lunedì 9 luglio 2007

Palermo. PM impugna la sentenza del giudice: non era un bullo, solo un alunno vivace...

L'omofobia è largamente tollerata dalal società. Grillini: Dichiarazioni raccapriccianti


Palermo - Dare del 'gay' e della 'femminuccia' a un compagno di scuola, impedendogli di entrare nei bagni dei maschi, non significa essere "un bullo", ma "un alunno vivace e indisciplinato".

E fargli scrivere per punizione per cento volte consecutive 'Sono un deficiente' sul quaderno e', da parte della prof, "in assoluto una condotta inamissibile e penalmente rilevante", insomma, "un metodo da 'rivoluzione culturale' cinese del '66".

Ecco perche' il pm di Palermo Ambrogio Cartosio ha impugnato la sentenza di assoluzione della docente di italiano, G.V., 56 anni, accusata di abuso di mezzi correzione e lesioni personali, emessa lo scorso 27 giugno dal gip di Palermo Piergiorgio Morosini. In 36 pagine, il pm Cartosio, che aveva chiesto per la prof imputata la condanna a due mesi di reclusione, critica in piu' punti la sentenza emessa dal gip.

Secondo Cartosio "non sussiste alcuna causa di giustificazione, codificata o meno, che legittimi l'adozione di un tale provvedimento".

Il magistrato, nella richiesta inviata alla Corte d'Appello sostiene: "Non potendo la sacrosanta esigenza di combattere il fenomeno del 'bullismo' essere trasformata in una 'caccia alle streghe', bisogna prendere atto che l'alunno non puo' essere definito 'bullo'".

Non solo. Secondo Cartosio, "l'azione dell'insegnante cagiono' al suo alunno una lesione personale o, quanto meno, il pericolo di una malattia nella mente".

Per il magistrato che aveva chiesto la condanna a due mesi di reclusione per la docente di italiano, il bambino "non e' un bullo" ne' "ha commesso atti di bullismo".

"E' nozione di comune esperienza che i giovani, dai piu' piccoli ai piu' grandi, e in tutte le aree geografiche d'Italia - dice il pm nell'impugnazione - sono soliti apostrofarsi reciprocamente e, spesso, semplicemente per scherzo con espressioni omofobiche o che hanno per oggetto i presunti facili costumi delle rispettivi madri. Si tratta certamente di un'abitudine non commendevole, quanto largamente diffusa e si puo' dire anche largamente tollerata dalla societa'". Afferma che il bambino "ha sicuramente tenuto un comportamento censurabile", ma "e' inesatto affermare che egli si rese responsabile della 'sistematica derisione' del comoagno e che le sue frasi avessero come oggetto le tendenze sessuali del bambino".

Il pm Cartosio "non ignora - scrive - i gravi episodi di bullismo che hanno recentemente sconcertato l'opinione pubblica e che destano, legittimamente, grande allarme nelle famiglie.

In particolare, il gravissimo fatto accaduto a Torini con il suicidio di un bambino al quale i compagni davano del gay. Tuttavia, la rilevanza e l'estrema gravita' sociale del fenomeno non giustificano sommari parallelismi ne' operazioni che sulla base di stereotipi inseriscano l'alunno in una categoria a cui non appartiene".

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Nota stampa. Grillini (SD), Palermo. PM, su omofobia dichiarazioni raccapriccianti. Interrogazione a Mastella.



Avevamo salutato con grande soddisfazione, anche nel corso del gay pride di sabato scorso per le vie di Catania, in Sicilia, l’assoluzione, con formula piena, dell’insegnante di Palermo che aveva punito il bieco bullismo omofobo di un alunno.

Apprendiamo con disappunto che il PM ha deciso di opporsi all’assoluzione con motivazioni raccapriccianti che non solo giustificano l’omofobia, ma addirittura, considerano accettabile quel maschilismo da bar sport che tanta sofferenza da a giovani e famiglie e che sta alla base del bullismo stesso.

Sostenere che “i giovani, dai più piccoli ai più grandi, e in tutte le aree geografiche d'Italia sono soliti apostrofarsi reciprocamente e, spesso, semplicemente per scherzo con espressioni omofobiche o che hanno per oggetto i presunti facili costumi delle rispettivi madri” si tratti “certamente di un'abitudine non commendevole, quanto largamente diffusa e si puo' dire anche largamente tollerata dalla società” e cioè che dare del “frocio” a qualcuno o della “p.” alla madre di qualcuno sia abitudine tollerata dagli italiani, caro PM non è accettabile, né giustificabile né tollerabile.

Trovo altresì decisamente inquietante che dall’interno stesso della Magistratura si consideri accettabile quella cultura del macismo e della sopraffazione che sta alla base della spaventosa violenza familiare registrata dalle statistiche e della violenza all’interno degli istituti scolastici che non può avere giustificazione alcuna e che deve essere punita.

Proprio per questo, come componente della Commissione giustizia della Camera, rivolgerò un’interrogazione al Ministro Mastella ed un appello all’Associazione nazionale magistrati.



On. Franco Grillini
Deputato Sinistra democratica

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Comunicato Stampa ARCIGAY



Bologna, 9 luglio 2007

Palermo. Arcigay: "Il PM esprime un giudizio politico"



Come presidente nazionale di Arcigay mi sento in dovere politico e morale di esprimere senza se e senza tutta la mia solidarietà, personale e della associazione, alla prof. di Palermo che si trova vittima di una giustizia ingiusta. La proff. sta, suo malgrado, vivendo un processo kafkiano per aver compiuto fino in fondo il suo dovere di docente e insegnante.

Le motivazione adottate dal PM Cartosio usate per fare ricorso contro l'assoluzione hanno dell'incredibile. Esse esprimono a nostro avviso un chiaro e netto giudizio politico. Cartosio ha voluto vedere la pagliuzza del metodo utilizzato della professoressa ma ha dimenticato di vedere la trave dell'omofobia dilagante fra i ragazzi delle giovani generazioni.

Aspettiamo di vedere con fiducia come andrà a finire il processo di appello e se "esiste un giudice a Berlino". Ma da oggi possiamo certamente di dire che "esiste un PM a Praga".

Aurelio Mancuso
presidente Arcigay


http://www.gaynews.it/view.php?ID=74569

"Sei finocchio" e il pubblico del GF britannico la elimina

Una concorrente del Big Brother inglese è stata eliminata dal pubblico per aver usato il termine dispregiativo `poof` nei confronti di due gay della casa.


LONDRA – Succede nell'ultima edizione del Big Brother inglese in onda sull'emittente britannica Channel 4. Una concorrente è stata eliminata dal pubblico dopo essere stata richiamata più volte dagli autori.



Laura (a destra nella foto) è colpevole di aver usato il termine "poof", dispregiativo di omosessuale, con due concorrenti gay della casa. E se Liam (a sinistra) e Gerry non se l'erano presa, abituati a ben altro nella vita, gli spettatori avevano invece cominciato a protestare con i centralini dell’emittente. Prima è arrivato il richiamo degli autori, poi la convocazione nel confessionale dove la concorrente ha ammesso le sue colpe ma ha anche detto di non essere dispiaciuta. Infine la votazione con il 66% dei votanti a favore della sua eliminazione.

Giorgio Lazzarini
redazione@gay.tv
http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5353

Toscana: regione organizza manifestazione contro l'omofobia

Assessore Fragai: indispensabile impegno delle istituzioni su questi temi


Un'iniziativa per dire 'no' alla violenza omofobica e alle discriminazioni per l'orientamento sessuale.

Unico evento del genere in Italia, la Regione Toscana la organizzera' nell'ambito del prossimo Festival della Creativita' che si svolgera' a Firenze il 26 e 27 ottobre. La decisione e' stata presa oggi, durante l'incontro organizzato a Palazzo Bastogi dall'assessore regionale alle riforme istituzionali, Agostino Fragai, al quale hanno partecipato gli amministratori di diverse citta' e province della Toscana. Quella del festival sara' anche l'occasione per presentare la neonata 'Rete Nazionale degli enti locali contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identita' di genere'.

''Vogliamo che la Toscana sia sempre piu' la terra delle opportunita' e delle liberta' - ha detto l'assessore Fragai -. Per noi l'affermazione dei diritti e' condizione di sviluppo della societa' e garanzia di solidarieta' e di coesione sociale. Percio' consideriamo indispensabile l'impegno delle istituzioni anche su tali temi, come risposta ai rischi di emarginazione, ma anche come occasione di crescita complessiva di positive relazioni sociali''. All'iniziativa di ottobre sara' anche legata una campagna di comunicazione contro l'omofobia e per il rispetto delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), che la Regione ha voluto condividere con gli enti locali.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74550

venerdì 6 luglio 2007

Coming out con lode per la ministra tedesca

È democristiana, è ministra della Cultura, è lesbica, e la stampa nazional-popolare di taglio conservatore la elogia. Anche in Gran Bretagna una lesbica dichiarata nell’esecutivo Brown.



FRANCOFORTE – Coming out (e non ‘outing’, come hanno scritto tanti media italiani, sbagliando come al solito) lesbico di primo piano nel Parlamento tedesco. La ministra della cultura tedesca Karin Wolff, 48 anni, non ha fatto grandi proclami per rivelare la propria omosessualità, semplicemente si è presentata con la sua compagna a una festa d’estate, il BILD Sommerfest, organizzata dalla più nota rivista nazional-popolare della Germania e a domanda ha risposto «amo questa donna». “Che donna coraggiosa!” si è complimentato il Bild. La Wolff e il medico osteopata Marina Fuhrmann (insieme nella foto pubblicata da Bild) si sono conosciute poco più di due anni fa per motivi professionali e da allora hanno intrapreso una relazione che è andata maturando. Fino alla decisione comune di fare un’apparizione pubblica insieme, perché «è normale cercare di conoscersi bene prima di presentare un nuovo partner».

Le due donne hanno parlato anche dei loro interessi comuni, sport, musica, fare lunghe discussioni. La cosa più singolare è che Wolff è anche la vice primo ministro del land dell’Assia, quello che ha per capoluogo Wiesbaden, ed è esponente della CDU, il partito dei cristiano-democratici tedeschi. I cui equivalenti italiani sarebbero partiti come l’Udc di Casini e l’Udeur di Mastella, che su queste tematiche (come dimostrano le loro posizioni di totale chiusura sul riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso) mostrano ancora una mentalità di cento anni fa...

LONDRA - In ambito europeo c’è da segnalare anche che nella squadra di governo del nuovo primo ministro Gordon Brown c’è anche spazio per colei che è l’unica esponente apertamente lesbica del parlamento britannico, Angela Eagle. Eagle è stata nominata Exchequer Secretary, posizione all’interno del ministero dell’economia, ed era entrata per la prima volta nella squadra del governo Blair nel 1997. Intanto a Ben Bradshaw, altro esponente politico dichiarato nella politica inglese, è stato affidato l’incarico ministeriale di responsabile dell’area sud occidentale del paese. (Roberto Taddeucci)

http://www.gay.it/channels/view.php?id=23138

giovedì 5 luglio 2007

Papi e omosessualità, cosa nasconde il Vaticano?

di Giovanbattista Brambilla


All’annuncio dell’uscita del libro "No, no, no! Ratzy non è gay", di Angelo Quattrocchi, Malatempora Editore di Roma, mi sono immaginato ciò che il viperino Roger Peyrefitte (1907-2000), se fosse ancora tra noi, avrebbe potuto commentare sulla relazione tra Papa Ratzinger e don Georg. Sin dalla quarta di copertina si legge: Perché è omofobo da sempre? Perché si è preso un segretario così bello che lo segue ovunque e gli aggiusta il mantello? Perché ha una dottrina così rigida e una sartoria così garrula, praticamente un coming-out sartoriale? In questo libro le risposte.

