Christian è stato portato nella notte al pronto soccorso dove è stato giudicato guaribile in 7 giorni. Nella giornata di oggi Christian è stato assistito da Imma Battaglia e da Marco Belfiore di Digay Project ed e stata esposta una denuncia dettegliata dei fatti alla polizia che ha subito garantito di cominciare le indagini per isolare coloro che hanno compiuto questo ignobile atto. Era stato anche deciso di fare silenzio, per il momento, sull'accaduto per facilitare le operazioni delle indagini ma la notizia e sfuggita sulle agenzie nel tardo pomeriggio.
sabato 24 maggio 2008
Aggressione al conduttore di deegay.it
Christian è stato portato nella notte al pronto soccorso dove è stato giudicato guaribile in 7 giorni. Nella giornata di oggi Christian è stato assistito da Imma Battaglia e da Marco Belfiore di Digay Project ed e stata esposta una denuncia dettegliata dei fatti alla polizia che ha subito garantito di cominciare le indagini per isolare coloro che hanno compiuto questo ignobile atto. Era stato anche deciso di fare silenzio, per il momento, sull'accaduto per facilitare le operazioni delle indagini ma la notizia e sfuggita sulle agenzie nel tardo pomeriggio.
venerdì 23 maggio 2008
Per non dimenticare
23 maggio 1992 - Strage di Capaci
Giovanni Falcone
Francesca Morvillo
Rocco Di Cillo
Antonio Montinaro
Vito Schifani
Improvvisamente... un bel film
Il risultato è un ottimo lavoro che trova il punto di forza nella spontaneità degli intenti. I due protagonisti sono uno un esperto d'arte che lavora per un canale televisivo franco-tedesco(Gustav) e l'altro un giornalista specializzato in critica cinematografica (Luca). Conoscono il mestiere del cinema per passione ed è proprio questo temperamento genuino che li ha aiutati a costruire un reportage vero e commovente, senza ninnoli o abbellimenti, vicino alla realtà dei fatti.
Il film comincia mostrando la quotidianità della loro vita di coppia: la colazione al mattino, la lettura del giornale, il lavoro e gli hobby, compresi i litigi e gli screzi che tutti i conviventi (sposati e celibi, omosessuali ed etero) conoscono perfettamente. Poi la macchina da presa si sposta sulla legge in questione. Tutti i 14 articoli dei DICO, dal diritto di assistenza in caso di malattia alla successione nel contratto di locazione, sono spiegati in modo semplice e chiaro (forse per la prima volta in un modo così efficace!).
La voce narrante di Veronica Pivetti lega insieme gli avvenimenti, dalla proposta iniziale dei DICO all'insabbiamento finale della legge che, dopo svariate discussioni in Senato e numerose manifestazioni popolari pro e contro, è svanito nel nulla. O meglio. Si è prima trasformato in CUS (che sta per Contratto di Unione Solidale) e poi si è perso definitivamente nei corridoi di Palazzo Madama. La cosa grave è che nessun politico, se escludiamo la Pollastrini, lo sta più cercando.
Luca e Gustav intervistano componenti della Militia Christi, partecipano alla fiaccolata de Il Trifoglio e chiedono ai manifestanti del Family Day che cosa pensano dei DICO. La ricerca non è faziosa, tante sono le risposte a favore tanto sono quelle contrarie. A fine documentario però rimangono in mente solo quelle negative: Buttiglione dichiara "Niente figli, niente famiglia" dimenticandosi delle coppie sterili, e molti altri ruotano attorno all'idea che "l'omosessualità è una devianza naturale, una malattia da curare", seguendo una linea preoccupante di omofobia aggressiva. Questa, accompagnata dall'influenza dei media e dalle incursioni del Vaticano, sconforta sempre più i due registi, partiti ottimisti e fiduciosi e finiti nell’amarezza di un'Italia che non avrebbero voluto scoprire.
Gli autori del documentario si rivelano due fuoriclasse. Di quelli capaci di rispettare il rigore e la fatica di un viaggio, tra polemiche ed acclamazioni, stando attenti a non scordarsi l'ironia e i paradossi della vita. Dopotutto è cosa nota: l'amore tra due persone è forse l'unico sentimento nobile e uguale per tutti. Ma la legge è un po' distratta e non ha ancora capito cosa significa la parola "tutti".
Boicottiamo il TG1
Riporto di seguito l'appello presente sul sito del Bologna Pride 2008
Dopo il servizio più che discutibile mandato in onda dal Tg1 ieri sera, durissima la replica di Marcella di Folco, presidentessa del Mit - Movimento di indentità transessuale e membro del Comitato Bologna Pride: “Il servizio andato in onda sul TG1 delle 20 di ieri sera è stato un servizio indegno per il servizio pubblico.
Il racconto di un linciaggio, un accanimento mascherato da giustizia privata, nel quale lo Stato, cioè le sue divise, sospende leggi e diritti e abdica le sue funzioni alla folla inferocita. Una grave legittimazione della furia di strada. Riprese e tono del servizio potevano essere degne di un filmato amatoriale di Forza Nuova.
E’ già da un po’ di tempo che anche l’informazione, anche quella che dice di non aver colore, si è piegata alle logiche dello strillone senza esercitare alcuna razionalità critica contro questa strategia dell’odio verso tutto ciò che è diverso, verso tutto ciò che ‘non può stare nel mio giardino’.
I soggetti sociali più deboli diventano un fastidio da eliminare, la violenza contro di essi legittima.
Questo clima d’odio di violenza ed intolleranza trans fobica, omofobica, e razzista sta divenendo un mefitico veleno che traspira dalla politica, passa attraverso l’informazione e sta corrodendo democrazia, senso civico e vivere comune. Le forze democratiche di questo paese debbono ribellarsi a tutto ciò.
Invitiamo dunque tutti coloro che non condividono questo tipo di informazione a boicottare un servizio pubblico che non corrisponde più a tale caratteristica ma che è piuttosto propaganda di Stato, uno Stato sull’onda di una deriva fascista, verso il quale è bene reagire subito.
Il 24 maggio NON GUARDATE IL TG1, non sintonizzatevi su Rai 1 in segno di protesta.
Pretendiamo che il direttore Gianni Riotta si scusi pubblicamente e in particolar modo con la comunità trans per l’indegno spettacolo”.
