lunedì 18 giugno 2007
domenica 17 giugno 2007
Gay Pride: un milione di persone annunciano la nascita di coscienza
di Giuliano Federico - Giacomo Cellottini
È un cielo dal sole umido, denso di lacrime e sudore, quello che avvolge Roma in questa giornata di colori e rabbia, protesta e amore. Piazzale Ostiense alle 13.30 è già intasato del puzzo di diesel dei carri multicolore e la gente è tanta. Tantissima. Si capisce subito che sta per succedere qualcosa. L’aria è elettrica, insieme a lesbiche, gay e trans sono già presenti tantissime famiglie e coppie eterosessuali. Tanti i bambini, poche oscenità e nudità, il folklore pare più misurato del solito.
La notte appena trascorsa ha lasciato in gola a questa giornata, il catarro viscoso di scritte neofasciste apparse sui manifesti e i muri di Roma. Dai media arriva l’eco degli starnazzi clericali dei politici manovrati da Oltretevere. Il tanfo pavido della codardia della sinistra di potere avvolge in una morsa sconsolante i vertici del movimento LGBT, coscienti che il dado è tratto e quei partiti che oggi sono al governo non potranno più essere indicati come rappresentanti delle istanze omosessuali. Alle 19.30, quando un milione di persone cerca di riversarsi in Piazza San Giovanni senza riuscirci, dal pullman adibito al palco il Presidente di Arcigay Aurelio Mancuso grida “Non sappiamo che farcene dei vostri DICO, vogliamo il matrimonio”. Un boato sovrasta la piazza.
Sono trascorsi sette anni da quell’8 Luglio dell’anno 2000, da quel Roma World Pride che ruppe le acque di una gravidanza che oggi pare dare alla luce una bambina che si chiama “coscienza”.
‘Coscienza’ ha il volto dei bambini delle famiglie Arcobaleno. ‘Coscienza’ ha il volto delle centinaia di migliaia di persone eterosessuali scese in strada oggi a Roma al nostro fianco. E ovviamente ‘Coscienza’ ha il volto nostro, delle persone omosessuali e transessuali che oggi hanno abbracciato Roma, più di quanto abbiano fatto i cattolici con il Family Day, senza avere neanche un millesimo dei mezzi che la lobby vaticana ha fornito alla manifestazione pro-famiglia dello scorso Maggio. ‘Coscienza’ ha il volto di chi pensa che questa battaglia non sia solo una battaglia di donne lesbiche, uomini omosessuali, persone transessuali e bisessuali. Ma una battaglia di individui singoli, solitari e insieme appartenenti ad uno slancio di proposta futura. Di anelito di libertà e di costruzione di una società più larga, più robusta, più inclusiva. Una battaglia combattuta con i muscoli della ragione contro le armi di massa della paura. Una battaglia in difesa dell’amore e della sua molteplicità, contro il monoteismo dell’odio. Oggi è un bel giorno e da domani possiamo davvero sentirci più forti.
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=4029
sabato 16 giugno 2007
Gay Pride, Roma invasa: «Siamo un milione»
Un corteo colorato sfila fino a San Giovanni. Ferrero, Pecoraro e la Pollastrini: «Giusto esserci». Cori contro Prodi. Critiche dalla Cdl
ROMA - Colorato, allegro, chiassoso. Il corteo del Gay Pride 2007 invade Roma. Tra carri allegorici e bandiere, tra fischietti e palloncini colorati, tra cori contro il governo e musica disco, tra giovani «spartani» che distribuiscono preservativi e manifestanti in topless (nonostante le raccomandazioni di Vladimir Luxuria), tra maschere e coriandoli. All'appello hanno risposto in centinaia di migliaia. «Siamo un milione!» azzardano a un certo punto gli organizzatori del corteo dell'orgoglio omosessuale partito da piazzale Ostiense e arrivato in piazza San Giovanni: una scelta anche simbolica visto che lì si era tenuto il Family Day. Dietro lo striscione che apre la manifestazione (la madrina è l'attrice Monica Guerritore) sfilano le diverse sigle dei movimenti omosessuali, lesbiche, gay, bisessuali e transgender; sfilano i movimenti anticlericali, quelli di 'No Vat' e 'No God'; sfilano l'Arcigay, il circolo Mario Mieli e l'associazione dei genitori con figli omosessuali. Dai carri che accompagnano il corteo le casse sparano musica a tutto volume: sopra, 'drag queen' e ragazzi svestiti o mascherati come al carnevale di Rio. Molti gli striscioni: «Che lo riconosciate o no, siamo già una famiglia», recita uno; «L'amore è tutto sano, non dirlo al Vaticano», scandisce un altro. A bordo di un'Alfetta color crema c'è anche Daniele Silvestri, la cui ultima canzone «Gino e l'Alfetta» è stata scelta come inno ufficiale.
«IL GOVERNO NON FA NULLA» - Al di là degli aspetti gioiosi della manifestazione (in parte guastata da alcune scritte offensive contornate da svastiche e croci celtiche apparse alla vigilia), gli organizzatori del corteo si dicono «molto, molto inc... con questo governo perché non fa nulla per noi. Ci siamo stancati di essere cittadini di serie 'B', vogliamo avere gli stessi diritti degli altri e vogliamo mettere su una famiglia come fanno tutti gli altri». I manifestanti intonano cori contro il governo: «Prodi babbeo beccati sto corteo», «Meno Binetti e più diritti», «Prodi, Prodi dove sei? Oggi Roma è tutta gay». Si arriva a San Giovanni e Monica Guerritore sale sul palco: «Questa è una piazza di un milione di persone tutte unite nel rispetto delle identità, dell'essere umano e delle diversità. Abbiamo intrapreso un viaggio coraggioso per liberare noi stessi verso la tolleranza e il rispetto. Stasera stiamo cambiando il mondo».
I MINISTRI - Le contestazioni a Prodi e al governo nascono, soprattutto, dalla delusione per la mancata approvazione del disegno di legge sui Dico (anche se il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, afferma: «Noi non vogliamo i Dico, vogliamo il matrimonio»). Del resto, la stessa Unione partecipa, o aderisce simbolicamente, tra malumori e divisioni. All'edizione 2007 del Gay Pride italiano hanno dato il loro saluto il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e la collega per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini. «Abbiamo sostenuto da sempre questa iniziativa di lotta contro le discriminazioni, lo si fa in tutto il mondo e mi sorprendo che in Italia si faccia un dibattito su un tema dove a New York sfilano Hillary Clinton e il sindaco repubblicano della destra americana, e in Francia Sarkozy sostiene le leggi sui Pacs. Questo vale in tutta Europa», dice Pecoraro Scanio. Il collega di governo, Ferrero, aggiunge: «È una manifestazione che chiede diritti e libertà, io penso che li chieda giustamente per il movimento ma in realtà li chiede per tutti. Quindi a me pare utile e giusto essere qui a dare un saluto a questa manifestazione». Il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, spiega di essere venuta «perché c'è una politica che vuole ascoltare e capire».
REAZIONI POLITICHE - Il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, anche lui tra i manifestanti, avverte: «Guai a quella politica che non risponde a una domanda di diritti, sarebbe una politica morta». «Siamo qui - spiega - perché condividiamo integralmente la piattaforma della manifestazione, senza distinzioni. Una manifestazione che propone un rinnovamento necessario, non toglie diritti a nessuno ma prova ad aggiungerne». Quanto all'assenza dei leader di numerose forze della maggioranza, Giordano si limita a rispondere: «Noi ci siamo, e siamo ben lieti di esserci». Tra i partiti dell'opposizione solo Benedetto Della Vedova, riformatore liberale eletto in Fi, e il segretario della Democrazia per le autonomie, Gianfrano Rotondi, mostrano di comprendere le ragioni della manifestazione. Per il resto, da An e Lega arrivano solo critiche mentre Fi sottolinea, con Renato Schifani, la «debolezza» del governo. Per Roberto Calderoli «chi vive una sessualità naturale non ritiene di aver bisogno di manifestare per il proprio orgoglio, chi invece vive una sessualità contro natura e ritiene di dover manifestare il proprio orgoglio facendolo mette in dubbio in prima persona la cosa stessa. A tutti i manifestanti del gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso».
16 giugno 2007
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/16/gay_pride_roma.shtml
Colombia: passa legge su unioni omosessuali
http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id={210BB624-4091-40F7-B22B-FCE22D438ACF}
La bandiera della laicità
Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell'isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.
Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell'uguaglianza dei diritti. L'uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt'altra cosa).
Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l'intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.
Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. L'intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.
Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell'autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze "estetiche" da sopire, oggi è il giorno giusto.
Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.
Nessuna "famiglia tradizionale" si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire "contro natura". Chi si sente minacciato dall'omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.
(16 giugno 2007)
http://tinyurl.com/2gnzz5
venerdì 15 giugno 2007
Pride: dopo il silenzio, le polemiche
Se finora aveva regnato il silenzio sul Pride di domani, adesso imperversano le polemiche e le prese di posizione contro la manifestazione più importante dell'anno per la comunità GLBT italiana. Ad opporsi, anche se in modi diversi, al corteo che domani sfilerà per le strade di Roma, non ci sono solo politici, militanti dell'estrema destra e gerarchie clericali, ma anche singoli cittadini.
IL CASO DI ECOTV
L'episodio forse più incredibile è accaduto a EcoTv che ha in programma per domani la diretta dal Pride in collaborazione con Gay.it. «Nonostante fosse già stato concordato il noleggio di un automezzo, un imprenditore romano ha negato ad Ecotv il servizio, dopo aver saputo che il veicolo sarebbe stato utilizzato per la ripresa televisiva del Gay Pride». E' la denuncia del direttore di Ecotv, Pino Gagliardi. Secondo il direttore dell'emittente televisiva, infatti, l'uomo, al telefono, si sarebbe giustificato così: «Non conoscevo la finalità per cui volevate il furgone, ora che la so, non ve lo posso concedere». Pronta la replica del giornalista di Ecotv, che ha ricordato al noleggiatore di non avere alcuna intenzione di usare l'auto a nolo per «svaligiare una banca».
