sabato 30 giugno 2007

Orgogliosi di essere omosessuali

Altan

Sul numero in edicola del settimanale L'Espresso compare una vignetta di Altan che da sola descrive perfettamente la situazione italiana.

venerdì 29 giugno 2007

Polonia: dall'Europa libertà di discriminare?

Il governo ultraconservatore polacco ha ottenuto dell’Unione Europea l’introduzione di una ‘clausola sulla moralità’ grazie alla quale potrebbe attuare politiche contro la minoranza omosessuale.


BRUXELLES – Dal recente summit tenutosi tra i leader dell’Unione Europea è uscito un accordo che se da un lato ha evitato una disastrosa frattura sul cammino dell’Europa unita dall’altro, secondo molti, ha lasciato passare delle ‘licenze’ ad alcuni paesi niente affatto positive, in particolare a Gran Bretagna (soprattutto sul tema delle protezioni verso i lavoratori) e Polonia. Secondo un articolo fortemente critico pubblicato oggi sul quotidiano spagnolo El Pais la Polonia potrebbe approvare leggi repressive nei confronti delle donne (soprattutto per quanto riguarda il loro diritto di scelta sull’aborto) e degli omosessuali. Il tutto senza che la Corte di Giustizia europea possa intervenire in virtù della ‘non applicabilità’ della Carta dei Diritti Fondamentali in ambiti quali le politiche sulla famiglia e la moralità pubblica.

All’articolo 18 del testo strappato dagli ultra-cattolici gemelli Kaczynski, che sono alla guida del paese, c’è scritto infatti che "la Carta non influisce in alcun modo sul diritto degli Stati membri a legiferare nell'ambito della moralità pubblica, sul diritto di famiglia, così come sulla salvaguardia della dignità umana e sul rispetto della integrità fisica e la morale umana.” La Polonia si è distinta per varie iniziative che sono state altamente criticata da molti esponenti dell’Unione Europea per il loro contenuto palesemente omofobo. Tra le più note quella del Ministro dell’istruzione, nonché vice-primo ministro, Roman Giertych (“ben noto per il suo radicalismo cattolico e la sua omofobia”, nota El Pais)che ha proposto il licenziamento degli insegnanti che nelle scuole parlassero in termini non negativi di omosessualità, accusati di fare “propaganda”.

Secondo l’inviata del quotidiano spagnolo rimangono poco chiare le finalità della “dichiarazione unilaterale” ottenuta dai Kaczynski, molto criticata dalle associazioni per i diritti degli omosessuali in Polonia, che temono che in tal modo possano essere loro tolte quelle protezioni sui diritti umani e contro le discriminazioni che proprio grazie ai trattati europei le autorità polacche erano state costrette a sottoscrivere. Tomazs Szypula, attivista della Campagna contro l’omofobia, si augura che correzioni possano essere fatti nel corso dei prossimi mesi quando, sotto la guida della presidenza portoghese dell’UE, si terrà la Conferenza intergovernativa che dovrebbe tradurre in norme concrete gli accordi presi durante il vertice della scorsa settimana. (RT)


http://www.gay.it/channels/view.php?id=23107

giovedì 28 giugno 2007

28 giugno, giornata internazionale delle lesbiche e degli omosessuali

Oggi gli omosessuali di tutto il mondo festeggiano quella che è passata alla storia come la rivolta di Stonewall, e cioè una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York di tre giorni incominciata la notte di venerdì 27 giugno 1969 poco dopo l'1:20 di notte, quando la polizia irruppe nel bar chiamato "Stonewall Inn", un bar gay in Christopher Street, nel Greenwich Village.

"Stonewall" è dal punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della "giornata mondiale della fierezza LGBT" o "Gay pride".

L'anno seguente, in commemorazione dei moti di Stonewall, il GLF organizzò una marcia dal Greenwich Village a Central Park. Tra i 5.000 e i 10.000 uomini e donne vi presero parte.

Da allora, molte celebrazioni del gay pride in tutto il mondo scelgono il mese di giugno per le parate e gli eventi che commemorano quella scintilla che ha cambiato la storia di tutti.

In Italia il pride nazionale si è tenuto sabato 16 giugno ed ha visto, checchè ne dica la signora Roccella del family day, un milione di persone che hanno sfilato per bven 5 ore per le vie di Roma in difesa della laicità dello Stato minacciata dalla prepotenza della gerarchia romano cattolica.

In tutto il mondo ogni anno sfilano 20 milioni di persone. L’appuntamento più consistente è quello di san paolo del Brasile dove, anche quest’anno, hanno sfilato 3 milioni e mezzo di persone.

Lesbiche, omosessuali, transessuali e bisessuali, si confermano in italia e nel mondo come quella forza tranquilla e non violenta che rappresenta la punta di diamante della lotta per i diritti e le libertà.



Franco Grillini
Deputato Sinistra democratica

http://www.grillini.it/show.php?4563

Veltroni: no all'omofobia, sì ai diritti dei conviventi

Per Walter Veltroni il giorno dell’atteso discorso riguardante il suo impegno nel Partito Democratico, nel quale accenna al problema dell’omofobia e difende i diritti dei conviventi non sposati.



TORINO – Occhi puntati sul Lingotto di Torino dove oggi pomeriggio Walter Veltroni ha ufficialmente annunciato di accettare la possibilità di diventare il leader del Partito Democratico. Un discorso di 100 minuti accuratamente preparato e nel quale il sindaco di Roma ha parlato di tante cose, dalla necessità di riunire il paese, la necessità delle riforme, i conti pubblici, il clima. Nel suo lungo discorso in passaggi due richiami di particolare interesse per i lettori di queste pagine: uno sull’omofobia e uno sulle coppie di fatto.

“E nella nostra società – ha detto Veltroni -, a fianco di una grande ricchezza a volte nascosta in termini di "capitale sociale", sento esserci uno stato d'animo fatto di smarrimento, di stanchezza, di pessimismo, persino di forme di intolleranza, di incattivimento, di omofobia, di diffidenza e chiusura verso tutto ciò che appare estraneo, diverso. Poi, più avanti, parlando del rapporto tra stato laico e religione la necessità di trovare un punto di equilibrio: “È questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono.”

Soddisfatti Anna Paola Concia e Andrea Benedino, portavoci nazionali di Gayleft, la consulta lgbt dei Ds: «Abbiamo chiesto stamattina a Veltroni parole chiare sui diritti civili. Queste parole sono arrivate: la denuncia dell'omofobia e l'impegno per una legge europea sulle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. Queste parole aggiungono Concia e Benedino ci incoraggiano a continuare il percorso di costruzione della cittadinanza politica degli omosessuali dentro il futuro Partito Democratico. Porteremo avanti questo percorso coinvolgendo tutte e tutti quegli omosessuali che vogliono accettare con noi questa scommessa.»

