domenica 4 febbraio 2007

Una "quasi moglie" priva di diritti e umiliata dallo Stato

Adele Parrillo vicepresidente della Liff , www.liff.it, si batte perché altre donne e altri uomini non debbano subire le stesse ingiustizie e gira attraverso l’Italia per presentare il suo libro
di Maria Antonietta Schiavina



Di Adele Parrillo abbiamo sentito parlare subito dopo l’attentato del 12 novembre 2003 a Nassiriya, nel quale il suo compagno, Stefano Rolla, regista e sceneggiatore, è morto (insieme a lui hanno perso la vita 28 persone, fra cui 17 militari italiani e un cooperatore internazionale e, proprio in questi giorni, i presunti responsabili della strage, sono stati identificati tra i membri di una organizzazione aderente ad al Qaeda). Messa da parte per dare spazio ad altri drammi, questa storia, o almeno l’epilogo tanto triste quanto assurdo, ha trasformato una donna disperata, in un emblema vivente della lotta per i Pacs.

Sì, perché la Parrillo - autrice del libro testimonianza “Nemmeno il dolore” - non ha perso soltanto il compagno di vita, ma parte della sua vita, compreso il lavoro di sceneggiatrice che svolgeva per lui e la speranza, condivisa, di diventare mamma attraverso la fecondazione assistita.

Privata di colpo di qualsiasi diritto, “cancellata” dalla vita dell’uomo che amava e che l’amava, colpita al cuore e nella dignità, ogni volta che qualche funzionario le comunicava che il suo nome “non era nella lista delle vedove”, è stata anche, in una scena umanamente straziante e politicamente scandalosa, trascinata via di forza dalla cerimonia di commemorazione della strage a cui era andata come le altre vedove, convinta di poter piangere insieme alle mogli ufficiali, di essere considerata soltanto una persona disperata e non un’intrusa.

Per raccontare la sua vita con Stefano Rolla e quella dopo la sua morte, Adele Parrillo ha scritto un romanzo che è un manifesto civile. E dietro le 197 pagine, riempite con sorprendente forza poetica da una donna messa in ginocchio ma non annientata si legge, oltre che una bella storia d’amore, l’umiliazione del dolore negato, che trascina pagina dopo pagina, con il suo potente messaggio e sublima il valore dell’amore e della persona, al di là di ogni formula giuridica, con un’intensità che è difficile ignorare.

Un storia d’amore, di dolore, di rabbia, quella di Adele Parrillo e Stefano Rolla. Un libro crudo e anche molto tenero nei flashback, che riportano a galla i ricordi di una coppia che aveva l’unica colpa di non essere ufficializzata, ma soprattutto la denuncia di una donna che racconta a viso scoperto il boicottaggio riservatole da parte dello Stato.

Adele Parrillo stava insieme a Stefano da anni, si amavano profondamente e presto avrebbero voluto sposarsi.

Ma l’amore per la legge italiana non conta se non è sancito dal matrimonio, così lei si è trovata sola davanti al mondo e privata di ogni diritto.

Esclusa dai programmi di assistenza psicologica offerti ai familiari delle vittime dell’attentato e da ogni risarcimento economico, la sceneggiatrice “quasi moglie “ha perso anche i diritti del lungometraggio sulla missione militare italiana in Iraq a cui stava lavorando con Rolla.

Oggi, diventata vicepresidente della Liff (la Lega italiana famiglie di fatto), www.liff.it, si batte perché altre donne e altri uomini non debbano subire le stesse ingiustizie e gira attraverso l’Italia per presentare il suo libro, raccontando la sua storia, con dignità e senza rancore, cercando giustizia per lei e per tante donne - o uomini - ai quali, proprio perché non sono regolarmente sposati, la legge non permette di ufficializzare nemmeno il dolore.


Signora Parrillo, come mai ha deciso di fermare in un libro la sua esperienza?