«Ma per me è simile- ha risposto l'imprenditore- Non voglio aderire in alcun modo a questa manifestazione, tanto meno mettendo a disposizione un mio automezzo perché non ne condivido la finalità, non rientra nei miei principi». Naturalmente la diretta si farà, e sarà l'occasione per trasmettere stralci della registrazione della conversazione con l'imprenditore romano. Le riprese dal corteo, invece, saranno fatte a bordo di un calesse.<
ECCO LA CEI
Stupisce, invece, il silenzio della Cei che ha dichiarato di voler mantenere il più stretto riserbo. «Preferiamo non rilasciare dichiarazioni che servirebbero soltanto a fomentare polemiche in cui noi non vogliamo entrare» spiegano negli uffici Cei che si occupano di comunicazione e famiglia, e aggiungono: «in questa occasione la nostra scelta è senz'altro quella del silenzio, d'altronde non è detto che noi dobbiamo commentare tutto quello che fanno gli altri». Alcuni direbbero che è una buona notizia. E' bastata Militia Christi ad ergersi a difensore del sentimento cattolico che il Gay Pride offenderebbe.
DAL PARLAMENTO
E poi ci sono sempre i teodem, come si chiamano adesso, ad alimentare le polemiche. L'ultimo a dire la sua è stato Luca Volontè, capogruppo dell'Udc alla Camera dei Deputati, che rispetto al dietrofront della ministra Barbara Pollastrini sul patrocinio al corteo ha dichiarato: «Non basta essere mogli di autorevoli esponenti della finanza per rispettare il principio di uguaglianza e non-discriminazione palesemente violato. La retromarcia della Pollastrini non incanta nessuno,le sue inaccettabili parole alla Camera e i suoi atti rimangono di una gravità inaccettabile. Il suo 'razzismo' antifamiglia e anti-eterosessuali - conclude - è contrario ai diritti costituzionali».
Intanto i preparativi continuano ed è ormai tutto pronto per l'appuntamento di domani per cui gli organizzatori parlano di 200 mila presenza previste. Seguite la diretta su Gay.it a partire dalle 15.00.
http://www.gay.it/channels/view.php?ID=23036
giovedì 14 giugno 2007
Gay Pride: in TV solo sul satellite
Sulla piattaforma Sky è Ecotv la televisione ufficiale del gaypride di sabato, raggiungibile sul canale satellitare 906.
Il canale seguirà la manifestazione di sabato con una lunga diretta che partirà alle 15.00 e seguirà in esclusiva l'evento con una programmazione in cui verranno trasmesse le interviste ai ministri Ferrero, Mussi, Pollastrini, e Pecoraro Scanio, e a Bonelli, Boselli, Luxuria, e Rizzo.
In scaletta anche gli interventi dei protagonisti e dei partecipanti, come Aldo Busi, Serena Dandini, Rocco Siffredi, Dario Vergassola. Inoltre, Sky Tg24 dedicherà ampie finestre nel corso del telegiornale, in onda ogni mezz'ora.
Anche RaiNews 24 seguirà in diretta il Romapride 2007.
''Faremo una rapida differita del corteo e poi una diretta dal palco - dice il direttore Rainews24 Corradino Mineo -. Inoltre il telegiornale avrà ampie finestre della manifestazione.
Comunque - continua il direttore - già domani mattina a Il Caffé, alle 8.05 su Raitre, parlerò della manifestazione con il vice segretario dell'Udc Erminia Mazzoni, con il deputato dell'Ulivo Enzo Carra, con l'ex garante della privacy Stefano Rodotà, con la deputata di Rifondazione Comunista Caterina De Simone e, molto probabilmente, con il ministro per le Pari Opportunita' Barbara Pollastrini''.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74292
Firenze. Coppia gay ricorre al Tribunale dopo il no del Comune alla pubblicazione di matrimonio
FIRENZE, 14 GIU - Il 29 marzo scorso si sono visti rifiutare dal Comune di Firenze la loro richiesta di pubblicazione di matrimonio, oggi hanno presentato ricorso al tribunale contro quel no. Sono Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro, 33 anni il primo, anche presidente di Arcigay Firenze, 21 il secondo, che, del loro desiderio di diventare anche giuridicamente una coppia hanno deciso di farne una ''battaglia politica'' e di ''impegno civile'', assistiti dagli avvocati Paola Pasquinuzzi di Firenze e Francesco Bilotta di Trieste.
Nel ricorso alla volontaria giurisdizione del tribunale fiorentino (30 pagine) essenzialmente si sostiene che le motivazioni del Comune sono ''illegittime e gravemente lesive del diritto all'autodeterminazione dei ricorrenti nonche' gravemente discriminatorie in quanto fondate sull'orientamento sessuale degli stessi''.
Motivo per cui si chiede al giudice anche di sollevare una questione di legittimità costituzionale.
L'avvocato Pasquinuzzi, che paragona l'attuale battaglia a quella fatta a suo tempo per il diritto a cambiare sesso, spiega che Palazzo Vecchio ha negato la pubblicazione del matrimonio essenzialmente perché nel codice civile, in tema di famiglia, si fa riferimento a marito e moglie e in virtù della circolare del ministero degli Interni 2/2001, che impedisce, per la contrarietà all'ordinepubblico, la trascrizione dei matrimoni omosessuali celebrati all'estero. All'opposto rileva che nell'ordinamento italiano non esiste una nozione di matrimonio così come non c'è un divieto espresso all'unione tra persone dello stesso sesso.
La circolare poi del ministero contrasta con lo spirito della Costituzione e con la Carta di Nizza sulla discriminazione per ragioni sessuali.
Infine escludere il matrimonio per gli omosessuali significa impedire di sviluppare appieno la loro personalità in un progetto di vita familiare e ciò appare in palese contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione.
Francesco e Matteo spiegano che ora, dal giudice, ''ci aspettiamo una risposta motivata, non un semplice diniego'' e sperano di essere utili per altre coppie, che magari potrebbero seguire il loro esempio e fare ricorso. ''Chiediamo - conclude l'avvocato - che il giudice si assuma la responsabilità di una funzione interpretativa delle norme in senso evolutivo per garantire una tutela che l'ordinamento nega''.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74291
USA: da leader religiosi lettera aperta pro-gay
NEW YORK – Giugno, mese nel quale avvengono in varie parti del mondo libero la maggior parte delle manifestazioni dei Gay Pride (compresi quello di Roma e quello di New York), è il mese scelto da un’ampia coalizione di leader di varie fedi religiose per diffondere una lettera aperta indirizzata a leader politici e religiosi, nella quale d’invita a un approccio su base religiosa che sia di supporto all’orientamento sessuale e alle identità di genere, temi sui quali spesso una certa rigidità mentale ancora è causa di molte discriminazioni verso le minoranze. Questa “Lettera aperta ai leader religiosi sulle diversità sessuali e di genere” è stata messa a punto per il Religious Institute da un ampio gruppo di teologi e religiosi di fedi diverse, tra cui ebrei, battisti, episcopali, luterani, presbiteriani, cattolici, unitari universalisti e delle Chiese unite cristiane.
La direttrice dell’Istituto, reverendo Debra W. Haffner, nel presentare il documento ha detto che «mentre le diverse denominazioni religiose continuano a dibattere gli argomenti legati alla sessualità il silenzio e le condanne del clero hanno portato alla distruzione di relazioni, suicidi per disperazione e discriminazione e violenze verso persone omosessuali e transgender. Negare che Dio ha creato le diversità come benedizione è negare l’insegnamento biblico.»
Nella lettera si legge che “troppe istituzioni religiose hanno mancato di accogliere le diversità sessuali e di genere. Alcune hanno erroneamente considerato l’omosessualità peccaminosa, mentre il vero tema è l’eterosessismo o l’ingiusto privilegio dell’eterosessualità. L’eterosessismo degrada le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender esattamente come il sessismo e i privilegi maschili degradano le donne.” Nella lettera si condannano “il silenzio, la disinformazione e la condanna delle diverse sessualità e identità di genere” e si afferma che “la repressione sessuale e del genere non può più essere ritratta come cosa virtuosa e moralmente difendibile.” Copia integrale del documento è scaricabile dal sito internet del Religious Institute.
http://www.gay.it/channels/view.php?id=23026
martedì 12 giugno 2007
Firenze, gonfalone al Gay Pride il PD vota no col centrodestra
di CLAUDIA RICONDA
Né delegazione istituzionale né gonfalone: il Comune di Firenze non sarà presente, nella sua veste ufficiale, sabato pomeriggio a Roma al Gay Pride. La possibilità di veder sfilare l´emblema della città nel corteo dell´orgoglio omosessuale è sfumata perché la ex Margherita si è messa di traverso e ha costretto tutto il Pd di Palazzo Vecchio a votare contro. E´ sfumata in un pomeriggio di bisticci in cui le diverse anime del Partito democratico sono entrate in conflitto e a rimetterci sono stati gli omosessuali fiorentini, che molto speravano di vedere sventolare a Roma il simbolo ufficiale di Firenze: quando in consiglio comunale si è trattato di votare l´emendamento sul gonfalone (modifica ad una mozione firmata da diciotto consiglieri, Rifondazione, Comunisti, Altracittà, Verdi, Sdi, Sinistra democratica e alcuni membri del Pd, che chiedeva la presenza di una delegazione del Comune al Pride romano ma senza aver previsto il gonfalone), il centro destra si è opposto («Non l´avete mandato al Family Day, non andrà al Gay Pride»), e il Pd, dopo le pressioni degli ex della Margherita, si è sfilato e ha votato anch´esso no («Per rispetto delle opposizioni», ha detto Susanna Agostini del Pd). La sinistra è rimasta sola, e l´emendamento non è passato. A quel punto si è votato la mozione sulla delegazione, ma il centro destra è uscito dall´aula, ed è mancato il numero legale. Risultato: anche la delegazione resta a casa. Si muoveranno gli altri, appunto. Tutti quei cittadini ai quali stanno a cuore non solo i diritti degli omosessuali, ma anche quelle tre parole che il Roma Pride 2007 ha scelto come fulcro della manifestazione: dignità, parità, laicità. Centinaia di fiorentini che l´Arci di Firenze e Azione gay e lesbica stanno mobilitando (adesioni trasversali da una ventina di associazioni, enti, gruppi politici, e da una trentina tra assessori e consiglieri locali). «Il clima di odio e discriminazione nei confronti dell´omosessualità e delle forme di famiglia non tradizionali ci obbliga a una risposta forte» dice Francesca Chiavacci presidente di Arci Firenze. «E´ dalla società civile che deve arrivare la spinta al governo perché si liberi dall´invadenza della Chiesa» insiste Elena Biagini di Azione gay e lesbica. Il comitato sta organizzando i pullman per Roma: 10 euro (prenotazioni 055-26.29.7218 o 055-220.250, mail firenzeperilpride07gmail.com)
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74225
lunedì 11 giugno 2007
Vaticano: soldi, potere e le vacanze del Papa pagate dagli italiani
di giuliano.federico@gay.tv
Due storie sono apparse in poche ore su due importanti testate italiane. Ne riportiamo una breve sintesi, rimandandovi alla lettura integrale sui due media che ne hanno parlato.
