sabato 10 maggio 2008

L'ombra della Carfagna

Carfagna_FrancoVeltroni ha presentato il suo governo ombra, idea non nuova ma interessante (e anche un po’ auto-consolatoria). I membri del governo ombra avranno il compito di relazionarsi, confrontarsi e proporre interventi migliorativi alle leggi presentate dai ministri in carica.

Come ministro-ombra per le pari opportunità, anche qui una donna, Vittoria Franco, finora presidente delle donne ds. Nella precedente legislatura è stata la prima firmataria del disegno di legge n. 3345 (7 settembre 2005) che riguardava una proposta di legge sul riconoscimento giuridico delle unioni civili.

A proposito dei diritti delle coppie di fatto, la senatrice aveva detto:

Sono convinta che sia necessario riconoscere in modo pieno, accanto alla famiglia basata sul matrimonio tradizionale, cui fa riferimento l’articolo 29 della Costituzione, anche altre forme di famiglia e di convivenza ormai entrate a far parte della nostra società. Quello che intendiamo fare è riconoscere anche nel diritto una realtà che già esiste intorno a noi, non creare per legge nuove forme di convivenza.

E ancora:

Non deve più accadere, a parere dei proponenti, che a chi ha convissuto con una persona, magari per trent’anni, possa essere negato perfino il diritto di assistere il proprio partner morente in ospedale e che le famiglie di origine possano addirittura impedire al partner l’accesso al luogo di cura e lo escludano da ogni decisione riguardante il partner malato e incapace di agire; non deve più accadere che, attraverso l’istituto della riserva a favore dei legittimari, sia vietato al testatore di lasciare in eredità il proprio patrimonio alla persona con cui ha condiviso l’esistenza, e, anche in assenza di eredi legittimari, che tale eredità venga falcidiata dalla stessa tassazione prevista per i lasciti a persone del tutto estranee al defunto, discriminazione aggravata dalla recente modifica del regime fiscale delle successioni. Non deve accadere che trattamenti punitivi di questo genere vengano previsti al solo fine di sanzionare le scelte di vita dei cittadini che semplicemente non ritengano adatta alla propria unione, o non condividano per alcuni suoi aspetti, la normativa matrimoniale attualmente vigente.


Peccato che sia solo un’ombra…

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venerdì 9 maggio 2008

Solidarietà allo studente che vuol diventare donna

Michael_LoscalzoRicordate il film In & Out? Immaginatelo realtà, solo che si prendono le difese di un alunno invece che del prof. È proporio un bell’esempio di solidarietà quello che proviene dalla Brewster High School di New York. Per protestare contro le aggressioni e le prese in giro a Michael Loscalzo (in primo piano nella foto), diciassettenne che vuole diventare donna e che ha iniziato a vestirsi con abiti femminili, i ragazzi si sono vestiti con gonna, borsetta e parrucca e le ragazze con camicia e cravatta. La protesta sarebbe anche contro i dirigenti scolastici che hanno minacciato di sospensione Michael perché si veste da donna. La scuola però smentisce e dice di aver preteso solo abiti non volgari. Ha detto il preside:

Vogliamo che tutti gli studenti siano accettati per quello che sono, per come vestono e per il loro orientamento sessuale. Chiediamo solo che a scuola ci si vesta con abiti appropriati e non in modo volgare.


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Vescovo gay difende gli omosessuali dalla destra conservatrice!

Sembra intenzionato a far parlare di sè il primo vescovo omosessuale della Chiesa anglicana: Gene Robinson.

gene-robinsonRobinson, gay, divorziato e padre di due figli, ha accusato apertamente l’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams di non aver preso posizione contro coloro che si sono opposti alla sua nomina, tacciandolo di essere un cattivo insegnante per i religiosi.

Nella trasmissione “Hardtalk” della Bbc, Robinson ha affermato: “Io ritengo che Dio sia rimasto molto deluso dalla sua riluttanza nell’affrontare Peter Akinola e gli altri come lui che hanno rilasciato dichiarazioni che ogni persona sensata troverebbe sopra le righe”.

