sabato 23 giugno 2007

Ivan Dragoni: "Il mio compagno è morto, ho dovuto lasciarlo solo"

Gianni Delle Foglie, fondatore di Babele, è scomparso una settimana fa. L´uomo che ha vissuto con lui 26 anni racconta la sua "umiliazione"

di ZITA DAZZI





«PER la prima volta ho provato che cosa vuol dire l´umiliazione di non esistere. Con Gianni, con quell´uomo che stava morendo, ho vissuto 26 anni. Ma per le istituzioni, per l´ospedale, io ero nessuno. Non il convivente, non un parente. Nessuno. Solo un estraneo con nessun diritto». Ivan Dragoni, 62 anni, stimato professore universitario di Igiene e Tecnologia alimentare, presidente dell´Ordine dei tecnologi alimentari, ex presidente di Milano Ristorazione, ha sperimentato sulla sua pelle, quanto può costare, in termini umani, il non aver ottenuto dallo Stato il riconoscimento formale della propria unione familiare con una persona dello stesso sesso. Il compagno di tutta la sua vita, Gianni Delle Foglie, 59 anni, fondatore della storica libreria gay Babele, è morto mercoledì 11 giugno all´ospedale Policlinico, dopo cinque giorni di agonia.



Li aveva simbolicamente sposati in piazza Scala, nel 1992, Paolo Hutter, allora consigliere comunale. Anni luce prima del dibattito sui Pacs, sulle unioni civili e sui diktat vaticani. Gli ultimi che hanno passato assieme, per Ivan e Gianni sono stati cinque giorni di drammatico calvario, un calvario aggravato dalle difficoltà burocratiche che la coppia ha dovuto attraversare per riuscire a stare assieme nei momenti finali, mentre la situazione clinica precipitava senza speranze.



Signor Dragoni quando sono cominciati i problemi?



«Già quando abbiamo chiamato l´ambulanza, sabato mattina, ho capito che sarebbe stata dura. Gianni stava male, un dolore fortissimo al petto. Abbiamo capito subito che il caso era grave, ma sull´ambulanza mi hanno detto che poteva salire solo un "accompagnatore"».



E lei?



«Ho detto che ero il convivente. E ho avvertito l´imbarazzo dei lettighieri. Comunque sono stati gentili. Mi hanno fatto salire e siamo arrivati all´ospedale. Da quel momento in poi ho capito che io per loro ero meno di un passante. Cercavano i parenti».



Ma l´hanno lasciata stare accanto al suo compagno?



«Fortunatamente sì. Ma questo è stato possibile solo grazie al fatto che Gianni ha una grande, meravigliosa famiglia, che mi ha sempre voluto bene e che mi ha accettato da subito. Sono stati loro a dire ai medici che era importante che anche io stessi al capezzale del paziente».



Ma lei veniva informato?



«No. Da quando i parametri clinici hanno cominciato seriamente a deteriorarsi, io ho visto che in ogni fase, gli occhi dei medici, salivano sopra di me, come a cercare qualcuno più competente di me, un "vero" parente. Subito dopo l´angioplastica che gli è stata praticata d´urgenza, ho capito che le cose andavano male. Ma non me l´hanno comunicato loro».



Con chi comunicavano?



«Con i fratelli, i quali spiegavano a me. Poi, per fortuna, io al Policlinico conosco diverse persone, dal primario a uno dei cardiologi. Insomma, grazie a queste mie conoscenze, sono riuscito a non sentirmi completamente escluso, ad avere un po´ di attenzione».



Ma che cosa è successo?



«Questo stiamo ancora cercando di capirlo. Dopo l´angioplastica, c´è stata la somministrazione di farmaci anticoagulanti e una reazione non positiva a questa terapia. È cominciata una emorragia interna, i livelli delle piastrine sono andati a zero».



E lei durante queste fasi?



«Io, stavo sempre in secondo piano. Non mi dicevano niente: "Questioni di privacy". Solo i parenti riconosciuti dallo Stato hanno accesso alle informazioni. Ma io non sono tale, quindi i medici non potevano relazionarsi direttamente con me. A un certo punto, mentre era in corso l´emorragia cerebrale, nessuno mi parlava. Ho dovuto urlare perché mi dicessero quel che stava succedendo».



Ma ha potuto stargli accanto negli ultimi giorni?



«Sono stato sempre accanto a lui, fino all´ultimo secondo, fino a quando ha chiuso gli occhi. Certo, in un frangente del genere e in una situazione familiare come la nostra, dipendi completamente dalla disponibilità e dall´intelligenza del personale infermieristico. Tu vuoi fare delle cose banali che si fanno in quei momenti, e dipende solo da loro che tu possa farlo».



Tipo?



«Vuoi asciugare il sudore del tuo compagno, vuoi tenergli la mano. Nel mio caso, per fortuna ho potuto farlo».



E poi?



«Quando Gianni è spirato, era come se fossi diventato invisibile. Per tutte le decisioni importanti successive alla morte servono le firme di quelli che per la legge sono i familiari. Quindi i fratelli e le sorelle. Non io. Questo per esempio, per il prelievo degli organi, per la scelta della cremazione, per la richiesta di conservare le ceneri. Bastava che un solo fratello si opponesse a una di queste cose che io e Gianni avevamo deciso e sapevamo l´uno dell´altro, e si sarebbe fatto in modo diverso».



Invece?



«Come dicevo, quella è una grande famiglia, sono persone aperte, che mi vogliono bene. Non c´è stato problema da quel punto di vista».



Quando saranno i funerali?



«Lunedì, alle 11, nel cortile di casa nostra, in corso Colombo. Proietteremo il video delle nostre nozze in piazza Scala e le immagini di Gianni che cantava. Era un grande tenore. È stata una bella, lunghissima storia d´amore la nostra».





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74421

venerdì 22 giugno 2007

Penoso servizio del TG 2 Rai sulla pedofilia dove Buttuglione tira in ballo il movimento gay

Pensi piuttosto alla pedofilia dei preti e della famiglia eterosessuale. Manifestazione di protesta contro la Rai


Il tg2 della Rai, in un servizio sulla pedofilia dell’edizione delle 20 e 30 di ieri ha mandato in onda un intervento senza replica di Buttiglione dove si rivolge un appello al movimento omosessuale perché condanni la pedofilia lasciando intendere che ci sia contiguità. Si tratta di una operazione vigliacca e calunniosa alla quale occorrrerà rispondere con una grande manifestazione di protesta sotto la sede della Rai.

A Buttiglione, che non vede l’ora di vendicarsi della sua meritatissima bocciatura a commissario europeo, diciamo che la condanna deve essere prima di tutto verso la pedofilia dei preti cattolici, documentata, visibile, sotto gli occhi di tutti. A Buttiglione ricordiamo che persino il papa è inquisito in America per aver coperto pedofili seriali.

Chiediamo inoltre a Buttiglione di condannare la pedofilia della famiglia tradizionale eterosessuale dove si sconsuman0o la stragrande maggioranza degli abusi sui minori.

Chiediamo a Buttiglione di condividere la proposta di vietare ai preti cattolici qualsiasi domanda in materia di sessualità in confessionale ai minori di 18 anni.

Infine una riflessione sulla Rai e sulla pessima informazione dei Tg dove non viene mai data la parola agli esponenti del movimento lgbt per replicare alle calunnie e agli insulti. Sarà necessario una manifestazione nazionale contro gli insulti e le censure dei Tg e di un servizio pubblico che propaganda razzismo e omofobia.


Franco Grillini
Deputato Sinistra democratica
http://www.grillini.it/show.php?4538

giovedì 21 giugno 2007

Sarkozy meglio del centro destra italiano e di una parte del centro sinistra

Abolite tasse di successione per i conviventi.





In Francia è stata presentata dal Governo una proposta di legge per l'abolizione della tassa di successione per chi ha sottoscritto il pacs.



La decisione è stata adottata dal Consiglio dei Ministri presieduto da Sarkozy, È, appena il caso di dire che ciò dimostra la distanza abissale delle destra francese da quella italiana che ha fatto il diavolo a quattro in Italia nella discussione della finanziaria a proposito di una misura assai più moderata proposta dal Governo.



In Italia si trattava di equiparare coniugi e conviventi in materia di facilitazioni fiscali sulla tassa di successione.



Su questa proposta all’intemperanza della destra si è aggiunto, lo scorso dicembre, l’appoggio dei Teodem della Margherita.



A questo punto il Governo ha ritirato la proposta per non correre il rischio che fosse bocciata l’intera finanziaria ed è da quell’episodio che nasce la pessima gestione parlamentare dei diritti delle coppie di fatto.



Morale: il Governo Sarkozy è più a sinistra del centro sinistra italiano, almeno su questa materia.







On. Franco Grillini

Deputo Sinistra Democratica

http://www.grillini.it/show.php?4533

mercoledì 20 giugno 2007

Family Day e Gay Pride: un confronto tra cifre molto fini

Il 12 maggio, al Family Day cattolico, parteciparono, secondo la questura, 250.000 persone (cfr. Corriere.it).Al Gay Pride del 16 giugno, hanno partecipato, sempre secondo la questura, 300.000 persone (cfr. il quotidiano il Giornale). Saputa la notizia, l’on. Gianfranco Fini, che aveva partecipato al Family Day “per il senso che AN ha della famiglia” (cfr. sito di AN), ha coerentemente deciso di separarsi (cfr. Repubblica.it).

La chiesa cattolica non sta vincendo

di Giovanni Dall'Orto





Una delle regole più antiche dell’arte della guerra è che anche quando si è vicini alla sconfitta è necessario far credere (ai propri soldati, ma soprattutto al nemico) di stare vincendo. Un aneddoto racconta di un generale assediato, al quale restavano viveri solo per pochi giorni, che fece scagliare con le catapulte sugli assedianti (anch’essi a corto di viveri) le ultime pagnotte rimaste, per far credere loro di avere ancora tanta abbondanza di cibo da poterlo sprecare, riuscendo a scoraggiare gli aggressori.



La chiesa cattolica in due millenni ne ha imparata una più del diavolo sul come combattere e liquidare i propri nemici. E la regola che ho appena enunciata la conosce fin troppo bene e la sta applicando con ostinazione, riuscendo a farci credere di essere una potenza in espansione, destinata a trionfare.



Niente di più falso. L’iperattivismo della chiesa cattolica nasce semmai dalla disperazione e dalla constatazione del fatto di stare perdendo terreno giorno dopo giorno. Attraverso il controllo diretto dei governi la chiesa cerca di compensare il fallimento del suo controllo sugli individui. E questo è un segno di debolezza, non di forza: la chiesa tratta con gli eletti solo perché sa che chiedesse qualcosa agli elettori non sarebbe ascoltata.



Questa linea d’azione è rischiosissima, perché ogni volta che la chiesa diviene luogo di gestione del potere, il potere acquisisce interesse a controllarla direttamente. Il laicismo protegge infatti lo stato dalla chiesa, ma protegge anche la chiesa dallo stato. Viceversa, il trionfo del clericalismo (= il potere politico nelle mani della chiesa) rende interessante il cesaropapismo (= la chiesa nelle mani di chi ha, o vuole, il potere politico). A qualcuno sarà forse sfuggito, ma dopo l’assassinio di un poliziotto a Catania a una partita di calcio, una esponente politica ha criticato la predica nel duomo della domenica successiva perché non lo ha commemorato. Con grande scandalo per l’”interferenza” da parte del prelato interessato. Ma perché scandalizzarsi? Se i politici fanno tanti (troppi) favori alla chiesa, si pretenderà forse che li facciano gratis, senza chiedere poi nulla in cambio? Più la chiesa, come un drogato, diventa dipendente dai soldi e dai favori dei politici, più rischia di vedersi sospendere la droga se in cambio non fa loro “favori”. È la politica, baby.