Corriere della Sera (pagina 27 del 10 Giugno)
5 miliardi di euro da Cariplo al fondo dei Salesiani Giovanni Mazzali, economo generale dei Salesiani di Don Bosco, pochi giorni fa ha convinto la Fondazione Carialo (ndr con la tecnica delle fondazioni, vietata dall’Unione Europea, il Vaticano controlla i maggiori istituti bancari italiani e non solo, insediando nei consigli di amministrazione uomini di fiducia che rispondono direttamente a precisi ordini vaticani) a partecipare ad un progetto comune consegnando 5 miliardi di euro alla società di gestione italiana di Polaris Investment Sa, presieduta da un ex commissario Consob e controllata dai Salesiani con giro diretto dal Lussemburgo. Perché in Lussemburgo “Rispetto all’Italia ci sono vantaggi fiscali” ha spiegato il prete che si occupa di soldi. Attenzione però, l’intento del fondo che ne nascerà è più che nobile. Il Vaticano investirà su affari che non abbiano a che fare con armi, pornografia e prodotti farmaceutici che non contraddicano le direttive cattoliche in materia di etica, vita eccetera. L’operazione finanziaria permetterà grandi guadagni al Vaticano, che riducendo le quote dal 52% al 20%, incasserà dividendi e comunque aumenti dei rendimenti delle proprie quote.
L’Espresso (N° 23 anno LIII 14 giugno pagina 13 nella rubrica ‘Riservato’)
20.000 euro al giorno dagli Italiani per le vacanze di Ratzinger
(dal Corriere delle Alpi alcuni dettagli) Ventimila euro al giorno per il periodo di riposo in montagna che Ratzinger trascorrerà a Lorenzago di Cadore (Belluno), dal 9 al 27 luglio prossimi, in una villetta di proprietà della Diocesi di Treviso.
La giunta regionale del Veneto, presieduta da Giancarlo Galan, ha stanziato fondi complessivi pari a 345.000 euro per gli interventi necessari a "garantire la più serena tranquillità e riservatezza al soggiorno dell'augusto ospite". Spiccano i 20.000 euro per far piallare il cosiddetto 'Angolo di Preghiera', struttura in legno coperta, dotata di panca e tavolo, ma sono comprese nel prezzo altre sette panchine con schienale, destinate ai prelati 'minori', nelle ore di meditazione.
Più di 50.000 euro per asfaltare i due chilometri della strada d'accesso alla residenza del Santo Padre, mentre la recinzione della dimora costerà 24.882 euro. Per vasi e addobbi floreali della casa papale preventivati 13 mila euro più 3 mila euro per "piante ad alto fusto di latifoglia, compresa zolla terrosa". Poco per le guardie svizzere. ‘Solo’ 7.000 euro per un sentiero in ghiaia dedicato ai loro giri di guardia, parapetti, passerelle, parapetti e tende di protezione incluse.
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3999
Insultato in stazione perché gay
di PIETRO BENACCHIO
DOMODOSSOLA - «Volevo soltanto informazioni su eventuali treni speciali o sconti per il Gay Pride a Roma, dai ferrovieri in servizio allo sportello ho invece ho ricevuto insulti e atteggiamenti discriminatori. Neppure la polizia ha purtroppo dimostrato sensibilità». La denuncia arriva da Fabio Busana, 20 anni, operaio di Villadossola, già fondatore e presidente provinciale dell’Arcigay, che ha segnalato l’episodio al coordinamento Torino Pride per valutare le azioni di intraprendere. E la riposta non si è fatta attendere.
La portavoce Roberta Padovano, ha subito inviato una lettera di segnalazione a Trenitalia, chiedendo anche all’azienda di organizzare corsi di comportamento sui temi dell’omosessualità per i propri dipendenti. «Riteniamo che sensibilizzazione e denuncia pubblica, più che le azioni giudiziarie, siano in certi casi strumenti più efficaci contro ogni forma di discriminazione», spiega Padovano. Ne è convinto anche Fabio Busana, che nel frattempo è uscito dall’Arcigay e ha fondato il «Glbtq», Movimento Gay lesbiche bisessuali transessuali e queer, con sede legale a Villadossola.
«I Pride - dice Busana - servono soprattutto a questo, a costruire un giusta convivenza sociale. Non mancheremo a Roma». E racconta così quanto successo: «Il pomeriggio di mercoledì 6 giugno, mi sono recato intorno alle ore 16 con un amico, Emanuele Clemente, alla stazione di Domodossola per chiedere informazioni. Allo sportello, abbiamo chiesto all’operatore di Trenitalia se in occasione del Pride di sabato 16 giugno a Roma, ci fossero dei treni gratuiti oppure delle offerte. L’addetto non sapeva cosa fosse il Pride. Io ho allora specificato Gay Pride».
«Avendo capito di che cosa si trattava - continua - ma non essendo in grado di rispondere, ha chiesto ad un collega che era seduto a pochi metri da lui nell’ufficio della biglietteria. Il collega ha detto di no, che non c’era nessuna offerta, e ha aggiunto la frase “Se vogliono andare a Roma a prenderlo nel c... che si arrangino”. Noi, clienti di Trenitalia siamo rimasti a dir poco stupiti da questo suo insulto. Tra l’altro avvenuto in presenza di altre persone in fila allo sportello. Ho risposto: “Ma come si permette, guardi che lei è dipendente pubblico, si vergogni”. Ho chiesto il suo nome ma il signore si è rifiutato. Ci siamo recati alla Polizia vicino alla stazione, dove, dopo aver esposto i fatti, ci siamo sentiti dire “Ma non credo che ne valga la pena, quando rientra la pattuglia che ora è fuori mandiamo qualcuno dal signore”. Noi abbiamo fermamente ribadito le nostre intenzioni. Sono poi arrivati due agenti che in sala d’attesa, nemmeno in un ufficio, ci hanno domandato cosa fosse successo. Hanno detto di attendere. Ci avrebbero chiamati loro per fare la denuncia. Dopo circa un’ora, si è presentato un uomo, senza divisa, che ci ha detto di andare dalla Polizia Ferroviaria. Dopo aver cercato per la stazione gli agenti, ci siamo recati nuovamente alla Polizia vicina. Ci hanno detto di andare la mattina seguente, che comunque avevamo tempo 90 giorni. Questi fatti - conclude - ci portano ad affermare che nei nostri confronti c’è stata poca considerazione anche da parte degli organi di Polizia».
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74201
venerdì 8 giugno 2007
George W. Bush, anatomia di un omofobo alla Casa Bianca
Con George W. Bush alla Casa Bianca, il mondo ha visto riaccendersi le contrapposizioni a sfondo religioso.
Sarebbe disonesto additare il presidente Usa come unico responsabile della nuova fragilità geopolitica globale, eppure è proprio nella sua leadership che si è cristallizzato agli occhi di tutti quel metodo guerrafondaio, da impero romano in disfacimento, continuamente ossessionato dall’uso della paura come arma di dominio sulle masse. Sul fronte interno, Bush alla Casa Bianca ha significato per la più grande democrazia del mondo un ritorno all’uso della religione come fonte ispiratrice dell’agire politico. Ma non sui temi economici, dove la parola di Cristo nulla ha potuto contro l’aumento dei nullatenenti e l’incremento pauroso del divario tra ricchi e poveri. Cristo e Dio sono invece stati sbandierati sulle questioni etiche.
Nella lista che segue abbiamo provato a riassumere le azioni dell’amministrazione Bush sui temi cari alla comunità LGBT.
- Nomina di giudici federali e giudici costituzionali profondamente omofobi tanto che nel 2000 la corte suprema ha giudicato incostituzionali le leggi anti sodomia.
