giovedì 20 dicembre 2007

Anche l'Ungheria ha le partnership civili per i gay

Dopo la repubblica Ceca e la Slovenia anche un altro paese dell`Est Europa apre ai diritti per le coppie omosex: limitazioni solo per le adozioni, ma via libera ad assistenza sanitaria, diritti di successione e pensioni.



Il governo di centro sinistra ha approvato in Ungheria la legge che introduce per le coppie omosex molti dei diritti del matrimonio. Il registro delle parnership inizierà ad avere effetto nel gennaio 2009. La legge prevede garanzie per fare la dichiarazione congiunta dei redditi, per l'assistenza sanitaria e assicura diritti di successione, sicurezza sociale e in materia pensionistica.

Le uniche limitazioni sono nei diritti di adozione e l'assunzione l'uno del cognome dell'altro. Il partito di maggioranza, quello socialista, ha dichiarato che questa legge è il primo passo perchè il pieno matrimonio è un passo al quale la società non è ancora pronta.
Nell'Europa dell'Est, la repubblica Ceca e la Slovenia hanno già leggi che riconoscono le coppie dello stesso sesso. Il governo ungherese ha un ministro gay dichiarato, Gabor Szetey (in foto).



Giorgio Lazzarini
redazione@gay.tv

http://tinyurl.com/2ezuyc

lunedì 10 dicembre 2007

"I gay sono bimbi mai cresciuti, conservano creatività e fantasia"

Fa discutere la tesi dell'etologo Desmond Morris
La nuova teoria pubblicata nell'ultimo libro dello scienziato "The naked man"
"Il loro sviluppo si interrompe prima del tempo". Gli scienziati: "Una stupidaggine"

di ENRICO FRANCESCHINI


I gay sono eterni bambini. O meglio, adulti non del tutto cresciuti, che hanno conservato "da grandi" la fantasia, la spontaneità e la meravigliosa ingenuità dei più piccini. A formulare questa inedita teoria è Desmond Morris, il celebre etologo e zoologo inglese, in un nuovo libro pubblicato in questi giorni in Gran Bretagna, dal titolo "The naked man" (L'uomo nudo), e subito fonte di discussioni e polemiche. È un completo ribaltamento delle idee in materia che lo studioso aveva espresso nelle sue opere e lezioni precedenti.

Il professor Morris aveva creduto a lungo, infatti, che le tendenze omosessuali fossero dovute soprattutto alla mancanza di una forte figura paterna in famiglia, insomma a un padre debole. Ma adesso ha cambiato opinione, sostenendo che a rendere gay le persone è la neotonia, un termine usato in zoologia per identificare il momento in cui lo sviluppo di una determinata specie si arresta prima del tempo e l'animale conserva allora in età adulta alcuni tratti infantili, adolescenziali, giovanili.

Da sempre scettico sulla possibilità che l'omosessualità abbia una qualche base genetica, nel nuovo libro Morris sottolinea il fatto che i gay sono in genere "più inventivi e creativi degli eterosessuali, proprio perché posseggono l'agilità mentale e la giocosità dell'infanzia".

La prova di questa teoria non viene dal regno animale, come in passato, quando Morris ha sempre cercato di spiegare e studiare i comportamenti umani servendosi della zoologia come modello, e in particolare analizzando le numerose somiglianze di comportamento fra le scimmie e gli umani.

Stavolta lo scienziato trova la sua dimostrazione nel mondo dell'arte e dell'intelletto umano. "In generale i gay hanno contribuito alla vita culturale e all'arte in modo proporzionatamente molto maggiore degli eterosessuali. Conservare in età adulta la giocosità dell'infanzia è un fattore molto positivo per chi opera in settori creativi".

L'autore del best seller "La scimmia nuda" (ossia l'uomo, inteso come una scimmia che ha perso il pelo), il best-seller del 1967 che lo rese famoso in tutto il mondo, cita nel suo libro ad esempio della maggiore creatività dei gay personaggi come Socrate, Leonardo da Vinci, Ciakowskij, Oscar Wilde, Lawrence d'Arabia: ma a parte che non tutti i biografi concordano con l'omosessualiutà di tutti i personaggi citati, Morris tralascia di considerare il gran numero di artisti eterosessuali, a cominciare da donnaioli impenitenti come Picasso e Norman Mailer, per citarne solo un paio frai tanti.

I gruppi e le associazioni omosessuali in Gran Bretagna non hanno comunque reagito alla tesi che li descrive come eterni fanciulli, forse perché, dimostrabile o meno che sia, l'autore attribuisce comunque un attestato di grande creatività ai gay di ogni tempo, dall'antichità ai giorni nostri, osserva il Sunday Times, che ha pubblicato ieri un'anticipazione del libro di Morris.

Meno convinta è la comunità scientifica: "Dove sono le prove?", commenta il professor Steve Jones, docente di genetica alla University City London. "È un'idea stupida, non sorretta da alcuna dimostrazione scientifica".

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mercoledì 5 dicembre 2007

New York: «Turisti gay cercasi»

Spot, inserzioni e 30 milioni di dollari già stanziati dal sindaco Bloomberg. «Sono ricchi e spendaccioni»
Obiettivo: portare 50 milioni di visitatori entro il 2015

di Alessandra Farkas


«Turisti gay cercasi». Non è una battuta: per la prima volta nella storia, la città di New York ha deciso di corteggiare attivamente i gay e le lesbiche, per convincerli a trascorrere una vacanza nella Grande Mela. Lo rivela alla stampa Usa un portavoce dell’amministrazione Bloomberg, secondo cui il comune di New York prevede di spendere 30 milioni di dollari per attrarre i gay di oltre 20 nazioni sulle rive dell’Hudson. «Contiamo di portare 50 milioni di visitatori nella Big Apple entro il 2015», spiega il portavoce, «i gay sono uno dei gruppi più importanti».

LA CAMPAGNA PUBBLICITARIA - E infatti la NYC & Company, l’agenzia turistica della città, ha già pubblicato un’inserzione di tre pagine sul prossimo numero della rivista gay «Out». Spot pubblicitari appariranno presto su «Logo», il network nazionale via cavo che trasmette programmi per lesbiche e gay 24 ore su 24. E se non bastasse i siti web gay, bisessuali e transgender presto saranno inondati di pubblicità che invitano ad approfittare degli speciali sconti offerti ai gay a San Valentino dai più leggendari ristoranti e alberghi di New York. Come mai questo improvviso interesse per i gay? «Oltre ad essere un segmento demografico in enorme espansione, i gay sono statisticamente più ricchi, sofisticati e spendaccioni», replica un funzionario del comune. «In altre parole: sono i clienti ideali per la nostra industria del turismo. In ripresa dopo la crisi dell’11 settembre».

L'INIZIATIVA - In una città dove persino l’ex sindaco conservatore e repubblicano Rudy Giuliani vantava politiche pro-gay, esistono centinaia di locali, spettacoli teatrali, gallerie d’arte, ristoranti e boutique disegnati per attrarre soprattutto un pubblico gay. Come dimostra il sito http://nycvisit.com/content/index.cfm?pagePkey=168. «Il nostro messaggio è chiaro - spiega Christine Quinn, la prima portavoce del Comune apertamente gay -. Questa è New York ed è una città per tutti, dalle famiglie, ai singoli, alle coppie gay». L’unico neo dell’iniziativa? «Essere arrivata tardi - replica la Quinn - Un’omissione che ha ovviamente danneggiato la nostra città. Perché il turismo porta soldi, idee e cultura. Quindi lavoreremo molto sodo per correggere questa lacuna».


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martedì 4 dicembre 2007

No di D'Alema alle nozze gay: offesa a tanti italiani

«Non sono cattolico ma avverto il fascino della fede»
di Fabrizio Caccia


È un D'Alema che non t'aspetti, quello che ieri mattina, nell'Aula magna dell'istituto tecnico «Cristoforo Colombo», parla per due ore con i ragazzi. Tema del dibattito: i giovani e i partiti. Il ministro degli Esteri si apre molto con gli studenti, li preferisce chiaramente ai giornalisti. E dice cose forti. Racconta loro del fulminante incontro con il cardinal Martini a Gerusalemme («Io non sono cattolico, ma avverto il fascino della fede e il cardinal Martini ti comunica il senso di questo fascino...»).

Cita Remo Bodei e Max Weber, Leibnitz e Voltaire. Ma soprattutto risponde chiaro alle domande: «No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali — dice a Francesca della V B — perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento. Il matrimonio tra omosessuali, perciò, offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio. Lo Stato, però, deve riconoscere loro diritti civili e sociali. Mi accontenterei di fare la legge...». Martina della V E gli chiede dei benefit dei parlamentari: «Io ho sempre pagato il cinema — le risponde D'Alema — e se vado in vacanza il viaggio lo pago io, come quest'estate che sono stato ad Atene con AirOne. Se vuole le porto gli scontrini... ». Risposta pronta anche quando Jacopo della V B prova l'attacco ad effetto: «Lei che è coinvolto in vicende giudiziarie... ». «Guardi, la rassicuro, non sono coinvolto in alcuna vicenda...», replica il vicepremier.

