sabato 17 maggio 2008

Giornata mondiale contro l'omofobia

stop_912167cc67Si celebra oggi la giornata mondiale contro l’omofobia. Secondo l’ILGA (International Lesbian and Gay Association) sono ben 86 i paese dell’ONU che ancora criminalizzano i rapporti fra adulti dello stesso sesso. In 7 di questi è prevista la pena di morte. Quando non si giunge a questo, c’è il carcere.

Il consigliere generale dell’ILGA ha detto:
In molti casi il pregiudizio verso le persone omosessuali è il risultato dell’ignoranza e della paura. Questa lunga lista di orrori è un classico esempio dell’intolleranza contro chi è diverso e straniero. La discriminazione verso gli omosessuali è una questione urgente come mai. La lotta per il rispetto di ogni minoranza deve essere la lotta di tutti.
Il corsivo è mio, per sottolineare come in Italia, proprio in questi giorni, stiamo assistendo ad episodi di inaudita violenza e discriminazione anche verso chi è diverso e straniero. Se poi all’estero ci vedono come razzisti, non mi pare che sbaglino molto, anche se più di razzismo personalmente parlerei di una formidabile indisponibilità alla discussione e alla comprensione. Checché se ne dica siamo un Paese vecchio che, pensando al nuovo, non sa far altro che guardarsi l’ombelico.

Per ritornare al tema omofobia segnalo due ultimi episodi da parte della chiesa. Se ad alcuni può sembrare esagerato la presenza della chiesa cattolica in questo blog, vorrei solo ricordare che la situazione politica italiana è prona ai dettami di Oltretevere (mi chiedo come mai in questi casi dare il c… non sia peccato!).

Benedetto XVI, Udienza ai partecipanti al Forum delle Associazioni Familiari e alla Federazione Europea delle Associazioni Familiari Cattoliche, 16 maggio 2008
La rivelazione biblica, infatti, è anzitutto espressione di una storia d’amore, la storia dell’alleanza di Dio con gli uomini. Ecco perché la storia dell’amore e dell’unione tra un uomo ed una donna nell’alleanza del matrimonio è stata assunta da Dio come simbolo della storia della salvezza. Proprio per questo, l’unione di vita e di amore, basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, che costituisce la famiglia, rappresenta un insostituibile bene per l’intera società, da non confondere né equiparare ad altri tipi di unione.
Cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, su L’Osservatore Romano, 16 maggio 2008:
In riferimento al Documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, pubblicato dal menzionato Dicastero il 4 novembre 2005, e in seguito a numerose richieste di chiarimento giunte alla Sede Apostolica, si precisa che le disposizioni contenute in detta Istruzione valgono per tutte le Case di formazione al sacerdozio, comprese quelle che dipendono dai Dicasteri per le Chiese Orientali, per l’Evangelizzazione dei Popoli e per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Il Sommo Pontefice, il giorno 8 del mese di aprile dell’anno del Signore 2008, ha approvato tale precisazione
Cioè ne più mai preti gay in tutto il mondo. E con quei gay che già sono preti che facciamo? Li mandiamo al rogo?

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venerdì 16 maggio 2008

La Corte Suprema dice sì alle nozze gay in California

californiagaymarriageI cittadini della California hanno il diritto di sposarsi anche se sono omosessuali e desiderano unirsi a una persona del loro stesso sesso. Lo ha deciso la Corte Suprema della California, che ha accolto la richiesta di alcune coppie omosessuali che rivendicavano il diritto di unirsi in matrimonio, anche se lo stato americano riconosce già diritti e doveri equivalenti a quelli di una coppia sposata attraverso le “unioni domestiche” (domestic partnership).

Con 4 voti a favore e 3 contro (è stato decisivo il presidente della Corte), i giudici supremi hanno stabilito che entro 30 giorni le coppie dello stesso sesso si potranno sposare a tutti gli effetti in California, a meno che il Parlamento locale non introduca un nuovo istituto, analogo al matrimonio civile e differente da quello religioso, ma valido sia per le coppie etero sia per quelle gay. Quello che non è accettabile, insomma - dice la sentenza - è che due persone dello stesso sesso che vivono una relazione affettiva siano trattate in modo diverso da due persone di sesso diverso nella stessa condizione.

Ecco che cosa scrivono i giudici:

Prima di tutto, l’esclusione delle coppie dello stesso sesso dalla definizione di matrimonio è chiaramente non necessaria per garantire piena protezione a tutti i diritti e benefici che attualmente sono accordati alle coppie sposate di sesso diverso; permettere alle coppie dello stesso sesso l’accesso alla definizione di matrimonio non priverà le coppie di sesso diverso di alcun diritto e non modificherà il quadro legale dell’istituzione del matrimonio, dal momento che le coppie dello stesso sesso che scelgono di sposarsi saranno soggetti agli stessi doveri e obbligazione che attualmente sono imposti alle coppie di sesso diverso.

Secondo: mantenendo la definizione tradizionale del matrimonio e concedendo alle coppie dello stesso sesso solo una relazione familiare separata e con un nome diverso imporrà, realisticamente, uno stigma negativo sulle coppie dello stesso sesso e sui loro bambini, poiché negare a queste coppie l’accesso alla tradizionale e altamente favorevole definizione di matrimonio equivale a porre un dubbio se la relazione familiare ufficializzata di una coppia dello stesso sesso merita una dignità pari a quelle di sesso diverso.

Terzo: a causa dell’ampia disparità di trattamento che le persone gay storicamente hanno suubito, è estremamente probabile che escludere le coppie dello stesso sesso dall’istituzione legale del matrimonio può essere inteso come il riflesso di un’opinione ufficiale, secondo cui le loro unioni formali sono di condizione inferiore rispetto alle equivalenti relazioni delle coppie di sesso diverso.