- Distorsione dei fondi federali per la cura e prevenzione dell'aids, e blocco di quelli destinati ai programmi internazionali a favore di chiese e organizzazioni religiose che propinano come cura per la prevenzione dal virus l'astinenza sessuale. Programmi falliti a livello sanitario prima ancora che sociale. (leggi »)
- Implementazione della disastrosa politica ‘don't ask don't tell’ costata finora oltre 363 milioni di dollari, il doppio di quelli dichiarati ufficialmente. (leggi »)
- Licenziamento dei traduttori gay persiani della Cia dopo l'attentato dell'11 settembre. (leggi »)
- Sostegno dei referendum costituzionali a livello statale contro il matrimonio gay e nel 2006 a livello federale come mossa per catturare il voto conservatore in vista del rinnovo del parlamento. Bush ha perso il controllo di entrambe le camere. (leggi »)
- La figlia del vicepresidente Cheney, lesbica dichiarata, non è sul palco quando l’amministrazione Bush festeggia la prima elezione e la rielezione. Un vero caso di discriminazione che la figlia giustifica davanti ai media. Nel 2007 Mary Cheney dà alla luce una bimba. Imbarazzo e totale silenzio del presidente. (leggi »)
- Bush viene inserito al secondo posto nella lista dei personaggi omofobi. Il papa è primo. (leggi »)
- Bush è uno dei pochi repubblicani che si oppone al Matthew Shepard Act contro i crimini di odio verso gay e lesbiche. La legge passa. (leggi »)
- In politica estera l'asse America - Gran Bretagna è messo più volte in crisi dalle politiche di Bush contro la comunità GLBT. (leggi »)
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3989
mercoledì 6 giugno 2007
Le nuove coppie gay? Sempre più fedeli
Stabili e con un rapporto paritario: «Sembrano eterosessuali». Bologna la capitale
di Andrea Garibaldi
ROMA — Una volta, seconda metà del '400, l'omosessualità era «vizio nefando». E c'erano, a Firenze, gli «Ufficiali di Notte», incaricati di investigare su chi indulgeva al vizio sodomitico. Dopo quasi sei secoli, oggi vivono nelle città italiane coppie omosessuali che sempre più somigliano a quelle eterosessuali. Due uomini o due donne che hanno un rapporto paritario, con ruoli intercambiabili, sia sessuali che di vita quotidiana, che portano un anello come simbolo del legame (45 per cento dei gay, 65 per cento delle lesbiche), che si chiamano fra loro «ciccio», «cucciola», «tato», «orsetto». È dunque questa l'epoca degli «Omosessuali moderni», titolo del libro dei sociologi bolognesi Marzio Barbagli e Asher Colombo, che esce domani con una seconda edizione aggiornata e ampliata (Il Mulino editore). Vanno in minoranza alcuni modelli e stereotipi: il rapporto fra un superiore e un inferiore, un adulto e un ragazzo, un attivo e un passivo. Il maschio effeminato e la femmina mascolina. I gay che vivono oggi a Bologna («la San Francisco italiana»), a Milano o a Roma sono assai diversi da Benvenuto Cellini, da Pier Paolo Pasolini o dal Michel Serrault del «Vizietto». «Gli omosessuali moderni — si legge — non fanno più l'amore con gli eterosessuali o con le persone dell'altro sesso, ma solo con altri omosessuali. Non vivono più soltanto nel segreto di un sofferto isolamento e non si incontrano più soltanto in luoghi clandestini». C'è una rete di imbianchini, falegnami, posatori di moquette, fotografi, agenti di viaggio che si rivolgono esplicitamente a una clientela omosessuale.
In questo importante passaggio di costume, Barbagli e Colombo approfondiscono le differenze fra gay e lesbiche. Fra il 58 e il 70 per cento delle lesbiche hanno una relazione fissa, contro il 40-49 per cento dei gay. «Il primo rapporto dei gay ha carattere prevalentemente fisico, quello delle lesbiche è di solito romantico e sentimentale». Le lesbiche frequentano meno dei gay i locali «di genere» e non esistono per le lesbiche le «dark room» dove fare l'amore con sconosciuti. Un'altra differenza sta nella relazione con la Chiesa. Esempio: fra i 18 e i 24 anni, non va mai a messa il 51 per cento delle lesbiche e il 43 per cento dei gay, mentre in tutta la popolazione italiana i dati sono al contrario, 35% degli uomini e il 24% delle donne. Anche nella dimensione moderna la vita omosessuale resta densa di ostacoli. Prendiamo il coming out, la rivelazione di non appartenere alla «normalità». Il 51% delle madri — raccontano Barbagli e Colombo — reagisce negativamente alla notizia dell'omosessualità della figlia, ma se si tratta dell'omosessualità del figlio questa reazione si riscontra solo nel 40 per cento dei casi. Tra i padri la reazione negativa verso l'omosessualità delle figlie femmine — come quella verso i maschi — scende al 35%. L'ultimo capitolo della nuova edizione tratta delle norme introdotte per riconoscere e regolare la vita delle coppie omosessuali, a partire dalla Danimarca (1986), alla Norvegia (1993), a tutti gli altri paesi del mondo occidentale, con l'eccezione di Italia e Grecia e Portogallo e dell'est Europa. Crescono tuttavia, negli ultimi tredici anni, gli italiani che pensano che le copie omosessuali debbono potersi sposare (dal 28 al 40 per cento), convivere con i vantaggi delle coppie sposate (dal 39 al 56), ereditare l'uno dall'altro (dal 50 al 58). Quanto al diritto per gli omosessuali di adottare figli, gli italiani proprio non ci stanno: si è passati dal 14 per cento appena al 19.
http://tinyurl.com/2vez6b
lunedì 4 giugno 2007
Mtv awards, il miglior bacio è gay
Sorpresa agli MTV Awards per la vittoria come miglior bacio dell'anno del gay kiss tra Will Ferrell e Sacha Baron Cohen nella commedia 'Ricky Bobby: la storia di un uomo che sapeva contare fino ad uno' di Adam McKay in cui interpretano due campioni di automobilismo rivali che arrivano a baciarsi appassionatamente davanti alla folla di spettatori in deliquio.
La performance è stata ripetuta sul palco dai due attori che si sono rotolati ripetutamente per terra. Sacha Baron Cohen ha vinto anche come miglior attore comico per 'Borat'. Altro riferimento gay, la battuta della presentatrice Sarah Silverman sul film '300' di Jack Snyder che si è aggiudicato il premio per il miglior combattimento: "Il titolo è stato scelto calcolando quanto fosse gay in una scala da 1 a 10".
Come miglior film è stato scelto 'Pirati dei Caraibi 2' e miglior attore il suo protagonista Johnny Depp. Miglior cattivo il luciferino Jack Nicholson di 'The Departed'.
http://www.gay.it/channels/view.php?id=22964
Calcio gay all'attacco:"In A e B saremo in 50"
Li picchiano a Mosca, li sospettano di potenziale terrorismo in Alabama, in Italia c’è chi è sceso in piazza per impedire che si formino una famiglia. Per i gay è un momentaccio se mai ce n’è stato uno migliore, e allora qualcuno la butta sullo sport, anzi sul calcio che è il più omofobo di tutti ma il più universale: a fine settembre, a Buenos Aires, si gioca il campionato del mondo per squadre omosessuali e ci sarà per la prima volta una formazione italiana con la maglia azzurra, la bandiera, forse l’inno e certamente uno sponsor, una discoteca dell’Arcigay nella zona di Lambrate, a Milano, che si chiama Binario Uno e investe un po’ di soldi per fare contenti gli amici più che per un ritorno pubblicitario, tanto chi la deve conoscere la conosce già.
Spulciando sul sito dell’Iglfa, l’associazione mondiale di calcio per gay e lesbiche, si scopre una dimensione internazionale impensabile. C’è una squadra a Pechino, una a Sydney, giocano in tutta l’Europa occidentale e naturalmente nel Nord America. Hanno sigle e loghi fantasiosi: i «chiodi» di San Francisco, gli «uragani» della Florida, i «leoni» a Londra, i «ragazzi di strada» a Monaco, l’«arcobaleno» a Parigi, la «Tu Mamà» in America Latina e gli immancabili e poco oxfordiani «Fuckers». In Italia il fenomeno stenta a crescere. «Siamo al punto in cui era la Germania venticinque anni fa, e non mi riferisco soltanto al pallone - dice Klaus Heusslein, l’anima della Nuova Kaos, il club di Milano che fa da ossatura alla Nazionale che andrà in Argentina -. Però in Germania si è lottato per farsi accettare e lo si deve fare anche qui. Non c’è niente dello spirito e del modello del Gay pride in quello che facciamo: né parrucche né eccentricità, meno che mai “drag queens”. Si va in campo come chiunque altro e i gusti che si hanno a letto sono un fatto personale. La gente però ha paura di esporsi».
I calciatori omosessuali dichiarati sono pochi. C’è una squadra a Roma, una a Genova. Milano è stata la culla: anche lì tuttavia stavano per lasciar perdere dopo i primi entusiasmi, poi nel 2002 arrivò Klaus dalla Germania e il progetto è ripartito. Tossicchiando va avanti, con le difficoltà che si possono immaginare. «Uno degli handicap - dice Heusslein che è anche vicepresidente del comitato organizzatore del Mondiale - è che non siamo abbastanza per formare un nostro campionato. E la qualità non è straordinaria, più o meno valiamo una squadra di seconda categoria. Sarebbe diverso se ci fosse il coraggio di fare outing (intende coming out, ndr): non ho un conteggio preciso ma se valgono nello sport le proporzioni che ci sono nella società, tra i professionisti della A e della B almeno cinquanta sono gay e in tutto il calcio italiano sono alcune centinaia. Il problema è che non lo dicono: il calcio respinge gli omosessuali, basta pensare a quello che ha detto Deschamps sulle maglie rosa quando la Juve è stata promossa, e gli omosessuali respingono culturalmente il calcio. Preferiscono praticare il nuoto, il tennis e la pallavolo. Così noi siamo sempre fuori posto per gli uni e per gli altri».
Vita dura. Spesso sul filo tra il dire e il non dire la diversità. La Nuova Kaos è una squadra come qualsiasi altra, partecipa al campionato Uisp della zona di Milano. All’inizio pochissimi ne conoscevano la particolarità. La voce però è girata velocemente. «Il primo anno arrivammo secondi - racconta Klaus -, adesso si sta intorno al settimo posto perché contro di noi c’è più impegno, i maschioni non ci stanno a perdere. Come si comporta il pubblico? Ha una certa curiosità nel vedere cosa combiniamo o magari immagina che andiamo in campo con i tacchi a spillo: c’è un po’ di goliardia, le battute volano più basse e grevi ma non è mai successo niente di speciale. Negli stadi si è visto di molto peggio». Si scopre che in fondo c’è in giro ancora un po’ di intelligenza, anche se i pregiudizi resistono. «Una volta organizzammo un’amichevole contro la squadra di Sky, c’era Pasquale Bruno, l’ex giocatore del Torino e della Juve, uno che ha sempre detto peste e corna sul calcio femminile, immagini cosa poteva pensare di noi. Nessuno lo aveva avvertito, in campo non si accorse di nulla, perdemmo soltanto per 6-5 e ci fece i complimenti. Quando gli raccontarono la verità non ci credeva. In realtà chi sa distinguere il calcio dal sesso non ha difficoltà ad accettarci. Abbiamo alcuni etero in squadra. Il primo è stato un quarantenne sposato e con figli: aveva voglia di giocare al pallone due o tre volte la settimana, i primi tempi eravamo indecisi se spiegargli come stavano le cose. Del resto in campo non c’era differenza nei comportamenti né gli saltavamo addosso sotto la doccia, come nelle barzellette. Un giorno però tra noi partirono alcune battute inequivocabili e ci paralizzammo aspettando di vedere la sua reazione. Ci guardò e ci disse: ma pensavate che fossi così scemo da non averlo capito già la prima volta?».
