mercoledì 2 aprile 2008

Il generale

Dal sito di River:


gen_del_vecchioUn nuovo Binetti si è affacciato sulla scena politica italiana? Si chiama Mauro del Vecchio, ex comandante delle truppe italiane in Afghanistan ed è candidato con il Pd nel collegio del Lazio. Poco fa Del Vecchio è stato intervistato da Klaus Davi su Youtube, e ha regalato alcune perle di saggezza militaresca. Quella che interessa me riguarda i gay.

“I gay nell’esercito sono inadatti. Io rispetto ogni scelta legittima e lecita della persona, ma credo che nell’ambito di una struttura come l’esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non dichiarare ed evidenziare la propria omosessualità. Anche nella mia carriera mi sono imbattuto in episodi di omossessualità ed ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree. In ogni caso, non ho mai mandato via nessuno dall’esercito perché gay”.

Alcune considerazioni:

1) “I gay sono inadatti“, se il signor Del Vecchio è rimasto legato ai filmini modello “Il Vizietto”, dove veniva presentata una caricatura col boa di struzzo. Le piume possono ostruire il fucile, in effetti.

2) “Rispetto ogni scelta della persona“. Giusto per la cronaca: l’omosessualità, così come l’eterosessualità, non è una scelta. Ah, comunque grazie del rispetto e della mancata fucilazione.

3) “Mi sono imbattuto in episodi di omossessualità ed ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree“. A casa mia questa si chiama discriminazione. Ma si sa, nell’esercito non ci sono sindacati o associazione per la tutela dei diritti delle minoranze.

4) “Episodi di omosessualità“. Ma quindi esistono anche “episodi di eterosessualità”?

Spero che dall’anima più laica del Pd (c’è?) si levi qualche considerazione critica.


AGGIORNAMENTO - Veltroni: "Sbagliate le parole di Del Vecchio, polemica chiusa"

"Le parole che il generale Del Vecchio ha pronunciato sono assolutamente sbagliate e lontane anni luce dal programma del Partito Democratico e dai suoi valori. Ho visto che il generale le ha rapidamente corrette e sostanzialmente smentite, confermando la sua piena adesione al programma del Pd. E questo mi pare chiuda ogni possibile polemica che sarebbe strumentale". Lo dichiara in una nota Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico.

http://tinyurl.com/yvhfvx

Corte di giustizia Ue: pensione anche per le coppie gay

La sentenza non è applicabile nei paesi che non hanno legislazioni sulle coppie di fatto


La pensione di reversibilità deve valere anche per le coppie registrate e le leggi nazionali non possono discriminare fra queste ultime e quelle unite in matrimonio. Lo ha stabilito la Corte di giustizia delle Comunità Europee con una storica sentenza adottata oggi, a proposito di un caso tedesco. Attenzione, però, in Italia i gay conviventi hanno poco da gioire.

La sentenza, infatti, avrà conseguenze solo in quei paesi - come la Germania o la Francia - che prevedono una forma di registrazione volontaria per i conviventi, anche dello stesso sesso; mentre non cambia nulla in quei pochi paesi come l’Italia dove non esiste alcuna forma di registrazione.

Tadao Maruko, compagno di un costumista teatrale deceduto nel 2005, si è appellato alla Corte contro l’ente previdenziale per il personale artistico dei teatri tedeschi, Versorgungsanstalt der deutschen Buhnen, che non gli ha riconosciuto la pensione, nonostante la convivenza dimostrata da un Liebenpartenariaat, la forma di unione civile esistente in Germania. La Corte di Giustizia gli ha dato ragione in base agli articolo 1 e 2 della Direttiva 2000/78/CE sulla parità di trattamento nell’impiego e nell’occupazione. Diritti in più, ma non per noi italiani.


http://tinyurl.com/2o5kyb

martedì 1 aprile 2008

La sconcertante equazione della polizia smontata dal giudice

Solo perché omosessuale sospettato dalla polizia di un reato di pedofilia. Il giudice respinge le accuse con sdegno


Solo i sospetti della polizia perché l'indagato di una storia di molestie era omosessuale. Il gip ha posto fine alla storia.

Adesso, anche il giudice ha spiegato perché le accuse contro B. C., 61 anni, arzachenese, sono state costruite sul nulla. Nei giorni scorsi infatti, il gup Marco Contu ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale l'uomo è stato dichiarato estraneo ad un grave episodio avvenuto nella primavera del 2004. Un reato infamante: per quattro anni B. C. è stato costretto a difendersi dall'accusa di aver tentato di abusare di un adolescente. Una storia senza prove, senza indizi, una vicenda che ha avuto pesanti conseguenze nella vita dell'uomo. Tutto perché, così come spiega il giudice nella sua decisione, qualcuno ha iniziato ad indagare sull'arzachenese partendo da due elementi che era erano gli unici argomenti nel fascicolo del pubblico ministero. B. C. ha una macchina verde (simile, non uguale, a quella della persona descritta dalla vittima degli abusi) e soprattutto viene indicato come omosessuale. Ovviamente la sentenza del giudice Marco Contu ha spazzato via questa incredibile ricostruzione che per lungo tempo è stata alla base del procedimento penale a carico dell'uomo.

«La situazione - spiega Daniela Ungaro, legale dell'indagato - non è semplicissima. A breve segnaleremo quanto è avvenuto a chi di dovere e faremo presente a chi vorrà ascoltarci l'ingiustizia di questa vicenda. Sto valutando la possibilità, anche se gli strumenti a disposizione sono veramente pochi, di avviare le azioni legali per tutelare il mio assistito. Una persona che ha dovuto patire diversi anni di processo per accuse, così come dice la sentenza, assolutamente infondate».

Il gip, nelle sue motivazioni, rievoca l'episodio avvenuto nel marzo di quattro anni fa. Un ragazzino racconta delle attenzioni morbose di una persona alla quale aveva chiesto un passaggio da Olbia ad Arzachena. Parla di un giovane alto un metro e 80, 30 anni di età, occhiali da vista, capelli neri, definito dall'adolescente, un giovane. Indicazioni precise che però hanno portato alla denuncia per il reato di violenza sessuale di B. C., 61 anni, capelli brizzolati, alto poco più di uno e 70, persona che non ha mai utilizzato occhiali. È veramente difficile trovare le ragioni di questa situazione.

Di certo il giudice che non ha fatto sconti a nessuno nella sua sentenza, e ha messo in evidenza alcuni fatti gravissimi. Sarebbe stata sufficiente una ricognizione fotografica o un esame attento delle dichiarazioni della vittima degli abusi per avere la prova certa dell'innocenza di B. C., prima che il fascicolo arrivasse davanti al gup. E invece, così come sottolinea il magistrato che ha scritto l'ultimo atto di questa incredibile vicenda, l'identificazione di B. C. è avvenuta sulla base di questi elementi: innanzitutto che si tratta di un soggetto omosessuale «quasi che detti soggetti - scrive Marco Contu - per il solo fatto di essere tali siano automaticamente sospettabili, o addirittura additabili, quali autori di fatti del tipo di quello per cui si procede, inquadrabili più nell'ambito della pedofilia» e poi che B. C. aveva un'autovettura di colore verde, non uguale, ma solo simile a quella del molestatore.

La Procura di Tempio, sino all'ultima udienza, ha insistito per la richiesta di rinvio a giudizio dell'arzachenese, per gli investigatori del commissariato di polizia di Porto Cervo il responsabile degli abusi sessuali era lui. Chiunque, quindi, può trovarsi in una situazione del genere, è questo il dato vero di una vicenda la cui vittima difficilmente ora avrà giustizia.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=77386

lunedì 31 marzo 2008

Se lo dice lui...

"Hanno ragione i miei collaboratori quando mi dicono che sono troppo vecchio per governare un paese moderno"

Silvio Berlusconi

Cuba è pronta: a breve una legge sui diritti dei gay

Un provvedimento che garantisca uguali diritti alle persone LGBT passerà in questo giorni il vaglio dei legislatori cubani. Mariela Castro: "E' il primo passo verso il riconoscimento delle unioni gay"


cuba-flagUna bozza sui diritti delle persone LGBT a Cuba sarà presa in esame in questi giorni dai legislatori dell' Isola. La proposta della nuova legge dovrebbe garantire uguali diritti a tutti i cittadini ed è il primo passo verso le unioni omosessuali e la chirurgia per il cambio di sesso.
Mariela Castro, figlia di Raul e direttrice del Centro Nazionale per l'Educazione Sessuale, ha dichiarato: "Una risoluzione rilevante sarà firmata nel futuro prossimo dal Ministro della Salute, che determinerà la procedura per questo genere di interventi chirurgici". La castro aveva già dichiarato precedentemente di volere "arricchire la rivoluzione cubana" con la sua lotta per l'eguaglianza tra i sessi e i diritti dei gay.

La psicologa 45enne è direttrice del Centro fin dal 2000. Recentemente si è più volte espressa e impegnata per i diritti delle persone LGBT a Cuba, obiettivo che lei stessa ha ammesso essere difficile a causa della particolarità della società cubana. "Sono molto dispiaciuta per quello che è successo nel mio Paese, per quello che è successo nella Rivoluzione" ha dichiarato Mariela nel 2007. La diversità sessuale era vista da Fidel come una conseguenza corrotta del capitalismo e per questa ragione molti omosessuali furono internati nei campi di lavoro come prigionieri.
Anche se l'atteggiamento della società nei confronti dei gay è ancora generalmente negativo, la capitala L'Avana vanta una vitale comunità omosessuale.

Il cambiamento proposto riguardo alla legge sulla famiglia metterà sullo stesso piano le unioni omosessuali e quelle eterosessuali. A gennaio scorso, il Ministro della Cultura Abel Preito si è pubblicamente espresso a favore dei matrimoni gay. "Penso che il matrimonio tra lesbiche e omosessuali possa essere approvato e che non causerà nessun terremoto a Cuba" aveva dichiarato Preito che è anche membro del potentissimo Politburo del Partito Comunista e del Consiglio di Stato, l'organismo di governo del paese.

http://tinyurl.com/ypyh2h

giovedì 27 marzo 2008

Appello al governo per Mohamed

Pubblico la lettera di alcuni candidati(*) della Sinistra Arcobaleno per la dfifesa di un immigrato senegalese gay apparsa oggi sul quotidiano la Stampa


«Chiediamo al ministero degli Interni di intervenire per evitare il rischio che "Mohamed" venga fermato trattenuto e rimpatriato in Senegal dopo la gravissima sentenza di cui diamo notizia.

Gravissimo. Il giudice di pace di Torino ha ri-convalidato dopo quasi tre anni e mezzo il decreto di espulsione di un immigrato senegalese gay. Anche se ha accertato l’omosessualità del giovane e ha riconosciuto i pericoli a cui andrebbe incontro se rimpatriato. E' il totale rovesciamento della logica che aveva portato un altro giudice di pace, tre anni fa, ad annullare la espulsione dello stesso giovane Mohamed. Era stata la Cassazione a disporre di rifare il processo, per meglio accertare sia l'orientamento sessuale del ricorrente sia la sua perseguibilità in Senegal.

