lunedì 4 giugno 2007

Calcio gay all'attacco:"In A e B saremo in 50"

Il leader della Nazionale omo: “Hanno paura di fare coming out”


Li picchiano a Mosca, li sospettano di potenziale terrorismo in Alabama, in Italia c’è chi è sceso in piazza per impedire che si formino una famiglia. Per i gay è un momentaccio se mai ce n’è stato uno migliore, e allora qualcuno la butta sullo sport, anzi sul calcio che è il più omofobo di tutti ma il più universale: a fine settembre, a Buenos Aires, si gioca il campionato del mondo per squadre omosessuali e ci sarà per la prima volta una formazione italiana con la maglia azzurra, la bandiera, forse l’inno e certamente uno sponsor, una discoteca dell’Arcigay nella zona di Lambrate, a Milano, che si chiama Binario Uno e investe un po’ di soldi per fare contenti gli amici più che per un ritorno pubblicitario, tanto chi la deve conoscere la conosce già.

Spulciando sul sito dell’Iglfa, l’associazione mondiale di calcio per gay e lesbiche, si scopre una dimensione internazionale impensabile. C’è una squadra a Pechino, una a Sydney, giocano in tutta l’Europa occidentale e naturalmente nel Nord America. Hanno sigle e loghi fantasiosi: i «chiodi» di San Francisco, gli «uragani» della Florida, i «leoni» a Londra, i «ragazzi di strada» a Monaco, l’«arcobaleno» a Parigi, la «Tu Mamà» in America Latina e gli immancabili e poco oxfordiani «Fuckers». In Italia il fenomeno stenta a crescere. «Siamo al punto in cui era la Germania venticinque anni fa, e non mi riferisco soltanto al pallone - dice Klaus Heusslein, l’anima della Nuova Kaos, il club di Milano che fa da ossatura alla Nazionale che andrà in Argentina -. Però in Germania si è lottato per farsi accettare e lo si deve fare anche qui. Non c’è niente dello spirito e del modello del Gay pride in quello che facciamo: né parrucche né eccentricità, meno che mai “drag queens”. Si va in campo come chiunque altro e i gusti che si hanno a letto sono un fatto personale. La gente però ha paura di esporsi».

I calciatori omosessuali dichiarati sono pochi. C’è una squadra a Roma, una a Genova. Milano è stata la culla: anche lì tuttavia stavano per lasciar perdere dopo i primi entusiasmi, poi nel 2002 arrivò Klaus dalla Germania e il progetto è ripartito. Tossicchiando va avanti, con le difficoltà che si possono immaginare. «Uno degli handicap - dice Heusslein che è anche vicepresidente del comitato organizzatore del Mondiale - è che non siamo abbastanza per formare un nostro campionato. E la qualità non è straordinaria, più o meno valiamo una squadra di seconda categoria. Sarebbe diverso se ci fosse il coraggio di fare outing (intende coming out, ndr): non ho un conteggio preciso ma se valgono nello sport le proporzioni che ci sono nella società, tra i professionisti della A e della B almeno cinquanta sono gay e in tutto il calcio italiano sono alcune centinaia. Il problema è che non lo dicono: il calcio respinge gli omosessuali, basta pensare a quello che ha detto Deschamps sulle maglie rosa quando la Juve è stata promossa, e gli omosessuali respingono culturalmente il calcio. Preferiscono praticare il nuoto, il tennis e la pallavolo. Così noi siamo sempre fuori posto per gli uni e per gli altri».

Vita dura. Spesso sul filo tra il dire e il non dire la diversità. La Nuova Kaos è una squadra come qualsiasi altra, partecipa al campionato Uisp della zona di Milano. All’inizio pochissimi ne conoscevano la particolarità. La voce però è girata velocemente. «Il primo anno arrivammo secondi - racconta Klaus -, adesso si sta intorno al settimo posto perché contro di noi c’è più impegno, i maschioni non ci stanno a perdere. Come si comporta il pubblico? Ha una certa curiosità nel vedere cosa combiniamo o magari immagina che andiamo in campo con i tacchi a spillo: c’è un po’ di goliardia, le battute volano più basse e grevi ma non è mai successo niente di speciale. Negli stadi si è visto di molto peggio». Si scopre che in fondo c’è in giro ancora un po’ di intelligenza, anche se i pregiudizi resistono. «Una volta organizzammo un’amichevole contro la squadra di Sky, c’era Pasquale Bruno, l’ex giocatore del Torino e della Juve, uno che ha sempre detto peste e corna sul calcio femminile, immagini cosa poteva pensare di noi. Nessuno lo aveva avvertito, in campo non si accorse di nulla, perdemmo soltanto per 6-5 e ci fece i complimenti. Quando gli raccontarono la verità non ci credeva. In realtà chi sa distinguere il calcio dal sesso non ha difficoltà ad accettarci. Abbiamo alcuni etero in squadra. Il primo è stato un quarantenne sposato e con figli: aveva voglia di giocare al pallone due o tre volte la settimana, i primi tempi eravamo indecisi se spiegargli come stavano le cose. Del resto in campo non c’era differenza nei comportamenti né gli saltavamo addosso sotto la doccia, come nelle barzellette. Un giorno però tra noi partirono alcune battute inequivocabili e ci paralizzammo aspettando di vedere la sua reazione. Ci guardò e ci disse: ma pensavate che fossi così scemo da non averlo capito già la prima volta?».

La preparazione alla Coppa del Mondo che comincia il 23 settembre sarà artigianale. Nessun ritiro collegiale, le convocazioni verranno falcidiate dagli impegni di lavoro perché quasi tutti i giocatori hanno le ferie fissate in agosto. Insomma sarà una Nazionale fatta con chi può andarci e ci sarà uno spazio anche per gli stranieri e gli oriundi, un italiano che vive a San Francisco e il solito Klaus, che è tedesco, «ma da 5 anni - dice - vivo in Italia e se un argentino come Camoranesi ha vinto il Mondiale con la maglia azzurra non vedo perché non dovrei provarci io». Antonio, l’allenatore, resterà a casa. Anarchia tattica e molto fai-da-te anche perché i giocatori arriveranno in Argentina solo un paio di giorni prima dell’inizio, tra l’adattamento al fuso e tutto il resto. Insomma le chances di vincere sono poche, praticamente nessuna: il divario dalle squadre di Londra e di Parigi già campioni del mondo è netto, gli americani hanno una vasta scelta. L’obiettivo è fare una buona figura e divertirsi perché «il mondiale è soprattutto un grande happening, un’occasione di incontro. Di giorno si gioca, la sera si fanno feste, si creano amicizie e talvolta nascono rapporti seri. I calciatori di solito hanno un bel fisico. Sono attraenti e sexy». Anche attorno a loro ronzano evidentemente le «veline». Pardon, i velini. È solo una questione di gusti.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74130

sabato 2 giugno 2007

Il principe gay di Manchester

Il Manchester United ha acquistato per 30 milioni di euro il fantasista brasiliano Anderson: talentuoso, caparbio e giovanissimo. E gay.


Un fantasista brasiliano, nero, giovanissimo e gay alla corte di Cristiano Ronaldo. Il Manchester United ha annunciato l’acquisto dal Porto di uno dei più promettenti centrocampisti d’attacco al mondo: Anderson Luís de Abreu Oliveira. Nato il 13 Aprile 1988 a Porto Alegre e acquistato nel Novembre del 2005 dalla squadra portoghese, Anderson è stato vicecampione del mondo Under 17 nel 2005 in Perù, e fu proprio in quella occasione che mise in mostra il suo talento calcistico (vinse una sorta di Pallone d’Oro dei giovani), fino ad essere notato dai talent scout calcistici che sempre affollano tornei di questo tipo.



Fu appunto il Porto a metterlo sotto contratto, ma il Manchester, il Barcellona, l’Arsenal e il Milan avevano già adocchiato i virtuosismi e la solidità del giovane calciatore. Alto 176 centimetri con un peso di 69 kg, Anderson è il “terzo predestinato”. Prima di lui, in Brasile, solamente Ronaldo e Ronaldinho potevano vantare una fama ed una gloria in così tenera età.

Veloce nello scatto, dotato di un forte senso della regia sulla tre quarti, ma capace anche di propulsioni in attacco fino al goal, il ragazzo ha soprattutto un grandissimo talento: il carattere.
Vederlo giocare e sbraitare in mezzo al campo è uno spettacolo. Lui, piuttosto piccolino e giovane, grida e incita compagni di ben più solida carriera, dispensa indicazioni (oltre che assist d'un certo
pregio), trascina chiunque con entusiasmo e rabbia. A prova del suo carattere, la nota più bella e indicativa della sua ancor breve carriera: nel gennaio 2006, poche settimane dopo essere stato acquistato dal Porto, l’allora 17enne enfant prodige, già idolo di curve e ultrà, annuncia al suo spogliatoio e alla stampa portoghese “Sono gay”. Un mito. Il Manchester ha pagato 30 milioni di euro per accaparrarsi talento e carattere di quello che si preannuncia come il primo grande calciatore gay dichiarato.
Dopo il grigio di tanti campioni omosessuali nascosti nell’armadietto, un uomo vero e gay si appresta a scalare le vette del calcio europeo. E ad insegnare cosa significa davvero avere le palle.

giuliano.federico@gay.tv

http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3975

Quasi 5 milioni per l'AnnoZero sugli scandali vaticani

Alla fine è andato in onda e lo hanno visto quasi 5 milioni di italiani. Il documentario della BBC “Sec Crimes and the Vatican” ha sollevato un velo su un tema che si voleva rimanesse nell’ombra.


ROMA – Ascolti eccellenti ieri sera su Rai Due per “AnnoZero”, che ha trasmesso il documentario BBC “Sex Crimes and the Vatican”. È stato visto da 4.781.000 spettatori con uno share del 21,01%, risultando secondo solo all’ennesimo varietà canzonettaro di Rai Uno, che ha dilettato oltre 6 milioni di spettatori. Per Michele Santoro si è trattato del migliore ascolto in assoluto sin da quando il giornalista è tornato in video dopo gli anni di ‘esilio’ nel corso della precedente legislatura. Visti gli appelli a censure preventive da parte di molti esponenti politici e il gran tiro del fango sul documentario messo in atto dal plotone degli atei atei-devoti e degli ultras-clericali che abbondano sulla scena culturale italiana, per Santoro è stato un successo già andare in onda.

«Ieri sera abbiamo avuto una prova di civiltà» ha commentato il giornalista questa mattina su Radio Città Futura, aggiungendo che «ci è voluto tanto ma alla fine lo abbiamo trasmesso questo documentario. Ho sempre sostenuto che il servizio pubblico è ciò che il mercato non riesce a fare spontaneamente. Quindi il servizio pubblico deve essere più informazione, più dibattito, più polemica, più spregiudicatezza e più creatività altrimenti non ha senso parlare di servizio pubblico. Ogni volta che si verifica un episodio tutti si schierano soprattutto per un pregiudizio politico invece noi dobbiamo dibattere, discutere e parlare. Non devono esserci tabù riguardo a questo.» Il conduttore ha poi lodato monsignor Rino Fisichella, che «ha dato un segnale che se la politica italiana sapesse raccogliere ci porterebbe in una situazione decisamente più favorevole perché si è confrontato in campo aperto, ha detto la sua ma ha dimostrato anche una capacità di ascolto straordinaria anche rispetto a situazioni sconvolgenti.»Ma ha saputo il Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense dare risposte esaurienti ai tanti angosciosi interrogativi (“falsità” e “deformazioni” per l’Avvenire) sollevati dal documentario? A noi sembra proprio di no. Fisichella ha puntatosoprattutto a ribadire che il diritto canonico a cui fanno riferimento i documenti presi in esame nell’inchiesta non interferisce col codice penale dei singoli stati, tuttavia non ha saputo minimamente giustificare quello che poi, alla fine, è la vera grande questione sollevata da Colm O'Gorman: perché l’autorità ecclesiastica suprema (ovvero la Congregazione per la Dottrina della Fede guidata per oltre un ventennio da Joseph Ratzinger) non è intervenuta di fronte a casi di accuse di abusi sessuali provenienti da diverse parti del mondo (Irlanda, Stati Uniti, Brasile) e ha consentito che i sacerdoti accusati di tali crimini venissero semplicemente spostati, per anni e anni, da una parrocchia all’altra?

