sabato 30 ottobre 2004

Elogio degli italiani

di Furio Colombo

Credo sia giunto il momento di dedicare agli italiani un pensiero riconoscente. Qualunque popolo governato con il cinismo, gli spettacoli da circo, le clamorose affermazioni e negazioni, la protervia e l’indifferenza, le false promesse di Silvio Berlusconi e della sua gente, con pretoriani che si dedicano alle minacce da un lato, e brave persone che dicono cose decenti ma poi sostengono e votano tutto, ma proprio tutto ciò che vuole il padrone, qualunque popolo avrebbe perso ogni fiducia nelle istituzioni e nella politica. Penso ai bravi tedeschi e ai testardi francesi. Nessuno gli farebbe ingoiare giorno dopo giorno cinque Tg che descrivono successi e glorie del regime, mentre l’impoverimento rapido e drammatico del Paese viene registrato in tutte le famiglie, e l’immagine dell’Italia nel mondo diventa più umiliante ogni giorno.

Nessuno si lascerebbe insultare dalla ripetizione a mitraglia della frase «siamo in ordine con il programma, finora abbiamo mantenuto tutti i nostri impegni» mentre non uno di quegli impegni è stato mantenuto (salvo le leggi ad personam e quelle anti tribunale già approvate alla svelta con il buon lavoro di deputati che sono avvocati e avvocati che sono addirittura presidenti della Commissione Giustizia). Nessuno si sarebbe piegato alla volontà del leader, espressa attraverso un giornalista del servizio pubblico, di non incontrare mai il suo avversario in televisione, secondo le normali regole democratiche. Non lo accetterebbe perché è una offesa ai cittadini.

Però non è dello scandalo di Berlusconi e del suo governo che vogliamo parlare, ma dello straordinario comportamento degli italiani di fronte a tre anni di un simile modo di governare.

Cominciamo dal peggio. L’Italia è stata dominata da persone come Bossi, Calderoli, Borghezio, Gentilini. Sono quelli che hanno creato (insieme a Fini) la più odiosa legge europea sulla immigrazione (e la più dannosa per le imprese). Sono quelli che hanno personalmente (Borghezio) dato la caccia, di notte, con squadre punitive, agli immigrati, arrivando al punto ( c’è una condanna del Tribunale di Torino) di incendiarne i giacigli. Sono coloro che hanno versato urina di maiale su un terreno di Lodi destinato dal Comune a una moschea. Sono coloro che il giorno di inizio del Ramadan hanno dichiarato: «Questa gente non deve avere neppure un appartamento per pregare». L’Europa giudica i leghisti italiani con disprezzo. I giornali italiani fingono di non saperlo. Nei talk show televisivi i personaggi appena nominati vengono accolti come persone normali. Nessuno, credo, ha dimenticato la raccomandazione di Calderoli, allora vice presidente del Senato, alle ragazze padane: «Uscite munite di forbici da giardiniere per essere pronte a castrare («zac, fino in fondo», precisava) gli immigrati che vi minacciano».

Eppure, ecco il titolo d’onore che va tributato agli italiani, questo Paese, così umiliato agli occhi del resto d’Europa, non è diventato razzista. Nonostante il traino possente che Berlusconi, con tutti i suoi mezzi mediatici, ha dato alla Lega, distribuendo loro anche pezzi di Rai, l’Italia non è diventata xenofoba, e questo si deve esclusivamente ai cittadini che hanno tenuto duro e si sono ostinati a restare dalla parte della civiltà, compresi molti che in passato avevano votato Berlusconi.

Anche la vicenda di Buttiglione è esemplare. I vari Tg di Berlusconi e i giornali complici prima hanno nascosto l’evento e poi si sono affannati a spiegare che si trattava di una questione di fede. Buttiglione aveva incontrato ostilità ed era stato discriminato perché è un credente. Si è parlato di lobby che danno la caccia ai cattolici. In un Paese cattolico ciò avrebbe potuto scatenare tensione e ostilità, tenuto conto anche della portata razzista della parola «lobby». Il tentativo è clamorosamente fallito. I cattolici italiani non si sono prestati. Buttiglione è stato respinto perché è Buttiglione, il ministro di Berlusconi, un tipo di persona che non ha corso in Europa.

Un esempio costante di cattiveria, disprezzo e malevolenza è venuto decine di volte dalle figure più in vista dello Stato devastato dalla Casa delle Libertà. Lo stesso Buttiglione si è occupato delle ragazze madri, definendole «donne non buone», il ministro della Giustizia ha mostrato costantemente astio e sprezzo verso i carcerati (sono dieci in una cella e lui si domanda divertito se si aspettavano «il Grand Hotel»), ma anche astio e sprezzo verso i magistrati, la cui decisione di continuare a essere indipendenti francamente lo esaspera. E ha incluso nel suo insulto tutta l’opposizione alla Camera e al Senato, dichiarandola «una perdita di tempo» contro cui intende ricorrere al voto di fiducia, pur di far approvare una pessima legge sulla riforma della Giustizia.

Il vicepresidente del Consiglio Fini ha annunciato ai suoi giovani (dunque alla parte più esposta ai cattivi esempi, ai messaggi di odio) «guerra al pacifismo», e ha spiegato loro il malanimo, la viltà e il rischio mortale di coloro che si oppongono alla guerra. Il presidente del Senato ha fatto la sua parte: da storico ha spiegato che l’antifascismo è un fardello che pesa inutilmente sulle spalle dell’Italia. Da filosofo si è dato da fare per accreditare l’idea che in democrazia ci deve essere una sola verità (presumibilmente quella del vincitore) e che il «relativismo«, atteggiamento di pensiero che accetta di considerare alla pari le verità degli altri, è un cancro da cui fuggire, anzi è ciò che mina le basi della democrazia. Da seconda carica dello Stato ha invocato più volte la guerra di civiltà contro l’islamismo. Ha invitato rudemente l’Italia «a svegliarsi», e a combattere. È seguito il paziente silenzio degli italiani.

