente, non possiamo certo dire la stessa cosa della politica che è ancora in ritardo nel contrastare con leggi specifiche l'omofobia e la transfobia". Di qui la richiesta di "un intervento, chiaro, serio ed immediato del ministro Fioroni volto a contrastare il bullismo nelle scuole", ma anche di un impegno da Gay.it - Nazibullismo: svastica e 'gay' sul petto di un compagno parte del ministro dell'Interno Amato si impegni "affinché i Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica affrontino il tema della violenza di matrice omofoba e transfoba". L'associazione chiede, inoltre, "che rapidamente si estenda la legge Mancino anche agli atti di discriminazione e abuso per orientamento sessuale e identità di genere". Per quanto tempo ancora, si chiede Battaglia, "i cittadini dovranno pagare sulla propria pelle l'arretratezza delle nostre leggi e il silenzio della politica sulla violenza verso le persone omosessuali e transessuali?".

"Apprendiamo con sdegno e orrore quello che e' accaduto" commenta in una nota il circolo di cultura omosessuale 'Mario Mieli'. "Il gesto - si legge nel comunicato- è gravissimo, non solo perché ha offeso e scioccato il ragazzo, che ha avuto però il coraggio di denunciare l'accaduto, ma anche perché richiama a pratiche del passato che dovrebbero essere solo un brutto ricordo". Quello che per i tre ragazzi "puo' essere stato forse solo un gesto sciocco, un modo per imporre la loro 'forza' su un altro compagno - sottolinea ancora la nota- è per noi invece indice gravissimo di una Gay.it - Nazibullismo: svastica e 'gay' sul petto di un compagno generale tendenza ad emarginare e a stigmatizzare anche con violenza gratuita le persone omosessuali e riapre ogni volta ferite mai rimarginate". Inoltre, il circolo Mieli insiste sulla necessità di "formare studenti ed anche insegnanti alla cultura della diversità ed auspichiamo una normativa che tuteli le persone omosessuali da atti di violenza fisica e verbale".

Intanto, dopo le insisente delle associazioni LGBT, Il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha disposto, tramite il Direttore dell'Ufficio scolastico regionale della Liguria Attilio Massara, una visita ispettiva nell'istituto "Migliorini" per verificare i fatti accaduti e adottare i provvedimenti necessari.

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lunedì 26 novembre 2007

Si può crescere felici e sereni con due genitori dello stesso sesso? Le ricerche dicono di sì

E le storie di armoniosa normalità che abbiamo raccolto lo confermano
di Vanna Assumma


Una bambina racconta al nuovo amico: «lo ho due mamme e tre cani». E il piccolo, di 4 anni, esclama allibito: «Tre cani?». Sembra una battuta, eppure la dice lunga su come i bambini vivono oggi le loro famiglie: con assoluta normalità, anche se composte da genitori dello stesso sesso. Molti obietteranno che i bimbi in età prescolare non si fanno molte domande, ed è vero, perché hanno una facilità di accettazione e una propensione alla scoperta senza alcun pregiudizio: tutto va bene purché sia positivo e armonioso. Diventando grandi invece ci si scontra con "gli altri" e cioè con una realtà sociale che fa fatica ad accettare le variazioni dalla norma, le cosiddette "diversità". Ma, paradossalmente, più ci si avvicina al diverso più ci si accorge che è uguale.

Entriamo in casa di Giuseppina e Raphaelle, due donne che si amano. Giuseppina dà un bacio a Lise Marie, di 4 anni. Si coccola la sua bambina e questa, contenta, si allontana e si mette a canticchiare gira su se stessa un po' di volte e poi si butta nelle braccia di Raphaelle. E' allegra, solare, assorbe e vive quotidianamente l'amore che unisce i suoi genitori. Ancora non sa di quello che si chiede la gente: «Ma la piccola non fa confusione? Come le chiama? Mamma e co-mamma: Mamma-1 e mamma-2?».