Cassazione: anche le coppie di fatto sono una famiglia
Ma la Suprema Corte, ribadendo un orientamento più volte manifestato negli ultimi anni, ha ribadito che la convivenza crea legami di reciproca assistenza e protezione esattamente identici a quelli della famiglia; pertanto violarli comporta la giusta punizione della legge.
I giudici hanno precisato ”ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia non assume alcun rilievo la circostanza che l’azione delittuosa sia commessa ai danni di persona convivente more uxorio”, in quanto il richiamo alla famiglia contenuto nell’art. 572 c.p. ”deve intendersi riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo, ricomprendendo questa nozione anche la famiglia di fatto”.
Quel che è importante è ”un rapporto tendenzialmente stabile, sia pure naturale e di fatto, instaurato fra due persone con legami di reciproca assistenza e protezione”.
La sentenza è chiara: ogni consorzio di persone tra le quali sono sorti rapporti di assistenza e solidarietà. E adesso chi glielo va a dire a Papa Benedetto XVI, alle gerarchie ecclesiastiche al "ministro" Carfagna e a tutti quei politici che nelle loro dichiarazioni considerano le convivenze qualcosa di diverso dalla famiglia?
mercoledì 21 maggio 2008
Zingaretti: "Le Istituzioni rispettino il Gay Pride"
”Il Roma Pride 2008 è un appuntamento che merita rispetto e attenzione da parte di tutte le istituzioni - esordisce in un comunicato - Di norma, le manifestazioni si organizzano con il duplice obiettivo di mettere in campo delle rivendicazioni e di rivendicare una identità. È così anche in questo caso. Aggiungo che le libertà vanno difese, tanto più quando esse non ledono né offendono le libertà degli altri. Garantire a tutti l’esercizio dei propri diritti, e chiedere a tutti di rispettare questa impostazione, è per noi di fondamentale importanza, perché rappresenta il sale della democrazia. Odio qualsiasi forma di discriminazione fondata sull’etnia, la religione, il colore della pelle, l’età, il genere, il patrimonio o l’orientamento sessuale. Proprio in tempi nei quali fra i cittadini si diffonde un senso di insicurezza, chi ha responsabilità pubbliche deve stare più attento a non fomentare le paure criminalizzando il diverso da sé e favorendo la ghettizzazione delle minoranze”. “Piuttosto che indicare nemici, per sconfiggere le paure, dobbiamo trovare soluzioni ai problemi. Per questo nei prossimi giorni l’amministrazione provinciale approverà, nell’ambito delle sue competenze, una serie di provvedimenti che rispondono in modo positivo ai temi sollevati dal Gay pride, sostenendo concretamente l’impegno contro l’omofobia, il bullismo nelle scuole, la xenofobia e incentivando la solidarietà nei confronti di chi ha bisogno”.
Improvvisamente al cinema
In questi giorni è in programmazione in Italia un un piccolo film-documentario indipendente vincitore di molti premi internazionali che però, parlando di omofobia di copie di fatto e dei loro diritti, è proiettato in pochissime sale italiane e al massimo un giorno per città. Per informazioni sulla programmazione potete visitare il sito internet del film
Queste le prossime date:
22 maggio Firenze, Cinema Colonna, ore 21
23 maggio Pordenone, Cinemazero, ore 21
Il film narra la storia di Luca e Gustav. La loro vita di coppia cambia radicalmente, quando il governo nel febbraio 2007 propone una legge sulle unioni di fatto estesa anche alle coppie omosessuali. Il paese si è così diviso tra chi si diceva a favore dei DiCo e chi gli sparava contro.
Dai pulpiti delle chiese e dai salotti televisivi, si è arrivati a livelli parossistici di intolleranza.
Gustav e Luca si sono trovati, così, in mezzo a un’omofobia crescente. Per capirne i motivi hanno iniziato un viaggio in un’Italia a loro finora sconosciuta.
Giovedì 22 sarò sicuramente al cinema Colonna per vedere questo film e nei giorni successivi farò una piccola recensione; per adesso potete guardare il trailer qui sotto
lunedì 19 maggio 2008
Carfagna: niente patrocinio al Gay Pride
Il ministro toglie così ogni dubbio sul finanziamento alla manifestazione più significativa per gay, lesbiche e trangender italiani. Soldi che non saranno concessi agli organizzatori del Pride nazionale diversamente da quanto fece, invece, il suo predecessore Barbara Pollastrini che li concesse sia in occasione del Torino Pride del 2006 che in quella del Roma Pride del 2007.
E ancora: «Io credo che l'omosessualità non sia più un problema. Perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l'integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare».
Come diceva il vecchio Lubrano: "la domanda sorge spontanea": ma dove vive il ministro Carfagna? Basta leggere le cronache quotidiane per verificare che negli ultimi anni i fenomeni di intolleranza verso gli omosessuali sono in preoccupante ascesa.
Mi ha particolarmente colpito la storia (letta oggi su gay.it) di Andrea Peracchio, un ragazzo piemontese che da quando ha deciso di fare coming out, è stato allontanato da casa e da 14 anni non ha più rapporti né con i genitori, né con le sorelle e i fratelli che non gli hanno mai fatto conoscere i nipoti nati durante questa lontananza forzata. Da quando è comparso in televisione, poi, non ha neanche più un lavoro. I dirigenti della fabbrica dove Andrea lavorava come operaio, infatti, hanno deciso di non riconfermagli il contratto per non ben precisati "motivi di salute". La sua cartella clinica, quella che le grandi fabbriche redigono per ogni operaio, non gli è mai stata fatta vedere. Non solo, ma dopo qualche giorno che Andrea è stato ospite nel famoso programma di Canale 5, sono comparse scritte omofobe sul muro della sua casa. "Frocio di merda", "Gay al rogo", "Frocio Vaffanculo". Una situazione che è ben lontana dal clima di integrazione che il ministro Carfagna vorrebbe dipingere.