Sono in molti a non aver dimenticato che il ministro Lunardi, qualche tempo fa, aveva consigliato di «convivere con la mafia», in un Paese che ha già pagato tanto sangue al crimine organizzato. È l’Italia in cui si progetta la devastazione di 43 Articoli della Costituzione per ripulire la strada del premier dai detriti della democrazia, dopo aver tentato di rimuovere antifascismo e Resistenza, e avere equiparato i reduci di Salò (quelli che davano una mano ai tedeschi in via Tasso, nel ghetto di Roma, nella caccia ai partigiani, nelle impiccagioni e fucilazioni degli antifascisti, nel prelievo casa per casa degli ebrei italiani) a tutti gli altri combattenti, compresa la pensione. La pensione per i cacciatori di partigiani e di ebrei.

Come si vede il danno è grande. Questo è il solo governo di un Paese che fa opera di corruzione sui suoi governati, servendosi di un rigido regime mediatico nel quale non passano se non frammenti di informazione libera, e rispetto al quale anche i grandi organi di informazione apparentemente indipendenti (che però hanno visto rimossi direttori e personaggi di primo piano sgraditi al regime) appaiono prudenti, intimiditi, e alternano la finzione del non sapere alla strategia del tenersi alla larga dalle questioni più vergognose fingendo di non aver visto, sentito o capito. Se si aggiunge a tutto ciò l’impegno, ben condotto, dato il controllo dei media, di accusare sistematicamente chi si oppone, chi svela il gioco, chi racconta ciò che non si deve raccontare, di essere complice dei terroristi, si ha l’immagine di un Paese sottoposto a una tempesta di informazioni false, propaganda di Stato, esaltazione continua e concitata del governo, denigrazione, disprezzo e denuncia dell’opposizione.

Certo, a una simile trama, ha risposto il lavoro costante e tenace della opposizione di tutto il centrosinistra in Parlamento. Ma poiché la forma di imposizione comunicativa del regime Berlusconi resta fortissima, occorre dare atto ai cittadini italiani - tutti, anche coloro che a suo tempo avevano preferito un uomo che appariva ricco e sorridente, piuttosto che mentitore e incattivito come si è rivelato - di essersi difesi con buon senso, civiltà e una buona dose di incredulità che ha cominciato a crescere mentre cresceva il regime delle informazioni false.

Le ultime tre tornate elettorali, e soprattutto i sette seggi su sette conquistati dal centrosinistra nelle recenti elezioni suppletive, dicono molto della resistenza italiana al regime. Non è nata la xenofobia che voleva Bossi, non è cominciata la rissa omofobica su cui puntavano i sostenitori di Buttiglione. Il Paese, bombardato di segnali tremendi sulla immigrazione, ha continuato a pensare, come tutti i Paesi civili, che ci vogliono regole ma non prigioni, che le religioni di tutti vanno rispettate, che non si spara sui gommoni dei naufraghi. Il crimine organizzato è sempre un grave pericolo, ma i cittadini continuano a onorare i giudici caduti, a rispettare la libertà dell’ordine giudiziario, a credere nelle denigrate istituzioni repubblicane, a sostenere la Costituzione.

E sono in tanti a pensare che è meglio la legge e le sue regole piuttosto che i fuorilegge e gli ineleggibili al governo. Oltretutto cominciano a misurare la gravità del danno nelle esperienze quotidiane, nel costo della vita, nella devastata immagine italiana nel mondo, che vuol dire anche denigrazione dei nostri prodotti. Ogni giorno svela una bugia. Ogni giorno questi cittadini italiani che hanno resistito contano il tempo da qui alle elezioni. Lì, non da Vespa, si potrà finalmente parlare.

L'Unità 31/10/2004

Le dimissioni di Buttiglione rappresentano una giornata storica per le libertà civili in Europa

Commento di Aurelio Mancuso, Segretario nazionale Arcigay sulle dimissioni dell'ormai ex candidato commissario Europeo

(ANSA) - BOLOGNA, 30 OTT - ''Le dimissioni di Buttiglione rappresentano una giornata storica per le liberta' civili in Europa''. E' il commento del segretario nazionale Arcigay, Aurelio Mancuso, alle affermazioni di Buttiglione che si e'detto pronto a farsi da parte per favorire il successo della commissione Barroso, dopo le polemiche al Parlamento di Strasburgo.

"E' inutile e anche incredibile - ha detto Mancuso - che Buttiglione si professi una vittima innocente scelta per purificare le colpe e le nefandezze altrui. Le vere vittime del pregiudizio e delle discriminazioni sono le persone omosessuali, che proprio grazie a posizioni come quelle di Rocco Buttiglione vengono emarginate, prese di mira e aggredite da gruppi reazionari, come e' avvenuto di recente a Napoli. Ricordiamo poi che, come risulta da tutti i rapporti di Amnesty Internazional, gli omosessuali sono incarcerati, torturati e uccisi in tutti gli Stati dove sono presenti regimi dittatoriali e teocratici''.

"Quello che e' invece avvenuto in Europa - ha aggiunto il segretario dell'Arcigay - e' molto chiaro: le sue dichiarazioni rese davanti al Parlamento sono risuonate incompatibili con i valori fondanti dell'Unione. Non si tratta di una vittoria degli atei contro i credenti, ma del prevalere di un diffuso sentimento libertario e rispettoso delle differenze, che accomuna la maggioranza degli europarlamentari di ogni credo e appartenenza politica. L'Arcigay esulta per il risultato politico ottenuto e costruito grazie alla raccolta paziente di un voluminoso dossier sulle posizioni anti libertarie del candidato Rocco Buttiglione, che e' stato consegnato a diversi gruppi e parlamentari europei. Non ha vinto alcuna lobby, e' stato invece premiato il serio lavoro di una associazione che da vent'anni difende i diritti dei cittadini e delle cittadine gay e lesbiche. Confidiamo - ha concluso - che il governo si appresti ora a designare un candidato a commissario che sia rispettoso dei valori contenuti nella Costituzione europea''.

(ANSA)

Buttiglione perde il treno per l'Europa

Buttiglione resta ministro in Italia, verso nuovo commissario

ROMA (Reuters) - Rocco Buttiglione, commissario designato per la Commissione Europea, resterà ministro del governo italiano mentre ci potrebbe essere l'indicazione di un nuovo candidato italiano.

Lo ha detto in serata il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine di una cena a Montecitorio.

"Buttiglione resta ministro, immagino che sia cosi", ha detto ai giornalisti il premier.