La preparazione alla Coppa del Mondo che comincia il 23 settembre sarà artigianale. Nessun ritiro collegiale, le convocazioni verranno falcidiate dagli impegni di lavoro perché quasi tutti i giocatori hanno le ferie fissate in agosto. Insomma sarà una Nazionale fatta con chi può andarci e ci sarà uno spazio anche per gli stranieri e gli oriundi, un italiano che vive a San Francisco e il solito Klaus, che è tedesco, «ma da 5 anni - dice - vivo in Italia e se un argentino come Camoranesi ha vinto il Mondiale con la maglia azzurra non vedo perché non dovrei provarci io». Antonio, l’allenatore, resterà a casa. Anarchia tattica e molto fai-da-te anche perché i giocatori arriveranno in Argentina solo un paio di giorni prima dell’inizio, tra l’adattamento al fuso e tutto il resto. Insomma le chances di vincere sono poche, praticamente nessuna: il divario dalle squadre di Londra e di Parigi già campioni del mondo è netto, gli americani hanno una vasta scelta. L’obiettivo è fare una buona figura e divertirsi perché «il mondiale è soprattutto un grande happening, un’occasione di incontro. Di giorno si gioca, la sera si fanno feste, si creano amicizie e talvolta nascono rapporti seri. I calciatori di solito hanno un bel fisico. Sono attraenti e sexy». Anche attorno a loro ronzano evidentemente le «veline». Pardon, i velini. È solo una questione di gusti.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74130
sabato 2 giugno 2007
Il principe gay di Manchester
Un fantasista brasiliano, nero, giovanissimo e gay alla corte di Cristiano Ronaldo. Il Manchester United ha annunciato l’acquisto dal Porto di uno dei più promettenti centrocampisti d’attacco al mondo: Anderson Luís de Abreu Oliveira. Nato il 13 Aprile 1988 a Porto Alegre e acquistato nel Novembre del 2005 dalla squadra portoghese, Anderson è stato vicecampione del mondo Under 17 nel 2005 in Perù, e fu proprio in quella occasione che mise in mostra il suo talento calcistico (vinse una sorta di Pallone d’Oro dei giovani), fino ad essere notato dai talent scout calcistici che sempre affollano tornei di questo tipo.
Veloce nello scatto, dotato di un forte senso della regia sulla tre quarti, ma capace anche di propulsioni in attacco fino al goal, il ragazzo ha soprattutto un grandissimo talento: il carattere.
Vederlo giocare e sbraitare in mezzo al campo è uno spettacolo. Lui, piuttosto piccolino e giovane, grida e incita compagni di ben più solida carriera, dispensa indicazioni (oltre che assist d'un certo
pregio), trascina chiunque con entusiasmo e rabbia. A prova del suo carattere, la nota più bella e indicativa della sua ancor breve carriera: nel gennaio 2006, poche settimane dopo essere stato acquistato dal Porto, l’allora 17enne enfant prodige, già idolo di curve e ultrà, annuncia al suo spogliatoio e alla stampa portoghese “Sono gay”. Un mito. Il Manchester ha pagato 30 milioni di euro per accaparrarsi talento e carattere di quello che si preannuncia come il primo grande calciatore gay dichiarato.
Dopo il grigio di tanti campioni omosessuali nascosti nell’armadietto, un uomo vero e gay si appresta a scalare le vette del calcio europeo. E ad insegnare cosa significa davvero avere le palle.
giuliano.federico@gay.tv
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3975
Quasi 5 milioni per l'AnnoZero sugli scandali vaticani
ROMA – Ascolti eccellenti ieri sera su Rai Due per “AnnoZero”, che ha trasmesso il documentario BBC “Sex Crimes and the Vatican”. È stato visto da 4.781.000 spettatori con uno share del 21,01%, risultando secondo solo all’ennesimo varietà canzonettaro di Rai Uno, che ha dilettato oltre 6 milioni di spettatori. Per Michele Santoro si è trattato del migliore ascolto in assoluto sin da quando il giornalista è tornato in video dopo gli anni di ‘esilio’ nel corso della precedente legislatura. Visti gli appelli a censure preventive da parte di molti esponenti politici e il gran tiro del fango sul documentario messo in atto dal plotone degli atei atei-devoti e degli ultras-clericali che abbondano sulla scena culturale italiana, per Santoro è stato un successo già andare in onda.
«Ieri sera abbiamo avuto una prova di civiltà» ha commentato il giornalista questa mattina su Radio Città Futura, aggiungendo che «ci è voluto tanto ma alla fine lo abbiamo trasmesso questo documentario. Ho sempre sostenuto che il servizio pubblico è ciò che il mercato non riesce a fare spontaneamente. Quindi il servizio pubblico deve essere più informazione, più dibattito, più polemica, più spregiudicatezza e più creatività altrimenti non ha senso parlare di servizio pubblico. Ogni volta che si verifica un episodio tutti si schierano soprattutto per un pregiudizio politico invece noi dobbiamo dibattere, discutere e parlare. Non devono esserci tabù riguardo a questo.» Il conduttore ha poi lodato monsignor Rino Fisichella, che «ha dato un segnale che se la politica italiana sapesse raccogliere ci porterebbe in una situazione decisamente più favorevole perché si è confrontato in campo aperto, ha detto la sua ma ha dimostrato anche una capacità di ascolto straordinaria anche rispetto a situazioni sconvolgenti.»Ma ha saputo il Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense dare risposte esaurienti ai tanti angosciosi interrogativi (“falsità” e “deformazioni” per l’Avvenire) sollevati dal documentario? A noi sembra proprio di no. Fisichella ha puntatosoprattutto a ribadire che il diritto canonico a cui fanno riferimento i documenti presi in esame nell’inchiesta non interferisce col codice penale dei singoli stati, tuttavia non ha saputo minimamente giustificare quello che poi, alla fine, è la vera grande questione sollevata da Colm O'Gorman: perché l’autorità ecclesiastica suprema (ovvero la Congregazione per la Dottrina della Fede guidata per oltre un ventennio da Joseph Ratzinger) non è intervenuta di fronte a casi di accuse di abusi sessuali provenienti da diverse parti del mondo (Irlanda, Stati Uniti, Brasile) e ha consentito che i sacerdoti accusati di tali crimini venissero semplicemente spostati, per anni e anni, da una parrocchia all’altra?
Nessun chiarimento (anzi, questo aspetto del documentario è stato totalmente ignorato) neanche sui casi come quello di Joseph Henn, il prete americano rimasto intoccabile e al sicuro in Italia, lavorando per anni proprio a due passi dal Vaticano, fino a scomparire proprio mentre gli veniva recapitato un mandato di estradizione verso gli USA.
Alla fine del can can mediatico il legittimo sospetto è che i vertici della Chiesa Cattolica quel (poco) che hanno fatto lo hanno foto solo a seguito dell’uscita degli scandali sui giornali e che ora, dispensando a piene mani bontà e perdono, siano già pronti alla piena assoluzione, soprattutto nei confronti delle proprie - peraltro neanche ammesse - responsabilità.
(Roberto Taddeucci)
http://www.gay.it/channels/view.php?id=22959
giovedì 31 maggio 2007
Il governatore del New Hampshire firma la legge sulle unioni civili
New York, 31 mag. - Il governatore del New Hampshire John Lynch ha firmato in legge un provvedimento che fa del suo Stato il quarto negli Usa a consentire le unioni civili tra persone dello stesso sesso. E' la prima volta tuttavia che questo diritto viene riconosciuto con un atto legislativo spontaneo, senza cioè che ci sia stata una battaglia in tribunale sui diritti delle coppie omosessuali.
Il governatore, un democratico, intervistato aveva dato il suo appoggio alla legge qualche settimana fa, dopo l'approvazione della Camera del New Hampshire e in attesa del voto del Senato, entrambe controllate dal partito democratico.
Con il New Hampshire tutto il New England, la regione nord orientale degli Stati Uniti, ammette le unioni tra gay e lesbiche. Il Massachusetts è l'unico degli Stati americani a consentire i matrimoni tra omosessuali, per effetto di una sentenza giudiziaria. Mentre il Vermont e il New Jersey hanno ammesso le unioni civili, anche in questo caso dopo pronunciamenti di corti statali.
Il Connecticut è stato il primo Stato ad ammettere le unioni tra gay e lesbiche senza attendere l'intervento di una corte, ma la misura è al momento bloccata da un ricorso.
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74081
mercoledì 30 maggio 2007
La classifica dei campioni dell'omofobia
In occasione della Giornata Internazionale contro l'omofobia da poco celebrata, "Human Rights Watch" ha diffuso una classifica delle personalità responsabili della persistenza del pregiudizio contro i gay
di Roberto Taddeucci
NEW YORK - Sono Papa Benedetto XVI, il presidente degli Stati Uniti George W.Bush e quello iraniano Mahmoud Ahmadinejad le tre personalità che nel 2006 hanno più contribuito a minare il rispetto dei diritti umani, promuovendo attivamente il pregiudizio contro le persone omosessuali, bisessuali e transgender. È il risultato del nuovo rapporto annuale che l'organizzazione americana per i diritti civili Human Rights Watch (HRW) ha diffuso in occasione della Giornata contro l'Omofobia del 17 maggio, la data nella quale nel 1990 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definitivamente depennato l'omosessualità dall'elenco delle malattie e dei disturbi mentali.