Non entusiasta invece la ministra Rosy Bindi secondo cui «è stato un discorso un po' lungo ed è mancata la generosità verso altre culture che non sono di sinistra, come quella cattolico-democratica.»


http://www.gay.it/channels/view.php?id=23102

mercoledì 27 giugno 2007

Firenze. Gay e cristiani: prima veglia per le vittime dell'omofobia

Alla chiesa valdese di via Lamarmora
di MARIA CRISTINA CARRATU


Gay e cristiani. Se c´è una categoria di omosessuali doppiamente sofferente, sono proprio loro. Quelli che, oltre al peso dell´emarginazione sociale, portano il fardello della condanna della loro Chiesa. Cattolica, s´intende, perché altre confessioni cristiane offrono invece solidarietà e accoglienza. Non a caso perciò la prima veglia ecumenica di preghiera per le vittime dell´omofobia che si tiene in Italia, organizzata dal gruppo di cristiani omosessuali Kairòs di Firenze con l´adesione di gruppi di tutte le regioni, si svolgerà domani alla Chiesa Valdese di via Lamarmora (ore 21), sostenitrice dell´iniziativa insieme alla Chiesa Battista. Un appuntamento inedito, che dovrà servire, come si spiega nel sito di Kairòs (www. kairosfirenze. it) non solo per incontrarsi, una volta tanto - credenti omosessuali, e non - a pregare insieme in un luogo di culto, ma anche per ricordare «i nostri morti», quelli che hanno costellato una storia di persecuzioni: dai roghi medievali ai lager nazisti, fino ai casi odierni di omofobia finiti in tragedia, Paolo Seganti ucciso a coltellate in un parco fra l´indifferenza, Matteo gay sedicenne suicida per disperazione. L´occasione, anche, per far capire come l´omofobia altro non è che una forma di razzismo, vietato dalla Costituzione: «Rispetto a cui, però» fa notare Jacopo, 35 anni, uno dei fondatori di Kairòs, «non esiste il minimo allarme sociale».

L´omosessuale credente deve fare i conti con l´omofobia della Chiesa, sempre più pressante e persecutoria. E forse non è un caso, osserva Cosimo, 26 anni, l´ideatore della veglia di domani, «che le crisi esistenziali alle origini di Kairòs siano maturate tutte intorno al 2000»: l´anno del Giubileo, e delle ire del cardinal Ruini contro il World Gay Pride di Roma. Kairòs denuncia un vero paradosso. «Un credente gay, come ogni credente, ha bisogno innanzitutto di trovare il senso profondo della vita» spiega Jacopo. «Purtroppo, i messaggi della Santa Sede fanno pensare che il Vangelo parli solo di sesso, con prescrizioni dettagliate e tassative. E così, a ricordare che Gesù è il Risorto e il Salvatore di tutti, quasi quasi ci ritroviamo da soli». Nessun orgoglio di bandiera all´origine di Kairòs, ma una dolorosa constatazione, come ricorda Simone, 26 anni, un altro dei fondatori: «Che nella vita quotidiana della Chiesa è impossibile vivere l´omosessualità come una delle tante condizioni degli uomini, cui Cristo si è rivolto senza distinguo». E un sogno, anche questo paradossale: «Potere, un giorno, scioglierci».


http://www.gaynews.it/view.php?ID=74457

lunedì 25 giugno 2007

La Ue processa l'Italia per gli sconti alla chiesa sull'ICI

Sarà aperta una pratica d'infrazione per violazione delle norme sulla concorrenza

Sotto tiro negozi e alberghi "collegati" a luoghi sacri


di CURZIO MALTESE





C'E' CHI in Italia è abituato a ottenere privilegi da qualsiasi governo e autorizzato a non pagare il fisco, ma sul quale nessuno osa moraleggiare. Pena l'accusa di anticlericalismo. L'anomalo rapporto fra Stato italiano e clero è invece finito da tempo sul tavolo dell'Unione europea, che si prepara a mettere sotto processo il nostro Paese per i vantaggi fiscali concessi alla Chiesa cattolica, contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza. Oltre che alla Costituzione, meno di moda. Al centro del caso è l'esenzione del pagamento dell'Ici per le attività commerciali della Chiesa. La storia è vecchia ed è tipicamente italiana.



Varato nel '92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell'Ici alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani dell'anno scorso.

Molto in teoria, però. Di fatto gli enti ecclesiastici (e le onlus) continuano a non pagare l'Ici sugli immobili commerciali, grazie a un gesuitico cavillo introdotto nel decreto governativo e votato da una larghissima maggioranza, contro la resistenza laica di un drappello di mazziniani radicali guidati dall'onorevole Maurizio Turco.



I resistenti laici avevano proposto di limitare l'esenzione dell'Ici ai soli luoghi senza fini commerciali come chiese, santuari, sedi di diocesi e parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza. Il cavillo bipartisan ha invece esteso il privilegio a tutte le attività "non esclusivamente commerciali".



Basta insomma trovare una cappella votiva nei paraggi di un cinema, un centro vacanze, un negozio, un ristorante, un albergo, e l'Ici non si paga più. In questo modo la Chiesa cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l'erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati.



Il trucco o se vogliamo la furbata degli italiani non è piaciuta a Bruxelles, da dove è partita una nuova richiesta di spiegazioni al governo. Il ministero dell'Economia ha rassicurato l'Ue circa l'inequivocabilità delle norme approvate, ma subito dopo ha varato una commissione interna di studio per chiarirsi le idee.



L'affannosa contraddizione è stata segnalata all'autorità europea dall'avvocato Alessandro Nucara, esperto in diritto comunitario, e dal commercialista Carlo Pontesilli, due professionisti di simpatie radicali che affiancano e assistono il drappello dell'orgoglio laico.



A questo punto la commissione per la concorrenza europea avrebbe deciso di riesumare la pratica d'infrazione già aperta ai tempi del governo Berlusconi e poi archiviata dopo l'approvazione dei decreti Bersani. In più, la commissione ha chiesto al governo Prodi di fornire un quadro generale dei favori fiscali che l'Italia concede alla Chiesa cattolica, oltre all'esenzione Ici.



