venerdì 14 marzo 2008

Grecia: prima coppia lesbica si sposerà ad Atene

Approfittando di un vuoto legislativo due donne si sposeranno ad Atene con rito civile. Minacciarono il sindaco di portarlo davanti alla giustizia qualora si fosse rifiutato.


Due donne lesbiche approfitteranno di un vuoto legislativo per sposarsi e la prossima settimana sarà la prima coppia gay in Grecia. A renderlo noto è stata la Olke, la principale associazione omosessuale in Grecia.

Le due donne, stando alla legge del 1982 che non specifica che le unioni civili debbano essere fra uomo e donna, verranno sposate dal sindaco radicale, Spyros Tzokas, nel quartiere ateniese di Kessariani. «Non ho nulla in contrario nel celebrare questa unione a condizione che la legge venga rispettata», ha dichiarato il sindaco.

Grigoris Vallianatos, un noto attivista che si batte per i diritti degli omosessuali, ha affermato che l'attuale decreto sui matrimoni viola la convenzione europea sui diritti umani e che se il sindaco si fosse rifiutato, la coppia avrebbe presentato un'istanza al Consiglio di Stato.


http://tinyurl.com/yv2795

lunedì 10 marzo 2008

Spagna: trionfano Zapatero e la laicità dello Stato

Con una maggioranza più ampia rispetto a quella del 2004, il Partito Socialista di Josè Luis Zapatero si assicura altri quattro anni di governo.

Le elezioni politiche di ieri hanno decretato una vittoria netta del Psoe di Zapatero, che aumenta i suoi deputati ma non riesce a raggiungere la maggioranza assoluta di 176 seggi, restando a 169 seggi (rispetto ai 164 della passata legislatura); e una sconfitta chiara del Partido popular (Pp) di Mariano Rajoy, che però riesce a crescere nel numero di seggi, passando da 148 a 154.

I due maggiori partiti, Pp e Psoe, si sono affermati a scapito della sinistra di Izquierda Unida (Iu) e di alcuni dei partiti nazionalisti baschi e catalani. Il premier, parlando davanti alla folla che lo ha festeggiato nella sede del Psoe, ha voluto ricordare innanzitutto Isaias Carrasco, l’ex consigliere comunale socialista ucciso dall’Eta venerdì scorso, che «dovrebbe vivere questo momento con la sua famiglia». La morte di Carrasco sembra aver comunque favorito un’alta affluenza alle urne (il 75,3% degli aventi diritto, molto vicina a quella del 2004), decisiva per la vittoria socialista. «Governerò per le aspirazioni delle donne, per le speranze dei giovani, perché gli anziani abbiano l’appoggio guadagnatosi durante la vita», ha affermato Zapatero ricordando i punti forti della sua politica sociale.

Il premier che ha cambiato il volto della cattolica Spagna, rimesso al suo posto la Chiesa e avviato uno straordinario percorso di riforme sociali ha commentato: "abbiamo lavorato duro ma ne è valsa la pena". Ed ha promesso di governare con mano ferma ma tesa al dialogo, nel nome dell'Europa, della pace e dello sviluppo. Ha promesso di governare, ancora una volta, "per tutti ma soprattutto per coloro che non hanno tutto".


Pubblico di seguito l'intervista rilasciata nei giorni scorsi dal premier spagnolo al direttore del quotidiano El Pais e pubblicata venerdì 7 marzo 2008 da la Repubblica

Zapatero: "Stop ai vescovi , devono rispettare le nostre leggi"


di JAVIER MORENO

Ci sono molti spagnoli convinti che i nazionalismi (Paesi Baschi, Catalogna) abbiano lanciato una sfida su grande scala allo Stato, con l'obiettivo finale a medio termine di un'indipendenza o una semi indipendenza di fatto. È cosciente di questo? La preoccupa?
"Sono nazionalismi, per definizione. E pertanto hanno un progetto che si propone di andare più in là dell'autogoverno. Fa parte della loro strategia politica. Ma non avremo nessun momento, nei prossimi anni, in cui non saremo in grado di armonizzare, di tenere in equilibrio la coesione".

Che ne è stato delle sue ambiziose proposte di riforma, del regolamento del Congresso, del Senato, della Costituzione...?
"Tutte le riforme che dipendevano solo da una maggioranza parlamentare le abbiamo portate avanti. Tutte. Dalle leggi sociali alla Radio Televisión Española [la televisione pubblica]. Non siamo riusciti a portare avanti quelle che esigono la partecipazione del Partito popolare (Pp), come i quattro punti della riforma costituzionale, o il regolamento del Congresso, che logicamente ha bisogno di una maggioranza e di un accordo ampio".

Sa con chi governerà?
"Con l'appoggio del mio partito".

E basta?
"Questo è il mio obiettivo".

Però secondo i sondaggi non avrà la maggioranza assoluta. Non crede che i cittadini abbiano diritto di sapere, prima di andare alle urne, con chi si alleerà?
"Il governo ha collaborato e ha avuto l'appoggio in pratica di tutti i gruppi parlamentari, salvo il Pp, e pertanto qualsiasi accenno a uno scenario di dialogo è prematuro".

È consapevole che i cittadini con redditi medi e medio-bassi sono in competizione con gli immigrati per accedere a servizi la cui qualità si deteriora a vista d'occhio, come ospedali, scuole...?
"La sanità è garantita a tutti gli spagnoli. Abbiamo uno dei migliori sistemi sanitari del mondo, per qualità e per funzionamento. Ha pensioni...".

Con tutto il rispetto, signor presidente, basta farsi un giro in alcuni grandi ospedali per verificare la congestione...
" ... dipende da quali comunità autonome, perché una delle cose che ho fatto in questa tappa è stato trasferire cinque miliardi di euro alle comunità autonome per la sanità..."

Quanti immigrati clandestini ci sono in Spagna?
"Circa 250.000".

Come lo sa? Con questa precisione, intendo...
"Ci sono i mezzi per saperlo. È una stima. E la stima è intorno ai 250.000".