La sentenza di pochi giorni fa che respinge il ricorso contro l’espulsione cita la legge senegalese “ da uno a cinque anni di carcere per chiunque avrà commesso un atto impudico o contro natura con un individuo dello stesso sesso” e ne trae la conclusione che essa colpisce un comportamento e non la “mera” condizione di soggetto omosessuale. Quindi non sarebbe abbastanza persecutorio per rientrare nelle eccezioni alla espulsione previste dalla legge sull’immigrazione ( e salvaguardate persino nella Bossi Fini).

La protezione umanitaria degli stranieri omosessuali che rischiano la persecuzione nel loro paese d’origine dovrebbe essere un principio acquisito. Soprattutto dopo che un emendamento del senatore Gianpaolo Silvestri alla legge comunitaria sul diritto d’asilo aveva chiaramente affermato che va difeso il cittadino straniero “il quale, pur provenendo da un Paese sicuro, possa essere perseguito (non necessariamente in base ad una norma penale, ma comunque in base a disposizioni o atti concreti, oggettivamente individuabili) a causa di un fatto o comportamento che nel nostro ordinamento non è perseguibile (in quanto non costituisce reato).” La sentenza di Torino non tiene conto di questa legge – uno dei risultati positivi della legislatura - e confidiamo che prima o poi sarà cancellata. Ma nel frattempo il ministero degli Interni dia disposizioni umane e legali alla questura. Lo chiediamo come candidati della Sinistra Arcobaleno, auspicando che anche le altre formazioni politiche facciano lo stesso».


(*) TITTI DE SIMONE, VLADIMIR LUXURIA, GIANPAOLO SILVESTRI, PAOLO HUTTER e ANTONIO SOGGIA

Elezioni politiche 2008: io sono qui

Fate anche voi il test di openpolis.
Questa qui sotto è la mia posizione rispetto ai partiti in lizza.
Anche se il test mi dà vicino all'Italia dei Valori voterò quasi sicuramente Partito Democratico (non cambia molto visto che sono coalizzati)


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sabato 22 marzo 2008

"Sei stilista, quindi gay, non ti do in affitto casa"

Milano, incredibile rifiuto a Coveri jr
"E io non sono omosessuale"

di PAOLO BERIZZI

coveri_390Al netto dell'equazione "se lei è stilista allora è gay", si è sentito dire: "Ci dispiace, la casa non gliela possiamo affittare". Francesco Martini Coveri pensava di essere caduto in un tranello di Scherzi a Parte. Ha guardato stupito con un sorriso d'incredulità. Poi, quando ha capito che il tono dell'agente immobiliare era tutt'altro che ironico, il giovane stilista ha proseguito altrove la ricerca di una casa nel Quadrilatero della moda.

Di argomenti, volendo, ne avrebbe pure avuti, Coveri jr - che ha preso le redini dello zio Enrico (morto nel '90) e guida, assieme alla madre Silvana, la Maison Coveri - visto che, "pur essendo stilista", non è omosessuale. Ma per fortuna non è nemmeno omofobo, ed essendo allergico ai pregiudizi ha pensato bene di girare i tacchi e andarsene.

"Una roba pazzesca", ha subito commentato con la fidanzata Michela, "ma siamo nel 2008 o nel medioevo...?", è sbottato. Quell'appartamento in via del Gesù, una delle strade più eleganti del centro di Milano, se lo erano già immaginato arredato. Lo stilista non aveva battuto ciglio nemmeno di fronte al canone d'affitto, non proprio popolare (12 mila euro al mese) ma comunque congruo, vista la zona, per un pentavani di oltre 200 metri quadrati dalle finiture eleganti. Ma tant'è. Nell'annuncio dell'agenzia - una delle più referenziate di Milano e che tratta, manco a dirlo, immobili di fascia alta - non figurava nessuna richiesta sull'orientamento sessuale del cliente (ce n'è una on line, gettonatissima, www. affitto. it che in una scheda facoltativa chiede ai privati di precisare scegliendo tra tre opzioni: eterosessuale, gay, bisessuale).

L'affare sembrava dunque avviato sulla buona strada. Sarebbe anche andato in porto - racconta Martini Coveri - "ma quando ho sentito quella frase assurda non ne ho più voluto sapere. Non è importante il fatto che io non sia gay, il punto è un altro: è inspiegabile che, nel terzo millennio, nella Milano della moda, ci sia qualcuno che pone come discriminante per l'affitto di una casa i gusti sessuali di chi vuole andarci a abitare". Non è dato sapere se il veto sia stato posto dall'agenzia o, più probabilmente, dal proprietario dell'abitazione.

C'erano una volta i cartelli con su scritto "non si affitta ai meridionali": erano gli anni Sessanta, migliaia di uomini arrivavano al Nord dalle regioni del Sud inseguendo il boom economico-industriale. Trovavano subito lavoro, gli immigrati, ma spesso sbattevano contro l'ostilità razzista, che si esprimeva anche attraverso quei non benevoli avvisi. Correvano gli anni Settanta quando un giovane stilista fiorentino di nome Enrico Coveri faceva le sue prime apparizioni sulla scena del pret-à-porter parigino, guadagnandosi il titolo di enfant prodige della moda italiana. Da lì in poi il marchio Coveri ha iniziato a imporsi sulla scena internazionale. Sei anni dopo la prematura scomparsa del fondatore, a soli 22 anni in passerella ha debuttato il nipote Francesco, che ha dato continuità al talento creativo tutto colore e paillettes dello zio.

Francesco Martini Coveri, 34 anni, due metri d'altezza, è allergico alla mondanità e alla vita notturna. Tra le sue passioni, oltre ai viaggi "non banali", il basket e la musica (è anche produttore), c'è il modellismo e in particolare le macchinine radiocomandate (fa gare e campionati in Italia e all'estero). Da buon collezionista dice: "La casa dove abito adesso scoppia da tanta roba c'è, per questo ne cerco una più grande". L'aveva trovata. Peccato sia stilista, che per la proprietà transitiva, per qualcuno, vuol dire gay. "Magari - scherza Coveri - fosse stata solo colpa delle macchinine".

(22 marzo 2008)
http://tinyurl.com/2u6ryd

lunedì 17 marzo 2008

Olimpiadi

Pubblico questo post della "Sciura Pina". Che dire... condivido ogni parola.

freetibetPer gli antichi greci le Olimpiadi non erano solo gare sportive, ma un evento religioso e, anche per questa ragione, si dovevano svolgere in un clima di tregua, durante i giochi dovevano cessare tutte le inimicizie pubbliche e private e nessuno poteva essere perseguitato o molestato in nessun modo.

Anche le Olimpiadi moderne sono nate sotto il segno della pace e della comprensione fra i popoli, chiamati a misurarsi lealmente sul campo dello sport, ma la storia ci ha insegnato che spesso sono diventate occasione di violenza, come a Monaco nel ‘72, vetrine in cui mostrare i muscoli al mondo, come a Berlino nel ‘36, manifestazioni inquinate dal professionismo, dalle sfrenate sponsorizzazioni, dal doping, dall’ideologia: tutto sommato qualcosa di lontanissimo da ciò che il buon De Coubertin aveva in mente.

Oggi, a pochi mesi dall’apertura dei giochi olimpici di Pechino, mentre gli Stati Uniti depennano la Repubblica Popolare Cinese dalla lista nera dei paesi che violano i diritti civili, si accende la protesta dei monaci tibetani (i quali, logicamente, approfittano dei riflettori puntati sui giochi per far udire la loro voce) e di conseguenza si scatena la repressione che, purtroppo, ha una scarsissima visibilità.

Prima che l’entusiasmo sportivo si scateni e passi come una spugna su tutto quanto spero che almeno i paesi dell’Unione Europea si esprimano chiaramente nei confronti dell’occupazione del Tibet, perchè il silenzio, la reticenza possono assumere i connotati della connivenza se invece, come temo, parteciperemo allineati e coperti all’Olimpiade di Pechino io, da parte mia, attuerò un mio personalissimo boicottaggio: non guarderò nemmeno una gara.

Per ulteriori informazioni: “Amnesty International” e “Asianews"

Gay sposi in Chiesa? In Norvegia (forse) si potrà

I gay norvegesi potrebbero sposarsi addirittura in chiesa.


BandieranorvegiaIl Governo laburista di Oslo starebbe infatti preparando un disegno di legge che prevede l’accesso per le coppie gay all’adozione e alla fecondazione artificiale, oltre alla possibilità, sacerdoti luterani permettendo, di sposarsi davanti all’altare, abbattendo quindi ogni limitazione di genere.

In Norvegia le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono legali dal 1993, ma con il ddl in preparazione Oslo è pronta a scavalcare la Spagna zapateriana in quanto a diritti.

Probabilmente il matrimonio sarà possibile nelle comunità evangelico luterane, le più diffuse (all’86%) in territorio norvegese.

Noi dobbiamo ancora scoprire la ruota.

venerdì 14 marzo 2008

Grecia: prima coppia lesbica si sposerà ad Atene

Approfittando di un vuoto legislativo due donne si sposeranno ad Atene con rito civile. Minacciarono il sindaco di portarlo davanti alla giustizia qualora si fosse rifiutato.


Due donne lesbiche approfitteranno di un vuoto legislativo per sposarsi e la prossima settimana sarà la prima coppia gay in Grecia. A renderlo noto è stata la Olke, la principale associazione omosessuale in Grecia.

Le due donne, stando alla legge del 1982 che non specifica che le unioni civili debbano essere fra uomo e donna, verranno sposate dal sindaco radicale, Spyros Tzokas, nel quartiere ateniese di Kessariani. «Non ho nulla in contrario nel celebrare questa unione a condizione che la legge venga rispettata», ha dichiarato il sindaco.

Grigoris Vallianatos, un noto attivista che si batte per i diritti degli omosessuali, ha affermato che l'attuale decreto sui matrimoni viola la convenzione europea sui diritti umani e che se il sindaco si fosse rifiutato, la coppia avrebbe presentato un'istanza al Consiglio di Stato.


http://tinyurl.com/yv2795

lunedì 10 marzo 2008

Spagna: trionfano Zapatero e la laicità dello Stato

Con una maggioranza più ampia rispetto a quella del 2004, il Partito Socialista di Josè Luis Zapatero si assicura altri quattro anni di governo.

Le elezioni politiche di ieri hanno decretato una vittoria netta del Psoe di Zapatero, che aumenta i suoi deputati ma non riesce a raggiungere la maggioranza assoluta di 176 seggi, restando a 169 seggi (rispetto ai 164 della passata legislatura); e una sconfitta chiara del Partido popular (Pp) di Mariano Rajoy, che però riesce a crescere nel numero di seggi, passando da 148 a 154.