Che cosa potrà succedere ora? Un'infrazione in più o in meno probabilmente non cambia molto. L'Italia dei monopoli, dei privilegi e delle caste è già buona ultima in Europa per l'applicazione delle norme sulla concorrenza e naviga in un gruppo di nazioni africane per quanto riguarda la trasparenza fiscale. Quale che sia la decisione dell'Ue, i governi italiani, di destra e di sinistra, troveranno sempre modi di garantire un paradiso fiscale assai poco mistico alla Chiesa cattolica all'interno dei nostri confini. Magari tagliando ancora sulla ricerca e sulla scuola pubblica.



E' triste constatare però che senza le pressioni di Bruxelles e la lotta di una minoranza laicista indigena, l'opinione pubblica non avrebbe neppure saputo che gli enti religiosi continuano a non pagare l'Ici almeno al 90 per cento. Nonostante l'Europa, la Costituzione, le mille promesse di un ceto politico senza neppure il coraggio di difendere le proprie scelte.



Nonostante le solenni dichiarazioni di Benedetto XVI e dei vescovi all'epoca dei decreti Bersani: "Non ci interessano i privilegi fiscali".

Nonostante infine siano passati duecento anni da Thomas Jefferson ("nessuno può essere costretto a partecipare o a contribuire pecuniariamente a qualsivoglia culto, edificio o ministero religioso") e duemila dalla definitiva sentenza del Vangelo: "Date a Cesare quel che è di Cesare".





(25 giugno 2007)

http://tinyurl.com/2rfw4q

domenica 24 giugno 2007

Offese ai gay, l'omelia di mons. Matarrese

«I gay non possono essere considerati cristiani»

di Laura Eduati





Che sia chiaro, «i gay non possono essere considerati cristiani». Lezione di catechismo con digressione omofoba, quella impartita il 26 maggio da mons. Giuseppe Matarrese, vescovo di Frascati, ad un gruppo di ragazzini in preparazione per la cresima.



Il fatto è accaduto a Montecompatri, piccolo paese in provincia di Roma, ed è stato riportato dalla agenzia cattolica Adista che da lunedì darà un resoconto dettagliato della vicenda.



Il vescovo stava parlando della famiglia, della famiglia naturale eterosessuale, quando ha sentito il dovere di spiegare il posto degli omosessuali: fuori dalla Chiesa. Una dottrina in chiaro contrasto con il magistero cattolico, visto che le pecorelle smarrite vanno accolte. Probabilmente mons. Matarrese ha voluto parlare chiaramente, per farsi capire meglio dai giovani ragazzi. Che hanno afferrato il concetto. Una ragazzina presente al ritiro spirituale ha alzato la mano e lo ha contestato: «Secondo me non è giusto».



Così ha detto: «Secondo me non è giusto perché i gay invece possono amarsi come un uomo e una donna». E qui, racconta Adista, il vescovo 73enne ha perso la pazienza, zittendo in malomodo la ragazzina ribelle chiamandola "scema" e rivolgendo un irritato "hai la capoccia vuota" ad una compagna che tentava di difendere l'amica.

Peggio: mons. Matarrese si è rivolto ai genitori e al parroco pretendendo le scuse da parte dei cresimandi, minacciando di escluderli dalla celebrazione del giorno successivo. Mamme e papà preoccupati hanno tentato di convincere i figli, inutilmente. Le scuse non sono arrivate. Il vescovo ha comunque deciso di impartire la cresima ai ragazzi ribelli e agli adulti che li accompagnavano, ma si è tolto un sassolino dalla scarpa: durante l'omelia, ha parlato direttamente con i genitori invitandoli caldamente di tenere sott'occhio i figli che «evidentemente si sono allontanati dalla retta via».



"Liberazione" ha tentato di raggiungere telefonicamente mons. Matarrese, che però si trova in ritiro spirituale e non ha potuto fornire una spiegazione.



Ruiniano di ferro, il vescovo di Frascati è fratello del più celebre Antonio Matarrese, presidente della Lega Calcio, e di Vincenzo, presidente della squadra di calcio del Bari. Non ha mai fatto mistero delle sue posizioni politiche. Alla vigilia delle amministrative 2005 aveva organizzato un incontro con trenta preti della sua diocesi e il candidato regionale Francesco Storace, poi battuto da Piero Marrazzo. «Sono di destra. Che c'è di male a dire: "Votate Storace"?».



Una famiglia, i Matarrese, schierata completamente a destra: la sorella è sposata con un senatore di Forza Italia, mentre Antonio faceva parte della direzione nazionale dell'Udc ed ex segretario provinciale a Bari del partito di Casini.



L'episodio di Montecompatri non è isolato. Poche settimane fa un sacerdote del barese aveva negato la comunione ad un giovane. Un fatto sgradevole: il prete ha atteso che il ragazzo si avvicinasse durante la messa per ricevere l'ostia e lo ha allontanato dicendo apertamente e davanti ai fedeli «No, a te no perché sei gay». Il movimento gay-lesbo-trans-bisex e queer denuncia da tempo una recrudescenza dell'omofobia in Italia. Scritte xenofobe dell'estrema destra a parte, gli omosessuali si lamentano apertamente delle opinioni anti-gay espresse quotidianamente da politici ed esponenti della Chiesa cattolica.



Pochi giorni fa andava in onda sul Tg2, ha denunciato Franco Grillini, un appello di Buttiglione al movimento omosessuale perché condanni apertamente la pedofilia, «come se ci fosse una qualche continguità».





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74427

sabato 23 giugno 2007

Ivan Dragoni: "Il mio compagno è morto, ho dovuto lasciarlo solo"

Gianni Delle Foglie, fondatore di Babele, è scomparso una settimana fa. L´uomo che ha vissuto con lui 26 anni racconta la sua "umiliazione"

di ZITA DAZZI





«PER la prima volta ho provato che cosa vuol dire l´umiliazione di non esistere. Con Gianni, con quell´uomo che stava morendo, ho vissuto 26 anni. Ma per le istituzioni, per l´ospedale, io ero nessuno. Non il convivente, non un parente. Nessuno. Solo un estraneo con nessun diritto». Ivan Dragoni, 62 anni, stimato professore universitario di Igiene e Tecnologia alimentare, presidente dell´Ordine dei tecnologi alimentari, ex presidente di Milano Ristorazione, ha sperimentato sulla sua pelle, quanto può costare, in termini umani, il non aver ottenuto dallo Stato il riconoscimento formale della propria unione familiare con una persona dello stesso sesso. Il compagno di tutta la sua vita, Gianni Delle Foglie, 59 anni, fondatore della storica libreria gay Babele, è morto mercoledì 11 giugno all´ospedale Policlinico, dopo cinque giorni di agonia.



