lunedì 15 gennaio 2007

La Sacra Rota assediata dai gay

Sempre più gay chiedono alla Chiesa di dichiarare nulle le loro nozze
di GIACOMO GALEAZZI


CITTA’ DEL VATICANO Sempre più gay chiedono alla Chiesa di dichiarare nulle le loro nozze. «Prima, dichiararsi omosessuali, era tabù - osserva monsignor Giovanni Battista De Filippi, sessantacinque anni, ex presidente del tribunale ecclesiastico del Piemonte e attuale giudice della Rota Romana -. Periti psicologi e consulenti medici attestano se il grado in cui si manifesta questa tendenza possa effettivamente rendere nulle le nozze». A pochi giorni dall’apertura dell’Anno Giudiziario presso il Tribunale Apostolico della Rota Romana (è previsto per la fine del mese) si registra un nuovo fenomeno: sempre più coppie regolarmente sposate chiedono la cancellazione del matrimonio per andare a vivere con l’amico o l’amica.

Lo sdoganamento

Non che i giudici rotali diano con ciò il via libera ai Pacs, ma è evidente che se viene dimostrata la incapacità di assumersi gli impegni che derivano dal matrimonio lo scioglimento deve essere concesso. «Alcune persone che si presentano da noi non possono realizzare altro che una relazione gay in quanto la volontà non riesce a dominare la tendenza istintiva - precisa il giudice rotale De Filippi -. Ci sono anche coniugi che si rivolgono a noi per aver scoperto l’omosessualità del marito o della moglie. E’ fondamentale valutare se questa condizione sussisteva già al momento delle nozze o si è disvelata nel corso del matrimonio. Per l’annullamento serve che il coniuge fosse già gay al momento in cui ha assunto gli obblighi matrimoniali». Sull’aumento delle cause per omosessualità incide il mutato clima culturale. «Faccio il giudice da tre decenni, ho iniziato a Torino nel 1972 e all’epoca quasi nessuno adduceva questa motivazione, adesso le cose sono notevolmente cambiate», evidenzia De Filippi.

Emblematico il caso di un omosessuale di Padova che davanti al Tribunale Apostolico ha dato una sua personale interpretazione del Vangelo, dicendo: «Gesù Cristo non specifica che io devo amare ad ogni costo una donna, importante è amare qualcuno».

Una rivoluzione. «In passato - continua monsignor De Filippi - nelle nostre sentenze occorreva stare attenti a qualificare qualcuno come omosessuale perché si rischiava di finire davanti al tribunale penale - sottolinea monsignor De Filippi -. Quando a promuovere la causa di nullità era l’altro coniuge, nelle motivazioni si cercava di sfumare questa condizione. Oggi la parola “gay” non è più proibita». Un pericolo che riguardava anche i periti che potevano essere chiamati a rispondere penalmente oppure essere sospesi dalla professione per aver usato la definizione di omosessuale.

Voglia di sacramenti

Cause gay a parte, una nota per così dire «positiva» è data dal fatto che tra le richieste di scioglimento parecchie siano dettate dal desiderio di tornare a ricevere i sacramenti. Un esempio arriva dalla Polonia. «In quella vicenda - raccontano alla Sacra Rota - non ci sarebbero stati grandi elementi per dichiarare nullo il matrimonio, ma la richiesta è arrivata da un padre che desiderava regolarizzare la sua situazione religiosa per poter ricevere la comunione in Chiesa insieme ai figli. Abbiamo concesso lo scioglimento, facendo prevalere la richiesta morale».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=71867

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