Riporto di seguito alcune dichiarazioni di politici e di associazioni glbt
Palermi(PDCI): Italia sempre più razzista e talebana. Offriamo l'immagine di un paese ipocrita e intollerante
(DIRE) Roma, 19 mag. - "Ci mancava solo la Carfagna a dare lezioni di morale, rifiutando il patrocinio al Gay Pride. Caccia agli immigrati, campi rom a cui si dà fuoco, l'omicidio del ragazzo di Verona ad opera dei naziskin, le donne sotto attacco sull'aborto... Un Paese razzista e sempre più 'talebano'". Cosi l'esponente del Pdci Emanuela Palermi interviene sul "caso" Gay Pride. "E' questa- continua Palermi- l'immagine che l'Italia sta offrendo di sé. Un Paese ipocrita e intollerante, in cui il libero orientamento sessuale viene considerato un vizio. Fra un po', andando avanti così, arriveremo alla razza eletta".
Concia(PD) Carfagna rispetti chi vive in coppia per amore
Roma, 19 mag. (Adnkronos) - "Il Ministro Carfagna dice falsità a proposito degli omosessuali". E' quanto afferma Anna Paola Concia, parlamentare Pd, commentando le dichiarazioni sugli omosessuali del ministro per le Pari Opportunita', Mara Carfagna, riportate oggi dal Corriere della Sera.
'E' vero - dice Concia - che la società italiana ha un approccio di maggiore apertura verso gli omosessuali e questo è dovuto al lavoro svolto negli ultimi vent'anni dal movimento omosessuale italiano: ma è tristemente vero che la politica si rifiuta di registrare questo cambiamento. La Carfagna è consigliata male - aggiunge Concia - probabilmente dai suoi cinque amici omosessuali ricchi, che vivono in un contesto sociale protetto. Anche io - ammette la parlamentare Pd - vivo una condizione privilegiata: il mio status di parlamentare mi consente di godere di diritti e benefici non riconosciuti ai comuni cittadini omosessuali; ma faccio politica per occuparmi di chi non ha questi privilegi'.
'Il Ministro si confronti con la società vera - incalza Concia - si confronti con quegli omosessuali che vivono in coppia per amore e che non hanno il diritto di lasciare l'eredità al partner di una vita o godere della pensione di reversibilità di questi; si confronti con i problemi di chi non può succedere di diritto nel contratto di affitto, di prendere decisioni sulla salute del proprio partner, di chi non può assistere il proprio partner malato. La Carfagna ha deciso di non andare al gaypride? Significa - continua Concia - che il ministro si rifiuta di conoscere da vicino i problemi gravi di una parte della società italiana. Cara ministra Carfagna - conclude Concia - così non ci siamo proprio: negare il problema, negare l'evidenza, non è la maniera migliore per avviare il dialogo sul tema dei diritti civili in Italia'.
Picierno (PD) Carfagna non sia manichea
Roma, 19 mag. (Adnkronos) - "E' di pochi giorni fa la notizia di una madre che ha accoltellato la figlia perche' 'colpevole' di essere omosessuale, e quasi ogni giorno i fatti di cronaca ci raccontano di quanto la vita delle persone omosessuali sia densa di difficoltà". Lo afferma il ministro-ombra del Pd per le Politiche giovanili Pina Picierno, che aggiunge: "Non è vero purtroppo, come ha sostenuto Mara Carfagna nella sua intervista al 'Corriere', che non esiste un problema di integrazione".
"Anche per questo -prosegue- mi auguro davvero che il ministro delle Pari opportunità partecipi al Gay Pride, e non si faccia condizionare nella sua attività da visioni manichee e fuori dal tempo, da contrapposizioni retoriche e strumentali tra famiglia e coppie di fatto, tra laici e cattolici".
"Questo Paese ha bisogno di risposte adeguate e moderne, in linea con il costume, il sentire diffuso e i cambiamenti della società. E in questo senso l'approvazione di una legge civile che garantisca diritti e doveri ai conviventi, indipendentemente dall'orientamento sessuale, è nell'interesse delle giovani generazioni e del Paese" conclude Picierno.
ARCIGAY. Un principe baci e svegli Carfagna
(AGI) - Roma, 19 apr. - L'arcigay chiede di incontrare il ministro delle Pari Opportunità dopo le sue dichiarazioni.
"Siccome ci teniamo che il ministro Mara Carfagna possa emanciparsi dal ruolo di matrigna - afferma Aurelio Mancuos, presidente nazionale di Arcigay - le chiediamo ufficialmente di incontrarci affinché possa distaccarsi dal mondo delle favole e ritornare tra i comuni mortali, che hanno bisogno di risposte concrete, non di consunte e provocatorie esternazioni sui giornali. Per questo sarebbe bene che un principe la baci e la svegli". "Ci chiediamo - dice Mancuso - come faccia a sostenere il ministro che non esistono discriminazioni sui luoghi di lavoro per le persone omosessuali? Saremmo tanto curiosi di sapere quali sono i gay che la Carfagna dice di conoscere e in quale mondo ella vive, perché ci pare che abbia una percezione della realtà del tutto distorta. Le persone lgbt in carne ed ossa soffrono e lottano molto piu' delle persone etero per portare avanti il loro amore e a volte sono costrette e nascondere il loro orientamento sessuale, in famiglia, a scuola, al proprio datore di lavoro. E' disumano affermare che non si voglia alcun tipo di riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali: evidentemente la Carfagna non sa quante siano i drammi vissuti in questi anni dalle persone che non possono dare una prospettiva, una dignità ai loro rapporti d'amore. Se a questo assommiamo la fiera negazione del patrocinio al Pride nazionale di Bologna del 28 giugno, la Carfagna invece che un ministro della Repubblica, sembra aver assunto il ruolo della matrigna di Cenerentola. Un ministro non si occupa dei singoli casi di discriminazione, per questo ci sono gli avvocati e gli ottimi sportelli della Cgil che da anni collaborano con Arcigay e le altre associazioni lgbt. A lei chiediamo di assumersi il compito e la responsabilità di scrivere una legge perché tutte le discriminazioni, quindi anche quelle contro le donne, siano evitate. Quando il ministro avrà tempo potrà, in questo senso, leggersi gli atti parlamentari della scorsa legislatura ed apprendere che proposte del genere erano state avanzate dal precedente governo ed erano in discussione nelle competenti commissioni.
Ristabiliamo, infine, la verità: sono 14 gli omicidi di persone lgbt e in due anni sono 50 sono gli atti gravi di violenza denunciati. Migliaia inoltre - conclude Mancuso - sono gli episodi di discriminazione subiti dalle persone lgbt, che non emergono perché milioni di gay e lesbiche sono costretti alla clandestinità sociale, in assenza di quelle leggi di tutela e di riconoscimento ormai in vigore in tutta Europa.