Li aveva simbolicamente sposati in piazza Scala, nel 1992, Paolo Hutter, allora consigliere comunale. Anni luce prima del dibattito sui Pacs, sulle unioni civili e sui diktat vaticani. Gli ultimi che hanno passato assieme, per Ivan e Gianni sono stati cinque giorni di drammatico calvario, un calvario aggravato dalle difficoltà burocratiche che la coppia ha dovuto attraversare per riuscire a stare assieme nei momenti finali, mentre la situazione clinica precipitava senza speranze.



Signor Dragoni quando sono cominciati i problemi?



«Già quando abbiamo chiamato l´ambulanza, sabato mattina, ho capito che sarebbe stata dura. Gianni stava male, un dolore fortissimo al petto. Abbiamo capito subito che il caso era grave, ma sull´ambulanza mi hanno detto che poteva salire solo un "accompagnatore"».



E lei?



«Ho detto che ero il convivente. E ho avvertito l´imbarazzo dei lettighieri. Comunque sono stati gentili. Mi hanno fatto salire e siamo arrivati all´ospedale. Da quel momento in poi ho capito che io per loro ero meno di un passante. Cercavano i parenti».



Ma l´hanno lasciata stare accanto al suo compagno?



«Fortunatamente sì. Ma questo è stato possibile solo grazie al fatto che Gianni ha una grande, meravigliosa famiglia, che mi ha sempre voluto bene e che mi ha accettato da subito. Sono stati loro a dire ai medici che era importante che anche io stessi al capezzale del paziente».



Ma lei veniva informato?



«No. Da quando i parametri clinici hanno cominciato seriamente a deteriorarsi, io ho visto che in ogni fase, gli occhi dei medici, salivano sopra di me, come a cercare qualcuno più competente di me, un "vero" parente. Subito dopo l´angioplastica che gli è stata praticata d´urgenza, ho capito che le cose andavano male. Ma non me l´hanno comunicato loro».



Con chi comunicavano?



«Con i fratelli, i quali spiegavano a me. Poi, per fortuna, io al Policlinico conosco diverse persone, dal primario a uno dei cardiologi. Insomma, grazie a queste mie conoscenze, sono riuscito a non sentirmi completamente escluso, ad avere un po´ di attenzione».



Ma che cosa è successo?



«Questo stiamo ancora cercando di capirlo. Dopo l´angioplastica, c´è stata la somministrazione di farmaci anticoagulanti e una reazione non positiva a questa terapia. È cominciata una emorragia interna, i livelli delle piastrine sono andati a zero».



E lei durante queste fasi?



«Io, stavo sempre in secondo piano. Non mi dicevano niente: "Questioni di privacy". Solo i parenti riconosciuti dallo Stato hanno accesso alle informazioni. Ma io non sono tale, quindi i medici non potevano relazionarsi direttamente con me. A un certo punto, mentre era in corso l´emorragia cerebrale, nessuno mi parlava. Ho dovuto urlare perché mi dicessero quel che stava succedendo».



Ma ha potuto stargli accanto negli ultimi giorni?



«Sono stato sempre accanto a lui, fino all´ultimo secondo, fino a quando ha chiuso gli occhi. Certo, in un frangente del genere e in una situazione familiare come la nostra, dipendi completamente dalla disponibilità e dall´intelligenza del personale infermieristico. Tu vuoi fare delle cose banali che si fanno in quei momenti, e dipende solo da loro che tu possa farlo».



Tipo?



«Vuoi asciugare il sudore del tuo compagno, vuoi tenergli la mano. Nel mio caso, per fortuna ho potuto farlo».



E poi?



«Quando Gianni è spirato, era come se fossi diventato invisibile. Per tutte le decisioni importanti successive alla morte servono le firme di quelli che per la legge sono i familiari. Quindi i fratelli e le sorelle. Non io. Questo per esempio, per il prelievo degli organi, per la scelta della cremazione, per la richiesta di conservare le ceneri. Bastava che un solo fratello si opponesse a una di queste cose che io e Gianni avevamo deciso e sapevamo l´uno dell´altro, e si sarebbe fatto in modo diverso».



Invece?



«Come dicevo, quella è una grande famiglia, sono persone aperte, che mi vogliono bene. Non c´è stato problema da quel punto di vista».



Quando saranno i funerali?



«Lunedì, alle 11, nel cortile di casa nostra, in corso Colombo. Proietteremo il video delle nostre nozze in piazza Scala e le immagini di Gianni che cantava. Era un grande tenore. È stata una bella, lunghissima storia d´amore la nostra».





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74421

venerdì 22 giugno 2007

Penoso servizio del TG 2 Rai sulla pedofilia dove Buttuglione tira in ballo il movimento gay

Pensi piuttosto alla pedofilia dei preti e della famiglia eterosessuale. Manifestazione di protesta contro la Rai


Il tg2 della Rai, in un servizio sulla pedofilia dell’edizione delle 20 e 30 di ieri ha mandato in onda un intervento senza replica di Buttiglione dove si rivolge un appello al movimento omosessuale perché condanni la pedofilia lasciando intendere che ci sia contiguità. Si tratta di una operazione vigliacca e calunniosa alla quale occorrrerà rispondere con una grande manifestazione di protesta sotto la sede della Rai.

A Buttiglione, che non vede l’ora di vendicarsi della sua meritatissima bocciatura a commissario europeo, diciamo che la condanna deve essere prima di tutto verso la pedofilia dei preti cattolici, documentata, visibile, sotto gli occhi di tutti. A Buttiglione ricordiamo che persino il papa è inquisito in America per aver coperto pedofili seriali.

Chiediamo inoltre a Buttiglione di condannare la pedofilia della famiglia tradizionale eterosessuale dove si sconsuman0o la stragrande maggioranza degli abusi sui minori.

Chiediamo a Buttiglione di condividere la proposta di vietare ai preti cattolici qualsiasi domanda in materia di sessualità in confessionale ai minori di 18 anni.

Infine una riflessione sulla Rai e sulla pessima informazione dei Tg dove non viene mai data la parola agli esponenti del movimento lgbt per replicare alle calunnie e agli insulti. Sarà necessario una manifestazione nazionale contro gli insulti e le censure dei Tg e di un servizio pubblico che propaganda razzismo e omofobia.


Franco Grillini
Deputato Sinistra democratica
http://www.grillini.it/show.php?4538

giovedì 21 giugno 2007

Sarkozy meglio del centro destra italiano e di una parte del centro sinistra

Abolite tasse di successione per i conviventi.





In Francia è stata presentata dal Governo una proposta di legge per l'abolizione della tassa di successione per chi ha sottoscritto il pacs.