Nell’intervista, Robinson ha ribadito la bassezza del linguaggio della destra conservatrice, da cui emerge una considerazione degli omossessuali come una sorta di “sub-umani”.


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mercoledì 7 maggio 2008

Caro Alemanno

Riporto la lettera di Cristiana Alicata pubblicata oggi sul quotidiano la Repubblica.
Non vedo l'ora di leggere la risposta.




cristiana_alicataCaro sindaco Alemanno,


Leggo le sue dichiarazioni sul Gay Pride, secondo cui esso sarebbe “una manifestazione di esibizionismo sessuale”, anche un po’ aggressivo e decido di scriverle per farle notare alcune cose.

Già nel GayPride Nazionale di Roma dell’anno scorso, visto il momento difficile per la comunità gay (legge sui Dico affossata in parlamento), la quasi totalità dei transessuali, decise spontaneamente di sfilare più coperta del solito. Giornali e televisioni, non contenti delle immagini di quel giorno dovettero rivangare vecchie immagini di repertorio per poter dare la loro deviata e pruriginosa informazione sul Pride. Perché, invece di “leggere” il Pride sui giornali, non viene davvero a vederlo, come le ha chiesto Imma Battaglia? Troverà centinaia di migliaia di cittadini e cittadine romani, che sfilano con i vestiti di tutti giorni. Perché, come uomo delle istituzioni, non chiede alla stampa e alle televisioni, di non mostrare immagini eccessive che sono oltretutto minoritarie? Non lo dico certo per perbenismo, ma perché anche a me sembra ogni volta una strumentalizzazione, dare del Gay Pride una sola immagine. In questi giorni Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay Nazionale, ha chiesto alla comunità GLBT di sfilare al prossimo pride bolognese con il vestito del proprio mestiere.

Le faccio notare, inoltre, che le strade di Roma, ogni notte, sono teatro di esibizionismo sessuale ben peggiore, da parte di centinaia di migliaia di uomini, che mette a rischio anche la sicurezza stradale. Pensi alla Salaria, un autentico bordello a cielo aperto, dove trovano sfogo davvero troppi bravi padri di famiglia, oltre tutto con ragazzine nemmeno maggiorenni. Mi auguro che come sindaco la sua priorità sia difendere quelle donne dallo sfruttamento punendo chi crea pericolo alla cittadinanza.

Di recente ho difeso la croce celtica che porta al collo. Per qualcuno è un simbolo di morte perché viene equiparata alla svastica. Lei ha spiegato perché la porta al collo, per ragioni affettive, ed io credo che all’oggettività dei simboli, dobbiamo pur aggiungere l’umanità che essi posseggono e il valore soggettivo che gli si conferisce. Non metterei mai bocca sulla sacralità dell’amicizia. Credo, semplicemente, nelle parole che dice.

Provi ora a fare lo stesso esercizio per il Gay Pride, manifestazione che ricorda il giorno in cui un gruppo di trans, a New York, si ribellò alle botte e agli stupri quotidiani dei poliziotti. Esso per la comunità gay ha un valore simbolico. Il colore, le piume, la musica, ove ci sono, sono simboli di gratitudine verso chi, per primo, si è ribellato.

Caro Alemanno, oggi lei è anche il mio sindaco ed io, pur militando nel PD, faccio parte di quei 70.000 che si sono rifiutati di votare Rutelli. Le cose che lei dice sul Gay Pride, sono le stesse che pensano molti miei compagni di partito, quindi non ne faccio affatto un momento di scontro politico, ma la richiesta di una semplice cittadina al suo sindaco. Che sia il sindaco di tutti: venga a vedere che cosa è il gay pride. Si stupirà di venire accolto con gioia, tanto siamo abituati ad essere rifiutati, persino da chi dovrebbe essere dalla nostra parte. Faccia questa cosa rivoluzionaria, creda nelle mie parole come io credo nelle parole dei ragazzi di Colle Oppio quando dicono di non essere più fascisti. Anche questo è un passaggio di riconciliazione nazionale. Pensi ai tanti sindaci di destra delle capitali occidentali che sfilano al Gay Pride.