I due maggiori partiti, Pp e Psoe, si sono affermati a scapito della sinistra di Izquierda Unida (Iu) e di alcuni dei partiti nazionalisti baschi e catalani. Il premier, parlando davanti alla folla che lo ha festeggiato nella sede del Psoe, ha voluto ricordare innanzitutto Isaias Carrasco, l’ex consigliere comunale socialista ucciso dall’Eta venerdì scorso, che «dovrebbe vivere questo momento con la sua famiglia». La morte di Carrasco sembra aver comunque favorito un’alta affluenza alle urne (il 75,3% degli aventi diritto, molto vicina a quella del 2004), decisiva per la vittoria socialista. «Governerò per le aspirazioni delle donne, per le speranze dei giovani, perché gli anziani abbiano l’appoggio guadagnatosi durante la vita», ha affermato Zapatero ricordando i punti forti della sua politica sociale.

Il premier che ha cambiato il volto della cattolica Spagna, rimesso al suo posto la Chiesa e avviato uno straordinario percorso di riforme sociali ha commentato: "abbiamo lavorato duro ma ne è valsa la pena". Ed ha promesso di governare con mano ferma ma tesa al dialogo, nel nome dell'Europa, della pace e dello sviluppo. Ha promesso di governare, ancora una volta, "per tutti ma soprattutto per coloro che non hanno tutto".


Pubblico di seguito l'intervista rilasciata nei giorni scorsi dal premier spagnolo al direttore del quotidiano El Pais e pubblicata venerdì 7 marzo 2008 da la Repubblica

Zapatero: "Stop ai vescovi , devono rispettare le nostre leggi"


di JAVIER MORENO

Ci sono molti spagnoli convinti che i nazionalismi (Paesi Baschi, Catalogna) abbiano lanciato una sfida su grande scala allo Stato, con l'obiettivo finale a medio termine di un'indipendenza o una semi indipendenza di fatto. È cosciente di questo? La preoccupa?
"Sono nazionalismi, per definizione. E pertanto hanno un progetto che si propone di andare più in là dell'autogoverno. Fa parte della loro strategia politica. Ma non avremo nessun momento, nei prossimi anni, in cui non saremo in grado di armonizzare, di tenere in equilibrio la coesione".

Che ne è stato delle sue ambiziose proposte di riforma, del regolamento del Congresso, del Senato, della Costituzione...?
"Tutte le riforme che dipendevano solo da una maggioranza parlamentare le abbiamo portate avanti. Tutte. Dalle leggi sociali alla Radio Televisión Española [la televisione pubblica]. Non siamo riusciti a portare avanti quelle che esigono la partecipazione del Partito popolare (Pp), come i quattro punti della riforma costituzionale, o il regolamento del Congresso, che logicamente ha bisogno di una maggioranza e di un accordo ampio".

Sa con chi governerà?
"Con l'appoggio del mio partito".

E basta?
"Questo è il mio obiettivo".

Però secondo i sondaggi non avrà la maggioranza assoluta. Non crede che i cittadini abbiano diritto di sapere, prima di andare alle urne, con chi si alleerà?
"Il governo ha collaborato e ha avuto l'appoggio in pratica di tutti i gruppi parlamentari, salvo il Pp, e pertanto qualsiasi accenno a uno scenario di dialogo è prematuro".

È consapevole che i cittadini con redditi medi e medio-bassi sono in competizione con gli immigrati per accedere a servizi la cui qualità si deteriora a vista d'occhio, come ospedali, scuole...?
"La sanità è garantita a tutti gli spagnoli. Abbiamo uno dei migliori sistemi sanitari del mondo, per qualità e per funzionamento. Ha pensioni...".

Con tutto il rispetto, signor presidente, basta farsi un giro in alcuni grandi ospedali per verificare la congestione...
" ... dipende da quali comunità autonome, perché una delle cose che ho fatto in questa tappa è stato trasferire cinque miliardi di euro alle comunità autonome per la sanità..."

Quanti immigrati clandestini ci sono in Spagna?
"Circa 250.000".

Come lo sa? Con questa precisione, intendo...
"Ci sono i mezzi per saperlo. È una stima. E la stima è intorno ai 250.000".

Che cosa pensa di fare con queste persone?
"Nella misura del possibile, rimpatriarle. Non appena abbiamo un immigrante clandestino, lo rimpatriamo..."

Non farà una sanatoria...?
"No, no. Voglio precisare due cose. Quando abbiamo fatto la sanatoria è stata una sanatoria caso per caso. Con contratto di lavoro, con il consenso di imprenditori e sindacati e chiedendo i precedenti penali".

Economia. Il dato sulla disoccupazione registrato a febbraio è pessimo.
"Lo contesto. Anzi, oggi ho qui paio di dati positivi sull'economia spagnola che mi hanno dato stamattina. C'è stato un numero molto alto di contratti a tempo indeterminato. Non mi sembra che se avessimo un clima economico allarmante gli imprenditori continuerebbero a fare contratti, e tanto meno contratti a tempo indeterminato".

Quattro anni fa lei promise una legge sui termini di tempo entro cui poter praticare l'aborto. È una promessa che non ha mantenuto.
"Una sfumatura. Non l'ho mai promesso. Non è mai uscito dalla mia bocca".

È nel suo programma. Pagina 100 del Programma elettorale del 2004: "Riformeremo la legge sul diritto all'interruzione volontaria di gravidanza per adottare un sistema di termini di tempo".
"... non ho ritenuto conveniente modificare la legge".

Centinaia di migliaia, forse milioni di donne saranno deluse.
"Non lo so, non lo so. Io non parlo a nome delle donne. Non parlo a nome loro".

Avrebbe potuto farlo. Disponeva di una maggioranza sufficiente alla Camera.
"Sì, ma non ho ritenuto conveniente farlo e non l'ho fatto. Ritengo conveniente dialogare con il Pp".

Parliamo dei settori integralisti. I vescovi hanno appena eletto presidente il cardinale Rouco Varela, uno degli istigatori di tutte le manifestazioni di piazza contro il suo governo. È un cattivo presagio per i prossimi quattro anni?
"Non facciamo previsioni su quello che succederà. Probabilmente, il fatto che sia stato rieletto presidente della Conferenza episcopale... Per il momento, ha fatto una dichiarazione corretta, il primo giorno, e bisogna dare tempo al tempo".

Questa mattina hanno eletto anche García-Gasco come guardiano dell'ortodossia, che è stato il cardinale che ha detto che lei, con le sue leggi, stava dissolvendo la democrazia.
"È una dichiarazione inaccettabile. Inaccettabile".

Secondo lei è il clima adatto per andare a cena col nunzio apostolico?
"Io sono sempre a favore del dialogo. Sempre".

Tuttavia, ha dichiarato che nella prossima legislatura, se vincerà, metterà i puntini sulle "i" ai vescovi.
"A certi che hanno fatto dichiarazioni, sì".

Che cosa dirà loro?

"Una ragione molto evidente: che devono rispettare le leggi approvate dal Parlamento. Possono non essere d'accordo, ma non possono fare affermazioni come quelle sul fatto che sono una ferita per la democrazia, o che rappresentano un passo indietro per i diritti umani".

Crede che il problema del Kosovo si sia avviato verso la soluzione con l'indipendenza?
"Soluzione no, andrà ad aumentare le tensioni e le difficoltà. La mia posizione sul Kosovo è nota: risponde a esigenze di coerenza, il governo non sosterrà nessuna dichiarazione che non abbia l'appoggio delle Nazioni Unite".

Appoggerebbe l'ingresso del Kosovo nell'Unione Europea?
"No".

Quando ha parlato l'ultima volta con Fidel Castro?
"Non ho mai parlato in vita mia con Fidel Castro".

Non ha mai parlato con lui?
"No. Questi sono i paradossi con cui bisogna convivere, no"?
(L'intervista è stata realizzata dal Direttore de El Pais) (Copyright El Pais-la Repubblica/ Traduzione Fabio Galimberti)

mercoledì 5 marzo 2008

La Grecia apre alle coppie di fatto eterosessuali, presto anche a quelle gay?

Un progetto di legge del ministero della Giustizia assicura alle coppie conviventi gli stessi diritti di quelle sposate. Secondo la stampa locale, spianerebbe la strada alle coppie omosessuali


Il ministero della Giustizia greco ha presentato una proposta di legge per il riconoscimento delle unioni di fatto per le coppie eterosessuali. In realtà la percentuale di coppie non sposate in Grecia è ancora molto bassa perché il matrimonio religioso è ancora la scelta predominante tra le coppie.

Ciò nonostante,secondo alcuni quotidiani greci, la legge è stata proposta per colmare una 'lacuna' legislativa e riconoscere alle coppie che non scelgono il matrimonio gli stessi diritti di quelle sposate. Sempre stando a quanto riporta la stampa locale, il progetto di legge, sebbene parli esplicitamente di coppie eterosessuali, getterebbe le basi per un futuro riconoscimento delle coppie omosessuali.

Lo sostiene il quotidiano 'Ta Néa'
.
Attualmente, la Grecia è amministrata da un governo conservatore.

martedì 4 marzo 2008

Unioni civili in Gran Bretagna. Anche i gay conservatori si uniscono

Sul Daily Telegraph il deputato al parlamento per il partito dei Tory, Alan Duncan, cinquantenne progressista che fu tra i primi a fare outing nel 2002, annuncia la sua Civil Partnership con Mr. J.D.P. Dunseath. E’ il primo conservatore a usare la legge sulle unioni civili omosessuali varata dal New Labour di Tony Blair.

Lo stesso giornale era stato molto duro anni prima con Michael Portillo, ex ministro della Difesa di John Major, l’ultimo premier conservatore prima di Blair, che aveva rivelato una relazione omosessuale giovanile. Stavolta invece il Telegraph regala anche qualche perla gossipara che piace tanto ai londinesi. David Cameron, il leader conservatore, è felicissimo. Consueto progressismo british.

Il primo deputato a unirsi civilmente a un compagno dello stesso sesso, dopo l’entrata in vigore della legge nel dicembre del 2005, è stato il sottosegretario all’Ambiente (oggi alla Sanità) Ben Bradshaw, laburista, nel luglio del 2006.

Il Civil Partnership Act è entrato in vigore nel dicembre 2005 in Gran Bretagna, riconosce alle coppie gay di legarsi in un unione registrata, diversa dal matrimonio. I contraenti assumono lo status legale di civil partners. Uno dei primi a usare la legge è stato il sempiterno Elton John, che nel 2005 si è unito con David Furnish.


http://tinyurl.com/2a8w4v

venerdì 29 febbraio 2008

Olanda, la principessa Maxima per i diritti gay

La principessa olandese Maxima si erge a paladina dei diritti dei gay. La moglie del principe ereditario Willem-Alexander sara' presente, la prossima settimana, alla firma, da parte del governo e delle amministrazioni locali, di un'intesa a favore degli omosessuali.

Il testo dell'accordo, che sara' siglato dal ministro delle pari opportunita' e dalle autorita' locali di Amsterdam, Rotterdam, Aja e Utrecht, intende favorire ancora di piu' l'accettazione degli omosessuali da parte della societa' olandese.