Tutto questo la chiesa, istituzione che da 1600 anni pensa principalmente a gestire il potere, lo sa meglio di me. Eppure va avanti su questa strada: questo è un sintomo della sua mancanza di alternative. Altro che trionfo. La chiesa sa d’essere ricca, potente e ininfluente: per questo alza la voce e i toni, ci bombarda di pagnotte per scoraggiarci e farci togliere l’”assedio” in cui (per sua ammissione) si sente rinchiusa.



I Pacs li avremo, o prima o poi. La chiesa lo sa, e sta solo cercando di alzare il prezzo della sua resa. Se però noi rinunceremo a combattere, convinti del fatto che (come sento dire in giro) essa sia “troppo forte”, allora avrà ottenuto più di quello che sperava.



Spulciamo qualche altro aneddoto. Negli stessi giorni in cui la chiesa riusciva a mandare a puttane i Dico in Italia, nel penultimo o terzultimo Paese europeo in cui l’aborto è proibito, il Portogallo, il referendum contro tale proibizione si concludeva con la sconfitta dei cattolici.



Una figlia di Berlusconi sta aspettando un bimbo da un uomo con cui convive al di fuori del matrimonio. Del resto pure babbo è divorziato e risposato. E se i baluardi politici della morale della chiesa, e soprattutto se i potenti italiani hanno abbandonato tanto sfacciatamente la sua morale famigliare, quanti anni si può presumere che possa durare ancora?



Il matrimonio civile (sono dati ufficiali di questo mese) ha già superato quello religioso in città che anticipano le tendenze nazionali, come Milano, e la percentuale dei matrimoni civili è in costante crescita ovunque. La convivenze crescono e le gravidanze al di fuori del matrimonio (per l’appunto) anche. Questo è forse un segno del trionfo della guerra scatenata dai clericali? A quanto pare, la chiesa sta vincendo tutte le battaglie in Parlamento ma sta perdendo la guerra nella società. Che agisce fregandosene dei suoi anatemi.



La battaglia clericale contro i Dico (e il resto) è già perduta perché, se vinta, potrebbe solo riuscire a fare vivere peggio alcuni milioni di persone, ma non a fare vivere meglio nessuno. E questa è una proposta filosofica straordinariamente stupida e poco attraente. Se la religione è, come disse Marx “il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di situazioni in cui lo spirito è assente”, sfido chiunque a trovare nei messaggi di Ruini e dei Ratzinger qualsiasi sentimento, qualsiasi spirito, qualsiasi sospiro... qualsiasi promessa di un mondo migliore.



La realtà è ormai passata al di sopra della testa della chiesa. Ratzinger vorrebbe che le donne non andassero a lavorare e che stessero a casa a curare i figli, tuttavia in un mondo in cui i salari reali (e precari) sono di 900 euro al mese, con affitti da 600 euro al mese quale giovane e cattolico marito potrebbe mantenere se stesso, una moglie e magari pure dei figli? Il doppio stipendio non è un capriccio: è una necessità per sopravvivere. E non ci sono “sgravi” o “incentivi” ministeriali che tengano quando se sei giovane sei precario, e se sei precario non hai nulla da cui “sgravare”.



Ratzinger ha già perso la sua guerra semplicemente perché la famiglia di cui parla non esiste più, da quando la globalizzazione e le (contro)”riforme” neoliberiste (e non certo il “laicismo” o “l’ateismo” o...) l’hanno uccisa. Oggi, in Italia, se sei donna e resti incinta ti licenziano. Punto. E guarda caso, il primo a farlo è il Vaticano, che non prevede il “congedo di maternità” per le sue dipendenti.



Questo dimostra che neppure la chiesa crede nel “sostegno della famiglia” per cui organizza i family days.



Dipende quindi solo da noi capirlo, e smetterla di darle credito di un potere che essa rivendica, ma che non possiede più.





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74372

Ha quattro mamme lesbiche, è etero e addirittura felice

(20/06/2007) Eamon Waterford è un sorridente giovanotto eterosessuale che studia all’università e che tutte le mamme vorrebbero come figlio. Eamon però di mamme ne ha quattro. Tutte lesbiche.


Arriva dall’Australia la storia di Eamon Waterford, sorridente giovanotto eterosessuale che studia all’università e che tutte le mamme vorrebbero come figlio. Eamon però di mamme ne ha quattro. Tutte lesbiche.



Mary è la mamma biologica che viveva con Jill quando ha dato alla luce Eamon. Dopo 2 anni dalla nascita, Jill è andata a vivere con Sarah mentre Mary e Judy hanno iniziato una relazione quando Eamon di anni ne aveva 6. A qualcuno magari sembra troppo anche una mamma soltanto ma il ragazzo è entusiasta delle sue mamme che hanno tutte avuto un ruolo importante nella sua crescita.
Eamon ora frequenta il secondo anno di ‘Studi Internazionali’ alla University of NSW, sogna una carriera come politico o diplomatico e divide la casa con suo ‘fratello’ Charlie, il figlio 19enne di Judy. Altro che Family Day, Eamon cresciuto da genitori gay, è eterosessuale e, addirittura, felice.

giacomo.cellottini@gay.tv

http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5298

Svezia: i conservatori appoggiano il matrimonio gay

Succede in Svezia, anche se vista la situazione italiana a noi sembra Marte: il maggior partito della coalizione di centro destra al governo annuncia il proprio sostegno a legge sui matrimoni gay.





STOCCOLMA – Il partito moderato-conservatore del primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, il principale partito della coalizione di governo, ha annunciato il proprio appoggio al progetto di legge per l’estensione del diritto di matrimonio anche alle coppie omosessuali. La scorsa settimana il governo aveva rischiato di capitolare a seguito della rivolta di ben otto parlamentari, tra cui un ministro, che avevano minacciato le dimissioni se non fosse stato affrontato questo aspetto legato alle discriminazioni connesse all’orientamento sessuale.



Una commissione parlamentare lo scorso anno aveva esaminato in modo approfondito il problema e a marzo aveva presentato le proprie raccomandazioni all’esecutivo esprimendosi a favore del diritto al matrimonio anche per le coppie same-sex. In Svezia le coppie gay e lesbiche sono già legalmente riconosciute e tutelate sin dal 1995, ma ora le motivazioni con le quali si cerca di giustificare il ‘no’ al diritto al matrimonio appaiono sempre più pretestuose e ideologicamente pregiudiziali, per cui un’ampissima parte delle forze parlamentari è d’accordo con il progetto del matrimonio gay. A favore le forze di sinistra e liberali, contrari invece i Cristiano Democratici, che hanno annunciato che si opporranno alla nuova legge.



La Chiesa di Svezia già da tempo ha dato la propria benedizione alle unioni gay e lesbiche.





http://www.gay.it/channels/view.php?id=23059

Mancuso: "Noi gay forti come un partito. Basta mediazioni con i politici"

Parla Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay "Sabato è stata la più grossa mobilitazione degli ultimi 20 anni, ma il centro sinistra fa finta di nulla. Ci organizzeremo"

di Laura Eduati







Il Gay Pride di sabato? «La più grande manifestazione della sinistra sociale degli ultimi 20 anni». Eppure i leader del centro-sinistra «fanno finta di nulla». Una delusione che si aggiunge alle delusioni: niente Dico, niente nozze gay, niente diritti. Per Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, è arrivato il momento di raccogliere le forze e sfidare apertamente la politica. «Non dico un partito, ma un movimento che sa spostare centinaia di migliaia di voti». E intanto partirà a breve la campagna per la restituzione delle tessere elettorali e uno sciopero fiscale.



Mancuso, che cosa sta succedendo? Fate un partito?



Ci stiamo godendo la vittoria ma stiamo anche cominciando a riflettere, per gestire la forza di un milione di persone a San Giovanni ci vogliono nervi saldi e prospettive chiare. L'Arcigay da tempo ha preso le distanze dai partiti, siamo già un movimento politico e sociale ma questo non significa poter diventare un partito. Finalmente tutto il movimento glbtq è unito, e alcune aree chiedono una presenza più forte nella politica senza mediazioni. Naturalmente si aprirà un dibattito interno, e non escludiamo di aprire delle sedi unitarie per favorirlo.



Facile immaginare che ciò nasca dalla delusione nei confronti di chi vi rappresenta in Parlamento e nel governo.



Chi fra noi ha scelto di buttarsi in politica non ha avuto successo, continuiamo ad essere sottorappresentati e a non ottenere i nostri diritti. Ecco perché oggi scegliamo un percorso diverso, la nostra agenda politica è contenuta nella piattaforma del Pride (matrimonio gay e leggi antidiscriminazione, ndr). Adesso si tratta di capire con quali strumenti mantenere la nostra unità pur conservando la pluralità tipica del movimento glbtq.



Sul palco del Pride avete chiesto una politica laica e indipendente dalle ingerenze vaticane. Perché non pensate che il cantiere della sinistra non potrebbe raccogliere le vostre rivendicazioni?



Non guardiamo a nessuna sponda politica precisa. In questo momento sono aperti tre cantieri, la costituente del Pd, la cosiddetta "cosa rossa" e la costituente socialista. I dirigenti del movimento provengono da esperienze politiche diversificate, e poiché nessuno dei tre cantieri ha scritto un percorso chiaro non ce la sentiamo di buttarci da una parte o dall'altra. Allo stesso tempo non staremo alla finestra: alle tre entità politiche diciamo che se pensano di prenscindere dalle nostre questioni si sbagliano di grosso. Ma lo facciamo come forza unitaria, come rappresentanti del popolo di San Giovanni, un soggetto politico e sociale che si è espresso a prescindere dall'appartenenza politica.



Un ultimatum.



Siamo arrabbiati, perché dopo questo enorme Pride anche la sinistra ha fatto come se non fosse accaduto nulla. Dove sono i leader? Non li sentiamo parlare. Da sempre abbiamo cercato il confronto con la politica, ora è la politica che deve dialogare con noi perché con le mediazioni non abbiamo ottenuto nulla. Non diventeremo dei qualunquisti né minacceremo di votare il centro-destra, ma se devo dire la verità ci lasciano indifferenti le persone, vogliamo i risultati.



Di che cosa non si sta accorgendo il centro-sinistra?



Concerti del 1 maggio a parte, quando avete visto così tanta gente a S. Giovanni? Il silenzio della maggioranza la dice lunga su come è messa questa sinistra. Da parte nostra, continueremo con le nostre rivendicazioni nei Pride separati di Milano sabato 23 giugno, il 30 a Torino e il 7 luglio a Catania.



Dal palco di San Giovanni hai promesso scioperi fiscali e atti di disobbedienza civile.