Melandri (PD) "Vigilare sui diritti"
ROMA (ITALPRESS) - "Guai ad abbassare la guardia davanti agli ultimi preoccupanti segnali di crescita di un diffuso sentimento di ostilità degli italiani nei confronti dei Rom. Francamente non è accettabile, nella nostra civiltà giuridica, che davanti ad un fatto di cronaca, il reato commesso da un singolo diventi la colpa di tutta una comunità, di un intero gruppo. La politica, soprattutto per quelle forze la cui storia affonda nelle lotte per l'affermazione dei diritti in questo paese, ha l'obbligo di dare una risposta e di non cavalcare acriticamente l'onda emotiva che alimenta la paura e l'intolleranza".
Lo afferma Giovanna Melandri, esponente del Pd, per la quale "i muscoli non bastano per essere veramente piu' sicuri. Alle nuove insicurezze occorre rispondere anche con più diritti. Quando il ministro per le Pari opportunita' nega un semplice patrocinio ad una manifestazione, sostenendo che non vi sia in Italia un problema di discriminazione nei confronti della comunità gay, contribuisce anch'essa ad alimentare un brutto clima di intolleranza, divisione e contrapposizione. L'opposizione politica, ma anche quella culturale, dovrà costantemente vigilare affinché la risposta ai problemi del paese non faccia diminuire mai la garanzia di quei diritti che hanno fatto dell'Italia una grande democrazia europea, a partire da quelli delle minoranze", conclude Melandri.
GAYLIB:NO di Carfagna a coppie omo? Meglio la Mussolini
(DIRE) Roma, 19 mag. - "Sono stupito dell'annunciata e pregiudiziale chiusura del ministro Mara Carfagna al riconoscimento dei diritti e dei doveri delle coppie omosessuali, cosa che rappresenterebbe la prima libertà negata di quel Popolo delle Libertà pure sostenuto centinaia di migliaia di gay". Lo afferma Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centro-destra), il quale sostiene che "recentemente Alessandra Mussolini aveva dimostrato assai più lungimiranza politica inserendo nel suo 'governo penombra' un omosessuale per le Pari Opportunità". GayLib ha pronte le sue proposte "alternative al mondo culturale ed al movimento omosessuale di sinistra ed in particolare il Riconoscimento delle unioni omoaffettive". "Mi auguro che il governo- conclude Oliari- forte di una ritrovata laicita', sappia seguire fino in fondo la via del liberalismo: non e' negando un diritto che se ne conserva un altro".
Gillini (PS) Destra omofoba non ama la diversità
(AGI) - Roma, 19 mag. - "Mi sembra che per il ministro Mara Carfagna sia più facile sparare a zero sul Gay Pride utilizzando i soliti pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni anziché svolgere una positiva attivita' di governo. Le sue sono solo due battutacce da bar che confermano quanto la destra italiana sia omofoba e non ami la diversità". Lo dice Franco Grillini, ex candidato del costituente partito Socialista a sindaco di Roma e direttore di Gaynews, ai microfoni di Ecotv.
Volonté (UDC) Brava Carfagna, i privilegi non sono diritti
(DIRE) Roma, 19 mag. - "Le critiche della sinistra e dei gay contro la corretta decisione di Carfagna e Alemanno di non dare né patrocinio né soldi al Pride carnevalesco sono stravaganti".
È quanto afferma, in una nota, l'esponente del'Udc, Luca Volonté, secondo il quale "le stravaganti connivenze politiche con i sindacati gay di sinistra sono finite" e questa "è una buona notizia". Nell'ultimo anno, aggiunge Volonté, "oltre ai patrocini per sfilate e baccanali fuori stagione, abbiamo visto sponsorizzare dalle istituzioni pubbliche mostruosità blafeme di ogni tipo". Dunque, conclude l'esponente Udc, "brava Carfagna. La sinistra gay chiama diritti i propri privilegi discriminatori verso famiglie ed eterosessuali".
sabato 17 maggio 2008
Giornata mondiale contro l'omofobia
Il consigliere generale dell’ILGA ha detto:
In molti casi il pregiudizio verso le persone omosessuali è il risultato dell’ignoranza e della paura. Questa lunga lista di orrori è un classico esempio dell’intolleranza contro chi è diverso e straniero. La discriminazione verso gli omosessuali è una questione urgente come mai. La lotta per il rispetto di ogni minoranza deve essere la lotta di tutti.Il corsivo è mio, per sottolineare come in Italia, proprio in questi giorni, stiamo assistendo ad episodi di inaudita violenza e discriminazione anche verso chi è diverso e straniero. Se poi all’estero ci vedono come razzisti, non mi pare che sbaglino molto, anche se più di razzismo personalmente parlerei di una formidabile indisponibilità alla discussione e alla comprensione. Checché se ne dica siamo un Paese vecchio che, pensando al nuovo, non sa far altro che guardarsi l’ombelico.
Per ritornare al tema omofobia segnalo due ultimi episodi da parte della chiesa. Se ad alcuni può sembrare esagerato la presenza della chiesa cattolica in questo blog, vorrei solo ricordare che la situazione politica italiana è prona ai dettami di Oltretevere (mi chiedo come mai in questi casi dare il c… non sia peccato!).