La decisione è stata adottata dal Consiglio dei Ministri presieduto da Sarkozy, È, appena il caso di dire che ciò dimostra la distanza abissale delle destra francese da quella italiana che ha fatto il diavolo a quattro in Italia nella discussione della finanziaria a proposito di una misura assai più moderata proposta dal Governo.



In Italia si trattava di equiparare coniugi e conviventi in materia di facilitazioni fiscali sulla tassa di successione.



Su questa proposta all’intemperanza della destra si è aggiunto, lo scorso dicembre, l’appoggio dei Teodem della Margherita.



A questo punto il Governo ha ritirato la proposta per non correre il rischio che fosse bocciata l’intera finanziaria ed è da quell’episodio che nasce la pessima gestione parlamentare dei diritti delle coppie di fatto.



Morale: il Governo Sarkozy è più a sinistra del centro sinistra italiano, almeno su questa materia.







On. Franco Grillini

Deputo Sinistra Democratica

http://www.grillini.it/show.php?4533

mercoledì 20 giugno 2007

Family Day e Gay Pride: un confronto tra cifre molto fini

Il 12 maggio, al Family Day cattolico, parteciparono, secondo la questura, 250.000 persone (cfr. Corriere.it).Al Gay Pride del 16 giugno, hanno partecipato, sempre secondo la questura, 300.000 persone (cfr. il quotidiano il Giornale). Saputa la notizia, l’on. Gianfranco Fini, che aveva partecipato al Family Day “per il senso che AN ha della famiglia” (cfr. sito di AN), ha coerentemente deciso di separarsi (cfr. Repubblica.it).

La chiesa cattolica non sta vincendo

di Giovanni Dall'Orto





Una delle regole più antiche dell’arte della guerra è che anche quando si è vicini alla sconfitta è necessario far credere (ai propri soldati, ma soprattutto al nemico) di stare vincendo. Un aneddoto racconta di un generale assediato, al quale restavano viveri solo per pochi giorni, che fece scagliare con le catapulte sugli assedianti (anch’essi a corto di viveri) le ultime pagnotte rimaste, per far credere loro di avere ancora tanta abbondanza di cibo da poterlo sprecare, riuscendo a scoraggiare gli aggressori.



La chiesa cattolica in due millenni ne ha imparata una più del diavolo sul come combattere e liquidare i propri nemici. E la regola che ho appena enunciata la conosce fin troppo bene e la sta applicando con ostinazione, riuscendo a farci credere di essere una potenza in espansione, destinata a trionfare.



Niente di più falso. L’iperattivismo della chiesa cattolica nasce semmai dalla disperazione e dalla constatazione del fatto di stare perdendo terreno giorno dopo giorno. Attraverso il controllo diretto dei governi la chiesa cerca di compensare il fallimento del suo controllo sugli individui. E questo è un segno di debolezza, non di forza: la chiesa tratta con gli eletti solo perché sa che chiedesse qualcosa agli elettori non sarebbe ascoltata.



Questa linea d’azione è rischiosissima, perché ogni volta che la chiesa diviene luogo di gestione del potere, il potere acquisisce interesse a controllarla direttamente. Il laicismo protegge infatti lo stato dalla chiesa, ma protegge anche la chiesa dallo stato. Viceversa, il trionfo del clericalismo (= il potere politico nelle mani della chiesa) rende interessante il cesaropapismo (= la chiesa nelle mani di chi ha, o vuole, il potere politico). A qualcuno sarà forse sfuggito, ma dopo l’assassinio di un poliziotto a Catania a una partita di calcio, una esponente politica ha criticato la predica nel duomo della domenica successiva perché non lo ha commemorato. Con grande scandalo per l’”interferenza” da parte del prelato interessato. Ma perché scandalizzarsi? Se i politici fanno tanti (troppi) favori alla chiesa, si pretenderà forse che li facciano gratis, senza chiedere poi nulla in cambio? Più la chiesa, come un drogato, diventa dipendente dai soldi e dai favori dei politici, più rischia di vedersi sospendere la droga se in cambio non fa loro “favori”. È la politica, baby.



Tutto questo la chiesa, istituzione che da 1600 anni pensa principalmente a gestire il potere, lo sa meglio di me. Eppure va avanti su questa strada: questo è un sintomo della sua mancanza di alternative. Altro che trionfo. La chiesa sa d’essere ricca, potente e ininfluente: per questo alza la voce e i toni, ci bombarda di pagnotte per scoraggiarci e farci togliere l’”assedio” in cui (per sua ammissione) si sente rinchiusa.



I Pacs li avremo, o prima o poi. La chiesa lo sa, e sta solo cercando di alzare il prezzo della sua resa. Se però noi rinunceremo a combattere, convinti del fatto che (come sento dire in giro) essa sia “troppo forte”, allora avrà ottenuto più di quello che sperava.



Spulciamo qualche altro aneddoto. Negli stessi giorni in cui la chiesa riusciva a mandare a puttane i Dico in Italia, nel penultimo o terzultimo Paese europeo in cui l’aborto è proibito, il Portogallo, il referendum contro tale proibizione si concludeva con la sconfitta dei cattolici.



Una figlia di Berlusconi sta aspettando un bimbo da un uomo con cui convive al di fuori del matrimonio. Del resto pure babbo è divorziato e risposato. E se i baluardi politici della morale della chiesa, e soprattutto se i potenti italiani hanno abbandonato tanto sfacciatamente la sua morale famigliare, quanti anni si può presumere che possa durare ancora?



Il matrimonio civile (sono dati ufficiali di questo mese) ha già superato quello religioso in città che anticipano le tendenze nazionali, come Milano, e la percentuale dei matrimoni civili è in costante crescita ovunque. La convivenze crescono e le gravidanze al di fuori del matrimonio (per l’appunto) anche. Questo è forse un segno del trionfo della guerra scatenata dai clericali? A quanto pare, la chiesa sta vincendo tutte le battaglie in Parlamento ma sta perdendo la guerra nella società. Che agisce fregandosene dei suoi anatemi.



La battaglia clericale contro i Dico (e il resto) è già perduta perché, se vinta, potrebbe solo riuscire a fare vivere peggio alcuni milioni di persone, ma non a fare vivere meglio nessuno. E questa è una proposta filosofica straordinariamente stupida e poco attraente. Se la religione è, come disse Marx “il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di situazioni in cui lo spirito è assente”, sfido chiunque a trovare nei messaggi di Ruini e dei Ratzinger qualsiasi sentimento, qualsiasi spirito, qualsiasi sospiro... qualsiasi promessa di un mondo migliore.