Che cosa pensa di fare con queste persone?
"Nella misura del possibile, rimpatriarle. Non appena abbiamo un immigrante clandestino, lo rimpatriamo..."

Non farà una sanatoria...?
"No, no. Voglio precisare due cose. Quando abbiamo fatto la sanatoria è stata una sanatoria caso per caso. Con contratto di lavoro, con il consenso di imprenditori e sindacati e chiedendo i precedenti penali".

Economia. Il dato sulla disoccupazione registrato a febbraio è pessimo.
"Lo contesto. Anzi, oggi ho qui paio di dati positivi sull'economia spagnola che mi hanno dato stamattina. C'è stato un numero molto alto di contratti a tempo indeterminato. Non mi sembra che se avessimo un clima economico allarmante gli imprenditori continuerebbero a fare contratti, e tanto meno contratti a tempo indeterminato".

Quattro anni fa lei promise una legge sui termini di tempo entro cui poter praticare l'aborto. È una promessa che non ha mantenuto.
"Una sfumatura. Non l'ho mai promesso. Non è mai uscito dalla mia bocca".

È nel suo programma. Pagina 100 del Programma elettorale del 2004: "Riformeremo la legge sul diritto all'interruzione volontaria di gravidanza per adottare un sistema di termini di tempo".
"... non ho ritenuto conveniente modificare la legge".

Centinaia di migliaia, forse milioni di donne saranno deluse.
"Non lo so, non lo so. Io non parlo a nome delle donne. Non parlo a nome loro".

Avrebbe potuto farlo. Disponeva di una maggioranza sufficiente alla Camera.
"Sì, ma non ho ritenuto conveniente farlo e non l'ho fatto. Ritengo conveniente dialogare con il Pp".

Parliamo dei settori integralisti. I vescovi hanno appena eletto presidente il cardinale Rouco Varela, uno degli istigatori di tutte le manifestazioni di piazza contro il suo governo. È un cattivo presagio per i prossimi quattro anni?
"Non facciamo previsioni su quello che succederà. Probabilmente, il fatto che sia stato rieletto presidente della Conferenza episcopale... Per il momento, ha fatto una dichiarazione corretta, il primo giorno, e bisogna dare tempo al tempo".

Questa mattina hanno eletto anche García-Gasco come guardiano dell'ortodossia, che è stato il cardinale che ha detto che lei, con le sue leggi, stava dissolvendo la democrazia.
"È una dichiarazione inaccettabile. Inaccettabile".

Secondo lei è il clima adatto per andare a cena col nunzio apostolico?
"Io sono sempre a favore del dialogo. Sempre".

Tuttavia, ha dichiarato che nella prossima legislatura, se vincerà, metterà i puntini sulle "i" ai vescovi.
"A certi che hanno fatto dichiarazioni, sì".

Che cosa dirà loro?

"Una ragione molto evidente: che devono rispettare le leggi approvate dal Parlamento. Possono non essere d'accordo, ma non possono fare affermazioni come quelle sul fatto che sono una ferita per la democrazia, o che rappresentano un passo indietro per i diritti umani".

Crede che il problema del Kosovo si sia avviato verso la soluzione con l'indipendenza?
"Soluzione no, andrà ad aumentare le tensioni e le difficoltà. La mia posizione sul Kosovo è nota: risponde a esigenze di coerenza, il governo non sosterrà nessuna dichiarazione che non abbia l'appoggio delle Nazioni Unite".

Appoggerebbe l'ingresso del Kosovo nell'Unione Europea?
"No".

Quando ha parlato l'ultima volta con Fidel Castro?
"Non ho mai parlato in vita mia con Fidel Castro".

Non ha mai parlato con lui?
"No. Questi sono i paradossi con cui bisogna convivere, no"?
(L'intervista è stata realizzata dal Direttore de El Pais) (Copyright El Pais-la Repubblica/ Traduzione Fabio Galimberti)

mercoledì 5 marzo 2008

La Grecia apre alle coppie di fatto eterosessuali, presto anche a quelle gay?

Un progetto di legge del ministero della Giustizia assicura alle coppie conviventi gli stessi diritti di quelle sposate. Secondo la stampa locale, spianerebbe la strada alle coppie omosessuali


Il ministero della Giustizia greco ha presentato una proposta di legge per il riconoscimento delle unioni di fatto per le coppie eterosessuali. In realtà la percentuale di coppie non sposate in Grecia è ancora molto bassa perché il matrimonio religioso è ancora la scelta predominante tra le coppie.

Ciò nonostante,secondo alcuni quotidiani greci, la legge è stata proposta per colmare una 'lacuna' legislativa e riconoscere alle coppie che non scelgono il matrimonio gli stessi diritti di quelle sposate. Sempre stando a quanto riporta la stampa locale, il progetto di legge, sebbene parli esplicitamente di coppie eterosessuali, getterebbe le basi per un futuro riconoscimento delle coppie omosessuali.

Lo sostiene il quotidiano 'Ta Néa'
.
Attualmente, la Grecia è amministrata da un governo conservatore.

martedì 4 marzo 2008

Unioni civili in Gran Bretagna. Anche i gay conservatori si uniscono

Sul Daily Telegraph il deputato al parlamento per il partito dei Tory, Alan Duncan, cinquantenne progressista che fu tra i primi a fare outing nel 2002, annuncia la sua Civil Partnership con Mr. J.D.P. Dunseath. E’ il primo conservatore a usare la legge sulle unioni civili omosessuali varata dal New Labour di Tony Blair.

Lo stesso giornale era stato molto duro anni prima con Michael Portillo, ex ministro della Difesa di John Major, l’ultimo premier conservatore prima di Blair, che aveva rivelato una relazione omosessuale giovanile. Stavolta invece il Telegraph regala anche qualche perla gossipara che piace tanto ai londinesi. David Cameron, il leader conservatore, è felicissimo. Consueto progressismo british.

Il primo deputato a unirsi civilmente a un compagno dello stesso sesso, dopo l’entrata in vigore della legge nel dicembre del 2005, è stato il sottosegretario all’Ambiente (oggi alla Sanità) Ben Bradshaw, laburista, nel luglio del 2006.