Benedetto XVI, Udienza ai partecipanti al Forum delle Associazioni Familiari e alla Federazione Europea delle Associazioni Familiari Cattoliche, 16 maggio 2008
La rivelazione biblica, infatti, è anzitutto espressione di una storia d’amore, la storia dell’alleanza di Dio con gli uomini. Ecco perché la storia dell’amore e dell’unione tra un uomo ed una donna nell’alleanza del matrimonio è stata assunta da Dio come simbolo della storia della salvezza. Proprio per questo, l’unione di vita e di amore, basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, che costituisce la famiglia, rappresenta un insostituibile bene per l’intera società, da non confondere né equiparare ad altri tipi di unione.Cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, su L’Osservatore Romano, 16 maggio 2008:
In riferimento al Documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, pubblicato dal menzionato Dicastero il 4 novembre 2005, e in seguito a numerose richieste di chiarimento giunte alla Sede Apostolica, si precisa che le disposizioni contenute in detta Istruzione valgono per tutte le Case di formazione al sacerdozio, comprese quelle che dipendono dai Dicasteri per le Chiese Orientali, per l’Evangelizzazione dei Popoli e per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Il Sommo Pontefice, il giorno 8 del mese di aprile dell’anno del Signore 2008, ha approvato tale precisazioneCioè ne più mai preti gay in tutto il mondo. E con quei gay che già sono preti che facciamo? Li mandiamo al rogo?
http://tinyurl.com/6rvcbh
venerdì 16 maggio 2008
La Corte Suprema dice sì alle nozze gay in California
I cittadini della California hanno il diritto di sposarsi anche se sono omosessuali e desiderano unirsi a una persona del loro stesso sesso. Lo ha deciso la Corte Suprema della California, che ha accolto la richiesta di alcune coppie omosessuali che rivendicavano il diritto di unirsi in matrimonio, anche se lo stato americano riconosce già diritti e doveri equivalenti a quelli di una coppia sposata attraverso le “unioni domestiche” (domestic partnership).
Con 4 voti a favore e 3 contro (è stato decisivo il presidente della Corte), i giudici supremi hanno stabilito che entro 30 giorni le coppie dello stesso sesso si potranno sposare a tutti gli effetti in California, a meno che il Parlamento locale non introduca un nuovo istituto, analogo al matrimonio civile e differente da quello religioso, ma valido sia per le coppie etero sia per quelle gay. Quello che non è accettabile, insomma - dice la sentenza - è che due persone dello stesso sesso che vivono una relazione affettiva siano trattate in modo diverso da due persone di sesso diverso nella stessa condizione.
Ecco che cosa scrivono i giudici:
Prima di tutto, l’esclusione delle coppie dello stesso sesso dalla definizione di matrimonio è chiaramente non necessaria per garantire piena protezione a tutti i diritti e benefici che attualmente sono accordati alle coppie sposate di sesso diverso; permettere alle coppie dello stesso sesso l’accesso alla definizione di matrimonio non priverà le coppie di sesso diverso di alcun diritto e non modificherà il quadro legale dell’istituzione del matrimonio, dal momento che le coppie dello stesso sesso che scelgono di sposarsi saranno soggetti agli stessi doveri e obbligazione che attualmente sono imposti alle coppie di sesso diverso.
Secondo: mantenendo la definizione tradizionale del matrimonio e concedendo alle coppie dello stesso sesso solo una relazione familiare separata e con un nome diverso imporrà, realisticamente, uno stigma negativo sulle coppie dello stesso sesso e sui loro bambini, poiché negare a queste coppie l’accesso alla tradizionale e altamente favorevole definizione di matrimonio equivale a porre un dubbio se la relazione familiare ufficializzata di una coppia dello stesso sesso merita una dignità pari a quelle di sesso diverso.
Terzo: a causa dell’ampia disparità di trattamento che le persone gay storicamente hanno suubito, è estremamente probabile che escludere le coppie dello stesso sesso dall’istituzione legale del matrimonio può essere inteso come il riflesso di un’opinione ufficiale, secondo cui le loro unioni formali sono di condizione inferiore rispetto alle equivalenti relazioni delle coppie di sesso diverso.
Infine, riservare la definizione di matrimonio esclusivamente alle coppie di sesso diverso e riconoscere solo una definizione separata e distinta alle coppie dello stesso sesso può avere l’effetto di perpetuare una premessa più generale - adesso rifiutata con decisione da questo stato - che gli individui gay e le coppie dello stesso sesso sono in qualche modo “cittadini di seconda classe”, che possono, secondo la legge, essere trattate in modo differente e meno favorevole rispetto a invidui eterosessuali e coppie di sesso diverso.
http://tinyurl.com/4k5tlp
sabato 10 maggio 2008
L'ombra della Carfagna
Come ministro-ombra per le pari opportunità, anche qui una donna, Vittoria Franco, finora presidente delle donne ds. Nella precedente legislatura è stata la prima firmataria del disegno di legge n. 3345 (7 settembre 2005) che riguardava una proposta di legge sul riconoscimento giuridico delle unioni civili.
A proposito dei diritti delle coppie di fatto, la senatrice aveva detto:
Sono convinta che sia necessario riconoscere in modo pieno, accanto alla famiglia basata sul matrimonio tradizionale, cui fa riferimento l’articolo 29 della Costituzione, anche altre forme di famiglia e di convivenza ormai entrate a far parte della nostra società. Quello che intendiamo fare è riconoscere anche nel diritto una realtà che già esiste intorno a noi, non creare per legge nuove forme di convivenza.
E ancora:
Non deve più accadere, a parere dei proponenti, che a chi ha convissuto con una persona, magari per trent’anni, possa essere negato perfino il diritto di assistere il proprio partner morente in ospedale e che le famiglie di origine possano addirittura impedire al partner l’accesso al luogo di cura e lo escludano da ogni decisione riguardante il partner malato e incapace di agire; non deve più accadere che, attraverso l’istituto della riserva a favore dei legittimari, sia vietato al testatore di lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui ha condiviso l’esistenza, e, anche in assenza di eredi legittimari, che tale eredità venga falcidiata dalla stessa tassazione prevista per i lasciti a persone del tutto estranee al defunto, discriminazione aggravata dalla recente modifica del regime fiscale delle successioni. Non deve accadere che trattamenti punitivi di questo genere vengano previsti al solo fine di sanzionare le scelte di vita dei cittadini che semplicemente non ritengano adatta alla propria unione, o non condividano per alcuni suoi aspetti, la normativa matrimoniale attualmente vigente.
Peccato che sia solo un’ombra…
http://tinyurl.com/3ho79c
venerdì 9 maggio 2008
Solidarietà allo studente che vuol diventare donna
Vogliamo che tutti gli studenti siano accettati per quello che sono, per come vestono e per il loro orientamento sessuale. Chiediamo solo che a scuola ci si vesta con abiti appropriati e non in modo volgare.
http://tinyurl.com/3jtzx3
Vescovo gay difende gli omosessuali dalla destra conservatrice!