Nessun chiarimento (anzi, questo aspetto del documentario è stato totalmente ignorato) neanche sui casi come quello di Joseph Henn, il prete americano rimasto intoccabile e al sicuro in Italia, lavorando per anni proprio a due passi dal Vaticano, fino a scomparire proprio mentre gli veniva recapitato un mandato di estradizione verso gli USA.

Alla fine del can can mediatico il legittimo sospetto è che i vertici della Chiesa Cattolica quel (poco) che hanno fatto lo hanno foto solo a seguito dell’uscita degli scandali sui giornali e che ora, dispensando a piene mani bontà e perdono, siano già pronti alla piena assoluzione, soprattutto nei confronti delle proprie - peraltro neanche ammesse - responsabilità.
(Roberto Taddeucci)


http://www.gay.it/channels/view.php?id=22959

giovedì 31 maggio 2007

Il governatore del New Hampshire firma la legge sulle unioni civili

Primo Stato Usa a riconoscerle con atto legislativo spontaneo


New York, 31 mag. - Il governatore del New Hampshire John Lynch ha firmato in legge un provvedimento che fa del suo Stato il quarto negli Usa a consentire le unioni civili tra persone dello stesso sesso. E' la prima volta tuttavia che questo diritto viene riconosciuto con un atto legislativo spontaneo, senza cioè che ci sia stata una battaglia in tribunale sui diritti delle coppie omosessuali.

Il governatore, un democratico, intervistato aveva dato il suo appoggio alla legge qualche settimana fa, dopo l'approvazione della Camera del New Hampshire e in attesa del voto del Senato, entrambe controllate dal partito democratico.

Con il New Hampshire tutto il New England, la regione nord orientale degli Stati Uniti, ammette le unioni tra gay e lesbiche. Il Massachusetts è l'unico degli Stati americani a consentire i matrimoni tra omosessuali, per effetto di una sentenza giudiziaria. Mentre il Vermont e il New Jersey hanno ammesso le unioni civili, anche in questo caso dopo pronunciamenti di corti statali.

Il Connecticut è stato il primo Stato ad ammettere le unioni tra gay e lesbiche senza attendere l'intervento di una corte, ma la misura è al momento bloccata da un ricorso.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=74081

mercoledì 30 maggio 2007

La classifica dei campioni dell'omofobia

In occasione della Giornata Internazionale contro l'omofobia da poco celebrata, "Human Rights Watch" ha diffuso una classifica delle personalità responsabili della persistenza del pregiudizio contro i gay
di Roberto Taddeucci

NEW YORK - Sono Papa Benedetto XVI, il presidente degli Stati Uniti George W.Bush e quello iraniano Mahmoud Ahmadinejad le tre personalità che nel 2006 hanno più contribuito a minare il rispetto dei diritti umani, promuovendo attivamente il pregiudizio contro le persone omosessuali, bisessuali e transgender. È il risultato del nuovo rapporto annuale che l'organizzazione americana per i diritti civili Human Rights Watch (HRW) ha diffuso in occasione della Giornata contro l'Omofobia del 17 maggio, la data nella quale nel 1990 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definitivamente depennato l'omosessualità dall'elenco delle malattie e dei disturbi mentali.

Nel presentare la Hall of Shame (galleria della vergogna) di quest'anno Scott Long, direttore del programma per i diritti della comunità GLBT di HRW, ha spiegato che questa lista di nomi «non mira a elencare coloro che hanno perpetrato le peggiori offese, ma mette in luce quei leader che hanno usato la loro autorità per negare basilari diritti umani. Bush e il Papa parlano entrambi di dignità umana ma le loro parole e azioni omofobiche danneggiano famiglie e ne compromettono il benessere». «L'omofobia mette a rischio fondamentali diritti umani - ha aggiunto Long - e questo dovrebbe essere preoccupante per tutti. I governi sminuiscono le famiglie quando negano il riconoscimento a tutte le famiglie. Mettono in pericolo i bambini quando riducono al silenzio alcuni bambini». Sono parole dette da una persone che vive oltreoceano ma per che a noi, che viviamo in Italia, fanno immediatamente pensare all'esclusione, veramente ingiustificabile, dell'associazione Famiglie Arcobaleno dal recente Congresso sulla famiglia tenutosi a Firenze.


La lista della vergogna 2006


Ecco i nomi e le motivazioni di coloro che sono entrati quest'anno nell'olimpo dell'omofobia.
1. Papa Benedetto XVI: "per minare famiglie. Il capo della Santa Sede è andato ben oltre l'esprimere il punto di vista teologico sull'omosessualità. Il Papa ha interferito nella politica di molti paesi condannando e facendo pressioni verso coloro che appoggiano pari diritti o forme di riconoscimento per le famiglie gay e lesbiche. Dopo la legalizzazione del matrimonio gay in Spagna nel 2005 il Pontificio Consiglio della Famiglia di Benedetto XVI ha comandato a pubblici ufficiali spagnoli di rifiutarsi di sposare coppie dello stesso sesso o di portare avanti le pratiche quando volessero candidarsi all'adozione di un bambino"

2. Il presidente USA George W. Bush: "per mettere a repentaglio la salute pubblica. Il Piano d'emergenza contro l'Aids (PEPFAR) stabilisce che un terzo delle risorse vadano ai cosiddetti programmi di 'astinenza fino al matrimonio'". Programmi che per HRW mettono a rischio la salute dei giovani in quanto mandano un messaggio secondo il quale non è possibile fare sesso sicuro e non forniscono adeguate informazioni. In alcuni paesi si è ridotta drasticamente la fornitura di profilattici in altri, come l'Uganda, fondi sono andati anche a gruppi che promuovono attivamente l'omofobia.

3. Il presidente dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad: "per aver diretto una campagna di 'contrattacco all'immoralità pubblica' che ha portato all'arresto arbitrario di persone che si comportano o si vestono in maniera diversa, tra cui migliaia di donne per non indossare i 'corretti' abiti islamici. Ahmadinejad ha usato anche dei vigilantes religiosi per condurre raid in abitazioni private in cerca di comportamenti 'devianti', compresa l'omosessualità".

4. Il ministro polacco all'educazione e vice primo ministro Roman Giertych: "Facente parte di un governo di centro-destra che ha fatto dell'omofobia uno dei punti centrali della sua politica. Il suo ministero ha proposto una legge volta a sanzionare o arrestare insegnanti, educatori e difensori dei diritti umani anche solo per menzionare l'omosessualità, negando anche informazioni vitali su come proteggersi dall'Hiv/Aids".


5. Bienvenido Abante, membro del parlamento delle Filippine e a capo della Commissione sui diritti umani e civili: "Abante ha raccomandato che gli omosessuali siano 'curati' per farli diventare eterosessuali e ha più volte bloccato una legge volta a proibire discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e di genere. Ha anche suggerito che le persone GLBT siano escluse dalla 'definizione' riguardante i diritti umani."





http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22941

martedì 29 maggio 2007

Mosca pride, la violenza continua in Italia

Rebuzzi (FI) giustifica i violenti di Mosca: «non si può inneggiare a conquiste incomprensibili ai più». «I cittadini russi hanno percepito la manifestazione come un'offesa alla loro cultura».





Ormai è un caso internazionale e anche l'organizzazione Human Rights Watch denuncia quello che è successo a Mosca durante il Gay Pride di domenica scorsa. «I cristiani ultra-ortodossi, gli estremisti, i neo-nazi hanno provocato e attaccato i partecipanti. La polizia stava a guardare. Sono state arrestate un bel po' di persone, e col mio collega Scott Long abbiamo fatto il giro dei commissariati per verificare chi era stato arrestato. Alcuni individui vestiti di nero con una croce in mano gridavano: "Il sangue dei finocchi dovrebbe scorrere sulle strade di Mosca". Fanatici religiosi che, assieme a elementi di estrema destra, hanno cominciato ad attaccarci. La cosa singolare è che la polizia arrestava le vittime, anziché gli aggressori». È quello che racconta Boris Dittrich, rappresentante di Human Right Watch, presente alla manifestazione. «Il rapporto che Human Rights Watch sta preparando non comprenderà solo il comportamento della polizia alla Gay Parade - conclude Dittrich -, ma anche le violazioni dei diritti delle minoranze nelle repubbliche ex-sovietiche, le discriminazioni ai danni di chi desidera esprimere liberamente la propria opinione».



In Italia, I promotori del Gay Pride di Roma hanno ivitao i loro omologhi russi alla manifestazione del 16 giugno. Dalla politica invece, dopo una sfilza di dichiarazioni di solidarietà, non si parla quasi più delle violenze, se non per ribadire che i rapporti con la Russia non si toccano. La senatrice di Forza Italia Antonella Rebuzzi dice: «si devono sempre rispettare gli usi e costumi del Paese visitato; anche se la battaglia per i diritti umani è meritevole di plauso, altre devono essere le strade per coinvolgere cittadini che hanno culture diverse. Non certo quella di arrivare a sventolare bandiere sconosciute e inneggiare a conquiste incomprensibili ai più». Forse la senatrice non sa che l'unico gesto tentato dai politici italiani, in supporto agli organizzatori russi, è stato semplicemente consegnare una lettera al sindaco di Mosca. Niente di rivoluzionario, né che offendesse la cultura di chicchessia. «La Russia non è l'Italia, qui le leggi e le tradizioni sono molto forti e soprattutto inflessibili: la polizia ha il compito di proteggere i cittadini dello Stato e tenere alla larga chi fomenta il disordine - ha continuato imperterrita Rebuzzi - ; anche se i metodi brutali vanno condannati, certamente i cittadini di Mosca hanno percepito la manifestazione dei radicali come un'offesa alla loro cultura e alla loro religione». Cosa non si direbbe pur di non dispiacersi lo Zar Putin e i suoi uomini.



Di parere naturalmente opposto la ministra per il Commercio Internazionale Emma Bonino, che insieme al Partito radicale transnazionale ha indetto le manifestazioni di solidarietà di domenica pomeriggio, svoltesi in contemporanea a Roma, Bruxellles e Gerusalemme davanti alle rispettive ambasciate russe. «Sul piano dei diritti civili con la Russia sono in atto misure di pressione, anche se non sempre visibili, che speriamo portino ad un risultato, nel medio-lungo periodo» spiega la leader radicale. «Quello che è accaduto a Mosca è di una gravità inaudita, ma rispondere con una clausola sui diritti civili da applicare alle transazioni commerciali sarebbe impossibile». Chiaro, non si può certo compromettere la partnership energetica con il Cremlino per qualche uovo marcio, no?





http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22933

lunedì 28 maggio 2007

Natura: coppia di fenicotteri gay alleva un pulcino

Carlos e Fernando sono una coppia di fenicotteri rosa gay dallo sviluppatissimo istinto paterno, che stanno ora allevando un piccolo che era rimasto senza genitori.


