lunedì 8 agosto 2005

Stupro e masturbazione per la chiesa pari sono

Sono peccati gravemente contrari alla castità, ognuno secondo la natura del proprio oggetto: l'adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia...

Diritti negati
di Luigi Cancrini
Paolo Grassi


Caro Cancrini,

ho sentito alla radio che il nuovo catechismo della Chiesa Cattolica mette sullo stesso piano stupro e masturbazione. Davvero le cose stanno ancora cosi?



È proprio così. Pensavo di poter rispondere di no alla tua domanda ma la risposta al quesito 492 del "nuovo" catechismo suona esattamente così: «Sono peccati gravemente contrari alla castità, ognuno secondo la natura del proprio oggetto: l'adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali. Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria». Mettendo insieme dal punto di vista della morale cattolica comportamenti che il senso comune sente come profondamente diversi. Aprendo un problema educativo di non poco conto, a mio avviso, per chi affida i propri figli all'insegnamento proposto da suore e preti. Ma aprendo una ferita profonda, nello stesso tempo, ai principi dell'etica che risuona dentro la coscienza dell'essere umano prima che alle abitudini consolidate di migliaia di persone normali.

Storicamente, il problema ha radici riconoscibili, ovviamente. Spiegando perché la Chiesa e il suo catechismo siano così severi sul tema del sesso, la risposta ad un quesito successivo riconosce che le tavole dei Comandamenti, Gesù e il Vangelo si limitano a condannare l'adulterio e attribuisce ai padri della Chiesa e al loro insegnamento successivo, mille e più anni dopo, proibizioni che corrispondono di fatto ai valori di una cultura che è ancora quella del Medio Evo. Centrata per quello che riguarda la masturbazione su una mistica del sacrificio: su valori che corrispondevano cioè, nei conventi delle suore, allo sviluppo di una "santa anoressia", di un rifiuto, cioè del cibo sentito come prova del proprio amore per Cristo (c'è un bel libro di Rudolph M. Bell che ricostruisce in modo assai efficace gli aspetti psicopatologi di questo rifiuto partendo dall'analisi dei processi di santificazione di Santa Caterina da Siena, di Santa Veronica e di tanti altri) e, nei conventi degli uomini, alla pratica della fustigazione intesa come metodo utile ad evitare la ricerca di un piacere del corpo. Affamarsi e fustigarsi facendosi male erano intesi allora come modi di far contento un Dio «arrabbiato per i peccati del mondo» all'interno di una visione che è molto diversa, per fortuna, da quella che di Dio abbiamo oggi. Legate ugualmente alla necessità di quel tempo erano, mi pare, anche le altre due proibizioni del 492 difficili da accettare oggi. L'omosessualità perché era già allora un pericolo da esorcizzare caricandolo di significato proprio all'interno dei conventi e la fornicazione perché l'impossibilità di prevenire in altro modo la diffusione delle malattie veneree e quella di controllare in altro modo la procreazione rendevano comunque comprensibile il tentativo di schierarsi contro qualsiasi forma di libertà sessuale. Che il comportamento dell'uomo e della donna oggi debbano essere regolati invece che dalla parola di Gesù dalle angosce, dal fanatismo e dalle problematiche mistiche o sociali della società medievale è, tuttavia, per lo meno anacronistico. Al modo in cui anacronistici appaiono oggi il culto delle vacche in India e le proibizioni di Maometto in tema di alcool o di carne di porco. Trasformando norme che allora avevano un senso in una precettistica che è, appunto, da catechismo: fatta di norme che chiedono, per essere davvero seguite fino in fondo, una subalternità psicologica totale. Aprendo, nello stesso tempo, a chi parla in nome di Dio, la possibilità di usurparne il potere. Perdonando chi si pente e sottolineando, agli occhi di tutti, la colpa di chi non lo fa. Come pateticamente ha tentato di fare, ancora in questi giorni, un parroco calabrese che, avendo preso sul serio le risposte di cui stiamo parlando al quesito 492, ha rifiutato la messa funebre ad una donna che viveva, senza poterlo sposare, con un uomo separato.

Basta avere un po' di buonsenso, in fondo, per non prendere molto sul serio questo tipo di posizioni. Quello su cui poco si è riflettuto, tuttavia, da parte di chi quel catechismo ha scritto da una posizione paurosamente fuori dal mondo è il danno che esso è in grado di arrecare su chi, per ragioni culturali, famigliari e/o di conflitto personale non è in grado di usare il buonsenso della maturità e finisce per prenderlo (troppo) sul serio. Ragazzi e adolescenti cui viene impedita quella scoperta del proprio corpo, dei suoi desideri e del suo funzionamento, che combattono battaglie inutili contro sé stessi nel nome di un insegnamento bigotto e, a volte, per niente limpido. Ragazzi e adolescenti la cui natura spinge in direzione diversa da quella delle loro apparenze fisiche per ragioni complesse di ordine biologico e/o psicologico confinati nel ruolo di peccatori dall'insegnamento di una Santa Madre Chiesa che non si comporta, nei fatti, né da Santa né da Madre. Preti distrutti dal senso di colpa e dalle ribellioni del corpo che si trasformano in pedofili o in guardoni. Educatori che perdono occasioni decisive per capire quello che accade ai loro ragazzi. Coppie che rovinano il loro matrimonio e la vita dei loro figli intorno al tentativo di conformarsi ad una regola morale astratta per cui nulla contano i figli o il matrimonio.

E c'è qualcosa di molto più grave, tuttavia, di tutto questo in quella vicinanza stonata fra stupro e masturbazione. Quello che il catechismo suggerisce ai cristiani che lo leggono, infatti, è un modo di sentire sé stessi e la loro coscienza al centro di tutto. Come il mio paziente che sognava, masturbandosi, di far esplodere il mondo. Dimenticando che il dovere primo dell'uomo è il rispetto dell'altro. Il mondo del peccato e della colpa disegnato da un catechismo come questo è un mondo, infatti, in cui ciò che conta nel caso dello stupro non è il danno fatto alla vittima ma quello fatto alla norma di cui si dice che viene da Dio. Masturbarsi e stuprare è ugualmente colpevole, dal punto di vista della chiesa che si riconosce in questo catechismo, per questo semplice motivo: perché quello che conta non è l'essere umano con cui ci si confronta nel proprio quotidiano ma solo quella ossessione vissuta nel profondo oscuro della coscienza dove qualcuno vuol farci credere che si nasconde la parola di Dio.

Parola di Dio che è altra. Limpida e chiara nel Vangelo che non dice mai di non masturbarsi ma che solamente annuncia a chi ha la vocazione o la tentazione dello stupratore la necessità di amare gli altri come sé stesso. Senza occuparsi più di tanto, com'è giusto, delle nevrosi di alcuni padri della Chiesa e semplicemente ricordando all'uomo il suo dovere di sentirsi membro fra gli altri della comunità degli uomini.


tratto da L'unita del 8/8/2005

1 commento:

Anonimo ha detto...

benvenuto nel nuoo medioevo.... a quando la prossima santa inquisizione? sto papa sta facendo peggio del precendente.....

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