Nel presentare la Hall of Shame (galleria della vergogna) di quest'anno Scott Long, direttore del programma per i diritti della comunità GLBT di HRW, ha spiegato che questa lista di nomi «non mira a elencare coloro che hanno perpetrato le peggiori offese, ma mette in luce quei leader che hanno usato la loro autorità per negare basilari diritti umani. Bush e il Papa parlano entrambi di dignità umana ma le loro parole e azioni omofobiche danneggiano famiglie e ne compromettono il benessere». «L'omofobia mette a rischio fondamentali diritti umani - ha aggiunto Long - e questo dovrebbe essere preoccupante per tutti. I governi sminuiscono le famiglie quando negano il riconoscimento a tutte le famiglie. Mettono in pericolo i bambini quando riducono al silenzio alcuni bambini». Sono parole dette da una persone che vive oltreoceano ma per che a noi, che viviamo in Italia, fanno immediatamente pensare all'esclusione, veramente ingiustificabile, dell'associazione Famiglie Arcobaleno dal recente Congresso sulla famiglia tenutosi a Firenze.
La lista della vergogna 2006
Ecco i nomi e le motivazioni di coloro che sono entrati quest'anno nell'olimpo dell'omofobia.
1. Papa Benedetto XVI: "per minare famiglie. Il capo della Santa Sede è andato ben oltre l'esprimere il punto di vista teologico sull'omosessualità. Il Papa ha interferito nella politica di molti paesi condannando e facendo pressioni verso coloro che appoggiano pari diritti o forme di riconoscimento per le famiglie gay e lesbiche. Dopo la legalizzazione del matrimonio gay in Spagna nel 2005 il Pontificio Consiglio della Famiglia di Benedetto XVI ha comandato a pubblici ufficiali spagnoli di rifiutarsi di sposare coppie dello stesso sesso o di portare avanti le pratiche quando volessero candidarsi all'adozione di un bambino"
2. Il presidente USA George W. Bush: "per mettere a repentaglio la salute pubblica. Il Piano d'emergenza contro l'Aids (PEPFAR) stabilisce che un terzo delle risorse vadano ai cosiddetti programmi di 'astinenza fino al matrimonio'". Programmi che per HRW mettono a rischio la salute dei giovani in quanto mandano un messaggio secondo il quale non è possibile fare sesso sicuro e non forniscono adeguate informazioni. In alcuni paesi si è ridotta drasticamente la fornitura di profilattici in altri, come l'Uganda, fondi sono andati anche a gruppi che promuovono attivamente l'omofobia.
3. Il presidente dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad: "per aver diretto una campagna di 'contrattacco all'immoralità pubblica' che ha portato all'arresto arbitrario di persone che si comportano o si vestono in maniera diversa, tra cui migliaia di donne per non indossare i 'corretti' abiti islamici. Ahmadinejad ha usato anche dei vigilantes religiosi per condurre raid in abitazioni private in cerca di comportamenti 'devianti', compresa l'omosessualità".
4. Il ministro polacco all'educazione e vice primo ministro Roman Giertych: "Facente parte di un governo di centro-destra che ha fatto dell'omofobia uno dei punti centrali della sua politica. Il suo ministero ha proposto una legge volta a sanzionare o arrestare insegnanti, educatori e difensori dei diritti umani anche solo per menzionare l'omosessualità, negando anche informazioni vitali su come proteggersi dall'Hiv/Aids".
5. Bienvenido Abante, membro del parlamento delle Filippine e a capo della Commissione sui diritti umani e civili: "Abante ha raccomandato che gli omosessuali siano 'curati' per farli diventare eterosessuali e ha più volte bloccato una legge volta a proibire discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e di genere. Ha anche suggerito che le persone GLBT siano escluse dalla 'definizione' riguardante i diritti umani."
http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22941
martedì 29 maggio 2007
Mosca pride, la violenza continua in Italia
Ormai è un caso internazionale e anche l'organizzazione Human Rights Watch denuncia quello che è successo a Mosca durante il Gay Pride di domenica scorsa. «I cristiani ultra-ortodossi, gli estremisti, i neo-nazi hanno provocato e attaccato i partecipanti. La polizia stava a guardare. Sono state arrestate un bel po' di persone, e col mio collega Scott Long abbiamo fatto il giro dei commissariati per verificare chi era stato arrestato. Alcuni individui vestiti di nero con una croce in mano gridavano: "Il sangue dei finocchi dovrebbe scorrere sulle strade di Mosca". Fanatici religiosi che, assieme a elementi di estrema destra, hanno cominciato ad attaccarci. La cosa singolare è che la polizia arrestava le vittime, anziché gli aggressori». È quello che racconta Boris Dittrich, rappresentante di Human Right Watch, presente alla manifestazione. «Il rapporto che Human Rights Watch sta preparando non comprenderà solo il comportamento della polizia alla Gay Parade - conclude Dittrich -, ma anche le violazioni dei diritti delle minoranze nelle repubbliche ex-sovietiche, le discriminazioni ai danni di chi desidera esprimere liberamente la propria opinione».
In Italia, I promotori del Gay Pride di Roma hanno ivitao i loro omologhi russi alla manifestazione del 16 giugno. Dalla politica invece, dopo una sfilza di dichiarazioni di solidarietà, non si parla quasi più delle violenze, se non per ribadire che i rapporti con la Russia non si toccano. La senatrice di Forza Italia Antonella Rebuzzi dice: «si devono sempre rispettare gli usi e costumi del Paese visitato; anche se la battaglia per i diritti umani è meritevole di plauso, altre devono essere le strade per coinvolgere cittadini che hanno culture diverse. Non certo quella di arrivare a sventolare bandiere sconosciute e inneggiare a conquiste incomprensibili ai più». Forse la senatrice non sa che l'unico gesto tentato dai politici italiani, in supporto agli organizzatori russi, è stato semplicemente consegnare una lettera al sindaco di Mosca. Niente di rivoluzionario, né che offendesse la cultura di chicchessia. «La Russia non è l'Italia, qui le leggi e le tradizioni sono molto forti e soprattutto inflessibili: la polizia ha il compito di proteggere i cittadini dello Stato e tenere alla larga chi fomenta il disordine - ha continuato imperterrita Rebuzzi - ; anche se i metodi brutali vanno condannati, certamente i cittadini di Mosca hanno percepito la manifestazione dei radicali come un'offesa alla loro cultura e alla loro religione». Cosa non si direbbe pur di non dispiacersi lo Zar Putin e i suoi uomini.
Di parere naturalmente opposto la ministra per il Commercio Internazionale Emma Bonino, che insieme al Partito radicale transnazionale ha indetto le manifestazioni di solidarietà di domenica pomeriggio, svoltesi in contemporanea a Roma, Bruxellles e Gerusalemme davanti alle rispettive ambasciate russe. «Sul piano dei diritti civili con la Russia sono in atto misure di pressione, anche se non sempre visibili, che speriamo portino ad un risultato, nel medio-lungo periodo» spiega la leader radicale. «Quello che è accaduto a Mosca è di una gravità inaudita, ma rispondere con una clausola sui diritti civili da applicare alle transazioni commerciali sarebbe impossibile». Chiaro, non si può certo compromettere la partnership energetica con il Cremlino per qualche uovo marcio, no?
http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22933
lunedì 28 maggio 2007
Natura: coppia di fenicotteri gay alleva un pulcino
SLIMBRIDGE – Carlos e Fernando sono una bella coppia di fenicotteri rosa, una delle attrazioni del parco naturalistico Wildfowl and Wetlands Trust, nella regione inglese del Gloucestershire. I due pennuti, razza Phoenicopterus roseus, fanno coppia fissa da oltre sei anni e ora sono diventati ancora più famosi da quando è stato affidato un piccolo pulcino nato da un uovo che era stato abbandonato. Della loro nuova famiglia si sono occupati quotidiani e televisioni in tutto il mondo, dalla CNN alla Rai.
La loro voglia di mettere su famiglia era nota da tempo, in quanto erano arrivati anche a provare a sottrarre delle uova da altri nidi,una cosa che, naturalmente, non si fa! Tuttavia la loro perseveranza a cercare di prendersi cura di qualche baby fenicottero ha favorevolmente impressionato i responsabili dell’oasi naturalistica. Quando da un uovo abbandonato e tenuto al caldo in un’incubatrice è nato un piccolo si è pensato di affidarlo proprio a Carlos e Fernando. Per far scattare l’attaccamento genitoriale il piccolo fenicotterino è stato rimesso dentro il guscio d’uovo dal quale era uscito e questo è stato posto nel nido della coppia gay. Quando vi sono tornati i due hanno covato l’uovo che si è aperto rivelando l’uccellino al suo interno, del quale hanno cominciato a prendersi cura.
Immancabilmente qualche moralistica voce si è levata dicendo che tutto ciò non è naturale. Dal WWT fanno notare che senza questo ’affidamento’ a Carlos e Fernando il piccolo volatile sarebbe morto e che quel particolare tipo di uccello è a rischio estinzione, con solo una trentina di aree in tutto il mondo nel quale si registrano nascite.
Nel parco della Camargue, nel sud della Francia, nell’ultimo anno non è nato neanche un pulcino, per cui ogni nuovo nato è prezioso. Le ultime notizie dalla riserva naturalistica dicono che il giovane fenicottero è stato accettato senza problemi e fa ora parte dello stormo di fenicotteri rosa del parco. (Roberto Taddeucci)
http://www.gay.it/channels/view.php?id=22931
Mosca: un altro gay pride di repressione
Il permesso non era arrivato ma i più coraggiosi hanno deciso ugualmente di manifestare. E il risultato del Gay Pride di Mosca è lo stesso dello scorso anno: lancio di uova, feriti, cittadini e politici aggrediti dai nazionalisti e dalla polizia. Arrestati l’europarlamentare Marco Cappato e il funzionario radicale a Bruxelles Ottavio Marzocchi, il Coordinatore del Gay Pride di Mosca Nikolai Alexeiev e Nikolay Kramov, rappresentante dei radicali a Mosca. Cappato e Mazzocchi sono stati rilasciati poche ore dopo. Aggredita invece la parlamentare di Rifondazione Vladimir Luxuria. "La polizia ci ha detto che voleva portarci via perchè voleva proteggerci; ma mentre ci tiravano le uova e, ad alcuni, anche i sassi, la polizia non faceva nulla e rideva" ha detto.