SLIMBRIDGE – Carlos e Fernando sono una bella coppia di fenicotteri rosa, una delle attrazioni del parco naturalistico Wildfowl and Wetlands Trust, nella regione inglese del Gloucestershire. I due pennuti, razza Phoenicopterus roseus, fanno coppia fissa da oltre sei anni e ora sono diventati ancora più famosi da quando è stato affidato un piccolo pulcino nato da un uovo che era stato abbandonato. Della loro nuova famiglia si sono occupati quotidiani e televisioni in tutto il mondo, dalla CNN alla Rai.

La loro voglia di mettere su famiglia era nota da tempo, in quanto erano arrivati anche a provare a sottrarre delle uova da altri nidi,una cosa che, naturalmente, non si fa! Tuttavia la loro perseveranza a cercare di prendersi cura di qualche baby fenicottero ha favorevolmente impressionato i responsabili dell’oasi naturalistica. Quando da un uovo abbandonato e tenuto al caldo in un’incubatrice è nato un piccolo si è pensato di affidarlo proprio a Carlos e Fernando. Per far scattare l’attaccamento genitoriale il piccolo fenicotterino è stato rimesso dentro il guscio d’uovo dal quale era uscito e questo è stato posto nel nido della coppia gay. Quando vi sono tornati i due hanno covato l’uovo che si è aperto rivelando l’uccellino al suo interno, del quale hanno cominciato a prendersi cura.
Immancabilmente qualche moralistica voce si è levata dicendo che tutto ciò non è naturale. Dal WWT fanno notare che senza questo ’affidamento’ a Carlos e Fernando il piccolo volatile sarebbe morto e che quel particolare tipo di uccello è a rischio estinzione, con solo una trentina di aree in tutto il mondo nel quale si registrano nascite.
Nel parco della Camargue, nel sud della Francia, nell’ultimo anno non è nato neanche un pulcino, per cui ogni nuovo nato è prezioso. Le ultime notizie dalla riserva naturalistica dicono che il giovane fenicottero è stato accettato senza problemi e fa ora parte dello stormo di fenicotteri rosa del parco. (Roberto Taddeucci)


http://www.gay.it/channels/view.php?id=22931

Mosca: un altro gay pride di repressione

Aggrediti Luxuria e Cappato, che è stato arrestato. Lanci di uova e violenze ma "la polizia non faceva nulla e rideva". La cronaca, i video e le immagini




LA REPRESSIONE DEL GAY PRIDE 2006:
LO SPECIALE UN ANNO DOPO


Il permesso non era arrivato ma i più coraggiosi hanno deciso ugualmente di manifestare. E il risultato del Gay Pride di Mosca è lo stesso dello scorso anno: lancio di uova, feriti, cittadini e politici aggrediti dai nazionalisti e dalla polizia. Arrestati l’europarlamentare Marco Cappato e il funzionario radicale a Bruxelles Ottavio Marzocchi, il Coordinatore del Gay Pride di Mosca Nikolai Alexeiev e Nikolay Kramov, rappresentante dei radicali a Mosca. Cappato e Mazzocchi sono stati rilasciati poche ore dopo. Aggredita invece la parlamentare di Rifondazione Vladimir Luxuria. "La polizia ci ha detto che voleva portarci via perchè voleva proteggerci; ma mentre ci tiravano le uova e, ad alcuni, anche i sassi, la polizia non faceva nulla e rideva" ha detto.

LA NOTIZIA HA FATTO IL GIRO DEL MONDO. TG FRANCESE






Nel 14esimo anno dalla depenalizzazione dell'omosessualità in Russia i cinquanta partecipanti – tra cui il gruppo russo 'TATU' – volevano consegnare al sindaco una lettera firmata da parlamentari europei e italiani per chiedere di autorizzare il corteo ricordandogli che "la libertà di espressione, la libertà di riunirsi pacificamente e l'assenza di discriminazioni sono garantite dalla legislazione russa e da quella internazionale sui diritti dell'uomo".

Una manifestazione di solidarietà ai militanti arrestati ieri mattina a Mosca si è svolta ieri dalle 17 di fronte all’ambasciata russa a Via Gaeta 5. Hanno aderito GayLib, Arcilesbica, ArciGay Roma, Dgay Project, Circolo Mario Mieli, Rosa Arcobaleno, Coordinamento RomaPride 2007 e GAY.tv. In contemporanea a Roma, Bruxelles e Gerusalemme il Partito Radicale Nonviolento ha convocato delle manifestazioni per la libertà di espressione.

LA CRONACA DI REPUBBLICA.IT
INTERVISTA AUDIO DI CAPPATO E LUXURIA SU CORRIERE.IT
TUTTI GLI AGGIORNAMENTI SU RADICALI.IT






http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3951

venerdì 25 maggio 2007

Il video sui preti pedofili scompare da Google"Viola il copyright detenuto dalla Bbc"

YouTube e il motore di ricerca oscurano Sex Crimes and the Vatican
Ma è ancora possibile vederlo in altri siti. Andrà in onda sulla Rai il 31 maggio


ROMA - "Il video non è più disponibile per motivi di diritti d'autore, detenuti da Bbc Worldwide Inc.". Questa la laconica scritta in rosso che appare su Google.com e YouTube se si cerca di aprire il documentario sul Vaticano e i crimini sessuali, realizzato e mandato in onda dall'emittente pubblica britannica nel 2006 e diffuso ormai quasi ovunque in rete. E' un fatto: se è vero che milioni di persone lo hanno già scaricato e visto - solo 600mila negli ultimi giorni - il filmato dello scandalo è scomparso dai maggiori motori di ricerca, Google in testa, e di conseguenza da YouTube, il più popolare sito di video, anch'esso di proprietà del colosso di Mountain View.

Le motivazioni ufficiali sono legate alla protezione del copyright: la Bbc ha infatti venduti i diritti per la trasmissione del documentario in Italia alla Rai - costo 25.000 euro - e il video andrà in onda il 31 maggio nel corso della trasmissione "Annozero" condotta da Michele Santoro. Ma c'è chi non esclude che siano entrati in gioco anche altri fattori: il Vaticano ha protestato in modo deciso contro la diffusione del video in rete, e il quotidiano Avvenire si è scagliato contro il filmato, definendolo un "infame calunnia via internet".

Il documentario sui sacerdoti cattolici in Irlanda, Stati Uniti e Brasile accusati di pedofilia è presto diventato uno dei più visti sul web, scatenando dibattiti e lunghe discussioni. Ma se è vero che i siti maggiori lo hanno rimosso è ancora possibile trovarlo, come nelle reti peer-to-peer e su quei siti che non linkano a YouTube ma lo hanno scaricato sui propri server: da noi www.beppegrillo.it, ad esempio.


(25 maggio 2007)
http://tinyurl.com/3x333m

Roma Pride 2007. Fassino: Aderiamo ma non alla piattaforma politica

Duro comunicato dei Portavoce del Pride: Fassino siamo alla schizofrenia!







Apprendiamo con incredulità e stupore che Piero Fassino ha dichiarato che i Democratici di Sinistra aderiranno al Roma Pride 2007, ma non alla sua piattaforma politica.



Siamo ormai alla schizofrenia assoluta! Ci spiega l’onorevole Fassino su quale di queste tre parole non si ritrova? : "Parità, Dignità, Laicità"?



Ci ragguaglia il segretario dei DS su quali dei punti programmatici contenuti nella piattaforma unitaria del Pride nazionale non si riconosce?



Non si aderisce ad un Pride soltanto perché le persone omosessuali sono discriminate, ma perché si è d’accordo sulla necessità che anche in Italia siano riconosciuti, come in tutti i paesi europei, diritti e tutele alle persone lgbt.



Chiarisca Fassino, innanzi tutto a se stesso e al suo partito, su quale versante vuole stare: con le politiche promosse da tutti i governi della sinistra europea o con la destra americana? (perché quell’europea è ben più avanti del centro sinistra italiano).



Se s’inaugura la stagione dell’equidistanza, sappia l’onorevole Fassino, che moltissimi cittadini e cittadine lgbt sapranno alle prossime elezioni politiche, orientarsi di conseguenza.





Coordinamento nazionale Roma Pride 2007

I portavoce:

Cristian Ballarin

Aurelio Mancuso

Rossana Praitano





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74001

giovedì 24 maggio 2007

Don Narciso: una bomba dentro la chiesa

Don Narciso invita i gay a non farsi spaventare dall'omofobia. Poi parla dei mali della Chiesa: pedofilia, ingerenza nello Stato e lontananza da Cristo
di Flavio Mazzini


Una vita spesa all’interno della Chiesa. Ad insegnare, ad ascoltare, ma anche a rinunciare ad incarichi di prestigio, pur di mantenere la propria libertà. E oggi che sei – sono sue parole – un vecchio prete ancora innamorato di Gesù, combatte la sua piccola battaglia rispondendo senza peli sulla lingua alle domande dei lettori. Don Narciso magari pecca di vanità (anche se lui preferisce dire orgoglio), ma certamente non di ipocrisia. E oggi che l’atmosfera è tesa ai limiti di una guerra civile tra laici e clericali, non si tira indietro e lancia accuse pesanti contro i gay pavidi, contro i politici opportunisti ma soprattutto contro parte della sua stessa Chiesa, colpevole di aver rinnegato la misericordia di Cristo.


Gay.it ha sottolineato, all’indomani del Family Day e dell’Orgoglio Laico, che troppo pochi gay sono andati in piazza. Cosa ne pensi?

I gay sollevano la testa quando l’ambiente è propizio. Quando invece la lotta non è alla pari, si dicono ‘Ma chi me lo fa fare?’ e preferiscono non compromettersi. In questo momento di forte omofobia, i gay in Italia hanno paura. Sono spaventati dalla maggioranza che è andata al Family Day.


Credi fosse una maggioranza, quella scesa in piazza, e non un gruppo semplicemente ben organizzato?

C’è stato un risveglio omofobico. Proprio quando sembrava si stesse seguendo il resto d’Europa in un cammino di diritti, questo cammino è stato bruscamente interrotto dal Parlamento per iniziativa del Vaticano.


Sei molto critico verso la tua Chiesa…

A suo modo Cristo era un anarchico. Di sicuro lo era mio padre. Forse, e lo dico con orgoglio, qualcosa mi è rimasto nel sangue. E comunque penso che sono quelli come Betori che parlano di un Cristianesimo che non esiste e che non è altro che la ‘loro’ idea di Cristianesimo.


Ti riferisci alle recenti, durissime, parole del monsignore della Cei su aborto, eutanasia, coppie gay, visti come i ‘mali del mondo’?

Sono argomenti delicati che non vanno confusi. Sull’aborto è necessario che la Chiesa non resti in silenzio. Si tratta di un omicidio, forse un ‘piccolo omicidio’, ma pur sempre una vita che viene interrotta. Però la Chiesa non deve influenzare lo Stato, che solo ha il compito di legiferare. Né deve mostrarsi punitiva. Ma fare il possibile per aiutare tutte quelle povere donne che si trovano in difficoltà. In fondo Gesù ha fatto il matto pur di salvare una peccatrice.


E l’eutanasia?