Il Civil Partnership Act è entrato in vigore nel dicembre 2005 in Gran Bretagna, riconosce alle coppie gay di legarsi in un unione registrata, diversa dal matrimonio. I contraenti assumono lo status legale di civil partners. Uno dei primi a usare la legge è stato il sempiterno Elton John, che nel 2005 si è unito con David Furnish.


http://tinyurl.com/2a8w4v

venerdì 29 febbraio 2008

Olanda, la principessa Maxima per i diritti gay

La principessa olandese Maxima si erge a paladina dei diritti dei gay. La moglie del principe ereditario Willem-Alexander sara' presente, la prossima settimana, alla firma, da parte del governo e delle amministrazioni locali, di un'intesa a favore degli omosessuali.

Il testo dell'accordo, che sara' siglato dal ministro delle pari opportunita' e dalle autorita' locali di Amsterdam, Rotterdam, Aja e Utrecht, intende favorire ancora di piu' l'accettazione degli omosessuali da parte della societa' olandese.

La presa di posizione di un membro della famiglia reale e' considerata di importanza storica e salutata positivamente dall'organizzazione di volontariato Coc che da anni si batte contro la violenza a danno dei gay.

http://tinyurl.com/2hjore

martedì 26 febbraio 2008

Programma PD: diritti gay e lotta a omofobia

Presentato il programma del Partito Democratico. C'è l'apertura alle coppie di fatto. La formula adottata è simile a quella che fu nel programma dell'Unione nel 2006, e che tanti attriti creò all'interno della coalizione. Inoltre, per la prima volta in un programma di governo, è presente un riferimento alla lotta contro l'omofobia.

«Il Pd- si legge- promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.» Inoltre «è indispensabile riprendere e approvare il disegno di legge contro lo stalking e l'omofobia, già approvato dalla Commissione Giustizia della Camera nella XV Legislatura.»

La soluzione non è piaciuta a Famiglia Cristiana che ha definito il testo un «pasticcio veltroniano in salsa pannelliana». «Nel Pd - si legge in un editoriale del direttore - i cattolici non hanno intenzione di dar vita a una corrente confessionale. Chiedono però chiarezza sull'antropologia e i valori di riferimento».

Sulla stessa linea il deputato di Forza Italia Isabella Bertolini che ha dichiarato: «L'inganno è svelato e i dodici punti del programma del PD, tra cui quello dedicato a aborto, testamento biologico e coppie di fatto, dimostrano che i cattolici sono schiacciati in un angolo del Pd dal sopravvento dei Radicali.»

Nel pomeriggio era circolata una sintesi del programma che non menzionava né l'orientamento sessuale delle coppie né l'omofobia. Per questo le associazioni gay e alcuni parlamentari avevano lanciato un'allarme, poi rientrato una volta presa visione del testo definitivo.


Leggi il testo integrale del programma

Scarica il programma (Pdf)

Il Partito socialista sceglie laicità e diritti



Sono gay e sono incazzato. Quella che vedete qui sopra è una delle immagini della campagna elettorale del Partito socialista, che andrà da solo alle elezioni e ha deciso di puntare sulla propria identità e sull’adesione al Partito socialista europeo. Quindi laicità, diritti civili, diritti dei lavoratori e scuola pubblica sono in cima alla lista.

La campagna per Internet - sui giornali uscirà solo sull’Unità - comprende anche una donna, un precario, un operaio. Tutti incazzati e, sperano dalle parti del Ps, propensi a votare per l’unica forza di sinistra socialista rimasta in Italia. Ce la farà Boselli?

http://tinyurl.com/ytq573

lunedì 25 febbraio 2008

Dove finisce l’Otto per mille dello Stato

Il 23 novembre 2007 il governo Prodi ha deciso la ripartizione del gettito dell’Otto per Mille di competenza statale. Per l’anno 2007, la somma distribuita è stata pari a 46.503.979,20 euro. Non ho fatto calcoli precisi, ma a occhio e croce un terzo dei fondi sono finiti a diocesi, parrocchie, confraternite e restauri vari di chiese e conventi: c’è anche un contributo di 442.500 euro per il restauro del cortile della Pontificia Università Gregoriana.

mercoledì 20 febbraio 2008

Spagna: sospeso il giudice anti-gay

Da due anni si oppone alla richiesta di una donna, che vorrebbe adottare la figlia della moglie, secondo quello che prevede la legge spagnola. Adesso il giudice di Murcia Fernando Ferrín Calamita è stato sospeso dalla magistratura spagnola, per aver violato i suoi doveri e aver piegato il codice alle proprie convinzioni personali.

Con tre voti favorevoli e due contrari, il Cgpj (Consiglio generale del potere giudiziario), l’organismo di controllo dei giudici spagnoli, ha deciso di allontanarlo temporaneamente per aver ostacolato il corso della giustizia. Sin dal 2006, infatti, Vanesa de las Heras ha chiesto di adottare la figlia della propria compagna Susana Meseguer: un iter che di solito dura un mese non è stato ancora concluso, benché Ferrín si dichiari “vittima di una campagna di ostilità”.

Già in passato, però, lo stesso giudice finì sulle prime pagine dei giornali a partire dal suo primo incarico nel 1987, quando fece arrestare due donne che si erano presentate in spiaggia in topless. E in seguito più di una volta dimostrò la propria ostilità a gay e lesbiche, associando la condizione omosessuale alla tossicodipendenza e all’appartenenza a sette sataniche. Adesso avrà un po’ di tempo per riflettere.

http://tinyurl.com/3bvjbg

Cassazione: rapporto gay è disonorevole

Fa discutere una sentenza della Suprema Corte che definisce "disonorevole" un rapporto gay, al pari di un rapporto incestuoso. Per questi motivi è possibile astenersi dal testimoniare ad un processo.