Li metteremo in atto. Abbiamo messo al lavoro i nostri giuristi perché trovino una tassa da non pagare, un poì come l'obiezione di coscienza sulle spese militari. Metteremo quei soldi in un fondo di solidarietà. Eppoi in autunno partirà la campagna per la restituzione delle tessere elettorali, una protesta simbolica per fare capire che non stiamo affatto scherzando.



Molti eterosessuali hanno partecipato al Pride. Ma è pur vero che la stragrande maggioranza erano omosessuali. Come la vedi?



Mi ha stupito ma non mi ha sorpreso la partecipazione del popolo delle discoteche, che normalmente non privilegia l'aspetto politico del Pride. C'eravamo tutti, e questo vorrà pur dire qualche cosa. Basta fare un raffronto: nel primo Pride del 1994 eravamo in 12mila, nel 2000 mezzo milione, oggi un milione. Eppoi al termine del corteo, durante gli interventi dal palco, moltissimi hanno deciso di rimanere ad ascoltare e questo gli altri anni non succedeva.



Se la politica continuerà a non darvi ascolto, cosa farete?



Devono stare ben attenti, l'ultimo dato scientifico diceva che il movimento glbtq poteva influenzare dalle 300mila alle 500mila persone, a destra come a sinistra visto che non tutti i gay votano a sinistra. Senza contare gli eterosessuali chestanno dalla nostra parte e vorrebbero riconoscerci i diritti che chiediamo. In questi giorni ho ricevuto moltissimi messaggi di solidarietà da parte di etero di sinistra. Tutti dello stesso tenore: siamo con voi, questa sinistra ci ha deluso.



19/06/2007

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74351

lunedì 18 giugno 2007

Il Pride Roma 2007 su YouTube







domenica 17 giugno 2007

Gay Pride: un milione di persone annunciano la nascita di coscienza

(16/06/2007) Roma invasa dalla marcia dell`orgoglio omosessuale. `Non vogliamo i Dico, vogliamo il matrimonio` grida Mancuso (Arcigay) dal palco. Le foto dei protagonisti.



di
Giuliano Federico - Giacomo Cellottini





IL GAY PRIDE DELLA COSCIENZA

È un cielo dal sole umido, denso di lacrime e sudore, quello che avvolge Roma in questa giornata di colori e rabbia, protesta e amore. Piazzale Ostiense alle 13.30 è già intasato del puzzo di diesel dei carri multicolore e la gente è tanta. Tantissima. Si capisce subito che sta per succedere qualcosa. L’aria è elettrica, insieme a lesbiche, gay e trans sono già presenti tantissime famiglie e coppie eterosessuali. Tanti i bambini, poche oscenità e nudità, il folklore pare più misurato del solito.

La notte appena trascorsa ha lasciato in gola a questa giornata, il catarro viscoso di scritte neofasciste apparse sui manifesti e i muri di Roma. Dai media arriva l’eco degli starnazzi clericali dei politici manovrati da Oltretevere. Il tanfo pavido della codardia della sinistra di potere avvolge in una morsa sconsolante i vertici del movimento LGBT, coscienti che il dado è tratto e quei partiti che oggi sono al governo non potranno più essere indicati come rappresentanti delle istanze omosessuali. Alle 19.30, quando un milione di persone cerca di riversarsi in Piazza San Giovanni senza riuscirci, dal pullman adibito al palco il Presidente di Arcigay Aurelio Mancuso grida “Non sappiamo che farcene dei vostri DICO, vogliamo il matrimonio”. Un boato sovrasta la piazza.





Sono trascorsi sette anni da quell’8 Luglio dell’anno 2000, da quel Roma World Pride che ruppe le acque di una gravidanza che oggi pare dare alla luce una bambina che si chiama “coscienza”.

‘Coscienza’ ha il volto dei bambini delle famiglie Arcobaleno. ‘Coscienza’ ha il volto delle centinaia di migliaia di persone eterosessuali scese in strada oggi a Roma al nostro fianco. E ovviamente ‘Coscienza’ ha il volto nostro, delle persone omosessuali e transessuali che oggi hanno abbracciato Roma, più di quanto abbiano fatto i cattolici con il Family Day, senza avere neanche un millesimo dei mezzi che la lobby vaticana ha fornito alla manifestazione pro-famiglia dello scorso Maggio. ‘Coscienza’ ha il volto di chi pensa che questa battaglia non sia solo una battaglia di donne lesbiche, uomini omosessuali, persone transessuali e bisessuali. Ma una battaglia di individui singoli, solitari e insieme appartenenti ad uno slancio di proposta futura. Di anelito di libertà e di costruzione di una società più larga, più robusta, più inclusiva. Una battaglia combattuta con i muscoli della ragione contro le armi di massa della paura. Una battaglia in difesa dell’amore e della sua molteplicità, contro il monoteismo dell’odio. Oggi è un bel giorno e da domani possiamo davvero sentirci più forti.





http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=4029

sabato 16 giugno 2007

Gay Pride, Roma invasa: «Siamo un milione»

«Una piazza di persone unite nel rispetto delle diversità»

Un corteo colorato sfila fino a San Giovanni. Ferrero, Pecoraro e la Pollastrini: «Giusto esserci». Cori contro Prodi. Critiche dalla Cdl





ROMA - Colorato, allegro, chiassoso. Il corteo del Gay Pride 2007 invade Roma. Tra carri allegorici e bandiere, tra fischietti e palloncini colorati, tra cori contro il governo e musica disco, tra giovani «spartani» che distribuiscono preservativi e manifestanti in topless (nonostante le raccomandazioni di Vladimir Luxuria), tra maschere e coriandoli. All'appello hanno risposto in centinaia di migliaia. «Siamo un milione!» azzardano a un certo punto gli organizzatori del corteo dell'orgoglio omosessuale partito da piazzale Ostiense e arrivato in piazza San Giovanni: una scelta anche simbolica visto che lì si era tenuto il Family Day. Dietro lo striscione che apre la manifestazione (la madrina è l'attrice Monica Guerritore) sfilano le diverse sigle dei movimenti omosessuali, lesbiche, gay, bisessuali e transgender; sfilano i movimenti anticlericali, quelli di 'No Vat' e 'No God'; sfilano l'Arcigay, il circolo Mario Mieli e l'associazione dei genitori con figli omosessuali. Dai carri che accompagnano il corteo le casse sparano musica a tutto volume: sopra, 'drag queen' e ragazzi svestiti o mascherati come al carnevale di Rio. Molti gli striscioni: «Che lo riconosciate o no, siamo già una famiglia», recita uno; «L'amore è tutto sano, non dirlo al Vaticano», scandisce un altro. A bordo di un'Alfetta color crema c'è anche Daniele Silvestri, la cui ultima canzone «Gino e l'Alfetta» è stata scelta come inno ufficiale.



«IL GOVERNO NON FA NULLA» - Al di là degli aspetti gioiosi della manifestazione (in parte guastata da alcune scritte offensive contornate da svastiche e croci celtiche apparse alla vigilia), gli organizzatori del corteo si dicono «molto, molto inc... con questo governo perché non fa nulla per noi. Ci siamo stancati di essere cittadini di serie 'B', vogliamo avere gli stessi diritti degli altri e vogliamo mettere su una famiglia come fanno tutti gli altri». I manifestanti intonano cori contro il governo: «Prodi babbeo beccati sto corteo», «Meno Binetti e più diritti», «Prodi, Prodi dove sei? Oggi Roma è tutta gay». Si arriva a San Giovanni e Monica Guerritore sale sul palco: «Questa è una piazza di un milione di persone tutte unite nel rispetto delle identità, dell'essere umano e delle diversità. Abbiamo intrapreso un viaggio coraggioso per liberare noi stessi verso la tolleranza e il rispetto. Stasera stiamo cambiando il mondo».



I MINISTRI - Le contestazioni a Prodi e al governo nascono, soprattutto, dalla delusione per la mancata approvazione del disegno di legge sui Dico (anche se il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, afferma: «Noi non vogliamo i Dico, vogliamo il matrimonio»). Del resto, la stessa Unione partecipa, o aderisce simbolicamente, tra malumori e divisioni. All'edizione 2007 del Gay Pride italiano hanno dato il loro saluto il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e la collega per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini. «Abbiamo sostenuto da sempre questa iniziativa di lotta contro le discriminazioni, lo si fa in tutto il mondo e mi sorprendo che in Italia si faccia un dibattito su un tema dove a New York sfilano Hillary Clinton e il sindaco repubblicano della destra americana, e in Francia Sarkozy sostiene le leggi sui Pacs. Questo vale in tutta Europa», dice Pecoraro Scanio. Il collega di governo, Ferrero, aggiunge: «È una manifestazione che chiede diritti e libertà, io penso che li chieda giustamente per il movimento ma in realtà li chiede per tutti. Quindi a me pare utile e giusto essere qui a dare un saluto a questa manifestazione». Il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, spiega di essere venuta «perché c'è una politica che vuole ascoltare e capire».





REAZIONI POLITICHE - Il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, anche lui tra i manifestanti, avverte: «Guai a quella politica che non risponde a una domanda di diritti, sarebbe una politica morta». «Siamo qui - spiega - perché condividiamo integralmente la piattaforma della manifestazione, senza distinzioni. Una manifestazione che propone un rinnovamento necessario, non toglie diritti a nessuno ma prova ad aggiungerne». Quanto all'assenza dei leader di numerose forze della maggioranza, Giordano si limita a rispondere: «Noi ci siamo, e siamo ben lieti di esserci». Tra i partiti dell'opposizione solo Benedetto Della Vedova, riformatore liberale eletto in Fi, e il segretario della Democrazia per le autonomie, Gianfrano Rotondi, mostrano di comprendere le ragioni della manifestazione. Per il resto, da An e Lega arrivano solo critiche mentre Fi sottolinea, con Renato Schifani, la «debolezza» del governo. Per Roberto Calderoli «chi vive una sessualità naturale non ritiene di aver bisogno di manifestare per il proprio orgoglio, chi invece vive una sessualità contro natura e ritiene di dover manifestare il proprio orgoglio facendolo mette in dubbio in prima persona la cosa stessa. A tutti i manifestanti del gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso».

16 giugno 2007



http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/16/gay_pride_roma.shtml

Colombia: passa legge su unioni omosessuali

BOGOTA' (Colombia) - Il Congresso colombiano ha approvato la legge che riconosce alle unioni omosessuali pari diritti di quelle eterosessuali. Il disegno di legge dovra' tornare martedi' al Senato, dove e' gia' stato approvato, per la ratificazione finale. Il presidente della Repubblica Alvaro Uribe, che ha appoggiato il progetto, dovra' firmare il ddl per farlo entrare in vigore. La Chiesa colombiana ha pero' fortemente polemizzato con l'azionedel Congresso ed ha annunciato battaglia. La legge segna una svolta significativa in Colombia, ed e' all'avanguardia in tutta l'America Latina, perche' riconosce parita' e reversibilita' in materia patrimoniale dei conviventi gay. (Agr)

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id={210BB624-4091-40F7-B22B-FCE22D438ACF}

La bandiera della laicità

di MICHELE SERRA


Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell'isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.

Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell'uguaglianza dei diritti. L'uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt'altra cosa).

Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l'intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.

Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. L'intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.

Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell'autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze "estetiche" da sopire, oggi è il giorno giusto.
Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.

