sabato 6 dicembre 2008

venerdì 5 dicembre 2008

Il racconto del gigolò dei calciatori: "Ho una dozzina di clienti in serie A"

È un giocatore di C: "Ma nessuno dirà mai che è gay"
Ci vediamo dopo le partite, la domenica, in albergo: 1500 euro per qualche ora, molti sono bisex, anche sposati
Alcuni giocano anche in nazionale li terrorizza essere scoperti e scoprirsi Forse è giusto così
di EMANUELA AUDISIO


bologna-pride-2008-parla-xxxxxNon fa nomi, nemmeno il proprio. Però racconta quello che fa per lavoro, anche con i calciatori. «Importanti, anche di serie A, anche nazionali, anche sposati». E quello che ha fatto qualche volta negli spogliatoi. «Qualcosa più di un bacio». Anche lui gioca a pallone, è un professionista, nell´ex serie C. Ma per arrotondare, fa l´italian gigolò con gli uomini, anzi l´escort, come si dice oggi. L´accompagnatore di serate speciali, a pagamento. «Millecinquecento euro per qualche ora. I calciatori pagano senza fiatare. Li incontro spesso in albergo, la domenica sera, dopo la partita. Nell´unico momento di tranquillità che hanno. Chiedono di rilassarsi. Non hanno problemi a farsi baciare sulla bocca. Però hanno paura di far sapere, anzi sono terrorizzati dall´idea di essere scoperti. Con uno mi sono incontrato al buio, fuori Milano, non so chi fosse. I patti erano che tutto dovesse essere fatto a luci spente».

E´ la testimonianza che Victory ha affidato a La7, in un servizio (andrà in onda questa sera alle 23,55), che si chiede come mai l´omosessualità sia ancora un tabù nel campionato di calcio italiano. E come mai molte società di serie A si siano rifiutate di far intervistare i loro giocatori su questo tema. L´autore dell´intervista è Paolo Colombo, conduttore del programma. Chi parla ha 25 anni e ha una doppia vita, è fidanzato con una ragazza che non sa, per questo non si vuole fare riconoscere. «Vendo le mie prestazioni a giocatori di squadre importanti, ho circa 30 clienti calciatori, una dozzina di serie A, ce ne sono alcuni, non tanti, che fanno parte della nazionale, e anche sposati. In tre occasioni mi hanno chiesto di far l´amore in gruppo. Con più giocatori della stessa squadra, ma anche con amici di formazioni diverse. E´ solo una questione sessuale, niente parole. Tengono molto alla privacy e hanno una dannata paura di essere scoperti e di scoprirsi. Solo uno ha raccontato di sé, si è lasciato andare. Lo sanno che gioco anch´io, ma non vengo richiesto per questo. Mi chiamano per una questione di delicatezza, preferiscono una cosa soft. Sono più attivi che passivi. Molti di loro sono bisex, hanno bisogno di una facciata rispettabile, magari sono anche sposati. In Italia nessun calciatore del campionato ammetterà mai di essere gay, almeno non ora. Ci sono troppi condizionamenti sociali, e forse è giusto così».

Le modalità non prevedono mai l´abitazione privata. «Gli incontri sono quasi sempre in albergo o casa di amici. Negli hotel la scusa è sempre quella, un documento da ritirare, un autografo da far firmare, e così si riesce a non farsi registrare. Il prezzo dipende dal contesto e dal tempo. Chiedo da 500 a 2.000 euro. Se si tratta di restare tutta la notte, capita di rado, la tariffa sale. Mai avuta una discussione sui soldi, lo capiscono da soli. Come arrivano da me? Tramite il passaparola. Io frequento imprenditori e professionisti, persone che prima di fare questo lavoro non conoscevo. Nella divisione dove gioco io, è capitato che alcuni giocatori si dichiarassero privatamente e di fare sesso nello spogliatoio, correndo il rischio, ma per fare un passo pubblico bisogna avere molto coraggio».