Infine, riservare la definizione di matrimonio esclusivamente alle coppie di sesso diverso e riconoscere solo una definizione separata e distinta alle coppie dello stesso sesso può avere l’effetto di perpetuare una premessa più generale - adesso rifiutata con decisione da questo stato - che gli individui gay e le coppie dello stesso sesso sono in qualche modo “cittadini di seconda classe”, che possono, secondo la legge, essere trattate in modo differente e meno favorevole rispetto a invidui eterosessuali e coppie di sesso diverso.

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sabato 10 maggio 2008

L'ombra della Carfagna

Carfagna_FrancoVeltroni ha presentato il suo governo ombra, idea non nuova ma interessante (e anche un po’ auto-consolatoria). I membri del governo ombra avranno il compito di relazionarsi, confrontarsi e proporre interventi migliorativi alle leggi presentate dai ministri in carica.

Come ministro-ombra per le pari opportunità, anche qui una donna, Vittoria Franco, finora presidente delle donne ds. Nella precedente legislatura è stata la prima firmataria del disegno di legge n. 3345 (7 settembre 2005) che riguardava una proposta di legge sul riconoscimento giuridico delle unioni civili.

A proposito dei diritti delle coppie di fatto, la senatrice aveva detto:

Sono convinta che sia necessario riconoscere in modo pieno, accanto alla famiglia basata sul matrimonio tradizionale, cui fa riferimento l’articolo 29 della Costituzione, anche altre forme di famiglia e di convivenza ormai entrate a far parte della nostra società. Quello che intendiamo fare è riconoscere anche nel diritto una realtà che già esiste intorno a noi, non creare per legge nuove forme di convivenza.

E ancora:

Non deve più accadere, a parere dei proponenti, che a chi ha convissuto con una persona, magari per trent’anni, possa essere negato perfino il diritto di assistere il proprio partner morente in ospedale e che le famiglie di origine possano addirittura impedire al partner l’accesso al luogo di cura e lo escludano da ogni decisione riguardante il partner malato e incapace di agire; non deve più accadere che, attraverso l’istituto della riserva a favore dei legittimari, sia vietato al testatore di lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui ha condiviso l’esistenza, e, anche in assenza di eredi legittimari, che tale eredità venga falcidiata dalla stessa tassazione prevista per i lasciti a persone del tutto estranee al defunto, discriminazione aggravata dalla recente modifica del regime fiscale delle successioni. Non deve accadere che trattamenti punitivi di questo genere vengano previsti al solo fine di sanzionare le scelte di vita dei cittadini che semplicemente non ritengano adatta alla propria unione, o non condividano per alcuni suoi aspetti, la normativa matrimoniale attualmente vigente.


Peccato che sia solo un’ombra…

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venerdì 9 maggio 2008

Solidarietà allo studente che vuol diventare donna

Michael_LoscalzoRicordate il film In & Out? Immaginatelo realtà, solo che si prendono le difese di un alunno invece che del prof. È proporio un bell’esempio di solidarietà quello che proviene dalla Brewster High School di New York. Per protestare contro le aggressioni e le prese in giro a Michael Loscalzo (in primo piano nella foto), diciassettenne che vuole diventare donna e che ha iniziato a vestirsi con abiti femminili, i ragazzi si sono vestiti con gonna, borsetta e parrucca e le ragazze con camicia e cravatta. La protesta sarebbe anche contro i dirigenti scolastici che hanno minacciato di sospensione Michael perché si veste da donna. La scuola però smentisce e dice di aver preteso solo abiti non volgari. Ha detto il preside:

Vogliamo che tutti gli studenti siano accettati per quello che sono, per come vestono e per il loro orientamento sessuale. Chiediamo solo che a scuola ci si vesta con abiti appropriati e non in modo volgare.


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Vescovo gay difende gli omosessuali dalla destra conservatrice!

Sembra intenzionato a far parlare di sè il primo vescovo omosessuale della Chiesa anglicana: Gene Robinson.

gene-robinsonRobinson, gay, divorziato e padre di due figli, ha accusato apertamente l’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams di non aver preso posizione contro coloro che si sono opposti alla sua nomina, tacciandolo di essere un cattivo insegnante per i religiosi.

Nella trasmissione “Hardtalk” della Bbc, Robinson ha affermato: “Io ritengo che Dio sia rimasto molto deluso dalla sua riluttanza nell’affrontare Peter Akinola e gli altri come lui che hanno rilasciato dichiarazioni che ogni persona sensata troverebbe sopra le righe”.

Nell’intervista, Robinson ha ribadito la bassezza del linguaggio della destra conservatrice, da cui emerge una considerazione degli omossessuali come una sorta di “sub-umani”.


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mercoledì 7 maggio 2008

Caro Alemanno

Riporto la lettera di Cristiana Alicata pubblicata oggi sul quotidiano la Repubblica.
Non vedo l'ora di leggere la risposta.




cristiana_alicataCaro sindaco Alemanno,


Leggo le sue dichiarazioni sul Gay Pride, secondo cui esso sarebbe “una manifestazione di esibizionismo sessuale”, anche un po’ aggressivo e decido di scriverle per farle notare alcune cose.

Già nel GayPride Nazionale di Roma dell’anno scorso, visto il momento difficile per la comunità gay (legge sui Dico affossata in parlamento), la quasi totalità dei transessuali, decise spontaneamente di sfilare più coperta del solito. Giornali e televisioni, non contenti delle immagini di quel giorno dovettero rivangare vecchie immagini di repertorio per poter dare la loro deviata e pruriginosa informazione sul Pride. Perché, invece di “leggere” il Pride sui giornali, non viene davvero a vederlo, come le ha chiesto Imma Battaglia? Troverà centinaia di migliaia di cittadini e cittadine romani, che sfilano con i vestiti di tutti giorni. Perché, come uomo delle istituzioni, non chiede alla stampa e alle televisioni, di non mostrare immagini eccessive che sono oltretutto minoritarie? Non lo dico certo per perbenismo, ma perché anche a me sembra ogni volta una strumentalizzazione, dare del Gay Pride una sola immagine. In questi giorni Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay Nazionale, ha chiesto alla comunità GLBT di sfilare al prossimo pride bolognese con il vestito del proprio mestiere.