E l'Islam? «Il fondamentalismo non è un residuo arcaico, ma un fenomeno della globalizzazione — spiega D'Alema —. È la reazione alla paura di essere cancellati dal mondo occidentale. L'Islam per tradizione è tollerante, se non fossimo andati noi a dargli fastidio con le crociate...». Infine, l'antipolitica: «La crisi dei partiti non vuol dire che è finita la politica». Anzi. Ma servirà «una rivoluzione che spazzi via il teatrino e riporti al centro i problemi grandi: la pace, la guerra, l'aria che respiriamo... ». Come fu la sua, nel '68, quando ci fu «una radicale svolta generazionale». Ecco: servirà «una nuova generazione che arriva come un'ondata e pulisce tutto». Magari è proprio questa che oggi gli sta davanti. Ma per imporsi dovrà usare «la forza», non quella cattiva, quella buona, cioè dovrà «far sentire la propria voce», «cambiare l'agenda». I ragazzi applaudono. «È difficile che chi ha il potere lo lasci — li avverte, però, il ministro —. Dipenderà da voi».

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mercoledì 28 novembre 2007

Nazibullismo: svastica e "gay" sul petto di un compagno

L'ennesimo atto di violenza si è consumato in una scuola di Finale Ligure dove tre ragazzini tra i 13 e i 14 anni hanno legato un coetaneo e poi scritto 'gay' e disegnato una svastica sulla sua pelle.


Lo hanno legato mani e piedi e poi con una biro hanno scritto 'gay' e disegnato una svastica sul suo petto. E' successo all'istituto alberghiero Migliorini di Finale Ligure dove tre ragazzini tra i 13 e i 14 anni hanno preso di mira e aggredito un compagno di scuola coetaneo prima della lezione di educazione fisica. L'insegnante, vedendoli ritardare e accorgendosi che il ragazzo al suo arrivo in Gay.it - Nazibullismo: svastica e 'gay' sul petto di un compagno palestra aveva gli occhi lucidi ha insistito perché dicesse cosa fosse accaduto. A quel punto la giovane vittima ha alzato la maglietta mostrando il disegno e la scritta che aveva sul petto.
Il professore, Alessandro Gozzi, ha immediatamente denunciato l'accaduto al preside dell'istituto Giovanni Claudio Bruzzone. Grazie anche all'aiuto degli altri alunni che non hanno coperto i compagni autori dell'aggressione, è stata accertata la dinamica dei fatti e sporta denuncia ai Carabinieri, che adesso pare procederanno per i reati di violenza privata, ingiuria e atti discriminatori di stampo razzista, oltre che al tribunale per i Minori.

"L'episodio di bullismo omofobo avvenuto nell'Istituto alberghiero Milgiorini di Finale Ligure è agghiacciante". Con queste parole Imma Battaglia, presidente di Di' Gay Project, condanna l'episodio di violenza. "Un atto lesivo della dignità della persona e una vera e propria violenza fisica ai danni di un minore" continua. Per il presidente di Di' Gay Project "se in questo episodio la scuola si è mossa immediatamente, non possiamo certo dire la stessa cosa della politica che è ancora in ritardo nel contrastare con leggi specifiche l'omofobia e la transfobia". Di qui la richiesta di "un intervento, chiaro, serio ed immediato del ministro Fioroni volto a contrastare il bullismo nelle scuole", ma anche di un impegno da Gay.it - Nazibullismo: svastica e 'gay' sul petto di un compagno parte del ministro dell'Interno Amato si impegni "affinché i Comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica affrontino il tema della violenza di matrice omofoba e transfoba". L'associazione chiede, inoltre, "che rapidamente si estenda la legge Mancino anche agli atti di discriminazione e abuso per orientamento sessuale e identità di genere". Per quanto tempo ancora, si chiede Battaglia, "i cittadini dovranno pagare sulla propria pelle l'arretratezza delle nostre leggi e il silenzio della politica sulla violenza verso le persone omosessuali e transessuali?".

"Apprendiamo con sdegno e orrore quello che e' accaduto" commenta in una nota il circolo di cultura omosessuale 'Mario Mieli'. "Il gesto - si legge nel comunicato- è gravissimo, non solo perché ha offeso e scioccato il ragazzo, che ha avuto però il coraggio di denunciare l'accaduto, ma anche perché richiama a pratiche del passato che dovrebbero essere solo un brutto ricordo". Quello che per i tre ragazzi "puo' essere stato forse solo un gesto sciocco, un modo per imporre la loro 'forza' su un altro compagno - sottolinea ancora la nota- è per noi invece indice gravissimo di una Gay.it - Nazibullismo: svastica e 'gay' sul petto di un compagno generale tendenza ad emarginare e a stigmatizzare anche con violenza gratuita le persone omosessuali e riapre ogni volta ferite mai rimarginate". Inoltre, il circolo Mieli insiste sulla necessità di "formare studenti ed anche insegnanti alla cultura della diversità ed auspichiamo una normativa che tuteli le persone omosessuali da atti di violenza fisica e verbale".

Intanto, dopo le insisente delle associazioni LGBT, Il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha disposto, tramite il Direttore dell'Ufficio scolastico regionale della Liguria Attilio Massara, una visita ispettiva nell'istituto "Migliorini" per verificare i fatti accaduti e adottare i provvedimenti necessari.

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lunedì 26 novembre 2007

Si può crescere felici e sereni con due genitori dello stesso sesso? Le ricerche dicono di sì

E le storie di armoniosa normalità che abbiamo raccolto lo confermano
di Vanna Assumma


Una bambina racconta al nuovo amico: «lo ho due mamme e tre cani». E il piccolo, di 4 anni, esclama allibito: «Tre cani?». Sembra una battuta, eppure la dice lunga su come i bambini vivono oggi le loro famiglie: con assoluta normalità, anche se composte da genitori dello stesso sesso. Molti obietteranno che i bimbi in età prescolare non si fanno molte domande, ed è vero, perché hanno una facilità di accettazione e una propensione alla scoperta senza alcun pregiudizio: tutto va bene purché sia positivo e armonioso. Diventando grandi invece ci si scontra con "gli altri" e cioè con una realtà sociale che fa fatica ad accettare le variazioni dalla norma, le cosiddette "diversità". Ma, paradossalmente, più ci si avvicina al diverso più ci si accorge che è uguale.

Entriamo in casa di Giuseppina e Raphaelle, due donne che si amano. Giuseppina dà un bacio a Lise Marie, di 4 anni. Si coccola la sua bambina e questa, contenta, si allontana e si mette a canticchiare gira su se stessa un po' di volte e poi si butta nelle braccia di Raphaelle. E' allegra, solare, assorbe e vive quotidianamente l'amore che unisce i suoi genitori. Ancora non sa di quello che si chiede la gente: «Ma la piccola non fa confusione? Come le chiama? Mamma e co-mamma: Mamma-1 e mamma-2?».

Verrebbe da rispondere: perché, i bimbi non hanno normalmente due nonne e non sono perfettamente in grado di distinguerle? «Nostra figlia», racconta Giuseppina, «è un vero miracolo. L'amiamo tantissimo, l'abbiamo desiderata sopra ogni cosa. E stata una gravidanza "preziosa", anche perché non è stato facile concepirla. E adesso le diamo la solidità di una famiglia che l'ha cercata, e mai l'avrebbe voluta diversa da com'è». Giuseppina è una donna agguerrita, presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno che vuole dare visibilità e dignità ai nuclei omogenitoriali. «L'importante», continua, «per far crescere serenamente un figlio in una famiglia di sole donne è che i genitori abbiano accettato la propria omosessualità, cioè che non vivano una sorta di omofobia interiorizzata. Gli omosessuali sono sempre stati oggetto di luoghi comuni: si parla di loro come dì persone solo dedite all'edonismo, senza alcun senso di responsabilità. Ed è fuorviante perché in realtà facciamo una vita assolutamente normale». Parlando con Giuseppina e Raphaelle, così come con altre coppie, ci si rende conto che non hanno voluto un bambino per "puro egoismo", come a volte si sente dire, ma che anzi si sono poste il problema del "bene dei figli", si sono chieste come possa crescere un individuo senza la figura paterna, se sia o meno necessaria, e in che termini. Conferma Virginia, che vive da sette anni con Martina: hanno un bimbo di 15 mesi, Luca, e un altro in arrivo: «I nostri figli non hanno un padre, ma la nostra famiglia non parte con l'idea di una figura mancante, bensì con la pienezza di due adulti che si amano, di due importanti persone di riferimento, complementari tra loro anche se sono entrambe figure femminili». Virginia e Martina sono andate in Danimarca a fare l'inseminazione artificiale e attraverso la riserva di seme sono riuscite ad avere ognuna un bambino dallo stesso donatore. Di fatto sono fratelli, anche se per la legge italiana non hanno alcun legame. Cosa diranno ai figli quando inevitabilmente chiederanno come sono nati? «Gli diremo che li abbiamo desiderati tanto. Che in Danimarca un signore ci ha dato un seme da cui loro sono cresciuti. Quello per noi è davvero solo un seme, non è certo un papà. Pensiamo che sia corretta questa precisazione, proprio nel rispetto per i padri: se considerassimo il donatore un papà, sviliremmo il senso e il valore della figura paterna che non è solo generatrice di vita ma è soprattutto colui che ama il bambino, lo segue, l'ha desiderato e se ne assume le responsabilità. Per il resto, cerchiamo più contatti possibili con gli uomini. Abbiamo molti amici etero con figli, con i quali ci vediamo di frequente. Il nonno inoltre è un importante punto dì riferimento per il nostro bimbo e lo portiamo spesso da lui. Quando crescerà, cercheremo di trovare figure maschili autorevoli, per esempio l'allenatore sportivo o l'insegnante».