Nessuna "famiglia tradizionale" si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire "contro natura". Chi si sente minacciato dall'omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.

(16 giugno 2007)

http://tinyurl.com/2gnzz5

venerdì 15 giugno 2007

Pride: dopo il silenzio, le polemiche

Un imprenditore romano rifiuta a EcoTv il noleggio di un mezzo per le riprese dal corteo. La Cei lascia la parola ai teodem: «non è detto che dobbiamo commentare tutto quello che fanno gli altri»





Se finora aveva regnato il silenzio sul Pride di domani, adesso imperversano le polemiche e le prese di posizione contro la manifestazione più importante dell'anno per la comunità GLBT italiana. Ad opporsi, anche se in modi diversi, al corteo che domani sfilerà per le strade di Roma, non ci sono solo politici, militanti dell'estrema destra e gerarchie clericali, ma anche singoli cittadini.



IL CASO DI ECOTV

L'episodio forse più incredibile è accaduto a EcoTv che ha in programma per domani la diretta dal Pride in collaborazione con Gay.it. «Nonostante fosse già stato concordato il noleggio di un automezzo, un imprenditore romano ha negato ad Ecotv il servizio, dopo aver saputo che il veicolo sarebbe stato utilizzato per la ripresa televisiva del Gay Pride». E' la denuncia del direttore di Ecotv, Pino Gagliardi. Secondo il direttore dell'emittente televisiva, infatti, l'uomo, al telefono, si sarebbe giustificato così: «Non conoscevo la finalità per cui volevate il furgone, ora che la so, non ve lo posso concedere». Pronta la replica del giornalista di Ecotv, che ha ricordato al noleggiatore di non avere alcuna intenzione di usare l'auto a nolo per «svaligiare una banca».

«Ma per me è simile- ha risposto l'imprenditore- Non voglio aderire in alcun modo a questa manifestazione, tanto meno mettendo a disposizione un mio automezzo perché non ne condivido la finalità, non rientra nei miei principi». Naturalmente la diretta si farà, e sarà l'occasione per trasmettere stralci della registrazione della conversazione con l'imprenditore romano. Le riprese dal corteo, invece, saranno fatte a bordo di un calesse.<



ECCO LA CEI

Stupisce, invece, il silenzio della Cei che ha dichiarato di voler mantenere il più stretto riserbo. «Preferiamo non rilasciare dichiarazioni che servirebbero soltanto a fomentare polemiche in cui noi non vogliamo entrare» spiegano negli uffici Cei che si occupano di comunicazione e famiglia, e aggiungono: «in questa occasione la nostra scelta è senz'altro quella del silenzio, d'altronde non è detto che noi dobbiamo commentare tutto quello che fanno gli altri». Alcuni direbbero che è una buona notizia. E' bastata Militia Christi ad ergersi a difensore del sentimento cattolico che il Gay Pride offenderebbe.



DAL PARLAMENTO

E poi ci sono sempre i teodem, come si chiamano adesso, ad alimentare le polemiche. L'ultimo a dire la sua è stato Luca Volontè, capogruppo dell'Udc alla Camera dei Deputati, che rispetto al dietrofront della ministra Barbara Pollastrini sul patrocinio al corteo ha dichiarato: «Non basta essere mogli di autorevoli esponenti della finanza per rispettare il principio di uguaglianza e non-discriminazione palesemente violato. La retromarcia della Pollastrini non incanta nessuno,le sue inaccettabili parole alla Camera e i suoi atti rimangono di una gravità inaccettabile. Il suo 'razzismo' antifamiglia e anti-eterosessuali - conclude - è contrario ai diritti costituzionali».



Intanto i preparativi continuano ed è ormai tutto pronto per l'appuntamento di domani per cui gli organizzatori parlano di 200 mila presenza previste. Seguite la diretta su Gay.it a partire dalle 15.00.





http://www.gay.it/channels/view.php?ID=23036

giovedì 14 giugno 2007

Gay Pride: in TV solo sul satellite

Sky e RaiNews 24 per Romapride 2007


Sulla piattaforma Sky è Ecotv la televisione ufficiale del gaypride di sabato, raggiungibile sul canale satellitare 906.

Il canale seguirà la manifestazione di sabato con una lunga diretta che partirà alle 15.00 e seguirà in esclusiva l'evento con una programmazione in cui verranno trasmesse le interviste ai ministri Ferrero, Mussi, Pollastrini, e Pecoraro Scanio, e a Bonelli, Boselli, Luxuria, e Rizzo.

In scaletta anche gli interventi dei protagonisti e dei partecipanti, come Aldo Busi, Serena Dandini, Rocco Siffredi, Dario Vergassola. Inoltre, Sky Tg24 dedicherà ampie finestre nel corso del telegiornale, in onda ogni mezz'ora.

Anche RaiNews 24 seguirà in diretta il Romapride 2007.

''Faremo una rapida differita del corteo e poi una diretta dal palco - dice il direttore Rainews24 Corradino Mineo -. Inoltre il telegiornale avrà ampie finestre della manifestazione.

Comunque - continua il direttore - già domani mattina a Il Caffé, alle 8.05 su Raitre, parlerò della manifestazione con il vice segretario dell'Udc Erminia Mazzoni, con il deputato dell'Ulivo Enzo Carra, con l'ex garante della privacy Stefano Rodotà, con la deputata di Rifondazione Comunista Caterina De Simone e, molto probabilmente, con il ministro per le Pari Opportunita' Barbara Pollastrini''.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74292

Firenze. Coppia gay ricorre al Tribunale dopo il no del Comune alla pubblicazione di matrimonio

Gli avvocati: "escludere il matrimonio per gli omosessuali significa impedire di sviluppare appieno la loro personalità"





FIRENZE, 14 GIU - Il 29 marzo scorso si sono visti rifiutare dal Comune di Firenze la loro richiesta di pubblicazione di matrimonio, oggi hanno presentato ricorso al tribunale contro quel no. Sono Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro, 33 anni il primo, anche presidente di Arcigay Firenze, 21 il secondo, che, del loro desiderio di diventare anche giuridicamente una coppia hanno deciso di farne una ''battaglia politica'' e di ''impegno civile'', assistiti dagli avvocati Paola Pasquinuzzi di Firenze e Francesco Bilotta di Trieste.



Nel ricorso alla volontaria giurisdizione del tribunale fiorentino (30 pagine) essenzialmente si sostiene che le motivazioni del Comune sono ''illegittime e gravemente lesive del diritto all'autodeterminazione dei ricorrenti nonche' gravemente discriminatorie in quanto fondate sull'orientamento sessuale degli stessi''.



Motivo per cui si chiede al giudice anche di sollevare una questione di legittimità costituzionale.



L'avvocato Pasquinuzzi, che paragona l'attuale battaglia a quella fatta a suo tempo per il diritto a cambiare sesso, spiega che Palazzo Vecchio ha negato la pubblicazione del matrimonio essenzialmente perché nel codice civile, in tema di famiglia, si fa riferimento a marito e moglie e in virtù della circolare del ministero degli Interni 2/2001, che impedisce, per la contrarietà all'ordinepubblico, la trascrizione dei matrimoni omosessuali celebrati all'estero. All'opposto rileva che nell'ordinamento italiano non esiste una nozione di matrimonio così come non c'è un divieto espresso all'unione tra persone dello stesso sesso.



La circolare poi del ministero contrasta con lo spirito della Costituzione e con la Carta di Nizza sulla discriminazione per ragioni sessuali.



Infine escludere il matrimonio per gli omosessuali significa impedire di sviluppare appieno la loro personalità in un progetto di vita familiare e ciò appare in palese contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione.



Francesco e Matteo spiegano che ora, dal giudice, ''ci aspettiamo una risposta motivata, non un semplice diniego'' e sperano di essere utili per altre coppie, che magari potrebbero seguire il loro esempio e fare ricorso. ''Chiediamo - conclude l'avvocato - che il giudice si assuma la responsabilità di una funzione interpretativa delle norme in senso evolutivo per garantire una tutela che l'ordinamento nega''.





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74291

USA: da leader religiosi lettera aperta pro-gay

Un documento interreligioso invita i rappresentanti delle varie fedi ad aprirsi verso le diversità, anche di orientamento sessuale e di identità di genere, del creato.





NEW YORK – Giugno, mese nel quale avvengono in varie parti del mondo libero la maggior parte delle manifestazioni dei Gay Pride (compresi quello di Roma e quello di New York), è il mese scelto da un’ampia coalizione di leader di varie fedi religiose per diffondere una lettera aperta indirizzata a leader politici e religiosi, nella quale d’invita a un approccio su base religiosa che sia di supporto all’orientamento sessuale e alle identità di genere, temi sui quali spesso una certa rigidità mentale ancora è causa di molte discriminazioni verso le minoranze. Questa “Lettera aperta ai leader religiosi sulle diversità sessuali e di genere” è stata messa a punto per il Religious Institute da un ampio gruppo di teologi e religiosi di fedi diverse, tra cui ebrei, battisti, episcopali, luterani, presbiteriani, cattolici, unitari universalisti e delle Chiese unite cristiane.



La direttrice dell’Istituto, reverendo Debra W. Haffner, nel presentare il documento ha detto che «mentre le diverse denominazioni religiose continuano a dibattere gli argomenti legati alla sessualità il silenzio e le condanne del clero hanno portato alla distruzione di relazioni, suicidi per disperazione e discriminazione e violenze verso persone omosessuali e transgender. Negare che Dio ha creato le diversità come benedizione è negare l’insegnamento biblico.»



Nella lettera si legge che “troppe istituzioni religiose hanno mancato di accogliere le diversità sessuali e di genere. Alcune hanno erroneamente considerato l’omosessualità peccaminosa, mentre il vero tema è l’eterosessismo o l’ingiusto privilegio dell’eterosessualità. L’eterosessismo degrada le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender esattamente come il sessismo e i privilegi maschili degradano le donne.” Nella lettera si condannano “il silenzio, la disinformazione e la condanna delle diverse sessualità e identità di genere” e si afferma che “la repressione sessuale e del genere non può più essere ritratta come cosa virtuosa e moralmente difendibile.” Copia integrale del documento è scaricabile dal sito internet del Religious Institute.