Verrebbe da rispondere: perché, i bimbi non hanno normalmente due nonne e non sono perfettamente in grado di distinguerle? «Nostra figlia», racconta Giuseppina, «è un vero miracolo. L'amiamo tantissimo, l'abbiamo desiderata sopra ogni cosa. E stata una gravidanza "preziosa", anche perché non è stato facile concepirla. E adesso le diamo la solidità di una famiglia che l'ha cercata, e mai l'avrebbe voluta diversa da com'è». Giuseppina è una donna agguerrita, presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno che vuole dare visibilità e dignità ai nuclei omogenitoriali. «L'importante», continua, «per far crescere serenamente un figlio in una famiglia di sole donne è che i genitori abbiano accettato la propria omosessualità, cioè che non vivano una sorta di omofobia interiorizzata. Gli omosessuali sono sempre stati oggetto di luoghi comuni: si parla di loro come dì persone solo dedite all'edonismo, senza alcun senso di responsabilità. Ed è fuorviante perché in realtà facciamo una vita assolutamente normale». Parlando con Giuseppina e Raphaelle, così come con altre coppie, ci si rende conto che non hanno voluto un bambino per "puro egoismo", come a volte si sente dire, ma che anzi si sono poste il problema del "bene dei figli", si sono chieste come possa crescere un individuo senza la figura paterna, se sia o meno necessaria, e in che termini. Conferma Virginia, che vive da sette anni con Martina: hanno un bimbo di 15 mesi, Luca, e un altro in arrivo: «I nostri figli non hanno un padre, ma la nostra famiglia non parte con l'idea di una figura mancante, bensì con la pienezza di due adulti che si amano, di due importanti persone di riferimento, complementari tra loro anche se sono entrambe figure femminili». Virginia e Martina sono andate in Danimarca a fare l'inseminazione artificiale e attraverso la riserva di seme sono riuscite ad avere ognuna un bambino dallo stesso donatore. Di fatto sono fratelli, anche se per la legge italiana non hanno alcun legame. Cosa diranno ai figli quando inevitabilmente chiederanno come sono nati? «Gli diremo che li abbiamo desiderati tanto. Che in Danimarca un signore ci ha dato un seme da cui loro sono cresciuti. Quello per noi è davvero solo un seme, non è certo un papà. Pensiamo che sia corretta questa precisazione, proprio nel rispetto per i padri: se considerassimo il donatore un papà, sviliremmo il senso e il valore della figura paterna che non è solo generatrice di vita ma è soprattutto colui che ama il bambino, lo segue, l'ha desiderato e se ne assume le responsabilità. Per il resto, cerchiamo più contatti possibili con gli uomini. Abbiamo molti amici etero con figli, con i quali ci vediamo di frequente. Il nonno inoltre è un importante punto dì riferimento per il nostro bimbo e lo portiamo spesso da lui. Quando crescerà, cercheremo di trovare figure maschili autorevoli, per esempio l'allenatore sportivo o l'insegnante».

Quanto allo sviluppo psico-affettivo dei figli di famiglie omogenitoriali, recenti ricerche hanno evidenziato che la possibilità che questi bambini diventino anch'essi omosessuali è bassissima, o di poco superiore alla probabilità che hanno persone cresciute in una famiglia tradizionale (vedi box nella pagina seguente). «Il fatto è», osservano Claudia e Francesca, mamme di tre bambini, «che l'identificazione è molto complessa ed è un mix di più fattori.

Per esempio Filippo, di 7 anni, è molto maschile, gli piacciono i Power Rangers e le spade, mentre Nicola, di 5 anni, è più "tranquillo", più timido, ama dar da mangiare al bambolotto della sorella». Ogni bambino richiede quindi un'attenzione specifica, mirata alle sue personali esigenze. Un presupposto di partenza per tutti i genitori, sia che facciano parte di realtà tradizionali o di nuovi tipi di famiglie, che oggi non sono solo quelle omosessuali, ma anche i nuclei allargati e ricostituiti, i single con prole, le unioni di fatto.