"E' inutile negare che questa rappresenta la strada più probabile anche dopo gli incontri di queste ore con (Jose Manuel) Barroso e con i leader europei".

Alla fine di una lunga giornata contrassegnata dalla cerimonia della firma della Costituzione Europea, le parole di Berlusconi appaiono come la rinuncia ad appoggiare la candidatura di Buttiglione, ministro per le Politiche comunitarie, alla Commissione per il settore Giustizia e Libertà.

Nel pomeriggio a Palazzo Chigi si è svolto un incontro fra il vicepremier Gianfranco Fini e il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti.

L'ex premier portoghese Barroso ha ritirato questa settimana i suoi candidati alla Commissione Ue prima del voto di fiducia del Parlamento per evitare una bocciatura.

Buttiglione è stato contestato da molti europarlamentari per le sue idee da cattolico conservatore su gay e matrimonio.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=29658

Non era mai accaduto

di Antonio Padellaro

Non era mai accaduto che il Parlamento europeo si opponesse con tanto vigore, e con tanto allarme, alla nomina di un commissario europeo. Non era mai accaduto che quel commissario, rifiutato per aver espresso delle convinzioni ritenute discriminatorie nei confronti degli omosessuali, reagisse con tale supponenza, senza minimamente farsi carico della grave situazione in cui gettava l’intera istituzione europea. Non era mai accaduto che, a causa della totale chiusura da parte del governo che quel commissario aveva indicato, la nuova commissione e il nuovo presidente sfiorassero il disastro; ovvero, la sicura bocciatura da parte del parlamento europeo, evitata in extremis solo grazie al rinvio del voto e alla promessa di un sostanziale cambiamento dei nomi e degli incarichi.

Adesso tutto questo è accaduto, e l’Italia non può esserne certo orgogliosa. Rocco Buttiglione, il commissario rifiutato che non ha avuto la sensibilità di farsi da parte e il governo Berlusconi irresponsabilmente sordo a qualsiasi richiamo, hanno contribuito a scrivere una delle pagine più mortificanti nella storia dell’Unione europea. Per debolezza o per calcolo meschino o per tutte e due le cose, il presidente Barroso si è reso loro complice facendo pagare alla commissione un prezzo salatissimo e difficilmente recuperabile in termini di autorevolezza e credibilità. Tutto questo alla vigilia della firma della nuova Costituzione europea, cerimonia che avverrà domani a Roma: proprio nella capitale del paese il cui governo si è reso responsabile di una simile pessima figura.

Come in rovinoso gioco del domino, dunque, l’Europa ha affondato Buttiglione che ha affondato Barroso, con il rischio, per ora evitato, che entrambi affondassero l’Europa. C’è una lezione in tutto questo e riguarda quella moneta cattiva che si tenta di spacciare fuori dai confini italiani ma che in Europa e viene costantemente rifiutata. È la moneta del conflitto d’interessi, delle leggi ad personam, dell’intolleranza e della xenofobia, degli insulti contro l’opposizione, dell’euroscetticismo, dell’informazione controllata o intimidita. Da oltre tre anni quella moneta viene battuta in Italia, come se fosse vera. Essa, però, non ha corso legale a Bruxelles da quando il premier del governo che l’ha coniata si produsse in quell’indimenticabile insulto («lei è un kapò») scagliato contro il leader parlamentare di un paese amico. Da allora il giudizio degli altri sull’Italia non ha fatto che peggiorare. Come giudicare, del resto, il governo che toglie dall’Europa una personalità universalmente stimata come il professor Mario Monti e la sostituisce con il professor Buttiglione? Per fortuna c’è Romano Prodi. Dopo cinque anni di lavoro, salutato qualche giorno fa dall’applauso dell’intero parlamento di Strasburgo. E adesso richiamato d’urgenza per salvare la faccia dell’Europa. E dell’Italia.

L'Unità 30/10/2004

venerdì 29 ottobre 2004

Il destino di un popolo

di Romano Prodi

L'IDEA della Costituzione europea è indissolubilmente legata nella mia memoria al ricordo della notte di Nizza. O dovrei meglio dire della mattina, perché ormai albeggiava quando finalmente, il 10 dicembre del 2000, dopo 48 ore di negoziati interminabili e insoddisfacenti, i capi di governo si misero d'accordo sul testo del Trattato che dal vertice di Nizza ha preso il nome.

Nessuno era soddisfatto. E a ragione. Si poteva capire fin da allora che il macchinoso compromesso faticosamente raggiunto non sarebbe bastato per garantire il funzionamento dell'Europa allargata che per me, come presidente della Commissione, era l'obiettivo primario.

Fu allora, in un clima di stanchezza e di nervosismo generale, che proposi di convocare una Convenzione per la revisione dei Trattati: una sorta di assemblea costituente aperta alla partecipazione del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali. Un organo democratico che ponesse fine agli estenuanti e inconcludenti minuetti diplomatici delle conferenze intergovernative che avevano preceduto i trattati di Amsterdam e di Nizza.

All'inizio, come spesso è successo in questi cinque anni, la mia proposta fu accolta con freddezza se non con aperto scetticismo. Ma poi, a poco a poco, l'idea si fece strada e si impose contro la logica burocratica delle diplomazie. E un anno dopo, al vertice di Laeken, si arrivò al varo della Convenzione presieduta da Giscard d'Estaing, da Giuliano Amato e da Jean-Luc Dehaene che è all'origine del Trattato costituzionale di Roma.

Va detto subito che la nuova Costituzione rappresenta un passo avanti importante per l'Europa, anche se non così importante come io avrei sperato e come avevo prefigurato con "Penelope", la bozza di proposte presentata dalla Commissione che è servita come base e come stimolo per il lavoro della Convenzione. Sono almeno cinque i punti salienti che rappresentano un grosso fattore di novità.

1) Il fatto che l'Unione Europea sarà dotata finalmente di una personalità giuridica internazionale, pari a quella degli stati nazionali. Potrà cioè firmare trattati e convenzioni ed essere rappresentata negli organismi internazionali.

2) L'integrazione nel testo del Trattato costituzionale della Carta dei diritti, i cui principi avranno dunque un valore vincolante superiore a quella della legislazione dei singoli stati membri.

3) La creazione di un ministro degli esteri, che darà finalmente una voce all'Europa sulla scena diplomatica mondiale. E la fine della rotazione semestrale delle presidenze con la nomina di un presidente del Consiglio europeo che resterà in carica per due anni e mezzo.