E superi anche lei il pensiero che l’omosessualità distrugge la famiglia. Noi facciamo parte della famiglie eterosessuali e combattiamo per vedere riconosciute le nostre, a volte i migliori interpreti di questo valore, per la forza con cui lo desideriamo.


http://tinyurl.com/4vrk3r

Alemanno contro il Gay Pride: "No all'esibizionismo sessuale"

Tra le ipotesi sulla nuova giunta di Roma, Elisabetta Gardini come vicesindaco
All'ambasciatore dice: non si discuta l'esistenza dello Stato d'Israele

di GIOVANNA VITALE


alemannoIl cambio della guardia in Campidoglio rischia di aprire un altro fronte destinato ad allargare la distanza dalla precedente amministrazione di centrosinistra. Dopo l'Ara Pacis e la Festa del Cinema, ieri Gianni Alemanno ha scavato l'ultima trincea sulla questione gay. Scatenando una bufera che non ha però turbato la sua frenetica attività istituzionale: prima ha ribadito che "l'esistenza di Israele non può essere messa in dubbio" partecipando insieme all'ambasciatore Gideon Meir alla presentazione del calendario di manifestazioni in programma per i 60 anni della nascita dello Stato mediorientale; quindi ha lavorato tutto il giorno alla composizione della nuova giunta, nella quale l'ex portavoce nazionale di Forza Italia, Elisabetta Gardini, potrebbe assumere il ruolo di vicesindaco.

"Io ho rispetto per le persone omosessuali, ne conosco alcune" aveva detto in mattinata il primo cittadino di Roma intervistato su RaiNews24, "ma temo che il Gay Pride sia un'altra cosa: è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo, sia omosessuale sia eterosessuale". Secondo Alemanno "il problema non è omosessualità sì o no, ma esibizionismo sì o no"; un tema che - promette - sarà discusso in consiglio comunale per cercare di "trovare una formula che non offenda nessuno". Guai però a pensare a una deriva reazionaria: "Nel centrodestra", precisa, "c'è una cultura liberale che non mette in discussione i comportamenti, le libertà individuali e il rispetto della privacy".

Immediata la reazione dell'universo omosex. Concorde nel rifiutare l'etichetta appiccicata alla manifestazione, per la quale - si ribadisce - anche quest'anno verrà chiesto il patrocinio del Campidoglio. "Non è un'ostentazione o un'esibizione del proprio orientamento sessuale, ma un momento di riflessione per le persone lesbiche, gay e trans" tuona Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay capitolina, dopo aver invitato Alemanno a partecipare al Pride romano del 7 giugno. Invito esteso pure ai sindaci di Milano e Bologna, Moratti e Cofferati.

Un modo, anche, per far scoprire al primo cittadino della capitale "una realtà che non conosce", sostiene il "Mario Mieli", storico circolo di cultura gay: altrimenti saprebbe che si tratta di "un momento di richiesta di diritti negati, un corteo pacifico, colorato, allegro e di rivendicazione politica". Ed è proprio per "non ricominciare con i soliti scontri ideologici" che Imma Battaglia, presidente di Dì Gay Project, una delle promotrici del World Pride del 2000 che creò parecchi problemi all'allora sindaco Rutelli (che per venire incontro alle richieste del Vaticano ritirò il patrocinio) propone: "Incontriamoci e proviamo la strada dell'ascolto per costruire una città veramente di tutti".

In sostegno di Alemanno arriva invece Gay-Lib, i gay liberali del centrodestra: "Facciamo il corteo in giacca e cravatta", provocano. Mentre Assunta Almirante consiglia: "Io personalmente al Gay Pride non ci andrei, per il rispetto generale della città". Ma il centrosinistra insorge. "Il Pride è un evento positivo e propositivo che vuole ribadire il valore fondamentale della libertà", rivendica Paola Concia, portavoce del tavolo Glbt del Pd: a preoccupare, semmai, "sono i saluti romani esibiti in Campidoglio da alcuni sostenitori del centrodestra il giorno della vittoria al ballottaggio".