Per quanto riguarda le famiglie omosex, il percorso per arrivare alla genitorialità non è sempre uguale: in alcuni casi i figli sono stati desiderati all'interno della coppia, in altri provengono da un precedente rapporto. Il che significa che hanno un padre. È il caso di Elena i cui bimbi, quando si è separata dal marito, avevano 8 e 12 anni. «Mi sono innamorata di Irene ed è stato difficile parlare con i bambini della mia scelta. Non l'ho fatto subito perché avevo paura di non essere accettata. A un certo punto, però, mi sono rivelata perché mi sembrava di prenderli in giro. Ed è stato bello. I bambini hanno capito che alla base del mio rapporto con Irene c'è un forte sentimento e per loro è questo che conta. Il grande mi ha detto: "L'avevo intuito, ma sono felice che tu me ne abbia parlato. Ora mi spiego la rabbia del papà e capisco la tua scelta di andartene". Devo dire che i bambini hanno una capacità incredibile di accettazione. L'anno scorso mi ha chiamato un'emittente televisiva per parlare della mia situazione familiare. lo ho allora chiesto ai miei figli se a loro potesse dare fastidio vedere la mamma esporsi pubblicamente con la sua compagna. "Vai mamma, è la tua vita, ti guarderemo anche noi", è stata la loro risposta. E mentre eravamo in trasmissione ci è arrivato un sms che diceva: "Mami e Irene siete fantastiche. Noi vi vogliamo tanto bene". Certo, a volte il piccolo tornava a casa lamentandosi che a scuola hanno parlato male di me: non è facile affrontare il mondo esterno, ma loro ci riescono perché hanno accettato la situazione. Ora il piccolo ha 15 anni e per il suo compleanno ha voluto fare la festa con i compagni di classe nel bar che gestiamo io e Irene, che di sera è frequentato da sole donne. Gli ho detto che forse i suoi amici non avrebbero apprezzato e invece lui ha insistito. Alla fine si sono trovati tutti bene, addirittura i suoi compagni sono tornati al bar più volte, chiacchierando con noi in tutta tranquillità».

Meno intolleranza del previsto, dunque: "Temevamo di essere emarginate, essendo la nostra una famiglia atipica», osservano Claudia e Francesca, «e invece, il più delle volte, riceviamo solidarietà da parte delle persone. Addirittura alcune insegnanti dei nostri figli sono andate al convegno che è stato organizzato recentemente da Famiglie Arcobaleno, per capire meglio la realtà dei nuclei omosessuali, Per le maestre quello che conta è che i bambini stiano bene. Loro ci considerano genitori attenti, che seguono i figli. Sanno che se ci sono problemi gliene parliamo, diamo sempre la nostra disponibilità per fare dei lavoretti a scuola, quando viene richiesto: c'è davvero una forte stima reciproca».

E’ chiaro insomma che la tendenza sessuale non ha niente a che fare con il ruolo genitoriale: ciò che conta per la crescita di un bambino è la qualità delle relazioni all'interno della famiglia.


DICE LA LEGGE

Nel nostro Paese c'è un vuoto legislativo: I bimbi di una coppia omosessuale non sono tutelati dalla legge italiana, che riconosce solo il genitore biologico, da cui prendono il cognome, non il compagno dello stesso sesso. Così, in caso di morte della madre biologica, il bambino è sostanzialmente orfano. non ha il diritto a essere accudito dall'altro 'genitore" nonostante sia a esso legato affettivamente. In caso di separazione, la convivente della madre biologica deve fare un'incredibile battaglia legale affinché gli venga riconosciuta la continuità affettiva con il minore. In Germania, Inghilterra. Belgio. Olanda. Spagna, Danimarca e Norvegia è stato introdotto invece un escamotage legale, cioè l'adozione del figlio da parte del partner omosessuale, a garanzia del bambino, perché possa essere assistito da chi ama e da chi è amato. Così avviene in alcuni Stati degli Usa e, addirittura. in Quebec e in Australia, i partner, nel momento in cui nasce un figlio, vengono automaticamente riconosciuti entrambi genitori legali. Purtroppo l'Italia disattende le normative internazionali. come la Carta di Nizza del 2000 e la risoluzione del Parlamento europeo del 4 settembre 2003. che sollecitano il riconoscimento della famiglia omogenitoriale. Per maggiori informazioni rivolgersi a Famiglie Arcobaleno (wmv.famigliearcobaleno.org), associazione Italiana che ha lo scopo di dare visibilità ai nuclei omogenitoriali".


BAMBINI NORMALI


Non sono state rilevate differenze sul piano dello sviluppo psico-affettivo tra i figli di coppie eterosessuali e quelli di coppie omosessuali.