4) L'estensione delle materie su cui si potrà decidere con un voto a maggioranza, e su cui il Parlamento europeo avrà un potere di codecisione. In questo campo, purtroppo, i progressi non sono stati sufficienti, specialmente per quanto riguarda i settori della politica estera e del coordinamento delle politiche economiche. Ma si è ottenuto il massimo che si poteva. E un passo avanti, sia pure modesto, è comunque benvenuto. Una maggiore integrazione sarà possibile tra coloro che lo vorranno con il meccanismo delle cooperazioni rafforzate.

5) La semplificazione e la riunificazione dei testi giuridici in un testo unico ce renderà i Trattati finalmente comprensibili anche ai normali cittadini.
Se tutto questo basta e avanza per considerare la Costituzione come un fatto di grande importanza per il futuro dell'Europa, tengo a sottolineare almeno due punti, oltre all'insufficiente estensione del voto a maggioranza, che io consideravo essenziali e che purtroppo non sono sopravvissuti al tiro incrociato dei governi nazionali, in particolare di quello britannico.

Il primo riguarda lo scorporo dal testo del trattato di tutta la parte di regolamento, che avremmo così in futuro potuto modificare con procedura normale, senza dover ricorrere ogni volta all'iter complesso e difficile di una revisione costituzionale.

Il secondo punto debole del nuovo Trattato costituzionale, e che rischia ora di diventare motivo di crisi politica, è la possibilità di modificarlo solo all'unanimità. Qualsiasi costituzione democratica si può modificare con una maggioranza predefinita. Nel progetto "Penelope" noi suggerivamo una maggioranza superqualificata di quattro quinti degli Stati membri. Questo Trattato, invece, deve essere approvato e può essere modificato solo all'unanimità. Il che dà a qualsiasi stato membro un diritto di veto sul futuro degli altri.

Il problema, come ha sottolineato anche recentemente Mario Monti, rischia purtroppo di porsi già nei prossimi mesi: basta infatti che uno dei Ventinque membri dell'Unione non ratifichi il Trattato, e la nuova Costituzione non potrà entrare in vigore.

E' una situazione che io considero inaccettabile. La Costituzione che firmeremo dopodomani a Roma è il frutto di un lavoro di anni che ha coinvolto governi nazionali, Parlamento europeo, parlamenti nazionali, Commissione e che sarà ora sottoposto al voto di decine di milioni di cittadini. Su scala europea, questo voto sarà indubbiamente favorevole. Se il qualche Paese, come è possibile, dovesse prevalere un giudizio negativo, questo non può e non deve distruggere il diritto degli altri ad andare avanti lungo la strada comunemente accettata.

E' assolutamente necessario, e in questo concordo pienamente con la proposta di Monti, che chi sceglierà di dire no alla Costituzione ne tragga le conseguenze e accetti di farsi da parte per consentire agli altri di andare avanti. L'Unione non è un impero e non è una prigione, ma il risultato della libera scelta di un futuro comune. Se qualcuno non vuol condividere questo futuro, deve poterlo fare. Ma deve anche trarre le conseguenze della propria decisione e uscire dall'Unione per non costringere tutti gli altri a vivere imprigionati in vecchie regole ormai superate.

(28 ottobre 2004)

http://www.repubblica.it/2004/j/sezioni/esteri/dossiercost/destino/destino.html

Arcigay: "L'Europa roccaforte dei Diritti"

Lo Giudice: no alla discriminazione e apertura alle famiglie senza il matrimonio nella Costituzione

Il divieto di discriminare le persone sulla base dell'orientamento sessuale e il diritto a costituire una famiglia anche fuori del matrimonio tradizionale sono chiaramente sanciti nel nuovo Trattato costituzionale firmato oggi a Roma dai leader dei 25 paesi dell'Unione europea.

"L'Europa si conferma la roccaforte dei diritti delle persone nel mondo. In nessuna altra regione del pianeta sono difesi con tale determinazione e pienezza la pari dignità delle persone, l'uguaglianza e la libertà di tutti gli individui a prescindere dalle differenze contingenti, compreso l'orientamento sessuale". E' il commento del presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice.

Gli articoli interessati sono il 69 e l'81 della seconda parte del Trattato, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. "È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, ... o l'orientamento sessuale" recita infatti l'articolo II-81. "Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio" è invece quanto dispone l'articolo II-69.

"In questo secondo articolo - spiega Lo Giudice - non a caso si parla al plurale del 'diritto di sposarsi' e del 'diritto di costituire una famiglia', come di due diritti distinti. In sede di Convenzione ha avuto luogo un acceso dibattito sulla questione ed è infine prevalsa una concezione più laica e più inclusiva di famiglia non necessariamente legata al matrimonio".

"L'espresso divieto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale - continua Lo Giudice - è stato introdotto nella Costituzione europea contro il parere di Rocco Buttiglione, oggi commissario designato dell'Unione. Questa è una delle prove più evidenti che Buttiglione è stato bocciato, dal Parlamento europeo, per ragioni politiche e non certo attinenti alla sua sola coscienza personale".

"L'unica altra costituzione al mondo - ricorda Lo Giudice - che contiene un esplicito divieto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale è, non a caso, quella della Repubblica del Sud Africa del '96, approvata sulle ceneri dell'odioso apartheid verso la popolazione nera. Purtroppo c'è ancora chi vorrebbe costruire una sorta di apartheid giuridico verso le persone omosessuali".

http://www.gaynews.it/view.php?ID=29637

giovedì 28 ottobre 2004

La risposta toscana a Buttiglione

Le commissioni del Consiglio Regionale approvano all'unanimità la legge contro la discriminazione. Ora la parola all'aula, forse già il 9 novembre. E' la prima norma del genere in Italia.

FIRENZE - L'obiettivo è quella di approvarla definitivamente prima del pronunciamento, previsto per metà novembre, della Corte Costituzionale sulla bozza di Statuto Regionale Toscano. Sarebbe un passo importante per sancire da che parte si schiera la Toscana nella lotta per i diritti delle minoranze.

