sabato 10 febbraio 2007

Bindi: "Questa Chiesa così arroccata non capisce una legge giusta"

Intervista al ministro della Famiglia: "stiamo dando diritti ai deboli, non alternative al matrimonio"
"Bindi: Soffro ma ho imparato della Dc che la politica è laica"
di CONCITA DE GREGORIO

Rosy Bindi disegnata da Mannelli


ROMA - Bussano. "Cosa c'è, un'altra scomunica?", domanda Rosy Bindi. No, questo è un mazzo di fiori: il biglietto porta la firma di un'attrice. Sollievo, breve pausa per un succo di frutta. Sul tavolo del salottino del ministro le notizie del giorno. In cima: il Papa "preoccupato". Lui personalmente, Benedetto XVI. Subito sotto l'agenzia di stampa dei vescovi, poi l'Osservatore romano, poi Radio vaticana: 'i Dico sono una minaccia per la società'. In coda Mastella.
"Radio vaticana ha solo trasmesso un commento di D'Agostino, il presidente dei giuristi cattolici..."

Ministro Bindi, possiamo anche minimizzare ma si tratta di un'offensiva formidabile e univoca, il Santo Padre in testa.
"Non voglio minimizzare. Cosa vuole che le dica? Ogni giorno ha la sua pena".

Cosa risponde al Papa?

"Non sono abituata a rivolgermi direttamente a Lui. Non nego che per me sia un momento di grande sofferenza. La maggiore è quella dell'incomprensione. Abbiamo scritto una legge giusta che tutela i più deboli, riconosce diritti alle persone discriminate e non crea nessuna figura giuridica che possa attentare alla famiglia. Non è negando diritti e doveri a chi è in difficoltà che si difende la famiglia. Soffro come credente prima che come politica".

Soffre del fatto che la Chiesa sia arroccata su posizioni distanti dal sentire comune persino di molti cattolici?

"E' così. Mi domando perché una Chiesa che assolve in confessionale e che vive accanto a chi ha bisogno poi invece nella sua parola appaia sempre giudicante. Questo crea una distanza. L'insegnamento cattolico dice un'altra cosa: parla di valore della giustizia, di pace, di libertà personale, di accoglienza appunto persino nell'errore. Di carità e di misericordia".

Viene in mente il funerale negato a Welby.

"Ecco: c'erano gli estremi per dire di no, la decisione era corretta. Proprio per questo sarebbe stato possibile dire di sì, in qualche forma: si sarebbero capiti meglio i motivi del no, sarebbe stata chiara la grandezza della Chiesa. La strada per comunicare la verità è la misericordia. La strada per cercarla è il dialogo".

Lei ha detto che il momento in cui ha capito di dover andare avanti da sola è coinciso col "non possumus" dei vescovi.
"Certo. Io ho parlato in questo mese con tutti: con le associazioni degli omosessuali, dei notai e degli avvocati..."

... con il segretario della Cei Betori, col ministro della famiglia della Santa Sede Trujillo...

"Con tutti, e assiduamente con il mio mondo di riferimento come è normale. Con Trujillo abbiamo avuto rapporti istituzionali fra ministri. Poi però quando il dialogo si interrompe unilateralmente resti da solo: sono momenti difficili in cui devi fare appello alla tua coscienza. Sto andando adesso alla messa in ricordo di Bachelet, un vero laico cristiano. Diceva: bisogna essere autenticamente figli della Chiesa e cittadini del proprio Stato".

Cosa le ha detto Prodi il giorno del 'non possumus'?

"Ci siamo detti andiamo avanti. Era molto sereno".

Non teme che essere 'scomunicata' dalle gerarchie possa accreditare altri, nel suo partito, come referenti del Vaticano?

"Un politico non deve sentirsi il referente di nessuno. Il mio riferimento è il Paese, certo anche il mondo cattolico che fa parte del popolo italiano. Mi sento un'erede della Dc: era un partito di cattolici ma un partito laico. E' lì che ho imparato".

Come va con Rutelli?

"Abbiamo avuto momenti di discussione animata giusto fino a ieri. Ora meglio. Abbiamo raggiunto uno scopo comune: non volevamo creare una figura giuridica alternativa al matrimonio. Questo è".

Da sinistra dicono: troppo poco. Il progetto iniziale prevedeva un registro delle convivenze, questo testo certifica quel che già esiste. Si va all'anagrafe e si mette una postilla: "convivenza affettiva".
"Non è affatto poco. Si assegnano diritti ai più deboli: pensi al convivente che non lavora, a quelle coppie in cui uno dei due non può o non vuole sposarsi, a due sorelle anziane, a una coppia di omosessuali a cui sinora nessun diritto e dovere era riconosciuto. A una zia e una nipote, ho qui una lettera, ecco: una zia e una nipote che vivono come madre e figlia da trent'anni".

Nove anni per attivare il diritto alla successione sono molti
.
"Sono un anno meno di un mutuo decennale. Si parla di trasferimento di beni in caso di morte".

Da destra dicono che così eredita il convivente e non i figli di un eventuale precedente matrimonio, che per attivare diritti bisogna assumersi responsabilità: sposarsi, insomma
.
"E' falso. I figli ereditano sempre la quota legittima. Tra l'altro se i nuovi conviventi si sposassero i figli precedenti erediterebbero di meno. E comunque c'è chi non può e non vuole sposarsi ma non per questo il legame può essere ignorato".

Lei farebbe un Dico?

"Con mia sorella, coi miei nipoti. Lo farei, ma io non ne ho bisogno. Le coppie omosessuali celebri e potenti non ne hanno. Dobbiamo uscire dall'ipocrisia: in questo paese chi se lo può permettere vive come vuole. E' chi non ha tutela che deve essere protetto".

Lei crede che l'offensiva della chiesa si trasformerà in una campagna paragonabile a quelle contro il divorzio e l'aborto, o anche solo all'opposizione di piazza a Zapatero?

"Io non sono Zapatero, come è del tutto evidente. Questa legge fa riferimento all'anagrafe istituita da Tambroni nella Dc degli anni Cinquanta. Mi auguro davvero che non ci siamo campagne, sarebbe anacronistico. Credo che nel dibattito parlamentare potremo dimostrare che diamo qualcosa a qualcuno senza togliere niente a nessuno".

La verità: quanto ha pesato la sfida del Partito democratico?

"Ha pesato. E' stata una prova di dialogo, di responsabilità politica e di laicità. Senza questi tre elementi il Partito democratico non si può fare".

Un lavoro di donne, ha detto anche.

"Sicuro. Gli uomini devono sempre marcare il territorio e segnare il 'più uno'. Chi vince chi perde, ha presente? Le donne meno: hanno in mente il risultato".

(10 febbraio 2007)
http://tinyurl.com/2fdqwg

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