Questo è quello che emerge da libri come Mamme e papà omosessuali di Monica Bonaccorso (Editori Riuniti); La gaia famiglia. Omogenitorialità di Margherita Bottino e Daniela Danna (Asterios), e Genitorialità a rischio. Ruoli, contesti e relazioni di Alessandra Salerno e Angela Maria Di Vita (FrancoAngeli). Anche il testo più recente, edito in Francia. Petite bibliographie à l'usage des parents omosexue/s. cita importanti studi condotti da psicologi, sociologi, psichiatri e psicopedagogisti su bambini di tutto il mondo nati da genitori dello stesso sesso. Di queste ricerche. la quasi totalità (si parla del 99%) testimonia che lo sviluppo è sano e armonioso. "Direi che da un punto di vista psico-affettivo», sottolinea Anna Oliverio Ferraris, ordinario di Psicologia dello sviluppo all'università La Sapienza di Roma, «la crescita di questi bambini è assolutamente equilibrata e non presenta differenze rispetto a chi nasce in una famiglia cosiddetta tradizionale. Purché ci sia una complementarietà tra le due donne, cioè che una sia più emancipante e l'altra più protettiva. Cosa che comunque di norma accade. È però importante che questi bimbi abbiano comunque modelli maschili che siano di riferimento per la costruzione della loro identità".


QUANTI SONO?

Sono circa 100mila i minori in Italia (e in America sono un milione) che hanno uno o due genitori omosex. Alcuni sono nati da rapporti eterosessuali precedenti, altri all'interno della coppia omosessuale. I datì non sono precisi perché l'Istat non prende in considerazione le famiglie omogenitoriali, ma in base alla ricerca Modi Di (www.modidi.net) il 5% degli omosessuali italiani ha figli e in prevalenza si tratta di coppie di donne. Oltre i 40 anni. il 20,4% delle lesbiche diventano genitori. Scelta che spesso comporta , lunghi viaggi e spese rilevanti per andare all'estero a fare l'inseminazione artificiale. In Italia. infatti, non è consentita la fecondazione eterologa, cioè da donatore esterno, mentre in Belgio, Olanda. Danimarca, Spagna e in molti altri Paesi, le coppie omosessuali sono considerate alla stessa stregua delle coppie eterosessuali sterili e vengono così aiutate a concepire come se avessero problemi di fertilità. E il servizio é offerto oltre che dalle cliniche private anche dagli ospedali pubblici.

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domenica 25 novembre 2007

Bari, picchiato in strada perché gay

Un ragazzo di 20 anni è stato picchiato con violenza da un gruppo di cinque persone perchè gay. La notizia è stata pubblicata oggi dalla "Gazzetta del Mezzogiorno".


L'episodio - sul quale indagano i carabinieri - è avvenuto in viale Unità d'Italia, a Bari. I cinque, secondo quanto riferisce il quotidiano, hanno chiamato per nome la vittima e prima di prenderlo a calci e a pugni, lo hanno accusato di essere un omosessuale. Poche le persone che erano in strada in quel momento e che comunque non sono intervenute.

Il ragazzo ha riportato contusioni varie ed una leggera infrazione all'omero che potrebbe pregiudicare la sua attività di musicista.


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lunedì 19 novembre 2007

È gay e va in tv. E il parroco lo caccia

Un 21enne di Este, ex chierichetto e catechista, fa outing (in realtà coming out, NdT): espulso dal coro della Chiesa
La «confessione» al programma Ciao Darwin. Lui è un militante di Forza Italia



PADOVA - È gay, partecipa al programma televisivo «Ciao Darwin» che andrà in onda martedì sera, e il parroco lo caccia dal coro della chiesa. Tutto accade a Este, in provincia di Padova, ed è il quotidiano «Il Mattino di Padova» a raccontare la storia di Alberto Ruggin vent'anni, un passato di capochierichetto e di catechista, tra i fondatori del Circolo delle Libertà di Este, che non si vergogna e ritiene di aver fatto la cosa giusta, ma non tutti sono d'accordo con lui.