Per niente stupita si dice invece l'ex ministro Barbara Pollastrini: "Alemanno dimostra piena continuità in quella mancanza di rispetto e insensibilità che contraddistinguono un certo tipo di destra". E di "ossessione" parla il socialista Franco Grillini: "Per costoro l'unico omosessuale buono è quello che si nasconde". Argomenti, quelli di Alemanno, tipici di "una destra che dimostra di voler tornare ad un modello di Stato etico" bacchetta Elettra Deiana di Rifondazione, "lì dove, cioè, si imponevano modelli culturali e sociali".

http://tinyurl.com/5dmvx9

martedì 6 maggio 2008

Il cardinale e la nipotina

RoucoVarelaSembra il titolo di un film porno, ma non lo è. È, invece, una constatazione sulla strenua difesa della famiglia operata dalla chiesa cattolica spagnola. Che, a quanto pare, esorta a difenderla (contro le coppie omosessuali) ma poi razzola male. Ma andiamo con ordine.

La rivista spagnola Interviù ha pubblicato delle foto di Magdalena Rouco mezza nuda. Ora Magdalena è la nipote del cardinale Antonio María Rouco Varela (perché è inserito in una enciclopedia online dedicata ai santi e ai beati?), arcivescovo di Madrid e presidente della conferenza episcopale spagnola. Il Bagnasco spagnolo, insomma. Il fatto è che la nipote si è spogliata per denunciare la doppia morale dello zio (e magari anche per farsi un po’ di pubblicità, su…)

A seguito della morte del padre - che aveva sempre indicato lo zio come “una specie di santo” - la famiglia di Magdalena è stata abbandonata. Dice la nipote:

Attraverso mio zio ho scoperto l’ipocrisia della Chiesa, che predica una cosa e fa il contrario. Mio zio non si stanca di ripetere che la famiglia è sacra, che bisogna rispettarla e lottare per essa, ma poi egli disprezza e abbandona la sua.

Risentimenti personali o verità? Di certo, nulla di nuovo sotto il sole. Già Gesù aveva detto: “Non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito” (Mt 23, 3-4).

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Cristina, nata Marco, diventa suora. Ma la chiesa dice no.

Da quando aveva 13 anni sentiva di essere donna, anche se biologicamente uomo. A 20 anni la transizione, poi la chiamata. Rifiutata dal Vaticano, Cristina è suora della chiesa della Riconciliazione.


suoraEvidentemente, non tutte le vocazioni e le cosiddette 'chiamate' sono uguali. O almeno questo è quello che si deduce dalla vicenda di Cristina 40 anni, che fino a 20 era Marco. Lei, che ha scelto la strada della castità, della povertà e dell'obbedienza decidendo di diventare suora francescana, ha dovuto fare i conti con le gerarchie di Santa Romana Chiesa che della sua vocazione proprio non voleva sentire parlare. E così, dopo essersi vista chiudere la porta in faccia dal Vaticano, ha dovuto cercare una chiesa che accogliesse lei, la sua chiamata e il suo passato. Adesso è una religiosa della Riconciliazione, un comunità monastica molto piccola, vicina alla chiesa Anglicana e che si definisce vetero-cattolica.

Durante la veglia organizzata a Torino per le vittime dell'omofobia, la sua testimonianza ha toccato tutti. "Sono nata a Sezze e cresciuta dalle suore — ha raccontato Cristina al Corriere della Sera — perché mamma e papà lavoravano. Fin da piccola mi sono sentita femmina. Il ricordo più brutto? Quando mi hanno sequestrato la Barbie. A 13 anni ho parlato a mia madre, mi ha accettato. Appena maggiorenne mi sono operata".

Ma l'esperienza più dolorosa, forse, per Cristina è stata quella con le gerarchie ecclesiastiche italiane. "La mia vita da cattolica è diventata un inferno. Ho seguito un corso ad Assisi per le vocazioni, ho frequentato le Clarisse, poi mi hanno indirizzata al mio vescovo, a Latina continua a raccontare la suora -. Saputa la verità ha detto parole terribili: 'Sei nata uomo, non potrai né sposarti né prendere i voti'. Sono scappata in Inghilterra, in un monastero anglicano. Oggi sono suora francescana e vetero-cattolica. Parlo con Dio, assisto, nel mio cuore resta il sogno di contemplare il Signore in monastero. La castità non mi pesa, la solitudine sì".