Quanto allo sviluppo psico-affettivo dei figli di famiglie omogenitoriali, recenti ricerche hanno evidenziato che la possibilità che questi bambini diventino anch'essi omosessuali è bassissima, o di poco superiore alla probabilità che hanno persone cresciute in una famiglia tradizionale (vedi box nella pagina seguente). «Il fatto è», osservano Claudia e Francesca, mamme di tre bambini, «che l'identificazione è molto complessa ed è un mix di più fattori.

Per esempio Filippo, di 7 anni, è molto maschile, gli piacciono i Power Rangers e le spade, mentre Nicola, di 5 anni, è più "tranquillo", più timido, ama dar da mangiare al bambolotto della sorella». Ogni bambino richiede quindi un'attenzione specifica, mirata alle sue personali esigenze. Un presupposto di partenza per tutti i genitori, sia che facciano parte di realtà tradizionali o di nuovi tipi di famiglie, che oggi non sono solo quelle omosessuali, ma anche i nuclei allargati e ricostituiti, i single con prole, le unioni di fatto.

Per quanto riguarda le famiglie omosex, il percorso per arrivare alla genitorialità non è sempre uguale: in alcuni casi i figli sono stati desiderati all'interno della coppia, in altri provengono da un precedente rapporto. Il che significa che hanno un padre. È il caso di Elena i cui bimbi, quando si è separata dal marito, avevano 8 e 12 anni. «Mi sono innamorata di Irene ed è stato difficile parlare con i bambini della mia scelta. Non l'ho fatto subito perché avevo paura di non essere accettata. A un certo punto, però, mi sono rivelata perché mi sembrava di prenderli in giro. Ed è stato bello. I bambini hanno capito che alla base del mio rapporto con Irene c'è un forte sentimento e per loro è questo che conta. Il grande mi ha detto: "L'avevo intuito, ma sono felice che tu me ne abbia parlato. Ora mi spiego la rabbia del papà e capisco la tua scelta di andartene". Devo dire che i bambini hanno una capacità incredibile di accettazione. L'anno scorso mi ha chiamato un'emittente televisiva per parlare della mia situazione familiare. lo ho allora chiesto ai miei figli se a loro potesse dare fastidio vedere la mamma esporsi pubblicamente con la sua compagna. "Vai mamma, è la tua vita, ti guarderemo anche noi", è stata la loro risposta. E mentre eravamo in trasmissione ci è arrivato un sms che diceva: "Mami e Irene siete fantastiche. Noi vi vogliamo tanto bene". Certo, a volte il piccolo tornava a casa lamentandosi che a scuola hanno parlato male di me: non è facile affrontare il mondo esterno, ma loro ci riescono perché hanno accettato la situazione. Ora il piccolo ha 15 anni e per il suo compleanno ha voluto fare la festa con i compagni di classe nel bar che gestiamo io e Irene, che di sera è frequentato da sole donne. Gli ho detto che forse i suoi amici non avrebbero apprezzato e invece lui ha insistito. Alla fine si sono trovati tutti bene, addirittura i suoi compagni sono tornati al bar più volte, chiacchierando con noi in tutta tranquillità».

Meno intolleranza del previsto, dunque: "Temevamo di essere emarginate, essendo la nostra una famiglia atipica», osservano Claudia e Francesca, «e invece, il più delle volte, riceviamo solidarietà da parte delle persone. Addirittura alcune insegnanti dei nostri figli sono andate al convegno che è stato organizzato recentemente da Famiglie Arcobaleno, per capire meglio la realtà dei nuclei omosessuali, Per le maestre quello che conta è che i bambini stiano bene. Loro ci considerano genitori attenti, che seguono i figli. Sanno che se ci sono problemi gliene parliamo, diamo sempre la nostra disponibilità per fare dei lavoretti a scuola, quando viene richiesto: c'è davvero una forte stima reciproca».

E’ chiaro insomma che la tendenza sessuale non ha niente a che fare con il ruolo genitoriale: ciò che conta per la crescita di un bambino è la qualità delle relazioni all'interno della famiglia.


DICE LA LEGGE

Nel nostro Paese c'è un vuoto legislativo: I bimbi di una coppia omosessuale non sono tutelati dalla legge italiana, che riconosce solo il genitore biologico, da cui prendono il cognome, non il compagno dello stesso sesso. Così, in caso di morte della madre biologica, il bambino è sostanzialmente orfano. non ha il diritto a essere accudito dall'altro 'genitore" nonostante sia a esso legato affettivamente. In caso di separazione, la convivente della madre biologica deve fare un'incredibile battaglia legale affinché gli venga riconosciuta la continuità affettiva con il minore. In Germania, Inghilterra. Belgio. Olanda. Spagna, Danimarca e Norvegia è stato introdotto invece un escamotage legale, cioè l'adozione del figlio da parte del partner omosessuale, a garanzia del bambino, perché possa essere assistito da chi ama e da chi è amato. Così avviene in alcuni Stati degli Usa e, addirittura. in Quebec e in Australia, i partner, nel momento in cui nasce un figlio, vengono automaticamente riconosciuti entrambi genitori legali. Purtroppo l'Italia disattende le normative internazionali. come la Carta di Nizza del 2000 e la risoluzione del Parlamento europeo del 4 settembre 2003. che sollecitano il riconoscimento della famiglia omogenitoriale. Per maggiori informazioni rivolgersi a Famiglie Arcobaleno (wmv.famigliearcobaleno.org), associazione Italiana che ha lo scopo di dare visibilità ai nuclei omogenitoriali".


BAMBINI NORMALI


Non sono state rilevate differenze sul piano dello sviluppo psico-affettivo tra i figli di coppie eterosessuali e quelli di coppie omosessuali.

Questo è quello che emerge da libri come Mamme e papà omosessuali di Monica Bonaccorso (Editori Riuniti); La gaia famiglia. Omogenitorialità di Margherita Bottino e Daniela Danna (Asterios), e Genitorialità a rischio. Ruoli, contesti e relazioni di Alessandra Salerno e Angela Maria Di Vita (FrancoAngeli). Anche il testo più recente, edito in Francia. Petite bibliographie à l'usage des parents omosexue/s. cita importanti studi condotti da psicologi, sociologi, psichiatri e psicopedagogisti su bambini di tutto il mondo nati da genitori dello stesso sesso. Di queste ricerche. la quasi totalità (si parla del 99%) testimonia che lo sviluppo è sano e armonioso. "Direi che da un punto di vista psico-affettivo», sottolinea Anna Oliverio Ferraris, ordinario di Psicologia dello sviluppo all'università La Sapienza di Roma, «la crescita di questi bambini è assolutamente equilibrata e non presenta differenze rispetto a chi nasce in una famiglia cosiddetta tradizionale. Purché ci sia una complementarietà tra le due donne, cioè che una sia più emancipante e l'altra più protettiva. Cosa che comunque di norma accade. È però importante che questi bimbi abbiano comunque modelli maschili che siano di riferimento per la costruzione della loro identità".


QUANTI SONO?

Sono circa 100mila i minori in Italia (e in America sono un milione) che hanno uno o due genitori omosex. Alcuni sono nati da rapporti eterosessuali precedenti, altri all'interno della coppia omosessuale. I datì non sono precisi perché l'Istat non prende in considerazione le famiglie omogenitoriali, ma in base alla ricerca Modi Di (www.modidi.net) il 5% degli omosessuali italiani ha figli e in prevalenza si tratta di coppie di donne. Oltre i 40 anni. il 20,4% delle lesbiche diventano genitori. Scelta che spesso comporta , lunghi viaggi e spese rilevanti per andare all'estero a fare l'inseminazione artificiale. In Italia. infatti, non è consentita la fecondazione eterologa, cioè da donatore esterno, mentre in Belgio, Olanda. Danimarca, Spagna e in molti altri Paesi, le coppie omosessuali sono considerate alla stessa stregua delle coppie eterosessuali sterili e vengono così aiutate a concepire come se avessero problemi di fertilità. E il servizio é offerto oltre che dalle cliniche private anche dagli ospedali pubblici.

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domenica 25 novembre 2007

Bari, picchiato in strada perché gay

Un ragazzo di 20 anni è stato picchiato con violenza da un gruppo di cinque persone perchè gay. La notizia è stata pubblicata oggi dalla "Gazzetta del Mezzogiorno".


L'episodio - sul quale indagano i carabinieri - è avvenuto in viale Unità d'Italia, a Bari. I cinque, secondo quanto riferisce il quotidiano, hanno chiamato per nome la vittima e prima di prenderlo a calci e a pugni, lo hanno accusato di essere un omosessuale. Poche le persone che erano in strada in quel momento e che comunque non sono intervenute.

Il ragazzo ha riportato contusioni varie ed una leggera infrazione all'omero che potrebbe pregiudicare la sua attività di musicista.