http://www.gay.it/channels/view.php?id=23026

martedì 12 giugno 2007

Firenze, gonfalone al Gay Pride il PD vota no col centrodestra

Il Comune in veste ufficiale non sarà a Roma
di CLAUDIA RICONDA


Né delegazione istituzionale né gonfalone: il Comune di Firenze non sarà presente, nella sua veste ufficiale, sabato pomeriggio a Roma al Gay Pride. La possibilità di veder sfilare l´emblema della città nel corteo dell´orgoglio omosessuale è sfumata perché la ex Margherita si è messa di traverso e ha costretto tutto il Pd di Palazzo Vecchio a votare contro. E´ sfumata in un pomeriggio di bisticci in cui le diverse anime del Partito democratico sono entrate in conflitto e a rimetterci sono stati gli omosessuali fiorentini, che molto speravano di vedere sventolare a Roma il simbolo ufficiale di Firenze: quando in consiglio comunale si è trattato di votare l´emendamento sul gonfalone (modifica ad una mozione firmata da diciotto consiglieri, Rifondazione, Comunisti, Altracittà, Verdi, Sdi, Sinistra democratica e alcuni membri del Pd, che chiedeva la presenza di una delegazione del Comune al Pride romano ma senza aver previsto il gonfalone), il centro destra si è opposto («Non l´avete mandato al Family Day, non andrà al Gay Pride»), e il Pd, dopo le pressioni degli ex della Margherita, si è sfilato e ha votato anch´esso no («Per rispetto delle opposizioni», ha detto Susanna Agostini del Pd). La sinistra è rimasta sola, e l´emendamento non è passato. A quel punto si è votato la mozione sulla delegazione, ma il centro destra è uscito dall´aula, ed è mancato il numero legale. Risultato: anche la delegazione resta a casa. Si muoveranno gli altri, appunto. Tutti quei cittadini ai quali stanno a cuore non solo i diritti degli omosessuali, ma anche quelle tre parole che il Roma Pride 2007 ha scelto come fulcro della manifestazione: dignità, parità, laicità. Centinaia di fiorentini che l´Arci di Firenze e Azione gay e lesbica stanno mobilitando (adesioni trasversali da una ventina di associazioni, enti, gruppi politici, e da una trentina tra assessori e consiglieri locali). «Il clima di odio e discriminazione nei confronti dell´omosessualità e delle forme di famiglia non tradizionali ci obbliga a una risposta forte» dice Francesca Chiavacci presidente di Arci Firenze. «E´ dalla società civile che deve arrivare la spinta al governo perché si liberi dall´invadenza della Chiesa» insiste Elena Biagini di Azione gay e lesbica. Il comitato sta organizzando i pullman per Roma: 10 euro (prenotazioni 055-26.29.7218 o 055-220.250, mail firenzeperilpride07gmail.com)


http://www.gaynews.it/view.php?ID=74225

lunedì 11 giugno 2007

Vaticano: soldi, potere e le vacanze del Papa pagate dagli italiani

Due storie sono apparse in poche ore su due importanti testate italiane. Ne riportiamo una breve sintesi, rimandandovi alla lettura integrale sui due media che ne hanno parlato.
di
giuliano.federico@gay.tv

Due storie sono apparse in poche ore su due importanti testate italiane. Ne riportiamo una breve sintesi, rimandandovi alla lettura integrale sui due media che ne hanno parlato.



Corriere della Sera (pagina 27 del 10 Giugno)
5 miliardi di euro da Cariplo al fondo dei Salesiani Giovanni Mazzali, economo generale dei Salesiani di Don Bosco, pochi giorni fa ha convinto la Fondazione Carialo (ndr con la tecnica delle fondazioni, vietata dall’Unione Europea, il Vaticano controlla i maggiori istituti bancari italiani e non solo, insediando nei consigli di amministrazione uomini di fiducia che rispondono direttamente a precisi ordini vaticani) a partecipare ad un progetto comune consegnando 5 miliardi di euro alla società di gestione italiana di Polaris Investment Sa, presieduta da un ex commissario Consob e controllata dai Salesiani con giro diretto dal Lussemburgo. Perché in Lussemburgo “Rispetto all’Italia ci sono vantaggi fiscali” ha spiegato il prete che si occupa di soldi. Attenzione però, l’intento del fondo che ne nascerà è più che nobile. Il Vaticano investirà su affari che non abbiano a che fare con armi, pornografia e prodotti farmaceutici che non contraddicano le direttive cattoliche in materia di etica, vita eccetera. L’operazione finanziaria permetterà grandi guadagni al Vaticano, che riducendo le quote dal 52% al 20%, incasserà dividendi e comunque aumenti dei rendimenti delle proprie quote.

L’Espresso (N° 23 anno LIII 14 giugno pagina 13 nella rubrica ‘Riservato’)
20.000 euro al giorno dagli Italiani per le vacanze di Ratzinger
(dal Corriere delle Alpi alcuni dettagli)
Ventimila euro al giorno per il periodo di riposo in montagna che Ratzinger trascorrerà a Lorenzago di Cadore (Belluno), dal 9 al 27 luglio prossimi, in una villetta di proprietà della Diocesi di Treviso.
La giunta regionale del Veneto, presieduta da Giancarlo Galan, ha stanziato fondi complessivi pari a 345.000 euro per gli interventi necessari a "garantire la più serena tranquillità e riservatezza al soggiorno dell'augusto ospite". Spiccano i 20.000 euro per far piallare il cosiddetto 'Angolo di Preghiera', struttura in legno coperta, dotata di panca e tavolo, ma sono comprese nel prezzo altre sette panchine con schienale, destinate ai prelati 'minori', nelle ore di meditazione.
Più di 50.000 euro per asfaltare i due chilometri della strada d'accesso alla residenza del Santo Padre, mentre la recinzione della dimora costerà 24.882 euro. Per vasi e addobbi floreali della casa papale preventivati 13 mila euro più 3 mila euro per "piante ad alto fusto di latifoglia, compresa zolla terrosa". Poco per le guardie svizzere. ‘Solo’ 7.000 euro per un sentiero in ghiaia dedicato ai loro giri di guardia, parapetti, passerelle, parapetti e tende di protezione incluse.

http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3999

Insultato in stazione perché gay

Aveva chiesto i treni per il Pride a Roma

di PIETRO BENACCHIO





DOMODOSSOLA - «Volevo soltanto informazioni su eventuali treni speciali o sconti per il Gay Pride a Roma, dai ferrovieri in servizio allo sportello ho invece ho ricevuto insulti e atteggiamenti discriminatori. Neppure la polizia ha purtroppo dimostrato sensibilità». La denuncia arriva da Fabio Busana, 20 anni, operaio di Villadossola, già fondatore e presidente provinciale dell’Arcigay, che ha segnalato l’episodio al coordinamento Torino Pride per valutare le azioni di intraprendere. E la riposta non si è fatta attendere.



La portavoce Roberta Padovano, ha subito inviato una lettera di segnalazione a Trenitalia, chiedendo anche all’azienda di organizzare corsi di comportamento sui temi dell’omosessualità per i propri dipendenti. «Riteniamo che sensibilizzazione e denuncia pubblica, più che le azioni giudiziarie, siano in certi casi strumenti più efficaci contro ogni forma di discriminazione», spiega Padovano. Ne è convinto anche Fabio Busana, che nel frattempo è uscito dall’Arcigay e ha fondato il «Glbtq», Movimento Gay lesbiche bisessuali transessuali e queer, con sede legale a Villadossola.



«I Pride - dice Busana - servono soprattutto a questo, a costruire un giusta convivenza sociale. Non mancheremo a Roma». E racconta così quanto successo: «Il pomeriggio di mercoledì 6 giugno, mi sono recato intorno alle ore 16 con un amico, Emanuele Clemente, alla stazione di Domodossola per chiedere informazioni. Allo sportello, abbiamo chiesto all’operatore di Trenitalia se in occasione del Pride di sabato 16 giugno a Roma, ci fossero dei treni gratuiti oppure delle offerte. L’addetto non sapeva cosa fosse il Pride. Io ho allora specificato Gay Pride».



«Avendo capito di che cosa si trattava - continua - ma non essendo in grado di rispondere, ha chiesto ad un collega che era seduto a pochi metri da lui nell’ufficio della biglietteria. Il collega ha detto di no, che non c’era nessuna offerta, e ha aggiunto la frase “Se vogliono andare a Roma a prenderlo nel c... che si arrangino”. Noi, clienti di Trenitalia siamo rimasti a dir poco stupiti da questo suo insulto. Tra l’altro avvenuto in presenza di altre persone in fila allo sportello. Ho risposto: “Ma come si permette, guardi che lei è dipendente pubblico, si vergogni”. Ho chiesto il suo nome ma il signore si è rifiutato. Ci siamo recati alla Polizia vicino alla stazione, dove, dopo aver esposto i fatti, ci siamo sentiti dire “Ma non credo che ne valga la pena, quando rientra la pattuglia che ora è fuori mandiamo qualcuno dal signore”. Noi abbiamo fermamente ribadito le nostre intenzioni. Sono poi arrivati due agenti che in sala d’attesa, nemmeno in un ufficio, ci hanno domandato cosa fosse successo. Hanno detto di attendere. Ci avrebbero chiamati loro per fare la denuncia. Dopo circa un’ora, si è presentato un uomo, senza divisa, che ci ha detto di andare dalla Polizia Ferroviaria. Dopo aver cercato per la stazione gli agenti, ci siamo recati nuovamente alla Polizia vicina. Ci hanno detto di andare la mattina seguente, che comunque avevamo tempo 90 giorni. Questi fatti - conclude - ci portano ad affermare che nei nostri confronti c’è stata poca considerazione anche da parte degli organi di Polizia».





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74201

venerdì 8 giugno 2007

George W. Bush, anatomia di un omofobo alla Casa Bianca

In occasione della visita del Presidente degli Stati Uniti d’America in Italia, ecco un elenco (probabilmente non esaustivo) delle politiche anti gay della sua amministrazione.





Con George W. Bush alla Casa Bianca, il mondo ha visto riaccendersi le contrapposizioni a sfondo religioso.


Sarebbe disonesto additare il presidente Usa come unico responsabile della nuova fragilità geopolitica globale, eppure è proprio nella sua leadership che si è cristallizzato agli occhi di tutti quel metodo guerrafondaio, da impero romano in disfacimento, continuamente ossessionato dall’uso della paura come arma di dominio sulle masse. Sul fronte interno, Bush alla Casa Bianca ha significato per la più grande democrazia del mondo un ritorno all’uso della religione come fonte ispiratrice dell’agire politico. Ma non sui temi economici, dove la parola di Cristo nulla ha potuto contro l’aumento dei nullatenenti e l’incremento pauroso del divario tra ricchi e poveri. Cristo e Dio sono invece stati sbandierati sulle questioni etiche.




Nella lista che segue abbiamo provato a riassumere le azioni dell’amministrazione Bush sui temi cari alla comunità LGBT.



- Nomina di giudici federali e giudici costituzionali profondamente omofobi tanto che nel 2000 la corte suprema ha giudicato incostituzionali le leggi anti sodomia.