Nel 14esimo anno dalla depenalizzazione dell'omosessualità in Russia i cinquanta partecipanti – tra cui il gruppo russo 'TATU' – volevano consegnare al sindaco una lettera firmata da parlamentari europei e italiani per chiedere di autorizzare il corteo ricordandogli che "la libertà di espressione, la libertà di riunirsi pacificamente e l'assenza di discriminazioni sono garantite dalla legislazione russa e da quella internazionale sui diritti dell'uomo".
Una manifestazione di solidarietà ai militanti arrestati ieri mattina a Mosca si è svolta ieri dalle 17 di fronte all’ambasciata russa a Via Gaeta 5. Hanno aderito GayLib, Arcilesbica, ArciGay Roma, Dgay Project, Circolo Mario Mieli, Rosa Arcobaleno, Coordinamento RomaPride 2007 e GAY.tv. In contemporanea a Roma, Bruxelles e Gerusalemme il Partito Radicale Nonviolento ha convocato delle manifestazioni per la libertà di espressione.
http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3951
venerdì 25 maggio 2007
Il video sui preti pedofili scompare da Google"Viola il copyright detenuto dalla Bbc"
Ma è ancora possibile vederlo in altri siti. Andrà in onda sulla Rai il 31 maggio
ROMA - "Il video non è più disponibile per motivi di diritti d'autore, detenuti da Bbc Worldwide Inc.". Questa la laconica scritta in rosso che appare su Google.com e YouTube se si cerca di aprire il documentario sul Vaticano e i crimini sessuali, realizzato e mandato in onda dall'emittente pubblica britannica nel 2006 e diffuso ormai quasi ovunque in rete. E' un fatto: se è vero che milioni di persone lo hanno già scaricato e visto - solo 600mila negli ultimi giorni - il filmato dello scandalo è scomparso dai maggiori motori di ricerca, Google in testa, e di conseguenza da YouTube, il più popolare sito di video, anch'esso di proprietà del colosso di Mountain View.
Le motivazioni ufficiali sono legate alla protezione del copyright: la Bbc ha infatti venduti i diritti per la trasmissione del documentario in Italia alla Rai - costo 25.000 euro - e il video andrà in onda il 31 maggio nel corso della trasmissione "Annozero" condotta da Michele Santoro. Ma c'è chi non esclude che siano entrati in gioco anche altri fattori: il Vaticano ha protestato in modo deciso contro la diffusione del video in rete, e il quotidiano Avvenire si è scagliato contro il filmato, definendolo un "infame calunnia via internet".
Il documentario sui sacerdoti cattolici in Irlanda, Stati Uniti e Brasile accusati di pedofilia è presto diventato uno dei più visti sul web, scatenando dibattiti e lunghe discussioni. Ma se è vero che i siti maggiori lo hanno rimosso è ancora possibile trovarlo, come nelle reti peer-to-peer e su quei siti che non linkano a YouTube ma lo hanno scaricato sui propri server: da noi www.beppegrillo.it, ad esempio.
(25 maggio 2007)
http://tinyurl.com/3x333m
Roma Pride 2007. Fassino: Aderiamo ma non alla piattaforma politica
Apprendiamo con incredulità e stupore che Piero Fassino ha dichiarato che i Democratici di Sinistra aderiranno al Roma Pride 2007, ma non alla sua piattaforma politica.
Siamo ormai alla schizofrenia assoluta! Ci spiega l’onorevole Fassino su quale di queste tre parole non si ritrova? : "Parità, Dignità, Laicità"?
Ci ragguaglia il segretario dei DS su quali dei punti programmatici contenuti nella piattaforma unitaria del Pride nazionale non si riconosce?
Non si aderisce ad un Pride soltanto perché le persone omosessuali sono discriminate, ma perché si è d’accordo sulla necessità che anche in Italia siano riconosciuti, come in tutti i paesi europei, diritti e tutele alle persone lgbt.
Chiarisca Fassino, innanzi tutto a se stesso e al suo partito, su quale versante vuole stare: con le politiche promosse da tutti i governi della sinistra europea o con la destra americana? (perché quell’europea è ben più avanti del centro sinistra italiano).
Se s’inaugura la stagione dell’equidistanza, sappia l’onorevole Fassino, che moltissimi cittadini e cittadine lgbt sapranno alle prossime elezioni politiche, orientarsi di conseguenza.
Coordinamento nazionale Roma Pride 2007
I portavoce:
Cristian Ballarin
Aurelio Mancuso
Rossana Praitano
http://www.gaynews.it/view.php?ID=74001
giovedì 24 maggio 2007
Don Narciso: una bomba dentro la chiesa
di Flavio Mazzini
Una vita spesa all’interno della Chiesa. Ad insegnare, ad ascoltare, ma anche a rinunciare ad incarichi di prestigio, pur di mantenere la propria libertà. E oggi che sei – sono sue parole – un vecchio prete ancora innamorato di Gesù, combatte la sua piccola battaglia rispondendo senza peli sulla lingua alle domande dei lettori. Don Narciso magari pecca di vanità (anche se lui preferisce dire orgoglio), ma certamente non di ipocrisia. E oggi che l’atmosfera è tesa ai limiti di una guerra civile tra laici e clericali, non si tira indietro e lancia accuse pesanti contro i gay pavidi, contro i politici opportunisti ma soprattutto contro parte della sua stessa Chiesa, colpevole di aver rinnegato la misericordia di Cristo.
Gay.it ha sottolineato, all’indomani del Family Day e dell’Orgoglio Laico, che troppo pochi gay sono andati in piazza. Cosa ne pensi?
I gay sollevano la testa quando l’ambiente è propizio. Quando invece la lotta non è alla pari, si dicono ‘Ma chi me lo fa fare?’ e preferiscono non compromettersi. In questo momento di forte omofobia, i gay in Italia hanno paura. Sono spaventati dalla maggioranza che è andata al Family Day.
Credi fosse una maggioranza, quella scesa in piazza, e non un gruppo semplicemente ben organizzato?
C’è stato un risveglio omofobico. Proprio quando sembrava si stesse seguendo il resto d’Europa in un cammino di diritti, questo cammino è stato bruscamente interrotto dal Parlamento per iniziativa del Vaticano.
Sei molto critico verso la tua Chiesa…
A suo modo Cristo era un anarchico. Di sicuro lo era mio padre. Forse, e lo dico con orgoglio, qualcosa mi è rimasto nel sangue. E comunque penso che sono quelli come Betori che parlano di un Cristianesimo che non esiste e che non è altro che la ‘loro’ idea di Cristianesimo.
Ti riferisci alle recenti, durissime, parole del monsignore della Cei su aborto, eutanasia, coppie gay, visti come i ‘mali del mondo’?
Sono argomenti delicati che non vanno confusi. Sull’aborto è necessario che la Chiesa non resti in silenzio. Si tratta di un omicidio, forse un ‘piccolo omicidio’, ma pur sempre una vita che viene interrotta. Però la Chiesa non deve influenzare lo Stato, che solo ha il compito di legiferare. Né deve mostrarsi punitiva. Ma fare il possibile per aiutare tutte quelle povere donne che si trovano in difficoltà. In fondo Gesù ha fatto il matto pur di salvare una peccatrice.
E l’eutanasia?
La vita è un dono di Dio e quindi è sacra e inviolabile. Ma lo è fin tanto che resta vita. Quando una persona è malata la si deve assistere senza lasciare nulla di intentato. Ma quando non ce la fa più, nessuno ha il diritto di accanirsi. La legge non può vietare la fine di una vita che non è più vita.
E le coppie gay, ‘nemiche’ della famiglia?
La famiglia nel Vangelo non esiste. La stessa Sacra famiglia non era un famiglia come la si intende oggi. Se Maria aveva sposato Giuseppe doveva esserne la sposa in tutti i sensi. Se sceglie di restare Vergine il matrimonio stesso non è ‘valido’: la Sacra Rota stessa lo avrebbe annullato. Ma quel che conta è altro, ossia che Gesù, quando vengono a cercarlo sua madre e i suoi fratelli, risponde che quella non è sua madre e quelli non sono i suoi fratelli. A Gesù non importa la famiglia ‘tradizionale’ ma quella Universale, la comunità, dove siamo tutti fratelli e c’è un solo Padre: il Dio dei Cieli. Invocare il Vangelo a difesa della famiglia è un controsenso. La famiglia come la intende la Chiesa semmai è il frutto di un pensiero successivo, della Scolastica e di Agostino (che non a caso questo papa ama molto), ma non la si può difendere certo nel nome di Cristo”.
Hai visto le polemiche scatenate dal documentario trasmesso della BBC che in Italia nessuno ancora ha avuto il coraggio di mandare in onda?
L’ho visto su internet, come molte altre persone. Mi sembra che non dimostri niente di certo, ma le persone che parlano sembrano sincere e la BBC di solito è molto rigorosa. Comunque si sa che ci sono tanti casi del genere. La diocesi di Los Angeles, che pure è molto ricca e potente, sta andando in bancarotta a causa dei comportamenti di certi preti. Stanno vendendo tutti i loro beni per risarcire le persone violentate. In America è un problema assai diffuso, in Italia sembrerebbe di meno. Ma, se da noi ci fossero certe parcelle che percepiscono gli avvocati oltreoceano, forse potrebbe scoppiare qualcosa di analogo...
Dici che anche in Italia si correrebbe il rischio di gravi scandali?
Direi di sì.