Nella trasmissione “Hardtalk” della Bbc, Robinson ha affermato: “Io ritengo che Dio sia rimasto molto deluso dalla sua riluttanza nell’affrontare Peter Akinola e gli altri come lui che hanno rilasciato dichiarazioni che ogni persona sensata troverebbe sopra le righe”.
Nell’intervista, Robinson ha ribadito la bassezza del linguaggio della destra conservatrice, da cui emerge una considerazione degli omossessuali come una sorta di “sub-umani”.
http://tinyurl.com/4kshr8
mercoledì 7 maggio 2008
Caro Alemanno
Non vedo l'ora di leggere la risposta.
Leggo le sue dichiarazioni sul Gay Pride, secondo cui esso sarebbe “una manifestazione di esibizionismo sessuale”, anche un po’ aggressivo e decido di scriverle per farle notare alcune cose.
Già nel GayPride Nazionale di Roma dell’anno scorso, visto il momento difficile per la comunità gay (legge sui Dico affossata in parlamento), la quasi totalità dei transessuali, decise spontaneamente di sfilare più coperta del solito. Giornali e televisioni, non contenti delle immagini di quel giorno dovettero rivangare vecchie immagini di repertorio per poter dare la loro deviata e pruriginosa informazione sul Pride. Perché, invece di “leggere” il Pride sui giornali, non viene davvero a vederlo, come le ha chiesto Imma Battaglia? Troverà centinaia di migliaia di cittadini e cittadine romani, che sfilano con i vestiti di tutti giorni. Perché, come uomo delle istituzioni, non chiede alla stampa e alle televisioni, di non mostrare immagini eccessive che sono oltretutto minoritarie? Non lo dico certo per perbenismo, ma perché anche a me sembra ogni volta una strumentalizzazione, dare del Gay Pride una sola immagine. In questi giorni Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay Nazionale, ha chiesto alla comunità GLBT di sfilare al prossimo pride bolognese con il vestito del proprio mestiere.
Le faccio notare, inoltre, che le strade di Roma, ogni notte, sono teatro di esibizionismo sessuale ben peggiore, da parte di centinaia di migliaia di uomini, che mette a rischio anche la sicurezza stradale. Pensi alla Salaria, un autentico bordello a cielo aperto, dove trovano sfogo davvero troppi bravi padri di famiglia, oltre tutto con ragazzine nemmeno maggiorenni. Mi auguro che come sindaco la sua priorità sia difendere quelle donne dallo sfruttamento punendo chi crea pericolo alla cittadinanza.
Di recente ho difeso la croce celtica che porta al collo. Per qualcuno è un simbolo di morte perché viene equiparata alla svastica. Lei ha spiegato perché la porta al collo, per ragioni affettive, ed io credo che all’oggettività dei simboli, dobbiamo pur aggiungere l’umanità che essi posseggono e il valore soggettivo che gli si conferisce. Non metterei mai bocca sulla sacralità dell’amicizia. Credo, semplicemente, nelle parole che dice.
Provi ora a fare lo stesso esercizio per il Gay Pride, manifestazione che ricorda il giorno in cui un gruppo di trans, a New York, si ribellò alle botte e agli stupri quotidiani dei poliziotti. Esso per la comunità gay ha un valore simbolico. Il colore, le piume, la musica, ove ci sono, sono simboli di gratitudine verso chi, per primo, si è ribellato.
Caro Alemanno, oggi lei è anche il mio sindaco ed io, pur militando nel PD, faccio parte di quei 70.000 che si sono rifiutati di votare Rutelli. Le cose che lei dice sul Gay Pride, sono le stesse che pensano molti miei compagni di partito, quindi non ne faccio affatto un momento di scontro politico, ma la richiesta di una semplice cittadina al suo sindaco. Che sia il sindaco di tutti: venga a vedere che cosa è il gay pride. Si stupirà di venire accolto con gioia, tanto siamo abituati ad essere rifiutati, persino da chi dovrebbe essere dalla nostra parte. Faccia questa cosa rivoluzionaria, creda nelle mie parole come io credo nelle parole dei ragazzi di Colle Oppio quando dicono di non essere più fascisti. Anche questo è un passaggio di riconciliazione nazionale. Pensi ai tanti sindaci di destra delle capitali occidentali che sfilano al Gay Pride.
E superi anche lei il pensiero che l’omosessualità distrugge la famiglia. Noi facciamo parte della famiglie eterosessuali e combattiamo per vedere riconosciute le nostre, a volte i migliori interpreti di questo valore, per la forza con cui lo desideriamo.
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Alemanno contro il Gay Pride: "No all'esibizionismo sessuale"
All'ambasciatore dice: non si discuta l'esistenza dello Stato d'Israele
di GIOVANNA VITALE
"Io ho rispetto per le persone omosessuali, ne conosco alcune" aveva detto in mattinata il primo cittadino di Roma intervistato su RaiNews24, "ma temo che il Gay Pride sia un'altra cosa: è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo, sia omosessuale sia eterosessuale". Secondo Alemanno "il problema non è omosessualità sì o no, ma esibizionismo sì o no"; un tema che - promette - sarà discusso in consiglio comunale per cercare di "trovare una formula che non offenda nessuno". Guai però a pensare a una deriva reazionaria: "Nel centrodestra", precisa, "c'è una cultura liberale che non mette in discussione i comportamenti, le libertà individuali e il rispetto della privacy".
Immediata la reazione dell'universo omosex. Concorde nel rifiutare l'etichetta appiccicata alla manifestazione, per la quale - si ribadisce - anche quest'anno verrà chiesto il patrocinio del Campidoglio. "Non è un'ostentazione o un'esibizione del proprio orientamento sessuale, ma un momento di riflessione per le persone lesbiche, gay e trans" tuona Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay capitolina, dopo aver invitato Alemanno a partecipare al Pride romano del 7 giugno. Invito esteso pure ai sindaci di Milano e Bologna, Moratti e Cofferati.
Un modo, anche, per far scoprire al primo cittadino della capitale "una realtà che non conosce", sostiene il "Mario Mieli", storico circolo di cultura gay: altrimenti saprebbe che si tratta di "un momento di richiesta di diritti negati, un corteo pacifico, colorato, allegro e di rivendicazione politica". Ed è proprio per "non ricominciare con i soliti scontri ideologici" che Imma Battaglia, presidente di Dì Gay Project, una delle promotrici del World Pride del 2000 che creò parecchi problemi all'allora sindaco Rutelli (che per venire incontro alle richieste del Vaticano ritirò il patrocinio) propone: "Incontriamoci e proviamo la strada dell'ascolto per costruire una città veramente di tutti".