La presa di posizione di un membro della famiglia reale e' considerata di importanza storica e salutata positivamente dall'organizzazione di volontariato Coc che da anni si batte contro la violenza a danno dei gay.

http://tinyurl.com/2hjore

martedì 26 febbraio 2008

Programma PD: diritti gay e lotta a omofobia

Presentato il programma del Partito Democratico. C'è l'apertura alle coppie di fatto. La formula adottata è simile a quella che fu nel programma dell'Unione nel 2006, e che tanti attriti creò all'interno della coalizione. Inoltre, per la prima volta in un programma di governo, è presente un riferimento alla lotta contro l'omofobia.

«Il Pd- si legge- promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.» Inoltre «è indispensabile riprendere e approvare il disegno di legge contro lo stalking e l'omofobia, già approvato dalla Commissione Giustizia della Camera nella XV Legislatura.»

La soluzione non è piaciuta a Famiglia Cristiana che ha definito il testo un «pasticcio veltroniano in salsa pannelliana». «Nel Pd - si legge in un editoriale del direttore - i cattolici non hanno intenzione di dar vita a una corrente confessionale. Chiedono però chiarezza sull'antropologia e i valori di riferimento».

Sulla stessa linea il deputato di Forza Italia Isabella Bertolini che ha dichiarato: «L'inganno è svelato e i dodici punti del programma del PD, tra cui quello dedicato a aborto, testamento biologico e coppie di fatto, dimostrano che i cattolici sono schiacciati in un angolo del Pd dal sopravvento dei Radicali.»

Nel pomeriggio era circolata una sintesi del programma che non menzionava né l'orientamento sessuale delle coppie né l'omofobia. Per questo le associazioni gay e alcuni parlamentari avevano lanciato un'allarme, poi rientrato una volta presa visione del testo definitivo.


Leggi il testo integrale del programma

Scarica il programma (Pdf)

Il Partito socialista sceglie laicità e diritti



Sono gay e sono incazzato. Quella che vedete qui sopra è una delle immagini della campagna elettorale del Partito socialista, che andrà da solo alle elezioni e ha deciso di puntare sulla propria identità e sull’adesione al Partito socialista europeo. Quindi laicità, diritti civili, diritti dei lavoratori e scuola pubblica sono in cima alla lista.

La campagna per Internet - sui giornali uscirà solo sull’Unità - comprende anche una donna, un precario, un operaio. Tutti incazzati e, sperano dalle parti del Ps, propensi a votare per l’unica forza di sinistra socialista rimasta in Italia. Ce la farà Boselli?

http://tinyurl.com/ytq573

lunedì 25 febbraio 2008

Dove finisce l’Otto per mille dello Stato

Il 23 novembre 2007 il governo Prodi ha deciso la ripartizione del gettito dell’Otto per Mille di competenza statale. Per l’anno 2007, la somma distribuita è stata pari a 46.503.979,20 euro. Non ho fatto calcoli precisi, ma a occhio e croce un terzo dei fondi sono finiti a diocesi, parrocchie, confraternite e restauri vari di chiese e conventi: c’è anche un contributo di 442.500 euro per il restauro del cortile della Pontificia Università Gregoriana.

mercoledì 20 febbraio 2008

Spagna: sospeso il giudice anti-gay

Da due anni si oppone alla richiesta di una donna, che vorrebbe adottare la figlia della moglie, secondo quello che prevede la legge spagnola. Adesso il giudice di Murcia Fernando Ferrín Calamita è stato sospeso dalla magistratura spagnola, per aver violato i suoi doveri e aver piegato il codice alle proprie convinzioni personali.

Con tre voti favorevoli e due contrari, il Cgpj (Consiglio generale del potere giudiziario), l’organismo di controllo dei giudici spagnoli, ha deciso di allontanarlo temporaneamente per aver ostacolato il corso della giustizia. Sin dal 2006, infatti, Vanesa de las Heras ha chiesto di adottare la figlia della propria compagna Susana Meseguer: un iter che di solito dura un mese non è stato ancora concluso, benché Ferrín si dichiari “vittima di una campagna di ostilità”.

Già in passato, però, lo stesso giudice finì sulle prime pagine dei giornali a partire dal suo primo incarico nel 1987, quando fece arrestare due donne che si erano presentate in spiaggia in topless. E in seguito più di una volta dimostrò la propria ostilità a gay e lesbiche, associando la condizione omosessuale alla tossicodipendenza e all’appartenenza a sette sataniche. Adesso avrà un po’ di tempo per riflettere.

http://tinyurl.com/3bvjbg

Cassazione: rapporto gay è disonorevole

Fa discutere una sentenza della Suprema Corte che definisce "disonorevole" un rapporto gay, al pari di un rapporto incestuoso. Per questi motivi è possibile astenersi dal testimoniare ad un processo.


In una sentenza della Suprema Corte depositata il 14 febbraio scorso (n. 7208), le sezioni unite penali stabiliscono che è punibile chi, in fase di testimonianza in un processo, dichiara il falso per "salvare il prossimo congiunto da un grave e inevitabile" danno. E fin qui non ci sarebbe niente di strano, se non fosse che resta escluso da questa punibilità chi rientra in una serie di casi in cui dalle dichiarazioni "potrebbero emergere fatti disonorevoli". Si tratta, come si legge nella sentenza, dei rapporti incestuosi e dei rapporti omosessuali.

Chi rientra in queste casistiche, in pratica, può mentire a fin di bene evitando di dover rivelare, ad esempio, le ragioni per le quali il testimone "era presente in un certo posto a una certa ora".

«È gravissimo che un organismo istituzionale come le sezioni riunite della Corte Suprema di Cassazione definiscano un "fatto disonorevole un rapporto omosessuale" mettendolo nero su bianco su una sentenza». È questo il commento di Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay. «È inaccettabile che in un dispositivo in cui si ragiona di tutela della testimonianza e di diritti del testimone - ha continuato Mancuso - si offra una definizione di omosessualità come fatto disonorevole e lo si affianchi equiparandolo ad un rapporto incestuoso.» «Noi ci consideriamo assolutamente orgogliosi - conclude Mancuso - dei nostri amori e dei nostri rapporti. Disonorevole è il pregiudizio sociale, disonorevole è l'omofobia, disonorevole sono sentenze come questa.»

http://tinyurl.com/232upt

martedì 19 febbraio 2008

Guti. Il calciatore del Real Madrid bacia un altro uomo e la moglie lo molla

Scandalo omosessualità nel calcio spagnolo: il centrocampista del Real Madrid, di cui già si vociferava fosse gay, è stato paparazzato all`uscita da un ristorante mentre baciava un amico.

Scandalo nel calcio spagnolo: il centrocampista del Real Madrid Guti, all'anagrafe José María Gutiérrez, è stato paparazzato dalla rivista scandalistica spagnola Cuore a cena con un misterioso amico. Niente di strano se non fosse che all'uscita dal ristorante i due si sono salutati con un bacio sulle labbra.



"El carinoso" (n.d.r. "l'affettuoso", come ha titolato Cuore) Guti è sposato dal '99 con la presentatrice Arancha de Benito da cui ha avuto due bambini. Noti in terra di Spagna per essere un po' i 'Beckham de nos otros', per via dei look da fashion victim e l'onnipresenza sui media locali, i due si erano appena riconciliati dopo l'ennesima separazione (4 in 9 anni di vita coniugale) ma, un po' a causa di questo scandalo e un po' per la tendenza di Guti a divertirsi troppo nelle notti madrilene, Arancha ha fatto sapere di volere l'ennesima pausa di riflessione.

In realtà Guti aveva già fatto parlare di sè per la sua presunta omosessualità: voci su lamentele da parte di alcuni giocatori per le sue troppe attenzioni; svariati soprannomi inequivocabili, da 'Guti fashion' a 'Beckham spagnolo'; dal coro con il quale viene immancabilmente schernito dai tifosi avversari 'Guti, Guti, Guti, maricon' (n.d.r. Guti frocio) fino alle innumerevoli parodie e fotomontaggi che si trovano in rete.

Dimostrazione che, anche nella Spagna dei matrimoni e delle adozioni gay, della laicità e dell'anticlericalismo, anche nella Spagna che "viva Zapatero", il calcio resta ancora il regno dell'eterosessualità ad ogni costoin cui, se sei gay, è sempre meglio non dichiararlo. E sperare di non essere beccato dai paparazzi.


http://tinyurl.com/3cf64j

venerdì 15 febbraio 2008

Coppia gay seconda foto più bella dell'anno

Nel concorso "World Press Photo" si è classificata al secondo posto la foto che ritrae una coppia gay appena aggredita da una raid omofobo.
Primo posto alla foto di un soldato disperato.


Foto numero 1

Si intitola "Coppia colpita da violenza omofoba in attesa di soccorso medico". Gli involontari protagonisti di questa immagine sono di Budapest, Ungheria. La foto si è classificata seconda, su un totale di 80.536, nella categoria "attualità" del 51esimo premio "World Press Photo" che ogni anno sceglie le immagini più belle e rappresentative. Primo posto alla foto "Soldato americano rimasto nel bunker a Korengal Valley, Afghanistan", ed è stata pubblicata da Vanity Fair.


Foto numero 2

mercoledì 13 febbraio 2008

La battaglia dei gay democratici: si può fare

Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche?


Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche? La domanda non è banale, considerato quello che è successo in questi ultimi due anni. Due anni fa il ritorno al governo del Paese dell’Unione portò con sé la speranza per la comunità omosessuale italiana di veder finalmente tradotte in legge quelle richieste, come la legge contro l’omofobia e quella per i diritti delle coppie di fatto, che potessero consentire all’Italia di colmare i forti ritardi su questo terreno rispetto al resto d’Europa. Nel corso di questi due anni proposte di legge moderatissime come quella sui Dico o sui Cus, o come la normativa contro i reati motivati dall’omofobia, leggi che pure erano frutto di tentativi di mediazioni alte tra la cultura laica e quella cattolica, sono via via cadute sotto il fuoco dei veti ideologici di quelle parti della maggioranza e del nostro partito che hanno preferito imporre all’Italia il loro fondamentalismo religioso piuttosto che estendere fondamentali diritti civili a tutti i cittadini.

Esponenti politici del nostro partito ci hanno definiti deviati, malati da curare, alcuni senatori sono arrivati al punto di minacciare il voto contrario sulla legge Finanziaria pur di impedire l’approvazione di timidissime riforme in favore dei diritti dei conviventi e addirittura una senatrice recentemente ha votato contro la fiducia al governo Prodi su un emendamento al decreto sicurezza che voleva contrastare le discriminazioni e le violenze omofobiche. Soprattutto è mancata la forza di saper dare risposta alle speranze di una larga parte della società italiana - non solo degli omosessuali - che su questi temi si aspettava il coraggio di una decisione e che non ha compreso come non si sia andati fino in fondo.