Perché come dice nel servizio Claudio Bellucci, attaccante della Sampdoria: «L´immagine del calciatore è rude. E´ quella di Gattuso e Materazzi. Un calciatore non direbbe mai di essere gay».

da la repubblica del 5 dicembre 2008

giovedì 4 dicembre 2008

Gay nello sport: i KingKickers

Dopo la pubblicazione del post di ieri nel quale anticipavo i servizi della prossima puntata di Victory dedicata ai gay nello sport, tra i quali uno dei più attesi è certamente quello sugli Eurogames di Barcellona, sono stato contattato da Francesco, il capitano dei KingKickers, la squadra di calcio milanese che a quei giochi ha partecipato. E' stato molto gentile e disponibile e ha accettato di rispondere a qualche domanda

KingKickers 4Quando è nata la squadra dei KingKickers?
I KingKickers nascono come "estensione" di una squadra già esistente: la NaNb. Sono nati proprio per partecipare agli eurogames: serviva una squadra di calcio a 11 con una rosa più ampia.

E' giusto definirla una squadra gay?
Bella domanda... indubbiamente siamo una squadra di ragazzi gay ma siamo una squadra di calcio, assolutamente come le altre. Ciò che voglio dire è che non bisogna avere la tessera dell'arcigay per giocare. Spesso vengono a giocare con noi ragazzi che hanno gusti sessuali differenti dal nostro, a noi non interessa, conta la passione per il calcio.
Come dicevo siamo una squadra di calcio ma prima di tutto siamo un gruppo di amici che si divertono a stare insieme che sia per giocare a calcio o per mangiare una pizza.

Solo questo anno avete deciso quindi di partecipare agli Eurogames?
Sì, abbiamo deciso di partecipare agli eurogames a febbraio, considera però che alcuni di noi avevano già partecipato ad altri tornei internazionali di calcio gay che vengono organizzati ogni anno prima: io ad esempio sono stato due volte Francoforte, due volte Amburgo, due volte Barcellona e una volta Parigi. Ormai ho una certa esperienza di tornei internazionali...

KingKickers 1Quando siete partiti sapevate già che Paolo Colombo avrebbe fatto un servizio sulla vostra partecipazione?
Sì, lo sapevamo. L'abbiamo saputo fin dall'inizio

Le telecamere de la7 vi seguivano sempre? Sia durante le partite che in albergo?
Sì, ovunque. Te ne accorgerai vedendo la trasmissione

C'era un po' di preoccupazione per questo?
Sì certo, qualche componente della squadra non ha voluto farsi riprendere, qualcun altro si è convinto solo alla fine, trascinato dall'entusiasmo degli altri, ma diciamo che la preoccupazione c'è stata

Spero che comunque nessuno si sia pentito...
Io posso parlare a titolo personale. e ti posso dire che non mi sono pentito di ciò che ho fatto.
Coltivo la speranza che il nostro gesto possa servire soprattutto a noi; mi interessa relativamente se un giocatore di serie A farà coming out vedendo la trasmissione e seguendo il nostro esempio.
Sarei più contento se vedendo la trasmissione qualche mio compagno che ora vive male la sua omosessualità si convincesse che non ha nulla da temere, che non succede nulla a vivere sereni
Ecco, questa è la mia più grande speranza.
E mi piacerebbe che tanti altri ragazzi gay che giocano nei campionati minori (e ce ne sono, te lo assicuro) si rendessero conto che qui a Milano c'è un gruppo di ragazzi gay che vivono la loro stessa passione in maniera serena.

KingKickers 3Come vi è venuta l'idea di dichiararvi?
E' stato Paolo Colombo a proporcelo. Ha detto che avrebbe voluto fare delle interviste parlando di noi e del calcio. Il resto è venuto spontaneamente

Come è stata accolta questa proposta?
Dciamo che il primo a cui l'ha chiesto sono stato io; mi ha detto: “il capitano non può non parlare”
ed effettivamente non potevo tirarmi indietro

Quindi sei stato il primo
Sì, sono stato il primo ad essere intervistato

Dopo ti sei sentito liberato o preoccupato?