La realtà è ormai passata al di sopra della testa della chiesa. Ratzinger vorrebbe che le donne non andassero a lavorare e che stessero a casa a curare i figli, tuttavia in un mondo in cui i salari reali (e precari) sono di 900 euro al mese, con affitti da 600 euro al mese quale giovane e cattolico marito potrebbe mantenere se stesso, una moglie e magari pure dei figli? Il doppio stipendio non è un capriccio: è una necessità per sopravvivere. E non ci sono “sgravi” o “incentivi” ministeriali che tengano quando se sei giovane sei precario, e se sei precario non hai nulla da cui “sgravare”.



Ratzinger ha già perso la sua guerra semplicemente perché la famiglia di cui parla non esiste più, da quando la globalizzazione e le (contro)”riforme” neoliberiste (e non certo il “laicismo” o “l’ateismo” o...) l’hanno uccisa. Oggi, in Italia, se sei donna e resti incinta ti licenziano. Punto. E guarda caso, il primo a farlo è il Vaticano, che non prevede il “congedo di maternità” per le sue dipendenti.



Questo dimostra che neppure la chiesa crede nel “sostegno della famiglia” per cui organizza i family days.



Dipende quindi solo da noi capirlo, e smetterla di darle credito di un potere che essa rivendica, ma che non possiede più.





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74372

Ha quattro mamme lesbiche, è etero e addirittura felice

(20/06/2007) Eamon Waterford è un sorridente giovanotto eterosessuale che studia all’università e che tutte le mamme vorrebbero come figlio. Eamon però di mamme ne ha quattro. Tutte lesbiche.


Arriva dall’Australia la storia di Eamon Waterford, sorridente giovanotto eterosessuale che studia all’università e che tutte le mamme vorrebbero come figlio. Eamon però di mamme ne ha quattro. Tutte lesbiche.



Mary è la mamma biologica che viveva con Jill quando ha dato alla luce Eamon. Dopo 2 anni dalla nascita, Jill è andata a vivere con Sarah mentre Mary e Judy hanno iniziato una relazione quando Eamon di anni ne aveva 6. A qualcuno magari sembra troppo anche una mamma soltanto ma il ragazzo è entusiasta delle sue mamme che hanno tutte avuto un ruolo importante nella sua crescita.
Eamon ora frequenta il secondo anno di ‘Studi Internazionali’ alla University of NSW, sogna una carriera come politico o diplomatico e divide la casa con suo ‘fratello’ Charlie, il figlio 19enne di Judy. Altro che Family Day, Eamon cresciuto da genitori gay, è eterosessuale e, addirittura, felice.

giacomo.cellottini@gay.tv

http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5298

Svezia: i conservatori appoggiano il matrimonio gay

Succede in Svezia, anche se vista la situazione italiana a noi sembra Marte: il maggior partito della coalizione di centro destra al governo annuncia il proprio sostegno a legge sui matrimoni gay.





STOCCOLMA – Il partito moderato-conservatore del primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, il principale partito della coalizione di governo, ha annunciato il proprio appoggio al progetto di legge per l’estensione del diritto di matrimonio anche alle coppie omosessuali. La scorsa settimana il governo aveva rischiato di capitolare a seguito della rivolta di ben otto parlamentari, tra cui un ministro, che avevano minacciato le dimissioni se non fosse stato affrontato questo aspetto legato alle discriminazioni connesse all’orientamento sessuale.



Una commissione parlamentare lo scorso anno aveva esaminato in modo approfondito il problema e a marzo aveva presentato le proprie raccomandazioni all’esecutivo esprimendosi a favore del diritto al matrimonio anche per le coppie same-sex. In Svezia le coppie gay e lesbiche sono già legalmente riconosciute e tutelate sin dal 1995, ma ora le motivazioni con le quali si cerca di giustificare il ‘no’ al diritto al matrimonio appaiono sempre più pretestuose e ideologicamente pregiudiziali, per cui un’ampissima parte delle forze parlamentari è d’accordo con il progetto del matrimonio gay. A favore le forze di sinistra e liberali, contrari invece i Cristiano Democratici, che hanno annunciato che si opporranno alla nuova legge.



La Chiesa di Svezia già da tempo ha dato la propria benedizione alle unioni gay e lesbiche.





http://www.gay.it/channels/view.php?id=23059

Mancuso: "Noi gay forti come un partito. Basta mediazioni con i politici"

Parla Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay "Sabato è stata la più grossa mobilitazione degli ultimi 20 anni, ma il centro sinistra fa finta di nulla. Ci organizzeremo"

di Laura Eduati







Il Gay Pride di sabato? «La più grande manifestazione della sinistra sociale degli ultimi 20 anni». Eppure i leader del centro-sinistra «fanno finta di nulla». Una delusione che si aggiunge alle delusioni: niente Dico, niente nozze gay, niente diritti. Per Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, è arrivato il momento di raccogliere le forze e sfidare apertamente la politica. «Non dico un partito, ma un movimento che sa spostare centinaia di migliaia di voti». E intanto partirà a breve la campagna per la restituzione delle tessere elettorali e uno sciopero fiscale.



Mancuso, che cosa sta succedendo? Fate un partito?



Ci stiamo godendo la vittoria ma stiamo anche cominciando a riflettere, per gestire la forza di un milione di persone a San Giovanni ci vogliono nervi saldi e prospettive chiare. L'Arcigay da tempo ha preso le distanze dai partiti, siamo già un movimento politico e sociale ma questo non significa poter diventare un partito. Finalmente tutto il movimento glbtq è unito, e alcune aree chiedono una presenza più forte nella politica senza mediazioni. Naturalmente si aprirà un dibattito interno, e non escludiamo di aprire delle sedi unitarie per favorirlo.



Facile immaginare che ciò nasca dalla delusione nei confronti di chi vi rappresenta in Parlamento e nel governo.



Chi fra noi ha scelto di buttarsi in politica non ha avuto successo, continuiamo ad essere sottorappresentati e a non ottenere i nostri diritti. Ecco perché oggi scegliamo un percorso diverso, la nostra agenda politica è contenuta nella piattaforma del Pride (matrimonio gay e leggi antidiscriminazione, ndr). Adesso si tratta di capire con quali strumenti mantenere la nostra unità pur conservando la pluralità tipica del movimento glbtq.



Sul palco del Pride avete chiesto una politica laica e indipendente dalle ingerenze vaticane. Perché non pensate che il cantiere della sinistra non potrebbe raccogliere le vostre rivendicazioni?