Tante lesbiche, tanti gay democratici in questi due anni se ne sono andati, chi preferendo di agire unicamente dentro al movimento lesbico, gay, bisessuale e transgender chi rifugiandosi nella vita privata.

Noi abbiamo scelto di restare, convinti come siamo che la battaglia per i nostri diritti si debba condurre qui, dentro il Partito Democratico, nel dialogo con le forze migliori del cattolicesimo democratico, provando a risvegliare i tanti laici di questo partito dal loro torpore. È una scelta difficile, ma l’abbiamo compiuta, convinti come siamo che le nostre battaglie dovranno servire soprattutto a riaprire spazi di cittadinanza per quei tanti che si sono allontanati, perché possano tornare presto con maggiore fiducia e speranza.

Sappiamo che la vittoria di questa battaglia civile passa necessariamente per una vittoria nel Pd, in quello che potrebbe essere il più grande partito d’Italia, in quel partito che aspira, anche col nostro sostegno, a vincere da solo le prossime elezioni ed a governare il Paese con le forze migliori della società italiana.

Abbiamo accettato la sfida delle primarie, siamo stati dentro la fase costituente, abbiamo lavorato con forza e convinzione dentro alle Commissioni, e la nostra presenza dall’interno ci ha consentito di raggiungere risultati importanti e significativi. Nel Manifesto dei Valori dopo una lunga ed accesa discussione, la famiglia è stata declinata al plurale: si afferma, infatti, che «le famiglie, nella loro concreta condizione, sono destinatarie e protagoniste delle politiche sociali». Nello stesso documento si auspica che siano «riconosciuti e disciplinati per legge i diritti e doveri delle persone conviventi in unioni di fatto» e che si elimini «ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e di orientamento sessuale». Nello Statuto nazionale si afferma che il Pd «si impegna a rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla piena partecipazione politica di tutti i cittadini ed in particolare di coloro che per motivi legati al genere, all’origine etnica, alla propria religione o alle proprie convinzioni personali, alle disabilità, all’età o all’orientamento sessuale incontrano i maggiori ostacoli nell’accesso alla vita politica».

Tutto ciò non era affatto scontato, lo si deve soprattutto alla nostra perseveranza e rappresenta senz’altro un risultato importante, ma non basta. Per riaccendere le speranze del nostro popolo serve che questi principi e valori si traducano in precisi e chiari impegni programmatici. Serve che le persone che candideremo ne siano tutte consapevoli e ne divengano convinti e convincenti attuatori, anzichè, come alcuni sono stati in questi anni, cocciuti ed impuniti sabotatori.

Serve soprattutto che questa battaglia possa camminare anche sulle gambe di deputati e senatori dichiaratamente omosessuali che possano lavorare dall’interno delle istituzioni per costruire le mediazioni più avanzate, recuperando un rapporto e un dialogo profondo con quel grande e gioioso movimento che in gran parte ora sta fuori da qui. Perché è del tutto evidente che un partito che si definisce «a vocazione maggioritaria» ha bisogno di rappresentare la società italiana in tutti i suoi segmenti sociali, compresi quelli più scomodi, superando imbarazzi e reticenze.

Walter Veltroni in questi giorni ha proposto lo slogan della campagna elettorale, ispirandosi a Barack Obama «We can» cioè «Si può fare». È uno slogan che punta a trasmettere fiducia e speranza ad una società che vuole cambiare, rompere col passato e guardare con maggiore fiducia al futuro. A condizione però che sappia parlare a tutta la società, senza dimenticare nessuno.

Ecco quindi che la risposta alla domanda iniziale sul perché una lesbica o un gay italiano dovrebbe votare per il Pd dipenderà da quanto in questa campagna sapremo risultare credibili nel pronunciare «Si può fare». Tanti cittadini omosessuali vorrebbero svegliarsi il 14 aprile prossimo e poter dire che sì, «Si può fare»: si può uscire dalla paura, dalla non accettazione sociale, si possono avere diritti come tutti gli altri. Anche noi omosessuali vorremmo camminare verso una “nuova Italia” da protagonisti. Perché noi, anche se non siamo stati citati siamo parte importante di quella Italia a cui Veltroni ha parlato nel suo discorso di Spello. Perché la nostra battaglia è la battaglia di tutti, perché i nostri diritti aggiungono civiltà, rendono un Paese migliore, quel Paese in cui tutti vorremmo vivere. E allora, non solo «Si può fare» ma «Si deve fare».



Marco Volante

Andrea Benedino, Anna Paola Concia, Cristiana Alicata, Carmen Antonino, Andrea Ambrogetti, Simone Acquino, Fabio Astrobello, Alessandro Bandoni, Simone Barbieri, Riccardo Camilleri, Alfredo Capuano, Maurizio Caserta, Matteo Cavalieri, Nicola Cicchitti, Enrico Fusco, Veniero Fusco, Daniele Garuti, Carlo Guarino, Nunzio Liso, Sergio Lo Giudice, Enrico Pizza, Carlo Santacroce, Ivan Scalfarotto, Ivan Scanavini, Ennio Trinelli, Carmine Urciuoli


http://www.gaynews.it/view.php?ID=76917

martedì 12 febbraio 2008

Israele: la terra promessa delle adozioni gay

Via libera d'Israele alle coppie omosessuali: sì a un figlio
di Francesca Paci


Il primo pensiero va a David e Raul, una coppia di amici ebrei italiani: se decideranno di chiedere la cittadinanza israeliana potranno finalmente adottare un figlio». Shai Doatsh, portavoce dell'associazione omosessuale israeliana Agudà, agisce localmente ma pensa global, secondo la filosofia gay. La sentenza del consigliere giuridico del governo, Menahem Mozouz, che domenica ha spalancato le porte dell'adozione a partners dello stesso sesso, allinea il diritto di famiglia israeliano a quello di Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Islanda, al Belgio che nel 2003 è stato il secondo Paese al mondo dopo l'Olanda a legalizzare i matrimoni omosessuali. Ma apre uno spiraglio anche per David, Raul, gli altri e le altre ebree che rispondono a legislazioni meno permessive ma potrebbero, domani, usufruire del diritto al ritorno nella Erez Israel e coronare il sogno proibito d'una paternità/maternità.

«L'unico criterio da prendere in considerazione è il bene del bambino» è stata l'argomentazione vincente di Mazouz. A febbraio del 2006 la Corte israeliana aveva riconosciuto il diritto di Tal e Avital Yaros-Hakak, una coppia lesbica, ad adottare i tre bambini nati dalla precedente unione di Tal. La cosiddetta «stepchild-adoption», l'adozione del figliastro, corsia preferenziale femminile possibile, oltre che in Israele, in Germania, Norvegia, Danimarca. «L'unico criterio da prendere in considerazione è il bene del bambino» è stata l'argomentazione vincente di Mazouz. A febbraio del 2006 la Corte israeliana aveva riconosciuto il diritto di Tal e Avital Yaros-Hakak, una coppia lesbica, ad adottare i tre bambini nati dalla precedente unione di Tal. La cosiddetta «stepchild-adoption», l'adozione del figliastro, corsia preferenziale femminile possibile, oltre che in Israele, in Germania, Norvegia, Danimarca.

«Adesso sarà più semplice anche per gli uomini» afferma Shai Doatsh. A giudicare dalle ultime statistiche di Agudà, in Israele ci sono almeno 18 coppie omosessuali, di cui 25 già genitori/genitrici e 10 alle prese con certificati, richieste ufficiali, carte bollate.

La sentenza del giudice Menahem Mozouz, spiega Michal Hamel, leader storico del movimento gay israeliano, «equipara le coppie omosessuali a quelle dello stesso sesso sostenendo che una coppia è una coppia e corrisponde esattamente all'idea di mamma e papà». Un'affermazione semplice ma rivoluzionaria qui, dove convivono la licenziosa San Francisco mediorientale patria della cantante trans Dana International e la terra santa della Bibbia. Dove, secondo uno studio della Ynet-Gesher, il 73 per cento dei genitori s'immedesima con il primo ministro ed è pronto ad accettare un figlio omosessuale come Dana Olmert, ma rabbini, imam e porporati cristiani innalzano eccezionalmente comuni barricate contro il Gay Pride di Gerusalemme.

«L'adozione è la naturale evoluzione di un percorso civile e legale sull'uguaglianza dei sessi» nota Michal Tamir, docente di diritto di famiglia all'università di Tel Aviv. «Israele è un Paese moderno ma anche profondamente conservatore, il punto d'incontro tra la cultura occidentale e la tradizione mediorientale. Il sistema legale e quello politico procedono lentamente, di pari passo, senza strappi». Nel 1988 è venuto il riconoscimento dell'omosessualità, nel 2005 la maternità delle lesbiche, ora l'adozione per tutti, donne e uomini. Nonostante le fughe in avanti dei progressisti, a Gerusalemme fa ancora scuola la sinagoga ortodossa di Dean Ramon, inamovibile nel ricordare che «la legge ebraica proibisce l'omosessualità» e il leader della destra religiosa, Nissim Ze'ev, auspica «centri di riabilitazione per curare la sodomia».
Passato e futuro, in guerra per il presente.

Michal Tamir legge la decisione della Corte come lo Zeitgeist, lo spirito dei tempi: «Per essere un Paese con cinque milioni e mezzo di abitanti, Israele ha il più alto numero di famiglie omosessuali con figliastri adottivi».
Altre ne seguiranno e più "ufficiali", nonostante l'anatema del ministro Eli Yishai, leader del partito ultraortodosso Shas contro la «nauseante iniziativa del giudice Mozouz». Più che la morale è l'economia a spingere verso l'emancipazione. I dati di Avodà coincidono con quelli del ministero del turismo: oltre il 10 per cento degli stranieri che visitano Israele ogni anno è composto da gay. Se la Knesset si aprisse ancora di più, come ha già fatto il Comune di Tel Aviv, potrebbero arrivare 400 turisti omosessuali ogni settimana. O magari aspiranti residenti come David e Raul, disposti a lasciare l'Italia per un bebè.

http://tinyurl.com/2e7cox

lunedì 4 febbraio 2008

Zapatero: la chiesa cattolica non intervenga nella campagna elettorale

Il premier spagnolo ha fatto pervenire in Vaticano una sua nota di "indignazione" per le ingerenze dei vescovi cattolici nella vita politica del paese e la loro presa di posizione a favore del Partito Popolare.


Il partito socialista spagnolo ha espresso la propria disapprovazione per la presa di posizione dei vescovi cattolici del paese i quali hanno ordinato ai loro fedeli di non votare per i partiti che hanno sostenuto il matrimonio gay.
La conferenza dei vescovi spagnola ha dichiarato ai media la settimana scorsa: "I cattolici possono supportare e partecipare a diversi partiti politici ma la verità è che non tutti i programmi elettorali sono compatibili con la fede e con le richieste cristiane nell'ambito della vita".
Il portavoce socialista Jose Blanco ha detto che molti cattolici si sentiranno pieni di vergogna per il tentativo delle gerarchie di influenzare l'esito delle elezioni di marzo: "I vescovi hanno deciso di entrare a piede teso nella campagna elettorale. Schierandosi con il partito popolare."