Ruggin ha dichiarato apertamente di essere gay, partecipando al programma tv di Paolo Bonolis nella squadra degli omosessuali che sfida gli eterosessuali. Ma il parroco della chiesa nella quale Ruggin, cantava nel coro, ha ritenuto che la sua omosessualità fosse motivo di esclusione dal gruppo. Ruggin, residente a Este, paese che in passato era una delle roccaforti del Veneto «bianco» ha raccontato che dopo aver fatto outing sulla sua natura sessuale in seguito alla partecipazione a «Ciao Darwin», il giovane, che da sempre partecipa alle attività della parrocchia della basilica delle Grazie - ex capochierichetto e catechista e da sette anni voce nel coro della chiesa - ha spiegato che il parroco, don Paolino, lo avrebbe invitato a non farsi più vedere alla corale a causa della sua omosessualità. «Lasciamo perdere queste cose», si è limitato a dire laconicamente il parroco.

Il sacerdote, stando al racconto di Ruggin al quotidiano, avrebbe circoscritto la reprimenda alla partecipazione al coro, non vietando al giovane di prender parte alla messa. La storia di Ruggin, tra i fondatori del Circolo delle Libertà di Este, ha destato scandalo nel paese, dividendo gli stessi compagni di partito del ragazzo fra posizioni solidali e prese di distanza sul modo pubblico scelto per rendere note le sue preferenze sessuali.


http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_19/chirichetto_gay_ciao_darwin.shtml

venerdì 9 novembre 2007

La Treccani "riconosce" le unioni di fatto. Scoppia la polemica, Cdl all'attacco

La grande enciclopedia alla voce matrimonio decreta che "il riconoscimento giuridico, in uno stato laico e democratico, risponde a basilari principi di equità"
di ALESSANDRA LONGO

Andate alla voce "matrimonio" della Treccani e scoprirete che mentre il Parlamento italiano è ancora incartato tra ex Pacs, ex Dico, ora Cus (Contratti di Unione solidale), la Grande Enciclopedia Italiana ha già fatto i conti con la realtà, e con il dibattito europeo, decretando che il "riconoscimento giuridico" e la tutela delle unioni di fatto rispondono, "in uno Stato laico e democratico, a basilari principi di equità sociale".

Apriti cielo, secondo il centrodestra, anche la Treccani è passata col nemico. È bastato che le agenzie di stampa riportassero ampi stralci della recentissima voce curata da Alessandra De Rose, per la settima appendice all'Enciclopedia (aggiornamento in due volumi diretto dal filosofo Tullio Gregory), ed ecco partire un imbarazzante fuoco di sbarramento proveniente soprattutto dalle trincee di Forza Italia e dell'Udc.

I curatori l'hanno spiegato chiaramente: non avevano, e non hanno, nessuna intenzione, parlando di coppie di fatto, "di intaccare in alcun modo l'istituto del matrimonio e il principio del favor matrimonii", la loro è una autorevole presa d'atto dei tempi che cambiano. Il matrimonio, visto dalla Treccani (ma anche da tutti i laici di questo Paese), non è l'unica "modalità prevalente di vita di coppia", come lo è stato fino alla metà del XX secolo. Col passare degli anni, leggiamo sulla Treccani, "la posizione di monopolio" è andata incrinandosi. Semplicemente si sono affermate forme "di costituzione della famiglia" diverse.

La Treccani fornisce le cifre: le unioni di fatto sono passate dall'1,8 per cento (biennio '94-'95) al 3,6 per cento del totale delle coppie nel 2001. Dati oggettivi, fenomeno sotto gli occhi di tutti come lo è, sottolinea l'Enciclopedia, la constatazione che solo pochi Paesi, tra cui l'Italia, sono indietro nel cammino di riconoscimento pubblico della famiglia di fatto con l'equiparazione giuridica alla famiglia di diritto, ossia quella fondata sul matrimonio. Analisi peraltro cauta che considera "lontana e, forse, considerate le condizioni sociali e culturali, neanche opportuna, l'introduzione di istituti "sconvolgenti" come il matrimonio tra gay".

Eppure, Isabella Bertolini, fedelissima del pluriammogliato Berlusconi, strilla indignata: "Anche la Treccani è diventata strumento di propaganda!". Le danno man forte Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera, che parla di "una scelta fuori luogo fatta dall'Istituto diretto dal professor Francesco Casavola" e il forzista Maurizio Lupi, convinto di trovarsi di fronte ad una tipico caso di "genuflessione al laicismo".