Un segnale in tutela delle minoranze
Ma già oggi la seduta congiunta della prima, terza, quarta e quinta Commissione del Consiglio Regionale della Toscana, sotto la presidenza del consigliere Varis Rossi, ha fdato un segnale forte, licenziando la Proposta di Legge 266 titolata "Norme contro le discriminazioni dettate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere". La Proposta, approvata dalla Giunta Regionale ormai il 12 maggio 2003, è analoga a molte altre in Europa ma in Italia è la prima ed ad oggi l'unica nel suo genere. Fu proposta al Presidente Martini da Arcigay Toscana, insieme all'Agedo Toscana, al MIT Toscana e all'associazione Ireos di Firenze.

La Proposta di Legge è stata approvata all'unanimità, con voto favorevole della maggioranza di governo e di Rifondazione Comunista, mentre il centro-destra, pur avendo votato a favore di singoli articoli, ha preferito non partecipare al voto. La discussione in aula potrebbe avvenire già nella prossima seduta del 9 novembre.

De Giorgi: è un messaggio per tutto il Paese

«Alla maggioranza che governa la Regione - afferma Alessio De Giorgi, presidente regionale di Arcigay Toscana - va il nostro apprezzamento per aver mantenuto la promessa di portare avanti la legge contro le discriminazioni. La Toscana ha mandato oggi un messaggio forte a tutto il paese perché si intervenga per superare le discriminazioni ed i pregiudizi verso gay, lesbiche e trans che sono una piaga sociale dell'Italia. Quella di oggi è inoltre la migliore dimostrazione che non esiste soltanto un'Europa che dice no a Bottiglione e al Ministro Tremaglia, ma esiste anche un'Italia, un'Italia che governa parti importanti del paese, che dimostra coi fatti di essere anni luce distante da quella cultura e da quelle affermazioni».

«Questa legge - afferma De Giorgi - è un passo avanti importante per tutti, sia per il suo messaggio culturale, sia per i suoi effetti pratici. Norme come il tesserino su cui indicare la persona a cui fare riferimento in caso di incapacità, non sono solo per le coppie omosessuale, ma riguardano tutte le persone».

«La scelta di oggi però non è che un primo passo - sottolinea De Giorgi - La legge così come approvata dalle Commissioni unite recepisce una buona parte delle nostre proposte, ma non tutte. L'augurio è che le nostre richieste di miglioramento della legge trovino risposta nella discussione in aula».

Affermato il diritto di autodeterminazione
La proposta della giunta toscana ruota tutt'attorno al diritto all'autodeterminazione della persona. Affronta temi sanitari, affermando la libertà di ciascuno di designare la persona a cui fare riferimento per ricevere il consenso ad un determinato trattamento terapeutico. Il che permetterà alle coppie di fatto - omosessuali o eterosessuali - di scegliere che a decidere della propria vita sia il partner o di assistere il malato in ospedale (possibilità fino ad oggi concessa solo a parenti e coniuge). Il testo prevede controlli sui linguaggi e i comportamenti di media e pubblica amministrazione che possano essere discriminatori o lesivi della dignità delle persone. Ci sono anche campagne di prevenzione dell'Hiv rivolte specificatamente alle comunità gay e servizi di assistenza domiciliare per chi ha una patologia oramai invalidante. La Regione promuoverà una politica delle differenze anche nel turismo, indicando attraverso i servizi di informazione e assistenza turistica i locali "gay friendly". Quanto alle imprese che operassero discriminazioni verso i propri dipendenti o clienti, per via dell'orientamento od identità sessuale, sono previste sanzioni amministrative e saranno tutte escluse da qualsiasi contributo pubblico. Sanzioni e sospensioni dalle autorizzazioni turistiche e commerciali sono previste anche per quei locali che discrimino i propri clienti o forniscano loro un servizio di minor livello perché disabili, extraeuropei o di una religione diversa da quella cattolica. Sono previsti anche corsi di formazione ed aggiornamento per il personale.

http://it.gay.com/view.php?ID=19320

Non era mai accaduto

di Antonio Padellaro

Non era mai accaduto che il Parlamento europeo si opponesse con tanto vigore, e con tanto allarme, alla nomina di un commissario europeo. Non era mai accaduto che quel commissario, rifiutato per aver espresso delle convinzioni ritenute discriminatorie nei confronti degli omosessuali, reagisse con tale supponenza, senza minimamente farsi carico della grave situazione in cui gettava l’intera istituzione europea. Non era mai accaduto che, a causa della totale chiusura da parte del governo che quel commissario aveva indicato, la nuova commissione e il nuovo presidente sfiorassero il disastro; ovvero, la sicura bocciatura da parte del parlamento europeo, evitata in extremis solo grazie al rinvio del voto e alla promessa di un sostanziale cambiamento dei nomi e degli incarichi.

Adesso tutto questo è accaduto, e l’Italia non può esserne certo orgogliosa. Rocco Buttiglione, il commissario rifiutato che non ha avuto la sensibilità di farsi da parte e il governo Berlusconi irresponsabilmente sordo a qualsiasi richiamo, hanno contribuito a scrivere una delle pagine più mortificanti nella storia dell’Unione europea. Per debolezza o per calcolo meschino o per tutte e due le cose, il presidente Barroso si è reso loro complice facendo pagare alla commissione un prezzo salatissimo e difficilmente recuperabile in termini di autorevolezza e credibilità. Tutto questo alla vigilia della firma della nuova Costituzione europea, cerimonia che avverrà domani a Roma: proprio nella capitale del paese il cui governo si è reso responsabile di una simile pessima figura.