LA SPAGNA LAICA DI ZAPATERO


Il governo Zapatero ha introdotto il matrimonio gay nel 2005 e, anche se contrario, il partito popolare ha fatto sapere di non voler abolire l'istituto.
All'inizio del mese il partito socialista ha fatto sapere che non accetterà " sentinelle morali" da parte di nessuno.
Maria Fernandez della Vega, vicepremier, ha detto che la chiesa cattolica non puo' più imporre la sua morale al paese. Su questa guerra tra laicità dello Stato e imposizioni da parte delle gerarchie ecclesiastiche si gioca la vera partita elettorale nel paese.
E' di ieri la notizia che, tramite l'ambasciatore presso la Santa Sede Francisco Vazquez Vazquez, il governo spagnolo ha fatto pervenire al segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone un messaggio di "malessere" e indignazione" per l'ingerenza dei vescovi nella campagna elettorale.

LA LEZIONE SPAGNOLA



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giovedì 31 gennaio 2008

Laicità e unioni civili: ecco il manifesto del Partito Democratico

Il testo parla esplicitamente di coppie di fatto, di non interferenza nelle decisioni della politica e di lotta alle discriminazioni a causa dell'orientemento sessuale. La bozza presto definitiva.


Il mondo della politica è in grande fermento in questo periodo e poco prima che il governo cadesse dopo la sfiducia al Senato, il segretario del neonato Partito democratico aveva annunciato che il Pd, a prescindere dalla legge elettorale, alle prossime competizioni avrebbe corso da solo. E da quando il Pd è ufficialmente nato, una serie di commissioni stanno lavorando ai punti programmatici e alla definizione della linea politica. Un lavoro difficile, considerata la diversità delle anime che lo compongono.

Sabato prossimo si riunirà per l'ultima volta prima dell'incontro dell'Assemblea Costituente, la Commissione Valori si riunirà per stendere la versione definitiva del Manifesto dei Valori, appunto, ma la bozza che si conosce già dovrebbe essere molto simile, se non identica al documento che verrà presentato all'assemblea.

Il Manifesto inizia spiegando le ragioni che hanno portato alla creazione di questo nuovo soggetto politico per poi cominciare a parlare di tutti i principi che staranno alla base della sua azione: ridare voce ai giovani valorizzare le diversità di qualsiasi tipo esse siano, pensare nei termini di progresso e apertura che l' Europa unita richiede, con alcuni passaggi che riguardano specificatamente le donne le persone LGBT, le nuove conzezioni di famiglie e l' immigrazione.
"È tempo di superare il ritardo italiano nel riconoscimento del ruolo paritario delle donne protagoniste, in tutto il mondo, nella storia contemporanea, dei più significativi e profondi cambiamenti politici, culturali, economici - si legge nella bozza -. Il Partito democratico si è presentato al paese nel segno di una novità di portata altamente simbolica: il 50 per cento di donne presenti nelle assemblee costituenti nazionali e regionali, una novità che impone le necessarie coerenze. In termini culturali le donne si collocano al centro di un ripensamento radicale delle relazioni interpersonali, e del rapporto fra lavoro e cura, fra responsabilità individuale e collettiva. In termini politici le donne sono le prime interessate al rinnovamento della politica e a nuove forme di partecipazione che coinvolgano tutti".

Uno dei passaggi di maggiore interesse per la comunità LGBT è certamente quello che riguarda il riconoscimento dei rapporti di coppia dopo un anno segnato da un aspro dibattito a suon di numeri di piazza, tra Family Day da una parte e Orgoglio laico e Gay Pride dall'altra. A questo proposito il documento recita: "La società giusta che noi vogliamo interpreta il ruolo della famiglia tenendo conto sia dei diritti e doveri dei membri che la compongono sia delle nuove esigenze espresse dalla società civile. Essa è il primo luogo relazionale, affettivo e formativo dove si sviluppano l'identità, l’inserimento sociale e la dignità della persona. La famiglia è parte integrante di una politica aperta verso le nuove generazioni, e va incoraggiata con adeguate politiche di sostegno pubblico, rivolte in modo particolare alle famiglie con figli. In questo quadro, vanno riconosciuti i diritti delle persone che vivono nelle unioni di fatto". Il fatto che non si faccia esplicito riferimento all'orientamento sessuale delle persone che formano le 'unioni di fatto', lascia pensare che in questo passaggio il riferimento sia anche alle coppie LGBT.

E dopo avere fatto una breve analisi su come la globalizzazione, soprattutto dei consumi, abbia di fatto portato allo spostamento di milioni di persone da un Paese all'altro, e su come questo possa facilmente sfociare in femomeni di intolleranza razziale, religiosa o di qualsiasi altro genere, il Manifesto continua dicendo: "Milioni di persone, in gran parte giovani sono entrati nella rete dei consumi, dei bisogni, delle informazioni. Con l’assoluta necessità di affermare la propria identità e quindi il rischio che in assenza di nuovi valori il vuoto sarà riempito da contrapposizioni razziali, violenze, guerre di religioni. Di qui la necessità di una nuova consapevolezza della centralità dei diritti umani. Il Partito Democratico si impegna affinché tale cultura sia sempre più condivisa, al di là delle barriere politiche, geografiche, religiose. Essa mira a eliminare ogni violazione della dignità e della vita della persona, e ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione di genere e di orientamento sessuale".
Infine un altro passaggio importante è quello che riguarda la laicità. E non poteva essere diversamente, dopo avere parlato di unioni di fatto e di lotta alle discriminazioni di ogni sorta, anche quelle omofobiche.

Su questo aspetto, il Pd fa riferimento alla Carta Costituzionale che identifica la laicità come un principio su cui si fonda l'Italia. "Il princìpio costituzionale della laicità dello Stato rappresenta un valore essenziale dell'impegno politico e sociale del Partito Democratico - si legge ancora nel Manifesto -. La laicità dello Stato consiste nella garanzia che ogni persona sia rispettata nelle sue convinzioni più profonde e che a ciascuno siano assicurati gli stessi diritti e gli stessi doveri. Allo stesso modo, la laicità dello Stato garantisce che le istituzioni siano di tutti e che le decisioni democratiche vengano assunte in modo libero e autonomo. (...) concepiamo la laicità come rispetto e valorizzazione del pluralismo degli orientamenti culturali, e quindi anche come riconoscimento della rilevanza nella sfera pubblica, e non solo privata, delle religioni, dei convincimenti filosofici ed etici, delle diverse forme di spiritualità".
Adesso il documento dovrà passare l'ultimo esame della Commissione, di cui fanno parte laici convinti come Andrea Benedino ed Ermete realacci, ma anche rappresentanti dei teo-dem come Paola Binetti per poi essere presentato all'Assemblea Costituente Nazionale che ne dovrà approvare la versione definitiva. Nonostante le polemiche iniziali, l'attuale testo pone buone basi perchè vengano portate avanti battaglie importanti. Adesso non ci resta che aspettare il testo finale sperando che non vengano apportati cambiamenti sostanziali.

http://tinyurl.com/ypt668

lunedì 28 gennaio 2008

Spagna: Rajoy, se vinco le elezioni cambierò solo il nome alla legge sul matrimonio gay

Il leader del Partito Popolare Mariano Rajoy, sfidante del premier Jose' Luis Zapatero alle politiche spagnole del 9 marzo, ha affermato in una intervista pubblicata oggi dal quotidiano El Mundo che se vincera' manterra' la discussa legge sui matrimoni gay approvata dalla maggioranza uscente socialista, cambiandone forse solo il nome.

Secondo Rajoy ci sono ''solo tre paesi'' fra cui la Spagna in cui la legge parla di ''matrimonio'' fra omosessuali: ''questo non mi piace'' ha precisato. Una eventuale modifica della normativa, ha aggiunto, ''riguarderebbe solo il nome e non i diritti e gli obblighi che la legge sancisce''.

Il Pp (centrodestra) ha presentato un ricorso contro la legge sui matrimoni gay, contestandone in particolare la denominazione, davanti alla corte costituzionale, che deve ancora pronunciarsi, ha ricordato Rajoy.

Un milione di persone ha manifestato a fine dicembre a Madrid durante il Family Day promosso dall' arcivescovado della capitale contro la legge sui matrimoni gay e contro quella sui divorzi rapidi, pure approvata dalla maggioranza socialista due anni fa. Nell'intervista a El Mundo il leader del Pp si e' inoltre impegnato a non cambiare la legge sull'aborto in caso di vittoria.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=76716

«Salvate i due gay iraniani dalla forca»

I due giovani hanno confessato sotto tortura la loro omosessualità e ora rischiano la vita



Due giovani iraniani sono stati arrestati perché gay e ora rischiano di essere impiccati. Lo denuncia il Gruppo EveryOne, organizzazione no profit per la difesa dei diritti umani, che si è già occupata in passato della vicenda della lesbica iraniana Pegah Emambakhsh, rifugiatasi a Sheffield, nel Regno Unito, dove le è stato negato l'asilo come rifugiata, e dove è ancora in attesa della decisione della magistratura inglese.

ARRESTO E TORTURE - I due ragazzi sono arrestati nell'Azerbaijan iraniano il 23 gennaio scorso. L'accusa, emessa nei loro confronti dal Tribunale islamico, è di «mohareb», ovvero nemico di Allah, e «lavat», ovvero sodomia. «Le autorità usano metodi di tortura fisica e psicologica per ottenere le confessioni delle persone che cadono nelle loro mani, e i due giovani hanno ammesso di amarsi, di avere una relazione sentimentale», riferisce EveryOne. La confessione dei due giovani, secondo il Gruppo, è bastata perché il tribunale islamico li rinviasse a giudizio con due accuse gravissime: «Mohareb», il reato di chi è «nemico di Allah» e «Lavat», sodomia. Il codice penale iraniano prevede la forca per gli omosessuali, che sono considerati «nemici di Allah».

PETIZIONE- Per salvare la vita a Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, di 18 e 19 anni, EveryOne ha lanciato una raccolta di firme. Una petizione destinata a figure istituzionali che vanno dall'Onu al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e al suo ministro della Giustizia, dalle ambasciate a organismi Ue quali la presidenza del Parlamento europeo e della Commissione Ue.

PRECEDENTE- Appena del 5 dicembre scorso è il «barbaro assassinio» con l'accusa di «Lavat» di un altro giovane gay iraniano, Makwan Moloudzadeh, 21 anni, avvenuto nella prigione di Kermanshah, altro caso denunciato da EveryOne nella «campagna per la vita in Iran».

http://tinyurl.com/2kglyn

domenica 27 gennaio 2008

Giornata della memoria, anche per le altre vittime

Oggi, nella Giornata della memoria, si ricordano le vittime del nazismo e del fascismo, innanzitutto quelle del popolo ebraico per cui il nazismo aveva decretato lo sterminio totale. Furono sei milioni gli ebrei morti nei campi di concentramento, trasformati in campi della morte. Le comunità ebraiche dell’Europa centrale e orientale sono state di fatto annientate, quelle degli altri paesi decimate nella Shoah.