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lunedì 19 novembre 2007

È gay e va in tv. E il parroco lo caccia

Un 21enne di Este, ex chierichetto e catechista, fa outing (in realtà coming out, NdT): espulso dal coro della Chiesa
La «confessione» al programma Ciao Darwin. Lui è un militante di Forza Italia



PADOVA - È gay, partecipa al programma televisivo «Ciao Darwin» che andrà in onda martedì sera, e il parroco lo caccia dal coro della chiesa. Tutto accade a Este, in provincia di Padova, ed è il quotidiano «Il Mattino di Padova» a raccontare la storia di Alberto Ruggin vent'anni, un passato di capochierichetto e di catechista, tra i fondatori del Circolo delle Libertà di Este, che non si vergogna e ritiene di aver fatto la cosa giusta, ma non tutti sono d'accordo con lui.

Ruggin ha dichiarato apertamente di essere gay, partecipando al programma tv di Paolo Bonolis nella squadra degli omosessuali che sfida gli eterosessuali. Ma il parroco della chiesa nella quale Ruggin, cantava nel coro, ha ritenuto che la sua omosessualità fosse motivo di esclusione dal gruppo. Ruggin, residente a Este, paese che in passato era una delle roccaforti del Veneto «bianco» ha raccontato che dopo aver fatto outing sulla sua natura sessuale in seguito alla partecipazione a «Ciao Darwin», il giovane, che da sempre partecipa alle attività della parrocchia della basilica delle Grazie - ex capochierichetto e catechista e da sette anni voce nel coro della chiesa - ha spiegato che il parroco, don Paolino, lo avrebbe invitato a non farsi più vedere alla corale a causa della sua omosessualità. «Lasciamo perdere queste cose», si è limitato a dire laconicamente il parroco.

Il sacerdote, stando al racconto di Ruggin al quotidiano, avrebbe circoscritto la reprimenda alla partecipazione al coro, non vietando al giovane di prender parte alla messa. La storia di Ruggin, tra i fondatori del Circolo delle Libertà di Este, ha destato scandalo nel paese, dividendo gli stessi compagni di partito del ragazzo fra posizioni solidali e prese di distanza sul modo pubblico scelto per rendere note le sue preferenze sessuali.


http://www.corriere.it/cronache/07_novembre_19/chirichetto_gay_ciao_darwin.shtml

venerdì 9 novembre 2007

La Treccani "riconosce" le unioni di fatto. Scoppia la polemica, Cdl all'attacco

La grande enciclopedia alla voce matrimonio decreta che "il riconoscimento giuridico, in uno stato laico e democratico, risponde a basilari principi di equità"
di ALESSANDRA LONGO

Andate alla voce "matrimonio" della Treccani e scoprirete che mentre il Parlamento italiano è ancora incartato tra ex Pacs, ex Dico, ora Cus (Contratti di Unione solidale), la Grande Enciclopedia Italiana ha già fatto i conti con la realtà, e con il dibattito europeo, decretando che il "riconoscimento giuridico" e la tutela delle unioni di fatto rispondono, "in uno Stato laico e democratico, a basilari principi di equità sociale".

Apriti cielo, secondo il centrodestra, anche la Treccani è passata col nemico. È bastato che le agenzie di stampa riportassero ampi stralci della recentissima voce curata da Alessandra De Rose, per la settima appendice all'Enciclopedia (aggiornamento in due volumi diretto dal filosofo Tullio Gregory), ed ecco partire un imbarazzante fuoco di sbarramento proveniente soprattutto dalle trincee di Forza Italia e dell'Udc.

I curatori l'hanno spiegato chiaramente: non avevano, e non hanno, nessuna intenzione, parlando di coppie di fatto, "di intaccare in alcun modo l'istituto del matrimonio e il principio del favor matrimonii", la loro è una autorevole presa d'atto dei tempi che cambiano. Il matrimonio, visto dalla Treccani (ma anche da tutti i laici di questo Paese), non è l'unica "modalità prevalente di vita di coppia", come lo è stato fino alla metà del XX secolo. Col passare degli anni, leggiamo sulla Treccani, "la posizione di monopolio" è andata incrinandosi. Semplicemente si sono affermate forme "di costituzione della famiglia" diverse.

La Treccani fornisce le cifre: le unioni di fatto sono passate dall'1,8 per cento (biennio '94-'95) al 3,6 per cento del totale delle coppie nel 2001. Dati oggettivi, fenomeno sotto gli occhi di tutti come lo è, sottolinea l'Enciclopedia, la constatazione che solo pochi Paesi, tra cui l'Italia, sono indietro nel cammino di riconoscimento pubblico della famiglia di fatto con l'equiparazione giuridica alla famiglia di diritto, ossia quella fondata sul matrimonio. Analisi peraltro cauta che considera "lontana e, forse, considerate le condizioni sociali e culturali, neanche opportuna, l'introduzione di istituti "sconvolgenti" come il matrimonio tra gay".

Eppure, Isabella Bertolini, fedelissima del pluriammogliato Berlusconi, strilla indignata: "Anche la Treccani è diventata strumento di propaganda!". Le danno man forte Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera, che parla di "una scelta fuori luogo fatta dall'Istituto diretto dal professor Francesco Casavola" e il forzista Maurizio Lupi, convinto di trovarsi di fronte ad una tipico caso di "genuflessione al laicismo".

Barbara Pollastrini, ministro per le Pari Opportunità, in riunione con i suoi collaboratori, legge le dichiarazioni e si limita ad un commento amaro: "Ancora una volta la cultura e la società sono più avanti della politica e delle istituzioni, nell'analisi del senso comune, nella visione della società. Dobbiamo essere noi a colmare questo ritardo". Rina Gagliardi, senatrice di Rifondazione, sorride dell'indignazione degli avversari, di quel sospetto di una Treccani addirittura "comunista": "L'Enciclopedia fa il suo dovere, registra la realtà. Certo, alle gerarchie ecclesiastiche e ai teodem piacerebbe che rimanesse ferma al Medioevo".

È sera quando, negli uffici dell'Enciclopedia, arrivano telefonate, richieste di commento. Sconcerto, imbarazzo, fastidio. Il professor Gregory liquida il surreale polverone: "Noi al servizio della propaganda? Respingo queste accuse al mittente. Noi garantiamo sempre il massimo livello scientifico e siamo sempre e solo al servizio della cultura".

(9 novembre 2007)
http://tinyurl.com/yvwfaw

domenica 4 novembre 2007

Addio a Massimo Consoli, padre dei gay italiani

Se ne va a sessantadue anni uno dei grandi pionieri del movimento e della coscienza omosessauli italiani. Nel 1963 a diciotto anni fondò il primo gruppo semilcandestino `La rivoluzione è verde`. La grande lezione della memoria.


"Luciano Massimo Consoli ci ha lasciato alle 01:50 del 4 Novembre 2007. Per cortesia date la notizia a tutti. Lorenzo."
Arriva nella notte tra sabato e domenica, con un messaggio diffuso da suo figlio, la notizia della morte di Massimo Consoli, uno dei grandi padri fondatori del movimento LGBT italiano. Dopo una battaglia contro il cancro iniziata nel 2001, lo scrittore, storico, giornalista italiano ha ceduto al male. Le condizioni erano peggiorate nelle ultime settimane.

Ricorderemo ora e sempre Massimo Consoli per la sua grande lezione sul valore assoluto della memoria, per il suo impegno affinché la storia e lo studio di essa, ci guidino alla presa di coscienza e al raziocinio, indispensabili per l'affermazione delle libertà individuali.


http://tinyurl.com/yrfdhx

venerdì 2 novembre 2007

E' morto don Benzi, pubblico un suo saggio di omofobia

"Non esiste il diritto al riconoscimento delle unioni omosessuali. L'omosessualità può essere corretta"


Da "Corriere Romagna", 12 giugno 2006

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Benedetto XVI nell'aula della benedizione in Vaticano rivolgendo la parola ai partecipanti al convegno internazionale organizzato del pontificio Istituto Giovanni Paolo II, ha affermato: "Solo la roccia dell'amore totale e irrevocabile tra uomo e donna è capace di fondare la costruzione di una società che diventi una casa per tutti. Ora è urgente evitare la confusione con altri tipi di unione. Gli omosessuali chiedono il riconoscimento dei loro diritti come coppie conviventi. L'On. Grillini ha già un disegno di legge in tale senso da inoltrare al Parlamento. Il disegno propone l'approvazione dei patti civili di solidarietà, i Pacs. Sono la fotocopia del matrimonio. Io mi rivolgo alle persone che si ritengono omosessuali chiedendo loro di rigettare qualsiasi legge che si proponga il riconoscimento io di tali unioni. "Solo attraverso il matrimonio, afferma la senatrice Binetti della Margherita, c'è un'assunzione di responsabilità verso la società".

La maggioranza dei parlamentari italiani approverà i Pacs. Questo è già deciso. Non c'è solo un problema di promesse elettorali, c'è anche il problema di non perdere voti Nel programma dell'Unione c'è la proposta del riconoscimento di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto.

Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà.

Io mi rivolgo direttamente alle persone interessate: non esiste il diritto al riconoscimento delle unioni omosessuali. L'omosessualità può essere corretta e la deviazione psichica che le è propria rimossa. Io mi rivolgo a voi perché salviate l'identità del matrimonio naturale e cristiano. Solo voi potete salvarlo rifiutando ciò che non vi è proprio.