- Distorsione dei fondi federali per la cura e prevenzione dell'aids, e blocco di quelli destinati ai programmi internazionali a favore di chiese e organizzazioni religiose che propinano come cura per la prevenzione dal virus l'astinenza sessuale. Programmi falliti a livello sanitario prima ancora che sociale. (leggi »)



- Implementazione della disastrosa politica ‘don't ask don't tell’ costata finora oltre 363 milioni di dollari, il doppio di quelli dichiarati ufficialmente. (leggi »)



- Licenziamento dei traduttori gay persiani della Cia dopo l'attentato dell'11 settembre. (leggi »)



- Sostegno dei referendum costituzionali a livello statale contro il matrimonio gay e nel 2006  a livello federale come mossa per catturare il voto conservatore in vista del rinnovo del parlamento. Bush ha perso il controllo di entrambe le camere. (leggi »)



- La figlia del vicepresidente Cheney, lesbica dichiarata, non è sul palco quando l’amministrazione Bush festeggia la prima elezione e la rielezione. Un vero caso di discriminazione che la figlia giustifica davanti ai media. Nel 2007 Mary Cheney dà alla luce una bimba. Imbarazzo e totale silenzio del presidente. (leggi »)



- Bush viene inserito al secondo posto nella lista dei personaggi omofobi. Il papa è primo. (leggi »)



- Bush è uno dei pochi repubblicani che si oppone al Matthew Shepard Act contro i crimini di odio verso gay e lesbiche. La legge passa. (leggi »)



- In politica estera l'asse America - Gran Bretagna è messo più volte in crisi dalle politiche di Bush contro la comunità GLBT. (leggi »)



redazione@gay.tv



http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3989

mercoledì 6 giugno 2007

Le nuove coppie gay? Sempre più fedeli

Il libro dei sociologi Barbagli e Colombo: uno su due porta l'anello come simbolo di fedeltà, quasi scomparsi i vecchi stereotipi.
Stabili e con un rapporto paritario: «Sembrano eterosessuali». Bologna la capitale

di Andrea Garibaldi


ROMA — Una volta, seconda metà del '400, l'omosessualità era «vizio nefando». E c'erano, a Firenze, gli «Ufficiali di Notte», incaricati di investigare su chi indulgeva al vizio sodomitico. Dopo quasi sei secoli, oggi vivono nelle città italiane coppie omosessuali che sempre più somigliano a quelle eterosessuali. Due uomini o due donne che hanno un rapporto paritario, con ruoli intercambiabili, sia sessuali che di vita quotidiana, che portano un anello come simbolo del legame (45 per cento dei gay, 65 per cento delle lesbiche), che si chiamano fra loro «ciccio», «cucciola», «tato», «orsetto». È dunque questa l'epoca degli «Omosessuali moderni», titolo del libro dei sociologi bolognesi Marzio Barbagli e Asher Colombo, che esce domani con una seconda edizione aggiornata e ampliata (Il Mulino editore). Vanno in minoranza alcuni modelli e stereotipi: il rapporto fra un superiore e un inferiore, un adulto e un ragazzo, un attivo e un passivo. Il maschio effeminato e la femmina mascolina. I gay che vivono oggi a Bologna («la San Francisco italiana»), a Milano o a Roma sono assai diversi da Benvenuto Cellini, da Pier Paolo Pasolini o dal Michel Serrault del «Vizietto». «Gli omosessuali moderni — si legge — non fanno più l'amore con gli eterosessuali o con le persone dell'altro sesso, ma solo con altri omosessuali. Non vivono più soltanto nel segreto di un sofferto isolamento e non si incontrano più soltanto in luoghi clandestini». C'è una rete di imbianchini, falegnami, posatori di moquette, fotografi, agenti di viaggio che si rivolgono esplicitamente a una clientela omosessuale.
In questo importante passaggio di costume, Barbagli e Colombo approfondiscono le differenze fra gay e lesbiche. Fra il 58 e il 70 per cento delle lesbiche hanno una relazione fissa, contro il 40-49 per cento dei gay. «Il primo rapporto dei gay ha carattere prevalentemente fisico, quello delle lesbiche è di solito romantico e sentimentale». Le lesbiche frequentano meno dei gay i locali «di genere» e non esistono per le lesbiche le «dark room» dove fare l'amore con sconosciuti. Un'altra differenza sta nella relazione con la Chiesa. Esempio: fra i 18 e i 24 anni, non va mai a messa il 51 per cento delle lesbiche e il 43 per cento dei gay, mentre in tutta la popolazione italiana i dati sono al contrario, 35% degli uomini e il 24% delle donne. Anche nella dimensione moderna la vita omosessuale resta densa di ostacoli. Prendiamo il coming out, la rivelazione di non appartenere alla «normalità». Il 51% delle madri — raccontano Barbagli e Colombo — reagisce negativamente alla notizia dell'omosessualità della figlia, ma se si tratta dell'omosessualità del figlio questa reazione si riscontra solo nel 40 per cento dei casi. Tra i padri la reazione negativa verso l'omosessualità delle figlie femmine — come quella verso i maschi — scende al 35%. L'ultimo capitolo della nuova edizione tratta delle norme introdotte per riconoscere e regolare la vita delle coppie omosessuali, a partire dalla Danimarca (1986), alla Norvegia (1993), a tutti gli altri paesi del mondo occidentale, con l'eccezione di Italia e Grecia e Portogallo e dell'est Europa. Crescono tuttavia, negli ultimi tredici anni, gli italiani che pensano che le copie omosessuali debbono potersi sposare (dal 28 al 40 per cento), convivere con i vantaggi delle coppie sposate (dal 39 al 56), ereditare l'uno dall'altro (dal 50 al 58). Quanto al diritto per gli omosessuali di adottare figli, gli italiani proprio non ci stanno: si è passati dal 14 per cento appena al 19.


http://tinyurl.com/2vez6b

lunedì 4 giugno 2007

Mtv awards, il miglior bacio è gay

Miglior bacio dell'anno quello di 'Ricky Bobby' tra Will Ferrell e Sacha Baron Cohen, quest'ultimo premiato anche per 'Borat'. Tra i lungometraggi vincono 'Pirati dei Caraibi 2' e il suo Johnny Depp.



Borat premiato per il miglior bacio 2007

Sorpresa agli MTV Awards per la vittoria come miglior bacio dell'anno del gay kiss tra Will Ferrell e Sacha Baron Cohen nella commedia 'Ricky Bobby: la storia di un uomo che sapeva contare fino ad uno' di Adam McKay in cui interpretano due campioni di automobilismo rivali che arrivano a baciarsi appassionatamente davanti alla folla di spettatori in deliquio.

La performance è stata ripetuta sul palco dai due attori che si sono rotolati ripetutamente per terra. Sacha Baron Cohen ha vinto anche come miglior attore comico per 'Borat'. Altro riferimento gay, la battuta della presentatrice Sarah Silverman sul film '300' di Jack Snyder che si è aggiudicato il premio per il miglior combattimento: "Il titolo è stato scelto calcolando quanto fosse gay in una scala da 1 a 10".

Come miglior film è stato scelto 'Pirati dei Caraibi 2' e miglior attore il suo protagonista Johnny Depp. Miglior cattivo il luciferino Jack Nicholson di 'The Departed'.


http://www.gay.it/channels/view.php?id=22964

Calcio gay all'attacco:"In A e B saremo in 50"

Il leader della Nazionale omo: “Hanno paura di fare coming out”


Li picchiano a Mosca, li sospettano di potenziale terrorismo in Alabama, in Italia c’è chi è sceso in piazza per impedire che si formino una famiglia. Per i gay è un momentaccio se mai ce n’è stato uno migliore, e allora qualcuno la butta sullo sport, anzi sul calcio che è il più omofobo di tutti ma il più universale: a fine settembre, a Buenos Aires, si gioca il campionato del mondo per squadre omosessuali e ci sarà per la prima volta una formazione italiana con la maglia azzurra, la bandiera, forse l’inno e certamente uno sponsor, una discoteca dell’Arcigay nella zona di Lambrate, a Milano, che si chiama Binario Uno e investe un po’ di soldi per fare contenti gli amici più che per un ritorno pubblicitario, tanto chi la deve conoscere la conosce già.

Spulciando sul sito dell’Iglfa, l’associazione mondiale di calcio per gay e lesbiche, si scopre una dimensione internazionale impensabile. C’è una squadra a Pechino, una a Sydney, giocano in tutta l’Europa occidentale e naturalmente nel Nord America. Hanno sigle e loghi fantasiosi: i «chiodi» di San Francisco, gli «uragani» della Florida, i «leoni» a Londra, i «ragazzi di strada» a Monaco, l’«arcobaleno» a Parigi, la «Tu Mamà» in America Latina e gli immancabili e poco oxfordiani «Fuckers». In Italia il fenomeno stenta a crescere. «Siamo al punto in cui era la Germania venticinque anni fa, e non mi riferisco soltanto al pallone - dice Klaus Heusslein, l’anima della Nuova Kaos, il club di Milano che fa da ossatura alla Nazionale che andrà in Argentina -. Però in Germania si è lottato per farsi accettare e lo si deve fare anche qui. Non c’è niente dello spirito e del modello del Gay pride in quello che facciamo: né parrucche né eccentricità, meno che mai “drag queens”. Si va in campo come chiunque altro e i gusti che si hanno a letto sono un fatto personale. La gente però ha paura di esporsi».

I calciatori omosessuali dichiarati sono pochi. C’è una squadra a Roma, una a Genova. Milano è stata la culla: anche lì tuttavia stavano per lasciar perdere dopo i primi entusiasmi, poi nel 2002 arrivò Klaus dalla Germania e il progetto è ripartito. Tossicchiando va avanti, con le difficoltà che si possono immaginare. «Uno degli handicap - dice Heusslein che è anche vicepresidente del comitato organizzatore del Mondiale - è che non siamo abbastanza per formare un nostro campionato. E la qualità non è straordinaria, più o meno valiamo una squadra di seconda categoria. Sarebbe diverso se ci fosse il coraggio di fare outing (intende coming out, ndr): non ho un conteggio preciso ma se valgono nello sport le proporzioni che ci sono nella società, tra i professionisti della A e della B almeno cinquanta sono gay e in tutto il calcio italiano sono alcune centinaia. Il problema è che non lo dicono: il calcio respinge gli omosessuali, basta pensare a quello che ha detto Deschamps sulle maglie rosa quando la Juve è stata promossa, e gli omosessuali respingono culturalmente il calcio. Preferiscono praticare il nuoto, il tennis e la pallavolo. Così noi siamo sempre fuori posto per gli uni e per gli altri».

Vita dura. Spesso sul filo tra il dire e il non dire la diversità. La Nuova Kaos è una squadra come qualsiasi altra, partecipa al campionato Uisp della zona di Milano. All’inizio pochissimi ne conoscevano la particolarità. La voce però è girata velocemente. «Il primo anno arrivammo secondi - racconta Klaus -, adesso si sta intorno al settimo posto perché contro di noi c’è più impegno, i maschioni non ci stanno a perdere. Come si comporta il pubblico? Ha una certa curiosità nel vedere cosa combiniamo o magari immagina che andiamo in campo con i tacchi a spillo: c’è un po’ di goliardia, le battute volano più basse e grevi ma non è mai successo niente di speciale. Negli stadi si è visto di molto peggio». Si scopre che in fondo c’è in giro ancora un po’ di intelligenza, anche se i pregiudizi resistono. «Una volta organizzammo un’amichevole contro la squadra di Sky, c’era Pasquale Bruno, l’ex giocatore del Torino e della Juve, uno che ha sempre detto peste e corna sul calcio femminile, immagini cosa poteva pensare di noi. Nessuno lo aveva avvertito, in campo non si accorse di nulla, perdemmo soltanto per 6-5 e ci fece i complimenti. Quando gli raccontarono la verità non ci credeva. In realtà chi sa distinguere il calcio dal sesso non ha difficoltà ad accettarci. Abbiamo alcuni etero in squadra. Il primo è stato un quarantenne sposato e con figli: aveva voglia di giocare al pallone due o tre volte la settimana, i primi tempi eravamo indecisi se spiegargli come stavano le cose. Del resto in campo non c’era differenza nei comportamenti né gli saltavamo addosso sotto la doccia, come nelle barzellette. Un giorno però tra noi partirono alcune battute inequivocabili e ci paralizzammo aspettando di vedere la sua reazione. Ci guardò e ci disse: ma pensavate che fossi così scemo da non averlo capito già la prima volta?».