In sostegno di Alemanno arriva invece Gay-Lib, i gay liberali del centrodestra: "Facciamo il corteo in giacca e cravatta", provocano. Mentre Assunta Almirante consiglia: "Io personalmente al Gay Pride non ci andrei, per il rispetto generale della città". Ma il centrosinistra insorge. "Il Pride è un evento positivo e propositivo che vuole ribadire il valore fondamentale della libertà", rivendica Paola Concia, portavoce del tavolo Glbt del Pd: a preoccupare, semmai, "sono i saluti romani esibiti in Campidoglio da alcuni sostenitori del centrodestra il giorno della vittoria al ballottaggio".
Per niente stupita si dice invece l'ex ministro Barbara Pollastrini: "Alemanno dimostra piena continuità in quella mancanza di rispetto e insensibilità che contraddistinguono un certo tipo di destra". E di "ossessione" parla il socialista Franco Grillini: "Per costoro l'unico omosessuale buono è quello che si nasconde". Argomenti, quelli di Alemanno, tipici di "una destra che dimostra di voler tornare ad un modello di Stato etico" bacchetta Elettra Deiana di Rifondazione, "lì dove, cioè, si imponevano modelli culturali e sociali".
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martedì 6 maggio 2008
Il cardinale e la nipotina
La rivista spagnola Interviù ha pubblicato delle foto di Magdalena Rouco mezza nuda. Ora Magdalena è la nipote del cardinale Antonio María Rouco Varela (perché è inserito in una enciclopedia online dedicata ai santi e ai beati?), arcivescovo di Madrid e presidente della conferenza episcopale spagnola. Il Bagnasco spagnolo, insomma. Il fatto è che la nipote si è spogliata per denunciare la doppia morale dello zio (e magari anche per farsi un po’ di pubblicità, su…)
A seguito della morte del padre - che aveva sempre indicato lo zio come “una specie di santo” - la famiglia di Magdalena è stata abbandonata. Dice la nipote:
Attraverso mio zio ho scoperto l’ipocrisia della Chiesa, che predica una cosa e fa il contrario. Mio zio non si stanca di ripetere che la famiglia è sacra, che bisogna rispettarla e lottare per essa, ma poi egli disprezza e abbandona la sua.
Risentimenti personali o verità? Di certo, nulla di nuovo sotto il sole. Già Gesù aveva detto: “Non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito” (Mt 23, 3-4).
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Cristina, nata Marco, diventa suora. Ma la chiesa dice no.
Durante la veglia organizzata a Torino per le vittime dell'omofobia, la sua testimonianza ha toccato tutti. "Sono nata a Sezze e cresciuta dalle suore — ha raccontato Cristina al Corriere della Sera — perché mamma e papà lavoravano. Fin da piccola mi sono sentita femmina. Il ricordo più brutto? Quando mi hanno sequestrato la Barbie. A 13 anni ho parlato a mia madre, mi ha accettato. Appena maggiorenne mi sono operata".
Ma l'esperienza più dolorosa, forse, per Cristina è stata quella con le gerarchie ecclesiastiche italiane. "La mia vita da cattolica è diventata un inferno. Ho seguito un corso ad Assisi per le vocazioni, ho frequentato le Clarisse, poi mi hanno indirizzata al mio vescovo, a Latina continua a raccontare la suora -. Saputa la verità ha detto parole terribili: 'Sei nata uomo, non potrai né sposarti né prendere i voti'. Sono scappata in Inghilterra, in un monastero anglicano. Oggi sono suora francescana e vetero-cattolica. Parlo con Dio, assisto, nel mio cuore resta il sogno di contemplare il Signore in monastero. La castità non mi pesa, la solitudine sì".
La sua storia, purtroppo, non è la prima di cui si viene a conoscenza, e probabilmente non sarà neanche l'ultima. Una vicenda simile è quella di suor Jeannine Gramick. Lei, statunitense, suora e lesbica fortemente ostracizzata dai vertici vaticani, ha anche scritto un libro dal titolo 'Anime gay'. Durante la presentazione del suo scritto in Italia, fu intervistata da 'il Manifesto'. Ecco un brevissimo stralcio delle sie dichiarazioni a Fulvio Fania:
Che cosa è per lei l'omosessualità?
Non dobbiamo parlare di omosessualità in astratto ma di persone che, per caso, hanno orientamenti omosessuali. Non mi piace neppure concentrarsi sull'atto sessuale, come fanno le gerarchie; dobbiamo rimettere al centro le persone e la liberazione che meritano come figlie e figli di Dio.
Ma esiste una morale naturale?
E' a questo tema che mi riferisco quando dico che c'è una sola teologia al potere. Se confrontiamo le conoscenze di oggi con quelle di S. Tomaso giungiamo a differenti conclusioni su ciò che è naturale.
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lunedì 5 maggio 2008
Figli dei gay, centomila in Italia
di Monica Ricci Sargentini
Federico, Joshua e Sara sono bambini come gli altri. Socievoli, sereni, bravi a scuola, pieni di amici, a volte capricciosi, a volte ubbidienti. Ma diverso è il loro certificato anagrafico perché per la legge italiana, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei, questi tre minori hanno un solo genitore, la loro mamma biologica. L’altra madre, quella che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla sua compagna, non figura da nessuna parte. Loro fanno finta di niente. Quando portano a casa la pagella pretendono che la firmino tutti e due i genitori. E se finiscono in ospedale vogliono averli al fianco entrambi. Ma la verità è che sono «figli di un dio minore», cittadini di serie B, costretti a vivere con la metà delle tutele dei loro coetanei. È il destino che il nostro Paese riserva ai piccoli nati nelle famiglie omosessuali, una possibilità non contemplata dalla nostra legislazione.
In Italia si calcola che siano centomila i minori con almeno un genitore gay. Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sempre di più, sono invece vissuti sin dall’inizio in una casa con due mamme e due papà. Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20. E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini.