Le faccio notare, inoltre, che le strade di Roma, ogni notte, sono teatro di esibizionismo sessuale ben peggiore, da parte di centinaia di migliaia di uomini, che mette a rischio anche la sicurezza stradale. Pensi alla Salaria, un autentico bordello a cielo aperto, dove trovano sfogo davvero troppi bravi padri di famiglia, oltre tutto con ragazzine nemmeno maggiorenni. Mi auguro che come sindaco la sua priorità sia difendere quelle donne dallo sfruttamento punendo chi crea pericolo alla cittadinanza.

Di recente ho difeso la croce celtica che porta al collo. Per qualcuno è un simbolo di morte perché viene equiparata alla svastica. Lei ha spiegato perché la porta al collo, per ragioni affettive, ed io credo che all’oggettività dei simboli, dobbiamo pur aggiungere l’umanità che essi posseggono e il valore soggettivo che gli si conferisce. Non metterei mai bocca sulla sacralità dell’amicizia. Credo, semplicemente, nelle parole che dice.

Provi ora a fare lo stesso esercizio per il Gay Pride, manifestazione che ricorda il giorno in cui un gruppo di trans, a New York, si ribellò alle botte e agli stupri quotidiani dei poliziotti. Esso per la comunità gay ha un valore simbolico. Il colore, le piume, la musica, ove ci sono, sono simboli di gratitudine verso chi, per primo, si è ribellato.

Caro Alemanno, oggi lei è anche il mio sindaco ed io, pur militando nel PD, faccio parte di quei 70.000 che si sono rifiutati di votare Rutelli. Le cose che lei dice sul Gay Pride, sono le stesse che pensano molti miei compagni di partito, quindi non ne faccio affatto un momento di scontro politico, ma la richiesta di una semplice cittadina al suo sindaco. Che sia il sindaco di tutti: venga a vedere che cosa è il gay pride. Si stupirà di venire accolto con gioia, tanto siamo abituati ad essere rifiutati, persino da chi dovrebbe essere dalla nostra parte. Faccia questa cosa rivoluzionaria, creda nelle mie parole come io credo nelle parole dei ragazzi di Colle Oppio quando dicono di non essere più fascisti. Anche questo è un passaggio di riconciliazione nazionale. Pensi ai tanti sindaci di destra delle capitali occidentali che sfilano al Gay Pride.

E superi anche lei il pensiero che l’omosessualità distrugge la famiglia. Noi facciamo parte della famiglie eterosessuali e combattiamo per vedere riconosciute le nostre, a volte i migliori interpreti di questo valore, per la forza con cui lo desideriamo.


http://tinyurl.com/4vrk3r

Alemanno contro il Gay Pride: "No all'esibizionismo sessuale"

Tra le ipotesi sulla nuova giunta di Roma, Elisabetta Gardini come vicesindaco
All'ambasciatore dice: non si discuta l'esistenza dello Stato d'Israele

di GIOVANNA VITALE


alemannoIl cambio della guardia in Campidoglio rischia di aprire un altro fronte destinato ad allargare la distanza dalla precedente amministrazione di centrosinistra. Dopo l'Ara Pacis e la Festa del Cinema, ieri Gianni Alemanno ha scavato l'ultima trincea sulla questione gay. Scatenando una bufera che non ha però turbato la sua frenetica attività istituzionale: prima ha ribadito che "l'esistenza di Israele non può essere messa in dubbio" partecipando insieme all'ambasciatore Gideon Meir alla presentazione del calendario di manifestazioni in programma per i 60 anni della nascita dello Stato mediorientale; quindi ha lavorato tutto il giorno alla composizione della nuova giunta, nella quale l'ex portavoce nazionale di Forza Italia, Elisabetta Gardini, potrebbe assumere il ruolo di vicesindaco.

"Io ho rispetto per le persone omosessuali, ne conosco alcune" aveva detto in mattinata il primo cittadino di Roma intervistato su RaiNews24, "ma temo che il Gay Pride sia un'altra cosa: è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo, sia omosessuale sia eterosessuale". Secondo Alemanno "il problema non è omosessualità sì o no, ma esibizionismo sì o no"; un tema che - promette - sarà discusso in consiglio comunale per cercare di "trovare una formula che non offenda nessuno". Guai però a pensare a una deriva reazionaria: "Nel centrodestra", precisa, "c'è una cultura liberale che non mette in discussione i comportamenti, le libertà individuali e il rispetto della privacy".

Immediata la reazione dell'universo omosex. Concorde nel rifiutare l'etichetta appiccicata alla manifestazione, per la quale - si ribadisce - anche quest'anno verrà chiesto il patrocinio del Campidoglio. "Non è un'ostentazione o un'esibizione del proprio orientamento sessuale, ma un momento di riflessione per le persone lesbiche, gay e trans" tuona Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay capitolina, dopo aver invitato Alemanno a partecipare al Pride romano del 7 giugno. Invito esteso pure ai sindaci di Milano e Bologna, Moratti e Cofferati.

Un modo, anche, per far scoprire al primo cittadino della capitale "una realtà che non conosce", sostiene il "Mario Mieli", storico circolo di cultura gay: altrimenti saprebbe che si tratta di "un momento di richiesta di diritti negati, un corteo pacifico, colorato, allegro e di rivendicazione politica". Ed è proprio per "non ricominciare con i soliti scontri ideologici" che Imma Battaglia, presidente di Dì Gay Project, una delle promotrici del World Pride del 2000 che creò parecchi problemi all'allora sindaco Rutelli (che per venire incontro alle richieste del Vaticano ritirò il patrocinio) propone: "Incontriamoci e proviamo la strada dell'ascolto per costruire una città veramente di tutti".