In una sentenza della Suprema Corte depositata il 14 febbraio scorso (n. 7208), le sezioni unite penali stabiliscono che è punibile chi, in fase di testimonianza in un processo, dichiara il falso per "salvare il prossimo congiunto da un grave e inevitabile" danno. E fin qui non ci sarebbe niente di strano, se non fosse che resta escluso da questa punibilità chi rientra in una serie di casi in cui dalle dichiarazioni "potrebbero emergere fatti disonorevoli". Si tratta, come si legge nella sentenza, dei rapporti incestuosi e dei rapporti omosessuali.

Chi rientra in queste casistiche, in pratica, può mentire a fin di bene evitando di dover rivelare, ad esempio, le ragioni per le quali il testimone "era presente in un certo posto a una certa ora".

«È gravissimo che un organismo istituzionale come le sezioni riunite della Corte Suprema di Cassazione definiscano un "fatto disonorevole un rapporto omosessuale" mettendolo nero su bianco su una sentenza». È questo il commento di Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay. «È inaccettabile che in un dispositivo in cui si ragiona di tutela della testimonianza e di diritti del testimone - ha continuato Mancuso - si offra una definizione di omosessualità come fatto disonorevole e lo si affianchi equiparandolo ad un rapporto incestuoso.» «Noi ci consideriamo assolutamente orgogliosi - conclude Mancuso - dei nostri amori e dei nostri rapporti. Disonorevole è il pregiudizio sociale, disonorevole è l'omofobia, disonorevole sono sentenze come questa.»

http://tinyurl.com/232upt

martedì 19 febbraio 2008

Guti. Il calciatore del Real Madrid bacia un altro uomo e la moglie lo molla

Scandalo omosessualità nel calcio spagnolo: il centrocampista del Real Madrid, di cui già si vociferava fosse gay, è stato paparazzato all`uscita da un ristorante mentre baciava un amico.

Scandalo nel calcio spagnolo: il centrocampista del Real Madrid Guti, all'anagrafe José María Gutiérrez, è stato paparazzato dalla rivista scandalistica spagnola Cuore a cena con un misterioso amico. Niente di strano se non fosse che all'uscita dal ristorante i due si sono salutati con un bacio sulle labbra.



"El carinoso" (n.d.r. "l'affettuoso", come ha titolato Cuore) Guti è sposato dal '99 con la presentatrice Arancha de Benito da cui ha avuto due bambini. Noti in terra di Spagna per essere un po' i 'Beckham de nos otros', per via dei look da fashion victim e l'onnipresenza sui media locali, i due si erano appena riconciliati dopo l'ennesima separazione (4 in 9 anni di vita coniugale) ma, un po' a causa di questo scandalo e un po' per la tendenza di Guti a divertirsi troppo nelle notti madrilene, Arancha ha fatto sapere di volere l'ennesima pausa di riflessione.

In realtà Guti aveva già fatto parlare di sè per la sua presunta omosessualità: voci su lamentele da parte di alcuni giocatori per le sue troppe attenzioni; svariati soprannomi inequivocabili, da 'Guti fashion' a 'Beckham spagnolo'; dal coro con il quale viene immancabilmente schernito dai tifosi avversari 'Guti, Guti, Guti, maricon' (n.d.r. Guti frocio) fino alle innumerevoli parodie e fotomontaggi che si trovano in rete.

Dimostrazione che, anche nella Spagna dei matrimoni e delle adozioni gay, della laicità e dell'anticlericalismo, anche nella Spagna che "viva Zapatero", il calcio resta ancora il regno dell'eterosessualità ad ogni costoin cui, se sei gay, è sempre meglio non dichiararlo. E sperare di non essere beccato dai paparazzi.


http://tinyurl.com/3cf64j

venerdì 15 febbraio 2008

Coppia gay seconda foto più bella dell'anno

Nel concorso "World Press Photo" si è classificata al secondo posto la foto che ritrae una coppia gay appena aggredita da una raid omofobo.
Primo posto alla foto di un soldato disperato.


Foto numero 1

Si intitola "Coppia colpita da violenza omofoba in attesa di soccorso medico". Gli involontari protagonisti di questa immagine sono di Budapest, Ungheria. La foto si è classificata seconda, su un totale di 80.536, nella categoria "attualità" del 51esimo premio "World Press Photo" che ogni anno sceglie le immagini più belle e rappresentative. Primo posto alla foto "Soldato americano rimasto nel bunker a Korengal Valley, Afghanistan", ed è stata pubblicata da Vanity Fair.


Foto numero 2

mercoledì 13 febbraio 2008

La battaglia dei gay democratici: si può fare

Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche?


Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche? La domanda non è banale, considerato quello che è successo in questi ultimi due anni. Due anni fa il ritorno al governo del Paese dell’Unione portò con sé la speranza per la comunità omosessuale italiana di veder finalmente tradotte in legge quelle richieste, come la legge contro l’omofobia e quella per i diritti delle coppie di fatto, che potessero consentire all’Italia di colmare i forti ritardi su questo terreno rispetto al resto d’Europa. Nel corso di questi due anni proposte di legge moderatissime come quella sui Dico o sui Cus, o come la normativa contro i reati motivati dall’omofobia, leggi che pure erano frutto di tentativi di mediazioni alte tra la cultura laica e quella cattolica, sono via via cadute sotto il fuoco dei veti ideologici di quelle parti della maggioranza e del nostro partito che hanno preferito imporre all’Italia il loro fondamentalismo religioso piuttosto che estendere fondamentali diritti civili a tutti i cittadini.

Esponenti politici del nostro partito ci hanno definiti deviati, malati da curare, alcuni senatori sono arrivati al punto di minacciare il voto contrario sulla legge Finanziaria pur di impedire l’approvazione di timidissime riforme in favore dei diritti dei conviventi e addirittura una senatrice recentemente ha votato contro la fiducia al governo Prodi su un emendamento al decreto sicurezza che voleva contrastare le discriminazioni e le violenze omofobiche. Soprattutto è mancata la forza di saper dare risposta alle speranze di una larga parte della società italiana - non solo degli omosessuali - che su questi temi si aspettava il coraggio di una decisione e che non ha compreso come non si sia andati fino in fondo.