Mi son sentito bene, è stata una cosa spontanea

Nessuno, a parte la squadra, sapeva della tua omosessualità?
Nessuno

Dopo l'intervista ti sei dichiarato con qualcuno o aspetti che vedano la trasmissione?
Questo è un argomento delicato che sinceramente mi ha dato molto da pensare, per ora non lo sa ancora nessuno...

KingKickers 5Temi qualche reazione inaspettata?
Devo dire la verità, sono curioso di vedere quali saranno le reazioni e soprattutto come mi comporterò di fronte ad esse. E' come una prova

A questo hai pensato anche durante la registrazione?
No perchè noi non abbiamo seguito la registrazione. E' stato girato tutto in diretta a Barcellona
e lì non c'era il tempo di pensare a queste cose, la testa era impegnata da tuttl'altri pensieri

Oltre a te chi ha accettato di farsi intervistare da Paolo?
Oltre a me hanno fatto coming-out i due vice-capitani, un membro storico della squadra ed il più giovane del gruppo.

Non credi che le vostre dichiarazioni possano mettere in evidenza l'ipocrisia del mondo del calcio specialmente in quello professionistico che dipinge il calcio come sport non adatto ai gay.
Ho riletto in questi giorni la dichiarazione di Gianni Rivera: “Ogni volta che sento parlare di gay tra i calciatori, mi stupisco. Mi sembra difficile pensare che scelgano un gioco così maschio”. L'ho trovata davvero deprimente. Tu che ne pensi?

Sicuramente, questo è il motivo principale per cui ho deciso di fare questo gesto. Leggere quelle dichiarazioni per uno come me (ma come me ce ne sono tanti) che ha giocato 27 anni a livello agonistico, che ha sul proprio corpo un'ottantina di punti in cicatrici, che ha giocato sui ampi in fango, con la neve, col gelo leggere quelle dichiarazioni mi ha veramente dato fastidio
Gianni Rivera è un mostro sacro del calcio, sai come veniva chiamato ai suoi tempi? L'abatino.
Questo soprannome glielo diede il compianto Gianni Brera perché lo riteneva troppo raffinato e tattico, poco disposto al sacrificio atletico e troppo leggero nel gioco di copertura, aveva cioè un modo di giocare poco “maschio", curioso vero?
Ma per me Gianni Rivera rimane un grande, calcisticamente parlando, abatino o no.

KingKickers 6E delle dichiarazioni di Cannavaro cosa pensi? “Non ho mai visto un calciatore gay”
A me pare impossibile, fai un po' te. Molto probabilmente non ha mai chiesto

Hai già visto il servizio di V-ictory?
No, è top secret. Lo vedremo tutti insieme in diretta dopo aver giocato una divertentissima partita di calcio, ovviamente

La vedrai con la squadra quindi....
Sì, partita, mega rinfresco a base di pizza, salatini bevande e poi la visione della trasmissione in religioso silenzio

Torniamo a Barcellona, come è stata quella esperienza?
Fantastica, io l'ho vissuta fin dal primo giorno quando la squadra non era altro che qualche nome scritto su un foglietto (che conservo).
La preparazione è stata dura (dal punto di vista organizzativo) ma poi tutte le fatiche sono state ripagate dall'entusiasmo con cui tutti hanno partecipato. Dal punto di vista sportivo non è andata come volevamo: sfortuna, inesperienza (alcuni erano al loro primo torneo internazionale) ed altro non ci hanno permesso di portare a casa una medaglia ma vedere i ragazzi felici e consapevoli di aver vissuto un'esperienza di gruppo indimenticabile mi ha davvero dato tanta carica

Andrà meglio la prossima volta.... avete intenzione di continuare questa esperienza, no?
Sicuramante , siamo già iscritti agli OutGames di Copenaghen 2009, vogliamo vincere queste olimpiadi!!!

KingKickers 7

In bocca al lupo per quanto possa servire farò il tifo per voi.