Appello di Don Oreste Benzi

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Un video

lunedì 29 ottobre 2007

Reazioni degli attivisti europei alla campagna toscana contro l'omofobia

La campagna della Regione Toscana, passata sulle TV di mezza Europa, fa parlare al congresso di ILGA-Europe, la federazione europea delle associazioni LGBT


A neanche due giorni dalla presentazione, la campagna contro l'omofobia della Regione Toscana ha già fatto il giro del mondo. Le televisioni di mezza Europa ne hanno parlato e l'associazione dei poliziotti gay della Catalogna l'hanno presentata come un esempio di successo al Congresso di ILGA-Europe, la federazione europea di lesbiche, gay, bisessuali e trans.

Prima che venisse presentata, abbiamo mostrato il manifesto della campagna a singoli attivisti da vari paesi raccogliendo le loro reazioni a caldo.

Lisette (Estonia): "Mi piace perché funziona!"

Florentina (Romania): "Oh! Bella! È molto potente e intrigante e induce la gente a pensare".

Aksinia (Bulgaria): "L'ho vista sui media bulgari, penso sia eccezionale! Precorre i tempi, è molto innovativa. Capisco che causi reazioni perché a volte fa male trovarsi facci a faccia con la verità"

Monika (Germania): "Penso sia molto buona e non troppo forte, proprio giusta – spero che gli abitanti della Toscana la vedano nello stesso modo in cui la vediamo noi in Germania"

Hartmut (Germania): "Beh, dice solo come stanno le cose – è giusta – noi in Germania abbiamo una storia, quella dei campi di concentramento, e il modo in cui vediamo la campagna parte da questa consapevolezza – perciò è molto buona. Ovviamente per chi è bisessuale forse le cose sono differenti, dipende un po' da come si guarda alla cosa, ma per me, da uomo gay, di certo non c'è scelta, questo è quello che voglio e non voglio altro".

Kristi (Estonia): "Mi piace – porterà un sacco di agitazione, soprattutto in Italia, è un'immagine forte, ma mi piace."

Yves (Belgio): "È già su tutti I siti web del Belgio e c'è dibattito – I cattolici sono tutti saltati sulla sedia e intervengono dicendo "Ma come?! Non è una scelta?!" – non importa se è una scelta, si tratta di una questione di accettazione – è bene creare un dibattito, ma l'obiettivo finale è di convincere la gente che non è un problema essere omosessuale – non sappiamo se è una scelta e non dovrebbe importare, appunto – è la diversità intrinseca nella nostra società.

Vera (Romania): "È forte, mi piace!"

Miha (Slovenia): "Anche se fosse una scelta, dovresti poterla fare senza discriminazioni".

Florin (Romania): "È buona e giusta"

Joyce (Pesi Bassi): "Wow! Cosa dire? Ci devo decisamente pensare"

Tomek (Polonia): "Ha suscitato un grosso scandalo in Polonia, enorme copertura sui media!"

Marta (Polonia): "È buona, ma per la Polonia sarebbe troppo controversa – se si vuole far discutere, raggiunge decisamente lo scopo! Di certo sosterrei questa campagna".

Enric (Spagna): "In Spagna ne stanno parlando tutti – come co-presidente del Forum Europeo dei gruppi Cristiani LGBT la sosteniamo decisamente!"

Panagiotis (Grecia): "Non posso certo essere contrario – avrei preferito forse due bebé che si tenevano per mano anziché un'etichetta che dice homosexual perché le etichette te le attaccano, mentre quello che fai è quello che fai tu".

Xavier (Catalogna): "Dà bene l'idea che i diritti LGBT non sono un'opzione ma sono inopinabili – è molto buona – non è genetico ma non puoi scegliere e va bene per una campagna che non è una campagna "scientifica" ma di sensibilizzazione su un tema.

Gruppo di francesi – appena vedono la campagna incominciano a parlare e discutere a tutta velocità. Poi Philippe (Francia) esclama: " Bravo! Ha fatto discutere!"

Ben (Paesi Bassi): "Wow! È davvero grande, che campagna!"

Confrontando queste reazioni con quelle della comunità LGBT italiana forse diventa molto più chiaro perché in Italia siamo così indietro rispetto al resto d'Europa nella rivendicazione dei nostri diritti.

Riccardo Gottardi
Segretario nazionale Arcigay
http://www.gaynews.it/view.php?ID=75689


Il Viminale discrimina le coppie gay

Vietata la trascrizione in Italia perché "in contrasto con l´ordine pubblico"
di ALBERTO CUSTODERO


Il ministro dell´Interno ha vietato la trascrizione in Italia dei matrimoni gay contratti all´estero perché sono «in contrasto con l´ordine pubblico interno». Questa circolare del 18 ottobre ha scatenato le razioni dei radicali che, in una interrogazione parlamentare, accusano il Viminale di aver avviato «una campagna omofoba contro le coppie omosessuali che si sono sposate in altri Paesi dell´Unione Europea». La circolare ministeriale è stata emanata dopo il caso della coppia gay di Latina (sposata in Olanda), che s´è rivolta alla magistratura in seguito al rifiuto dell´anagrafe di iscriverli come «coniugi». E dopo le proteste per il congedo matrimoniale concesso dalla regione Friuli a un dipendente gay sposatosi in Belgio.

Nell´anno europeo per le pari opportunità, le polemiche dei radicali sulla circolare del Viminale tacciata di «omofobia» si sommano a quelle scatenate in questi giorni dal piano del welfare lombardo che garantisce assistenza «solo a chi pratica una sana e responsabile sessualità».

«Questo provvedimento della regione Lombardia - ha commentato Franco Grillini, deputato socialista e presidente dell´Arcigay - fa il paio con la "sana laicità rispettosa dei valori cattolici" di cui aveva parlato l´ex presidente della Cei, cardinale Ruini». «Ciò significa - ha chiosato il parlamentare - che se uno non è d´accordo con la sessualità come la pensa Formigoni, è escluso dall´assistenza regionale».

A proposito di matrimoni gay contratti in Paesi comunitari, il dipartimento per gli Affari Interni del Viminale ha diramato una circolare a prefetti, sindaci, ministeri degli Esteri e della Giustizia, e perfino all´Anusca (L´Associazione Nazionale Ufficiali di Stato Civile e d´Anagrafe), con le istruzioni da seguire nel caso di richieste di registrazioni da parte di sposi dello stesso sesso. Nella modulistica utilizzata per questa pratica burocratica - recita la circolare - «non si specifica il sesso degli sposi», per cui c´è il rischio (e qualche caso c´è già stato), che si registri per errore un matrimonio fra due uomini, oppure fra due donne. L´atto matrimoniale, va detto, in questo caso sarebbe nullo. Ma per evitare questi disguidi burocratici, nella circolare «si ricorda che il nostro ordinamento non ammette il matrimonio omosessuale, e quindi la richiesta di trascrizione deve essere rifiutata perché in contrasto con l´"ordine pubblico interno"». La disposizione ministeriale va poi oltre, invitando a svolgere accurate indagini per accertarsi dell´effettivo sesso dei presunti marito e moglie.

«Gli ufficiali di stato civile devono porre particolare cura alla verifica che i due sposi siano di sesso diverso, richiedendo in caso di dubbio un documento di identità dal quale si desuma inequivocabilmente il sesso degli interessati». Il Viminale spiega che la dicitura «ordine pubblico interno» non va equivocato con quello comunemente inteso, ma fa riferimento ai principi del nostro ordinamento. A questa puntualizzazione, però, obietta Franco Grillini, secondo il quale l´indirizzo del ministro dell´Interno si scontra comunque con il diritto europeo.

«C´è una direttiva comunitaria - ha dichiarato il deputato socialista - sulla libertà di circolazione delle coppie. C´è l´articolo 9 della carta dei diritti di Nizza approvata dal nostro parlamento che garantisce ad ogni persona il diritto a costituirsi una famiglia». Ci sono i pronunciamenti del parlamento europeo che vietano la discriminazione nei confronti di coppie omosessuali. E i solleciti agli stati membri (come la 1474 del 26 settembre del 2000), di adeguare le proprie legislazioni «al fine di riconoscere legalmente la convivenza al di fuori del matrimonio indipendentemente dal sesso». Per Alessandro Zan, presidente della Lega italiana nuove famiglie, «la scelta del ministro dell´Interno è una offensiva politica alla richiesta di diritti di cittadini italiani o comunitari che intendono vivere in Italia con i propri compagni».


http://www.gaynews.it/view.php?ID=75681

martedì 23 ottobre 2007

Essere gay non è una scelta. Parola di bambino

La Toscana lancia una campagna di comunicazione shock. L'immagine scelta contro l'omofobia raffigura un neonato nel letto di ospedale con il classico braccialetto. Ma sopra c'è scritto "omosessuale".
di Daniele Nardini


manifesto omofobia


Il manifesto ritrae un bambino, non perfettamente a fuoco, che è appena nato: in primo piano si nota il braccialetto di riconoscimento usato in ogni ospedale. Sopra però non c’è scritto il nome, Matteo od Elisa, Anna o Paolo, ma la parola “homosexual”. Di fianco lo slogan: “L’orientamento sessuale non è una scelta”. Come dire: qualunque sia l’origine dell’omosessualità, genetica o sociale, non si può scegliere di non esserlo se i geni o le condizioni in cui sei cresciuto hanno voluto che lo si fosse.

