martedì 31 maggio 2005

La battaglia dell'egemonia: ecco la strategia di Ratzinger

Per papa Benedetto XVI l'Italia è un laboratorio aperto e lo scontro sulla procreazione è una partita fondamentale
di MARCO POLITI


BENEDETTO XVI entra nel fuoco del referendum e benedice la "concretezza" tattica e strategica del cardinale Ruini. La battaglia era già stata organizzata nei particolari ben prima del conclave, da cui è scaturito il successore di Papa Wojtyla. Ratzinger non può che appoggiarla. Il sostegno, tuttavia, è convinto e totale nonostante che l'intervento esporrà inevitabilmente il Papa a polemiche come chiunque entri nell'arena di uno scontro politico. Agli strali l'ex prefetto della Congregazione per la dottrina delle fede è comunque abituato.

"L'inviolabilità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale" è stata da lui affermata solennemente sin dall'insediamento a San Giovanni in Laterano. Resta significativo che Ratzinger si schieri con parole molto espressive a fianco della Cei e dei vescovi per il loro impegno a "illuminare e motivare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum ormai imminenti in merito alla legge sulla procreazione assistita".

Nessuna perifrasi. Chiara condivisione della mobilitazione con cui Ruini si batte per tenere lontani dalle urne i cattolici, impedendo uno scrutinio del consenso reale a favore o contro eventuali modifiche della legge. Il suo patronato all'operazione-Ruini il nuovo pontefice lo inserisce nell'ambito di una strategia per salvare il "presente e il futuro cristiano nelle case e negli animi degli italiani".

Dalle tre pagine del suo discorso asciutto e, come d'abitudine, razionalmente ben concatenato, i duecentocinquanta vescovi hanno capito subito che il neo-eletto lotterà perché l'Italia rimanga una trincea avanzata contro la secolarizzazione che ha invaso l'Occidente. Vincere la battaglia del referendum significa per Ratzinger contrastare lo spettro della de-cristianizzazione, da lui evocato ancora una volta ieri: "Una forma di cultura, basata su una razionalità puramente funzionale, che contraddice e tende ad escludere il cristianesimo e in genere le tradizioni religiose e morali".

Tendenza diffusa un po' ovunque in Europa. Ma - ed è questa la frase che ha fatto scattare l'attenzione dei presenti - "qui in Italia la sua egemonia non è affatto totale e tanto meno incontrastata". Anche tra quanti non condividono o non praticano la fede cristiana, nota Benedetto XVI, ci sono molte persone che ritengono la secolarizzazione una specie di "funesta mutilazione dell'uomo e della sua stessa ragione".

A questa analisi si accompagna, positivamente, la presenza capillare della Chiesa cattolica in mezzo alla gente di ogni età e condizione. Per questo, guardando la vasta platea dei presuli italiani, Benedetto XVI li ha spronati ad incrementare il dinamismo missionario, a rilanciare le parrocchie, a spingerle alla cooperazione con i nuovi movimenti sorti nel cattolicesimo come "realtà carismatiche". Altri tasselli di questa strategia sono l'incoraggiamento al Progetto culturale di Ruini e naturalmente a tutte le iniziative della Cei a salvaguardia del matrimonio e della vitalità della famiglia.

L'ingresso del pontefice nell'arena politica appare destinato a svolgersi, tuttavia, su binari ben precisi. Non ci dovrebbe essere uno stillicidio di dichiarazioni. Da Bari si è già capito che Benedetto XVI intende scegliere soltanto alcuni momenti selezionati. Inoltre le sue esternazioni sembrano configurarsi come un appoggio a strategie scelte dagli episcopati nazionali.
Così è stato in Spagna. Dopo che i vescovi iberici si sono mobilitati contro il governo Zapatero, Ratzinger ha lanciato il suo appello ai fedeli spagnoli perché "resistano alle tendenze laiche". Ma in Vaticano sanno anche benissimo che tre quarti degli spagnoli affermano nei sondaggi di considerare la Chiesa lontana dalla realtà sociale. Eppure i nostri vicini iberici, interrogati, si dichiarano all'ottanta per cento cattolici. Come gli italiani.

In prima linea si staglia dunque la responsabilità degli episcopati nazionali. E sulla futura organizzazione dell'episcopato italiano Ratzinger sta cominciando a ragionare, con l'occhio rivolto alla fine del 2006 quando scadrà il mandato del cardinale Ruini. Sotto la coltre dell'allineamento dell'associazionismo bianco la realtà cattolica è complessa. Sulle norme che dovrebbero regolare la sfera familiare i fedeli hanno spesso idee molto diverse dalla gerarchia ecclesiastica e mal sopportano - quando sono interrogati nei sondaggi - l'invadenza della Chiesa.

I frammenti di dissenso organizzato, come "Noi siamo Chiesa", riecheggiano posizioni abbastanza diffuse, quando ricordano che al referendum "non si tratta di pronunciarsi su grandi principi - a favore della vita o della morte - ma su alcuni aspetti di una legge, del tutto discutibile, poco applicabile e tesa a voler imporre a tutti posizioni sull'embrione opinabili anche dal punto di vista di molti teologi cattolici".

Non è affatto casuale che nelle ultime battute della campagna referendaria il cardinal Ruini si preoccupi, come ha fatto all'assemblea della Cei, di affermare che la Chiesa non vuole minimamente intralciare la scienza e i suoi progressi. Ed è indicativo che l'Avvenire abbia concesso l'altro giorno un po' di righe all'appello di Padova di quei cattolici, che ritengono legittimo andare a votare. L'ombra dell'intolleranza o di un atteggiamento illiberale della gerarchia ecclesiastica verso la ricerca scientifica potrebbe spingere, infatti, una percentuale degli elettori indecisi a recarsi alle urne. Lo sanno alla Cei e lo sanno in Vaticano. Ed è battiquorum.

(31 maggio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/politica/dossifeconda1/egepoliti/egepoliti.html

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