Tante lesbiche, tanti gay democratici in questi due anni se ne sono andati, chi preferendo di agire unicamente dentro al movimento lesbico, gay, bisessuale e transgender chi rifugiandosi nella vita privata.

Noi abbiamo scelto di restare, convinti come siamo che la battaglia per i nostri diritti si debba condurre qui, dentro il Partito Democratico, nel dialogo con le forze migliori del cattolicesimo democratico, provando a risvegliare i tanti laici di questo partito dal loro torpore. È una scelta difficile, ma l’abbiamo compiuta, convinti come siamo che le nostre battaglie dovranno servire soprattutto a riaprire spazi di cittadinanza per quei tanti che si sono allontanati, perché possano tornare presto con maggiore fiducia e speranza.

Sappiamo che la vittoria di questa battaglia civile passa necessariamente per una vittoria nel Pd, in quello che potrebbe essere il più grande partito d’Italia, in quel partito che aspira, anche col nostro sostegno, a vincere da solo le prossime elezioni ed a governare il Paese con le forze migliori della società italiana.

Abbiamo accettato la sfida delle primarie, siamo stati dentro la fase costituente, abbiamo lavorato con forza e convinzione dentro alle Commissioni, e la nostra presenza dall’interno ci ha consentito di raggiungere risultati importanti e significativi. Nel Manifesto dei Valori dopo una lunga ed accesa discussione, la famiglia è stata declinata al plurale: si afferma, infatti, che «le famiglie, nella loro concreta condizione, sono destinatarie e protagoniste delle politiche sociali». Nello stesso documento si auspica che siano «riconosciuti e disciplinati per legge i diritti e doveri delle persone conviventi in unioni di fatto» e che si elimini «ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale». Nello Statuto nazionale si afferma che il Pd «si impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione politica di tutti i cittadini ed in particolare di coloro che per motivi legati al genere, all’origine etnica, alla propria religione o alle proprie convinzioni personali, alle disabilità, all’età o all’orientamento sessuale incontrano i maggiori ostacoli nell’accesso alla vita politica».

Tutto ciò non era affatto scontato, lo si deve soprattutto alla nostra perseveranza e rappresenta senz’altro un risultato importante, ma non basta. Per riaccendere le speranze del nostro popolo serve che questi principi e valori si traducano in precisi e chiari impegni programmatici. Serve che le persone che candideremo ne siano tutte consapevoli e ne divengano convinti e convincenti attuatori, anzichè, come alcuni sono stati in questi anni, cocciuti ed impuniti sabotatori.

Serve soprattutto che questa battaglia possa camminare anche sulle gambe di deputati e senatori dichiaratamente omosessuali che possano lavorare dall’interno delle istituzioni per costruire le mediazioni più avanzate, recuperando un rapporto e un dialogo profondo con quel grande e gioioso movimento che in gran parte ora sta fuori da qui. Perché è del tutto evidente che un partito che si definisce «a vocazione maggioritaria» ha bisogno di rappresentare la società italiana in tutti i suoi segmenti sociali, compresi quelli più scomodi, superando imbarazzi e reticenze.

Walter Veltroni in questi giorni ha proposto lo slogan della campagna elettorale, ispirandosi a Barack Obama «We can» cioè «Si può fare». È uno slogan che punta a trasmettere fiducia e speranza ad una società che vuole cambiare, rompere col passato e guardare con maggiore fiducia al futuro. A condizione però che sappia parlare a tutta la società, senza dimenticare nessuno.

Ecco quindi che la risposta alla domanda iniziale sul perché una lesbica o un gay italiano dovrebbe votare per il Pd dipenderà da quanto in questa campagna sapremo risultare credibili nel pronunciare «Si può fare». Tanti cittadini omosessuali vorrebbero svegliarsi il 14 aprile prossimo e poter dire che sì, «Si può fare»: si può uscire dalla paura, dalla non accettazione sociale, si possono avere diritti come tutti gli altri. Anche noi omosessuali vorremmo camminare verso una “nuova Italia” da protagonisti. Perché noi, anche se non siamo stati citati siamo parte importante di quella Italia a cui Veltroni ha parlato nel suo discorso di Spello. Perché la nostra battaglia è la battaglia di tutti, perché i nostri diritti aggiungono civiltà, rendono un Paese migliore, quel Paese in cui tutti vorremmo vivere. E allora, non solo «Si può fare» ma «Si deve fare».



Marco Volante

Andrea Benedino, Anna Paola Concia, Cristiana Alicata, Carmen Antonino, Andrea Ambrogetti, Simone Acquino, Fabio Astrobello, Alessandro Bandoni, Simone Barbieri, Riccardo Camilleri, Alfredo Capuano, Maurizio Caserta, Matteo Cavalieri, Nicola Cicchitti, Enrico Fusco, Veniero Fusco, Daniele Garuti, Carlo Guarino, Nunzio Liso, Sergio Lo Giudice, Enrico Pizza, Carlo Santacroce, Ivan Scalfarotto, Ivan Scanavini, Ennio Trinelli, Carmine Urciuoli


http://www.gaynews.it/view.php?ID=76917

martedì 12 febbraio 2008

Israele: la terra promessa delle adozioni gay

Via libera d'Israele alle coppie omosessuali: sì a un figlio
di Francesca Paci


Il primo pensiero va a David e Raul, una coppia di amici ebrei italiani: se decideranno di chiedere la cittadinanza israeliana potranno finalmente adottare un figlio». Shai Doatsh, portavoce dell'associazione omosessuale israeliana Agudà, agisce localmente ma pensa global, secondo la filosofia gay. La sentenza del consigliere giuridico del governo, Menahem Mozouz, che domenica ha spalancato le porte dell'adozione a partners dello stesso sesso, allinea il diritto di famiglia israeliano a quello di Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Islanda, al Belgio che nel 2003 è stato il secondo Paese al mondo dopo l'Olanda a legalizzare i matrimoni omosessuali. Ma apre uno spiraglio anche per David, Raul, gli altri e le altre ebree che rispondono a legislazioni meno permessive ma potrebbero, domani, usufruire del diritto al ritorno nella Erez Israel e coronare il sogno proibito d'una paternità/maternità.