La preparazione alla Coppa del Mondo che comincia il 23 settembre sarà artigianale. Nessun ritiro collegiale, le convocazioni verranno falcidiate dagli impegni di lavoro perché quasi tutti i giocatori hanno le ferie fissate in agosto. Insomma sarà una Nazionale fatta con chi può andarci e ci sarà uno spazio anche per gli stranieri e gli oriundi, un italiano che vive a San Francisco e il solito Klaus, che è tedesco, «ma da 5 anni - dice - vivo in Italia e se un argentino come Camoranesi ha vinto il Mondiale con la maglia azzurra non vedo perché non dovrei provarci io». Antonio, l’allenatore, resterà a casa. Anarchia tattica e molto fai-da-te anche perché i giocatori arriveranno in Argentina solo un paio di giorni prima dell’inizio, tra l’adattamento al fuso e tutto il resto. Insomma le chances di vincere sono poche, praticamente nessuna: il divario dalle squadre di Londra e di Parigi già campioni del mondo è netto, gli americani hanno una vasta scelta. L’obiettivo è fare una buona figura e divertirsi perché «il mondiale è soprattutto un grande happening, un’occasione di incontro. Di giorno si gioca, la sera si fanno feste, si creano amicizie e talvolta nascono rapporti seri. I calciatori di solito hanno un bel fisico. Sono attraenti e sexy». Anche attorno a loro ronzano evidentemente le «veline». Pardon, i velini. È solo una questione di gusti.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74130

sabato 2 giugno 2007

Il principe gay di Manchester

Il Manchester United ha acquistato per 30 milioni di euro il fantasista brasiliano Anderson: talentuoso, caparbio e giovanissimo. E gay.


Un fantasista brasiliano, nero, giovanissimo e gay alla corte di Cristiano Ronaldo. Il Manchester United ha annunciato l’acquisto dal Porto di uno dei più promettenti centrocampisti d’attacco al mondo: Anderson Luís de Abreu Oliveira. Nato il 13 Aprile 1988 a Porto Alegre e acquistato nel Novembre del 2005 dalla squadra portoghese, Anderson è stato vicecampione del mondo Under 17 nel 2005 in Perù, e fu proprio in quella occasione che mise in mostra il suo talento calcistico (vinse una sorta di Pallone d’Oro dei giovani), fino ad essere notato dai talent scout calcistici che sempre affollano tornei di questo tipo.



Fu appunto il Porto a metterlo sotto contratto, ma il Manchester, il Barcellona, l’Arsenal e il Milan avevano già adocchiato i virtuosismi e la solidità del giovane calciatore. Alto 176 centimetri con un peso di 69 kg, Anderson è il “terzo predestinato”. Prima di lui, in Brasile, solamente Ronaldo e Ronaldinho potevano vantare una fama ed una gloria in così tenera età.

Veloce nello scatto, dotato di un forte senso della regia sulla tre quarti, ma capace anche di propulsioni in attacco fino al goal, il ragazzo ha soprattutto un grandissimo talento: il carattere.
Vederlo giocare e sbraitare in mezzo al campo è uno spettacolo. Lui, piuttosto piccolino e giovane, grida e incita compagni di ben più solida carriera, dispensa indicazioni (oltre che assist d'un certo
pregio), trascina chiunque con entusiasmo e rabbia. A prova del suo carattere, la nota più bella e indicativa della sua ancor breve carriera: nel gennaio 2006, poche settimane dopo essere stato acquistato dal Porto, l’allora 17enne enfant prodige, già idolo di curve e ultrà, annuncia al suo spogliatoio e alla stampa portoghese “Sono gay”. Un mito. Il Manchester ha pagato 30 milioni di euro per accaparrarsi talento e carattere di quello che si preannuncia come il primo grande calciatore gay dichiarato.
Dopo il grigio di tanti campioni omosessuali nascosti nell’armadietto, un uomo vero e gay si appresta a scalare le vette del calcio europeo. E ad insegnare cosa significa davvero avere le palle.

giuliano.federico@gay.tv

http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3975

Quasi 5 milioni per l'AnnoZero sugli scandali vaticani

Alla fine è andato in onda e lo hanno visto quasi 5 milioni di italiani. Il documentario della BBC “Sec Crimes and the Vatican” ha sollevato un velo su un tema che si voleva rimanesse nell’ombra.


ROMA – Ascolti eccellenti ieri sera su Rai Due per “AnnoZero”, che ha trasmesso il documentario BBC “Sex Crimes and the Vatican”. È stato visto da 4.781.000 spettatori con uno share del 21,01%, risultando secondo solo all’ennesimo varietà canzonettaro di Rai Uno, che ha dilettato oltre 6 milioni di spettatori. Per Michele Santoro si è trattato del migliore ascolto in assoluto sin da quando il giornalista è tornato in video dopo gli anni di ‘esilio’ nel corso della precedente legislatura. Visti gli appelli a censure preventive da parte di molti esponenti politici e il gran tiro del fango sul documentario messo in atto dal plotone degli atei atei-devoti e degli ultras-clericali che abbondano sulla scena culturale italiana, per Santoro è stato un successo già andare in onda.

«Ieri sera abbiamo avuto una prova di civiltà» ha commentato il giornalista questa mattina su Radio Città Futura, aggiungendo che «ci è voluto tanto ma alla fine lo abbiamo trasmesso questo documentario. Ho sempre sostenuto che il servizio pubblico è ciò che il mercato non riesce a fare spontaneamente. Quindi il servizio pubblico deve essere più informazione, più dibattito, più polemica, più spregiudicatezza e più creatività altrimenti non ha senso parlare di servizio pubblico. Ogni volta che si verifica un episodio tutti si schierano soprattutto per un pregiudizio politico invece noi dobbiamo dibattere, discutere e parlare. Non devono esserci tabù riguardo a questo.» Il conduttore ha poi lodato monsignor Rino Fisichella, che «ha dato un segnale che se la politica italiana sapesse raccogliere ci porterebbe in una situazione decisamente più favorevole perché si è confrontato in campo aperto, ha detto la sua ma ha dimostrato anche una capacità di ascolto straordinaria anche rispetto a situazioni sconvolgenti.»Ma ha saputo il Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense dare risposte esaurienti ai tanti angosciosi interrogativi (“falsità” e “deformazioni” per l’Avvenire) sollevati dal documentario? A noi sembra proprio di no. Fisichella ha puntatosoprattutto a ribadire che il diritto canonico a cui fanno riferimento i documenti presi in esame nell’inchiesta non interferisce col codice penale dei singoli stati, tuttavia non ha saputo minimamente giustificare quello che poi, alla fine, è la vera grande questione sollevata da Colm O'Gorman: perché l’autorità ecclesiastica suprema (ovvero la Congregazione per la Dottrina della Fede guidata per oltre un ventennio da Joseph Ratzinger) non è intervenuta di fronte a casi di accuse di abusi sessuali provenienti da diverse parti del mondo (Irlanda, Stati Uniti, Brasile) e ha consentito che i sacerdoti accusati di tali crimini venissero semplicemente spostati, per anni e anni, da una parrocchia all’altra?

Nessun chiarimento (anzi, questo aspetto del documentario è stato totalmente ignorato) neanche sui casi come quello di Joseph Henn, il prete americano rimasto intoccabile e al sicuro in Italia, lavorando per anni proprio a due passi dal Vaticano, fino a scomparire proprio mentre gli veniva recapitato un mandato di estradizione verso gli USA.

Alla fine del can can mediatico il legittimo sospetto è che i vertici della Chiesa Cattolica quel (poco) che hanno fatto lo hanno foto solo a seguito dell’uscita degli scandali sui giornali e che ora, dispensando a piene mani bontà e perdono, siano già pronti alla piena assoluzione, soprattutto nei confronti delle proprie - peraltro neanche ammesse - responsabilità.
(Roberto Taddeucci)


http://www.gay.it/channels/view.php?id=22959

giovedì 31 maggio 2007

Il governatore del New Hampshire firma la legge sulle unioni civili

Primo Stato Usa a riconoscerle con atto legislativo spontaneo


New York, 31 mag. - Il governatore del New Hampshire John Lynch ha firmato in legge un provvedimento che fa del suo Stato il quarto negli Usa a consentire le unioni civili tra persone dello stesso sesso. E' la prima volta tuttavia che questo diritto viene riconosciuto con un atto legislativo spontaneo, senza cioè che ci sia stata una battaglia in tribunale sui diritti delle coppie omosessuali.

Il governatore, un democratico, intervistato aveva dato il suo appoggio alla legge qualche settimana fa, dopo l'approvazione della Camera del New Hampshire e in attesa del voto del Senato, entrambe controllate dal partito democratico.

Con il New Hampshire tutto il New England, la regione nord orientale degli Stati Uniti, ammette le unioni tra gay e lesbiche. Il Massachusetts è l'unico degli Stati americani a consentire i matrimoni tra omosessuali, per effetto di una sentenza giudiziaria. Mentre il Vermont e il New Jersey hanno ammesso le unioni civili, anche in questo caso dopo pronunciamenti di corti statali.

Il Connecticut è stato il primo Stato ad ammettere le unioni tra gay e lesbiche senza attendere l'intervento di una corte, ma la misura è al momento bloccata da un ricorso.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=74081

mercoledì 30 maggio 2007

La classifica dei campioni dell'omofobia

In occasione della Giornata Internazionale contro l'omofobia da poco celebrata, "Human Rights Watch" ha diffuso una classifica delle personalità responsabili della persistenza del pregiudizio contro i gay
di Roberto Taddeucci

NEW YORK - Sono Papa Benedetto XVI, il presidente degli Stati Uniti George W.Bush e quello iraniano Mahmoud Ahmadinejad le tre personalità che nel 2006 hanno più contribuito a minare il rispetto dei diritti umani, promuovendo attivamente il pregiudizio contro le persone omosessuali, bisessuali e transgender. È il risultato del nuovo rapporto annuale che l'organizzazione americana per i diritti civili Human Rights Watch (HRW) ha diffuso in occasione della Giornata contro l'Omofobia del 17 maggio, la data nella quale nel 1990 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definitivamente depennato l'omosessualità dall'elenco delle malattie e dei disturbi mentali.

Nel presentare la Hall of Shame (galleria della vergogna) di quest'anno Scott Long, direttore del programma per i diritti della comunità GLBT di HRW, ha spiegato che questa lista di nomi «non mira a elencare coloro che hanno perpetrato le peggiori offese, ma mette in luce quei leader che hanno usato la loro autorità per negare basilari diritti umani. Bush e il Papa parlano entrambi di dignità umana ma le loro parole e azioni omofobiche danneggiano famiglie e ne compromettono il benessere». «L'omofobia mette a rischio fondamentali diritti umani - ha aggiunto Long - e questo dovrebbe essere preoccupante per tutti. I governi sminuiscono le famiglie quando negano il riconoscimento a tutte le famiglie. Mettono in pericolo i bambini quando riducono al silenzio alcuni bambini». Sono parole dette da una persone che vive oltreoceano ma per che a noi, che viviamo in Italia, fanno immediatamente pensare all'esclusione, veramente ingiustificabile, dell'associazione Famiglie Arcobaleno dal recente Congresso sulla famiglia tenutosi a Firenze.