Come in rovinoso gioco del domino, dunque, l’Europa ha affondato Buttiglione che ha affondato Barroso, con il rischio, per ora evitato, che entrambi affondassero l’Europa. C’è una lezione in tutto questo e riguarda quella moneta cattiva che si tenta di spacciare fuori dai confini italiani ma che in Europa e viene costantemente rifiutata. È la moneta del conflitto d’interessi, delle leggi ad personam, dell’intolleranza e della xenofobia, degli insulti contro l’opposizione, dell’euroscetticismo, dell’informazione controllata o intimidita. Da oltre tre anni quella moneta viene battuta in Italia, come se fosse vera. Essa, però, non ha corso legale a Bruxelles da quando il premier del governo che l’ha coniata si produsse in quell’indimenticabile insulto («lei è un kapò») scagliato contro il leader parlamentare di un paese amico. Da allora il giudizio degli altri sull’Italia non ha fatto che peggiorare. Come giudicare, del resto, il governo che toglie dall’Europa una personalità universalmente stimata come il professor Mario Monti e la sostituisce con il professor Buttiglione? Per fortuna c’è Romano Prodi. Dopo cinque anni di lavoro, salutato qualche giorno fa dall’applauso dell’intero parlamento di Strasburgo. E adesso richiamato d’urgenza per salvare la faccia dell’Europa. E dell’Italia.

http://www.unita.it/index.asp?topic_tipo=&topic_id=38760

mercoledì 27 ottobre 2004

Buttiglione, Barroso rinuncia alla propria commissione, ora si nomini un altro commissario che non insulti donne e gay

Non è passata l'idea clericale e confessionale delle istituzioni europee
mercoledì 27 ottobre 2004 , di Franco Grillini


Il rinvio della Commissione europea causato dalle dichiarazioni denigratorie verso donne e omosessuali del candidato italiano Rocco Bottiglione alla carica di Commissario alla Giustizia, Libertà e sicurezza, è un segnale molto rilevante sulla diversità europea rispetto al Governo italiano arroccato sulle stesse posizioni clericali.

In Europa esiste una maggioranza laica trasversale che, alfiere della modernità, rifiuta le discriminazioni verso gay, donne e minoranze in genere. In Italia un Ministro della Repubblica, residuo della dittatura fascista, insulta con un comunicato uffciale del suo ministero gli omosessuali (è tuttora rintracciabile come atto ufficiale nel sito del Ministero per gli Italiani all’estero). Quello di Buttiglione, quindi, non è stato un incidente. E’ il prodotto di una cultura maschilista e discriminatoria largamente prevalente nel Governo Berlusconi. E non è un caso che l’Italia sia quasi l’unico paese europeo a non riconoscere i diritti delle coppie di fatto.

Sbagliano, e di gran lunga, tutti coloro che parlano di una Europa anticattolica e anticristiana. Il problema della laicità è semplice: mentre i clericali pretendono che la loro morale, spacciata come "naturale" e "universale", sia imposta per legge e riguardi anche chi non è credente, i laici difendono il diritto universale di ognuno a vivere secondo coscienza e secondo le proprie inclinazioni. La pretesa del fanatismo religioso è quella dell’imposizione e della sovrapposizione tra morale clericale e legislazione statale.

A questo l’Europa ha detto no ed è per questo che siamo grati all’Europa laica e moderna. A questo punto consigliamo vivamente al premier di designare un altro Commissario che, quantomeno, sia più sensibile ad una europa autonoma dal fanatismo religioso e aperta alle istanze delle minoranze.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=29607

La Francia tinge di "pink" una nuova tv tutta omosex

di Delia Vaccarello

PARIGI Che sia rosa, verde o arcobaleno, l'intento è chiaro: una tv attenta al mondo omosex fa entrare dalla finestra del piccolo schermo la legittimazione che dalla porta dei diritti stenta ad entrare. Dopo il Pacs, la legge francese che ha riconosciuto le famiglie di fatto, e il tentativo di nozze gay che ha visto come apripista il sindaco verde Mamère, in Francia il mondo omosex entra con una emittente tutta sua nell'universo televisivo. Da ieri è nata Pink tv, un canale che guarda con attenzione alle tematiche gay e lesbiche. Un tocco di rosa come gli abiti che il presidente Pascal Houzelot ha suggerito di indossare per l'inaugurazione, tenutasi al Teatro nazionale di Chaillot a Parigi, alla presenza del ministro delle Comunicazioni Renaud Donnedieu de Vabres. Un colore che evoca delizie e croci: gli abitini delle neonate e il triangolo con cui venivano contrassegnati gli omosex perseguitati nei lager. Collocandosi oltre il pregiudizio, Pink tv vuole essere, come il suo precedente tutto italiano, gay.tv, un canale mini-generalista che combatte l'esclusione, quel senso di non esistenza mediatica per troppo tempo sperimentato dagli omosessuali privi di riferimenti pubblici cui ispirarsi. Questo il significato delle parole di Houzelot: nasce un «riflesso di una cultura di libertà e di tolleranza in cui tutti gli abbonati, che siano gay, lesbiche o semplicemente simpatizzanti dell'omossessualità, possano riconoscersi». Parole che tirano dalla sua parte i 3 milioni e mezzo di omosex - tanti sarebbero gli interessati secondo un sondaggio di Pink tv - pronti quasi in massa ad abbonarsi per vedere un canale tv aperto ai gay al costo di nove euro al mese. L'offerta è ampia: talk-show, fiction, grandi classici del cinema, film d'essai, pellicole selezionate nei festival gay e lesbo francesi e internazionali (inclusi film porno), cortometraggi, documentari, dibattiti e serate a tema. L'effetto liberazione è assicurato, anche se lavora con lentezza, al ritmo dei tempi di assorbimento dell'opinione pubblica. L'esperienza italiana docet. Su gay tv (www.gay.tv), rete satellitare in chiaro, rintracciabile sul canale 810 con i decoder Sky, si alternano da tre anni talk show, classici del cinema, quiz, contenitori che offrono il microfono ai protagonisti e alle associazioni della scena gay, come il «Self-help» firmato dal bravo Mattia. Un effetto simile è procurato dai tanti programmi che hanno i gay in prima fila, da La sottile linea rosa a Will and Grace entrambi su Fox life (canale 111), a L world, vera novità dell'autunno che manda in onda storie di donne lesbiche comuni e non comuni su Canal jmmy (canale 140). Così se in Italia il Pacs non c'è, con gay.tv in testa possiamo vederlo formato fiction, ovvero scene di vita quotidiana, realtà di nuove convivenze senza ostracismi. I nostri cugini francesi con una rete tutta Pink e con il Pacs sono passati decisamente avanti.

L'Unità, martedì 26 ottobre 2004

martedì 26 ottobre 2004

Le buone ragioni

di Furio Colombo

Berlusconi va e viene e fa bagni di folla da Napoli a Milano. Pensa ancora che la sua presenza sia taumaturgica, che il lasciarsi toccare dalla gente possa compiere il miracolo. Il miracolo non si compie. La gente non cambia idea. O meglio, la cambia in silenzio. Chi si è reso conto dell’errore del 2001 non è andato a votare. Chi va a votare mette nell’urna la scelta del centro-sinistra.