Il manifesto, la cui immagine è ripresa da una campagna dello stato del Quebec, verrà affisso in tutti i luoghi pubblici della Regione per sensibilizzare l'opinione pubblica. Verrano stampati anche pagine pubblicitarie, cartoline, depliant e saranno prodotti anche degli spot.

La campagna antidiscriminazioni della Toscana è stata presentata dall'assessore regionale alle riforme istituzionali Agostino Fragai, da Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it, e da Paolo Chiappini, della Fondazione Sistema Toscana. «Il messaggio che vogliamo lanciare - ha spiegato De Giorgi - è che l'omosessualità non è una scelta ma un dato immutabile e da rispettare».

«Si tratta di una campagna pulita, che rispetta la privacy e il buon gusto – spiega l’assessore all’attuazione dello Statuto, Agostino Fragai – Certo affronta con forza ed in modo efficace una delle questioni di fondo di un tema eticamente discusso, sottolineando come l’omosessualità non possa essere considerato un vizio, ma una delle tante espressioni della personalità di un individuo».

Il 26 e il 27 ottobre durante la due giorni di lavori in cui si discuterà di discriminazioni (fra gli ospiti ci saranno anche la ministra Barbara Pollastrini, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il fotografo Oliviero Toscani), verranno affissi altri manifesti contro l'omofobia provenienti da tutto il mondo: dal Regno Unito alla Nuova Zelanda, dal Canada agli Stati Uniti, campagne di enti pubblici, associazioni di genitori e gruppi cristiani. Non a caso è stato scelto come luogo di esposizione il Festival della creatività che si svolge nella suggestiva cornice della Fortezza da Basso.

È prevista, inoltre, una mostra fotografica dell’artista islandese Dagny.

«Se l'obbiettivo ambizioso di qualche anno fa era quello che l'Italia entrasse in Europa oggi, è il caso di dirlo, basterebbe un obbiettivo "più modesto". Sarebbe sufficiente che l'Italia si adeguasse alla Toscana». È questo il commento del presidente dell'Arcigay Aurelio Mancuso. «La nuova campagna di comunicazione contro le discriminazioni sessuali e contro l'omofobia -continua Mancuso -, patrocinata dal ministero per le pari opportunità, che la Regione Toscana sta conducendo è assolutamente all'avanguardia nel panorama della difesa dei diritti delle persone lgbt ma anche, in senso più generale, di qualsiasi cittadino».

Raccapricciante. È questo, invece, il giudizio dell'onorevole Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera, sul manifesto della Regione Toscana. «Strumentalizzare i neonati per far passare l'idea che le pulsioni omosessuali siano una caratteristica innata dei bambini - prosegue Volontè - è un atto fuorviante e vergognoso sotto il profilo scientifico, politico e sociale». Secondo il parlamentare dell'Udc, inoltre, «la compiacenza delle istituzioni pubbliche nei confronti di campagne scioccanti e false come questa è l'ennesima prova del furore ideologico antisessualità maschile e femminile presente nel nostro Paese, oltre che tipico esempio di sperpero di denaro pubblico a favore delle solite lobby. Da Adamo ed Eva, i sessi sono due e rimarranno tali nonostante la prezzolata immaginazione dell'Arcigay».

http://www.gay.it/channel/attualita/23580/Essere-gay-non-e-una-scelta-parola-di-bambino.html

mercoledì 17 ottobre 2007

Milano: caffè espresso macchiato caldo, per i ricchioni



Sabato scorso Insy, già “La più checca di Roma”, già “Diva del cazzo”, “Già gatta con il culo di piombo” è stata insignita nella Capitale morale d’Italia di un nuovo prestigiosissimo pseudonimo che, per i cultori dei film de Er’Monnezza non suonerà certo come particolarmente originale ma il contesto in cui mi è stato assegnato lo è davvero.
Da oggi, infatti, oltre ai suddetti titoli si aggiunge anche quello di Ricchione. Ho già contattato l’alto ufficio di araldica nobiliare e dicono che in effetti, con una sfilza di attributi del genere posso aspirare direttamente al rango di Arciduca in più, se entro la fine dell’anno me ne affibbiano un altro passo di diritto a Valletto Reale.
Insomma sabato dopo aver visto un'interminabile mostra di La Sciapel al Palazzo Reale di Milano (un presagio forse?) decidiamo di andare a mangiare qualcosa da Obika, un mozzarellaro al settimo piano della Rinascente, davanti il Duomo di Milano. L’ascensore sembrava un interregionale delle Ferrovie dello Stato dal momento che ha fatto soste di almeno 5 minuti ad ogni piano con tanto di bibitaro abusivo che entrava per vendere beni di conforto e il controllore che ci ha chiesto 2 volte di vedere il biglietto. Dopo 20 minuti arriviamo all’ultimo piano e, stremati, ci dirigiamo al ristorante.
Ordiniamo da mangiare una quantità di mozzarella tale che le mucche che ne hanno prodotto il latte adesso sono ricoverate in psichiatria bovina e ne avranno per almeno 3 settimane.
Arriva il conto e uno dei mie amici spulcia lo scontrino, poi, con molta eleganza (lui è del nord, io al posto suo avrei dato fuoco al locale) ce lo mostra e dice “leggete cosa hanno scritto infondo”. Leggiamo. “per i RICCHIONI”. Ci guardiamo in giro e cerchiamo di capire chi siano questi “ricchioni” poi, ci arrendiamo all’evidenza: siamo noi!!
Io inizio a sentire l’odore del sangue che spargerò e mi eccito come un pitbul pronto a scendere in un’arena di lotte clandestine tra cani.
Chiamiamo un cameriere e gli chiediamo di mandarci il responsabile. A questa richiesta, il cameriere (non quello che ci aveva servito) subodora il pericolo come le gazzelle braccate dalle leonesse nella savana e sbianca. Poco dopo arriva la responsabile che, letto lo scontrino diventa all’istante una statua di sale. Andiamo allora dal direttore responsabile che ha già sfoderato la shinai con la quale è pronto a fare harakiri. Viene da noi con il volto pallido come un cencio lavato e io, per metterlo a suo agio, mi presento: “salve, sono uno dei 4 ricchioni”. E’ mortificato e si scusa moltissimo promettendoci che la cosa non passerà impunita. Io giustamente risentito chiedo di parlare con “questa cima di cameriere”. Ci porta da lui. E’ per momenti del genere che la vita vale la pena di essere vissuta. “Sei tu che hai scritto ricchioni sullo scontrino?”. Lui spera che un terremoto del settimo grado della scala ricter faccia crollare il piano, la Rinascente, il palazzo, la piazza e, per sicurezza il Duomo appresso a tutto. “Si, scusa, non volevo”. No, fammi capire: stavi scrivendo “caffè macchiato” quando lo spirito di Tomas Milian si è impossessato di te e, involontariamente, ti sei trovato ad aggiungere il simpatico epiteto?
Io incalzo come la Meggillis in “Sotto Accusa”: “qualcuno di noi ti ha toccato il culo mentre servivi?” (io elegante come sempre…) “No”, risponde. “Qualcuno di noi ti ha fatto delle proposte o ti ha chiesto di andare a letto con te” (anche se forse un pensierino ce lo avevamo fatto). “No, mi dispiace”. Imperverso come una professoressa davanti ad uno studente impreparato. “Lo sai quanti ricchioni servi ogni giorno?”. “No” (ma rispondi pure? Era una domanda retorica!). “ora tu non ti preoccupare perché ci faremo risentire tramite i nostri avvocati” (giuro, io sogno di dire questa frase da quando seguivo Dainasti alle elementari).
Salutiamo cordialmente il direttore e lo invito la prossima volta a scegliere dei collaboratori un po’ più svegli. La questione infatti non è tanto quello che il cameriere possa pensare o dire sghignazzando con i colleghi in cucina mentre tagliano mozzarelle che vendono a al prezzo di collane di Bulgari (io dico cose ben peggiori e molto meno politicallli correct) ma è la leggerezza di averlo scritto che va punita. Per questo, l’idea di pagare il conto non ci ha neppure sfiorato. Non vedo perchè i soldi di 4 ricchioni avrebbero, anche solo in parte, dovuto pagare lo stipendio di uno che ci ha insultato.

http://trps1.blogspot.com/2007/10/intolleranza-ai-latticini-o-latticini.html

martedì 16 ottobre 2007

Se doni il sangue gay equivale a prostituta

La storia di questo lettore ha dell'incredibile. Andato in ospedale per donare il sangue si è sentito rifiutare la richiesta con una bizzarra motivazione: "Non permettiamo alle prostitute di donare".


Salve. Sono un ragazzo di Taranto e vorrei raccontare una situazione un pò spiacevole. In data 13 ottobre 2007 sono andato a donare, come faccio spesso in molte città, il sangue al centro trasfusionale dell'ospedale di Taranto, SS. Annunziata.

Ho sempre detto di essere gay alle solite domande se avevo rapporti protetti con le ragazze. Ho risposto, come lo è nella realtà, che uso sempre le dovute precauzioni. Questa volta, però, una dottoressa che per vari motivi non cito, alla mia precisazione che non sono ragazze ma sono ragazzi mi dice: «Ah...mi scusi un attimo, devo informarmi se lei può donare, perchè sa com'è, noi alle prostitute non facciamo donare!».

Non oso descrivere l'odio e la violenza che ha scatenato in me. Chiedo perdono ma con la rabbia che ho solo nel raccontarlo, in quel momento le avrei fatto del male!!! Ma come si può rispondere ed essere trattato da puttana?

