sabato 4 marzo 2006

Dopo il 9 Aprile al lavoro gli "operai" dei diritti civili

Pacs. Stop alle polemiche da cortile: Gayleft interviene su le colonne de "L'Unità".
di Andrea Benedino e Anna Paola Concia
Portavoce Nazionali GayLeft



A volte abbiamo come l'impressione che anche dentro al movimento omosessuale, così come nella sinistra, ci sia chi nei momenti di difficoltà preferisce attardarsi in inutili e infantili guerre intestine, (abbandonare la barca quando affonda?) anziché ragionare lucidamente su come fare per serrare le fila e respingere gli attacchi. Esistono marinai e capitani - E' il caso del PACS, una delle tante vittime di questo ritorno al sistema proporzionale.

Un mese e mezzo fa la battaglia per il PACS era al culmine della sua forza: la grande manifestazione del 14 gennaio in piazza Farnese, gemellata con l'imponente manifestazione delle donne a Milano a difesa della legge 194, aveva reso evidente la grandezza del lavoro politico svolto da gay, lesbiche, bisesessuali e transessuali dentro il movimento e dentro i partiti negli ultimi anni attorno alla proposta sui Patti Civili di Solidarietà e il gradimento che questa proposta aveva saputo conquistare nel Paese.

Non eravamo in molti all'inizio di questa battaglia. Sentivamo attorno a noi la forza della nostra proposta, ma anche la diffidenza con cui essa veniva vista da alcune forze politiche e da settori del movimento.

Le accuse erano quelle di essere troppo moderati, di aver costruito una proposta che rinunciava all'obiettivo della piena parità dei diritti. Hanno tutti dimenticato che fu soprattutto grazie ai Democratici di Sinistra che scelsero di sottoscrivere in massa la legge e di calendarizzarla in Commissione Giustizia alla Camera se oggi questo tema è riuscito ad imporsi nell'agenda politica del Paese. Certo non c'erano al nostro fianco allora la gran parte dei 'pacsisti dell'ultima ora'.

Non c'erano neanche quegli esponenti del movimento che proprio contro il PACS hanno caratterizzato la loro azione politica in questi anni, arrivando anche al boicottaggio pubblico di quei Pride che vedevano le 'unioni civili' al centro della loro piattaforma, e che ora curiosamente troviamo a contestare quei leader della sinistra che hanno sottoscritto un compromesso programmatico che è troppo debole e deludente su questo tema.

La coerenza è una bestia veramente rara in politica. Noi siamo stati tra i primi in questi anni a incalzare i DS, il nostro partito, ad essere più coraggiosi su questi temi.

Siamo stati tra i primi a denunciare i limiti di quel brutto compromesso che è stato trovato al tavolo programmatico dell'Unione.

Ma proprio perché vogliamo essere coerenti, non possiamo non denunciare che attorno a quel tavolo c'è stato un interesse convergente, della Margherita e dell'UDEUR da una parte e della Rosa nel Pugno dall'altra, affinché il PACS venisse tenuto fuori dal programma e lasciato alla libertà di coscienza.

E che solo grazie alla tenacia dei DS, di Rifondazione, dei Verdi e dei Comunisti Italiani si è riusciti a far sì che nel programma sottoscritto da tutte - e sottolineiamo TUTTE (compresa la Rosa nel Pugno!)- le forze dell'Unione fosse presente un testo che, per quanto ambiguo, costringerà comunque il nuovo Governo e il nuovo Parlamento a discutere e ad intervenire in materia di unioni civili e unioni di fatto.

Ci rendiamo ben conto che il clima da campagna elettorale e soprattutto il sistema proporzionale spingono ad esasperare le divisioni all'interno degli schieramenti anziché a concentrarsi alla lotta tra gli schieramenti, ma sarebbe bene ricordarsi che in piazza solo un mese e mezzo fa eravamo riusciti come ovimento glbt a raggiungere un'unità impensabile fino anche solo a pochi anni fa e che ora nel giro di poche settimane stiamo rischiando di dilapidare tutto questo capitale con delle assurde polemiche da cortile.

Viene da domandarsi quante bottiglie di champagne stiano stappando oltreTevere osservando lo spettacolo che stiamo offrendo. E tutto questo mentre Berlusconi si sta alleando con i peggiori fascisti e squadristi che siano in circolazione andando ad aumentare ulteriormente il già notevole tasso di omofobia presente all'interno della Casa delle cosiddette Libertà, uno schieramento che pare aver individuato gli omosessuali come i bersagli preferiti di questa brutta campagna elettorale.

E allora non possiamo non domandarci quale senso abbia di fronte a tutto ciò proseguire in questa guerra intestina o se non sarebbe meglio conservare le energie per la vera battaglia che ci aspetta.

Una battaglia che comincerà dopo il 9 aprile, dopo la vittoria che tutti quanti ci auguriamo dello schieramento di centrosinistra.

La battaglia per una buona legge sulle unioni civili. Per queste ragioni c'è bisogno che la sinistra riformista si impegni ad essere tale, ascoltando la vasta area libertaria che è presente nel nostro paese. Un'area libertaria, non liberista.

Il liberismo incentiva la precarietà, nega diritti, espone, quindi, anche le persone omosessuali, al ricatto, al licenziamento, alla clandestinità. Interessa a tutti? O sono più importanti le frasi demagogiche di qualcuno che, poiché siamo in campagna elettorale, fa politica solo urlando? Le campagne elettorale, si sa, sono momenti di grande schizofrenia, si dice tutto e il contrario di tutto, è una corsa a chi la spara più grossa, e tutti, proprio tutti i partiti strumentalizzano e non facciamo, per favore, gli ingenui-! La verità, è che l'11 aprile, se come speriamo, vinceremo le elezioni, ci sarà bisogno degli 'operai' dei diritti civili, che ricominciano a lavorare seriamente per costruire quella maggioranza nel parlamento che ci porterà, finalmente, a sentirci cittadini a pieno titolo di questo paese.

Quelli che oggi si agitano a sostegno dei Pacs, accreditando l'idea che sia loro il merito della proposta, in molte occasioni non sanno neppure di cosa parlano, non conoscono la fatica e la serietà consumate dalle grandi organizzazioni gay e lesbiche italiane; cavalcano un argomento, che a ben vedere gli è estraneo, perché attinente alla carne viva della quotidianità delle persone, che non dovrebbe essere riturato in una discussione politica lontana dai bisogni e vicina agli interessi partitici.

E' per questo che abbiamo il sospetto che senza il più grande partito della sinistra sarà molto difficile raggiungere questo risultato.

Allora, vogliamo correre tutti e tutte nella stessa direzione?


http://www.gaynews.it/view.php?ID=36511

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