venerdì 18 aprile 2008

Celebrata in Uruguay la prima unione civile fra gay del Sud America

Pacs a Montevideo, capitale dell'Uruguay. Ed è la prima volta che si celebra l'unione civile fra due gay nel Sud America. I due neo congiunti sono il direttore di un teatro di 67 anni e il suo compagno di 38 anni.

Al termine della cerimonia, che si è svolta davanti a un giudice alla presenza di familiari e amici della coppia, il direttore del teatro, Juan Carlos Moretti, ha parlato di «un atto di giustizia e un passo avanti per la società uruguayana».

La legge, approvata all'inizio dell'anno in Uruguay, consente alle coppie omosessuali o eterosessuali di concludere un patto civile, dopo almeno cinque anni di vita comune, e garantisce diritti analoghi a quelli del matrimonio per quanto riguarda l'eredità, la pensione e l'assistenza sanitaria.

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giovedì 17 aprile 2008

Circolo Mario Mieli: subita irruzione fascista

Un gruppo di giovani ha attaccato la sede dell'associazione omosessuale
Messo a soqquadro l'ingresso, rovesciate scrivanie al grido di "froci di merda"
Ferma presa di posizione di Rutelli. In serata condanna anche Alemanno



Aggressione omofobica, questo pomeriggio a Roma contro il Circolo di Cultura omosessuale "Mario Mieli" di via Efeso. Lo denuncia un comunicato dell'associazione: "Un folto gruppo di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 25 anni - vi si legge - ha fatto irruzione presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso 2/a, mettendo a soqquadro l'ingresso, rovesciando scrivania, estintori, divano, quadri e materiale informativo".

"Solo grazie all'intervento dei soci presenti al primo piano dell'Associazione - prosegue la nota -, i vandali si sono allontanati gridando improperi come 'Froci di merda' ed inneggiando al Duce e ai campi di sterminio".

Il documento collega l'aggressione al "clima elettorale" di questi giorni: "Se così fosse ci verrebbe da dire, amareggiati e preoccupati, 'cominciamo bene'". E si augura "che sia stato solo un episodio isolato, anche se grave". I dirigenti del circolo temono il ripetersi di "spedizioni pilotate" che metterebbero a rischio le attività dell'associazione (che opera nella capitale da 25 anni) e l'incolumità e la sicurezza delle persone".

Immediata la presa di posizione delle forze politica di sinistra. A cominciare dal candidato sindaco Francesco Rutelli: "Ci vuole grande fermezza e una risposta corale nei confronti di questo rigurgito del fascismo intollerante e omofobico. Dobbiamo scongiurare che la campagna elettorale sia accompagnata da fatti come questo che sono da relegare nei sotteranei della civiltà". Per l'ex candidato a sindaco di Roma Franco Grillini è stato "un atto gravissimo di recrudescenza squadrista" anche perché "ci sono stati candidati soprattutto a destra che hanno flirtato con l'estrema destra neofascista e neonazista".

Il presidente nazione dell"Arcigay Aurelio Mancuso ha espresso "vicinanza e solidarietà" ai circolo ed ha sostenuto che "il nuovo governo deve farsi carico di sanare le lacune legislative che non puniscono i reati di odio e di omofobia al pari dei reati contro la razza e la religione. Per queste persone occorre il pugno di ferro".

In serata anche l'aspirante sindaco del Pdl Gianni Alemanno ha condannato l'episodio, esprimendo solidarietà al circolo Mario Mieli. "Si ratta di un gesto intollerabile", ha dichiarato. Ma per l'Arcigay di Roma le parole dell'ex ministro di An sono arrivate tardi. L'associazione, "di fronte al silenzio della destra", aveva già espresso infatti la sua preoccupazione "verso chi si candida a governare la nostra città senza mostrare solidarietà verso le vittime di un agguato fascista che mira a mettere in dubbio la stessa esistenza della comunità lesbica, gay e trans".

(17 aprile 2008)
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Lobby gay, ultima chiamata

Perdere tempo dietro rappresentanti gaylesbo vogliosi di poltrone politiche e istituzionali ha condotto ad una sola deputata esplicitamente gay in Parlamento: bisogna dialogare con tutte le forze politiche e tutte le componenti della nostra società.
di Giuliano Federico



