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giovedì 5 luglio 2007

Papi e omosessualità, cosa nasconde il Vaticano?

di Giovanbattista Brambilla


All’annuncio dell’uscita del libro "No, no, no! Ratzy non è gay", di Angelo Quattrocchi, Malatempora Editore di Roma, mi sono immaginato ciò che il viperino Roger Peyrefitte (1907-2000), se fosse ancora tra noi, avrebbe potuto commentare sulla relazione tra Papa Ratzinger e don Georg. Sin dalla quarta di copertina si legge: Perché è omofobo da sempre? Perché si è preso un segretario così bello che lo segue ovunque e gli aggiusta il mantello? Perché ha una dottrina così rigida e una sartoria così garrula, praticamente un coming-out sartoriale? In questo libro le risposte.

Augurandomi che tutto possa essere palesato, mi viene in mente il petardo che il francese Peyrefitte fece esplodere nel 1976 dichiarando, sulle pagine dalla rivista francese "Lui", l'omosessualità di Paolo VI (1897-1978) in risposta alle sue condanne ai gay (assai blande, ad onore del vero, rispetto quelle mitragliate da Ratzinger).

Peyrefitte disse che quando Giovanni Battista Montini era l'Arcivescovo di Milano aveva amato l'attore Paolo Carlini (1922-1979), da cui prese in suo onore il nome quando fu eletto pontefice. Ed in effetti erano secoli che nessun papa assumeva tale nome. Seguì una manifestazione del FUORI in Piazza San Pietro, presto dispersa a causa dello slogan inalberato dai “diversi”: Paolo, combattiamo anche per te… La Domenica delle Palme, dal suo balcone, Paolo VI addolorato denunciò: "Le cose calunniose e orribili che sono state dette sulla mia santa persona...".

Le chiese di tutto il mondo organizzarono veglie per mondare con la preghiera tali accuse. Peyrefitte rispose: Sono rattristato che la Chiesa si intrometta in affari che non la riguardano, perché non credo che l'omosessualità metta in pericolo la Chiesa cattolica, ma sono anche commosso perché io penso che per Sua Santità sia stato un modo indiretto di fare una pubblica confessione.

Non pago, nel 1978, Peyrefitte spettegolò su Pio XII Pacelli (1876-1958) col suo nuovo libro “Scene di caccia” ( Garzanti editore), attribuendogli una relazione appassionata con l’architetto dei palazzi vaticani.

Ma dicerie del genere fanno parte della storia pontificia. Il primo papa a farsi una nomea fu (guarda caso!) Benedetto IX Tuscolo (1021-1052), eletto a soli 12 anni in piene lotte politiche medioevali, fu accusato di simonia (cioè la pratica di vendere e comprare cariche ecclesiastiche), d’orge gay e soprattutto d’aver venduto ad una cifra strabiliante il trono per più di un anno al romano Giovanni Graziano, col nome di Gregorio VI.
Deposto poi dall’imperatore Enrico III, finì con l’avvelenare il suo sostituto tedesco Clemente II e ritornare al potere fino al 1048, per poi morire scomunicato 4 anni dopo.

Ma l’epoca d’oro dell’omosessualità in Vaticano arrivò con grande sfarzo e ritmo incessante negli splendori del Rinascimento.

Paolo II Barbo ( 1417-1471), veneto nipote di un papa, riuscì a far pacificare i principi italiani, fece guerra ai turchi e minacciò di scomunica il re di Francia che non voleva pagargli le tasse. D’una vanità senza limite, effeminatissimo, si vestiva con tessuti d’oro guarniti di diamanti, ribattezzandosi Formosus cioè “Il Bello”. La sua favolosità era talmente risaputa che il popolo lo soprannominò “Nostra Signora Paola”. Collezionista di statue, gioielli, e bei giovani. Morì proprio a causa d’un attacco di cuore durante un rapporto sessuale con un paggio. Uno dei suoi successori propose di chiamarlo Maria Pietissima, per la sua inclinazione a scoppiare in pianto durante le crisi di nervi.

A lui succedette Sisto IV della Rovere (1414-1484) ed è il papa da cui prende il nome la Cappella Sistina.
Nominò cardinali giovanissimi e celebri per la loro bellezza, tra cui il diciassettenne, nipote e amante, Raffaello Riario.

Anche il futuro Giulio II della Rovere (1443-1513), noto come "il Papa guerriero", era suo nipote e si deve a lui le decorazioni di Michelangelo per la Sistina. Fu soprattutto un politico nella guerra tra Francia e Germania, tanto che l’imperatore di tedesco per avere come alleato l’inglese Enrico VIII gli rese nota la pederastia del papa. Nel 1511 il Concilio di Pisa lo depose, fu definito "sodomita" e accusato di aver infettato la chiesa con la sua corruzione.