Augurandomi che tutto possa essere palesato, mi viene in mente il petardo che il francese Peyrefitte fece esplodere nel 1976 dichiarando, sulle pagine dalla rivista francese "Lui", l'omosessualità di Paolo VI (1897-1978) in risposta alle sue condanne ai gay (assai blande, ad onore del vero, rispetto quelle mitragliate da Ratzinger).

Peyrefitte disse che quando Giovanni Battista Montini era l'Arcivescovo di Milano aveva amato l'attore Paolo Carlini (1922-1979), da cui prese in suo onore il nome quando fu eletto pontefice. Ed in effetti erano secoli che nessun papa assumeva tale nome. Seguì una manifestazione del FUORI in Piazza San Pietro, presto dispersa a causa dello slogan inalberato dai “diversi”: Paolo, combattiamo anche per te… La Domenica delle Palme, dal suo balcone, Paolo VI addolorato denunciò: "Le cose calunniose e orribili che sono state dette sulla mia santa persona...".

Le chiese di tutto il mondo organizzarono veglie per mondare con la preghiera tali accuse. Peyrefitte rispose: Sono rattristato che la Chiesa si intrometta in affari che non la riguardano, perché non credo che l'omosessualità metta in pericolo la Chiesa cattolica, ma sono anche commosso perché io penso che per Sua Santità sia stato un modo indiretto di fare una pubblica confessione.

Non pago, nel 1978, Peyrefitte spettegolò su Pio XII Pacelli (1876-1958) col suo nuovo libro “Scene di caccia” ( Garzanti editore), attribuendogli una relazione appassionata con l’architetto dei palazzi vaticani.

Ma dicerie del genere fanno parte della storia pontificia. Il primo papa a farsi una nomea fu (guarda caso!) Benedetto IX Tuscolo (1021-1052), eletto a soli 12 anni in piene lotte politiche medioevali, fu accusato di simonia (cioè la pratica di vendere e comprare cariche ecclesiastiche), d’orge gay e soprattutto d’aver venduto ad una cifra strabiliante il trono per più di un anno al romano Giovanni Graziano, col nome di Gregorio VI.
Deposto poi dall’imperatore Enrico III, finì con l’avvelenare il suo sostituto tedesco Clemente II e ritornare al potere fino al 1048, per poi morire scomunicato 4 anni dopo.

Ma l’epoca d’oro dell’omosessualità in Vaticano arrivò con grande sfarzo e ritmo incessante negli splendori del Rinascimento.

Paolo II Barbo ( 1417-1471), veneto nipote di un papa, riuscì a far pacificare i principi italiani, fece guerra ai turchi e minacciò di scomunica il re di Francia che non voleva pagargli le tasse. D’una vanità senza limite, effeminatissimo, si vestiva con tessuti d’oro guarniti di diamanti, ribattezzandosi Formosus cioè “Il Bello”. La sua favolosità era talmente risaputa che il popolo lo soprannominò “Nostra Signora Paola”. Collezionista di statue, gioielli, e bei giovani. Morì proprio a causa d’un attacco di cuore durante un rapporto sessuale con un paggio. Uno dei suoi successori propose di chiamarlo Maria Pietissima, per la sua inclinazione a scoppiare in pianto durante le crisi di nervi.

A lui succedette Sisto IV della Rovere (1414-1484) ed è il papa da cui prende il nome la Cappella Sistina.
Nominò cardinali giovanissimi e celebri per la loro bellezza, tra cui il diciassettenne, nipote e amante, Raffaello Riario.

Anche il futuro Giulio II della Rovere (1443-1513), noto come "il Papa guerriero", era suo nipote e si deve a lui le decorazioni di Michelangelo per la Sistina. Fu soprattutto un politico nella guerra tra Francia e Germania, tanto che l’imperatore di tedesco per avere come alleato l’inglese Enrico VIII gli rese nota la pederastia del papa. Nel 1511 il Concilio di Pisa lo depose, fu definito "sodomita" e accusato di aver infettato la chiesa con la sua corruzione.

Ma tra i due fu proclamato papa Alessandro VI Borgia (1431-1503), bisessuale e padre dei celebri e famigerati Lucrezia e Cesare Borgia (anch’esso bisex, di cui si dice aver violentato il bellissimo e forzuto principe di Faenza Astorre Manfredi).

Forse tutto ciò fa parte della propaganda anglicana, da una parte, e del predicatore Savonarola, dall’altra. Difficile scoprirlo ma il crudele papa Borgia morì avvelenato e il suo cadavere fatto sparire senza tante cerimonie.

Ma ritorniamo a Giulio II, a lui succedette immediatamente uno dei papi più chiacchierati: Leone X de Medici (1475-1521). Il suo favorito fu il nobile fiorentino Andrea Degli Albrizzi. Dopo un salto temporale di dodici anni e due papi, ritornano le chiacchiere sull’omosessualità d’un nuovo pontefice: Paolo III Farnese (1468-1549). Bisessuale e padre di Pier Luigi Farnese (1503-1547), il quale aveva il permesso pontificio di rapire e stuprare tutti i ragazzi che gli piacevano. Il papa si limitò a deplorare blandamente l’incoscienza giovanile del figlio e lo nominò Duca di Parma e Piacenza. Restò famoso il cosiddetto “oltraggio di Fano”, riportato pure dallo storico Benedetto Varchi (1503-1565). In occasione di una ispezione Pier Luigi si recò a Fano, dove fu accolto con tutti gli onori dal vescovo Cosimo Gheri, un ragazzo poco più che ventenne. Il giorno successivo il Farnese incontrò nuovamente il vescovo e manifestò le sue intenzioni: cominciò, palpando e stazzonando il vescovo, a voler fare i più disonesti atti che con femmine far si possano. Tuttavia il vescovo non era disponibile e si opponeva in maniera decisa. Pier Luigi lo fece legare e, sotto la minaccia dei pugnali delle guardie, lo violentò. Non sopportando l'umiliazione per l'oltraggio subito, dopo poche settimane il vescovo morì. Qualcuno pensa che il ragazzo fu fatto avvelenare dallo stesso Pier Luigi, per non far trapelare la notizia dello stupro.

Succedette al Farnese lo sfarzoso Giulio III del Monte (1487-1555), preso di mira dal famoso Pasquino per le sue tendenze omosessuali. Nominò cardinale il suo mignon, di 17 anni, nipote adottivo Innocenzo del Monte (1532-1577) e organizzò orge con altri porporati di poco più grandi.

Alla sua morte fu eletto, per reazione, un papa d’alta moralità e spiritualità che però schiattò dopo un mese. Così fu eletto un notorio omosessuale Paolo IV Carafa (1476-1559) ma, guarda caso, a lui si deve la creazione del Ghetto a Roma, l’Indice dei Libri Proibiti e i tribunali dell’Inquisizione che tanti gay mandarono al rogo. Alla sua morte i romani si vendicarono buttando la sua statua nel Tevere.

Dopo 21 anni salì al soglio il bolognese Gregorio XV Ludovisi (1554-1623), la vox populi lo diceva fròscio. Tanto che il Tallemant des Réaux (1619-1692) riportò pettegolo: Poiché il Ludovisi aveva nominato marchese il suo bardassa (ndr: amante passivo) giocando sul doppiosenso di “marchese”(cioè: mestruazione) si sparse questa battuta: “Mai culo aveva fatto marchese”!

(pubblicato in “Pride”, n. giugno 2007)

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74521

domenica 1 luglio 2007

Tre leader di Exodus chiedono pubblicamente scusa ai gay

Exodus è l’organizzazione che promuove la “riconversione” per “curare” gli omosessuali e trasformarli in etero. Ora tre dei leader chiedono pubblicamente scusa per il danno arrecato a tanti.


LOS ANGELES – Tre ex leader del maggior movimento religioso che propaganda cammini riparatori volti a far uscire i gay dall’omosessualità, Exodus International, in una conferenza hanno pubblicamente preso le distanze da tale organizzazione e chiesto pubblicamente scusa per il danno causato a molti gay e lesbiche durante gli anni della loro militanza.

Exodus è un’organizzazione che, tanto per citare un loro slogan, spinge a “liberarvi dall’omosessualità attraverso il potere di Dio”. Naturalmente chiunque vi si avvicina viene bombardato da tutta una serie di messaggi – pur educati e non platealmente offensivi - altamente negativi e degradanti nei confronti di gay e lesbiche, attingendo a piene mani da una lettura rigidamente letterale delle ‘Sacre Scritture’, condita qua e la da qualche ciancia pseudo-psicologica. Tuttavia, al contrario di altre organizzazioni che gravitano nella stessa orbita ‘biblica’, Exodus non si spaccia per un’associazione scientifica, ma è alla costante ricerca di pastori che si aggreghino alla loro Task Force per liberare il mondo da gay e lesbiche.

Proprio mentre Exodus tiene, in questi giorni, la propria conferenza annuale di “guariti” tre ex-leader hanno pubblicamente preso le distanze da tale organizzazione. In un comunicato Michael Bussee (uno dei co-fondatori di Exodus, nella foto), Darlene Bogle e Jeremy Marks (ex presidente della branca europea di Exodus) chiedono scusa “a quegli individui e a quelle famiglie che hanno creduto al messaggio che c’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato nell’essere gay, lesbica, bisessuale e transgender. Alcuni che hanno udito il nostro messaggio sono stati spinti a cercare di cambiare una parte integrante di loro stessi, causando danno a se stessi e alle proprie famiglie. Sebbene agissimo in buona fede abbiamo da allora visto l’isolamento, la vergogna, la paura e la perdita di fede che questi messaggi creano.” I tre hanno chiesto perdono per le “false verità” che hanno diffuso in passato e hanno chiesto anche ad altri che hanno abbandonato tale organizzazione di unire il loro nome all’appello, affinché i pastori ancora coinvolti in questi programmi “considerino gli effetti a lungo termino del loro ministero”.

Alla conferenza stampa nella quale è stato presentato il loro comunicato tutti e tre hanno detto di avere visto molti casi di persone che si sono sforzate inutilmente di cambiare il loro orientamento sessuale ma hanno fallito, finendo per cadere in serie depressioni che hanno portato anche a suicidi. «L’amore e il perdono di Dio certamente cambiano le persone» ha detto Bussee, «Ha cambiato anche me, solo che non mi ha fatto diventare etero.» Marks, che in Gran Bretagna è a capo di un gruppo di credenti omosessuali, ha detto che «siamo ancora cristiani devoti, ma siamo ancora gay.»

Coloro che sono sopravvissuti all’esperienza di cercare di cambiare parte della loro persona in nome di un sentire arcaico del credo religioso (fondamentalmente sessuofobo e omofobo) hanno creato una loro associazione che si chiama "Beyond Ex Gay” (oltre gli ex gay), che tiene anch’essa in questi giorni la propria conferenza, alternativa a quella dei ‘miracolati’ riconvertiti all’eterosessualità. (Roberto Taddeucci)

http://www.gay.it/channels/view.php?id=23114

sabato 30 giugno 2007

Orgogliosi di essere omosessuali

Altan

Sul numero in edicola del settimanale L'Espresso compare una vignetta di Altan che da sola descrive perfettamente la situazione italiana.

venerdì 29 giugno 2007

Polonia: dall'Europa libertà di discriminare?

Il governo ultraconservatore polacco ha ottenuto dell’Unione Europea l’introduzione di una ‘clausola sulla moralità’ grazie alla quale potrebbe attuare politiche contro la minoranza omosessuale.


BRUXELLES – Dal recente summit tenutosi tra i leader dell’Unione Europea è uscito un accordo che se da un lato ha evitato una disastrosa frattura sul cammino dell’Europa unita dall’altro, secondo molti, ha lasciato passare delle ‘licenze’ ad alcuni paesi niente affatto positive, in particolare a Gran Bretagna (soprattutto sul tema delle protezioni verso i lavoratori) e Polonia. Secondo un articolo fortemente critico pubblicato oggi sul quotidiano spagnolo El Pais la Polonia potrebbe approvare leggi repressive nei confronti delle donne (soprattutto per quanto riguarda il loro diritto di scelta sull’aborto) e degli omosessuali. Il tutto senza che la Corte di Giustizia europea possa intervenire in virtù della ‘non applicabilità’ della Carta dei Diritti Fondamentali in ambiti quali le politiche sulla famiglia e la moralità pubblica.