Sport e tabù: quanti gay da serie A

di Emanuele Rossi - Panorama


Paolo Colombo, 41 anni, genovese, è uno dei volti emergenti di La7: conduce da settembre Victory, un programma di approfondimento dedicato allo sport. Per guardare il mondo sportivo “da dentro” precisa Colombo “con i drammi e le gioie dei protagonisti, le storie che stanno dietro ai personaggi”. E le storie sono molto spesso inedite. Come quelle che Colombo ha scelto per di venerdì 5 (andrà in onda alle 24): un’intera puntata che affronta uno dei temi “tabù” nel mondo sportivo: l’omosessualità. “L’idea è stata mia” spiega Colombo “Il tema mi interessa particolarmente: io sono omosessuale, ho fatto quest’estate il mio coming out”.

In un’occasione speciale?
Ne ho parlato con il mio direttore Antonio Piroso a luglio, per andare a seguire gli Eurogames a Barcellona.

Di che si tratta?
Sono una specie di Giochi Olimpici cui partecipano atleti gay, lesbiche e transessuali da tutto il mondo. È stato emozionante, all’apertura c’era il sindaco della capitale catalana Jordi Hereu, migliaia di spettatori, un’accoglienza bellissima, ti sentivi davvero un atleta. Se lo può immaginare in Italia? Io no, né a Roma né a Milano, che pure si definisce una città europea.

Lei ha partecipato?

Sì, allenavo una squadra di calcio, i KingKickers.

Com’è andata?

Bene, anche se siamo usciti agli ottavi, contro una squadra tedesca. Con arbitro tedesco (scandaloso). Il fatto è che davamo fastidio ad una persona nella federazione internazionale.

Esiste una federazione internazionale?
Certo, lo sport “gay friendly” esiste e ha le sue squadre, le sue competizioni, le sue federazioni internazionali come la Iglfa, che è quella del calcio. E anche i mondiali: la scorsa edizione è stata vinta dall’Inghilterra” (i prossimi saranno nel giugno 2009 a Washington Dc, ndr).

Allora non è vero che, come disse Luciano Moggi, “nel calcio per i gay non c’è posto
Guardi, il gioco è sempre uguale, questi sono pregiudizi abbastanza stupidi. Ci sono i contrasti, le ammucchiate dopo i gol e le rivalità: agli Eurogames c’era un’altra squadra di Roma ed eravamo già in clima derby.

Ma nello spogliatoio non si parla di ragazze…
No, solo di boys… Sono tutti ragazzi normali, alcuni hanno anche delle fidanzate, giocano nei dilettanti, nelle serie regionali.

E ci sono giocatori omosessuali anche in serie A?
Ci sono e ci sono sempre stati, almeno stando alle voci che girano nell’ambiente.

Ma non si dichiarano espressamente
Questo è il lato brutto della cosa, il doversi nascondere. Ma vogliamo dimostrare che non è obbligatorio: cinque dei miei giocatori faranno coming out in trasmissione venerdì. E speriamo ne seguano altri: il mio sogno è allenare la nazionale italiana gay. Se ci sono formazioni tricolori tipo cantanti e attori non vedo perché no!

E perché persiste questo tabù?
In parte per tutta la retorica “macha” che c’è intorno al calcio, in parte perché lei può immaginare come può essere ricevuto un annuncio simile dagli ultrà. Li massacrerebbero. Molti pensano che sia meglio non rischiare, alcuni si “costruiscono” delle storie sentimentali con delle ragazze bellissime che sono una mera copertura… Hanno paura di finire ghettizzati. Anche se poi tra di loro ne parlano e sono ragazzi meno retrogradi di alcuni loro coetanei: con me ad esempio sono sempre stati sensibili, anzi adesso ci scherziamo pure su.

In effetti i casi noti sono molto pochi, nel mondo dello sport in generale
Sono storie che racconteremo, anche dure, come quella di Justin Fashanu, che giocava in Inghilterra e quando si dichiarò pubblicamente venne ripudiato dall’allenatore e dal fratello. Lo trovarono morto impiccato pochi anni dopo in un garage di Londra. Era il 1998, mica cent’anni fa.