Accanto agli ebrei anche altri esseri umani furono perseguitati dal nazi-fascismo e inviati nei lager: omosessuali maschi, zingari rom e sinti, disabili fisici e mentali, lesbiche, anarchici. Già adesso, insieme alla tragedia del popolo ebraico, ricordiamo anche queste altre vittime che non portavano la stella gialla di Davide, ma erano costretti a indossare triangoli di diverso colore per distinguerli con precisione (l’accuratezza tedesca!).

Così gli omosessuali avevano il triangolo rosa (in segno di disprezzo e negazione della loro virilità), i testimoni di Geova il triangolo viola, rom e sinti il triangolo marrone. In Senato è stata presentata da Tiziana Valpiana di Rifondazione una proposta di modifica della legge che istituisce la Giornata della memoria, proprio per menzionare anche le altre vittime. In numero inferiore, ma anch’esse accomunate dall’odio e dalla persecuzione del nazismo.

http://www.queerblog.it/post/2871/giornata-della-memoria-anche-per-le-altre-vittime

sabato 26 gennaio 2008

Unione Europea: L'Italia si adegui alle norme sui rifugiati gay

La Commissione si rivolgerà alla Corte Europea se non adeguerà presto le proprie norme alle direttive comunitarie che allargano lo status di rifugiato a chi è discriminato per l'orientamento sessuale.


A pochi giorni dalla sentenza della cassazione che stabilisce che gli stranieri omosessuali che rischiano la persecuzione nel loro paese d'origine non possono essere espulsi dall'Italia, arriva un monito direttamente dalla Commissione Europe. Secondo Bruxelles, infatti l'Italia è inadempiente rispetto alla normativa comunitaria che prevede il riconoscimento dell'asilo politico anche a gay e lesbiche perseguitati nel loro paese d'origine. A rivolgersi alla Commissione era stato l'eurodeputato dei radicali Marco Cappato.

Il Parlamento italiano non ha infatti recepito la direttiva sull'asilo politico 2004/83/CE, che include un obbligo per gli Stati membri di considerare l'orientamento sessuale come ragione per concedere lo status di rifugiato, dato che la stessa è, purtroppo, anche motivo di discriminazione e persecuzione in molti stati.
Gli stati inadempienti, insieme all'Italia, nove in tutto e saranno portati davanti alla Corte di Giustizia nel caso continuassero ad ignorare le direttive della Commissione.

http://tinyurl.com/ywdvu8

venerdì 25 gennaio 2008

Anna, due papà e un album con tante fotografie

La testimonianza Tobia e Marco, insegnanti romani, spiegano la loro decisione di avere un figlio


Tobia sognava da sempre di diventare padre. Marco, invece, non ci aveva mai pensato. «Quando sei gay e adolescente negli anni '80 — dice ridendo — quello che potevi immaginarti era di passare la vita nei parchi, tra incontri occasionali». Ma oggi è diverso. Così, nel 2008, alla fine di quattro piani senza ascensore, la coppia apre la porta di casa ai cronisti tenendo in braccio Anna, capelli castani e due occhi nerissimi, due anni fra qualche settimana. Una bimba con due papà («Pa-tò e Papà-co» come li chiama lei), nata grazie all'aiuto di due donne, una donatrice (che ha dato i propri ovuli) e una portatrice che l'ha cresciuta in grembo in California dove anche le coppie omosessuali possono ricorrere alla maternità surrogata. La pratica in Italia è illegale e parlarne apertamente è ancora un tabù. Per questo i due uomini, entrambi insegnanti, socialmente impegnati, uno di loro è scrittore e conduttore radiofonico, preferiscono raccontare la loro storia rimanendo nell'anonimato. «Lo facciamo per proteggere Anna — spiegano —. Non vogliamo che sia al centro dell'attenzione».

L'appartamento, tre stanze e soggiorno, a ridosso delle mura aureliane, è di quelli senza pretese. Pochi mobili e un'infinità di libri, stipati negli scaffali. Per terra, sparsi un po' ovunque, i giochi della bambina. «Ho dovuto faticare un po' a convincere Marco — racconta Tobia, 43 anni, un viso da bambino invecchiato dai capelli bianchi —. Abbiamo cominciato a parlarne dopo 4 o 5 anni di rapporto, verso il '98-'99». «Maggio 99», puntualizza subito l'altro, 42 anni, capelli neri e carnagione mediterranea. «All'inizio — spiega — la reazione era di perplessità. Quando abbiamo scelto la strada delle agenzie americane il dubbio maggiore era l'idea di avere un bambino passando attraverso una transazione economica ». «Per me — interviene Tobia — è stato importante il fatto che venisse comprato un servizio, non un figlio. Paghi anche se, per qualunque motivo, il bambino non nasce». Il costo è alto. Centoventimila dollari.

La priorità per entrambi è evitare di sfruttare un'altra persona. «Sapevamo che non ci avrebbero proposto donne senza figli o in una situazione di bisogno. Abbiamo compilato questionari molto molto complicati, con quello che cercavamo, le nostre esigenze, le nostre opinioni e convinzioni». La prima candidata viene scartata. Poi l'incontro con Jane, 38 anni, quattro figli e il desiderio di aiutare una coppia gay. «Quando le abbiamo parlato la prima volta ci è subito piaciuta, era con il suo compagno e per tutto il tempo è stata sostenuta dalla sua famiglia. Con i soldi della surrogacy ha seguito un corso di specializzazione per avanzare nel suo lavoro di infermiera professionale».

Per la donatrice, che nessuno dei due ha incontrato, ci si è affidati un po' all'istinto. «Abbiamo scelto su un catalogo in base alla simpatia che ci ispirava... e poi l'italianità. La faccia che fosse più mediterranea». Marco: «Ci è piaciuto che lei parlasse di politica. E poi la disponibilità a incontrare Anna se un giorno vorrà scoprire la sua storia». Il padre biologico è Tobia — quegli occhi non ingannano — ma la decisione è stata meditata. «All'inizio — dice — abbiamo fatto un po' Oreste e Pilade: "fallo tu, no fallo tu"». «A un certo punto — interviene Marco — siamo arrivati ai fogliettini». Cioè? «Cartoncini con su scritto "Marco" o "Tobia": e poi l'estrazione a sorte. Non serviva a scegliere, ma a vedere chi ci rimaneva più male. Alla fine era Tobia. L'agenzia permette anche di mischiare lo sperma, per non sapere chi sia il padre, ma per una forma di chiarezza abbiamo rifiutato ». «E poi — conclude Tobia — penso che non ci rendessimo conto di quanto sarebbe stata figlia di tutti e due». Certo, in Italia, Marco resterà sempre un estraneo per Anna di fronte alla legge. Solo in California, grazie a una sentenza del tribunale di San Diego, entrambi risultano come padri. «Se un giorno morissi — scherza Tobia — Marco potrebbe scappare in America».

Il rapporto con la madre surrogata e con la sua famiglia è stato molto profondo e continua ancora oggi. Quando è Jane è rimasta incinta, nel 2005, la coppia era in California e ci è tornata a Natale per l'ecografia. «Per i mesi della gravidanza — aggiunge Tobia — avevamo preparato delle cassette con le nostre voci, che Anna poteva sentire quando era ancora nell'utero. A marzo siamo tornati per il parto e in sala c'eravamo noi, la madre e la cognata. Abbiamo tagliato il cordone ombelicale e siamo stati i primi a prenderla in braccio». «Lei — dice Tobia — non l'ha allattata, è uscita quasi subito dall'ospedale, noi siamo rimasti lì due notti in una stanza con Anna». Dopo 18 giorni un aereo intercontinentale, l'arrivo a Roma e la registrazione allo stato civile. Sul certificato di nascita americano ci sono i nomi di Tobia e di Jane, anche se lei ha rinunciato a ogni diritto sulla bambina.

Oggi la vita di entrambi ruota intorno alle esigenze della piccola. Tobia insegna in un corso serale, Marco al mattino. Mai presa una baby sitter. Una routine da famiglia «normale », perfettamente accettata dagli altri. «Ai nostri genitori — dice Tobia — non l'abbiamo detto finché non è stato tutto pronto. E sono stati entusiasti». «Anche i vicini — aggiunge Marco —, quelli con cui i rapporti erano un po' più freddi, si sono inteneriti». Quando sarà più grande, Anna saprà come è nata. «Le diremo — spiega Tobia — che ci sono delle signore che ci hanno aiutato ad averla. E stiamo preparando un quadernone ad anelli con la sua storia e le foto (lei nell'ecografia, Jane incinta). Se poi ci contesterà ben venga. Siamo entrambi insegnanti e sappiamo come funziona l'adolescenza».

La legge

In California, grazie a una sentenza del tribunale di San Diego, entrambi risultano genitori. In Italia Tobia è il padre, Marco è un estraneo

(Ha collaborato Alessandro Condina)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=76708

mercoledì 23 gennaio 2008

E' morto Heath Ledger, cowboy di "Brokeback Mountain"

heathledger

Il pubblico omosessuale lo ricorderà per l’intensa interpretazione di Ennis Del Mar, nel film di Ang Lee in cui ha recitato accanto a Jake Gyllenhaal.

E’ deceduto a 29 anni, a New York, nel quartiere di Soho, l’attore di origine australiana Heath Ledger, il cowboy gay che sopravvive alla morte del compagno nella pellicola Leone d’Oro “I segreti di Brokeback Mountain”, ruolo che lo aveva portato a un passo dall’Oscar.

Nessuna certezza al momento sulle cause della morte, ma si vocifera che si tratti di overdose.

venerdì 18 gennaio 2008

Cassazione: un gay perseguitato nel suo paese può restare in Italia

Anche se espulso, ma solo se l'omosessualità nel suo Stato è reato


La Cassazione spezza una lancia in favore dei diritti dei gay: gli extracomunitari espulsi e, nonostante questo, rimasti in Italia, non sono punibili penalmente a patto che nel loro paese l'omosessualità sia un reato e non "soltanto la manifestazione esteriore di impudicizia sessuale".

E' quanto si evince dalla sentenza n. 2907 depositata oggi dalla prima sezione penale della Suprema Corte.

E' il caso di un marocchino che non aveva ottemperato all'ordine di allontanamento disposto dal questore perché, aveva detto, aveva paura di essere perseguitato nel suo paese a causa della sua omosessualità. Poi, aveva avuto guai con la giustizia in

quanto aveva violato l'articolo 14 della Bossi-Fini rimanendo in Italia. Il Tribunale di Modena aveva deciso di assolverlo perché, aveva spiegato, "attese la condizione di omosessualità

dell'imputato e la possibilità di essere perseguitato nel proprio paese - Marocco - avendo riguardo alla legislazione ivi vigente, sussistesse un giustificato motivo dell'inosservanza addebitata allo straniero".