In sostegno di Alemanno arriva invece Gay-Lib, i gay liberali del centrodestra: "Facciamo il corteo in giacca e cravatta", provocano. Mentre Assunta Almirante consiglia: "Io personalmente al Gay Pride non ci andrei, per il rispetto generale della città". Ma il centrosinistra insorge. "Il Pride è un evento positivo e propositivo che vuole ribadire il valore fondamentale della libertà", rivendica Paola Concia, portavoce del tavolo Glbt del Pd: a preoccupare, semmai, "sono i saluti romani esibiti in Campidoglio da alcuni sostenitori del centrodestra il giorno della vittoria al ballottaggio".

Per niente stupita si dice invece l'ex ministro Barbara Pollastrini: "Alemanno dimostra piena continuità in quella mancanza di rispetto e insensibilità che contraddistinguono un certo tipo di destra". E di "ossessione" parla il socialista Franco Grillini: "Per costoro l'unico omosessuale buono è quello che si nasconde". Argomenti, quelli di Alemanno, tipici di "una destra che dimostra di voler tornare ad un modello di Stato etico" bacchetta Elettra Deiana di Rifondazione, "lì dove, cioè, si imponevano modelli culturali e sociali".

http://tinyurl.com/5dmvx9

martedì 6 maggio 2008

Il cardinale e la nipotina

RoucoVarelaSembra il titolo di un film porno, ma non lo è. È, invece, una constatazione sulla strenua difesa della famiglia operata dalla chiesa cattolica spagnola. Che, a quanto pare, esorta a difenderla (contro le coppie omosessuali) ma poi razzola male. Ma andiamo con ordine.

La rivista spagnola Interviù ha pubblicato delle foto di Magdalena Rouco mezza nuda. Ora Magdalena è la nipote del cardinale Antonio María Rouco Varela (perché è inserito in una enciclopedia online dedicata ai santi e ai beati?), arcivescovo di Madrid e presidente della conferenza episcopale spagnola. Il Bagnasco spagnolo, insomma. Il fatto è che la nipote si è spogliata per denunciare la doppia morale dello zio (e magari anche per farsi un po’ di pubblicità, su…)

A seguito della morte del padre - che aveva sempre indicato lo zio come “una specie di santo” - la famiglia di Magdalena è stata abbandonata. Dice la nipote:

Attraverso mio zio ho scoperto l’ipocrisia della Chiesa, che predica una cosa e fa il contrario. Mio zio non si stanca di ripetere che la famiglia è sacra, che bisogna rispettarla e lottare per essa, ma poi egli disprezza e abbandona la sua.

Risentimenti personali o verità? Di certo, nulla di nuovo sotto il sole. Già Gesù aveva detto: “Non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito” (Mt 23, 3-4).

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Cristina, nata Marco, diventa suora. Ma la chiesa dice no.

Da quando aveva 13 anni sentiva di essere donna, anche se biologicamente uomo. A 20 anni la transizione, poi la chiamata. Rifiutata dal Vaticano, Cristina è suora della chiesa della Riconciliazione.


suoraEvidentemente, non tutte le vocazioni e le cosiddette 'chiamate' sono uguali. O almeno questo è quello che si deduce dalla vicenda di Cristina 40 anni, che fino a 20 era Marco. Lei, che ha scelto la strada della castità, della povertà e dell'obbedienza decidendo di diventare suora francescana, ha dovuto fare i conti con le gerarchie di Santa Romana Chiesa che della sua vocazione proprio non voleva sentire parlare. E così, dopo essersi vista chiudere la porta in faccia dal Vaticano, ha dovuto cercare una chiesa che accogliesse lei, la sua chiamata e il suo passato. Adesso è una religiosa della Riconciliazione, un comunità monastica molto piccola, vicina alla chiesa Anglicana e che si definisce vetero-cattolica.

Durante la veglia organizzata a Torino per le vittime dell'omofobia, la sua testimonianza ha toccato tutti. "Sono nata a Sezze e cresciuta dalle suore — ha raccontato Cristina al Corriere della Sera — perché mamma e papà lavoravano. Fin da piccola mi sono sentita femmina. Il ricordo più brutto? Quando mi hanno sequestrato la Barbie. A 13 anni ho parlato a mia madre, mi ha accettato. Appena maggiorenne mi sono operata".

Ma l'esperienza più dolorosa, forse, per Cristina è stata quella con le gerarchie ecclesiastiche italiane. "La mia vita da cattolica è diventata un inferno. Ho seguito un corso ad Assisi per le vocazioni, ho frequentato le Clarisse, poi mi hanno indirizzata al mio vescovo, a Latina continua a raccontare la suora -. Saputa la verità ha detto parole terribili: 'Sei nata uomo, non potrai né sposarti né prendere i voti'. Sono scappata in Inghilterra, in un monastero anglicano. Oggi sono suora francescana e vetero-cattolica. Parlo con Dio, assisto, nel mio cuore resta il sogno di contemplare il Signore in monastero. La castità non mi pesa, la solitudine sì".

La sua storia, purtroppo, non è la prima di cui si viene a conoscenza, e probabilmente non sarà neanche l'ultima. Una vicenda simile è quella di suor Jeannine Gramick. Lei, statunitense, suora e lesbica fortemente ostracizzata dai vertici vaticani, ha anche scritto un libro dal titolo 'Anime gay'. Durante la presentazione del suo scritto in Italia, fu intervistata da 'il Manifesto'. Ecco un brevissimo stralcio delle sie dichiarazioni a Fulvio Fania:

Che cosa è per lei l'omosessualità?
Non dobbiamo parlare di omosessualità in astratto ma di persone che, per caso, hanno orientamenti omosessuali. Non mi piace neppure concentrarsi sull'atto sessuale, come fanno le gerarchie; dobbiamo rimettere al centro le persone e la liberazione che meritano come figlie e figli di Dio.