«All’indomani della strage di Nassiriya, vedendo che lo Stato non riconosceva il mio legame con Stefano, trattandomi di fatto da fantasma, mi sono chiesta se davvero la nostra storia fosse esistita, se non si fosse trattato solo di un sogno, se ciò che era accaduto fra me e Stefano fosse stato vero o frutto della mia fantasia. Allora, per cercare di ricordare e fermare sulla carta i miei ricordi, ho iniziato a scrivere, ripercorrendo la mia, anzi la nostra storia».


Lei e Stefano eravate una coppia a tutti gli effetti. Perché avevate scelto di non regolarizzare la vostra unione?

«Quella di non sposarci - Stefano fra l’altro era vedovo - come ho scritto anche nel libro, non é stata una scelta, ma un insieme di occasioni che ci hanno impedito di realizzare i nostri progetti per tempo... Avevamo fatto apporre le pubblicazioni di matrimonio per ben due volte, ma il mio compagno era spesso fuori Italia per il suo lavoro e dovevamo rimandare continuamente la cerimonia... E poi, la cosa che contava di più per noi, era rappresentata da un figlio.... Io ero in cura e, un giorno sì e l’altro no, andavo in una clinica di Roma dove ci sono cinque embrioni congelati con il seme di Stefano, per sottopormi alle terapie. Oggi però penso che, se Stefano fosse vivo, a furia di rimandare il matrimonio, avremmo entrambi optato sicuramente per i Pacs».


Gli embrioni che avrebbero dovuto farvi diventare genitori, a questo punto non avranno dunque un futuro...

«Come tutti sanno, con la nuova legge approvata nel 2004, io - da single - non ne posso disporre e, anche se il mio compagno fosse vivo, essendo noi solo conviventi, non ci sarebbe permessa alcuna fecondazione assistita... Tant’è che moltissime coppie ormai vanno all’estero...».


Cosa le ha fatto più male dopo la scomparsa di Stefano?

«Il “disconoscimento” da parte dello Stato di quello che per me sarebbe stato il mio primo e unico matrimonio (era la prima volta, infatti, che vivevo more-uxorio con un uomo e mi sentivo a tutti gli effetti come sua moglie).


Chi ha cercato di darle una mano?

«Pochi amici fuori dal mio ambiente, quello del cinema. Primo fra tutti Maurizio Costanzo, l’unico che con molta semplicità, mi ha offerto un lavoro nella sua redazione, per il programma del pomeriggio su Canale 5. So che l’ha fatto esclusivamente per aiutarmi e di questo gliene sarò sempre grata. Così come sono grata alla senatrice Franca Rame, oggi per me una cara amica, che sta appoggiando calorosamente la mia battaglia: nel suo sito c’è addirittura l’invito ad acquistare il libro e a segnalare alla casa editrice le librerie che non ne hanno copie disponibili».


Dopo aver pubblicato “Nemmeno il dolore” ha ricevuto messaggi di solidarietà da altre donne - o uomini - che vivono la loro situazione di compagne e compagni di fatto?

«Sul mio blog:http://adeleparrillo.splinder.com/, ricevo continui messaggi di solidarietà da parte di donne e uomini, considerati mogli e mariti di serie B e, quando vado a presentare il libro, c’è gente che chi si commuove fino al pianto».


Qual è il pensiero più ricorrente, nei confronti del suo compagno, oggi che il problema dei Pacs si sta dibattendo sul tavolo della politica?

«Quello che Stefano sarebbe contento di me, di ciò che sto facendo. Lui ammirava la mia “forza” e la mia determinazione, quindi in questa lotta lui mi è accanto. Infatti... in un passo del libro dedicato a lui, dico esplicitamente, quando decido di andare “non invitata” alla commemorazione in chiesa al primo anniversario (pagina 182 n.d.r) “... da invisibile potrò vedere cose che gli altri non vedono e tu mi camminerai accanto”.


http://www.gaynews.it/view.php?ID=72213

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