Ci troviamo dunque - nel giorno di questa bella vittoria che nega e cancella mesi di Tg 1 e di editoriali specializzati nel sostegno della destra (9 su 10 quasi tutti i giorni) apparsi sui giornali di regime e sui giornali intimiditi o affiliati - di fronte ad alcuni fatti che vale la pena di esaminare.

Il primo è la fine della magia di Berlusconi. Naturalmente era un fenomeno indotto da ondate di false promesse, un gioco ingannevole e perverso nato negli studi televisivi della Rai con la complicità di giornalisti servizievoli. Servizievoli al punto da fornire finti mobili presidenziali e cavalletti muniti di carte d’Italia da ricalcare per mostrare i progetti delle grandi opere. I giornalisti di quel tipo non hanno smesso di essere servizievoli. Perché il gioco non funziona più? Una ragione è che l’Italia di Berlusconi va troppo male e non basta il blocco delle comunicazioni a impedire che i cittadini lo sappiano. Lo sanno ogni giorno. Quando lavorano, e quando spendono quello che riescono a guadagnare.

La seconda ragione è certo lo stile della campagna elettorale condotta dal centro-sinistra. Sapendo di non poter contare né sulle sue Tv né sui giornali (penso a Zaccaria a Milano) i candidati si sono impegnati in una campagna di strada, di incontri, di piccoli e grandi gruppi, dalle discoteche alle scuole, dalle parrocchie ai negozi.

In un mondo berlusconiano di personaggi inventati e di scenografie finte, da Pratica di Mare al “Grande fratello”, dall’”Isola dei famosi” agli “azzurri nel mondo” che riuniti a Lugano ascoltano Berlusconi per telefono, il contatto fisico con persone vere trasforma di nuovo gli spettatori in cittadini, restituisce dignità e diritti ad un Paese assediato dai monologhi di un leader immobile, fatuo, pericoloso.

La terza ragione è probabilmente un desiderio di liberazione dal cerchio di cattiveria volgare in cui si è sentita stretta l’Italia, fra i “culattoni” di Tremaglia e il tentato linciaggio delle due pacifiste, tra l’omicidio sbeffeggiato di Enzo Baldoni e l’obbligo del tricolore per chi odora di An (con aggressioni ai giudici, non importa se di destra, che si permettono di fare domande). A questa cattiveria si aggiunge quella del ministro della Giustizia Castelli che chiama “impedimento” ciò che l’opposizione annuncia in Parlamento contro il suo progetto di distruzione della Giustizia, quella del sindaco di Treviso che vuole proibire, nei giorni del Ramadan, che i credenti musulmani (che lavorano legalmente e con beneficio di tante imprese della regione) possano pregare, quella di Calderoli che assicura che bisogna passare sul suo cadavere prima di dare a un naufrago la possibilità e le ragioni di chiedere asilo politico. Forse, inavvertitamente (data la natura di alcuni suoi componenti) il centro-destra ha passato il limite di cattiveria tollerabile persino per chi non fa troppo caso alle sfumature.

Una quarta ragione è certo stata la tenacia con cui il centro-sinistra - in Parlamento - ha reagito a tanti messaggi e stimoli, anche in buona fede, a “fare insieme” almeno un frammento di legge con una maggioranza di destra ormai segnata a dito in tutta Europa. È una destra che a differenza della Thatcher incoraggia l’illegalità o invita a conviverci. Una destra, che a differenza di Chirac o dei tedeschi, onora e rimpiange Mussolini, una destra che, a differenza di Le Pen, che sta ai margini della vita politica del suo Paese, qui controlla Giustizia, Lavoro e Riforme. Tenersi lontani, opporsi, mostrarlo e dirlo con fermezza ha immensamente giovato.

Una quinta ragione è stato il modo in cui i candidati del centro-sinistra hanno attirato gli elettori indecisi. Come? Primo, si sono presentate persone per bene, con una vita, una professione, un passato. Secondo, non hanno fatto finta, per gentilezza, di non sapere che l’Italia di Berlusconi è un disastro. Lo hanno riconosciuto e dimostrato con chiarezza. Terzo, nel vuoto di tetra bonaccia di questo governo hanno avuto buon gioco a dire, senza bisogno di finti tavoli in mogano tipo Porta a porta ciò che intendono fare se eletti. Quarto si sono comportati da persone normali, senza finte promesse, finte glorie, finti risultati e senza accusare nessuno di essere terrorista soltanto perché la pensa in un altro modo. Forse più di tutto, il comportamento da persone normali, nel mondo stralunato di Gasparri, Bondi, Schifani, Calderoli, Castelli, ha pagato. Quanto al medico di Bossi, è certo un buon sanitario e una brava persona. Ma lui lo sa che è stato messo lì, nel collegio abbandonato di Bossi, come il cavallo di Caligola.

(L'Unità - 26 ottobre 2004)

Salvi (DS): in governo di sinistra priorità ai gay

di Gay.it
Venerdì 22 Ottobre 2004

La mozione congressuale firmata da Cesare Salvi, prevede nei primi cento giorni di governo della sinistra, tra le altre cose, il "riconoscimento della dignità e dei diritti delle persone gay".


ROMA - "Il nostro programma dei primi cento giorni di governo". La mozione congressuale che vede come primo firmatario Cesare Salvi, propone ai Ds una tabella di marcia ben precisa in un eventuale riconquista di palazzo Chigi.

Primo punto, subito il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq; via la legge 30 ed estensione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori; "tornare all'equità fiscale" con il ripristino della progressività, la tassazione delle rendite finanziarie e speculative; combattere l'emergenza sociale con l'avvio del reddito di cittadinanza, il ripristino del potere di acquisto delle pensioni, un piano straordinario di intervento pubblico per la casa. Infine "lottare contro le mafie".

La legge sulla fecondazione assistita, per la componente di Salvi, va abrogata se non avrà già provveduto il referendum. Si deve introdurre un garante nazionale dei portatori di handicap, varare una legge sulle unioni civili, secondo la più avanzata legislazione europea, riconoscere la dignità e i diritti delle persone gay "volgarmente offesi dalla destra".