Ma esiste una morale naturale?
E' a questo tema che mi riferisco quando dico che c'è una sola teologia al potere. Se confrontiamo le conoscenze di oggi con quelle di S. Tomaso giungiamo a differenti conclusioni su ciò che è naturale.


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lunedì 5 maggio 2008

Figli dei gay, centomila in Italia

La legge riconosce solo il genitore biologico «Bimbi discriminati, andiamo in tribunale»
di Monica Ricci Sargentini


Federico, Joshua e Sara sono bambini come gli altri. Socievoli, sereni, bravi a scuola, pieni di amici, a volte capricciosi, a volte ubbidienti. Ma diverso è il loro certificato anagrafico perché per la legge italiana, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei, questi tre minori hanno un solo genitore, la loro mamma biologica. L’altra madre, quella che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla sua compagna, non figura da nessuna parte. Loro fanno finta di niente. Quando portano a casa la pagella pretendono che la firmino tutti e due i genitori. E se finiscono in ospedale vogliono averli al fianco entrambi. Ma la verità è che sono «figli di un dio minore», cittadini di serie B, costretti a vivere con la metà delle tutele dei loro coetanei. È il destino che il nostro Paese riserva ai piccoli nati nelle famiglie omosessuali, una possibilità non contemplata dalla nostra legislazione.

In Italia si calcola che siano centomila i minori con almeno un genitore gay. Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sempre di più, sono invece vissuti sin dall’inizio in una casa con due mamme e due papà. Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20. E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini.

Per coronare il loro sogno molti vanno all’estero. Le lesbiche in Spagna o nel nord Europa dove possono ricorrere alla fecondazione assistita. Gli uomini in Canada o negli Stati Uniti in cerca di una madre surrogata. Altre coppie, invece, scelgono la strada del fai da te. Le donne ricorrono all’autoinseminazione o cercano un donatore amico. Ma non è rara la famiglia formata da quattro genitori, due uomini e due donne, che si mettono d’accordo per fare un figlio e poi lo allevano insieme. Per tutelare i loro diritti tre anni fa è nata l’associazione Famiglie Arcobaleno (www.famigliearcobaleno. org). All’inizio gli iscritti erano 15, oggi sono 400 di cui circa 170 famiglie e ben 110 bambini. Numeri sicuramente destinati a crescere: «Ogni settimana — dice la presidente Giuseppina La Delfa, accento francese, capelli neri corti e un bel sorriso—accogliamo uno o due nuovi soci. Abbiamo tre gruppi di persone: gli aspiranti genitori, le famiglie costituite in ambito omosessuale e quelli che hanno avuto figli in relazioni eterosessuali e ora vivono in una coppia gay. Questi ultimi soffrono di più psicologicamente, possono avere problemi nella separazione e nel divorzio, a volte non riescono a vedere i loro bambini o ad ottenerne l’affidamento. Le famiglie omogenitoriali, invece, vivono meglio il quotidiano perché sono un nucleo costituito alla luce del sole ma hanno una montagna di problemi legali».

Per tutelarsi si va dall’avvocato prima ancora della nascita dei pargoli. «Ma i margini sono molto stretti — spiega Stefania Santilli, legale milanese dello sportello Famiglie Arcobaleno —. Si può fare un accordo di co-genitorialità in cui si dice che la madre o il padre non biologico deve allevare il figlio in caso di decesso dell’altro.Ma sono delle scritture private che non hanno valore giuridico. Si può fare il testamento biologico e ricorrere a un trust, un accordo giudiziario per affidare i propri beni a una terza persona».

Molti Paesi europei hanno trovato una soluzione a questi problemi dando un ruolo al genitore sociale attraverso leggi ad hoc che tutelano questi rapporti tra adulti e bambini. «Così si arriva al paradosso—spiega Santilli— che, per esempio, i figli di una coppia italo-tedesca hanno due genitori in Germania e uno solo in Italia». Su questo argomento le Famiglie Arcobaleno stanno preparando quattro cause pilota da presentare nei tribunali italiani perché «l’Europa prevede che un bambino —spiega La Delfa—non possa essere discriminato a seconda di dove vive. È un’incongruenza che diventi orfano passando un confine».

Ma come crescono i figli dei genitori omosessuali? Decine e decine di studi, fatti all’estero, dimostrano che non ci sono problemi. «L’orientamento sessuale dei genitori non incide sullo sviluppo del bambino — spiega al Corriere Fulvio Scaparro, psicoterapeuta, specializzato sui temi dell’infanzia e della famiglia — il quale soprattutto nei primi anni di vita ha bisogno di affetto, presenza costante, attendibilità, armonia dei genitori e capacità di guida. Una famiglia omosessuale, dunque, è in grado di far crescere un bambino al meglio».

Nel libro Bambini ai gay? Margherita Bottino, psicologa, e Daniela Danna, sociologa, descrivono i figli degli omosessuali come bambini più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere, cresciuti da genitori con più alto grado di istruzione e di autoconsapevolezza di quelli eterosessuali. «È chiaro — spiega ancora Scaparro —che un bambino o una bambina che cresce in una famiglia omosessuale è portato a vedere con occhio più favorevole le diversità, ad essere magari meno conformista. Questo non è né un vantaggio né uno svantaggio. Il vero pericolo per questi bambini sono i pregiudizi di una società, la nostra, in cui la famiglia è quella tradizionale, sposata, magari in chiesa. Su questo c’è da combattere ».