Barbara Pollastrini, ministro per le Pari Opportunità, in riunione con i suoi collaboratori, legge le dichiarazioni e si limita ad un commento amaro: "Ancora una volta la cultura e la società sono più avanti della politica e delle istituzioni, nell'analisi del senso comune, nella visione della società. Dobbiamo essere noi a colmare questo ritardo". Rina Gagliardi, senatrice di Rifondazione, sorride dell'indignazione degli avversari, di quel sospetto di una Treccani addirittura "comunista": "L'Enciclopedia fa il suo dovere, registra la realtà. Certo, alle gerarchie ecclesiastiche e ai teodem piacerebbe che rimanesse ferma al Medioevo".

È sera quando, negli uffici dell'Enciclopedia, arrivano telefonate, richieste di commento. Sconcerto, imbarazzo, fastidio. Il professor Gregory liquida il surreale polverone: "Noi al servizio della propaganda? Respingo queste accuse al mittente. Noi garantiamo sempre il massimo livello scientifico e siamo sempre e solo al servizio della cultura".

(9 novembre 2007)
http://tinyurl.com/yvwfaw

domenica 4 novembre 2007

Addio a Massimo Consoli, padre dei gay italiani

Se ne va a sessantadue anni uno dei grandi pionieri del movimento e della coscienza omosessauli italiani. Nel 1963 a diciotto anni fondò il primo gruppo semilcandestino `La rivoluzione è verde`. La grande lezione della memoria.


"Luciano Massimo Consoli ci ha lasciato alle 01:50 del 4 Novembre 2007. Per cortesia date la notizia a tutti. Lorenzo."
Arriva nella notte tra sabato e domenica, con un messaggio diffuso da suo figlio, la notizia della morte di Massimo Consoli, uno dei grandi padri fondatori del movimento LGBT italiano. Dopo una battaglia contro il cancro iniziata nel 2001, lo scrittore, storico, giornalista italiano ha ceduto al male. Le condizioni erano peggiorate nelle ultime settimane.

Ricorderemo ora e sempre Massimo Consoli per la sua grande lezione sul valore assoluto della memoria, per il suo impegno affinché la storia e lo studio di essa, ci guidino alla presa di coscienza e al raziocinio, indispensabili per l'affermazione delle libertà individuali.


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venerdì 2 novembre 2007

E' morto don Benzi, pubblico un suo saggio di omofobia

"Non esiste il diritto al riconoscimento delle unioni omosessuali. L'omosessualità può essere corretta"


Da "Corriere Romagna", 12 giugno 2006

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Benedetto XVI nell'aula della benedizione in Vaticano rivolgendo la parola ai partecipanti al convegno internazionale organizzato del pontificio Istituto Giovanni Paolo II, ha affermato: "Solo la roccia dell'amore totale e irrevocabile tra uomo e donna è capace di fondare la costruzione di una società che diventi una casa per tutti. Ora è urgente evitare la confusione con altri tipi di unione. Gli omosessuali chiedono il riconoscimento dei loro diritti come coppie conviventi. L'On. Grillini ha già un disegno di legge in tale senso da inoltrare al Parlamento. Il disegno propone l'approvazione dei patti civili di solidarietà, i Pacs. Sono la fotocopia del matrimonio. Io mi rivolgo alle persone che si ritengono omosessuali chiedendo loro di rigettare qualsiasi legge che si proponga il riconoscimento io di tali unioni. "Solo attraverso il matrimonio, afferma la senatrice Binetti della Margherita, c'è un'assunzione di responsabilità verso la società".

La maggioranza dei parlamentari italiani approverà i Pacs. Questo è già deciso. Non c'è solo un problema di promesse elettorali, c'è anche il problema di non perdere voti Nel programma dell'Unione c'è la proposta del riconoscimento di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto.

Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà.

Io mi rivolgo direttamente alle persone interessate: non esiste il diritto al riconoscimento delle unioni omosessuali. L'omosessualità può essere corretta e la deviazione psichica che le è propria rimossa. Io mi rivolgo a voi perché salviate l'identità del matrimonio naturale e cristiano. Solo voi potete salvarlo rifiutando ciò che non vi è proprio.