Ma tra i due fu proclamato papa Alessandro VI Borgia (1431-1503), bisessuale e padre dei celebri e famigerati Lucrezia e Cesare Borgia (anch’esso bisex, di cui si dice aver violentato il bellissimo e forzuto principe di Faenza Astorre Manfredi).

Forse tutto ciò fa parte della propaganda anglicana, da una parte, e del predicatore Savonarola, dall’altra. Difficile scoprirlo ma il crudele papa Borgia morì avvelenato e il suo cadavere fatto sparire senza tante cerimonie.

Ma ritorniamo a Giulio II, a lui succedette immediatamente uno dei papi più chiacchierati: Leone X de Medici (1475-1521). Il suo favorito fu il nobile fiorentino Andrea Degli Albrizzi. Dopo un salto temporale di dodici anni e due papi, ritornano le chiacchiere sull’omosessualità d’un nuovo pontefice: Paolo III Farnese (1468-1549). Bisessuale e padre di Pier Luigi Farnese (1503-1547), il quale aveva il permesso pontificio di rapire e stuprare tutti i ragazzi che gli piacevano. Il papa si limitò a deplorare blandamente l’incoscienza giovanile del figlio e lo nominò Duca di Parma e Piacenza. Restò famoso il cosiddetto “oltraggio di Fano”, riportato pure dallo storico Benedetto Varchi (1503-1565). In occasione di una ispezione Pier Luigi si recò a Fano, dove fu accolto con tutti gli onori dal vescovo Cosimo Gheri, un ragazzo poco più che ventenne. Il giorno successivo il Farnese incontrò nuovamente il vescovo e manifestò le sue intenzioni: cominciò, palpando e stazzonando il vescovo, a voler fare i più disonesti atti che con femmine far si possano. Tuttavia il vescovo non era disponibile e si opponeva in maniera decisa. Pier Luigi lo fece legare e, sotto la minaccia dei pugnali delle guardie, lo violentò. Non sopportando l'umiliazione per l'oltraggio subito, dopo poche settimane il vescovo morì. Qualcuno pensa che il ragazzo fu fatto avvelenare dallo stesso Pier Luigi, per non far trapelare la notizia dello stupro.

Succedette al Farnese lo sfarzoso Giulio III del Monte (1487-1555), preso di mira dal famoso Pasquino per le sue tendenze omosessuali. Nominò cardinale il suo mignon, di 17 anni, nipote adottivo Innocenzo del Monte (1532-1577) e organizzò orge con altri porporati di poco più grandi.

Alla sua morte fu eletto, per reazione, un papa d’alta moralità e spiritualità che però schiattò dopo un mese. Così fu eletto un notorio omosessuale Paolo IV Carafa (1476-1559) ma, guarda caso, a lui si deve la creazione del Ghetto a Roma, l’Indice dei Libri Proibiti e i tribunali dell’Inquisizione che tanti gay mandarono al rogo. Alla sua morte i romani si vendicarono buttando la sua statua nel Tevere.

Dopo 21 anni salì al soglio il bolognese Gregorio XV Ludovisi (1554-1623), la vox populi lo diceva fròscio. Tanto che il Tallemant des Réaux (1619-1692) riportò pettegolo: Poiché il Ludovisi aveva nominato marchese il suo bardassa (ndr: amante passivo) giocando sul doppiosenso di “marchese”(cioè: mestruazione) si sparse questa battuta: “Mai culo aveva fatto marchese”!

(pubblicato in “Pride”, n. giugno 2007)

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74521

martedì 22 maggio 2007

Quel video non s'ha da vedere: rischio censura sul video della BBC

La Cei tuona contro la BBC, ma il video si diffonde ugualmente. Santoro chiede di mandarlo in onda durante la sua trasmissione in rai, ma il rischio censura è alto.

di Roberto Taddeucci





Sette mesi fa siamo stati tra i pochissimi a segnalare la messa in onda dello scottante documentario “Sex Crimes and the Vatican” quando fu trasmesso da BBC World. Si tratta di un inquietante reportage che indaga sulle ‘coperture’ che la Chiesa Cattolica avrebbe operato per mettere a tacere scandali riguardanti esponenti del clero coinvolti casi di pedofilia. Tra i casi toccati c’è anche quello di padre Henn Da quando Michele Santoro ha annunciato di aver chiesto ai vertici Rai di acquistarne i diritti per trasmetterlo all’interno della trasmissione “AnnoZero” è subito esplosa la polemica.