«L'unico criterio da prendere in considerazione è il bene del bambino» è stata l'argomentazione vincente di Mazouz. A febbraio del 2006 la Corte israeliana aveva riconosciuto il diritto di Tal e Avital Yaros-Hakak, una coppia lesbica, ad adottare i tre bambini nati dalla precedente unione di Tal. La cosiddetta «stepchild-adoption», l'adozione del figliastro, corsia preferenziale femminile possibile, oltre che in Israele, in Germania, Norvegia, Danimarca. «L'unico criterio da prendere in considerazione è il bene del bambino» è stata l'argomentazione vincente di Mazouz. A febbraio del 2006 la Corte israeliana aveva riconosciuto il diritto di Tal e Avital Yaros-Hakak, una coppia lesbica, ad adottare i tre bambini nati dalla precedente unione di Tal. La cosiddetta «stepchild-adoption», l'adozione del figliastro, corsia preferenziale femminile possibile, oltre che in Israele, in Germania, Norvegia, Danimarca.

«Adesso sarà più semplice anche per gli uomini» afferma Shai Doatsh. A giudicare dalle ultime statistiche di Agudà, in Israele ci sono almeno 18 coppie omosessuali, di cui 25 già genitori/genitrici e 10 alle prese con certificati, richieste ufficiali, carte bollate.

La sentenza del giudice Menahem Mozouz, spiega Michal Hamel, leader storico del movimento gay israeliano, «equipara le coppie omosessuali a quelle dello stesso sesso sostenendo che una coppia è una coppia e corrisponde esattamente all'idea di mamma e papà». Un'affermazione semplice ma rivoluzionaria qui, dove convivono la licenziosa San Francisco mediorientale patria della cantante trans Dana International e la terra santa della Bibbia. Dove, secondo uno studio della Ynet-Gesher, il 73 per cento dei genitori s'immedesima con il primo ministro ed è pronto ad accettare un figlio omosessuale come Dana Olmert, ma rabbini, imam e porporati cristiani innalzano eccezionalmente comuni barricate contro il Gay Pride di Gerusalemme.

«L'adozione è la naturale evoluzione di un percorso civile e legale sull'uguaglianza dei sessi» nota Michal Tamir, docente di diritto di famiglia all'università di Tel Aviv. «Israele è un Paese moderno ma anche profondamente conservatore, il punto d'incontro tra la cultura occidentale e la tradizione mediorientale. Il sistema legale e quello politico procedono lentamente, di pari passo, senza strappi». Nel 1988 è venuto il riconoscimento dell'omosessualità, nel 2005 la maternità delle lesbiche, ora l'adozione per tutti, donne e uomini. Nonostante le fughe in avanti dei progressisti, a Gerusalemme fa ancora scuola la sinagoga ortodossa di Dean Ramon, inamovibile nel ricordare che «la legge ebraica proibisce l'omosessualità» e il leader della destra religiosa, Nissim Ze'ev, auspica «centri di riabilitazione per curare la sodomia».
Passato e futuro, in guerra per il presente.

Michal Tamir legge la decisione della Corte come lo Zeitgeist, lo spirito dei tempi: «Per essere un Paese con cinque milioni e mezzo di abitanti, Israele ha il più alto numero di famiglie omosessuali con figliastri adottivi».
Altre ne seguiranno e più "ufficiali", nonostante l'anatema del ministro Eli Yishai, leader del partito ultraortodosso Shas contro la «nauseante iniziativa del giudice Mozouz». Più che la morale è l'economia a spingere verso l'emancipazione. I dati di Avodà coincidono con quelli del ministero del turismo: oltre il 10 per cento degli stranieri che visitano Israele ogni anno è composto da gay. Se la Knesset si aprisse ancora di più, come ha già fatto il Comune di Tel Aviv, potrebbero arrivare 400 turisti omosessuali ogni settimana. O magari aspiranti residenti come David e Raul, disposti a lasciare l'Italia per un bebè.

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lunedì 4 febbraio 2008

Zapatero: la chiesa cattolica non intervenga nella campagna elettorale

Il premier spagnolo ha fatto pervenire in Vaticano una sua nota di "indignazione" per le ingerenze dei vescovi cattolici nella vita politica del paese e la loro presa di posizione a favore del Partito Popolare.


Il partito socialista spagnolo ha espresso la propria disapprovazione per la presa di posizione dei vescovi cattolici del paese i quali hanno ordinato ai loro fedeli di non votare per i partiti che hanno sostenuto il matrimonio gay.
La conferenza dei vescovi spagnola ha dichiarato ai media la settimana scorsa: "I cattolici possono supportare e partecipare a diversi partiti politici ma la verità è che non tutti i programmi elettorali sono compatibili con la fede e con le richieste cristiane nell'ambito della vita".
Il portavoce socialista Jose Blanco ha detto che molti cattolici si sentiranno pieni di vergogna per il tentativo delle gerarchie di influenzare l'esito delle elezioni di marzo: "I vescovi hanno deciso di entrare a piede teso nella campagna elettorale. Schierandosi con il partito popolare."

LA SPAGNA LAICA DI ZAPATERO


Il governo Zapatero ha introdotto il matrimonio gay nel 2005 e, anche se contrario, il partito popolare ha fatto sapere di non voler abolire l'istituto.
All'inizio del mese il partito socialista ha fatto sapere che non accetterà " sentinelle morali" da parte di nessuno.
Maria Fernandez della Vega, vicepremier, ha detto che la chiesa cattolica non puo' più imporre la sua morale al paese. Su questa guerra tra laicità dello Stato e imposizioni da parte delle gerarchie ecclesiastiche si gioca la vera partita elettorale nel paese.
E' di ieri la notizia che, tramite l'ambasciatore presso la Santa Sede Francisco Vazquez Vazquez, il governo spagnolo ha fatto pervenire al segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone un messaggio di "malessere" e indignazione" per l'ingerenza dei vescovi nella campagna elettorale.