Dunque, come si vede, è tutta una questione di lobby. L’idea che la gestione del potere e l’ottenimento di provvedimenti legislativi favorevoli ad un obiettivo, un’esigenza, un diritto, passino solamente attraverso la militanza politica e, aggiungo, istituzionale, è novecentesca, scollata dalla realtà. In realtà, io credo, il lobbying ‘è’ politica. In un senso alto e concreto. Il lobbying sente il respiro delle pieghe della società, attribuisce loro una valenza di schema teorico e poi strategico e si applica per ottenere le richieste esplicite e particolari. Il lobbying è il reticolo che censisce i macro e micro bisogni della società reale. Esso non è rappresentativo nel senso della completezza democratica, come invece lo è nobilmente, magnificamente ed esteticamente il Parlamento. Il lobbying è un po’ più animalesco nello schema della selezione. Filtra meno, molto meno, gli animal spirit della società degli uomini. Nel lobbying non si vota quasi mai per eleggere a maggioranza.
Eppure, in un mondo in cui abbiamo, giustamente, scelto la democrazia come male minore e il capitalismo come fango, orrendo, in cui riusciamo comunque a sguazzare, mantenendoci a galla, il lobbying pare l’unico strumento interlocutorio con cui la politica, nell’epoca della crisi di tutte le forme di rappresentanza, riesca ad adoperarsi per andare dritta alla risoluzione dei problemi. Ovviamente il lobbying, a volte, è al servizio di cause poco nobili. Ma questo è un altro discorso. Antropologicamente, gli uomini sono diversi tra loro, per fortuna.

Invece. A parte il fatto che mi sarei serenamente risparmiato un nuovo governo presieduto in qualità di premier da un cittadino inadatto a tale incarico come Silvio Berlusconi, trovo che finalmente in questo Paese si possa sperare in una normalizzazione delle procedure istituzionali. Pochi partiti costretti ad ascoltare le lobby! Non solo. Se l’uomo di Arcore lo vorrà, c’è possibilità per una legislatura di riforme istituzionali, alleggerimento fiscale e semplificazione burocratica di cui ogni cittadino italiano potrà a medio e lungo termine giovarsi. Ma a parte questo, credo soprattutto che davanti ai risultati elettorali, sia lampante l’indicazione che gay e lesbiche italiani debbano imparare a fare lobbying. I gay italiani che contano sono parecchi, molti dei quali velati, nascosti. Bisogna cooptarli, renderli partecipi del lobbying, nel caso anche sputtanarli. Esistono parlamentari gay eletti nel Parlamento che si insedierà a seguito delle elezioni del 13 e 14 Aprile 2008, ai quali va subito lasciato intendere che la lobby non si farà tanti scrupoli a tirarli in ballo. Insomma, è un mondo sporco, con pochi scrupoli. Perdere tempo dietro rappresentanti gaylesbo vogliosi di poltrone politiche e istituzionali ha condotto ad una sola deputata esplicitamente gay in Parlamento. Che poi, anche se fossero stati dieci anziché uno, cosa se ne avremmo cavato? Solo poltrone per quei dieci!
Invece, prendete la piccola, piccolissima e ancora acerba pattuglia di media gay. Pochi, sgangherati, provinciali e tutto il resto. Eppure, quante masse di ragazze e ragazzi hanno preso coscienza e si sono avvicinati ai temi che riguardano la propria condizione pubblica grazie alla sgangherata, provinciale pattuglia di media gay italiani! Soprattutto perché i nuovi media danno poi voce alla base. Ascoltano e danno risonanza al respiro di quella piega gay della società, che ha esplicite e particolari richieste.
Ho grande rispetto per la centralità del Parlamento nella gestione della Cosa Pubblica, sancita dalla Costituzione. Al contempo trovo naturale che gli Italiani con le ultime elezioni abbiano reso le due Camere agili, composte di pochi gruppi di parlamentari. Tanto più che nel nostro sistema vige il bicameralismo perfetto (che francamente spero Berlusconi & C. si apprestino a spazzare via con una riforma votata anche dalla sponda Pd). Ecco: è venuto il tempo delle lobby. Lasciare alla deriva quei furbacchioni esponenti LGBT che pensano di poter continuare a sguazzare nella politica, agitando i diritti gay come bandiera della propria battaglia e iniziare a dialogare con tutte le forze politiche, tutti i settori dell’economia e della comunicazione. Questo, io credo, sia giusto fare per gay e lesbiche italiani.

giuliano.federico@gay.tv

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mercoledì 16 aprile 2008

Anna Paola Concia, chi è l'unica deputata glbt

Dalla "militanza" sportiva a quella politica. La scheda di Anna Paola Concia, unica rappresentante lgbt nel nuovo Parlamento uscito dalle urne


anna_conciaAnna Paola Concia è nata ad Avezzano (AQ) nel 1963, ha vissuto molti anni a L'Aquila, dal 1992 vive a Roma.

È insegnante di Educazione Fisica e Maestra di Tennis; ha insegnato nelle scuole statali, ha fatto l'assistente nella cattedra di "tirocinio didattico e metodologie d'insegnamento" presso l'ISEF dell'Aquila, ha fatto la maestra di tennis per 15 anni.