La vita è un dono di Dio e quindi è sacra e inviolabile. Ma lo è fin tanto che resta vita. Quando una persona è malata la si deve assistere senza lasciare nulla di intentato. Ma quando non ce la fa più, nessuno ha il diritto di accanirsi. La legge non può vietare la fine di una vita che non è più vita.


E le coppie gay, ‘nemiche’ della famiglia?

La famiglia nel Vangelo non esiste. La stessa Sacra famiglia non era un famiglia come la si intende oggi. Se Maria aveva sposato Giuseppe doveva esserne la sposa in tutti i sensi. Se sceglie di restare Vergine il matrimonio stesso non è ‘valido’: la Sacra Rota stessa lo avrebbe annullato. Ma quel che conta è altro, ossia che Gesù, quando vengono a cercarlo sua madre e i suoi fratelli, risponde che quella non è sua madre e quelli non sono i suoi fratelli. A Gesù non importa la famiglia ‘tradizionale’ ma quella Universale, la comunità, dove siamo tutti fratelli e c’è un solo Padre: il Dio dei Cieli. Invocare il Vangelo a difesa della famiglia è un controsenso. La famiglia come la intende la Chiesa semmai è il frutto di un pensiero successivo, della Scolastica e di Agostino (che non a caso questo papa ama molto), ma non la si può difendere certo nel nome di Cristo”.


Hai visto le polemiche scatenate dal documentario trasmesso della BBC che in Italia nessuno ancora ha avuto il coraggio di mandare in onda?

L’ho visto su internet, come molte altre persone. Mi sembra che non dimostri niente di certo, ma le persone che parlano sembrano sincere e la BBC di solito è molto rigorosa. Comunque si sa che ci sono tanti casi del genere. La diocesi di Los Angeles, che pure è molto ricca e potente, sta andando in bancarotta a causa dei comportamenti di certi preti. Stanno vendendo tutti i loro beni per risarcire le persone violentate. In America è un problema assai diffuso, in Italia sembrerebbe di meno. Ma, se da noi ci fossero certe parcelle che percepiscono gli avvocati oltreoceano, forse potrebbe scoppiare qualcosa di analogo...


Dici che anche in Italia si correrebbe il rischio di gravi scandali?

Direi di sì.


Perdona se insisto, ma perché pensi una cosa del genere?

Ricordati che io sono anche un confessore. Ma proprio per questo motivo non posso dire di più.



Don Narciso è un vecchio prete romano, come ce ne sono tanti, cosciente di aver sempre voluto seguire il messaggio di amore di Cristo, anche quando è in disaccordo coi vertici della Chiesa e con la loro crescente omofobia.

Ha accettato, pur mantenendo uno stretto anonimato, di aprire un dialogo con i lettori di Gay.it. Chiunque sia interessato, può scrivere a Flavio Mazzini
, che gli rivolgerà tutti i vostri pensieri e le vostre domande.



http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22900

mercoledì 23 maggio 2007

Iran: torturata una coppia gay. Il reato? L'omosessualità

Nel paese teocratico del Medio Oriente essere omosessuali è reato. Pestaggi, arresti e impiccagioni sono all'ordine del giorno. E la comunità internazionale tace.


Clicca per ingrandire...


Una coppia di gay è stata punita con 80 frustate sulla schiena. E’ successo due giorni fa in Iran. Questo paese non è nuovo a fatti del genere, purtroppo. Da anni la comunità LGBT internazionale denuncia la situazione di un governo teocratico per il quale l’omosessualità è reato. Quotidianamente gay, lesbiche e transessuali vengono arrestati, torturati e a volte impiccati pubblicamente. Prova ultima dell’intolleranza di regime che governa quella che una volta era la radiosa Persia, è che la maggiore associazione LGBT, la IRanian Queer Organization, ha sede a Toronto, in Canada. Lasciamo alle immagini il racconto di quello che è accaduto il 20 maggio scorso.


http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22897

Pedofilia e Vaticano: RAI autorizza l'acquisto del documentario

I vertici Rai autorizzano l’acquisto del documentario della BBC che il Vaticano (e buona parte dei politici) avrebbe preferito gli italiani non vedessero.


ROMA – Via libera da parte del direttore generale della Rai Claudio Cappon all’acquisto di “Sex Crimes and the Vatican”, il documentario della BBC (nella foto un’immagine) che Michele Santoro vorrebbe trasmettere all’interno del suo programma “AnnoZero” che già molte polemiche ha suscitato nei giorni scorsi. Lo scottante documentario affronta in modo chiaro e non sensazionalistico il tema della pedofilia in ambito ecclesiastico, uno degli argomenti ‘intoccabili’ del giornalismo italiano e fino a oggi abbondantemente ignorato dalle televisioni sia pubbliche che private, al quale solo “Le Iene” hanno coraggiosamente tentato un qualche approccio. Se la Rai avesse deciso di non autorizzare l’acquisto Enrico Mentana aveva già fatto sapere che il suo “Matrix” era pronto a farlo (anche se oggi è stato smentito da Silvio Berlusconi in persona, che ha detto di averne parlato con Fedele Gonfalonieri.)

In una nota il presidente della Vigilanza, Mario Landolfi, di An, commenta che «Nonostante la critica presa di posizione della maggioranza del CdA in merito all'acquisto del discusso filmato della Bbc, dal direttore generale Cappon è arrivata una soluzione pilatesca che a dispetto delle migliori intenzioni consentirà a Santoro & Vauro di imbastire un processo mediatico contro la Chiesa cattolica.»
Per Landolfi «Non sono queste le finalità di un servizio pubblico radiotelevisivo, non è per questo che i cittadini pagano il canone», una linea tutta improntata al non creare imbarazzi alla Santa Sede e alla quale si adeguano prontamente in coro anche i ‘teo-dem’ dell’Ulivo. Assai sdrucciolosa la presa di posizione del segretario della Cei, Giuseppe Betori, secondo cui il documentario in questione «non rispetta la verità, ad esempio quando attribuisce a Ratzinger la paternità di un documento emanato dalla Congregazione della Dottrina della Fede 19 anni prima della sua nomina alla guida del dicastero.» Inoltre aggiunge che «attribuisce alla legislazione canonica la volontà di coprire gli autori di questi gravi atti criminali, mentre la competenza della Santa Sede è invece un aggravamento della disciplina: il 90 per cento di coloro che vengono giudicati, infatti, sono poi estromessi dallo stato clericale.»
In realtà il documentario è molto documentato e non fa alcuna attribuzione impropria, partendo dalla Istruzione del 1962 (ai tempi di Giovanni XXIII) e arrivando al documento del 2001, firmato da Ratzinger quando era a capo della Congregazione della Dottrina della fede (un tempo meglio nota come Inquisizione), nel quale è assegnata a tale ufficio la totale competenza giurisdizionale. Il tutto improntato alla massima riservatezza in quanto questa tipologia di casi rientrerebbe in quelli soggetti al ‘segreto pontificio’. Il documentario sottolinea come in nessuno dei documenti vaticani venga data indicazione alcuna di avvertire le autorità giudiziarie per denunciare i sospetti casi di pedofilia affinché vengano condotte le indagini del caso. La riduzione a stato laicale dunque, per casi mai denunciati alla polizia, rischia di essere la sola ‘conseguenza’ a carico di esponenti del clero che hanno commesso atti di libidine su minori. Il documentario spiega anche come, in tantissimi casi, i sacerdoti accusati siano stati semplicemente destinati ad altra parrocchia.

Per approfondimenti si può consultare il sito(in inglese) Bishop Accountability che contiene ricchissima documentazione in materia. (Roberto Taddeucci)


http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22899

martedì 22 maggio 2007

Quel video non s'ha da vedere: rischio censura sul video della BBC

La Cei tuona contro la BBC, ma il video si diffonde ugualmente. Santoro chiede di mandarlo in onda durante la sua trasmissione in rai, ma il rischio censura è alto.

di Roberto Taddeucci





Sette mesi fa siamo stati tra i pochissimi a segnalare la messa in onda dello scottante documentario “Sex Crimes and the Vatican” quando fu trasmesso da BBC World. Si tratta di un inquietante reportage che indaga sulle ‘coperture’ che la Chiesa Cattolica avrebbe operato per mettere a tacere scandali riguardanti esponenti del clero coinvolti casi di pedofilia. Tra i casi toccati c’è anche quello di padre Henn Da quando Michele Santoro ha annunciato di aver chiesto ai vertici Rai di acquistarne i diritti per trasmetterlo all’interno della trasmissione “AnnoZero” è subito esplosa la polemica.



La Cei indignata

Tra i primi a drizzare le orecchie, i responsabili di Avvenire. Il quotidiano della Cei non gradisce che il documento venga visto proprio nelle settimane in cui chiede le donazioni dell’8 per mille . Nell’articolo, firmato da A. Galli, il tono è indignato per quella che sarebbe «un pot-pourri di affermazioni e pseudo-testimonianze apertamente sconfessate a suo tempo dalla Conferenza episcopale inglese, la quale invitò l'augusta Bbc a "vergognarsi per lo standard giornalistico usato nell'attaccare senza motivo Benedetto XVI".» Il documentario denuncia che sin dagli anni ’60 esistono linee di condotta per i casi di sospetta pedofilia che mai indicano di denunciare il tutto alle autorità di polizia, ma piuttosto di rivolgersi alla Congregazione della Dottrina della Fede, che prevede che tutte le cause di questo genere siano soggette al segreto pontificio. Tali linee prevedono solo la riduzione allo stato laicale per i prelati coinvolti, confermate da Joseph Ratzinger in una lettera del maggio 2001.



Politici in soccorso del Vaticano

Contro la divulgazione del video si sono mossi anche i politici. Staderini (Udc) ha fatto sapere che si batterà «per impedire a tutti i costi la messa in onda» perché «sarebbe un attacco inaccettabile al Papa.» Mario Landolfi (An), presidente della Commissione di vigilanza Rai, invita il direttore generale Claudio Cappon a non aderire alla richiesta di Santoro, ma Russo Spena e Migliore (Prc) reagiscono dicendo che «è grave esortare alla censura preventiva» e che anche in Rai si dovrebbe poter parlare di queste cose senza «accettare imposizioni dalle autorità ecclesiastiche». Nel consiglio di amministrazione Sandro Curzi ricorda che la BBC è nota per la qualità dei propri programmi e che ha consigliato a Santoro di andare avanti in base alla serietà del prodotto. Per Alessandra Mussolini (As) «la pedofilia è uno dei crimini peggiori» ed è quindi possibilista sulla messa in onda del filmato «se serve per fare chiarezza» a patto però che non sia «un attacco alla Chiesa». Per Beltrandi (Rosa nel Pugno), anch’egli membro della Commissione di Vigilanza Rai, «c’è un gran voglia di censura in giro, se si chiede, o ordina, a Santoro di non mandare in onda un documento diffuso un anno fa, perché chiama in causa responsabilità vaticane». Per Mura (Idv) devono essere i vertici della Rai a decidere, tuttavia esprime perplessità, «considerato il tema trattato e il taglio accusatorio nei confronti della Chiesa.» Mura evidentemente ignora che il documentario spiega che le autorità vaticane sono state invitate, ma hanno declinato l’invito.





http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22893

Non mangiamo cibi preparati dai gay

Questo lo spirito cristiano di chi ha partecipato al Family Day. Un gesto da regime nazista.