All’articolo 18 del testo strappato dagli ultra-cattolici gemelli Kaczynski, che sono alla guida del paese, c’è scritto infatti che "la Carta non influisce in alcun modo sul diritto degli Stati membri a legiferare nell'ambito della moralità pubblica, sul diritto di famiglia, così come sulla salvaguardia della dignità umana e sul rispetto della integrità fisica e la morale umana.” La Polonia si è distinta per varie iniziative che sono state altamente criticata da molti esponenti dell’Unione Europea per il loro contenuto palesemente omofobo. Tra le più note quella del Ministro dell’istruzione, nonché vice-primo ministro, Roman Giertych (“ben noto per il suo radicalismo cattolico e la sua omofobia”, nota El Pais)che ha proposto il licenziamento degli insegnanti che nelle scuole parlassero in termini non negativi di omosessualità, accusati di fare “propaganda”.

Secondo l’inviata del quotidiano spagnolo rimangono poco chiare le finalità della “dichiarazione unilaterale” ottenuta dai Kaczynski, molto criticata dalle associazioni per i diritti degli omosessuali in Polonia, che temono che in tal modo possano essere loro tolte quelle protezioni sui diritti umani e contro le discriminazioni che proprio grazie ai trattati europei le autorità polacche erano state costrette a sottoscrivere. Tomazs Szypula, attivista della Campagna contro l’omofobia, si augura che correzioni possano essere fatti nel corso dei prossimi mesi quando, sotto la guida della presidenza portoghese dell’UE, si terrà la Conferenza intergovernativa che dovrebbe tradurre in norme concrete gli accordi presi durante il vertice della scorsa settimana. (RT)


http://www.gay.it/channels/view.php?id=23107

giovedì 28 giugno 2007

28 giugno, giornata internazionale delle lesbiche e degli omosessuali

Oggi gli omosessuali di tutto il mondo festeggiano quella che è passata alla storia come la rivolta di Stonewall, e cioè una serie di violenti scontri fra gli omosessuali e la polizia a New York di tre giorni incominciata la notte di venerdì 27 giugno 1969 poco dopo l'1:20 di notte, quando la polizia irruppe nel bar chiamato "Stonewall Inn", un bar gay in Christopher Street, nel Greenwich Village.

"Stonewall" è dal punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo. Per questo motivo il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della "giornata mondiale della fierezza LGBT" o "Gay pride".

L'anno seguente, in commemorazione dei moti di Stonewall, il GLF organizzò una marcia dal Greenwich Village a Central Park. Tra i 5.000 e i 10.000 uomini e donne vi presero parte.

Da allora, molte celebrazioni del gay pride in tutto il mondo scelgono il mese di giugno per le parate e gli eventi che commemorano quella scintilla che ha cambiato la storia di tutti.

In Italia il pride nazionale si è tenuto sabato 16 giugno ed ha visto, checchè ne dica la signora Roccella del family day, un milione di persone che hanno sfilato per bven 5 ore per le vie di Roma in difesa della laicità dello Stato minacciata dalla prepotenza della gerarchia romano cattolica.

In tutto il mondo ogni anno sfilano 20 milioni di persone. L’appuntamento più consistente è quello di san paolo del Brasile dove, anche quest’anno, hanno sfilato 3 milioni e mezzo di persone.

Lesbiche, omosessuali, transessuali e bisessuali, si confermano in italia e nel mondo come quella forza tranquilla e non violenta che rappresenta la punta di diamante della lotta per i diritti e le libertà.



Franco Grillini
Deputato Sinistra democratica

http://www.grillini.it/show.php?4563

Veltroni: no all'omofobia, sì ai diritti dei conviventi

Per Walter Veltroni il giorno dell’atteso discorso riguardante il suo impegno nel Partito Democratico, nel quale accenna al problema dell’omofobia e difende i diritti dei conviventi non sposati.



TORINO – Occhi puntati sul Lingotto di Torino dove oggi pomeriggio Walter Veltroni ha ufficialmente annunciato di accettare la possibilità di diventare il leader del Partito Democratico. Un discorso di 100 minuti accuratamente preparato e nel quale il sindaco di Roma ha parlato di tante cose, dalla necessità di riunire il paese, la necessità delle riforme, i conti pubblici, il clima. Nel suo lungo discorso in passaggi due richiami di particolare interesse per i lettori di queste pagine: uno sull’omofobia e uno sulle coppie di fatto.

“E nella nostra società – ha detto Veltroni -, a fianco di una grande ricchezza a volte nascosta in termini di "capitale sociale", sento esserci uno stato d'animo fatto di smarrimento, di stanchezza, di pessimismo, persino di forme di intolleranza, di incattivimento, di omofobia, di diffidenza e chiusura verso tutto ciò che appare estraneo, diverso. Poi, più avanti, parlando del rapporto tra stato laico e religione la necessità di trovare un punto di equilibrio: “È questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono.”

Soddisfatti Anna Paola Concia e Andrea Benedino, portavoci nazionali di Gayleft, la consulta lgbt dei Ds: «Abbiamo chiesto stamattina a Veltroni parole chiare sui diritti civili. Queste parole sono arrivate: la denuncia dell'omofobia e l'impegno per una legge europea sulle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. Queste parole aggiungono Concia e Benedino ci incoraggiano a continuare il percorso di costruzione della cittadinanza politica degli omosessuali dentro il futuro Partito Democratico. Porteremo avanti questo percorso coinvolgendo tutte e tutti quegli omosessuali che vogliono accettare con noi questa scommessa.»

Non entusiasta invece la ministra Rosy Bindi secondo cui «è stato un discorso un po' lungo ed è mancata la generosità verso altre culture che non sono di sinistra, come quella cattolico-democratica.»


http://www.gay.it/channels/view.php?id=23102

mercoledì 27 giugno 2007

Firenze. Gay e cristiani: prima veglia per le vittime dell'omofobia

Alla chiesa valdese di via Lamarmora
di MARIA CRISTINA CARRATU


Gay e cristiani. Se c´è una categoria di omosessuali doppiamente sofferente, sono proprio loro. Quelli che, oltre al peso dell´emarginazione sociale, portano il fardello della condanna della loro Chiesa. Cattolica, s´intende, perché altre confessioni cristiane offrono invece solidarietà e accoglienza. Non a caso perciò la prima veglia ecumenica di preghiera per le vittime dell´omofobia che si tiene in Italia, organizzata dal gruppo di cristiani omosessuali Kairòs di Firenze con l´adesione di gruppi di tutte le regioni, si svolgerà domani alla Chiesa Valdese di via Lamarmora (ore 21), sostenitrice dell´iniziativa insieme alla Chiesa Battista. Un appuntamento inedito, che dovrà servire, come si spiega nel sito di Kairòs (www. kairosfirenze. it) non solo per incontrarsi, una volta tanto - credenti omosessuali, e non - a pregare insieme in un luogo di culto, ma anche per ricordare «i nostri morti», quelli che hanno costellato una storia di persecuzioni: dai roghi medievali ai lager nazisti, fino ai casi odierni di omofobia finiti in tragedia, Paolo Seganti ucciso a coltellate in un parco fra l´indifferenza, Matteo gay sedicenne suicida per disperazione. L´occasione, anche, per far capire come l´omofobia altro non è che una forma di razzismo, vietato dalla Costituzione: «Rispetto a cui, però» fa notare Jacopo, 35 anni, uno dei fondatori di Kairòs, «non esiste il minimo allarme sociale».

L´omosessuale credente deve fare i conti con l´omofobia della Chiesa, sempre più pressante e persecutoria. E forse non è un caso, osserva Cosimo, 26 anni, l´ideatore della veglia di domani, «che le crisi esistenziali alle origini di Kairòs siano maturate tutte intorno al 2000»: l´anno del Giubileo, e delle ire del cardinal Ruini contro il World Gay Pride di Roma. Kairòs denuncia un vero paradosso. «Un credente gay, come ogni credente, ha bisogno innanzitutto di trovare il senso profondo della vita» spiega Jacopo. «Purtroppo, i messaggi della Santa Sede fanno pensare che il Vangelo parli solo di sesso, con prescrizioni dettagliate e tassative. E così, a ricordare che Gesù è il Risorto e il Salvatore di tutti, quasi quasi ci ritroviamo da soli». Nessun orgoglio di bandiera all´origine di Kairòs, ma una dolorosa constatazione, come ricorda Simone, 26 anni, un altro dei fondatori: «Che nella vita quotidiana della Chiesa è impossibile vivere l´omosessualità come una delle tante condizioni degli uomini, cui Cristo si è rivolto senza distinguo». E un sogno, anche questo paradossale: «Potere, un giorno, scioglierci».


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lunedì 25 giugno 2007

La Ue processa l'Italia per gli sconti alla chiesa sull'ICI

Sarà aperta una pratica d'infrazione per violazione delle norme sulla concorrenza

Sotto tiro negozi e alberghi "collegati" a luoghi sacri


di CURZIO MALTESE





C'E' CHI in Italia è abituato a ottenere privilegi da qualsiasi governo e autorizzato a non pagare il fisco, ma sul quale nessuno osa moraleggiare. Pena l'accusa di anticlericalismo. L'anomalo rapporto fra Stato italiano e clero è invece finito da tempo sul tavolo dell'Unione europea, che si prepara a mettere sotto processo il nostro Paese per i vantaggi fiscali concessi alla Chiesa cattolica, contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza. Oltre che alla Costituzione, meno di moda. Al centro del caso è l'esenzione del pagamento dell'Ici per le attività commerciali della Chiesa. La storia è vecchia ed è tipicamente italiana.



Varato nel '92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell'Ici alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani dell'anno scorso.

Molto in teoria, però. Di fatto gli enti ecclesiastici (e le onlus) continuano a non pagare l'Ici sugli immobili commerciali, grazie a un gesuitico cavillo introdotto nel decreto governativo e votato da una larghissima maggioranza, contro la resistenza laica di un drappello di mazziniani radicali guidati dall'onorevole Maurizio Turco.



I resistenti laici avevano proposto di limitare l'esenzione dell'Ici ai soli luoghi senza fini commerciali come chiese, santuari, sedi di diocesi e parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza. Il cavillo bipartisan ha invece esteso il privilegio a tutte le attività "non esclusivamente commerciali".



Basta insomma trovare una cappella votiva nei paraggi di un cinema, un centro vacanze, un negozio, un ristorante, un albergo, e l'Ici non si paga più. In questo modo la Chiesa cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l'erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati.



Il trucco o se vogliamo la furbata degli italiani non è piaciuta a Bruxelles, da dove è partita una nuova richiesta di spiegazioni al governo. Il ministero dell'Economia ha rassicurato l'Ue circa l'inequivocabilità delle norme approvate, ma subito dopo ha varato una commissione interna di studio per chiarirsi le idee.



L'affannosa contraddizione è stata segnalata all'autorità europea dall'avvocato Alessandro Nucara, esperto in diritto comunitario, e dal commercialista Carlo Pontesilli, due professionisti di simpatie radicali che affiancano e assistono il drappello dell'orgoglio laico.



A questo punto la commissione per la concorrenza europea avrebbe deciso di riesumare la pratica d'infrazione già aperta ai tempi del governo Berlusconi e poi archiviata dopo l'approvazione dei decreti Bersani. In più, la commissione ha chiesto al governo Prodi di fornire un quadro generale dei favori fiscali che l'Italia concede alla Chiesa cattolica, oltre all'esenzione Ici.