Elizabeth O' Connor, americana, madre di due bambine e coautrice con la sua compagna Suzanne M. Johnson di For Lesbian Parents non ha nessuna difficoltà ad ammettere che delle differenze esistono: «Le nostre figlie sono molto androgine, più propense ad entrare in campi tradizionalmente maschili, giocano in modo meno stereotipato per il genere, come può essere negativo tutto ciò? I maschi mostrano una tendenza simile, hanno una propensione molto forte all’accudimento, e anche ciò non può essere negativo. La maggior parte di essi realizza alla fine di essere eterosessuale. Come psicologa penso che sia tutt’altro che negativo poter considerare tutte le possibilità prima di decidere chi si è».


http://tinyurl.com/5pn63z

domenica 4 maggio 2008

Al Parlamento cileno la legge sul matrimonio gay

È arrivata nel Parlamento cileno la proposta di legge per introdurre il matrimonio fra persone dello stesso sesso. L’hanno presentata sette parlamentari, di cui sei componenti del Movilh, Movimento di integrazione e liberazione omosessuale. Tra essi anche Isabel Allende, figlia del presidente Salvador e cugina dell’omonima scrittrice.

Nonostante l’elezione della presidenta Michelle Bachelet, socialista, il Cile non ha ancora introdotta una forma di riconoscimento delle unioni dello stesso sesso, per cui il movimento lgbt ha deciso di muoversi su più fronti, al contrario di ciò che è avvenuto in Italia. Da un lato spingono per il Puc (Patto di unione civile), dall’altro però non rinunciano a pretendere il matrimonio. Chiedere il massimo per ottenere almeno il minimo.

http://tinyurl.com/6ruwrm

sabato 3 maggio 2008

Tel Aviv: presto un monumento alle vittime dell'omocausto

L'annuncio è stato fatto dal sindaco della capitale israeliana nel giorno in cui il Paese ricorda le vittime della persecuzione nazista. Un grande triangolo di ferro riporterà tutti i nomi.


monumento_-telavivF1Il sindaco di Tel Aviv, Ron Huldai, ha annunciato che il Meir Garden della città sarà il sito che ospiterà un monumento in onore di tutte le vittime gay della persecuzione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Ecco cosa scrive Ynetnews.com, il sito di informazione israeliano più visitato:

Gay.it - Tel Aviv: presto un monumento alle vittime dell'omocausto"Circa venticinquemila omosesuali zono stati perseguitati durante l'Olocausto e decine di migliaia di loro sono sitati uccisi perché il Partito nazista pensava che il loro orientamento sessuale fosse una perversione. Nei campi di concentramento in cui sono stati imprigionati, i gay erano costretti a portare un triangolo rosa, mentre le lesbiche una fascia nera. Il progetto per la costruzione del monumento è stato iniziato da Itai Pinkas, una dei leader della comunità LGBT e membro del Consiglio Comunale di Tel Aviv dove svolge il ruolo di consigliere del sindaco in materia di nuovi diritti.. Il monumento sarà il primo in Israele a commemorare queste vittime, anche se altri quattro ne esistono in tutto il mondo: a Sidney, Copenhagen, Berlino e Amsterdam. E' stato disegnato come un triangolo di ferro sul quale saranno incisi i nomi delle vittime".

Nella immagine, il bozzetto del monumento.

http://tinyurl.com/62vfag

L'irresistibile irrilevanza di (Sua) Santità

20080503


http://tinyurl.com/yh844e

venerdì 2 maggio 2008

Un parlamentare gay in Nepal, come in Italia

Nepal“Buone notizie” dal Nepal: Suni Bubu Pant, omosessuale dichiarato, di fede politica comunista, è stato eletto al Parlamento. Si tratta della prima volta di un gay dichiarato. Il suo partito lo aveva scelto come candidato “per assicurare i diritti degli omosessuali e di altre minoranze”.

Suni Bubu Pant farà parte dell’assemblea costituente che è stata eletta lo scorso 10 aprile, assemblea largamente dominata da ribelli maoisti.

Fino allo scorso aprile il Nepal era l’unico sistema monarchico indù al mondo e secondo le leggi il re era la reincarnazione di Vishnu. Il processo che si sta portando avanti, quindi, è quello della laicizzazione o secolarizzazione che dir si voglia. Attualmente in Nepal non ci sono leggi che proteggano la comunità glbtqqi.

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mercoledì 30 aprile 2008

Desio (Mi): abolito il registro delle coppie di fatto

Il registro delle coppie di fatto: abolito. Giampiero Mariani, che a Desio è alla guida di una maggioranza di centrodestra da tempo, meditava di dare un colpo di spugna al registro istituito nel 1998 con il voto del defunto Ulivo. All’epoca, il primo cittadino Luigi Mariani, con il suo stesso cognome, allora esponente di punta dei Ds, nel corso di un infuocato consiglio comunale riuscì nell’impresa di far predisporre dall’ufficio anagrafe l’elenco dove annotare le coppie di fatto anche omosessuali.

Appresa la notizia, monsignor Piero Edmondo Galli, a quei tempi prevosto della città natale di Pio XI tuonò con parole durissime: «I nostri amministratori - disse – farebbero bene ad occuparsi dei bisogni reali della comunità. Dei lavoratori in cassa integrazione, delle famiglie in difficoltà. Invece, inventano il registro delle coppie di fatto». Il monsignore non aveva proprio digerito la sortita ideata dal cartello politico che dal 1995 al 2000 governava la città. E quello che aveva da dire, lo disse senza peli sulla lingua, addirittura dal pulpito. In ogni caso il registro approvato a maggioranza fu istituito.