Mentre in tv imperversano le immagini rassicuranti della famiglia perfetta che in estasi canta, prega e si commuove, girato l’angolo e imboccato il lungo vicolo, scivola via la maschera: il buon cristiano ora è una bestia affamata diretta al Colosseo.
GAY.tv ha già ampiamente documentato che al Family Day non è stata celebrata la famiglia ma si è manifestato contro i diritti delle persone omosessuali. Veniamo a sapere oggi che è successo molto di peggio. Un gruppo di persone reduci dalla manifestazione del Family Day si è fermato a mangiare qualcosa in un locale nei pressi del Colosseo, il Coming Out. Quando i sostenitori della famiglia tradizionale si sono accorti che l’esercizio era gestito da lesbiche e frequentato da persone glbt, si sono alzati lasciando le pietanze intatte nei piatti sostenendo che non avrebbero mai mangiato cibi preparati da persone omosessuali. Un gesto che rievoca l’inizio della campagna di odio xenofobo nella Germania nazista...

"Voglio esprimere la mia totale solidarietà alle ragazze del Coming Out purtroppo già più volte oggetto di attacchi anche violenti nel corso degli utlimi due anni – fa sapere Julia Pietrangeli di Arcilesbica – Invito tutti e tutte a non abbassare la guardia, ovvero a denunciare pubblicamente sempre qualsiasi atto di aggressione e di mantenere il contatto costante con le associazioni LGBT presenti sul territorio".

redazione@gay.tv
http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5221

venerdì 18 maggio 2007

Berlusconi, con il bonifico mica è corruzione...

LE MOTIVAZIONI. L’assoluzione per il caso Squillante della Corte d’Appello di Milano
di Marco Travaglio



Poniamo che un rapinatore venga ripreso a volto scoperto dalla telecamera di una banca mentre la svaligia. E che i giudici lo assolvano, con formula dubitativa, con questa argomentazione: ma vi pare possibile che un rapinatore sia cosi cretino da farsi riprendere dalla telecamera senza coprirsi il volto? Con un ragionamento (si fa per dire) analogo, Silvio Berlusconi è stato assolto dalla II Corte d’appello di Milano dall’accusa di aver corrotto il giudice Renato Squillante con il bonifico di 434.404 dollari (500 milioni di lire) partito il 6 marzo 1991 dal conto svizzero «Ferrido», alimentato con suoi fondi privati, approdato al conto svizzero «Mercier» del suo avvocato Cesare Previti, e di lì al conto svizzero «Rowena» di Squillante. «Perché mai - domanda la Corte - un imprenditore avveduto come Berlusconi, dotato di immense disponibilità finanziarie, avrebbe dovuto effettuare (o meglio far effettuare) un pagamento corruttivo attraverso una modalità (bonifico bancario) destinata a lasciare traccia, anziché con denaro contante? E per quale ragione il pagamento avrebbe dovuto essere eseguito attraverso il transito sul conto di Previti anziché direttamente al destinatario? (...).Lo stesso risultato pratico sarebbe stato perseguibile più prudentemente con versamenti, sia pure all’estero, per contanti».

Detto ciò, è «ragionevole» che quel pagamento «avesse funzione corruttiva». È pura «fantasia» la versione Previti. Ed è «macroscopica l’inverosimiglianza che Berlusconi fosse del tutto all’oscuro dei pagamenti esteri compiuti dai suoi dipendenti e che costoro avessero mano libera per movimentazioni bancarie illecite (effettuate in nero su conti esteri)». Ma pagare un giudice non equivale a corromperlo, anche perché poi Squillante «non fece nulla» per Berlusconi. Ergo «questo complesso di elementi indiziari, tra loro contrastanti, non permettono di sostenere la incrollabile convinzione che Silvio Berlusconi, al di là di ogni ragionevole dubbio, sia colpevole, (...) indipendentemente dalla ben diversa consistenza che le prove possono assumere nei confronti di terzi». Cioè di Previti. Squillante era a libro paga di Previti («propenso a pratiche corruttive di magistrati»), ma non è sufficientemente provato che Berlusconi lo sapesse.

È la «prova impossibile»: se l’imputato non lascia tracce, è innocente perché manca la prova; se invece lascia tracce, è impossibile che le abbia lasciate, così la prova a carico diventa prova a discarico e lui è innocente lo stesso. A prescindere. I giudici non devono credere neppure ai propri occhi. Una sentenza a dir poco sorprendente, che ignora montagne di prove e di indizi contenuti nei 200 faldoni di atti, liquidando 12 anni di processo e 160 pagine di ricorsi in appello in una quindicina di paginette striminzite di motivazioni, scritte in appena cinque giorni. Ora il Pg ricorrerà in Cassazione, contestando la sentenza d’appello sia in punto di diritto, sia di fatto. In diritto la tesi della Corte è smentita dalla Cassazione su Imi-Sir: la «corruzione propria antecedente», cioè le mazzette al giudice perché «venda la sua funzione» una volta per tutte e si tenga a disposizione del corruttore per ogni esigenza futura, non richiede la prova della successiva controprestazione: basta il pagamento preventivo.

Quanto ai fatti, i giudici domandano: perché mai Berlusconi avrebbe dovuto pagare Squillante via bonifico, tramite Previti, quando poteva portargli le rnazzette cash senza lasciare traccia? Domanda assurda, visto che è documentalmente prova-

to che negli stessi mesi del ‘91 Berlusconi bonificò in Svizzera 23 miliardi di lire a Craxi (sentenza definitiva All lberian) e 1 miliardo e mezzo a Previti per ricompensare lui e il giudice Vittorio Metta dell’annullamento del lodo Mondadori (condanna in appello di Previti e Metta, Berlusconi salvo per prescrizione). Sarà pure strano che Berlusconi usi i bonifici, ma quei bonifici risultano dagli atti. E non è forse più strano immaginarlo mentre valica la frontiera di Chiasso con una borsa piena di contanti, per consegnarli brevi manu ai giudici amici? Perché mai uno dovrebbe pagare cash, quando dispone di 64 società off-shore, di decine di conti esteri e di tre avvocati (Previti, Pacifico e Acampora) dotati conti esteri comunicanti con quelli di alcuni giudici? Perché questa bella gente apriva conti in Svizzera, se poi non li usava? Oggi quei conti sono noti grazie alle rogatorie. Ma 20 anni fa nessuno immaginava che sarebbero stati scoperti: se l’Ariosto non avesse parlato, nessuno li avrebbe cercati. Tanto le mazzette a Craxi quanto quelle ai giudici passarono per la Svizzera. Anche quelle del caso Imi-Sir, che seguono lo stesso percorso di quelle targate Fininvest: i Rovelli bonificano in Svizzera 68 miliardi ai tre avvocati, che ne girano una parte ai giudici. La domanda della Corte va dunque ribaltata: perché Berlusconi NON avrebbe dovuto pagare con bonifici svizzeri?

Che il denaro usato da Previti per pagare Squillante provenisse «dal patrimonio personale di Berlusconi» lo dicono, al processo All Iberian, gli stessi suoi difensori. E risulta dalle carte. Il 1° marzo ‘91 uno spallone porta 316,8 milioni di lire dalla sede Fininvest di Palazzo Donatello alla Diba Cambi di Lugano. Diba li versa sul conto Polifemo (All Iberian), gestito dal cassiere del Cavaliere, Giuseppino Scabini.Grazie a quei fondi Polifemo può bonificare 5 giorni dopo i 434.404 dollari a Previti, che li gira a Squillante. Polifemo va in rosso, ma in 2 giorni viene rabboccato con 6 miliardi da All Iberian. Subito dopo Polifemo gira altri 2 miliardi a Previti e 10 miliardi a Craxi, che con la Mammì ha appena salvato le tv Fininvest. Polifemo finanzia esclusivamente Craxi e Previti (non come avvocato: come corruttore di giudici), nell’interesse di Berlusconi e con fondi del suo «patrimonio personale». Ma Berlusconi, per la Corte, non c’entra.

Previti sostiene che quei fondi erano «normalissime parcelle». Ma, anche per la Corte, mente. Il direttore finanziario Fininvest, Livio Gironi, dice di aver concordato con lui una mega-parcella di 10 miliardi in nero, che Previti doveva farsi liquidare da Scabini. Ma Previti dice di non conoscere Scabini. In compenso conosce Berlusconi. Pure Squillante conosce Berlusconi. Anche Barilla conosce Berlusconi, ma non Previti, né Squillante: eppure Barilla, alleato di Berlusconi nella causa Sme, appena la vince nel 1988 bonifica 1 miliardo a Previti che gira 100 milioni a Squillante. Anche di questo, per la Corte, Berlusconi non sa nulla.

Ci sarebbe poi la testimonianza dell’Ariosto: Previti le disse che i soldi per pagare i giudici glieli dava Berlusconi. Cinque pm, un gip, una trentina di giudici l’han ritenuta attendibile, più tutti quelli che l’hanno assolta dall’accusa di aver diffamato e han condannato decine di persone per averla diffamata, più lo stesso Previti che le ha chiesto scusa. Ma, per la Corte, la Teste Omega è un po’ credibile e un po’ no. Il suo racconto «suscita ovvie perplessità laddove accredita la tesi, deviante rispetto all’esperienza, che persone accorte e professionalmente qualificate come Previti e Squillante si spartissero mazzette coram populo». È la prova impossibile rovesciata. Triplo salto mortale carpiato: se Berlusconi lascia tracce su un bonifico, è impossibile che abbia lasciato tracce su un bonifico; se Previti viene visto spartire mazzette, è impossibile che l’abbiano visto spartire mazzette. La corruzione c’è soltanto se nessuno la scopre. Ma, se nessuno la scopre, non è mai punibile. Non è meraviglioso?

http://tinyurl.com/3xblvq

giovedì 17 maggio 2007

Perdono omofobo

Umberto Folena su Avvenire:

«E qui forse ci è dato di ragionare sul perché, nella comunità cristiana, il tema degli omosessuali appare ancora non risolto. Individuiamo tre motivi».

Ecco, amico omosessuale, leggi, che adesso ti spiegano tutto: dopo, non dubitarne, sarai rassicurato.

«In parte, ci può essere una certa durezza di cuore - spesso solo apparente: magari è imbarazzo - da parte di alcuni cristiani che fanno fatica. Disprezzarli e colpevolizzarli per questa loro fa tica sarebbe ingeneroso e sciocco: così facendo si induce chiusura ulteriore».

Tienilo a mente, amico omosessuale: quando qualcuno ti dà del culattone, del deviato, del pervertito, si tratta di semplice imbarazzo, mica di cattiveria; se tu lo colpevolizzi (che sciocchino sei) finisce che quello, poverino, fa fatica e si chiude ancora di più. Suvvia, non essere ingeneroso!

«Secondo motivo: l’aggressività, anche se solo di facciata, di certe manifestazioni pubbliche, come i Gay Pride, viene avvertita come una minaccia da chi apprezza il pudore e non l’esibizionismo, omo o etero che sia».

Hai presente, amico omosessuale, il tuo vicino di casa? Sì, proprio quello che va in giro con la BMW cromata e la radio a palla, che ha tre parabole sul tetto e che racconta le sue avventure erotiche fuori dal bar sganasciandosi dalle risate: ecco, non è che lui ti odi, ci mancherebbe, ma sai com’è, non sopporta il tuo esibizionismo. Anche tu, un po’ di pudore, eccheccazzo.