Contro questa decisione ha fatto ricorso ai giudici del Palazzaccio la Procura di Bologna ottenendo una riapertura del caso (ricorso accolto con rinvio) per due motivi: i giudici

emiliani, a parere del collegio di legittimità, non avevano accertato che il 35enne straniero fosse, non soltanto nato in Marocco, ma avesse la cittadinanza marocchina a tutti gli effetti. Non solo. Poi avrebbero dovuto accertarsi che in quello Stato l'omosessualità è un vero e proprio reato e comporta "il rischio di una grave persecuzione".

Insomma, l'ordine di allontanamento del questore è inesigibile se "lo straniero sia cittadino del Marocco di guisa che, come tale, ed in ragione della propria appartenenza a comunità sociale e familiare, egli potrebbe fare ritorno soltanto in quel paese; che alla stregua della previsione del Codice penale di detto paese sia penalmente sanzionata proprio l'omosessualità come pratica personale e non soltanto la manifestazione esteriore di impudicizia sessuale".

Insomma ora la Corte di Bologna dovrà valutare tutti questi elementi prima di decidere se giustificare o meno la violazione posta in essere al marocchino che, incurante dell'ordine del questore, è rimasto in Italia.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=76625

mercoledì 16 gennaio 2008

Il papa è nudo

La visita alla Sapienza è annullata ma, nonostante l'ipocrisia di politici e mass media, la protesta ha fatto emergere la scarsa popolarità di questo papa e della sua politica reazionaria e omofoba.
di Flavio Mazzini


Da omosessuale mi sento di azzardare che la protesta contro la visita del papa alla Sapienza e la sua conseguente rinuncia non spaventeranno nessuno, nonostante i toni apocalittici usati da certi mezzi di comunicazione e prescindendo dalle stucchevoli divisioni tra laici e cattolici, guelfi e ghibellini. Il motivo va individuato in un dato di fatto, tanto evidente quanto goffamente celato: questo papa non piace agli Italiani. Nessun sondaggio osa testarne la popolarità, al contrario di quello che si fa coi politici, ma ormai non serve più: è sufficiente parlare con la gente.

Gay.it - Il Papa è nudoNon piacciono la sua severità (con gli altri, mai con se stesso), le mossette, il vestiario esagerato e i suoi occhi "cattivi". Guardando le fotografie ufficiali di Benedetto XVI, viene quasi da chiedersi: "Se queste sono quelle venute bene, chissà che faccia avrà in quelle scartate?". Si dirà allora che l'aspetto non è tutto, contano altre cose. Ma quali?

Inizialmente lo attendevamo al varco come "professore" - come in questi giorni viene prontamente chiamato da Giuliano Ferrara e da tutti gli opportunisti ansiosi di un posto buono a corte - ma a tre anni dall'elezione il suo pensiero appare povero di profondità e ricco solo di acrimonia - il contrario esatto del papa che sarebbe stato Carlo Maria Martini. Quando Ratzinger si è allontanato poi dai soliti luoghi comuni e dalla consueta intolleranza ha finito per incappare in gaffe colossali, costringendo agli straordinari la diplomazia vaticana.

Gay.it - Il Papa è nudoAgli Italiani non piace la rotta ostinatamente antiConciliare di questo papa, che riesce a sostenersi solo sull'onda emotiva dei consensi del suo predecessore. Di Wojtyla (le cui insegne ancora campeggiano fuori dalle chiese) Ratzinger può dirsi davvero degno Vicario in terra, assai più che di quel Cristo che sfidava i grandi per difendere le minoranze e condannava i peccati dello spirito più che del corpo.

A chi piace dunque questo papa? A nessuno, è evidente. Eppure come nella favola dei vestiti nuovi dell'imperatore, le nostre istituzioni debbono chinare la testa e ossequiarlo, in nome di una necessaria Ragion di Stato, insieme politica e religiosa. Compito ingrato che però non riguarda i comuni cittadini (compresi studenti e insegnanti della "Sapienza"), quanti riconoscono in lui al massimo un capo di Stato estero fastidiosamente invadente, capace di criticare l'amministrazione comunale proprio mentre bussa a denari per scuole e ospedali Vaticani. Non occorre essere buddisti per ritenere il Dalai Lama un 'Messaggero di pace' più credibile. Ma ricordiamo come lo hanno accolto le nostre istituzioni, quei politici che adesso fingono di scandalizzarsi per la mancata occasione.

Per concludere, mi piace citare Luciana Littizzetto (che Dio ce la conservi!), che domenica scorsa ha lanciato qualcosa di più che una battuta, invitando, attraverso 'Eminenz', proprio il pontefice a "parlare del preservativo invece di mettersi a dire messa di spalle", ed Eugenio Scalfari, che su Repubblica ha accusato esplicitamente la Chiesa di Benedetto XVI di mercanteggiare con lo Stato, sottolineando inoltre "la palese inconsistenza politica e culturale di Ratzinger".

Parole che non credo necessitino ulteriori spiegazioni, proprio come il lapidario "Il re è nudo" gridato da quel fanciullo innocente che non si lasciava ingannare dai presunti abiti meravigliosi che altri fingevano di vedere.

http://www.gay.it/channel/attualita/23975/Il-papa-e-nudo.html

mercoledì 9 gennaio 2008

Ordine nazionale psicologi: "No alle terapie riparative, sono contro il codice deontologico"

Grillini. Ora intervanga l'Ordine dei Medici, anche gli psichiatri le offrono


In una lettera che uscirà su "Liberazione" domani, il Presidente nazionale dell'ordine degli psicologi prende nettamente posizione contro le cosìdette terapie riparative, quelle che, inutilmente, cercano di convertire gli omosessuali in eterosessuali. Accogliamo con soddisfazione il primo pronunciamento in assoluto sulla questione dell'Ordine degli psicologi.

Le parole del Presidente Giuseppe Luigi Palma, che si richiama al codice deontologico, sono inequivocabili: "Lo psicologo non deroga mai ai principi del Codice Deontologico nessuna ragione né di natura culturale né di natura religiosa, di classe o economica può spingere uno psicologo a comportamenti o ad interventi professionali non conformi a tali principi. [...] Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell'esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri…. " e quindi "nell'esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all'autodeterminazione ed all'autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall'imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio/economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità."

Per questo, conclude Palma: "E' evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna "terapia riparativa" dell'orientamento sessuale di una persona".

Il tema era salito alla ribalta delle cronache due anni fa grazie ad un'inchiesta di Stefano Bolognini pubblicata dal mensile gay "Pride" alla quale era seguita una mia interrogazione al Ministro Storace, che non ha mai avuto risposta.

Il tema, è stato riproposto nel dicembre scorso dal giornalista di "Liberazione" Davide Varì che per ben sei mesi ha frequentato (50 euro a seduta) un equipe di psicologi e uno psichiatra cattolico Tonino Cantelmi, dimostrando inequivocabilmente che, in aperta violazione dell'ordine deontologico, alcuni psicologi sottopongono i propri pazienti a terapie riparative.

L'Ordine degli psicologi ha oggi giustamente condannato una pratica che cerca di curare ciò che malattia non è: un comportamento decisamente scorretto dal punto di vista scientifico.

Su questo terreno ho presentato oggi un'interrogazione al Ministro della Salute Turco perché il Governo intervenga immediatamente e perché anche l'Ordine dei medici, in relazione agli psichiatri che sottopongono i propri pazienti alla conversione, prenda una netta posizione.

Chiediamo altresì ad entrambi gli ordini di svolgere accurate indagini interne per stabilire quali e quanti psicologi e psichiatri, numerosi nomi sono stati fatti nelle due inchieste, non abbiano un comportamento deontologicamente corretto.

Compito della psicologia e della psichiatria è di intervenire per garantirne benessere e serenità a persone in difficoltà, non certo di trasformare più o meno legittime opinioni religiose, in sofferenza e pseudoscienza e gli psicologi e gli psichiatri dovrebbero aiutare gli omosessuali ad accettare serenamente la propria identità.


Franco Grillini
Psicologo e Deputato socialista.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=76518



Approfondimenti:

L'inchiesta di Stefano Bolognini:
http://www.stefanobolognini.it/cultura/psicologia/curagay.html

L'Inchiesta di Davide Varì:
http://www.gaynews.it/view.php?ID=76427

Interrogazione a Storace di Franco Grillini:
http://www.grillini.it/show.php?2125

mercoledì 2 gennaio 2008

Zapatero ai vescovi: sulla famiglia non torneremo indietro

"Tutti hanno diritti, a prescindere dalla fede religiosa"


Il partito socialista spagnolo (Psoe) e il premier Josè Luis Zapatero hanno reagito oggi in modo duro alla manifestazione di domenica scorsa a Madrid 'per la famiglia cristiana', in cui i vescovi conservatori spagnoli hanno attaccato la legislazione sul matrimonio omosessuale e sul 'divorzio rapido' approvata dal governo.

"Nella Spagna della Costituzione tutti hanno il loro posto - ha ricordato oggi Zapatero - tutti hanno diritto ad avere diritti, che professino o meno una religione. E' la Spagna che vuole la immensa maggioranza degli spagnoli, e continuerà così".

Il segretario organizzativo del Psoe, José Blanco, nel suo blog su internet è stato ancora più netto, sostenendo che i vescovi "hanno due opzioni: presentarsi alle elezioni o mantenersi al margine della vita politica".

Il partito socialista ha anche emesso un comunicato, intitolato "le cose al loro posto", supervisionato dallo stesso Zapatero, in cui si precisa che "chi deliberatamente ignora o non rispetta" il diritto della "società attraverso i suoi rappresentanti a stabilire principi di libertà individuale e convivenza per tutti i cittadini", "si allontana dalle fondamenta essenziali della democrazia".

"La fede non si legifera", afferma la nota del partito socialista, che ricorda come, oltre alle nuove norme che hanno scatenato l'ira dei vescovi più conservatori, la legislatura che sta per terminare abbia prodotto anche molte altre leggi: "Per promuovere la natalità, per conciliare la vita familiare e professionale, per dare dignità alle famiglie di pensionati con pensioni basse, per appoggiare le famiglie con persone dipendenti" e per fornire borse di studio agli studenti di famiglie povere. "Non faremo nessun passo indietro", conclude il comunicato, "continueremo a lavorare perché i cittadini spagnoli abbiano sempre più diritti e allo stesso tempo la nostra convivenza sia più rispettosa e tollerante".

Nella manifestazione di domenica scorsa, a cui hanno partecipato circa 160.000 persone secondo i calcoli della stampa e di organizzazioni indipendenti, il cardinale di Madrid Antonio Maria Rouco Varela aveva sostenuto che il governo di Zapatero ha fatto "passi indietro sui diritti umani" rispetto agli standard dell'Onu. Altri vescovi avevano apertamente parlato di "leggi ingiuste" che minaccerebbero la famiglia cristiana.

http://gaynews.it/view.php?ID=76476

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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