Che cosa potrà succedere ora? Un'infrazione in più o in meno probabilmente non cambia molto. L'Italia dei monopoli, dei privilegi e delle caste è già buona ultima in Europa per l'applicazione delle norme sulla concorrenza e naviga in un gruppo di nazioni africane per quanto riguarda la trasparenza fiscale. Quale che sia la decisione dell'Ue, i governi italiani, di destra e di sinistra, troveranno sempre modi di garantire un paradiso fiscale assai poco mistico alla Chiesa cattolica all'interno dei nostri confini. Magari tagliando ancora sulla ricerca e sulla scuola pubblica.



E' triste constatare però che senza le pressioni di Bruxelles e la lotta di una minoranza laicista indigena, l'opinione pubblica non avrebbe neppure saputo che gli enti religiosi continuano a non pagare l'Ici almeno al 90 per cento. Nonostante l'Europa, la Costituzione, le mille promesse di un ceto politico senza neppure il coraggio di difendere le proprie scelte.



Nonostante le solenni dichiarazioni di Benedetto XVI e dei vescovi all'epoca dei decreti Bersani: "Non ci interessano i privilegi fiscali".

Nonostante infine siano passati duecento anni da Thomas Jefferson ("nessuno può essere costretto a partecipare o a contribuire pecuniariamente a qualsivoglia culto, edificio o ministero religioso") e duemila dalla definitiva sentenza del Vangelo: "Date a Cesare quel che è di Cesare".





(25 giugno 2007)

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domenica 24 giugno 2007

Offese ai gay, l'omelia di mons. Matarrese

«I gay non possono essere considerati cristiani»

di Laura Eduati





Che sia chiaro, «i gay non possono essere considerati cristiani». Lezione di catechismo con digressione omofoba, quella impartita il 26 maggio da mons. Giuseppe Matarrese, vescovo di Frascati, ad un gruppo di ragazzini in preparazione per la cresima.



Il fatto è accaduto a Montecompatri, piccolo paese in provincia di Roma, ed è stato riportato dalla agenzia cattolica Adista che da lunedì darà un resoconto dettagliato della vicenda.



Il vescovo stava parlando della famiglia, della famiglia naturale eterosessuale, quando ha sentito il dovere di spiegare il posto degli omosessuali: fuori dalla Chiesa. Una dottrina in chiaro contrasto con il magistero cattolico, visto che le pecorelle smarrite vanno accolte. Probabilmente mons. Matarrese ha voluto parlare chiaramente, per farsi capire meglio dai giovani ragazzi. Che hanno afferrato il concetto. Una ragazzina presente al ritiro spirituale ha alzato la mano e lo ha contestato: «Secondo me non è giusto».



Così ha detto: «Secondo me non è giusto perché i gay invece possono amarsi come un uomo e una donna». E qui, racconta Adista, il vescovo 73enne ha perso la pazienza, zittendo in malomodo la ragazzina ribelle chiamandola "scema" e rivolgendo un irritato "hai la capoccia vuota" ad una compagna che tentava di difendere l'amica.

Peggio: mons. Matarrese si è rivolto ai genitori e al parroco pretendendo le scuse da parte dei cresimandi, minacciando di escluderli dalla celebrazione del giorno successivo. Mamme e papà preoccupati hanno tentato di convincere i figli, inutilmente. Le scuse non sono arrivate. Il vescovo ha comunque deciso di impartire la cresima ai ragazzi ribelli e agli adulti che li accompagnavano, ma si è tolto un sassolino dalla scarpa: durante l'omelia, ha parlato direttamente con i genitori invitandoli caldamente di tenere sott'occhio i figli che «evidentemente si sono allontanati dalla retta via».



"Liberazione" ha tentato di raggiungere telefonicamente mons. Matarrese, che però si trova in ritiro spirituale e non ha potuto fornire una spiegazione.



Ruiniano di ferro, il vescovo di Frascati è fratello del più celebre Antonio Matarrese, presidente della Lega Calcio, e di Vincenzo, presidente della squadra di calcio del Bari. Non ha mai fatto mistero delle sue posizioni politiche. Alla vigilia delle amministrative 2005 aveva organizzato un incontro con trenta preti della sua diocesi e il candidato regionale Francesco Storace, poi battuto da Piero Marrazzo. «Sono di destra. Che c'è di male a dire: "Votate Storace"?».



Una famiglia, i Matarrese, schierata completamente a destra: la sorella è sposata con un senatore di Forza Italia, mentre Antonio faceva parte della direzione nazionale dell'Udc ed ex segretario provinciale a Bari del partito di Casini.



L'episodio di Montecompatri non è isolato. Poche settimane fa un sacerdote del barese aveva negato la comunione ad un giovane. Un fatto sgradevole: il prete ha atteso che il ragazzo si avvicinasse durante la messa per ricevere l'ostia e lo ha allontanato dicendo apertamente e davanti ai fedeli «No, a te no perché sei gay». Il movimento gay-lesbo-trans-bisex e queer denuncia da tempo una recrudescenza dell'omofobia in Italia. Scritte xenofobe dell'estrema destra a parte, gli omosessuali si lamentano apertamente delle opinioni anti-gay espresse quotidianamente da politici ed esponenti della Chiesa cattolica.



Pochi giorni fa andava in onda sul Tg2, ha denunciato Franco Grillini, un appello di Buttiglione al movimento omosessuale perché condanni apertamente la pedofilia, «come se ci fosse una qualche continguità».





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sabato 23 giugno 2007

Ivan Dragoni: "Il mio compagno è morto, ho dovuto lasciarlo solo"

Gianni Delle Foglie, fondatore di Babele, è scomparso una settimana fa. L´uomo che ha vissuto con lui 26 anni racconta la sua "umiliazione"

di ZITA DAZZI





«PER la prima volta ho provato che cosa vuol dire l´umiliazione di non esistere. Con Gianni, con quell´uomo che stava morendo, ho vissuto 26 anni. Ma per le istituzioni, per l´ospedale, io ero nessuno. Non il convivente, non un parente. Nessuno. Solo un estraneo con nessun diritto». Ivan Dragoni, 62 anni, stimato professore universitario di Igiene e Tecnologia alimentare, presidente dell´Ordine dei tecnologi alimentari, ex presidente di Milano Ristorazione, ha sperimentato sulla sua pelle, quanto può costare, in termini umani, il non aver ottenuto dallo Stato il riconoscimento formale della propria unione familiare con una persona dello stesso sesso. Il compagno di tutta la sua vita, Gianni Delle Foglie, 59 anni, fondatore della storica libreria gay Babele, è morto mercoledì 11 giugno all´ospedale Policlinico, dopo cinque giorni di agonia.



Li aveva simbolicamente sposati in piazza Scala, nel 1992, Paolo Hutter, allora consigliere comunale. Anni luce prima del dibattito sui Pacs, sulle unioni civili e sui diktat vaticani. Gli ultimi che hanno passato assieme, per Ivan e Gianni sono stati cinque giorni di drammatico calvario, un calvario aggravato dalle difficoltà burocratiche che la coppia ha dovuto attraversare per riuscire a stare assieme nei momenti finali, mentre la situazione clinica precipitava senza speranze.



Signor Dragoni quando sono cominciati i problemi?



«Già quando abbiamo chiamato l´ambulanza, sabato mattina, ho capito che sarebbe stata dura. Gianni stava male, un dolore fortissimo al petto. Abbiamo capito subito che il caso era grave, ma sull´ambulanza mi hanno detto che poteva salire solo un "accompagnatore"».



E lei?



«Ho detto che ero il convivente. E ho avvertito l´imbarazzo dei lettighieri. Comunque sono stati gentili. Mi hanno fatto salire e siamo arrivati all´ospedale. Da quel momento in poi ho capito che io per loro ero meno di un passante. Cercavano i parenti».



Ma l´hanno lasciata stare accanto al suo compagno?



«Fortunatamente sì. Ma questo è stato possibile solo grazie al fatto che Gianni ha una grande, meravigliosa famiglia, che mi ha sempre voluto bene e che mi ha accettato da subito. Sono stati loro a dire ai medici che era importante che anche io stessi al capezzale del paziente».



Ma lei veniva informato?



«No. Da quando i parametri clinici hanno cominciato seriamente a deteriorarsi, io ho visto che in ogni fase, gli occhi dei medici, salivano sopra di me, come a cercare qualcuno più competente di me, un "vero" parente. Subito dopo l´angioplastica che gli è stata praticata d´urgenza, ho capito che le cose andavano male. Ma non me l´hanno comunicato loro».



Con chi comunicavano?



«Con i fratelli, i quali spiegavano a me. Poi, per fortuna, io al Policlinico conosco diverse persone, dal primario a uno dei cardiologi. Insomma, grazie a queste mie conoscenze, sono riuscito a non sentirmi completamente escluso, ad avere un po´ di attenzione».



Ma che cosa è successo?



«Questo stiamo ancora cercando di capirlo. Dopo l´angioplastica, c´è stata la somministrazione di farmaci anticoagulanti e una reazione non positiva a questa terapia. È cominciata una emorragia interna, i livelli delle piastrine sono andati a zero».



E lei durante queste fasi?



«Io, stavo sempre in secondo piano. Non mi dicevano niente: "Questioni di privacy". Solo i parenti riconosciuti dallo Stato hanno accesso alle informazioni. Ma io non sono tale, quindi i medici non potevano relazionarsi direttamente con me. A un certo punto, mentre era in corso l´emorragia cerebrale, nessuno mi parlava. Ho dovuto urlare perché mi dicessero quel che stava succedendo».



Ma ha potuto stargli accanto negli ultimi giorni?



«Sono stato sempre accanto a lui, fino all´ultimo secondo, fino a quando ha chiuso gli occhi. Certo, in un frangente del genere e in una situazione familiare come la nostra, dipendi completamente dalla disponibilità e dall´intelligenza del personale infermieristico. Tu vuoi fare delle cose banali che si fanno in quei momenti, e dipende solo da loro che tu possa farlo».



Tipo?



«Vuoi asciugare il sudore del tuo compagno, vuoi tenergli la mano. Nel mio caso, per fortuna ho potuto farlo».



E poi?



«Quando Gianni è spirato, era come se fossi diventato invisibile. Per tutte le decisioni importanti successive alla morte servono le firme di quelli che per la legge sono i familiari. Quindi i fratelli e le sorelle. Non io. Questo per esempio, per il prelievo degli organi, per la scelta della cremazione, per la richiesta di conservare le ceneri. Bastava che un solo fratello si opponesse a una di queste cose che io e Gianni avevamo deciso e sapevamo l´uno dell´altro, e si sarebbe fatto in modo diverso».



Invece?



«Come dicevo, quella è una grande famiglia, sono persone aperte, che mi vogliono bene. Non c´è stato problema da quel punto di vista».



Quando saranno i funerali?



«Lunedì, alle 11, nel cortile di casa nostra, in corso Colombo. Proietteremo il video delle nostre nozze in piazza Scala e le immagini di Gianni che cantava. Era un grande tenore. È stata una bella, lunghissima storia d´amore la nostra».





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74421

venerdì 22 giugno 2007

Penoso servizio del TG 2 Rai sulla pedofilia dove Buttuglione tira in ballo il movimento gay

Pensi piuttosto alla pedofilia dei preti e della famiglia eterosessuale. Manifestazione di protesta contro la Rai


Il tg2 della Rai, in un servizio sulla pedofilia dell’edizione delle 20 e 30 di ieri ha mandato in onda un intervento senza replica di Buttiglione dove si rivolge un appello al movimento omosessuale perché condanni la pedofilia lasciando intendere che ci sia contiguità. Si tratta di una operazione vigliacca e calunniosa alla quale occorrrerà rispondere con una grande manifestazione di protesta sotto la sede della Rai.