Un capitolo a parte è dedicato alle così definite nella mozione "leggi vergogna", riferibili alla persona di Silvio Berlusconi, tra le quali quella sul falso in bilancio, "e vanno radicalmente cambiate la risibile legge sul conflitto di interessi e la legge Gasparri". Vanno inoltre abrogate la legge sull'ordinamento giudiziario, la "iniqua" legge Bossi-Fini, le leggi della ministra Moratti sulla scuola e sull'università.

http://it.gay.com/view.php?ID=19290

Suppletive, sette a zero per il centrosinistra. Espugnata la roccaforte di Bossi

di Simone Collini

Gad batte Cdl 7 a 0. Se Silvio Berlusconi si aspettava «un segnale» da queste elezioni suppletive, per il governo non poteva essere più chiara la risposta data dagli italiani. Il centrosinistra ha vinto in tutti i collegi andati al voto per eleggere i nuovi deputati che dovranno sostituire i parlamentari che hanno optato per l’Europarlamento. Il centrodestra ha perso dappertutto e ha perso anche il seggio di Milano 3, quello che nel 2001 Umberto Bossi aveva conquistato con il 53% dei consensi. Niente da fare per la maggioranza anche a Genova Nervi e Napoli-Ischia, altri due collegi che da ieri hanno cambiato colore, mentre l’opposizione è tornata ad imporsi nei quattro che si era aggiudicata tre anni fa: Fidenza (Parma), Mugello e Scandicci (Firenze), Gallipoli (Lecce).

Dall’Emilia Romagna alla Campania, dalla Lombardia alla Puglia, dalla Liguria alla Toscana, i 740mila elettori chiamati alle urne hanno lanciato un chiaro messaggio alla Casa delle libertà che solo Forza Italia cerca di ridimensionare nascondendosi dietro il dato dell’affluenza molto bassa - 40,2% contro l’81,7% delle politiche del 2001 - come se l’alto tasso di astensionismo, che colpisce in particolare uno dei due schieramenti, non sia di per sé significativo. Così, se il leader dell’Udc Marco Follini ammette che «è una sconfitta, non un cataclisma, ma le cose vanno chiamate con il loro nome, non servono giri di parole», se il coordinatore di An Ignazio La Russa invita gli alleati a «non sottovalutare il campanello d’allarme», se il candidato della Lega al collegio Milano 3, Luciano Bresciani, chiama gli alleati a un’analisi di coscienza («bisogna riflettere sul perché la gente non è andata a votare»), Forza Italia rimane sola nel sostenere che non è accaduto nulla di grave: Berlusconi si guarda bene dal rilasciare dichiarazioni, ma ci pensa il vicecoordinatore del partito Fabrizio Cicchitto a dire che questo voto «non ha un significato politico generale». Una posizione che però non viene condivisa neanche all’interno del partito del premier, visto che Carlo Taormina chiede a Berlusconi di avere il coraggio di mandare a casa «un po’ di gente tra i quadri di Forza Italia».

L’en plein era l’obiettivo del centrosinistra, che ieri ha iniziato a cantare vittoria ancora prima che terminasse lo scrutinio di tutte le schede nei sette collegi, tale era il vantaggio dei propri candidati nei dati parziali. «Il 7 a 0 delle elezioni suppletive è un risultato straordinario. È la prova, anzi la riprova, che quando siamo uniti vinciamo», ha detto da Bruxelles Romano Prodi, che ora può tornare alla politica italiana con un già in tasca un esordio più che positivo della Grande alleanza democratica.

La soddisfazione per l’opposizione è sì, in generale, per il «cappotto» (come hanno detto il leader della Margherita Rutelli e il diessino Chiti) inferto a una maggioranza mai così poco maggioranza, è sì per quest’«altra bella botta a Berlusconi» (Mussi). Ma è anche, in particolare, per la conquista di una roccaforte della destra come il collegio di Milano 3, dove nel 2001 la Cdl con Bossi aveva battuto nettamente l’Ulivo: 53% contro 41%. Oggi la situazione si è pressoché capovolta: Roberto Zaccaria ha ottenuto il 51,36% dei consensi contro il 43,46% a cui si è fermato il candidato della Cdl, il medico dello stesso leader della Lega Luciano Bresciani. L’affluenza alle urne, nel capoluogo lombardo, è stata non solo meno della metà di quella registrata tre anni fa (81,8%), ma anche inferiore rispetto al dato nazionale: 39,9%.

Anche un’altro baluardo del centrodestra, il collegio Genova-Nervi, è stato espugnato dall’Ulivo grazie a Stefano Zara. Astensionismo oltre il 60% anche in questo caso, ma a colpire è anche il divario di consensi registrato: l’ex presidente degli industriali genovesi ha ottenuto il 54,64% dei voti, mentre il candidato del centrodestra Roberto Suriani si è fermato al 31,94%. Il terzo seggio strappato alla Cdl dalla Gad è quello di Napoli-Ischia, conquistato nel 2001 da Alessandra Mussolini. Con il 41,31% dei consensi, l’ex leader della Cisl Sergio D’Antoni ha battuto il candidato del centrodestra, Amedeo Laboccetta, fermo al 38,3%.

Netta vittoria del centrosinistra anche nei quattro collegi conquistati nel 2001. A Gallipoli, il seggio rimasto vacante dopo che Massimo D’Alema ha optato per Strasburgo è stato conquistato da Lorenzo Ria con il 59,9% dei consensi, mentre nel collegio Parma-Fidenza Massimo Tedeschi ha incassato il 59,96% dei voti. Percentuali addirittura superiori all’80% nei collegi di Firenze Scandicci e del Mugello. Nel primo, Antonello Giacomelli ha ottenuto l’83,2% dei consensi e nel secondo Severino Galante ha avuto l’81,5%.

Se questo è il «segnale» che Berlusconi aspettava da queste elezioni, per il centrosinistra emerge anche «un segnale inquietante e gravissimo» dal modo in cui la Rai ha informato dell’esito del voto. Si chiedono in una nota congiunta esponenti di tutte le forze dell’opposizione (Udeur esclusa): «È possibile che un dato significativo dal punto di vista nazionale non spinga, ad esempio Porta a Porta, ad abbandonare la trasmissione prevista sull’Isola dei famosi per dar conto dell’attualità?».

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=38718

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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