venerdì 5 ottobre 2007

Senza legge sui PACS costretti all'ipocrisia del matrimonio

Lettera a "Il Secolo XIX"


Sono rimasta molto amareggiata dalla vicenda del matrimonio "in articulo mortis" dell'agente del Sismi, che è stato ferito gravemente in Afghanistan ed è deceduto ieri. I telegiornali hanno detto che è stato un estremo atto d'amore sposare la compagna che gli ha dato tre figli e così, con lui in coma, si è celebrato il matrimonio. Mi ha turbato è il fatto che la sua povera compagna, se non fosse stato celebrato il matrimonio, non avrebbe avuto nessun diritto riconosciuto dalla legge, una legge sulle coppie di fatto che non è stata voluta da molti ipocriti in nome del rischio che avrebbe potuto generare sui matrimoni gay e sulla possibilità di adozione alle coppie gay. Come se non si potesse prendere la patente per il rischio di diventare pirati della strada. Se Lorenzo D'Auria fosse morto in Afghanistan? La sua compagna non avrebbe avuto niente per il suo sacrificio? Se a cadere in coma fosse stato un muratore precipitato da un'impalcatura, il ministro Parisi avrebbe fatto la stessa cosa così in fretta per sveltire l'iter dei permessi e delle autorizzazioni alla celebrazione del matrimonio? E la Chiesa avrebbe dato la sua ipocrita benedizione perché"in articulo mortis"?

Germana Chistoni
VALBREVENNA (GE)

http://www.gaynews.it/view.php?ID=75467

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