Accanto alla grande passione per lo sport ha coltivato sin da adolescente la passione per la politica.
Ragazza "classicamente" emancipata si iscrive al PCI dell'Aquila nel 1986. È un'esperienza che la mette in contatto con le donne che dentro il partito erano più legate al pensiero della differenza. Negli anni della "svolta" del Pci non è d'accordo con il segretario e firma nella sua città la quarta mozione.

Conosce Franca Chiaromonte in quella occasione, comincia a frequentare il Centro culturale Virginia Woolf B, e da lì parte la sua avventura formativa e umana dentro il movimento delle donne.

Nel 1992 si trasferisce a Roma dove intensifica il suo lavoro politico al Centro Virginia Woolf B e continua a svolgere il suo lavoro di maestra di tennis in un club romano.

Nel 1994 quando Franca Chiaromonte è eletta al Parlamento, Anna Paola Concia diventa la sua assistente parlamentare: comincia la sua attività dentro il Parlamento.

Gay.it - Anna Paola Concia: chi è?Nel giugno del 1996 entra a lavorare al Ministero per le pari opportunità e accetta di coordinare l'attività del Gruppo X-FILE. A questo punto non riesce più a tenere insieme sport e politica, smette di fare la maestra di tennis, pur rimanendo dirigente nazionale della Lega tennis della UISP, perché il suo desiderio la porta, per ora, da un'altra parte.

Scrive per l’Unità.

La Concia diventa membro del direttivo nazionale Gay Left, l'associazione dei Democratici di sinitra che si occupa della questione lgbt. Successivamente confluirà nel Partito Democratico diventando portavoce del tavolo nazionale degli omosessuali del Partito democratico.

Diventa presidente dell'Agenzia Regionale per lo Sport del Lazio, promuove e coordina l'attività del Consiglio di Amministrazione e rende conto annualmente, alla Giunta e al Consiglio Regionale, dell'attività e dell'andamento, anche finanziario, dell'Agenzia. Grazie al suo impegn nell'Agenzia è riuscita a portare a Roma Assemblea europea generale annuale 2008 della Federazione sportiva europea di lesbiche e gay.

Viene candidata alla Camera nelle liste PD della Regione Puglia. Verrà eletta diventando l'unica omosessuale dichiarata del nuovo Parlamento.

Anna Paola Concia crede nel dialogo con i cattolici sui temi etici per il raggiungimento di diritti civili.

Adesso i gay sono islolati

Il risultato del voto impone delle serie riflessioni, comprese quelle sull'isolamento del movimento gay. Bisogna che qualcosa cambi davvero. E che inizi un dialogo col centrodestra.I


n 39 anni di età non mi era mai successo di terminare una giornata elettorale spegnendo la tv alle 7 e di non riaccenderla più per tutta la notte, cedendo solo la mattina dopo di fronte all'edicola, con l'acquisto dei quotidiani.

La batosta elettorale per chi come me ha il suo cuore a sinistra è pesante, cocente ed inesorabile. Gli scenari che si aprono di fronte sono così completamente diversi rispetto a quelli che solo nella peggiore delle ipotesi potevamo immaginare, che richiedono una riflessione lucida, seria e profonda sulle strade che abbiamo di fronte e sulla situazione nuova che si è creata.

La prima considerazione è che questa Italia che ci viene consegnata dal responso elettorale è un'Italia caratterizzata non soltanto da una schiacciante maggioranza di centrodestra, e dentro questa da una schiacciante vittoria di una delle forze politiche più omofobe che ci sono in Europa e cioè della Lega Nord, ma anche dall'assenza di una sinistra radicale a cui larga parte del popolo lgbt italiano aveva da anni guardato con tanto interesse. E' anche un' Italia questa dove solamente un rappresentante della comunità lgbt siede in parlamento ed è Paola Concia, una capace politica che si è abilmente smarcata dalle pastoie del movimento gay e si è fatta candidare nelle file del Partito Democratico che l'ha eletta.