Perdona se insisto, ma perché pensi una cosa del genere?
Ricordati che io sono anche un confessore. Ma proprio per questo motivo non posso dire di più.
Don Narciso è un vecchio prete romano, come ce ne sono tanti, cosciente di aver sempre voluto seguire il messaggio di amore di Cristo, anche quando è in disaccordo coi vertici della Chiesa e con la loro crescente omofobia.
Ha accettato, pur mantenendo uno stretto anonimato, di aprire un dialogo con i lettori di Gay.it. Chiunque sia interessato, può scrivere a Flavio Mazzini, che gli rivolgerà tutti i vostri pensieri e le vostre domande.
http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22900
mercoledì 23 maggio 2007
Iran: torturata una coppia gay. Il reato? L'omosessualità
Una coppia di gay è stata punita con 80 frustate sulla schiena. E’ successo due giorni fa in Iran. Questo paese non è nuovo a fatti del genere, purtroppo. Da anni la comunità LGBT internazionale denuncia la situazione di un governo teocratico per il quale l’omosessualità è reato. Quotidianamente gay, lesbiche e transessuali vengono arrestati, torturati e a volte impiccati pubblicamente. Prova ultima dell’intolleranza di regime che governa quella che una volta era la radiosa Persia, è che la maggiore associazione LGBT, la IRanian Queer Organization, ha sede a Toronto, in Canada. Lasciamo alle immagini il racconto di quello che è accaduto il 20 maggio scorso.
http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22897
Pedofilia e Vaticano: RAI autorizza l'acquisto del documentario
ROMA – Via libera da parte del direttore generale della Rai Claudio Cappon all’acquisto di “Sex Crimes and the Vatican”, il documentario della BBC (nella foto un’immagine) che Michele Santoro vorrebbe trasmettere all’interno del suo programma “AnnoZero” che già molte polemiche ha suscitato nei giorni scorsi. Lo scottante documentario affronta in modo chiaro e non sensazionalistico il tema della pedofilia in ambito ecclesiastico, uno degli argomenti ‘intoccabili’ del giornalismo italiano e fino a oggi abbondantemente ignorato dalle televisioni sia pubbliche che private, al quale solo “Le Iene” hanno coraggiosamente tentato un qualche approccio. Se la Rai avesse deciso di non autorizzare l’acquisto Enrico Mentana aveva già fatto sapere che il suo “Matrix” era pronto a farlo (anche se oggi è stato smentito da Silvio Berlusconi in persona, che ha detto di averne parlato con Fedele Gonfalonieri.)
In una nota il presidente della Vigilanza, Mario Landolfi, di An, commenta che «Nonostante la critica presa di posizione della maggioranza del CdA in merito all'acquisto del discusso filmato della Bbc, dal direttore generale Cappon è arrivata una soluzione pilatesca che a dispetto delle migliori intenzioni consentirà a Santoro & Vauro di imbastire un processo mediatico contro la Chiesa cattolica.»
Per Landolfi «Non sono queste le finalità di un servizio pubblico radiotelevisivo, non è per questo che i cittadini pagano il canone», una linea tutta improntata al non creare imbarazzi alla Santa Sede e alla quale si adeguano prontamente in coro anche i ‘teo-dem’ dell’Ulivo. Assai sdrucciolosa la presa di posizione del segretario della Cei, Giuseppe Betori, secondo cui il documentario in questione «non rispetta la verità, ad esempio quando attribuisce a Ratzinger la paternità di un documento emanato dalla Congregazione della Dottrina della Fede 19 anni prima della sua nomina alla guida del dicastero.» Inoltre aggiunge che «attribuisce alla legislazione canonica la volontà di coprire gli autori di questi gravi atti criminali, mentre la competenza della Santa Sede è invece un aggravamento della disciplina: il 90 per cento di coloro che vengono giudicati, infatti, sono poi estromessi dallo stato clericale.»
In realtà il documentario è molto documentato e non fa alcuna attribuzione impropria, partendo dalla Istruzione del 1962 (ai tempi di Giovanni XXIII) e arrivando al documento del 2001, firmato da Ratzinger quando era a capo della Congregazione della Dottrina della fede (un tempo meglio nota come Inquisizione), nel quale è assegnata a tale ufficio la totale competenza giurisdizionale. Il tutto improntato alla massima riservatezza in quanto questa tipologia di casi rientrerebbe in quelli soggetti al ‘segreto pontificio’. Il documentario sottolinea come in nessuno dei documenti vaticani venga data indicazione alcuna di avvertire le autorità giudiziarie per denunciare i sospetti casi di pedofilia affinché vengano condotte le indagini del caso. La riduzione a stato laicale dunque, per casi mai denunciati alla polizia, rischia di essere la sola ‘conseguenza’ a carico di esponenti del clero che hanno commesso atti di libidine su minori. Il documentario spiega anche come, in tantissimi casi, i sacerdoti accusati siano stati semplicemente destinati ad altra parrocchia.
Per approfondimenti si può consultare il sito(in inglese) Bishop Accountability che contiene ricchissima documentazione in materia. (Roberto Taddeucci)
http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22899
martedì 22 maggio 2007
Quel video non s'ha da vedere: rischio censura sul video della BBC
di Roberto Taddeucci
Sette mesi fa siamo stati tra i pochissimi a segnalare la messa in onda dello scottante documentario “Sex Crimes and the Vatican” quando fu trasmesso da BBC World. Si tratta di un inquietante reportage che indaga sulle ‘coperture’ che la Chiesa Cattolica avrebbe operato per mettere a tacere scandali riguardanti esponenti del clero coinvolti casi di pedofilia. Tra i casi toccati c’è anche quello di padre Henn Da quando Michele Santoro ha annunciato di aver chiesto ai vertici Rai di acquistarne i diritti per trasmetterlo all’interno della trasmissione “AnnoZero” è subito esplosa la polemica.
La Cei indignata
Tra i primi a drizzare le orecchie, i responsabili di Avvenire. Il quotidiano della Cei non gradisce che il documento venga visto proprio nelle settimane in cui chiede le donazioni dell’8 per mille . Nell’articolo, firmato da A. Galli, il tono è indignato per quella che sarebbe «un pot-pourri di affermazioni e pseudo-testimonianze apertamente sconfessate a suo tempo dalla Conferenza episcopale inglese, la quale invitò l'augusta Bbc a "vergognarsi per lo standard giornalistico usato nell'attaccare senza motivo Benedetto XVI".» Il documentario denuncia che sin dagli anni ’60 esistono linee di condotta per i casi di sospetta pedofilia che mai indicano di denunciare il tutto alle autorità di polizia, ma piuttosto di rivolgersi alla Congregazione della Dottrina della Fede, che prevede che tutte le cause di questo genere siano soggette al segreto pontificio. Tali linee prevedono solo la riduzione allo stato laicale per i prelati coinvolti, confermate da Joseph Ratzinger in una lettera del maggio 2001.Politici in soccorso del Vaticano
Contro la divulgazione del video si sono mossi anche i politici. Staderini (Udc) ha fatto sapere che si batterà «per impedire a tutti i costi la messa in onda» perché «sarebbe un attacco inaccettabile al Papa.» Mario Landolfi (An), presidente della Commissione di vigilanza Rai, invita il direttore generale Claudio Cappon a non aderire alla richiesta di Santoro, ma Russo Spena e Migliore (Prc) reagiscono dicendo che «è grave esortare alla censura preventiva» e che anche in Rai si dovrebbe poter parlare di queste cose senza «accettare imposizioni dalle autorità ecclesiastiche». Nel consiglio di amministrazione Sandro Curzi ricorda che la BBC è nota per la qualità dei propri programmi e che ha consigliato a Santoro di andare avanti in base alla serietà del prodotto. Per Alessandra Mussolini (As) «la pedofilia è uno dei crimini peggiori» ed è quindi possibilista sulla messa in onda del filmato «se serve per fare chiarezza» a patto però che non sia «un attacco alla Chiesa». Per Beltrandi (Rosa nel Pugno), anch’egli membro della Commissione di Vigilanza Rai, «c’è un gran voglia di censura in giro, se si chiede, o ordina, a Santoro di non mandare in onda un documento diffuso un anno fa, perché chiama in causa responsabilità vaticane». Per Mura (Idv) devono essere i vertici della Rai a decidere, tuttavia esprime perplessità, «considerato il tema trattato e il taglio accusatorio nei confronti della Chiesa.» Mura evidentemente ignora che il documentario spiega che le autorità vaticane sono state invitate, ma hanno declinato l’invito.http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22893
Non mangiamo cibi preparati dai gay
Mentre in tv imperversano le immagini rassicuranti della famiglia perfetta che in estasi canta, prega e si commuove, girato l’angolo e imboccato il lungo vicolo, scivola via la maschera: il buon cristiano ora è una bestia affamata diretta al Colosseo.
GAY.tv ha già ampiamente documentato che al Family Day non è stata celebrata la famiglia ma si è manifestato contro i diritti delle persone omosessuali. Veniamo a sapere oggi che è successo molto di peggio. Un gruppo di persone reduci dalla manifestazione del Family Day si è fermato a mangiare qualcosa in un locale nei pressi del Colosseo, il Coming Out. Quando i sostenitori della famiglia tradizionale si sono accorti che l’esercizio era gestito da lesbiche e frequentato da persone glbt, si sono alzati lasciando le pietanze intatte nei piatti sostenendo che non avrebbero mai mangiato cibi preparati da persone omosessuali. Un gesto che rievoca l’inizio della campagna di odio xenofobo nella Germania nazista...
"Voglio esprimere la mia totale solidarietà alle ragazze del Coming Out purtroppo già più volte oggetto di attacchi anche violenti nel corso degli utlimi due anni – fa sapere Julia Pietrangeli di Arcilesbica – Invito tutti e tutte a non abbassare la guardia, ovvero a denunciare pubblicamente sempre qualsiasi atto di aggressione e di mantenere il contatto costante con le associazioni LGBT presenti sul territorio".
redazione@gay.tv
http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5221