«Terzo, forse non abbiamo fatto nostra abbastanza - vivendola nella carne, non soltanto apprendendola sul catechismo - la realtà di una Chiesa madre e maestra. Madre, capace di accogliere e perdonare ogni cuore sincero, capace di amore senza limiti».

Visto? E allora sii ottimista, amico omosessuale, perché la Chiesa è capace di amore senza limiti; al punto che, se vissuta nella sua vera essenza, riesce a perdonare chiunque. Persino il più feroce criminale.

Perfino, ebbene sì, un frocio come te.


Articolo di Alessandro Capriccioli pubblicato sul blog Metilparaben

Dante in "difesa" dei Gay

Intervista ad Aldo Onorati, per scoprire un nuova lettura della Divina Commedia
di Giuseppe Franco


La cultura nell'era dei DICO
Mentre la convivenza legale tra omosessuali si fa spazio nella nostra società, è interessante notare come la letteratura potrebbe assumere un significato diverso al passato. Basti pensare all'articolo di Daniele Priori pubblicato di recente su Babilonia Magazine, intitolato "Dante, era un amico dei Gay". L'autore mette in evidenza il comportamento di Dante nei confronti degli omosessuali attraverso la nuova ri-lettura dello scrittore e studioso Aldo Onorati, uno tra i più noti collaboratori della Società Dante Alighieri (www.ladante.it).
Nell'articolo, viene preso in analisi il III° girone del VII° cerchio dell'Inferno, quello riservato ai peccati di natura violenta, fra i quali rientrano i sodomiti. Dove Dante, incontra con stupore anche il suo maestro Brunetto Latini.

Secondo la "dantistica ufficiale", Alighieri, riconosce la colpa del suo Maestro pur confermandone la stima. Aldo Onorati invece, considera il dialogo tra l'allievo (Dante) e il maestro (Brunetto), piuttosto una lezione sull'omosessualità a noi moderni. Sarà questione di mentalità o capacità di lettura che per anni è mancata? Gli abbiamo posto delle domande:


Cosa emerge dal colloquio con Brunetto Latini?
Una forte novità morale: Dante esalta il suo maestro, dandogli del voi, cosa che usa solo con altri cinque grandi personaggi in tutta la Divina Commedia, elogiandolo per l'insegnamento etico da lui ricevuto. Si china di fronte a lui, come 'uom che reverente vada', lo definisce padre buono e caro. L'uomo d'intelletto e di cuore (Brunetto Latini) viene quindi prima del dannato per sodomia. Siamo nel Medio Evo: Dante è uomo moderno nelle vedute, libero dai condizionamenti. Per lui contano le qualità interne, non il sesso di una persona, e tanto meno le sue abitudini sessuali.

Dante quindi, colloca il suo illustre maestro nell'inferno per sottolineare le pene ingiuste della chiesa. Non può essere la rappresentazione de "la scuola" (simboleggiata da Brunetto ndr), come classico luogo di relazione omosessuale del Medio Evo?
Farei una doverosa distinzione. Dante non si scaglia mai contro la Chiesa come parola di Cristo e viatico al cielo, ma contro gli uomini suoi rappresentanti, anche lodando, però, i santi e gli asceti. Egli, infatti, ubbidisce alla sistemazione delle colpe secondo i canoni della religione cattolica, ma ciò non toglie che reagisca in modi diversissimi a seconda dei dannati. Ad esempio, dà un calcio a Filippo Argenti, iracondo, e disprezza Frate Alberigo, mentre si china grato e reverente davanti a Brunetto Latini. Questo la dice lunga. Anche di fronte a Paolo e Francesca, che pure stanno all'inferno, sviene per la pietà. Cosa dobbiamo dedurne? Una sola cosa: Dante non può nulla contro la giustizia divina, ma la sua reazione è una scelta autonoma che denuncia un larvato disaccordo coi canoni generali. Per quanto concerna la scuola nel Medio Evo e le relazioni omosessuali, non dimentichiamo che in Grecia era normale il rapporto sessuale maestro-allievo e a Roma antica padrone-schiavo, il puer capillatus: basti leggere il Satyricon, ad esempio. Quindi non assimilerei Brunetto alla scuola in sé.

Il canto xv dell'inferno condanna la sodomia, come nella tradizione cristiana, ma siamo certi che sia solo quella omosessuale?
Dante mette in bocca a Brunetto una dichiarazione terribile: 'Insomma sappi che tutti fur cherci/ e litterati grandi e di gran fama'. Il che significa che nel cerchio settimo, insieme a Brunetto, ci sono ecclesiastici e grandi uomini d'ingegno. Inoltre, Virgilio, che è la guida e la massima autorità poetica per Dante, era omosessuale.

Dante nel relazionarsi con Brunetto, sembrerebbe a volte allievo, a volte maestro, in uno scambio reciproco di ruoli. Ma Dante era omosessuale?
No. Dante era un donnaiolo impenitente. Ma era soprattutto un uomo illuminato, libero da pregiudizi. Basti dire che, in Paradiso, accanto a San Tommaso e san Bonaventura, pone Gioacchino da Fiore che era considerato quasi eretico dalla Chiesa. Dante è un genio immenso, un precursore dei tempi. Bisogna saperlo leggere nel giusto senso questo gigante".

Tra le diverse interpretazioni, non saremo noi a stabilire quale sia il senso giusto, tuttavia rimane indiscutibile la grande attualità di un opera come la "Divina Commedia".


http://www.voceditalia.it/index.asp?T=naz&R=cul&ART=9193

mercoledì 16 maggio 2007

Mancuso (Arcigay): non voteremo più questo centrosinistra

Attacca Bobba su Sky: "Teodem omofobi e razzisti"


Roma, 16 mag. - "Questo è un centrosinistra che abbiamo dovuto sostenere ma a cui a non regaleremo più i voti". Così il neopresidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso commenta, nel corso di Controcorrente, l`apoprofondimento di Sky tg24 condotto da Corrado Formigli, le parole di Piero Fassino al comitato nazionale dei Ds, tenutosi ieri, e durante il quale Fassino ha annunciato, tra l`altro, l`invio di una delegazione al Gay Pride del prossimo 16 giugno.

"Cosa vuole che me ne importi di quello che dice Fassino - replica Mancuso - se poi si votano e vengono elette schegge razziste e omofobe come quelle dei Teodem. E` meglio non votare se e` cosi`".

Alla replica del senatore della Margherita, nonchè esponente della corrente teodem Luigi Bobba ("gli insulti risparmiateli, scheggia sarai tu"), Mancuso rincara: "Nessun insulto, perché voi continuate a insultarci tutti i santi giorni a dire che noi siamo malati e deviati. Siete una pattuglia dentro il centrosinistra, una pattuglia di senatori omofobi e razzisti".


http://www.gaynews.it/view.php?ID=73827

Iniziative in tutta Italia per la giornata mondiale contro l'omofobia

Scritte omofobe contro Marliani a Pistoia, picchiato e insultato Ferigo a Milano: per la Giornata Mondiale Contro l'Omofobia iniziative in tutta Italia per dire NO alla recrudescenza di questa violenza



Saranno decine le iniziative che si terranno in molte città italiane, da Aosta a Bari, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, ovvero l’ostilità e il razzismo nei confronti delle persone omosessuali e transessuali, che si celebra per il terzo anno consecutivo il 17 maggio, data in cui nel 1990 l’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Tra gli appuntamenti in programma in giro per l’Italia: conferenze, dibattiti, concerti, fiaccolate, biciclettate, mostre cinematografiche, presentazioni di libri e ricerche, spettacoli teatrali, aperitivi, distribuzione di materiale informativo nelle piazze, proiezioni di film e documentari. L’elenco completo è consultabile sul sito internet www.omofobia.it.

Epicentro ideale della mobilitazione di quest’anno contro l’omofobia la città di Torino, in cui il mese scorso uno studente di 15 anni si è tolto la vita sopraffatto dalle continue derisioni e dall’isolamento cui era costretto perché ritenuto omosessuale. E proprio una mostra di manifesti realizzati dagli studenti di alcune scuole della città sul tema “Libertà di essere, libertà di amare” ha aperto il lungo elenco di iniziative organizzate nel capoluogo piemontese. La mostra esposta fino al 24 maggio presso la biblioteca civica Villa Amoretti, corso Orbassano, 200, sarà accompagnata, solo per fare alcuni esempi, da una conferenza su “Famiglie e omosessualità” con la partecipazione di Agedo, l’associazione di genitori di figli omosessuali, alle 16 di domani presso l’assessorato alle Pari opportunità della Regione, in via Avogadro, 30, e alle 21 da una ricordo a lume di candela, in piazza Castello, delle vittime della violenza omofobica.

“Purtroppo la giornata internazionale contro l’omofobia è stata anticipata quest’anno da una recrudescenza dell’intolleranza e della violenza contro gay e lesbiche – ricorda il nuovo presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso

"E’ di questa notte la notizia della violenta aggressione contro il presidente di Arcigay Milano, Paolo Ferigo, preso a botte e minacciato di morte perché omosessuale, mentre era a cena in una pizzeria di via Cadore, vicino alla sede milanese di Arcigay. Così, mentre si grida allo scandalo perché al presidente dei vescovi italiani qualcuno dice di vergognarsi per il suo gratuito accostamento delle unioni civili alla pedofilia e all’incesto, poche voci si levano quando sui muri di Milano compaiono frasi come ‘Froci al rogo!’. O quando il vice-presidente del Senato della Repubblica, il leghista Roberto Calderoli, tuona contro i ‘culattoni’, o ancora quando i presidenti di alcuni gruppi parlamentari di centro-destra denunciano la ‘potente lobby gay che influenza la società italiana’ riecheggiando nel linguaggio e nei contenuti le accuse che i nazisti scagliavano contro gli ebrei nella Germania dell’ascesa di Hitler."

"Di fronte a quest’ondata di violenza e disprezzo urge che il parlamento approvi rapidamente le norme anti-omofobia del pacchetto anti-violenza varato dal governo nei mesi scorsi“
.

“Gli episodi di Milano – spiega Fabrizio Calzaretti coordinatore Arcigay per la giornata contro l’omofobia – così come le offese e le intimidazioni subite a Pistoia da Matteo Marliani, già presidente del locale comitato Arcigay e ora candidato al locale Consiglio comunale per Rifondazione comunista, sono solo la punta di un iceberg. Ogni anno violenze, aggressioni, intimidazioni, insulti, finanche omicidi colpiscono migliaia di persone pure nel nostro paese”.

Il 18 gennaio 2006 il parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza (468 voti a favore e 149 contrari) una risoluzione contro l’omofobia (seguita da una seconda lo scorso 26 aprile), secondo cui "l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all'obiezione di coscienza".

In Italia il deputato della Sinistra democratica Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, ha presentato una proposta di legge (n. 311) affinché il 17 maggio sia riconosciuto anche nel nostro paese, come già in Canada e in Belgio, giornata nazionale contro l’omofobia. La giornata internazionale contro l’omofobia vede l’adesione di 40 diversi paesi in tutto il mondo, attraverso organizzazioni per i diritti umani, per la parità di diritti di gay e lesbiche e autorità civili.