Nonostante si è andata a informare, lei insisteva che linee guide dell'Asl dicessero che noi gay non potevamo donare! Caso strano non le ha trovate. Dopo averle risposto con dovuti modi cercando di farla sentire più umiliata di quanto mi ha fatto sentire e con la paura che l'avrei denunciata, mi ha fatto donare! Mentre donavo mi ha dato ragione che potevo donare facendo un discorso dove HIV e gay andassero a pari passo...sinceramente non l'ho capita ma mi faceva ribrezzo solo nel vederla e volevo andasse via prima possibile.

È normale che io, donatore da anni, devo sentirmi dire queste cose? È normale che io gay devo sentirmi alla pari di una prostituta? Devo donare ancora? Mi dispiace ma la delusione è tanta. Non solo perchè mi sono sentito umiliato ma perchè questa affermazione non è data da una persona di un determinato contesto socio/culturale, ma da una dottoressa che presumo sia laureata in medicina e chirurgia...ma di quale facoltà??? Oh mio dio!!!

Cosa voglio ora? Nulla...forse non donerò più...mi dispiace per i bambini a cui dono il sangue...li aiuterò forse donando loro la forza per sconfiggere l'ignoranza, l'intolleranza e magari insegnerò loro a tirate qualche bel ceffone a chi li offende!!!

G.M.

http://www.gay.it/channel/attualita/23549/Se-doni-il-sangue-gay-equivale-a-prostituta.html

sabato 13 ottobre 2007

Confessa in tv di essere gay, il Vaticano sospende alto prelato

di ORAZIO LA ROCCA


CITTA' DEL VATICANO - Scandalo all'ombra di S. Pietro. Le autorità vaticane tre giorni fa hanno sospeso dall'incarico e sottoposto a procedimento disciplinare un monsignore capoufficio di uno dei più importanti dicasteri pontifici, la Congregazione per il Clero, il "ministero" pontificio retto dal cardinal-prefetto Claudio Hummes, brasiliano, che sovrintende, tra l'altro, alla gestione degli oltre 400 mila sacerdoti presenti in tutte le diocesi del mondo e alla formazione religiosa di seminaristi e catechisti.

Motivo: l'alto prelato - un monsignore di circa 60 anni ben portati, titolare di rubriche giornalistiche su siti attenti alla vita della Chiesa e del Vaticano, tra i volti più noti dell'emittente cattolica Telepace dove per anni ha curato rubriche a carattere religioso - avrebbe preso parte, anonimamente, alla discussa prima puntata di Exit presentata da Ilaria D'Amico e andata in onda il primo ottobre scorso sull'emittente La7, che tra i reportage trasmessi ha presentato anche una inchiesta sull'omosessualità dei preti nella Chiesa cattolica.

Nel servizio, quattro persone che si presentavano come sacerdoti, ripresi con volti e voci contraffatte con alle spalle edifici religiosi con flash puntati pure sullo sfondo di piazza San Pietro, avevano confessato le loro preferenze sessuali, ammettendo senza troppi giri di parole di essere gay.

Uno dei quattro intervistati, stando a quanto hanno verificato i vertici della Congregazione per il Clero, sarebbe uno dei monsignori che ricopre la carica di capo ufficio nello stesso dicastero. Un alto prelato fino a pochi giorni fa in "ascesa" nell'establishment vaticano, perché titolare di altri due importanti incarichi, alla Commissione speciale per la trattazione delle cause di dispensa dei sacerdoti e alla Peregrinatio Ad Petri Sedem, l'organismo responsabile dei pellegrinaggi in arrivo in Vaticano, nell'ambito del quale operava nella Consulta pastorale.

Nell'intervista concessa ad Exit si vede che il monsignore fa accomodare spontaneamente nel suo ufficio il suo interlocutore al quale rivela con molta naturalezza la sua omosessualità, spiegando persino di "non sentirsi in peccato", ma di doverlo fare di nascosto per non essere richiamato dai superiori vista l'attuale ferma opposizione della dottrina cattolica in materia di celibato sacerdotale ed omosessualità.

Quasi un guanto di sfida sul piano della pastorale sociosessuale lanciato alle autorità pontificie dall'interno del Vaticano, nella convinzione di poter parlare liberamente perché protetto dall'anonimato.
Ma non tutto - a quanto sembra - è andato per il verso giusto, perché subito dopo la messa in onda del servizio in Vaticano qualcuno ha riconosciuto la stanza dell'incauto sacerdote trasformata in improvvisato set per registrare l'intervista, e dove si sospetta possa essere avvenuto anche qualche "episodio" a luci rosse.

Riconosciuti nel filmato pure l'ascensore di accesso alla Congregazione del Clero e la porta di ingresso del dicastero, ripresi dalle telecamere mentre il prelato fa accomodare l'intervistatore. Dopo una più attenta verifica del servizio ed una veloce inchiesta interna, facilitata anche dal fatto che l'unico a tenere la chiave dell'ufficio era il capo ufficio incriminato, il monsignore è stato immediatamente sospeso dall'incarico e denunciato alle autorità giudiziarie pontificie che hanno subito aperto un fascicolo a suo carico.

Da tre giorni la porta dell'ufficio è chiusa a chiave, nessuno vi può entrare, il telefono squilla a vuoto, sia quello del posto di lavoro del monsignore che quello di casa. Non si sa se dopo la sospensione si arriverà al licenziamento, eventualità che dovrà essere presa in considerazione dal tribunale pontificio dopo un dibattimento previsto dalle leggi vaticane. Da qualche giorno, però, dell'alto prelato si sono perse le tracce.

(13 ottobre 2007)
http://tinyurl.com/2rbl9b

La crociata dell'ICI - i privilegi della chiesa atto III

La finanziaria 2008 prevede un taglio dell'Ici, tassa sugli immobili e maggiore fonte di reddito per i Comuni, che costringerà i sindaci ad alzare le tasse. A farne le spese sempre le tasche dei cittadini. Ma c'è chi da quella tassa è esentato: la Chiesa Cattolica. Terzo atto dell'inchiesta di Curzio Maltese per Repubblica sui priviegi al mondo cattolico.



I comuni perdono ogni anno un gettito complessivo valutato vicino al miliardo di euro a causa dell'esenzione prevista da legge del 1992 alla quale la Chiesa si appella ma che in realtà è illegittima e contraria alle norme europee sulla concorrenza. La Corte di Cassazione nel 2004 ha corretto così la legge del 1992: sono esenti dall'Ici soltanto gli immobili che non svolgono anche attività commerciali. La sentenza si applicava non solo alle proprietà ecclesiastiche ma anche alle Onlus, ai sindacati, ai partiti e alle associazioni sportive (intanto l'Unione Europea apre un'inchiesta sui favori fiscali alla chiesa cattolica italiana). "Un danno incalcolabile" per il Vaticano che porta Camillo Ruini dritto dritto dall'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che con un decreto nel 2005 rovescia la Cassazione e ripristina l'esenzione totale dell'Ici per le attività ecclesiastiche. Esenzione dell'Ici che sei mesi dopo diventa il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale. Berlusconi però perde le elezioni e Romano Prodi diventa premier. Passa così nelle mani del suo governo il problema dell'illegittimità della norma, che viene risolto nel modo più ipocrita possibile.

Un cavillo del decreto Bersani esenta dall'Ici gli immobili che abbiano uso "non esclusivamente commerciale". Ma un'attevità è commerciale o non lo è. Bruxelles chiede chiarimenti e il ministro dell'Economia istituisce una commissione per studiarne le ambiguità che fra qualche giorno presenterà la relazione finale: il "non esclusivamente" è un'assurdità e la norma dovrà essere cambiata.


PERCHE' LA CHIESA NON PAGA L'ICI?
Nel 2005 una legge del Governo Berlusconi l’ha esentata.

Il governo Prodi ha fatto finta di porvi rimedio.



Intanto la chiesa cattolica è il primo settore per crescita economica in Italia. Un impero commerciale fatto di alberghi, ristoranti, cinema, teatri, librerie e negozi che solo per il Giubileo del 2000 ha ricevuto 3500 miliardi di lire dallo stato, parte dei quali sono serviti per ristrutturare conventi e collegi diventati poi resort esclusivi. La Chiesa è uno dei più potenti broker nel turismo mondiale tanto che nel marzo scorso ha addirittura organizzato un mega convegno per i religiosi-operatori turistici dal titolo 'Case per ferie, segno e luogo di speranza'.

Curzio Maltese fa accenno anche alla scomunica che Repubblica ha ricevuto dagli organi di stampa del Vaticano e alla pubblicazione delle tabelle degli stipendi da fame dei preti per "sbugiardare un'inchiesta fondata sulla menzogna". "Si può anche essere d'accordo - dice il giornalista - che i preti sono una categoria sottopagata. Per non dire le suore che dalla Cei non ricevono nè uno stipendio nè la pensione, a differenza dei preti. Il problema non sono i 350 milioni prelevati all'8 per mille per gli stipendi ma gli altri 4 miliardi che vanno ad una macchina di potere che condizione la politica, l'economia e la libertà di stampa".

da La Repubblica del12/10/2007

Perché noi gay e lesbiche aderiamo al Partito Democratico?

