venerdì 11 novembre 2005

A Cesare quel che è di Silvio

di Marco Travaglio


Non si sa più come chiamarla. Ex-ex-Cirielli? Salva-fottipreviti? Forse il termine più appropriato è ex-salva-neo-fottiPreviti / neo-salvaBerlusconi. Perché alla fine l'unico imputato eccellente che beneficerà della prescrizione abbreviata sarà ancora una volta l'impunito di Arcore, che si avvia stracciare il record di sei prescrizioni da lui stesso stabilito, con la settima: quella che fulminerà pure il processo sui diritti tv, che essendo in udienza preliminare rientra nella porcheria approvata l'altroieri. Secondo "Libero", Cesare e Silvio si sono accapigliati furiosamente. Brutto affare: se parla più con Silvio, Cesare potrebbe parlare con qualcun altro. E, con tutto ciò che sa, sarebbe un bel parlare.
Nel discorso di mercoledì a Montecitorio - il punto più basso toccato dal Parlamento italiano dai tempi del ricatto di Craxi (abbiamo rubato tutti, si alzi in piedi chi non ha rubato) - l'onorevole imputato ha tracciato un simpatico ritrattino dell'(ex?) amico Bellachioma, senza mai nominarlo. Parlava di Shakespeare pensando a Silvio. Occhio alle parole: «Ritengo la ex Cirielli una buona legge che interessa migliaia di cittadini e ripara gli enormi guasti provocati dalla discrezionalità del giudice nel determinare i tempi della prescrizione. La storia processuale italiana è piena di evidenti casi di disparità di trattamento: a seconda del giudice che si ha davanti, a seconda addirittura dell'antipatia e della condizione sociale dell'imputato -e non del suo stretto caso processuale- situazioni del tutto simili sono state trattate in modo diametralmente opposto». A quali processi si sarà mai riferito? A quale imputato più «simpatico» di lui avrà alluso? Quale prescrizione regalata in base alla «condizione sociale» avrà avuto in mente? Tutti gli indizi portano a un nome: Silvio Berlusconi, l'Inseparabile che a un certo punto si separò. Nel processo Mondadori, il Cavaliere se l'è cavata per prescrizione grazie alle attenuanti generiche gentilmente offerte dai giudici milanesi e confermate dalla Cassazione per le sue «attuali condizioni di vita sociale e individuale». Idem nel processo Sme-Ariosto, dove un anno fa il premier si salvò in tribunale nel processo per la mazzetta di 500 milioni di lire versata nel '91 a Squillante tramite Previti per via delle sue «condizioni di vita individuale e sociale». Il tribunale (stessa sezione, diverso presidente) negò invece le attenuanti e dunque la prescrizione a Previti per lo stesso fatto (la mazzetta a Squillante). Ora, se il padrone della Fininvest pagava i giudici tramite Previti o se Previti pagava i giudici per conto del padrone della Fininvest, qual è la condotta più grave: quella del mandante o quella dell'esecutore materiale? Se questa sanguinosa ingiustizia voleva denunciare Cesarone alla Camera citando «situazioni simili trattate in modo diametralmente opposto», ha ragione da vendere. Peraltro i giudici hanno ancora modo di rimediare: non nel processo Mondadori, che per Berlusconi è definitivamente chiuso (Previti invece, condannato in primo grado e assolto in appello, è ora davanti alla Cassazione); ma nel processo Sme, dove prossimamente il premier comparirà in Corte d'appello e potrebbe anche vedersi revocare le generiche e dunque la prescrizione,ricongiungendosi così all'amaro destino dell'inseparabile Cesare. Il quale però, per l'Imi-Sir, vede avvicinarsi il giorno dell'ultima sentenza: quella della Cassazione. Che, se il 29 novembre la Consulta respingerà l'ennesimo conflitto d'attribuzioni sollevato dal presidente della Camera contro il Tribunale annullando tutti i processi «toghe sporche», si pronuncerà definitivamente il 16 gennaio. Allora, in caso di conferma della condanna a 7 anni, per il deputato-imputato si aprirebbero le porte del carcere. E, con l'interdizione dai pubblici uffici, il Parlamento dovrebbe pure privarsi della sua onorevole presenza. A meno che non passi l'emendamento all'ex-ex-Cirielli che gli amici gli hanno preparato come regalo per il suo prossimo 70° compleanno: quello che esenta dal carcere e dona gli arresti domiciliari a chiunque abbia compiuto 70 anni (Bernardo Provenzano, per dire, ne ha 74). Ma Cesare, l'altro giorno, ha chiesto eroicamente di abolire anche quello. «Basta, arrestatemi», ha tradotto "Libero". Già Previti non voleva la Salvapreviti, ma gli amici insistevano. Non voleva i domiciliari, ma quelli insistevano. Ora, come ultima volontà, chiede di andare in galera: se proprio ci tiene, sarebbe irriguardoso non accontentarlo.

tratto da l'Unità del 11/11/2005

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