Non guardiamo a nessuna sponda politica precisa. In questo momento sono aperti tre cantieri, la costituente del Pd, la cosiddetta "cosa rossa" e la costituente socialista. I dirigenti del movimento provengono da esperienze politiche diversificate, e poiché nessuno dei tre cantieri ha scritto un percorso chiaro non ce la sentiamo di buttarci da una parte o dall'altra. Allo stesso tempo non staremo alla finestra: alle tre entità politiche diciamo che se pensano di prenscindere dalle nostre questioni si sbagliano di grosso. Ma lo facciamo come forza unitaria, come rappresentanti del popolo di San Giovanni, un soggetto politico e sociale che si è espresso a prescindere dall'appartenenza politica.



Un ultimatum.



Siamo arrabbiati, perché dopo questo enorme Pride anche la sinistra ha fatto come se non fosse accaduto nulla. Dove sono i leader? Non li sentiamo parlare. Da sempre abbiamo cercato il confronto con la politica, ora è la politica che deve dialogare con noi perché con le mediazioni non abbiamo ottenuto nulla. Non diventeremo dei qualunquisti né minacceremo di votare il centro-destra, ma se devo dire la verità ci lasciano indifferenti le persone, vogliamo i risultati.



Di che cosa non si sta accorgendo il centro-sinistra?



Concerti del 1 maggio a parte, quando avete visto così tanta gente a S. Giovanni? Il silenzio della maggioranza la dice lunga su come è messa questa sinistra. Da parte nostra, continueremo con le nostre rivendicazioni nei Pride separati di Milano sabato 23 giugno, il 30 a Torino e il 7 luglio a Catania.



Dal palco di San Giovanni hai promesso scioperi fiscali e atti di disobbedienza civile.



Li metteremo in atto. Abbiamo messo al lavoro i nostri giuristi perché trovino una tassa da non pagare, un poì come l'obiezione di coscienza sulle spese militari. Metteremo quei soldi in un fondo di solidarietà. Eppoi in autunno partirà la campagna per la restituzione delle tessere elettorali, una protesta simbolica per fare capire che non stiamo affatto scherzando.



Molti eterosessuali hanno partecipato al Pride. Ma è pur vero che la stragrande maggioranza erano omosessuali. Come la vedi?



Mi ha stupito ma non mi ha sorpreso la partecipazione del popolo delle discoteche, che normalmente non privilegia l'aspetto politico del Pride. C'eravamo tutti, e questo vorrà pur dire qualche cosa. Basta fare un raffronto: nel primo Pride del 1994 eravamo in 12mila, nel 2000 mezzo milione, oggi un milione. Eppoi al termine del corteo, durante gli interventi dal palco, moltissimi hanno deciso di rimanere ad ascoltare e questo gli altri anni non succedeva.



Se la politica continuerà a non darvi ascolto, cosa farete?



Devono stare ben attenti, l'ultimo dato scientifico diceva che il movimento glbtq poteva influenzare dalle 300mila alle 500mila persone, a destra come a sinistra visto che non tutti i gay votano a sinistra. Senza contare gli eterosessuali chestanno dalla nostra parte e vorrebbero riconoscerci i diritti che chiediamo. In questi giorni ho ricevuto moltissimi messaggi di solidarietà da parte di etero di sinistra. Tutti dello stesso tenore: siamo con voi, questa sinistra ci ha deluso.



19/06/2007

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74351

lunedì 18 giugno 2007

Il Pride Roma 2007 su YouTube







domenica 17 giugno 2007

Gay Pride: un milione di persone annunciano la nascita di coscienza

(16/06/2007) Roma invasa dalla marcia dell`orgoglio omosessuale. `Non vogliamo i Dico, vogliamo il matrimonio` grida Mancuso (Arcigay) dal palco. Le foto dei protagonisti.



di
Giuliano Federico - Giacomo Cellottini





IL GAY PRIDE DELLA COSCIENZA

È un cielo dal sole umido, denso di lacrime e sudore, quello che avvolge Roma in questa giornata di colori e rabbia, protesta e amore. Piazzale Ostiense alle 13.30 è già intasato del puzzo di diesel dei carri multicolore e la gente è tanta. Tantissima. Si capisce subito che sta per succedere qualcosa. L’aria è elettrica, insieme a lesbiche, gay e trans sono già presenti tantissime famiglie e coppie eterosessuali. Tanti i bambini, poche oscenità e nudità, il folklore pare più misurato del solito.

La notte appena trascorsa ha lasciato in gola a questa giornata, il catarro viscoso di scritte neofasciste apparse sui manifesti e i muri di Roma. Dai media arriva l’eco degli starnazzi clericali dei politici manovrati da Oltretevere. Il tanfo pavido della codardia della sinistra di potere avvolge in una morsa sconsolante i vertici del movimento LGBT, coscienti che il dado è tratto e quei partiti che oggi sono al governo non potranno più essere indicati come rappresentanti delle istanze omosessuali. Alle 19.30, quando un milione di persone cerca di riversarsi in Piazza San Giovanni senza riuscirci, dal pullman adibito al palco il Presidente di Arcigay Aurelio Mancuso grida “Non sappiamo che farcene dei vostri DICO, vogliamo il matrimonio”. Un boato sovrasta la piazza.





Sono trascorsi sette anni da quell’8 Luglio dell’anno 2000, da quel Roma World Pride che ruppe le acque di una gravidanza che oggi pare dare alla luce una bambina che si chiama “coscienza”.

‘Coscienza’ ha il volto dei bambini delle famiglie Arcobaleno. ‘Coscienza’ ha il volto delle centinaia di migliaia di persone eterosessuali scese in strada oggi a Roma al nostro fianco. E ovviamente ‘Coscienza’ ha il volto nostro, delle persone omosessuali e transessuali che oggi hanno abbracciato Roma, più di quanto abbiano fatto i cattolici con il Family Day, senza avere neanche un millesimo dei mezzi che la lobby vaticana ha fornito alla manifestazione pro-famiglia dello scorso Maggio. ‘Coscienza’ ha il volto di chi pensa che questa battaglia non sia solo una battaglia di donne lesbiche, uomini omosessuali, persone transessuali e bisessuali. Ma una battaglia di individui singoli, solitari e insieme appartenenti ad uno slancio di proposta futura. Di anelito di libertà e di costruzione di una società più larga, più robusta, più inclusiva. Una battaglia combattuta con i muscoli della ragione contro le armi di massa della paura. Una battaglia in difesa dell’amore e della sua molteplicità, contro il monoteismo dell’odio. Oggi è un bel giorno e da domani possiamo davvero sentirci più forti.





http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=4029

sabato 16 giugno 2007

Gay Pride, Roma invasa: «Siamo un milione»

«Una piazza di persone unite nel rispetto delle diversità»