La sua storia, purtroppo, non è la prima di cui si viene a conoscenza, e probabilmente non sarà neanche l'ultima. Una vicenda simile è quella di suor Jeannine Gramick. Lei, statunitense, suora e lesbica fortemente ostracizzata dai vertici vaticani, ha anche scritto un libro dal titolo 'Anime gay'. Durante la presentazione del suo scritto in Italia, fu intervistata da 'il Manifesto'. Ecco un brevissimo stralcio delle sie dichiarazioni a Fulvio Fania:

Che cosa è per lei l'omosessualità?
Non dobbiamo parlare di omosessualità in astratto ma di persone che, per caso, hanno orientamenti omosessuali. Non mi piace neppure concentrarsi sull'atto sessuale, come fanno le gerarchie; dobbiamo rimettere al centro le persone e la liberazione che meritano come figlie e figli di Dio.

Ma esiste una morale naturale?
E' a questo tema che mi riferisco quando dico che c'è una sola teologia al potere. Se confrontiamo le conoscenze di oggi con quelle di S. Tomaso giungiamo a differenti conclusioni su ciò che è naturale.


http://tinyurl.com/59voqh

lunedì 5 maggio 2008

Figli dei gay, centomila in Italia

La legge riconosce solo il genitore biologico «Bimbi discriminati, andiamo in tribunale»
di Monica Ricci Sargentini


Federico, Joshua e Sara sono bambini come gli altri. Socievoli, sereni, bravi a scuola, pieni di amici, a volte capricciosi, a volte ubbidienti. Ma diverso è il loro certificato anagrafico perché per la legge italiana, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei, questi tre minori hanno un solo genitore, la loro mamma biologica. L’altra madre, quella che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla sua compagna, non figura da nessuna parte. Loro fanno finta di niente. Quando portano a casa la pagella pretendono che la firmino tutti e due i genitori. E se finiscono in ospedale vogliono averli al fianco entrambi. Ma la verità è che sono «figli di un dio minore», cittadini di serie B, costretti a vivere con la metà delle tutele dei loro coetanei. È il destino che il nostro Paese riserva ai piccoli nati nelle famiglie omosessuali, una possibilità non contemplata dalla nostra legislazione.

In Italia si calcola che siano centomila i minori con almeno un genitore gay. Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sempre di più, sono invece vissuti sin dall’inizio in una casa con due mamme e due papà. Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20. E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini.

Per coronare il loro sogno molti vanno all’estero. Le lesbiche in Spagna o nel nord Europa dove possono ricorrere alla fecondazione assistita. Gli uomini in Canada o negli Stati Uniti in cerca di una madre surrogata. Altre coppie, invece, scelgono la strada del fai da te. Le donne ricorrono all’autoinseminazione o cercano un donatore amico. Ma non è rara la famiglia formata da quattro genitori, due uomini e due donne, che si mettono d’accordo per fare un figlio e poi lo allevano insieme. Per tutelare i loro diritti tre anni fa è nata l’associazione Famiglie Arcobaleno (www.famigliearcobaleno. org). All’inizio gli iscritti erano 15, oggi sono 400 di cui circa 170 famiglie e ben 110 bambini. Numeri sicuramente destinati a crescere: «Ogni settimana — dice la presidente Giuseppina La Delfa, accento francese, capelli neri corti e un bel sorriso—accogliamo uno o due nuovi soci. Abbiamo tre gruppi di persone: gli aspiranti genitori, le famiglie costituite in ambito omosessuale e quelli che hanno avuto figli in relazioni eterosessuali e ora vivono in una coppia gay. Questi ultimi soffrono di più psicologicamente, possono avere problemi nella separazione e nel divorzio, a volte non riescono a vedere i loro bambini o ad ottenerne l’affidamento. Le famiglie omogenitoriali, invece, vivono meglio il quotidiano perché sono un nucleo costituito alla luce del sole ma hanno una montagna di problemi legali».