Per coronare il loro sogno molti vanno all’estero. Le lesbiche in Spagna o nel nord Europa dove possono ricorrere alla fecondazione assistita. Gli uomini in Canada o negli Stati Uniti in cerca di una madre surrogata. Altre coppie, invece, scelgono la strada del fai da te. Le donne ricorrono all’autoinseminazione o cercano un donatore amico. Ma non è rara la famiglia formata da quattro genitori, due uomini e due donne, che si mettono d’accordo per fare un figlio e poi lo allevano insieme. Per tutelare i loro diritti tre anni fa è nata l’associazione Famiglie Arcobaleno (www.famigliearcobaleno. org). All’inizio gli iscritti erano 15, oggi sono 400 di cui circa 170 famiglie e ben 110 bambini. Numeri sicuramente destinati a crescere: «Ogni settimana — dice la presidente Giuseppina La Delfa, accento francese, capelli neri corti e un bel sorriso—accogliamo uno o due nuovi soci. Abbiamo tre gruppi di persone: gli aspiranti genitori, le famiglie costituite in ambito omosessuale e quelli che hanno avuto figli in relazioni eterosessuali e ora vivono in una coppia gay. Questi ultimi soffrono di più psicologicamente, possono avere problemi nella separazione e nel divorzio, a volte non riescono a vedere i loro bambini o ad ottenerne l’affidamento. Le famiglie omogenitoriali, invece, vivono meglio il quotidiano perché sono un nucleo costituito alla luce del sole ma hanno una montagna di problemi legali».
Per tutelarsi si va dall’avvocato prima ancora della nascita dei pargoli. «Ma i margini sono molto stretti — spiega Stefania Santilli, legale milanese dello sportello Famiglie Arcobaleno —. Si può fare un accordo di co-genitorialità in cui si dice che la madre o il padre non biologico deve allevare il figlio in caso di decesso dell’altro.Ma sono delle scritture private che non hanno valore giuridico. Si può fare il testamento biologico e ricorrere a un trust, un accordo giudiziario per affidare i propri beni a una terza persona».
Molti Paesi europei hanno trovato una soluzione a questi problemi dando un ruolo al genitore sociale attraverso leggi ad hoc che tutelano questi rapporti tra adulti e bambini. «Così si arriva al paradosso—spiega Santilli— che, per esempio, i figli di una coppia italo-tedesca hanno due genitori in Germania e uno solo in Italia». Su questo argomento le Famiglie Arcobaleno stanno preparando quattro cause pilota da presentare nei tribunali italiani perché «l’Europa prevede che un bambino —spiega La Delfa—non possa essere discriminato a seconda di dove vive. È un’incongruenza che diventi orfano passando un confine».
Ma come crescono i figli dei genitori omosessuali? Decine e decine di studi, fatti all’estero, dimostrano che non ci sono problemi. «L’orientamento sessuale dei genitori non incide sullo sviluppo del bambino — spiega al Corriere Fulvio Scaparro, psicoterapeuta, specializzato sui temi dell’infanzia e della famiglia — il quale soprattutto nei primi anni di vita ha bisogno di affetto, presenza costante, attendibilità, armonia dei genitori e capacità di guida. Una famiglia omosessuale, dunque, è in grado di far crescere un bambino al meglio».
Nel libro Bambini ai gay? Margherita Bottino, psicologa, e Daniela Danna, sociologa, descrivono i figli degli omosessuali come bambini più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere, cresciuti da genitori con più alto grado di istruzione e di autoconsapevolezza di quelli eterosessuali. «È chiaro — spiega ancora Scaparro —che un bambino o una bambina che cresce in una famiglia omosessuale è portato a vedere con occhio più favorevole le diversità, ad essere magari meno conformista. Questo non è né un vantaggio né uno svantaggio. Il vero pericolo per questi bambini sono i pregiudizi di una società, la nostra, in cui la famiglia è quella tradizionale, sposata, magari in chiesa. Su questo c’è da combattere ».
Elizabeth O' Connor, americana, madre di due bambine e coautrice con la sua compagna Suzanne M. Johnson di For Lesbian Parents non ha nessuna difficoltà ad ammettere che delle differenze esistono: «Le nostre figlie sono molto androgine, più propense ad entrare in campi tradizionalmente maschili, giocano in modo meno stereotipato per il genere, come può essere negativo tutto ciò? I maschi mostrano una tendenza simile, hanno una propensione molto forte all’accudimento, e anche ciò non può essere negativo. La maggior parte di essi realizza alla fine di essere eterosessuale. Come psicologa penso che sia tutt’altro che negativo poter considerare tutte le possibilità prima di decidere chi si è».
http://tinyurl.com/5pn63z
domenica 4 maggio 2008
Al Parlamento cileno la legge sul matrimonio gay
Nonostante l’elezione della presidenta Michelle Bachelet, socialista, il Cile non ha ancora introdotta una forma di riconoscimento delle unioni dello stesso sesso, per cui il movimento lgbt ha deciso di muoversi su più fronti, al contrario di ciò che è avvenuto in Italia. Da un lato spingono per il Puc (Patto di unione civile), dall’altro però non rinunciano a pretendere il matrimonio. Chiedere il massimo per ottenere almeno il minimo.
http://tinyurl.com/6ruwrm
sabato 3 maggio 2008
Tel Aviv: presto un monumento alle vittime dell'omocausto
Gay.it - Tel Aviv: presto un monumento alle vittime dell'omocausto"Circa venticinquemila omosesuali zono stati perseguitati durante l'Olocausto e decine di migliaia di loro sono sitati uccisi perché il Partito nazista pensava che il loro orientamento sessuale fosse una perversione. Nei campi di concentramento in cui sono stati imprigionati, i gay erano costretti a portare un triangolo rosa, mentre le lesbiche una fascia nera. Il progetto per la costruzione del monumento è stato iniziato da Itai Pinkas, una dei leader della comunità LGBT e membro del Consiglio Comunale di Tel Aviv dove svolge il ruolo di consigliere del sindaco in materia di nuovi diritti.. Il monumento sarà il primo in Israele a commemorare queste vittime, anche se altri quattro ne esistono in tutto il mondo: a Sidney, Copenhagen, Berlino e Amsterdam. E' stato disegnato come un triangolo di ferro sul quale saranno incisi i nomi delle vittime".
Nella immagine, il bozzetto del monumento.
http://tinyurl.com/62vfag