La seconda considerazione è che ancora più di ieri oggi si sente l'assoluta e inderogabile necessità che il movimento lgbt inizi a parlare col centrodestra italiano. Questa è forse la più importante delle riflessioni che oggi si impongono. Se difatti i primi interessi da tutelare sono i diritti dei gay e delle lesbiche del paese è inserobaile che questo processo politico accada.
Sia chiaro: chi vi parla non ha alcuna intenzione di cambiare sponda, nè è neppure necessario che altri esponenti della comunità lgbt si schierino nelle file di quei partiti. È però urgente che, proprio in virtù di quell'autonomia della politica su cui Arcigay ha fatto il suo ultimo congresso nazionale, le associazioni lgbt italiane inizino un dialogo franco, alla pari, con i dirigenti politici del centrodestra più avvicinabili, per premiare quanti al loro interno non sono omofobi e per far si che chi lo è faccia meno danni possibili. È chiaro che non ci possiamo aspettare grandi cose dal governo che da oggi a qualche settimana sarà formato. Per le unioni civili o qualsiasi altra forma di riconoscimento delle nostre coppie bisognerà aspettare almeno cinque anni ed è quasi ormai certo che l'Italia sarà l'ultimo paese della vecchia Europa a dotarsi di una legge in questo senso, ma un dialogo sarà comunque necessario perché le posizioni omofobe della Lega sulle nostre questioni non vincano: perchè le nostre possibilità di aggregazione siano garantite e magari qualche piccolo risultato possa essere raggiunto come l'estensione della legge Mancino contro il razzismo omofobo su cui c'è una richiesta sempre più pressante da parte della Comunità europea cui il governo italiano, dunque, difficilmente potrà evitare di rispondere.

La terza considerazione è una constatazione: mai come prima il movimento lgbt italiano è politicamente isolato. Lo è perché i nostri dirigenti hanno fatto altre scelte, provando in massa a farsi candidare nelle file della Sinistra arcobaleno che non è riuscita ad ottenere né un deputato né un senatore. Lo è perché le posizioni che questo ha assunto - come quella sul matrimonio gay - sono ad oggi così impensabili da raggiungere, da farci scomparire politicamente. Lo è perchè autorevoli dirigenti dell'associazionismo lgbt hanno fatto campagna elettorale contro il Partito Democratico, arrivando - come nel caso del presidente dell'Arcigay di Firenze - a strappare la tessera a pochi giorni dal voto pur di finire sulle pagine dei quotidiani nazionali. Il dato certo è che abbiamo un solo referente nel Parlamento e questo oltre che dannoso è fortemente pericoloso. È necessario quindi che il movimento lgbt riveda le proprie posizioni radicali, da duri e puri, capendo che non è più il tempo dell'isolamento politico ma che, se l'obiettivo dovrà essere il raggiungimento di risultati concreti di gay e lesbiche e non le carriere politiche di questo o quel dirigente, è necessario cambiare radicalmente rotta.

La quarta considerazione è che è stato un grave errore tagliare i ponti e non allacciare i giusti rapporti con quella che è la più grande forza riformista che l'Italia abbia mai conosciuto che è il PD. Con tutti i "ma" e con i "se", nonostante la Binetti e Del Vecchio, il PD è un partito che ci ha ascoltato, che ha fatto candidare e eleggere Paola Concia, che ha detto cose chiare sui diritti civili, che ha bacchettato questo o quel dirigente non in linea col programma, che ha accolto i radicali nelle proprie file, che localmente dà sostegno e finanziamenti alle associazioni lgbt. Oggi quindi, il movimento lgbt non può non aprire una grande stagione di dialogo e di incontro con quel partito: se l'hanno fatto i Radicali, del resto, perchè non possiamo farlo noi? Non farlo di nuovo sarebbe un gravissimo errore che ci porterebbe ad un più forte isolamento politico e culturale.

La quinta ed ultima considerazione è che non ci sono uomini per tutte le stagioni e cioè che le persone che ci hanno condotto al punto più forte di isolamento politico che il movimento lgbt in Italia abbia mai avuto dagli anni 70 - gli stessi che sbraitavano sulla pagine delle riviste gay contro chi aveva scelto di stare dentro il Pd o che inneggiavano sui siti internet a votare Partito Socialista e Sinistra arcobaleno, due partiti che insieme fanno poco più del 4%,, non possono essere gli stessi che guidano questa nuova fase che oggi è sempre più necessaria. Come il centrosinista italiano ha cambiato radicalmente pelle in questi anni e cambiato dirigenti, credo che i responsabili di questo grande disastro politico non ne possano non prendere atto e lasciare il posto a nuove generazioni di dirigenti politici del movimento. Ma sarà difficile che questo accada: purtroppo nel movimento gay non si vota.

Alessio De Giorgi
Direttore di Gay.it

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domenica 13 aprile 2008

Oggi al voto

Alcune considerazioni sul voto.
La prima: altro che astensioni di massa. Altro che dichiarazione a verbale che non si intende partecipare al voto, come suggerito da Grillo e amici. Le persone almeno qui stanno andando a votare numerose e composte e questo è un segnale comunque incoraggiante.

La seconda: chi diceva che la scheda è confusa, è un provocatore. La scheda è semplice semplice. E mettere la croce su un simbolo solo è la cosa più naturale
del mondo.

Votate, votate, votate. Fatelo per voi. Fatelo per tutti.

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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