A Buttiglione, che non vede l’ora di vendicarsi della sua meritatissima bocciatura a commissario europeo, diciamo che la condanna deve essere prima di tutto verso la pedofilia dei preti cattolici, documentata, visibile, sotto gli occhi di tutti. A Buttiglione ricordiamo che persino il papa è inquisito in America per aver coperto pedofili seriali.

Chiediamo inoltre a Buttiglione di condannare la pedofilia della famiglia tradizionale eterosessuale dove si sconsuman0o la stragrande maggioranza degli abusi sui minori.

Chiediamo a Buttiglione di condividere la proposta di vietare ai preti cattolici qualsiasi domanda in materia di sessualità in confessionale ai minori di 18 anni.

Infine una riflessione sulla Rai e sulla pessima informazione dei Tg dove non viene mai data la parola agli esponenti del movimento lgbt per replicare alle calunnie e agli insulti. Sarà necessario una manifestazione nazionale contro gli insulti e le censure dei Tg e di un servizio pubblico che propaganda razzismo e omofobia.


Franco Grillini
Deputato Sinistra democratica
http://www.grillini.it/show.php?4538

giovedì 21 giugno 2007

Sarkozy meglio del centro destra italiano e di una parte del centro sinistra

Abolite tasse di successione per i conviventi.





In Francia è stata presentata dal Governo una proposta di legge per l'abolizione della tassa di successione per chi ha sottoscritto il pacs.



La decisione è stata adottata dal Consiglio dei Ministri presieduto da Sarkozy, È, appena il caso di dire che ciò dimostra la distanza abissale delle destra francese da quella italiana che ha fatto il diavolo a quattro in Italia nella discussione della finanziaria a proposito di una misura assai più moderata proposta dal Governo.



In Italia si trattava di equiparare coniugi e conviventi in materia di facilitazioni fiscali sulla tassa di successione.



Su questa proposta all’intemperanza della destra si è aggiunto, lo scorso dicembre, l’appoggio dei Teodem della Margherita.



A questo punto il Governo ha ritirato la proposta per non correre il rischio che fosse bocciata l’intera finanziaria ed è da quell’episodio che nasce la pessima gestione parlamentare dei diritti delle coppie di fatto.



Morale: il Governo Sarkozy è più a sinistra del centro sinistra italiano, almeno su questa materia.







On. Franco Grillini

Deputo Sinistra Democratica

http://www.grillini.it/show.php?4533

mercoledì 20 giugno 2007

Family Day e Gay Pride: un confronto tra cifre molto fini

Il 12 maggio, al Family Day cattolico, parteciparono, secondo la questura, 250.000 persone (cfr. Corriere.it).Al Gay Pride del 16 giugno, hanno partecipato, sempre secondo la questura, 300.000 persone (cfr. il quotidiano il Giornale). Saputa la notizia, l’on. Gianfranco Fini, che aveva partecipato al Family Day “per il senso che AN ha della famiglia” (cfr. sito di AN), ha coerentemente deciso di separarsi (cfr. Repubblica.it).

La chiesa cattolica non sta vincendo

di Giovanni Dall'Orto





Una delle regole più antiche dell’arte della guerra è che anche quando si è vicini alla sconfitta è necessario far credere (ai propri soldati, ma soprattutto al nemico) di stare vincendo. Un aneddoto racconta di un generale assediato, al quale restavano viveri solo per pochi giorni, che fece scagliare con le catapulte sugli assedianti (anch’essi a corto di viveri) le ultime pagnotte rimaste, per far credere loro di avere ancora tanta abbondanza di cibo da poterlo sprecare, riuscendo a scoraggiare gli aggressori.



La chiesa cattolica in due millenni ne ha imparata una più del diavolo sul come combattere e liquidare i propri nemici. E la regola che ho appena enunciata la conosce fin troppo bene e la sta applicando con ostinazione, riuscendo a farci credere di essere una potenza in espansione, destinata a trionfare.



Niente di più falso. L’iperattivismo della chiesa cattolica nasce semmai dalla disperazione e dalla constatazione del fatto di stare perdendo terreno giorno dopo giorno. Attraverso il controllo diretto dei governi la chiesa cerca di compensare il fallimento del suo controllo sugli individui. E questo è un segno di debolezza, non di forza: la chiesa tratta con gli eletti solo perché sa che chiedesse qualcosa agli elettori non sarebbe ascoltata.



Questa linea d’azione è rischiosissima, perché ogni volta che la chiesa diviene luogo di gestione del potere, il potere acquisisce interesse a controllarla direttamente. Il laicismo protegge infatti lo stato dalla chiesa, ma protegge anche la chiesa dallo stato. Viceversa, il trionfo del clericalismo (= il potere politico nelle mani della chiesa) rende interessante il cesaropapismo (= la chiesa nelle mani di chi ha, o vuole, il potere politico). A qualcuno sarà forse sfuggito, ma dopo l’assassinio di un poliziotto a Catania a una partita di calcio, una esponente politica ha criticato la predica nel duomo della domenica successiva perché non lo ha commemorato. Con grande scandalo per l’”interferenza” da parte del prelato interessato. Ma perché scandalizzarsi? Se i politici fanno tanti (troppi) favori alla chiesa, si pretenderà forse che li facciano gratis, senza chiedere poi nulla in cambio? Più la chiesa, come un drogato, diventa dipendente dai soldi e dai favori dei politici, più rischia di vedersi sospendere la droga se in cambio non fa loro “favori”. È la politica, baby.



Tutto questo la chiesa, istituzione che da 1600 anni pensa principalmente a gestire il potere, lo sa meglio di me. Eppure va avanti su questa strada: questo è un sintomo della sua mancanza di alternative. Altro che trionfo. La chiesa sa d’essere ricca, potente e ininfluente: per questo alza la voce e i toni, ci bombarda di pagnotte per scoraggiarci e farci togliere l’”assedio” in cui (per sua ammissione) si sente rinchiusa.



I Pacs li avremo, o prima o poi. La chiesa lo sa, e sta solo cercando di alzare il prezzo della sua resa. Se però noi rinunceremo a combattere, convinti del fatto che (come sento dire in giro) essa sia “troppo forte”, allora avrà ottenuto più di quello che sperava.



Spulciamo qualche altro aneddoto. Negli stessi giorni in cui la chiesa riusciva a mandare a puttane i Dico in Italia, nel penultimo o terzultimo Paese europeo in cui l’aborto è proibito, il Portogallo, il referendum contro tale proibizione si concludeva con la sconfitta dei cattolici.



Una figlia di Berlusconi sta aspettando un bimbo da un uomo con cui convive al di fuori del matrimonio. Del resto pure babbo è divorziato e risposato. E se i baluardi politici della morale della chiesa, e soprattutto se i potenti italiani hanno abbandonato tanto sfacciatamente la sua morale famigliare, quanti anni si può presumere che possa durare ancora?



Il matrimonio civile (sono dati ufficiali di questo mese) ha già superato quello religioso in città che anticipano le tendenze nazionali, come Milano, e la percentuale dei matrimoni civili è in costante crescita ovunque. La convivenze crescono e le gravidanze al di fuori del matrimonio (per l’appunto) anche. Questo è forse un segno del trionfo della guerra scatenata dai clericali? A quanto pare, la chiesa sta vincendo tutte le battaglie in Parlamento ma sta perdendo la guerra nella società. Che agisce fregandosene dei suoi anatemi.



La battaglia clericale contro i Dico (e il resto) è già perduta perché, se vinta, potrebbe solo riuscire a fare vivere peggio alcuni milioni di persone, ma non a fare vivere meglio nessuno. E questa è una proposta filosofica straordinariamente stupida e poco attraente. Se la religione è, come disse Marx “il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di situazioni in cui lo spirito è assente”, sfido chiunque a trovare nei messaggi di Ruini e dei Ratzinger qualsiasi sentimento, qualsiasi spirito, qualsiasi sospiro... qualsiasi promessa di un mondo migliore.



La realtà è ormai passata al di sopra della testa della chiesa. Ratzinger vorrebbe che le donne non andassero a lavorare e che stessero a casa a curare i figli, tuttavia in un mondo in cui i salari reali (e precari) sono di 900 euro al mese, con affitti da 600 euro al mese quale giovane e cattolico marito potrebbe mantenere se stesso, una moglie e magari pure dei figli? Il doppio stipendio non è un capriccio: è una necessità per sopravvivere. E non ci sono “sgravi” o “incentivi” ministeriali che tengano quando se sei giovane sei precario, e se sei precario non hai nulla da cui “sgravare”.



Ratzinger ha già perso la sua guerra semplicemente perché la famiglia di cui parla non esiste più, da quando la globalizzazione e le (contro)”riforme” neoliberiste (e non certo il “laicismo” o “l’ateismo” o...) l’hanno uccisa. Oggi, in Italia, se sei donna e resti incinta ti licenziano. Punto. E guarda caso, il primo a farlo è il Vaticano, che non prevede il “congedo di maternità” per le sue dipendenti.



Questo dimostra che neppure la chiesa crede nel “sostegno della famiglia” per cui organizza i family days.



Dipende quindi solo da noi capirlo, e smetterla di darle credito di un potere che essa rivendica, ma che non possiede più.





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74372

Ha quattro mamme lesbiche, è etero e addirittura felice

(20/06/2007) Eamon Waterford è un sorridente giovanotto eterosessuale che studia all’università e che tutte le mamme vorrebbero come figlio. Eamon però di mamme ne ha quattro. Tutte lesbiche.


Arriva dall’Australia la storia di Eamon Waterford, sorridente giovanotto eterosessuale che studia all’università e che tutte le mamme vorrebbero come figlio. Eamon però di mamme ne ha quattro. Tutte lesbiche.



Mary è la mamma biologica che viveva con Jill quando ha dato alla luce Eamon. Dopo 2 anni dalla nascita, Jill è andata a vivere con Sarah mentre Mary e Judy hanno iniziato una relazione quando Eamon di anni ne aveva 6. A qualcuno magari sembra troppo anche una mamma soltanto ma il ragazzo è entusiasta delle sue mamme che hanno tutte avuto un ruolo importante nella sua crescita.
Eamon ora frequenta il secondo anno di ‘Studi Internazionali’ alla University of NSW, sogna una carriera come politico o diplomatico e divide la casa con suo ‘fratello’ Charlie, il figlio 19enne di Judy. Altro che Family Day, Eamon cresciuto da genitori gay, è eterosessuale e, addirittura, felice.

giacomo.cellottini@gay.tv

http://www.gay.tv/ita/magazine/news/dettaglio.asp?i=5298

Svezia: i conservatori appoggiano il matrimonio gay

Succede in Svezia, anche se vista la situazione italiana a noi sembra Marte: il maggior partito della coalizione di centro destra al governo annuncia il proprio sostegno a legge sui matrimoni gay.





STOCCOLMA – Il partito moderato-conservatore del primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, il principale partito della coalizione di governo, ha annunciato il proprio appoggio al progetto di legge per l’estensione del diritto di matrimonio anche alle coppie omosessuali. La scorsa settimana il governo aveva rischiato di capitolare a seguito della rivolta di ben otto parlamentari, tra cui un ministro, che avevano minacciato le dimissioni se non fosse stato affrontato questo aspetto legato alle discriminazioni connesse all’orientamento sessuale.



Una commissione parlamentare lo scorso anno aveva esaminato in modo approfondito il problema e a marzo aveva presentato le proprie raccomandazioni all’esecutivo esprimendosi a favore del diritto al matrimonio anche per le coppie same-sex. In Svezia le coppie gay e lesbiche sono già legalmente riconosciute e tutelate sin dal 1995, ma ora le motivazioni con le quali si cerca di giustificare il ‘no’ al diritto al matrimonio appaiono sempre più pretestuose e ideologicamente pregiudiziali, per cui un’ampissima parte delle forze parlamentari è d’accordo con il progetto del matrimonio gay. A favore le forze di sinistra e liberali, contrari invece i Cristiano Democratici, che hanno annunciato che si opporranno alla nuova legge.