LA LEZIONE SPAGNOLA



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giovedì 31 gennaio 2008

Laicità e unioni civili: ecco il manifesto del Partito Democratico

Il testo parla esplicitamente di coppie di fatto, di non interferenza nelle decisioni della politica e di lotta alle discriminazioni a causa dell'orientemento sessuale. La bozza presto definitiva.


Il mondo della politica è in grande fermento in questo periodo e poco prima che il governo cadesse dopo la sfiducia al Senato, il segretario del neonato Partito democratico aveva annunciato che il Pd, a prescindere dalla legge elettorale, alle prossime competizioni avrebbe corso da solo. E da quando il Pd è ufficialmente nato, una serie di commissioni stanno lavorando ai punti programmatici e alla definizione della linea politica. Un lavoro difficile, considerata la diversità delle anime che lo compongono.

Sabato prossimo si riunirà per l'ultima volta prima dell'incontro dell'Assemblea Costituente, la Commissione Valori si riunirà per stendere la versione definitiva del Manifesto dei Valori, appunto, ma la bozza che si conosce già dovrebbe essere molto simile, se non identica al documento che verrà presentato all'assemblea.

Il Manifesto inizia spiegando le ragioni che hanno portato alla creazione di questo nuovo soggetto politico per poi cominciare a parlare di tutti i principi che staranno alla base della sua azione: ridare voce ai giovani valorizzare le diversità di qualsiasi tipo esse siano, pensare nei termini di progresso e apertura che l' Europa unita richiede, con alcuni passaggi che riguardano specificatamente le donne le persone LGBT, le nuove conzezioni di famiglie e l' immigrazione.
"È tempo di superare il ritardo italiano nel riconoscimento del ruolo paritario delle donne protagoniste, in tutto il mondo, nella storia contemporanea, dei più significativi e profondi cambiamenti politici, culturali, economici - si legge nella bozza -. Il Partito democratico si è presentato al paese nel segno di una novità di portata altamente simbolica: il 50 per cento di donne presenti nelle assemblee costituenti nazionali e regionali, una novità che impone le necessarie coerenze. In termini culturali le donne si collocano al centro di un ripensamento radicale delle relazioni interpersonali, e del rapporto fra lavoro e cura, fra responsabilità individuale e collettiva. In termini politici le donne sono le prime interessate al rinnovamento della politica e a nuove forme di partecipazione che coinvolgano tutti".

Uno dei passaggi di maggiore interesse per la comunità LGBT è certamente quello che riguarda il riconoscimento dei rapporti di coppia dopo un anno segnato da un aspro dibattito a suon di numeri di piazza, tra Family Day da una parte e Orgoglio laico e Gay Pride dall'altra. A questo proposito il documento recita: "La società giusta che noi vogliamo interpreta il ruolo della famiglia tenendo conto sia dei diritti e doveri dei membri che la compongono sia delle nuove esigenze espresse dalla società civile. Essa è il primo luogo relazionale, affettivo e formativo dove si sviluppano l'identità, l’inserimento sociale e la dignità della persona. La famiglia è parte integrante di una politica aperta verso le nuove generazioni, e va incoraggiata con adeguate politiche di sostegno pubblico, rivolte in modo particolare alle famiglie con figli. In questo quadro, vanno riconosciuti i diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto". Il fatto che non si faccia esplicito riferimento all'orientamento sessuale delle persone che formano le 'unioni di fatto', lascia pensare che in questo passaggio il riferimento sia anche alle coppie LGBT.

E dopo avere fatto una breve analisi su come la globalizzazione, soprattutto dei consumi, abbia di fatto portato allo spostamento di milioni di persone da un Paese all'altro, e su come questo possa facilmente sfociare in femomeni di intolleranza razziale, religiosa o di qualsiasi altro genere, il Manifesto continua dicendo: "Milioni di persone, in gran parte giovani sono entrati nella rete dei consumi, dei bisogni, delle informazioni. Con l’assoluta necessità di affermare la propria identità e quindi il rischio che in assenza di nuovi valori il vuoto sarà riempito da contrapposizioni razziali, violenze, guerre di religioni. Di qui la necessità di una nuova consapevolezza della centralità dei diritti umani. Il Partito Democratico si impegna affinché tale cultura sia sempre più condivisa, al di là delle barriere politiche, geografiche, religiose. Essa mira a eliminare ogni violazione della dignità e della vita della persona, e ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione di genere e di orientamento sessuale".
Infine un altro passaggio importante è quello che riguarda la laicità. E non poteva essere diversamente, dopo avere parlato di unioni di fatto e di lotta alle discriminazioni di ogni sorta, anche quelle omofobiche.

Su questo aspetto, il Pd fa riferimento alla Carta Costituzionale che identifica la laicità come un principio su cui si fonda l'Italia. "Il princìpio costituzionale della laicità dello Stato rappresenta un valore essenziale dell'impegno politico e sociale del Partito Democratico - si legge ancora nel Manifesto -. La laicità dello Stato consiste nella garanzia che ogni persona sia rispettata nelle sue convinzioni più profonde e che a ciascuno siano assicurati gli stessi diritti e gli stessi doveri. Allo stesso modo, la laicità dello Stato garantisce che le istituzioni siano di tutti e che le decisioni democratiche vengano assunte in modo libero e autonomo. (...) concepiamo la laicità come rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali, e quindi anche come riconoscimento della rilevanza nella sfera pubblica, e non solo privata, delle religioni, dei convincimenti filosofici ed etici, delle diverse forme di spiritualità".
Adesso il documento dovrà passare l'ultimo esame della Commissione, di cui fanno parte laici convinti come Andrea Benedino ed Ermete realacci, ma anche rappresentanti dei teo-dem come Paola Binetti per poi essere presentato all'Assemblea Costituente Nazionale che ne dovrà approvare la versione definitiva. Nonostante le polemiche iniziali, l'attuale testo pone buone basi perchè vengano portate avanti battaglie importanti. Adesso non ci resta che aspettare il testo finale sperando che non vengano apportati cambiamenti sostanziali.