La lista della vergogna 2006


Ecco i nomi e le motivazioni di coloro che sono entrati quest'anno nell'olimpo dell'omofobia.
1. Papa Benedetto XVI: "per minare famiglie. Il capo della Santa Sede è andato ben oltre l'esprimere il punto di vista teologico sull'omosessualità. Il Papa ha interferito nella politica di molti paesi condannando e facendo pressioni verso coloro che appoggiano pari diritti o forme di riconoscimento per le famiglie gay e lesbiche. Dopo la legalizzazione del matrimonio gay in Spagna nel 2005 il Pontificio Consiglio della Famiglia di Benedetto XVI ha comandato a pubblici ufficiali spagnoli di rifiutarsi di sposare coppie dello stesso sesso o di portare avanti le pratiche quando volessero candidarsi all'adozione di un bambino"

2. Il presidente USA George W. Bush: "per mettere a repentaglio la salute pubblica. Il Piano d'emergenza contro l'Aids (PEPFAR) stabilisce che un terzo delle risorse vadano ai cosiddetti programmi di 'astinenza fino al matrimonio'". Programmi che per HRW mettono a rischio la salute dei giovani in quanto mandano un messaggio secondo il quale non è possibile fare sesso sicuro e non forniscono adeguate informazioni. In alcuni paesi si è ridotta drasticamente la fornitura di profilattici in altri, come l'Uganda, fondi sono andati anche a gruppi che promuovono attivamente l'omofobia.

3. Il presidente dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad: "per aver diretto una campagna di 'contrattacco all'immoralità pubblica' che ha portato all'arresto arbitrario di persone che si comportano o si vestono in maniera diversa, tra cui migliaia di donne per non indossare i 'corretti' abiti islamici. Ahmadinejad ha usato anche dei vigilantes religiosi per condurre raid in abitazioni private in cerca di comportamenti 'devianti', compresa l'omosessualità".

4. Il ministro polacco all'educazione e vice primo ministro Roman Giertych: "Facente parte di un governo di centro-destra che ha fatto dell'omofobia uno dei punti centrali della sua politica. Il suo ministero ha proposto una legge volta a sanzionare o arrestare insegnanti, educatori e difensori dei diritti umani anche solo per menzionare l'omosessualità, negando anche informazioni vitali su come proteggersi dall'Hiv/Aids".


5. Bienvenido Abante, membro del parlamento delle Filippine e a capo della Commissione sui diritti umani e civili: "Abante ha raccomandato che gli omosessuali siano 'curati' per farli diventare eterosessuali e ha più volte bloccato una legge volta a proibire discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e di genere. Ha anche suggerito che le persone GLBT siano escluse dalla 'definizione' riguardante i diritti umani."





http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22941

martedì 29 maggio 2007

Mosca pride, la violenza continua in Italia

Rebuzzi (FI) giustifica i violenti di Mosca: «non si può inneggiare a conquiste incomprensibili ai più». «I cittadini russi hanno percepito la manifestazione come un'offesa alla loro cultura».





Ormai è un caso internazionale e anche l'organizzazione Human Rights Watch denuncia quello che è successo a Mosca durante il Gay Pride di domenica scorsa. «I cristiani ultra-ortodossi, gli estremisti, i neo-nazi hanno provocato e attaccato i partecipanti. La polizia stava a guardare. Sono state arrestate un bel po' di persone, e col mio collega Scott Long abbiamo fatto il giro dei commissariati per verificare chi era stato arrestato. Alcuni individui vestiti di nero con una croce in mano gridavano: "Il sangue dei finocchi dovrebbe scorrere sulle strade di Mosca". Fanatici religiosi che, assieme a elementi di estrema destra, hanno cominciato ad attaccarci. La cosa singolare è che la polizia arrestava le vittime, anziché gli aggressori». È quello che racconta Boris Dittrich, rappresentante di Human Right Watch, presente alla manifestazione. «Il rapporto che Human Rights Watch sta preparando non comprenderà solo il comportamento della polizia alla Gay Parade - conclude Dittrich -, ma anche le violazioni dei diritti delle minoranze nelle repubbliche ex-sovietiche, le discriminazioni ai danni di chi desidera esprimere liberamente la propria opinione».



In Italia, I promotori del Gay Pride di Roma hanno ivitao i loro omologhi russi alla manifestazione del 16 giugno. Dalla politica invece, dopo una sfilza di dichiarazioni di solidarietà, non si parla quasi più delle violenze, se non per ribadire che i rapporti con la Russia non si toccano. La senatrice di Forza Italia Antonella Rebuzzi dice: «si devono sempre rispettare gli usi e costumi del Paese visitato; anche se la battaglia per i diritti umani è meritevole di plauso, altre devono essere le strade per coinvolgere cittadini che hanno culture diverse. Non certo quella di arrivare a sventolare bandiere sconosciute e inneggiare a conquiste incomprensibili ai più». Forse la senatrice non sa che l'unico gesto tentato dai politici italiani, in supporto agli organizzatori russi, è stato semplicemente consegnare una lettera al sindaco di Mosca. Niente di rivoluzionario, né che offendesse la cultura di chicchessia. «La Russia non è l'Italia, qui le leggi e le tradizioni sono molto forti e soprattutto inflessibili: la polizia ha il compito di proteggere i cittadini dello Stato e tenere alla larga chi fomenta il disordine - ha continuato imperterrita Rebuzzi - ; anche se i metodi brutali vanno condannati, certamente i cittadini di Mosca hanno percepito la manifestazione dei radicali come un'offesa alla loro cultura e alla loro religione». Cosa non si direbbe pur di non dispiacersi lo Zar Putin e i suoi uomini.



Di parere naturalmente opposto la ministra per il Commercio Internazionale Emma Bonino, che insieme al Partito radicale transnazionale ha indetto le manifestazioni di solidarietà di domenica pomeriggio, svoltesi in contemporanea a Roma, Bruxellles e Gerusalemme davanti alle rispettive ambasciate russe. «Sul piano dei diritti civili con la Russia sono in atto misure di pressione, anche se non sempre visibili, che speriamo portino ad un risultato, nel medio-lungo periodo» spiega la leader radicale. «Quello che è accaduto a Mosca è di una gravità inaudita, ma rispondere con una clausola sui diritti civili da applicare alle transazioni commerciali sarebbe impossibile». Chiaro, non si può certo compromettere la partnership energetica con il Cremlino per qualche uovo marcio, no?





http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22933

lunedì 28 maggio 2007

Natura: coppia di fenicotteri gay alleva un pulcino

Carlos e Fernando sono una coppia di fenicotteri rosa gay dallo sviluppatissimo istinto paterno, che stanno ora allevando un piccolo che era rimasto senza genitori.


SLIMBRIDGE – Carlos e Fernando sono una bella coppia di fenicotteri rosa, una delle attrazioni del parco naturalistico Wildfowl and Wetlands Trust, nella regione inglese del Gloucestershire. I due pennuti, razza Phoenicopterus roseus, fanno coppia fissa da oltre sei anni e ora sono diventati ancora più famosi da quando è stato affidato un piccolo pulcino nato da un uovo che era stato abbandonato. Della loro nuova famiglia si sono occupati quotidiani e televisioni in tutto il mondo, dalla CNN alla Rai.

La loro voglia di mettere su famiglia era nota da tempo, in quanto erano arrivati anche a provare a sottrarre delle uova da altri nidi,una cosa che, naturalmente, non si fa! Tuttavia la loro perseveranza a cercare di prendersi cura di qualche baby fenicottero ha favorevolmente impressionato i responsabili dell’oasi naturalistica. Quando da un uovo abbandonato e tenuto al caldo in un’incubatrice è nato un piccolo si è pensato di affidarlo proprio a Carlos e Fernando. Per far scattare l’attaccamento genitoriale il piccolo fenicotterino è stato rimesso dentro il guscio d’uovo dal quale era uscito e questo è stato posto nel nido della coppia gay. Quando vi sono tornati i due hanno covato l’uovo che si è aperto rivelando l’uccellino al suo interno, del quale hanno cominciato a prendersi cura.
Immancabilmente qualche moralistica voce si è levata dicendo che tutto ciò non è naturale. Dal WWT fanno notare che senza questo ’affidamento’ a Carlos e Fernando il piccolo volatile sarebbe morto e che quel particolare tipo di uccello è a rischio estinzione, con solo una trentina di aree in tutto il mondo nel quale si registrano nascite.
Nel parco della Camargue, nel sud della Francia, nell’ultimo anno non è nato neanche un pulcino, per cui ogni nuovo nato è prezioso. Le ultime notizie dalla riserva naturalistica dicono che il giovane fenicottero è stato accettato senza problemi e fa ora parte dello stormo di fenicotteri rosa del parco. (Roberto Taddeucci)


http://www.gay.it/channels/view.php?id=22931

Mosca: un altro gay pride di repressione

Aggrediti Luxuria e Cappato, che è stato arrestato. Lanci di uova e violenze ma "la polizia non faceva nulla e rideva". La cronaca, i video e le immagini




LA REPRESSIONE DEL GAY PRIDE 2006:
LO SPECIALE UN ANNO DOPO


Il permesso non era arrivato ma i più coraggiosi hanno deciso ugualmente di manifestare. E il risultato del Gay Pride di Mosca è lo stesso dello scorso anno: lancio di uova, feriti, cittadini e politici aggrediti dai nazionalisti e dalla polizia. Arrestati l’europarlamentare Marco Cappato e il funzionario radicale a Bruxelles Ottavio Marzocchi, il Coordinatore del Gay Pride di Mosca Nikolai Alexeiev e Nikolay Kramov, rappresentante dei radicali a Mosca. Cappato e Mazzocchi sono stati rilasciati poche ore dopo. Aggredita invece la parlamentare di Rifondazione Vladimir Luxuria. "La polizia ci ha detto che voleva portarci via perchè voleva proteggerci; ma mentre ci tiravano le uova e, ad alcuni, anche i sassi, la polizia non faceva nulla e rideva" ha detto.

LA NOTIZIA HA FATTO IL GIRO DEL MONDO. TG FRANCESE






Nel 14esimo anno dalla depenalizzazione dell'omosessualità in Russia i cinquanta partecipanti – tra cui il gruppo russo 'TATU' – volevano consegnare al sindaco una lettera firmata da parlamentari europei e italiani per chiedere di autorizzare il corteo ricordandogli che "la libertà di espressione, la libertà di riunirsi pacificamente e l'assenza di discriminazioni sono garantite dalla legislazione russa e da quella internazionale sui diritti dell'uomo".

Una manifestazione di solidarietà ai militanti arrestati ieri mattina a Mosca si è svolta ieri dalle 17 di fronte all’ambasciata russa a Via Gaeta 5. Hanno aderito GayLib, Arcilesbica, ArciGay Roma, Dgay Project, Circolo Mario Mieli, Rosa Arcobaleno, Coordinamento RomaPride 2007 e GAY.tv. In contemporanea a Roma, Bruxelles e Gerusalemme il Partito Radicale Nonviolento ha convocato delle manifestazioni per la libertà di espressione.

LA CRONACA DI REPUBBLICA.IT
INTERVISTA AUDIO DI CAPPATO E LUXURIA SU CORRIERE.IT
TUTTI GLI AGGIORNAMENTI SU RADICALI.IT






http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3951

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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