Un corteo colorato sfila fino a San Giovanni. Ferrero, Pecoraro e la Pollastrini: «Giusto esserci». Cori contro Prodi. Critiche dalla Cdl





ROMA - Colorato, allegro, chiassoso. Il corteo del Gay Pride 2007 invade Roma. Tra carri allegorici e bandiere, tra fischietti e palloncini colorati, tra cori contro il governo e musica disco, tra giovani «spartani» che distribuiscono preservativi e manifestanti in topless (nonostante le raccomandazioni di Vladimir Luxuria), tra maschere e coriandoli. All'appello hanno risposto in centinaia di migliaia. «Siamo un milione!» azzardano a un certo punto gli organizzatori del corteo dell'orgoglio omosessuale partito da piazzale Ostiense e arrivato in piazza San Giovanni: una scelta anche simbolica visto che lì si era tenuto il Family Day. Dietro lo striscione che apre la manifestazione (la madrina è l'attrice Monica Guerritore) sfilano le diverse sigle dei movimenti omosessuali, lesbiche, gay, bisessuali e transgender; sfilano i movimenti anticlericali, quelli di 'No Vat' e 'No God'; sfilano l'Arcigay, il circolo Mario Mieli e l'associazione dei genitori con figli omosessuali. Dai carri che accompagnano il corteo le casse sparano musica a tutto volume: sopra, 'drag queen' e ragazzi svestiti o mascherati come al carnevale di Rio. Molti gli striscioni: «Che lo riconosciate o no, siamo già una famiglia», recita uno; «L'amore è tutto sano, non dirlo al Vaticano», scandisce un altro. A bordo di un'Alfetta color crema c'è anche Daniele Silvestri, la cui ultima canzone «Gino e l'Alfetta» è stata scelta come inno ufficiale.



«IL GOVERNO NON FA NULLA» - Al di là degli aspetti gioiosi della manifestazione (in parte guastata da alcune scritte offensive contornate da svastiche e croci celtiche apparse alla vigilia), gli organizzatori del corteo si dicono «molto, molto inc... con questo governo perché non fa nulla per noi. Ci siamo stancati di essere cittadini di serie 'B', vogliamo avere gli stessi diritti degli altri e vogliamo mettere su una famiglia come fanno tutti gli altri». I manifestanti intonano cori contro il governo: «Prodi babbeo beccati sto corteo», «Meno Binetti e più diritti», «Prodi, Prodi dove sei? Oggi Roma è tutta gay». Si arriva a San Giovanni e Monica Guerritore sale sul palco: «Questa è una piazza di un milione di persone tutte unite nel rispetto delle identità, dell'essere umano e delle diversità. Abbiamo intrapreso un viaggio coraggioso per liberare noi stessi verso la tolleranza e il rispetto. Stasera stiamo cambiando il mondo».



I MINISTRI - Le contestazioni a Prodi e al governo nascono, soprattutto, dalla delusione per la mancata approvazione del disegno di legge sui Dico (anche se il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, afferma: «Noi non vogliamo i Dico, vogliamo il matrimonio»). Del resto, la stessa Unione partecipa, o aderisce simbolicamente, tra malumori e divisioni. All'edizione 2007 del Gay Pride italiano hanno dato il loro saluto il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e la collega per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini. «Abbiamo sostenuto da sempre questa iniziativa di lotta contro le discriminazioni, lo si fa in tutto il mondo e mi sorprendo che in Italia si faccia un dibattito su un tema dove a New York sfilano Hillary Clinton e il sindaco repubblicano della destra americana, e in Francia Sarkozy sostiene le leggi sui Pacs. Questo vale in tutta Europa», dice Pecoraro Scanio. Il collega di governo, Ferrero, aggiunge: «È una manifestazione che chiede diritti e libertà, io penso che li chieda giustamente per il movimento ma in realtà li chiede per tutti. Quindi a me pare utile e giusto essere qui a dare un saluto a questa manifestazione». Il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, spiega di essere venuta «perché c'è una politica che vuole ascoltare e capire».





REAZIONI POLITICHE - Il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, anche lui tra i manifestanti, avverte: «Guai a quella politica che non risponde a una domanda di diritti, sarebbe una politica morta». «Siamo qui - spiega - perché condividiamo integralmente la piattaforma della manifestazione, senza distinzioni. Una manifestazione che propone un rinnovamento necessario, non toglie diritti a nessuno ma prova ad aggiungerne». Quanto all'assenza dei leader di numerose forze della maggioranza, Giordano si limita a rispondere: «Noi ci siamo, e siamo ben lieti di esserci». Tra i partiti dell'opposizione solo Benedetto Della Vedova, riformatore liberale eletto in Fi, e il segretario della Democrazia per le autonomie, Gianfrano Rotondi, mostrano di comprendere le ragioni della manifestazione. Per il resto, da An e Lega arrivano solo critiche mentre Fi sottolinea, con Renato Schifani, la «debolezza» del governo. Per Roberto Calderoli «chi vive una sessualità naturale non ritiene di aver bisogno di manifestare per il proprio orgoglio, chi invece vive una sessualità contro natura e ritiene di dover manifestare il proprio orgoglio facendolo mette in dubbio in prima persona la cosa stessa. A tutti i manifestanti del gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso».

16 giugno 2007



http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/16/gay_pride_roma.shtml

Colombia: passa legge su unioni omosessuali

BOGOTA' (Colombia) - Il Congresso colombiano ha approvato la legge che riconosce alle unioni omosessuali pari diritti di quelle eterosessuali. Il disegno di legge dovra' tornare martedi' al Senato, dove e' gia' stato approvato, per la ratificazione finale. Il presidente della Repubblica Alvaro Uribe, che ha appoggiato il progetto, dovra' firmare il ddl per farlo entrare in vigore. La Chiesa colombiana ha pero' fortemente polemizzato con l'azionedel Congresso ed ha annunciato battaglia. La legge segna una svolta significativa in Colombia, ed e' all'avanguardia in tutta l'America Latina, perche' riconosce parita' e reversibilita' in materia patrimoniale dei conviventi gay. (Agr)

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id={210BB624-4091-40F7-B22B-FCE22D438ACF}

La bandiera della laicità

di MICHELE SERRA


Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell'isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.

Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell'uguaglianza dei diritti. L'uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt'altra cosa).

Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l'intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.

Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. L'intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.

Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell'autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze "estetiche" da sopire, oggi è il giorno giusto.
Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.

Nessuna "famiglia tradizionale" si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire "contro natura". Chi si sente minacciato dall'omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.

(16 giugno 2007)

http://tinyurl.com/2gnzz5

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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