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lunedì 28 gennaio 2008

Spagna: Rajoy, se vinco le elezioni cambierò solo il nome alla legge sul matrimonio gay

Il leader del Partito Popolare Mariano Rajoy, sfidante del premier Jose' Luis Zapatero alle politiche spagnole del 9 marzo, ha affermato in una intervista pubblicata oggi dal quotidiano El Mundo che se vincera' manterra' la discussa legge sui matrimoni gay approvata dalla maggioranza uscente socialista, cambiandone forse solo il nome.

Secondo Rajoy ci sono ''solo tre paesi'' fra cui la Spagna in cui la legge parla di ''matrimonio'' fra omosessuali: ''questo non mi piace'' ha precisato. Una eventuale modifica della normativa, ha aggiunto, ''riguarderebbe solo il nome e non i diritti e gli obblighi che la legge sancisce''.

Il Pp (centrodestra) ha presentato un ricorso contro la legge sui matrimoni gay, contestandone in particolare la denominazione, davanti alla corte costituzionale, che deve ancora pronunciarsi, ha ricordato Rajoy.

Un milione di persone ha manifestato a fine dicembre a Madrid durante il Family Day promosso dall' arcivescovado della capitale contro la legge sui matrimoni gay e contro quella sui divorzi rapidi, pure approvata dalla maggioranza socialista due anni fa. Nell'intervista a El Mundo il leader del Pp si e' inoltre impegnato a non cambiare la legge sull'aborto in caso di vittoria.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=76716

«Salvate i due gay iraniani dalla forca»

I due giovani hanno confessato sotto tortura la loro omosessualità e ora rischiano la vita



Due giovani iraniani sono stati arrestati perché gay e ora rischiano di essere impiccati. Lo denuncia il Gruppo EveryOne, organizzazione no profit per la difesa dei diritti umani, che si è già occupata in passato della vicenda della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, rifugiatasi a Sheffield, nel Regno Unito, dove le è stato negato l'asilo come rifugiata, e dove è ancora in attesa della decisione della magistratura inglese.

ARRESTO E TORTURE - I due ragazzi sono arrestati nell'Azerbaijan iraniano il 23 gennaio scorso. L'accusa, emessa nei loro confronti dal Tribunale islamico, è di «mohareb», ovvero nemico di Allah, e «lavat», ovvero sodomia. «Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale», riferisce EveryOne. La confessione dei due giovani, secondo il Gruppo, è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: «Mohareb», il reato di chi è «nemico di Allah» e «Lavat», sodomia. Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati «nemici di Allah».

PETIZIONE- Per salvare la vita a Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, di 18 e 19 anni, EveryOne ha lanciato una raccolta di firme. Una petizione destinata a figure istituzionali che vanno dall'Onu al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e al suo ministro della Giustizia, dalle ambasciate a organismi Ue quali la presidenza del Parlamento europeo e della Commissione Ue.

PRECEDENTE- Appena del 5 dicembre scorso è il «barbaro assassinio» con l'accusa di «Lavat» di un altro giovane gay iraniano, Makwan Moloudzadeh, 21 anni, avvenuto nella prigione di Kermanshah, altro caso denunciato da EveryOne nella «campagna per la vita in Iran».

http://tinyurl.com/2kglyn

domenica 27 gennaio 2008

Giornata della memoria, anche per le altre vittime

Oggi, nella Giornata della memoria, si ricordano le vittime del nazismo e del fascismo, innanzitutto quelle del popolo ebraico per cui il nazismo aveva decretato lo sterminio totale. Furono sei milioni gli ebrei morti nei campi di concentramento, trasformati in campi della morte. Le comunità ebraiche dell’Europa centrale e orientale sono state di fatto annientate, quelle degli altri paesi decimate nella Shoah.

Accanto agli ebrei anche altri esseri umani furono perseguitati dal nazi-fascismo e inviati nei lager: omosessuali maschi, zingari rom e sinti, disabili fisici e mentali, lesbiche, anarchici. Già adesso, insieme alla tragedia del popolo ebraico, ricordiamo anche queste altre vittime che non portavano la stella gialla di Davide, ma erano costretti a indossare triangoli di diverso colore per distinguerli con precisione (l’accuratezza tedesca!).

Così gli omosessuali avevano il triangolo rosa (in segno di disprezzo e negazione della loro virilità), i testimoni di Geova il triangolo viola, rom e sinti il triangolo marrone. In Senato è stata presentata da Tiziana Valpiana di Rifondazione una proposta di modifica della legge che istituisce la Giornata della memoria, proprio per menzionare anche le altre vittime. In numero inferiore, ma anch’esse accomunate dall’odio e dalla persecuzione del nazismo.

http://www.queerblog.it/post/2871/giornata-della-memoria-anche-per-le-altre-vittime

sabato 26 gennaio 2008

Unione Europea: L'Italia si adegui alle norme sui rifugiati gay

La Commissione si rivolgerà alla Corte Europea se non adeguerà presto le proprie norme alle direttive comunitarie che allargano lo status di rifugiato a chi è discriminato per l'orientamento sessuale.


A pochi giorni dalla sentenza della cassazione che stabilisce che gli stranieri omosessuali che rischiano la persecuzione nel loro paese d'origine non possono essere espulsi dall'Italia, arriva un monito direttamente dalla Commissione Europe. Secondo Bruxelles, infatti l'Italia è inadempiente rispetto alla normativa comunitaria che prevede il riconoscimento dell'asilo politico anche a gay e lesbiche perseguitati nel loro paese d'origine. A rivolgersi alla Commissione era stato l'eurodeputato dei radicali Marco Cappato.

Il Parlamento italiano non ha infatti recepito la direttiva sull'asilo politico 2004/83/CE, che include un obbligo per gli Stati membri di considerare l'orientamento sessuale come ragione per concedere lo status di rifugiato, dato che la stessa è, purtroppo, anche motivo di discriminazione e persecuzione in molti stati.
Gli stati inadempienti, insieme all'Italia, nove in tutto e saranno portati davanti alla Corte di Giustizia nel caso continuassero ad ignorare le direttive della Commissione.

http://tinyurl.com/ywdvu8

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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