Appello di Don Oreste Benzi

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Un video

lunedì 29 ottobre 2007

Reazioni degli attivisti europei alla campagna toscana contro l'omofobia

La campagna della Regione Toscana, passata sulle TV di mezza Europa, fa parlare al congresso di ILGA-Europe, la federazione europea delle associazioni LGBT


A neanche due giorni dalla presentazione, la campagna contro l'omofobia della Regione Toscana ha già fatto il giro del mondo. Le televisioni di mezza Europa ne hanno parlato e l'associazione dei poliziotti gay della Catalogna l'hanno presentata come un esempio di successo al Congresso di ILGA-Europe, la federazione europea di lesbiche, gay, bisessuali e trans.

Prima che venisse presentata, abbiamo mostrato il manifesto della campagna a singoli attivisti da vari paesi raccogliendo le loro reazioni a caldo.

Lisette (Estonia): "Mi piace perché funziona!"

Florentina (Romania): "Oh! Bella! È molto potente e intrigante e induce la gente a pensare".

Aksinia (Bulgaria): "L'ho vista sui media bulgari, penso sia eccezionale! Precorre i tempi, è molto innovativa. Capisco che causi reazioni perché a volte fa male trovarsi facci a faccia con la verità"

Monika (Germania): "Penso sia molto buona e non troppo forte, proprio giusta – spero che gli abitanti della Toscana la vedano nello stesso modo in cui la vediamo noi in Germania"

Hartmut (Germania): "Beh, dice solo come stanno le cose – è giusta – noi in Germania abbiamo una storia, quella dei campi di concentramento, e il modo in cui vediamo la campagna parte da questa consapevolezza – perciò è molto buona. Ovviamente per chi è bisessuale forse le cose sono differenti, dipende un po' da come si guarda alla cosa, ma per me, da uomo gay, di certo non c'è scelta, questo è quello che voglio e non voglio altro".

Kristi (Estonia): "Mi piace – porterà un sacco di agitazione, soprattutto in Italia, è un'immagine forte, ma mi piace."

Yves (Belgio): "È già su tutti I siti web del Belgio e c'è dibattito – I cattolici sono tutti saltati sulla sedia e intervengono dicendo "Ma come?! Non è una scelta?!" – non importa se è una scelta, si tratta di una questione di accettazione – è bene creare un dibattito, ma l'obiettivo finale è di convincere la gente che non è un problema essere omosessuale – non sappiamo se è una scelta e non dovrebbe importare, appunto – è la diversità intrinseca nella nostra società.

Vera (Romania): "È forte, mi piace!"

Miha (Slovenia): "Anche se fosse una scelta, dovresti poterla fare senza discriminazioni".

Florin (Romania): "È buona e giusta"

Joyce (Pesi Bassi): "Wow! Cosa dire? Ci devo decisamente pensare"

Tomek (Polonia): "Ha suscitato un grosso scandalo in Polonia, enorme copertura sui media!"

Marta (Polonia): "È buona, ma per la Polonia sarebbe troppo controversa – se si vuole far discutere, raggiunge decisamente lo scopo! Di certo sosterrei questa campagna".

Enric (Spagna): "In Spagna ne stanno parlando tutti – come co-presidente del Forum Europeo dei gruppi Cristiani LGBT la sosteniamo decisamente!"

Panagiotis (Grecia): "Non posso certo essere contrario – avrei preferito forse due bebé che si tenevano per mano anziché un'etichetta che dice homosexual perché le etichette te le attaccano, mentre quello che fai è quello che fai tu".

Xavier (Catalogna): "Dà bene l'idea che i diritti LGBT non sono un'opzione ma sono inopinabili – è molto buona – non è genetico ma non puoi scegliere e va bene per una campagna che non è una campagna "scientifica" ma di sensibilizzazione su un tema.

Gruppo di francesi – appena vedono la campagna incominciano a parlare e discutere a tutta velocità. Poi Philippe (Francia) esclama: " Bravo! Ha fatto discutere!"

Ben (Paesi Bassi): "Wow! È davvero grande, che campagna!"

Confrontando queste reazioni con quelle della comunità LGBT italiana forse diventa molto più chiaro perché in Italia siamo così indietro rispetto al resto d'Europa nella rivendicazione dei nostri diritti.

Riccardo Gottardi
Segretario nazionale Arcigay
http://www.gaynews.it/view.php?ID=75689


Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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