La Cei indignata

Tra i primi a drizzare le orecchie, i responsabili di Avvenire. Il quotidiano della Cei non gradisce che il documento venga visto proprio nelle settimane in cui chiede le donazioni dell’8 per mille . Nell’articolo, firmato da A. Galli, il tono è indignato per quella che sarebbe «un pot-pourri di affermazioni e pseudo-testimonianze apertamente sconfessate a suo tempo dalla Conferenza episcopale inglese, la quale invitò l'augusta Bbc a "vergognarsi per lo standard giornalistico usato nell'attaccare senza motivo Benedetto XVI".» Il documentario denuncia che sin dagli anni ’60 esistono linee di condotta per i casi di sospetta pedofilia che mai indicano di denunciare il tutto alle autorità di polizia, ma piuttosto di rivolgersi alla Congregazione della Dottrina della Fede, che prevede che tutte le cause di questo genere siano soggette al segreto pontificio. Tali linee prevedono solo la riduzione allo stato laicale per i prelati coinvolti, confermate da Joseph Ratzinger in una lettera del maggio 2001.



Politici in soccorso del Vaticano

Contro la divulgazione del video si sono mossi anche i politici. Staderini (Udc) ha fatto sapere che si batterà «per impedire a tutti i costi la messa in onda» perché «sarebbe un attacco inaccettabile al Papa.» Mario Landolfi (An), presidente della Commissione di vigilanza Rai, invita il direttore generale Claudio Cappon a non aderire alla richiesta di Santoro, ma Russo Spena e Migliore (Prc) reagiscono dicendo che «è grave esortare alla censura preventiva» e che anche in Rai si dovrebbe poter parlare di queste cose senza «accettare imposizioni dalle autorità ecclesiastiche». Nel consiglio di amministrazione Sandro Curzi ricorda che la BBC è nota per la qualità dei propri programmi e che ha consigliato a Santoro di andare avanti in base alla serietà del prodotto. Per Alessandra Mussolini (As) «la pedofilia è uno dei crimini peggiori» ed è quindi possibilista sulla messa in onda del filmato «se serve per fare chiarezza» a patto però che non sia «un attacco alla Chiesa». Per Beltrandi (Rosa nel Pugno), anch’egli membro della Commissione di Vigilanza Rai, «c’è un gran voglia di censura in giro, se si chiede, o ordina, a Santoro di non mandare in onda un documento diffuso un anno fa, perché chiama in causa responsabilità vaticane». Per Mura (Idv) devono essere i vertici della Rai a decidere, tuttavia esprime perplessità, «considerato il tema trattato e il taglio accusatorio nei confronti della Chiesa.» Mura evidentemente ignora che il documentario spiega che le autorità vaticane sono state invitate, ma hanno declinato l’invito.





http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22893

giovedì 3 maggio 2007

Il documento di 30 parlamentari di sinistra: «Non siamo un Paese normale»

«Lo spropositato attacco alle parole di Andrea Rivera è molto preoccupante. Non è un Paese normale quello in cui diventa un attentato esprimere una opinione, o fare una battuta, sulle scelte compiute dalle gerarchie ecclesiastiche». Così, in una lettera firmata da parlamentari di sinistra, i firmatari precisano la loro posizione in merito alle polemiche sollevate dalle parole pronunciate dal comico Andrea Rivera nel corso del concerto del Primo maggio a Roma.

«Le minacce e il terrorismo sono una cosa troppo seria per confonderle con le parole, sgradite o irriverenti che siano - viene sottolineato nel documento torniamo alla Costituzione che tutela la libertà di espressione. E teniamo tutti i nervi a posto», si conclude.

Hanno sottoscritto il documento le deputate e i deputati: Lomaglio, Acerbo, Buffo, Cacciari, Aurisicchio, Longhi, Attili, Nicchi, Di Serio, Trupia, Maderloni, Gentili, Grillini, Bandoli, Deiana, Migliore, Sperandio, Falomi, Duranti, De Cristofaro, Ali Rashid, Luxuria, Caruso, Iacomino,
Pettinari, Scotto, Leoni, Zanotti.