Ufficio stampa Arcigay, 16 maggio 2007
http://www.arcigay.it/show.php?2543

martedì 15 maggio 2007

Lucy day

di Marco Travaglio


Essendo divorziata e pluriconvivente, Lucia Annunziata ha aderito al Family Day. E ieri l’ha commentato entusiasta su La Stampa. E’ interessante, prima di addentrarci nella sua prosa, peraltro impervia, rammentare che cosa scriveva e diceva fino a un anno fa, quando le piazze si riempivano un giorno sì e l’altro pure contro il governo Berlusconi, le leggi vergogna, le epurazioni bulgare, le controriforme della Giustizia, della Costituzione e del mercato del lavoro, le guerre illegali e incostituzionali. Milioni e milioni di persone: ma lei esortava l’Ulivo a non cedere alla “piazza”, a “non demonizzare” Berlusconi, per non spaventare il “ceto medio”. Infatti il centrosinistra non cedette, non demonizzò e Berlusconi passeggiò indisturbato per cinque anni, mentre lei ascendeva alla presidenza della Rai e si guardava bene dal riportare in tv Biagi, Santoro e Luttazzi, anzi collaborava pure a chiudere “RaiOt” Sabina Guzzanti.
Sempre per non “sbafendare il gedo metio”. Ora che in piazza scende il centrodestra al fianco delle guardie svizzere e dei conti svizzeri, l’Annunziata si converte alla piazza e invita l’Unione ad ascoltarla.
In pratica, la piazza va ascoltata dal centrosinistra solo quando è piena di gente di centrodestra. Sia che governi, sia che stia all’opposizione, il centrosinistra deve seguire il programma del centrodestra.
E se i suoi elettori s’incazzano e, Dio non voglia, scendono in piazza? Non vanno ascoltati. Il ­ si fa per dire ­ ragionamento annunziatesco è davvero spettacolare: sabato, in piazza San Giovanni, c’erano “gli italiani che vogliono difendere la famiglia”. Ma, se così fosse, Berlusconi non ne sarebbe uscito vivo, visto che le sue tv, da Uccelli di Rovo a Dallas, dalla Pupa e il secchione ad Amici, han fatto più danni alla famiglia di Erode il Grande; e visto che lui ha governato per cinque anni senza far nulla per le famiglie (a parte le sue).

In realtà nessuno voleva difendere la famiglia. Ora, non si vede perché Prodi dovrebbe dar retta ad alcune centinaia di migliaia di persone che non sanno un accidente dei Dico e dei Pacs, ma in compenso si lasciano annettere da storici divorziati come Berlusconi e Casini, da celebri separate come Daniela Santanchè e Gabriella Carlucci, da note conviventi come la Gardini, dall’esperto di nozze celtiche & divorzi Roberto Calderoli, nonché dalla coppia Andreotti- Cuffaro che la famiglia la rappresenta benissimo, ma nel senso siciliano del termine. L’Annunziata nega che “questo sia il risultato di una enorme pressione della Chiesa. Non è credibile. La Chiesa era molto più forte e attiva nel lontano 1974, eppure il referendum vinse”. Sublime sciocchezza: il divorzio interessava alla maggioranza degli italiani, i diritti alle coppie gay riguardano una minoranza discriminata (che dunque, se la democrazia ha un senso, dovrebbe essere ancor più tutelata). Ma anziché curarsi di questa minoranza, la signora si preoccupa dei 24 mila voti che un anno fa divisero Unione e Cdl al Senato: “Qualche conto con le mani, senza scomodare un pallottoliere, credo di saperlo ancora fare”. Infatti scrive che “la coalizione al governo ha vinto per ventimila voti”. Ma ecco la zampata geniale: “C’è un’alta possibilità che quei ventimila voti fossero domenica in quella piazza”. Capito? Si muovono tutti e 20 (o 24) mila compatti, come una falange macedone. Sabato, per esempio, erano tutti in piazza San Giovanni. Se Prodi vuole conservarli, deve accantonare i Dico e “ascoltare San Giovanni”, nel senso della piazza. Ora, per carità, sempre con le mani e senza scomodare il pallottoliere, anche noi abbiamo fatto qualche conto. E abbiamo scoperto alcuni luoghi alternativi in cui potrebbero annidarsi i 20 mila che poi sono 24 mila.
Domenica per esempio si sono spostati in massa a Cuneo, al raduno degli alpini, mescolandosi tra le 450 mila penne nere, più Parisi e Marini.
Dunque Prodi sbaglierebbe a non ascoltare il grido che si levava da Cuneo, soprattutto dopo una cert’ora. Forse sarebbe il caso di stilare una lista dei 20 (anzi 24) mila, dotando ciascuno di un microchip sottopelle, per seguirne passo passo gli spostamenti e sgravare un po’ le nude mani della Lucia, con tutto quello che ha da fare.

Transgender tornerà a fare il vigile del fuoco

"Non nasconderò certo la mia natura"
di Carlo Raggi


Il vigile del fuoco transgender, ovvero ’nè uomo nè donna’ deve essere «richiamato al lavoro». Il giudice del lavoro Roberto Riverso ha accolto il ricorso presentato dal legale di Claudio Minguzzi, l’avvocato Luca Berger, e ha dichiarato illegittimo il provvedimento con cui il ministero dell’Interno, il 12 gennaio, ne aveva cancellato il nome dall’elenco dei vigili del fuoco volontari. Il giudice ha anche disposto che il Ministero rifonda le spese sostenute da Minguzzi.

Il provvedimento illegittimo riguarda — è bene sottolinearlo ancora una volta — la cancellazione così come è stata motivata dal Ministero, ovvero per un decreto penale di condanna per oltraggio risalente addirittura a tredici anni fa. Non riguarda affatto, almeno formalmente, invece, la condizione personale di Claudio Minguzzi, ovvero i suoi modelli comportamentali come il presentarsi in servizio in abiti femminili o altre condotte evidenziate dal Comandante provinciale dei vigili del fuoco nelle note inviate a suo tempo al Ministero. Lo scrive a chiare lettere il giudice nella motivazione, di diciannove pagine, sottolineando come «la cancellazione del ricorrente sia avvenuta in realtà per motivi diversi da quelli addotti nell’atto, ovvero per aspetti comportamentali che sono stati tenuti celati sotto le spoglie di una vecchia condanna penale; e che invece avrebbero imposto l’avvio di un regolare procedimento con le dovute garanzie per
l’interessato, come peraltro sotteso all’iniziativa che era stata assunta dal Comando». Come dire che il Comando provinciale aveva sollecitato al Ministero l’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti di Minguzzi, sotto l’aspetto comportamentale legato alle sue abitudini di vita, ma invece il Ministero ha ritenuto di prendere la scorciatoia di quel vecchio decreto penale di condanna sulla base, peraltro, di una lettura acritica della legge che prevede la ‘radiazione’, senza procedimento disciplinare, per quei volontari che abbiano riportato condanne penali. Ma tant’è, come motiva il giudice: «Qui non si vuole ovviamente discutere la necessità, per chi aspira a
ricoprire posti in settori della Pubblica amministrazione peculiari per le finalità istituzionali alle quali sono preposti, di comportarsi in modo adeguato e di dover possedere qualità morali e comportamentali che possono essere richieste, pur nel rispettio della vita privata, all’aspirante pubblico dipendente e prescindendo da qualsivoglia concezione formale del cosiddetto prestigio della Pubblica amministrazione». A confermare quindi, e non poteva non essere così, che se dovessero sussistere le condizioni segnalate a suo tempo al Ministero, ma non prese in considerazione, relative a «problemi creati per la propria e altrui sicurezza», ad «affidabilità del soggetto», a «comportamento non consono», a «mancanza di senso dell’onore e di senso morale», ad «uso non appropriato della divisa», bene il Ministero potrà avviare procedimento disciplinare e adottare i provvedimenti che riterrà opportuni.

Ma è altrettanto chiaro che il giudice del lavoro non poteva non accogliere il ricorso, perchè «qui si contesta» che «la mancanza di requisiti morali e di condotta pur necessari possa essere desunta in via assiomatica sulla scorta di una condanna penale per un fatto lieve, avulso dall’attività di lavoro (Minguzzi, al telefono, parlando con un funzionario della Prefettura disse: ‘Mi sono rotto i c...’ ndr) e che non spiega riflessi sul rapporto». E va aggiunto che secondo il Ministero quel vecchio decreto penale di condanna a 968 euro, dovrebbe valere «ora per allora, nell’ambito di un rapporto» di lavoro saltuario «che perdura da 24 anni». Se così fosse «non pochi lavoratori potrebbero temere di perdere domani il psoto di lavoro con gravi rischi per la certezza del diritto». Una condanna per un fatto, l’oltraggio, che ora non è neppure più previsto come reato e che, derivando da un decreto penale, è stata adottata senza garanzie del contraddittorio, ma come semplice adempimento burocratico. Oltre metà della motivazione è dedicata dal giudice Riverso agli aspetti relativi alla giurisdizione.

«Se c’è strumentalità, poi trionfa la legalità» commenta il vigile ‘transgender’. «Adesso potrò finalmente tornare a fare il vigile del fuoco e non nasconderò certo la mia natura, il modo di ascoltare il mio corpo: confido che questo non costituisca motivo per un procedimento disciplinare».


http://www.gaynews.it/view.php?ID=73787

lunedì 14 maggio 2007

Documentario BBC: Sex Crimes and Vatican

Documentario choc della Bbc: Ratzinger rinnova il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi. Ma in Italia non lo trasmette nessuno. Ecco il video






Il documentario della BBC trasmesso in Inghilterra nel 2006 sugli scandali dei Preti & Pedofilia. si richiama il “Crimen Sollicitationis” e un documento di Ratzinger che rinnova il divieto a testimoniare in tribunali civili (pena la scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi.In Italia non è mai andato in onda, nè i giornali nè gli altri mezzi di informazione vi hanno fatto accenno. (traduzione di Bispensiero.it)

Caro Ruini ti scrivo

di Marco Travaglio


''Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,
mi rivolgo a lei anche se la so da poco in pensione, anziché al suo successore card. Bagnasco, perché lei è un po’ l’Andreotti del Vaticano: ha accompagnato la vita politica e religiosa del nostro paese per molti decenni.

Come lei ben sa, non c’è paese d’Europa che abbia avuto tanti capi del governo cattolici come l’Italia. Su 60 governi in 60 anni, 51 avevano come premier un cattolico e solo 9 un laico: 2 volte Spadolini, 2 Craxi, 2 Amato, 2 D’Alema, 1 Ciampi, che peraltro si dichiara cattolico. In 60 anni l’Italia è stata governata per 52 anni da un cattolico e per 8 da un laico.

Se la DC e i suoi numerosi eredi avessero fatto per la famiglia tutto ciò che avevano promesso, oggi le famiglie italiane dormirebbero tra due guanciali. Sa invece qual è il risultato? Che l’Italia investe nella spesa sociale il 26,4% del Pil, 5 punti in meno che nel resto d’Europa a 15, quella infestata di massoni, mangiapreti, satanisti e (per dirla con Tremaglia) culattoni. Se poi andiamo a vedere quanti fondi vanno alle famiglie e all’infanzia nei paesi che non hanno avuto la fortuna di avere in casa Dc e Vaticano, scopriamo altri dati interessanti.
L’Italia è penultima in Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% dell’Europa, il 10,2% della Germania, il 14,3% dell’Irlanda. Noi diamo alla famiglia l’1,1% del Pil: meno della metà della media europea (2,4). Sarà un caso, ma noi siamo in coda in Europa per tasso di natalità: la Francia ha il record con 2 figli per donna, la media europea è 1,5, quella italiana 1,3. E il resto d’Europa ha i Pacs, noi no: pare che riconoscere i diritti alle coppie di fatto non impedisca le politiche per la famiglia, anzi. Lei che ne dice?