La Chiesa di Svezia già da tempo ha dato la propria benedizione alle unioni gay e lesbiche.





http://www.gay.it/channels/view.php?id=23059

Mancuso: "Noi gay forti come un partito. Basta mediazioni con i politici"

Parla Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay "Sabato è stata la più grossa mobilitazione degli ultimi 20 anni, ma il centro sinistra fa finta di nulla. Ci organizzeremo"

di Laura Eduati







Il Gay Pride di sabato? «La più grande manifestazione della sinistra sociale degli ultimi 20 anni». Eppure i leader del centro-sinistra «fanno finta di nulla». Una delusione che si aggiunge alle delusioni: niente Dico, niente nozze gay, niente diritti. Per Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, è arrivato il momento di raccogliere le forze e sfidare apertamente la politica. «Non dico un partito, ma un movimento che sa spostare centinaia di migliaia di voti». E intanto partirà a breve la campagna per la restituzione delle tessere elettorali e uno sciopero fiscale.



Mancuso, che cosa sta succedendo? Fate un partito?



Ci stiamo godendo la vittoria ma stiamo anche cominciando a riflettere, per gestire la forza di un milione di persone a San Giovanni ci vogliono nervi saldi e prospettive chiare. L'Arcigay da tempo ha preso le distanze dai partiti, siamo già un movimento politico e sociale ma questo non significa poter diventare un partito. Finalmente tutto il movimento glbtq è unito, e alcune aree chiedono una presenza più forte nella politica senza mediazioni. Naturalmente si aprirà un dibattito interno, e non escludiamo di aprire delle sedi unitarie per favorirlo.



Facile immaginare che ciò nasca dalla delusione nei confronti di chi vi rappresenta in Parlamento e nel governo.



Chi fra noi ha scelto di buttarsi in politica non ha avuto successo, continuiamo ad essere sottorappresentati e a non ottenere i nostri diritti. Ecco perché oggi scegliamo un percorso diverso, la nostra agenda politica è contenuta nella piattaforma del Pride (matrimonio gay e leggi antidiscriminazione, ndr). Adesso si tratta di capire con quali strumenti mantenere la nostra unità pur conservando la pluralità tipica del movimento glbtq.



Sul palco del Pride avete chiesto una politica laica e indipendente dalle ingerenze vaticane. Perché non pensate che il cantiere della sinistra non potrebbe raccogliere le vostre rivendicazioni?



Non guardiamo a nessuna sponda politica precisa. In questo momento sono aperti tre cantieri, la costituente del Pd, la cosiddetta "cosa rossa" e la costituente socialista. I dirigenti del movimento provengono da esperienze politiche diversificate, e poiché nessuno dei tre cantieri ha scritto un percorso chiaro non ce la sentiamo di buttarci da una parte o dall'altra. Allo stesso tempo non staremo alla finestra: alle tre entità politiche diciamo che se pensano di prenscindere dalle nostre questioni si sbagliano di grosso. Ma lo facciamo come forza unitaria, come rappresentanti del popolo di San Giovanni, un soggetto politico e sociale che si è espresso a prescindere dall'appartenenza politica.



Un ultimatum.



Siamo arrabbiati, perché dopo questo enorme Pride anche la sinistra ha fatto come se non fosse accaduto nulla. Dove sono i leader? Non li sentiamo parlare. Da sempre abbiamo cercato il confronto con la politica, ora è la politica che deve dialogare con noi perché con le mediazioni non abbiamo ottenuto nulla. Non diventeremo dei qualunquisti né minacceremo di votare il centro-destra, ma se devo dire la verità ci lasciano indifferenti le persone, vogliamo i risultati.



Di che cosa non si sta accorgendo il centro-sinistra?



Concerti del 1 maggio a parte, quando avete visto così tanta gente a S. Giovanni? Il silenzio della maggioranza la dice lunga su come è messa questa sinistra. Da parte nostra, continueremo con le nostre rivendicazioni nei Pride separati di Milano sabato 23 giugno, il 30 a Torino e il 7 luglio a Catania.



Dal palco di San Giovanni hai promesso scioperi fiscali e atti di disobbedienza civile.



Li metteremo in atto. Abbiamo messo al lavoro i nostri giuristi perché trovino una tassa da non pagare, un poì come l'obiezione di coscienza sulle spese militari. Metteremo quei soldi in un fondo di solidarietà. Eppoi in autunno partirà la campagna per la restituzione delle tessere elettorali, una protesta simbolica per fare capire che non stiamo affatto scherzando.



Molti eterosessuali hanno partecipato al Pride. Ma è pur vero che la stragrande maggioranza erano omosessuali. Come la vedi?



Mi ha stupito ma non mi ha sorpreso la partecipazione del popolo delle discoteche, che normalmente non privilegia l'aspetto politico del Pride. C'eravamo tutti, e questo vorrà pur dire qualche cosa. Basta fare un raffronto: nel primo Pride del 1994 eravamo in 12mila, nel 2000 mezzo milione, oggi un milione. Eppoi al termine del corteo, durante gli interventi dal palco, moltissimi hanno deciso di rimanere ad ascoltare e questo gli altri anni non succedeva.



Se la politica continuerà a non darvi ascolto, cosa farete?



Devono stare ben attenti, l'ultimo dato scientifico diceva che il movimento glbtq poteva influenzare dalle 300mila alle 500mila persone, a destra come a sinistra visto che non tutti i gay votano a sinistra. Senza contare gli eterosessuali chestanno dalla nostra parte e vorrebbero riconoscerci i diritti che chiediamo. In questi giorni ho ricevuto moltissimi messaggi di solidarietà da parte di etero di sinistra. Tutti dello stesso tenore: siamo con voi, questa sinistra ci ha deluso.



19/06/2007

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74351

lunedì 18 giugno 2007

Il Pride Roma 2007 su YouTube







domenica 17 giugno 2007

Gay Pride: un milione di persone annunciano la nascita di coscienza

(16/06/2007) Roma invasa dalla marcia dell`orgoglio omosessuale. `Non vogliamo i Dico, vogliamo il matrimonio` grida Mancuso (Arcigay) dal palco. Le foto dei protagonisti.



di
Giuliano Federico - Giacomo Cellottini





IL GAY PRIDE DELLA COSCIENZA

È un cielo dal sole umido, denso di lacrime e sudore, quello che avvolge Roma in questa giornata di colori e rabbia, protesta e amore. Piazzale Ostiense alle 13.30 è già intasato del puzzo di diesel dei carri multicolore e la gente è tanta. Tantissima. Si capisce subito che sta per succedere qualcosa. L’aria è elettrica, insieme a lesbiche, gay e trans sono già presenti tantissime famiglie e coppie eterosessuali. Tanti i bambini, poche oscenità e nudità, il folklore pare più misurato del solito.

La notte appena trascorsa ha lasciato in gola a questa giornata, il catarro viscoso di scritte neofasciste apparse sui manifesti e i muri di Roma. Dai media arriva l’eco degli starnazzi clericali dei politici manovrati da Oltretevere. Il tanfo pavido della codardia della sinistra di potere avvolge in una morsa sconsolante i vertici del movimento LGBT, coscienti che il dado è tratto e quei partiti che oggi sono al governo non potranno più essere indicati come rappresentanti delle istanze omosessuali. Alle 19.30, quando un milione di persone cerca di riversarsi in Piazza San Giovanni senza riuscirci, dal pullman adibito al palco il Presidente di Arcigay Aurelio Mancuso grida “Non sappiamo che farcene dei vostri DICO, vogliamo il matrimonio”. Un boato sovrasta la piazza.





Sono trascorsi sette anni da quell’8 Luglio dell’anno 2000, da quel Roma World Pride che ruppe le acque di una gravidanza che oggi pare dare alla luce una bambina che si chiama “coscienza”.

‘Coscienza’ ha il volto dei bambini delle famiglie Arcobaleno. ‘Coscienza’ ha il volto delle centinaia di migliaia di persone eterosessuali scese in strada oggi a Roma al nostro fianco. E ovviamente ‘Coscienza’ ha il volto nostro, delle persone omosessuali e transessuali che oggi hanno abbracciato Roma, più di quanto abbiano fatto i cattolici con il Family Day, senza avere neanche un millesimo dei mezzi che la lobby vaticana ha fornito alla manifestazione pro-famiglia dello scorso Maggio. ‘Coscienza’ ha il volto di chi pensa che questa battaglia non sia solo una battaglia di donne lesbiche, uomini omosessuali, persone transessuali e bisessuali. Ma una battaglia di individui singoli, solitari e insieme appartenenti ad uno slancio di proposta futura. Di anelito di libertà e di costruzione di una società più larga, più robusta, più inclusiva. Una battaglia combattuta con i muscoli della ragione contro le armi di massa della paura. Una battaglia in difesa dell’amore e della sua molteplicità, contro il monoteismo dell’odio. Oggi è un bel giorno e da domani possiamo davvero sentirci più forti.





http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=4029

sabato 16 giugno 2007

Gay Pride, Roma invasa: «Siamo un milione»

«Una piazza di persone unite nel rispetto delle diversità»

Un corteo colorato sfila fino a San Giovanni. Ferrero, Pecoraro e la Pollastrini: «Giusto esserci». Cori contro Prodi. Critiche dalla Cdl





ROMA - Colorato, allegro, chiassoso. Il corteo del Gay Pride 2007 invade Roma. Tra carri allegorici e bandiere, tra fischietti e palloncini colorati, tra cori contro il governo e musica disco, tra giovani «spartani» che distribuiscono preservativi e manifestanti in topless (nonostante le raccomandazioni di Vladimir Luxuria), tra maschere e coriandoli. All'appello hanno risposto in centinaia di migliaia. «Siamo un milione!» azzardano a un certo punto gli organizzatori del corteo dell'orgoglio omosessuale partito da piazzale Ostiense e arrivato in piazza San Giovanni: una scelta anche simbolica visto che lì si era tenuto il Family Day. Dietro lo striscione che apre la manifestazione (la madrina è l'attrice Monica Guerritore) sfilano le diverse sigle dei movimenti omosessuali, lesbiche, gay, bisessuali e transgender; sfilano i movimenti anticlericali, quelli di 'No Vat' e 'No God'; sfilano l'Arcigay, il circolo Mario Mieli e l'associazione dei genitori con figli omosessuali. Dai carri che accompagnano il corteo le casse sparano musica a tutto volume: sopra, 'drag queen' e ragazzi svestiti o mascherati come al carnevale di Rio. Molti gli striscioni: «Che lo riconosciate o no, siamo già una famiglia», recita uno; «L'amore è tutto sano, non dirlo al Vaticano», scandisce un altro. A bordo di un'Alfetta color crema c'è anche Daniele Silvestri, la cui ultima canzone «Gino e l'Alfetta» è stata scelta come inno ufficiale.



«IL GOVERNO NON FA NULLA» - Al di là degli aspetti gioiosi della manifestazione (in parte guastata da alcune scritte offensive contornate da svastiche e croci celtiche apparse alla vigilia), gli organizzatori del corteo si dicono «molto, molto inc... con questo governo perché non fa nulla per noi. Ci siamo stancati di essere cittadini di serie 'B', vogliamo avere gli stessi diritti degli altri e vogliamo mettere su una famiglia come fanno tutti gli altri». I manifestanti intonano cori contro il governo: «Prodi babbeo beccati sto corteo», «Meno Binetti e più diritti», «Prodi, Prodi dove sei? Oggi Roma è tutta gay». Si arriva a San Giovanni e Monica Guerritore sale sul palco: «Questa è una piazza di un milione di persone tutte unite nel rispetto delle identità, dell'essere umano e delle diversità. Abbiamo intrapreso un viaggio coraggioso per liberare noi stessi verso la tolleranza e il rispetto. Stasera stiamo cambiando il mondo».