http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=65625

Sacro terrore

di Micaela Bongi


Lo «scriteriato», lo chiama Romano Prodi. I sindacati stanno valutando se chiedergli i danni per aver leso l'immagine del primo maggio. Mezzo mondo politico e anche di più gli dà come minimo dell'irresponsabile. Ma Andrea Rivera, fino all'altro ieri innocuo interprete del teatro canzone e intervistatore citofonico del programma di Serena Dandini, ha gettato la maschera sul palco di piazza San Giovanni. E si è rivelato molto più che uno «scriteriato irresponsabile»: Andrea Rivera è un terrorista. Non è un'iperbole. E' una verità non suscettibile di interpretazioni capziose, messa nero su bianco dall'Osservatore romano, quotidiano della Santa sede. Impossessatosi della conduzione del concertone del primo maggio, dal palco il terrorista si è lanciato come un kamikaze direttamente nei salotti degli italiani che speravano in un
pomeriggio di svago: «Il papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Infatti la chiesa non si è mai evoluta». E ancora: «Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, Franco e per uno della banda della Magliana». Satira? Invettiva? Macché: «E' terrorismo alimentare furori ciechi contro chi parla sempre in nome dell'amore. E' vile e terroristico lanciare sassi addirittura contro il Papa».

E così dopo giorni di «allarme Bagnasco», la Santa sede torna a occupare le prime pagine dei giornali all'insegna del «codice rosso». Tutto è nello stesso calderone: le scritte «vergogna»
contro il presidente della Cei, il bossolo ricevuto dallo stesso Bagnasco e per il quale si è mobilitato lo stato a tutti i livelli, le bordate di Rivera. Ma anche il voto dell'europarlamento contro l'omofobia e in generale le critiche nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche.
Perché, ci spiega l'Osservatore, l'odio è «coscientemente alimentato da chi fa del laicismo la sua ragione d'essere, per convenienza politica». Lo dimostrano «le interpretazioni capziose di discorsi fatti dal presidente della Cei, forzati per aprire una 'guerra' strisciante, una nuova stagione della tensione, dalla quale trae ispirazione chi cerca motivi per tornare ad impugnare le armi...».

No, non è satira.
Non è una semplice invettiva. Il bossolo spedito a Bagnasco è stato un atto intimidatorio che va contro la dialettica democratica. Sacrosanta, è il caso di dire, la decisione della chiesa di rispondere tenendo alta la propria bandiera. Discutibile, se l'espressione è concessa, la tentazione di corredare il «non ci facciamo intimidire» con un'intimidazione di altro tipo. Quella neanche tanto strisciante nei confronti della politica che a pochi giorni dal Family day sta provando a chiudere in commissione giustizia del senato la discussione sui Dico.
E proprio dalla politica dovrebbe arrivare la risposta più sobriamente ferma non al kamikaze Rivera, ma alle intemerate delle alte sfere vaticane. In nome dell'amore (anche omosessuale, evidentemente) che impregna le predicazioni del santo padre, non si finisca preda del terrore. Terrore sacro, s'intende.



http://www.gaynews.it/view.php?ID=73585

giovedì 29 marzo 2007

Siamo arrivati al fondamentalismo religioso

Uscita la nota della Cei contro una legge sulle unioni civili: l’attacco del Vaticano all’autonomia della politica e al pluralismo delle idee è fuori dalle leggi della democrazia





“L’attacco del Vaticano all’autonomia della politica e al pluralismo delle idee è fuori dalle leggi della democrazia: siamo al fondamentalismo religioso."



"Quella di Bagnasco e Ratzinger è la Chiesa di Pio IX, ancora ferocemente contraria al liberalismo e alla democrazia. Se

un’istituzione, forte di corposi finanziamenti statali, attacca così duramente l’autonomia delle istituzioni della Repubblica vuol dire che la democrazia italiana sta vivendo una pericolosa malattia”.



Così il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, interviene sulla nota Cei contro una legge sulle unioni civili.



“L’attacco frontale ai diritti di gay e lesbiche è segno di quella omofobia condannata dalle istituzioni europee al pari di razzismo e antisemitismo."



"Dopo avere appoggiato nel 1938 le leggi antisemite, oggi i vescovi italiani si fanno alfieri di un nuovo razzismo, quello

anti-omosessuale. I gerarchi vaticani vogliono imporre la loro ossessione sessuofobica a tutti i cattolici impegnati in politica,

ponendoli davanti ad un bivio drammatico: la fedeltà ai diktat di Oltretevere o il rispetto dei diritti civili fondamentali e della Costituzione italiana.



Chiediamo ai parlamentari cattolici: gli italiani possono fidarsi di voi o obbedirete agli ordini di un’istituzione non prevista dal nostro ordinamento?”.





http://www.arcigay.it/show.php?2480

Uno straccio di laicità

Sex crimes and the Vatican

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