Lei sa, poi, che per sposarsi e fare figli, una coppia ha bisogno di un lavoro stabile. Sa quanto spendiamo per aiutare i disoccupati? Il 2% della spesa sociale, ultimi in Europa. La media Ue è il 6%. La Spagna del terribile Zapatero spende il 12,5. I disoccupati che ricevono un sussidio in Italia sono il 17%, contro il 71 della Francia, l’80 della Germania, l’84 dell’Austria, il 92 del Belgio, il 93 dell’Irlanda, il 95 dell’Olanda, il 100% del Regno Unito. E per i giovani è ancora peggio: sotto 25 anni, da noi, riceve il sussidio solo lo 0,65%; in Francia il 43, in Belgio il 51, in Danimarca il 53, nel Regno Unito il 57. Poi c’è la casa. Anche lì siamo penultimi: solo lo 0,06% della spesa sociale va in politiche abitative (la media Ue è il 2%, il Regno Unito è al 5,5). Se in Italia i figli stanno meglio che nel resto del mondo, anche perché sono pochissimi, per i servizi alle madri siamo solo al 19° posto.

Forse, Eminenza, visto il rendimento dei politici cattolici o sedicenti tali, avete sempre puntato sui cavalli sbagliati. O forse, se aveste dedicato un decimo delle energie spese per combattere i Dico e i gay a raccomandare qualche misura concreta per la famiglia, non saremmo i fanalini di coda dell’Europa: perché i nostri politici le promesse fatte agli elettori non le mantengono, ma quelle a voi le mantengono eccome. Sono proprio sacre.

Ora speriamo che il Family Day faccia il miracolo. A questo proposito, vorrei mettere una buona parola per evitare inutili imbarazzi. Come lei sa, hanno aderito all’iniziativa moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa.
Le cito qualche altro esempio da un bell’articolo di Barbara Romano su Libero (di certo non un giornale ''comunista''). Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la sacra famiglia. Bossi 2 mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna. Castelli, una moglie in chiesa e l’altra davanti al druido. Poi c’è l’Udc, l’Unione democratico cristiana, dunque piena di separati e divorziati.
Divorziato Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con Azzurra. Divorziati l’ex segretario Follini e il vicecapogruppo Giuseppe Drago, mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D’Onofrio ha avuto l’annullamento dalla Sacra Rota. Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L’on. Enzo Raisi ha detto:“Io vivo un pacs”. Altro “pacs” inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli, è divorziato e risposato con l’ex assistente. Adolfo Urso è separato.
L’unico big in regola è Alemanno:si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat (convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota, poi ha convissuto a lungo. E Forza Italia? A parte il focoso Cavaliere, sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone.
L’altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e “diverse convivenze”. Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs. Risposàti pure Malan, D’Alì e Gabriella Carlucci, mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato.

Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l’idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal ‘93 l’assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori. E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non vorrei che qualche Onorevole Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d’imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3. Per far numero. Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l’iniziativa Multifamily Day.''

mercoledì 9 maggio 2007

Family day? Non con i miei soldi!

Appello: non diamo l'8 x mille alla Chiesa cattolica ma alla Chiesa Evangelica Valdese

Dal sito della Chiesa cattolica www.8xmille.it si desume che dei 643 milioni di euro raccolti nel 2000 (ultimo anno con dati disponibili) ben l'80% va per l'edilizia, le necessità del culto cattolico e, soprattutto, il sostentamento del clero. Solo il 19,5% viene stanziato per le opere caritatevoli, lo 0,5 restante per i Beni culturali - altri fondi dello Stato italiano sono destinati a tal fine - .

La Chiesa cattolica raccoglie il 90% delle scelte per l'8 per mille, ma solo il 40% degli italiani mette la propria firma. Il totale dei soldi raccolti dallo Stato viene però ripartito in modo proporzionale.

Non decidere, quindi, significa dare il 90% del proprio 8xmille alla Chiesa Cattolica. Scelta rispettabile, ma che deve essere almeno consapevole.

Pur impegnandomi con forza per il rispetto di tutte le religioni - e chiedendo con altrettanta forza di essere rispettato dalle religioni - credo che in questo periodo in Italia sia bene dare un segnale forte e chiaro, soprattutto alla vigilia del Family day sostenuto dalla Chiesa cattolica.

Manifestazione che, parlando di "famiglia" al singolare, esclude tutte le altre famiglie (conviventi etero o omosessuali, risposati, divorziati, composte da un solo genitore, ecc.) negando loro dignità e diritti.

Garantiremo sempre il nostro sostegno ai missionari e ai preti di quartiere, ma credo che sia giunta l'ora di non finanziare più le casse delle gerarchie vaticane. Il denaro potrebbe essere uno dei pochi argomenti a cui i vertici si dimostrano ancora "sensibili".

Anche quest'anno, quindi, darò il mio 8xmille alla Chiesa Evangelica Valdese che, oltre ad essere
una chiesa progressista in campo sociale (permette il matrimonio per i preti e il sacerdozio femminile - leader ne è una donna -, è aperta verso l'omosessualità e i temi della modernità), è soprattutto l'unica che destina tutto il suo 8xmille per scopi umanitari (la loro ultima campagna si intitola: Un pozzo per l'acqua, un preservativo contro l'Aids: http://www.chiesavaldese.org/pages/finanze/otto_mille.php

Facciamo girare quest'appello

Grazie

http://www.gaynews.it/view.php?ID=73689

martedì 8 maggio 2007

Gay, Ferrero contro la Bindi: "Esclusi a Firenze, io non vado"

Cresce la polemica intorno alla conferenza sulla famiglia
Il ministro della Solidarietà: "La mia partecipazione non è opportuna"


ROMA
- "Non condivido la scelta del ministro Rosy Bindi di non invitare le organizzazioni omosessuali al convegno nazionale sulla famiglia di Firenze. Ritengo pertanto che nemmeno la mia partecipazione sia opportuna". Lo strappo del ministro della Solidarietà Paolo Ferrero fa rumore. Una netta presa di distanza che divide due ministri del governo. "I temi dei diritti di cittadinanza di tutti i cittadini al di là del loro orientamento sessuale e delle loro scelte di vita, avranno evidentemente altre sedi di discussione" spiega Ferrero. Che insiste: "Ritengo che la definizione di diritti certi ed esigibili per ogni cittadino, al di là che viva in famiglia o meno, a partire dai soggetti più deboli come i bambini o i non autosufficienti, sia il vero salto di qualità per costruire un welfare moderno".

La decisione di Rosy Bindi di non invitare le associazioni omosessuali alla conferenza sulla famiglia, aveva già ieri creato polemica. La prima a reagire era stata la diessina Anna Paola Concia del coordinamento Gayleft: "Il ministro dice che non siamo famiglie, ma siamo rimasti gli unici in Europa a dire una cosa di questo tipo. Anche noi, invece, siamo famiglia". Poi era stata la volta di Sergio Lo Giudice, presidente dell'Arcigay: "Siamo alla Santa Alleanza omofobica. La risoluzione del parlamento europeo dello scorso 26 aprile contro l'omofobia aveva visto giusto condannando come atti omofobici i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali".

Reazioni che Rosy Bindi aveva commentato con tranquillità: "So bene che questo causerà molte polemiche ma alla conferenza i destinatari delle legge sulle convivenze non sono legittimate a partecipare". E oggi la notizia della defezione di Ferrero che alza il tono delle polemiche anche all'interno del governo.

(8 maggio 2007)

http://tinyurl.com/yokdld

lunedì 7 maggio 2007

"Families night" con tutte le famiglie, con tutte le forme di amore

Accendi, con una candela, la speranza di veder riconosciuti i diritti di tutte le famiglie, di tutte le forme di amore.

Sabato 12 maggio parte del mondo cattolico si riunirà a Roma per il “Family Day”. Una manifestazione, nata chiaramente per contrastare la proposta governativa dei Dico.

Il “Family Day” è figlio dei “Non possumus”, di una concezione atavica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, od anche i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o costituiti dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.

Noi crediamo che a tutte le famiglie vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza più di tutti queste unioni: e cioè l’amore.

Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del “Possumus", il “Families Night”.

La notte che precede il 12 maggio, l’11 maggio alle ore 21,30, accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.


Ulteriori informazioni sull’iniziativa del “Families Night”, con tutte le adesioni, le trovate su:

http://familiesnight.splinder.com

“Bloggers uniti in difesa dei diritti delle minoranze e della laicità dello Stato”

Roma. "Sei gay", aggredito in discoteca

La reazione violenta di un gruppo di giovani dopo un complimento del 22 enne
di FEDERICA ANGELI


E´ stato malmenato da quattro giovani fuori da una discoteca di Testaccio perché omosessuale. La reazione violenta di un gruppo di ventenni nei confronti di Francesco P., uno studente di 22 anni, secondo l´Arcigay, sarebbe seguita a un apprezzamento rivolto dal gay al gruppetto. «Ciao ragazzi, lo sapete che siete proprio carini?».

«Al complimento - spiega Fabrizio Marrazzo, presidente dell´associazione omosessuale capitolina - sono seguite frasi offensive rivolte al ragazzo, quali "sporco frocio"». Poi dagli insulti si è passati alle mani, fino ad arrivare a un pestaggio vero e proprio, fuori dal night, conosciuto come locale frequentato da gay. Il ragazzo, uno studente della facoltà di Lettere, originario di Latina ma residente nella capitale, non è voluto andare a farsi medicare in ospedale, né ha voluto sporgere denuncia: temeva che la notizia dell´aggressione, passando per il pronto soccorso, potesse arrivare ai genitori, ignari della sua omosessualità. Il giovane dunque, che ha riportato ferite e lividi al viso e al petto, è stato soccorso da alcuni volontari di Arcigay, presenti la scorsa notte in zona per distribuire materiale sulla prevenzione dell´Aids ai frequentatori della movida capitolina.

«Sono queste famiglie che non comprendono i propri figli che vedremo al Family Day?» ha chiesto Fabrizio Marrazzo, responsabile anche del Gay Help Line, evidenziando che, dai dati in loro possesso, si registra «una forte crescita in Italia dell´omofobia negli ultimi tempi». Il fenomeno sarebbe dovuto, secondo Marrazzo, «all´aumento della visibilità della comunità lesbica e gay italiana, alla quale purtroppo seguono molte dichiarazioni di personaggi pubblici che spesso dipingono le lesbiche ed i gay come dei modelli pericolosi e da evitare».

Secondo l´associazione omosessuale, sono molti i casi in cui giovani gay, per il timore della reazione delle proprie famiglie, invece di rivolgersi alle forze dell´ordine per aggressioni e maltrattamenti, denunciano i soprusi di cui sono vittime al Gay Help Line il numero verde contro l´omofobia (800.713.713). «Dai nostri dati registriamo una forte crescita in Italia dell´omofobia negli ultimi tempi - prosegue il presidente dell´Arcigay Roma - basti pensare al caso di Matteo di 16 anni suicidatosi perché deriso come gay, e tanti altri episodi di giovani adolescenti, in tutte le città italiane, che subiscono violenze dai loro compagni scuola. Ci domandiamo - conclude Marrazzo - se è questa l´Italia e le famiglie che vogliamo, oppure se le istituzioni locali e nazionali intendono realmente aiutarci in modo forte e concreto, come recentemente è stato fatto contro la violenza razziale e nei confronti delle donne».


http://www.gaynews.it/view.php?ID=73629

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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