Quanti sono ora gli iscritti è impossibile saperlo: la riservatezza in questo caso è legge. Tanti, pochi o nessuno. Giampiero Mariani, non è interessato per niente. Con una disposizione ben precisa ha deciso di gettarlo alle ortiche. «Io – spiega con granitica convinzione – non sono d’accordo con le coppie di fatto ma credo in quelle legalmente riconosciute. Figuriamoci se conservo un registro con le unioni tra omosessuali. Non ci penso neppure». «Avevamo anticipato i tempi – spiega Luigi Mariani ora consigliere del Partito democratico -. Lo scopo del registro era quello di dare un riconoscimento ad una condizione scelta liberamente».

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lunedì 28 aprile 2008

Roma: Alemanno sindaco e Zingaretti alla provincia

Elezioni: al comune sale un sindaco di centrodestra, Gianni Alemanno. Alla Provincia vince il gay friendly del PD, Nicola Zingaretti. Giallo su una scritta inquietante apparsa in centro città.


"Se vince Alemanno scomparirà la comunità lgbt di Roma". Con queste parole Paola Concia scongiurava ai microfoni di Gay.it una possibile vittoria del candidato a Sindaco del centrodestra Gianni Alemanno. Adesso quella vittoria è arrivata: Alemanno ha sconfitto lo sfidante di centrosinistra Francesco Rutelli, già sindaco della Capitale, con una percentuale inequivocabile. Più del 53% degli elettori lo ha scelto come nuovo primo cittadino. Le conseguenze per la comunità lgbt romana si sapranno solo a mandato inoltrato, quando saranno chiare le scelte del nuovo eletto in tema di gaystreet, lotta all'omofobia, progetti già avviati nelle scuole, i finaziamenti alla cultura gay, lo spazio concesso al Gay Village ecc.

Per ora le dichiarazioni sono quelle di rito: «Abbiamo vinto una lunga battaglia. Quando si vince bisogna essere generosi, ci lasciamo alle spalle tutte le polemiche e i veleni di questa campagna elettorale. Sarò il sindaco di tutti, senza distinzioni. Oggi non ha vinto una parte, ha vinto tutta Roma.» E questo è solo uno stralcio delle buone intenzioni proclamate.

È andata diversamente nella sfida per la Provincia conquistata dal candidato del centrosinistra Nicola Zingaretti. Il fratello del noto attore Luca aveva dichiarato a Gay.it: «Abbiamo in mente di costituire strutture aperte alle persone che subiscono discriminazioni, violenze e abusi. Vogliamo aiutare chi si trova in difficoltà e non sa a chi rivolgersi. La vergogna e la paura di denunciare i fatti sono causa del ripetersi delle discriminazioni. A disposizione metteremo personale specializzato e preparato ad affrontare queste tematiche.»

La scritta apparsa in Piazza Vittorio Emanuele nei giorni scorsi la dice lunga sul clima pesante che si respirava in città a ridosso di questo appuntamento elettorale: "La ricreazione è finita". Per chi sarebbe finita, l'autore del gesto non lo ha detto. Ma nelle sedi delle associazioni gay che militano in città, Arcigay e Mario Mieli - quest'ultima oggetto di un recentissimo atto vandalico di stampo fascista - un'idea ce l'hanno.

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sabato 26 aprile 2008

Berlusconi: meglio occuparsi di trasporti che di gay

" C'è stato
chi si è lamentato della
decisione del presidente
Barroso di cambiare il
nostro portafoglio nella
Commissione europea.
Ma è molto più conveniente
per noi interessarci
di infrastrutture e di
tasporti invece
che di omosessualità"
Silvio Berlusconi Ansa 23 aprile

giovedì 24 aprile 2008

25 aprile. Che ne dite di 15 euro spesi bene?

anpi08Domani è il 25 aprile. Sono passati 63 anni e sappiamo tutti quanto c’è bisogno di resistenza. Ora che la memoria tende a svaporare nel Paese e che qualcuno a destra propone di abolire la festa della Liberazione, avanzo una modesta proposta, che è questa. Recatevi in una sede dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Dite: Buongiorno, vorrei fare la tessera. Versate 12 euro più 3 euro di bollino.

Non è un grande sforzo, di sicuro in un anno spendete di più per le memorie dei vostri computer, palmari, telefonini. La tessera ha un numero, il vostro nome, l’indirizzo e indica la professione: antifascista.

Finalmente un lavoro a tempo indeterminato. Questa memoria qui, invece, non ha prezzo, e sarebbe folle perderla. Pubblicità progresso. Buon 25 aprile.

mercoledì 23 aprile 2008

Inchiesta: un liceale su dieci ha avuto rapporti gay

Un giornalino scolastico pubblica un'inchiesta condotta dagli studenti nella quale emerge una realtà vasta: uno su dieci fra loro ha avuto esperienze omosessuali.


La prima inchiesta del giornalino scolastico edito dal Liceo milanese Parini scatenò una vera e propria repressione. Le ragazze della scuola, in quel numero de La Zanzara, parlavano del loro rapporto con il sesso. Da lì a poco sarebbe esplosa la rivoluzione sessuale. Oggi, seppure i piccoli giornalisti non siano più quelli de '66 e siano cresciuti in una società profondamente mutata, La Zanzara torna con un'altra inchiesta, e anche questa fa discutere per il tema affrontato e la realtà che ne è emersa.

Il dato "scandalo" riguarda questa volta l'omosessualità. Il questionario con 18 domande è stato consegnato agli studenti che hanno risposto in massa, e in maniera anonima. Risultato: un pariniano su dieci avrebbe avuto rapporti omosessuali. Il 14% non esclude di poterne avere in futuro.
Non solo, ma il il 75% si dichiara favorevole a un riconoscimento delle coppie di fatto. «Sono dati che non ci stupiscono - dice Giovanni Parmeggiani, 19 anni, uno dei piccoli giornalisti - l´omosessualità esiste a scuola come ovunque. Fa piacere sapere che è vissuta come una cosa normale, anche se una minoranza vede ancora il gay come un diverso». Per una decina dei 200 ragazzi intervistati, infatti, l´omosessuale è "un malato da curare", oppure "un deviato".

Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay ha dichiarato: «L´inchiesta dimostra la maturità degli studenti del Parini. I dati emersi dimostrano che i giovani sono pronti ai cambiamenti necessari in questo Paese da un punto di vista dei diritti. E il fatto che uno studente su dieci dichiari di avere avuto esperienze omosessuali è in linea con i dati internazionali. Milano si conferma come una delle città più accoglienti verso i gay in Italia».

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Paola Concia: "Se vince Alemanno comunità gay cancellata"

Previsioni funeste da parte di Paola Concia, l'unica eletta lgbt in Parlamento, in caso di vittoria di Alemanno alle elezioni amministrative per il Comune di Roma. E su Moggi dice...
di Daniele Nardini


annapaolaconciaUltimi scampoli di campagna elettorale per i due candidati a sindaco della Capitale. Francesco Rutelli per il Partito Democratico sfida Gianni Alemanno per il Popolo della Libertà. Ma sull'esponente del centrodestra Anna Paola Concia, deputata PD e portavoce del Tavolo LGBT del PD, ha qualcosa da dire.

Onorevole Concia perché gay e lebsiche romani dovrebbero votare per Rutelli?
Votare Rutelli è l'unico modo che abbiamo per evitare che Roma venga governata dalla forza più aggressiva e reazionaria d'Europa: la destra italiana è omofoba e violenta. Alemanno è stato nel governo che boicottato la direttiva europea contro l'omofobia nel lavoro, appena insediatosi al Ministero dell'Agricoltura, nel 2001, ha fatto benedire gli uffici occupati in precedenza da Pecoraro Scanio solo a causa dell'orientamento sessuale del leader dei Verdi, da Ministro ha partecipato a un rito neofascista nelle Marche e ancora oggi porta al collo una croce celtica simbolo dell'estrema destra. Bisogna aggiungere altro? Possiamo dire allora che il centrodestra romano pensa che noi siamo dei reietti e ha sempre condannato progetti come il Gay Village, la Gay Help Line, e quelli contro l'omofobia nelle scuole. In gioco c'è un'idea di comunità, di cosa vuol dire stare insieme. Rutelli non si è distinto negli ultimi anni sulle tematiche che ci stanno a cuore, ma è sostenuto da una coalizione dove ci sono donne e uomini che hanno fatto di Roma un esempio di città inclusiva, coinvolgendo le associazioni LGBT romane che hanno una grande storia e una grande autorevolezza. Ciascuna di loro, in modo diverso ha interloquito con l'amministrazione comunale, ha potuto lavorare e portare avanti la battaglia sui nostri diritti. Certo con alcuni limiti, ma c'è un terreno comune su cui lavorare.

Non pensa che far passare le istanze gay nel comune di Roma sarà più difficile con l'apparentamento con l'UDC anziché con i Socialisti?
L'Udc ha dato libertà di coscienza e non si è apparentata con nessuno. C'è bisogno che tutte le forze politiche e tutti i cittadini democratici dicano no a una deriva fascista. Perché la destra romana è ancora questo. Se vincesse Alemanno cambierebbe la nostra vita quotidiana: il nostro tessuto sociale verrebbe devastato e la comunità gay cancellata. Quella di Roma è una sfida tra pluralismo e innovazione da una parte e violenza e dall'altra.

Parliamo dell'aggressione al Mieli: pensa anche lei che gruppi neofascisti o omofobi in generale si sentano legittimati dal risultato elettorale?
Lo spostamento dell'Italia a destra ha sicuramente legittimato l'uso della violenza da parte degli estremisti. Il Pdl e la Lega hanno un'anima intollerante: ha parlato alla paura della gente. In questi giorni si parla tanto di sicurezza e la destra strumentalizza la questione. Roma è una città sicura e plurale, la vittoria di Alemanno sdoganerebbe alcuni gruppi di facinorosi che si sentirebbero legittimati ad agire per "punire" i "diversi". L'abbiamo sperimentato con il fiorire di gruppi neofascisti quando Storace era presidente della Regione Lazio e lo riascoltiamo adesso da Maroni, ministro degli Interni in pectore, che lancia l'idea delle ronde autogestite dai cittadini. Chi ci dice che queste ronde non saranno impiegate da Alemanno per punire due gay o due lesbiche che si baciano o per "sorvegliare" il Gay Pride?


Lei che è anche una sportiva, che ne pensa delle frasi di Moggi secondo cui il calcio non è un mondo per gay?

Mi occupo da sempre di politiche sportive e ho seguito da vicino "Calciopoli" e "Moggiopoli" Secondo voi Luciano Moggi è uno che si può permettere di dire alcunché? Credo proprio di no. Detto questo anche Moggi è esemplare di un clima di intolleranza che agita l'Italia del dopo lezioni. Lui sa benissimo che nel mondo del calcio come in tutti i mondo esistono omosessuali, anche nella Juventus, come è giusto che sia. E Moggi è bene che sappia che la Federazione Internazionale Gioco Calcio ha firmato un accordo con la European Gay e Lesbian Sport Federation, di cui faccio parte, in cui si impegna a lottare contro qualsiasi discriminazione verso gli omosessuali nel calcio. Che facciamo come al solito ci appelliamo all'Europa? Infine, conoscendo bene il mondo dello sport, vi dico che quando uno come Moggi butta così le mani avanti significa che la questione esiste. In Parlamento presenterò una proposta di legge contro l'omofobia e riguarderà anche il mondo dello sport. Sarà una dura battaglia visti i numeri che abbiamo, ma non per questo rinuncerò a combatterla.

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Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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