Poi però ci sono anche atleti che diventano vere “icone” gay

Beckham è il caso più noto, ma anche quelle pubblicità di Dolce e Gabbana con i giocatori delle nazionali di rugby e di calcio in mutande negli spogliatoi: non penserà mica siano rivolte a un pubblico etero…
E per lei quali sono i più affascinanti?

Beh, Shevchenko, Behrami, Gasbarroni, Ambrosini… Non cito sampdoriani perché sarei di parte, ma ne ho messo uno del Genoa… In Serie A ci sono davvero dei bei ragazzi.

mercoledì 3 dicembre 2008

V-ictory: i gay nello sport

Paolo_Colombo_victory

Sarà una puntata speciale quella di V-ictory che andrà in onda Venerdì 5 dicembre alle ore 24:00 su la7. Assolutamente da non perdere.
Il settimanale sportivo condotto da Paolo Colombo, volto storico de la7, salito alla ribalta nei mesi scorsi per essere stato il primo giornalista sportivo italiano ad aver fatto coming-out. Notizia che noi abbiamo dato in anteprima, come sanno bene i lettori di questo blog.

La puntata, che si preannuncia storica per la televisione italiana, è in fase di ultimazione ma qualche indiscrezione è già emersa. Tra i servizi trasmessi:

Un viaggio inchiesta nel mondo dello sport dove dichiararsi omosessuali è ancora un problema (basta ricordare le parole di Fabio Cannavaro - “Non ho mai visto un calciatore gay” - o quelle di Luciano Moggi “Il calcio non è fatto per i gay” o ancora quelle di Gianni Rivera: “Ogni volta che sento parlare di gay tra i calciatori, mi stupisco. Mi sembra difficile pensare che scelgano un gioco così maschio”), con interviste a giornalisti, calciatori e atleti non necessariamente omosessuali ma che affrontano davanti alle telecamere della trasmissione il tema dell'omosessualità nello sport.

La storia del calciatore tedesco Marcus Urban che ha smesso di fare il professionista per giocare in una squadra gay.

Un servizio sui giochi gay di Barcellona Eurogames 2008 con la storia dei Kingkickers, la squadra di calcio milanese allenata dal giornalista sportivo che ha partecipato ai giochi. Le telecamere di V-ictory hanno seguito i ragazzi della squadra sia durante le partite che nei momenti di relax e come aveva anticipato Paolo Colombo nella famosa serata al Borgo durante la quale dichiarò ai presenti la propria omosessualità, ben cinque calciatori dei Kingkickers faranno coming-out davanti alle telecamere.

Un viaggio nel mondo della moda per scoprire perché gli sportivi, rugbysti, calciatori o nuotatori che siano sono diventati delle vere e proprie icone gay.

Ci saranno anche le immagini in esclusiva dei backstage del famoso calendario Dieux du Stade, quello dei rugbysti che giocano nel campionato francese e altre chicche con “boni da paura - assicura il conduttore Paolo Colombo – che dovrebbero incollare gay e non davanti ai teleschermi de la7”.

C'è poi un intervista esplosiva, assolutamente da vedere, destinata a far cadere i tanti, troppi tabù , che esistono anche nel terzo millennio quando si parla di gay nello sport professionistico.

Su quest'ultimo servizio non possiamo anticipare niente, le bocche sono cucite; questo ci fa intuire che sarà davvero una “bomba”. Speriamo di poterne sapere qualcosa di più nei prossimi giorni.

La Chiesa cattolica approva

gay_impiccati_iran_01


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Questo succede in alcuni paesi dove l'omosessualità è reato.
Non ci bastano le loro scuse ufficiali, tra 500 anni.

lunedì 1 dicembre 2008

1 Dicembre: giornata mondiale per la lotta all'AIDS



Splendida iniziativa del gruppo BoaRosa per la giornata mondiale per la lotta all'AIDS:ieri mattina al Gianicolo a Roma, intorno a piazza Garibaldi, sono state “ritrovati” al collo dei padri della Patria, dei nastri rossi simbolo della lotta contro quello che è stato definito “il flagello del XX secolo".

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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