I MINISTRI - Le contestazioni a Prodi e al governo nascono, soprattutto, dalla delusione per la mancata approvazione del disegno di legge sui Dico (anche se il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, afferma: «Noi non vogliamo i Dico, vogliamo il matrimonio»). Del resto, la stessa Unione partecipa, o aderisce simbolicamente, tra malumori e divisioni. All'edizione 2007 del Gay Pride italiano hanno dato il loro saluto il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, il ministro per l'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e la collega per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini. «Abbiamo sostenuto da sempre questa iniziativa di lotta contro le discriminazioni, lo si fa in tutto il mondo e mi sorprendo che in Italia si faccia un dibattito su un tema dove a New York sfilano Hillary Clinton e il sindaco repubblicano della destra americana, e in Francia Sarkozy sostiene le leggi sui Pacs. Questo vale in tutta Europa», dice Pecoraro Scanio. Il collega di governo, Ferrero, aggiunge: «È una manifestazione che chiede diritti e libertà, io penso che li chieda giustamente per il movimento ma in realtà li chiede per tutti. Quindi a me pare utile e giusto essere qui a dare un saluto a questa manifestazione». Il ministro delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini, spiega di essere venuta «perché c'è una politica che vuole ascoltare e capire».





REAZIONI POLITICHE - Il segretario di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, anche lui tra i manifestanti, avverte: «Guai a quella politica che non risponde a una domanda di diritti, sarebbe una politica morta». «Siamo qui - spiega - perché condividiamo integralmente la piattaforma della manifestazione, senza distinzioni. Una manifestazione che propone un rinnovamento necessario, non toglie diritti a nessuno ma prova ad aggiungerne». Quanto all'assenza dei leader di numerose forze della maggioranza, Giordano si limita a rispondere: «Noi ci siamo, e siamo ben lieti di esserci». Tra i partiti dell'opposizione solo Benedetto Della Vedova, riformatore liberale eletto in Fi, e il segretario della Democrazia per le autonomie, Gianfrano Rotondi, mostrano di comprendere le ragioni della manifestazione. Per il resto, da An e Lega arrivano solo critiche mentre Fi sottolinea, con Renato Schifani, la «debolezza» del governo. Per Roberto Calderoli «chi vive una sessualità naturale non ritiene di aver bisogno di manifestare per il proprio orgoglio, chi invece vive una sessualità contro natura e ritiene di dover manifestare il proprio orgoglio facendolo mette in dubbio in prima persona la cosa stessa. A tutti i manifestanti del gay pride faccio un appello: pentitevi e il buon Dio sacrificherà il vitello grasso».

16 giugno 2007



http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/16/gay_pride_roma.shtml

Colombia: passa legge su unioni omosessuali

BOGOTA' (Colombia) - Il Congresso colombiano ha approvato la legge che riconosce alle unioni omosessuali pari diritti di quelle eterosessuali. Il disegno di legge dovra' tornare martedi' al Senato, dove e' gia' stato approvato, per la ratificazione finale. Il presidente della Repubblica Alvaro Uribe, che ha appoggiato il progetto, dovra' firmare il ddl per farlo entrare in vigore. La Chiesa colombiana ha pero' fortemente polemizzato con l'azionedel Congresso ed ha annunciato battaglia. La legge segna una svolta significativa in Colombia, ed e' all'avanguardia in tutta l'America Latina, perche' riconosce parita' e reversibilita' in materia patrimoniale dei conviventi gay. (Agr)

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id={210BB624-4091-40F7-B22B-FCE22D438ACF}

La bandiera della laicità

di MICHELE SERRA


Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell'isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.

Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell'uguaglianza dei diritti. L'uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt'altra cosa).

Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l'intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.

Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. L'intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.

Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell'autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze "estetiche" da sopire, oggi è il giorno giusto.
Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.

Nessuna "famiglia tradizionale" si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire "contro natura". Chi si sente minacciato dall'omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.

(16 giugno 2007)

http://tinyurl.com/2gnzz5

venerdì 15 giugno 2007

Pride: dopo il silenzio, le polemiche

Un imprenditore romano rifiuta a EcoTv il noleggio di un mezzo per le riprese dal corteo. La Cei lascia la parola ai teodem: «non è detto che dobbiamo commentare tutto quello che fanno gli altri»





Se finora aveva regnato il silenzio sul Pride di domani, adesso imperversano le polemiche e le prese di posizione contro la manifestazione più importante dell'anno per la comunità GLBT italiana. Ad opporsi, anche se in modi diversi, al corteo che domani sfilerà per le strade di Roma, non ci sono solo politici, militanti dell'estrema destra e gerarchie clericali, ma anche singoli cittadini.



IL CASO DI ECOTV

L'episodio forse più incredibile è accaduto a EcoTv che ha in programma per domani la diretta dal Pride in collaborazione con Gay.it. «Nonostante fosse già stato concordato il noleggio di un automezzo, un imprenditore romano ha negato ad Ecotv il servizio, dopo aver saputo che il veicolo sarebbe stato utilizzato per la ripresa televisiva del Gay Pride». E' la denuncia del direttore di Ecotv, Pino Gagliardi. Secondo il direttore dell'emittente televisiva, infatti, l'uomo, al telefono, si sarebbe giustificato così: «Non conoscevo la finalità per cui volevate il furgone, ora che la so, non ve lo posso concedere». Pronta la replica del giornalista di Ecotv, che ha ricordato al noleggiatore di non avere alcuna intenzione di usare l'auto a nolo per «svaligiare una banca».

«Ma per me è simile- ha risposto l'imprenditore- Non voglio aderire in alcun modo a questa manifestazione, tanto meno mettendo a disposizione un mio automezzo perché non ne condivido la finalità, non rientra nei miei principi». Naturalmente la diretta si farà, e sarà l'occasione per trasmettere stralci della registrazione della conversazione con l'imprenditore romano. Le riprese dal corteo, invece, saranno fatte a bordo di un calesse.<



ECCO LA CEI

Stupisce, invece, il silenzio della Cei che ha dichiarato di voler mantenere il più stretto riserbo. «Preferiamo non rilasciare dichiarazioni che servirebbero soltanto a fomentare polemiche in cui noi non vogliamo entrare» spiegano negli uffici Cei che si occupano di comunicazione e famiglia, e aggiungono: «in questa occasione la nostra scelta è senz'altro quella del silenzio, d'altronde non è detto che noi dobbiamo commentare tutto quello che fanno gli altri». Alcuni direbbero che è una buona notizia. E' bastata Militia Christi ad ergersi a difensore del sentimento cattolico che il Gay Pride offenderebbe.



DAL PARLAMENTO

E poi ci sono sempre i teodem, come si chiamano adesso, ad alimentare le polemiche. L'ultimo a dire la sua è stato Luca Volontè, capogruppo dell'Udc alla Camera dei Deputati, che rispetto al dietrofront della ministra Barbara Pollastrini sul patrocinio al corteo ha dichiarato: «Non basta essere mogli di autorevoli esponenti della finanza per rispettare il principio di uguaglianza e non-discriminazione palesemente violato. La retromarcia della Pollastrini non incanta nessuno,le sue inaccettabili parole alla Camera e i suoi atti rimangono di una gravità inaccettabile. Il suo 'razzismo' antifamiglia e anti-eterosessuali - conclude - è contrario ai diritti costituzionali».



Intanto i preparativi continuano ed è ormai tutto pronto per l'appuntamento di domani per cui gli organizzatori parlano di 200 mila presenza previste. Seguite la diretta su Gay.it a partire dalle 15.00.





http://www.gay.it/channels/view.php?ID=23036

giovedì 14 giugno 2007

Gay Pride: in TV solo sul satellite

Sky e RaiNews 24 per Romapride 2007


Sulla piattaforma Sky è Ecotv la televisione ufficiale del gaypride di sabato, raggiungibile sul canale satellitare 906.

Il canale seguirà la manifestazione di sabato con una lunga diretta che partirà alle 15.00 e seguirà in esclusiva l'evento con una programmazione in cui verranno trasmesse le interviste ai ministri Ferrero, Mussi, Pollastrini, e Pecoraro Scanio, e a Bonelli, Boselli, Luxuria, e Rizzo.

In scaletta anche gli interventi dei protagonisti e dei partecipanti, come Aldo Busi, Serena Dandini, Rocco Siffredi, Dario Vergassola. Inoltre, Sky Tg24 dedicherà ampie finestre nel corso del telegiornale, in onda ogni mezz'ora.

Anche RaiNews 24 seguirà in diretta il Romapride 2007.

''Faremo una rapida differita del corteo e poi una diretta dal palco - dice il direttore Rainews24 Corradino Mineo -. Inoltre il telegiornale avrà ampie finestre della manifestazione.

Comunque - continua il direttore - già domani mattina a Il Caffé, alle 8.05 su Raitre, parlerò della manifestazione con il vice segretario dell'Udc Erminia Mazzoni, con il deputato dell'Ulivo Enzo Carra, con l'ex garante della privacy Stefano Rodotà, con la deputata di Rifondazione Comunista Caterina De Simone e, molto probabilmente, con il ministro per le Pari Opportunita' Barbara Pollastrini''.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74292

Firenze. Coppia gay ricorre al Tribunale dopo il no del Comune alla pubblicazione di matrimonio

Gli avvocati: "escludere il matrimonio per gli omosessuali significa impedire di sviluppare appieno la loro personalità"





FIRENZE, 14 GIU - Il 29 marzo scorso si sono visti rifiutare dal Comune di Firenze la loro richiesta di pubblicazione di matrimonio, oggi hanno presentato ricorso al tribunale contro quel no. Sono Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro, 33 anni il primo, anche presidente di Arcigay Firenze, 21 il secondo, che, del loro desiderio di diventare anche giuridicamente una coppia hanno deciso di farne una ''battaglia politica'' e di ''impegno civile'', assistiti dagli avvocati Paola Pasquinuzzi di Firenze e Francesco Bilotta di Trieste.



Nel ricorso alla volontaria giurisdizione del tribunale fiorentino (30 pagine) essenzialmente si sostiene che le motivazioni del Comune sono ''illegittime e gravemente lesive del diritto all'autodeterminazione dei ricorrenti nonche' gravemente discriminatorie in quanto fondate sull'orientamento sessuale degli stessi''.



Motivo per cui si chiede al giudice anche di sollevare una questione di legittimità costituzionale.



L'avvocato Pasquinuzzi, che paragona l'attuale battaglia a quella fatta a suo tempo per il diritto a cambiare sesso, spiega che Palazzo Vecchio ha negato la pubblicazione del matrimonio essenzialmente perché nel codice civile, in tema di famiglia, si fa riferimento a marito e moglie e in virtù della circolare del ministero degli Interni 2/2001, che impedisce, per la contrarietà all'ordinepubblico, la trascrizione dei matrimoni omosessuali celebrati all'estero. All'opposto rileva che nell'ordinamento italiano non esiste una nozione di matrimonio così come non c'è un divieto espresso all'unione tra persone dello stesso sesso.



La circolare poi del ministero contrasta con lo spirito della Costituzione e con la Carta di Nizza sulla discriminazione per ragioni sessuali.



Infine escludere il matrimonio per gli omosessuali significa impedire di sviluppare appieno la loro personalità in un progetto di vita familiare e ciò appare in palese contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione.



Francesco e Matteo spiegano che ora, dal giudice, ''ci aspettiamo una risposta motivata, non un semplice diniego'' e sperano di essere utili per altre coppie, che magari potrebbero seguire il loro esempio e fare ricorso. ''Chiediamo - conclude l'avvocato - che il giudice si assuma la responsabilità di una funzione interpretativa delle norme in senso evolutivo per garantire una tutela che l'ordinamento nega''.