Sono 30 i candidati glt all’assemblea costituente per il Partito democratico.
Tra loro Benedino, Concia, De Giorgi, Lo Giudice




In tanti ci chiedono perché noi, lesbiche e gay, ci candidiamo all’assemblea costituente per il Partito democratico. Noi, da sempre in prima fila nella costruzione di un Paese più libero e accogliente, che abbia la laicità come principio guida, in cui nessuno sia leso nella sua dignità per il suo orientamento sessuale o la sua identità di genere. Noi, che crediamo nella liberazione di donne e uomini da ogni dominio esterno, costrizione culturale o imposizioni religiose.

Lo facciamo perché siamo convinti che il partito che sta per nascere sarà il luogo più utile a fare avanzare concretamente queste battaglie. L’incontro fra culture diverse costringerà tutti a confrontarsi a fondo per trovare risposte nuove a bisogni nuovi, superando la logica di coalizione per cui i temi più difficili vengono ignorati o affidati alla libertà di coscienza. Il nuovo partito sarà lo specchio di un pezzo di Paese più grande di quello rappresentato dai partiti che oggi gli danno vita, un luogo in cui discutere le proposte da avanzare al Paese, un nuovo laboratorio di idee che nasce con l’obiettivo di essere luogo di dialettica e confronto senza il bisogno di ideologie ma basandosi sui problemi reali dei cittadini.

Questo è oggi il luogo in cui rilanciare le richieste del movimento lgbt e lavorare affinché da quella domanda di libertà nascano riforme concrete. Lavoreremo dentro il Partito democratico per una seria legge contro ogni discriminazione, l’uguaglianza giuridica per le famiglie omosessuali, la promozione del diritto alla salute per le persone lgbt, la modifica delle leggi sul cambio di sesso e sulla fecondazione assistita. Sono gli obiettivi del movimento lgbt italiano ed internazionale, e sono i nostri obiettivi: più saremo a sostenerli dentro il Pd, prima diventeranno obiettivi del centrosinistra e leggi dello Stato.

Per essere all’altezza delle sfide che si è posto, il Pd dovrà avere come principi guida l’estensione dei diritti di cittadinanza e la laicità dei processi di decisione. Applicare con rigore il principio di laicità non significa ricercare contrapposizioni ideologiche o rifiutare il confronto con le diverse opinioni, anche religiose: al contrario, è la condizione perché questo dialogo possa avere luogo e produrre decisioni ispirate al rispetto della pluralità culturale e dei diritti fondamentali e non ai principi specifici di una religione.

Siamo consapevoli delle difficoltà che incontreremo. Conosciamo direttamente la fatica di abbattere pregiudizi, contrastare inerzie e pigrizie, superare veti ideologici. Abbiamo ben presenti le resistenze conservatrici presenti nel Paese, nel parlamento e nello stesso centrosinistra. Sappiamo che le ritroveremo anche nel nuovo partito. Ma allo stesso tempo e, anzi, a maggior ragione pensiamo che questa sia la frontiera più avanzata in cui spendere le nostre energie per la costruzione delle riforme necessarie ad un'Italia più civile, in cui l'orientamento sessuale o l'identità di genere non siano ostacolo alla ricerca della felicità.

A tutte le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender, a tutte e tutti quelli che hanno a cuore la costruzione di un Paese laico e libero chiediamo di condividere con noi questo impegno, aiutandoci a costruire un partito nuovo che sia lo strumento per nuove libertà.


Cristiana Alicata (Roma)
Giuliano Gasparotti (Firenze)
Andrea Ambrogetti (Roma)
Nunzio Liso (Andria)
Carmela Antonino (Molfetta)
Sergio Lo Giudice (Bologna)
Flavio Arditi (Empoli)
Anna Maria Mucciarelli (Bologna)
Fabio Astrobello (Reggio Emilia)
Dario Nistri (Firenze)
Alessandro Bandoni (Massa Carrara)
Fabio Omero (Trieste)
Andrea Benedino (Ivrea)
Enrico Peroni (Vicenza)
Riccardo Camilleri (Roma)
Francesco Piomboni (Firenze)
Alfredo Capuano (Roma)
Enrico Pizza (Udine)
Maurizio Caserta (Acireale)
Mario Scafetta (Empoli)
Matteo Cavalieri (Bologna)
Ivan Scalfarotto (Corsico)
Nicola Cicchitti (Trieste)
Ennio Trinelli (Bologna)
Anna Paola Concia (Roma)
Carmine Urciuoli (Aversa)
Alessio De Giorgi (Pisa)
Lucia Vagnoli (Empoli)
Edoardo Del Vecchio (Roma)
Marco Volante (Milano)
Giacomo Deperu (Pordenone)


http://www.gaynews.it/view.php?ID=75525

mercoledì 10 ottobre 2007

Essere gay in Cina

I matrimoni eterosessuali dei gay e internet, le grandi città Shanghai e Beijing e le campagne, l`università e l`Aids.
Ecco cosa significa essere gay in Cina.




"L'omosessualità in Cina non è legale ma non è illegale".
Mi risponde così Henry, che vive a Shangai, quando gli chiedo di parlarmi della condizione dei giovani gay in Cina. Ha 21 anni e lo fa in modo preoccupato usando termini come 'suicidio' e 'rivoluzione culturale' e mi dice che nessuno deve sapere della sua omosessualità. "Non è un problema di leggi - mi spiega - ma tante persone non accettano un amico o un vicino di casa gay".

In Cina la sodomia viene decriminalizzata nel 1997 e dal 2001 non è più nell'elenco delle malattie mentali. E qualcosa è cambiato. "Fino al 1998 ci si incontrava nei bagni pubblici e nei parchi. Ora ci sono locali e addirittura eventi sportivi". Per l'omosessualità la Cina adotta la regola detta dei '3 no': no approvazione, no disapprovazione e no promozione. I media parlano sempre di più di genere e sessualità grazie ai film cinesi indipendenti come 'Fish and Elephant' e 'Tong Zhi' e ai personaggi sessualmente ambigui della tv, dal soprano Han Hong alla serie tv 'My Hero' fino ai protagonisti dei reality. Poi ci sono i club e i siti web (utopia-asia.com, fridae.com, shanghaiist.com cityweekend.com.cn) e, sebbene la polizia spesso intervenga costringendone la chiusura, nelle città più grandi il tempo in cui gli omosessuali dovevano nascondersi è ormai passato.

Ma se qualche gay riesce a "sopravvivere" - usa questo verbo Henry - per tanti altri la vita è un incubo. Nelle campagne il matrimonio è una tradizione alla quale non può sottrarsi neanche l'omosessuale e "la maggior parte dei gay va nei locali ma alle due o tre di mattina torna a casa da moglie e figli". Tanti lo fanno per i propri genitori - "Un giorno un ragazzo mi confessò che se non si fosse sposato, i suoi genitori si sarebbero uccisi" - e "probabilmente l'80% dei cinesi gay vivono matrimoni eterosessuali senza amore". Quando si incontra un nuovo amico (in cinese la parola è 'peng you' che può significare anche compagno) la prima domanda non dovrebbe essere "i tuoi genitori sanno che...?" perché tanto il 99% non farà mai coming out a casa, ma "sei sposato?". Capita però che la coppia decida di affrontare il fatto di vivere un matrimonio che in realtà è una frode e chi ha bisogno di assistenza legale si rivolge all'avvocato Zhou Dan, unica figura pubblica apertamente gay insieme al cantante jazz Coco Zhao.

"Se i media danno più attenzione all'omosessualità - dice l'avvocato - il motivo non è altro che l'aumento esponenziale di infezioni Hiv", che secondo uno studio sono cresciute del 27.5% solo nell'ultimo anno. Anche per questo la 'The Chi Heng Foundation' con base a Hong Kong ha aperto, nel 2006, la prima linea amica per informare ed aiutare gay e lesbiche.

Ma un'attenzione pubblica alla tematica omosessuale si deve anche agli attivisti e alla battaglia culturale condotta nel mondo accademico. Il primo libro 'Homosexuality' è del 1994, seguito un anno dopo da 'Homosexuals in China'. Nel 2003 e nel 2005 la Shanghai Fudan University ha istituito un corso su 'omosessualità e salute pubblica', diventato popolare a tal punto che l'università ha dovuto accettare anche studenti non iscritti alla Fudan.

Sul matrimonio la comunità gay cinese è divisa anche perchè sono tanti quelli che hanno sposato una persona di sesso diverso. Li Yinhe, studiosa di sessuologia e deputata dell’Assemblea Nazionale del Popolo (Npc), ha proposto invano una legge sul matrimonio omosessuale nel 2000, 2004 e 2006. Quest'anno ci sta riprovando convinta che il matrimonio gay possa rallentare la diffusione dell'Aids.
"Ma se nei magazine si parla di matrimonio e ci sono tante pubblicità gay - mi dice Henry al termine della chiacchierata - io all'orizzonte non vedo altro che bar gay o party privati. Spero solo che un giorno anche noi potremo vivere la nostra identità in pubblico".


L'OMOSESSAULITA' NELLA CINA ANTICA
Nell’antichità la cultura cinese non condannava l’omosessualità e rapporti sessuali fra due uomini sono presenti anche nella storia delle dinastie cinesi.




fonti: Newsweek Select - Washington Post - Wikipedia
giacomo.cellottini@ay.tv

http://tinyurl.com/29c6x4

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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