Per tutelarsi si va dall’avvocato prima ancora della nascita dei pargoli. «Ma i margini sono molto stretti — spiega Stefania Santilli, legale milanese dello sportello Famiglie Arcobaleno —. Si può fare un accordo di co-genitorialità in cui si dice che la madre o il padre non biologico deve allevare il figlio in caso di decesso dell’altro.Ma sono delle scritture private che non hanno valore giuridico. Si può fare il testamento biologico e ricorrere a un trust, un accordo giudiziario per affidare i propri beni a una terza persona».

Molti Paesi europei hanno trovato una soluzione a questi problemi dando un ruolo al genitore sociale attraverso leggi ad hoc che tutelano questi rapporti tra adulti e bambini. «Così si arriva al paradosso—spiega Santilli— che, per esempio, i figli di una coppia italo-tedesca hanno due genitori in Germania e uno solo in Italia». Su questo argomento le Famiglie Arcobaleno stanno preparando quattro cause pilota da presentare nei tribunali italiani perché «l’Europa prevede che un bambino —spiega La Delfa—non possa essere discriminato a seconda di dove vive. È un’incongruenza che diventi orfano passando un confine».

Ma come crescono i figli dei genitori omosessuali? Decine e decine di studi, fatti all’estero, dimostrano che non ci sono problemi. «L’orientamento sessuale dei genitori non incide sullo sviluppo del bambino — spiega al Corriere Fulvio Scaparro, psicoterapeuta, specializzato sui temi dell’infanzia e della famiglia — il quale soprattutto nei primi anni di vita ha bisogno di affetto, presenza costante, attendibilità, armonia dei genitori e capacità di guida. Una famiglia omosessuale, dunque, è in grado di far crescere un bambino al meglio».

Nel libro Bambini ai gay? Margherita Bottino, psicologa, e Daniela Danna, sociologa, descrivono i figli degli omosessuali come bambini più tolleranti, meno conformi agli stereotipi di genere, cresciuti da genitori con più alto grado di istruzione e di autoconsapevolezza di quelli eterosessuali. «È chiaro — spiega ancora Scaparro —che un bambino o una bambina che cresce in una famiglia omosessuale è portato a vedere con occhio più favorevole le diversità, ad essere magari meno conformista. Questo non è né un vantaggio né uno svantaggio. Il vero pericolo per questi bambini sono i pregiudizi di una società, la nostra, in cui la famiglia è quella tradizionale, sposata, magari in chiesa. Su questo c’è da combattere ».

Elizabeth O' Connor, americana, madre di due bambine e coautrice con la sua compagna Suzanne M. Johnson di For Lesbian Parents non ha nessuna difficoltà ad ammettere che delle differenze esistono: «Le nostre figlie sono molto androgine, più propense ad entrare in campi tradizionalmente maschili, giocano in modo meno stereotipato per il genere, come può essere negativo tutto ciò? I maschi mostrano una tendenza simile, hanno una propensione molto forte all’accudimento, e anche ciò non può essere negativo. La maggior parte di essi realizza alla fine di essere eterosessuale. Come psicologa penso che sia tutt’altro che negativo poter considerare tutte le possibilità prima di decidere chi si è».


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domenica 4 maggio 2008

Al Parlamento cileno la legge sul matrimonio gay

È arrivata nel Parlamento cileno la proposta di legge per introdurre il matrimonio fra persone dello stesso sesso. L’hanno presentata sette parlamentari, di cui sei componenti del Movilh, Movimento di integrazione e liberazione omosessuale. Tra essi anche Isabel Allende, figlia del presidente Salvador e cugina dell’omonima scrittrice.

Nonostante l’elezione della presidenta Michelle Bachelet, socialista, il Cile non ha ancora introdotta una forma di riconoscimento delle unioni dello stesso sesso, per cui il movimento lgbt ha deciso di muoversi su più fronti, al contrario di ciò che è avvenuto in Italia. Da un lato spingono per il Puc (Patto di unione civile), dall’altro però non rinunciano a pretendere il matrimonio. Chiedere il massimo per ottenere almeno il minimo.

http://tinyurl.com/6ruwrm

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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