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74291

USA: da leader religiosi lettera aperta pro-gay

Un documento interreligioso invita i rappresentanti delle varie fedi ad aprirsi verso le diversità, anche di orientamento sessuale e di identità di genere, del creato.





NEW YORK – Giugno, mese nel quale avvengono in varie parti del mondo libero la maggior parte delle manifestazioni dei Gay Pride (compresi quello di Roma e quello di New York), è il mese scelto da un’ampia coalizione di leader di varie fedi religiose per diffondere una lettera aperta indirizzata a leader politici e religiosi, nella quale d’invita a un approccio su base religiosa che sia di supporto all’orientamento sessuale e alle identità di genere, temi sui quali spesso una certa rigidità mentale ancora è causa di molte discriminazioni verso le minoranze. Questa “Lettera aperta ai leader religiosi sulle diversità sessuali e di genere” è stata messa a punto per il Religious Institute da un ampio gruppo di teologi e religiosi di fedi diverse, tra cui ebrei, battisti, episcopali, luterani, presbiteriani, cattolici, unitari universalisti e delle Chiese unite cristiane.



La direttrice dell’Istituto, reverendo Debra W. Haffner, nel presentare il documento ha detto che «mentre le diverse denominazioni religiose continuano a dibattere gli argomenti legati alla sessualità il silenzio e le condanne del clero hanno portato alla distruzione di relazioni, suicidi per disperazione e discriminazione e violenze verso persone omosessuali e transgender. Negare che Dio ha creato le diversità come benedizione è negare l’insegnamento biblico.»



Nella lettera si legge che “troppe istituzioni religiose hanno mancato di accogliere le diversità sessuali e di genere. Alcune hanno erroneamente considerato l’omosessualità peccaminosa, mentre il vero tema è l’eterosessismo o l’ingiusto privilegio dell’eterosessualità. L’eterosessismo degrada le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender esattamente come il sessismo e i privilegi maschili degradano le donne.” Nella lettera si condannano “il silenzio, la disinformazione e la condanna delle diverse sessualità e identità di genere” e si afferma che “la repressione sessuale e del genere non può più essere ritratta come cosa virtuosa e moralmente difendibile.” Copia integrale del documento è scaricabile dal sito internet del Religious Institute.



http://www.gay.it/channels/view.php?id=23026

martedì 12 giugno 2007

Firenze, gonfalone al Gay Pride il PD vota no col centrodestra

Il Comune in veste ufficiale non sarà a Roma
di CLAUDIA RICONDA


Né delegazione istituzionale né gonfalone: il Comune di Firenze non sarà presente, nella sua veste ufficiale, sabato pomeriggio a Roma al Gay Pride. La possibilità di veder sfilare l´emblema della città nel corteo dell´orgoglio omosessuale è sfumata perché la ex Margherita si è messa di traverso e ha costretto tutto il Pd di Palazzo Vecchio a votare contro. E´ sfumata in un pomeriggio di bisticci in cui le diverse anime del Partito democratico sono entrate in conflitto e a rimetterci sono stati gli omosessuali fiorentini, che molto speravano di vedere sventolare a Roma il simbolo ufficiale di Firenze: quando in consiglio comunale si è trattato di votare l´emendamento sul gonfalone (modifica ad una mozione firmata da diciotto consiglieri, Rifondazione, Comunisti, Altracittà, Verdi, Sdi, Sinistra democratica e alcuni membri del Pd, che chiedeva la presenza di una delegazione del Comune al Pride romano ma senza aver previsto il gonfalone), il centro destra si è opposto («Non l´avete mandato al Family Day, non andrà al Gay Pride»), e il Pd, dopo le pressioni degli ex della Margherita, si è sfilato e ha votato anch´esso no («Per rispetto delle opposizioni», ha detto Susanna Agostini del Pd). La sinistra è rimasta sola, e l´emendamento non è passato. A quel punto si è votato la mozione sulla delegazione, ma il centro destra è uscito dall´aula, ed è mancato il numero legale. Risultato: anche la delegazione resta a casa. Si muoveranno gli altri, appunto. Tutti quei cittadini ai quali stanno a cuore non solo i diritti degli omosessuali, ma anche quelle tre parole che il Roma Pride 2007 ha scelto come fulcro della manifestazione: dignità, parità, laicità. Centinaia di fiorentini che l´Arci di Firenze e Azione gay e lesbica stanno mobilitando (adesioni trasversali da una ventina di associazioni, enti, gruppi politici, e da una trentina tra assessori e consiglieri locali). «Il clima di odio e discriminazione nei confronti dell´omosessualità e delle forme di famiglia non tradizionali ci obbliga a una risposta forte» dice Francesca Chiavacci presidente di Arci Firenze. «E´ dalla società civile che deve arrivare la spinta al governo perché si liberi dall´invadenza della Chiesa» insiste Elena Biagini di Azione gay e lesbica. Il comitato sta organizzando i pullman per Roma: 10 euro (prenotazioni 055-26.29.7218 o 055-220.250, mail firenzeperilpride07gmail.com)


http://www.gaynews.it/view.php?ID=74225

lunedì 11 giugno 2007

Vaticano: soldi, potere e le vacanze del Papa pagate dagli italiani

Due storie sono apparse in poche ore su due importanti testate italiane. Ne riportiamo una breve sintesi, rimandandovi alla lettura integrale sui due media che ne hanno parlato.
di
giuliano.federico@gay.tv

Due storie sono apparse in poche ore su due importanti testate italiane. Ne riportiamo una breve sintesi, rimandandovi alla lettura integrale sui due media che ne hanno parlato.



Corriere della Sera (pagina 27 del 10 Giugno)
5 miliardi di euro da Cariplo al fondo dei Salesiani Giovanni Mazzali, economo generale dei Salesiani di Don Bosco, pochi giorni fa ha convinto la Fondazione Carialo (ndr con la tecnica delle fondazioni, vietata dall’Unione Europea, il Vaticano controlla i maggiori istituti bancari italiani e non solo, insediando nei consigli di amministrazione uomini di fiducia che rispondono direttamente a precisi ordini vaticani) a partecipare ad un progetto comune consegnando 5 miliardi di euro alla società di gestione italiana di Polaris Investment Sa, presieduta da un ex commissario Consob e controllata dai Salesiani con giro diretto dal Lussemburgo. Perché in Lussemburgo “Rispetto all’Italia ci sono vantaggi fiscali” ha spiegato il prete che si occupa di soldi. Attenzione però, l’intento del fondo che ne nascerà è più che nobile. Il Vaticano investirà su affari che non abbiano a che fare con armi, pornografia e prodotti farmaceutici che non contraddicano le direttive cattoliche in materia di etica, vita eccetera. L’operazione finanziaria permetterà grandi guadagni al Vaticano, che riducendo le quote dal 52% al 20%, incasserà dividendi e comunque aumenti dei rendimenti delle proprie quote.

L’Espresso (N° 23 anno LIII 14 giugno pagina 13 nella rubrica ‘Riservato’)
20.000 euro al giorno dagli Italiani per le vacanze di Ratzinger
(dal Corriere delle Alpi alcuni dettagli)
Ventimila euro al giorno per il periodo di riposo in montagna che Ratzinger trascorrerà a Lorenzago di Cadore (Belluno), dal 9 al 27 luglio prossimi, in una villetta di proprietà della Diocesi di Treviso.
La giunta regionale del Veneto, presieduta da Giancarlo Galan, ha stanziato fondi complessivi pari a 345.000 euro per gli interventi necessari a "garantire la più serena tranquillità e riservatezza al soggiorno dell'augusto ospite". Spiccano i 20.000 euro per far piallare il cosiddetto 'Angolo di Preghiera', struttura in legno coperta, dotata di panca e tavolo, ma sono comprese nel prezzo altre sette panchine con schienale, destinate ai prelati 'minori', nelle ore di meditazione.
Più di 50.000 euro per asfaltare i due chilometri della strada d'accesso alla residenza del Santo Padre, mentre la recinzione della dimora costerà 24.882 euro. Per vasi e addobbi floreali della casa papale preventivati 13 mila euro più 3 mila euro per "piante ad alto fusto di latifoglia, compresa zolla terrosa". Poco per le guardie svizzere. ‘Solo’ 7.000 euro per un sentiero in ghiaia dedicato ai loro giri di guardia, parapetti, passerelle, parapetti e tende di protezione incluse.

http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=3999

Insultato in stazione perché gay

Aveva chiesto i treni per il Pride a Roma

di PIETRO BENACCHIO





DOMODOSSOLA - «Volevo soltanto informazioni su eventuali treni speciali o sconti per il Gay Pride a Roma, dai ferrovieri in servizio allo sportello ho invece ho ricevuto insulti e atteggiamenti discriminatori. Neppure la polizia ha purtroppo dimostrato sensibilità». La denuncia arriva da Fabio Busana, 20 anni, operaio di Villadossola, già fondatore e presidente provinciale dell’Arcigay, che ha segnalato l’episodio al coordinamento Torino Pride per valutare le azioni di intraprendere. E la riposta non si è fatta attendere.



La portavoce Roberta Padovano, ha subito inviato una lettera di segnalazione a Trenitalia, chiedendo anche all’azienda di organizzare corsi di comportamento sui temi dell’omosessualità per i propri dipendenti. «Riteniamo che sensibilizzazione e denuncia pubblica, più che le azioni giudiziarie, siano in certi casi strumenti più efficaci contro ogni forma di discriminazione», spiega Padovano. Ne è convinto anche Fabio Busana, che nel frattempo è uscito dall’Arcigay e ha fondato il «Glbtq», Movimento Gay lesbiche bisessuali transessuali e queer, con sede legale a Villadossola.



«I Pride - dice Busana - servono soprattutto a questo, a costruire un giusta convivenza sociale. Non mancheremo a Roma». E racconta così quanto successo: «Il pomeriggio di mercoledì 6 giugno, mi sono recato intorno alle ore 16 con un amico, Emanuele Clemente, alla stazione di Domodossola per chiedere informazioni. Allo sportello, abbiamo chiesto all’operatore di Trenitalia se in occasione del Pride di sabato 16 giugno a Roma, ci fossero dei treni gratuiti oppure delle offerte. L’addetto non sapeva cosa fosse il Pride. Io ho allora specificato Gay Pride».



«Avendo capito di che cosa si trattava - continua - ma non essendo in grado di rispondere, ha chiesto ad un collega che era seduto a pochi metri da lui nell’ufficio della biglietteria. Il collega ha detto di no, che non c’era nessuna offerta, e ha aggiunto la frase “Se vogliono andare a Roma a prenderlo nel c... che si arrangino”. Noi, clienti di Trenitalia siamo rimasti a dir poco stupiti da questo suo insulto. Tra l’altro avvenuto in presenza di altre persone in fila allo sportello. Ho risposto: “Ma come si permette, guardi che lei è dipendente pubblico, si vergogni”. Ho chiesto il suo nome ma il signore si è rifiutato. Ci siamo recati alla Polizia vicino alla stazione, dove, dopo aver esposto i fatti, ci siamo sentiti dire “Ma non credo che ne valga la pena, quando rientra la pattuglia che ora è fuori mandiamo qualcuno dal signore”. Noi abbiamo fermamente ribadito le nostre intenzioni. Sono poi arrivati due agenti che in sala d’attesa, nemmeno in un ufficio, ci hanno domandato cosa fosse successo. Hanno detto di attendere. Ci avrebbero chiamati loro per fare la denuncia. Dopo circa un’ora, si è presentato un uomo, senza divisa, che ci ha detto di andare dalla Polizia Ferroviaria. Dopo aver cercato per la stazione gli agenti, ci siamo recati nuovamente alla Polizia vicina. Ci hanno detto di andare la mattina seguente, che comunque avevamo tempo 90 giorni. Questi fatti - conclude - ci portano ad affermare che nei nostri confronti c’è stata poca considerazione anche da parte degli organi di Polizia».





http://www.gaynews.it/view.php?ID=74201

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